Numero 0_Riflettiamoci

Page 1

I.R.

2-8 NOVEMBRE TRENTO ‘09 RIEMPIRE IL MONDO DI STORIE “Av a n t i .

P e r r e n d e r e i l m o n d o p i ù u m a n o.” Rino Zandonai

ETO : L O P ERN A COM T N I ’ AMM ALL R G RO IL P ORI T U A GLI I NTI NTI E E M M M A NDI I TE PPUNT O F O A PPR GLI A I NT E TA


IL GIOCO DEGLI SPECCHI

Una settimana nel nome di Rino Zandonai

numero unico a cura dell’Associazione “Il Gioco degli Specchi”

Primo piano

3

di Fulvio Gardumi

Perché Gioco, perché Specchi

4-5

Riempire il mondo di storie

Immi/Emi

6

“Vietato agli Italiani”

Cultura in gioco

7

Mia Lecomte: se migra la poesia

11

Tahar Lamri: la sfida di un’altra lingua

Appuntamenti

8-9

Il calendario della settimana

Fusioni

10

Leggere gli autori immigrati in Italia

Percorsi

12-13

Quale occidente, quale islam?

Società

14

A scuola di convivenza

La Rete

15

L

a settima edizione del Gioco degli Specchi è dedicata a Rino Zandonai, un uomo che ha dedicato la vita ai migranti, prematuramente scomparso il I giugno scorso nella tragedia aerea dell’Airbus Air France di ritorno dal Brasile. Nel ricordo di Rino si conclude la settimana del Gioco degli Specchi: sabato 7 novembre alle 21, all’ Auditorium S. Chiara, andrà in scena “Il braciere. Storie intorno al fuoco”. Intorno ad un ‘fuoco’ che le riscalda, diverse persone raccontano la loro storia, con la recitazione, la musica e la danza. Giacomo Anderle darà voce ad un testo scritto da Alessandra Henke sulla storia di Rino. Rino era un grande amico del Gioco degli Specchi. Direttore dell’Associazione Trentini nel Mondo, ha vissuto in prima persona la migrazione quando in Belgio insegnava ai figli degli italiani emigrati, ed ha conosciuto da vicino le umiliazioni inflitte agli stranieri, tanto più che i suoi riccioli bruni lo facevano tanto assomigliare a un maghrebino… Queste difficoltà non le ha però trasformate in risentimento, non le ha volute nemmeno dimenticare, le ha usate come spinta ad un lavoro incessante e generoso. E una delle sue frasi tipiche l’abbiamo messa come parola d’ordine di questa edizione: “Avanti, per rendere il mondo più umano”.

redazione: via San Pio X, 48 - 38100 Trento info: tel 0461-916251, fax 0461-397472 info@ilgiocodeglispecchi.org www.ilgiocodeglispecchi.org stampa: Effe e Erre litografia snc, via Brennero 169/17 - 38100 Trento logo e immagine copertina: Sonia Lunardelli per Mugrafik progetto grafico e realizzazione:

Una festa comune www.progettirizoma.it info@progettirizoma.it 2 - Il Gioco degli Specchi


primo piano

Perché Gioco, perché Specchi Inventare il futuro di M. Rosa Mura

P

erché scrivere queste pagine? Lo fanno in tanti, ci sono ormai più scrittori che lettori. Ma questo non è un romanzo né una favola. Questo è Il Gioco degli Specchi, una sperimentazione giocosa, festosa, semplice e umana. Che razza di Gioco è? Che Specchi? Riflettiamoci in cosa, su cosa? Il Gioco è una faccenda seria, come sa chiunque abbia visto un bambino giocare, sperimentare con convinzione varie possibilità, inventare e costruire. Qui parliamo addirittura di costruire il futuro.

È

Specchi, specchiarsi nelle altre persone e conoscere meglio se stessi, tanto più quanto più è lontana ed estranea la persona che abbiamo di fronte. Persone, non culture, parola abusata, persone non blocchi identitari statici, inesistenti. Persone che, tutte, cercano un modo di vivere, lo cercano secondo necessità tradizioni innovazioni scoperte mescolanze... È la migrazione di sempre, quella attuale in Italia che rispecchia in mille strettissime analogie la migrazione passata degli Italiani, interna al paese, anche questa difficoltosa, e verso tutti i paesi del mondo. Queste pagine sono un invito: Riflettiamoci. Guardiamo con attenzione l’immagine di noi che vediamo riverberare negli occhi altrui, riflettiamo sui grandi spostamenti di popoli dei nostri tempi, ricordiamoci di quando e di come gli Italiani hanno affrontato nel mondo le stesse difficoltà degli immigrati che ora abitano qui.

S

apere che migrare è connaturato all’essere umano, non a caso veniamo tutti dall’Africa e abbiamo come specie ‘migrato’ parecchio e ovunque, anche solo per curiosità e desiderio di conoscere. Sapere che con le informazioni e le possibilità di movimento attuali, con i problemi a vivere e la disperazione di interi popoli, non è pensabile che le migrazioni possano essere fermate. Né muri né cannoni né leggi né deserto né mare. Questione di interesse: culturale, le nazioni sono cresciute quando hanno saputo mescolare gli apporti culturali casualmente incrociati con le tradizioni precedenti. “Ma io voglio mangiare trentino, non questo cuscus e questo chebab da africani, voglio patate e polenta.” Perchè, se non ce li avessero scoperti in sud America, esisterebbero questi buoni cibi “trentini”?

Queste pagine sono un invito: riflettiamoci

V

ale la pena ripeterlo: rispetto alla migrazione non abbiamo da scegliere tra bontà e crudeltà, tra accogliere i migranti o affondare il barcone. È questione invece di intelligenza razionalità sapere interesse.

È

questione di interesse economico e dobbiamo scegliere: facciamo tutto da soli, quelli nati a Trento e nelle vallate, (pazienza se i mocheni portano ancora nel nome lo sprezzo per il lavoratore immigrato e qualche trentino è spurio con padre terrone)? Provare per pura ipotesi intellettuale a far sparire per un giorno TUTTE le persone nate in un altro luogo. “Un dìa sin méxicanos”. Nessuno nelle cave, in ospedale, in casa con i vecchi, a pulire gli uffici, in fabbrica, nei campi. È certo questione di umanità. Nessuno ha scelto il luogo in cui è nato, ma a qualcuno l’atroce roulette ha assegnato un luogo di guerra dittatura violazioni fame.

U

manità vuole che si possano mettere in salvo, in un posto della crosta terrestre dove trovare pace e possibilità di vivere. Come in un cielo solcato dal “popolo migratore” che vola verso le zone in cui trovare cibo, riprodursi e morire. Il Gioco degli Specchi - 3


primo piano

Riempire il di M. Rosa Mura

Insieme per leggere, raccontare, ascoltare

L

i abbiamo invitati in tanti, tutti insieme per fare festa, per vedere quanti e quali legami abbiamo in questa nostra ricca società italiana, li ospitiamo nell’albergo che il signor Menico ha costruito con il gruzzolo guadagnato in Merica.

S

a Roma per Ingy Mubiay Kakese. Chi è nato qui, e qui le sue figlie, ma non i suoi genitori: Sumaya Abdel Qader. Chi ci è stato trascinato bambina o ragazzina dalle perversioni della storia umana, dalla Tunisia che gli emigrati siciliani devono abbandonare, Marinette Pendola, da Srebrenica Elvira Mujcić.

ono italiani, qualcuno è nato altrove. È Luca Bravi, storico a Firenze, il suo omonimo Adrian Bravi ltre persone ci ricordano il nostro passato coloche è nato in Argentina e fa il bibliotecario a Recanati , niale, Kaha Mohamed Aden ad esempio, somada quando è tornato sulle tracce dei nonni. C’è Mari- la di origine. Mariangela Sedda ci racconta il tenero sa Fenoglio che ha imparato ad amare la Germania, la rapporto tra due sorelle separate dall’oceano dell’emisua lingua e la sua musica, giovane emigrata ‘di lusso’ grazione. Tiziana Grassi insiste sulla specularità dellin un dopoguerra in cui italiani e tedeschi non si ama- la migrazione raccogliendone da giornalista ampia dovano. Kossi Komla-Ebri cumentazione, mentre che ormai ha vissuto più Silvia Camilotti studia in Italia che nel Togo e ad gli scritti degli immigraErba si sono abituati a fiti. darsi di quel medico ‘negretto’ sorridente e iroltre figure ancora nico. Mia Lecomte nata a ricordare questo a Firenze con un cognomoto continuo delle perme francese e un respiro sone sulla terra: Marina internazionale. Marco Sorina con le sue donne Rizzo e Mario Perrotta dell’est, Mircea Grosearrivano da Palermo e ru, un parlamentare ruda Lecce: è più lontano meno, il rappresentante di quella Maglaj in cui è da Osman, L’ammaestratore di Istanbul della comunità di originato Božidar Stanišić? ne italiana. Una comuLui parla un’altra lingua nità che ha diritto alla però, le sue poesie ce le deve tradurre Alice Parmeg- sua lingua e anche, per legge, alla sua rappresentanza. giani, ma parla la stessa lingua se discutiamo di pace Sono otto le lingue ufficiali in Romania... nel rispetto e di umanità. Tahar Lamri con le lingue ci gioca, pas- delle diverse origini della sua comunità. Ma allora in sando dall’algerino al romagnolo, fino al cimbro. Romania non sono tutti zingari + Dracula?!

A

A volte basta anche una storia sola, un racconto solo per muovere la nostra empatia, o perlomeno aiutare la comprensione di quanto accade

A

C

i sono i giovani italiani, ricchi di ascendenze, delle famiglie miste, un padre indiano e una madre italiana, una vita a Milano per Gabriella Kuruvilla, una madre egiziana e un padre congolese, una vita 4 - Il Gioco degli Specchi

V

engono tutti per farci conoscere di persona la loro storia e altre ce ne offrono tra fantasia e realtà, in una promessa di futuro.


primo piano

mondo di storie Gli autori, i temi, i libri

I

discorsi che faremo sono tanti, riguardano da vicino la nostra società e il suo futuro. Parleremo di e con le cosidette seconde generazioni, ricchezza italiana non riconosciuta: Sumaya Abdel Qader, Porto il velo, adoro i queen. Nuove italiane crescono, Sonzogno editore, 2008; Ingy Mubiay Kakese, Quando nasci è una roulette. Giovani figli di migranti si raccontano, curato con Igiaba Scego, Terre di mezzo editore, 2007, il racconto “Documenti, prego” in Pecore nere, Laterza, 2005; Elvira Mujcić, Al di là del caos. Cosa rimane dopo Srebrenica. Infinito edizioni, 2007. E se Fuad avesse avuto la dinamite? Infinito edizioni, 2009.

R

icorderemo la storia dell’emigrazione italiana ed i rientri dei discendenti: Marisa Fenoglio, Gabriella Kuruvilla, Bagdad Vivere altrove, Palermo, Sellerio, 1997; Marinette Pendola, Gli italiani di Tunisia. Storia di una comunità (XIX-XX secolo), Editoriale Umbra, Foligno, 2007; Adrian Bravi, Sud 1982, Nottetempo, 2008; Mario Perrotta, Emigranti Esprèss , Fandango libri, Roma, 2008, Mariangela Sedda, Oltremare, ed. Maestrale, 2007, Tiziana Grassi, il cd Segni e sogni dell’emigrazione, casa editrice Eurilink-Eurispes. Ricorderemo questo nostro passato di nazione, sempre mimetizzato e nascosto, anche quello recente, non per infangare l’Italia, ma per conoscere la realtà e fondare il futuro sulla verità e la giustizia (possibilmente).

I

taliani brava gente? Il razzismo nel passato e nel presente ed i traffici della nostra criminalità: Luca Bravi, Rom e non-zingari. Vicende storiche e pratiche rieducative sotto il regime fascista, CISU, 2007; Marco Rizzo,cronaca

a fumetti Ilaria Alpi, il prezzo della verità, uscito per Becco Giallo nel 2007; il seminario a cura della Società Italiana Letterate, “Razzismo ed ex colonie”con le analisi di Giovanna Covi, Clotilde Barbarulli, Paola Zaccaria, Kaha Mohamed Aden. I piccoli esempi ironici di razzismo anche latente di Kossi Komla-Ebri, Vita e sogni. Racconti in concerto, Edizioni dell’Arco-Marna, 2007.

P

arleremo di migrazioni storiche, del fatto che la migrazione fa parte della storia dell’uomo: ancora la testimonianza di Marinette Pendola, di Adrian Bravi e di Mircea Groseru insieme a quella espressa in poesia da Božidar Stanišić, La chiave nella mano. Ključ na dlanu, poesie, bilingue, Campanotto Editore, Pasian di Prato (UD), 2008. aremo un’occhiata da vicino alla nostra società meticcia, senza paure immotivate e preconcette, vedendo problemi da affrontare e ricchezze da valorizzare, possibilità da cogliere. È una nuova pittura, Gabriella Kuruvilla, una nuova poesia, quella cercata da Mia Lecomte, una nuova arte, Renata Mariotti e una danza nuova, Rosa Tapia (nella foto). Un nuovo cibo. Parlerà ai bambini la poeta Mia Lecomte: Come un pesce nel diluvio, Sinnos, 2007.

D

I

nostri ospiti sono per la gran parte scrittori che sanno bene che la purezza non esiste e quando ci si avvicina è biologicamente e culturalmente improduttiva se non dannosa. È una nuova lingua e letteratura quella che si forma, in un processo naturale e sempre esistito di contaminazioni, prestiti, scambi, in un amalgama sempre rinnovato. Il Gioco degli Specchi - 5


immi emi

“Vietato agli Italiani” Ricordo dell’emigrazione trentina di Maurizio Tomasi

molti sono stati costretti ad abbandonare la casa, la terra e la famiglia per inseguire un sogno di vita migliore. La statistica ci dice che i trentini che vivono al di fuori dei confini provinciali sono decisamente più numerosi di quanti vivono in Trentino. È un passato difficile e doloroso, del quale troppo spesso ci si dimentica ma che è parte integrante della nostra storia.

“I

rapporti con gli svizzeri erano molto difficili: quando ci sentivano arrivare correvano a chiudersi in casa. Molti bar esponevano il cartello ‘Vietato agli italiani’ e quando mia moglie e le sue colleghe, quasi tutte italiane, uscivano dal lavoro e salivano sul tram, c’era sempre qualche svizzero che pretendeva si alzassero e cedessero il posto”: questa la testimonianza di Giuseppe Pasquazzo, classe 1939, nato in Belgio a Marcinelle dove la sua famiglia era emigrata, che ha poi lavorato sia in Belgio che in Svizzera. La si può leggere nel primo volume della trilogia “Tanti volti, un’unica comunità”, con la quale l’Associazione Trentini nel mondo, in occasione del suo cinquantesimo di fondazione, ha voluto raccogliere e raccontare “la storia e la realtà dei Circoli trentini nel mondo”.

S

ono numerosi, nei tre libri citati, le testimonianze - rese in prima persona da emigrati trentini o da loro discendenti - che descrivono situazioni vissute, condizioni di lavoro, difficoltà della vita quotidiana, l’attaccamento alla terra di origine, spesso conosciuta solo attraverso i racconti tramandati di generazione in generazione. Una lettura istruttiva per comprendere le sofferenze patite dagli emigrati, le speranze che li animavano, il legittimo orgoglio per il contributo dato allo sviluppo dei paesi che li ospitano.

...ma le rondini ed altri uccelli dal volto umano ferito migrano ancora strappando in cielo ogni frontiera

A

l giorno d’oggi c’è un gran bisogno di raccontare ed ascoltare, di scambiare esperienze e ricordi, di avere interesse e curiosità verso l’emigrazione e verso chi l’ha vissuta e la sta vivendo.

E

cco perché “Riempire il mondo di storie”, come si prefigge di fare “Il gioco degli specchi” dal 2 all’8 novembre, è un’iniziativa che l’Associazione Circoli sono oltre duecenTrentini nel mondo considera to e con il loro numero e la Claudio Nerèo Pellegrini importante e meritoria per faloro presenza in ventisei paesi vorire quel dialogo e quella codel mondo, dimostrano come noscenza reciproca, che sono anche il Trentino abbia pagato un grande tributo all’emigrazione: fra la seconda meta la premessa per costruire una società più aperta e dell’Ottocento ed i primi anni 60 del secolo scorso, in più giusta.

I

6 - Il Gioco degli Specchi


cultura in gioco

Se migra la poesia Intervista a Mia Lecomte di Idil Boscia

Raggiungiamo la scrittrice Mia Lecomte telefonicamente, prima del suo rientro a Roma dopo l’estate, dove si dedicherà, tra l’altro, alla pubblicazione del libro L’altra città. L’altra città è una lunga passeggiata tra tutte le persone che compongono le città di oggi. Da ogni parola di Mia Lecomte la passione per la poesia, e non solo. Molto del suo lavoro è dedicato alla poesia. Una scelta controcorrente? ML: No, per me no: sono vissuta immersa nella poesia – mio padre è un poeta – ed è stata quindi una scelta naturale, che mi ha portata ad occuparmene anche all’Università e che, alla fine degli anni Novanta, mi ha fatto chiedere se anche in Italia, come in altre realtà, ci fossero poeti migranti che scrivessero in italiano. La poesia nel nostro Paese è di sicuro un po’ ignorata, ma non definirei la mia una scelta controcorrente: è sicuramente un interesse un po’ minoritario, ma è sempre stato il centro della mia vita, il mio mondo. Come definirebbe, se possibile, la poesia della migrazione? ML: È molto difficile dare una definizione. Già dire “poesia della migrazione” è parziale, ma servono delle formule per intendersi. La poesia è difficile da etichettare, o c’è o non c’è. Tanti scrivono poesie, ma c’è da fare una grossa scrematura. Ci sono poeti molto validi anche tra quelli stranieri, che sono in certo modo più ricchi da punto di vista umano: è un’umanità più ricca di esperienze, sentimenti, di una vita che poi produce importanti risultati; non è la poesia del tecnico che rincorre i concorsi, ma è una prospettiva più profonda, una poesia che nasce da un vero desiderio e da una grande motivazione. In questa edizione del Gioco lavorerà soprattutto con i bambini. Cosa dobbiamo aspettarci?

ML: Per bambini ho scritto nonsense, libri, giochi... In questa occasione presenterò Come un pesce nel diluvio, libro nato da un commento al racconto del diluvio universale di mio figlio, per il quale non è giusto che sopravvivono tutti i pesci, anche i più cattivi. È la storia del diluvio, in cui i pesci perdono la testa e si dimenticano di tutto. Ci sono pesci di tante varietà, in cui i bambini possono identificarsi, dalla pesciolina con le labbra rosse al pesce sportivo, finché non arriva un insignificante pesciolino rosso che vede l’arca e fa risalire gli altri pesci per metterla in salvo. “Riempire il mondo di storie”. È un Festival dedicato agli autori per bambini? ML: Scrivere per i bambini è un po’ una capacità che, come la poesia, ha a che fare con la natura. È come rapportarsi con loro: ci sono adulti che fanno solo moine, altri che “arrivano”, e lo stesso vale per i libri, dipende da che mondo si condivide. I piccoli ti offrono sempre i loro particolari punti di vista, ma le storie sono qualcosa di molto vero e serio, non sono solo per bambini. Le storie, qelle legate alla cultura dell’oralità e capaci di affascinare anche gli adulti, sono quelle che andrebbero recuperate. Sono indispensabili per tutti noi, le micro e le macro storie. Più storie ci sono, più si vive una vita piena.

la scrittrice Mia Lecomte si occupa in particolare di poesia della migrazione (fondamentale l’antologia da lei curata Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano, Le Lettere, Firenze, 2006) ed è lei stessa una raffinata poeta. Recentissima l’uscita di Terra di risulta, Milano, La Vita Felice, 2009. Il Gioco degli Specchi - 7


appuntamenti PROGR A M M A

2

novembre, lunedì • h. 9-12:30 Peja/Peć sguardi in divenire: 10 anni di relazioni tra le comunità, Mostra fotografica, visita guidata per classi nei giorni di lun 2 e mart 3/ sala Mostre, Palazzo Geremia, via Belenzani 19. Prenotazioni allo 0461.223224, tavolo.kosovo@trentinosolidarietà.it • h. 10 Mostra mercato del libro / sala di rappresentanza della Regione, piazza Dante/ Orari 10-20 • h. 10 Inaugurazione mostra Mappe, rotte e paralleli. persone, viaggi di carta e rappresentazioni del mondo a cura di Mani altri Sguardi / Orari 10- 20, con visita guidata su prenotazione per gruppi di ogni età • h. 15 Inaugurazione Vetrina bibliografica de Il Gioco degli Specchi 2009 / Trento / Sala Manzoni / Biblioteca comunale centrale, via Roma 55 • h. 15 Immagini dell’altro mondo. Mostra fotografica sulla quotidianeità tzigana. Biblioteca comunale centrale, via Roma 55 • h. 17 Storie da lontano che arrivano vicino. Con Soledad Rivas, Biblioteca comunale centrale, via Roma 55. Sezione ragazzi per bambini da 5 a 10 anni • h. 21 Peja/Peć sguardi in divenire: 10 anni di relazioni tra le comunità, inaugurazione della mostra. Proiezione del documentario Storie di vita dall’Europa di Mezzo “Niente a Nessuno, storie di normali anomalie”, alla presenza di registi e collaboratori, di Progetto Kosovo novembre, martedì • h. 16 A CLES, asilo nido di Cles, via Doss di Pez, narrazione animata seguita da un laboratorio a cura della cooperativa sociale La Coccinella • h. 17 Would you like a cup of tea? Il tè alla maniera di

3

22 27 27-31

l’autore

ottobre - ALA (TN) • h. 20:30 La poesia di Bozidar Stanisic, con

ottobre - TRENTO • h. 10 Un sacco di libri, spettacolo di danza dell’ass. Sulla soglia / teatro S.Marco (per le scuole) ottobre - BOLZANO • colloquio sulla cultura afghana con Margret Bergmann (Medici senza frontiere) / I.C. Bolzano V-Gries 1, Via Duca d’Aosta, 46 / biblioteca scolastica (per le scuole) ottobre - MILANO • h. 18 presentazione di Mihai Mircea Butcovan, a cura di CRES Mani tese / Libreria Feltrinelli ottobre - ALA (TN) • h. 20:30 Conoscere, dialogare, convivere.

28 29

8 - Il Gioco degli Specchi

Xumei (Cina) albergo America, via Torre Verde 50, Trento • h. 17 Storie da lontano che arrivano vicino. Con Soledad Rivas, Biblioteca comunale di Meano. Per bambini da 5 a 10 anni • h. 21 Presentazione del documentario Memorie – Storie di vita a Prijedor, a cura Progetto Prijedor, 21 sala Falconetto, Palazzo Geremia, via Belenzani 19 novembre, mercoledì • h. 17 Would you like a cup of tea? Il tè alla maniera di Tomoko (Giappone) / albergo America, via Torre Verde 50 • h. 17 Storie da lontano che arrivano vicino. Con Soledad Rivas, Biblioteca comunale di Madonna Bianca. Per bambini da 5 a 10 anni • h. 21 Un tango, un bolero, tambièn una poesia, serata di cultura sudamericana a cura di Ass. Mi gente / sala Falconetto / Pal. Geremia, via Belenzani 19 novembre, giovedì • h. 15 Donne dell’Est. Le storie di Marina Sorina, con Franca Zadra Sala Falconetto, a cura dell’ass. Donne Immigrate Agorà / sala Falconetto / Pal. Geremia, via Belenzani 19 • h. 15-19, Seminario Razzismi ed ex colonie, a cura di Società Italiana Letterate, con Paola Zaccaria, Giovanna Covi, Kaha Ali Aden, Clotilde Barbarulli / Ass. Istruzione, via Gilli 4 • h. 16:30 Storie da lontano che arrivano vicino. Con Soledad Rivas, Biblioteca comunale di Ravina. Per bambini da 5 a 10 anni • h. 17 Would you like a cup of tea? Il tè alla maniera di Mina (Marocco) / albergo America, via Torre Verde 50 • h. 21 Il mosaico trentino nel mondo, breve filmato e collega-

4

5

anteprime Proposte di lettura, a cura di Franca Zadra, Biblioteca Comunale, Via Roma 40 ottobre - PIEMONTE • h. 18-20 intervista a Laila Wadia a cura di Davide Ruffinengo / “Simply Book, la libreria alla radio” programma di Primaradio (www.primaradio.it) ottobre - BERGAMO • h. 18 presentazione del volume Lingue e letterature in movimento. Scrittrici emergenti nel panorama letterario italiano contemporaneo (Bup) a cura di Silvia Camilotti / libreria Il Caffè Letterario, via San Bernardino 53 ottobre - FIRENZE • Mondi che si specchiano, attività per bambini, ragazzi, famiglie e adulti a cura di Ass. SciogliLibro, Presìdi del libro / Libreria Chiari, piazza Salvemini 18

30 30 31


appuntamenti EV ENTI menti internazionali con emigrati trentini. A cura Ass. Trentini nel mondo Onlus / sede dell’associazione, via Malfatti, 21 novembre, venerdì • Incontro con l’autore, nelle scuole: Mia Lecomte all’I.C. Trento VI, Marinette Pendola all’Ist. alberghiero, G. De Prebizer, Rovereto, Marisa Fenoglio al Liceo Rosmini, Trento, on. Mircea Grosaru, rappresentante emigrati storici italiani in Romania, Mariangela Sedda all’I.C. Trento IV, scuola Dante Alighieri • h. 12-14 Pane dal mondo / caffè Piazza Lodron • h. 15-19 Seminario Razzismi ed ex colonie, a cura della Società Italiana Letterate, con Paola Zaccaria, Giovanna Covi, Kaha Ali Aden, Clotilde Barbarulli / Ass. Istruzione, via Gilli 4 • h. 17 Fare e Giocare, con l’ass. Yomoyamabanashi al Barycentro, Piazza Venezia 38 (Port’Aquila) • h. 17 Storie da lontano che arrivano vicino. Con Soledad Rivas, Biblioteca comunale di Clarina. Per bambini da 5 a 10 anni • h. 19 Convivium, cena indiana / albergo America, via Torre Verde 50 • h. 21 Metti nel carrello: gli scrittori del Gioco degli Specchi, presenta Massimo Cirri di Caterpillar / teatro S.Marco / via San Bernardino 8 novembre, sabato • h. 10, Al crocevia della Somalia. Colonie, affari, traffici italiani, con Silvia Camilotti, Marco Rizzo, Davide

6

7

26

ottobre - 6 novembre • Renata Mariotti, le sue creazioni e l’arazzo del laboratorio ZIG ZAG, un destino che divaga /banca Bovio Calderari, via Oss Mazzurana 63 / Trento Inaugurazione 26 ottobre, h. 11. Orari d’apertura: da lun a ven 8:30-13:30 e 14:30-15:30. ottobre - 8 novembre • La pittura di Gabriella Kuruvilla / atrio facoltà di Giurisprudenza / Corso Rosmini / Trento. Inaugurazione 30 ottobre h. 18. Orari d’apertura: da lun a ven 8-19:30, sab 8-12 - 3 novembre • Mostra fotografica PEJA/PEĆ sguardi in divenire: 10 anni di relazioni tra le comunità / Palazzo Geremia, via Belenzani 19 / Trento. Inaugurazione 2 novembre h. 21. Visita guidata su prenotazione allo 0461.223224 o tavolo.kosovo@trentinosolidarietà.it - 8 novembre • Mappe, rotte e paralleli. Persone, viaggi di carta e rap-

30 2 2

Mattiello, dell’ufficio di presidenza di Libera e responsabile di Libera Piemonte, in coll. con il Centro per la Pace di Bolzano / Sala Falconetto, Pal. Geremia, via Belenzani 19 • Incontro con l’autore, nelle scuole: Adrian Bravi al liceo Prati, Luca Bravi all’ITI Buonarroti, Kossi Komla-Ebri al liceo Rosmini, Rovereto, Sumaya Abdel Qader, all’Istituto d’arte Vittoria, Bozidar Stanisic al liceo Maffei, Riva del Garda, Ingy Mubiayi Kakese al liceo Galilei, Elvira Mujcic al liceo da Vinci, presentazione Guido Laìno, Tiziana Grassi, scuola secondaria di I grado C. Madruzzo, Cavedine • h. 12-14, Pane dal mondo / caffè Piazza Lodron • h. 15 Dalla terra italiana alla Polonia/ do Polski z ziemi włoskiej, a cura dell’Ass. Polacchi nel Trentino / Castello del Buonconsiglio • h. 19, Convivium, cena marocchina / albergo America, via Torre Verde 50 • h. 21, Il braciere. Storie intorno al fuoco: in ricordo di Rino Zandonai con Tahar Lamri, Maura Pettorruso, Mario Perrotta, Rosa Tapia, Giacomo Anderle, con Corrado Bungaro e Carlo La Manna e la colaborazione di Alessandra Henke e Amedeo Savoia / Auditorium S.Chiara novembre, domenica • h. 12-14, Pane dal mondo /caffè Piazza Lodron

8

PUNTI INFO: a Trento in Via Santacroce, Piazza Battisti, Via Manci e nelle biblioteche. In provincia: nelle biblioteche

mostre

presentazioni del mondo e Mostra – mercato del libro / sala di Rappresentanza della Regione / piazza Dante / Trento. Inaugurazione 2 novembre h. 10 Visita guidata su prenotazione per gruppi. - 7 novembre • Vetrina bibliografica del Gioco degli Specchi 2009 e Immagini dell’altro mondo. Mostra fotografica sulla quotidianità tzigana, a cura di AIZO Onlus / Biblioteca comunale centrale / via Roma 55 / Trento Inaugurazione 2 novembre h. 15. Visita guidata su prenotazione al 338.5485616 - 5 novembre • Incontri gratuiti per le scuole, su prenotazione: Raccontami una storia, con vari mediatori, Laboratori interculturali a cura delle associazioni: MiGente, Animazioni, Ass. Rumeni Trentino-Alto Adige, Acdait Donne Albanesi, Casvi, Coop. Sociale La Coccinella - 7 novembre • Raccontami una storia, in ospedale per bambini a cura di ABIO Onlus

2 2 2

Il Gioco degli Specchi - 9


fusioni

Perché leggere gli autori immigrati in Italia Conoscersi attraverso le storie di Silvia Camilotti

I

l fenomeno che vede, a partire dai primi anni Novanta, uomini e donne immigrati in Italia impugnare la penna e dedicarsi alla scrittura letteraria, direttamente in lingua italiana, è significativo per una serie di ragioni Si tratta di persone che, nella maggioranza dei casi, non erano scrittori prima dell’esperienza di emigrazione in Italia, ma che in questo paese hanno sentito l’esigenza di raccontarsi.

S

i tratta di una letteratura che è nata in stretta connessione al fenomeno delle migrazioni, vissuto in prima persona da chi lo racconta. Precisiamo che gli autori e le autrici affrontano le più diverse tematiche nei loro scritti, che spaziano anche dal punto di vista formale, dalla poesia al racconto al romanzo. Se dunque, la migrazione come esperienza ha indubbiamente segnato il sorgere di queste scritture, le tematiche sviluppate sono andate, con il passare del tempo, oltre tali confini. E tale elemento rappresenta un valore aggiunto a tali scritture, che hanno saputo reinventarsi, mantenendo sempre come prioritaria la volontà di rivolgersi alla società italiana, per raccontarla a partire da prospettive diverse, inusuali, inaudite. E proprio questa appare una delle ragioni che sottolinea l’importanza di questa giovane letteratura, l’aspirazione a raccontare gli italiani, a dare loro l’occasione di vedersi rispecchiati in occhi altrui, capovolgendo le prospettive e riflettendo su se stessi. Senza dimenticare che prendersi voce, attraverso la penna, è un’occasione da non perdere per coloro che generalmente rimangono inascoltati.

poco noti o di cui generalizzazioni e stereotipi trasmettono un’immagine deviante. L’ambientazione o i frequenti riferimenti a situazioni di paesi del sud e dell’est del mondo su cui i riflettori dei mass media si accendono raramente, attivano nel lettore processi di sensibilizzazione e conoscenza, sebbene attraverso la finzione, di fatti e storie che altrimenti resterebbero nel silenzio.

i testi mostrano i volti meno noti dell’immigrazione, nell’ottica dell’incontro

I

noltre tali scritture, oltre a far riflettere il lettore italiano su se stesso e sulla società in trasformazione in cui vive, hanno il pregio di aprire delle finestre su popoli 10 - Il Gioco degli Specchi

A

ciò si aggiunga che, in un clima di paura e diffidenza generalizzata alimentato oggi dal discorso pubblico e dall’ignoranza, testi come questi, che mostrano i volti meno noti dell’immigrazione, lavorano nell’ottica dell’incontro e non certo dell’arroccamento identitario e del conflitto. La società italiana, che lo si voglia o no, è già interculturale, è già ricca di mescolanze e di intrecci ed il processo è irreversibile. Ciò potrebbe suonare a molti come una minaccia: al contrario, i testi di autori ed autrici immigrati in Italia ci mostrano le potenzialità e le risorse che una società meticcia racchiude in se stessa. La letteratura, grazie a tali voci esordienti, diventa ancor più occasione di incontro. Un incontro che origina dalle sue pagine e sconfina, attraverso i lettori, nella realtà di tutti.

incontro con gli autori venerdì 6, ore 21, teatro S.Marco, via S. Bernardino 8, Trento Metti nel carrello: gli scrittori del Gioco degli Specchi Presenta Massimo Cirri di Caterpillar


cultura in gioco

La sfida di un’altra lingua Intervista a Tahar Lamri di Manuel Coser

La letteratura prodotta da scrittori migranti porta ad una duplice contaminazione: gli autori devono plasmare la propria lingua d’origine con una nuova parlata, adottiva; questa a sua volta viene risignificata dai nuovi parlanti, deve accogliere in sé le intenzioni, i contenuti ed i sistemi di valori di soggetti esterni al mondo di riferimenti che l’hanno sino ad ora forgiata. Lei condivide questa riflessione? TL: Condivido questa riflessione che, però, rimane all’interno di un modo di ragionare, quello occidentale contemporaneo, basato essenzialmente su coppie concettuali che funzionano per opposizione: razionale/irrazionale, colto/popolare, scritto/parlato. Non penso, quindi, che l’arrivo di nuovi parlanti della lingua italiana possa travolgere questa fino al punto di inventarne una nuova. Semmai sono proprio questi soggetti, dovendo utilizzare la lingua italiana, scritta e orale, a esserne conquistati. Nella sua esperienza personale e di scrittore è stato, è così?
 TL: E’ così per un verso e non è così per molti altri. Noi stabiliamo un rapporto con il sistema linguistico materno, cioè dell’infanzia, e questo determina il viaggio, come si dice, su basi affettive molto forti, dove sono coinvolti tutti i sensi. Dire “pane” in italiano assume un significato; dire la stessa parola in arabo o anche in francese (lingue dell’infanzia) indica anche il profumo, la madre china intenta a prepararlo, quel fornaio e non un altro, ecc. La letteratura, indipendentemente della lingua in cui si scrive, cerca di restituire la memoria e di mettere ordine nel caos dei ricordi, remoti o vicini, che ci investono. La letteratura definita “migrante” che ruolo gioca in questo processo di reciproca ridefinizione e comprensione? Conosce la realtà di altri paesi dove la letteratura di scrittori migranti abbia influito o attivato

un processo di questo tipo?
 TL: In realtà la cosiddetta letteratura della migrazione non porta nulla di nuovo sul piano propriamente linguistico, qualcuno ha parlato di interlingua, una specie di lingua mista, ma credo che siamo molto lontani da questa e forse non è nemmeno possibile. L’Italia è, a mio avviso, un caso a sé perché trova il fondamento della propria identità linguistica nella letteratura. C’è un canone letterario, un modello di stile che va dai primi scritti siciliani di Federico II, nel 1200, fino a quelli odierni di Federico Moccia, c’è una storia della letteratura italiana ormai fissata (o fossilizzata) che ha tagliato fuori prima tutte le varie espressioni regionali e non ha mai ammesso, poi, intrusioni. Trovo fuorviante poi paragonare il caso italiano a quello francese o inglese perché se io scrivo in francese in realtà scrivo in una lingua non sconosciuta alla mia infanzia e se Salman Rushdie scrive in inglese, in realtà scrive in una specie di lingua materna. In italiano fino a questo momento, gli scrittori scrivono in una lingua straniera, imparata da adulti, ed è qui tutta la differenza.

lo scrittore Tahar Lamri nasce ad Algeri nel 1958. In Libia dal 79 all’ 84, conclude gli studi in Legge iniziati in Algeria, con la specializzazione in Rapporti internazionali e lavora come traduttore presso il consolato di Francia a Bengasi, si sposta dunque in Francia. In Italia dal 1986, vive a Ravenna. Scrittore, partecipa a numerosi incontri, seminari, conferenze e attività culturali riguardanti la letteratura straniera e la letteratura d’immigrazione. Il Gioco degli Specchi - 11


percorsi

Quale Occidente, quale Islam? Quello che le mappe non dicono di Giovanna Collauto

si scontrerebbe con l’Islam? E con quale Islam, quello praticato in Asia, in Africa, in Europa, in America…? Quello dei talebani o quello della famiglia di musulmani che abita nel nostro stesso condominio?

Q

L

a mostra-laboratorio “Mappe, rotte e paralleli” proposta quest’anno da “Il Gioco degli Specchi” offre lo spunto per qualche riflessione anche sul presunto “scontro” fra Occidente e Islam.

P

artiamo da una constatazione: in nessuna mappa si trova scritto “Islam”, semplicemente perché non è un Paese o un continente ma una religione, oggi diffusa in tutto il mondo: ha già dunque poco senso contrapporre una religione ad un luogo, il cosiddetto’”Occidente” che peraltro è a sua volta un “non luogo”, perché la sua collocazione varia a seconda di come facciamo girare il mappamondo.

D

a questa constatazione, in sè anche banale, nascono i primi interrogativi: “chi” si scontrerebbe con “chi”? Dov’é e qual è l’Occidente che 12 - Il Gioco degli Specchi

uesti interrogativi ne aprono altri. Rubiamo il primo dal libro “L’Islam che non fa paura”, di Michele Zanzucchi (cattolico): “L’Islam è uno come la cristianità è una, come “noi occidentali” ci consideriamo spesso ormai un corpo solo, al di là del nostro credo e delle nostre ideologie. Ma di che unità si tratta?”. La realtà, scriverà più avanti Zanzucchi, è che l’Islam è “plurale”. Come il Cristianesimo, che è diviso in tante “Chiese”, come lo stesso Cattolicesimo che è sentito e praticato in modi diversi a seconda dei Paesi, perché le religioni si intrecciano con le culture e le tradizioni locali che le influenzano e ne sono influenzate: basta pensare a quanto diversa è la celebrazione di una messa in Africa e a Trento per intuire quali e quante differenze possono esserci anche fra l’Islam praticato dai musulmani trentini e quello dei loro correligionari che vivono in altri continenti e Paesi. Senza contare che ogni religione – e quella islamica non fa eccezione - può essere vissuta in tanti modi diversi per quante sono le persone.

la mostra sala di rappresentanza della Regione, piazza Dante, Trento

Mappe, rotte e paralleli Persone, viaggi di carta e rappresentazioni del mondo a cura di Mani altri Sguardi, da lunedì 2 a domenica 8, visita guidata su prenotazione per gruppi di ogni età


percorsi

E

tutto questo vale anche per l’Occidente, come afferma chiaramente Tarik Ramadan nel libro-confronto “Possiamo vivere con l’Islam?” scritto insieme a Jacques Neirynck: “Ho trascorso tutta la mia vita in Occidente – scrive Ramadan - e so che questo Occidente non è uno solo, ma ha molte sfaccettature e vi sono una pluralità di prese di posizione”. Uno dei volti dell’Occidente é “il culto del solo rendimento, della produttività, del successo immediato, della competizione cieca e disumana…. e questi – ammette Ramadan - sono sì in totale contraddizione con i valori della civiltà islamica; ma ci sono anche – aggiunge - tantissimi uomini e donne in Occidente, sia cristiani, laici o di tutt’altra tradizione religiosa, che rispetto alla situazione attuale denunciano il

loro malessere ed organizzano una vera e propria resistenza”.

S

e uno scontro c’è, dunque, è fra visioni diverse del mondo, della vita, dell’economia, della politica, della giustizia sociale: visioni che possono dividere fra di loro anche persone della stessa religione, cultura e nazionalità (come in Italia e anche in Trentino), o possono viceversa accomunare persone delle più diverse religioni o di nessuna religione, delle più diverse culture e dei più diversi Paesi, regioni, città o villaggi.

E

se così è, “non bisogna sbagliare nemico”, come scrive ancora Tarik Ramadan e come invece accade a chi si lascia sviare dai falsi profeti dello scontro fra “un” Occidente e “un” Islam che non esistono.

“Si ‘nu babà”

I

l re di Polon i a Stanislao L ecz y n sk i alla metà del 1700 era in esilio nel ducato francese di Lorena quando il suo cuoco modif icò un dolce della pasticceria tedesca secondo lui troppo asciutto: il Kugelhupf.

N

acque così il Babà, dolce intriso di rum, che potrebbe prendere il nome dal termine polacco “baba”, nonnina, forse riferito alle vecchie donne che si occupavano della cucina. Dalla Lorena a Parigi e poi, con i cuochi che si andavano ad istruire in Francia, alla corte di Napoli, dove si diffuse tanto da identificarsi con la città.

M

orbido, semplice, pasta solo appena dolce irrorata di profumato rum, è ormai sinonimo di dolce napoletano. Chissà se ci prepareranno dei babà per l’incontro che tiene l’Associazione Polacchi nel Trentino con i Servizi educativi del museo: parlano dei rapporti storici tra Italia e Polonia e chiudono l’incontro con una degustazione di dolci polacchi.

S

abato 7 novembre Ore 15 Castello del Buonconsiglio, Trento Dalla terra italiana alla Polonia/ do Polski z ziemi włoskiej.

Il Gioco degli Specchi - 13


società

A scuola di convivenza Genitori permettendo.... di Giovanna Collauto

“U

n bambino non nasce razzista. E se i suoi genitori o i suoi familiari non gli hanno messo in testa idee razziste, non c’è ragione che lo diventi”: queste affermazioni del grande scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun sono citate dallo psichiatra e sociologo Paolo Crepet nel suo libro “La gioia di educare”. E “i bambini – precisa Crepet - non apprendono solo da lunghi e faticosi insegnamenti ma anche da battute e gesti apparentemente banali: un insulto ascoltato da papà allo stadio, un moto di stizza della mamma nei confronti di chi chiede di lavare il vetro della macchina ferma a un semaforo. Sono gocce che una dopo l’altra cadono nell’animo di un bambino aumentandone la diffidenza nei confronti di chi non ha il suo colore di pelle o non crede nella sua stessa religione. Così cresce, silenziosamente, un piccolo razzista”.

allora come metterla con i pregiudizi sugli albanesi, i romeni, i marocchini che nel frattempo il bambino-ragazzo ha assorbito? La soluzione più frequente – tanto contraddittoria quanto significativa – è la seguente: “il mio amico non c’entra, lui è bravo, è speciale, è diverso” da tutti gli altri albanesi, romeni, marocchini… E in questo modo il bambino-ragazzo afferma, sia pur ancora inconsapevolmente, che i pregiudizi nascono dalla mancata conoscenza.

La paura di aprirsi, conoscere e confrontarsi con gli altri, diventa paura di se stessi

L

e stesse affermazioni potremmo sentirle da molti insegnanti, anche in Trentino. Insegnanti che nonostante tutto il loro impegno nell’educazione alla convivenza, vedono a un certo punto spuntare qua e là nelle loro classi i primi pregiudizi: succede raramente alle elementari, spesso invece alle scuole medie inferiori, quando per i bambini che stanno diventando ragazzi anche il ripetere – e far proprie – le battute degli adulti è un modo per sentirsi grandi.

E

a quel punto succede spesso che il bambino-ragazzo abbia giocato fin da piccolo con un compagno albanese o romeno o marocchino, e ne sia rimasto amico. E 14 - Il Gioco degli Specchi

S

uccede poi anche – e questo fa sperare – che nella stessa classe ci siano bambini-ragazzi educati da genitori attenti, aperti, che non hanno instillato nei loro figli il pregiudizio ma al contrario la curiosità e la voglia di conoscere: possono essere allora proprio questi bambini-ragazzi i primi a smontare i pregiudizi dei loro compagni, come ben sanno i molti bravi insegnanti che al momento giusto li lasciano parlare e confrontare fra di loro.

M

a per quanto possa fare la scuola, il rischio che “piccoli razzisti crescano” resta dietro l’angolo, complice il clima sociale decisamente ostile alla convivenza, al confronto sereno delle idee, al rispetto per le differenze e per i diritti dell’”altro”. Un clima che può far sottovalutare ai genitori, fra i tanti altri pericoli che temono per i loro figli, quello forse più grave di tutti: la paura di aprirsi, conoscere e confrontarsi con gli altri, che diventa paura di se stessi e della vita perché “gli altri – come si legge nel libro “L’altro” di Ryszard Kapuscinski -sono lo specchio nel quale ci vediamo riflessi”.


la rete

Una festa comune La necessità di fare rete con tutte le realtà associative alla base della filosofia de “Il Gioco degli Specchi”

F

are un lavoro culturale guardando alla società significa lavorare in gruppo, stabilire relazioni, collaborare. Per questo non lavoriamo da soli alla settimana 2-8 novembre, ma molte associazioni hanno aderito per arricchirla o aiutare. Quest’anno sono: Mi gente, Animazioni, Associazione Rumni Trentino Alto-Adige, Acdait Donne Albanesi, Casvi, Cooperativa Sociale La Coccinella, Associazione donne immigrate Agorà, Associazione Polacchi in Trentino, Società Italiana Letterate Sil Taa, Progetto Kosovo, Progetto Prijedor, Progetto Kosovo, Trentini nel Mondo Onlus, Aizo Onlus, Cooperativa Mandacarù Atas Onlus, Associazione Yomoyamabanashi, Abio Onlus. Anche a livello nazionale abbiamo creato legami con altre realtà che organizzano le anteprime: una biblioteca ad Ala, Cres Mani Tese a Milano, una scuola a Bolzano, una

libreria a Bergamo, la libreria radiofonica di Davide Ruffinengo in Piemonte, un Presidio del Libro a Firenze.

U

n Presidio come lo siamo noi dal 2006, quando abbiamo chiesto di entrare nell’associazione nazionale Presìdi del Libro, attirati dalla testimonianza di illustri fondatori che pongono la lettura come grande questione civile nazionale. Abbiamo sentito l’esigenza di avvicinarci per imparare dalle esperienze di altri, per ricavarne stimoli e buone pratiche, per diffondere a nostra volta la conoscenza dei temi che privilegiamo. In questo periodo partecipiamo con molte altre realtà locali ai momenti di confronto per la costituzione di Libera in Trentino Alto Adige. Nell’assemblea del maggio scorso, i soci de Il Gioco degli Specchi hanno deciso infatti di entrare a farvi parte. Poiché non ci vuole molta attenzione per notare i legami tra gli affari della mafia e le vicende della migrazione. Perché Il Gioco degli Specchi aderisce? l potere criminale profitta di tutte le Non crediamo che una persona sia un criminale perchè è clandestino. Non abbiamo paure indifferenziate, ma di singole persone quando commettono atti criminali. Abbiamo paura del razzismo e dell’indifferenza e vogliamo restare fedeli a quel patto sociale che ci riconosce tutti uguali per diritti e dignità: la Costituzione italiana.

I

situazioni di debolezza e ne aggrava le condizioni. Lucra sugli ingressi clandestini, sul traffico di donne e bambini, sul lavoro nero. La nostra attività culturale, che cerca di far conoscere queste pesanti forme di ingiustizia e disumanità, va quindi spontaneamente ad affiancarsi al percorso intrapreso da anni con decisione e concretezza da LIBERA, a cui ci unisce anche la prassi condivisa del ‘fare rete’.

“R

itessere relazioni vere è l’avvio di una comunità forte, coesa, amica...” (Card. D. Tettamanzi) Il Gioco degli Specchi - 15


da Ilaria Alpi, il prezzo della verità, testo di Marco Rizzo e tavole di Francesco Ripoli, uscito per Becco Giallo nel 2007. Per gentile concessione dell'editore.

INFO: tel 0461.916251 fax 0461.397472 cell. 340.2412552 info@ilgiocodeglispecchi.org www.ilgiocodeglispecchi.org

Sabato 7 Novembre, Ore 10, Sala Falconetto, Palazzo Geremia, Via Belenzani 19, Trento Al Crocevia Della Somalia. Colonie, Affari, Traffici Italiani Silvia Camilotti prende spunto dalla letteratura per ricordarci il nostro passato coloniale e la nostra cooperazione all’epoca di Craxi e del dittatore Siad Barre. Marco Rizzo parte invece dall’attualità, dall’assassinio di Ilaria Alpi, Miran Hrovatin e Mauro Rostagno, mentre sarà un rappresentante di LIBERA, Davide Mattiello, a chiudere questo cerchio terribile di rapporti tra Italia e Somalia.

L’Appuntamento

Il Gioco degli Specchi