Numero 12- marzo 2013

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Poste Italiane Spa – spedizione in abb. postale – DL 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 n. 46) art. 1 comma 2 e 3 NE/TN – taxe perçue Registrazione Tribunale di Trento n. 2/2010 del 18/02/2010

Trimestrale dell’associazione Il Gioco degli Specchi ANNO IV NUMERO 1 – marzo 2013

2003 - 2013

10 anni:

una grande festa di incontri


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editoriale “Il Gioco degli Specchi”, un festival che compie 10 anni PRIMO PIANO Corso di pittura al centro Educazione Adulti POLITICHE SOCIALI La Lega Nord e i contributi agli stranieri: le mezze verità sono le peggiori bugie SOCIETÀ Rapporto annuale Cinformi: battuta d'arresto dell'immigrazione in Trentino RACCONTO L'emozione della cittadinanza ASSOCIAZIONI Siminore Onlus: ragazzi italiani e stranieri crescono insieme CULTURA Giornata Internazionale della Lingua Madre CULTURA Il canto libero di Grigore Vieru, grande poeta moldavo contemporaneo FUSIONI Migrazioni di salse e parole

IL GIOCO DEGLI SPECCHI periodico dell’Associazione “Il Gioco degli Specchi” Reg. trib. Trento num. 2/2010 del 18/02/2010 direttore responsabile Fulvio Gardumi direttore editoriale Mirza Latiful Haque

redazione via S.Pio X 48, 38122 TRENTO tel 0461.916251 - cell. 340.2412552 info@ilgiocodeglispecchi.org www.ilgiocodeglispecchi.org progetto grafico Mugrafik stampa Litografia Amorth, loc. Crosare 12, 38121 Gardolo (Trento) con il sostegno di Comune di Trento Assessorato alla Cultura e Turismo Provincia Autonoma di Trento Foto di copertina "Al Caffè delle lingue" nel giardino della Biblioteca di Trento

Editoriale

di Andrea Petrella*

Non solo letteratura e cinema, ma anche danza, musica, teatro e cibo

"Il Gioco degli Specchi" Centinaia di autori, registi, musicisti, traduttori, editori, artisti ospiti a Trento

Formular/ Formulario - Nome e cognome? - Io.

- Nome della madre? - Madre.

- Anno di nascita? - L'anno più giovane: quando si amarono i miei genitori.

- Che occupazione ha? - Aspetta.

- Stato sociale? - Aro e semino quella collina vicino ai boschi, conosco tutte le doine*. - Professione? - Mi affatico nella miniera delle parole. - Genitori? - Ho solo la madre.

- Sei stato mai giudicato? - Sono stato rinchiuso per qualche anno: in me. - Hai parenti all'estero? - Sì. Mio padre. Sepolto in terra straniera. L'anno 1945 di Grigore Vieru liriche del folclore musicale romeno vedi l'articolo a pag. 13


2003 - 2013

un festival che compie 10 anni Fili d'oro, 2010 - Foto di Alessio Coser

Mi sono avvicinato al Gioco degli Specchi (allora si chiamava a.t.a.s.Cultura) un po’ meno di dieci anni fa. Da poco arrivato a Trento, guardavo con curiosità la grande varietà di realtà associative che caratterizzavano – e caratterizzano tuttora – la città. Tra tante possibilità scelsi di impegnarmi nel Gioco degli Specchi, dapprima nei suoi corsi gratuiti di italiano per stranieri, perché a mio avviso ben rispecchiava i mutamenti sociali che Trento stava attraversando. Una città al tempo stesso attenta a cogliere elementi di innovazione ma forse ancora diffidente e timorosa per aprirsi completamente alle ricchezze culturali che i nuovi trentini portavano con sé. Ed è proprio su questo terreno che il Gioco degli Specchi ha concentrato le sue principali energie ed attenzioni, sforzandosi di conoscere e fare conoscere storie, speranze e difficoltà non solo di quanti sono “approdati” in Italia da paesi lontani e vicini, ma anche degli italiani che hanno compiuto il percorso in senso inverso. L’associazione ha da sempre legato il fenomeno dell’immigrazione straniera con quello dell’emigrazione italiana, rendendone espliciti i richiami culturali e le vicende comuni. Questa volontà di comunicare e conoscere si è concretizzata, esattamente dieci anni fa, nella realizzazione di un

festival dinamico e destinato a lasciare il segno nel panorama delle iniziative culturali della città. Attingendo principalmente alla letteratura migrante, ovvero alla prosa e alla poesia di scrittrici e scrittori stranieri stabilitisi in Italia, il festival del 2003 riuscì a fare convergere a Trento le penne più affermate e quelle più promettenti di questo fenomeno letterario ancora poco conosciuto ma che sarebbe esploso di lì a poco, facendosi spazio nel difficile mercato editoriale italiano e raccogliendo l’interesse di innumerevoli lettori. Nel corso di questi dieci anni il festival si è concentrato su tante tematiche, esplorando non solo la letteratura, ma anche il cinema, il documentario, la danza, la musica, il teatro e la gastronomia e invitando a Trento centinaia di autori, registi, musicisti, traduttori ed editori. L’idea vincente dell’associazione è stata, poi, di coinvolgere in questo processo le scuole del territorio, nella convinzione che i temi dell’intercultura e delle migrazioni debbano essere aparte integrante del bagaglio conoscitivo dei cittadini di domani. Ogni anno un buon numero di scrittori viene invitato nelle scuole trentine concretizzando quel bisogno di relazione e comunicazione che gli studenti richiedono in maniera più o meno esplicita.

Presidente dell'associazione Il Gioco degli Specchi

Grazie a questi incontri è stato possibile dare un volto alla cultura e rendere evidente che dietro a libri e film ci sono sempre e comunque persone, che dietro alla parola “immigrazione” si celano complesse, intricate vicende fatte di donne e uomini che da millenni esprimono l’insopprimibile desiderio di ricercare una vita più dignitosa o di conoscere cosa c’è al di là del proprio orizzonte. Parallelamente al festival l’associazione ha saputo muoversi su tanti altri fronti, mobilitando risorse e volontari su iniziative come la Luna a Dondolo (giochi e animazione per bambini), il Pan di Via (brevi assaggi di letture “migranti” per i viaggi in treno), il Caffè delle Lingue (incontri e scambi multi-linguistici davanti a un caffè) o le Lezioni di Geografia (interventi nelle scuole con mediatori culturali), solo per citarne alcuni. Si tratta di progetti che hanno sempre cercato di valorizzare le tante ricchezze culturali offerte dal continuo mutamento sociale e demografico delle nostre città e dei nostri quartieri. In questo 2013, un po’ per ricordare quanto abbiamo fatto in questi anni di cammino e un po’ per raccogliere le nuove sfide culturali che Trento deve affrontare, vorremmo rinnovare con nuovi slanci e nuove forze la nostra azione, convinti della inevitabilità di un mondo sempre più interconnesso e sfaccettato.

Editoriale


PRIMO PIANO

di Manuel Beozzo

Un corso di pittura accanto a quello di italiano al Centro EdA

Cinquanta per settanta: prendersi tempo per un autoritratto Partecipanti di ogni età e di ogni parte del mondo A fine gennaio la mia ragazza, Regina, mi racconta che durante la lezione di italiano al Centro EdA (Educazione degli Adulti) di Trento, viene proposto un corso di arte. Non vengono date molte altre informazioni: chi è interessato è invitato a presentarsi al Centro EdA, portando con sé un oggetto che racconti la cultura del proprio Paese. Regina decide di andarci. Sentire il nome dell'insegnante mi è bastato accompagnare Regina alla lezione successiva. Non potevo immaginarmi un posto

corso con una struttura, che non vuole lasciare i partecipanti soli davanti alla tela bianca. Durante la prima lezione, mi racconta Emilio, i partecipanti sono stati fotografati. Un'azione ragionata questa, che vuole togliere la sgradevole rima che foto ha con schedatura. Ognuno avrà infatti come soggetto della proprio opera se stesso. Sullo sfondo i partecipanti riprodurranno gli oggetti da loro scelti. Nell'aula c'è una bella luce, un'atmosfera serena e un piacevole silenzio. Già

Iran, Nicaragua, Perù, Romania, Somalia, Turchia, Ucraina e Ungheria. Su ogni banco un pannello di compensato 50x70 cm, matita, gomma e righello. E poi una foto, la propria, nascosta dietro una griglia, che aiuterà a riprodurla, ingrandita, sul pannello. Per non togliere gli artisti dalla concentrazione, inizio a gironzolare per la classe in cerca del modo più silenzioso per rompere il ghiaccio. È Jhon Alexander (Colombia) a risolvermi il problema. Come se avesse letto nei miei pensieri,

migliore dove rivedere, dopo oltre dieci anni, il mio insegnante di storia dell'arte del liceo: in una classe, l'ambiente naturale (almeno per me) di Emilio. Luisa Rapanà, “testa” del corso e insegnante di italiano per stranieri, mi dice che è la prima volta che il Centro propone questo tipo di incontri, ma grazie all'esperienza di Emilio Picone, il “braccio” (artistico), il corso ha suscitato da subito grande interesse. Un (per)

prima delle 14.00 alcuni sono seduti ai banchi in cerca, forse, dell'ispirazione. Altri entrano a lezione già iniziata, o per meglio dire, dopo le due. La lezione non ha infatti un classico inizio: non suona nessuna campanella e non viene fatto nessun appello. Nella classe si va così formando un gruppo molto eterogeneo sia per età che per nazionalità: Bolivia, Botswana, Brasile, Cina, Colombia, Ecuador, Etiopia, Germania,

è lui a rivolgermi la parola. Mi racconta che è arrivato a Trento quattro mesi fa, per raggiungere sua madre. Il resto della famiglia è rimasta in Sudamerica. Frequenta il terzo anno presso l'Istituto Rosmini, un corso di italiano presso l'EdA; al corso di pittura ci viene per occupare il tempo libero. Si incuriosisce quando gli dico che sono stato diversi anni in Germania e mi chiede come mi sono trovato, o meglio come ho fatto con la lingua.

Primo Piano


Il primo passo è fatto. Continuando la mia passeggiata silenziosa, incrocio lo sguardo di Zobeida (Nicaragua). Lei a Trento ci è arrivata, così interpreto io dal modo in cui mi racconta il suo arrivo, per motivi di cuore. Dopo poche parole scambiate con lei, la sua vicina, Asefu (Etiopia), alza gli occhi dal banco e ci sorride. Le chiedo qualcosa, ma capisco che ho parlato troppo in fretta. Decidiamo allora di interagire attraverso il disegnare e così mi trovo con una matita fra le mani. Noto che all'altro lato della classe due ragazze chiacchierano di gusto, rigorosamente a bassa voce. Mi intrometto nella loro conversazione. A Regiane (Brasile) è sempre piaciuto disegnare, ma in Brasile non ne aveva il tempo. Accanto a lei siede Mirka (Repubblica Ceca). Alle domande che faccio mi rispondono praticamente all'unisono. Sono ben informate sulle attività rivolte ai cittadini stranieri. Conoscono Il Gioco degli Specchi e il continuo migrare delle aule per le lezioni dei corsi di italiano. Qui al corso di arte, trovano molto stimolante l'idea di combinare l'uso dell'i-

ne, le aveva dato alcuni utili consigli tecnici. Accanto alla pittura ha un'altra grande passione artistica: la scrittura. Spera un giorno di avere il tempo di poter scrivere un libro, possibilmente in ucraino e in italiano. Dice che però ha difficoltà con la grammatica, un problema che si porta dietro fin da quando era bambina. Olena a casa parla italiano ma ammette, sorridendo, che alle volte si vergogna, sentendo il “piccolo” (il suo bambino che va all'asilo), che sa più parole di lei. Mentre lo dice percepisco un senso di soddisfazione, come dicesse “lui con la grammatica non avrà problemi”. Vado a vedere come sta andando il disegno di Regina e con la scusa sbircio anche quello della sua vicina, Cecilia (Perù). Mentre guardo il suo autoritratto, appoggia la matita sul banco e mi dice: “Adesso faccio una pausa, se vuoi puoi farmi qualche domanda”. A scuola disegnava molto e volentieri. Poi ha smesso: il lavoro, la famiglia, gli impegni. Era da molto che non si prendeva il tempo per farlo, anche perché per disegnare ci vuole tempo e pazienza.

va provato ad esibirsi in pubblico. Certo stare sul palco, sotto gli occhi di tutti le aveva messo un po' di agitazione addosso, ma proprio l'essere al centro di un evento pubblico, come lo chiama lei, le aveva dato immensa gioia. Un po' le dispiace che questo anno non proverà la stessa emozione. Dan è molto affascinata delle varie forme dell'arte: oltre la danza e il disegno, mi dice che le piace il canto. Qui in Trentino ha scoperto una grande tradizione canora e con il dito indice, mi fa il gesto della penna sul cappello: gli Alpini conquistano il cuore di tutti. Sono le quattro. La lezione, più che concludersi, sfuma lentamente. Proprio come non vi è stato un inizio, allo stesso modo non vi è una vera e propria fine. Verso le quattro la classe, gradualmente, si svuota. Emilio e Luisa salutano chi se ne va e continuano ad aiutare chi resta. Una delle ultime persone sedute al banco è una ragazza iraniana. Mi fermo dietro di lei a guardare il suo disegno. È molto concentrata e al tempo stesso disinvolta. Le faccio i compli-

taliano con il disegnare. Olena (Ucraina) aspetta che il maestro dia un'occhiata al suo autoritratto. Iniziamo a discorrere. Lei è in Italia da molto tempo, ha un marito italiano e due bambini. Disegnare le piace, le è sempre piaciuto. Il tempo è riuscita finalmente a trovarlo qui al Centro EdA. L'ultimo suo quadro è di qualche anno fa e lo ha regalato al marito. In quell'occasione il suocero, pittore per passio-

A Trento sta molto bene, apprezza le attività culturali che vengono proposte. Ai corsi di italiano ci va volentieri, ma lasciare libera la mente da congiuntivi e preposizioni lo ritiene altrettanto utile. Emilio è seduto al banco di Dan (Cina) per aggiustare il ritratto. È il momento giusto per rubarle qualche minuto. L'anno scorso ha partecipato al corso di ballo che ha organizzato il Centro EdA. Mi racconta del piacere che ave-

menti per come disegna. Mi dice che lo fa spesso anche a casa. Anche Emilio ha notato la sua ottima mano. Mi distraggo un attimo a parlare con lui e così non faccio in tempo a chiederle il nome. Sta già uscendo dalla stanza. Anche per me è arrivato il momento di lasciare l'aula. Saluto Emilio con la promessa di tornare nell'atelier EdA per vedere le opere ultimate. A presto Emilio, a presto artisti!

Primo Piano


Gli aiuti della Provincia alle famiglie più povere, sia trentine che straniere, sono per lo più una tantum

La Lega Nord e i contributi agli stranieri: le mezze verità sono le peggiori bugie

Secondo volantini e manifesti diffusi dalla Lega Nord Trentino, uno straniero, sposato e con quattro figli potrebbe arrivare a percepire dalla Provincia Autonoma di Trento, senza lavorare, fino a 3.260 Euro al mese. Con l’aiuto del dott. Gianfranco Zoppi, responsabile dell’Agenzia per l’Assistenza e la Previdenza Integrativa, a cui sono riconducibili la maggior parte dei contributi citati dalla Lega Nord Trentino abbiamo voluto analizzare la veridicità di quanto affermato sui volantini e i manifesti. La prima importante considerazione di carattere generale è che qualsiasi famiglia, sia questa italiana, comunitaria o straniera, ha diritto a questi contributi, sempre che ne siano rispettati i criteri di accesso, tra i quali la residenza stabile sul territorio da almeno tre anni (in alcuni casi cinque) e determinate condizioni economiche considerate svantaggiate e certificate dal valore Icef. Andiamo ora a vedere da vicino questi contributi. Il primo è il reddito di garanzia: viene erogato come integrazione del reddito, al fine di arrivare a degli importi che consentano a un nucleo familiare il soddisfacimento dei bisogni primari. Politiche sociali

Possono usufruirne coloro che risiedono da almeno tre anni in Trentino, siano questi trentini, comunitari o extracomunitari, ed è, come abbiamo detto, un’integrazione. Quindi, una “famiglia tipo” di sei componenti, due genitori e quattro figli, il cui reddito mensile è inferiore a 1.333 euro, avrà diritto al contributo del reddito di garanzia pari alla differenza tra 1.333 e la media di quanto ha guadagnato negli ultimi due mesi. Solo nel caso in cui il nucleo famigliare non abbia avuto redditi negli ultimi due mesi, riceverà l’intero importo. Vanno poi fatte alcune considerazioni su questa misura: a partire dall’1 settembre 2012 il periodo di erogabilità non è più di sedici mesi su ventiquattro, ma su trentasei. Quindi, la “famiglia tipo” di sei membri che potrebbe arrivare a prendere 1.333 euro al mese, riceverebbe in realtà 592 euro al mese, se consideriamo l’intero periodo. I dati reali dicono che in media le famiglie ne usufruiscono per 8/12 mesi, cioè il reddito di garanzia sembra essere la misura tampone per coprire quel periodo in cui le persone rimangono senza lavoro. É inoltre importante segnalare che le persone che usufruiscono di questo servizio hanno determinati obblighi in termini di reinserimento lavorativo e sono accompagnati in questo dall’Agenzia Nazionale del Lavoro. L’assegno regionale al nucleo familiare è un contributo erogabile per 12 mesi, rinnovabili fino a quando si abbiano figli minori. Anche in questo caso il contributo varia a seconda della condizione economica, del tipo di famiglia e dei numeri dei figli. Può andare da un minimo di 50 euro al mese ad un massimo di 100 euro nel caso in cui si abbiano figli disabili. Oltre alla valutazione della condizione economica, per poterne avere diritto sono necessari 5 anni di residenza sul territorio. Nella realtà si è visto che gli importi medi erogati, dati dalla somma tra reddito di garanzia ed assegno al nucleo familiare, sono molto al di sotto della soglia massima raggiungibile.

© Foto di Chavezonico - Compfight.com

di Veronica Pancheri


LETTERE di Halyna Taratula

La nostra famiglia tipo potrebbe raggiungere i 1.700 euro, ma la media “reale” ci dice che raggiunge i 6/700 euro al mese. Esistono casi estremi in cui si percepisce il massimo della propria categoria, ma si tratta di casi sporadici, circa l’1,7% e sono generalmente casi dove vi sono molti minori e/o soggetti disabili e/o le persone hanno perso il lavoro ed hanno reddito zero. Per quanto riguarda l’assegno per il nucleo familiare di 135 euro mensili (per i residenti nel Comune di Trento), un semplice e comune straniero extracomunitario non ne ha diritto, perché non rientra nei requisiti richiesti. Passando ai contributi una tantum, la prima considerazione da fare è che - come si deduce dalla loro denominazione - si ricevono una volta sola ed è quindi errato sommarli ai contributi mensili, perché vanno considerati a parte. In sintesi possiamo dire che dal contributo a sostegno del potere d’acquisto dei nuclei familiari - misura ovviamente mediata dall’indicatore Icef che può arrivare ad un massimo di 1000 euro - sono esclusi coloro che ricevono il reddito di garanzia. Inoltre è una misura che è stata proposta dalla Provincia solo per il 2012 e per ora non vi è notizia di una riproposizione per il 2013. Per il contributo a sostegno alle famiglie numerose, che varia a seconda della condizione economica della famiglia, sono necessari tre anni di residenza in Trentino e vengono considerate le famiglie con almeno tre figli a carico. Può andare da un minimo di 100 euro ad un massimo di 420 se i figli sono 5 o più. Va poi sottolineato che tutti i contributi ricevuti vanno dichiarati ai fini del conteggio del punteggio Icef dell’anno dopo, punteggio che determina se e in quale quantità si ha diritto alle misure di sostegno. In questo senso i contributi ricevuti fanno sì che vengano ridimensionati i contributi che si riceveranno.

© Foto di Rennes.I - Compfight.com

Un Natale che mi ha scaldato il cuore In questi ultimi tredici anni, da quando sono in Italia, solo due volte ho potuto festeggiare il Natale a casa mia, in Ucraina. La seconda é stata quest’anno e solo perché, come anche la prima, la mia mamma si era ammalata e aveva estremo bisogno di me, che sono rimasta l'unica figlia. Sono arrivata a casa a mezzogiorno del 6 gennaio, alla vigilia del Natale ortodosso. I miei ragazzi – Andrij e Pavlo – aiutavano la nonna a preparare la “santa cena”, come chiamano da noi la cena di magro alla vigilia della notte misteriosa. Secondo la tradizione dovevano essere dodici piatti a base di grano, pesce, funghi, fagioli, olio di girasole o lino. Mia madre era molto agitata, perché a causa della malattia non poteva darsi da fare come sempre. Si agitava perché secondo lei i ragazzi non erano abbastanza bravi. Era appena mezzogiorno quando sono entrata, ma le più importanti pietanze tradizionali, come la kutia (grano con miele, uvetta e semi di papavero), l'uzvar (una bevanda che si ottiene facendo bollire mele, pere, amarene e prugne disidratate) e i crauti con fagioli e funghi erano già pronte. C’era ancora abbastanza tempo fino all'apparire della prima stella, quando si comincia la cena e dopo la calorosa accoglienza dei miei cari e un breve riposino, mi sono proposta di aiutare. Insieme abbiamo fatto presto. Guardavo i miei ragazzi sorridenti, la mamma, molto invecchiata, ma in questo momento felice e calma, che a voce bassa cantava canti natalizi, vecchi e molto belli. A me era sempre piaciuto ascoltare la mamma che cantava. Aveva una voce bella e forte. Tanto, tanto tempo fa dirigeva il coro della nostra scuola, suonava il piano… era bella, con un carattere forte. Guardandola ora così piccola, piena di malanni, mi veniva voglia di piangere. Mi sentivo responsabile per tutto quello che l'aveva fatta invecchiare, ma purtroppo, non potevo farci niente. Quando eravamo già a tavola, ho chiuso gli occhi e cercavo ricordare le lontane cene natalizie, quando noi figlie eravamo piccole, i genitori giovani. La nostra era una grande famiglia: nonna, due zie, cugino (il figlio della sorella maggiore di mio padre, rimasta vedova), mamma, papà ed io con Nadia, la mia sorella più piccola, che ora non c'è più. Forse davvero i familiari hanno un legame non solo di sangue, perché dopo un istante la mamma disse: “Sai, mi é venuta in mente la nostra vecchia piccola casa, e noi tutti. Papà era così bello e stonato, e voi due piccole giocavate nella paglia. Adesso non si mette la paglia sul pavimento per Natale. Peccato”. “Già” - ho risposto. Poi abbiamo cantato: lei piano, in modo meraviglioso, io, come mio padre, stonavo, ed anche i ragazzi, che hanno ereditato da me. La mamma non si arrabbiava, non chiedeva di tacere. Era Natale.

Lettere


SOCIETÀ

di Lucian Berescu

A causa della crisi economica e della contrazione dei posti di lavoro

Battuta d'arresto dell'immigrazione in Trentino

Rapporto Cinformi: gli stranieri sono 50 mila, quasi il 10% della popolazione

Sempre meno nuova immigrazione in Trentino! È questa la tendenza, o meglio, l’inversione di tendenza, che emerge dalla presentazione del Rapporto annuale sull’immigrazione promosso dal Cinformi (Centro informativo per l’immigrazione) e presentato nel mese di febbraio presso la Facoltà di Economia di Trento. La popolazione straniera che vive, lavora e studia sul territorio provinciale è poco più di 50.000 unità, cifra che rappresenta circa il 9,5% del totale dei residenti nella Provincia Autonoma di Trento. Il dato di fondo è inequivocabile: poco meno di una su dieci, tra le persone che abitano in provincia di Trento, è ormai di nazionalità non italiana. Dal Rapporto, curato dal professore Maurizio Ambrosini, docente di sociologia dei processi migratori presso l’Università di Milano assieme ai ricercatori Paolo Boccagni* e Serena Piovesan, emerge una significativa battuta d’arresto dei flussi migratori verso il territorio trentino. Nel 2011, anno al quale si riferisce il documento, l’incremento dei residenti di nazionalità non italiana è stato di solo 4,3% rispetto al 2010. La spiegazione si trova

Società

nella crisi economica che ha afflitto l'Italia e che ha raggiunto anche il territorio provinciale nel 2011, e nella conseguente mancanza di posti di lavoro. Ma cosa ci dicono i dati demografici sulla presenza dei residenti di nazionalità non italiana sul territorio provinciale? Le statistiche fotografano una popolazione giovane, con un’età media pari a 31 anni (rispetto ai 42 anni della popolazione complessiva), in maggioranza donne (circa 52%) di provenienza da paesi europei in due casi su tre (e in un caso su quattro da paesi UE) e diffusamente insediati nel territorio provinciale (con punte di incidenza superiori all’11% in alcune aree). Un dato che non passa inosservato è il tasso di natalità: doppio rispetto a quello della popolazione italiana. Difatti, nel 2011, sono nati 896 bambini di nazionalità non italiana, un dato che rappresenta quasi il 17% sul totale dei nati sul territorio provinciale. Loro sono i “nuovi trentini”, ha precisato Lia Giovanazzi Beltrami, assessore provinciale alla solidarietà internazionale e alla convivenza, nel suo intervento di apertura. L’assessore ha anche sottolineato “il cammino di convivenza in crescita” dimostrato dalla nascita di numerose associazioni, circa 75, formate da persone di nazionalità non


Nuovi trentini - Gruppi nazionali percentuali

italiana. Infine rimane pressoché stabile, rispetto al 2010, il numero dei nuovi cittadini italiani (1.100). Il sistema scolastico locale rispecchia, in particolare, la massiccia presenza di giovani nuovi trentini: tra il 2011 e il 2012 sono state registrate quasi 10 mila iscrizioni, un dato che rappresenta l’11,4% del totale degli alunni e un incremento di sei punti percentuali rispetto all’anno scolastico precedente. Si tratta, in genere, di una popolazione scolastica nata sul territorio italiano ma priva di cittadinanza, cioè di immigrati di seconda generazione. Nella stragrande maggioranza, la presenza degli immigrati in Provincia di Trento proviene dall’Europa centro-orientale con una percentuale che si aggira attorno al 40%. Seguono gli immigrati provenienti dall’Unione Europea (27 paesi) 26,5%, dal Maghreb 14,6%, Asia 9,9% e America centromeridionale 6,3%. Negli ultimi dieci, vi è stato un incremento esponenziale dei flussi migratori provenienti dai Paesi dell’Est Europa. Secondo i dati statistici raccolti nel Rapporto, i primi gruppi nazionali dei nuovi trentini sono rappresentati in ordine dalla Romania (9.393 cittadini di origine rumena, pari al 18,5% dei totali residenti di nazionalità non italiana), dall’Albania

(7.122, pari al 14%), dal Marocco (4.886, 9,6%), dalla Macedonia (3.364, 6,6%) dalla Moldova (2.880, 5,7%), dall’Ucraina (2.469, 4,9%) e dalla Serbia-Montenegro-Kosovo (2.367, 4,7%). Mettendo a confronto le statistiche attuali con quelle del 2001 emerge un notevole incremento dei primi tre gruppi nazionali presenti nella classifica: in 10 anni la comunità rumena presente sul territorio provinciale è passata da poco più di 900 persone nel 2001 a 9000 persone circa nel 2011, la comunità albanese è cresciuta quasi tre volte (nel 2001 erano 2.700), mentre la comunità marocchina è pressoché raddoppiata (erano intorno a 2800 nel 2001). Dunque, una su dieci, tra le persone che abitano in provincia di Trento, è di nazionalità non italiana. Rispetto a fine anni ’90, la popolazione straniera del 2012 è circa 30 volte più numerosa, almeno in termini di residenti regolari. Tuttavia, dal 2008, anno che segna l’inizio della crisi economica e occupazionale, i tassi di incremento dei residenti stranieri, pur positivi, sono più bassi di quelli del decennio precedente, e sistematicamente decrescenti. Il dato emerso dal Rapporto, +4,3% nel 2011, rispetto alla precedente annualità segna l’incremento relativo più modesto registrato negli ultimi 20 anni. Il segnale della fine del…sogno trentino…

Nuovi trentini - Gruppi nazionali cifre

Società


RACCONTO

di Gracy Pelacani

L'emozione della cittadinanza

Adil, da quando avevano deciso di andare a dormire, non aveva smesso un momento di girarsi e rigirarsi nel letto. Era passata quasi un’ora e se fosse andato avanti così i loro propositi di arrivare riposati alla cerimonia del giorno dopo sarebbero inevitabilmente sfumati. Sentiva che voleva dirle qualcosa. Dopo quasi trent’anni di matrimonio, Najat poteva dire di conoscerlo meglio di quanto lui conoscesse se stesso. “Ricordi i nostri primi mesi qui?”, disse piano sapendo che lei era sveglia e lo stava ascoltando, perché dopo quasi trent’anni di matrimonio Adil sapeva che Najat lo conosceva meglio di quanto lui potesse dire di conoscere se stesso. Lei non rispose, sebbene la sua fosse una domanda, quello che Adil le chiedeva non era una risposta, e non solo perché già la conosceva, ma anche perché quello era sempre stato il suo modo per chiederle aiuto, per dirle che aveva paura, paura di non farcela. Allora, lei rimase in silenzio, si voltò dalla sua parte e lo abbracciò appoggiando una mano sul suo petto finché non sentì il respiro di lui rallentare e il corpo cedere alla stanchezza e al sonno. Il giorno dopo Adil avrebbe pronunciato

Racconto

il giuramento per il conferimento della cittadinanza. Quella mattina erano stati in un negozio del centro a comprare la sua prima cravatta in vent’anni. Aveva poi chiesto alla loro vicina di casa di insegnarle a fare il nodo, desiderava che ogni cosa fosse perfetta. Najat non ci credeva ancora. Se ripensava al loro arrivo in quel piccolo paese di provincia rivedeva tutta quella nebbia che non si sapeva da dove arrivasse. Era stata l’unica per anni in paese a indossare il velo. Ricordava, di quei primi mesi, le mani di lui sempre ferite per quel maledetto lavoro, e le lunghe cene con chiunque potesse fargli sentire meno la nostalgia di casa e dare ai bambini il senso della famiglia di cui li avevano privati lasciando il loro paese. Ma più di tutto, ricordava la sensazione che provava nel vedere la delusione di Adil perché non sapeva aiutare i bambini nello svolgimento dei compiti per casa. Che ci fosse da correggere il dettato fatto in classe quella mattina o da fare esercizi di lettura, non c’era nulla che Adil potesse fare per affiancare i propri figli. Il tempo per la scuola, così come le possibilità, non l’aveva mai avuto. Perciò, la prima

cosa che aveva fatto non appena aveva potuto era stata comprare il più grosso vocabolario che c’era in circolazione per poi insegnare ai bambini come usarlo. Era davvero severo con loro per quanto riguardava la scuola, ma Najat sapeva che, in realtà, ciò che davvero voleva era proteggere i suoi figli da tutto quello che lui, invece, aveva dovuto subire. Il 31 gennaio 2013, in un piccolo paese di provincia si sarebbe dovuta svolgere la cerimonia di conferimento della cittadinanza italiana a un cittadino straniero residente in Italia da ventuno anni. Al momento del giuramento il cittadino straniero non è stato in grado di leggerlo. Per tale ragione, il sindaco ha rimandato di sei mesi il suddetto conferimento. Najat non sapeva cosa dire per la prima volta da quando lo conosceva. Nessuno aveva osato pronunciare anche una sola parola durante il viaggio di ritorno in macchina. Arrivati a casa, appena entrati, lui si era tolto la cravatta e aveva detto: “Esco a prendere un po’ d’aria”. Così, fermo a osservare il fiume che scorreva vicino a casa loro, Adil aveva pensato che, dopotutto, non era tanto grave. Anche se vent’anni dopo e ancora una volta quel paese gli aveva ricordato tutto quello che non era, rifiutandolo, l’importante, si diceva, non era che questo paese scegliesse e volesse lui, ma che lui, vent’anni fa, l’avesse voluto e scelto. Illustrazione di Rosana Liali


ASSOCIAZIONI

di Lidia Saija

Djing

Laboratori creativi

L’affermazione di sé in una realtà disagiata

“SI minore onlus”: ragazzi italiani e stranieri crescono insieme “Si” è la nota affermativa sulla quale questa associazione centra il suo agire; “minore” è il destinatario di questo agire. L’associazione “SI minore onlus”, nata cinque anni fa, si preoccupa, infatti, di accogliere giovani, ragazzi e ragazze, che vivono una situazione di disagio e che necessitano di un accompagnamento a carattere educativo. Al momento l’associazione svolge la sua attività educativa residenziale in sei gruppi appartamento, nei quali vengono ospitate sei – otto persone (attualmente ci sono cinque appartamenti abitati da ragazzi e uno da ragazze). Si tratta spesso di minori stranieri non accompagnati, arrivati in Italia senza genitori o altri adulti di riferimento, ma anche di giovani, in gravi difficoltà, allontanati dalle famiglie attraverso un provvedimento del Tribunale per i Minori. “SI minore” dispone poi di un centro aperto denominato GEC (“Giovani – Educazione – Contatto”) che rappresenta un’occasione di sostegno alla composita realtà territoriale del quartiere Oltrefersina di Trento. In un ambito nel quale convivono ragazzi italiani e stranieri (immigrati e di seconda generazione) rischiano di sedimentarsi incomprensioni ed isolamento. Il GEC si presenta, invece, come un laboratorio nel quale sperimentare nuove forme di accoglienza e di risposta ai bisogni sociali, consentendo l’intessersi di legami sociali positivi, verso una società interculturale. Lo si fa attraverso l’organizzazione di svariate attività, ludiche, professionalizzanti e artistiche, a

partecipazione libera, puntando alla valorizzazione dei principi di partecipazione e cittadinanza. Numerosi altri progetti fanno capo all’associazione, ma ciò che importa è sottolineare come tutti siano incentrati sul principio pedagogico della centralità della persona, della sua valorizzazione e responsabilizzazione. L’obiettivo educativo è la realizzazione del potenziale umano di ciascun ragazzo, alimentando la capacità di sviluppare un pensiero critico ed autonomo e l’autonomia decisionale, con il suo carico di responsabilità, la capacità di interagire con gli altri e di costruire relazioni significative che integrino con il tessuto sociale e culturale in cui si è immersi. Tra i tanti ragazzi accolti da “SI minore” ecco la storia di Mohamed. Mohamed, 17 anni, nigeriano, è sbarcato in Italia un anno fa dalla Libia come “rifugiato”. In Nigeria viveva con il padre, pescatore, la madre, venditrice di frutta, e due fratelli minori. A 12 anni scappa da casa per andare a vivere in una città vicina, iniziando a lavorare e lasciando la scuola. Trovato dai genitori, si dà nuovamente alla fuga arrivando in Algeria con il solo passaporto. Da lì riparte per la Libia, dove può contare sull’aiuto di un amico connazionale. Siamo nel 2010 e dalla fuga dalla famiglia sono passati quasi due anni. Si sposta in diverse città e lavora come elettricista e manovale. Ma ben presto sopraggiunge la guerra civile; Mohamed si trova nella città di Gha-

damis e per due settimane resta chiuso in casa, insieme a molte altre persone: la paura di morire è forte in quei giorni. A quel punto Mohamed vorrebbe rientrare in Nigeria, ma le frontiere oramai sono chiuse e così si sposta a Tripoli. La città è sotto assedio: si rifugia in una casa per tredici giorni e poi, con altri connazionali, si reca in ambasciata. Aspetta tre giorni per poter rientrare in Nigeria con un aereo, ma dopo il quarto viaggio, l’aereo non fa più rientro. La situazione è drammatica e peggiora sempre più. Mette insieme un po’ di soldi facendo qualche lavoretto giornaliero e con quei pochi soldi racimolati, si imbarca – solo – per l’Italia. E così arriva prima a Lampedusa e poi a Marco di Rovereto. Adesso, dopo queste traumatiche esperienze, Mohamed prende fiato e si prende il “lusso” di vivere la vita di un normale ragazzo, si concede di andare a scuola, imparare a scrivere e a leggere. Si gratifica nel vedere che ce la può fare, che le sue capacità sono grandi. Inizia così per la prima volta la sua esperienza da adolescente, il perseguimento dei bisogni fondamentali di riconoscimento, stima e appartenenza. Per lui, l'esperienza della diversità è diventata così, contemporaneamente, anche un'esperienza di identità e di costruzione di sé. Come lui, tanti altri ragazzi intraprendono questo percorso, con l’aiuto, la guida e l’accoglienza di “SI minore”, che riconosce questo come suo obiettivo primario.

Associazioni


cultura

di Mirza Latiful Haque

Giornata Internazionale della Lingua Madre Promossa dall’Unesco nel 1999 in ricordo della lotta del Bangladesh per il diritto alla propria lingua

Celebrata anche a Trento, Bolzano e Merano Anche nella nostra regione si è commemorata la Giornata Internazionale della Lingua Madre: a Trento il 22 febbraio, a Bolzano il 23, a Merano il 24. Il Trentino Alto Adige non manca di spunti in proposito, perché anche la storia di questa regione, storia di tre gruppi linguistici, contiene episodi ed eventi legati alla difesa della lingua madre. Cito tra gli altri la “Katakombenschule”, la cosiddetta “Scuola nelle catacombe”, che in epoca fascista ha visto maestre e maestri di madre lingua tedesca insegnare di nascosto ai bambini la lingua che il regime aveva severamente proibito di parlare. La “Giornata Internazionale della Lingua Madre”, che ricorre il 21 febbraio, è stata istituita dall’Unesco nel 1999, su proposta del Bangladesh, come occasione per celebrare ogni anno la lingua come strumento di conservazione del patrimonio culturale di ogni popolo. La data del 21 febbraio è stata scelta in ricordo dei tragici fatti del 21 febbraio 1952, quando un gruppo di studenti bengalesi protestarono nel campus universitario di Dhaka contro le autorità pakistane che cercavano di imporre l’urdu, già lingua ufficiale del Pakistan, ai 70 milioni di parlanti il bengali del Bangladesh (allora Pakistan orientale). La repressione delle autorità pakistane fu sanguinosa. Gli studenti uccisi furono ritenuti dei martiri per la loro causa e ciò fu l’inizio della lotta del Bangladesh per l’indipendenza, che con-

Storie Storie

seguì nel 1971. L’importanza della difesa della lingua madre è avvalorata da una serie di dati preoccupanti: • più del 50% delle 6 mila lingue mondiali è in pericolo; • il 96% delle 6 mila lingue mondiali è parlato dal 4% della popolazione mondiale; • il 90% delle lingue mondiali non è rappresentato in Internet; • una lingua scompare mediamente ogni 2 settimane; • l’80% delle lingue africane non ha l’ortografia; • la metà di tutte le lingue mondiali risiede in soli 8 paesi: Papua Nuova Guinea (832), Indonesia (731), Nigeria (515), India (400), Messico (295), Camerun (286) Australia (268) e Brasile (234); • i contenuti presenti sulla rete Internet sono per il 68% in inglese, seguito dal giapponese (5,9 % ), dal tedesco (5,8 %) e dal cinese (3,9 %). Ecco perché ogni anno, il 21 febbraio, in Bangladesh e altrove nel mondo dove è presente un gruppo consistente di bangladesi, si commemora la Giornata Internazionale della Lingua Madre. E in Italia? A Bari e a Roma sono stati inaugurati dei Monumenti agli Eroi del Bangladesh, che ricordano non solo il Bangladesh o la lingua Bangla, ma sono anche un simbolo di tutte le lingue del mondo, di unità e di pace. Anche a Trento si potrebbe realizzare un monumento alla Lingua Madre se venisse ritenuto utile e significativo per la città e per la provincia, come simbolo di ponte e di solidarietà tra comunità diverse.

În limba ta/ Nella tua lingua

Nella stessa lingua tutto il mondo piange, nella stessa lingua ride l'Universo. E solo nella tua lingua accarezzare puoi il dolore e trasformar in canto la felicità. Nella tua lingua vivi l'amor materno, senti il sapor del vino e gusti un vero pasto. E nella tua lingua puoi ridere da solo, solo nella tua lingua il pianto puoi placare. Ma quando tu non puoi né piangere né ridere, quando cantar non puoi e accarezzar non puoi, davanti alla tua Terra davanti al tuo cielo, nella materna lingua, viver il silenzio puoi. di Grigore Vieru

Orfeo rinasce nell'amore Graphe.it edizioni, 2010


cultura

di Veronica Ciubotaru*

L’Associazione Arcobaleno ha presentato il suo libro di poesie tradotte in italiano

Il canto libero di Grigore Vieru, grande poeta moldavo Si è battuto perché rumeni e moldavi fossero fratelli

I partecipanti della serata in ricordo di Grigore Vieru

Il 15 febbraio a Trento nel caffè letterario Bookique è stata organizzata una serata dedicata all'anniversario della nascita del più grande poeta moldavo: Grigore Vieru. Con l’occasione è stato presentato il libro di poesie tradotto in Italiano da Olga Irimciuc, dottore in filologia rumena, docente all’Accademia Rumena di Varese. Momenti molto intensi vissuti e condivisi con i rappresentanti dell’Associazione Italia-Moldavia di Varese e Arcobaleno di Trento, con Gianluca de Marco, il Parroco Ortodosso Ion Grebanosu e tutti i presenti. L’obbiettivo dell'iniziativa era di presentare in versione italiana un poeta moldavo, che con la sua opera ci rappresenta come popolo, nelle nostre radici storiche e culturali, in valori e difetti. È il nostro portavoce, racconta chi siamo, da dove veniamo, le nostre aspirazioni per il futuro. Quando chiediamo ad un moldavo chi è Grigore Vieru appare nella sua memoria un piccolo uomo, con i capelli al vento, una voce dolce che appena si sente, un po’ curvo a causa della sua timidezza, o anche per il peso del suo vissuto o magari per creare uno scudo di difesa al suo tesoro interiore. Chi lo sa?...non lo sapremo mai … resta solo il ricordo del suo modo di essere e di esprimere con semplicità la

voce del popolo, la voce dei bambini, il canto più completo mai esistito della mamma, della pace, dell’amore, un patriota modello che ha saputo lottare usando le parole. Un grande poeta dei nostri tempi, un genio contemporaneo della poesia rumena, il successore del grande poeta classico Mihai Eminescu, considerato la prima stella “luciafarul” della poesia rumena. Era e resta il poeta che insegna le lettere e le parole ai bambini, il piacere di scoprire il suono della lingua madre, la musica cantata, il mondo che gira attorno all’infanzia. Per il suo popolo è stato come un protettore, un padre che alleggerisce la difficile sorte imposta dai grandi. Scriveva valorizzando la fatica delle persone, collegando la madre con la Patria, l’infanzia con la pace, le radici culturali con la casa dove si nasce, paragonando i genitori alle icone. Non ci sono persone che non conoscano le sue poesie, che non cantino le sue canzoni, che non abbiano dedicato alle loro mamme i suoi versi, che non abbiano sussurrato parole d’amore scritte da lui. Si può presentare al mondo con la poesia "Formulario" (vedi pag. 2), semplice, quasi banale, ma nella quale racchiude un'epoca, un vissuto di dolore, tristezza, di chiusura in se stesso ma anche verso il mondo. Pubblicata negli anni di piombo perché la censura non è stata in grado di leggere fra le righe, con grande tatto quelle parole nascondevano quanto esploderà sotto gli occhi di tutti negli anni ’90, quando i poeti sono diventati i promotori della lotta per l’identità nazionale, hanno rivendicato la lingua rumena come lingua madre nella Repubblica Moldova e preteso che si riconoscessero fratelli i rumeni e i moldavi sulle due sponde del fiume Prut. Comincia il periodo in cui i

Presidente dell'associazione italo-moldava Arcobaleno

poeti e gli artisti promotori dell’indipendenza sono coinvolti in incidenti stradali “casuali” perdendo la vita (la famosa coppia di musicisti Doina ed Ion Adlea Teodorovici) o diventando invalidi (Dumitro Matcovski, poeta deputato nel Parlamento del 1990). Sarà un caso?! ma anche Grigore Vieru è morto in un incidente stradale dopo una serata dedicata a Mihai Eminescu nel mese di gennaio del 2009. Quando a un poeta non si può prendere o impedire la parola non resta che impedirgli di vivere. Vieru si era preparato anche a questo e ci lascia una serie di poesie dedicate alla morte o a quelli che gliela preparavano, dicendo loro: "Ho due vite io Una nelle vene scorre L’altra nel canto si adagia La prima finirà un giorno È l’altra che vivrà nelle canzoni." Ed è cosi, le sue canzoni sono diventate popolari e continuano a risuonare ogni giorno nelle trasmissioni radio e in tv, alcune cantate dai bambini, altre alle feste in famiglia, altre ancora in grandi giorni di feste nazionali, ci accompagna sempre ed ovunque fa parte di noi e noi tutti ci identifichiamo in lui. PACE ALL’ANIMA SUA. E AL MONDO, RISPONDEREBBE LUI. Grigore Vieru Orfeo rinasce nell'amore Făgăduindu-mă iubirii Graphe.it edizioni, 2010

Il libro viene presentato anche il 27 marzo alla biblioteca civica di Rovereto, corso Bettini 43, in collaborazione con l'associazione Il Furore dei Libri.

Cultura


Migrazioni di salse e parole I Francesi in Sicilia tra fascino e inconcludenza dal corteggiare al ciondolare Quando lo svevo Manfredi di Sicilia, venne sconfitto e fu ucciso a Benevento da Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia, nel 1266 la Sicilia venne assegnata dal Papa agli Angioini. La situazione si fece ben presto particolarmente critica per la riduzione delle libertà dei baroni ed una opprimente politica fiscale. La dominazione francese sull’isola, quindi, durò poco: nel 1282 i moti, conosciuti come “Vespri siciliani”, vi posero fine. Seppur breve, il periodo di dominazione francese è stato sufficiente a creare affascinanti fusioni linguistiche,

delle quali si vede ancora traccia nel dialetto siciliano. Dunnïárisi, in siciliano, sta a significare “indugiare”, “ciondolare”. La sua origine è da ricercare nel termine, nato in Provenza, domnejar: “corteggiare le donne”. Se ne trova traccia anche nel linguaggio dei trovatori italiani e dei poeti del dolce stilnovo: donneare, derivato da “donna”, “dama”, sempre con il significato di amoreggiare, vagheggiare, corteggiare. Ma perché da “corteggiare” il senso si trasforma in “ciondolare”? Immaginiamo uno scenario di vita quo-

tidiana nel quale funzionari, soldati e marinai francesi danno mostra delle loro (leggendarie) capacità seduttive: il loro atteggiamento può ben essere interpretato come improduttivo e inconcludente! Appunto, stare in giro ciondolando, non combinando niente. È curioso pensare a come la mescolanza di persone di diverse provenienze e delle loro lingue faccia sì che delle parole ibride se ne vadano in giro, diffondendo informazioni e consegnandole ai posteri, senza neanche volerlo. Buffo e, a volte, divertente! Gerolamo Induno, Corteggiamento, 1879

La Francia nella cucina italiana dalla béchamel alla balsamella Fusioni

Facciamo le lasagne, i cannelloni, altra pasta o verdure al forno e usiamo sempre, con naturalezza, una buona besciamella. La regina delle salse bianche, utilizzata moltissimo in Italia, è una salsa originaria della Francia. Se l'è inventata il marchese di Nointel, Louis de Béchamel, nel 1700, e col suo nome è arrivata nei libri di ricette fino a quello di Pellegrino Artusi alla fine dell'800, dove leggiamo uno strano equivalente italiano, «balsamella»: «Una buona balsamella e un sugo di carne tirato a dovere, sono la base, il segreto principale della cucina fine.» Per la preparazione della besciamella mettete in un pentolino il burro, fatelo sciogliere e aggiungete la farina setacciata. Cuocete per qualche minuto, mescolando continuamente ed evitando di farle prendere colore o farla attaccare. Avrete così ottenuto quello che i francesi chiamano roux; a questo punto togliete il pentolino dal fuoco e aggiungete al roux il latte caldo mescolando il tutto con un cucchiaio di legno. Rimettete quindi sul fuoco, fate cuocere a fiamma bassa per almeno quindici minuti, il tempo necessario per far addensare la salsa, continuando a mescolare. Qualunque preparazione ne risulta ammorbidita ed esaltata, perciò sbizzarritevi e...bon appétit/buon appetito!



SAI...

DOVR EI ESSER E IL REPO RTER RAZZ IALE DELL A STAZ IONE. MI OCCUPAVO DEL barrio QUAN DO ERO A SAN ANTONIO.

SEI L’UNI CO BIAN CO CON CUI PARLO DA QUAN DO HO LASCI ATO L’ESE RCITO.

MA, AMICO, LA TERZ A CIRCOSCRIZ IONE È MOLTO PIÙ TOSTA .

BE’, STAI PARLANDO CON ME. QUESTO È UN INIZIO.

NON HO NEMMENO MAI PERMESSO A UN BIANCO DI ENTRARE IN CASA MIA. E LA MAGGIOR PARTE DEI MIEI VICINI LA PENSA COSÌ.

HAH! HEH!

NON DOVR EBBE . NO, PROP RIO NO.

HEH! GIÀ. È COSÌ CHE FUNZ IONA , NO?

VIENI. NON C’È PROBLEMA, SE SEI CON ME.

Per gentile concessione dell'editore

PENSI SI SIANO CALM ATI ABBA STANZA DA FARM I FILM ARE?

È PER QUES TO CHE LO FACCI AMO.

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Mark Long, Jim Demonakos, Nate Powell Il silenzio dei nostri amici Bao Publishing, 2012

ANCHE I MIEI VICINI.

NON DOVR EBBE ESSER E COSÌ.

I disegni di Nate Powell raccontano un particolare momento storico, visto nei dettagli della vita quotidiana e di protagonisti bambini. È l'infanzia di Mark Long ed il padre, giornalista, si era trasferito in Texas, per lavorare in una televisione locale. A Houston negli anni sessanta fare amicizia con qualcuno ignorando il colore della pelle era pericoloso sia per i bianchi sia per i neri. È però quello che fanno la famiglia di Long e quella di Larry Thomas, un attivista per i diritti umani, nero e non violento. Di lì a poco viene assassinato Martin Luther King, di cui il titolo ricorda una delle frasi: «Alla fine, non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici».

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