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ein nordische type


Chiara Simoncelli Politecnico di Milano Design della Comunicazione, C3 Type Design A.a. 2010/2011


ein nordische type


INDICE

1. Introduzione & concept 1.1. Dal gotico all'handwritten

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2. Ricerca &influenze 2.1. La scintilla: la musica underground

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2.2. Il black metal e l'alfabeto runico

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2.3. Il cinema: weird, horror e indie

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2.4. L'Espressionismo tedesco e gli illustratori nordici

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3. Disegno & progetto

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3.1. Dallo schizzo alla font digitale

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3.2. Il nome

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4. Esempi d'uso

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#1

introduzione & CONCEPT


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1.1. Dal gotico all'handwritten All’assegnazione del progetto devo ammettere di aver provato, sulle prime, un senso di disorientamento. Con una certa ingenuità ero partita con l’idea di riprodurre un gotico, tipologia di caratteri che ho sempre amato per una serie di motivi; a partire dalle sue caratteristiche estetiche, al periodo storico alla quale è legata, fino alle sue applicazioni contemporanee. Mi ero avvicinata, in particolare, alla sottocategoria dei Fraktur, nati e diffusi soprattutto in area germanica (non a caso, com'è noto, ne fu largamente promosso l'impiego durante il regime nazista), la cui cultura, così come quella nordica in generale, mi ha da sempre attratta. In seguito, tuttavia, ho riflettuto sulla mia scelta giungendo alla conclusione che, per prima cosa, non possedevo nè il tempo nè le capacità necessarie per

1.1.1. Da questo magnfico esempio di Fraktur proveniente da The Library of Gutenberg Museum, chiamato fette per via del consistente spessore delle aste; non è difficile immaginare il fascino esercitato da questa tipologia di scrittura nei confronti di una neofita. 11


disegnare un carattere di questo tipo. Secondariamente, se anche avessi accolto la sfida fiondandomi nell'ardua impresa, avrei semplicemente riproposto qualcosa che mi piaceva in forma leggermente diversa da quelle già esistenti e che, in sintesi, non mi avrebbe espressa del tutto. Non è infatti consigliabile applicare delle variazioni personali operando in un ambito nel quale si è poco padroni. Grazie ad un suggerimento ho considerato allora l’idea di creare un carattere dalle proporzioni molto strette e slanciate che fossero assimilabili, anche se magari alla lontana, a quelle del gotico; ma con il vantaggio, rispetto ai fraktur, di non richiedere anni di esperienza e perizia manuale per la sua esecuzione. Ho accolto l’idea con entusiasmo, soprattutto considerando che già da tempo avevo l’abitudine di scrivere secondo questo stile sia nei miei scarabocchi personali, che per identificare cd e dvd nella vita di tutti i giorni. Avevo inoltre utilizzato lo stesso tipo di disegno per il progetto editoriale realizzato durante l'ultimo anno di scuole superiori in vista della maturità; il quale, seppur ancora molto acerbo sotto molti punti di vista, presenta alcuni spunti che sono poi confluiti in questo progetto. Dopo aver eseguito i primi schizzi sono passata al digitale riproponendo con due tipi di tratto differenti le sopra

1.1.2. Un esempio di handwritten "amatoriale" realizzato al puro scopo di identificare la moltitudine di supporti digitali che affollano la mia stanza 12


citate proporzioni, ottenendo rispettivamente un hairline e un handscript. Mettendo a confronto i due risultati, mi sono resa conto che nel caso del bastoni esso perdeva ai miei occhi buona parte del suo fascino passando dallo schizzo a mano libera alla linea dritta e che, quindi, preferivo di gran lunga il tratto tremolante della seconda versione. Una volta indirizzatami verso questa scelta, ho fatto mente locale sui possibili contesti applicativi e su cosa, di preciso, potesse avermi portato ad adottare questo tipo di scrittura giĂ  da qualche anno. Seguono, quindi, un breve approfondimento su cosa ritengo mi abbia influenzato nella creazione di questo carattere. Non sarebbe sbagliato affermare, tuttavia, che si tratta anche di una sintesi di quelli che sono i miei interessi personali.

1.1.3. La copertina del progetto realizzato per la maturità artistica, artefatto relativo ad una tesina sul tema del macabro. Il risultato è stato un omaggio a due tra gli autori ed artisti piÚ popolari legati a quest'ambito, ovvero Edgar Allan Poe e Tim Burton. 13


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#2

ricerca & INFLUENZE


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2.1. La scintilla: la musica underground La prima fonte d’ispirazione l’ho ricevuta dalla sfera musicale, in particolare da quella punk. Ho iniziato a schizzare le prime prove di Dødsdansen, infatti, a partire dal logo dei Nerorgasmo, storico gruppo hardcore punk attivo a Torino nei primi anni Ottanta. Il trend del testo tracciato a mano e degli scarabocchi fa parte di un più ampio ambito di riferimento all'interno del punk e di altre sottoculture limitrofe che, insieme allo stencil e al collage, porta alla nascita di un'estetica volutamente grezza

2.1.1. Copertina del primo ed omonimo EP dei Nerorgasmo, registrato nel 1982. In fondo a sinistra è possibile leggere: «Non pagare più di £.2000» 17


ed artigianale. Visivamente, essa rispecchia in maniera efficace sia il sound aspro che le tendenze nichiliste e antitradizionaliste delle liriche, divenendo un tratto distintivo che ha visto le sue ripercussioni anche nella moltitudine di generi e sottoculture nate durante il periodo post-punk; tra le quali la new-wave e il dark sono le più note. A tal proposito, legato soprattutto alla sottocultura dark è il deathrock, il quale porta con sè molte delle istanze emerse con il punk ma che si distingue per il gusto dell'orrido e il richiamo ad atmosfere macabre e gotiche tipiche degli horror di serie b. Non mancano, il più delle volte, il senso dell'umorismo greve e dissacrante, nonchè una forte componente di auto-ironia. In tale contesto è possibile trovare in dose perfino maggiore logotipi ascrivibili all'handwritten

2.1.2. I Promise, B-side del singolo Dazzle di Siouxise and The Banshees, (1984), sul quale figura il primo logo della longeva band inglese, caratterizzato da tratti sottili e irregolari, nonchè da una forte sproporzione tra i glifi. 18


2.1.3. Back cover della compilation The Furious Years of Italian Hardcore Punk in 7 inches (1996) 2.1.4. Flyer di un concerto del 4 aprile 1987 al Virus, storico locale punk di Milano 2.1.5. Flyer di un concerto del 3 marzo 1984 che vede Specimen, Einst端rzende Nubauten e Nervous Gender dividersi il palco.

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Serie di copertine legate alle sottoculture punk, new wave, dark e deathrock: 2.1.6. Ci stanno uccidendo al suono della nostra musica, EP dei Peggio Punx del1984 2.1.7. Singolo del 1979 di Siouxsie and The Banshees, The Staircase (Mystery) 2.1.8. Specimen, Batastrophe, 1983 2.1.9. Andi Sex Gang, The Naked and the Dead, 1986 2.1.10. Jesus Points the Bone at You?, raccolta del '91 dei Christian Death (line-up di Valor Kand) 2.1.11. Kollaps, il primo EP degli Einst端rzende Neubauten (1981)

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(oltre ai canonici sgorbi e scarabocchi), riproposti spesso in bianco e affastellati su pesanti fondi scuri. Nella diffusione di tale estetica hanno giocato un ruolo enorme gli eventi e i concerti, così come tutto ciò ad essi legato; a partire dai flyer e dai locali che li ospitavano (2.1.12-2.1.13). Tra questi è impossibile non citare il Batcave, leggendario club londinese fondato nel 1982 a Soho, il quale porta con sè un immaginario a parte in merito alle sottoculture alternative della

2.1.12. Il logo del Batcave, il cui motto era "No Rules, No Disco!", è oggi ricordato con nostalgia da tutti i fan del post-punk delle origini e racchiude in sè tutti i valori della sottocultura cui appartiene. 2.1.13. Un poster di uno show degli Alien Sex Fiend, caso esemplare di un'altra tendenza tipica degli artefatti prodotti in questo ambiente culturale: l'horror vacui. 21


prima metà degli anni Ottanta. Non certo un luogo qualunque dove poter suonare; il Batcave non solo diede il nome ai suoi frequentatori (ancor oggi ricordati come batcavers) ma ad esso si fa ancora riferimento per contrassegnare un certo tipo di rock alternativo come genere musicale a sè stante. Artisti gravitanti attorno ad esso furono, tra i tanti, gli Specimen (il gruppo del fondatore del club), i Bauhaus, Siouxsie and The Banshees, i Sex Gang Children e gli Alien Sex Fiend. Ciò che ho trovato di particolare interesse nell'impiego dell'handwritten da parte dei gruppi punk e post-punk (attivi anche in altre zone geografiche, come ad esempio gli italiani Peggio Punx) è constatare come tale tipo di scrittura si presti ad un alto grado di personalizzazione da parte di chi ne fa uso, proprio grazie alle sue caratteristiche intrinseche e alla libertà offerta dal mezzo. Osservando alcuni degli esempi proposti, infatti, è possibile notare come i caratteri distintivi di ogni gruppo vengano espressi attraverso quello che è sostanzialmente lo stesso tipo di strumento. Se, ad esempio, gli Alien Sex Fiend (probabilmente uno dei più esuberanti gruppi deathrock di sempre) ne fanno un richiamo all'horror e al trash con tratti appuntiti e lettere striminzite (2.1.13, 2.1.15); per Siouxsie and The Banshees le linee diventano più morbide e talvolta quasi dei ghirigori (2.1.7 e 2.1.14); oppure ancora, per i tedeschi Einstürende Neubauten la scritta manuale diventa un ritorno alle "origini" dall'aria vagamente tribale (2.1.11), la cui estrema irregolarità si ricollega al sound primitivo, rumoroso e privo di compiacimento estetico che è tipico dei primi componimenti della band. Quello del primitivismo è, del resto, un tema piuttosto ricorrente all'interno dei primi gruppi legati alla sottocultura dark (si pensi, ad esempio, alla copertina del primo ed omonimo album dei Dead Can Dance, recante l'immagine di una maschera africana nella semioscurità); il quale affonda le sue radici, con molta probabilità, nel Romanticismo. Diffusosi nell'Ottocento a partire dalla Germania e sviluppatosi soprattutto nell'Europa centrale e del nord fino ai paesi anglosassoni; esso può dirsi denominatore comune di molte delle influenze che hanno condotto alla realizzazione della font. 22


2.1.14. Back cover di HyĂŚna, album del 1984 di Siouxsie and The Banshees 2.1.15. Back cover di Curse degli Alien Sex Fiend (1990)

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2.2.1 Uno dei casi piÚ interessanti riguardo l'impiego delle rune nel black metal proviene sicuramente dai Taake (band norvegese cui Hoest, il principale autore delle canzoni, fa capo) per l'uso esclusivo dell'alfabeto runico nell'artwork degli album apparetenenti al periodo 1999-2005. In origine, esso non prevedeva il nome del gruppo in copertina, il quale era sostituito dall'emblema della band in quarta. Solo nelle successive tirature, infatti, è stato introdotto un logotipo composto in alfabeto latino. L'esempio qui proposto è Nattestid (1999), il primo capitolo della cosiddetta "trilogia". 24


2.2. Il black metal e l'alfabeto runico

Nello stesso periodo e in tutt'altro contesto geografico rispetto a quelli appena citati, è nata un'altra corrente che è finita con l'attrarre la mia attenzione. Si tratta del black metal, il quale trova le sue origini stilistiche nell'hardcore punk. Anche in questo caso, quindi, si tratta di un genere prevalentemente underground che, pur essendo maggiormente diffuso in Paesi scandinavi come Norvegia, Svezia e Finlandia, raccoglie una discreta fascia di adepti anche in Italia.

2.2.2. Copertina del settimo album degli Enslaved, Below The Lights (2003), recante una scritta in alfabeto runico. Il successivo album del 2004 della band norvegese trarrà il nome dalla runa Isa, il cui significato è «ghiaccio». 25


Le tematiche che caratterizzano buona parte dell'immaginario di riferimento del black metal riguardano il nichilismo, la misantropia e l'occulto. Ad affascinarmi sono stati, in particolare il tema della morte (vista qui in un'ottica più legata al mistero che non all'ironia, come nei casi precedenti), nonchè la celebrazione romantica della natura, dei miti e delle tradizioni nordiche. Dopo essere entrata in contatto con queste sottoculture, ho avuto modo d'incontrare anche l’alfabeto runico. Questo è stato, infatti, un genere musicale che ha rappresentato per me una svolta, distinguendosi all’interno dello sterminato panorama metal per il prevalente uso della lingua madre rispetto all’inglese e, appunto, per i numerosi riferimenti alla tradizione nordica, che ho iniziato quindi ad approfondire. Pur non potendomi definire un’esperta in merito (data la vastità e complessità del tema), ho trovato fin da subito sia le rune che le lettere nordiche da loro derivate (come ad esempio la Þ, nota anche come thorn) molto affascinanti; ed è per questo che ho voluto inserire almeno le seconde nel mio alfabeto. Infatti; se comprendere appieno la moltitudine di significati associati alle rune, studiarne l'evoluzione storica e l'utilizzo in tempi moderni (di cui quello della simbologia nazista è uno dei casi più noti) richiede ben più di una certa dose di curiosità ed interesse; ho voluto trarre ispirazione dalle rune per la creazione della font per quanto riguarda le proporzioni marcatamente verticali, la prevalenza di forme spigolose, nonchè la forte valenza decorativa che questa forma di scrittura può assumere a seconda dell'uso. Analogamente al caso precedentemente illustrato del punk; anche in questo caso i simboli runici, oltre a portare con sè tutti gli ideali legati alle origini nordiche e al paganesimo, confluiscono in un contesto visivo più ampio. Pur rischiando di risultare scontati, sarà inevitabile osservare in un qualsiasi artefatto legato al black metal la quasi totale assenza di colori. È proprio tale caratteristica a trarre spesso in inganno i profani nell'attribuire a tali artefatti (ma anche gli stessi blackster) la sottocultura d'appartenenza. Spesso confusa con quella più 26


2.2.4. Copertina del terzo album della leggendaria band norvegese Darkthrone, Under a Funeral Moon (1993). 2.2.5. Logo della band depressive black Forgotten Woods, nata nel 1991 in Norvegia 27


2.2.7. Copertina dell'album Hvis Lyset Tar Oss (1994) con un'illustrazione di Theodor Kittelsen 2.2.8. Copertina della re-release del bootleg di Burzum Draugen - Rarities, (2005) la quale raccoglie alcuni pezzi del periodo 19911998. La runa raffigurata è nota come Algiz o Elhaz ed è generalmente impiegata come simbolo di vita e protezione (motivo per cui, talvolta, viene chiamata anche Lebensrune). Essa ebbe notevole impiego durante il nazismo subendo, come altri simboli runici, manipolazioni grafiche e semantiche. 28


famosa del dark, in realtà il black metal se ne distanzia per diversi aspetti. Pur essendo nata una sorta d'ibridazione tra le due in tempi più recenti (generalmente malvista dai puristi di entrambe le sottoculture), gli atteggiamenti nei confronti di quelle che possono essere talvolta tematiche analoghe restano differenti. Qui l'esuberanza e l'horror vacui tipiche del periodo post-punk sono messe da parte, infatti, per un tipo di comunicazione dal tono decisamente più austero. Tipici dell'estetica legata al black metal delle origini sono anche i pesanti interventi di manipolazione delle immagini, volti a creare un effetto bruciato che dà il massimo rilievo all'opposizione tra il buio e la luce, di cui le copertine dei Darkthrone sono un ottimo esempio (2.2.4); e le illustrazioni dai contrasti altrettanto netti, il più delle volte con soggetti naturali resi in maniera cupa ed inquietante (2.2.7). Ad un discreto alleggerimento si può assistere, invece, in tempi più recenti, per quanto riguarda le numerose e variegate contaminazioni del black con altri generi, come il symphonic, il viking e il progressive; le quali conservano tuttavia una certa coerenza con il passato nelle tematiche e nell'impiego dell'alfabeto runico (2.2.2). Per concludere, trovo opportuno fare delle precisazioni a parte riguardo ad uno degli aspetti meno chiari e più controversi del black metal; ovvero quello della sua presunta affiliazione all'ideologia nazista. Se in alcuni casi essa può dirsi confermata (autore del one-man-project Burzum è, ad esempio, il norvegese Varg Vikernes, noto per il suo coinvolgimento in fatti di cronaca nera e per la sua militanza all'interno di movimenti di estrema destra come l'Heathen Front), al contempo non è possibile ricondurre il genere nella sua totalità al neonazismo. Si può dire che l'impiego delle rune, nonostante si tratti di un alfabeto antichissimo, continui a risentire dei pregiudizi dovuti alla sua riappropriazione (per giunta arbitraria) negli anni Trenta da parte della Germania nazista. Impossibile non citare, in merito, il gruppo neofolk britannico Death In June che, seppur distante musicalmente dal black metal, deve all'utilizzo volutamente ambiguo delle rune e di altre simbologie la sua 29


controversa fama (2.2.8-2.2.11). Nonostante il leader e fondatore Douglas Pierce abbia commentato la questione ironicamente con le seguenti parole: «Sono interessato a tutti gli aspetti del Terzo Reich. Ha avuto un'influenza così ampia su tutto il mondo, chi può non esserne incuriosito? Tuttavia al momento ho letto più pagine del Capitale che del Mein Kampf.» e si sia inoltre dichiarato omosessuale da tempo; le esibizioni della band sono state spesso ostacolate da contestazioni. Altri gruppi erroneamente ricondotti al neonazismo a causa dell'adozione di simboli runici sono i faroesi Týr (i quali traggono il loro nome proprio dalla runa Tiwaz, riferita al dio norreno della guerra Týr) e i lettoni Skyforger, entrambi popolari all'interno del viking metal (2.2.12, 2.2.13).

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2.2.9. La runa Odal o Othala sulla cover di Come Before Christ and Murder Love (1985) dei Death In June 2.2.10. La runa Algiz nell'edizione da due LP di The World That Summer dei Death In June(1986) 2.2.11. Iscrzione in alfabeto runico nell'edizione remastered dell'album del 1987 Brown Book, rinominata Braun Buch Zwei (2009) 2.2.12. Set di toppe con alcuni dei simboli ricorrenti della band, tra cui il tanto dibattutoTotenkopf 2.2.13. Copertina dell'album Ragnarok dei Týr (2006) 2.2.14. Copertina del primo demo degli Skyforger, Semigall's Warchant (1997) 31


2.3.1. Serie di fermi-immagine da The Alphabet (1968) di David Lynch 32


2.3. Il cinema: weird, horror e indie

Nutro fin da bambina un profondo interesse per l’horror come genere cinematografico e per il macabro in generale. Dopo aver visto una discreta quantità di horror hollywoodiani destinati ad un pubblico piuttosto vasto, ho cominciato ad interessarmi anche al cinema europeo e a quello indipendente. I titoli di Nekromantik, film tedesco del 1987 diretto da Jörg Buttgereit, mi hanno subito colpita per come rispecchiano perfettamente l’intera atmosfera del film. Si tratta infatti di un film girato in super8, recitato da attori non professionisti e dal budget molto ristretto. I grossolani effetti speciali, la rudimentale colonna sonora e la fotografia cupa e "sporca" ne hanno fatto un cult per gli amanti dell'estetica della bassa qualità: la black metal band norvegese Carpathian Forest ha infatti omaggiato il film inserendo una cover del tema musicale nell'album Strange Old Brew. Dalla trama al limite del grottesco, una volta uscito

2.3.2. Copertina del terzo album della leggendaria band norvegese Darkthrone, Under a Funeral Moon (1993). 2.2.5. Logo della band depressive black Forgotten Woods, nata nel 1991 in Norvegia 33


il film venne immediatamente censurato per la morbosità del tema della necrofilia e per la crudezza quasi documentaristica con cui veniva trattato; destinandolo ad essere distribuito per anni attraverso VHS non autorizzate. Oggi che il film è ampiamente reperibile, trovo che esso conservi quell'aria di "illegalità" anche attraverso i suoi titoli così grossolanamente scritti, contribuendo alla leggendaria fama di cult del gore. Tracciati a mano sono anche i titoli di coda di uno dei primi cortometraggi di David Lynch, The Alphabet (1968), altrettanto cupo e disturbante, il quale riprende il tema dell'educazione e del linguaggio in modo surreale attraverso distorsioni sonore e combinando ripresa dal vero e stop motion. Oltre ad armonizzare con le sequenze animate, i titoli riprendono i toni molto contrastati della fotografia. Infatti, essa attribuisce alla pellicola un aspetto quasi pittorico attraverso una qualità video che manca leggermente di definizione, facendo apparire il soggetto come una spettrale macchia bianca che si staglia sull'opprimente fondo nero. Pur essendo ora noto per l'eleganza del suo stie registico; il gusto per un'estetica molto grezza, contrastata e basata sulla manualità non abbandonerà Lynch anche una volta raggiunto il successo e può considerarsi parte integrante della sua poetica: ne sono un esempio le numerose litografie realizzate finora e la serie animata del 2002 Dumbland (2.3.6-2.3.8). Caso interessante per quanto riguarda il rapporto tra caratteri gotici e handwritten (e quindi per il progetto qui proposto) è quello di Gummo, film indipendente del 1997 diretto da Harmony Korine. Dal gotico impiegato nella pellicola si passa, infatti, ad un handwritten nelle immagini promozionali del film. A proseguire il fil rouge rispetto alla varietà di esempi presentati finora è anche la colonna sonora del film: composta in gran parte da canzoni black metal e punk, essa risulta piuttosto azzeccata considerando le tematiche nichiliste e le squallide amientazioni urbane che il film propone. Anche in questo caso (e in maniera certamente più lampante) il linguaggio si avvicina a quello documentaristico: nel montaggio finale sono state infatti inserite molte scene non previste dal copione; frutto dei 34


momenti morti durante le riprese in cui gli attori (in buona parte non professionisti) parlano tra loro senza sapere di essere filmati. In tal senso, quindi, si può dire che tale tipo di lettering anticipi piuttosto bene le caratteristiche del film. Sebbene una volta rilasciato nelle sale il film non fu particolarmente apprezzato nè dalla critica nè dal pubblico; esso venne lodato, in compenso, da grandi registi come Gus Van Sant e Werner Herzog

2.3.3. e 2.3.4. Due poster promozionali per Gummo, diretto da Harmony Korine (1997) 2.3.5. Il titolo in apertura del film 35


2.3.6 - 2.3.8. Titoli in apertura e chiusura di Dumbland, di David Lynch (2002). 2.3.9. A lonely figure talks to himself softly, David Lynch (2009) 36


(quest'ultimo noto soprattutto per i suoi documentari), per poi essere considerato oggi un cult del cinema weird. Muovendosi sempre all'interno del genere weird, altro caso da citare è la webseries Salad Fingers, basata sull'omonimo personaggio creato da David Firth nel 2004. Qui il lettering non si limita ai soli titoli di testa, ma è presente lungo l'intera durata degli episodi accompagnando le battute del protagonista con un effetto d'animazione che ne accentua ulteriormente i tratti tremolanti e sproporzionati. Il tutto riassume in maniera efficace le caratteristiche della serie: dai paesaggi sterili e deserti tinti da colori smorti e grigiastri, all'onnipresente tema sonoro in loop, alla bizzarra morfologia del personaggio, fino alla non-linearità della trama. In sintesi, dunque, essi riprendono l'atmosfera post-apocalittica e la desolazione in cui gli spettatori vengono catapultati (2.3.10-2.3.12).

2.3.10 - 2.3.12 Alcuni esempi di lettering della webseries di David Firth Salad Fingers negli episodi Spoons e Cage (2004). 37


Infine, un "classico" dell'handwritten condensed, per quel che riguarda la mia storia personale, è certamente quello che contraddistingue i titoli delle trasposizioni cinematografiche degli anni Novanta basate sulla famigla Addams; famosa serie di personaggi creata dal disegnatore Charles Addams. Noto per lo humor nero tipico delle sue strisce, i due film prodotti dalla Paramount Pictures gli hanno reso omaggio riproducendone fedelmente la calligrafia.

2.3.12 Nightcrawlers, volume del 1965 disegnato da Charles Addams dedicato all'eccentrica famiglia americana. 38


2.2.13-2.3.15 I titoli in apertura di The Addams Family Values (1993) sono stati probabilmente il primo esempio di handwritten che io abbia mai visto. Sebbene Dødsdansen non sia stato ricalcato su di essi, ritengo che abbiano comunque influito sul lavoro in quanto parte del mio immaginario da tempo. 39


2.4.1. K채the Kollwitz, Kindersterben (1925) 2.4.2. Edvard Munch, Red and Black (1888) 2.4.3. Stampa di Edvard Munch 40


2.4. L'Espressionismo tedesco e gli illustratori nordici Nel corso dei miei studi, a pari passo con l’evoluzione dei miei gusti musicali e cinematografici, ho avuto modo di coltivare l'interesse anche verso le arti visive più tradizionali, quali pittura e illustrazione. Una delle correnti artistiche che apprezzo in modo particolare è sicuramente quella espressionista, diffusasi soprattutto negli stati dell'Europa centrale e del nord intorno ai primi del Novecento. Pur trattandosi di una corrente molto vasta e variegata; tra i temi più comuni è possibile riconoscere quello della morte, del dolore, della miseria e dell'annichilimento dell'uomo moderno; spesso accompagnati da un atteggiamento

2.4.4. Käthe Kollwitz, Das Letzte (1924) 2.4.5.Versione xilografica della celebre opera di Munch, Skrik (1895) 41


di opposizione sociale. Il tutto si traduce visivamente e nel gusto per l'arte primitiva, riprendendone le linee spezzate e le figure stilizzate, e nell'impiego di colori molto violenti o, al contrario, cupi e spenti, arrivando anche al solo contrasto tra bianco e nero (tipico delle numerose xilografie prodotte in quest'ambito culturale, la cui tecnica è perfetta per ottenere il tratto scarno Due figure a sè stanti all'interno del panorama espressionista che stimo in maniera particolare sono il norvegese Edvard Munch (1863-1944), genio e precursore del movimento, e la tedesca Käthe Kollwitz (1867-1945); accomunati da un percorso artistico più individuale ed autonomo rispetto al movimento d'avanguardia. Trovo infatti che essi si discostino leggermente dalla forma di espressionismo più "canonica" praticata, ad esempio, da Kirchner e dal gruppo Die Brücke nel tratto più filamentoso e serpentino con cui erano soliti a rappresentare le loro figure; e sono convinta che tale particolarità abbia influito molto nel disegno del carattere qui proposto. Di grande interesse è anche il lavoro di Alfred Kubin (1877-1959), autore austriaco che potrebbe essere definito

2.4.6. Alfred Kubin, una tavola di Totentanz (1915-1916) 2.4.7. Copertina del romanzo di Achim von Arnim, I figli del maggiore, illustrato da Kubin (1922) 42


2.4.8. Litografia di Kubin, Tier und Geist (1950) 2.4.9. Alfred Kubin, The Best Doctor (1903) 2.4.10 Alfred Kubin, Der Teumpel (ca. 1905) 43


2.4.11 Musstad, una delle illustrazioni più famose da Svartedauen di Theodor Kittelsen (1896) 2.4.12 Hoestkveld Bokskap, Theodor Kittelsen (1900) 2.4.13 Sorgen, una delle opere più popolari di Kittelsen, è stata impiegata come immagine di copertina per circa una decina di album black metal. Qui è accompagnata ad un'iscrizione in alfabeto runico dalla band ucraina Eternal Fire nell'EP Eternal Winter (2008).

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come l'anello di congiunzione tra Espressionismo, Simbolismo e Surrealismo per gli scenari assurdi e allucinati tipici delle sue opere (i quali talvolta ricordano il pittore olandese Hieronymous Bosch). Noto per i soggetti macabri e per le atmosfere cupe ed oniriche dei suoi disegni, rigorosamente in bianco e nero; il tratto sottile e nervoso con il quale traccia i personaggi e le insolite creature smilze, spigolose e allampanate non risparmia nemmeno titoli e frasi scritte, fondendosi con i caratteri gotici tipici dei paesi influenzati dalla cultura germanica (2.4.7, 2.4.8 e 3.2.1). Un ringraziamento a parte è poi dovuto al black metal, in quanto mi ha permesso di scoprire autori qui pressochè sconosciuti come Theodor Kittelsen (1857-1914), norvegese di umili origini che ha avuto modo, tuttavia, di studiare a Monaco di Baviera per alcuni anni. Artista multitalento (illustratore, pittore, caricaturista e autore di testi e poesie), non poteva che diventare illustratore di culto all'interno del black metal visto il suo attaccamento per i miti nordici e temi come il rapporto

2.4.14. Theodor Kittelsen, Oppe Paa Flya 45


tra uomo e natura; spesso riproposti in bianco e nero e immersi in atmosfere dall'aria a tratti fiabesca e a tratti inquietante. Ad essere generalmente considerato il punto più alto della sua carriera è il libro dedicato alla Morte nera, Svartedauen (1900), di cui è autore sia dei testi che delle tavole che li corredano. In esse vediamo alternarsi paesaggi invasi da animali come corvi e insetti, percorsi da una misteriosa figura incappucciata di nero e accomunati da un senso di desolazione; qui visto, tuttavia, come il trionfo della Natura selvaggia sull'uomo civilizzato. Anche se decisamente meno cupo del collega norvegese e più rifinito nel tratto, occorre citare un'altra figura di culto nel metal scandinavo: si tratta di John Bauer (1882-1918); illustratore svedese che ha ispirato anche altri grandi artisti operanti all'interno dell'immaginario fantastico, come Arthur Rackham. A colpirmi in particolare all'interno della vasta produzione di Bauer sono state le tavole in bianco e nero; spesso realizzate con tecniche come la litografia e caratterizzate da personaggi dai profili molto slanciati ed eleganti che spiccano su fondi scuri (2.4.15-2.4.18).

2.3.15. - 2.3.17. Tre litografie realizzate da John Bauer per una delle sue opere più famose, Prinsessan Tuvstarr (1915) 46


2.3.18. John Bauer, Skinnp책sen (1908) 47


DANSEN DØDSDANSEN DØDSDANSEN DØDSDANSEN DØDS ØDSDANSEN DØDSDANSEN DØDSDANSEN DØDSDANSEN D ANSEN DØDSDANSEN DØDSDANSEN DØDSDANSEN DØDSD ØDSDANSEN DØDSDANSEN DØDSDANSEN DØDSDANSEN D


#3

disegno & PROGETTO


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3.1. Dallo schizzo alla font digitale

Per quanto riguarda la realizzazione del carattere, sono partita scrivendo a mano con un pennarello indelebile dando il tremito desiderato al tratto e poi scansionando gli schizzi. Ho utilizzato questo tipo di pennarello in primo luogo perchè aveva il tipo di punta che mi occorreva e, secondariamente, perchè amo il tipico odore di chimico degli indelebili, cosa li rende famosi in maniera più o meno positiva. In ogni caso, è stato un piacere poterne utilizzare in grande quantità. In seguito, ho vettorializzato le scansioni con un Live Trace in Illustrator, per poi importarle in FontLab sistemando gli spessori ed eliminando le imperfezioni indesiderate. Anche per quanto riguarda le lettere accentate ho evitato il più possibile di copiare gli stessi tracciati per poi ricomporli, in maniera che ogni lettera fosse diversa dall’altra e per meglio simulare, quindi, la scrittura manuale. Per quanto riguarda gli allineamenti e i tratti orizzontali, ho fissato due altezze principali, una molto sbilanciata verso il basso, che ho utilizzato per la maggior parte delle lettere, e una molto sbilanciata verso l’alto, per dare risalto a lettere come la K, che in questo modo risultava più leggibile. Tale scelta, tuttavia, oltre a questioni inerenti la leggibilità del carattere, si deve al desiderio di creare una marcata sproporzione tra i glifi presenti nella font. Ciò, oltre a restituire un effetto più vivace nell'alternarsi dei caratteri, si ricollega alla ricerca di un'estetica dell'errore, dell'imprecisione e, in generale, del weird. Le stesse dimensioni sono state impiegate per le lettere accentate del maiuscolo, che ho compresso nell’altezza totale per ottenere sia una maggior compatezza che per seguire lo stesso pricipio della sproporzione appena citato. Lo stesso è stato fatto per quanto riguarda i tratti discendenti, anche se in maniera limitata dato che la font prevede solo un maiuscolo e un maiuscoletto, che ho eliminato dove possibile 51


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oppure compresso, come nella Eszett e nel simbolo del dollaro. Ho incontrato le principali difficoltĂ  nel combinare simboli e punteggiatura per il maiuscolo e il minuscolo, i quali presentano tra loro dimensioni completamente diverse; spero tuttavia di aver risolto nel miglior modo possibile i problemi sorti da questo divario. Possibili ampliamenti e miglioramenti della font che non sono stati eseguiti per mancanza di tempo potrebbero essere, appunto, la suddivisione in due stili diversi, in modo da poter avere una punteggiatura proporzionata per il maiuscoletto di dimensioni inferiori ma, soprattutto, l'integrazione di variazioni dello stesso glifo per meglio simulare la scritta manuale.

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3.2.1. e 3.2.2. La copertina e un'illustrazione del volume realizzato da Alfred Kubin tra il 1915 e il 1916 Totentanz 56


3.2. Il nome

Dopo aver terminato la fase esecutiva della font, non mi è restato altro che giocare con essa e darle un nome. Mi sono dunque sbizzarrita in qualche esempio applicativo legato alle influenze che hanno portato alla creazione del carattere: ciò è avvenuto sia manipolando soluzioni grafiche preesistenti che creandone di nuove. Si noterà nel prossimo capitolo come il carattere renda il meglio di sè soprattutto se abbinato a immagini in bianco e nero dai forti contrasti o inserito in formati molto slanciati verticalmente; prestandosi, in contempo, anche a reinterpretazioni di genere piuttosto decorativo (si tratta ovviamente di un carattere display).

3.2.3. Xilografia di Michael Wolgemut del 1493, da Liber chronicarum di Hartmann Schedel 57


In particolare, impiegandolo in negativo su colori di fondo molto scuri, i tratti irregolari e slanciati dei glifi mi hanno ricordato un alternarsi piuttosto vivace di ossa. Ho pensato, così, di riprendere nel nome il tema iconografico della danza macabra, resomi molto caro non solo dalle più note raffigurazioni tardomedievali (tra cui quelle che ricordo in maniera particolare provengono dagli affreschi dell'Oratorio dei Disciplini a Clusone e dalle xilografie di Hans Holbein il giovane e Michael Wolgemut); ma soprattutto dalle rivisitazioni da parte di autori moderni che stimo molto, come Alfred Kubin. Fattore comune rispetto alle molteplici fonti d'ispirazione del progetto, il tema della morte è inoltre espresso nella danza macabra attraverso una delle sue sfumature più ironiche (famosa, a riguardo, è l'iscrizione che accompagna l'opera del pittore e scultore tedesco Bernt Notke nella Chiesa di San Nicolò a Talinn: «Ob arm, ob reich, im Tode gleich», ovvero «Whether poor or rich, all's the same in death»), elemento che ha motivato ulteriormente la mia scelta. Ho voluto, tuttavia, riproporre il termine in lingua svedese in modo che rimandasse in maniera piuttosto evidente, sia per iscritto che come sonorità, alla cultura nordica; giungendo dunque al nome Dødsdansen. Sebbene non vi faccia riferimento in maniera esplicita, è doveroso precisare che il nome corrisponde anche al titolo di una delle opere teatrali di August Strindberg; celebre autore svedese attivo tra la fine dell'Ottocento e inizio del Novecento. Artista ed intellettuale ad amplissimo raggio (oltre che drammaturgo, scrittore, poeta e pittore, nel corso della sua vita fu anche studioso di occulto), le sue opere hanno affrontato tematiche scottanti, andando spesso incontro a delle controversie, ed è considerato oggi uno dei padri dell'espressionismo e del surrealismo.

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3.2.4. e 3.2.5. Due xilografie di Hans Holbein il giovane provenienti dall'edizione del 1892 della celebre Danse Macabre, pubblicata per la prima volta nel 1538 3.2.6. Il disegno di Munch, raffigurante sè stesso nell'atto di baciare uno scheletro, è stato usato nella copertina del demo Those Who Caress The Pale dall'avant-garde/black metal band norvegese Ved Buens Ende nel 1994 3.2.7. Litografia di uno dei ritratti di August Strindberg realizzati da Edvard Munch (1896)

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#4

esempi D'USO


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dødsdansen

Testi composti in:

DinPro Bold Bembo Std Regular Bembo Std Italic Bembo Std Bold

In quarta di copertina: The Skeleton Drummer dalla tavola Die Edelfrau di Hans Holbein, 1538



Dødsdansen