Numero 2_Riflettiamoci

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Periodico dell’associazione Il Gioco degli Specchi - ANNO I

ancora violenza clandestini

l’ennesimo episodio

badante

rumeni

invasione

disagio

extracomunitario

minaccia

sequestro

bollettino di guerra

aggravante disgregazione sociale

sbandato

problema immigrazione

allarme

disagio

NUMERO 2 - APRILE - GIUGNO 2010

irregolari

caccia allo straniero

schedatura

sicurezza fondamentalismo islamico soglia di tolleranza

emergenza nomadi

aggressione

albanesi

estremista identità

abusivi

immigrazione

disgregazione sociale

tornano a colpire

soglia di tolleranza

nostra civiltà

immigrazione furto

rom

vittima

integrazione

ordine pubblico

insediamenti abusivi

colpevole

violenza

criminale

presidio del territorio

loro abitudini

AAA notizie vere cercansi


Casa, amara casa di Muin Masri Beffardo questo destino, non ti lascia scelta. Per essere davvero felice bisogna vivere per finta. I primi ventitre anni (quelli della giovinezza, i più belli, spensierati: così dovrebbero essere per tutti) li ho consumati sotto l’occupazione militare: niente intimità né diritti, nemmeno un letto dove dormire un’intera notte senza paura. Per non impazzire non resta che fingere di stare bene e che il domani sarà migliore, sicuro, dove tutto è possibile. Anche una fottuta pace. Qualcuno, ottimista di suo, aveva detto: “Tra uccidere o morire c’è una terza via, vivere”. E così la voglia

IL GIOCO DEGLI SPECCHI

periodico a cura dell’Associazione “Il Gioco degli Specchi” Reg. trib. Trento num. 2/2010 del 18/02/2010 direttore responsabile: Fulvio Gardumi direttore editoriale: Mirza Latiful Haque

redazione: via San Pio X, 48 - 38122 Trento info: tel 0461-916251, fax 0461-397472 info@ilgiocodeglispecchi.org www.ilgiocodeglispecchi.org stampa: Effe e Erre litografia snc, via Brennero 169/17 - 38100 Trento logo: Sonia Lunardelli per Mugrafik progetto grafico e realizzazione: www.progettirizoma.it info@progettirizoma.it

Assessorato alla Cultura e Turismo

di vivere per davvero ti porta lontano da quella casa occupata, dal tuo letto che sa di pipì e di incubi. Ricominciare tutto da capo in età adulta ha i suoi vantaggi: pochi sbagli e tanti sentimenti veri, amori, amici e, nel pieno della forza fisica e mentale, cominci a costruire un sogno chiamato casa, a dipingerla di colori fantasiosi, blu cielo e rosa liberty. Quanta fatica e sacrifici spesi in tutti questi ultimi venticinque anni per poter dormire su un letto asciutto e sentirmi felice. E poi arriva un tizio, un militante, un dirigente di partito, un capo di stato che tuona, dall’alto della sua ignorante arroganza: “Gli stranieri sono il vero problema di questo paese”. Beh, non ti rimane che una cosa, urlare: “Questa è casa mia, cercate un’altra scusa per giustificare la vostra vita, vera e infelice. Io continuo a fare finta di non sentirvi”.

Notizie vere: volendo si trovano di Giovanna Collauto La testimonianza di Muin Masri è doppiamente significativa. Perché riassume le amarezze di tanti migranti e perché Masri, con un suo libro, ci introduce nel tema di questo numero: l’informazione e il suo rapporto con l’immigrazione. Nato a Nablus, in Palestina, Muin Masri vive in Italia dal 1985 ed è cittadino italiano. “Macché italiano, anche se hai la cittadinanza non fidarti troppo, magari è solo in prestito”, gli dice la madre in una di quelle lunghe telefonate fra Nablus e l’Italia che Masri racconta nel suo libro intitolato “Pronto, ci sei ancora? – Quello che i giornali e le tv non vi possono raccontare da Nablus” (riedito nel 2006 da Lochness, Torino). Emerge così un prezioso ruolo di Masri: quello di speciale reporter che, grazie ai contatti quotidiani che mantiene con la sua famiglia, può offrire anche ai media italiani notizie vere, dal vivo, sul suo Paese d’origine. E di “reporter” come lui ce ne sono tanti anche in Trentino: persone provenienti dai più diversi Paesi e quindi in grado di offrirci notizie vere, dal vivo, sulla realtà di ciascuno di essi, come sottolinea al Festival dell’economia 2010 l’iniziativa “Inviati d’eccezione”. Ma di notizie vere abbiamo bisogno, in Trentino come nel resto d’Italia, anche sulla realtà dell’immigrazione. E qui entrano in gioco le responsabilità dei mezzi di informazione e quelle di ciascuno di noi. Perché le notizie vere volendo si trovano, come si può intuire anche sfogliando queste nostre pagine.

FESTIVAL ECONOMIA 2010: INFORMAZIONI, SCELTE, SVILUPPO

INVIATI D’ECCEZIONE

Trento, sabato 5 giugno, ore 10 -12; 15 – 17, piazza Battisti

Persone nate oltre i confini italiani, ma che vivono a Trento per i motivi più diversi, raccontano la città da cui provengono, la sua storia, la sua attualità. Informazioni, immagini, atmosfere, regalate dai nostri inviati d’eccezione. A cura de Il Gioco degli Specchi e del Welcome Office dell’Università degli Studi di Trento. 2 - Il Gioco degli Specchi


primo piano

Immigrati e informazione: un’immagine deformata I dati di una ricerca nazionale: tg e quotidiani appiattiti su cronaca nera e paure

di Fulvio Gardumi

immagine che i media italiani danno dell’imC’ migrazione è come un fotogramma deformato L’ e ormai immobile da trent’anni di un fenomeno in

continuo movimento. È deformato nel senso che isola e ingigantisce un solo aspetto del fenomeno: l’aspetto legato al linguaggio del delitto, alle emozioni del dolore, alle paure dell’invasione e del degrado. È immobile perché appare sempre ancorato alle stesse modalità, alle stesse notizie, agli stessi stili narrativi e stereotipi. Un’immagine, insomma, appiattita sulla dimensione dell’emergenza e della sicurezza. Questo, in estrema sintesi, quanto emerge dal Primo Rapporto dell’Osservatorio Carta di Roma, curato dall’Università La Sapienza di Roma.

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e notizie di cronaca nera o giudiziaria sono maggioritarie nei quotidiani, raggiungendo quasi il 60% nei telegiornali, un livello mai rilevato in passato. Per oltre i tre quarti delle volte (76,2%), persone straniere sono presenti nei telegiornali come autrici o vittime di reati, molto più spesso degli italiani (che nella realtà compiono più reati), specie se i fatti sono particolarmente brutali, come violenze sessuali, lesioni personali, sequestri o furti.

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immigrazione viene raramente trattata come tema da approfondire e, anche quando ciò avviene, è accomunata alla dimensione della criminalità e della sicurezza: ad esempio, su 5.684 servizi di telegiornale andati in onda nel periodo di rilevazione, solo 26 affrontano l’immigrazione secondo le altre possibili dimensioni (economia, confronto culturale, integrazione, solidarietà sociale ecc.).

è poi una sproporzione fra la presenza di politici e quella di altri soggetti, quali forze dell’ordine, magistrati o, soprattutto, rappresentanti delle comunità straniere. Una presenza, quella dei politici, talvolta totalizzante, che sposta l’attenzione più sul dibattito ideologico che sul merito dei problemi. Inoltre si

CHE COS’È LA CARTA DI ROMA La Carta di Roma è il “Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”: un testo varato nel 2008 dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione della Stampa, d’intesa con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), per promuovere un’informazione più accurata, responsabile e non sensazionalistica che faccia perno sul fondamentale criterio deontologico del ‘rispetto della verità sostanziale dei fatti’. assiste alla tendenza a diffondere informazioni e immagini lesive della dignità delle persone coinvolte in fatti di cronaca quando i protagonisti sono migranti. Su tutto domina l’etichetta di clandestinità che, prima di ogni altro termine, definisce l’immigrazione in quanto tale. Rom e rumeni sono il gruppo etnico e la nazionalità più frequentemente citati nei titoli di tg.

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e parole, in definitiva, contribuiscono a ridurre la presenza degli stranieri in Italia ad una minaccia per la sicurezza degli italiani.

I giornalisti e la verità Fare il giornalista in una dittatura ovvero ci sono serbi e serbi I regimi totalitari uccidono i giornalisti, nel migliore dei casi li licenziano, sempre li condizionano: è quanto racconta Dušan Velićković, direttore della celebre rivista NIN, all’epoca dei Milošević. In queste rapide e importanti note, scritte sotto i bombardamenti NATO di Belgrado, ci dice che scrivere la verità è in certe circostanze il fattore politico decisivo, perchè il sistema non la ama nemmeno nelle democrazie più avanzate; ci ricorda che i serbi non erano tutti uguali, anche se per noi nel 1999 erano i cattivi per definizione. Solo il diario di Bilijana Sbrlianović sulle pagine di La Repubblica ci richiamava ad una normale e complessa umanità. Dušan Velićković , “Serbia hardcore”, Zandonai, Rovereto (TN), 2008 Il Gioco degli Specchi - 3


primo piano

Immigrati in Trentino: numeri contro “numeri”

Dai dati provinciali emerge fra l’altro il lavoro creato (altro che “rubato”! ) grazie alle loro 2.200 imprese

di Assou El Barji*

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ggi il Trentino ospita, secondo le più recenti statistiche, 42.577 cittadini stranieri residenti, il 12% in più rispetto all’anno 2007. L’incidenza degli stranieri sul-

la popolazione residente in provincia di Trento è dell’8,2%, a fronte di una media nazionale del 6,5% e di una media del Nord-Est del 9,1%.

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l mercato del lavoro trentino conosce ormai da anni un mutamento di composizione dell’offerta in senso multietnico. Se comprendiamo il lavoro stagionale, possiamo affermare che è uno dei mercati locali italiani più interessati dai fenomeni migratori, e in certi casi uno dei più dipendenti dall’aff lusso di manodopera straniera.

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e innovazioni istituzionali degli ultimi anni, con l’ingresso nell’Unione europea di numerosi paesi dell’Europa Orientale, stanno ora ridisegnando la cartografia dello status e dei diritti dei lavoratori migranti. Possiamo così osservare che l’etichetta di ‘extracomunitari’ non coincide più con quella di ‘immigrati stranieri’, e che tra gli immigrati si profila una stratificazione delle cittadinanze: quella dei cittadini dell’Unione che possono circolare e lavorare liberamente (con residue restrizioni per rumeni e bulgari); quella degli immigrati extra-UE con regolari permessi di soggiorno, permanenti e stagionali; quella degli immigrati (e delle immigrate) privi di permesso di soggiorno ma attivi nel mercato del lavoro, in attesa di un’opportunità per regolarizzarsi e transitare nella categoria precedente.

S “Mandiamoli a casa” ovvero il “prontuario” dei luoghi comuni

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a presenza degli immigrati in Italia è come la temperatura quando quella percepita è di gran lunga superiore a quella reale: gli italiani pensano infatti che gli stranieri residenti nel nostro Paese siano quasi quattro volte di più di quelli che vi risiedono realmente. Da cui la sindrome da invasione, frutto del primo dei molti luoghi comuni che vengono smontati, dati reali alla mano, nel prontuario “Mandiamoli a casa” nato da un’idea di Andrea Civati e dall’iniziativa de La “banda” larga-www.ibandalarga.it . In queste pagine alcuni dei molti luoghi comuni smontati nel prontuario dai relativi dati reali, tutti da fonti ufficiali.

4 - Il Gioco degli Specchi

i stima che nel 2008 siano circa 18.000 i cittadini stranieri occupati, quasi 2.000 in più rispetto al 2007, che equivale ad un incremento del 12,4%, un valore particolarmente significativo in un anno già segnato dalla recessione. I dati, emersi dal Rapporto 2009 sull’immigrazione in Trentino, rivelano inoltre che il tasso di occupazione risulta pari al 64,4%, mentre quello di disoccupazione, superiore a quello della popolazione italiana, è del 9,1%, con un incremento rispetto all’anno precedente dello 0,2%.

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li immigrati maschi sono occupati soprattutto nel settore delle costruzioni, nell’industria di trasformazione, nei trasporti ed in agricoltura. Le donne invece si concentrano nel settore dei servizi alla persona (colf – badanti), della sanità, dei servizi alle imprese (pulizie) e dell’industria alberghiera. L’80% dei lavoratori stranieri è classificato come operaio, l’8% svolge un lavoro autonomo e un altro 6,7% lavora come impiegato o quadro. Dal raffronto tra le assunzioni di immigrati e quelle comples-

Vignetta di Lorenzo Cas


primo piano

sive emerge che il numero dei lavoratori stranieri sul complesso degli assunti non solo non è diminuito, ma ha conosciuto un lieve incremento (+0,5%) rispetto al 2007. Ciò vuol dire che la sostituzione degli italiani nei posti di lavoro passati agli immigrati nell’ultimo decennio non è avvenuta, almeno finora.

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“Fermiamo gli sbarchi, aiutiamoli a casa loro!”

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n agricoltura, in particolare, tre assunti su quattro sono stranieri, con un leggero incremento rispetto allo scorso anno (+1,0%). Nei servizi privati la quota degli immigrati cresce leggermente e si avvia a rappresentare un quarto del totale. L’industria è l’unico settore in cui si registra un modesto calo (-0,3%), ma i cittadini stranieri continuano a fornire più di un terzo degli assunti. I primi dati del 2009 mostrano però un arretramento dei valori relativi alla partecipazione degli immigrati e una certa difficoltà da parte loro a rientrare nel mercato del lavoro regolare, con un aumento della quota di persone prive di occupazione. o sbocco principale delle aspirazioni di miglioramento sociale dei migranti è rappresentato dal passaggio al lavoro autonomo (si veda in proposito l’articolo alle pagine 10-11 relativo all’economia etnica in Germania). Al 31 luglio 2009 i titolari d’impresa risultavano poco più di 2.200, di cui 1.772 cittadini non comunitari e 471 comunitari. Si confermano inoltre le principali specializzazioni per nazionalità: marocchini concentrati nel commercio, romeni, albanesi, serbi, macedoni, tunisini nelle costruzioni, cinesi nel commercio e in minor misura nella ristorazione, pakistani ancora nel commercio.

*Ufficio Immigrati della CGIL di Trento. Fonte dati: Rapporto 2009 sull’immigrazione in Trentino.

ue luoghi comuni subito smontati. Il primo: la maggior parte degli stranieri arriva in Italia con altri mezzi, i più con visto turistico attraverso le frontiere (soprattutto orientali) mentre negli anni dal 1998 al 2007 i migranti sbarcati dalle “carrette del mare” sono stati spesso inferiori al 10 per cento e mai superiori al 15 (fonte citata dal prontuario “Mandiamoli a casa”: Ministero dell’Interno, Rapporto criminalità 2007). Al secondo luogo comune -“Aiutiamoli a casa loro”- ha risposto invece Bill Gates ricordando che “nella comunità internazionale c’è un solo Paese che ha ridotto gli aiuti allo sviluppo e questo è l’Italia”.

“Meno immigrati, meno criminali”

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uesta frase - pronunciata dal presidente del Consiglio il 20 gennaio 2010 – è smentita nel prontuario “Mandiamoli a casa” da un’articolata serie di dati forniti da autorevoli e insospettabili fonti: lo stesso Ministero dell’Interno, l’Istat, il Dossier Caritas/ Migrantes sulla criminalità-ottobre 2009, ai quali rinviamo. E se è vero che la frase sembra trovare conferma nell’alta percentuale di stranieri presenti nelle carceri italiane, è altrettanto vero che l’introduzione del “reato di clandestinità” potrebbe aumentare di molto le statistiche, già oggi formate per quasi il 30 per cento da denunce per infrazioni legate all’immigrazione irregolare.

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“In pericolo la nostra identità cristiana”

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cco un dato che sembra ignorato da quanti paventano l’”islamizzazione” dell’Italia: la maggioranza degli stranieri è cristiana, per l’esattezza fra loro i cristiani sono 1.960.000, (860.000 cattolici e 1.100.000 delle altre confessioni), mentre i musulmani sono in tutto 1.200.000. E per chi sostiene che comunque “non gli facciamo costruire le moschee, perché al loro Paese non ci fanno costruire le chiese”, ci sono altri dati: ad esempio in Marocco, dove i cattolici sono meno dello 0.1 per cento della popolazione, ci sono tre cattedrali e 78 chiese; e di cattedrali e basiliche ce ne sono in tutti i Paesi islamici, esclusa solo l’Arabia Saudita.

stelli Il Gioco degli Specchi - 5


società

Un bambino muore bruciato: se è “rom” non fa notizia

Ecco a che punto arrivano i nostri pregiudizi e l’inadeguatezza dei media nei confronti degli immigrati di Maria Rosa Mura

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on fa notizia perché si tratta di rom, così li chiamiamo adesso per sentirci più corretti e non dire zingari, rendendo manifesto il pregiudizio. Non sappiamo in realtà se siano rom o sinti (più in là nelle distinzioni non andiamo, manouche, kalè, jenisch, saperlo è già da ‘specialisti’)*, se siano cittadini italiani o profughi bosniaci.

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in tanto si sviluppi un incendio con qualche vittima. Dietro questa indifferenza di fronte ad un bambino che muore bruciato ci sono pregiudizi secolari e ben pochi tentativi dei media di fare informazione.

una società si autodefinisce per il modo in cui si occupa degli ultimi

on è una notizia perchè gli episodi sono frequenti e ci siamo abituati, è ormai quasi normale che di tanto

PER FARSI UN’IDEA: *Pino Petruzzelli si è avvicinato ad ascoltare questo mondo variegato e ha dato un appassionante resoconto di cinque anni di colloqui in tutta Europa: “Non chiamarmi zingaro. Tutti hanno paura dei rom ma nessuno li conosce. Perseguitati e diversi da sempre, a loro la parola”, chiarelettere, Milano, 2008. * I rom provengono dall’est europeo, i sinti dall’area germanofona e sono in Italia dal 1500, a loro volta si suddividono in manouche in Francia e kalè in Spagna. Jenish sono gli zingari della Svizzera che subirono dagli anni ‘20 agli anni ‘70 del secolo scorso il programma di conversione da nomadi a sedentari, attuato sottraendo con la forza i bambini alle famiglie per educarli in orfanatrofi, collegi, famiglie affidatarie. Petruzzelli intervista nel suo libro Mariella Mehr, vittima di questo programma e scrittrice eccezionale. 6 - Il Gioco degli Specchi

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l discorso che stiamo sviluppando è talmente semplice da sembrare banale, se non fosse per gli effetti tragici che questi fatti hanno sulle persone: non abbiamo informazioni (non le cerchiamo e non ce ne danno), viviamo di paure che avvallano scelte scellerate, sprechiamo risorse e blocchiamo lo sviluppo delle persone e della società.

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ivolgiamo qui l’attenzione agli zingari in quanto ultimi perché una società si autodefinisce per il modo in cui si occupa degli ‘ultimi’. Sono loro gli stranieri per eccellenza, sempre e comunque, anche se cittadini, sconosciuti alla gran parte degli italiani che ne hanno paura e ne diffidano. È così che nell’indifferenza generale o nella compiaciuta adesione si sono avuti gli assalti e gli incendi dei campi rom di Ponticelli nel maggio 2008. Così è stata dichiarata l’emergenza nomadi a Roma Milano Napoli, estesa poi a Piemonte e Veneto: commissari speciali, Grande Emergenza.

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’Italia è sempre di più la terra della mafia, ma sono gli zingari l’emergenza sicurezza. I poteri speciali alle autorità locali risultano intanto prorogati fino a dicembre 2010. “I campi nomadi. Volete abolire gli zoo e ci rinchiudete in quella roba lì.” “Il bambino sinto che cresce in un ‘campo’, secondo te come potrà venirne fuori?” Sempre a partire dal 2008 è stato deciso il censimento dei campi nomadi che passa anche attraverso le impronte digitali ai bambini. Si dichiara di volerli scolarizzare sempre di più, però gli sgomberi non favoriscono la frequenza scolastica e


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gli sgomberi forzosi si sono moltiplicati a ritmo vertiginoso, Roma Milano Modena Padova Pisa Sassari, a Ribattino est a Milano senza possibilità di contropartita in prossimità dell’inverno, a Roma da Campo Boario nel quartiere Testaccio fino a Tor Vergata, isolati, lontani da lavoro, scuola, legami affettivi.

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e situazioni di abusivismo vengono tollerate a lungo in mancanza di un piano di intervento strutturato, poi in seguito alle proteste di residenti e commercianti, si dà il via agli sgomberi, spesso polizieschi, a volte senza alternative di alloggi o aiuti sociali.

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urti estorsioni spaccio accattonaggio, sono queste le accuse, oltre all’antico ‘rubano i bambini’, ma «chi nasce e cresce in un ghetto, non deve essere un sinti per essere a rischio delinquenza». Intanto aumentano i fenomeni di antigitanismo ed un recente sondaggio tra 1432 studenti delle superiori riscontra pregiudizi strutturali, ignoranza e frasi gravi “do più valore agli animali che a loro” (Fondazione Intercultura, a Bari, Milano-Cattolica, Padova, Verona, Siena), mentre il Consiglio d’Europa ed il commissario europeo per i diritti umani si dichiarano profondamente preoccupati per la situazione dei nomadi in Italia, vedendovi una ‘tragedia umana e un potenziale focolaio di tensioni sociali”. L’inclusione ed i diritti umani risultano rispettati solo dietro pressione dell’associazionismo ed anche gli zingari si organizzano: l’8 giugno 2008 a Roma hanno dato vita ad una grande manifestazione nazionale contro il razzismo che li colpisce.

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ppure: non si potrebbero usare meglio i fondi utilizzati per gli sgomberi? Quelli per creare campi nel vuoto delle periferie? Non ci sono capacità ed intelligenze da curare, far crescere e valorizzare in questa parte della popolazione?! Quale spreco di intelligenze, di risorse. “Vivete solo di pregiudizi. Per voi, noi si nasce con il fagotto in mano e con due sole strade percorribili: il furto o il violino. Non si scappa di lì: o rubi o suoni. Il fat-

MICROAREE AL VIA La Provincia di Trento ha approvato la legge 43, del 22 ottobre 2009, per l’integrazione dei sinti e dei rom, prevedendo una collaborazione degli interessati nel definire un modo di abitare corrispondente alle loro esigenze e rispettoso della dignità umana. Si tratta dell’istituzione delle cosidette microaree per nuclei familiari allargati. L’iniziativa è stata accolta con molto favore dai sinti che abitano nella nostra zona, trentini da centinaia di anni, nonostante alcuni vincoli che ai locatari ITEA non verrebbero richiesti. La soluzione risulta economicamente, e socialmente, vantaggiosa ed ora si inizia. La Provincia ha chiesto di indicare i rappresentanti dei sinti per la Consulta, organo consultivo attraverso il quale poi troverà applicazione tutta la legge.

to che ci possano essere rom onesti e rom stonati a voi non passa nemmeno per l’anticamera del cervello”.

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uando arriva l’inverno la situazione di queste famiglie da grave diventa drammatica. È il freddo la cosa che spaventa di più. Il freddo che la lamiera di una roulotte, il legno di una baracca, non riesce a fermare. E a volte i bambini muoiono bruciati.

foto di Alessio Coser Il Gioco degli Specchi - 7


la appuntamenti costituzione in gioco

Religioni, quale libertà? Mos Spu nt i d a u n conveg no del Pd t rent i no di Piergiorgio Cattani

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a tormentata vicenda della moschea a Trento, contrassegnata da fiaccolate e gazebo, ricorsi in tribunale e raccolte di firme, promesse e impedimenti burocratici, è la punta dell’iceberg di una situazione che riguarda tutte le fedi religiose.

Disegno gentilmente concesso da “Pace per Gerusalemme”

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e n’è parlato all’incontro organizzato il 27 febbraio scorso a Trento dal Pd trentino, introdotto da una relazione di Cinzia Piciocchi, ricercatrice all’Università di Trento, che ha ricordato come libertà di religione e diritto a luoghi di culto pubblici siano diritti garantiti dalla Costituzione italiana. Al convegno sono intervenuti esponenti delle comunità religiose presenti in Trentino (islamici, varie realtà cristiane e Baha’i). La questione più scottante resta quella della moschea. L’imam Breigheche è stato chiaro: “Viviamo una situazione intollerabile. Abbiamo chiesto un centro dove trovarci e svolgere varie attività come insegnare la lingua di origine, ricevere i nostri amici italiani, certamente anche pregare. Ci è stato negato. Chiediamo allora, con pazienza e moderazione, alle autorità di trovare una qualsiasi soluzione senza necessità di contributi pubblici”.

quella di S. Marco. Ma tra i vari problemi c’è per esempio la mancanza di un nostro rappresentante nelle carceri di Trento, anche se abbiamo già tutte le autorizzazioni da Roma”. Il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, ha promesso di passare dalle parole ai fatti: “Aspettiamo l’esito del ricorso al Consiglio di Stato sulla moschea, ma in caso di respingimento cercheremo soluzioni alternative; inoltre troveremo nuove aree da destinare urbanisticamente ad attrezzature religiose”.

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a il problema, seppur meno urgente, investe anche altre comunità, come ha sottolineato il rappresentante della Chiesa Avventista Marco Cannizzaro: “Ringraziamo il Comune per aver trovato una soluzione anche se ci vorrebbe un luogo più idoneo [rispetto a una sala circoscrizionale, ndr], perché lo stesso spazio è condiviso da ben cinque gruppi diversi. La valorizzazione delle nostre minoranze religiose è anche un investimento di convivenza in quanto noi raggruppiamo persone provenienti da vari paesi aiutandoli a integrarsi con la comunità trentina”. Un po’ più “fortunati” sono gli ortodossi rumeni, perché, come ha detto Ioan Catalin Lupastean, hanno “l’uso parziale di una chiesa, 8 - Il Gioco degli Specchi

erto è che la questione della convivenza non si può risolvere solo con una modifica del piano urbanistico che rischia di arrivare comunque in ritardo. Occorre che cambino la cultura e la mentalità diffuse nei trentini, sicuramente più aperti rispetto a certi confinanti, ma non immuni da sirene intolleranti. Appuntamenti di ascolto e incontro sono utili per formare idee nuove che possano smuovere una politica troppo spesso stanca per affrontare problemi delicati. Ma se si vogliono fronteggiare le derive xenofobe bisogna cominciare ad agire con determinazione seguendo gli ideali democratici di uguaglianza e pari opportunità che altrimenti rischiano di soccombere sotto i nostri occhi.


la costituzione in appuntamenti gioco foto di Lucia Muriel Marana

chea, ma non solo Il Trentino “speciale” alla prova del dialogo di Silvano Bert Testo dell’intervento svolto al convegno

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Italia in cui, come comunità religiose di minoranza, siete da tempo o state arrivando, in cui crescete i vostri figli, è un paese affaticato e spaventato, anche dal punto di vista religioso. Politicamente il governo di centrodestra, per supplire a una sua debolezza di valori, tenta di fare del cattolicesimo la religione civile d’Italia. E la Chiesa cattolica è tentata di corrispondervi, di appoggiarsi al potere politico per affermare le sue concezioni etiche e mantenere quei privilegi che sono un residuo del regime di “cristianità”, quando il cattolicesimo era religione di Stato.

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italiana e trentina.

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spirandoci anche noi alla parte migliore della nostra storia e cultura. Che è la Costituzione della Repubblica, un patto fra forze diverse, la sinistra, i liberali, i cattolici democratici. Un progetto di società che afferma, abbattuto il fascismo, la libertà religiosa. Storia e cultura che è, per chi fra noi è credente, il Concilio Vaticano II, che nel decreto intitolato alla “dignità umana” riconosce la libertà religiosa prioritaria rispetto alla verità del Dio delle nostre tradizioni.

LA QUESTIONE DELLA MOSCHEA

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INSEGNAMENTO STORICOCRITICO DELLE RELIGIONI

uoghi di culto dignitosi sono necessari per tutti. Ma la moschea, richiesta dalla comunità islamica, è “elemento simbolico centrale” di pluralismo e di laicità per tutti, per tutte le comunità religiose e per tutti i trentini. Eppure le istituzioni faticano a rispondere, e la società reagisce spaventata e incattivita.

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n una società secolarizzata, a pluralismo religioso, tanto che ormai parliamo di “religioni degli italiani”, come risponde lo Stato nella scuola pubblica di tutti, il primo luogo dove si dovrebbe imparare e praticare la laicità, cioè il rispetto delle diversità? Risponde con l’insegnamento della religione cattolica, confessionale (cioè delegato alla Chiesa negli insegnanti e nei programmi) e facoltativo (cioè riservato a chi si avvale di esso). Un modo, prima che ingiusto, povero culturalmente. È interesse di tutti infatti conoscere le scelte Costituzione della Repubblica religiose, o non religiose, di italiana. ART. 19 tutti quelli con cui siamo chiamati a convivere. Ciò di cui abbiamo bisogno è un insegnamento per tutti stoTutti hanno diritto di professare liberamente rico-critico delle religioni. la propria fede religiosa in qualsiasi forma, Che lasci alle famiglie, alle individuale o associata, di farne propaganda comunità religiose, alle pere di esercitarne in privato o in pubblico il culsone, la trasmissione della fede che è cara ad ognuno. to, purchè non si tratti di riti contrari al buon Quanto sia un mutamento costume. difficile, e lungo il cammi-

iete disposti, plurali come siete in questa sala, “a qualunque popolo apparteniate” e “nel tempo particolare in cui viviamo” (sono parole degli Atti degli Apostoli e di Paolo nella Lettera ai Romani) a diventare (è questa l’integrazione) parte integrante di questa società per dare ad essa coraggio e fiducia? Per cambiare insieme, ispirandovi alla parte migliore delle vostre culture e religioni (nessuna cultura e religione è innocente), insieme con la società

no, lo prova il silenzio su questo tema degli insegnanti e degli studenti che in questi mesi contestano il ministro e l’assessore all’istruzione.

ossiamo apprendere gli uni dagli altri. Ognuno ha qualcosa da dare e da ricevere. A commento della colletta raccolta dalla Comunità di S. Francesco Saverio, hanno scritto su l’Invito i due teologi musulmani Adanane Mokrani e Shurzad Housmand (una coppia mista, lui algerino sunnita, lei iraniana sciita) che se la moschea sorgerà anche per volontà e con il contributo dei cristiani “sarà luogo di dialogo fra le religioni”. Parole che riconoscono le difficoltà che abbiamo di fronte e la speranza che sapremo affrontarle.

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e sapessimo qui, in Italia e nel Trentino ad “autonomia speciale”, fare pace fra le religioni, garantendo a tutti luoghi di culto e una conoscenza di tutte le religioni, sarebbe una testimonianza di fiducia anche per le popolazioni di Israele/Palestina quando le nostre delegazioni vi portano la nostra solidarietà. Forse più preziosa, oggi, della visita al S. Sepolcro cristiano, al Museo ebraico di Yad Wa-Shem, e del pane per sfamare un palestinese”. Il Gioco degli Specchi - 9


Immi Emi

Così l’immigrazione crea lavoro e sviluppo

Una ricerca condotta in Germania da una studiosa trentina evidenzia anche il ruolo sociale e culturale degli imprenditori immigrati di Maurizio Tomasi economia etnica - cioè l’attività imprenditoriale avviata dagli immigrati - costituisce una L´ possibilità di sviluppo economico e di ascesa sociale, crea posti di lavoro sia per il gruppo etnico di appartenenza sia per cittadini di altre nazionalità e contribuisce, con le sue diverse attività, alla stabilizzazione di alcuni quartieri, restituendo una certa vivibilità ad aree metropolitane sulla via del degrado urbanistico e sociale, rendendo così più sicure le città: sono alcune delle conclusioni alle quali è giunta

Edith Pichler - studiosa trentina, docente all´Istituto di Scienze Sociali della Humboldt Universität di Berlino, dove si occupa di emigrazione/immigrazione in Europa, etnicità e regionalismo – dopo un’approfondita ricerca sul ruolo degli immigrati nell’economia tedesca.

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a politica del governo tedesco nei confronti degli immigrati - spiega Edith Pichler in una relazione presen-

tata nel settembre 2008 a Levico Terme nell’ambito di un convegno promosso da EZA (Europäisches Zentrum für Arbeitnehmerfrage) Associazione Trentini nel mondo onlus e UNAIE (Unione NazioEdith Pichler nale Associazione di Immigrazione ed Emigrazione) - era fondata sul principio della rotazione, secondo cui gli immigrati sarebbero dovuti rientrare nei Paesi d’origine dopo qualche anno: nella realtà però, sempre più immigrati tendevano a stabilirsi definitivamente in Germania. Per molti di loro, infatti, rimpatriare significava tornare a dedicarsi a occupazioni all’insegna di una grande precarietà. Questo dato di fatto concorre a spiegare un’interessante tendenza presente da tempo fra gli emigrati: svanito il sogno di un ritorno in patria, anziché destinare i guadagni dell’attività lavorativa prevalentemente alle “rimesse” da inviare nel Paese di origine, si punta ad investirli in misura crescente nel Paese d’immigrazione.

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osì i risparmi non vengono solo investiti nell’acquisto di una casa ma anche nell’avvio di imprese in proprio. “Il ripiego in un’attività in proprio - afferma Pichler - facilitato anche dal fatto che la grande parte degli emigrati non proveniva da un milieu proletario ma da famiglie con la tradizione del lavoro autonomo (artigiani, contadini, commercianti), ha rappresentato e rappresenta una prassi di “self-inclusion”, in una situazione dove molti di loro sono sempre più confrontati con forme di esclusione sociale”.

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a ricerca ha dimostrato ad esempio che con le loro attività imprenditoriali “gli immigrati italiani creano posti di lavoro e riurbanizzano aree che erano state abbandonate da commercianti, artigiani e ristoratori tedeschi, perché non più concorrenziali con le grandi catene”.

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La Gelateria Sarcletti, a Monaco di Baviera, fondata e gestita da emigrati trentini, una delle più rinomate della città tedesca 10 - Il Gioco degli Specchi

economia etnica si differenzia in “economia etnica di complemento” ed “economia etnica di nicchia”. L’economia di complemento mira a soddisfare la domanda di determinati prodotti etnici all’interno di una specifica comunità, che non vengono offerti dai “fornitori autoctoni”. L’esempio più evidente è rappresentato dai negozi di prodotti alimentari ma anche dalle videoteche con film in lingua originale. Accanto a queste attività, anche come conseguenza dello sviluppo all’interno delle comunità di un ceto formato da diplomati e liberi professionisti, sono sorti uffici di traduzioni, librerie, studi per la produzione di software, uffici di consulenze, banche, ecc. L’offerta dell’economia etnica di nicchia


Immi Emi

Scorcio di Norimberga è invece diretta prevalentemente a soddisfare la domanda della popolazione del paese d’accoglienza e comprende per esempio: ristoranti, gelaterie, tavole calde, sartorie, mercati ambulanti. La divisione fra economia etnica di complemento ed economia etnica di nicchia - avverte Pichler - non è comunque sempre molto nitida.

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hiara e inconfutabile è stata invece la crescita dell’ economia etnica nel suo complesso. Se nel 1975 gli imprenditori fra gli immigrati rappresentavano solo il 2,6% (i tedeschi il 9,8%), questa quota nel 2003 è salita al 9,6% (per i tedeschi, al 10,4%). Se però la percentuale di lavoratori autonomi viene calcolata all´interno di uno specifico gruppo etnico, alcune nazionalità mostrano un tasso ancora più alto di quello della popolazione tedesca: i greci sono al 14,9% e gli italiani al 13,1% . Di tutti questi imprenditori stranieri, il 15% è nato in Germania, il 65% viveva già in Germania prima del 1991 e solo il 20% è im-

migrato dopo il 1991. Così fra il 1991 e il 2003 il numero di imprese condotte da immigrati è cresciuto del 63%: da 175.000 a 286.000 unità. Nello stesso periodo il numero dei lavoratori autonomi italiani è aumentato di circa 16.000 unità (53%), percentualmente il doppio che fra i tedeschi. Queste cifre confermano che gli stranieri negli ultimi anni tendono più dei tedeschi ad intraprendere una attività in proprio.

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ome si può vedere nella tabella, notevole è il contributo dell’economia etnica all’occupazione. Attraverso la loro attività gli imprenditori immigrati garantiscono almeno un milione di posti lavoro (quasi il 4%), dei quali 240.000 occupati in imprese di italiani. Attraverso le loro attività economiche, conclude Edith Pichler, gli immigrati creano inoltre “nuovi spazi sociali transnazionali”, nei quali “non si spostano/trasferiscono solo persone, capitali e merci, ma anche informazioni, idee, simboli e cultura”.

Fonte: IFM- Universität Mannheim 2005 Nazionalità Italiani

Greci Settori di attività Dimensione media Posti di lavoro Posti di apprendistato Volume d’affari

Turchi

Gastronomia (50%)

Gastronomia (52%)

Commercio (32%)

Altri servizi (24%)

Altri servizi (23%)

Altri servizi (29%)

4,0 dipendenti

4,8 dipendenti

4,3 dipendenti

109.000

240.000

260.000

1.800

6.500

7.500

€ 9,3 miliardi

€ 15,1 miliardi

€ 24,7 miliardi

Il Gioco degli Specchi - 11


appuntamenti culture in gioco

Indovinello: chi sono “loro”?

Provate a immaginare di quale popolo si parla in questo testo di Maria Rosa Mura

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li autoctoni sono convinti di poter riconoscere immediatamente un.................Gli occhi roteanti ed i capelli scuri, sono incivili, insolenti, aggressivi. Cantano fino a notte inoltrata le loro sonore, lunghissime melodie, gridano come indemoniati durante i loro giochi nazionali. Sono pericolosi e pronti ad usare il coltello come arma e col coltello rispondono anche a lievi offese, tanto è vero che si parla di coltello all’......., e per una rissa a coltellate si dice ‘sistemi ..........’, ‘usanza ............’. Non basta mai il numero degli agenti di polizia per tenerli a bada. Conducono una vita immorale, specie le donne (immigrate da sole!). Rubano, sono sporchi, malvestiti, sputano per terra.

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andano i bambini a mendicare, addirittura vicino alla stazione ferroviaria, dando un’immagine negativa ai viaggiatori in arrivo. “...X..e ..Y......erano due cittadine agiate, da quando sono arrivati loro si sono trasformate in veri e propri covi di mendicanti”.

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anto quanto i .........sono rumorosi, sporchi, scialacquatori, immorali, passionali, litigiosi, violenti e spesso ubriachi, tanto i locali sono tranquilli, parsimoniosi, moralmente integri, probi, assennati, parchi e tutt’altro che rozzi. (soluzione alla pagina seguente)

NERO su BIANCO Razzismo in Italia

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l razzismo in Italia non è più caso isolato, ma quotidiano e diffuso, un fatto ordinario. Fomentato dalla politica con leggi speciali e legittimato dai media. Non si può pensare che le parole non abbiano effetti e la responsabilità dei media nel costruire la paura dell’immigrato resta pesante. L’immigrazione è sempre collegata a problema, l’immigrato a criminalità e sicurezza, il clandestino è per definizione, ed ora per legge, un criminale, indipendentemente dalle sue azioni.L’associazione Lunaria ha pubblicato una pregevole analisi della attuale situazione nel nostro paese, un libro bianco sul razzismo che vede l’apporto di molti autori. Analizza alcuni terribili episodi di cronaca ed il modo in cui sono stati narrati al pubblico, elenca gli episodi di razzismo apparsi nei media, riferisce di leggi ed ordinanze, mette in connessione questi fatti con il mondo politico e quello dell’informazione www.lunaria.org/allegati/librobiancorazzismo.pdf

Slurp! Ricetta e foto di Elena Chesta

la ricetta

COUS COUS ALLE ERBE FRESCHE DEL NOSTRO ORTO Ingredienti (PER 4 persone AFFAMATE): 500 gr cous cous precotto - acqua (vedere indicazioni della confezione) - sale olio di oliva - un mazzetto di coriandolo fresco - un mazzetto di menta fresca qualche rametto di origano fresco - la buccia di due limoni finemente grattugiata 200 gr mandorle spellate intere Esecuzione Se l’orto non lo abbiamo, trovare un mazzetto di coriandolo fresco qui a Trento è semplice, basta servirsi da uno dei tantissimi negozi di alimentari pakistani, ieri sono stata in quello di Via Prepositura, sotto i portici. Ho preso due mazzetti di coriandolo e due di menta fresca, che viene usata per fare il té marocchino. Il cous cous lo acquisto al supermercato, quello precotto. Sono capace di fare quello vero, ma richiede troppo tempo e non ho una couscoussière, che prenderò presto al negozio marocchino che ho trovato a Grumo, vicino a Trento. Velocissimo quindi da fare, questo piatto può essere un contorno di pietanze sugose e quindi lasciato relativamente asciutto oppure arricchito di ceci, cipolle rosse, pomodorini, peperoni arrostiti e servito come piatto unico. Io arrostisco le mandorle e le trito finemente con basilico, menta, coriandolo e origano freschi, un filo di olio e condisco il cous cous già cotto e raffreddato, fino a farlo diventare verde, poi lo guarnisco con scaglie di mandorle tostate, foglioline di menta e qualche cosa di rosso come pomodori o peperoni rossi. Se vi piace e se l’avete in casa potete aggiungere la scorza di qualche limone non trattato grattugiata finemente. questa e altre succulente ricette sul blog di Elena Chesta “Comida de Mama” 12 - Il Gioco degli Specchi


culture in gioco

“GRAZIE, ZIO”

(soluzione dell’indovinello di pag.12)

Né Albanesi né Rumeni.... Oltre l’immaginazione, la realtà su cui riflettere

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a prima volta ho letto alcuni di questi testi ad un incontro con un gruppo di Albanesi, erano anni lontani, allora i ‘cattivi’ erano loro, poi sono diventati di moda in questo ruolo i Rumeni e così via inventando. Mentre leggevo li sentivo irrigidirsi, molte di quelle definizioni apparivano a quel tempo sui nostri giornali ed erano r i fer ite ad Albanesi.

S

i tratta invece ....di Trentini, così come vengono rappresentati da scritti e articoli di giornali del Vorarlberg, di fine ‘800, inizi ‘900. L’emigrazione trentina verso questa zona era cominciata nel 1870 con i lavori delle ferrovie, poi nelle fabbriche. L’interpretazione negativa che li accomunava in massa indistinta li mantenne isolati ed a lungo estranei alla maggioranza locale, ne aggravò le difficoltà specie quella di affittare una casa e vivere dignitosamente. Riferimenti tratti da “Dal Trentino al Vorarlberg. Storia di una corrente migratoria tra Ottocento e Novecento”, a cura di Karl Heinz Burmeister e Robert Rollinger, stampato per l’Ufficio Emigrazione, Giunta della Provincia Autonoma di Trento nel 1998

Ho fretta, ho un appuntamento e sono in ritardo. Cammino veloce fumando la pipa quando, davanti a un’edicola-tabaccheria, vengo avvicinato da un ragazzo nero che a gesti mi chiede una sigaretta. Mi scuso, gli mostro la pipa e tento di fargli capire che di sigarette non ne ho. Allora insiste e mi trascina vicino ad una donna anziana, che sta fumando ferma sul marciapiedi. Continua a gesticolare indicandomi donna e sigaretta. Innervosito per il ritardo e leggermente infastidito per l’insistenza, chiedo alla donna se ha una sigaretta per il ragazzo. La donna mi guarda stralunata, poi borbotta qualcosa tipo “la cicca l’ho tolta su da tèra”. Solo allora mi accorgo che, malgrado sia vestita normalmente, è una barbona. Tento di spiegare la situazione al ragazzo nero, ma lui non demorde e, prendendomi per un braccio mi trascina all’edicola invitandomi a comprare un pacchetto di sigarette. Cedo alla sua insistenza, ma non ho ancora capito: il ragazzo prende il pacchetto e... lo offre alla donna, bofonchiando qualcosa di cui capisco solo “grazie, zio”. Conclusione: il ragazzo nero ha visto la vecchietta raccogliere la cicca e se ne è preoccupato. Io, se avevo bisogno di una lezione, l’ho avuta. (Disegno e storia di Bruno Zaffoni)

El Bepi, el Toni, la Gigia e la Maria Nomi trentini, per così dire

S L

e ci mettiamo a guardare da vicino i nomi propri dei Trentini vi troviamo una bella varietà di ascendenze e rapporti internazionali, il racconto di sedimentazioni storiche, di popolazioni passate sul territorio o con cui si sono intrecciate storie culturali e religiose.

uigi, ‘l Gigi, è l’uomo illustre, il glorioso in battaglia, l’antico franco Lodewig. Attilio è l’avo, il nonno dei Sabini. Adriano è l’abitante latino di Adria nel Piceno. Carla è la donnna di condizione libera dei germanici. Giuseppe è ebraico, come Giovanni, Emanuele, Carmen e Carmela, di matrice chiaramente religiosa. Come i nomi più diffusi in provincia: Maria e Anna. Diego ci scivola dallo spagnolo che riprende il greco ‘didaco’- diaco-diago- diego, istruito, al pari di Teresa, la cacciatrice dei greci.

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ario viene da più lontano, dal persiano attraverso il greco, e dal greco attraverso il latino ci raggiunge Antonio. Camilla dalla Samotracia del mito, Aldo è un vecchio longobardo, Mirko un placido slavo, Olga una scandinava presentataci dai russi. Molti gli antenati latini, Sergio con nuance etrusche come Cecilia, oppure Pia, Lucia e Chiara, molti i greci, Angelo, Alessandro, Ines, davvero tante le tracce delle popolazioni germaniche con cui siamo entrati in contatto (non sempre amichevole): Ida, Alberto, Oscar, Osvaldo, Walter, Federica e Guido... Divertitevi a scoprire l’origine dei vostri nomi: ciò che ci definisce più da vicino è un amalgama (parola araba su eredità greca) inestricabile creato dalla storia dei popoli. Il Gioco degli Specchi - 13


associazioni

A Bolzano la prima candelina della “Rete” per farsi sentire

In poco più di un anno, i risultati che premiano l’impegno congiunto di migranti ed autoctoni

di Mirza Latiful Haque

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hi ben comincia è alla metà dell’opera! Si può applicare a noi questo proverbio italiano? Penso di sì, vista l’intensa attività della “Rete per i Diritti dei senza voce”, che è nata a Bolzano nei primi mesi del 2009. Ci eravamo trovati insieme per qualche settimana, sia migranti che locali, per discutere sulle possibili iniziative per contrastare il clima di criminalizzazione dell’immigrato e di generale insicurezza che minaccia la società. La Rete è nata da singoli e associazioni già attive sulle tematiche legate all’immigrazione; ma molta forza è venuta a noi immigrati dalla solidarietà di chi è nato e cresciuto qui. Abbiamo così unito le nostre voci per farci meglio sentire come Rete, alla quale in poco tempo hanno aderito in molti; il gruppo iniziale era di 25-30 persone.

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bbiamo cercato, con un lavoro di sensibilizzazione e controinformazione, di allineare Bolzano ad altre città d’Italia per quanto concerne la partecipazione degli immigrati nella vita sociale e politica. Hanno contribuito sia immigrati che autoctoni, italiani e qualche tedesco: rappresentanti della Consulta comunale degli immigrati, sindacalisti, insegnanti e alcuni politici a titolo personale; la Rete è infatti apartitica.

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on varie manifestazioni, incontri e volantinaggi, abbiamo cercato un confronto diretto con la gente, soprattutto le persone comuni, per far loro prender coscienza di ciò che stava succedendo. Volevamo rispondere alle campagne razziste fomentate da alcune forze politiche che, indicando nell’immigrato la fonte principale dei problemi del Paese, nascondono l’assenza di progetti e proposte politiche per rispondere concretamente ai veri problemi della società contemporanea.

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o scopo della Rete, di cui fanno parte associazioni, sindacati e persone sensibili ai fenomeni sociali dell’immigrazione, è promuovere e realizzare iniziative socioculturali 14 - Il Gioco degli Specchi

ad ampio respiro per favorire la convivenza dei cittadini di questa provincia. Non dimentichiamo che la Costituzione italiana riconosce a tutte le persone, senza distinzione di ceto sociale, sesso, razza e credo religioso, fondamentali diritti come quelli alla salute, all’istruzione, alla casa, ad un lavoro dignitoso, alla libera pratica del proprio credo religioso. La diversità è un valore aggiunto che trova la sua massima espressione nell’incontro di culture diverse, che insieme cercano una via per arricchirsi reciprocamente, promuovendo la partecipazione di tutti alla vita sociale e politica.

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iamo stati visibili con manifestazioni, sit in, tavoli informativi, spettacoli ecc., per sensibilizzare la popolazione sul fenomeno migratorio. Ma gli obiettivi e le proposte della Rete per i Diritti dei senza voce hanno fatto una certa presa anche sull’Ente pubblico. Il 4 ottobre 2009 ci siamo infatti confrontati con gli assessori provinciali e comunali sull’inclusione dei migranti. Il 27 ottobre abbiamo incontrato i capigruppo del Consiglio Comunale di Bolzano. Dopo la consultazione generale della Rete del 4 novembre, il 14 novembre abbiamo partecipato ad un incontro in assessorato provinciale sul disegno di legge sull’immigrazione e sulle politiche di inclusione dei cittadini stranieri.

U

na festa di popolo è stata quella dello scorso 1° marzo: alla Giornata su “Rispetto e uguaglianza per tutti”, svoltasi a Bolzano ma anche a Bressanone, con un nutrito programma di spettacoli e informazione, hanno preso parte più di mille persone. Il successo delle nostre iniziative è dovuto alle numerose persone, cittadini locali e stranieri, che con passione hanno elaborato idee e organizzato iniziative; un grazie particolare va ai promotori e coordinatori, Teodora Lara Rivadeneira, Fernando Biague, Amir Sadeghi. Tutti assieme faremo l’altra metà dell’opera.


storie

Se una notte d’inverno... tutti gli stranieri tornassero a casa

Racconto natalizio per tutte le stagioni di Helmut Wöllenstein

“C’era una volta ...”

Così inizia la storia di quelli che se ne andarono, perché avevano imparato ad avere paura. C’era una volta ...

E

ra di sera, tre giorni prima di Natale, in una piccola città. Alcuni uomini arrivarono alla piazza del mercato. Si fermarono davanti alla chiesa e scrissero sul muro “Fuori gli stranieri” e “La Germania ai tedeschi”. Prima di andarsene scagliarono delle pietre contro la vetrina del negozio turco, che si trovava di fronte alla chiesa. Poi sparirono. Silenzio assoluto. Le tende delle case vicine, appena sollevate, ricaddero immobili. Nessuno aveva visto, nessuno aveva sentito. “Non ne posso più ... basta! Andiamo!” “Ma cosa dici? Che cosa andiamo a fare laggiù al Sud?” “Laggiù? ... è pur sempre la nostra patria! Qui invece va di male in peggio! Facciamo come hanno scritto sul muro: “Fuori strumenti ottici ed elettronici si dirigevano verso l’Est. In cielo si videro stormi di oche volare verso la Polonia e più in là sete e tappeti diretti verso l’Estremo Oriente. I legni tropicali si liberarono dagli infissi in cui erano costretti e tornarono alle foreste dell’Amazzonia.

A

gli stranieri!” E così, nel cuore della notte, la cittadina fu tutta un subbuglio. Le porte dei negozi si spalancarono.

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er primi uscirono pacchetti di cacao, tavolette di cioccolata e scatole di cioccolatini splendenti nei loro rivestimenti natalizi. Volevano tornare a casa loro, nel Ghana e nell’Africa orientale. Seguirono sacchi e sacchi di caffè, la bevanda preferita dai tedeschi. L’Uganda, il Kenia e l’America Latina erano la loro patria. Gli ananas e le banane uscirono dalle casse, seguiti dall’uva e dalle fragole del Sudafrica. I dolci di Natale si sbriciolarono, non appena le spezie di cui erano composti si diressero verso l’India. II “Christstollen” di Dresda esitava, lacrime spuntarono dai suoi occhi di uva passa mentre si lamentava: “È sempre così: noi, di razza mista, soffriamo doppiamente!” Si unirono a lui il marzapane di Lubecca e i biscotti di Norimberga.

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uello che contava adesso, non era più la qualità, ma l’origine. Albeggiava già quando i mazzi di fiori partirono per la Colombia, mentre pellicce con oro e pietre preziose salirono su aerei noleggiati senza badare al prezzo. Il traffico era paralizzato. Lunghe code di macchine giapponesi, piene all’inverosimile di

nche camminare era diventato difficile per via del gasolio e della benzina che in mille rigagnoli ingrossandosi sempre di più, scorrevano alla volta del Medio Oriente. Ma erano già state prese delle precauzioni. I grandi fabbricanti tedeschi di automobili presentarono orgogliosi la soluzione: la combustione a legna. Si poteva fare a meno del petrolio straniero. Ma quando l’alluminio rientrò in Giamaica, il rame in Somalia, il ferro in Brasile e la gomma partì per lo Zaire, le Volkswagen e le BMW ben presto cominciarono a disfarsi. Del resto l’aspetto delle strade, private dell’asfalto straniero, non invogliava a percorrerle. Tre giorni dopo era tutto finito. Giusto in tempo per Natale. Nel paese non rimaneva più niente di straniero. Ma c’erano ancora abeti, mele e noci. E sia pure con un’autorizzazione speciale - era pur sempre di origine tedesca - si poteva perfino cantare “Stille Nacht”. C’era solo una cosa che non quadrava. La Madonna, San Giuseppe e Gesù Bambino erano rimasti. Tre ebrei. Proprio tre ebrei. “Noi rimaniamo qui” aveva detto la Madonna. “Se ce ne andiamo via anche noi, chi potrà mostrare loro la via del ritorno, del ritorno alla ragione e alla fraternità?” Si ringraziano il Circolo trentino di Dortmund per la collaborazione e Rudi Patauner per le vignette.

HELMUT WÖLLENSTEIN Helmut Wöllenstein, nato nel 1956 a Ippinghausen nell’Assia, ha studiato teologia a Bethel e a Göttingen, è stato pastore protestante dal 1982 al 2004 in diverse città dell’Assia. Nel 2004 è diventato Decano della città di Marburg e dal 2009 è Prevosto della stessa Diocesi. Dal 1989 collabora con la stampa e la radio regionale, trattando argomenti di carattere religioso e teologico. Il Gioco degli Specchi - 15


Japhet Miagotar, “Guizi, la longue traversée initiatique”. Pubblicato in Africa Comics 2007-2008. Antologia del Premio Africa e Mediterraneo. Per gentile concessione di Africa e Mediterraneo e dell’autore. Japhet Miagotar, fumettista del Camerun, vincitore della sezione “Storie a tema libero” del Premio Africa e Mediterraneo per il miglior fumetto inedito di autore africano 2007-2008.

Nell’immaginario collettivo non esiste un fumettista africano eppure ce ne sono molti e famosi. Ad esempio T.T. Fons ha visto il suo personaggio Goorgoorlou arrivare anche in teatro e in una serie televisiva del suo paese, il Senegal; Marguerite Abouet e Clément Oubrerie con “Aya di Yopougon” ci raccontano un’Africa viva, ben lontana dai luoghi comuni. Per conoscere altri grandi nomi del fumetto africano, date un’occhiata all’importante lavoro che da anni compie Africa e Mediterraneo: www.africacomics.net

Il Gioco degli Specchi INFO: tel 0461.916251 fax 0461.397472 cell. 340.2412552 info@ilgiocodeglispecchi.org www.ilgiocodeglispecchi.org