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WHITE DI MILANO LA MORTE SI RESPIRA IN CASA

Periodico dei giovani della Provincia di Pesaro-Urbino

FONTI RINNOVABILI VS CENTRALI NUCLEARI

LA CRESCITA DI UN GRANDE CAMPIONE

www.scintilla.nelvento.it

IMPROVVISAMENTE OMOFOBIA Viaggio nell’Italia dei pregiudizi e della disinformazione


Primo Piano

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di Chiara De Notaris

Editoriale

ecrescita. Tutto, intorno, sembra lanciare un disperato grido di aiuto. La natura urla: “decrescita!”. L’economia urla: “decrescita!”. La società urla: “decrescita!”. La forsennata rincorsa alla “crescita” degli ultimi decenni ne è la causa. Crescita scientifica, crescita economica, crescita sociale. Il culto del dio PIL è entrato prepotentemente nella vita di noi popoli sviluppati. La ricerca di un benessere economico si è da tempo sostituita alla originaria ricerca di benessere effettivo. Il sistema stato è diventato di tipo aziendale. Così anche la scuola, sottosistema sociale, sta assumendo sempre più le caratteristiche di un’azienda. Il valore dell’istruzione si sta diluendo tra riforme, tagli e scelte didattiche volti alla produzione di individui superficialmente istruiti e praticamente incapaci di svolgere consapevolmente un qualsiasi ruolo sociale. Le basi culturali acquisite dopo 13 sudati anni di studi, si riducono a conoscenze nozionistiche e ben sigillate. La scarsità di coscienze critiche e consapevoli è una minaccia reale alla fragile democrazia in cui viviamo. La necessità di fare un passo indietro sta diventando sempre più evidente osservando l’andamento globale in campo ambientale, economico e sociale. Ad ogni onda segue sempre la risacca. Questo in cui ci troviamo, a quanto pare, è il tempo della risacca.

IMPROVVISA Viaggio nell’Italia dei pregiudizi e

14 agosto 2008, mercoledì Ore 05:35, stazione di Pesaro. Ore 09:37, Roma Termini. Cosa non si fa per La Scintilla! Vi presento due ragazzi: Luca, alto 1.85 m, moro, occhi neri; nato a Roma, laureato in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza; è un giornalista affermato. Gustav, pochi centimetri sotto il metro e ottanta, biondo, occhi azzurri; nato in provincia di Bolzano, dopo la laurea in Scienze della Comunicazione a Vienna e in cinema a Londra, si è trasferito a Roma; dal 2001 lavora per la televisione franco-tedesca “Arte” in qualità di corrispondente per la cultura dall’Italia. Dopo aver risalito tutti i 138 gradini di Piazza di Spagna, lanciato la monetina di buon auspicio nella Fontana di Trevi e girovagato per le vie della capitale, abbiamo incontrato all’una i puntualissimi giornalisti, presentatisi in bicicletta davanti al bar della stazione. Luca Ragazzi e Gustav Hofer sono amici, complici; si frequentano da 8 anni, convivono. Sono una coppia a tutti gli effetti e non si privano nella vita, come davanti alla nostra telecamera, dell’affettività degli innamorati. Davanti ad un piatto di cuscus scherzano di loro, della loro vita, delle relazioni con la gente; soprattutto scherniscono l’ignoranza, la disinformazione, l’imbarazzo di molti di fronte alla parola “omosessuale”. Sono protagonisti, nonché registi, del documentario recentemente premiato al Festival di Berlino ‘Suddenly last winter’, una grande inchiesta sull’omofobia, coinvolgente e illuminante, in cui l’ironia e l’auto-ironia che li caratterizzano svolgono un ruolo centrale, quello di chiave di lettura. Durante le riprese del film sono però venuti a contatto con una realtà nuova: mai avrebbero creduto, come loro stessi affermano, che l’ignoranza e la discriminazione fossero tanto radicate. Così, fra una parola ed un’altra, l’occhio vigile de La Scintilla ha scorto un’ombra fugace rabbuiare per un istante i loro volti e, senza colpo ferire, svanire nuovamente alla luce di un sorriso. Ma lasciamo parlare loro. Elisa Rossini

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Primo Piano

SAMENTE OMOFOBIA

izi e della disinformazione

Come percepisce l'opinione pubblica l'essere omosessuale: come una identità o come una rivendicazione ideologica? Luca: In Italia il concetto di omosessualità è ristretto al campo dell'atto sessuale, senza mai prendere in considerazione tutti gli altri aspetti che caratterizzano questo tipo di rapporto al pari di quelli eterosessuali. Purtroppo questa mentalità è ancora largamente diffusa persino tra gli stessi omosessuali. Il nostro obiettivo è portare avanti una battaglia ideologica che sdogani l'omosessualità come semplice atto fisico, facendo sì che venga considerata come un''identità' in tutto e per tutto. Gustav: Insomma, nelle cose che contano, l'omosessualità rimane nascosta. Difatti in Italia gli omosessuali non hanno mai rappresentato una parte importante, anche a livello politico, a differenza di altre nazioni come gli Stati Uniti. Finché noi omosessuali non ammetteremo a noi stessi di esserlo non cambierà mai niente. Quanto questo pregiudizio è legato alla cultura e alla tradizione politica, istituzionale e sociale del nostro paese? L: In questo gioca un ruolo fondamentale la Chiesa, che tutt'ora considera gli omosessuali come 'pecorelle smarrite', pur non perseguitandoli. Inoltre sono in molti a considerare l'omosessualità una malattia, nonostante per l'Organo Mondiale della Sanità non lo sia più da venti anni circa. G: C'è inoltre una mancanza di educazione all'argomento, tant'è che, di solito, nelle fiction gli omosessuali finiscono col morire, o quantomeno col ritrovarsi in una condizione infelice. L: A mancare è anche il modello di riferimento di una coppia omosessuale felice. Nonostante esistano personaggi gay famosi, non c'è nessuno che sia uscito allo scoperto affermando la propria felicità di coppia. E' una cosa di cui ci siamo resi conto girando il film. Abbiamo ricevuto e-mail di persone che, grazie al nostro film, sono riuscite a confessare la propria omosessualità, in quanto il nostro film mette in luce un modello positivo. Sarebbe bello se altri facessero lo stesso. Gay, omosessuale, transessuale ... quanto è importante giocare sulle definizioni e che valore hanno nel definire una identità? G: Il problema primario è definire se stessi. Il transessuale, ad esempio, viene visto come chi, più degli altri, non riesce a definire se stesso. L: Si tende ad etichettare rigidamente le varie categorie di persone, ma in realtà la situazione è molto più complessa. La transessualità è vista come una deriva dell'omosessualità, ma io penso che siano due cose completamente diverse. Sempre parlando di ‘definizioni’, molti giocano sul categorizzare ciò che è naturale e ciò che non lo è. In proposito mi viene in mente un semplice ragionamento, ma d'effetto: se naturale è ciò il cui fine è preservare la natura nella sua più larga concezione, considerando che siamo più di sei miliardi e andando avanti così sovraffoleremo un mondo che imploderà per la mancanza di risorse e per lo sfruttamento, credo sia più naturale una coppia che ‘naturalmente’ non sia in grado di generare figli. Voi cosa ne pensate? 3


Primo Piano

G: Il fatto che una cosa sia naturale o meno si dice spesso per fare slogan. La Chiesa condanna l'eutanasia, ma non è forse innaturale tenere in vita qualcuno artificialmente, perpetrando l'accanimento terapeutico? Invece, quando si parla di aborto o omosessualità, si parla di essere contro natura. E’ ridicolo. L: Magari le persone non hanno voglia di ragionarci sopra e accettano quanto gli viene detto. A pensarci, anche un'aspirina è contro natura. Se poi si pensa ai preti, che non vogliono avere figli, non vogliono fare sesso, ecc., cosa c'è di più contro natura? Dovendolo spiegare ad un giovane che vuole portare avanti una relazione di condivisione di coppia: quali dubbi possono sorgere nella scelta fra matrimonio e convivenza? Quali sono le reali differenze? L: Prima di tutto questa domanda vale unicamente per gli eterosessuali, in quanto gli omosessuali non hanno scelta, essendogli precluso il matrimonio. Tolta la retorica, la Chiesa, gli addobbi floreali, il matrimonio non è altro che un contratto, sia a livello morale che per le questioni burocratiche. G: C'è comunque discriminazione, sia per gli omosessuali, che non possono sposarsi, sia per gli eterosessuali, che si vedono riconosciuti certi diritti solo se sposati. Tenendo conto della documentazione relativa al disegno di legge sui Dico, secondo voi esiste un'incompatibilità fra la ‘famiglia di fatto’ e la famiglia fondata sul matrimonio? G: No, la convinzione che i Dico avrebbero distrutto la famiglia tradizionale è errata. Bisognerebbe piuttosto pensare ad esigenze quali maternità, asili nido, ecc. L: In Italia non è mai esistita una vera politica familiare, ossia che favorisca la creazione di famiglie. Ad oggi, un figlio comporta non pochi problemi, e infatti la natalità in Italia è bassissima. A 'Porta a Porta', la deputata Lussana della Lega, diceva che la legge sui Dico avrebbe "estinto il mondo". La considero un'affermazione talmente demenziale che non posso credere che l'abbia fatta. Un signore mi diceva che se fosse passata la legge sui Dico gli eterosessuali sarebbero diventati omosessuali, ma perché mai dovrebbero? Eppure lui ci credeva, perché l'aveva sentito a 'Porta a Porta'. Questo per ribadire come la televisione possa educare le masse o rimbecillirle. La concezione cattolica prevede il riconoscimento dei diritti del singolo omosessuale, ma non delle coppie, il che è allucinante. Bisognerebbe avere l'onestà intellettuale di smettere di affermare la laicità dell'Italia, perché è ridicolo. Lo Stato è ostaggio del Vaticano. La stessa concezione di laicità sta subendo un rimodellamento. 4

G: Già, oggi l'affermare di essere laico viene interpretato come essere anti-cattolico. Ho come la sensazione che tra gli oppositori alla ‘coppia di fatto’ sia maturata la convinzione che un eventuale legge in materia (ad esempio quella sui Dico) necessariamente produca una moltiplicazione delle coppie omosessuali in circolazione. La realtà di fondo è che nessuno tiene conto del percorso riflessivo che sta alla base di una scelta di convivenza di una coppia omosessuale, come di qualsiasi altra coppia. Insomma, vi giudicano inferiori? L: Ricordiamo che in alcuni stati l'omosessualità è tutt'ora un reato, quindi, senza voler creare allarmismi, direi che il pericolo c'è. L'omosessualità è tollerata fintantoché viene tenuta nascosta: la paura è che questa venga invece allo scoperto. Ancora una volta, l'invito nostro è invece il coming out. G: Ad esempio, la Rai non manderebbe mai in onda il nostro film, ed è triste. Negli altri paesi, un film che vince un premio importante verrebbe pubblicizzato adeguatamente. L: Non abbiamo ancora trovato una distribuzione ufficiale proprio a causa di questi pregiudizi. Ultimamente va di moda dire che un film è 'eticamente sensibile', ce l'han già detto in tre. Ma noi siamo ancora convinti che l'Italia sia un bel paese, è triste. Andando all'estero non ci accorgiamo che loro sono andati avanti mentre noi stiamo tornando indietro. L'alternativa è la fuga, già cinque fra i nostri amici sono andati a vivere a Berlino ... G: Una nostra amica è proprio a favore dell'abolizione del matrimonio in generale! <ride> L: Osservando attentamente, inoltre, il matrimonio dovrebbe essere un vincolo indissolubile. Ma non lo è, visto che hanno inventato anche il divorzio. In definitiva, anche la chimera del matrimonio viene a crollare. Filippo Galeazzi Riccardo Bambini Niccolò Blasi

COPPIA DI FATTO Termine che contraddistingue quelle persone che vivono una relazione affettiva di coppia convivendo senza essere sposati. L'elemento principale chiaro di distinzione tra la coppia di fatto e quella sposata è la mancanza del matrimonio, civile o religioso che sia.


Primo Piano

Improvvisamente l’inverno scorso: il film “Improvvisamente l'inverno scorso racconta la storia di Luca e Gustav, una coppia che sta insieme da otto anni, e di quello che gli è successo improvvisamente l’inverno scorso, quando un’ondata di inaspettata omofobia ha sconvolto la loro quotidianità.” Così esordiscono i due registi, Luca Ragazzi e Gustav Hofer, sul sito ufficiale del film (improvvisamentelinvernoscorso.it); il termine 'film', però, è forse inadeguato a descrivere l'essenza di quest'opera, che si propone di informare, istruire e denunciare una situazione sempre più insostenibile. Un documentario, insomma, un viaggio in una parte della società moderna rimasta (tenuta?) finora nascosta agli occhi della gente, "un viaggio che avremmo preferito non compiere" dice Luca. Così lo spettatore viene preso per mano e accompagnato alla scoperta di realtà aberranti come la Militia Christi o il Trifoglio, passando per le dichiarazioni a proposito dei Dico (Diritti e Doveri delle Persone Stabilmente Conviventi) da parte di semplici passanti e da alcuni ragazzi al 25° raduno di CL, nonché da politici come Binetti e Buttiglione, eloquente simbolo della concezione negativa dell'omosessualità. Proprio come le vicende narrateci, anche la storia dell'opera è controversa: i pregiudizi verso l'argomento hanno infatti ostacolato la diffusione del film

Luca e Gustav in una scena del film

nel Bel Paese, nonostante i numerosi premi conferitigli, fra cui una Menzione Speciale nella sezione Panorama all'ultimo Festival di Berlino. Il documentario ha vinto inoltre ai festival di Seoul, Tel Aviv e Montevideo, ed è uscito perfino nelle sale a Bangkok (Thailandia). A chi è consigliata quest'opera? A coloro che, in un modo o nell'altro, si riconoscono nella questione, a coloro che non si ritrovano nelle convinzioni della massa, a coloro che, semplicemente, ne vogliano sapere di più sull'argomento, nonché a coloro che, pur di idee diverse, abbiano l'onestà intellettuale di confrontarsi con l'altra campana. Un'opera che, ad ogni modo, lascerà un segno e vi farà riflettere. R. B. e F. G. 5


W h i t e d i M i l a no quando la mor

te si respira in casa

Attualità

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H

o un amico di 24 anni. E' un ragazzo normale, lavorava in un bar qui in zona. Ieri era uscito dall'ospedale, oggi si è risentito male ancora ed è dovuto rientrare. Sta facendo la chemioterapia perché ha tre tumori: uno alla testa, uno al polmone e l'altro gliel'hanno asportato tirandogli via un testicolo": parole di Oscar Spennati, rappresentante del suo condominio, in cui vive sin da quando era un bambino. La sua storia e quella di altre 151 famiglie si svolge a Rogoredo, via Feltrinelli 16/50, nella periferia sud est di Milano, dentro le cosiddette White. Queste ottocento persone, tra cui bambini e anziani, vivono in condomini quasi interamente ricoperti di pannelli d’amianto costruiti nell’80, nonostante la già nota pericolosità del materiale impiegato. Oggi giorno queste tre tonnellate di amianto si sgretolano, contaminano e uccidono persone che da decine d’anni stanno chiedendo al comune e a tanti politici il cambio d’alloggio o la bonifica del complesso abitativo. Oltre alle promesse e alle inutili vociferazioni, nessuno ha ancora mosso un dito. Cosa trattiene le persone competenti dal dare a queste famiglie una vita dignitosa, oltre che migliore? La prima risposta scritta da parte del comune risale all’88, in cui l’assessore all’igiene e sanità Pier Vito Antoniazzi scrisse di una prossima soluzione, dopo le delibere della Giunta di quel periodo. Successivamente, nel 2002 il vicesindaco Riccardo De Corato rispose all'ennesima lettera degli inquilini facendo prendere atto che i fondi erano stati stanziati, come da bilancio. Nulla è stato fatto. Uno dei pochi personaggi che ha veramente preso a cuore la condizione di queste persone è il segretario della Federazione di Milano Francesco Francescaglia. Ha scoperto, infatti, che da diversi anni il comune organizza vari bandi e stanzia con il programma triennale “opere pubbliche” i fondi per la bonifica dell’amianto presente in via Feltrinelli. Il problema è che i lavori non sono mai stati iniziati. La questione, quindi, non sta nei soldi, anche perché Rogoredo, affacciandosi alla finestra, vede oggi sorgere un altro bel quartiere (Santa Giulia) costruito con soldi pubblici. Oscar, oltre a rappare la sua storia con canzoni, dice: "Mi sento preso per il culo. Qui abbiamo le cartelle cliniche che certificano la morte per cause d'amianto di dieci persone. Qui ci sono otto ragazzi ammalati di cancro, qui ci sono 150 bambini che come noi respirano amianto tutto il giorno. E là, a pochi metri, fanno un quartiere modello. Anzi, peggio, hanno pure tirato su una montagna dietro il White, così l'aria non gira più e noi possiamo morire in questo bunker". Il 7 febbraio 2008 la Prestigiacomo prende pubblicamente, in onda su “Annozero”, l’impegno di stipulare un accordo con il Sindaco di Milano ed i tanti inquilini che convivono con l’amianto per risolvere la situazione. Quello che, invece, si è fatto è stato chiedere se degli altri partiti politici si fossero mossi a favore delle White e rimandare la questione dopo la campagna elettorale in corso. E’ stata, poi, organizzata una commissione comunale a cui hanno partecipato i tanti condomini logorati dall’amianto e, a conclusione, si è stabilito che tutte le bonifiche saranno iniziate entro la fine del 2008. Oscar, come tanti altri, non è soddisfatto: in primo luogo perché vuole una data certa, non un “entro il...” irrispettoso della dignità di queste persone e, in secondo luogo, lo stupiscono le decisioni prese un pò alla svelta, senza una chiara coscienza sul da farsi. La bonifica dall’amianto, infatti, può essere fatta soltanto isolando la zona e, quindi, provvedendo ad una temporanea abitazione per tutte le persone che abitano in posti del genere, irrealizzabile entro la fine dell’anno. Il mio parere è che l’unica cosa che manca alla risoluzione di questo grave problema sia, come avevano detto tanti filosofi illuministi, la mancanza della ragione nell’uomo per cui ogni individuo arriva ad avere coscienza di far parte di un tutto, di un vasto universo dove ogni essere svolge il suo compito per il benessere del tutto e di tutti. Tengo a dire che il problema dell’amianto non è un caso isolato alle periferie di Milano, ma esso riguarda tutta Italia, provincia di Pesaro e Urbino compresa. Se l’amianto non viene bonificato è soltanto perché la stragrande maggioranza della popolazione italiana non sono coscienti di tale fatto e, mentre l’Italia è pronta per viaggiare sui TAV, le persone respirano la propria morte dentro le proprie case. Non ci sono giustificazioni: si stanno violando ancora una volta i principali articoli della Costituzione, che sembra essere solo carta al vento, come le parole. Razvan Vacaru


Società

PERCHE’ IN ITALIA I

RAGAZZI NON CRESCONO MAI?

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urante gli ultimi mesi si è spesso parlato in tv e sui giornali di un fenomeno quasi esclusivamente italiano: i “bamboccioni”, ovvero i ragazzi che, si dice, non vogliono andar via da casa, anche se hanno un lavoro, continuando così a pesare sul bilancio della famiglia. La realtà italiana, dicono gli studiosi, è sempre meno dinamica a causa del declino numerico dei giovani e della progressiva diminuzione del loro peso nella vita politica, economica e culturale. È possibile invertire questa tendenza? “Per riuscirci serve un cambiamento radicale di mentalità” spiega il professor Massimo Livi Bacci, docente di Demografia all’Università di Firenze, autore di un libro dal titolo molto accattivante (“Avanti giovani alla riscossa”) pubblicato dalla casa editrice Il Mulino. Gli abbiamo chiesto di spiegarci il suo punto di vista sull’argomento. I ragazzi italiani si sono ormai anestetizzati e non sono più in grado di reagire? Nel 1981 il 15 per cento dei maschi tra i trenta e i trentacinque anni viveva nella casa dei genitori, nel 2001 la proporzione è raddoppiata. Indici come l’età del primo lavoro, del

primo figlio, del matrimonio sono avanzati sempre più e, di conseguenza, la cultura della società moderna si è adattata. Ad esempio nel mondo politico o economico, per far parte dell’élite, a quarant’anni si è ancora troppo giovani, e questo è sicuramente un dato importante. Qualche mese fa il ministro Padoa-Schioppa definì “bamboccioni” i giovani italiani. Lei cosa ne pensa? Bamboccioni si diventa, non si nasce. Ma se la scuola e l’università non impongono un ritmo, se i genitori non pretendono di più dai loro figli, allora la produzione di “bamboccioni” inizia ad avere un ritmo più sostenuto rispetto agli altri paesi. Lei scrive che “una riscossa dei giovani è urgente e necessaria per riavviare i meccanismi dello sviluppo”. Ma da dove devono cominciare i giovani per andare alla riscossa? Come ho detto prima: bamboccioni si diventa, non si nasce. Ragazze e ragazzi sono capacissimi di andare alla riscossa se li mettiamo nelle condizioni di farlo. Gli studi devono essere conclusi in tempo, bisogna approfittare delle opportunità che offrono, come ad esempio l’Erasmus, e, soprattutto, devono essere abbattute le barriere delle professioni. Andare all’estero è per lei una prova di coraggio? Si usa dire che “il mondo si è ristretto”, ed è vero: per i giovani è una grande opportunità, sia per chi ha coraggio, sia per chi resta attaccato alla sua origine. Conoscere il mondo non vuol dire fare il turista: significa sperimentare altre realtà, lavorando o studiando, ottenendo così esperienze che saranno incredibilmente utili per il futuro. Quale contributo potranno dare alla ripresa dell’Italia i ragazzi di origine straniera, quei trentamila che compiranno quindici anni nel 2009? Il paese corre un grave pericolo. Ed è che i figli di stranieri, spesso economicamente svantaggiati, rimangano indietro a scuola; e che vengano svantaggiati anche sotto il profilo giuridico per la difficoltà ad acquisire la cittadinanza, loro promozione sociale. È un rischio da sconfiggere con politiche coraggiose che, però, non riscontriamo nell’attuale maggioranza. Siamo quindi un paese con pochi giovani e senza futuro? Con pochi giovani, sì. E proprio perché sono pochi, il loro futuro potrebbe essere promettente. Basta non farsi schiacciare dal passato, cioè da quell’inerzia istituzionale e intellettuale che ha preparato, per i giovani, una piacevole sala di aspetto. Federica Bertinetti 7


Scienze e salute

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mass media ci parlano continuamente dell’energia nucleare. Ma che cos’è realmente? Ne sentiamo parlare come la risposta a tutti i nostri problemi: costruendo delle centrali ci renderemo indipendenti dalla Francia dal punto di vista energetico. E’ per questo che il nostro governo vuole costruire entro il 2018 dieci centrali nucleari. Ma è davvero così conveniente come ci vogliono far credere? Per meglio convincerci di questa strategia energetica i giornali e le televisioni ci dicono solo i pro; sospettose degli effetti miracolosi del nucleare abbiamo deciso di approfondire questo argomento recandoci al convegno sul protocollo di Kyoto tenuto dall’Ing. Gianni Silvestrini insieme a Enzo Frulla organizzato a da Legambiente e Speciale Donna. Grazie alle spiegazioni forniteci ci siamo fatte un’idea più ampia a riguardo. Dal punto di vista economico le centrali nucleari necessiterebbero di una rilevante somma di denaro che data la recente crisi finanziaria sarebbe esclusivamente a carico della popolazione. Perché per un progetto di tale portata i cittadini non vengono interpellati visto che i contribuenti saranno proprio loro? Gli interessati alla grande

potenziare maggiormente le industrie che producono pannelli fotovoltaici, turbine eoliche e altre macchine che sfruttano energie rinnovabili. Tutto ciò crea molti posti di lavoro (la Germania con le risorse rinnovabili ha aumentato l’occupazione di 180.000 posti, mentre la Spagna di 135.000), molto guadagno per lo Stato, ma soprattutto la riduzione dell’effetto serra, argomento che è nato nel campo della ricerca ed è diventato una delle problematiche odierne che coinvolge tutti noi. L’obiettivo di tutte le nazioni deve essere la salvaguardia del pianeta anche se grandi stati come America, Cina e India hanno sempre declinato di sottoscrivere il trattato, per questo è molto importante la solidarietà e la massima cognizione della realtà attuale. Gli Stati dovrebbero mettere da parte le incomprensioni e le divergenze politiche per salvaguardare da disastrosi effetti il nostro pianeta. Il mondo sta subendo una serie di conseguenze dovute all’accelerazione incontrollata dei fenomeni (emissioni di CO2, effetto serra, aumento della temperatura, scioglimento dei ghiacciai, cambiamento delle zone climatiche, cambiamento degli ecosistemi) che, a causa dell’intervento

Fonti rinnovabili VS Centrali nucleari iniziativa economica assicurano che sono sicure, ma il Dottor Silvestrini afferma che, grazie alle tecnologie, i rischi si possono ridurre ma non eliminare. Certo non aiuteranno a renderci indipendenti dagli altri Stati perché le materie prime indispensabili, uranio e plutonio, dovremmo importarle dall’estero; inoltre sappiamo che le riserve di plutonio sono in esaurimento. Un altro è il problema delle scorie radioattive molto costose da smaltire; in Italia è accaduto che le scorie sono state abbandonate all’interno delle centrali chiuse, lasciate in eredità a noi giovani. Prima di costruire nuove centrali dovremmo occuparci di quelle lasciate in disuso in seguito al referendum di 21 anni fa nel novembre 1987, tenuto dopo il disastro nucleare di Cernobyl, dato che le scorie non smaltite rischiano di inquinare le falde acquifere italiane. Tutto questo per inseguire le altre nazioni che in un periodo precedente hanno adottato questo tipo di energia, ma ora stanno cambiando rotta verso le fonti rinnovabili. Per esempio la Germania e la Gran Bretagna, oltre ad attenersi alle direttive che limitano le emissioni di anidride carbonica, vogliono 8

tardivo dell’uomo, potranno solo essere contenuti ma non debellati. La competizione nazionale è la via intrapresa già da molti stati, utile poiché stimola la partecipazione attiva di tutte le nazioni; a livello locale invece si possono promuovere attività di coinvolgimento della cittadinanza. L’UE si è proposta di ridurre del 20% le emissioni dei combustibili fossili ed aumentare del 20% l’utilizzo delle energie rinnovabili, al fine di aggiudicarsi il primato dello sfruttamento delle fonti alternative nel 2020; ma con l’elezione di Obama si spera che gli States si dimostreranno all’altezza di una concorrenza positiva: il presidente americano vuole investire 150 milioni di dollari nello sfruttamento di un’energia pulita aderendo inoltre al protocollo di Kyoto e incentivando la firma da parte della Cina e dell’India. Ricordiamoci che l’aria fresca di montagna ci induce sempre a respirare a pieni polmoni. Si potrà un giorno provare la stessa sensazione piacevole anche in città? E’ nell’interesse di ognuno il bene della collettività. “Ogni piccolo granello ha il suo effetto” Cecilia Iovino, Angelica Montini, Eugenia Tarini


Cultura

TULLIO SOLENGHI UN MERAVIGLIOSO MESTIERE

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Come ospite d’onore, nel ruolo di premiatore, Tullio Solenghi, rinomata personalità nel campo del teatro e della televisione. Durante la sua carriera è stato presente in molti varietà e quiz degli anni ’90, ha condotto un’edizione di Striscia la Notizia assieme a Gene Gnocchi negli anni ’98-’99 ed è stato interprete di una famosa pubblicità della Lavazza. Solenghi trovò nell’ambito televisivo l’occasione di interpretare molteplici personaggi in chiave comica, vertendo su un’abilità e una simpatia che raggiungeranno il loro apice negli sketch e nei travolgenti spettacoli del trio Solenghi-Lopez-Marchesini, fondato nel 1982. Abbandonata la carriera televisiva negli anni 2004-2005, abbraccia totalmente il teatro, tornando quindi all’origine del suo esordio come attore, e inscenando i grandi classici shakespeariani come La Bisbetica Domata e altre celebri commedie d’autore, come Le Nozze di Figaro. Ci troviamo oggi dinnanzi a un grande evento, al quale hanno aderito compagnie di attori e registi che hanno saputo inscenare ogni genere di spettacolo teatrale: cosa le comunica, nel suo ruolo di Premiatore, questo clima artistico? Il clima è ormai quello del "ritorno a casa", dato da un'affettuosa accoglienza con la quale ogni anno vengo accolto, soprattutto da parte del presidente Paccapelo e del direttore artistico Caludio Sora, con il quale ho condiviso un’esaltante militanza al teatro Stabile di Genova negli anni '70. Fu proprio alla rassegna del GAD che nel lontano 1967 feci il mio debutto in arte nel Teatro Comico di Goldoni, recitando con una compagnia amatoriale, il Teatro del Clan di Genova. Che impressioni le hanno lasciato gli aderenti al GAD? Riguardo all'esito della rassegna, come è stato detto più volte nel corso della premiazione, scorrendo i titoli di questa edizione abbiamo rilevato come le compagnie amatoriali spesso mostrino più coraggio nelle loro scelte di quanto non facciano le compagnie dei professionisti. Risaliamo ai primi bagliori della sua carriera: cosa del teatro l’ha talmente affascinata fino a spingerla ad intraprendere la strada della recitazione?

Tullio Solenghi

i è svolta domenica 26 ottobre, nel teatro Rossini di Pesaro, la premiazione del GAD, festival dei Gruppi di Arte Drammatica, che ogni anno propone a tutti gli appassionati della nostra città nuovi ed emergenti gruppi amatoriali che affascinano il pubblico con ogni sorta di commedia e genere teatrale.

Sono stato sempre attratto dal rituale del palcoscenico, un luogo dove per magia si può diventare mille personaggi, che mai nella vita avremmo modo di interpretare, e trasmettere la loro storia ad altri, in quello speciale rapporto attore-spettatore che è alla base di ogni comunicazione. Come prospetta il futuro dei giovani che oggi vogliono dedicare la propria vita al teatro e incamminarsi sulla strada della recitazione? L'accostarsi al teatro rimane a tutt'oggi l'unico vero antidoto contro la banalità televisiva, contro la frenesia dell'apparire, che compie ogni gesto più assurdo e indignitoso a costo di svendere la propria intimità in cambio di un istante di popolarità. Il teatro, al contrario, attraverso la sua storia e la sua proposta culturale può davvero illuminare la strada verso una professione dignitosa ed appagante. Durante la sua ampia e variegata carriera, dove ha lavorato per televisione, radio, cinema, teatro, cosa ha trovato più confacente alla sua predisposizione artistica? Ho avuto la fortuna, conquistata sul campo, di essermi affermato in vari campi dello spettacolo, dalla radio al doppiaggio, dal teatro alla televisione. A quest'ultima devo in gran parte la mia popolarità, ma di sicuro il teatro rimane la mia vera "casa". E’ stato per il teatro che a 17 anni mi sono accostato alla scuola d'arte drammatica dello Stabile di Genova ed è stato così che ho scelto di intraprendere questo difficile, affascinante, e meraviglioso mestiere. Giulia Ronchi 9


Sport

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alentino Rossi è uno dei più grandi piloti di moto di tutti i tempi, forse il più grande, con otto titoli mondiali vinti alla giovane età di ventinove anni. Sino ad ora è sempre stato in giro per il mondo, anche se la nativa Tavullia è probabilmente rimasta sempre al primo posto; adesso che i trent’anni sono alle porte (accadrà a febbraio), molti si chiedono se questo compleanno segnerà un importante momento di cambiamento e, magari, di ulteriore maturazione, o se tutto resterà tutto come prima. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il suo punto di vista sulla questione. Il prossimo 16 febbraio compirai trent’anni, secondo te saranno indice di un cambiamento? Secondo me tra 29 e 30, ad eccezione del numero davanti, non cambia molto. Ovviamente mi sentirò un po’ più maturo: mi ricordo ancora quando ero piccolino e in riferimento ai trentenni pensavo “madonna come sono vecchi”, anche se in realtà a partire dai venticinque anni una persona inizia ad essere quello che poi resterà nei decenni successivi. Quando si è più giovani, a diciotto anni per esempio, si hanno molti meno problemi e responsabilità, ci si diverte di più e si pensa di meno, ma è normale; l’importante è imparare dalle proprie esperienze e cercare di non ripetere gli stessi errori per poter migliorare. Io, il mio punto di passaggio, me lo aspetto più avanti, e sarà quando deciderò si smettere di correre con le moto e di avere un figlio, ma c’è ancora tempo. Per il mestiere che hai e lo stile di vita che ne consegue ti senti diverso dai tuoi coetanei? Sotto alcuni aspetti mi percepisco esattamente uguale e sotto altri versi vedo delle diversità. È dal ‘96 che, per quasi otto mesi l’anno, sono in giro per il mondo ed è quindi normale concepire la mia vita in maniera diversa rispetto a quella dei miei amici che hanno sempre vissuto a Tavullia, ma in fondo sono sempre rimasto quello che ero. Sono cresciuto in un paesino di campagna, dove fino a cinque anni fa ci si conosceva tutti, adesso molto è cambiato, ma ciò che qui ho imparato me lo porto sempre dietro. Che cosa ne pensi della situazione dei giovani in Italia e dei cosiddetti “bamboccioni”? 10

Valentino Rossi

LA CRESCITA DI UN GRANDE CAMPIONE Secondo me i tempi stanno cambiando e in Italia ci sono grossi problemi finanziari, soprattutto diventa molto difficile andare ad abitare da solo, in più le nostre mamme non ci vorrebbero mai far andare via di casa, gli italiani sono dei gran mammoni quindi per comodità si preferisce non cambiare. Anche se, sicuramente, i ragazzi fanno più fatica a prendersi le proprie responsabilità. Come viene vista l’età nello sport e nella politica? Nello sport sono i giovani ad avere il potere: in Moto Gp, ad esempio, ci si arriva già a vent’anni mentre prima la situazione era molto differente. Nella politica italiana, invece, sono i “vecchi” a comandare perché ci sono delle caste intoccabili e questo ci penalizza, perché i giovani sono messi da parte, ma, ovviamente, una persona di settant’anni ha idee diverse da quelli di un quarantenne, che potrebbe dare grandi contributi. Possiamo dire che in Italia siamo un po’ macchinosi e incartati, ma non basterebbe fare una piccola modifica, bisognerebbe smantellare tutto e ricominciare da capo, perché non si può rimanere così. Come hai vissuto la laurea ad honorem che ti ha assegnato l’università di Urbino? È stata una grande soddisfazione, anche per mia mamma: a scuola andavo bene fino ad un certo punto, sono sempre stato abbastanza sveglio, ma il problema è che la mia mente è sempre stata indirizzata al motociclismo e ho sempre avuto poco tempo per studiare. Mi è dispiaciuto molto non aver fatto l’università perché penso che sia un percorso molto importante e che ti arricchisce. Luca, tuo fratello seguirà le tue orme? Mio fratello è bravo e va forte ma è ancora piccolo, sicuramente i geni da motociclista sono della Stefania… la mamma! Federica Bertinetti


Libri e autori

CORTO MALTESE LA CLASSE DI UN MARINAIO INTRAMONTABILE

Chi è e cosa rappresenta questo straordinario uomo di mare

P

adre britannico, madre spagnola conosciuta come “La niña de Gibraltar” e poi lui, divisa da capitano, alto e misterioso, orecchino e cicatrice sulla mano sinistra. Parliamo del marinaio più goliardico e affascinante dei fumetti, parliamo di Corto Maltese.

Quel personaggio avventuriero e figlio del mare nato dal genio creativo di Hugo Pratt nel 1967 nella ormai famosissima Ballata del mare salato. Questa sarà solo la prima delle decine di avventure, storie e viaggi che vedono Corto girare il mondo, da un oceano all’altro, a volte anche sulla terraferma, per risolvere annosi misteri, cercare ricchi tesori o per imbarcarsi con compagnie di navigazione e missioni non sempre tranquille e ordinarie. Corto infatti, proprio per il suo essere cittadino del mondo e del mare non si tira indietro nelle varie situazioni che gli si presentano e così varca più mari e isole sperdute e, con la stessa facilità, stringe rapporti di amicizia o semplice conoscenza con i personaggi più disparati, dal criminale russo Rasputin a personaggi realmente vissuti come Hemingway e D’Annunzio che il marinaio incontra e conosce personalmente. Ma qual è il curriculum vitae di Corto Maltese? Cosa fa di preciso?

Bhè non è facile rispondere né tanto meno elencare le questioni che lo vedono tirato in ballo, su tutte spiccano i vari ruoli di comandante che egli assume su imbarcazioni mercantili, oppure spinose questioni giudiziarie che lo vedono accusato di contrabbando, atti di pirateria e addirittura di un omicidio in Sud Africa. Nelle sue numerose esperienze a spasso per il mondo si è guadagnato non pochi nemici e calunniatori, Corto non ha mai amato essere comandato né tantomeno assoggettato a precisi schemi di potere o di soprusi e dunque non ha mai mancato di far sentire la sua voce e qualora non bastasse la sua azione. D’altronde proprio lui dice “Non sono nessuno per giudicare, so soltanto che ho un’antipatia innata per i censori”. Detto fatto. C’è da dire però che Corto è un buono, un eroe romantico e idealista, a volte estremamente cinico, ma sem-

pre ironico e pungente, nonostante tutto si distingue per generosità e ingegno, non si tira indietro dall’aiutare le persone in difficoltà, né dal risolvere difficili situazioni: da qui emerge la sua natura assolutamente sociale e tesa verso l’uomo, la conoscenza e la curiosità per l’altro. Riesce ad essere a suo agio in ogni contesto, proprio in virtù del suo animo cosmopolita. Corto è un avventuriero mai domo che si fa largo tra i delicati equilibri politici e sociali del 900, non è certo un tipo convenzionale né un rozzo marinaio, si distingue anzi per il suo stile, la classe e anche una certa eleganza, il suo cappotto lungo e la sigaretta che sporge dalle labbra sono emblemi di un simbolo intramontabile, di un eroe sarcastico e irriverente che accoglie la vita e il viaggio come una continua sfida dove tutto è sempre e comunque in discussione. Marco Fattorini 11


Cinema

Des yeux qui font baisser les miens Un rire qui se perd sur sa bouche Voilà le portrait sans retouche De l'homme auquel j'appartiens Quand il me prend dans ses bras Il me parle tout bas Je vois la vie en rose Il me dit des mots d'amour Des mots de tous les jours Et ça me fait quelque chose

LA VIE EN ROSE

Alla fine della pellicola, Dahan ci mostra una Piaf “sformata”, precocemente invecchiata, rugosa e malata. Solo la sua voce è rimasta inalterata, splendida e potente come sempre. Il film si chiude con l’immagine di Edith che, stanca ma ancora piena di passione, interpreta con fervore “Non, je ne regrette rien” (No, io non rimpiango niente), la storica canzone che, come ha affermato lei stessa, rappresenta la sua vita. Un film eccezionale.

Il est entré dans mon cœur Une part de bonheur Dont je connais la cause C'est lui pour moi Moi pour lui dans la vie Il me l'a dit, l'a juré pour la vie Et dès que je l'aperçois Alors je sens en moi Mon cœur qui bat «Edith Piaf- La Vie en Rose; 1945 » Il film (Olivier Dahan, 2007) ripercorre la tortuosa storia della cantante Edith Piaf (pseudonimo di Edith Giovanna Gassion), leggenda per i Parigini e per il mondo intero, ricostruendone la vita, le gioie, i dolori - e perché no - le follie. Il regista mette in scena le vicende che la portarono dalla strada al palcoscenico: l’infanzia trascorsa in un bordello, l’adolescenza passata a fianco del padre lavorando prima in un circo e poi in strada, dove cantava spesso ubriaca in cambio di elemosina, fino ad arrivare al successo, a New York, e alla morte a Grasse, l’11 Ottobre 1963 a soli 48 anni. Edith Piaf, chiamata “Passerotto” a causa della sua piccola statura (in francese famigliare infatti passerotto si dice “piaf”), è interpretata dalla splendida Marion Cotillard, che è riuscita a incarnare in modo semplicemente favoloso un mito, un personaggio di tale spessore psicologico ed emotivo. “La vie en Rose”, infatti, è una continua esplorazione, un tuffo nella mente di una donna che ha amato tanto e sofferto altrettanto, ma “non teme la morte più della solitudine, perché crede nell’amore”, e che ha fatto della propria arte la sua più grande ragione di vita. Alla domanda di una giornalista: - Che farebbe se dovesse rinunciare alla sua arte? – risponde, senza esitazioni: - Non vivrei -. Edith è risoluta, forte, decisa, ma allo stesso tempo fragile, triste, insicura… Terribile negli eccessi, nelle sue collere, nei suoi giudizi taglienti, ma anche dolce, placida, tormentata e amata dalla gente. La sua è una continua, affannosa ricerca dell’amore, un amore unico, intenso, divino. Lo cerca, e lo trova nella sua arte, così come nel pugile Marcel Cerdan, che morirà però in un incidente aereo, lasciando Edith in balia della più nera disperazione. Distrutta sia fisicamente che psicologicamente, la cantante si rifugerà nella droga, peggiorando soltanto la situazione. 12

Non, Je Ne Regrette Rien Non! Rien de rien … Non ! Je ne regrette rien Ni le bien qu’on m’a fait Ni le mal tout ça m’est bien égal ! Non ! Rien de rien … Non ! Je ne regrette rien… C’est payé, balayé, oublié Je me fous du passé! Avec mes souvenirs J’ai allumé le feu Mes chagrins, mes plaisirs Je n’ai plus besoin d’eux ! Balayés les amours Et tous leurs trémolos Balayés pour toujours Je repars à zéro … Non ! Rien de rien … Non ! Je ne regrette nen … Ni le bien, qu’on m’a fait Ni le mal, tout ça m’est bien égal ! Non ! Rien de rien … Non ! Je ne regrette rien … Car ma vie, car mes joies Aujourd’hui, ça commence avec toi ! No, Non Rimpiango Nulla No, niente di niente No, non rimpiango nulla Nè il bene che mi hanno fatto nè il male. Per me è uguale. No niente di niente No non rimpiango nulla E’ pagato, spazzato via, dimenticato Me ne frego del passato. Con i miei ricordi ho acceso un fuoco. I miei dispiaceri, i miei piaceri. Non ho bisogno di loro. Ho spazzato via gli amori con i loro problemi spazzati via per sempre. Riparto da zero. No, niente di niente. No, non rimpiango nulla. Nè il bene che mi hanno fatto nè il male. per me è uguale. No, niente di niente No, non rimpiango nulla perchè la mia vita, perchè le mie gioie Oggi cominciano con te.

Letizia Zaffini


Musica

I

l 23 Novembre di quest'anno è stato finalmente pubblicato, dopo circa sei anni di attesa, il nuovo album degli storici Guns'N'Roses che, dopo anni di posticipazioni sulla data di uscita, è finito finalmente sugli scaffali di tutto il mondo. La band, composta originariamente da Axl Rose (vocal), Slash (main guitar), Izzy Stradlin (rhythm guitar), Duff McKagan (bass) e Steven Adler (drums), aveva avuto un grande successo negli anni '80 e '90: fu in vetta alle classifiche

con singoli come Welcome To The Jungle, Sweet Child O' Mine e Paradise City, grazie ai magnifici riff di chitarra ed alla voce squillante del cantante. In seguito Izzy e Steven lasciarono il gruppo a causa della loro dipendenza dall'eroina: decisi a rimettersi sulla buona strada, furono sostituiti da due membri altrettanto validi, Gilby Clarke e Matt Sorum. Il gruppo si sciolse, poi, intorno al 1994, quando Axl iniziò a cacciare

uno dopo l'altro tutti i membri del gruppo con una politica egoista ed egocentrica all'interno della band (in molti approvarono la tesi che lo vedeva malato di protagonismo adolescenziale); acquistò addirittura i diritti legali sul nome del gruppo. Axl, rimasto tutt'ora l'unico membro originario, decise di buttarsi, nel 1996, nel tentativo di far resuscitare il nome dei Guns, annunciando questo album con un'anticipazione assurda, che fece

Rilasciato Chinese Democracy,

Guns'N'Roses di nuovo sul palco? sperare tanti fans in una eventuale ricongiunzione del gruppo, cosa che purtroppo non avvenne... Rose iniziò a collaborare con tantissimi artisti e la formazione cambiò molte volte, provocando, a mio parere, un completo disastro a livello musicale. Dopo aver ascoltato e riascoltato le tracce del nuovo album, il mio giudizio, pur essendo un loro grande fan, è veramente pessimo: forse, a chi non ha mai sentito altre loro canzoni, può sembrare carino e piacevole da ascoltare, ma coloro che conoscono altri album come Appetite For Destruction o Use Your Illusion non avranno nessun risentimento nell'approvare la mia tesi. Il sound del gruppo è stato modificato notevolmente: mancano gli assoli moz-

zafiato di Slash uniti alla ritmica tipica della vecchia band, non vediamo più uno stile aggressivo ed estremo come una volta, né la “volgarità” dei vecchi G'n'R. Axl sta tentando di riportare in vetta un nome che ha fatto la storia del rock e, di certo, non sarà facile per lui ritrovare uno stile che è oramai andato perduto assieme agli altri vecchi membri del gruppo.Slash, Duff e Matt Sorum al momento suonano nei Velvet Revolver che, come stile, si avvicinano notevolmente di più a quello dei vecchi Guns anche se mancano sempre la voce strillante e gli acuti di Axl... Che dilemma!!! Andrea Giardini

Curiosità

Il nome originale del cantante era William Bailey Rose, a 17 anni si fece cambiare il nome in Axl Rose che anagrammato diventa Oral Sex: la cosa gli portò non poca pubblicità! Slash, il chitarrista, ai suoi tempi migliori, portava sempre al collo un ciondolo cavo, nel quale spesso teneva la personale scorta di eroina. Da giovane Axl, dopo essersi ubriacato, mandò a quel paese la nonna di Slash; mentre il chitarrista stava parlando dell'accaduto all'amico lungo un viaggio in macchina, Rose aprì la portiera e si tuffò dalla vettura in corsa, scappando. La canzone Welcome to the Jungle contiene la frase “You know where you are? You're in the jungle baby, you're gonna die” che fu indirizzata da un barbone ad Axl e Slash mentre camminavano per le strade di New York. 13


Musica

M

atthew Lee è un pianista di 26 anni ormai affermato nello scenario Rock’n’Roll europeo. Nasce a Pesaro il 6 gennaio del 1982. Fin da bambino è forte in lui la passione per la musica e frequenta il Conservatorio Gioacchino Rossini per alcuni anni. La sua energia esplosiva lo porta, però, ad allontanarsi dalla musica classica e, dopo qualche tempo di gavetta, Matthew Lee si estende dal livello locale a quello internazionale compiendo alcuni tour per l’Europa. La performance che ogni volta infuoca le platee è del tutto originale: una tecnica ed un ritmo eccezionali, una voce calda e grintosa ed un modo spettacolare di suonare. Non si limita ad usare le dita sulla tastiera, ma anche piedi e gomiti, suonandola da sotto o addirittura dandole le spalle. Uno spirito così ardente “made in Pesaro” non poteva di certo passare inosservato a noi de La Scintilla. Ecco in esclusiva l’intervista che Matthew Lee ci ha concesso: Come è nata la tua passione per il vecchio Rock’n’Roll e per il pianoforte? Mio padre è un insegnante di musica ma non ha voluto insegnarmi perché per, avere un’impostazione classica e precisa, diceva che avrei dovuto frequentare il Conservatorio. Mi sono iscritto a 11 anni e solo dal settimo anno ho iniziato a scavare un po’ nei dischi che avevo a casa: Elvis Presley, Little Richard, Jerry Lee Lewis e molti altri. Dopo il nono anno di conservatorio sono stato invitato a fare un programma a “Domenica in” con Carlo Conti e Mara Venier . Avevo 18 anni e i capelli più lunghi. Da quel momento mi iniziarono a contattare per fare serate e concerti in giro. Intanto la mia frequenza al Conservatorio diventava sempre più ridotta e, alla fine, ne sono stato radiato non arrivando mai a diplomarmi. Da dove ti è venuta l’idea di suonare con varie parti del corpo? Qualcosa me la sono inventata, mentre qualcos’altro l’ho preso da altri artisti come Elton John, Richard, Jerry Lee Lewis e altri. Faccio queste cose per coinvolgere lo spettatore e mi diverto anche. 14

Mattew Lee

un eccezionale talento tutto pesarese

Cosa ha cambiato Matteo Orizi in Matthew Lee? Non c’è stata una vera e propria trasformazione da Matteo in Matthew: quando salgo sul palco tendo a esagerare dei lati del mio carattere, ma è chiaro che quando sono per strada non mi metto a fare il matto. Come hai conosciuto gli altri componenti del gruppo? Ho cambiato diversi musicisti negli anni. La prima band era composta da miei amici, compagni di scuola. Da quando le cose sono diventate più serie ho collaborato con vari professionisti. Adesso alla chitarra c’è mio fratello Frank Carrera, gli altri sono di Ancona e Gianpiero, il bassista, è con me da quattro anni. Si sono verificati incidenti di percorso? Di pianoforti ne ho rotti, i tasti più che altro. La prima volta che l’ho rotto seriamente è stato durante il primo programma televisivo che ho fatto (con la Rai): avevo battuto troppo forte il piano con la scarpa. Dopo di me si doveva esibire Gigi D’Alessio che, purtroppo, suonò con un tasto in meno. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? I miei progetti si stanno realizzando: abbiamo girato per tutta Europa e dal 14 novembre siamo ripartiti con il tour in Italia. Siamo stati fermi per una decina di giorni, ma in via del tutto eccezionale: infatti è dal 2007 che non ci fermiamo mai! Spero di fare un altro disco all’estero -ne ho già incisi due- e di andare sempre meglio, insomma. Che consiglio potresti dare ai giovani che vogliono intraprendere la tua stessa carriera? Il discorso musicale oggi è un po’ particolare perché di dischi se ne vendono sempre meno, se non altro nei negozi. Bisognerebbe, a parer mio, puntare a vendere il disco ai concerti; inoltre, è molto importante lo show: la gente si deve divertire e deve andare via divertita. E’ importante, ad esempio, che quando finisce un brano non ci sia un buco, le pause sono terribili; la gente deve sempre stare attenta, altrimenti esce. Hai altre passioni oltre al pianoforte? La musica è una cosa che ti prende nel cervello: io studio, faccio palestra, corro, gioco a calcetto, sono una persona abbastanza normale, ma la mia passione è la musica. Altre come questa non ce ne sono. Chi volesse approfondire la conoscenza di questo eccentrico musicista sul sito www.matthewlee.it o su www.myspace.com/matthewleeitaly potrà trovare tracce, foto, video e le date dei prossimi concerti. I due album che ha già inciso Shake e Live On Stage-2008 sono in vendita presso tutti i negozi di cd. Maria Cea Isabella Giorgini


Opinioni

I

nizio a scrivere dopo qualche ora passata a consultare gli oroscopi di tre diverse riviste. La cosa più complicata? Non il doversi orientare in mezzo a una jungla di segni, ascendenti e case ma acquistare, in incognito, tali “rispettabili” giornali e consultarli nascosta nella mia cameretta di Forlì. Scopo dell’operazione: dimostrare l’ininfluenza degli astri sulla nostra vita. Delusi? Si, lo so. E’ come scoprire che Babbo Natale non esiste. Ci piacerebbe tanto poterlo credere. Ciò non toglie che possiamo leggere oroscopi e profezie varie per divertimento, almeno fin quando il linguaggio non si fa troppo tecnico prevedendo conoscenze di Alta Astrologia da parte del lettore. Novembre. Toro: Mercurio dal 5 al 24 infiamma l’apparato genitale, le vie urinarie, le orecchie e i bronchi. Dopo questa agghiacciante lettura, decido di passare i prossimi 20 giorni a letto senza mettere il naso fuori casa. Per fortuna subito dopo scorgo in un’altra rivista: un novembre coi fiocchi che ti mette le ali ai piedi, fa girare il tuo sex appeal a mille e uno (addirittura!); l’eros pervade la tua coppia. Ma non si prospettava un’infiammazione genitale?! Procedendo con la lettura scopro che il 13 novembre, con la Luna Piena, arriverà il torcicollo ma, se dormirò senza cuscino, potrò prevenirlo. Inoltre se mi vestirò di marrone, troverò la pienezza e la felicità in amore. Peccato che su un altro giornale si prospetta qualche incertezza: c’è qualcosa di strano in questo cielo. Per quel che riguarda gli affari, situazione ambigua, siate attenti e prudenti da una parte e ottimo mese per impo-

Piena! E il quattro e mezzo in latino? Con Plutone di passaggio e Marte negativo non si poteva proprio fare di meglio! Gli astri possono davvero influenzare le nostre vite, il carattere, il futuro? “Gli unici corpi celesti che influiscono realmente sul nostro pianeta sono il Sole e la Luna”- scrive l’astrofisica Margherita Hack - “gli astri non possono avere alcun effetto sugli esseri umani. Le distanze, infatti, sono talmente grandi – dell’ordine di molte decine di migliaia di miliardi di chilometri anche per le stelle più vicine – che gli effetti fisici di fenomeni quali la gravitazione e la radiazione sono, rispetto alla Terra, del tutto trascurabili”. In sostanza, ha molta più influenza un treno che passa nelle vicinanze o la torre metallica che si trova dietro casa. L’astrologia piace perché prende per noi delle decisioni difficili, ci solleva da responsabilità e ha sempre una buona parola per tutti; anche se all’inizio del mese saremo un po’ fiacchi ci riprenderemo sicuramente, perchè nonostante Marte renda il rapporto col partner burrascoso, guarda caso Venere si posizionerà in modo tale da sistemare le cose. Ma vi siete mai chiesti perché se un astrologo ha un problema sentimentale o di lavoro, non si reca mai da un collega? Cicerone diceva: “non riesco a capire come faccia un indovino a non scoppiare a ridere quando vede passare un altro indovino”. Flavia Barchiesi

Sul traghetto della fortuna… speriamo che non naufraghi! stare una nuova attività: non abbiate paura dall’altra. Evidentemente la Maestra Templare Amelia vede sempre il bicchiere mezzo pieno mentre la Zingara Amparo non vuol creare false speranze. Sono convinta di non aver perso il mio tempo leggendo di amori che sbocceranno in concomitanza ad infiammazioni genitali, di novembre fantastici ma allo stesso tempo sottotono, di attività professionali in cui essere prudenti e incauti contemporaneamente. Molta gente ci crede. Si affida ciecamente a questi calcoli e andrà in banca solo dopo il 16 novembre, perché così ha detto l’astrologo, o aspetterà il 21 per fare attività sportiva: prima, secondo le stelle, non c’è abbastanza energia! Marc Augé, noto antropologo francese, scrive: “Nell’immediatezza del quotidiano, gli oroscopi si presentano come una possibilità di gestire il futuro immediato a buon mercato […], procurano l’illusione di dominare la propria esistenza. Sono vaghi e spesso incoraggianti, non annunciano mai disgrazie precise, alternando le promesse e gli avvertimenti […]. Di conseguenza ognuno può leggervi e trovarvi ciò che cerca”. In realtà dietro a questa illusione si nascondono dei rischi: chi pensa che gli astri influenzino la sua vita va incontro ad un processo di deresponsabilizzazione: se gli affari sono andati male è perché Venere non era attiva e in più c’era la Luna

LA MORETTA

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Opinioni

La F.I.G.A.- Federazione Italiana Giornalisti Amatoriali- Perchè informarsi è il mestiere più antico del mondo..

Se l'origine del mondo smette di battere

“Ecce Homo”

C

onsiglio a tutti i miei lettori di cercare una immagine di un dipinto che mi ha turbato e allo stesso tempo affascinato tremendamente: "Ecce Homo" di Antonio Ciseri. Su internet ne potete trovare molte versioni, non so quale rispecchi più fedelmente il dipinto originale, ma io mi riferirò a quella dai colori più intensi, fortemente marcati sulle tonalità di giallo e rosso. Come si può intuire la scena è tratta dal vangelo di Giovanni, precisamente l'episodio in cui Pilato, dopo aver flagellato il Cristo e averlo ricoperto con un mantello porpora e una corona di spine, lo mostra alla folla. Seguirà la sentenza di morte più famosa della storia: "Crucifige! Crucifige!". L'aria sembra densa, come se non volesse lasciare spazio ad altri respiri poichè oberata dal sudore e dalla traspirazione di tutta la folla in tumulto e ansimante nel gridare e dimenarsi contro il Cristo, sotto un sole rovente. La sabbia calpestata sembra essersi levata e aver impregnato muri, vesti, volti, tutto costituito da infiniti invisibili granelli che ricoprono la fallibilità dell'uomo, nell'immensità e nella immensa fragilità dell'animo umano. Tutta la tensione dei corpi è spostata verso l'esterno del palazzo (paradossalmente l'interno del dipinto), e più di tutti Pilato. Ma la sua mano protesa rompe lo schema e indica fortemente, in un gioco di controtensioni, il Cristo, come fosse un accento sul nome "Gesù". Quest'ultimo è immobile, dritto con le braccia lungo i fianchi che tentano di tenere raccolta la veste, esattamente come la donna sulla sinistra, anche lei dritta ma con il viso rivolto verso l'osservatore, e lo sguardo atterrito. E' la desolazione di Maria incarnata nel corpo di una donna di corte, ma una donna qualsiasi. Maria nobilitata dalla posizione di privilegio che quel corpo le offre così vicino alla scena dello spettacolo nel vedere la condanna di suo figlio, e allo stesso tempo una 'donna casuale' nobilitata dal sentimento di chi sa di essere la madre del Vero. Infatti il Cristo, anch'egli con lo sguardo chino, e un silenzio profondo, sublima la dignità dell'uomo: se egli parlasse o si difendesse considererebbe ogni accusatore come un 16

proprio nemico, e in questa posizione di antitesi non potrebbe portare la redenzione a tutte le genti. Egli è la Verità, nulla più. Ma la vera innovazione rispetto ad ogni dipinto precedente, almeno di mia conoscenza, che ritrae questo stesso soggetto, sta nell'occhio dell'artista: egli è interno alla catastrofe, ma inquadra tutto con estrema precisione. Non si confonde tra la folla come uno dei tanti spettatori o aizzatori, ma osserva da una posizione assai privilegiata. Nessuno si cura di lui, nessuno lo vede, nessuno lo osserva. Troppo distante per essere un qualsiasi servo o soldato di corte attratto dal tumulto, troppo vicino per essere un discreto osservatore, troppo vicino persino per lo stesso Dio, che sarebbe troppo sfacciato e curioso nell' osservare il compiersi del destino che lui stesso ha voluto per suo figlio. In questa storia, l'artista che osserva da questo punto di vista è la Storia stessa: è la Storia che atterra e suscita, è la Storia che assolve e giudica, è la Storia che osserva il flusso inesorabile degli eventi, che postula la verità come degna di essere ritratta, che snobba il popolo e risalta il volto anonimo di una altrettanto anonima vergine. Tutto il resto sono mere accidentalità? La storia compie se stessa, e non esclude nulla. Ogni granello di polvere che, come detto prima, costituisce ogni realtà di questa scena, è parte della storia, che si manifesta con diversi gradi di importanza, di rilievo, di luminosità agli occhi dello spettatore. Allora lo stesso spettatore non può sentirsi escluso: egli è la verità, poichè egli esiste come esiste il dipinto e la percezione che uno ha dell'altro sono segno di incontrovertibile realtà. La storia ci prende per mano e ci porta dentro, perchè non possiamo rimanere semplici spettatori o studioso del passato e del futuro, ma tutto è stato, è e sempre sarà un eterno presente. La coscienza della storia è anche la coscienza

della crisi, che smaschera i nostri sistemi di certezze, i nostri più radicati e radicali punti di riferimento. Una cesura che è indice di forte continuità, magari solo l'apice di un filo che collega tra loro tante microfratture, anch'esse collegate ad altrettante micro-microfratture e così via in un processo di regressione all'infinito. Per questo possiamo affermare che il cambiamento 'è', e solo accettandolo possiamo pensare di influenzarlo. Il grido unanime che ha portato milioni di americani al voto: "Change!", non è solo un proposito, ma prima di tutto è un dato di fatto. Spetterà alla bravura e all'intelligenza di certi uomini saper ricondurre questo 'change' a fini politici e sociali che si fondino sui principi di uguaglianza, libertà e bene comune, piuttosto che farlo morire nella stasi di un sordo e ignorante “Crucifige!”. Certo essi determineranno con quali pezzi dei vecchi naufragi riparare la nostra nave, con originalità e inventiva. Occorrerà una grossa capacità di previsione, ma soprattutto di saper leggere l'humus sotterraneo dal quale muovere e verso il quale dirigere le proprie azioni. Un terreno comune da non sottovalutare, altrimenti si rischia solo di costruire castelli di carta per aria. Naturalmente questo non significa che dovremo tutti adeguarci alla volontà di uno solo, come se stessimo conformandoci ad un trend comune, o a una moda del momento. Il conflitto è vitale, in quanto confronto che non prevede l'eliminazione del proprio avversario. Esso è parte della stessa 'verità della storia'. E' un bene assoluto e inestimabile, per la mia e per la nostra sopravvivenza in questa nave che ci conduce ad affrontare necessariamente tutte le difficoltà che questo 'eterno, ma allo stesso tempo nuovo presente' ha in serbo per noi. Niccolò Blasi


Spazio ai lettori

PESARO NAVIGA COL VENTO IN POPPA

Mentre l’intera Università italiana si mobilitava, PesaroStudi era immersa in un torpore a dir poco surreale. Eppure qualcosa si è mosso. Il 30 ottobre, in un atrio insperatamente gremito, è iniziato un percorso importante per tutti gli studenti della struttura pesarese.

U

na frugale spiegazione della legge ed idee di unione e lotta erano già presenti nei discorsi e nei gesti dei partecipanti. Idee diventate concrete con la nascita del blog “pesaronaviga”, punto di incontro dove approfondire, commentare e scambiarsi pensieri ed opinioni. Da allora, è iniziata un’intensa attività di confronto e diffusione delle informazioni con e-mail, volantini e striscioni. Prima data importante per la protesta di PesaroStudi è stata il 4 novembre. Infatti, nell’aula 1 dell’Università si è svolta un’assemblea a cui hanno partecipato docenti e studenti. Tema della giornata: un semplice scambio di informazioni sulle reali conseguenze che la legge ha su di noi e sulle nostre Università. E’ inoltre intervenuto l’Assessore con delega all’università e alla ricerca della Provincia di Pesaro-Urbino, Luca Pieri. L’Assessore si è detto pronto ad appoggiare qualsiasi iniziativa dell’Università, mettendo a disposizione piazze ed infrastrutture. Il Comune di Pesaro è fermamente convinto dei rischi che la riforma potrebbe causare al sistema universitario, soprattutto in una situazione particolare come quella del territorio. La sede di Urbino, infatti, essendo una

realtà circoscritta sarebbe una delle prime università a doversi confrontare con i problemi economici dovuti ai tagli. Mercoledì 5 novembre, i “naviganti” di PesaroStudi hanno partecipato alla giornata di mobilitazione regionale con un corteo che ha attraversato la città di Urbino. Giornata emozionante, piena di energia e voglia di lottare. L’ultima tappa è stata lo sciopero generale dell’università svoltosi a Roma il 14 novembre. Pesaro c’è e continua a lottare. È benvenuto chiunque voglia apportare contributi e aderire alle iniziative. Ne va del vostro futuro!!! Visitate il blog pesaronaviga.blogspot.com e contattateci tramite l’indirizzo e-mail: pesaro_naviga@live.it. Facciamoci sentire! Emanuela Spagnuolo Lingue e civiltà orientali PesaroStudi

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Eventi

A Nova felt Primo C ria sabato 20 d om icembr e: Palco lib pleanno SIP ero, osp iti a sor DJ SET presa

S

IP "Suoni Idee e Parole", è un contenitore di gioia ed irrequietezza, goliardico crocevia di umane esperienze, ispirato dal rispetto e dalla venerazione per qualsiasi forma di espressione dello Spirito. Organizzando eventi musicali, teatrali, letterari, proponiamo forme d'intrattenimento e riflessione alternative rispetto al paradigma del divertimentificio moderno. In un mondo polveroso che risponde agli stimoli come un mollusco sotto sforzo, andiamo via per valli brulle zufolando allegri ritornelli. Stando sempre ben attenti a rallentare a Pietracuta.

A Natale per ogni acquisto effettuato nei negozi che aderiscono all’iniziativa in omaggio un’ora di parcheggio gratuito. Promosso dal Comune di Pesaro. Info. Pesaro Parcheggi tel. 072130930 www.pesaroparcheggi.it

iale Psich Ospeda ro x t ’e n ll e u C s tto al e Mostra d e n d e n B al 6 itrico Sa e Pescheria d 2009. iv Arti Vis l 18 gennaio a e r b m e c ia.it pescher Info: rtivisive a o tr n e www.c

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Giochi e curiosità

(frase: 3,6,7)

IL REBUS

Provate ad analizzare un comune discorso fra due persone che si incontrano per strada. Quante espressioni idiomatiche e modi di dire potete contare? “Ciao! Come va?” “Beh, dai, si tira avanti. Te?” “Bene bene. Hai sentito di quella gattamorta di Lucia?” “Ah, si. Una brutta vicenda. Per non parlare poi di quella macchietta di suo marito: va in brodo di giuggiole ogni volta che la moglie porta a casa le amiche.” “Sì, ma ogni suo tentativo di far colpo è vano…non c’è trippa per gatti!”… Vi siete mai chiesti la spiegazione di queste innumerevoli espressioni, scherzi della lingua italiana? Essere “al settimo cielo”, per esempio, fa riferimento al sistema planetario aristotelico-tolemaico. Il settimo cielo è il più alto fra i cieli, immaginati come sfere concentriche con al centro la Terra; si è al settimo cielo in una situazione di grande fervore ed esplosione di felicità. I gemelli siamesi sono siamesi dal 1850, quan-

SUDOKU

Sapete perché si dice…?

LA VIGNETTA

‘Mr. Wiggles’

do due fratelli originari del Siam (Thailandia), affetti da tale anomalia, furono portati in Europa e presentati nei circhi come attrazione principale. E sapete perchè i nostri connazionali del Sud vengono spesso apostrofati con l’aggettivo di “terroni”? Il termine terrùn allude all’attività, prevalentemente agricola, che si svolge nelle campagne del Sud; il “terrone” è il servo della gleba, il bracciante agricolo. Sul termine “terrone” sono nate le più svariate fantasie: c’è chi sostiene che derivi da “terr(emoto)” e “(meridi)one”, quindi indichi una persona nata nelle zone a più alta calamità sismica italiane. O ancora perché gli emigrati meridionali mostrano un grande attaccamento alla propria terra, esaltandone in ogni occasione le virtù. Dall’opposto sistema di riferimento, il “polentone” del Nord Italia si nutre di polenta molto frequentemente e, a partire dal ‘600, è anche lento, pigro, poco sveglio; insomma, polentone. In ultimo la seguente espressione, poiché sono certa che abbia incuriosito almeno una volta molti di voi: “farsi infinocchiare”.

Come per il terrone, anche per il farsi infinocchiare le interpretazioni sono numerosissime. La spiegazione più antica vede protagonisti gli osti delle locande del Quattrocento, i quali condivano i cibi con il finocchio per mascherare i sapori non gustosi delle vivande. Qualcun altro scopre un nesso con la parola “fino”, nel significato di astuto, furbo: dunque farsi infinocchiare significa farsi abbindolare da una persona sagace. Più probabilmente deriva dal senso traslato di finocchio in ano o in quello di omosessuale; In altri termini, infinocchiare significherebbe propriamente sodomizzare. Il perché di come dal significato più trasparente di finocchio si passi a quello suddetto di ano è altro oggetto di discussione. A voi la libera interpretazione. Non sapremo mai per esattezza se questo articolo è oggettivamente interessante o ridicolo: in fondo non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace. Elisa Rossini 19


Credits

Con il patrocinio della

Provincia di Pesaro-Urbino

1° Classificato al concorso “Fuori le idee. Cittadini si diventa”

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ità, cultu

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Direttric e Vice dir : Chiara De No taris (M ettore: a Filippo Galeazz rconi, Pesaro); i (Marco Redatto ni, Pesa Jessica ri: ro); Gall Riccardo Is abella G i (Mamiani, Pe Bambin s i (Marco Sara Ba Tomma iorgini (Mamia aro); ller ni, Pesa so Guid ni, Pesa ro); Flavia B oni (Università ucci (M ro); Cecilia arc degli st arconi, Iov udi di U Federica hiesi (SSLMIT, Pesaro); Angelic ino (Marconi, rbino); Forlì); Bertinet a Mont Pesaro); ti (Marc Niccolò ini (Ma Frances oni, Pes Blasi (U r c o c n o a niv ro Matteo Giulia R Morini (Cecch i, Pesaro); Boncom ersità degli stu ); o i, n di di To pagni (U Vittoria Elisa Ro chi (Mamiani, Pesaro); rino niv Bo ss Pe Maria C ncompagni (M ersità degli stu ); Eugenia ini (Marconi, P saro); ea (Mar di di Ur amiani, e T saro); b a c P rin oni, Pes ino); Fe esaro); Ylenia C aro); derica U i (Marconi, P esaroni esa (M golini (M Mariana arconi, P Razvan arconi, ro); De Biag e s a V r o a ); c Pesaro); i (Marco aru (Bra Maria G Letizia ni, Pesa mante, loria Dim Z a f r P fi o e itrova (M ni (Mar ); Marco F coni, Pe saro); attorini saro). (Luiss, R arconi, Pesaro); Antone S tampa: o lla Folig S no (Univ ma); Tiratura at Srl ersità d ;: 2.000 egli stu di di Bo co Impagin logna); azione pie & Grafi Market ca ing & N ew Med inf@str ia ategied imarket ing.eu

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