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i GIORNI D ocumento

politico di candidatura a Segretario dei Giovani Democratici della Federazione di Novara

I nostri sono i giorni della complessità, delle sfide non scontate, delle parole che – con tutto il loro significato – dobbiamo far diventare azione. E’ un tempo complesso, in cui il mondo è radicalmente cambiato rispetto a pochissimi decenni fa. E’ cambiato, ma forse non di quel cambiamento che avremmo sognato noi. Non come speravamo attraverso una tradita globalizzazione delle opportunità pensata da molti di noi come strumento per arrivare a un mondo migliore, più libero, giusto, solidale. L’abbattimento generalizzato dei confini nell’area più sviluppata del mondo ha prodotto una dimensione globale inaspettata, quella in cui il benessere di cui gode una sempre più ristretta cerchia di gruppi ed individui fa da contraltare sacrificale a una crescente assenza di prospettive e speranze in strati sociali tradizionalmente e naturalmente legati alle lotte, all’impegno e all’esistenza stessa della sinistra. La stratificazione sociale di oggi risente di una globalizzazione non governata che finisce per sommare povertà antiche e povertà nuove, difficoltà antiche accanto a quelle del tutto inedite che noi per primi abbiamo il dovere di riconoscere, comprendere e cercare di risolvere al meglio delle nostre possibilità.

IL TERRITORIO Abbiamo deciso di dedicarci alla politica per tanti motivi, ciascuno i propri; ragioni ideali, certo, ma in alcuni casi gli ideali hanno bisogno di una più solida base, di un terreno fertile dove far crescere le nostre idee e metterle in partica. E’, questo terreno, il vero banco di prova delle ragioni per cui scegliamo ogni giorno di non restare indifferenti. Una politica staccata dal proprio territorio condanna a lungo andare se stessa e tutti noi a un’autoreferenzialità di fatto in cui l’unico obiettivo dell’impegno rischia di essere una tiepida conservazione dell’esistente, senza il fardello di doversi confrontare continuamente con una realtà mutevole, sempre in movimento, con esigenze sempre nuove che devono trovare sempre un ascolto da parte di noi che facciamo politica. Territorio e ascolto, allora, sono legati da un fattore comune di pervasività della nostra organizzazione giovanile. Impegnarsi territorialmente non può non partire da un’opera instancabile di ascolto delle persone che sul territorio novarese, dalle città sino alle aree rurali passando per i medi centri della nostra provincia, svolgono la propria vita dedite a un’attività, a un lavoro, piuttosto che allo studio. Un’operazione che va fatta in un’ottica di collaborazione e coordinamento con il Partito Democratico, senza dimenticare il ruolo cardine che l’organizzazione giovanile deve avere nei confronti di una generazione come la nostra colpita tremendamente dalla crisi economica sia in termini di opportunità mancate sia di prospettive di 1


sviluppo territoriale drasticamente ridottesi negli ultimi anni. Essere protagonisti di questo ritorno al territorio non va confuso con una generica velleità di coinvolgimento fine a se stesso: significa, invece, che la nostra Federazione è chiamata a dare ai Circoli territoriali tutto il proprio supporto organizzativo e, se richiesto, di elaborazione politica. Un sostegno che nasce dalla forza della nostra organizzazione giovanile: l’esistenza di Circoli ampi e radicati, che sempre più si trovano a doversi confrontare non solo con questioni politiche generali e più o meno nuove battaglie nazionali e regionali, ma anche e in prima persona con realtà comunali dense di sfide e in cui i GD sono chiamati un luogo collettivo di formazione personale, oltre che politica. E’ nell’autonomia e nella maturità dei nostri Circoli che risiede la certezza che questa nostra organizzazione provinciale possa essere un buono strumento di miglioramento degli obiettivi specifici che i Circoli decidono di prefiggersi. Impegnarsi territorialmente coincide con la formazione di un’adeguata proposta amministrativa che riesca a tradurre nella pratica le esigenze e le richieste del territorio: ogni volta che ci sarà chiesto, l’organizzazione provinciale ha il dovere di essere attivamente al servizio delle battaglie politiche che i nostri Circoli si trovano di fronte. E’ un impegno di dedizione, di rispetto completo delle specificità, delle caratteristiche e delle scelte di ciascuna delle nostre articolazioni territoriali.

DIREZIONI E STRUMENTI Non è certo secondaria la questione delle nostre priorità politiche, conseguenza della lettura che diamo alla realtà effettiva delle cose dall’area locale alle più generali questioni di dibattito pubblico nazionale. Rispetto ad altri livelli territoriali della nostra Giovanile, quello provinciale si trova di fronte a una doppia sfida: la prima è l’impegno continuo ad essere presente sul territorio nelle forme e nei modi che meglio si adattano alle esigenze pratiche dei Circoli territoriali e, contemporaneamente, essere la proiezione di un’organizzazione nazionale che struttura le proprie priorità affidando alla capacità di ciascuna federazione un’adeguata diffusione territoriale, con una eco che sia anzitutto di riconoscibilità ed identificazione attraverso l’ampliamento delle nostre reti di contatto e partecipazione. La seconda sfida è l’assenza di un attore istituzionale di pari livello eletto direttamente dai cittadini: a Circoli che si interfacciano con i rispettivi consigli comunali e sindaci, a un’unione regionale che trova un costante dialogo con le istituzioni piemontesi, a un’organizzazione nazionale che può cercare un riscontro nei lavori parlamentari e di governo, fa quasi da contraltare una federazione che non può non fare i conti con una situazione in cui le province, pur mantenute in Costituzione, hanno un certamente diminuito ruolo di rappresentanza popolare. Abbiamo allora la necessità di trovare forme nuove di approccio ai temi che di volta in volta ci troveremo impegnati ad affrontare: quali siano le priorità è certo competenza collaborativa della nostra Assemblea provinciale, che ha le potenzialità per iniziare un percorso strutturato di elaborazione politica permanente, ma mi si lasci considerare qui due percorsi cui dedicarci. Il primo riguarda l’occupazione giovanile: per troppo tempo la nostra ottica, il nostro modo di osservare il mondo intorno a noi e le conseguenti priorità politiche che ci si è dati, sono stati esclusivamente monopolizzati dalla questione dei giovani studenti, liceali o universitari che fossero. Indubbiamente resta un campo di impegno dei GD, ma ben poco rischia di concretizzare se le giuste battaglie per il diritto allo studio non si affiancassero a impegni almeno altrettanto forti, altrettanto 2


concreti e altrettanto urgenti verso quell’enorme quantità di giovani che, terminata la scuola dell’obbligo, hanno esigenza di inserirsi quanto prima nel mondo del lavoro o, se già occupati, di conservarlo e migliorarlo in condizioni di non precarietà. Di certo trascurare tale questione sarebbe un gravissimo errore da parte nostra, ignorando quanti giovani della nostra generazione devono quotidianamente affrontare quello che spesso diventa un calvario occupazionale tra una condizione economica di provenienza non certo agiata e le difficoltà di costruzione di solide prospettive di vita. Una direzione di impegno comune può essere, allora, anzitutto comprendere queste esigenze finora rimaste almeno parzialmente sullo sfondo per poi agire insieme agli enti locali per la costruzione di sostegni attivi all’occupazione, agevolazioni fiscali sull’acquisto immobiliare, sgravi per i giovani che — singolarmente o in team — decidano di aprire un’impresa sul territorio. E se le attuali amministrazioni comunali che ora guidano molte città del novarese non dovessero comprendere la centralità di quest’elaborazione magari per sole ragioni di convenienza elettorale, dovremo essere pronti a porre tutto il nostro impegno insieme al Partito Democratico e chi ne condivida le proposte per dare a quelle città nuove e diverse amministrazioni guidate da un forte senso di urgenza e discontinuità sulla questione occupazionale giovanile. Un secondo ambito di responsabilità, con forte riferimento alle fasce sociali meno abbienti, va riferito alla qualità, l’efficienza e l’accessibilità del trasporto pubblico locale interurbano: in una provincia come la nostra, con un capoluogo nella sua estrema parte meridionale rispetto a decine di piccoli e medi centri, organizzare una rete di trasporti con una particolare attenzione all’accessibilità per i giovani studenti e giovani lavoratori significa considerare la mobilità interna alla provincia come un potenziale di sviluppo e interconnessione tra centri nevralgici della produzione, così come tra le aree più rurali e quelle urbane. Fatte alcune considerazioni sulle direzioni politiche, un breve passaggio va riservato all’impostazione che s’intende dare a tutta l’azione complessiva dell’organizzazione provinciale: il modo in cui scegliamo di fare politica non è mai un aspetto senza significato, ma indica sempre il tipo di percorso che si vuole fare e come si sceglie di portarlo avanti. Ciò che propongo qui è un’azione continua degli organi dirigenti responsabili della nostra Federazione che si strutturi su cinque pilastri organici, integrati e consequenziali tra loro: formazione, elaborazione, decisione, organizzazione, comunicazione. Tutti elementi che, naturalmente, poco significherebbero se non ci fosse un’adeguata partecipazione motivata e anzi da parte nostra uno sforzo per l’incremento quantitativo degli appartenenti alla nostra organizzazione giovanile. La formazione sta alla radice di questa “catena” perché è sempre più evidente come a un crescente impegno di ragazze e ragazzi non corrispondere un’applicazione sul miglioramento della qualità delle competenze politiche dei nostri aderenti: prerequisito per una buona politica è una conoscenza della politica, delle sue strutture e delle sue caratteristiche, così come del funzionamento interno delle organizzazioni di partito, del ruolo e degli strumenti delle istituzioni pubbliche a tutti i livelli. Una formazione che, nella sua importanza, richiede una doppia prospettiva: quella interna, rivolta a gruppi già scelti e definiti di iscritti; quella esterna, con un respiro più ampio, forse meno didattico, ma di sicuro proiettato a un’opera di informazione e costruzione di pubblica opinione — specie tra i più giovani — su dati e elementi certi, che diano solide basi di pensiero, elaborazione personale critica e quindi di confronto collettivo ampio e aperto su temi di volta in volta considerati prioritari. L’elaborazione è poi il passaggio seguente: è il momento in cui si raccolgono, per così dire, i frutti della formazione precedentemente fatta riuscendo a impostare un 3


percorso politico che incanali al meglio la direzione che si intende seguire, nei modi e percorsi che risultano più adatti e con un forte ruolo, all’occorrenza, del confronto elaborativo in sede assembleare. Il rischio è che poi ci si fermi: ossia che, dopo la parte di formazione e magari un notevole sforzo elaborativo si arrivi a far cadere nel vuoto tutto il percorso svolto. Ciò accadrebbe se non si avesse ben chiara la necessità di una decisione rapida ma non per questo superficiale, responsabilità politica della Segreteria, per dare concretezza ai percorsi formativi ed elaborativi svolti. Seguono, di pari passo e con pari importanza, l’organizzazione pratico-logistica e la comunicazione del lavoro svolto dall’organizzazione, così come di quello ancora in fase di svolgimento. Applicando questo schema all’azione ordinaria della nostra Giovanile potremo essere in grado di rappresentare al meglio le nostre priorità politiche anche a chi dall’impegno attivo oggi si sente distante, specie se per motivi di incapacità della politica di essere utile a qualcosa di concreto e tangibile.

PER UNA POLITICA PRATICA Le considerazioni sin qui fatte vogliono sintetizzare alcune sensibilità specifiche su particolari questioni. Ora la sfida sta nel saper mettere in pratica il miglior impegno possibile per tornare — o cominciare — ad avere una politica capace di porsi al servizio di un territorio e di alcune priorità, comprendendo i problemi delle persone e usando un approccio concreto, reale, vicino. Un approccio che possa rendere la nostra azione politica come popolare in quanto condivisa da una larga parte dei cittadini. Farlo prendendosi cura delle persone e dei luoghi — in una versione rinnovata di quell’«I care» di Barbiana — significa saper essere all’altezza di questi nostri tempi di complessità, valorizzando le capacità dei singoli e fondando su queste il valore dei GD, chiamati allora ad essere anche autonomo sprone imparziale, all’occorrenza severo ma sempre attento, nei confronti del Partito. Questi, mi sia permesso di concludere, sono i giorni: giorni in cui possiamo scegliere di essere rintanati in noi stessi, oppure decidere di aprirci con determinazione alle sfide di questo nostro tempo, cercare di superare gli ostacoli e dare un senso di servizio e dedizione al nostro impegno politico. Ho fatto tempo fa una scelta, preferendo la seconda strada: ora chiedo fiducia per poter costruire, tutti insieme, giorni migliori.

“Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l'epoca della fede e l'epoca dell'incredulità, il periodo della luce e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l'inverno della disperazione. A farla breve, gli anni erano così simili ai nostri, che alcuni di quelli che li conoscevano profondamente sostenevano che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo.” Charles Dickens, «A Tale of Two Cities» (1859)

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