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Direttore Danny Trejo Marzo 2012

Anno 2 - Numero 13 SEDE: ROMA 00198, via Reggio Emilia 32 c/d

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La misteriosa scomparsa di Della Valle, la rapida archiviazione del caso e le conseguenze dal punto di vista di un san pietrino.

I cinesi comprano il Colosseo Il comune prende ingenti somme da finanziatori privati per pagare i “lavori di restauro”.

il caso - ROMA avvertito H ocampanello

il primo d’allarme poche sere fa, cenando al ristorante cinese l’Universo in via Stresa, angolo via Trionfale. A servirmi il riso Xiang Mao c’era Marco Gianbiazzi, 24 anni, studente fuorisede di lettere e filosofia presso l’università degli studi di Roma La Sapienza. “il signor Whang è un gentiluomo, mi paga 6 euro e 50 l’ora, niente a che fare con quei taccagni della pizzeria dove lavoravo prima” mi ha detto. Per come la vedo io, non ci resta altro da fare che rassegnarci all’idea di cambiare padroni sostituendo gli imprenditori nostrani con i nuovi, sobri, giallognoli signori d’oriente. Quella che rappresenta il signor Whang è proprio questa nuova classe dirigente dalla quale ci ritroveremo a dipendere. Ho condotto un piccolo sondaggio, usando come campione i miei conoscenti e familiari. Stando ai dati che ho raccolto sono già in tanti quelli che acquistano indumenti cinesi, imbattibili per prezzi e per nulla secondi anche in qualità. Dal punto di vista dell’alimentazione poi non posso pronunciarmi

Antonio è in vacanza sul Nilo dal natale 2002, in compenso ho scoperto che a svolgere i lavori di restauro non saranno i dipendenti del comune, ma italiani scelti direttamente dai direttori capi del Qianjiang group. Sono già molti i rischi ai quali il nostro monumento simbolo è sopravvissuto. Prima di una certa morte misteriosa, suicidio o assassionio ninja che sia, si è perfino parlato di affiggerci sopra una pubblicità di scarpe. L’immagine scabrosa di quello che potrebbe succedere all’antica arena della capitale me l’ha suggerita l’illustratore della nostra piccola redazione mostrandomi la strana commissione che ha ricevuto da un privato, un certo signor Lee: bozzetti per un “ipotetico” ristorante cinese all’interno del nostro amato Colosseo.

obbiettivamente: soya anziché sale e thé verde alla mattina fanno parte delle mie abitudini alimentari già da parecchio; vi suggerisco la conversione, le vostre trippe vi ringrazieranno. Per salvare l’italia dalla crisi i combattenti più volenterosi insistono con la loro personale crociata dei pezzenti: la lotta all’evasione fiscale. La fornaia che ho sotto casa, moglie di un finanziere, anche lei non fa lo scontrino “non lo dica a mio marito, ma se non faccio così Aldo mi muore di fame”. Aldo è il loro cane: alano. L’alternativa che resta alla nazione è di ammettere i propri errori e chiedere aiuto. Ringrazio a tal proposito i crucchi e Ginevra per la pazienza e la benevolenza che nutrono nei nostri riguardi, ma i loro prestiti non basteranno mai a tirarci fuori dal debito pubblico. La sola idea di farmi salvare ancora dall’America mi urta profondamente, l’alternativa dal mio punto di vista è dunque una soltanto, la più evidente. La domanda successiva è:

di

Quale sarà il riscatto che ci chiederanno?

Sicuro non ce la caveremo con un “grazie”, neanche se lo pronunciassimo in mandarino e non è una battuta: all’interno del parlamento c’é già chi ha avanzato la proposta, per ora bocciata dalla camera, di insegnare il cantonese come seconda lingua straniera nelle scuole pubbliche. Temo che a rischiar grosso non siano i nostri tetti, i nostri letti, i nostri pasti, in una parola il nostro presente. La minaccia più grande grava sul nostro passato. Roma, amata mia città, per

il sindaco Alemanno in compagnia di un monaco Shaolin.

il

Gatto pirata

sbarca sul digitale terrestre.

“T

ommy the cat ” è l’ultima serie tv di Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko, i creatori di Doraemon. Fino a poco fa visibile solo su youtube, adesso anche sul digitale terrestre. L’animazione è un omaggio alle cause di Megaupload e Anonymous e tratta i temi della libera circolazione delle informazioni sul web. Colonna sonora di Les Claypool.

il coso

di Mario

Tirolesi

secoli sei stata palcoscenico della storia dell’uomo: il senso estetico stesso delle cose. Cosa è brutto e cosa è bello, lo decidono guardando te e la tua storia. Alcuni nostri lettori, o comunque i cittadini romani più attenti, si ricorderanno di Diego Della Valle, il pluri milionario imprenditore di scarpe Tod’s, che lo scorso anno ha deciso di elargire al comune di Roma 20 milioni di euro per i lavori di restauro del Colosseo. Quello che pochi sanno è che Della Valle è morto poco prima dell’ultimo capodanno. Il caso è stato velocemente archiviato dalla questura di Milano come “suicidio non premeditato”, ma le incognite alle quali la scientifica non è riuscita a rispondere sono molte: Chi ha mangiato quell’unico pezzo mancante di pizza peperoni e capperi ritrovata sulla scena? Perché Della Valle indossava un mocassino sul piede sinistro e uno stivale da rocciatore sull’altro al momento della morte? Era davvero “così tanto in confidenza con il suo pesce rosso da vo-

lergli dare il bacio della buona notte e quindi rimanere con la testa incastrata nella boccia di vetro” come si può leggere dal rapporto del maresciallo Peruzzi? Ad ogni modo i soldi dell’industria di scarpe non sono mai arrivati, al loro posto una ancor più generosa offerta arriva da un altra azienda italianissima: la Benelli. Ma non c’é da star tranquilli; Tranquillo è morto anche lui di una brutta morte. Ho fatto una minuscola ricerca su google, potete andare a verificare voi stessi digitando sui motori di ricerca “disastro Benelli” e questo sarà il primo risultato che troverete: “La casa di Pesaro è passata di mano, ma, contro le previsioni iniziali, ad acquistarla sono stati i cinesi del Qianjiang group Co ltd” (fonte: “la Repubblica web”). Quindi i ben 55 miliardi di euro che il comune di Roma ha accettato per i lavori di restauro del Colosseo sono soldi cinesi! Quando ho fatto il due più due ho provato a contattare Antonio La Reggina della soprintendenza dei beni archeologici e culturali, non ci sono riuscito:

via Massaciuccoli 77 Roma

Gino Cagliata

E se non ve ne importa na ceppa ve lo raccontiamo lo stesso:

Dov’é nato

Sbagliato?

- MILANO -

città piena di controsensi, é una eppure la viabilità funziona

benissimo. Nella capitale si dice “Bella!”, a Milano per salutare un amico si usa “Suca!”. Più omertosa della Palermo degli anni ottanta, i mafiosi la vedono come un enorme lavatrice per il riciclaggio di soldi sporchi. Nella zona tra Como e Lecco ci sono più banconote da 500 euro che residenti, eppure le strade pullulano di senza tetto. La pubblicità è ovunque, non è un caso se il movimento undergroun locale non è molto orgoglioso delle sue radici. Una cosa per me inspiegabile è la minuscola quantità di milanesi rispetto al numero degli abitanti: oltre alle legioni di immigrati, turisti, uomini d’affari provenienti dall’altra parte del globo, la città è invasa dai Sardi. Tutti pippano cocaina, dal dottore al cameriere, più che per ricercare lo sballo per una migliore resa sul lavoro. Il dialetto, quello stretto, si sta perdendo: in pochissimi lo conoscono e comunque nessuno lo parla dai cinquant’anni di età in giù. Sandor Iannielli, premio pulitzer ‘98, l’ha descritta così: “è il trono del consumismo, tra i molti quartier generali del capitalismo, il più puzzolente in Italia” (Così parlò Vilipendio, Bompiani ‘05).

SEGUE A PAGINA 4


In questo scenario di degrado e imbarbarimento culturale, c’é anche chi ha saputo imparare dai propri errori. Al Bar Basso, in via Plinio, intorno all’estate del ‘69, Mirko Stocchetto lavorava al banco servendo aperitivi. Un cliente ordina un Negroni: ghiaccio, fetta d’arancia, Bitter Campari, Vermouth rosso... ma a questo punto Mirko confonde il gin con lo spumante inventando così il Negroni Sbagliato. Mirko ha oggi 81 anni, ha passato la proprietà del bar al figlio, ma è comunque facile trovarlo lì, la mattina dopo le 11, sempre disposto a chiacchierare e raccontare la sua storia. in onore del suo errore quindi, abbiamo intervistato la persona sbagliata... di

Manolo Serra

Intervista a

Basilio Torta!

Scusi, ma lei chi è? “Basilio Torta”. Ehm... sì, avevo capito dal titolo dell’articolo, ma esattamente cos’é che fa? “Rispondo alle sue domande”. Occhei, ma non adesso, io dicevo in generale, nella vita di che si occupa signor Torta? “Spazi vuoti”. Basilio, possiamo darci del tu? “Certamente!” Scusami se insisto Basilio, ma la faccenda non mi è ancora del tutto chiara. Qual’é la tua professione? “Attappa buchi universale”. Ah! Sembra interessante, e da quand’é che sei nel settore? “Bhé ci sono nato”. Oh, lo spazio a nostra disposizione è quasi finito... “E con questo il mio lavoro qui è terminato!”

I vecchi rimedi sono sempre i migliori

e quattro polli insieme ragionano meglio di un uovo.

al noto blog D ietro “rimedi medievali per

curare i mali venerei” ci sono quattro ragazzi latino americani sbarcati sul paese a forma di scarpa in giovanissima età, costretti a confrontarsi con uno stile di vita ai limiti del fattibbile: quello dell’immigrato in territorio italiano. Potendo contare solo sulla loro profonda amicizia hanno indossato strani cappellini, venduto rose, lavato vetri... dalle scazzottate tra i banchi di scuola ai piccoli furti nei centri commerciali hanno anche trovato la forza per concludere gli studi in comunicazione, un campo dalla competizione schiac-

ciante, specialmente per gli analfabeti. Questi giovani talentuosi hanno raggiunto una certa notorietà lo scorso anno aprendo un blog multiplo sugli argomenti più disparati: www.chickenmcframe.com è ad oggi uno dei siti internet più visitati d’italia, un progetto tra i più ambiziosi e inovativi nel suo campo, per la capacità di mettere in guardia sulle molte contraddizzioni interne al nostro sistema. Alla domanda del come mai hanno scelto un pollo come emblema per comunicare la contraddizzione rispondono semplicemente: “Ma noi in realtà non vorremmo”. di Filippo

Tonnato


ANANABISMO