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N° 275 - bim - settembre-dicembre 2015 - ₏ 3,60 - Poste Italiane Spa - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - Modena - Tassa Pagata - ISSN 0394 0853

AUTUNNO

Photinia

Clematis florida

Bloom Dublino

Hibiscus syriacus

Gillenia trifoliata

Fichi dimenticati

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in Val Badia

Orti


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INE

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lcune specie di Photinia in questa stagione sono un vero ornamento per il giardino, come P. davidiana con foglie rosse fino all’inverno, o P. beauverdiana conosciuta come Bacca di Natale per i piccoli frutti che decorano fino alle Feste. Un genere di arbusti poco conosciuto che qui è raccontato da Eraldo Antonini e corredato dalle belle immagini di Paolo Cottini. Colori e suggestioni anche nel giardino irlandese di Cashel nel Connemara, fotografato da Enzo Valenti in tutte le stagioni, dove l’autunno, in particolare, è davvero un momento unico, quando la luce solare è brillante e intensa e la brughiera selvaggia della regione assume colori dorati. Nei boschi e nelle radure del nostro Appennino e delle Alpi la Natura non è da meno, lo ricorda Fabiano Sodi che fotografa arbusti e alberelli coperti di bacche e frutti selvatici in grande abbondanza, spesso profumati e gustosissimi. Uno sguardo al nostro Ambiente lo offre ancora Enzo Valenti curiosando tra gli orti privati della Val Badia, per trarre spunti da queste coltivazioni di ortaggi sempre aperte alla vista dei passanti e curate con un’attenzione all’estetica e un decoro non comune. Tra le piante suggerite dai nostri amici vivaisti, Hibiscus syriacus di Rita Paoli è sicuramente un arbusto da inserire in giardino: ha fiori splendidi in tante varietà di colore, è rustico e si adatta a qualsiasi terreno, ama il sole e resiste all’inverno. Nell’angolo del giardino raggiunto solo dal sole del mattino potrebbe trovare posto Gillenia trifoliata ‘Pink Profusion’, piccola erbacea perenne di Silvia Cagnani e Andrea Martini che si insedierà fedele, allietando con leggeri fiori stellati sul fogliame più scuro. Versatile ed elegante è la graminacea di Maurizio Casale, Chasmanthium latifolium, si adatta a qualsiasi condizione di luce, alla siccità, ai terreni argillosi, ed è sempre a suo agio. Massimo Mazzoni, appassionato coltivatore di clematidi, qui descrive Clematis florida, dal portamento elegante e fiori che si muovono al più leggero alito di vento. Infine, da non perdere, il reportage di Enzo Valenti da Bloom l’evento di Dublino che in questa edizione ha visto in concorso idee di giardino rigorosamente attente alla tutela della natura e della biodiversità: giardini che propongono il recupero e il riciclaggio dei materiali, l’adozione di piante del territorio, la creazione di ambienti per farfalle e api… Giardini tornerà in edicola a fine gennaio, ma a novembre e a dicembre saranno on line nel sito di Giardini www.giardini.biz due numeri speciali in versione digitale, il primo dedicato all’attualità e alle nuove piante proposte nelle manifestazioni autunnali, il secondo più legato al Natale e alle piante in casa. Donatella Forni


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Sommario autunno 2015

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PIANTA VEDETTE

16 Photinia

di E. Antonini, P. Cottini

PIANTE SPONTANEE

48 Cynoglossum magellense di A. Mesini

36

ARBUSTI

28 Hibiscus syriacus di R. Paoli

ERBACEE PERENNI

32 Gillenia trifoliata ‘Pink Profusion’ di A. Martini, S. Cagnani

PROGETTAZIONE

46 Aiuola dai colori spettacolari

di M. Zarpellon, D. Baldoni

ERBE ORNAMENTALI

34 Chasmanthium latifolium di M. Casale

ORCHIDEE

36 Bulbophyllum lobbii di G. Farinelli, S. Pagnoni

RAMPICANTI

38 Clematis florida di M. Mazzoni

AGRICOLTURA BIODINAMICA

50 I sovesci biodinamici di P. Pistis

ORTO

61 Il melone Viadanese di A. Lo Fiego

FRUTTETO

64 Varietà dimenticate di fico adattate alla coltivazione nelle regioni del Nord Italia di U. e G. Fiorini

CURA DELLA PIANTA

44 Evitiamo l’eziolamento di M.G. Bellardi


24

66

AMBIENTE

rubriche

66 I frutti selvatici di F. Sodi

ATTUALITÀ VERDI

di E. Valenti

80 Giardini per un mondo più naturale

95 CALENDARIO degli eventi

GIARDINI DA VISITARE

90 Jellyfish Barge

92 LETTURE IN GIARDINO

52 Orti e fiori in Alta Badia

di E. Valenti

8 Autunno nel giardino di Cashel di E. Valenti

24 Il Labirinto di Franco Maria Ricci

di E. Antonini, M. Campanini, M. Davoli, M. Listri, C. Vannini

di E. Antonini, Pnat

POLLICE VERDE

63 Antonio Lo Fiego

di D. Forni

di E. Antonini

107 MOSTRA FOTOGRAFICA DI GIARDINI

di E. Antonini

OLTRE IL GIARDINO

106 Expo Nutrire il pianeta di E. Antonini

PRODOTTI e AZIENDE di D. Forni

42 Terricci e concimi 74 Le aziende informano

Giardini nel 2016 uscirà con 9 numeri 6 in edicola 3 in versione digitale nel sito www.giardini.biz tutti sfogliabili e scaricabili dal sito www.giardini.biz


Autunno nel giardino di Cashel Nel cuore del selvaggio Connemara, sulle coste irlandesi lungo l’affascinante percorso Wild Atlantic Way, un giardino incantevole ricco di colori e suggestioni in tutte le stagioni di

Enzo Valenti

giardini da visitare

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In primavera il giardino è meraviglioso. Kay McEvilly sorveglia con passione le piante e crea angoli suggestivi per i visitatori del parco. Foglie arrossate dall’autunno


Sulla parte posteriore le camere si affacciano sul giardino e sul bosco dove in primavera il tripudio di azalee, camelie e rododendri lascia il posto, in autunno, ai colori degli arbusti prima del riposo invernale.

P

er giungere a Cashel Garden Hotel bisogna addentrarsi lungo una strada sinuosa e costeggiare la baia di Cashel. Qui, come una perla nascosta, c’è il giardino voluto dalla famiglia McEvilly intorno a questo hotel di charme, incantevole rifugio nella pace del selvaggio Connemara, a circa un’ora dalla città di Galway.

Gli ultimi fiori di bulbose estive come Zephirantes, Nerine e Crocosmia sono i gioielli che rallegrano ottobre a Cashel.

L’edificio, che ha conservato il suo fascino antico pur essendo oggi dotato di tutte le comodità contemporanee, fu acquistato nel 1840 da un avo della famiglia; all’epoca era una dimora signorile voluta da Thomas Hazell, un capitano scozzese la cui moglie, appassionata di giardinaggio, aveva voluto circondare la dimora con le piante all’epoca considerate una grande novità: azalee, rododendri e camelie, che venivano importanti dalla Cina. Ancora oggi, alcuni dei grandi esemplari arborei sono dovuti alla passione di Mrs. Hazell. In seguito la proprietà fu rilevata da un diplomatico irlandese, Jim o’Mara, appassionato botanico; a lui si deve l’introduzione nel parco di rarità come una collezione di felci Osmunda e un Embothrium coccineum, arbusto cileno dalla fioritura rosso fuoco.

Cashel Garden nel Connemara, poco lontano da Galway www.giardini.biz

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giardini da visitare


Le enormi foglie di Gunnera, di origine cilena e brasiliana, crescono con vigore nell’umido clima costiero dell’isola. Spettacolo di stagione con i colori degli alberi. Nyssa sylvatica e Cornus controversa accolgono il relax degli ospiti del Cashel Garden Hotel.

Aster in fiore

L’arrivo di Kay e la ristrutturazione del parco

giardini da visitare

Nel 1968 la dimora di Cashel e il suo parco furono acquistati da Dermot e Kay McEvilly, che con energia e passione si dedicarono alla ristrutturazione del parco e dell’edificio, trasformandolo in quello che oggi è un incantevole hotel di charme. Kay, gentile e sempre sorridente, ha una straordinaria passione e conoscenza in fatto di piante e di giardini; a lei si deve l’arricchimento della collezione di azalee, rododendri, camelie e altre acidofile come Kalmia e Pieris, che costituiscono la bellezza del giardino in primavera, a cui segue in estate la fioritura di meravigliose bordure con piante perenni di ogni tipo che iniziano a fiorire a partire da maggio per continuare fino a ottobre.

Un momento di relax e di lettura sui davanzali delle finestre verso il giardino e una delle camere, la garden suite, dalla cui grande vetrata si gode la bellezza del giardino.

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La luce brillante dell’autunno accende la scena di alberi e arbusti che compongono uno schermo protettivo dal forte vento che spira dall’Atlantico, in inverno.

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L’autunno a Cashel è davvero un momento unico: la luce solare è brillante e intensa, la brughiera selvaggia del Connemara assume colori dorati. In questa zona della costa occidentale d’Irlanda il paesaggio è assolutamente unico, sullo sfondo delle Twelve Bens, complesso montagnoso di dodici celebri e pittoresche cime. La loro altezza è poco più che collinare (massimo 730 metri), ma nel territorio dove sono situate svettano accanto alle vicine Maumturks, concedendo agli appassionati di trekking splendide vedute senza troppa fatica: i più esperti ed allenati trekkers riescono nell’impresa di salire su tutte e dodici le vette in un solo giorno. 11

Oltre i colori autunnali nella brughiera si vedono le cime delle Twelve Bens

giardini da visitare


Sul giardino anteriore si affaccia la splendida serra-veranda di stile vittoriano, dipinta di bianco, con grandi finestre che consentono di ammirare le fioriture dalla sala da pranzo.

giardini da visitare

La veranda risale alla fine dell’800. Ristrutturata con passione, ospita oggi la sala da pranzo.

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Fioritura di colchico a fiore doppio.

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Ma se la passione è il mare e le spiagge, nella zona le emozioni sono a portata di mano; la costa frastagliata del Connemara offre in questa zona alcune delle più belle spiagge dell’intera isola d’Irlanda, come Dog’s Bay e Gurten Bay, due strisce di sabbia candida a mezzaluna su due lati di un istmo, nascoste dalle dune selvagge che custodiscono angoli di assoluta, meravigliosa bellezza. L’acqua cristallina dalle perlacee trasparenze si infrange sulla sabbia dal bianco irreale, con enormi massi levigati dalla forza del mare che si adagiano sulla spiaggia come grandi animali del passato. Se non fosse per il vento pungente e per 13

la fresca temperatura sembrerebbe di essere ai Caraibi, in una calda zona tropicale.

Sulla costa del Connemara la spiaggia bianca con acqua limpida è spazzata dal vento giardini da visitare


Nei pressi dell’orto c’è un’altra serra dalla candida struttura, destinata a proteggere le piante più delicate nel corso del ventoso inverno irlandese.

Chi non ama camminare si può accontentare della passeggiata nell’arboretum di conifere rare e sempreverdi subtropicali come Luma apiculata, un albero cileno dalla candida fioritura; Kay McEvilly potrà suggerirvi le piante più interessanti da scoprire nel parco. Affacciato sulla tranquilla e silenziosa baia a pochi minuti in auto dal grazioso villaggio di Roundstone, questo piccolo hotel di charme non esaurisce le sue sorprese nel giardino: la cucina è straordinaria, arricchita dalle verdure e dalle aromatiche coltivate nell’orto, e il relax è garantito. Ottima base di partenza per conoscere il Connemara, le sue spiagge e la sua natura, Cashel Gardem Hotel era amato da Charles De Gaulle che qui trascorse spesso le sue vacanze: c’è ancora la panchina sulla quale amava sedersi. Soggiornando qui si può chiedere una delle stanze affacciate sul giardino, molto accoglienti, da favola. Info: www.cashelhouse.ie Il rigoglio e colori dell’autunno nel Connemara

La panchina di Charles De Gaulle Il generale e politico francese Charles de Gaulle, protagonista della storia del XIX Secolo, amava prendersi piccole pause dagli impegni: veniva proprio qui, a Cashel, negli anni ‘60. Ancora oggi c’è la panchina sulla quale amava sedersi per osservare il tranquillo paesaggio della baia di Cashel. La rustica panchina, immersa nella vegetazione, è rimasta oggi come allora un luogo segreto e intimo, nel quale trovare la pace interiore che consente di affrontare le grandi sfide della vita. I crisantemi coreani arricchiscono di colore il giardino creato da Kay McEvilly.

giardini da visitare

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Wild Atlantic Way lungo le coste del Connemara

• Splendida in ogni stagione, la regione del Connemara, a poca distanza dalla vivace città di Galway e a poco più di due ore da Dublino offre paesaggi straordinari, tratti di costa incontaminata ricchi di fioriture e, inaspettatamente, nel nulla delle colline torbose coperte di erica, gioielli antichissimi come l’abbazia di Kylemore, che si specchia nelle tranquille acque del lago e che racchiude uno dei giardini più belli d’Europa.

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• La Wild Atlantic Way è percorribile in auto, con innumerevoli percorsi locali per ciclisti ed escursionisti. Per raggiungere il punto di partenza da voi preferito occorre arrivare a Dublino con i voli Aer Lingus da 8 città italiane, per informazioni www.aerlingus.com

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giardini da visitare


Ph otini a Un genere di arbusti poco conosciuto

Photinia x fraseri ‘Red Robin’

Testo di Eraldo Antonini Foto di Paolo Cottini

pianta vedette

Photinia x fraseri ‘Pink Marble’

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Photinia beauverdiana var. notabilis

I

l genere Photinia appartiene alla famiglia delle Rosaceae e annovera, tra sinonimie e riclassificazioni, un numero oscillante tra le 40 e le 60 specie mentre, secondo recenti verifiche, il numero più accreditato è di 50 specie. Sono piante arbustive e arboree originarie dell’estremo Oriente e dell’America centrosettentrionale. Vengono utilizzate in giardino sia per creare siepi che come esemplari isolati o in gruppo. La più nota e più diffusa in Europa, attualmente, è Photinia x fraseri ‘Red Robin’, una cultivar ottenuta in Nuova Zelanda, caratterizzata da foglie giovani di colore rosso. È caratterizzata da un discreta rusticità, non ha specifiche esigenze in fatto di terreno e pH ma non tollera i ristagni idrici. La specie Photinia x fraseri, da cui deriva la ‘Red Robin’ fu ottenuta, dal vivaio Fraser di Birmingham, nello Stato di Alabama, intorno al 1940, incrociando Photinia glabra con P. serrulata e fu messa in commercio, nel 1955, col nome di Photina x fraseri ‘Birmingham’, dal luogo di origine. Tra le varietà coltivate si ricorda Photina x fraseri ‘Pink Marble’ (o ‘Cassini’) caratterizzata da foglie variegate. www.giardini.biz

I piccoli frutti rossi di Photinia beauverdiana decorano la pianta fino alla fine anno 17

pianta vedette


Photinia beauverdiana

[a fronte:] Photinia davidiana

Photinia beauverdiana L’epiteto specifico (beauverdiana) è stato assegnato in onore del botanico svizzero Gustave Beauverd (1867-1942). Si tratta di un piccolo albero o di un arbusto (raggiunge un’altezza compresa tra i 3 e i 10 m) a foglia caduca originario della Cina occidentale, del Vietnam del Nord e del Bhutan. I fiori, di colore bianco, compaiono tra aprile e maggio mentre i piccoli frutti, di colore rosso e di forma ovoidale o subglobosa, si formano tra luglio e agosto e permangono sulla pianta in inverno, sin dopo Natale, tanto che il nome comune della pianta, in inglese, è Bacca di Natale (Christmas berry). In autunno le foglie assumono una vistosa colorazione rosso-arancio. Mediamente esigente d’acqua, prospera nei terreni acidi, richiede un’esposizione in pieno sole o mezz’ombra anche se tollera la piena ombra ma, in quest’ultimo caso, la fioritura è scarsa. Da segnalare, inoltre, la varietà notabilis (P. beauverdiana var. notabilis, sinonimo P. beauverdiana var. beauverdiana) caratterizzata da foglie giovani, che compaiono in primavera, aventi un colore leggermente rosato, raggiunge un’altezza intorno ai 2-3 m.

Photinia davidiana (sinonimo Stranvaesia davidiana) L’epiteto specifico (davidiana) è stato assegnato in onore del padre lazzarista Armand David (1826-1900), missionario in Cina, che la scoprì nel 1869. Si tratta di un arbusto originario della Cina, Vietnam e Malesia, caratterizzato da foglie ellittiche, persistenti, alcune delle quali diventano rosse in autunno per poi cadere in inverno. Fiorisce tra fine maggio e giugno e forma piccoli frutti di colore rosso in autunno che permangono sulla pianta in inverno. Prospera nei suoli acidi ma sembra tolleri anche quelli leggermente alcalini (sub alcalini). Raggiunge

Photinia davidiana

Le foglie di Photinia davidiana in autunno si colorano di rosso per poi cadere in inverno pianta vedette

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un’altezza di 7-9 m. Qualche botanico considera, oltre alla specie, anche le varietà . davidiana e undulata ma su ciò non vi è concordanza d’opinione.


Photinia glabra ‘Rubens’

Photinia glabra (sinonimo Crataegus glabra)

Photinia niitakayamensis Piccolo arbusto originario dell’isola di Taiwan, fu classificato per la prima volta nel 1911. Raggiunge i 2,5 – 3 m di altezza in circa 10 anni. Le foglie, semipersistenti, assumono una colorazione tra l’arancione e il rosso brillante in autunno; i fiori, bianchi, sbocciano intorno al mese di maggio, ad essi seguono piccoli frutti di colore rosso-arancione.

pianta vedette

Photinia glabra ha piccoli fiori bianchi che profumano di biancospino

Photinia niitakyamensis

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Arbusto sempreverde originario del Giappone centrale e meridionale e della Cina orientale che raggiunge un’altezza massima di 6 m. I nuovi germogli e foglie si presentano, inizialmente, di colore rosso; la fioritura, bianca, avviene intorno a maggio, i fiori, ermafroditi, riuniti in piccole infiorescenze, odorano lievemente ricordando il profumo di quelli del biancospino; l’impollinazione è entomofila. I piccoli frutti compaiono tra settembre e ottobre e sono eduli. Non ha particolari necessità in fatto di terreno e può crescere anche in suoli molto alcalini. Richiede un’esposizione al sole o mezz’ombra ma può crescere anche in ombra, riducendo, però, la fioritura. La cultivar ‘Rubens’ raggiunge un’altezza di circa 4 m, è caratterizzata da foglie larghe di colore verde scuro e nuovi germogli di colore rosso.


Photinia nussia

Photinia nussia Originaria dell’Hymalaia e dell’Asia sudorientale, raggiunge un’altezza compresa tra i 4 e i 6 m. Arbusto sempreverde, ha fiori bianchi che sbocciano intorno al mese di luglio a cui fa seguito la formazione di piccoli frutti di colore arancione. Cresce in pieno sole o mezz’ombra.

Anche Photinia villosa ha piccoli fiori bianchi che sbocciano a primavera

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Photinia villosa Piccolo albero o arbusto a foglia caduca, originario del Giappone, Corea e Cina. I germogli, in primavera, hanno una tinta color bronzo per poi assumere una colorazione verde; in autunno le foglie, prima di cadere, assumono tonalità gialle, arancioni e rosse. I fiori, bianchi, sbocciano tra aprile e maggio, ad essi seguono i piccoli frutti che si formano in autunno e persistono

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sulla pianta in inverno, assumendo un colore rosso. Richiede un terreno acido o sub acido, cresce al sole o in mezz’ombra e raggiunge un’altezza di circa 5 m.

Photinia villosa

pianta vedette


Photinia parvifolia

Photinia parvifolia Arbusto a foglia caduca originario della Cina orientale e Asia orientale. Raggiunge un’altezza massima di 3 m; per quanto riguarda il terreno richiede pH acido o neutro, e suoli freschi, non ama i terreni calcarei e, per quanto riguarda l’esposizione, preferisce la mezz’ombra e tollera l’ombra. La fioritura avviene in aprile-maggio e la fruttificazione avviene tra agosto e settembre, i frutti sono eduli.

[a fronte:] Photinia serratifolia

Photinia serratifolia è un alberello che può raggiungere anche i 12 metri di altezza Photinia serratifolia Si tratta di un piccolo albero o un arbusto che raggiunge un’altezza di 4-6 m ma può arrivare, in alcuni casi, anche a 12 m. E’ originario del Giappone, Cina, Indonesia, Filippine e Taiwan. Il fogliame è persistente e i germogli giovani hanno un colore inizialmente rosato-bronzeo per poi diventare verdi. I fiori sono bianchi, non hanno un odore gradevole e la fioritura avviene intorno al mese di aprile. A seguire si formano i piccoli frutti che assumono dapprima una colorazione verde poi rossa e infine porpora scuro e rimangono sulla pianta nel corso dell’inverno. Le foglie sono considerate tossiche per gli animali e per l’uomo. Cresce al sole o in mezz’ombra.

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pianta vedette

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Photinia serratifolia


Carlo Vannini

Nella campagna di Fontanellato un giardino disegnato a labirinto dove smarrirsi senza pericolo Testo di Eraldo Antonini Foto di Marco Campanini Mauro Davoli Massimo Listri Carlo Vannini

La biblioteca di Franco Maria Ricci, che ospita oggi parte della sua collezione d’arte e l’intera collezione bodoniana

Il labirinto visto dal Belvedere

Mauro Davoli

Franco Maria Ricci

Massimo Listri

Scorci interni del Labirinto

giardini da visitare

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Marco Campanini

Il Labirinto di

N

ella sua casa di campagna, in strada Masone, a Fontanellato di Parma, Franco Maria Ricci, il celebre editore, bibliofio e collezionista, ha realizzato una grande opera, frutto di una visionaria fascinazione, il labirinto, ispirato da Jorge Luis Borges. Posto su un’area di 7 ettari il labirinto si sviluppa per 3 chilometri di percorsi avvolti da circa 20.000 bambù appartenenti a 20 differenti specie, da quelle nane come Pleioblastus pomilius, che non supera i 30 centimetri a quelle giganti quali Phillostachis pubescens, che raggiunge i quindici metri di altezza. Un’ultima grande impresa la sua, un lascito, una memoria di se stesso al mondo.


Mauro Davoli

Labirinto a forma di stella, come una cittadella rinascimetale

La prima corte con il Belvedere
 Ingresso della corte centrale

Mauro Davoli

Mauro Davoli

Mauro Davoli

Mauro Davoli

Ingresso del complesso del Labirinto

Veduta della corte centrale dai portici del lato ovest Ingresso alla prima corte

L’ispirazione al labirinto, il più grande al mondo, pensato come un grande giardino, luogo non di smarrimento ma di piacere, la spiega lo stesso Franco Maria Ricci: “Sognai per la prima volta di costruire un Labirinto circa venti anni fa, nel periodo in cui, a più riprese, ebbi ospite, nella mia casa di campagna vicino a Parma, un amico, oltreché www.giardini.biz

collaboratore importantissimo della casa editrice che avevo fondato: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. Il Labirinto, si sa, era da sempre uno dei suoi temi preferiti; e le traiettorie che i suoi passi esitanti di cieco disegnavano intorno a me mi facevano pensare alle incertezze di chi si muove fra biforcazioni ed enigmi. Credo che guardandolo, e parlando con lui 25

degli strani percorsi degli uomini, si sia formato il primo embrione del progetto che oggi le presento. Com’è noto, quando fece costruire il suo Labirinto, che era una prigione, Minosse nutriva intenzioni cupe e crudeli; io immaginai un equivalente addolcito, che fosse anche un Giardino, dove la gente potesse passeggiare, smarrendosi di tanto in tanto, ma senza pericolo.” giardini da visitare


Inizialmente si parlava di un labirinto di rose ma poi la scelta delle piante per costruirne le siepi ricadde sul bambù in quanto, riporta Ricci, “si tratta di una pianta straordinaria” poco utilizzata in Italia. Il progetto del complesso di Fontanellato si deve allo stesso Franco Maria Ricci in collaborazione con gli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto. Il labirinto ricorda, in pianta, una cittadella rinascimentale, a forma di stella, citazione, forse, della vicina Sabbioneta e si completa con due ampi fabbricati, uno centrale al labirinto stesso e uno adiacente. Al centro del labirinto, infatti, sorge un’ampia piazza di duemila metri quadrati, delimitata da porticati e ampi saloni destinata a ospitare concerti, feste, esposizioni e saltuari mercatini di antiquariato e librari. Prospiciente la piazza, una cappella a forma piramidale ricorderà il labirinto giardini da visitare

Labirinto più grande del mondo con 3 chilometri di percorsi nascosti da 20.000 bambù

Mauro Davoli

Massimo Listri

Scorci interni del Labirinto

Una delle specie di bambù del labirinto, Hibanobambusa tranquillans “Shiroshima”

come simbolo di fede in cui si potranno celebrare matrimoni. L’altro edificio accoglierà un Museo destinato ad ospitare una collezione d’arte che oggi comprende oltre 400 opere (pitture, sculture e oggetti d’arte dal ’500 al ’900, tra cui opere di Bernini, Canova, Carracci, Ligabue, Savinio), una Biblioteca incentrata sulla collezione delle opere di Gian Battista Bodoni (la più importante al mondo), di Alberto Tallone e dello stesso Franco Maria Ricci e un Archivio che ospiterà la documentazione relativa 26

all’attività editoriale di Ricci, oltre a camere per gli ospiti, ristorante e book shop. La Fondazione Franco Maria Ricci, proprietaria del complesso di Masone, avvierà mostre temporanee, corsi e seminari legati alla botanica e anche una “Summer School” destinata a far conoscere ai partecipanti, tramite lezioni frontali e visite guidate le ricchezze artistiche e architettoniche di un ampio territorio che va da Parma a Mantova.

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Marco Campanini

Mauro Davoli

Interno del Labirinto 


Info

Una delle specie di bambù del labirinto: Phyllostachys bambusoides

Aperto ogni giorno dalle 10.30 alle 19.00. Chiuso il martedì. Biglietto Intero: € 18 Ha valore per un giorno e permette l’accesso all’intero complesso e alle collezioni d’arte e bibliofile. Biglietto Gruppi, per più di 15 persone: € 15 per persona Contatti Strada Masone 121 43012 Fontanellato, Parma Tel. 0521 827081 labirinto@francomariaricci.com 223x139_mezzagardenia_autunno2013_alzatopiede.pdf

Labirinto, non giardino dove perdersi, ma luogo d’incontro, momento di piacere nella campagna di Fontanellato 1

04/07/13

15.08


Il fiore dalla bellezza fugace dura solo un giorno

Hibiscus syriacus Cespuglio o alberello in giardino o in terrazzo fiorisce da giugno a settembre

P

ianta della famiglia malvacee, il genere Hibiscus il cui nome deriva dal greco “ibiskus”, utilizzato da Dioscoride, medico greco, per indicare una malva. Il genere comprende circa 250 specie e tra queste la più diffusa in Europa è Hibiscus syriacus che, a differenza di quanto pensasse Linneo, non è originaria della Siria ma dell’Oriente. In Europa fu introdotta nel XVI secolo e coltivata in serra perché ritenuta sensibile al freddo; fu solo sul finire del ‘600 che incominciò a essere coltivata in piena terra. Dimenticata negli ultimi anni, se ne comincia a rivalutare la bellezza e in particolare la sua capacità di fiorire per tutto il periodo estivo con grandi fiori multicolore bianchi, rosa, rossi, blue scempi, doppi o semidoppi, su la pianta in gran numero. Il fiore dura un solo giorno e per questo motivo nel periodo Vittoriano era stato dato a questa pianta il significato di bellezza fugace.

arbusti

Hibiscus syriacus è anche il fiore nazionale della Corea del sud, presente

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[nella pagina:] Hibiscus syriacus ‘Leopoldii’

di

Rita Paoli

sulla bandiera dal 1963 e dove significa immortalità.


Hibiscus syriacus ‘Duc de Brabant’

Hibiscus syriacus ‘Pinky Spot’

Hibiscus syriacus ‘Freedom’

Hibiscus syriacus ‘Lady Stanley’

Hibiscus syriacus ‘Hamabo’

Hibiscus syriacus ‘China Chiffon’

Caratteristiche

Potatura

Arbusto rustico, ama il sole ma resiste al freddo dell’inverno

La pianta ha foglie di colore verde scuro con margine trilobato e si spoglia nel periodo invernale. Si può trovare come cespuglio o piccolo albero, ha una folta ramificazione e può arrivare a un’altezza di circa 3 - 4 metri. Il fiore si trova all’ascella della foglia sui rami dell’anno, è leggermente profumato e si presenta come una grande Coltivazione campanula Questa pianta molto rustica si può piantare in tutcon una te le regioni d’Italia. Terreno. Il terreno migliore è senza dubbio quello corolla che di medio impasto fertile e fresco, ma la pianta si può avere adatta bene anche a terreni poveri e sassosi, o anvari colori ed che sabbiosi dimostrandosi alquanto ubiquitaria. essere doppia Esposizione. Queste piante fioriscono con abbono semidoppia. danza solo se godono un’esposizione assolata o La fioritura va molto luminosa, all’ombra spesso non fiorisce afda giugno a fatto. Temperature. Hibiscus syriacus resiste molto settembre. bene alle basse temperature e può quindi essere tranquillamente piantato in giardino o coltivato in

www.giardini.biz

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La potatura di questa pianta è molto semplice. Occorre tagliare i rami nel periodo che va da novembre a gennaio, a qualsiasi altezza dato che il cespuglio fiorisce sul getto dell’anno, quindi anche effettuando una potatura molto drastica non si compromette in nessun modo la fioritura. Se allevato ad alberello, deve essere potato lasciando 2 o 3 getti per ramo.

capienti vasi sul terrazzo. Annaffiature. Le annaffiature in giardino possono essere anche essere ridotte o addirittura assenti visto che in età adulta l’ibisco ha un apparato radicale esteso e profondo; comunque questi cespugli resistono anche a periodi siccitosi ma non sopportano assolutamente ristagni idrici. Concimazioni. La concimazione deve essere effettuate in primavera con concimi a lenta cessione e con un alto titolo di potassio cosi da favorire la formazione dei boccioli fiorali cosi come l’apporto di sostanza organica nel periodo autunnale agevola il sano sviluppo della pianta.

arbusti


Hibiscus syriacus ‘Woodbridge’

Hibiscus syriacus ‘Oiseau Blue’

Hibiscus syriacus ‘Duc de Brabant’_2

Hibiscus syriacus ‘French Point’

Hibiscus syriacus ‘Ardens’

Hibiscus syriacus ‘Totus Albus’

Moltiplicazione

Malattie

Questo cespuglio si può riprodurre facilmente sia per talea che per seme. La semina si effettua nel mese di marzo in un vassoio da germinazione mantenendo il terreno umido e una temperatura di circa 17 gradi, quando il seme avrà germinato e le giovani plantule saranno alte circa 10 cm si rinvaseranno in piccoli vasetti una ad una. Il taleaggio va invece effettuato nel mese di agosto, prelevando un pezzo di ramo semi-legnoso lungo circa 15 cm da piantare in un vasetto con terriccio apposito reperibile in commercio, collocare poi i vasetti a mezz’ombra per circa 3 mesi annaffiando di tanto in tanto. Dopo tale periodo la talea avrà radicato.

Non è facile che l’ibisco sia colpito dalle malattie, ma qui di seguito elenchiamo gli attacchi a cui potrebbe Scelta delle varietà essere soggetto. Scegliere un ibisco è solo una questione Cocciniglia cotonosa e cocciniglia di gusti data la gran varietà di colori: bruna: due tipi di insetti che si azzurro come ‘Ultramarine’ o bianco collocano sotto le foglie e lungo i doppio come ‘White Chiffon’, oppure rametti facendo deperire la pianta, un colore acceso come ‘Woodbridge’ si tratta con olio bianco e insetticida rosso magenta, ma sicuramente specifico facilmente reperibili nei ‘Freedom’ o ‘Duc de Brabant’, garden. Acari: quando vi è un attacco ‘Leopoldii’ oppure ‘French Point’ di questi ragnetti la foglia si presenta rimangono i miei preferiti, i loro fiori giallastra e pulverulenta, si tratta infatti somigliano un po’ a quelli delle con acaricidi specifici. Afidi: facili peonie regalando tanto colore da combattere sono insetti molto alle nostre calde estati. comuni e ubiquitari, succhiano la linfa della pianta indebolendola, in Francesca Moscatelli e Rita Paoli • POLLICI ROSA commercio esistono via Vergine dei Mei 2b, Casenuove di Masiano (Pt) attualmente Rita Paoli cell. 334 651 58 61 prodotti biologici Francesca Moscatelli ottimi per cell. 329 594 00 61 combattere questi www.pollicirosa.com ospiti indesiderati. info@pollicirosa.com Oidio o mal

Grandi fiori multicolore bianchi, rosa, rossi, blu per tutta la stagione arbusti

bianco: è una malattia fungina molto comune, si combatte con trattamenti a base di zolfo.

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Gillenia trifoliata

‘Pink Profusion’ Una pianta che si stabilisce fedele in giardino senza essere infestante, rendendoci felici della scelta Quando i leggeri fiori stellati di Gillenia trifoliata ‘Pink Profusion’, erbacea perenne a minima manutenzione, danzano lievi come innumerevoli farfalle sopra le insolite e architettoniche foglie, viene da domandarsi come mai sia così poco conosciuta e diffusa nei giardini. Anche dopo la fioritura i sepali porpora rimangono fino all’autunno,

erbacee perenni

aggiungendo fascino al fogliame che si tinge intensamente col freddo, di oroarancio e rosso. Gillenia trifoliata (sin. Porteranthus trifoliatus) ‘Pink Profusion’ è alta circa 90 cm ed ha un aspetto arbustivo pur essendo erbacea e ricacciando dal suolo ogni anno in primavera, con radici legnose (la cui corteccia con proprietà medicinali era ampiamente usata già dagli indigeni americani) e branche semi-legnose di colore rossastro-mogano. La pianta si allarga progressivamente in modo indefinito. Come suggerisce il nome ha inconsuete e attraenti foglie decidue trifogliate (trilobate); portate su corti steli e con margini dentati, sfumate di rame se ricevono qualche 32

Silvia Cagnani Andrea Martini

di e

ora di sole. I fiori, che fioriscono per 4 settimane in primavera, sono composti da cinque petali sottili, liberamente disposti e appaiono leggermente contorti e arricciati, sono di colore rosa che trascolora al bianco (i fiori della specie sono invece bianco puro); maturano in piccole capsule purpuree ornamentali. Gillenia trifoliata ‘Pink Profusion’ è poco conosciuta (come molte altre perenni purtroppo) ma questo certo non dipende dal suo aspetto leggiadro e delicato, né da difficoltà di coltivazione, perché anzi è di estrema facilità di cura.

Classificazione nei luoghi d’origine è chiamata “Bowman’s root”, cioè ‘radice dell’arciere’, perché ha rizomi dritti, come corde d’arco. genere e specie Gillenia cultivar ‘Pink Profusion’ famiglia Rosaceae. nome comune


Coltivazione Terreno. Leggermente sciolto e ricco, in caso di terreno argilloso, al momento della messa a dimora, occorre alleggerire il suolo nei primi 25 cm di profondità. Esposizione. Vuole la mezz’ombra con il sole del mattino, in ogni caso non il sole delle ore più calde. Irrigazioni. Ama l’umidità, soprattutto se riceve più sole, ma senza eccessi. È dotata di rizomi sotterranei e posta in un terreno un po’ sciolto dopo il periodo di attecchimento risulta abbastanza tollerante la siccità e si allarga rapidamente, senza però risultare invasiva. Propagazione. Si moltiplica molto facilmente per divisione dei cespi, in autunno. Semplicemente basta un colpo di vanga quando, al risveglio primaverile, le gemme spuntano dai rizomi orizzontali. Utilizzo in giardino Potature. Non necessita di interventi, Nativa del nord-est degli Stati Uniti e anzi, in inverno quando secca, le teste del Canada, alta fino al metro circa, re- dei semi rimangono attraenti ed è sistente oltre i -30° C, è adatta in tut- quindi meglio tagliarla a fine inverno ta Italia per zone di sottobosco o per il al risveglio vegetativo.

margine dell’ombra, deliziosa in bordi misti così come in massa per sfruttare l’effetto leggiadro delle eleganti foglie e degli eterei fiori. Piante possibili con medesime esigenze culturali da abbinare insieme per contrasto visivo sono le Hosta (con le loro foglie larghe) o per accordo armonico le piante di Epimedium, simili per leggiadria e finezza del fogliame.

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Un’erbacea perenne facile da coltivare e dall’aspetto leggiadro e delicato, che dona interesse al giardino per quattro stagioni


Chasmanthium latifolium In giardino America nord-orientale 70-90 cm altezza dell’infiorescenza 80-120 cm diametro 60-70 cm esposizione sole, mezz’ombra, ombra origine

altezza della pianta

Chasmanthium latifolium

Una graminacea elegante e versatile: all’ombra o al sole, in terreni aridi o argillosi è sempre a suo agio di

I

Maurizio Casale

l genere Chasmanthium, appartenente alla famiglia delle Graminaceae, include 5 specie perenni e macroterme native del nord America principalmente, sud-est degli Stati Uniti e nord del Messico. Nelle zone di origine crescono ai margini di zone boschive e sulle rive di corsi d’acqua. La specie Chasmanthium latifolium è cespitosa e si sviluppa in verticale per un’altezza di circa 120 cm compresa la fioritura che inizia a partire da luglio con delle attraenti piccole spighette piatte ricadenti e ciondolanti, inizialmente verde chiaro per poi diventare giallo verde e poi bronzate nel corso della stagione. Gli steli sono rigidi e le foglie nastriformi e ampie che ricordano il bambù erbe ornamentali

Questa sua versatilità unita al notevole valore ornamentale, ne fanno un’ottima proposta per vari utilizzi in spazi verdi. Come coprisuolo in aree di medie dimensioni, in aiuole magari abbinata a piccoli tappezzanti o in bordure con erbacee perenni. Anche nei contenitori e nelle fioriere rappresenta una scelta elegante e di un certo fascino. L’interesse ornamentale inizia da maggio e si protrae sino a ottobre quando la vegetazione inizia a seccare. Anche per gran parte dei mesi freddi le foglie secche di un bel colore brunito permangono sugli steli creando effetti particolari soprattutto sotto la neve.

Coltivazione

Cure

La coltivazione di Chasmanthium latifolium presenta due aspetti che la rendono particolarmente interessante. Il primo è la sua naturale adattabilità a qualsiasi condizioni di luce. Cresce ugualmente bene all’ombra più o meno intensa e in pieno sole, la differenza si noterà nel colore. Nel primo caso il fogliame assume una colorazione più scura con steli leggermente più morbidi, mentre una maggior luminosità procura steli più rigidi e di colore verde chiaro. In ambedue le situazioni la pianta è perfettamente a suo agio. Il secondo aspetto interessante di questa graminacea è la tolleranza alla siccità e allo scarso drenaggio tipico di suoli argillosi.

A fine marzo, quando i giovani germogli iniziano a vegetare alla base della pianta, si possono eliminare i vecchi steli tagliandoli poco sopra il terreno. E questa è praticamente l’unica nota di manutenzione di questa interessante graminacea.

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Farinelli

Con leggero fremito B. lobbii accompagna l’insetto sul suo polline. Molte sono le specie che le assomigliano

Bulbophyllum lobbii

Bulbophyllum

lobbii Testo di Giulio Farinelli, Foto di Giulio Farinelli e Stefano Pagnoni

T

ra l’infinità di orchidee esistenti al mondo i Bulbophyllum occupano un posto di sicuro rilievo, almeno botanicamente. È un genere diffuso su tre continenti Asia, Africa e Sudamerica che conta qualcosa come circa 1.800 specie descritte. Tra le varie specie ve ne sono di minuscole (come il B. moniliforme che ha pseudobulbi grossi come grani di pepe, privi di foglie e fiori di 1 mm) e di enormi (come il B. phalaenopsis che ha pseudobulbi grandi come arance e foorchidee

Pagnoni

Bulbophyllum claptonense

Un’orchidea asiatica amante del caldo glie carnose larghe anche 20 cm e lunghe fino ad un metro). Una delle specie più belle è indubbiamente il Bulbophyllum lobbii, originaria delle zone equatoriali del sud-est asiatico (penisola malese, Borneo, Sumatra, Java, Filippine). Il nome lo deve al suo scopritore, Thomas Lobb, botanico e raccoglitore che a metà Ottocento girò per il sudest asiatico in lungo e largo per spedire piante al vivaio inglese Veitch and Son. B. lobbii ha pesudobulbi ovoidali sormontati da una singola foglia, uniti da un rizoma strisciante e distanziati 2-3 cm l’uno dall’altro. Gli steli, che portano ciascuno un fiore singolo, nascono direttamente dal rizoma. I fiori, che durano una decina di giorni, sono piuttosto grandi e appariscenti, leggermente pro36

fumati. Una curiosità di questo fiore è che il labello (il petalo modificato caratteristico delle orchidee) ha una sorta di cerniera alla base e ondeggia al minimo movimento. In realtà questo è un meccanismo per “sbattere” e intrappolare il malcapitato insetto impollinatore direttamente sulla colonna dove si trovano polline e stigma per la fecondazione.

B. lobbii ha parecchie specie che gli assomigliano e che formano un complesso di specie che se non sono sorelle, sono almeno cugine, come B. siamense, B. deareii, B. claptonense, B. sumatranum, B. cameronense, B. polystictum che meriterebbero sicuramente una diffusione maggiore.


Coltivazione Bulbophyllum lobbii è pianta amante del caldo, preferisce temperature tra i 20 e i 30°C anche se in inverno tollera minime fino ai 15°C. Si coltiva in vaso (o ciotole per diametri oltre i 16 cm) con corteccia per orchidee di pezzatura media, ben drenata ma mantenuta piuttosto umida almeno in estate. Cresce piuttosto velocemente e di solito necessita essere trasferita in vasi più grandi ad anni alterni. Si moltiplica per divisione dei cespi, avendo cura di fare pezzi che abbiano almeno 3 o 4 vegetazioni mature.

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Bulbophyllum polystictum

Bulbophyllum deareii

Giulio Farinelli AZIENDA FLOROVIVAISTICA IL SUGHERETO via del Sughereto, 58036 Roccastrada (Gr) cell. 329 962 32 52 • fax 0564 57 71 71 giulio@orchidando.net • info@orchidandoshop.it www.orchidandoshop.it

Bulbophyllum cameronense

Bulbophyllum ‘Stars and Stripes’ (ibrido tra B. lobbii x B.bicolor)

Bulbophyllum sumatranum

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Rosa ‘Smooth Moonlight’ Echinacea purpurea ‘Summer Breeze’

Azienda Agricola Geotti e Lukas Via G. Marconi, 157 Aiello del Friuli (UD) Tel 0431-973417 info@susigarden.com www.susigarden.com 4-5-6 settembre ‘Murabilia’ - Lucca

12-13 settembre ‘Nel Giardino del Doge Manin’ Villa Manin di Passariano (UD)

26-27 settembre ‘Fiori e Colori’ – Piazzola sul Brenta (PD) Produzione: Rose antiche e moderne, hydrangee, arbusti e erbacee perenni, clematidi, rampicanti, pelargoni, annuali


[in questa pagina:] Clematis florida ‘Fond Memories’

Clematis

florida

Un gruppo, perla all’interno del genere, dal portamento elegante e i fiori che ricordano disegni tropicali di

Massimo Mazzoni

rampicanti

I

l nome di questo gruppo di clematidi potrebbe trarre in inganno riguardo all’origine, dato che di americano non ha niente e come la maggioranza delle compagne è di origini asiatica. La prima introduzione della Clematis florida sembra risalire al 1776 per mano di Carl Peter Thunberg in Svezia, senza suscitare all’epoca grande interesse e senza essere considerata per la coltivazione in giardino. Solo dopo qualche anno (1837 circa) la sua importanza venne riconosciuta grazie a Philipp von Siebold (direttore dell’Orto Botanico di Leida) che riuscì ad importare in Olanda dal Giappone uno dei primi ibridi: Clematis florida var. sieboldiana, e ben presto la pianta comparve nei giardini inglesi. La vera introduzione della specie spontanea risale alla seconda metà del diciottesimo secolo, dalla provincia di Hubei nell’ovest della Cina. 38

Clematis florida ‘Fond Memories’ Varietà introdotta nel 2004 in Inghilterra che sviluppa bellissimi fiori molto grandi, anche fino a 18 cm di diametro, di colore bianco che sfuma sulle punte in un bel rosa acceso. Le antere molto scure contrastano superbamente regalando un effetto cromatico di tutto rispetto. Molto fiorifera e resistente, può essere coltivata sia in piena terra sia in vaso. Potatura drastica a fine inverno.


[in questa pagina:] Clematis florida ‘Best Wishes’

e fungosi varie, quindi un buon substrato drenante è l’ottima scelta sia per la coltivazione in vaso sia per la piena terra.

In giardino Le clematidi appartenenti a questo gruppo hanno una crescita che non supera i 2,5 metri di altezza nella stessa stagione, dimensioni perfette anche per la coltivazione in vaso. Hanno internodi più lunghi rispetto alle altre, foglie alternate e fiori che si sviluppano all’ascella delle foglie, portati su peduncoli piuttosto lunghi che regalano un ulteriore www.giardini.biz

senso di leggerezza, tanto da oscillare delicatamente al minimo alito di vento. Come le altre clematidi, anche C. florida tende a perdere le foglie nella parte bassa dei fusti, per cui se la cosa non piace si dovrà intervenire posizionando alla base della pianta altre essenze per coprire la zona. Temono il ristagno idrico che può favorire l’insorgenza di marciumi 39

‘Best Wishes’ sfumature di colore che si perdono al troppo sole Clematis florida ‘Best Wishes’ Introdotta nel 2009 in Inghilterra, produce fiori di colore bianco, spennellati centralmente di un lavanda pastello. Una posizione meno soleggiata incoraggia il mantenimento di queste sfumature. Si coltiva con successo anche in vaso. Potatura drastica a fine inverno.

rampicanti


Potature Producono fiori sulla nuova vegetazione pertanto si dovrà effettuare una potatura cosiddetta “drastica” a fine inverno, tagliando i fusti ad un’altezza indicativa compresa tra 30 e 50 cm dalla base. In breve tempo s’innalzeranno nuovi getti che quasi a vista d’occhio cresceranno e raggiungeranno la loro classica altezza fino alla comparsa dei primi boccioli (solitamente dalla fine di aprile fino a giugno).

In inverno Generalmente viene consigliato il riparo invernale perché sembra che la temperatura minima entro la quale le C florida possano sopravvivere è -5°C. Di solito anche i cartellini che le accompagnano indicano questo valore. La tolleranza dimostrata negli anni in pieno campo invece è ben diversa. Uno degli ultimi inverni ha toccato i -10°C per qualche giorno e sia le piante in vaso sia quelle in piena terra hanno dimostrato una resistenza più alta dei valori solitamente indicati. In ogni rampicanti

caso per una maggiore tranquillità conviene ricoverare il vaso a ridosso di un muro, oppure pacciamare la superficie del terreno.

Clematis florida ‘Utopia’

[nella pagina:] Clematis florida ‘Utopia’

‘Utopia’ varietà più compatta di origine giapponese

Varietà di origini giapponesi, ‘Utopia’ ama posizioni non troppo battute dal sole in quanto i fiori sfumati di un colore rosa tenue tendono a sbiadirsi Massimo Mazzoni velocemente. Le AZIENDA AGRICOLA dimensioni dei fiori LE CLEMATIDI si aggirano intorno ai via Tiro a Segno 42 10-12 cm e rispetto Pescia (Pt) alle altre florida rimane tel. 0572 42 87 86 leggermente più info@vivaiodelleclematidi.it compatta nella crescita. www.vivaiodelleclematdi.it Potatura drastica a fine inverno.

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Terricci e concimi Cifo Granverde Top N è un concime organico microgranulare a base di gelatina idrolizzata che favorisce l’assorbimento degli elementi nutritivi e promuove la crescita dell’apparato radicale durante le prime fasi di sviluppo delle piante. Gran parte dell’azoto organico presente viene reso disponibile nelle prime due settimane dalla distribuzione, mentre la frazione residua viene rilasciata progressivamente e gradualmente nei 3-4 mesi successivi. È particolarmente indicato per l’applicazione localizzata in orticoltura nelle fasi di semina/trapianto.

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Cifo Orchideen Torfy è il terriccio biologico specifico per la coltivazione delle principali orchidee, anche per le specie più delicate. E’ un insieme di torba bionda fine e componenti di origine vegetale ed è caratterizzato da un pH specifico ed un elevato grado di porosità e drenaggio, ottimale per la coltivazione di queste piante che necessitano di una perfetta areazione delle radici, fondamentale per evitare dannosi ristagni idrici.

Bayer Garden Bayfolan Natria concime organico minerale ammesso in agricoltura biologica. La componente organica è Agrogel, prodotto ad alto titolo in N e C organico; quella minerale deriva da sali e dolomiti, non da farine animali. Bayfolan Natria nutre a lungo senza sprechi perché rilascia i nutrienti in modo naturale, mediata dai microrganismi del terreno. Una concimazione autunnale e/o una in pre-trapianto migliora le caratteristiche del suolo e nutre adeguatamente.

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di

Bayer Garden Bayfolan Universale NF concime granulare a rapida azione, a base di macroelementi e microelementi. Si usa per la concimazione di base alla semina e al trapianto o anche durante la fase vegetativa. È concime a basso tenore di cloro.

Sepran Cornunghia Naturale concime organico biologico a lenta cessione, consentito in agricoltura biologica. È un concime naturale ottenuto dalla macinazione di corna e unghie animali; è uno dei concimi organici a più alto titolo di azoto. La sua peculiarità è quella di cedere l’azoto lentamente. Migliora le caratteristiche fisiche del terreno e ha il potere di incrementare la microflora e la microfauna riformando l’humus.

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Evitiamo

l’eziolamento Piante per ambienti poco luminosi di

Maria Grazia Bellardi

Pianta di yucca con i sintomi tipici dell’eziolamento.

I

La scelta l vano scale può definirsi una zona a “luce media”. Con questo Tornando al vano scale (non solo buio, termine si intende che l’intensità ma generalmente anche freddo) in cui è dell’8-10% dell’irradiazione so- desideriamo inserire delle piante, ecco lare ed è quindi tipica di ambienti con qualche suggerimento per evitare l’efinestre non esposte a mezzogiorno o in ziolamento. zone d’ombra. Occorre perciò sceglie- Campioni di adattamento sono: arare le piante giuste, ricordando la rego- lia, Cissus, cordiline, potos, spatifillo, la fondamentale che è sempre meglio Schefflera, Sansevieria e quasi tutte le partire dal “luogo”, considerandone at- dracene e le felci; poi ancora Philodententamente le principali caratteristiche dron scadens, Asparagus falcatus, Ficus (dimensioni, luminosità, esposizione, pumila, Aglaonema e la non bellissima ecc.) e poi inserirvi la pianta, piuttosto ma generosa Aspidistra; quest’ultima, che il contrario. Se la luce, infatti, non detta “pianta di ferro”, sopravvive nei è sufficiente a soddisfare le sue norma- luoghi ove altre piante da appartamenli esigenze si verificherà quel fenomeno to stentano, sopportando bene anche una temperatura di 7°C, correnti d’aria, noto come eziolamento. Nell’eziolamento le foglie assumono polvere e clima secco. Ma la scelta non una colorazione giallognola o bianca si esaurisce a queste piante notoriamenper perdita progressiva di clorofilla o te tolleranti la scarsità di luce. degli altri pigmenti; inoltre, si Dal punto di vista patologico, con il termine assiste all’allungamento di pic“eziolamento” si indicano le modificazioni cioli, lamine fogliari ed internodel colore verde negli organi dotati di di. Fortunatamente, questo fepigmento clorofilliano (quindi le foglie) nomeno è reversibile (lo è, ma dovute a deficienza di luce. Se il medesimo non sempre, anche la clorosi): fenomeno avviene invece alla presenza ciò significa che, al ripristinarsi di luce (per cause parassitarie, malattie delle condizioni normali di luinfettive, carenza di elementi nutritivi, ecc.) si parla di clorosi. minosità, la foglia rinverdisce. cura della pianta

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Ecco come realizzare un’esuberante fioriera in un vano scale 1. La pianta “emergente” è un Ficus lyrata le cui foglie ricordano, nella forma, il violino (se la temperatura è sui 10°C, si può optare per un F. pumila); 2. accanto al Ficus sistemiamo degli esemplari di Dieffenbachia picta, meglio se nella varietà ‘Rudolph Roehrs’ dalle foglie giallo-verde pallido, o in quella ‘Exotica’, dalle foglie anch’esse soffuse di giallo pallido in contrasto con il margine verde intenso; 3. il croton (Codiaeum variegatum) è apprezzato per il fogliame variegato, ma anche in zone poco luminose rimane una bella pianta dalle foglie lucide, anche se di colore più uniforme; 4 e 5. come ricadenti si può ricorrere ai già citati Cissus (facili da coltivare, sopportano bene anche gli ambienti fumosi), all’edera (Hedera helix) ed anche ad alcune varietà di Pothos (come detto per il croton, verrà meno il tipico contrasto cromatico), e poi alle varie Pilea (P. cadierei, P. muscosa), vere amanti delle zone ombrose.

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Iris in Cappadocia

I fiori di Fiorella

Di Fiorella Degl’Innocenti

Nel mio viaggio in Turchia ho visto Iris ovunque: nei cimiteri, tra le mura, nei luoghi più aridi e siccitosi

N

Iris su una tomba in un cimitero turco

el 2014 ho passato le mie vacanze in Turchia. Praticamente, è stato un tour-de-force, anche se lo rifarei volentieri perché la Turchia è un paese bellissimo! Con i miei compagni di viaggio, partendo da Bodrum in una settimana abbiamo macinando chilometri e chilometri al suo interno, passando da Pamukkale, Konia, attraversando la Cappadocia, visitando Ankara e infine arrivando a Istanbul. In ogni città o paese in cui ci siamo fermati ho trovato delle piante di iris. Forse Iris pallida o Iris trojana, le iris sono immancabili nei cimiteri turchi, piantate sulle tombe a simboleggiare, da chiaro influsso greco e come insegna la mitologia, l’aiuto che la dea Iris dava alle anime per accompagnarle nel regno dei morti. Ho visto Iris nei più diversi luoghi, adesso turistici: accanto alle mura dei conventi cristiani scavati nella roccia in Cappadocia e in qualche angolo della bella Pamukkale, una volta Hierapolis. Fiorella Degl’Innocenti Vivaio Guido Degl’Innocenti via Colle Ramole 7 località Bottai 50023 Tavarnuzze (Fi) tel. 055 2374547 www.vivaiodeglinnocenti.com

Iris trojana Iris pallida

L’acqua è preziosa, dunque scegliamo piante di iris!!! Tutto ciò per ribadire ancora una volta che, nonostante i secoli trascorsi nell’indifferenza di tutti, le piante di Iris riescono a sopravvivere e a riprodursi nel modo più moderno che ci sia e cioè con pochissima acqua. L’iris è una pianta meravigliosa resistente alla siccità che regala fiori incredibili. L’arch. Paolo Pejrone in un giardino da lui progettato e realizzato dal nostro vivaio, ha proposto di piantare Iris pallida in grandi aiuole rotondeggianti ai lati di un camminamento in salita, insieme a Teucrium fruticans, scegliendo queste piante proprio per le loro basse esigenze idriche.


Aiuola dai colori

spettacolari

Testo di Maurizio Zarpellon Disegni di Daniela Baldoni

Bulbose primaverili dai colori forti, intensi, saturi, spesso ben definiti… utilizzate come fossero pastelli da distribuire a piene mani, per ottenere effetti fantastici con le tonalità che più piacciono

L

e bulbose primaverili oltre ad avere bellissimi colori hanno anche il vantaggio di un periodo di fioritura molto preciso e le loro aiuole consentono di saper in anticipo l’inizio e la fine del loro momento di massimo splendore. In questo progetto ho scelto bulbose che saranno in fiore da febbraio a giugno, l’aiuola invece è da impiantare in questo autunno.

Scilla 5

Predisponiamo uno spazio di almeno 5 x 3 metri, sufficiente per ottenere un evidente effetto ornamentale che susciterà la curiosità dei passanti i quali non potranno fare a meno di soffermarsi ad ammirare il giardino. L’esposizione dovrà essere in pieno sole o almeno, perché la fioritura sia uniforme, l’aiuola dovrà godere di 5 o 6 ore al giorno di sole diretto.

Prima di qualsiasi altra lavorazione è importante eliminare il cotico erboso, utilizzando metodi chimici, o metodi biologici, anche se ovviamente questi richiedono più tempo a disposizione e sono comunque meno efficaci.

Narcisi

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progettazione

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Asportazione del cotico erboso

Tolta l’erba, si provvede 1 Crocus 15% • Metodo bio: si ricopre il terreno con dell’agritela a vangare la superficie ad almeno 25-30 scura che deve restate per almeno 40-60 giorni, 2 Muscari 30% cm di profondità. Volendo, se il terreno una copertura che dovrebbe essere già stata stesa e è molto argilloso, si può inglobare della bloccata sull’aiuola almeno dal mese di luglio. In Chionodoxa 3 sabbia e, in ogni caso, letame ben maquesto modo le infestanti, stimolate a germinare e 15% crescere dal calore e dall’umidità, muoiono quasi turo o pellettato (disidratato). Infine si tutte per mancanza di luce. Restano però i rizomi e zappa e si livella con un rastrello. 4 Narcisi 20% le radici di molte specie. A questo punto non rimane che deli• Metodo chimico: è più efficace e prevede l’utilizzo 5 mitare gli spazi dove piantare le singole Scilla 10% del Glyphosate, ma è indispensabile proteggersi varietà di bulbi. con mascherina, stivali e guanti per non avere 6 Tulipani 10% contatti incauti con il principio attivo. Si utilizza Ecco una buona scelta di bulbose che la dose raccomandata diluita in acqua e s’irrora sulle malerbe con un’apposita coprono l’intero periodo primapompa, evitando i giorni di pioggia. Un progetto che la verile, mi limito però a suggerire Dopo circa dieci giorni le infestanti un elenco di generi perché la scelprossima primavera sono completamente secche ta dei colori, e quindi delle variee pronte per essere estirpate stupirà i vicini per tanto tà, è soggettiva e da decidere in definitivamente, le piante colore base alle preferenze. La profondidovrebbero essere a questo tà d’impianto dei bulbi appartepunto morte fino nella radice. nenti a questi generi varia dai 3-4 cm per i piccoli bulbi dei Crocus ai 10Maurizio Zarpellon VIVAIO ALPINIA Chionodoxa 12 cm di tulipani e narcisi. via Gambarello 9 Non si dimentichi di 12013 Chiusa di Pesio (Cn) irrigare abbondante3 tel. 333 743 79 85 mente e controllare info@vivaioalpinia.it periodicamente la siwww.vivaioalpinia.it www.piantevivai.com

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tuazione delle malerbe fino alla primavera successiva.

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progettazione


Cynoglussum magellense colpisce per il suo aspetto insolito caratterizzato da un’elevata tomentosità diffusa su tutte le foglie

Cynoglossum

magellense

Lingua di cane della Majella di

Alessandro Mesini

I

l genere Cynoglossum, appartenente alla famiglia delle Borraginaceae, conta oltre 50 specie di piante annuali, biennali o perenni, provenienti da diverse parti del mondo, ma tutte tipiche di ambienti montani o difficili che conferiscono alle piante elevata rusticità. piante spontanee

Il Cynoglossum magellense, come potrebbe suggerire il nome, non ha nulla a che vedere con il navigatore Magellano, ma con l’area geografica d’origine: il massiccio della Majella. Un luogo, questo, che nonostante le dimensioni non certo trascurabili, può essere ancora considerato un angolo appartato del nostro pa48

ese, lontano dai flussi turistici e dalla cementificazione. Il Parco Nazionale della Majella gravita intorno al massiccio calcareo omonimo, al Morrone, al Porrara e ai Monti Pizzi, in tutto trenta cime oltre i 2.000 metri di quota, e racchiude habitat diversissimi fra loro: quello montano d’alta quota, quello umido nelle gole percorse da corsi d’acqua alimentati da nevai e sorgenti, quello seccagno sulle pendici delle valli che con l’avanzare della buona stagione tendono ad asciugare ed inaridirsi, quello mediterraneo perché seppur la lontananza dalle coste è un dato di fatto parte della flora tipica ha trovato riparo nei versanti caldi e ben esposti. A rendere unico il Parco della Majella è la grande biodiversità che può vantare 2.118 specie vegetali, poco meno di un terzo dell’intero patrimonio nazionale, e fra queste non mancano preziosi endemismi che si trovano solo qui o nel territorio dell’Abruzzo. Raggiungendo i prati e i pascoli declivi in quota potremo ammirare il fiore insolito di Cynoglossum magellense, presente solo nell’Italia centro meridionale, ad eccezione della Toscana, Puglia, Molise ed isole, capace di catturare l’attenzione e spiccare sulle altre fioriture, la pianta non forma mai colonie troppo numerose. Troviamo Cynoglossum magellense nei pascoli aridi, a partire dai 1200 metri di quota per spingersi fino a 2600. La fioritura è concentrata, secondo l’altezza, fra giugno e luglio, ma la pianta, per il bel fogliame, resta evidente tutto l’anno.

Pianta rustica tra le più appariscenti dei pascoli aridi


Il contrasto fra l’intenso colore delle corolle imbutiformi erette e il grigio argento delle foglie mette ancor più in risalto la particolare struttura delle ricche cime corimbose.

Cynoglossum magellense, pur essendo priva di una fioritura appariscente, è fra le piante più seducenti che si possano incontrare in montagna. Il suo aspetto morbido, vellutato, quasi fosse stato intagliato in un feltro, che ricorda quello delle stelle alpine, si unisce a forme decise, quasi aggressive. Il nome popolare, lingua di cane della Majella, è dovuto alla forma delle foglie che richiamerebbe quella del migliore amico dell’uomo, ma tale somiglianza non è così evidente a chi non abbia esperienza diretta di studi anatomici. È specie perenne, suffruticosa e non come potrebbe sembrare erbacea e annuale. Quelli che apprezziamo sono la parte che si eleva da fusti legnosi ad andamento strisciante. I rami fioriferi, densamente fogliati, si elevano eretti a un’altezza condizionata dalle condizioni trofiche e ambientali dove la pianta cresce. Bassa e raccolta nelle zone più in quota spazzate dal vento, più alta, da 20 a 40 cm, dove è più riparata. Le foglie, ricoperte da una folta lanugine, di colore grigio glauco, sono di due tipi. Quelle basali sono oblanceolate-lineari, quelle caulinari sono sessili lineari-lesiniformi. Fra i tentacoli grigio argento della cima corimbosa si apriranno corolle di un rosa così intenso da essere quasi rosse. La corolla è tubuliforme, rosa, rossa, rosso cupa, anche in gradazione. www.giardini.biz

È forse la pianta che più di più di ogni altra richiama nella forma e nel colore la stella alpina con la quale condivide gli ambienti dell’alta montagna.

In giardino

Pianta dall’aspetto vellutato che contrasta con la sua forma aggressiva

Per coltivare nel proprio giardino la strana bellezza del Cynoglossum magellense, due sono le strade. Raccogliere i semi in natura dalle infiorescenze in estate, e conservarli in una busta di carta in luogo fresco e asciutto. In inverno esporli poi al freddo per un paio di mesi per attivarli, e solo dopo, a marzo, seminarli. Utilizzare un terriccio per semina coprendo i semi con solo mezzo centimetro. Il cassone freddo è l’ideale. Le piantine devono essere allevate fino all’autunno quando potranno essere trapiantate. I Cynoglossum, più spesso coltivati, sono In alternativa si preleva una C. amabile e C. nervosum, originari della pianta giovane a fine estate e si Cina e dell’Hymalaya, sono piante rustiche trapianta in posizione soleggiata e adattabili, utilizzate per aiuole e bordure, o in ombra parziale, in un terassai diverse dal C. magellense. Il primo reno ben drenato e abbastanza ha foglie tomentose con fiori imbutiformi ricco ottenuto mescolando tere penduli color turchese, il secondo ha fiori riccio per pianta da fiore e sabazzurri simili a quelli del non ti bia in parti uguali. scordar di me.

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piante spontanee


Come aumentare la fertilità del suolo e incrementare l’humus

I sovesci

biodinamici di

D

Paolo Pistis

urante l’autunno l’intera natura appassisce per riportare verso la terra foglie e altri materiali che si trasformano in fonte di nutrimento per il suolo. In questo periodo la terra è nella sua massima attività microbiologica, si comporta come un grandissimo organo digestivo ed è questo il momento più importante per organizzarsi con un sovescio biodinamico plurispecie. Il sovescio consiste nel seminare determinate essenze e a un certo stadio del loro sviluppo triturarle e interrarle nel terreno come se si stesse facendo un compostaggio in loco. Quest’operazione è indicata per i nuovi impianti di giardini, in particolare risulta molto utile nelle aiuole dell’orto che in questa stagione sono libere e che andranno coltivate a primavera. Vi sono tante tipologie di essenze che possono essere impiegate e mescolate fra loro. Qui diamo due versioni che possono essere preparate con molta facilità da chiunque nel giardino familiare. agricoltura biodinamica

Prima miscela da seminare quando ancora c’è un clima autunnale caldo (fine settembre – inizio ottobre)

Dosi per 100 mq: fagiolo borlotto 2 kg fagiolino 2 kg lenticchia 1 kg cima di rapa sessantina 0,1 kg (100 g) orzo 1 kg

Seconda miscela da seminare ai primi freddi Dosi per 100 mq: pisello 2 kg fave 1 kg cima di rapa sessantina 0,1 kg (100 g) rucola 0,05 kg (50 gr) orzo 1 kg

Le sementi biologiche possono essere acquistate nei supermercati, le stesse destinate al consumo umano purché siano integre e non spezzate, sono più economiche e nel caso non si utilizzino tutte si possono mangiare. Si prepari il letto di semina senza erbe infestanti e si seminino per primi i semi più grandi a spaglio avendo cura di interrarli di 1-2 cm. Poi i semi più piccoli, sempre a spaglio, rastrellandoli e interrandoli per ½ cm. Se non dovesse piovere nei giorni successivi, irrigare abbondantemente. Sarà molto utile prima della semina distribuire al suolo a gocce grosse e di sera il preparato biodinamico corno letame compostato o 500k*, alla dose di 50 g per 10 litri di acqua tiepida, dinamizzato per 1 ora. Le essenze del sovescio devono nascere e creare immediatamente copertura del suolo per impedire la crescita delle erbe infestanti. La prima miscela avrà uno sviluppo molto rapido e quando sarà alta 40-50 cm potrà essere triturata con un rasaerba o con un decespugliatore e vangata successivamente anche nel tardo autunno per rendere il terreno pronto alla coltivazione già a fine febbraio. La seconda miscela andrà invece triturata verso i primi quindici giorni di aprile e interrata dopo un giorno o due.

Il sovescio consiste nel seminare determinate essenze per poi triturarle e interrarle nel terreno 50


Dopo ogni interramento sarà importante distribuire al suolo il preparato biodinamico Fladen colloidale* che oltre ad avere la capacità di favorire una flora microbiologica probiotica stimola la riproduzione dei lombrichi. Il Fladen colloidale si acquista in centri specializzati, deve poi essere diluito in acqua tiepida e dinamizzato per 20 minuti alla dose di 50 g per 10 l d’acqua, infine distribuito alla sera tardi come una piccola pioggerellina al suolo. Sono sufficienti 10 litri per una superficie di 1000 mq.

La tecnica del sovescio se ben eseguita è una vera e propria concimazione verde dove avremo un miglioramento non solo in termini nutritivi e di sali minerali ma anche un miglioramento della struttura del suolo dovuto all’aumento dei microrganismi probiotici. In particolare noteremo una maggiore porosità e sofficità della terra. Sarà quindi importante non calpestare eccessivamente il suolo specialmente se è umido. Potrà

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CORSI di Paolo Pistis (tecnico agricolo, esperto in agricoltura biodinamica) e Elena Zaramella (agricoltura biodinamica urbana) www.paolopistis.it essere necessario aspettare anche 1 o 2 giorni dopo la trinciatura prima di seminterrare, per dare la possibilità alla massa organica di appassire leggermente e la possibilità al suolo di asciugarsi. È importante quindi la tempestività delle operazioni colturali, che, se non rispettata, potrebbe compromettere il lavoro. Questa tecnica può sostituire se ripetuta ogni anno le concimazioni organiche e anche quelle minerali. * I preparati biodinamici si possono trovare presso Fondazione Le Madri www.fondazionelemadri.it tel. 0522 666246

A Comano Terme (TN) presso Villa Campo, corsi a numero chiuso, info e iscrizioni: Cristina tel. 0465 700072, info@villadicampo.it: il 28, 29 e 30 agosto “Orto sinergico biodinamico”; il 2 e 3 settembre “Benessere attraverso i colori viventi della natura” (iscrizioni entro il 20 agosto); il 25, 26 e 27 settembre “Il compostaggio biodinamico e l’allevamento del lombrico (iscrizioni entro il 20 settembre) A Campodarsego (PD), via Antoniana 66, il 6 e 12 settembre “Corso di agricoltura biodinamica”, info e iscrizioni: Tiziana tel. 339 4693666 A Battaglia Terme (PD) presso Associazione La Biolca il 17 e 18 ottobre “Corso di agricoltura biodinamica”, info e iscrizioni: tel. 049 9101155, info@labiolca.it

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Una tecnica sostenibile ed economica applicabile da tutti

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agricoltura biodinamica


Orti e fiori in

Alta Badia

Vista della valle verso il massiccio del Sella e la Val Mezdì Fiori ai piedi del Sassongher, la montagna che domina Corvara e Colfosco, paradiso di escursionisti e sciatori.

di

Enzo Valenti

In questa valle, nel cuore delle Dolomiti, ci sono orti meravigliosi, frutto di una tradizione secolare, Il garni Pcei, vincitore per diversi anni del premio immersi fra praterie fiorite e vette per la migliore casa fiorita di Colfosco, tra le più belle del mondo, oggi fotografato a metà settembre. Patrimonio Unesco

A

lta Badia, un luogo davvero speciale. Qui, tra le vette dolomitiche e le pareti più celebri, amate da alpinisti di tutto il mondo, la secolare cultura ladina e gli usi e costumi tradizionali dell’Alto Adige si sposano con una mentalità divenuta cosmopolita grazie ambiente

al turismo invernale ed estivo: il particolare fascino dell’Alta Badia si fonde nell’armonia dei contrasti e nel piacere di vedere una nicchia culturale protetta con passione dagli abitanti di questa valle, che parlano ladino in famiglia e che indossano con giusto orgoglio i loro splendidi abiti tipici. 52


Spettacolare fioritura di Delphinium, altissimi e dal colore viola intenso, ai bordi di un orto a Colfosco, con il tipico steccato in legno.

Uno degli orti dell’Alta Badia a fine settembre, ancora ricchissimo di ortaggi ordinatamente disposti in modo da raggiungere senza fatica anche il centro delle parcelle.

A settembre gli orti sono ancora in piena produzione Orti spettacolari lungo la strada che da Corvara sale verso il Passo Gardena. I cespi di lattuga a foglia verde o rossa sono abilmente disposti a scacchiera.

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ambiente


La grande biodiversità presente in Alta Badia è chiaramente percepibile osservando la natura spontanea.

Angoli incantevoli dove le fioriture spontanee della prateria dolomitica si stendono ai piedi di larici e abeti

Il territorio dell’Alta Badia è a dir poco meraviglioso. Le 5 località principali (Corvara, Colfosco, La Villa, San Cassiano, Badia, La Val) e le piccole frazioni o nuclei abitati anche in alta quota sono abbracciate dal massiccio del Sella, dal Parco Naturale PuezOdle, dal poderoso Sassongher e dalle vette del Santa Croce, santuario alpinistico dove Reinhold Messner aprì con il fratello una celeberrima via in parete. E in ognuna di queste località così come nei masi isolati, circondati da pascoli fioriti e da boschi di pino mugo, intorno alle belle case dell’Alta Badia, che rispettano le architetture tradizionali, non mancano mai gli orti. Sono il retaggio di una cultura di attenzione alle risorse locali e oggi sono valorizzati dalle iniziative che pongono in primo piano l’alta cucina locale, basata su ottime verdure e buone erbe oltre che su carni e formaggi di gran pregio. ambiente

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Intorno alle belle case della Val Badia non manca mai un orto Un paradiso botanico a portata di mano Naturalmente non sono solamente gli orti a essere protagonisti dell’estate in Alta Badia. Da maggio a ottobre, le praterie alpine si popolano di gioielli botanici accuratamente protetti e tutelati: stelle alpine, genziane di vario tipo, gigli selvatici, papaveri alpini, orchidee selvatiche, aconito, pulsatilla, soldanella, sassifraga, potentilla, arnica... Un elenco che potrebbe diventare lungo e al quale aggiungere le specie arbustive, come il rododendro alpino, e arboree: nei boschi gli abeti e i larici proteggono un sottobosco ricco e delicato. E quando i larici colorano il paesaggio sotto le Dolomiti con tonalità che dal giallo oro passano all’arancione e marrone, è il segnale che la prima neve è in arrivo in quota; l’autunno è arrivato in Alta Badia, con il colchico, simile al croco, che popola i prati prima del riposo invernale. Settembre e ottobre sono mesi molto belli: le giornate sono spesso soleggiate e fresche, il che riduce il rischio dei temporali estivi favoriti dal caldo che www.giardini.biz

L’orto di Paolo e Alma Kostner, curato con amore.

sale dalle valli. Mesi in cui le fioriture rimangono ancora molto belle, con il brillante colore viola dei settembrini, visitati alle api, e con i tipici balconi Le zucchine e le in legno zucche vengono stracarichi di fiori. trapiantate a giugno In questi anni, per la raccolta entro i gerani hanno agosto, negli orti spesso lasciato il particolarmente esposti al sole e posto alle surfinie, orientati a sud. che verso fine stagione scendono a cascata, generosissime: solo le prime notti fredde metteranno fine a tanta bellezza, in attesa che la neve ricopra i paesi e i rifugi, imbiancando le piste di questo paradiso degli sciatori e trasformando il bosco in un luogo magico in cui scoprire le impronte di lepri e caprioli nel manto bianco. 55

ambiente


Hotel La Perla: un orto meraviglioso e un omaggio al Dalai Lama

ambiente

Il ristorante-albergo Hotel La Perla (www.hotel-laperla.it) è anche sede della Fondazione Costa, che si occupa della tutela del messaggio e della cultura del Dalai Lama e del suo popolo nonché di altre attività di solidarietà e di aiuto. In questo albergo incantevole le piante hanno un ruolo speciale: l’orticello delizioso e curatissimo, e la bella e ricca collezione di erbe aromatiche accuratamente etichettate con i loro nomi comuni e botanici, sono offerti alla vista di chi passa lungo la stradina o sui sentieri ai piedi del Col Alto, uno dei punti panoramici ed escursionistici che si raggiungono con la comoda seggiovia. All’ingresso dell’albergo, un’iscrizione sul muro riporta le parole del Dalai Lama: “Questa è la mia semplice religione: non c’è bisogno di templi, né di filosofie complicate. La nostra mente, il nostro cuore è il nostro tempio; la filosofia è la gentilezza”.

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L’orto e la collezione di aromatiche dell’Hotel La Perla, ben visibili anche a chi passa lungo la strada e non solo agli ospiti del ristorante stellato La Stua de Michil, un’eccellenza sotto ogni aspetto. A loro è riservato il piacere di assaggiare questi ortaggi e queste buone erbe grazie alla cucina dello chef Nicola Laera, mamma ladina e papà pugliese.

Orti: non solo utili ma anche belli La produzione di ortaggi è breve in Alta Badia: fino a maggio e da ottobre in poi, la neve e le temperature glaciali impongono il riposo all’orticoltore. Ma da giugno a settembre è un tripudio di ortaggi, favoriti dall’elevata illuminazione solare, dall’aria purissima e dall’escursione termica diurna/notturna. In queste condizioni climatiche i parassiti e le malattie non costituiscono un serio problema e le verdure crescono con vigore. Lattughe di ogni tipo, cavoli dalle enormi foglie, piselli e fagioli, bietole e zucchine, erbe aromatiche profumatissime: il tutto, sempre organizzato con una cura estetica non comune, un’attenzione al bello che esprime il rispetto e la passione per i regali offerti dalla lunga e preziosa estate dolomitica, www.giardini.biz

che fino a settembre scalda la terra e favorisce raccolti generosi. Gli orti dell’Alta Badia sono un vero piacere per l’escursionista, perché sono sempre ben visibili, mai chiusi o recintati in modo da renderli “privati”: sono un piacere condiviso che regala la bellezza degli ortaggi da gustare poi nei numerosi ristoranti di alta qualità e nei ristori in malghe e rifugi in quota, dove non di rado si incontrano chef di tutto rispetto. Un dettaglio importante, strettamente legato alla cultura locale, è la presenza di fiori negli orti, tra i filari delle verdure o ai bordi; Delphinium, settembrini, girasoli, Cosmea, calendula e molte altre fioriture accompagnano la vita delle verdure attirando le api impollinatrici e lo 57

Gli orti della Val Badia organizzati con un’attenzione al bello non comune sono aperti alla vista dei passanti sguardo ammirato di chi ha la fortuna e la voglia di camminare “a caccia di orti”. L’orto rimane ancora un elemento base delle tradizioni contadine, e oggi, nella moderna realtà di una delle valli alpine più amate e frequentate d’estate come d’inverno, resta un elemento culturale ancora molto forte, una tessera importante dell’identità locale. E oggi le nuove generazioni affrontano la cura dell’orto anche in un ottica di sostegno alla causa ambientale e al turismo sostenibile, incentivando l’attenzione per il patrimonio naturalistico di questa valle straordinaria. ambiente


Uno dei percorsi botanici più affascinanti è lungo la valle che scende dal passo Gardena a Colfosco, di fronte al gruppo del Sella e alla ripida Val Mezdì.

In vetta con gusto, tra orti e grandi chef: l’iniziativa gastronomica della Val Badia Otto chef stellati e altrettante baite dell’Alta Badia, nei paesaggi più spettacolari delle Dolomiti: è l’idea GourMete, creata in Alta Badia nell’ambito dell’evento “In vetta con gusto” che fino a settembre 2015 raccoglie le proposte legate al mondo della gastronomia in questa straordinaria valle, paradiso degli escursionisti, alpinisti e sciatori, dove ogni orto (e ce ne sono tanti) è una vera meraviglia. Ognuno di questi chef superstar ha creato un piatto gourmet, basato sulla tematica di un itinerario al quale sono abbinati. Percorrere questi sentieri, tra i più affascinanti dell’intero arco alpino, e fare una sosta in quota con piatti firmati da artisti della cucina a livello mondiale: un’esperienza indimenticabile.

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Il massiccio del Sella visto dai boschi di Pralongià, sopra Corvara.

A settembre e ottobre un’escursione in Val Badia è molto piacevole, le giornate sono fresche e soleggiate e i prati ancora fioriti

Settembrini (aster) in fiore.

Alta Badia, dove le montagne diventano rosa Dopo una passeggiata fra fiori e orti, o dopo le escursioni in quota, all’ora del tramonto il consiglio è di alzare gli occhi al cielo per ammirare un fenomeno particolarmente spettacolare, il rosseggiare delle vette, in ladino chiamato “enrosadira”. Al tramonto, infatti, le vette delle Dolomiti che circondano l’Alta Badia assumono diverse tonalità di rosso, dal rosa all’arancio e al carminio, particolarmente celebre è lo sfarzo di colori del Sasso di Santa Croce. Info complete su Alta Badia: www.altabadia.org

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DAL 1817

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♦ Le tantissime varietà di piante da frutto saranno disponibili per la spedizione verso la fine del mese di ottobre. ♦ Potrete sfogliare e richiedere gratuitamente il nostro Catalogo Guida 2016 e fare i vostri ordini con un click ♦ Seguiteci anche su Facebook

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Varietà mantovana antica, da poco recuperata, con aroma intenso e caratteristiche organolettiche pregevoli Melone Viadanese

Il melone

Viadanese

I

l melone Viadanese è un’antica varietà che vanta una storia secolare di produzione legata ad un territorio particolarmente vocato dal punto di vista pedologico che si perde nel rinascimento mantovano. Esistono, infatti, tracce della sua coltivazione nell’archivio di stato di Mantova, nella sezione dei Gonzaga, e uno dei documenti riporta che il podestà di Viadana, Felice Fiera, il 3 agosto del 1548 aveva inviato quattro meloni viadanesi al proprio signore accompagnati da una lettera in cui chiedeva favori. Questa varietà non è stata importante soltanto anticamente, ma anche oggi gode di attenzioni particolari, tanto che la regione Lombardia l’ha portato ad Expo e sta esaminando l’iter per l’ottenimento del marchio di origine protetta sia per valorizzarne la sua storicità che per difendere le pregevoli caratteristiche che rischiano di annacquarsi. È stato largamente prodotto fino agli inizi degli anni settanta quando l’avvento dei primi ibridi di costituzione americana lo hanno relegato agli orti amatoriali. Attualmente lo si coltiva soprattutto a Viadana, Sermide e Magnawww.giardini.biz

Melone di Calvenzano

di

Antonio Lo Fiego

cavallo, in provincia di Mantova, e le prime due hanno ottenuto il riconoscimento di “Zona di produzione tipica”. A sua volta Viadana dedica in luglio una sagra particolare al suo pregiato melone con ricette raffinate e interessanti soluzioni gastronomiche. Di forma tonda, polpa di color arancio intenso e consistente, buccia liscia e aroma molto intenso, ha caratteristi-

che organolettiche molto pregevoli pur presentando difetti legati alla disformità di pezzatura, sensibilità a Fusarium e soprattutto tendenza alle spaccature del frutto che lo rende non idoneo ai trasporti e alla moderna distribuzione.

Il recupero Il suo recupero è risultato molto faticoso ed è avvenuto grazie all’opera del CRA-OR, Unità di ricerca per l’orticoltura di Montanaso Lombardo (Lodi), appartenente al CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), che si occupa di miglioramento genetico di alcune specie orticole utilizzando metodi convenzionali e biotecnologiche, oltre che di raccolta, conservazione e valorizzazione di vecchie varietà orticole. Molto difficoltoso è risultato il reperimento di seme originale di questa varietà. Dopo un’accurata indagine nella zona di coltivazione, e la raccolta di diversi vecchi campioni di seme risultati sfortunatamente privi di germinabilità, il ricercatore del CRA, Massimo Schiavi, è riuscito, con l’aiuto dell’Amministrazione comunale di Viadana, ad ottenere un lotto di circa 2 kg (~80.000 semi) che posto a germinare in ambiente controllato ha dato origine a 8 piante. Da qui Schiavi ha iniziato il recupero della varietà selezionando all’interno di una forte variabilità genetica: ad esempio alcuni meloni presentavano buccia retata dovuta verosimilmente a contaminazioni avvenute in concomitanza di riproduzioni effettuate in presenza di altre cultivar.

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orto


Rischio di spaccatura del frutto: attenzione alle bagnature e alle concimazioni azotate!

Il momento della raccolta Melone Moscatello

Confronto con altre varietà Schiavi ha confrontato i principali parametri qualitativi del Viadanese con quelli di Harper e Supermarket, due tra le varietà più diffuse in coltivazione in provincia di Mantova. Il Viadanese ha primeggiato per la dolcezza, per la consistenza della polpa e per il contenuto in β carotene. Nell’analisi delle sostanze responsabili dell’aroma del frutto, il Viadanese è risultato primo per il contenuto in etil-2-2metilbutanoato che conferisce il caratteristico aroma al melone. Praticamente una vecchia varietà è decisamente superiore dal punto di vista organolettico (considerando gli “aromi totali”) agli ibridi: due volte superiore a Supermarket e sei ad Harper. Ed è proprio per le sue caratteristiche gustative che viene frequentemente utilizzato negli incroci per ottenere le nuove varietà, tanto da poter affermare che l’ecotipo «viadanese» è uno dei padri delle varietà attualmente coltivate sia in Italia che all’estero.

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Coltivazione

Non è difficile da coltivare, occorre soltanto porre particolare attenzione a non eccedere con le bagnature e con la concimazione azotata per evitare la spaccatura del frutto. Necessita di terreno ricco in sostanza organica e di caldo; le temperature ottimali sono circa 15-18 gradi di notte e 25-28 gradi di giorno. Per coltivarlo in pieno campo si possono scegliere due metodi: a fila o a postarelle. La coltivazione a fila prevede la realizzazione di solchi profondi circa 3-4 cm distanziati tra loro di circa un metro, i semi si collocano a circa un metro/metro e mezzo in numero di 2-3, si ricopre poi con della terra e si innaffia in modo uniforme per far assestare il terreno. La coltivazione a postarelle, invece, richiede la realizzazione di buchette profonde all’incirca 3 cm in cui si collocano 3-4 semi distanziati a circa 4 cm gli uni dagli altri, da seminare con la punta in basso. Si ricopre poi con della terra e si innaffia. Tra le buchette vanno lasciati 1,5 metri di distanza e tra le file circa un metro. Va innaffiato costantemente, in genere a giorni alterni, avendo cura di sospendere prima della completa maturazione dei frutti.

Massimo Schiavi

Zatta mantovana

orto

La raccolta avviene dopo circa tre mesi, e siccome non è facile identificare il frutto maturo, occorre dell’esperienza per il riconoscere il momento migliore, conviene togliere i frutti solo quando avviene il distacco del peduncolo, o inizia a spezzarsi, tenendo presente che in genere il frutto maturo si stacca da solo, ma soprattutto raccogliere il melone quando comincia ad emanare un gradevole, e forte, profumo per non rischiare di mangiarlo insipido.

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Bayer Garden

Antonio

TOP VITALITÀ

Lo Fiego

Esplosione di foglie, fiori e frutti

Collaboratore di Giardini scrive per la rubrica di orticoltura con l’intento di far conoscere e far coltivare, a livello domestico, ortaggi tipici della tradizione italiana

L

aureato in Scienze della Produzione Animale, presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, nel 1998 con due soci fonda Meridia, società che commercializza piante officinali e sementi ortive biologiche e biodinamiche. Nel 2002 cede il ramo delle officinali, mantenendo e rafforzando quello sementiero. È l’anno di nascita di Arcoiris, che a tutt’oggi rimane l’unica azienda di sementi da orto che produce e commercializza soltanto sementi da agricoltura biologica e biodinamica. Per Arcoiris è il responsabile tecnico delle produzioni delle sementi e del settore dei sovesci. La moltiplicazione dei semi avviene presso piccoli e medi produttori italiani. La filiera è quindi tutta nazionale e questo, nei mesi estivi, consente di controllare personalmente le aziende agricole per selezionare i frutti migliori che diventeranno sementi, con un controllo pianta per pianta, eliminando i frutti fuori tipo, quelli anomali e le piante virosate. Un lavoro importante per ottenere semi di alta qualità ed esenti da malattie per garantire la massima produzione agli agricoltori. Da diversi anni si dedica al recupero di sementi di antiche varietà. Una passione che nasce dal rispetto verso i contadini italiani che negli anni hanno selezionato, conservato e migliorato i semi adattandoli ai vari ambienti, facendo dell’Italia il paese europeo con la maggiore biodiversità. L’attenzione posta alle varietà antiche non si limita soltanto al loro recupero, ma soprattutto al miglioramento genetico per poter renderle idonee alla coltivazione nell’ambiente attuale.

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Favorisce lo sviluppo delle foglie riducendo gli ingiallimenti Migliora l’utilizzo della luce accumulando più energia per fiori e frutti Valorizza le risorse naturali della pianta rendendola più forte

Linea TOP: il nuovo modo di Bayer Garden di nutrire le piante


Fico ‘Segalin’ o ‘Seccalino’

di

Ugo e Giacomo Fiorini

Varietà dimenticate di fico

adatte alla coltivazione

nelle regioni del Nord Italia

I

l fico, come tutti sappiamo, è pianta tipica mediterranea. Nelle regioni italiane del centro-sud ritroviamo innumerevoli varietà dal gusto squisito: fichi bianchi, fichi neri, rossi, paonazzi, perfino a strisce di vari colori. C’è da sbizzarrirsi. L’ambiente è idoneo per la coltivazione, il sole e il caldo generalmente non mancano e quindi la coltura del fico è relativamente facile. I raccolti sono abbondanti. Nel nord Italia invece, in ambienti più freddi e con notevole umidità, sia dell’aria che del suolo, risulta molto più difficile avere dei buoni frutti di fico. Sono senz’altro da preferire varietà con siconio (questo è il nome del frutto del fico) piccolo o al massimo di media pezzatura e non molto ricchi di polpa, poiché questa con elevato valore di umidità spesso inacidisce. La maturazione ottimale deve essere non troppo tardiva, considerato la limitata insolazione e le temperature più basse. La scelta è quindi limitata. Per trovare delle varietà interessanti adatte al nostro scopo dobbiamo per questo riscoprire alcune antiche tipicità regionali. Qui ne descriviamo quattro, decisamente meritevoli di coltivazione. frutteto

Fico ‘Dall’Osso’ Tipicità piemontese anticamente coltivata soprattutto nella zona del pinerolese e descritta dai più importanti pomologi. E’ un fico nero con polpa rosso vivace che fruttifica sia sui rami di un anno, portando a maturazione dei buoni fioroni, sia sui rami nuovi, maturando degli ottimi forniti in agostosettembre. Il fornito (e più raramente anche il fiorone), nel 20-30% dei casi, si presenta come un frutto abbastanza bizzarro. Durante la crescita si evidenzia una strozzatura a circa metà della sua lunghezza. L’epidermide vicino all’ostiolo (apertura inferiore), si avvolge su se stessa verso l’interno del frutto, indurendosi a formare una sorta di nocciolo. Da qui il nome di fico

presenta nel suo insieme bicolore. Negli altri casi, anche a seconda dell’andamento stagionale, le due parti assumono colorazione più o meno scura in contemporanea. Il restante 70% dei frutti è periforme, leggermente allungato. Il sapore è ottimo in entrambi i tipi di fruttificazione.

Varietà a frutto medio-piccolo e maturazione non tardiva ‘Dall’Osso’ o ‘Fetifero’ (che porta un feto). In alcuni casi, ad un certo punto della maturazione, la parte inferiore del fico mutato diventa nera prima della parte superiore, e quindi il frutto si 64

Fico ‘Dall’Osso’


Fico ‘Moro di Caneva’

Fico ‘Segalin’ o ‘Seccalino’ Piccolo fico tipico del Veneto, che può essere coltivato anche nelle zone di pianura ricche di umidità. E’ piccolo e abbastanza asciutto e non inacidisce mai. La polpa è rosso intenso, la buccia è verde scuro e il frutto, se lasciato sulla pianta nella stagione favorevole, secca diventando marrone chiaro con una polpa di una dolcezza insuperabile. La varietà è generalmente unifera, cioè produce solo forniti, con una scalarità di maturazione da fine agosto a metà ottobre.

Fico ‘Moro di Caneva’ Fico particolare della provincia di Pordenone, per l’esattezza del paese di Caneva. Moro, come dice il nome, viola scuro con riflessi più chiari, esile, allungato e con epidermide sottilissima. Polpa rossa morbida e saporita. Produce anche qualche fiorone in luglio, ma apprezzatissimi sono i suoi forniti in agosto-settembre, morbi e dolci e raramente acidi. E’ una grande realtà frutticola locale, ma si può coltivare con successo anche in altre zone del nord.

Fico ‘Salame’ È un ottimo fico bianco tipico dell’Oltrepò pavese, con un’inconfondibile forma allungata a salamino. Doppia fruttificazione: buonissimi i fioroni ai primi di luglio e insuperabili i forniti ad agosto-settembre. Polpa rossa fine e zuccherina. Raramente inacidisce; grazie alla sua forma stretta e lunga ha quantità limitate di polpa e si raggrinzisce velocemente essiccando anche sulla pianta.

Coltivazione Naturalmente tutte queste varietà tipiche delle regioni del nord si possono coltivare anche al centro sud Italia, ottenendo frutti più zuccherini. La coltivazione del fico è in genere piuttosto semplice; basta disporre di un’ubicazione in pieno sole riparata dai venti più gelidi. La pianta di fico non ha esigenze particolari di terreno, ma solo necessità nei primi anni di impianto di essere annaffiata copiosamente. Una volta radicata non richiede cure continuative, è resistente alle avversità parassitarie e nelle annate favorevoli ha produzione molto generosa.

In contenitore Tutte le varietà descritte possono essere coltivate per alcuni anni anche in contenitori di medio-grandi dimensioni, in esposizioni a pieno sole. Un ruolo molto importante nella coltivazione in vaso lo assume l’irrigazione. Si raccomanda di annaffiare copiosamente, facendo però asciugare bene il terreno tra un’annaffiatura e l’altra. Le piante coltivate in vaso Ugo Fiorini andranno concimate VIVAI BELFIORE almeno due volte località Sant’Ilario l’anno (in autunno 50055 Lastra a Signa (Fi) e in primavera) tel. e fax 055 872 41 66 con dello stallatico cell. 347 590 08 69, 338 315 66 69 naturale ben info@vivaibelfiore.it • www.vivaibelfiore.it stagionato.

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Molto sole in luogo riparato e abbondante irrigazione Fico ‘Salame’

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frutteto


Prugnolo

I frutti

selvatici

L

’autunno è la stagione dell’abbondanza o almeno così, un tempo, era percepito da chi viveva in campagna. Forse perché questo è il periodo della vendemmia quando, in festa, con l’ultimo sforzo della raccolta dell’uva, si chiudeva, idealmente, il ciclo annuale del lavoro nei campi. Mentre poco più tardi, in montagna, iniziava la raccolta delle castagne e, con ambiente

di

Fabiano Sodi

l’arrivo delle prime giornate di freddo, almeno in Toscana, incominciava il tempo delle olive. L’autunno è anche la stagione dei frutti selvatici, il momento in cui nella campagna

e nei boschi, gli alberi e gli arbusti, si coprono di bacche colorate. Se ne vedono di gialle, riunite in mazzetti pendenti e un po’ confuse con le foglie che iniziano a imbrunire, oppure di un bel colore rosso carminio, in grappoli che contrastano nettamente con il verde del fogliame e altre ancora possono essere bianche, bluastre o nere ma, qualunque sia il loro colore, tutte sono sempre succose e gonfie di prelibati zuccheri e vitamine preziose. In natura, con l’approssimarsi della brutta stagione, gli animali devono accumulare grassi per prepararsi ad affrontare l’inverno. Alcuni devono andare in letargo, altri allestire delle dispense, oppure, come fanno tanti piccoli uccelli, si troveranno ad affrontare giorno per giorno i rigori del freddo, affidando la loro sopravvivenza a quei pochi frutti che, ormai avvizziti e bruciati dal ghiaccio, rimangono appesi ai rami per tutta la stagione invernale. Le bacche selvatiche sono quindi una risorsa essenziale per l’economia della natura, un bene irrinunciabile, che anche in prima persona dobbiamo contribuire a preservare, pure attivamente. Fra l’altro, nell’abbondanza, nessuno vieta che anche noi possiamo approfittarne, senza paura di danneggiare qualcuno. I frutti spontanei, infatti, se consumati freschi spesso sono gustosissimi, talvolta più saporiti e profumati di tanti frutti coltivati e sono fonte preziosa di vitamine e importanti elementi minerali per l’organismo. In cucina, con i frutti selvatici si possono realizzare piatti squisiti, colorati e insoliti e, conoscendo le giuste tecniche di preparazione, anche con le bacche apparentemente più insipide e ingrate, si possono preparare ottime marmellate, conserve, liquori o sciroppi.

Fragola di bosco (Fragaria vesca), pianta erbacea spontanea nei boschi di tutta Italia è del tutto simile alla fragola coltivata ma di taglia più ridotta 66


Biancospino

Azzeruolo

Prugnolo

Biancospino

Il prugnolo (Prunus spinosa) è un arbusto a foglia caduca che cresce comunemente nei boschi cedui, nei cespuglieti e negli incolti. I frutti, conosciuti anche col nome di strozzapreti, sono molto aspri e diventano commestibili solo dopo le prime gelate quando assumono un aspetto grinzoso. Raramente sono consumati freschi ma più spesso sono impiegati nella preparazione di marmellate, sciroppi e liquori.

Il biancospino (Crataegus monogyna) è un arbusto che vive nelle siepi e

More di rovo, la pianta (Rubus ulmifolius) può creare macchie intricatissime, alte anche qualche metro, formate da grossi rami angolosi e flessibili armati di grosse e pungenti spine

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nei boschi dal livello del mare fino alla media montagna. I frutti di colore rosso corallo con polpa gialla e farinosa maturano tra novembre e dicembre e hanno un gusto dolciastro piuttosto insipido. In genere non sono consumati freschi ma sono utilizzati nella preparazione di marmellate, sciroppi e, in alcune regioni, anche nella produzione di una bevanda fermentata che ricorda il sidro. Simile nell’aspetto è anche l’azzeruolo (Crataegus azarolus), un piccolo alberello coltivato per il frutto che è più grande e gustoso di quello del biancospino. Talora s’incontra allo stato spontaneo in alcune regioni italiane come, ad esempio, in Sicilia. ambiente


Sorbo domestico

Sambuco erbaceo

Sorbo degli uccellatori

Ciavardello

Sambuco

Agazzino

ambiente

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Ginepro comune

Ginepro coccolone

Agazzino L’agazzino (Pyracantha coccinea) è un piccolo arbusto sempreverde che produce in abbondanza piccoli frutti sferici di colore rosso o rosso-aranciato riuniti in densi mazzetti. I frutti sono commestibili e si possono impiegare per produrre confetture mentre i semi che si trovano all’interno sono leggermente tossici, contengono acido cianidrico, e se ingeriti in quantità possono causare lievi disturbi. In ogni caso sono molto graditi agli uccelli che se ne cibano volentieri. www.giardini.biz

Ginepro rosso

Sorbo domestico

Ginepro

Il sorbo domestico (Sorbus domestica) è un albero caratteristico dei boschi di querce. I frutti, che compaiono in ottobre, misurano dai due ai quattro centimetri e hanno un aspetto piriforme. Il loro gusto è decisamente acidulo per la presenza di acido malico ma se raccolti e fatti maturare ulteriormente in un luogo riparato (ammezzimento) assumono un sapore gradevole e dolce. Così trattati possono essere consumati freschi o impiegati nella preparazione di marmellate. Sono commestibili anche i frutti dell’affine ciavardello (Sorbus torminalis) usati, qualche volta nella preparazione di marmellate e per un distillato dal gusto ricercato. Quelli del sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) sono invece leggermente tossici se consumati freschi.

Il ginepro (Juniperus communis) è una conifera affine al cipresso che può raggiungere le dimensioni di un piccolo alberello. Possiede foglie pungenti e frutti rotondi, della grandezza di un pisello che impiegano due anni a maturare. I frutti, dette coccole, restano quindi lungamente verdi per poi assumere, alla fine, una colorazione bluastro-pruinosa. Il loro gusto è dolciastro e molto aromatico e sono impiegate per aromatizzare le carni, soprattutto la selvaggina. A livello industriale è utilizzato nella produzione di “bitter” e liquori fra i quali il più noto è il Gin, di cui è una componente fondamentale per il gusto e per il profumo. Specie simili ma usate più raramente sono il ginepro rosso (Juniperus oxycedrus) e il ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa).

Sambuco

Mirtilli (Vaccinium myrtillus) è pianta delle brughiere di montagna diffusa nelle Alpi e sull’Appennino 69

Il sambuco (Sambucus nigra) è un alberello dei luoghi umidi che produce piccoli frutti rotondi e neri riuniti in ombrelle pendenti. Tutta la pianta è tossica ma dai frutti, privati dei semi, si può ricavare un’eccellente marmellata. È sconsigliabile poiché più pericoloso l’uso del sambuco erbaceo (Sambucus ebulus) e del sambuco rosso (Sambucus racemosa). ambiente


ambiente

Mirto

Olivello spinoso

Corniolo

Noce nero

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Lentisco

Lentisco

Olivello spinoso

Mirto

L’olivello spinoso (Hippophae rhamnoides) è un piccolo arbusto di montagna che produce bacche di colore arancio e dal gusto acidulo, oleoso e non molto gradevole, ma ricche di Vitamina C. Generalmente è impiegato nella preparazione di marmellate o sciroppi.

Il mirto (Myrtus communis) è un arbusto sempreverde della macchia mediterranea che produce bacche di colore nero azzurrastro che maturano da novembre a gennaio. In Sardegna è usato per la produzione di un infuso alcolico divenuto famoso negli ultimi anni.

Corniolo

Corbezzolo

Il corniolo (Cornus mas) è un albero che vive nei boschi dei luoghi umidi. Il frutto, di aspetto simile alle olive, ha colore rosso violaceo e sapore dolceacidulo. Di solito è impiegato nella preparazione di una salsa adatta ad accompagnare i bolliti e le carni alla griglia ma è usato anche per preparare marmellate e liquori. I frutti acerbi sono conservati in salamoia allo stesso modo delle olive.

Il corbezzolo (Arbutus unedo) è un alberello mediterraneo che produce frutti rotondi, grandi come una ciliegia, con una caratteristica scorza rugosa di colore rosso. Il sapore è dolce, leggermente astringente e possono essere consumati anche freschi. Più spesso sono impiegati per fare marmellate, infusi o sono fatti fermentare per produrre un’ottima acquavite.

Lamponi la pianta (Rubus ideaus) vive nelle radure dei boschi montani o al margine di questi nei luoghi soleggiati www.giardini.biz

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Il lentisco (Pistacia lentiscus) è un arbusto sempreverde che produce frutti di un bel colore rosso lucido. Questi, tuttavia, non sono commestibili da freschi e solo in Sardegna sono impiegati per la produzione di un olio alimentare, usato in sostituzione dell’olio di oliva.

Frutti secchi Tra i frutti secchi si possono ricordare il nocciolo (Corylus avellana), che cresce lungo il corso dei torrenti e il noce (Juglans regia) che si può reperire invece a margine delle colture. Recentemente il noce è impiegato anche nella produzione di legni pregiati e quindi si ritrova comunemente anche in arboreti misti, dove spesso è accompagnato dall’affine noce nero (Juglans nigra), originario dell’America. Anche il noce nero possiede un seme commestibile ma sia il mallo sia il gheriglio, dal gusto aromatico, hanno una consistenza maggiore e quindi la qualità è nettamente inferiore. In ambiente mediterraneo cresce anche il pino domestico (Pinus pinea) dal quale si ricavano i pinoli, ingrediente essenziale del pesto alla genovese. ambiente


ambiente

Amarene

Cotogno

Gelso

Nespolo

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Caprifoglio

Belladonna

Rosa canina, una rosa selvatica comune nelle macchie e negli incolti. Le bacche assumono la loro caratteristica colorazione rossa già in autunno ma è necessario che trascorra buona parte dell’inverno prima che diventino Vite nera davvero Alberi da frutto abbandonati commestibili Negli incolti e presso le case coloniche abbandonate s’incontrano spesso alberi da frutto di cui nessuno più si cura ma che continuano comunque a produrre. Spesso si tratta, fra l’altro, di antiche varietà o frutti dimenticati difficili anche da trovare sul mercato. Molto interessante, se abbiamo la fortuna di incontralo, è il melo cotogno (Cydonia oblonga) con il quale si può realizzare un’eccellente marmellata molto dolce e aromatica, ma altrettanto utile sarebbe trovare il nespolo (Mespilus germanica), il gelso (Morus alba) o l’amarena (Prunus cerasus).

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Frutti velenosi Non tutti i frutti sono commestibili, alcuni sono tossici e possono essere anche molto pericolosi come la belladonna (Atropa belladonna). Altre come il caprifoglio (Lonicera caprifolium) e la vite nera (Tamus communis) possiedono bacche dall’aspetto molto invitante e quindi, se non si conoscono bene le piante che s’intendono utilizzare, è sempre bene evitare la raccolta.

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ambiente


Le aziende informano

di

Donatella Forni

Il tosaerba a spinta RUN 46 John Deere è stato eletto dall’associazione britannica di consumatori, “Which?” come “Miglior Acquisto”. Il riconoscimento viene attribuito da “Which?” a quei prodotti che raggiungono punteggi elevati nei test di laboratorio cui vengono sottoposti: RUN 46 John Deere ha raggiunto un punteggio dell’82%, il più alto tra tutti i prodotti valutati. Il RUN 46 John Deere è un tosaerba semovente monomarcia con scocca in acciaio e motore a benzina Briggs & Stratton da 2,1 kW. Il collaudato motore a quattro tempi è dotato di starter automatico, per avviarsi immediatamente e senza fatica anche nelle giornate più fredde. Ideale per superfici fino a 1.200 mq, questo tosaerba ha una larghezza di lavoro di 46 cm e un’altezza di taglio, facile da regolare, da 35 a 75 mm. L’impugnatura è regolabile in altezza per il massimo del comfort e si ripiega per poter riporre il tosaerba anche in spazi ridotti. Il cesto raccoglitore ha una capacità di ben 52 litri per ridurre al minimo le fermate, mentre il kit opzionale converte il tosaerba in una macchina da mulching.

I nuovi trattori compatti 4066M e 4066R John Deere hanno raccolto la “sfida verde” sul tema della riduzione delle emissioni, grazie soprattutto all’utilizzo della tecnologia dei filtri antiparticolato diesel, totalmente integrati. Queste macchine a 4 cilindri da 66 CV utilizzano la stessa tecnologia adottata sui trattori John Deere di grandi dimensioni, evidenziando una netta riduzione delle emissioni rispetto ai motori standard. Si tratta di una soluzione totalmente predisposta in fabbrica e progettata per risultare di semplice manutenzione. Ad eccezione dei controlli quotidiani standard e dei tagliandi periodici, non è infatti richiesto alcun altro intervento di pulizia, riducendo notevolmente le richieste di manutenzione. Inoltre, la semplicità di utilizzo è garantita dalla collaudata trasmissione automatica a tre gamme, con semplici pedali per la marcia avanti e indietro. Il modello top di gamma, 4066R, è dotato anche di un sistema che, consentendo all’operatore di lasciare una sola volta il sedile di guida, garantisce un collegamento semplice e sicuro degli attrezzi all’attacco posteriore standard o a tre punti. Grazie agli interruttori esterni posizionati sul parafango posteriore, è possibile far avanzare o indietreggiare il trattore a una velocità massima di 12 mm/sec. e alzare o abbassare il sollevatore a seconda delle necessità.

John Deere www.deere.it

prodotti e aziende

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Campionato italiano Stihl Timbersports. La gara si è svolta di fronte ad un pubblico numeroso e appassionato che ha riempito il cortile delle carrozze di Venaria Reale nel giugno scorso. Paolo Vicenzi si è dimostrato imbattibile già dalla prima prova, lo “Springboard”, dove gli atleti devono salire a due metri d’altezza attraverso due tavole infilate in un tronco e poi spaccare, a colpi d’ascia, la parte sommitale. La supremazia del trentino è continuata nella “Stock saw”, una motosega Stihl disponibile in commercio con cui gli atleti devono tagliare un tronco nel più breve tempo possibile, e nello “Standing block chop”, il taglio verticale di un tronco con l’ascia. Andrea Rossi, il piemontese Campione italiano 2012, ha fatto sentire il fiato sul collo a Vicenzi nel Single Buck (un tronco orizzontale tagliato con un segone lungo due metri), dove la differenza tra i due è stata di meno di un secondo. Lo stesso distacco, ma sempre a favore del trentino, si è ripetuto nell’Underhand, il tronco tagliato in bilico, con colpi d’ascia tra le gambe. Solo nella Hot Saw, la motosega elaborata con oltre 60 cavalli di potenza, Rossi si è imposto su Vicenzi, anche se per un decimo di secondo, piazzamento che non è riuscito a mutare la classifica generale. Da segnalare l’ottima prestazione del terzo classificato, Ivan Lorenzetti, che è tornato in gara, in gran spolvero, dopo un anno di assenza dal palco del Campionato italiano Timbersports. Ospite d’eccezione della giornata, anche se fuori gara, è stato il francese Pierre Puybare, piazzatosi al secondo posto dietro Paolo Vicenzi.

Stihl

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I Cross Mowers McCulloch hanno un aspetto potente e mascolino, sono dotati di caratteristiche e accorgimenti estremamente funzionali, come un facile e comodo avviamento con chiave e grande visibilità dell’area di taglio grazie al motore posto posteriormente. In particolare il modello M125-77X vanta un design compatto, ottima manovrabilità e ingombro ridotto. Larghezza di taglio 77 cm, scarico laterale e guida facilitata grazie alla trasmissione meccanica sincronizzata.

McCulloch

www.mcculloch.com Soffiatore, aspiratore e trituratore a scoppio McCulloch GBV 345 con Soft Star che riduce del 40% la forza necessaria allo strappo, facilitando l’avviamento, Cruise Control per regolazione velocità, Bocchetta di soffiaggio per aumentarne la velocità e con Soft Grip l’impugnatura antivibrata. I potenti Front Mowers M125-85F McCulloch hanno il gruppo di taglio frontale che offre una visibilità ideale dell’area di lavoro, vantano grande manovrabilità grazie alle ruote posteriori sterzanti e la possibilità di montare una pala da neve o un rimorchio per utilizzare la macchina tutto l’anno. Caratteristiche quali l’avviamento a chiave, i comandi facilmente accessibili e l’ottima visibilità dell’area di lavoro rendono il frontmower pratico e divertente da usare. Taglio versatile: scarico per l’erba folta o mulching in caso di taglio frequente.

L’elmetto forestale Technical Husqvarna distribuito da Fercad ha ricevuto il prestigioso Red Dot Design Award nella categoria “Best of the Best”. L’elmetto protettivo Technical, robusto, ma leggero con protezione per le orecchie, è regolabile in diversi modi, ha un innovativo sistema di ventilazione che genera una temperatura confortevole. La visiera, ridisegnata, garantisce una migliore protezione del viso e assicura una visibilità perfetta in qualsiasi direzione si guardi. “All’inizio di quest’anno, Husqvarna Group aveva ricevuto lo Stora. Designpriset per l’abbigliamento Technical Extreme, abbigliamento da lavoro per i professionisti del bosco. Il prestigioso premio Red Dot, che ebbe origine nel 1955 al Design Zentrum Nordrhein-Westfalen in Germania, è acclamato a livello globale e la giuria è composta da rinomati esperti di design di fama internazionale provenienti da tutto il mondo. Ogni prodotto viene valutato secondo criteri di innovazione, funzionalità, qualità e compatibilità ambientale.

Husqvarna

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Negri offre una vasta gamma di biotrituratori che si differenziano per il sistema di taglio, la scelta del biotrituratore dipende dal rifiuto vegetale da triturare.

I Biotrituratori Negri R330, R340 e R500 dotati di sistema di triturazione solo a martelli, sono ideali per la riduzione volumetrica o per la trasformazione in compost di grosse quantità di potature, pallet, cassette della frutta, residui di orti, ecc. I martelli mobili e reversibili ruotando sui 4 alberi del rotore in cui sono infilati, penetrano nel materiale e lo sfibrano in piccoli frammenti. La pezzatura del materiale tritato è determinata dalle dimensioni dei fori del vaglio posto all’uscita del materiale. Biotrituratori Negri R225, R240, R255 e R280 montano un sistema di triturazione misto con lame e martelli, adatto per la riduzione volumetrica di qualsiasi rifiuto vegetale anche se umido e fibroso (palme, salici, tigli, ulivo, bambù, banano, ecc.). I martelli mobili e reversibili ruotando sugli alberi del rotore in cui sono infilati, penetrano nel materiale e lo spezzano. Quando però il materiale è troppo tenace il martello indietreggia e permette alla lama che è posta dietro sulla parte esterna del rotore di effettuarne il secondo taglio. La pezzatura del materiale tritato è determinata dalle dimensioni dei fori del vaglio posto all’uscita del materiale. Biotrituratori Negri R70, R95, R185, C13, C14 e C19 con sistema di triturazione solo a lame, ideale per ramaglie di grosse dimensioni per ottenere cippato, combustibile adatto per caldaie o stufe e per fare pellet. Le lame, poste su un disco cippatore con apposita inclinazione per facilitarne la discesa del materiale da tritare, sminuzzano tutto il materiale in modo omogeneo e fine.

Negri

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prodotti e aziende


Negri,

tre diversi tipi di triturazione per qualsiasi rifiuto vegetale

riturazione a “Martelli”

I martelli mobili e reversibili ruotando sui 4 alberi del rotore in cui sono infilati penetrano nel materiale e lo sfibrano in piccoli frammenti. La pezzatura del materiale tritato è determinata dalle dimensioni dei fori del vaglio posto all’uscita del materiale. Questo sistema di taglio è ideale per la riduzione volumetrica o per la trasformazione in compost di grosse quantità di potature, pallet, cassette della frutta, residui di orti, ecc. e lo si può trovare sui nostri modelli R330, R340 e R500.

Biotrituratore R330

è una macchina di dimensioni medio/ grandi adatta ad un uso prettamente professionale. Il sistema di taglio, dotato

di 68 martelli mobili in acciaio temprato e di pale per l’espulsione diretta del materiale, consente di tritare grosse quantità di rifiuti vegetali, anche umidi fino a un diametro massimo di 140 mm e non teme l’introduzione di sassi, terriccio, pietre e chiodi. La finezza del materiale viene garantita da un vaglio di raffinazione a stecche verticali, mentre lo scarico avviene tramite un tubo di lancio. Tutti i nostri modelli sono costruiti rispettando le ultime normative di sicurezza in vigore.

riturazione a “Lame+Martelli”

I martelli mobili e reversibili ruotando sugli alberi del rotore in cui sono infilati penetrano nel materiale e lo spezzano. Quando però il materiale è troppo tenace il martello indietreggia e permette alla lama che è posta dietro sulla parte esterna del rotore di effettuarne il secondo taglio. La pezzatura del materiale tritato è determinata dalle dimensioni dei fori del vaglio posto all’uscita del materiale. Questo sistema di taglio è adatto per la riduzione volumetrica di qualsiasi rifiuto vegetale anche se umido e fibroso (palme, salici, tigli, ulivo, bambù, banano, ecc.) ed è presente nei nostri modelli R225, R240, R255 e R280.

riturazione a “Lame”

Le lame, poste su un disco cippatore con apposita inclinazione per facilitarne la discesa del materiale da tritare, sminuzzano tutto il materiale in modo omogeneo e fine. Questo sistema è ottimo con ramaglie di grosse dimensioni per ottenere cippato, combustibile adatto per caldaie o stufe e per fare pellet ed è presente nei nostri modelli R70, R95, R185, C13, C14 e C19.

Biotrituratore R95

è una macchina per un uso domestico, ma non per questo meno professionale.

Biotrituratore R225

macchina compatta con un innovativo sistema di taglio costituito da un rotore misto dotato di lame+martelli e di pale per l’espulsione del materiale tritato poste all’interno del rotore stesso. Questo nuovo sistema consente di sminuzzare tutto il materiale di piccole e grandi dimensioni da un unica tramoggia, evitando l’operazione di sbroccatura dei rami e permettendo così di raggiungere alte produzioni orarie. All’interno della tramoggia

un rullo trascinatore idraulico, regolabile in velocità e senso di rotazione, trascina automaticamente verso il gruppo trituratore qualsiasi tipo di rifiuto vegetale, fino a un diametro massimo di 90 mm.

Il particolare sistema di taglio a lame fa sì che il materiale scenda facilmente verso il gruppo trituratore dove viene sminuzzato finemente ed espulso tramite un tubo di lancio. Riesce a sminuzzare ramaglie varie fino ad un diametro massimo di 7 cm da un’unica tramoggia. La trasmissione a cinghia per le versioni motorizzate e con giunto elastico per quelle a trattore rende l’R95 sicuro anche in condizioni gravose.

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Giardini per un mondo più naturale L’edizione 2015 del grande evento Bloom a Dublino ha visto dominare un’idea di giardino legata alle nuove pressanti esigenze di tutela dell’ambiente e della biodiversità di

Enzo Valenti

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ltre trenta giardinimodello, allestiti con un’impressionante qualità professionale: l’evento Bloom, che si è tenuto nel giugno 2015 a Dublino nella splendida cornice verde del Phoenix Park, il più grande parco storico recintato d’Europa, ha

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messo in evidenza le nuove tendenze nell’arte del paesaggio. Protagonista dell’edizione di quest’anno, che ha attirato molte decine di migliaia di appassionati nei 5 giorni di apertura, è stata la ricerca di un’idea di giardino o terrazzo in linea con la volontà di tutelare la natura e la sua biodiversità anche e soprattutto nei contesti urbani, dove viene facilmente a mancare il contatto con i ritmi naturali e dove gli ecosistemi più delicati sono a rischio. Ecco dunque una serie di giardini, concepiti da altrettanti paesaggisti e garden designer, che propongono il recupero e il riciclaggio dei materiali, l’adozione di piante del territorio, la creazione di ambienti per farfalle e api. Giardini nei quali non manca mai l’elemento artistico: è il legame profondo tra uomo e natura che troviamo all’origine dell’arte. Il filo conduttore della natura è nel carattere di questa manifestazione, voluta e creata dal Bord Bia, l’ente nazionale irlandese che si occupa della promozione di un’alimentazione di qualità, basata prevalentemente su prodotti locali, 80

Il giardino che aiuta “Non forsit”, che significa “nessun problema”, è uno spazio al naturale, senza barriere architettoniche e particolarmente ricco di colori rilassanti sui toni del blu. L’idea nasce dalla volontà del garden designer di creare un ambiente idoneo per un bimbo della sua famiglia, nato con la spina bifida, che vive su una sedia a rotelle. Lupini e digitali, nidi per insetti per i ricci e il suono musicale di un ruscello arricchiscono di fascino questo giardino “per tutti”.

biologici e da filiera ecosostenibile. La tematica, che è stata portata anche nel Padiglione Irlanda di Expo2015, mira a sostenere Origin Green, il programma nazionale irlandese per lo sviluppo della sostenibilità. Il governo sta mobilitando l’intera nazione per realizzare la sua ambizione: mettere tutti i suoi produttori di generi alimentari e bevande sulla strada della sostenibilità entro il 2016 e dedicare più attenzione alla natura e al paesaggio. Anche la passione per i giardini “al naturale” serve per aumentare nella popolazione il livello di sensibilità per l’ambiente, un risultato che si è visto emergere con chiarezza al Bloom e che proponiamo in questo reportage. Per maggiori informazioni: www.bloominthepark.com, www.irlanda.com


Una casa negli slums Medaglia d’oro ben meritata, questo giardino è stato creato da un’associazione umanitaria che si occupa di chi vive ai margini della civiltà occidentale. Negli slums e baracche di ogni tipo vivono, secondo una stima, oltre 863 milioni di persone nel mondo, le cui fonti alimentari possono essere arricchite e migliorate con risorse economiche di minima entità, ma capaci di ridare anche dignità e speranza. Orti semplici, fatti “di nulla”, dove far crescere la voglia di vivere e dove raccogliere ortaggi sani e nutrienti.

Come sott’acqua Poetico e visionario il giardino creato dall’artista e garden designer Tunde Szentesi, che ha immaginato un mondo sommerso con pesci in filo di rame, ciottoli colorati e piante dalle forme flessuose, nei colori dell’acqua: blu, verde, bianco.

Medaglia d’oro al giardino di orti fatti di nulla www.giardini.biz

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Giochi di luce Elegante, sobrio e di gusto contemporaneo, l’allestimento di Alan Rudden punta sulle scelte di risparmio energetico nelle fonti di suggestiva illuminazione, alimentata da pannelli solari invisibili, immersi nella vegetazione.

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Pannelli solari nascosti per il giardino a risparmio energetico “Our origin is green” Quieto, raccolto e meditativo, questo giardino è dominato dalla scultura in metallo rosso, che rappresenta un plastico corpo femminile proteso sull’acqua che scende dai gradini. Realizzato con pietre di origine locale, il giardino mira a rappresentare la ritrovata armonia fra uomo e natura nell’Irlanda contemporanea, dopo l’impetuosa fase di sviluppo degli scorsi 20 anni che sembrava aver allontanato e distrutto questo legame.

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Spettacolare e coloratissimo, intreccio di materiali e piante diverse che si intersecano come in un mosaico d’arte, questo giardino nasconde un’anima sostenibile: l’acqua è fornita con sistemi a goccia per non disperdere questa fonte primaria di vita; il concime è rigorosamente ottenuto dal compostaggio di foglie e piante che si succedono nel giardino nel corso delle stagioni; i materiali legnosi sono di origine riciclata e le pietre sono del territorio. L’insieme, elegantissimo e realizzato con grande maestria ha fatto del Sunwoods Contemporary Expression Garden uno dei più apprezzati e fotografati dai visitatori del Bloom.

Grande attenzione per l’ambiente in questo progetto colorato e bellissimo www.giardini.biz

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Tutto è riciclato in questo incantevole giardino-orto, dove le verdure crescono in vecchi cassoni industriali, i fiori sbocciano da vasi recuperati da valigie e scatole e ci si può comodamente sedere su vecchi pallet. Il piacere della manualità e la scelta di colori tonici e rilassanti ha trasformato il “pattume” in un valore da riscoprire e da vivere.

Armonioso e incantevole un giardino dove tutto è riciclato attualità verdi

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Un giardino per il poeta Il poeta, drammaturgo e scrittore William Butler Yeats nasceva a Dublino 150 anni fa. La natura selvaggia e meravigliosa della sua isola ebbe una grande influenza sulla sua attività artistica; il giardino, selvaggio e pittoresco, realizzato con una cura maniacale nella disposizione delle erbe selvatiche e degli arbusti, vuole essere un omaggio alle sue opere immortali.

“Connect” Lo scopo di questo giardino è di rimettere in connessione le persone, nell’accogliente salotto in legno immerso nella vegetazione, e di riallacciare il legame fra l’uomo e la natura, che circonda e abbraccia con i sottili fili d’erba delle graminacee, i bambù e gli esemplari di bosso potato che rappresentano l’azione dell’uomo sulla natura e la capacità della stessa di adattarsi, superando l’uomo nella sua durata secolare.

Il sogno diventa realtà L’autrice di questo incantevole giardino ha tratto ispirazione da un sogno per portare nella realtà un mondo solo apparentemente immaginario: è la realtà degli elementi naturali ad essere ancora più in là della nostra stessa immaginazione. Piante del territorio come felci e graminacee, Geranium, pruni da fiore e fiori dal portamento morbido completano l’allestimento della porta a ogiva in legno laccato di colore azzurro: una porta per entrare nel sogno.

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Dedicato all’ospedale dei bambini Crumlin, il giardino si propone di sottolineare l’accoglienza che il verde offre alle famiglie che sono in difficoltà per ragioni di salute o di altre cause. Il verde come terapia che rasserena, rincuora e porta allegria, anche nei vivaci colori delle poltrone che aspettano chi vorrà sedersi e respirare la natura.

Piante spontanee delle coste atlantiche, uno scheletro di peschereccio, oggetti d’arte in ceramica laccata che riproducono le “conchiglie” dei ricci di mare, appoggiate fra i neri steli della convallaria che evocano il fondale marino: un giardino che ripropone lo stretto legame con il mare, invitando alla scoperta dei dettagli in una ricostruzione mirabile e impeccabile che sembra lì da sempre... Il giardino è stato realizzato da una scuola che si occupa di creare occasioni di incontro e di condivisione fra giovani della Repubblica di Irlanda e dell’Irlanda del nord.

Giardini come terapia, giardini occasione d’incontro attualità verdi

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Stanze di giochi all’aperto per educare al valore del cibo www.giardini.biz

Spazio ai piccoli: un minuscolo e incantevole giardino per i bambini, nato dalla serie “Freddy Buttons”, un personaggio che insegna ai bambini il valore del cibo sano e genuino. Dal piccolo orto alla “casa per insetti”, tutto ha una finalità educativa e formativa pur mettendo in valore l’aspetto ludico, affascinante e giocoso.

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Un giardino per la bellezza al naturale: è l’idea alla base di “Beauty Full”, un giardino creato dal paesaggista gaelico Fiann ò Nuallàin per introdurre il concetto delle piante come aiuto naturale per la bellezza. Tutte le specie presenti nelle aiuole trovano impiego in preparati, tisane, creme da fare in casa, con semplicità, per dimenticare il consumismo e ritrovare serenamente una bellezza esteriore e interiore.

Circa 150 paia di scarpe tacco 12: Footfall, un concept garden davvero originale quello dell’artista e garden designer Hugh Ryan, che si è ispirato al concetto espresso dall’architetto romano Marco Vitruvio Pollione (latino Marcus Vitruvius Pollio, 80 a.C. – 15 a.C.) considerato il più famoso teorico dell’architettura di tutti i tempi. L’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci è una rappresentazione basata su studi condotti da Vitruvio sulle proporzioni del corpo umano. Ryan ha interpretato in modo provocatorio e divertente il senso delle proporzioni umane in rapporto al giardino, con questo allestimento di scarpine, tutte diverse fra loro.

Erbe e fiori selvatici mescolati a graminacee ornamentali, iris e digitali con sfere di bosso che emergono dalla vegetazione: è la rappresentazione concreta di un giardino terapeutico in cui il medico incontra il malato “alla pari”, l’uno di fronte all’altro nelle poltroncine “da ufficio” che ritrovano umanità nel contesto della natura. Il titolo, “Dal buio alla luce”, evidenzia il lungo percorso per risalire dalla notte della malattia alla luminosa atmosfera della salute.

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Tutela dell’ambiente e biodiversità in tutti i giardini presentati a Dublino attualità verdi

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L’Irlanda a Expo2015 • Il Padiglione Irlanda a Expo2015 vede la presenza di Bord Bia - Irish Food Board, che nella bellissima struttura di legno lamellare offre informazioni circa il progetto Origin Green, legato alla produzione sostenibile di cibi in Irlanda. Info: www.bordbia.ie

Come e quando visitare l’Irlanda • Paese ricchissimo di proposte culturali, turistiche, escursionistiche e botaniche, l’Irlanda è un paese splendido da visitare in tutte le stagioni, anche in autunno, quando i colori sono vivaci e intensi.

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• Per raggiungere Dublino, Aer Lingus offre voli diretti da 8 aeroporti italiani, info: www.aerlingus.com

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Jellyfish Barge Testo di Eraldo Antonini, Foto di Pnat

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uso del suolo è uno dei temi degli ultimi anni in Europa e in Italia. La crescente spinta alla “cementificazione” cioè alla realizzazione di nuovi insediamenti abitativi e produttivi consuma suolo utile all’agricoltura. Inoltre c’è da osservare, secondo studi realizzati dalla Fao (Food and Agriculture Organization), l’organizzazione mondiale che si occupa di agricoltura e cibo nel mondo, che a causa della crescente natalità nel mondo, nel 2050 la popolazione mondiale dovrebbe raggiungere i 9,3 miliardi di abitanti con un conseguente necessità di incrementare la produzione agricola attuale del 60-70% per poter sfamare sufficientemente tutti. I fenomeni di desertificazione, i territori montuosi sono inospitali per le produzioni agrarie. E’ quindi necessario rivolgere attenzione anche a zone finora non interessate dalle produzioni vegetali. Da qui l’idea di Stefano Mancuso, docente universitario di Firenze, e dei ricercatori e studiosi del Linv (Laboratorio internazionale di Neurobiologia Vegetale) di cui Mancuso è direttore, di utilizzare il mare per le produzioni agricole. Insieme allo spin-off attualità verdi

universitario PNAT, è stato elaborato il progetto Jellyfish Barge, presentato in anteprima all’Expo di Milano e che ha ottenuto il secondo posto al premio

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Innovativa serra galleggiante per produzioni vegetali sul mare

UNECE Ideas for change Award ideato dalla Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Europa.


Una serra che sfrutta l’acqua del mare, l’energia solare e il vento ed è completamente autonoma

Jellifish Barge è un sistema modulare di serre galleggianti. Ciascuna serra sfrutta l’acqua del mare, l’energia solare e il vento per alimentare le piante che vengono coltivate al suo interno. Un modulo completamente autonomo pensato per produrre vegetali, evitando di occupare suolo e di consumare acqua dolce ed energia chimica. La base galleggiante è costituita da una struttura portante in legno che è sostenuta, sull’acqua, da fusti in plastica riciclata. Il piano in legno serve per appoggiare una serra in vetro in cui le piante sono coltivate mediante coltura idroponica. L’acqua occorrente è fornita da dissalatori perimetrali che, attraverso un processo di evaporazione e condensazione, sono in grado di produrre fino a 150 litri al giorno di acqua dolce. La dissalazione avviene in modo semplice, utilizzando l’energia solare che fa evaporare l’acqua e questa, sotto forma di vapore, ritorna alla stato liquido in quanto è convogliata in contenitori a contatto con l’acqua marina che abbassano la temperatura consentendo il passaggio di stato (da gassoso a liquido). L’energia necessaria per azionare le pompe e le ventole per il processo di diswww.giardini.biz

salazione è prodotta da pannelli solari, da mini turbine eoliche e da un sistema che utilizza il moto ondoso delle acque. Il sistema chiuso, costituito dalla serra di vetro, almeno teoricamente, non incide sulla produzione di anidride carbonica in quanto durante il processo fotosintetico le piante emettono ossigeno e assorbono biossido di carbonio, autopurificando l’aria. Inoltre il sistema di coltura idroponica e l’isolamento dato dai vetri della serra riducono la presenza di antagonisti delle piante col-

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tivate e quindi la necessità di intervenire con antiparassitari. Se è vero che oltre il 60% della popolazione mondiale vive in aree costiere Jellyfish Barge potrebbe contribuire a risolvere, in parte, i problemi di approvvigionamento di alimenti vegetali di cui l’umanità ha bisogno.

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Jellifih Barge è stata realizzata grazie al finanziamento della Cassa di Risparmio di Firenze, ed è uno dei progetti di punta della Regione Toscana per Expo 2015

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Il giardiniere di Versailles

Il giardiniere in questione non è una persona che viene dal passato, un giardiniere della corte dei re di Francia, come il titolo potrebbe far supporre, ma un uomo dei nostri tempi. Alain Baraton è il quinto di sette fratelli, nato nel 1957 a La Celle Saint-Cloud nella regione dell’Ile de France, nel nord della Francia. Nel 1976 è assunto in qualità di aiuto giardiniere e nel 1986 diventa capo giardiniere dei giardini di Versailles e del Trianon. Diventa membro del Consiglio nazionale dei parchi e dei giardini di Francia e corrispondente nazionale dell’Accademia di Agricoltura di Francia; nel 2014 è insignito del cavalierato della Legion d’onore, l’onorificenza più alta della Repubblica francese. Il libro è la sua autobiografia, una piacevole lettura che ripercorre le fasi di questa vita straordinaria dedicata alla gestione e conservazione di uno dei più importanti giardini del mondo. La narrazione non ripercorre i fasti di questo giardino ma la vita quotidiana nel giardino, la sveglia alle 7 del mattino, la raccolta delle foglie cadute, la messa a dimora delle piante erbacee, le fioriture, i rapporti col personale, le ore di lavoro, i cambiamenti avvenuti

Le rose italiane

nel tempo, i colloqui immaginari con gli alberi, con la quercia di Maria Antonietta; è il giardino di Versailles visto con gli occhi di un giardiniere. Un giardiniere appassionato che trasmette al lettore l’amore per le piante, per la storia e l’affezione per il giardino che ha curato per oltre 30 anni.

Alain Baraton Il giardiniere di Versailles Skira, 2015 213 pagine 17 euro

Letture in giardino di

Eraldo Antonini

Sembra sorprendente ma una prima e, probabilmente, non conclusiva storia delle rose italiane è stata scritta da un inglese. Andrew Hornung, è vissuto in Italia, dal 1997 al 2006 insegnando inglese e interessandosi al giardinaggio. Rientrato in Inghilterra si è dedicato a studi sul giardinaggio, puntando l’attenzione su alcuni vivaisti e ibridatori storici italiani quali Casoretti, Winter, Villoresi riversando i suoi studi in articoli. Le rose italiane è il suo primo libro. Vi è un’ampia panoramica degli ibridatori italiani, a partire dall’Ottocento sino ai nostri giorni. Di questi ripercorre la vita cercando di identificare le rose da loro create grazie un approfondito studio di cataloghi, articoli, archivi pubblici e privati, bollettini di orticoltura italiani ed esteri. Un lavoro certosino che fornisce una ricostruzione storica avvincente e ricca di particolari, di raffronti, di nuove scoperte. Si succedono, nella narrazione, i nomi di personaggi persi nel tempo quali, ad esempio, quelli di Luigi Villoresi, siamo gli inizi dell’ ‘800, prima capo giardiniere e poi direttore dei Giardini reali di Monza, Giovanni Casoretti, Giuseppe Manetti, tutti operanti in Lombardia, ai Bonfiglioli di Bologna che spesso commercializzavano le rose ottenute da Massimiliano Lodi, sconosciuto ai più, sino ad arrivare ai più recenti Cavina, Barni, Fineschi, Coggiati e Fumagalli.

Andrew Hornung Le rose italiane. Una storia di passione e bellezza dall’Ottocento a oggi Pendragon, 2015 252 pagine 22 euro

letture in giardino

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4-5-6 settembre 2015

Murabilia

MOSTRA MERCATO DEL GIARDINAGGIO DI QUALITÀ

MURA URBANE DI LUCCA

Piante cibo del mondo

venerdì dalle ore 12.00 alle ore 19.30 sabato e domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.30 la vendita dei biglietti termina alle ore 18.30 di ciascun giorno

tel. 0583 950596

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Murabilia - Murainfiore, Lucca 4-6 settembre MURABILIA – MURAINFIORE Lucca 4-6 settembre Anche in questa quindicesima edizione tanti motivi di interesse, curiosità, buoni incontri, tutte le novità del settore e più di 200 stand di espositori specializzati, non solo italiani. Tra gli ospiti internazionali, quest’anno l’inglese Jim Gardiner, direttore per 22 anni dei prestigiosi giardini di Wisley, poi curatore capo di tutti i giardini della Royal Horticultural Society nel Regno Unito e ora vice presidente esecutivo della RHS. Gardiner, che è un giardiniere dai molteplici interessi, è noto a livello mondiale come finissimo conoscitore del genere Magnolia e sul tema ha scritto più di un libro. Proseguendo e articolando ulteriormente il tema inaugurato lo scorso anno “Piante cibo del mondo”, verrà riservata molta attenzione alle mostre pomologiche e alle esposizioni di piante d’interesse alimentare. www.murabilia.com FESTIVAL DELLA MENTE Sarzana 4-6 settembre Il Festival della Mente, si propone di esplorare, attraverso incontri, spettacoli e momenti di approfondimento culturale, la nascita e lo sviluppo delle idee e dei processi creativi, toccando anche temi di attualità sociale e scientifica per comprendere la realtà di oggi. www.festivaldellamente.it

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Calendario degli eventi

di

Donatella Forni

I MAESTRI DEL PAESAGGIO International Meeting of the Landscape and Garden Bergamo 5-20 settembre Quinta edizione che porterà in Italia maestri del giardinaggio e paesaggisti internazionali, trasformando uno dei borghi più suggestivi d’Europa in un giardino a cielo aperto. Tema sarà, “Feeding Landscape: le colture agrarie fanno paesaggio”, onda verde indissolubile tra uomo e territorio, recupero di un passato contadino, ricco di fascino e tradizioni senza tempo. Un significato profondo che sarà declinato in seminari, workshop, eventi culturali ed enogastronomici, spettacoli e percorsi di land-art per un calendario imperdibile. www.aeketipos.org/meeting-workshop

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FLORMART Padova 9-11 settembre In questa edizione più innovazioni, eco-tecnologie, qualità estetica e attenzione alla moda per rilanciare gli affari nel florovivaismo e in tutta la filiera del verde. Fra le novità, il laboratorio con star dell’arte floreale Master Flower sulle nuove tendenze del gusto per i professionisti di piante e fiori, il concorso internazionale di architettura del paesaggio Flormart Garden Show sul verde verticale e il forum Expo ECOtechGREEN, un premio sulle innovazioni di prodotto e formule di vendita con marchio Flormart ai vincitori, un focus sul verde urbano produttivo. Ritornano il salone Agrienergy su energie rinnovabili e filiera del legno, le “prove in campo” di macchine e attrezzi agricoli e i premi Rizzi, Flormagazine e Oroflor ai protagonisti del florovivaismo. www.flormart.it

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Perugia Flower Show, 12-13 settembre

PERUGIA FLOWER SHOW Perugia 12-13 settembre Mostra mercato di piante rare e inconsuete che anche quest’anno torna con il suo appuntamento autunnale nella bella cornice dei Giardini del Frontone, in Borgo XX giungo a Perugia. www.perugiaflowershow.com NEL GIARDINO DEL DOGE MANIN Passariano (UD) 12-13 settembre Dalle 9 al tramonto, il grande parco di Villa Manin di Passariano, in comune di Codroipo, sarà pacificamente invaso dai tanti appassionati del verde, la manifestazione, a ingresso gratuito coniuga qualità, amore del verde e cultura. www.ipac.regione.fvg.it VIRDIALIA Thiene (VI) 12-13 settembre Nel parco storico e nelle sale del Castello di Thiene (VI) una mostra mercato di piante, fiori, arredi, accessori per la casa e il giardino naturale; cibo dall’orto e dal giardino biologico e biodinamico. Una settantina di espositori selezionati con collezioni di piante rare e di antiche varietà recuperate, affiancati da chi le coltiva nel rispetto della naturalità per produrre cibi sani. www.castellodithiene.com

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ORTI AD ARTE Varese 12-13 settembre Mostra e mercato sull’arte di coltivare la terra a Villa e Collezione Panza, aVarese, appuntamento per tutti gli appassionati di orti e giardini. La splendida villa sarà teatro della terza edizione della manifestazione allegra e genuina organizzata dal FAI – Fondo Ambiente Italiano per celebrare l’eccellenza della frutta e della verdura, in tutte le loro declinazioni. www.fondoambiente.it

CARTE DEI FIORI Pavia 13-20 settembre Nella biblioteca dell’Orto Botanico di Pavia, esposizione degli antichi erbari e installazione di artisti nazionali e internazionali, conversazioni in serra e workshop didattici nell’ambito del 110° Congresso della Società Botanica Italiana. http://biblioteche.unipv.it/BST SGUARDI SULLA NATURA Isole Borromeo (VA) 19-20 settembre Pittura botanica alla Rocca di Angera, in via Rocca Castello, dove saranno in mostra le opere delle pittrici Renata Bonzo e Angela Petrini. www.borromeoturismo.it

FRUTTI RARI ALLA SANTA Villasanta (MB) 12-13 settembre Giunge quest’anno alla sua terza edizione la manifestazione che vede la presenza VALLE DEI FIORI di una varietà Mantova incredibile di piante, “Autunno Color Show” nel garden di Mantova, in fiori e frutti che via Parma 28, con piante da frutto in varietà anregalano colori, tiche e moderne, agrumi e frutti minori; rosai a profumi e una nuova cespuglio, rampicanti, tappezzanti. Inoltre, dal 12 vita ai giardini di settembre bulbi olandesi, dal 19 viole invernali, Villa Camperio di dal 28 eriche, dal 3 ottobre ciclamini. Dal 10 otVillasanta, anche tobre mostra mercato di aceri giapponesi, in tutte grazie a diverse le misure, dal vaso di diametro 15 ad esemplari attività collaterali unici. Dal 24 ottobre, poi, tutta la magia del Nacome laboratori, tale con oggettistica, abeti, statuine, presepi, luci lezioni sull’orto e dal 31 ottobre collezione privata di 13.000 babe sul frutteto e bi natale. presentazioni di libri. www.valledeifiori.it www.thujalab.it

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Trifolia, Arona 19-20 settembre TRIFOLIA Arona 19-20 settembre Sul Lago Maggiore, nei magnifici giardini di Arona, flora e design s’incontrano nella prima edizione della mostra mercato di piante e fiori rari che propone due giorni di eventi per chi coltiva la passione del giardinaggio, ma anche per chi vuole fare due passi nella splendida location affacciata sul lago, tra fiori e piante, ascoltare un concerto di musica classica o partecipare a un laboratorio di composizione floreale. Ricca di appuntamenti all’interno ma anche all’esterno dell’esposizione, Trifolia vuole essere la prima edizione di un evento interessante e coinvolgente per la città e i suoi visitatori. In fiera: eventi, autori, esperti, concerti, laboratori creativi; fuori fiera un concorso per la migliore installazione, visita in Rocca Borromea e colle di San Carlo, esposizione d’arte. Inoltre, menu ed eventi a tema nei locali di Arona, convenzioni per espositori e visitatori. www.trifolia.it GIARDINI D’AUTORE Riccione 19-20 settembre I colori e i sapori dell’autunno saranno anche quest’anno protagonisti nelle collezioni botaniche dei migliori vivaisti italiani. Due giorni interamente dedicati a tutti gli appassionati di piante, fiori e frutti nel parco di Villa Lodi Fè, residenza storica nel cuore di Riccione. www.giardinidautore.net

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FLORA TRADE SHOW Rimini 23-25 settembre Fiera internazionale organizzata da Rimini Fiera, in collaborazione con Florasì e Florconsorzi per la promozione del settore florovivaistico e del paesaggio. Inizialmente pensata in due momenti, un workshop a febbraio e un vero e proprio expo molto articolato a settembre, si concentra in un unico grande appuntamento. Una scelta ulteriormente avvalorata dall’opportunità rappresentata dalla recente decisione di trasferire a Rimini il Macfrut, il più importante appuntamento fieristico internazionale dedicato all’ortofrutta. www.floratrade.it

CERSAIE Bologna 28 settembre-2 ottobre Il 33° Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno che si svolge al Quartiere Fieristico di Bologna, ospiterà nelle giornate di giovedì 1 e venerdì 2 ottobre, all’interno di “Agorà dei Media” posto al Centro Servizi, “Cersaie Disegna la tua Casa”, l’evento durante il quale i progettisti dei più importanti periodici di interior design italiani offrono consigli di progettazione e consulenze gratuite ai privati intenzionati a ristrutturare o ad acquistare casa. Un’occasione unica per ottenere consigli per sistemare al meglio gli ambienti e i giardini della propria abitazione. www.cersaie.it

PIANTE E ANIMALI PERDUTI Guastalla (RE) 26-27 settembre Mostra mercato di varietà tradizionali di frutti, fiori, ortaggi, sementi e razze di animali rurali, con prodotti eno-gastronomici, biologici, tipici e dimenticati, il mercato del vintage e animazioni, giochi antichi, incontri e laboratori. L’intento della manifestazione è di portare alla ribalta lo straordinario patrimonio di varietà animali e vegetali ormai desuete nell’agricoltura e a rischio estinzione, far conoscere specie che hanno fatto la storia del paesaggio rurale italiano e conservare la storia e le tradizioni della gente la cui vita è ruotata per decenni attorno alla terra, oltre che al fiume. www.pianteeanimaliperduti.it

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FRUTTI ANTICHI Puntenure (PC) 3-4 ottobre Il Castello di Paderna a Pontenure ospiterà la ventesima edizione di questa rassegna di piante, fiori e frutti dimenticati promossa dal FAI – Fondo Ambiente Italiano e realizzata in collaborazione con il Castello di Paderna e il Comitato FAI di Piacenza. Da sempre la manifestazione è una grande festa della biodiversità, alla quale partecipano i florovivaisti impegnati nella coltivazione e salvaguardia di varietà in via di estinzione, abilissimi artigiani depositari di antichi mestieri e agricoltori che praticano metodi di coltivazione rispettosi della terra. www.fruttiantichi.net

ORTICOLARIO Lago di Como 2-4 ottobre Settima edizione dell’ esposizione autunnale di fiori, piante rare, insolite e da collezione, utensili e arredi a Villa Erba a Cernobbio, sul Lago di Como che quest’anno ha per titolo “Il contagio della bellezza”. Il fiore protagonista sarà l’ortensia: appartenente alla famiglia delle Hydrangeaceae, comprende un centinaio di specie rustiche, originarie dell’Estremo Oriente e del Nord America. www.orticolario.it ARCHI&PARCHI Mercanteinfiera Parma 3-11 ottobre Antichi Sapori e “Cibo Vintage” rivivono a Mercanteinfiera alle Fiere di Parma, la prestigiosa rassegna di antiquariato e modernariato, che esalta la biodiversità, i prodotti dimenticati e le antiche tavole contadine. Archi&Parchi è la sezione dedicata agli arredi per esterni. www.mercanteinfiera.it SUN Rimini 8-10 ottobre Salone internazionale dell’esterno, completo e ricercato di prodotti e progetti per il vivere all’aria aperta: dagli arredi e accessori per il giardino e gli ambienti esterni ai prodotti per la spiaggia, dalle case mobili e attrezzature per i campeggi e villaggi turistici ai giochi. www.sungiosun.it

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DUE GIORNI PER L’AUTUNNO Caravino (TO) 16-18 ottobre Nel Parco del Castello di Masino appuntamento con la mostra e mercato di fiori e piante insoliti, attrezzi e arredi per giardino organizzata dal FAI – Fondo Ambiente Italiano, sotto l’accurata regia dell’Architetto Paolo Pejrone, fondatore e Presidente dell’Accademia Piemontese del Giardino. www.fondoambiente.it www.castellodimasino.it AUTUNNO ALLA LANDRIANA Ardea (RM) 9-11 ottobre A Tor San Lorenzo la mostra mercato di florovivaismo, subito seguita dal 17 al 18 ottobre da “Landriana Food Show” dedicata alle eccellenze alimentari. Durante gli eventi sarà possibile visitare i 10 ettari di parco che ad ottobre inizia a regalare un magico foliage. www.landriana.com HARBOREA Livorno 9-11 ottobre Festa delle piante e dei giardini d’Oltremare a Livorno nel parco di Villa Mimbelli. http://gardenclublivorno.com

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FLOR 15 AUTUNNO Torino 10-11 ottobre Promossa dalla Nuova Società Orticola del Piemonte, la mostra quest’anno rientra nel calendario di “Nutrire le città”, cartellone promosso dalla città di Torino che raccoglie eventi e manifestazioni sul tema dell’alimentazione e della sostenibilità in stretta sinergia con Expo 2015. www.orticolapiemonte.it GIARDINI DEL VOLTURNO Pantaniello di Caiazzo (Caserta) 24-25 ottobre Mostra mercato di giardinaggio, prodotti artigianali ed enogastronomici del territorio. www.sanbartolomeocasaincampagna.it FIERA NAZIONALE DEL TARTUFO BIANCO Acqualagna (PU) ottobre e novembre Cinquantesima fiera nazionale del tartufo bianco pregiato di Acqualagna nei giorni 25 e 31 ottobre, 1, 7, 8, 14, 15 novembre. www.acqualagna.com MYPLANT & GARDEN Fiera Milano Rho Pero 24-26 febbraio www.myplantgarden.com


STORIA, ALBERI, FAUNA E BIODIVERSITÀ DEL PARCO SEMPIONE Ambiente Demanio Casa), con la Milano 12 settembre e 3 ottobre Società Italiana d’Arboricoltura, con Italian Botanical Heritage, progetto il WWF, saranno guidate da esperti volto alla conoscenza del patrimonio che racconteranno il Parco nei suoi botanico, culturale e artistico italiano, propone tre passeggiate diversi aspetti - storico, architettonico, paesaggistico, botanico e alla scoperta del Parco Sempione, naturalistico. Ogni visita inizierà alle giardino pubblico milanese nel cuore 9,30 del mattino, orario più indicato della città, realizzato a partire dal per osservare la fauna selvatica. Il 1890 dall’architetto Alemagna, poi ritrovo è alla base della Torre Branca, risistemato nel 1957 su progetto lungo Viale Alemagna; ogni visita dell’architetto Vittoriano Viganò e del durerà 2 ore circa, con gruppi di paesaggista Pietro Porcinai. Ricco 20-25 persone al massimo. Le visite di testimonianze architettoniche e sono gratuite, ma occorre prenotarsi presenze arboree di pregio, ospita una on-line, attraverso la mail di Italian fauna selvatica insospettata. Le visite, Botanical Heritage: organizzate in collaborazione con info@italianbotanicalheritage.com il Consiglio di Zona 1 del Comune cell. 339 3700293 di Milano (Commissione Verde CORSI di BIODINAMICA di Paolo Pistis e Elena Zaramella www.paolopistis.it “Benessere attraverso i colori viventi della natura” imparare a entrare in contatto con le forze viventi della natura attraverso le forme e i colori delle piante, l’influsso dei colori della natura sul benessere dell’essere umano il 2-3 settembre; “Il compostaggio biodinamico e l’allevamento del lombrico” produrre concime sano e nutriente per le piante, come produrlo e imparare a usarlo in modo corretto, riciclare e trasformare ogni tipo di rifiuto organico per creare nuova vita, il 25-26-27 settembre (con iscrizioni entro il 20), a Comano Terme (TN) presso Villa Campo, numero chiuso, info e iscrizioni Cristina tel. 0465 700072 o info@villadicampo.it “Corso di agricoltura biodinamica” per produrre cibo sano nell’orto e nel frutteto familiare e curare il proprio giardino, approfondimenti pratici di biodinamica per la prevenzione e la cura delle patologie, il controllo dei parassiti e il comportamento in caso di avversità climatiche, il 6 e 12 settembre a Campodarsego (PD), via Antoniana, 66, con info e iscrizioni: Tiziana tel. 339 4693666 “Corso di agricoltura biodinamica” per imparare a coltivare l’orto, il giardino e il frutteto il 6 e 12 settembre a Battaglia Terme (PD) presso Associazione La Biolca, info e iscrizioni tel. 049 9101155, info@labiolca.it

calendario

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INCONTRI di BIODINAMICA organizzati da Fondazione Le Madri Rolo (RE) “Viticoltura biodinamica pratica” il 19 settembre presso l’azienda “Al di là del fiume” a Marzabotto (BO); “Allestimento pratico del preparato 500 e visita aziendale” il 27 settembre presso l’azienda “Il serraglio”, loc. Ospital Monacale (FE); “Ritrovo biodinamico a Casa Vallona” il 10 ottobre in loc. Monte San Pietro (BO); “Seminario sulla biografia” tre incontri il 24-25 ottobre, 28-29 novembre, 1617 gennaio; “Viticoltura professionale biodinamica” primo livello il 7-8 novembre; “Le piante per i preparati biodinamici: dalla conoscenza vivente della pianta medicinale al preparato” il 21-22 novembre; “Corso di apicoltura” il 12 e 13 dicembre. www.fondazionelemadri.it


Piante e animali Perduti, Guastalla (RE) 26 e 27 settembre GRANDI GIARDINI ITALIANI Grandi Giardini Italiani, rete che unisce più di 120 giardini di eccellenza in tutta Italia, si amplia con l’ingresso di tre nuovi giardini: il Parco Botanico Angelo e Lina Nocivelli di Verolanuova (BS), Villa Tasca d’Almerita di Palermo e la Tenuta Regaleali di Palermo. Grandi Giardini Italiani è un marchio di qualità e, grazie agli elevati standard di manutenzione e gestione richiesti ai giardini per entrare a far parte del network, è anche sinonimo di eccellenza e sensibilità alla cultura del verde. www.grandigiardini.it TURIN GARDEN Torino “Cura del giardino nelle varie stagioni” 6 lezioni con inizio il 19 settembre; “I colori dell’autunno” alberi e arbusti particolarmente decorativi per i colori autunnali dal 12 ottobre al 14 novembre. www.turingarden.it GARDEN VIRIDEA Dal 12 settembre nei Viridea Garden Center ciclo di incontri gratuiti dedicati all’allestimento di balconi e davanzali autunnali. Dal 19 al 24 ottobre corsi gratuiti dedicati alle cure indispensabili per le piante grasse prima del riposo invernale. www.viridea.it CORSI AL CASTELLO QUISTINI Rovato in Franciacorta “Piantebio” potatura, innesto, coltivazione bio delle piante da frutto” il 20 settembre; “Prato perfetto senza segreti” il 27 settembre e “Spezie in castello” per conoscere e usare le spezie il 4 ottobre. www.castelloquistini.com/corsi STUDIO ARTI FLOREALI Roma “Molte dame e un cavaliere” mostra di pittura botanica 1-8 ottobre, organizzata presso la sede in via Campanella 34/A, dove alle nuove opere delle dame si aggiungeranno quelle del cavaliere Angelo Speziale, apprezzato pittore naturalista che in questi ultimi anni si è avvicinato alla pittura botanica tradizionale. Il 5 ottobre corso di disegno e pittura botanica con Silvana Volpato e Maria Rita Stirpe; il 6 ottobre corso di acquerello botanico con Maria Rita Stirpe. Il 15 ottobre corso di Ikebana Ohara per principianti e il 22 ottobre corso di Decorazione Floreale Occidentale per amatori – Edfa-Roma. www.artifloreali.it

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Oltre il giardino •

Expo Nutrire il pianeta

Eraldo Antonini

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l tema dell’alimentazione mondiale è una delle sfide per i prossimi decenni. Le fonti di approvvigionamento alimentare non sufficienti e non adeguate per tutti, la limitatezza delle fonti energetiche, che sono alla base delle produzioni, le variazioni climatiche che interessano l’intero pianeta e che potranno ridisegnare le produzioni agricole, rappresentano temi preoccupanti per l’umanità ai quali l’Expo di Milano cerca di dare un contributo significativo in fatto di discussione e di presentazione delle produzioni alimentari mondiali. I vari paesi che partecipano a Expo hanno affrontato in modo non sempre univoco il tema della manifestazione. Vi sono alcuni paesi che hanno centrato in pieno il focus proposto dalla manifestazione, mettendo in luce le proprie produzioni e mostrando le proprie eccellenze alimentari. Si prenda ad esempio il Marocco che ha rappresentato, all’interno del proprio padiglione, il meglio delle proprie produzioni agricole cercando di ricostruire anche i differenti ambiti territoriali in cui tali produzioni si realizzano; datteri, olivi, carrubi, olio di Argan che deriva dai semi della pianta Argania spinosa endemica del sud del paese. Anche la Russia, tra i tanti paesi, ha centrato in pieno il tema presentando sia la ricca produzione, soprattutto cerealicola, sia personaggi di spicco che hanno dato un grande contributo scientifico al settore, in particolare Mendeleev, ideatore della tavola periodica degli elementi ma anche il primo che normò la produzione della vodka. La Francia il cui padiglione si apre con un percorso all’aperto sulle produzioni erbacee oltre il giardino

quali ortaggi, cereali, piante officinali e da frutto, disposte in ordinate aiuole, mostra, all’interno del padiglione coperto, la globalità della propria produzione di prodotti agricoli e relativi trasformati oltre all’itticoltura. La Città del Vaticano è presente con un percorso originale impostato non tanto sui prodotti agricoli ma su una riflessione riguardante la fame nel mondo, i conflitti sociali e proposte per risolvere queste problematiche. Tuttavia non tutti i paesi partecipanti hanno saputo interpretare fino in fondo il tema dell’Expo, preferendo optare per una vetrina promozionale in chiave turistica e di artigianato locale, tra questi alcuni paesi africani e asiatici e anche qualche paese europeo che rappresentano, per questo, una nota dolente. L’Italia ha messo in campo non solo aspetti prettamente agricoli ma anche forestali, ecologici e paesaggistici in una grande vetrina, fatta di più sezioni, che coniuga attività agricola e ambiente. La manifestazione per la vastità dei paesi presenti meriterebbe più giorni di visita per poter cogliere appieno la complessità dei temi trattati e la vastità delle produzioni agricole strettamente legate alle svariate condizioni ambientali e culturali che le caratterizzano.

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ui le foto di Maria Pia Roselli, appassionata lettrice di Giardini, ecco alcuni tra i tanti scatti che ci ha inviato: le rose di maggio, le ortensie del lago di Bolsena, le aiuole di Cecina, i fiori del marito Lucio, il giardino dell’Orticoltura a Firenze in occasione della mostra dei fiori‌

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Novità autunno 2015 Il prossimo numero di Giardini sarà in versione digitale on line il 5 novembre 2015 nel sito www.giardini.biz sfogliabile e scaricabile gratuitamente su tablet, smarphone o computer

& Ambiente Direttore di testata: Donatella Forni donatella.forni@logos.info Coordinatore tecnico-scientifico: Eraldo Antonini eraldo.antonini@logos.info www.studioeraldoantonini.it Art director: Daniele Bini Comitato di redazione

Paolo Cottini

Maria Grazia Bellardi

Mario Ferrari

fotografo botanico

fitopatologo, docente Facoltà di Agraria Università di Bologna

Alessandro Bertolini

Novità 2016 Nel 2016 i numeri di Giardini saranno nove, sei numeri cartacei in edicola e tre numeri in versione digitale, sfogliabili e scaricabili gratuitamente dal sito www.giardini.biz su tablet, smarphone o computer Giardini gennaio-febbraio in edicola a fine gennaio Giardini marzo in edicola i primi di marzo Giardini aprile in edicola i primi di aprile Giardini maggio in edicola i primi di maggio Giardini giugno-agosto in edicola i primi di giugno Giardini estate digitale on line il 2 luglio Giardini di settembre-dicembre in edicola i primi di settembre Giardini autunno digitale on line il 5 novembre Giardini Natale digitale on line il 10 dicembre Dunque, appuntamento nel sito

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il 5 novembre con Giardini digitale! Sarà un numero con reportage dalle mostre dell’autunno, notizie di attualità e molto altro...

specialista in tappeti erbosi

fitoiatra ed entomologo, docente Istituto Tecnico Agrario «A. Zanelli» di Reggio Emilia, già docente Facoltà di Agraria Università di Modena e Reggio Emilia

Massimo Fornaciari

agronomo esperto in frutticoltura

Alessandro Mesini

agronomo alimentarista

Hanno collaborato a questo numero: Maria Grazia Bellardi, Silvia Cagnani, Maurizio Casale, Giulio Farinelli, Ugo e Giacomo Fiorini, Antonio Lo Fiego, Andrea Martini, Massimo Mazzoni, Alessandro Mesini, Rita Paoli, Paolo Pistis, Fabiano Sodi, Enzo Valenti, Maurizio Zarpellon Fotografi: Maria Grazia Bellardi, Silvia Cagnani, Marco Campanini, Maurizio Casale, Paolo Cottini, Mauro Davoli, Giulio Farinelli, Ugo e Giacomo Fiorini, Massimo Listri, Antonio Lo Fiego, Andrea Martini, Massimo Mazzoni, Alessandro Mesini, Stefano Pagnoni, Rita Paoli, Paolo Pistis, Fabiano Sodi, Enzo Valenti, Carlo Vannini Disegni: Daniela Baldoni Copertina: Enzo Valenti

Bimestrale • anno 29 • n. 275 • settembre-dicembre 2015 Direttore Responsabile: Antonio Vergara Meersohn Direzione e Amministrazione: Logos Publishing srl via Curtatona 5/2 • 41126 Modena • tel. 059 41 24 32 • fax 059 41 26 23 Aut. Trib. Modena n. 817 del 10/5/1986 Iscritto al R.O.C. con il n. 7727 ISSN 0394/0853 Poste Italiane Spa - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - Modena - bim.

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Giardini #275 - settembre/ottobre  

GIARDINI - rivista italiana dedicata a tutti i temi del giardinaggio, dell'orticoltura e frutticultura amatoriale. Testo in Italiano, 6 nume...

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