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Sono due concezioni opposte del tempo,che si manifestano rispettivamente nella tradizione del mondo classico pagano e nella tradizione giudaica e cristiana antica, anche se la concezione greca, ellenistica e greco-romana relativa al tempo non si può ridurre a quella ciclica e se, d'altra parte, in alcune rappresentazioni giudaiche riguardanti il tempo ritornano modi ed espressioni che si confanno piuttosto alla concezione ciclica. Il pensiero classico pagano, sin dalla sua preistoria, si è rappresentato il tempo secondo l'immagine di una ruota o di un cerchio che ritorna su se stesso da sempre e per sempre sotto l'azione del movimento degli astri che ne regolano il corso. Di qui il tempo ciclico è detto anche cosmico, esso è determinato e misurato dalla rivoluzione delle sfere celesti e, per il suo svolgersi ordinato e puntuale secondo la figura appunto del cerchio, è l'immagine mobile dell'eternità immobile e sua imitazione come dice Platone nel Timeo.(1) Per la tradizione ebraica e cristiana invece il tempo è legato alla creazione e come punto di partenza della discussione viene preso il primo versetto del Genesi: "In principio Dio creò il cielo e la terra ". Il tempo è creato con il mondo e, da questo punto iniziale, si sviluppa unilateralmente in avanti progredendo verso un futuro che avrà un limite. Il tempo così è una realtà che ha un inizio e che avrà una fine,è compreso fra due punti ed è rappresentato perciò da una linea. S.Agostino ,nella "Città di Dio " presenta le due concezioni opposte del tempo, la ciclica e la lineare, dimostrando quanto la prima sia fallace specialmente per quanto riguarda la teoria della reincarnazione delle anime, cioè della metempsicosi a cui la concezione ciclica conduce inevitabilmente. In questa concezione, non esistendo un principio del tempo, un punto in cui il movimento inizia,nè una sua fine, ma il tutto svolgendosi in modo uguale da sempre e per sempre, la durata del cosmo, imitata dalla Ruota del tempo, è una ripetizione di eventi,chiamata con un termine preciso:anakylosis,cioè un ritorno eterno su se stesso. Questa immagine è diventata il titolo di uno dei libri più interessanti di Mircea Eliade: " Il mito dell'eterno ritorno", in cui l'autore allarga le sue considerazioni a tutte le civiltà che hanno condiviso questa concezione del tempo. Forse può essere di qualche utilità ricordare, qui di seguito le diverse posizioni in materia di concezione del tempo nella tradizione classica, per passare poi a quella cristiana. Già nella Teogonia di Esiodo (2)(VIII secolo) viene postulata l'esistenza ab aeterno del Caos,dell'abisso primordiale da cui tutto ha origine e che persiste una volta formatosi il cosmo , come punto dell'evoluzione. In un inizio senza inizio sono posti tre principi presentati come tre personaggi mitologici: il Caos, Gaia (la terra), Eros (l'amore). Da essi per evoluzione tutto è stato fatto. Qui non si parla esplicitamente di Chronos (il Tempo), ma la sua nozione come realtà primordiale è implicitamente ammessa all'inizio del divenire. Il concetto di tempo infatti è insito nella successione, il tempo non è nient'altro che la misura della distanza tra il prima e il dopo, come dirà Aristotele. La Teogonia di Esiodo va collocata tra le più antiche rappresentazioni cosmogoniche dell'Occidente, ma non originali, in quanto presuppongono le cosmogonie del mondo orientale antico. Ciò che interessa in queste rappresentazioni è che il tempo viene pensato in categorie mitiche, il pensiero primitivo è incapace infatti di pensare razionalmente sulla base di concetti. Si ricorre così al tempo primordiale (in tedesco Urzeit) che non è nient'altro che il tempo prima del tempo o la proiezione del tempo storico alle origini. Il tempo viene immaginato come un'entità astratta, ma anche concreta, personale, ma anche impersonale, come vedremo più chiaramente in altri sistemi mitologici ( specialmente nei sistemi gnostici cristiani ancorati alla medesima struttura del pensiero mitico), in cui il tempo è un Eone aiòn, tempo e spazio illimitato, e che viene quindi immaginato come se fosse un personaggio implicato nel dramma psicologico delle origini. E' possibile che dalla Teogonia di Esiodo siano stati tratti alcuni elementi della cosmogonia orfica, che peraltro dobbiamo ricostruire dalle versioni diverse in cui ci è stata tramandata. Nel primo dei frammenti orfici raccolti dal Kern,(3) una citazione di Aristofane, è detto che in principio c'erano il Caos, la Notte, il nero Erebo, il Tartaro. La notte genera l'Uovo primordiale dalla cui fecondazione nasce Eros; a questa generazione seguono tutte le altre. In questa versione il principio originario è la Notte, il tempo segue. Ma dalle altre versioni appare che il


tempo è il principio di tutte le cose,"la prima causa di tutte le cose "come si legge nel frammento 68. Un'altra testimonianza in questo senso è quella di Ferecide di Siro, verso la metà del VI secolo a.c.,una delle più antiche fonti della concezione orfica del tempo. Chronos,Zeus e Chtonie sono tre entità primordiale e dalla semenza di Chronos sono nate le materie fondamentali: il fuoco,il soffio d'aria,l'acqua. Il pregio di questa concezione consiste nell'affermare che il principio dell'essere non è la materia,in principio invece c'era il tempo, un elemento cioè di natura spirituale, da cui provengono la materia o le materie fondamentali stesse. Non si può escludere che Chronos come figura cosmologica primordiale possa derivare dalla ipostatizzazione di Zrvan akarana (il tempo senza fine) della concezione iranica. In questo caso però il prestito non risalirebbe a tempi remoti. Perchè voglio sottolineare questo aspetto? Perchè quello della datazione è uno dei problemi che ci si pone quando si parla degli Orfici. Infatti se è certo che già prima di Socrate c'erano delle conventicole orfiche, non è possibile accertare, sulla base della critica storica che cosa risalga veramente ad esse, dato che la teogonia orfica ci è nota principalmente dalle citazioni dei Neoplatonici, i quali amavano rifarsi ai miti orfici in quanto esprimevano dottrine affini alle loro. E fu dalle citazioni dei Neoplatonici che le rappresentazioni orfiche entrarono a far parte dei sistemi gnostici, frammenti dei quali sono tramandati nel famoso trattato della prima metà del III secolo d.c.:l'Elenchos. In questo contesto trova posto una particolare concezione antropologica, anch'essa destinata ad essere ripresa dagli Gnostici, quella dell'uomo prigioniero rinchiuso nel tempo senza possibilità di evadere, almeno con le forze naturali. Incombe sull'orfismo la concezione del corpo per sua natura peccaminoso in quanto nato dalle ceneri dei Titani fulminati da Zeus. L'anima di natura divina è seppellita nel corpo in cui si trova secondo un giuoco di parole ricordato da Platone nel Fedone e ripreso da Clemente Alessandrino negli Stromata: il corpo (soma) è tomba (sema) dell'anima. Caduta nel corpo ed avendo peccato, dopo la morte, l'anima è destinata ad errare passando da un corpo all'altro. E' il ciclo delle nascite dottrina che di fatto si configurava come una sopravvivenza dell'anima alla morte.Alcuni testi parlano di un ritorno delle anime sulla terra di Ade . A questo punto si osserva chiaramente che la nozione ciclica del tempo è postulata dall'eterna vicenda del ciclo delle nascite. Ma nelle rappresentazioni degli Orfici si è fatta strada anche l'idea del tempo come realtà primordiale: in principio c'era il Tempo. La liberazione dalla fatalità del ciclo si otteneva attraverso l'iniziazione ai Misteri, ma si tratta di una salvezza riservata soltanto ad un piccolo gruppo di iniziati. I Pitagorici, pur differenziandosi dagli Orfici in ciò che concerne le speculazioni di tipo teogonico e cosmogonico,concordavano però perfettamente per quanto attiene alla questione della preesistenza del tempo e del suo ripetersi ciclico. Base della loro riflessione sul tempo era la dottrina sull'origine divina dell'anima in un mondo superiore e del peccato che l'anima deve espiare nella prigione del corpo mediante la metempsicosi in un ciclo di nascite finchè non abbia raggiunto la purificazione che la libera dal ciclo stesso. Ma a differenza degli Orfici non è l'iniziazione ai Misteri bensì la Filosofia, l'esercizio dell'amore del sapere, che opera il ritorno alla felicità della vita beata. La dottrina riguardante il ciclo universale e l'eterno ritorno degli accadimenti viene attribuita,nelle fonti, allo stesso Pitagora. Porfirio, nella "Vita di Pitagora", cita una tradizione antica in cui figurano i tre punti principali della filosofia pitagorica: 1) L'immortalità dell'anima, 2)la sua trasmigrazione da un corpo all'altro, 3) il ripresentarsi,entro certi periodi, degli avvenimenti di una volta, donde la convinzione che nulla è assolutamente nuovo sotto il cielo e del ripetersi ciclico delle cose. Una precisa idea del tempo soggiace anche alla concezione dell'eternità della sostanza, idea comune ai Fisici presocratici e relativa alla materia primordiale che permane sempre la stessa, sebbene mutino le sue modalità. Il termine adottato in questo contesto è quello di Natura (physis) in quanto principio da cui provengono tutte le cose.


Tale principio è l'Acqua, per Talete, l'Infinito per Anassimandro, l'Aria come soffio vitale per Anassimene, il Fuoco, visto come l'elemento che a tutto dà la vita e che tutto distrugge , da Eraclito. Ora la materia eterna ha questo di specifico, non essendo mossa da una causa esterna ( che sarebbe ad essa co-eterna), ha in se stessa la ragione del proprio movimento, del suo divenire. Ma il movimento comporta di per sè un prima ed un poi, cioè una successione temporale. Ne deriva, anche se non è detto esplicitamente, che il tempo esiste ab aeterno con la materia e con essa diviene, per giungere ad un punto fisso dell'evoluzione, che è poi il punto di partenza e per ricominciare ineluttabilmente il ciclo, e così per sempre. Questa concezione è già in Talete quando dice che tutte le cose ritornano al principio, prima della loro esistenza anche se l'idea viene espressamente affermata solo da Anassimandro: dall'Apeiron originario, materia che contiene in sè tutte le proprietà particolari di ogni altra materia, tutto proviene e alla materia originaria tutto ritorna per annullamento in essa. Per Eraclito (4) il principio primo sempre "fu, è e sarà un fuoco eternamente vivente,che secondo misura si accende e secondo misura si spegne". Il filosofo spiegava il processo eterno attraverso due cicli cosmici, uno piccolo e uno grande: un ciclo all'in giù, di degradazione e un ciclo all'insù, un cammino a ritroso, di risalita dalle forme della materia alla forma originaria. Di qui la visione di un doppio processo che si svolge in periodi fissi di immensa durata. Un nuovo impulso alla speculazione cosmogonica fu dato da Empedocle,nato ad Agrigento nel 492 a.c. . Egli sostituì alla sostanza unica dei Fisici della Ionia la molteplicità degli elementi originari. Essi sono quattro: fuoco,aria,acqua,terra. A loro riguardo non si può parlare nè di origine nè di fine, ma soltanto di mescolanza e cambiamento in un ciclo eterno:la loro unione porta all'unità dell'essere e la loro separazione alla molteplicità. Questi due processi avvengono in due periodi cosmici, ciascuno della durata dell'anno del mondo di cui parlavano gli astronomi babilonesi, periodi che non cessano mai di alternarsi in un ciclo eterno e ineluttabile imposto dal Fato. La fatalità del moto eterno degli atomi, secondo Democrito, trovò nel De Rerum Natura di Lucrezio, rappresentante dell'epicureismo romano, un'espressione poetica e una mirabile sintesi in questi versi: Eadem sunt omnia semper.... nec magis id nunc est neque erit mox quam fuit ante. Cioè: nulla si crea e nulla si distrugge. Anche gli Stoici aderirono al mito dell'eterno ritorno come rotazione del cerchio su se stesso in un punto. Questo punto è il Fuoco, il Quale si identifica con la sostanza eterna primordiale e, in quanto la unifica e la pervade, viene chiamato anche Spirito. Il Fuoco-Spirito è Dio stesso visto come "ragione seminale" (Logos spermatikos) del mondo. Secondo la concezione stoica, quando gli astri ritornano allo stesso punto in cui l'universo si formò ci sarà la conflagrazione universale e l'inizio di un nuovo ciclo, in cui torna a compiersi ogni avvenimento accaduto nel precedente,con un determinismo assoluto. E questo si compirà non una sola volta, ma all'infinito. Ciò che deriva da questa rapida sintesi che ho tracciato e senza considerare tutte quelle forme di pensiero orientale che postulano anch'esse la ciclicità del tempo è l'impossibilità di giungere ad un filosofia della storia in cui venga dato peso alla libera scelta dell'uomo e quindi alla creatività e alla novità del processo storico. Ne deriva anche un concetto particolare di salvezza, di una salvezza "misterica" e quindi atemporale, mitica, la quale opererebbe nella coscienza dell'uomo attraverso la celebrazione di un "Mito" che in definitiva non è nient'altro che il fac-simile del mito cosmico dell'eterno ritorno. Ben diversa è la visione lineare del tempo e quindi della storia. Essa è basata sulla cosmogonia creazionista espressa dal primo versetto del libro del Genesi della Bibbia ebraica: "In principio Dio creò il cielo e la terra". Visione opposta a quella greca in quanto la creazione del mondo rappresenta il " principio " del tempo. Il tempo ha quindi un inizio perchè è creato con il mondo e perciò stesso avrà fine, non essendo altro che la misura delle fasi della successione di ciò che esiste. Viene così a cadere la concezione del tempo senza inizio, come anche quella serie di rappresentazioni di eventi collocati in un tempo prima del tempo reale e che sono visti come il tipo anzi l'archetipo di eventi che si riprodurranno nella storia, come accadeva nel Neoplatonismo e di quì nel Manicheismo e in alcuni sistemi gnostici. D'altra parte se la nozione di tempo è insita in quella della durata delle cose, il tempo tende alla synteleia, cioè al suo compimento o fine insieme a tutte le cose.


E' questa l'idea che viene espressa dall' Apocalittica ebraica e nel cristianesimo dall'Apocalisse di Giovanni. Il tempo ha una fine. Esso dunque è compreso tra un punto iniziale e uno finale e tra questi due estremi scorre la storia del mondo come su una linea retta. Se la successione del tempo inizia da un punto rappresentato dalla creazione, viene rotta la figura del cerchio che ruota su se stesso come quella del ripetersi eterno degli avvenimenti e si delinea anche la differenza tra la linea del tempo e l'eternità. Prima del tempo e dopo il tempo non c'è che Dio nella sua simultaneità della sua esistenza o della sua eternità. Quindi l'eternità non consiste tanto nell'assenza di successione, del prima e del poi, quanto nell'essere "tutta nello stesso momento ". Non c'è che Dio assolutamente trascendente rispetto al cielo e alla terra da Lui creati. Le conseguenze di questa concezione del tempo si ripercuotono nella concezione della storia e dell' uomo: avvenimenti e persone hanno il carattere dell'irripetibile e dell'unico. Viene così abolita la concezione secondo cui l'esperienza vissuta possa ritornare a ripetersi nel susseguente ciclo del tempo, come viene spazzata via qualsiasi idea di metempsicosi, palingenesi e di un ritorno senza fine al passato secondo lo schema del ciclo fatale.Tutto avviene una sola volta,gli uomini e gli eventi non si ripetono. La concezione biblica di un tempo lineare ha sostenuto il pensiero dell'uomo occidentale per almeno due millenni e ha sviluppato l'idea che il tempo esista come un unicum assoluto. La scoperta di Einstein che la velocità della luce appare la stessa a ogni osservatore, in qualsiasi modo si stia muovendo portò alla definizione della teoria della relatività e all'abbandono dell'idea che esista un tempo unico ed assoluto. (5) Se le nuove leggi della scienza non riconoscono un tempo assoluto sorge spontanea la domanda del perchè noi ricordiamo il passato e non il futuro. Quando i fisici tentarono di unificare la legge di gravità con la meccanica quantistica introdussero l'idea di tempo immaginario. Esso è indistinguibile dalle direzioni nello spazio. Eppure se ci riferiamo al tempo reale che noi viviamo ci accorgiamo che c'è una grande differenza fra le direzioni avanti e in dietro del tempo. Partiamo da un'esempio che aiuterà la comprensione della questione. Immaginiamo una tazza colma d'acqua che cade da un tavolo e va a frantumarsi sul pavimento. Se filmiamo il fatto rivedendo la scena possiamo facilmente accorgerci se il movimento scenico va in avanti o all'indietro. Se la scena è proiettata all'indietro vedremo i cocci riunirsi rapidamente e ricomporsi in una tazza che balza sul tavolo. Se non esiste un tempo unico perchè non accade mai che noi vediamo accadere questa scena nel tempo reale che viviamo? Perchè questo fatto è proibito dalla seconda legge della termodinamica. Questa dice che in ogni sistema chiuso il disordine o l'entropia aumenta sempre col tempo. Una tazza sul tavolo è in uno stato di grande ordine, mentre una tazza rotta sul pavimento è in uno stato di grande disordine. Si può dunque passare rapidamente dalla tazza integra sul tavolo nel passato alla tazza rotta sul pavimento nel futuro, ma non viceversa. (6) L'aumento col tempo del disordine o dell'entropia è un esempio della cosiddetta freccia del tempo, qualcosa che distingue il passato dal futuro, dando al tempo una direzione ben precisa. Esistono almeno tre frecce del tempo ben distinte. Innanzitutto c'è la freccia del tempo termodinamica, poi c'è la freccia del tempo psicologica che è la direzione in cui noi sentiamo che trascorre il tempo, la direzione in cui noi ricordiamo il passato ,ma non il futuro. Infine c'è la freccia del tempo cosmologica: la direzione del tempo in cui l'universo si sta espandendo anziché contrarsi. Esaminiamo dapprima la freccia del tempo termodinamica. La seconda legge della termodinamica risulta dal fatto che esistono stati disordinati molto più numerosi di stati ordinati. Se consideriamo i pezzi di un puzzle in una scatola vedremo che esiste un solo stato in cui tutti i pezzi formano una figura completa. Di contro esiste un numero grandissimo di disposizioni in cui i pezzi sono disordinati e non compongono un'immagine.


Supponiamo ora per esempio che Dio abbia deciso che l'universo debba finire in uno stato di grande ordine, ma che non abbia alcuna importanza in quale stato sia iniziato anche se sarà necessariamente uno stato disordinato. Ciò significherebbe che il disordine è destinato a diminuire nel tempo. Vedremmo allora i cocci ricomporre la tazza. E' ovvio che ciò non può accadere sempre per il secondo principio della termodinamica. (7) Prendiamo ora una memoria di un computer. Apparentemente essa compone in modo ordinato migliaia di dati disordinati che noi immettiamo in essa, in realtà per produrre questo ordine ha prodotto calore usando energia elettrica . Questo calore,che viene eliminato dal ventilatore del computer, non è che la tangibile testimonianza che in realtà nuovo disordine si è aggiunto all'universo confermando ancora una volta il valore del secondo principio della termodinamica. Ora è lecito supporre che anche il pensiero umano che per verificarsi ha bisogno di energia e produce calore funzioni analogamente alla memoria di un computer. Infatti entrambi non conoscono il futuro, ma solo il passato. Ormai i fisici hanno accertato che il nostro senso soggettivo della direzione del tempo è determinato nel nostro cervello dalla freccia del tempo termodinamica. Ma per quale ragione deve esistere la freccia del tempo termodinamica? Perchè l'universo doveva essere in uno stato di ordine all'inizio e non trovarsi sempre in uno stato di grande disordine? E perchè la direzione del tempo in cui aumenta il disordine è la stessa in cui l'universo si espande? I fisici affermano che secondo la teoria classica della relatività generale non si può affermare in modo certo che l'universo sia iniziato in modo ordinato. Tuttavia se fosse stato disordinato già all'inizio tale disordine sarebbe stato destinato o a rimanere costante nel tempo o a diminuire. Ma ciò non si accorda con le osservazioni fisiche che testimoniano ,visto il secondo principio della termodinamica un aumento del disordine. I fisici hanno osservato che la freccia del tempo termodinamica e la freccia del tempo dell'universo puntano nella stessa direzione o che in altri termini il disordine aumenta nella stessa direzione del tempo in cui si espande l'universo, un universo che non ha un confine. Per ultimo essi affermano che solo in una fase di espansione dell'universo che si accompagni a una freccia termodinamica del tempo è possibile l'esistenza di forme di vita intelligente. L'uomo per vivere deve consumare cibo, che è una forma ordinata di energia e convertirlo in calore ,che è una forma disordinata di energia e quindi può vivere solo in un sistema dove sia possibile un aumento dell'entropia. NOTE (1) Ora la natura dell'anima era eterna e questa proprietà non era possibile conferirla pienamente a chi fosse stato generato: e però pensa di creare un'immagine mobile dell'eternità e ordinando il cielo crea dell'eternità che rimane nell'unità un'immagine eterna che procede secondo il numero, quella che abbiamo chiamato tempo. E i giorni e le notti e i mesi e gli anni, che non erano prima che il cielo nascesse fece allora in modo che essi potessero nascere, mentre creava quello. Tutte queste sono parti del Tempo e l'era e il sarà sono forme generate di tempo che noi inconsapevolmente riferiamo a torto all'eterna essenza. Invero noi diciamo ch'essa era, che è e che sarà, e tuttavia solo l'è le conviene veramente e l'era e il sarà si devono dire della generazione che procede dal tempo: perchè sono movimenti, mentre quello,che è sempre nello stesso modo immobilmente, non conviene che col tempo diventi nè più vecchio nè più giovane, nè che sia stato mai,nè che ora sia, nè che abbia ad essere nell'avvenire; niente insomma gli conviene di tutto ciò che la generazione presta alle cose che si muovono nel sensibile,ma sono forme del tempo che imità l'eternità e si muove in giro secondo il numero. (2) In principio dunque vi era il Caos soltanto, ma poi nacquero Gea dall'ampio seno salda dimora per sempre di tutti gli immortali che abitano le cime del nevoso Olimpo; e il calignoso Tartaro che è nel profondo della terra spaziosa ed Eros, il bellissimo fra gli Dei immortali, che spossa le membra e che di tutti gli Dei e di tutti gli uomini domina i cuori nel petto. Da Caos nacquero Erebo, le tenebre, e la nera Notte. Da Notte nacquero


Etere ed Emera, Gea generò prima,simile a se stessa, Urano, affinchè la coprisse tutta quanta, poi generò gli alti monti , ameno soggiorno delle Dee,delle Ninfe....... . (3) Da Principio c'era Caos e Notte ed Erebo nero e l'ampio Tartaro, ma non c'era terra nè aria nè cielo; e nel seno sconfinato di Erebo. Notte dalle ali nere genera anzitutto un uovo sollevato dal vento, da cui nelle stagioni ritornanti in cerchio sbocciò Eros il desiderabile, con il dorso rifulgente per due ali d'oro, simile a rapidi turbini di vento. E costui di notte mescolandosi con Caos alato nell'ampio Tartaro, feceschiudere la nostra stirpe, e per prima la condusse alla luce. Sino ad allora non c'era la stirpe degli immortali prima che Eros avesse mescolato assieme ogni cosa; ma essendo mescolate le une alle altre, nacquero Cielo ed Oceano e Terra e la stirpe senza distruzione di tutti gli Dei felici. Aristofane, "Uccelli" 693-702. (4) Il mondo di fronte a noi, il medesimo per tutti i mondi, non lo fece nessuno degli Dei nè degli umani,ma fu sempre ed è e sarà fuoco sempre vivente, che divampa secondo misure e si spenge secondo misure Eraclito, Frammenti (5) Per noi fisici credenti la distinzione fra passato, presente e futuro è solo un'ostinata illusione. Einstein. (6) ...c'è una sola legge della natura-la seconda legge della termodinamica-che riconosce una distinzione fra passato e futuro. Questa legge è responsabile della freccia del tempo,quella proprietà a senso unico che non ha nulla di analogo nello spazio e che è distintamente riconosciuta dalla coscienza. Arthur S. Eddington. - The Nature of Physical World (7) Per spiegare dove abbia le sue basi la struttura del cosmo e renderci conto dell'esistente distinzione tra passato e futuro è necessario rifarsi alla creazione dell'universo:al Big Bang. La struttura cosmica che è emersa dalla fornace primordiale aveva un grado elevatissimo di ordine; tutta l'attività successiva dell'universo si è svolta aspese di quell'ordine che è stato disgregato. Ne rimane ancora una quantità enorme, che non può però durare in eterno. Paul Davies "Universi possibili".

Il tempo  

Il concetto di Tempo

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