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LIFE PEOPLE N.3 - NOVEMBRE 2007

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LEGGE MERLIN: UN BLUFF LUNGO 50 ANNI A.A.A. LUSSO AFFITTASI LA DONNA RICHMOND 2008 TANTRA IL FASCINO DELL’ENERGIA DESIGN L’ARTE DI CREARE PORTOGALLO: I MILLE VOLTI DI UNA GRANDE TERRA DEEJAY PARADE

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Cari lettori, benvenuti al terzo numero di life people, come potrete vedere a differenza delle due precedenti uscite, la Rivista ora ha acquistato la sua forma definitiva. Vi auguriamo una buona lettura e nel nostro piccolo cercheremo di farvi conoscere il mondo, dal nostro ma anche dal vostro punto di vista.

Editore Giacomo Bertulli

EDITORIALE


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Life People sommario

Novembre 2007 n.3

INCHIESTE

Legge Merlin: un bluff lungo 50 anni

ATTULITA’

Garlasco un giallo cinematografico

ECONOMIA

Più game show, meno reality

PERSONAGGI

Dietro quale nome si celano in realtà i R.E.M.

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MODELLE

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MODA

La donna Richmond primavera-estate 2008

LIFE STYLE

A.A.A. Lusso affittasi

FILOSOFIE

Tantra il fascino dell’energia

DESIGN

L’arte di creare

BUSINESS

Marchio da 18 milioni di Euro

MOTORI

LA.NA.: 10 anni di successi

VIAGGI

Portogallo i mille volti di una grande terra.

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50

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MEDIA

Radio Papesse. Il nuovo modo di vivere e comunicare l’arte

BENESSERE

Operazione metamorfosi

NIGHT PEOPLE

Deejay Parade

CINEMA

La sceneggiatura nel cinema

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Direttore Editoriale Giacomo Bertulli Direttore Responsabile Francesco Sabbatucci Direttore Responsabile Progetto grafico Gianni Gulletta Studio Grafico Fashionfor Ufficio stampa ed eventi Fashionfor Giornalisti Alan Parker Federico Sperindei Giovanni Zerba Véronique Gentilucci Elena Rapisardi Matteo Garofoli Ringraziamo per la gentile collaborazione Michela Roselli lo scrittore Alan Parker www.myspace.com/alanparker28 Fotografie Pucci Ufficio stampa e comunicazione della dj Nicky Belucci Zagu studio grafico Ufficio stampa e PR Moschillo, proprietario del marchio Ricmond Studi grafici di appoggio Media’s project Officina Nuova Omnia comunicazioni Ideo grafica Acanto Bang of Oulsen Milano Studio Blu Nero Decò Autorizzazione del Tribunale di Pesaro n°315 del 20/07/2007


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INCHIESTE

Legge Merlin, un bluff lungo 50 anni

A

AA cercasi legge Merlin. disperatamente. a quasi mezzo secolo dalla entrata in vigore della legge che sancì l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia nonché la soppressione delle case di tolleranza, in Italia il problema prostituzione è tutt’altro che risolto. Il mercato per ora se lo spartiscono in tre: la mafia nigeriana, la mala albanese e quella rom. Con i cinesi che, come si sa, imparano in fretta. La tecnica è sempre quella e, purtroppo, non sembra perdere di efficacia: si circuiscono le malcapitate con i miraggi di un lavoro che possa riscattarle dalla loro indigenza per poi, una volta raggiunto il paese di destinazione, sottrarre loro i documenti; riducendole quindi in uno stato di vera e propria schiavitù. Schiavitù del sesso. Quello della tratta a scopo di prostituzione è quindi un fenomeno che investe la società italiana ponendo una serie di interrogativi in merito sia all’offerta della prostituzione – con i risvolti legati all’immigrazione clandestina e alla criminalità organizzata – sia alla domanda da parte dei clienti che comprano sesso a pagamento. Un’ industria in piena regola quella della prostituzione, capace di muovere lungo lo stivale qualcosa come 30 mila miliardi di vecchie lire l’anno; praticamente quanto una legge finanziaria di media entità. Tantissimi. Talmente tanti da lasciare quasi increduli. Invece no: tutto vero. E non basta, perchè accanto alla prostituzione cosiddetta di strada, gestita su basi di vera e propria tratta, ne esiste anche un’altra, altrettanto lucrosa ma più discreta: quella domestica. Orde di annunci sui giornali, in tv, via web, mascherati da prestazioni di sedicenti massaggiatrici (quale rilevanza potrà mai avere la circonferenza seno per le mansioni di una massaggiatrice?) Morale della “favola”: ciascuno, a casa propria fa ciò che vuole. Anche la prostituta. In sostanza: se non c’è pubblico scandalo, per lo stato italiano non esiste nemmeno il problema. Della serie “Se occhio non vede cuore non duole”. Ed così che accanto a tante emancipate autonome in cerca di denaro, di divertimento o di entrambi ecco che l’esercizio del sesso in domicilio privato sta via via allettando in maniera crescente anche le organizzazioni criminali di cui sopra. E perché no? Meno grane e più grana, tanto se l’importante è solo evitare il “pubblico scandalo”…Perchè in Italia, tanto per parlare chiaro, il prostituirsi è di fatto legale, costiuendo invece reato lo sfruttamento, il favoreggiamento e l’adescamento. E la legge Merlin allora? Allo stato dei fatti difficile vederla al di là di un semplice formalismo di maniera forse più politico che giuridico. Allora come ora.. <Che si regolarizzi la loro posizione-tuonano in molti-paghino le tasse e siano seguite legalmente e sanitariamente!>certo una legalizzazione taglierebbe le gambe al racket di settore ma la questione è tuttavia indiscutibilmente più ampia: può infatti uno Stato civile accettare la mercificazione del corpo come principio?! Il punto di partenza è costituito dal presupposto che sia da valorizzare la libertà di non prostituirsi; alcune persone, infatti, rivendicano come libera la scelta di prostitu-


irsi, ma di fatto sono molti gli elementi e i condizionamenti che spingono alla prostituzione e che rendono il concetto di libertà molto relativo (si pensi a chi “sceglie” di prostituirsi per sopperire a deprivazioni economiche proprie e dei familiari). Altre posizioni condivisibili sono appunto il rifiuto della mercificazione del corpo ridotto a oggetto di compravendita e la ferma opposizione alla tratta a scopo di prostituzione e al suo sfruttamento. Guardando a casa nostra nell’immediatezza più attuale troviamo al vaglio del governo Prodi la discussione di un famigerato “pacchetto sicurezza” che ci si augura possa vedere la luce entro la fine del 2007: Novantuno pagine, cinque capitoli, analisi del fenomeno e delle caratteristiche delle organizzazioni criminali dedite allo sfruttamento della prostituzione. La Relazione dell´Osservatorio del Viminale sulla prostituzione e sui fenomeni delittuosi ad essa connessi, presentata dal sottosegretario all´Interno Marcella Lucidi, fa il punto sul tema nel suo complesso. Un pacchetto di 32 proposte che vanno dalla tratta (si propone di rafforzare ulteriormente le pene per questo reato e di favorire la cooperazione giudiziaria a livello) al potenziamento dell´art. 18 che garantisce il permesso di soggiorno per motivi umanitari alle vittime di sfruttamento. Nasce il Fondo nazionale per le vittime dello sfruttamento della prostituzione, che l´Osservatorio propone di finanziare con contributi statali, con la devoluzione delle sanzioni pecuniarie (amministrative e penali) nonché con i proventi derivanti dalla confisca e dal sequestro di beni patrimoniali alle organizzazioni criminali finalizzate allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione. Ampio spazio è poi dedicato nella relazione poi alla prostituzione minorile. «Una piaga indecente», l´ha definita Amato, «che va stroncata proprio a partire dalla domanda». E che la domanda sia in aumento lo confermano anche i dati: nel 2006, infatti, si è registrato un incremento del 17,24% delle denunce per sfruttamento della prostituzione minorile

rispetto al totale riscontrato all´inizio del 2004. Per colpire i clienti dei minori, l´Osservatorio propone che il cliente non potrà più sostenere che non sapeva l´età della prostituta minorenne. Riguardo la prostituzione “domestica” italiana non esistono purtroppo ancora cifre precise ma trattasi comunque di un fenomeno in costante ascesa. E per le “libere professioniste” i rischi non sono certo pochi, né di scarsa entità: aggressioni, rapine, violenze di gruppo e quant’altro.Perchè in definitiva, come ci ha raccontato Vanessa (il nome è stato da noi volutamente modificato a tutela della sua incolumità) <Non sai mai a chi apri la porta…> Vanessa, la paura nella stanza 26 Veniamo a sapere della terribile storia che ha visto coinvolta Vanessa da una sua amica. <Vorrei che la gente sapesse –ci dice- queste cose non devono più accadere> e si allontana di qualche metro digitando un numero sulla tastiera del cellulare. le rispondono: è Vanessa, che incoraggiata dalla sua amica decide di raccontarci la sua storia, ma non al telefono, non se la sente, preferisce incontrarci di persona. Considerata l’esperienza trascorsa ci stupiamo un po’ ma non poniamo problemi e accettiamo di incontrare Vanessa. L’appuntamento e per l’indomani a casa sua. Alle 10. Claudia, il nostro contatto, ha naturalmente voluto essere presente in caso ci fossero problemi <per la mia amica ripercorrere il ricordo di quell’esperienza potrebbe essere molto delicato -ci spiega- preferisco esserle accanto> Più che giusto. Parcheggiamo nel vialetto antistante l’abitazione, quello di Vanessa al civico 26, lo stesso numero della stanza resa famosa da una canzone di Nek. Al citofono ci precede Claudia <preferisco che senta prima


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la mia voce>. Vanessa risponde, il portone si apre, e il nostro gancio ci fa strada con un sorriso di distensione. Vanessa finalmente ci accoglie nell’appartamento dove lavora e vive, indossa una tutina molto aderente che fa intravedere un corpo veramente magnifico, ha le mani ritirate entro le maniche, forse per il freddo, forse per vezzo, o forse pechè a volte per trovare la forza di superare certi momenti occorre recuperare, anche nel porsi, l’ingenuità di un bambino. Ci fa accomodare, Claudia ovviamente conosce già la casa: un po’ in subbuglio, ma carina. Le chiedo se preferisce che le faccia delle domande o se magari per lei non sia meglio, raccontare spontaneamente quello che vuole. Risponde di preferire le domande <perché se parlo a ruota liberaprecisa- finisce che le emozioni mi travolgono, e se possibile niente registratore né macchine fotografiche> Qual è il motivo per cui hai preferito incontrarci di persona? Visto quello che hai subito non ti saresti sentita più sicura a parlare telefonicamente? <No, un intervista telefonica sarebbe stato come parlare con un fantasma e di fantasmi ultimamente ne vedo parecchi. E poi ho il terrore di essere spiata, facendovi venire qui con Claudia invece… mi sento più sicura. Tu eri una prostituta. Quando hai cominciato e perché? Chi fa la prostituta per sua scelta è un po’ come chi si droga: non ammette a se stesso di fare quello che fa. Io ora ho 25 anni e ho cominciato a fare sesso a pagamento intorno ai 20; appena trasferitami a vivere da sola per l’università: all’inizio lo facevo come un gioco, un modo per fare soldi facilmente, da casa non mi facevano mancare niente, ma io volevo di più. Dalla prima inserzione sul giornale alla prima telefonata sono passati due giorni: un trentenne. Poi? Poi non mi sono più fermata, guadagnavo sempre di più, avevo clienti generosi che mi pagavano anche 300 euro a prestazione E quali sono le richieste di questi clienti ? Assolutamente di tutto, la maggioranza sono persone tranquille che vogliono trasgredire un pò, uomini sposati che stanchi della routine familiare cercano in me un pò di trasgressione,ma ho anche avuto richieste insolite, c’è chi ama essere sodomizzato con vibratori mentre fa l’amore ,c’è chi vuole che lo insulti pesantemente,perchè lo eccita ,c’è chi mi chiede se ho un amica da coinvolgere perchè vorrebbe provare l’esperienza di fare sesso con due donne contemporaneamente. E chi, con mio grandissimo stupore, mi pagherebbe il triplo della tariffa per fare sesso senza profilattico,perchè a lui piace così ,naturalmente non ho mai accettato,con la salute non si scherza,ma so di ragazze che fanno questo mestiere e che sono disposte a tutto pure di guadagnare un po di più . Ma chi sono i clienti tipo ? Non ho un cliente tipo,da me vengono operai e banchieri,il ceto di appartenenza è molto vario, vi assicuro che sia la persona che stenta ad arrivare a fine mese con lo stipendio sia l’imprenditore che guadagna moltissimo si è ritrovato su questo letto. Per soddisfare i propri istinti sessuali gli uomini non badano a spese. Cosa ti ha fatto decidere di smettere questo mestiere? Una mattina (la voce di Vanessa comincia frastagliarsi ,si prende una sigaretta e se la accende) ho aperto alla persona sbagliata…. Vanessa trema e la sigaretta le cade,claudia le passa una mano trai capelli per farle coraggio, io le chiedo se la senta o meno di continuare… <Sì,me la sento-sospira mente chinandosi raccoglie la sua “paglia”avevamo preso appuntamento la sera precedente,dalla voce mi sembrava un tipo a posto;come gli altri. E invece? E invece non appena entrato in casa ha cominciato a picchiarmi. Mi ha legata e violentata in vari modi.non so dire quanto sia durato perché ad un certo punto ho perso i sensi. Mi sono risvegliata soltanto a notte inoltrata.Sangue su tutte le lenzuola e lividi ovunque. A quel punto? A quel punto ho chiamato Claudia,non so se te lo ha detto ma è un’ifermiera: si è presa lei cura di me. E continua a farlo anche adesso.


Le avevi detto di qesta tua attività? No, nessuno sapeva.A parte me.E i clienti che avevo. Perchè non hai denunciato Il tuo aggressore? Claudia mi ha spinto per lungo tempo a denunciare l’accaduto ma ciò implicherebbe raccontare ai miei del mio passato.E davvero non ci riuscirei.Sono gente onesta,scrupolosa,moralmente ineccepibile ed io mi vergogno troppo. Voglio solo dimenticare.finire di laurearmi e trovare l’amore; Quello vero. Cosa vorresti dire ad altre ragazze che avessero deciso o stessero pensando di prostituirsi? Rinunciate. Una volta entrate farete difficoltà a uscire da questo mondo,vi

circonderete di superfluo e perderete di vista i veri valori, non sapete mai chi c’è fuori la vostra porta, se una persona in cerca solo di svago o a un criminale che aspetta solo un’occasione per farvi del male. In ogni caso sappiate che prostituirvi è sempre la via più squallida. Un ultima domanda, poi ti lasciamo, cosa pensi del fenomeno prostiutuzione in Italia ? L’Italia è un paese con molte contraddizioni, le forze dell’ordine si battono per debellare la prostituzione dalle strade, mentre fanno pochissimo per quella negli apppartamenti,e questo sinceramente non lo capisco, è stata fatta una legge per chiudere le case chiuse ,ma posso dire con estrema

sicurezza che queste non hanno affatto chiuso,anzi sono passate da un sistema controllato dallo stato a un mercato illegale, nascosto,fuori legge,basta che guardiate un qualsiasi giornale di annunci economici di una qualsiasi città italiana, troverete minimo una pagina intera di annunci di ragazze che si offrono per fantomatici massaggi e trattamenti. Cara Vanessa e cara Claudia la redazione di Life People vi ringrazia, per questa importante testimonianza che ha fatto capire meglio ai nostri lettori il fenomeno prostituzione Italia. Francesco Sabbatucci.

La domanda italiana in numeri: I clienti italiani: 9 milioni, il 43 per cento non usa il profilattico, il 4 per cento ha meno di 18 anni, il 21,4 per cento ha tra i 19 e i 25 anni, sono principalmente impiegati, professionisti, commercianti, l’offerta in Italia in numeri: il Lazio è in testa per numero di donne straniere spinte alla prostituzione: circa 5.000, solo a Roma la stima è di 3.500. Seguono la Lombardia con 4.000 (2.500 solo a Milano, dove la prostituzione è per l’80% straniera) e la Campania con 2.000, delle quali 1.200 nella sola Napoli. In Italia le prostitute straniere provengono principalmente da Albania, Nigeria, Ucraina, Moldavia, Russia, Ungheria, Romania, Sud America, Brasile (transessuali in larga maggioranza). Secondo un’indagine della commissione Affari sociali della Camera del 2003, le prostitute sarebbero in Italia dalle 50mila alle 70mila. Almeno 25mila sarebbero immigrate, 2mila minorenni e più di 2mila le donne e le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi. Il 65% delle prostitute lavora in strada, il 29,1% in albergo il resto in case private. Il 94,2% delle prostitute sarebbero donne, il 5% da transessuali e lo 0,8% travestiti. Il 12% del totale è sieropositivo.


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ATTUALITA’

Garlasco un giallo cinematografico

I

l paragone l’hanno esplorato tutti e l’ipotesi più curiosa sembra averla trovata uno dei tanti internet-blog appassionatisi alla vicenda: “Garlasco-Cogne: e se ci trovassimo di fronte a un serial killer migratore?”. La verità è i due casi non saranno accomunati dallo stesso assassino, ma di sicuro si caratterizzano per il medesimo schema narrativo, che allo stesso tempo complica le indagini e fomenta il circo mediatico. Lo schema, ovviamente, è quello del giallo letterario/cinematografico, per di più concepito nella sua versione moderna, in cui il possibile mostro ha i tratti esteriori di una rassicurante normalità: il prototipo della mamma nel volto di Annamaria Franzoni, quello del bravo ragazzo nel viso del bocconiano Alberto Stasi. Si è scritto ampiamente delle più evidenti analogie tra le due indagini e l’archetipo del giallo: ad esempio, l’assenza di un movente chiaro e dell’arma del delitto, che nel gioco di società Cluedo rappresenta il principale elemento da raccogliere per scoprire l’assassino. Eppure, al di là di questi fattori concreti, tutto sommato comuni a molti omicidi della realtà, è un altro il vero buco nero in cui si perdono le strade investigative di Cogne e Garlasco: i due presunti assassini, ipotizzando per un istante che siano davvero tali, non confessano. Non crollano, e la loro resistenza sembra impossibile per chi sia davvero colpevole, come evidenziano gli innocentisti ogni volta che Annamaria e Alberto sono messi con le spalle al muro. Qui sta la più insolita e profonda analogia tra i due delitti e il modello del giallo cinematografico. Nella realtà, buona parte dei casi di omicidio si risolvono senza la necessità di ottenere prove sufficienti in se stesse, perché l’indagato capitola quando vede il cerchio degli indizi stringersi attorno a lui. Nel giallo classico no, il colpevole si arrende solo quando il detective mette insieme le tracce e ottiene la certezza matematica della colpevolezza, perché il piacere del pubblico deriva dalla riduzione del caso a un gioco di enigmistica, cui egli partecipa al pari dei personaggi. Se l’indagine si fondasse sull’esplorazione psicologica del sospettato, lo spettatore/lettore perderebbe il gusto del game perché assisterebbe a una pratica cui non può partecipare attivamente, non può provare a rispondere in anticipo come fa con le domande di Chi vuol esser milionario. Il giallo di finzione tradizionale non è psicologico,


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quello reale sì, ma la caratteristica di Cogne e Garlasco, al contrario, sta proprio nell’essere gialli non psicologici, e quindi a loro modo di finzione, perché i due indagati non sembrano avere caratteristiche psichiche umane ma quelle di personaggi letterari o filmici. Il protagonista di un racconto inventato può non crollare, proprio perché in fondo esso non è un uomo, ma una funzione del racconto. La novità, sempre ponendo per pura ipotesi la colpevolezza di Alberto e Annamaria, è che ora anche gli esseri umani sembrano aver acquisito la stessa capacità, quasi si fossero trasformati a loro volta in protagonisti di un romanzo. Il nuovo archetipo è la rimozione totale: il presunto omicida non confessa non perché non vuole, ma semplicemente perché non può, non ricorda nulla, è davvero convinto della propria innocenza. Del resto, per noi pubblico da casa, sarebbe insopportabile credere all’esistenza, fuori dallo schermo cinematografico o dal romanzo, di qualcuno che possa compiere atti simili e poi continuare a mentire consapevolmente e freddamente. Molto meno traumatico è immaginare un atto di follia che provochi nel colpevole un trauma e un pentimento tali da indurlo a dimenticare tutto all’istante. E’ così che l’indagato acquista la resistenza tipica del personaggio di finzione, ottenendo il doppio effetto cui abbiamo accennato sopra. Da una parte l’indagine si complica, perché

Alberto Stasi

Villetta di Garlasco

è privata della possibilità della confessione e deve ridursi a sua volta a puro gioco enigmistico (ma qui non c’è un autore che dispone i pezzi in modo tale che la soluzione certa sia per forza raggiungibile), dall’altra il caso si conforma proprio al modello narrativo apprezzato da chiunque abbia un debole per il giallo. La distanza tra film e realtà si annulla ancora prima che il battage mediatico venga avviato, perché Cogne e Garlasco hanno intrinsecamente le caratteristiche adatte a questa evoluzione. Si riducono subito, nella forma, a giochi enigmistici, logici, quasi matematici. E’ questo che piace al pubblico ed è qui, infine, che si innesta il più moderno format del giallo: la scientifica, CSI. Cosa sono le indagini microscopiche sul DNA, se non la massima espressione della scientificità dell’indagine, quella sua riduzione a formula perfetta che tanto piace agli amanti del giallo? Proprio mentre il pubblico della fiction scopre nei RIS i propri nuovi eroi, i due omicidi reali più televisivi degli ultimi anni devono aggrapparsi ai ricercatori scientifici e a un’indagine che, guarda caso, esclude in buona parte l’elemento umano dell’interpretazione così come forse, dall’altra parte, la possibilità di dimenticare aveva escluso l’elemento umano della confessione. Viene da chiedersi, semmai, dove nasca questa presunta, moderna capacità di rimuovere totalmente la propria colpa. Il sospetto è che ci troviamo di fronte a un circolo vizioso: è possibile che gli ipotetici assassini, inconsciamente, si siano trasformati in personaggi di finzione dopo essersi resi conto di trovarsi al centro di un potenziale giallo di finzione? E’ possibile che proprio i riflettori subito accesi abbiano dato loro la capacità di resistere? In ultima istanza, si tratta di ricordare il principio di indeterminazione di Heinsenberg: la presenza di un osservatore modifica necessariamente il fenomeno osservato. In altre parole: Alberto e Annamaria si sarebbero comportati allo steso modo, nei confronti degli inquirenti, se le telecamere non avessero cominciato a seguirli giorno e notte? Federico Sperindei


ECONOMIA

Più game show meno reality.

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Le tendenze della tv al Mipcom di Cannes

F

ormat, format e ancora format. La tv post-moderna sembra conoscere solo questa parola. Nel mondo i format televisivi sono ideati, prodotti e venduti. Così come per le automobili anche queste “merci intellettuali” hanno il loro salone di riferimento, il Mipcom di Cannes, la fiera francese sul mercato internazionale dei contenuti audiovisivi. E’ qui che, in questi giorni, i broadcaster internazionali, pubblici e privati, come Rai o Mediaset comprano i programmi tv che manderanno in onda nelle prossime stagioni televisive, ed è sempre qui che le multinazionali della produzione televisiva, come la Magnolia del gruppo De Agostini, o la famosissima Endemol, la società produttrice del Grande Fratello, trovano clienti e realizzano affari miliardari. L’appuntamento di Cannes, come negli scorsi anni, è l’occasine per fare il punto sui trend del momento nella televisione europea. La parola d’ordine per il 2007 sembra essere stop ai reality show. Questo tipo di format, che trova la sua primogenitura nel Grande Fratello e che è stato in questi anni piuttosto “prolifico” con cloni e brutte coppie, vedi “L’isola dei famosi” o “La fattoria”, sta segnando il passo. I vertici dei grandi gruppi televisivi non trattano più questo tipo di programma e l’abbandono del genere sarà evidente già da questa stagione televisiva sul

piccolo schermo. Mediaset ha messo in palinsesto per gennaio solo il Grande Fratello e non è ancora stata definita la data di inizio de “La pupa e il secchione”, il reality che l’anno scorso lanciò con successo l’abbinamento fra “gnocca” ed “inetto”. L’unico reality di cui si parla in questi giorni a Cannes è stato “When women rule the world”(Quando le donne comandano il mondo): dieci donne su un’isola devono riorganizzare una nuova società e gli uomini sono loro schiavi. Potrebbe essere interessante ma, per l’Italia, nessuno vuole comprarlo. Il programma sembra più una docu-soap, termine con cui alcuni ex dirigenti Rai hanno ridefinito il genere del reality esasperato e “finto”. Il confine con la fiction diventa quindi sembra più sottile. Se questo sia l’anticamera della fine per il reality lo si vedrà però solo nei prossimi mesi. Ma dove va la tv? Per molti c’è un ritorno all’antico, al programma generalista, al varietà “pane e salame” che ha portato la tv nei salotti italiani alla fine degli anni 70 e che poco gradiva l’eccesso di volgarità a cui oggi quotidianamente assistiamo.In questo nuovo ciclo a farla da padroni saranno soprattutto i game show, spettacoli serali e pre-serali, tanto famigliari a chi è cresciuto con Mike Buongiorno. Un’invasione di quiz quindi, ma non solo. Le fiction sono ancora un prodotto

>>


<< di grande appeal per tutti gli attori di questo business. Rai Trade, la società che commercializza i programmi prodotti dalla Rai, ha proposto un catalogo ricco di titoli: “Guerra e Pace”, “Caravaggio”, “Capri 2” e “Crimini”. Fiction vendute in Giappone e Messico, come nel caso dei diritti di ritrasmissione di “Caravaggio”, o in India e Medio Oriente, come sta avvenendo per “Guerra e Pace”. Ottime le performance anche di altri titoli tra cui spiccano “Pompei”, acquistato anche dalle tv Thailandesi, “Incantesimo 9”, accolto bene nell’intera Europa dell’Est, e “Orgoglio 2”, piazzato in Finlandia.

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PERSONAGGI

DIETRO QUALE NOME SI CELANO IN REALTA I

R.E.M.

A

i nostri ragazzi piace da morire la dimensione “live” e per questo motivo vantano una carriera “on the road” che pochi possono eguagliare. Ci sono però dei momenti dove, un po’ per gioco e un po’ per evitare di far accalcare troppa gente in luoghi dalle dimensioni ridotte, si rende necessario presentarsi sotto mentite spoglie. Ecco alcuni nomi sotto i quali si sono celati i R.E.M. nella loro storia: Twisted Kites, It crawled from the South, Bingo Hand Job, Automatic Baby, Hornets attack Victor Mature. Ma cerchiamo di fare maggiore chiarezza. La prima volta che i nostri ragazzi ebbero la necessità di darsi un nome fu il 5 Aprile del 1980, alla festa di compleanno di Kathleen O’Brien.

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Quella fu la loro prima apparizione ufficiale come gruppo ed al tempo avevano deciso di chiamarsi Twisted Kites (ovvero, “aquiloni intrecciati”, un nome secondo me stupendo!) ma era un nome provvisorio dettato più che altro dalla fretta con la quale si erano trovati catapultati in quel party. Fu proprio durante quella stessa festa che i nostri ragazzi invitarono i presenti, circa 500 persone, a scrivere dei suggerimenti per un nome ufficiale su uno dei muri della chiesa dove si stavano esibendo. Alla fine del party i nostri potevano contare su decine di suggerimenti tra i quali: Big Wang Boys, Cans Of Piss, Third Wave, Negro Eyes, Slut Bank, R.E.M. (e si, pare sia stato suggerito lì!), Yeast Infection, Vote Stassen, Slug Bait, Blood Bakery e The Dry Sundaes. La scelta finale ricadde su due nomi: R.E.M. e Negro Eyes e pare fu scelto il primo sia perchè Negro Eyes poteva essere frainteso sia perchè i nostri ragazzi pare amino i punti nello stesso modo in cui odiano gli apostrofi: “Perchè abbiamo scelto R.E.M.? Perchè ci piacciono i punti tra le 3 lettere!”. Parole di Michael Stipe. Per quello che riguarda i soprannomi successivi possiamo aggiungere che It crawled from the South fu scelto in occasione di un concerto dove volevano far risaltare le loro origini essendo “crawled” (strisciare) una parola adatta


sia per i serpenti che per le iene, due animali che fanno parte dell’iconografia e della tradizione del Sud degli Stati Uniti. Anche questo è uno pseudonimo molto bello e difatti fu scelto da Marcus Gray per il titolo di uno dei migliori libri sui R.E.M. reperibili sul mercato. Bingo Hand Job risale al concerto che i nostri tennero al Borderline Club di Londra il 14 e 15 Marzo del 1991. Essi pensarono di allestire un concerto ricco di cover, abbastanza disimpegnato e con il supporto di altri amici musicisti (Billy Bragg, Peter Holsapple e Robyn Hitchcock) per cui non vollero legarlo al nome R.E.M. anche per non suscitare più aspettative del necessario. Per quello che riguarda la scelta del nome ci aiuta Peter: “E’ una delle solite assurdità di Michael. Penso che gli piacesse l’idea di persone in fila per acquistare i biglietti di una band chiamata Bingo Hand Job”. Michael precisa: “L’idea originale era ‘Storage Box Hand Job’ [scatolone impacchettato a mano, ndr] perchè volevo ironizzare sul fatto che per avere un permesso di soggiorno in Inghilterra devi dimostrare di avere un lavoro ed un reddito. Venire a fare qualche apparizione nei loro programmi televisivi non era abbastanza per cui dovemmo allestire anche alcune serate per dimostrare che stavamo svolgendo il nostro lavoro di musicisti. A quel punto decisi che dovevamo essere dei ‘manovali’ ma era un nome un po’ troppo... bè comunque alla fine me ne uscii con Bingo Hand Job [mano fortunata al gioco delle carte, ndr] che poi era il nome di una mitica banda di fuorilegge del Far West. Come Bertis seppe di questo nome cadde in depressione. Lui pensava che ci saremmo dovuti chiamare come un fiume che passa in Virginia o qualcosa del genere”. Un’altra curiosità legata a questo soprannome riguarda le magliette che vennero distribuite in quella occasione: raffiguravano le facce dei fuorilegge di questa gang con sotto tanto di nomi ed una scritta “sanitized for your protection” che sta a significare “rinchiusi per la vostra sicurezza”. Gli stessi membri del supergruppo decisero di darsi dei soprannomi ripresi da quelli della vecchia banda di fuorilegge per cui Michael era “Stinky”, Mike era “Ophelia”, Peter era “Raoul”, Bill era “The Doc”, Robyn Hitchcock era “Violet” e Billy Bragg era “Conrad”. Infine Automatic Baby nasce come ibrido tra i nomi “Automatic for the people” e “Achtung Baby” visto che la band era formata da Michael e Mike per i R.E.M. e Larry Mullen ed Adam Clayton per gli U2. Il gruppo nacque in occasione delle Presidenziali che contrapponevano Bush e Clinton. Essi si schierarono apertamente dalla parte di Clinton intonandogli la canzone “One” durante una delle feste successive al suo insediamento al governo. Sempre nell’ambito di bands con una buona parte di membri dei R.E.M. all’interno citiamo anche gli Hindu Love Gods visto che erano composti da Mike, Bill e Peter con l’aggiunta, alla voce, di Warren Zevon. Per ora non staremo qui a citare le molte bands che hanno visto come ospite ciascuno dei nostri ragazzi perchè l’appello sarebbe lungo ed incompleto. Giacomo Bertulli


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tudio, ho 17 anni e questa è la mia priorità. Anche se non è facile voglio finire il Liceo Scientifico che frequento da privatista a seguito dei troppi impegni di lavoro che non mi permettevano di continuare il Pedagogico. < Sappiamo che sei una sportiva?> - Si, amo lo sport. Ho fatto per 8 anni nuoto agonistico: ora ho dovuto smettere per i vari impegni che ho, però ferma non ci so stare e quando posso corro in palestra. < : fidanzata? > - No! Sto bene così e per ora non lo cerco di certo un ragazzo. Se poi arriva, bene sennò amen. Sono giovane e mi sembra più giusto concentrarmi sul lavoro e rimandare le ragioni del cuore di qualche anno. Sono anche convinta che allo stato attuale delle cose mi darebbe più soddisfazione un successo in ambito professionale che non uno in ambito sentimentale. < Come dovrebbe essere, un giorno, il tuo uomo ideale? > - Non ci sono caratteristiche particolari che ricerco in un ragazzo, però deve colpirmi. Deve avere qualcosa che mi intrighi. Ecco, uno che mi piace parecchio Ë Josh Hartnett (Pearl Harbor), che in effetti brutto non Ë! < So che hai un soprannome al quanto particolare, sbaglio? > - E’ vero, i miei amici mi chiamano “Luper”. Non so da dove arrivi, ma un giorno, da piccola una mia amica si era stancata di chiamarmi semplicemente Lu e si Ë inventata questo nomignolo. Da allora per tutti sono “Luper”. < Luisa come sei approdata a Miss Italia? > - Avevo 13 anni la prima volta che sono salita su una passerella; era per “La Reginetta del Carnevale” a Fano, la mia citt in cui sono nata ed abito. Da li ho cominciato ad appassionarmi e a partecipare ai vari concorsi: “Un volto per Fotomodella” che ho vinto nel 2004, “Miss Muretto”, con cui sono arrivata alla finalissima dopo aver vinto come Miss Marche; poi i vari “Miss Mare”, “La Più Bella Del Mondo” e altri concorsi dove mi sono sempre fatta onore. Piano piano sono arrivate le cose più importanti, come il video di Vas-


co Rossi “Come Stai” e uno spot per Mtv, fino alla finalissima di Miss Italia quest’anno. < Appunto Miss Italia cosa ci dici di questa esperienza che non capita certo a tutti? > - Era la prima volta che partecipavo, anche perchè solo quest’anno rientravo, di poco, nell’età adatta a farlo; prima non avrei potuto. Però evidentemente Miss Italia era nel mio

Io, ad esempio ho avuto accesso a Salsomaggiore solo dopo le prefinali che hanno portato 77 ragazze su 250 alla fase finale, ed anche io sono entrata nelle “100”. Tutto questo ha significato stare fuori casa per settimane per fare prove, foto, servizi, coreografie, prove abiti e interviste. Eravamo impegnate dalle 6 del mattino alle 3 di notte, tutti i giorni, senza poter vedere parenti, amici e anche l’uso del cellulare era limitato allo stretto necessario.

destino dato che a 15 anni sono stata eletta “Miss Mascotte di Miss Italia”; infatti a Salsomaggiore ero una delle più piccole.

un giorno di essere io lì a vivere quelle emozioni e così è stato. Incredibile, al primo tentativo.

< Anche tu la classica che non sapeva nemmeno di essere stata iscritta perchè ci ha pensato “un’amica” o la mamma? > - No no, tutt’altro! Ho sempre amato questa manifestazione e l’ho sempre seguita con grande interesse; e ovviamente speravo

< E cosa ti ha lasciato, com’è viverla da dentro? > - E’ tutto come me lo potevo immaginare: tanto lavoro e sacrifici ma a fronte di un’emozione grandissima per un’esperienza unica. Ovviamente quello che si vede in tv è solo l’ultima parte di un lungo percorso duro e pieno di sacrifici.

< Decisamente dura. Ne Ë valsa la pena? > - Assolutamente si, nel modo più assoluto. < Delusa dalla precoce eliminazione? Come l’hai presa? > No assolutamente,per la mia età è gia un successo essere arrivata così in alto < Allora parteciperai ancora a Miss Italia? > - In teoria potrei farlo. Fra tre anni potrei ripresentarmi e sarei anche avvantaggiata cono-

scendo già il circo che la circonda. Però no, non lo farei ! Miss Italia è un’esperienza unica e tale deve rimanere. Mi dedicherei ad altro. Bisogna pur crescere e migliorarsi, no ?! < Brava Luisa. A proposito di crescere, hai avuto proposte in seguito a Miss Italia? > - Decisamente si, Ë stata una bella vetrina.,mi chiamano in continuazione per ospitate, e inaugurazioni di locali e fare da madrina a serate ed eventi, fra qualche giorno taglierò il


nastro del nuovo negozio di un caro amico di Valentino Rossi assieme al suo fratellino. Chissà che non ci sia anche lui… Non credevo nemmeno io potessi avere tanto clamore.Stanno arrivando premi, interviste e proposte lavorative decisamente interessanti,anche la redazione di “Uomini e Donne” si è fatta sentire, ma l’età non mi permette di parteciparvi fino a chè non sarò maggiorenne, per fortuna a breve. < Chiudiamo il capitolo con la domanda di rito: ti piace Silvia Battisti, Miss Italia? > - Beh, non si può dire certo sia brutta. Ma, se devo essere sincera, credo che ce ne fossero altre che avrebbero meritato la fascia più di lei. Non fosse altro perchè se parliamo di Miss Italia, questa deve essere una bellezza italiana anche nei connotati; deve rappresentare la bellezza italica e Silvia non mi sembra riuscirci. Ciò non toglie che sia una bellissima ragazza, anche se troppo magra. Tu che eri lì toglici una curiosità : ci dici che Ë successo la 1’ puntata tra Loretta Goggi e Mike? Che hanno combinato?> - Guarda, non lo so come e perchè siano arrivati a quella situazione; so solo che noi eravamo terrorizzate. Senza Loretta saremmo state perse, era la colonna portante di tutti i nostri balletti, canti e coreografie. Per fortuna il pericolo Ë rientrato quasi subito e siamo potute andare avanti normalmente. < Bene Luisa, vuoi fare un saluto ai lettori di “Life People”? > Certo! Li ringrazio e spero che mi seguano nelle mie future vicende artistiche. Chissà che un giorno non possa avere il piacere di essere intervistata nuovamente su questo mensile e raccontarvi come si è sviluppata la mia carriera,intanto incrocio le dita. < Luisa non hai bisogno di incrociare le dita; hai tutte le carte in regola per arrivare dove vuoi. E credo che non passerà molto tempo per sentire parlare di nuovo di lei , In bocca al lupo Luper, allora …alla prossima intervista, questa volta da attrice >.

Matteo Garofoli


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La donna Richmond

collezione primavera - estate 2008

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no degli stilisti più amati dal mondo del rock, è senza ombra di dubbio John Richmond il suo nome è sinonimo di eleganza e sfrontatezza, il suo marchio richiama il mondo del lusso, sobrietà ed eleganza con un pizzico di rock, mescolati con abile impegno e raffinata trasperenza rendono ogni creazione di questo continua a pagina 42...


Lo scrittore Alan Parker e lo stilista John Richmond

stilista unico nel suo genere.

Lo scorso mese è stata presentata a Milano la nuova collezione primavera-estate 2008 dell’artista più eclettico del jet-set, tanta pioggia e molto glamour per uno degli appuntamenti più importanti della moda internazionale. Per la primavera/estate 2008 bianco, tanto immancabile nero, e tocchi inattesi di viola e verde acido, accessori in primo piano, borse realizzate a mano e rigorosamente in tinta con i gioielli d’oro bianco e diamanti neri, archi e falcate mozzafiato per la sfilata che segnerà nel tempo il marchio John Richmond, schizzato nell’olimpo della moda ed ormai un “must” per molti. Uomini donne, giovani e meno giovani tutti bramano ottenere il proprio oggetto del desiderio e in questo devo ammettere che l’ azienda di Saverio e Alessandra Moschillo offre solo l’imbarazzo della scelta. Il tema della collezione di quest’anno presentata ai giardini di Porta Venezia nel cuore di Milano, erano le tre “V”, la prima per il viola la seconda per il verde e la terza per i V.I.P, tanti tantissimi, accorsi da ogni dove, da Alena Seredova, a Marco Materazzi, da Irene Grandi, a Barbara D’Urso, ad Antonella Mosetti, tutti a bordo passerella ad ammirare le creazioni Richmond.

Alan Parker

Daniela Materazzi, Alessandra Moschillo, Marco Materazzi, Saverio Moschillo

Antonella Mosetti, Saverio Moschillo, Alessandra Moschillo, Irene Grandi


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LIFE STYLE

A.A.A.

Il lusso

L

LUSSO AFFITTASI

a soluzione esclusiva per chi vuole sentirsi ricco, anche solo per 1 giorno, ESISTE! Il noleggio: tutto ciò che serve per vivere da pascià, fare invidia e realizzare il sogno (altrimenti impossibile) di una vita… A tempo determinato. Inutile negarlo: allo sfrecciare di una Lamborghini, in pochi rimangono indifferenti. Alla vista all’orizzonte di un mega yacht, ancora meno non provano quel velo di invidia, normale per un “comune mortale”. Chi di noi non ha tra i suoi sogni quello di essere, per una volta almeno, aldilà di quegli sguardi ? Ebbene, seppur con qualche ovvio sacrificio da sostenere, oggi si può vivere per un giorno, un week-end o una settimana da nababbi. La soluzione arriva da una nuova concezione di usufrutto di un bene di lusso: il noleggio

Esatto, avete capito bene: l’affitto. Esistono già da qualche anno società specializzate nell’offrire questo genere di possibilità, fin’ora mai prese in considerazione come vero e proprio business, ma solo in forma privata tra persone abbienti con amicizie tra i ranghi di meno fortunati economicamente. Tradotto: l’amico riccone presta la Ferrari all’amico poveretto per fare colpo sulla ragazza della porta accanto. Una volta compiuta la missione, si restituisce l’auto al proprietario e gli si offre una cena. Oggi non serve più tutto questo. Sulla base, evidentemente, di memorie giovanili, qualcuno ha pensato bene di farne un’attività vera e propria. Risultato: oggi sempre più società si stanno affacciando sul panorama egli affitti di lusso. Inizialmente l’idea faceva storcere un po’ il naso, facendo passare da poveracci quelli che usufruivano

di lussuose fuoriserie per qualche giorno e poi le ridavano indietro. Era uno smacco per chiunque voleva apparire, ma senza effettivamente “essere”. Poi la pratica si è sdoganata, con calma, è vero. Ma ad oggi sia la domanda che l’offerta spuntano come funghi dietro ad ogni angolo. Il funzionamento è semplice: a seconda della società cui ci si affida, si paga il costo del bene che si vuole affittare, oppure si acquista una “card”, tipo le ricaricabili del cellulare, e si riempie con una quota (di solito mai sotto i 20mila euro) e l’uso è a scalare. Spesso gli euro ricaricati si tramutano in “punti” ed i prezzi, quindi, sono a loro volta definiti in “punti”; questo forse per non rendere al massimo l’idea di quanto si spende ed evitare probabili ripensamenti al momento dell’acquisto. In altri casi ancora si deve addirittura sperare di essere accettati


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come soci; una volta “dentro” si paga anche la quota associativa ed infine si può finalmente ricaricare la solita “card”. A fronte di spese comunque non proprio alla portata di tutti, i servizi offrono di ogni: dalle auto da sogno (Ferrari, Bentley, Aston Martin, Lamborghini) agli yacht; dai jet privati fino alle ville da affittare per un week-end o più, ai quadri di valore inestimabile da appendere alle proprie pareti per il tempo necessario di una cena con amici. Quello proposto è un oncetto innovativo di lusso, più ampio e sofisticato: il lusso che si utilizza ma non

qui elencati. Ognuno reputa come vuole questa pratica, che in fondo significa la soddisfazione del bisogno costante di ostentare ricchezza: giusta, ingiusta, morale o immorale. Dipende dai propri ideali e dai propri punti di vista, oltre che, naturalmente, dai punti che si hanno sulla “card”. Sta di fatto che è un business in forte espansione; nasce col preciso scopo di dar modo a tutti di usufruire di

si possiede. E’ un utilizzo innovativo dei beni, che cambia la modalità di dedicarsi ai propri piaceri, evitando impegni economici eccessivi per degli oggetti che non certo si usano tutti i giorni e che si rischia di non sfruttare per quanto pagati. Molte delle società che operano in questo settore sono nate dall’idea di qualche ricco imprenditore che, senza troppi problemi di sorta, si è creato un degno parco-macchine proveniente dal suo garage, ha messo a disposizione la sua barca privata, l’elicottero o il jet di qualche amico/socio o la tenuta di famiglia in campagna. Esplodendo il fenomeno,

oggetti straordinari. Non solo: si sta allargando anche a prodotti con minor valore, magari di nicchia, che servono comunque a generare l’invidia dell’amico: immensi tv al plasma, oggetti d’epoca e perfino palmari e notebook da sfoggiare giusto in occasione della riunione coi colleghi. Sintomo evidente di una domanda sempre maggiore e diversificata; sempre più diretta verso la parte

ora si trovano ad avere sedi sparse per l’Italia e beni di ogni genere in numero impressionante. Il classico occhio lungo che però non basta avere se non si dispone di un ingente capitale, mobile o immobile e da investire. L’uso di tali servizi è ad esclusivo appannaggio di persone, se non tanto facoltose, almeno siceramente benestanti. Rimane, praticamente, un circolo chiuso, fatto e creato da, e per, Paperon de’ Paperoni con qualche vizio più oneroso della semplice gita fuori porta domenicale. Almeno fin’ora e con generi di lusso come quelli in

bassa (si fa per dire) della piramide sociale. Esopo diceva: < Non vale nulla possedere una cosa senza godersela >. Verissimo, e oggi,nel 2007 si è arrivati perfino a poter godere di una cosa anche senza possederla!

Matteo Garofoli


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FILOSOFIE

TANTRA

il fascino dell’energia

I

l sesso interessa tutti. E’ un argomento che esercita un fascino irresistibile, quando non diventa una vera e propria ossessione, da millenni. Si capisce immediatamente quando il sesso è al centro di una conversazione: le teste si avvicinano, il tono della voce è intenso seppur discreto, l’atmosfera diventa palpabile. Ma quando una persona ha paura o si vergogna del sesso e della sua natura “animale”, subito si percepisce un senso di separazione, si crea una sorta di schermo tangibile che la isola dagli altri. Resta il fatto che il sesso, discusso o ignorato, represso o espresso, goduto o sopportato, è certamente l’aspetto più significativo della nostra vita. Il sesso è sempre in mente, è il tema centrale dei nostri pensieri e dei nostri sogni a occhi aperti. Fa parte della nostra chimica, dato che ogni creatura senziente di questo pianeta è stata generata attraverso l’unione di cellule maschili e cellule femminili. Cominciamo fin da piccoli, quando ci trastulliamo con i nostri genitali traendone un

innocente piacere, e la sessualità ci accompagna per tutta la vita con diversi stadi di sviluppo ed espressione. E’ fonte di immenso piacere o di immane sofferenza, nostra croce e delizia, e spesso determina il nostro grado di felicità o infelicità. Il semplice gesto di laccarsi le unghie o mettersi il rossetto, cospargersi di profumo o dopobarba, è un passo verso la seduzione. Fatto ancor più evidente al mondo d’oggi, dove siamo costantemente bombardati da immagini e parole di natura sessuale I media usano il sesso per reclamizzare prodotti, calunniare, scandalizzare, e la gente lo usa per controllare, sedurre, abusare, abbandonare. E’ la reale causa della nostra ossessione per la moda e il look. Essere giudicati attraenti da qualcuno ci fa sentire vitali e sicuri di noi, anche se magari non riteniamo quel qualcuno altrettanto bello. Quando poi l’attrazione è reciproca e intravediamo la possibilità di un rapporto amoroso, siamo felici. In fondo, amare ed essere amati è il nostro più grande desiderio e non c’è

altro che possa sostituirlo. Quando amiamo qualcuno, il sesso diventa allora un mezzo fondamentale di comunicazione. Tuttavia ci sono casi in cui può diventare causa di malintesi, liti, violenza, confusione, frustrazione e insoddisfazione. Ho sentito dire che gli uomini pensano al sesso ogni tre minuti, mentre le donne ci pensano ogni sei, sette minuti. Purtroppo molti esponenti del mondo religioso sostengono che il sesso è una distrazione nella via che conduce a Dio e predicano di evitarlo a ogni costo, anche se poi magari passiamo giorno e notte a pensarci ossessivamente. Si tratta di un errore madornale e di una gravissima perdita di umanità. Se limitiamo il sesso alla riproduzione o alla gratificazione immediata, ignorandone la sottile funzione spirituale, la nostra energia vitale si disperde, influenzando negativamente sia il corpo che la mente e lo spirito. Con il Tantra, ossia l’equilibrio cosmico di energia maschile e fem>>


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minile, yin e yang, positivo e negativo, dinamico e ricettivo, possiamo arricchire la nostra vita di amore e spiritualità, dentro e fuori di noi, imparando a vivere al di là dei limiti della semplice biologia. Ci viene così offerta l’opportunità di tornare alla nostra vera natura di uomini e donne, e di scoprire il linguaggio spirituale dell’amore attraverso l’atto fisico dell’amore. Il Tantra ci rivela perciò una visione e una percezione del sesso e delle sue funzioni ben diverse da quelle che abbiamo appreso. Negli esseri umani l’energia sessuale scorre in senso circolare attraverso i canali interni del corpo, in due fasi distinte. La prima fase, lo slancio iniziale dell’energia sessuale, comincia nel cervello prima di fluire verso il basso in direzione dei genitali . Più precisamente, la regione dell’ipotalamo e la ghiandola pineale che si trovano nel cervello secernono ormoni che controllano il sistema endocrino, che comprende anche le ghiandole sessuali. Questi ormoni sono responsabili del benessere sessuale e della nostra eventuale predisposizione a un rapporto sessuale. Questa è la prima metà del percorso circolare, quella discendente, - dal cervello ai genitali. E’ nota come fase biologica o riproduttiva dell’energia sessuale, ed è qui che invariabilmente liberiamo l’energia generata attraverso il sesso, con l’orgasmo o l’eiaculazione. Il segreto del Tantra, e suo obiettivo fondamentale, è quello di cercare di trattenere l’energia sessuale all’interno del corpo, senza liberarla attraverso l’orgasmo o l’eiaculazione. Facendola invece circolare nuovamente all’interno del corpo, sfruttiamo pienamente il nostro potenziale orgasmico. Questa è la seconda metà del circolo e fase ascendente, in cui l’energia sessuale torna al suo punto di origine, ossia il cervello, per nutrire e rivitalizzare le ghiandole “primarie” del corpo (la pineale e la pituitaria). Queste ghiandole esercitano una grande influenza sulla nostra salute. In effetti, sappiamo che l’attività sessuale libera molti fattori ormonali che agiscono positivamente sull’organismo e sul comportamento, e fin dai tempi più remoti il sesso è stato sempre associato alla longevità e all’illuminazione spirituale. Quando riusciamo a riassorbire e a riciclare l’energia sessuale, il sesso diventa una forza estremamente energizzante e rivitalizzante. Questa è la fase spirituale o generativa, dove i genitali vengono considerati con sommo rispetto in quanto organi generativi. Il passaggio a questa seconda fase, in cui permettiamo alla nostra energia sessuale creativa di risalire verso l’alto e verso l’interno, è la vera rivelazione del Tantra: il sesso può essere utilizzato per creare più vita, e non semplicemente un’altra vita. Questa fase spirituale dell’energia sessuale si manifesta quando l’uomo e la donna imparano a rilassarsi durante l’amplesso.

Una visione assolutamente opposta a quella comunemente diffusa del sesso come sforzo fisico, come attività che comporta tensioni e pressioni gravose. Abbiamo tutti la convinzione che quanto più facciamo durante il rapporto, tanto più questo sarà intenso e gratificante. Difficilmente pensiamo a prendercela comoda! Non ci rendiamo conto che una genuina estasi sessuale procede di pari passo con il rilassamento fisico. Più ci rilassiamo, più riusciamo a sentire. In effetti, l’estasi e la tensione sono due cose diametralmente opposte: la tensione produce calore e irrequietezza mentre l’estasi scaturisce da una sensazione di freschezza e di pace interiore. La tensione è chiusura e contrazione, mentre il rilassamento è apertura ed espansione. La tensione ci costringe a raggiungere una vetta, mentre il rilassamento ci accompagna nella serenità di una vallata. La prima produce una fuoriuscita, mentre il secondo favorisce il riassorbimento. Il rilassamento è l’atmosfera di cui il Tantra è permeato. Se ci rilassiamo dentro la nostra energia sessuale, invece di accumularla per poi liberarla, riusciremo a garantirci una maggiore energia vitale e un amore più intenso. Giacomo Bertulli


Design 50

DESIGN

L’ARTE DI CREARE

Nella società odierna ci sono tante discipline o arti che migliorano il nostro vivere quotidiano, mestieri dalle radici antichissime proiettati nel futuro. Discipline che fino a 30 anni fa erano ritenuti superflui o utopistici oggi sono diventati la normale quotidianità. Come molti sostengono migliorano giorno dopo giorno il nostro benessere psico-fisico, ed è per questo che abbiamo voluto inserire una rubrica di design, che nella società dell’immagine cambierà il nostro modo di vivere. In questo viaggio ci faremo accompagnare da professionisti del settore, persone che vivono e progettano il design, in un percorso fatto di immagini e creatività. Uno di questi è il famoso art design d’interni Massimo Del Monte, che ha realizzato importanti lavori per aziende nazionali e internazionali. Partiamo innanzitutto con lo spiegare cos’è il design? Il Design è quelle disciplina che con estrema sensibilità sviluppa un progetto per la realizzazione di un prodotto tenendo in considerazione la storia, il futuro, la tecnologia, il mercato, la semantica, e collocando il prodotto all’interno della società provocando nel suo fruitore (cioè qualsiasi persona ne usufruisca o semplicemente l’osservi) una reazione a volte controllata, a volte imprevedibile e stimolante. >>

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La figura preposta a progettare e realizzare un oggetto di design è il designer, che ad ogni nuovo progetto dovrà affrontare diverse fasi di studio, ponendosi una domanda fondamentale: in quale segmento di mercato dovrà essere collocato il prodotto? Il design è il punto d’incontro tra il passato e il futuro di un prodotto, mentre il designer arriva a trasformare il prodotto in un fenomeno sociale dall’impatto superiore alle aspettative di chi lo ha fabbricato. >>


Sono innumerevoli gli strumenti con i quali un Designer esprime la sua creatività, l’utilizzo di particolari materiali è un’interessante via che spesso si sceglie di intraprendere, soprattutto per differenziarsi dai prodotti simili; l’accostamento di differenti materiali può sprigionare, con un giusto dosaggio, un risultato di un certo rilievo emotivo: legno, Cristalli, Metalli, Marmo, Ceramica, Plastica, Resine, Malte, Cemento ecc. sono gli ingredienti più utilizzati per realizzare prodotti di differenti tipologie. Non sempre ad un determinato prodotto viene associato il suo materiale più intuitivo, grazie alla tecnologia si ha la possibilità di avere ceramica per legno e plastica per metallo. La naturale associazione che l’uomo dona alla materia e agli oggetti che lo circondano viene al giorno d’oggi stravolta.

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da 18 milioni di euro

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a nuova campagna pubblicitaria del gruppo Bianchetti di Marotta è affidata al grande fotografo Alexei Hay, ha per protagonisti la splendida Dominika e l’affascinante Nicolas Bemberg. Clic che catturano l’attenzione e spiccano sulle pagine di riviste patinate. Scatti in bianco e nero, in un’ambiente chic e raffinato, l’immagine dello style del marchio ideato da Sauro Bianchetti è diventato in solo tre anni un esempio del vero made in Italy. la creatività dell’imprenditore marottese Sauro Bianchetti è appoggiata da un affiatato staff di persone in cui lavora la moglie Graziella e i figli Michelangelo e Cesare. Le cifre parlano da sole: 1.300.000 capi all’anno, un fatturato di quasi 18 milioni di euro che dovrebbe quest’anno sfondare il tetto dei 20, un brand “Siviglia” presente negli stores più “in” d’Italia con linee di total look per uomo, donna e per bambini. Una crescita che impressiona l’economia della moda. Perchè non è facile avere ogni anno una tale crescita. Enrico Maria Renier, il consulente del gruppo non ha dubbi: “Quando nel 2002, si decise nell’interesse della famiglia Bianchetti di uscire della lavorazione per conto terzi e di trasformare l’azienda in un centro servizi per il fashion, avevamo già intuito che era la formula giusta. Quell’anno siamo diventati una società di consulenza. E’ da subito intermediari di riferimento per le griffe e le aziende di produzioni più importanti. Ci fanno intervenire anche nelle scelte strategiche delle loro produzione che orientano l’andamento della commercializzazione dei loro prodotti. Tra i nostri clienti – racconta - c’era un noto imprenditore del mondo della moda che aveva deciso quell’anno di lanciare un nuovo brand. Sauro Bianchetti non ha esitato ad appoggiarlo anche se la scelta ha siglato l’uscita definitiva di un altro gruppo dal nostro parco clienti. Il risultato è stato strepitoso per quell’azienda e quando abbiamo preso la decisione di creare un marchio nostro quel cliente ha messo la sua rete commerciale a nostra disposizione.” Il risultato cammina per strada. Si chiama Siviglia ed è un fantastico pantalone. Un piccolo omaggio al fascino dei Toreros. Con la sua toppa interna cosi’ particolare, le sue preziose rifiniture, il suo confort ed un infinita gamma di colori. In tre anni è diventato un vero e proprio status-symbol. “ Chi veste Siviglia, spiega un buyer, intende farsi riconoscere da chi ha fatto le sue stesse scelte. Manifesta sicuramente il proprio status ma anche communica di aver fatto una scelta di lusso informale.” Il mondo Siviglia, il mondo di Sauro Bianchetti è un mondo tutto da esplorare. Véronique Gentilucci


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MOTORI

LA.NA. 10 anni di successi Dalla piccola provincia ai grandi circuiti nazionali una scia ininterrotta di vittorie nella storia di un team che con impegno e dedizione è riuscito ad emergere nel mondo dei professionisti della velocità.


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a Scuderia La.Na vive da protagonista nel mondo dell’automobilismo da ormai 10 anni. Questa Scuderia fanese divenuta una realtà dell’automobilismo italiano ha alternato già negli anni ‘90 l’impegno tra Pista e Rally con varie vetture. Nel 2000 la decisione di concentrarsi solamente sulle gare in circuito legando il proprio marchio a quello prestigioso del Cavallino rampante è stata la scelta più significativa. In 4 stagioni di partecipazione prima al campionato Supercar Serie poi al Gt Italiano, la Scuderia La.Na ha riportato un lungo elenco di ottimi risultati e podi tra cui spiccano le prestigiose vittorie di classe nel 2001 e 2002 della 6 ore di Vallelunga e nel 2002 della 6 ore di Misano e oltre all’ ambito il titolo italiano del 2003 nel Trofeo nazionale CSAI.

Dopo le prestigiose Ferrari F 355 Gt nel 2004 ha avuto il glorioso merito di portare in pista la vettura 360 GTC (preparazione ufficiale Ferrari) nel Campionato Italiano Gran Turismo. Successivamente l’attività è proseguita nel 2005 nel C.I.V.M. con dell’ utilizzo delle Ferrari 360 Challenge con ottimi risultati culminati con 2 vittorie e 2 secondi posti. In pentola “bolliva” già un difficoltoso progetto! Nella factory fanese erano già in prepazione 2 Ferrari 550 denominate GTE L’anno 2006 ha visto l’omologazione e l’esordio delle 2 vetture attirando l’attenzione di tutti gli appassionati di vetture Gran Turismo Il 2007 vede il ritorno finalmente della Scuderia La.Na al suo habitat naturale, la pista. Una vettura 550

viene sostituita dalla altrettanto prestigiosa Ferrari 360 challenge La Scuderia La.Na si è presentata così con 2 velocissime Ferrari e tante ambizioni di vittoria. La nuova sfida si chiama EGTS (Endurance GT Series) un campionato al quale parteciperanno le più belle e potenti gran turismo del momento. Porsche, Lotus, Viper,Lamborghini e soprattutto Ferrari daranno vita a gare avvincenti nelle quali oltre alla velocità pura sarà premiata anche la bravura tattica di tutto il team. I week end si articoleranno in 2 giorni all’interno dei qualisaranno disputate 2 gare da un’ora ciascuna. All’interno della singola gara sarà obbligatorio il cambio pilota che renderà ancora più avvincente ed incerta la sfida.Il Campionato


inizia con una doppia trasferta a Vallelunga a causa dei lavori non terminati del circuito di Imola. La Ferrari 360 entra subito in gioco per la classifiìca assoluta GT CUP mentre la 550 fa evidenziare problemi di assetto e freni pur ottenendo la vittoria di classe e buoni piazzamenti nella classifica assoluta. L’obbligato stop delle trasferte di BRNO e Rijeka condizioneranno le ambizioni di classifica della vetture.Buone le prove di Misano, Mugello, e Monza con continue vittorie di classe e ottime piazzamenti nella classifica assoluta ma anche con qualche rammarico.

Le attenzioni della Scuderia sono già alla stagione prossima e al nuovo ambizioso progetto. Gianluca Nattoni e Marco Lanci sono i Piloti della veloce Ferrari 550. Hanno sviluppato la vettura grazie a continui test realizzati soprattutto presso l’autodromo dell’Umbria di Magione. Aerodinamica assetto freni completamenti modificati oltre ad alleggerimenti ad ogni parte della vettura. Marco Bassetto e Thomas Kemenater affrontano il campionato EGTS al volante della “nera” Ferrari 360 challenge vettura già col-

onali”. Gianluca Nattoni Pilota Ferrari 550 GT “A questo punto della stagione mi sento molto soddisfatto dei risultati ottenuti e degli sviluppi effettuati nella vettura. Per me in particolare la Ferrari 550 GTE è stata una grande sfida ed un progetto che ha dato un buon esito. Mi sono dedicato in questi ultimi 3 anni allo sviluppo tecnico della vettura ed ora che conosco ogni particolare è giunto l’ora di guardare al prossimo progetto. Il mondo dell’automobilismo non si ferma mai e le prestazioni sono in continuo miglioramento”. Marco Lanci Pilota Ferrari 550 GT “Bellissima stagione.Ci siamo divertiti e sono state tante le soddisfazioni che ci siamo tolti. Un anno agonistico dove siamo riusciti a concentrarci sulle competizioni, sulla immagine della nostra Scuderia sui nostri sponsor che siamo soliti accontentare in tutti i modi. Questi ultimi due anni la Scuderia La.Na ha ottenuto un eccellente risultato come team, a mio

laudata nel conosciutissimo Ferrari Challenge. Andrea Montesi Direttore Sportivo “Il 2008 è molto più vicino di quanto sembri. I nostri progetti sono già delineati. Sarà una stagione di grande cambiamento. La Ferrari 550 GTE con grande rammarico lascerà il posto ad una nuova vettura marchiata Ferrari di ultimissima generazione.Sarà un ulteriore passo in avanti che ci proietterà tra le Scuderie più importanti d’Italia e che ci aprirà importanti scenari internazi-

avviso. In completa autonomia abbiamo preparato una vettura impegnativa come una Ferrari 550 ne abbiamo realizzato un secondo esemplare, subito ceduto. Dopo il debutto nel Campionato Italiano Velocità Montagna quest’anno siamo tornati finalmente in pista pronti per lo spietato test del cronometro che non ammette ne scuse ne “chiacchiere”. Il risultato dell’esperienza maturato in ormai 10 anni di competizioni ci rende pronti per affrontare una nuova sfida sempre più difficile ma di grande prestigio”.


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ove finisce il nostro continente, nel suo limite più occidentale, è situato il Portogallo, paese che viene da taluni erroneamente percepito come una sorta di estensione della Spagna, ma che invece vanta un’indipendenza assai consolidata, con le frontiere terrestri più stabili ed antiche dell’intero nostro continente. Anche la lingua portoghese, poco valorizzata, è in realtà una delle più parlate al mondo, risultando oggi più diffusa del tedesco e del francese. Il Portogallo è dunque un paese tutto da scoprire, che rivela la sua grandezza solo all’occhio attento del visitatore e che in un certo senso si nasconde dietro un velo di apparente fragilità. Il mio itinerario, basato più sulle mie sensazioni e sul mio gusto che su un vero itinerario geografico vuole essere solo una serie di suggerimenti per “scoprire e gustare il Portogallo”, alla ricerca di atmosfere, miti, immagini e sensazioni. La prima tappa è Lisbona, già capitale di un impero che si estendeva ai quattro capi del Globo, e che contava su decine di possedimenti, tutti dotati di porti efficienti


VIAGGI

Portogallo

i mille volti di una grande terra.

dove si svolgevano traffici internazionali governati dai “descobridores”, i mitici Da Gama, Diaz, Cabral, Magellano. Oggi le tombe di questi uomini che sfidavano l’ignoto per la fama sono sparse per la capitale e per tutto il Portogallo, con monumenti imponenti e suggestivi che suscitano diverse emozioni ai visitatori, che con loro rivivono la storia millenaria del paese. Altri segni del passato coloniale del paese restano nei coloriti volti degli abitanti, nelle spezie usate per i cibi, nei mille stili delle città. Lisbona è una città dalle mille salite e dalle mille discese, dai palazzi nobili ma fatiscenti, dalle chiese illustri e coperte di oro, dai tanti decori “azulejos”, attraversata da funicolari, “ascensores”, “elevadores”, “electricos”, mezzi di locomozione dei più vari tipi che vanno su e giù, instancabili, per la città, conferendole un’immagine di perpetuo movimento, che quasi ricorda un lunapark. Ancora oggi uno degli itinerari preferiti dai turisti é quello con il tram n. 28, che sferraglia come una vecchia locomotiva per i vicoletti dell’Alfama e che porta i passeggeri su sedili di legno da noi ormai scomparsi quasi dappertutto tranne che a Milano. Si scende poi al caffè “A Brasileira” nel Chado, e ci si siede accanto alla statua di Pessoa, illustre scrittore dall’eclettica personalità. Il caffé a Lisbona è un culto, come a Napoli, ed é quello “bbuono”, il più simile all’italiano che si possa trovare in Europa. Verso l’oceano invece è la Torre di Belém e poco lontano il monumento dedicato ai navigatori, imponente e significativo. L’atmosfera di Lisbona è veramente unica: uno scenario napoletano, un bel po’ di vento atlantico, 7 colli come Roma, e dappertutto il richiamo del


Fado. Eh si, senza “o fado” non si capirebbe l’animo portoghese. Le origini di questo canto così intriso di tristezza e rimpianto sono in verità oscure, ma è certo che in esso si scorgono elementi delle tragedie omeriche, del canto di libertà degli schiavi africani e dello spirito avventuroso delle genti portoghesi. Un mix eccezionale, che produce un suono evocativo ed ammaliatore, oggi reinterpretato da artisti come Mariza, Madredeus e Dulce Pontes. Si può ascoltare il fado un po’ dappertutto a Lisbona, nelle taverne dell’Alfama, nei locali del Barrio Alto, nella versione turistica ed in quella più genuina, popolare. Se cercate quest’ultima dovrete fare attenzione a quanto avviene intorno a voi: il vero fado è la dove una donna con lo scialle inizia improvvisamente a cantare tra i tavoli di una taverna del proprio dolore e delle proprie illusioni e dove vi sono delle persone che intervengono nell’esecuzione dalle finestre, dagli usci delle case, dalla strada. Il vero fado è un fenomeno popolare, quotidiano, che spinge i lisboneti fuori dal loro pudore e risuona improvviso per i vicoli e per le salite della città. Come compare di getto, così sparisce tra gli edifici e presto il carattere ombroso portoghese torna ad imporre il silenzio. Il Barrio Alto, invece, é il campo dei giovani, con molti locali alla moda, pubs e vari bar gay e lesbo. Lisbona è anche una moderna capitale europea: van-

ta il ponte “Vasco da Gama”, il più lungo d’Europa, ed il modernissimo quartiere della Expò98, con il bell’acquario che descrive la vita negli oceani, itinerario che suggerisco per osservare strutture moderne ed armoniche. Lasciamo la città e spostiamoci sulla costa, tocchiamo Cabo da Roca il punto più occidentale dell’Europa, la cui costa è spazzata da un oceano ondoso e freddo che incute timore a chi è abituato alle calme e calde acque del mediterraneo. Poco oltre all’orizzonte scorgiamo l’isola Berlenga, già nel bel mezzo dell’oceano Atlantico. C’è addirittura chi sostiene che l’isola sia un frammento di America, finito chissà come al largo dell’Europa e c’è chi vi vede l’ultima vera testimonianza della mitica Atlantide. Piace davvero pensare di aver avvistato una traccia di quel mitico mondo… anche se per me Atlantide resta un luogo dell’anima, una testimonianza del nostro comune ed ancestrale passato. Da non mancare Mafra e Sintra, due città che sono dei veri scrigni di arte, con i loro aristocratici palazzi, i vari castelli e le belle chiese. Si Visiti poi Batalha luogo dell’epico scontro con le truppe spagnole, con l’imponente cattedrale eretta per celebrare l’ amore dei portoghesi per la libertà. Necessaria tappa a Coimbra: antica capitale del paese, città colta che ospita una delle università più antiche del mondo. Anche qui si sale e si scende dalle varie alture ed il panorama che si gode dalla piazza dell’università è spettacolare, così come la famosa biblioteca dorata. La città si è svilup-


pata quasi sulle rovine di Conimbriga, centro del potere romano nel paese, ove si trova ancora un notevole sito archeologico, con le sue insulae, la sua avanzata e complessa rete idraulica, le sue imponenti mura. E’ una testimonianza delle comuni radici latine del Portogallo, luogo della presenza romana più occidentale del nostro continente. Ora tocchiamo il capitolo “in cucina”: una menzione a parte merita il “bacalhau” e se non amate il merluzzo, non potrete mai vivere in Portogallo. E’ il piatto nazionale e lo troverete ovunque in mille forme e mille diverse cotture che ne trasformano il sapore fino a renderlo irriconoscibile… tanto che si rischia dopo un po’ la nausea…allora è il momento di gustare la bistecca di tonno “a braça” o il pescespada o le “sardinhas” (a dimensioni riparametrate sull’oceano) o l’”espadarte” (non chiedetemi cos’è!) che vi farà riprendere dall’eccesso di baccalà. Anche le carni sono molto diffuse e buone, pur se vengono cucinate con sconcertante semplicità. Perché non provare, infine, una delle tante “sopas”, in particolare il “caldo verde”, zuppa di verdura e carni che ricorda la cucina dei nostri avi?! Un altro punto a favore sono i prezzi dei ristoranti, decisamente bassi un po’ ovunque, da vero sogno in provincia. E poi… il Porto! Un vino meraviglioso, dorato, liquoroso, invecchiato in enormi botti a Gaia, l’altra metà di Porto (da cui il termine Portogallo), da degustare lentamente a piccoli sorsi ed assaporare con gusto. È l’occasione giusta per parlare di Porto, città distesa sulle rive del Douro, fiume dalle acque fredde e trasparenti. Il notevole ponte di ferro unisce le due rive e si scopre una città quasi gemella di Lisbona, per posizione e architettura. Grandi piazze liberty, imponenti palazzi ottocenteschi, e “a Ribera” luogo di incontri e ritrovi a tutte le ore ma dove usare anche molta prudenza a causa di qualche malintenzionato in giro. Torniamo al centro del paese e scopriamo che il Portogallo è anche terra di civiltà preistorica: i tanti menhir, dolmen, cromlech sparsi in luoghi sempre panoramici e prominenti ci indicano una presenza umana che risale ai primordi della Civiltà. Abbandoniamo per un attimo la nostra era e… ci esibiamo tutti in un festoso girotondo attorno ad un menhir… pensando agli sforzi titanici dei mitici avi che lo hanno innalzato quando le macchine non esistevano ancora. I castelli di Marvao e Monsanto sono posti a guardia dei confini portoghesi, con imponenti mura, lunghi camminamenti e spettacolari panorami sulle valli, spazzati da un vento fresco e costante che mitiga il bruciante sole dell’interno. Oggi silenziosi, sono tuttavia ancora capaci di ricordarci quanta fatica è costata la difesa dell’indipendenza portoghese e che grida, che sudore, che clangore di armi si son uditi qui per secoli. Giungiamo quindi a Monsaraz, un piccolo prezioso scrigno posto in un scenario imponente, che domina il più grande lago artificiale d’Europa, l’Alqueva. Migliaia di uccelli volano e si riflettono sulle acque che si espandono in mille canali e acquitrini: aironi, cicogne e fenicotteri colorano l’orizzonte. Qui il tempo si è fermato alla creazione ed è quasi un Eden primordiale. Fate attenzione a non finire nei mille rigagnoli che troverete sul vostro cammino e godetevi l’immenso tramonto sul lago.La vacanza si conclude in Algarve, la parte più meridionale del paese, già regno autonomo sotto la corona portoghese, dove sono cittadine animate e vivaci, dai molti (troppi) turisti e dalle tante opportunità di divertimento. Di giorno il sole è decisamente africano (il Marocco è appena qualche chilometro più a sud) e le spiagge sono ampie e sabbiose. Qui non cercate i colori e le trasparenze del Mediterraneo… non le troverete … ma l’oceano è meno freddo che nel resto del paese ed è possibile bagnarsi in qualche insenatura. Di sera le discoteche ed i bar offrono l’opportunità di fare le ore piccole in allegra compagnia e sono un buon rifugio per sfuggire al vento gelido che spazza la costa puntualmente dopo le ore 20. Abbiamo girato il Portogallo, terra lontana dall’Italia migliaia di chilometri ed abbiamo scoperto una natura rigogliosa, genti dagli usi e costumi così simili ai nostri, una lingua tutto sommato comprensibile e … tanto vento freddo. Tudo o resto è Fado.


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MEDIA

Radio Papesse.

Il nuovo modo di vivere e comunicare l’arte

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a alcuni mesi ha fatto la sua comparsa sul web un nuovo strumento per promuovere, diffondere e creare esperienze artistiche. I musei, gli spazi espositivi e le iniziative in essi ospitati possono essere vissuti in maniera continua e coinvolgente se accompagnati e promossi tramite una webradio e il podcast. Con questo obiettivo è nata Radio Papesse, la radio del museo d’arte contemporanea di Siena, Palazzo delle Papesse, e prima radio di arte contemporanea italiana. Un progetto che nasce dopo un anno di sperimentazione come radio blog e che vede in prima fila il Centro di arte contemporanea senese attraverso il co-finanziamento del Comune di Siena, della Fondazione Monte dei Paschi e di TRA ART, la rete della Regione Toscana che sostiene la diffusione dell’arte contemporanea. Radio Papesse, oltre ad essere un innovativo progetto di marketing museale, è un nuovo strumento per creare un orizzonte artistico alternativo a quello vissuto dentro le mura dei musei. Un esperimento per dar voce alla cultura, coniugando un medium ibrido come la radio on line con i nuovi linguaggi dell’arte. Dal sito radiopapesse.org è possibile ascoltare la radio in streaming via internet e scaricare i singoli contenuti sul proprio computer, singolarmente o sottoscrivendo il podcasting. Fra questi ritroviamo interviste ad artisti, reading di novità letterarie, documentari, ed anche le audioguide delle mostre. Approfondimenti sonori che integrano la visita al museo,

arricchendola e contestualizzandola. Prima di recarsi alla mostra si potrà leggere un commento ed un’intervista del curatore e successivamente scaricare l’audioguida per capire al meglio l’esposizione. Appena la visita o l’evento saranno ultimati si potrà continuare ad approfondire ciò che si è visto ascoltando altri contributi audio di commento e spiegazione. La radio, oltre ad essere una vetrina per il museo che la ospita, realizza due notiziari: “Vernici” con aggiornamenti sulle mostre della regione, e “Tra Art News” dedicato agli eventi, alle rassegne cinematografiche e teatrali. Due spazi informativi che rendono l’emittente un punto di riferimento non solo per gli appassionati ma anche per i professionisti dell’arte. Radio Papesse oltre che promotrice di forme artistiche contemporanee è anche

un diffusore privilegiato di paesaggi sonori alternativi, con musiche di generi differenti che non trovano spazio in altri canali: rock, elettronica, ambient e jazz hanno in questo panorama la loro collocazione ideale. Gli artisti possono infatti inviare le loro opere d’arte sonore che si potranno poi scaricare liberamente dall’archivio audio presente sul sito della radio. All’interno delle pagine web dell’emittente non mancano momenti di riflessione alternativi ed originali: nelle pagina recensioni si possono trovare considerazioni su alcune uscite discografiche ed è inoltre attivo un blog, vero “diario di bordo” della radio e della sua comunità di ascoltatori, in cui sono, fra gli altri, segnalati gli aggiornamenti sulla programmazione. Giovanni Zerba


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BENESSERE

Operazione Metamorfosi

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ega lipoplastica ultrasonica. Sembra una formula magica di Harry Potter. Invece è una tecnica che consente di eliminare, in una sola volta, una grande quantità di tessuto adiposo (oltre i 10 litri di grasso). Ce ne parla il professor Michele Zocchi, chirurgo plastico, che ne è l’inventore ed il divulgatore a livello internazionale. I risultati ottenuti sono radicali, tanto che la mega lipo plastica ultrasonica viene chiamata comunemente operazione metamorfosi. “Il vantaggio più grande è sicuramente rappresentato dalla possibilità di rimuovere quantità di tessuto adiposo estremamente importanti con un decorso post-operatorio molto più sicuro e più rapido”, racconta il chirurgo plastico. Quindici anni di esperienza nell’utilizzo di questa metodologia su oltre 3.000 pazienti con un progressivo aumento della quantità del tessuto adiposo rimosso, hanno inoltre permesso al professor Zocchi di estenderne le indicazioni al trattamento della grande obesità. Perciò le caratteristiche dei pazienti operati dal celebre chirurgo sono cambiate nel corso degli anni. Dalle operazioni a finalità puramente estetica si è passati ai grandi rimodellamenti corporali “total body” in pazienti in forte sovrappeso o obesi con rimozione di enormi quantitativi di tessuto grasso. Solo due mesi fa, il professor Zocchi ha operato una donna di Rimini, nella clinica Montanari di Morciano di Romagna, asportandole ben 28 litri di grasso: un record assoluto, ottenuto all’interno di una struttura privata. Le parti del corpo più soggette a rimodellamento, tra le donne, riguardano il rimodellamento dei fianchi, dell’addome e degli arti inferiori. Ma anche l’aumento del seno (masto plastica additiva)”. Mentre per gli uomini i problemi più comuni sono legati all’accumulo di grasso al petto che conferisce un aspetto femminile (ginecomastia), all’addome e al collo. Un altro intervento molto richiesto è quello alla zona oculare: borse e palpebre cascanti”.

Elena Rapisardi


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Enogastronomia tipica

Aperto tutti i giorni dal pranzo all’aperitivo, venerdì e sabato anche a cena. Domenica pomeriggio dalle 16.00 alle 20.00 aperitivo a buffet. All’interno dell’osteria Baci da Fano troverete il nuovo negozio di enogastronomia tipica con prodotti selezionati e ricercati. Si confezionano pacchi natalizi per privati ed aziende.

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NIGHT PEOPLE

Deejay Parade D

evo ammettere che stilare una classifica è sempre un compito complesso, così come è stato arduo scegliere quali tra i djs che descriverò in questo articolo meritano di occupare le posizioni di questa dj parade. Nel viaggio fatto da me con la collaborazione della redazione di LIFE PEOPLE sono entrato all’interno del mondo della notte dove in tanti si sono fatti avanti, chiedendoci di essere inseriti in questa speciale classifica. Però ne io ne la redazione di questo autorevole mensile siamo abituati a farci influenzare, ci piace condurre il gioco e così abbiamo seguito da vicino le performances dei dj. Per un mese intero ho assistito dalle consolle di tutte le più belle discoteche d’Italia alle esibizioni di veri e propri fenomeni della musica, andando spesso incontro alle ire dei tirapiedi che ognuno di questi maestri del sound ha accanto a sé. La donna di copertina, la prima della mia top ten è senza ombra di dubbio lei: Niki Belucci. Da semplice ragazza della porta accanto, ungherese di nascita e cosmopolita d’adozione, riesce ad abbinare due caratteristiche uniche; il suono e lo spettacolo. La dolce Niki si esibisce nei migliori locali d’Europa, da Londra a Berlino, da Parigi a madrid con cachets che non scendono mai al di sotto degli undicimila euro a serata. Ho assistito ad alcune delle sue performances e devo ammettere che sono strabilianti. E’ l’unica, che riesce a mescolare il suono al puro spettacolo. In moltissimi quando hanno saputo che avrei dato a lei il primo posto a lei hanno storto il naso, ma vi assicuro che non mi pento di questa decisione che a mio avviso rispecchia le esigenze di un pubblico di giovanissimi che segue il suo idolo in topless in giro per l’Europa. Ho assistito con i miei occhi; e le sue esibizioni erano fenomenali. Il secondo posto della mia dj parade lo occupa senza ombra di dubbio un altro mito delle consolle d’Italia, il grande Massimino Lippoli. Quest’uomo è stato in grado di far scatenare anche me, i suoni e melodie che riesce ad evocare vengono trasferite anche ai muri dei locali , se volete assistere alle sue straordinarie performance lo potete trovare spesso alla discoteca Echoes di Misano Adriatico ; uno dei migliori club d’Italia per chi ama la musica house. In forte ascesa si piazza al ter-

Niki Belucci

Massimo Lippoli e A. Parker

Dj Rame - Pasta Boys


zo posto un altro grandissimo Dj ,sto parlando naturalmente di dj Rame dei Pasta Boys. un sound eccezionale e puro in armonie di grande impatto e suggestione. Al quarto posto ma non perché sia meno bravo degli altri, ma solo perchè preferisco dare spazi ai nostri cari djs Italiani è Hector Romero; a pari merito con Satoshi Tomie, sounds diversi ma anche con innumerevoli analogie. Hector e Satoshi ormai veterani dei club di tutto il mondo hanno ingaggi da capogiro con fans ovunque,ma nonostante questo, gli ho dato solo un quarto posto perché a mio avviso il mondo dei giovani si sta evolvendo velocemente e nonostante siano entrambi figure di assoluto spicco nel panorama musicale, i giovanissimi iniziano a seguire nuovi idoli come i djs che occupano le prime posizioni. L’ultimo posto invece è occupato da quelli che definisco gli emergenti. Djs che per passione accarezzano i propri dischi nelle consolle di tutta l’Italia ed alcuni di loro persino all’estero. Giusy Consoli, già dj resident delle Follies de Pigalle ha tenuto il suo battesimo nel santo Titilla, il privè della discoteca Cocoricò,e ora è stata contaggiata dalla stessa mania che ha reso famosa la nostra ragazza copertina; la Dj Niki Belucci. Ebbene si amici cari, anche Giusy si è esibita dinanzi alla sua folla in topless, mandando in delirio oltre duemila persone che facevano a gara per toccarla e strapparle un sorriso. Tra gli emergenti mi sento di fare i miei complimenti anche a Francesco Rossi che con il suo “Live in Miami” ha spopolato addirittura negli Stati Uniti D’America. In Italia non è ancora così noto ma vi assicuro che lo vedrete molto presto esibirsi in alcune delle discoteche migliori della bella penisola. Sempre tra gli emergenti degno di nota è Dj Aron. resident anche lui della discoteca Follies de Pigalle incantando i suoi seguaci con un sound targato Dolce e Gabbana dato che tra le sue amicizie vanta niente meno che Domenico Dolce.Altri ragazzi che mi sento di

Hector Romeo e Alan Parker

Giusy Consoli Francesco Rossi Dj Toti

Dj Santi Dany Zen


David Rock

Flavio Vecchi e Giulia Regain

Maurizio Monti

Tania Monias e Alan Parker

premiare sono Toti Andaloro conosciuto come Dj Toti, fresco di produzione dal sound raffinato, pulito da bravo ragazzo, proprio come lui. Dj DanyZen dal sound deciso e carismatico e dj Santi che con morbida ed elegante compostezza attraversa tutta la penisola per incantare il suo pubblico.Lo potete trovare spesso al Toqueville di Milano accanto a J. T. Vannelli resident del Supalova e dello stesso Toqueville. Sul finire della nostra classifica troviamo alcuni personaggi ugualmente interessanti,come il giovanissimo dj raff che ha iniziato a studiare batteria all’età di 10 anni e con il passare del tempo ha saputo apprezzare anche altri sound, il suo genere musicale è l’elettronica ma nei suoi djset propone varietà di house, di techno e trance music. Nel gennaio 2007 affascinato e sostenuto da Dj Bist, inizia a lavorare come dj produttore per poi comporre varie tracce tra cui “Roxy foxy”. Dj David Rock sconosciuto ai più ma noto all’ambiente romano da cui proviene. Dimostra carisma e fascino, accanto ad una presentazione nazionale che lo ha visto protagonista addirittura a radio dee jay. E sul finire della classifica troviamo la coppia rosa dell’ house music: Flavio vecchi e Giulia Regain,innamoratissimi ed appassionati di musica, entrambi riescono a fare ballare migliaia di giovani. Lui così calmo, docile, pieno di quella tranquillità tipica delle persone spirituali, lei energica, passionale e sempre attenta a carpire e custodire i segreti del suo partners.assieme hanno fondato l’etichetta musicale Label, un etichetta fondata decisamente sull’ amore. Un ringraziamento speciale mi sento di farlo ai vocalist e P.R che non solo promuovono i loro djs ma il buon nome stesso della house music in tutti i locali d’Ialia e del mondo. Solo per citarne alcuni grazie a Ricky Forni e Maurizio Monti resident dell’Echoes, Tania Monies la regina della Villa delle Rose e le P.R. Rita Pucci e Katia Baldini .grazie alle quali moltissimi giovani imprenditori incontrano i favori dei luoghi della notte. I miei complimenti a tutti! Mi piacerebbe soltanto aggiungere che nella vita le classifiche contano a ben poco, specialmente se quello che fate lo fate con passione. ALAN PARKER www.myspace.com/alanparker28

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CINEMA

La Sceneggiatura nel Cinema

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a maggior parte della gente ci resterebbe male se scoprisse che il regista Gabriele Salvatores non ebbe alcun ruolo nel concepimento della vicenda narrata in Mediterraneo, l’ultimo film italiano a conquistare l’Oscar prima dello straripante successo de “La vita è bella”. Eppure è proprio così, e non si tratta di un plagio o di un imbroglio, ma del normale processo di realizzazione di un prodotto cinematografico. Salvatores guidò le riprese, la messa in scena, la scelta delle inquadrature e le interpretazioni degli attori, ma la storia raccontata dal film ebbe il suo unico padre in tale Enzo Monteleone, un padovano sconosciuto al pubblico e forse anche a buona parte degli addetti ai lavori. E’ la grande ingiustizia che il sistema-cinema perpetra dalla notte dei tempi, il meccanismo divistico per cui stampa e marketing sventolano sempre e solo il nome del regista, abbandonando in un angolo lo sceneggiatore, colui che ha scritto la storia. Ma adesso poniamoci una domanda, lasciando da parte i critici e invitando a rispondere il cosiddetto “pubblico normale”: quante volte un film ci è piaciuto perché siamo stati coinvolti dalla vicenda narrata e quante perché siamo rimasti ammaliati dalla messa in scena visiva? O meglio, preferiamo una storia straordinaria girata in modo banale o una storia banale girata in modo straordinario? Ponendo la questione in questi termini, la bilancia ci sembra pendere nettamente dalla parte della storia e quindi della sceneggiatura, figlia per intenderci del vecchio copione teatrale, e invece fra i talk show televisivi continuano a rimbalzare registi sorridenti, più o meno spaesati di fronte a domande che riguardino la costruzione e l’interpretazione della vicenda che hanno girato. Talvolta, nella costruzione di quella storia essi centrano poco o nulla perché il margine di intervento sul set, in questo senso, è abbastanza limitato, anche se un certo spazio all’improvvisazione resta soprattutto in certe commedie demenziali; e non siamo più ai tempi di Hitchcock, che di fronte alla sceneggiatu-


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estratto dal film “Mediterraneo” ra completata diceva «Il film è finito, bisogna solo girarlo». Certo, in Italia più che negli USA, spesso una sola persona copre contemporaneamente i ruoli di regista e sceneggiatore dei suoi film. Altre volte, il regista si salva in corner partecipando alla sceneggiatura quel poco che basta per inserire il proprio nome tra gli altri scrittori nei titoli di coda. Ma l’incuranza dei media verso i meriti di molti sceneggiatori resta un’abitudine evidente, perché lo scrittore è professionista e artista non meno di chi dirige il film. E’ professionista perché scrivere un film in modo consapevole significa conoscere una serie di regole che tracciano, sotto diversi aspetti, le vie più sicure (nessuna lo è con certezza, ovviamente) verso una sceneggiatura di successo. Si va dalla necessità di raccontare solo cose che possano essere viste (riprese dalla telecamera) alla possibilità di seguire una serie di schemi narrativi pre-fabbricati (il più diffuso dei quali è la struttura in tre atti del cinema Hollywoodiano) che determinano con più o meno precisione a che punto del film vadano inseriti certi colpi di scena. Provate a guardare qualche film commerciale americano e notate quanto spesso la svolta che

avvia la vicenda principale è situata esattamente a un quarto di film, o quanto spesso quella che avvia lo scioglimento si colloca, spaccando il minuto, a tre quarti della pellicola. Dopo aver appreso le regole, naturalmente, si può anche cominciare a infrangerle e lasciare libero l’estro, l’animo da artista dello sceneggiatore che, in buona parte dei casi, in fondo non è altro che uno scrittore che ha rinunciato a metà del suo lavoro (lo stile) per concentrarsi esclusivamente sull’altra metà (la capacità di raccontare vicende interessanti). Se c’è una cosa che fa infuriare chi è chiamato a valutare una sceneggiatura, in una casa di produzione o distribuzione cinematografica, è trovarsi di fronte a orpelli letterari colmi di virtuosismi stilistici che nel film finito, sullo schermo, nessuno spettatore potrà mai vedere. La sceneggiatura è un “prodotto intermedio”, un testo che non avrà lettori al di fuori dei professionisti del settore, e in quanto tale deve mirare solo alla funzionalità rispetto al mezzo visivo con cui sarà tradotta. Divisa per scene (le parti del film dotate di unità spazio-temporale), essa si riduce a un’alternanza di didascalie asettiche (descrizioni degli

ambienti e dei personaggi, nonché delle azioni e degli eventi che li coinvolgono) e dialoghi fondati su principi di verosimiglianza e coerenza (che, si badi bene, sono ben diversi dal realismo, perché i protagonisti dei film non parlano quasi mai come si parla nel mondo reale). Stretti fra l’amore per la scrittura e i vincoli della telecamera, fra gli obiettivi commerciali e il proprio estro creativo, gli sceneggiatori sono così chiamati ancor più dei registi a integrare con successo le esigenze dell’arte e quelle del mercato. Ancora più dei registi, soprattutto, sono loro che ci fanno affezionare a un personaggio, ci sorprendono con un capovolgimento finale e disegnano complesse traiettorie filosofiche fra le pieghe di una storia filmica. Eppure, nella memoria degli spettatori e negli archivi di vecchi quotidiani, del padovano Enzo Monteleone non troviamo quasi nessuna traccia.

Federico Sperindei



Life People novembre 2007