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BAIGUO |1|

SOCIETÀ E POLITICA


MATTEO PONTES | ANDREA SORA

L’OMBRA DEL D UOMO

GINGKO | |

BAIGUO

CI FU DAVVERO UN ATTENTATO CONTRO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ITALIANO IL 13 DICEMBRE 2009 A MILANO?


Titolo dell’opera: L’ombra del Duomo © Copyright maggio 2010 by Matteo Pontes, Andrea Sora © Gingko edizioni - San Pietro Capofiume (BO) I EDIZIONE maggio 2010 Collana Baiguo ISBN 978-88-95288-18-5

Progetto grafico di copertina: © 2010 ATALANTE Foto copertina: Press papier, Silvio Berlusconi by Anonimo. Per l’utilizzo dell’immagine riprodotta in copertina, l’Editore rimane a disposizione degli eventuali aventi diritto.

. Gingko edizioni via Luigi Pirandello n° 29 40062 San Pietro Capofiume, Molinella, Bologna (BO). Tel. 051.6908300 Fax: 051.6908397

www.gingkoedizioni.it www.fuggicalipso.net


L’OMBRA DEL D UOMO

Quando in uno Stato si diffonde l’abitudine di comandare senza sentire; di applaudire un discorso dettato dalla passione; quando si dà il nome di virtù all’esagerazione e al furore, e si accusa di delitto la moderazione e l’equità, allora quello Stato sta per cadere in rovina. NAPOLEONE BONAPARTE

Non pensare a cosa la tua nazione può fare per te, pensa a cosa tu puoi fare per la tua nazione. J.F. KENNEDY


on l’attentato del 13 dicembre 2009 a danno del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si raggiunge il culmine della crisi politica italiana. Agli occhi dell’opinione pubblica la polarizzazione già accentuata fra coloro che lavorano agli interessi politici, economici e giudiziari dell’Uno, e chi auspica la fine politica dello stesso, diviene una vera e propria scissione manichea tra i ‘pro Berlusconi’ e i ‘contro Berlusconi’. È in questo stato pregresso di conflitto sociale e politico che si inserisce la manifestazione del No Berlusconi Day che si svolge il 5 dicembre 2009 a Roma, e in molte altre città italiane che si ritrovano ad accogliere fino ad ottocentomila manifestanti. Il popolo è presente e si mostra desideroso che le sue mobilitazioni abbiano un seguito anche nei palazzi della politica: vuole che qualcosa cambi. Dai palazzi della politica, invece, giungono voci di Lodo Alfano, di riforma dell’ordinamento giudiziario con separazione delle carriere; aleggiano gli echi rimbombanti della cosiddetta norma del Processo breve, con la possibilità di una revisione costituzionale cui è annessa l’immunità parlamentare. Si tratta di proposte che non solo offrono un’immagine della politica italiana sempre più distante dalla realtà effettiva del Paese e dai bisogni concreti della gente, ma anche la visione stagnante di un fare la cosa pubblica ormai fermo allo stesso punto di partenza della/e legislatura/e Berlusconi, ovvero il problema giudiziario, laddove un’opposizione politica apparentemente impotente rimane ancorata a controbattere esclusivamente sui temi proposti dalla maggioranza. Il dualismo ‘pro Berlusconi’ ‘contro Berlusconi’ rende evidente come non mai la già visibile personalizzazione

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INTRODUZIONE


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della lotta e del dibattito parlamentare. La società italiana è pungolata di continuo a prendere posizione in uno o nell’altro schieramento. La stampa, le televisioni, i media in generale, ad eccezione della Rete, sono parte diretta e indiretta, veicoli attivi e passivi nell’ingenerare questo clima di opposte e incociliabili fazioni. Contribuiscono all’accentuazione e al rinfocolamento ossessivo di tale estremizzazione. Le vicende private o pubbliche del leader del partito di maggioranza relativa nel Paese vengono triturate, accese, sopite, riprese, taciute, mutilate o manipolate in direzione di uno scopo o di un altro, verso un fine o il suo contrario, ma rimangono pur sempre al centro dell’attenzione collettiva. Articoli di gossip e vicende giudiziarie vengono mescolate e poste sullo stesso piano. Presso alcuni giornali diventano spunti per una vera e propria opera di mistificazione della realtà, nella quale le dichiarazioni di un pentito di mafia quale Spatuzza e il processo Mills, vengono declassati da importanti indagini giudiziarie quali sono, a simboli di un puro accanimento contro il potere governante. Ed è proprio da questo presunto accanimento contro il Governo e il suo leader che viene a svilupparsi in questo nostro libro una disanima del ruolo giocato dai media fino alla fatidica data del 13 dicembre 2009, giorno dell’aggressione a Milano contro Silvio Berlusconi. Abbiamo scritto un’ampia trattazione dell’attentato, ma anche un’approfondita analisi delle condizioni e del contesto di cui il gesto di Tartaglia sembra essere l’ovvio epilogo. Nell’analizzare l’aggressione abbiamo cercato di porre all’attenzione del lettore tutte quelle che ci paiono, (non solo a noi), evidenti e gravissime discrasie nello svolgimento dell’intera dinamica della vicenda. Abbiamo passato al setaccio, in uno studio minuzioso, le palesi e apparentemente inspiegabili trascuratezze di cui si sono


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resi artefici i membri della squadra di sicurezza che avrebbe dovuto proteggere Berlusconi, con riferimento particolare all’equivoco comportamento di una guardia del corpo che, nel prestare le prime presunte cure al suo protetto, sembra agire in maniera assolutamente sconclusionata. Ma, soprattutto, ci siamo sforzati di ‘ingrandire’ le notevoli incoerenze che, ben al di là della responsabilità diretta della scorta, coinvolgono misteriosi personaggi mimetizzati tra la folla di fans, operatori televisivi, giornalisti ed emittenti, medici, scandendo lo sviluppo delle varie fasi lungo le quali la serata milanese si dipana, incluso lo stesso comportamento del Presidente del Consiglio e l’operato del ministro della Difesa Ignazio La Russa. Si scandaglia quel giorno a partire dalle premesse apparentemente casuali che, invece, sembrano preparare e rendere possibile il gesto di Tartaglia — le presunte ingenuità, le disattenzioni, la presenza e l’azione di misteriosi personaggi sulla scena, i gesti dello stesso premier e di coloro che lo attorniano — fino a giungere agli effetti immediati del gesto dell’aggressore, proprio quando l’intero protocollo di emergenza che si sarebbe dovuto seguire rigorosamente in situazioni di pericolo quali quella che si è verificata dietro Piazza Duomo, insieme alle scontate regole di buon senso, vengono gravemente infranti. Non vogliamo dimostrare nessuna tesi in questo nostro studio. Il nostro intento è esclusivamente quello di instillare il dubbio, e porre domande. Eppure, dopo aver visionato moltissimi filmati diffusi grazie alla Rete, altrettanti interrogativi lasciano basiti. All’interno dell’auto blu dove il premier si è rifugiato dopo essere stato colpito, un uomo della scorta si avvicina al volto di Berlusconi con un misterioso oggetto, dichiarando che si tratta di un cicatrizzante. Un cicatrizzante però non rientra nell’equipaggiamento base della sicurezza personale


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del Cavaliere. In un secondo tempo, quello stesso oggetto è stato definito una semplice lampada a led, che sarebbe servita ad illuminare la bocca ferita della vittima, ma la domanda che sorge è: come mai non lo si è detto prima? Se si trattava di una semplice torcia, non ci sarebbe stato nulla di male nel dirlo. Un altro uomo della sicurezza, pochi minuti prima che Berlusconi venisse colpito dalla miniatura del Duomo, consegna al Presidente del Consiglio una busta di plastica nera per i rifiuti. Con questa busta Berlusconi si copre il viso. Ma come può un uomo della sicurezza accettare una busta nera, semivuota, sovradimensionata, da un uomo della folla che si trova dietro le transenne, e consegnarla direttamente nelle mani del premier senza neppure controllarne l’interno? Abbiamo intervistato un membro del reparto scorte presso i ministeri, il quale ha voluto non rivelare la sua identità. Anche lui ci conferma queste anomalie di comportamento che trasgrediscono in maniera inspiegabile, e apparentemente ingenua, le basilari regole del protocollo che una squadra di sicurezza addetta alla protezione di un leader politico avrebbe dovuto avere in massimo rispetto. La nostra attenzione cadrà poi sulle presunte ferite del premier, portando alla luce anche in questo caso ancor più notevoli stranezze. I referti medici affermano che Berlusconi, al momento del ricovero in ospedale, era sofferente a causa di un sanguinamento copiosissimo dovuto alle fratture del setto nasale e dei denti rotti, ma come vedremo di questo sanguinamento abbondante non vi è alcuna traccia nelle immagini che analizzeremo. Gli innumerevoli video diffusi su Internet, e le diverse foto scattate, dimostrano anzi, con una chiarezza sconvolgente, che né il colletto della camicia, né i polsini, né le stesse mani del Presidente sono sporche di sangue. Un naso frat-


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turato che non sanguina, il cui osso non si deforma, pare particolarmente strano. E se davvero fu utilizzato un cicatrizzante, come è possibile che nel giro di poco più di un minuto (dal momento dell’urto) delle ferite di quell’entità si coagulino così presto, a dispregio dei più comuni pareri medici? E poi, come spiegare l’assenza delle più semplici misure di primo soccorso nel caso di una frattura nasale? La terza e ultima parte del libro prenderà in esame gli avvenimenti immediatamente successivi al 13 dicembre, in particolare la cosiddetta svolta intrapresa dal Pdl verso il ‘‘Partito dell’Amore’’. Dopo questo avvenimento nulla sarà come prima. Quel dualismo amore-odio nei confronti di Berlusconi, già di per sé teso, subirà un’ulteriore esasperazione. La personificazione dell’azione politica raggiungerà picchi mai toccati. Alla luce di queste conseguenze, la possibilità che l’attentato sia stato usato a scopi ricattatori non appare così balzana, non appartiene alla fantapolitica. Che una falsa aggressione contro il Presidente del Consiglio possa essere stata architettata e messa in opera come il giusto antidoto atto a garantire un silente assenso da parte di quegli schieramenti politici che già erano accusati di inasprire il confronto politico e infuocare la folla, e che dopo l’aggressione sono tacciati di essere i mandanti morali dell’attentato stesso, è un dubbio che legittimamente può essere posto in un paese libero, civile, e in una democrazia. Il dubbio è: dietro al simbolo del Duomo c’è solo una piccola ombra appartenente ad una mente malata e isolata qual è Tartaglia, oppure quell’ombra è ben più grande, e sotto di essa sosta inconsapevole quella stessa piccola mano facilmente manipolabile?


13 DICEMBRE 2009: L’AGGRESSIONE A MILANO

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d eccoci alla fatidica domenica prenatalizia. La gente a Milano è in centro per i regali. Sul retro di Piazza Duomo è allestito un modesto palco del Popolo delle Libertà, per la presentazione della campagna per il tesseramento del partito. Oltre al sindaco Moratti è prevista la partecipazione di alcuni dei più importanti uomini del partito: Capezzone, La Russa, Gelmini, Lupi, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e, naturalmente, il premier Silvio Berlusconi. L’intervento del Presidente del Consiglio non sarebbe previsto in scaletta; è previsto da parte sua solo un invito a tesserarsi ed un augurio di buon Natale, anche se poi il Presidente non può dire di no al suo pubblico ed improvvisa, come sempre, un comizio a braccio. Lui stesso rivelerà l’incertezza che ha accompagnato gli organizzatori sull’eventualità di allestire o meno questo evento; dirà poi che l’incertezza derivava da una certezza, ovvero quella di avere “il popolo al suo fianco”, nonostante la Consulta, il Presidente della Repubblica, l’opposizione e la stampa. Precedentemente a questo evento, come abbiamo visto, c’è un periodo di forte contestazione nei confronti di Berlusconi, caratterizzato non solo dalla manifestazione romana e dalle critiche politiche per i vari provvedimenti ad personam in tema di giustizia, ma anche dalla riapertura delle indagini sulle stragi di Falcone e Borsellino. Si parla addirittura di una possibile iscrizione del Presidente del Consiglio sul registro degli indagati. Riemergono i dubbi riguardo alla fondazione di Forza Italia, che toccano nuovamente la persona di Dell’Utri e i suoi rapporti con Cosa Nostra. Il 5 dicembre, a Roma,


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l’intervento di Salvatore Borsellino e la partecipazione del ‘‘Popolo delle agende rosse’’ ha rinnovato un ancor più intransingente anelito alla verità e alla giustizia che, ormai da tempo, non si chiedeva in maniera così decisa. La serata del 13 dicembre per tutti questi motivi è già ostica di suo. Nella piazza si iniziano a radunare diversi gruppi non organizzati con l’intento di contestare Berlusconi e il suo gruppo dirigente. Tra questi figura Piero Ricca e i seguaci della ormai famosa ‘‘Qui Milano Libera’’, un’organizzazione spontanea di liberi cittadini che hanno come obiettivo quello di andare a dire in faccia ai politici il loro pensiero. In tutto i contestatori saranno 300 ma, dacché i seguaci di Berlusconi non superano le 3 mila unità, il peso degli oppositori si fa sentire come un macigno sul discorso del Cavaliere. Il clima sembra molto teso. Berlusconi, dopo una partenza morbida, inizia ad alzare la voce come se dovesse sfogare la rabbia accumulata nei giorni più duri della sua legislatura. ‘‘Il nostro governo’’ dice, ‘‘è quello che più di tutti gli altri sta conducendo una lotta senza quartiere alla mafia e alla criminalità. Abbiamo fatto più di qualunque altro governo in questo Paese’’. Poi, insolitamente, inizia a balbettare, più volte, quando deve iniziare la classica citazione dei numeri del suo governo contro la mafia. Appare teso, agitato, probabilmente sbaglia i dati e dal pubblico arrivano le prime urla e i primi fischi; sono i contestatori. Questi si scontrano in modo verbale con i fans di Silvio. I primi gli gridano “mafiosi, mafiosi, mafiosi”. Gli altri, dopo qualche incitazione al Duce, inneggiano al “comunista pezzo di merda”. I contestatori iniziano a farsi sentire anche dal premier, che prende la palla al balzo e ricicla una frase che


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già altre volte aveva adottato per rispondere a contestazioni durante i suoi comizi. ‘‘Vedete, qua ci sono dei ragazzi che ci contestano. Allora vedete perché siamo qui e siamo in campo? Perché noi queste cose non le faremmo mai con voi. Perché noi siamo gente libera con uno spirito liberale. Noi riusciremmo ad esprimere le nostre cose in un pacato dialogo; per questo dobbiamo contrapporci a voi. Perché voi volete trasformare l’Italia in una piazza urlante, che insulta, che condanna. Vergogna, vergogna, vergogna!’’. Poi il comizio riprende, ma ormai Berlusconi ha perso il filo del discorso. Rivolge gli auguri a tutti i militanti e scende dal palco per avviarsi verso la sua auto parcheggiata nel retropalco. I contestatori continuano ad inneggiare contro di lui, soprattutto dopo la sua discesa dal palco. Il premier ha perso la sua espressione gioviale. Nonostante siano in molti nel retropalco ad acclamarlo, a toccarlo, ringraziandolo e chiedendogli un autografo, lui non regala nemmeno uno dei suoi smaglianti sorrisi. Il percorso da fare per raggiungere l’automobile è lungo — circa 100 metri dal retropalco. Berlusconi, come al solito, non riesce a dire di no al contatto con i suoi fedeli e si ferma spesso per scambi verbali. Il Presidente è attorniato dal primo anello della sua scorta, che è composto da 12 uomini tra i quali il caposcorta, più altre 15 persone circa, tra il secondo e il terzo anello. Questi agenti si mimetizzano tra la folla in abiti borghesi, ma non riusciranno ad impedire l’aggressione. Ormai Berlusconi è fermo da troppi secondi e rappresenta un bersaglio facile ad eventuali tentativi di aggressione. D’un tratto, dalla folla spunta un braccio che per ben cinque lunghi secondi resta sospeso a prendere la mira, e poi scaglia un oggetto che colpisce Berlusconi in


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volto, tra il labbro superiore e lo zigomo sinistro. Subito il Presidente tira a sé una busta nera di quelle per l’immondizia che usano milioni di italiani, e la preme sul viso, dove è stato colpito. Un uomo della scorta lo afferra dalle spalle e lo trascina fin dentro l’abitacolo, mentre gli altri uomini di scorta corrono all’inseguimento del misterioso aggressore e si avventano su di lui. L’aggressore viene catturato immediatamente. Si chiama Massimo Tartaglia, ha 42 anni e risulta essere uno psicolabile in cura da 10 anni. Ha lanciato lui un oggetto contundente contro il Presidente del Consiglio, che poi si rivelerà essere una statuina della miniatura del Duomo di Milano. Il Presidente adesso si trova in macchina, sottoposto alle cure del suo medico personale che è già dentro l’auto che lo aspetta. Le telecamere lo inquadrano fino al momento dell’ingresso di Berlusconi nell’automobile, ma dopo non abbiamo altre immagini che ci facciano supporre la natura del suo intervento al volto del premier, ad eccezione di una che inquadra l’auto del Presidente frontalmente, solo per pochi istanti, prima che un uomo della scorta si sporga verso i sedili posteriori e copra l’intera visuale di quello che sta accadendo all’interno dell’abitacolo. In tutto questo tempo, l’auto del premier non accenna a partire e portare in salvo Berlusconi. Il protocollo di emergenza, in caso di attentati di quella natura, lo avrebbe previsto, eppure l’autista non parte, l’auto blu resta ferma a pochi metri da dove è avvenuta l’aggressione. Dai filmati che i media trasmettono si ha l’impressione che Berlusconi esca quasi subito dall’automobile, per mettersi in piedi e farsi vedere dalla folla; in realtà, trascorrono diversi minuti prima che il Cavaliere faccia la sua comparsa con il volto tumefatto.


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Nei filmati che sono stati trasmessi dalle televisioni, (in effetti, si tratta sempre dello stesso filmato), i tempi sono stati tagliati e da essi risulta una maggiore immediatezza nella successione delle varie fasi dell’accaduto. Ai telespettatori, come dimostreremo, è stata data l’impressione che Berlusconi esca dall’abitacolo poco più di un minuto dopo esser stato colpito, ma la verità è che a quell’unico filmato che è stato trasmesso (il filmato di Rainews 24, il cui operatore era il solo autorizzato a seguire in diretta il premier e da distanza ravvicinata) sono state apportate modifiche e manipolazioni digitali. I filmati trasmessi dalle reti nazionali offrono quindi quest’idea di immediatezza, di agitazione, di tensione, quando in realtà lo sviluppo temporale delle varie fasi del dopo aggressione è molto più lenta e distesa. Berlusconi resta diversi minuti nell’automobile. Stranamente, a parte pochi secondi nei quali la telecamera di Rainews 24 indugia da una posizione frontale su ciò che avviene all’interno dell’auto, non vi sono altri filmati e inquadrature in circolazione che facciano vedere cosa succede a Berlusconi ferito dentro l’automobile. Pare che nessun operatore presente quel giorno abbia rivolto l’obiettivo a ciò che vi succedeva all’interno. Quell’unica veloce inquadratura della telecamera di Rainews 24 (7 secondi) viene palesemente ritoccata e il volto di Berlusconi, addirittura, viene oscurato da un classico effetto pixel, con la motivazione che le immagini sanguinolente del suo volto avrebbero potuto urtare la sensibilità collettiva in quanto troppo cruente. Ma l’effetto pixel è una prova palese dell’avvenuta manipolazione. Se si guarda il filmato di Rainews 24 al rallentatore, ci si rende ben conto che, mentre la velocità delle sequenze video si altera, la traccia audio rimane assolutamente


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inalterata. Ciò rende indubitabile che la sequenza sia stata tagliata e montata in maniera da risultare più veloce, dando quella sensazione di caoticità degli eventi. Ed è piuttosto strano ravvisare questi particolari, dal momento che non si capisce da dove nasca quest’esigenza, visto che la telecamera che punta alla macchina è sempre la stessa, e quindi non vi sono diverse telecamere il cui girato richiedesse di essere assemblato. Ma vi è un’ulteriore prova della manomissione del video. Esistono infatti due versioni dello stesso. La prima versione è stata trasmessa subito, ed è quella depurata, trasmessa in presa diretta, ma poi di essa si perdono le tracce e non verrà più mandata in onda. Vi si vede un uomo della scorta seduto sul sedile posteriore, il quale allunga un braccio verso il sedile del passeggero davanti. Nella seconda versione, manipolata, questo stesso uomo si trova seduto al posto del passeggero di lato all’autista, e volta le spalle al cruscotto rivolgendosi verso Berlusconi. Nei due filmati, dunque, la posizione di un uomo della scorta all’interno dell’auto cambia. È ovvio che nella seconda versione si è operato un taglio dell’intermezzo durante il quale quest’uomo è uscito ed è rientrato. Si tratta di una prova che consente di dire che il video, in fase di montaggio, è stato tagliato per ridurre i tempi in cui Berlusconi resta in macchina. Un primo elemento è quindi che il Presidente del Consiglio rimane dentro l’auto blu molto più di quanto si è lasciato supporre. E da qui sorge subito una domanda: perché nessuno asciuga il volto al Presidente prima che questi esca dall’auto? I singoli fotogrammi estrapolati dal video possono aiutarci a comprendere l’entità del danno al volto del Premier, e tutta la dinamica dell’aggressione. Cominciamo con il fotogramma numero 1, che è uno dei più sconvolgenti (pagina seguente).


FOTOGRAMMA 1

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Come si vede, il volto del Premier, appena colpito dall’oggetto contundente, è assolutamente pulito. Successivamente comparirà sotto l’orbita sinistra un vistoso taglio, eppure in questo fotogramma non ve n’è traccia. Nessuna incisione. Come si nota, Berlusconi ha in mano la busta di plastica nera, che porta subito al viso. Nel fotogramma numero 2, che è di pochi istanti successivo all’urto, non solo non vi è traccia di segni particolari sopra lo zigomo, ma neppure appare sangue nelle zone facciali.

FOTOGRAMMA 2


FOTOGRAMMA 3

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Intorno alla busta non vi è sangue. Non vi è sangue sulle mani. Ma ecco che nel fotogramma numero 3, che ritrae il premier all’uscita dall’auto, alcuni minuti dopo, l’incisione sopra lo zigomo compare. Confrontando il fotogramma numero 3 con il fotogramma numero 2, viene spontaneo chiedersi come mai quel taglio non sia visibile al di sopra delle mani del Presidente. A parer medico, un taglio di quell’entità, procurato da un oggetto tagliente, dovrebbe portare immediatamente ad una copiosa emorragia. Per effetto dell’urto di un oggetto di quel genere, che pesa 500 grammi, puntuto (le guglie del Duomo), il viso lacerato avrebbe dovuto subire i segni dell’urto e subito iniziare a sanguinare, e invece niente. Dopo il fotogramma numero 2, come si è accennato, gli uomini della sicurezza circondano il premier e lo trascinano dentro l’automobile, sempre ed esclusivamente con la busta sul volto. Nel fotogramma numero 3 e nel fotogramma numero 4 (pagina seguente) appare il volto di Berlusconi una volta uscito dalla macchina. Sportosi per mostrare le presunte ferite, è attorniato dalla scorta.


FOTOGRAMMA 4

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Se nel fotogramma numero 1 (momento dell’urto dell’oggetto), e anche nel fotogramma numero 2, tutto lo zigomo sinistro, ma anche il naso e la bocca, sono perfettamente integri, negli ultimi due fotogrammi (uscita dall’auto), il volto del premier è pieno di sangue. Anche il mento è imbrattato (fotogramma numero 3), e compare il taglio “profondo” che prima non c’era. Tuttavia (come si vede bene nel fotogramma numero 2 e 4) entrambe le mani sono perfettamente pulite, la camicia è immacolata, la giacca non presenta schizzi, e dal naso (setto nasale fratturato) non fuoriesce sangue. Questi particolari sono ancora più evidenti nel fotogramma numero 5 (pagina seguente). Si nota chiaramente come la camicia, al momento delle cure dentro l’auto, sia pulitissima, nonostante tutto il viso coperto dal sangue. Appare strano, ribadiamo, come una ferita allo zigomo, la frattura del setto nasale e la rottura di due denti (come riferirà il referto medico) non abbiano provocato un’imbrattamento del colletto o


degli stessi polsini della camicia, tenuto anche conto che il premier si era portato le mani alle ferite per tamponarle. Una frattura del setto nasale, è risaputo, provoca una fuoriuscita abbondante di sangue e, per lo più, deforma e rigonfia il naso. Ma di questo sul volto del premier non c’è sintomo.

E il fotogramma numero 5 ci consente di segnalare altri particolari. La fuoriuscita di sangue da un setto nasale fratturato, una ferita lacero-contusa allo zigomo, un taglio all’orbita sinistra, si coagulano in tempi record? I filmati di Rainews 24 e degli altri media, per altro, ci dicono che Berlusconi resta in macchina poco più di un minuto! Non dimentichiamo che Berlusconi ha subìto anche la rottura di due denti. Dunque, il Presidente del Consiglio è in auto a sottoporsi alle prime cure. Il sangue è già coagulato. Abbiamo varie macchie di sangue sulla

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FOTOGRAMMA 5


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guancia e sul mento, che poi all’uscita dell’auto aumenteranno, si espanderanno, ma, nonostante tutto, il colletto della camicia e il polsino e la mano stessa risultano essere pulitissimi, senza contare che con la mano Berlusconi ha tamponato l’emorragia subito dopo l’impatto della statuina. Poi, il fotogramma numero 5 fa vedere un particolare agghiacciante. Vi è uno strano e misterioso oggetto nella mano destra dell’uomo della scorta. Esso, ancora oggi, è oggetto di controversie. La prima dichiarazione informale da parte della scorta parla di cicatrizzante, che però non rientra nel kit di primo soccorso in possesso degli uomini della scorta. C’è chi ipotizza che quell’oggetto sia una semplice lampadina a led, utilizzata per illuminare la bocca del Presidente del Consiglio; ma ci chiediamo: se quest’oggetto è realmente una semplice torcia, perché non è stato reso noto immediatamente, mettendo così a tacere le varie polemiche e illazioni? Prima di procedere facciamo un passo indietro al prima dell’attentato. Molti elementi non si sono notati semplicemente perché le immagini che i telegiornali hanno fornito sono state sempre le stesse, andate in onda a reti unificate in modo da associare l’aggressione al Presidente solo ed esclusivamente a quell’unico filmato. Basta invece avventurarsi sul web per trovare centinaia di filmati con riprese da diverse angolazioni, la maggior parte di natura professionale, quindi non da telefoni cellulari, ma da telecamere televisive. Viene spontaneo chiedersi a questo proposito: come mai, fatti salvi i programmi ‘‘Ballarò’’ e ‘‘Anno Zero’’, nessun’altro ha mandato in onda i vari filmati disponibili? L’intera vicenda, come più volte accennato, è stata


ripresa da Rainews 24 e, grazie ai loro filmati, potremmo effettuare un’attenta analisi della vicenda. Berlusconi, nel fotogramma numero 6, si trova nel retropalco, luogo in cui avviene l’aggressione. Sta camminando lentamente intrattenendosi con i suoi fans. Siamo nei 40 secondi antecedenti al lancio della statuina. Berlusconi ha dietro di sé due bodyguard. Quello alla sua sinistra (nel quadrato) si spinge verso la folla ed afferra un microfono come potete vedere nel cerchietto in alto a destra del fotogramma. Poi avviene l’ingresso di un altro personaggio, un ragazzo biondo con un’appariscente sciarpa rossa, che vediamo nel fotogramma numero 7 (pagina successiva), in alto a destra dell’inquadratura, il quale porge la mano al Cavaliere con il dito anulare sotto il medio e il mignolo.

FOTOGRAMMA 6

Berlusconi, appena nota la mano del ragazzo, la afferra e la alza al livello del volto del caposcorta (di spalle), come se dovesse mostrarla a qualcuno; il ragazzo con la sciarpa rossa, da parte sua, fissa subito il caposcorta, e dà così il via ad una strana serie di coincidenze.

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Siamo, a questo punto, a meno 37 secondi dall’aggressione. Dopo che il ragazzo porge la mano a Berlusconi, l’uomo della scorta alla sinistra di Berlusconi, che nel frattempo teneva stretto il microfono, lo respinge verso il microfonista come dovesse lanciare un segnale.

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FOTOGRAMMA 7

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Il premier, invece, dopo aver lasciato la mano del ragazzo, si volta e dà un evidente colpetto con il gomito destro all’uomo della scorta appena dietro di lui, mentre con lo sguardo cerca probabilmente Ignazio La Russa, un altro coprotagonista della vicenda. Il caposcorta vede tutto, e 3 secondi dopo il doppio gesto del Presidente del Consiglio, salta con la mano destra alzata come a lanciare un segnale al microfonista che vediamo nel fotogramma numero 8 (pagina seguente) in alto a destra all’interno del cerchietto. A questo punto siamo arrivati a meno 30 secondi dall’aggressione. Il Premier percorre pochi metri ed arriva all’altezza dell’auto blu, quando subentra un altro personaggio, un uomo con gli occhiali che avanza sino ad arrivare al cospetto del Presidente del Consiglio e lo induce a fermarsi in quella che sarà una posizione ‘sfortunata’, in


quanto parallela a Tartaglia, che vediamo nel fotogramma numero 9, all’interno del cerchio numero 1, con il suo inconfondibile cappello dell’Adidas.

Caposcorta

↑ FOTOGRAMMA 8

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FOTOGRAMMA 9

Nel cerchio numero 2 del fotogramma numero 9 ritroviamo il microfonista che ha accompagnato tutte le tappe principali di Silvio Berlusconi, il quale si trova nel cerchio numero 3. Come si vede, il microfonista si trova

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Tartaglia al suo fianco e, addirittura, gli parla; sembrerebbe un “vai”, accompagnato con un cenno della testa che gli indica la posizione del Presidente del Consiglio. Ignazio La Russa, dopo essersi avvicinato al caposcorta e avergli dato un colpetto dietro la schiena, si avvia verso l’automobile del Cavaliere ed inizia una serie di strani gesti, il primo dei quali un saluto con la mano levata verso l’operatore di Rainews 24. Lo si vede bene nei filmati. Il Ministro della Difesa poi si passa velocemente la mano tra i capelli come quando a scuola chiami il compagno bravo per cercare il suggerimento e la professoressa si accorge del tuo gesticolare. (Tutto questo, difficile da riprodurre in immagini statiche, può essere facilmente riscontrato nei numerosi video circolanti per la Rete. Rimandiamo ad essi per un approfondimento. NdR). Da tenere a mente, intanto, è che La Russa è posizionato di spalle rispetto alle transenne dalle quali partirà l’oggetto che colpirà Berlusconi. E lo rimarrà fino al lancio della statuina. Nonostante ciò, dichiarerà ai giornalisti di essere stato testimone oculare. ‘‘A me è sembrato avesse un oggetto contundente, o un tirapugni, o comunque qualcosa del genere’’. Come fa a dirlo, visto che era di spalle al momento del lancio? Pochi istanti dopo accade quello che tutti noi sappiamo, o pensiamo di sapere per filo e per segno. Tartaglia saltella, prende bene la mira, e lancia la miniatura sul volto del premier, nell’indifferenza delle guardie del corpo. Il Presidente è stato colpito, tutti vedono il colpo. Berlusconi porta immediatamente a sé una busta di plastica nera, dove precedentemente aveva infilato tutti i vari fogli e biglietti da visita che la gente gli consegnava. Come abbiamo notato grazie ai fotogrammi precedenti,


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non c’è alcun segno evidente né sul labbro, né sul naso, né su lo zigomo sinistro, ed è notevole anche il fatto che Berlusconi, nonostante un “impatto violentissimo” con un oggetto contundente di 500 grammi, riesca a rimanere perfettamente in piedi, senza neppure barcollare. Due uomini della scorta lo afferrano e lo trascinano in macchina mentre gli altri partono all’inseguimento di Massimo Tartaglia che, intanto, cerca di fuggire tra la folla. Il tutto dura meno di un minuto. L’aggressore viene preso immediatamente e arrestato dalle forze dell’ordine. È bene a questo punto tracciare un breve riepilogo: Berlusconi viene colpito, e lo trascinano immediatamente dentro la sua macchina, mentre le forze dell’ordine e gli uomini della scorta catturano Tartaglia nemmeno 30 secondi dopo il lancio dell’oggetto, con Berlusconi al riparo in macchina a sottoporsi alle cure del suo medico personale, che già vi si trovava dentro. Eppure, qualcosa sconvolge tutto questo riepilogo così chiaro e nitido che ci hanno propinato i telegiornali per giorni e giorni a reti unificate. A sbugiardare questa versione così perfetta è un telegiornale della televisione italiana; non il TG3, ma proprio il TG4 di Emilio Fede. Questi, infatti, forse per la fretta di trasmettere le immagini per primo, ci apre un nuovo scenario che ha dell’incredibile, e al quale difficilmente troveremo risposte. Le telecamere del TG4 inquadrano dapprima Tartaglia, circondato dalle forze dell’ordine che tentano di portarlo via dalla folla, anche per la sua sicurezza personale (fotogramma numero 10, pagina seguente), ma poi la telecamera si volta verso l’auto blu del Presidente del Consiglio e le prossime immagini che vediamo nelle pagine seguenti (fotogramma numero 11, fotogramma numero 12, fotogramma numero 13) sono sconvolgenti.


FOTOGRAMMA 10

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FOTOGRAMMA 11

Incredibile, vero? Si vede chiaramente Silvio Berlusconi in piedi, coperto il più possibile dai suoi uomini. E il volto? Il volto, dopo almeno 1 minuto dall’aggressione, appare così: perfettamente integro, senza nemmeno una goccia di sangue. Se nel fotogramma numero 1, quello subito dopo l’impatto, l’assenza di segni o emorragie poteva essere il poco tempo trascorso, come si giustifica l’assenza degli stessi in questi fotogrammi?


FOTOGRAMMA 12

FOTOGRAMMA 13

Ma esiste un altro fotogramma, abbastanza eclatante, il numero 14 (pagina seguente). Una delle guardie del corpo tira fuori dalla giacca un pannello nero, e lo alza a livello del viso del premier, e

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dice qualcosa a Berlusconi, mentre questi esce dall’auto, facendo inoltre un gesto della mano come a dire al premier di aspettare. Ci si chiede a cosa possa servire quella forma di protezione, o piuttosto una schermatura. Forse per nascondere dai flash e dagli obiettivi la parte sinistra del volto del Presidente?

FOTOGRAMMA 14

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Ma andiamo oltre. Il premier, al momento dell’arresto di Tartaglia, non si trova in automobile, dolorante e sottoposto a cure mediche, bensì è fuori per fare cosa non si capisce bene. In questi istanti, nel video mandato in onda inizialmente da Rete 4, Berlusconi non guarda e non è rivolto verso la folla, come invece accade nel video mandato in onda in un secondo tempo da tutte le televisioni, dove effettivamente guarda alla folla con il volto completamente insanguinato. In ogni caso, Berlusconi rimane fuori dall’auto per pochi secondi, per poi rientrare sotto la spinta di un uomo della scorta che è appostato sopra il tetto dell’automobile. Allora, come mai questo video non


verrà più mandato in onda in nessun telegiornale nazionale? Non è tutto: se andiamo a visionare il classico filmato che tutti i telegiornali hanno mandato in onda per un mese, notiamo un altro strano dettaglio. Vi abbiamo già accennato. Se mettiamo in riproduzione il video a rallentatore, la traccia audio risulta uguale a quella del video a scorrimento normale. Questo vuol dire che la traccia audio rimane la stessa perché è quella originale, non taroccata, mentre la velocità del video è stata velocizzata per rendere l’impatto più violento di quanto sia stato realmente. Nel fotogramma numero 15, Berlusconi è in automobile. I suoi uomini e il suo medico personale iniziano a medicarlo. Il Presidente viene inquadrato dalla telecamera di Rainews 24, l’unica che lo riprenda frontalmente e l’unica che si sofferma su ciò che accade all’interno dell’auto blu. Non ve ne sono altre. Ed ecco l’effetto pixel.

FOTOGRAMMA 15

Questo tipo di manipolazione digitale serve ad oscurare di solito i volti delle persone in modo da non poterle riconoscere; si evince benissimo nel video di Rainews 24,

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perché l’effetto copre anche l’estremità sinistra dello specchietto retrovisore. Ma perché? Davvero si intende ‘difendere’ i nostri sensibili occhi dallo spettacolo cruento del volto ricoperto di sangue del premier? Questa appare francamente una difesa poco plausibile, dal momento che quello stesso volto verrà poi continuamente riproposto a reti unificate per giorni e giorni in qualsiasi fascia oraria; e allora, perché oscurargli il volto? Non sarà per nascondere il viso completamente integro e pulito come abbiamo potuto vedere grazie ad Emilio Fede? L’inquadratura dura circa 7 secondi, poi verrà oscurata dall’uomo della scorta seduto sul lato passeggero, che impallerà la telecamera impedendo così di vedere Berlusconi mentre riceve le cure. Dal montaggio, sembra che il Presidente esca dopo appena un minuto dall’automobile per farsi vedere da tutti con il volto insanguinato, ma non è così; il video, si è detto, è stato tagliato. Quanto Berlusconi rimanga effettivamente dentro l’autovettura, non lo sapremo mai. Appare chiaro però che non sarà per un solo minuto, anche perché il numero di scatti che vengono effettuati mentre il premier è dentro l’autovettura, tra le quali la più famosa, quella con l’oggetto misterioso, attestano un lasso di tempo molto più dilatato. Ma una domanda sorge spontanea: l’arma del delitto dov’è? Che fine ha fatto? Chi l’ha presa? L’arma del delitto, come accade nei migliori omicidi, viene fatta sparire, non da Tartaglia — naturalmente impossibilitato a compiere tale operazione — ma da 3 uomini misteriosi che faranno un vero e proprio lavoro di squadra per occultare la statuina. Mentre gli agenti corrono all’inseguimento di Tartaglia, un uomo con il cappello si muove tra la folla (fotogramma numero 16, pagina seguente), dove era stato colpito il Presidente del Consiglio e, con il capo chino, sembra cercare la statuina.


↑ FOTOGRAMMA 16

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La folla però è tanta, troppa, gli serve un aiuto; chi glielo darà mai? Il fantomatico microfonista, uno dei migliori attori non protagonisti della rappresentazione milanese, mediante il suo lungo microfono indica all’uomo la posizione presunta dell’oggetto. C’è da specificare che l’uomo con il cappello, al momento dell’impatto, si trovava esattamente dietro all’agente di scorta posizionato alle spalle del Cavaliere. L’uomo adesso si china, ma non trova nulla e si rialza; quindi il microfonista comincia a suggerirgli la posizione, ma neanche stavolta egli trova alcun oggetto e, visto che non c’è tempo da perdere (trovare il corpo del reato potrebbe rivelare chissà quali scenari sgradevoli per il Presidente del Consiglio), entra in gioco un’altra persona. Si tratta di un signore calvo (si vede nel fotogramma numero 17, pagina successiva), il quale si trova accanto al ragazzo con l’appariscente sciarpa rossa. Questo signore, vedendo il suo collega in difficoltà, si tuffa letteralmente alla ricerca della miniatura del Duomo, sempre coadiuvato dall’indispensabile ausilio del nostro microfonista.


FOTOGRAMMA 17

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La nostra glabra comparsa riappare dopo pochi secondi con il ‘sacro Graal’, ma non lo tiene per sé. Davanti al ragazzo con la sciarpa rossa vi è un altro signore calvo, di statura medio-bassa, ottima per passare inosservata agli occhi della gente e soprattutto delle telecamere. Questi si avvicina al nostro, possessore ormai della statuina, prende qualcosa e infine corre velocissimo tra la folla, svanendo in pochi secondi. Uno strano fatto che ci porta a porci delle domande. Quell’uomo è forse un agente della Digos? Se così non fosse, si tratta di un collezionista di oggetti rari e famosi? Oppure è un ladro improvvisato? Se fosse vera questa terza ipotesi, avrebbe sottratto il corpo del reato e sarebbe quindi un teste chiave per l’accusa; se così fosse, perché mai i legali di Berlusconi non hanno denunciato il furto dell’oggetto? Ma, di nuovo, procediamo in ordine cronologico. Il Presidente del Consiglio esce dall’auto per far cosa non si sa, e lo fa contro ogni basilare norma di sicurezza


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in quanto l’attacco iniziale di Tartaglia poteva essere solo un diversivo per qualcosa di più pericoloso per la sua salute; eppure Berlusconi esce di nuovo per “rassicurare la gente”, “per guardare in faccia l’aggressore”, sono molte le dichiarazioni ufficiose più o meno eroiche sul vero motivo per il quale il Presidente del Consiglio sia uscito per farsi vedere sanguinante di fronte alle decine di telecamere ed obiettivi. Pensiamo di non osare affermando che il Presidente Berlusconi è di certo uno dei più grandi esperti di immagine e pubblicità, e quindi doveva sapere benissimo che uscire con il suo volto insanguinato a seguito di un’aggressione poteva significare entrare in possesso di una potente ‘arma’ da utilizzare a suo favore. Berlusconi, in ogni caso, rimane in bella mostra per circa 30 secondi, per poi rientrare con assoluta calma in macchina, ed essere trasportato verso l’ospedale... più vicino? No! si dirige verso quello più distante, ovvero il San Raffaele, un ospedale privato situato a 9,9 chilometri da Piazza Duomo dove, tra l’altro, ‘casualmente’, lavora il dottore del Cavaliere, il professor Alberto Zangrillo. Il Presidente del Consiglio si sottopone al San Raffaele a tutte le visite mediche necessarie. Al termine il dottor Zangrillo emetterà un primo referto medico che recita: ‘‘Il Presidente aveva riempito una camicia di sangue. Gli abbiamo dovuto operare una sutura al labbro superiore; preferisco trattenerlo qui stanotte per potergli fare altri esami’’. Il bollettino medico finale parla di 25 giorni di prognosi e ascrive: ‘‘Trauma contusivo importante del massiccio facciale; lesione labbro superiore sia internamente che esternamente; frattura del setto nasale; frattura di due denti appartenenti all’arcata superiore’’.


FOTOGRAMMA 18

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FOTOGRAMMA 19

Da ciò possiamo constatare, senza l’ausilio di un medico, alcuni elementi dubbi; innanzitutto (come testimonia il fotogramma numero 18 e, ancora meglio, il fotogramma numero 19) non c’è traccia del taglio sotto l’orbita sinistra. La ferita è scomparsa. In secondo luogo, il dottor Zangrillo parla del premier arrivato al San Raffaele con la camicia ricoperta di sangue, quando in realtà nel


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fotogramma numero 18, (che si riferisce proprio al momento in cui l’auto si avvia per dirigersi verso l’ospedale), si vede benissimo che il sangue è coagulato e sia la camicia che il fazzoletto sono pulitissimi. Ma siamo andati a consultare una nota enciclopedia medica che scrive quanto segue in merito alla coagulazione in assenza di garze sterili: ‘‘[...] Inoltre la coagulazione del sangue sarebbe resa difficile dall’asportazione delle garze, che con la loro sostituzione ‘strappano’ le poche piastrine che stavano tentando di riparare la ferita’’. Si parla del problema della coagulazione in caso di rimozione prematura delle garze, ma nel nostro caso non si vede l’ombra di un qualsiasi tessuto utile a tamponare il sanguinamento che però, incredibilmente, si coagula da solo in pochi minuti. E arriviamo ad uno dei danni più ‘importanti’ subiti dal Presidente del Consiglio, ossia la frattura del setto nasale. In prima analisi, dobbiamo constatare che si tratta di un elemento che ci crea non pochi dubbi, in quanto rivedendo le immagini a rallentatore in posizione frontale, si nota abbastanza facilmente che l’impatto della statuina interessa soprattutto le zone del mento e della bocca. Il naso non sembra essere sfiorato dalla miniatura. Sempre enciclopedia medica alla mano, andiamo ad analizzare la sintomatologia di una frattura al setto nasale: ‘‘La sintomatologia delle fratture nasali è prevalentemente costituita da: epistassi (emorragia dalle fosse nasali), deformazioni ossee (variazioni dell’aspetto estetico), ematoma echimosi (lividi) prevalentemente sotto gli occhi (echimosi ad ‘ala di farfalla’), sintomi legati alla estensione della frattura ad altre parti del massiccio facciale’’.


Primo sintomo: epistassi, assente; dalle narici del Presidente del Consiglio non esce una goccia di sangue. Ne troviamo testimonianza in tutte le foto e filmati una volta che egli esce dall’automobile. Deformazioni ossee non ve ne sono punto, poiché nella prima uscita pubblica senza bende, il naso di Berlusconi è nella sua corretta posizione naturale (fotogramma numero 20).

FOTOGRAMMA 20

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Come dicevamo, trascorrono diversi minuti dal colpo subito alla nuova uscita con il volto insanguinato, eppure, nonostante la frattura nasale, Berlusconi non presenta nessuna echimosi sotto gli occhi. La prognosi, poi, dai 25 giorni iniziali aumenta di altri 65 giorni per un totale di 90. Motivazione: ‘‘Il trauma subito dal Capo del governo, le conseguenze sui nervi facciali, i problemi di iperalgia e di parestesia, le lesioni interne che alterano ancora la mimica del sorriso, potranno ritenersi totalmente guarite soltanto a distanza di tre mesi dal giorno dell’aggressione’’. Il fotogramma numero 20 risale al 7 gennaio 2010, a


soli 25 giorni dall’aggressione. Il Presidente del Consiglio è senza un segno in volto, il naso ‘rotto’ è perfettamente lineare, la mimica facciale apparentemente in ottime condizioni.

FOTOGRAMMA 21

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Il fotogramma numero 21, un dettaglio di una foto dello stesso giorno, a fronte della ‘‘frattura di due denti appartenenti all’arcata superiore’’, pone senz’altro ulteriori dubbi. Su tutto ciò sta indagando il Procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, il quale ha disposto una perizia specialistica per stabilire la reale entità dei danni riportati dal Presidente del Consiglio in seguito al lancio della statuina, determinante per formulare una giusta accusa a Massimo Tartaglia; nel caso in cui, infatti, la prognosi fosse inferiore ai 40 giorni, il reato commesso sarebbe di lesioni; diversamente diventerebbe di lesioni gravi. Prima di concludere questo capitolo, le domande che vorremmo porci sono le seguenti: 1. Perché così pochi video dell’aggressione sono in circolazione? È possibile che da vicino abbiano inquadrato il Presidente solo un paio di operatori ufficiali? 2. Perché la telecamera che segue Berlusconi gira sulla folla proprio nel momento del lancio? Appare stra-


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no che un operatore professionista si distacchi dall’oggetto principale della sua ripresa proprio pochi istanti prima dell’impatto, per inquadrare un soggetto assai poco importante come lo era la fila di fans assiepati dietro la transenna. 3. Come mai l’auto blindata con un Presidente del Consiglio ferito non corre via immediatamente dopo un attentato così grave? 4. Per quale motivo un fotografo autorizzato e professionista viene brutalmente allontanato dalla Polizia, come si vede dal video ufficiale registrato dallo stesso operatore di Rainews 24? 5. Perché in auto il fazzoletto, la camicia e i polsini di Berlusconi sono tutti assolutamente lindi, come del resto anche quelli dei soccorritori? 6. Perché il palco è stato posizionato nello spazio angusto sul retro del Duomo, quando si aveva a disposizione una piazza così ampia come Piazza Duomo? 7. Perché nella ripresa effettuata dall’alto, si vede la testa immobile del premier a fronte di un impatto con un oggetto dal peso di mezzo chilo? 8. Cos’è l’oggetto, simile a una boccetta, fotografato in mano alla persona che in macchina si piega su Berlusconi? 9. Perché la bodyguard posizionata davanti allo sportello del Presidente sfila da sotto la giacca un pannello nero mantenuto a copertura del volto (solo dal lato della faccia ferita)? 10. Perché nel video che riprende Berlusconi in auto, l’autista pone la mano a coprire la luce interna dell’auto, e il passeggero accanto a lui si piega verso il retro, oscurando la vista verso l’interno? Non serve più luce se si è fatta la scelta di prestare le prime cure al ferito, anziché correre all’ospedale?



L'ombra del Duomo