Issuu on Google+

DOMENICA 24 MAGGIO 2009 ANNO 134 - N. 122

EURO 1,00

Milano, Via Solferino 28 Tel. 02 6339

Fondato nel 1876

Venezia Mostra alternativa contro il Padiglione

Il cardinale Poletto

«Torino città viva. E non parliamo di questione settentrionale»

«Then comes the sun» Il terzo cd 9,99 euro più il prezzo del quotidiano

LE MOSSE DI UN LEADER

Il premier attacca l’opposizione. Il Pd: risposta comune al Cavaliere. No di Casini e Di Pietro

IL PARADOSSO DEL NUOVO FINI

Berlusconi: milioni di firme per dimezzare i parlamentari

di ANGELO PANEBIANCO

I

l presidente della Camera Gianfranco Fini sta vivendo la fase forse più paradossale della sua carriera politica. Nel corso del tempo egli è andato sviluppando idee, sicuramente frutto di una sincera, e forse anche sofferta, maturazione personale, che oggi lo portano a differenziarsi, talvolta anche aspramente, su molti temi, dal governo e dalla maggioranza di cui fa parte. Si tratti dei modi per contrastare l’immigrazione clandestina, della questione della laicità e dei rapporti fra Stato e Chiesa, del caso Englaro o del ruolo del Parlamento, le prese di distanza di Fini dal governo ormai non si contano. Così facendo Fini ha finito per trovarsi nella curiosa situazione di essere applaudito soprattutto da quella parte del Paese che, riconoscendosi nell’opposizione, non lo voterebbe mai. Fini è un politico navigato e dunque è lecito chiedersi (anche se è difficile rispondersi): a quali elettori si rivolge, quale parte del Paese aspira a rappresentare? La «buona politica» è, e sempre deve essere, una ben dosata combinazione di convinzione e di convenienza. Una politica senza convinzione e tutta convenienza è una politica opportunistica: è l’acqua in cui sguazzano i piccoli politici, i trasformisti di professione. Ma nemmeno una politica fatta solo di convinzione è una buona politica. Essa facilmente si riduce a testimonianza morale, a predica inutile. Il buon politico deve essere un uomo di convinzioni, comunque maturate, ma anche dotato di quel forte istinto del potere che gli permetta di costruirsi una strategia in grado di mobilitare consensi, appoggi, voti. Nel caso di Fini si individua la convinzione ma non si capisce quale sia la convenienza.

Le idee che oggi Fini difende sono certamente frutto di una lunga maturazione. Ad esempio, risale ormai a diversi anni fa la sua proposta (che fece infuriare il partito di cui era allora il leader, Alleanza nazionale) di concedere il voto agli immigrati. Ciò nonostante, appare assai grande la distanza fra il Fini che oggi manifesta le sue perplessità sui «respingimenti» e il Fini che ieri tuonava contro il governo Prodi, colpevole a suo giudizio di debolezza nella lotta contro l’immigrazione clandestina. La sua stessa difesa, contro l’irruenza del premier, del ruolo e delle prerogative del Parlamento, sembra qualcosa di più di una semplice difesa d’ufficio da parte del presidente della Camera. Sembra anche una forte presa di distanza dalle posizioni presidenzialiste (come tali, in Italia, sempre innervate di un certo antiparlamentarismo) che lo stesso Fini sosteneva fino a poco tempo addietro. Si potrebbe anche guardare con simpatia, e con una certa ammirazione, un leader politico che ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco e di rivedere criticamente tante sue posizioni precedenti. Ma resta la domanda: a quale strategia si lega questa evoluzione? Esistono nel Paese tanti potenziali elettori di centrodestra disposti a seguire Fini (contro Berlusconi e contro Bossi), attratti dalle sue idee su ciò che dovrebbe essere una destra moderna? Se quei tanti elettori ci sono, Fini avrà avuto ragione e la sua risulterà una «buona politica» (una giusta combinazione di convinzione e convenienza). Ma se non ci sono, allora anche i convinti applausi che egli oggi riceve dai giornali d’opposizione non gli serviranno a nulla. Poiché politica e testimonianza morale sono incompatibili.

Nessuna emergenza clima Nigel Lawson

90 5 2 4>

Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano

In edicola domani Elisa

di Paolo Conti a pagina 25

di Paolo Foschini a pagina 17

9 771120 498008

Roma, Piazza Venezia 5 Tel. 06 688281

www.corriere.it

FRANCESCO BRIOSCHI EDITORE

per capire, per decidere

L’esercito pachistano avanza

Battaglia nella città talebana

Silvio Berlusconi: «Sto veramente pensando a un ddl di iniziativa popolare per portare i deputati a 300 e i senatori a 150, perché poi voglio vedere il Parlamento non approvare una legge che fosse presentata con il sostegno di milioni e milioni di elettori». Il Cavaliere sostiene che l’opposizione non sia indispensabile per le riforme. E tra queste indica la separazione delle carriere dei magistrati da realizzare entro il prossimo anno. I capigruppo del Pd scrivono ai colleghi di Idv e Udc proponendo un incontro per fare fronte comune. No di Di Pietro. Casini: irricevibile.

Anticipazioni

NEI CONFINI SI TROVANO LE IDENTITA’ DEL FUTURO di ZYGMUNT BAUMAN

Giannelli

ALLE PAGINE 2 E 3

I confini sono campi di battaglia. Ma anche «workshop creativi» in cui germogliano i semi di forme future di umanità. Il sociologo Zygmunt Bauman, inventore di fortunate formule sulla «società liquida», ridefinisce i concetti di confine e di frontiera. Le barriere e i muri sono i laboratori dove si modellano le nuove società, ma i muri sono per principio valicabili. Nelle società contemporanee si moltiplicano le demarcazioni: il futuro dipenderà dal dialogo che si creerà lungo questi confini.

Breda, Fuccaro, Trocino

ALLE PAGINE 24 E 25

di LORENZO CREMONESI

E’ cominciata la resa dei conti con i talebani da parte dell’esercito pachistano nella vallata di Swat. L’offensiva sta provocando morti, feriti (foto) e migliaia di profughi. A PAGINA 12

I 50 anni della Revolución

Draghi: il tetto ai superbonus dei manager sarà una regola globale

«Rischi di bolla speculativa» I timori di banchieri e politici ai seminari Aspen Il sospetto di veder nascere una nuova «mini-bolla» speculativa sulle rovine del sisma finanziario dell’ultimo anno è affiorato nei due giorni di seminari tra banchieri d’affari e responsabili di politica economica dell’Aspen Institute Italia. Il rischio. Si tratta di un pericolo per molti Paesi, Italia inclusa, visto che da marzo Piazza Affari è rimbalzata più di Parigi e Francoforte, a loro volta salite di oltre il 20%. Con tassi ufficiali vicini allo zero gli istituti privati si finanziano quasi gratis e riversano liquidità sulle Borse.

La strategia della Fiat

Marchionne rilancia su Opel «Ma non chiedo elemosina» di RAFFAELLA POLATO

Il ministro tedesco dell’Economia annuncia che Fiat ha inviato una «proposta migliorativa» per la Opel. Marchionne rilancia anche sul piano mediatico: «Se Opel non ci vuole, non per questo cadrò in depressione». A PAGINA 4

Cuba non nasconde più i gay di ETTORE MO

Il regime castrista ha celebrato i 50 anni della Revolución senza retorica. Al posto delle solite parate, la sfilata dell’orgoglio gay guidata dalla figlia di Raúl Castro (in abito bianco). A PAGINA 15

Draghi. Il tetto ai superbonus dei manager delle banche diventerà una regola globale. Lo ha detto ieri il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, parlando come presidente del Financial stability board. Il Fsb approfondirà la questione nella prossima riunione a Basilea, il 26 e 27 giugno. ALLE PAGINE 6 E 7

Bocconi, Fubini, S. Rizzo Sensini, Tamburello

«Pericoloso e invasivo»: il sito di relazioni sociali finisce sotto accusa

GERMANIA

AMERICA

Così Schröder Gli obamiani spinge tifano per Mosca per il Lingotto di DANILO TAINO

di MASSIMO GAGGI

A PAGINA 5

A PAGINA 5

Per Facebook è l’ora dei nemici

Clima è vera emergenza

di ELVIRA SERRA

Introduzione di Carlo Carraro

La passione per Facebook sta scemando, se non finendo. La piazza virtuale si spopola, si segnalano fenomeni di rigetto. E’ scattata l’ora della riscossa. Dei nemici di Facebook. Daria Bignardi si dichiara angosciata dall’avere 4.959 amici e 7.096 in lista d’attesa. La scrittrice Chiara Gamberale è rimasta sconvolta dal concetto di amicizia e secondo Nicola Savino il social network è un luogo per fannulloni.

Nuovo episodio di razzismo

Nicholas Stern

Assalto ai bengalesi in festa Una notte di terrore a Roma

A PAGINA 21 E A PAGINA 8

Venerdì notte alla periferia Est di Roma una ventina di giovani armati di spranghe ha seminato il panico nel piccolo presidio bengalese devastando le strutture per il Capodanno. Insulti e botte. (nella foto Graffiti Press la protesta contro le violenze).

commento di Maria Laura Rodotà

A PAGINA 16 Frignani, Spadaccino

www.brioschieditore.it


Sport 35

Corriere della Sera Domenica 24 Maggio 2009

Ciclismo Tappa a Gerrans sull’Appennino. Domani la resa dei conti

La lite

Tanta fatica per nulla Di Luca spreca l’occasione Sorrisi Il patron della Formula 1 Bernie Ecclestone incrocia nel paddock il presidente della Fia Max Mosley. Per i due sono giorni intensi (LaPresse)

Button in pole ma la sorpresa è Raikkonen in prima fila con la Ferrari L’intervista Alain Prost Grande ex Alain Prost, il Professore, a Montecarlo dove ha vinto 4 volte negli anni 80 (LaPresse)

«Giusto risparmiare ma Mosley esagera» DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

MONTECARLO — Il parere del Professore. Alain Prost, tirato a lucido come quando correva, arriva al paddock e non può sfuggire alle domande sul momentaccio che sta vivendo la F1. «Penso spesso al futuro della F1 — confida Prost —, ma non lo metto a fuoco: tutto, a cominciare dalle norme, cambia troppo in fretta». Lei è d’accordo con l’idea di Mosley di un regolamento a due velocità? «No. E aggiungo: è impossibile fissare un budget. Se hai accettato che dei team possano spendere 500 milioni di euro a stagione, come puoi pensare che scendano di colpo a 50? Va trovata una nuova strada, ma contenere decisamente le spese è un obiettivo sano». Ha mai visto la F1 così in difficoltà? «Anche ai miei tempi capitava. Nel 1982, con Balestre presidente, a Imola si gareggiò con poche macchine: però noi sapevamo sempre trovare soluzioni e le trovavamo per tempo. Superare questo impasse sembra complicato».

Concorda di più con Mosley o con la Fota? «Con entrambi: Max fa bene a battersi per ridurre i costi; ma ha ragione pure la Fota, anche se non mi convince il modo in cui i team lavorano assieme». Ci sarà un accordo, alla fine? «Mi auguro che si tenga in vita la trattativa. Se crolla tutto, è dura ricominciare». Un campionato alternativo è possibile? «L’opportunità c’era 4 anni fa, ma non è stata sfruttata e la Ferrari si è pure presa un accordo privilegiato. È difficile che l’occasione ritorni, però non è da escludere». Da ex ferrarista, ha un suggerimento politico per la Rossa? «La Ferrari è importante per la F1, ma non dovrebbe pensare solo ai propri interessi. Il problema di una visione più generale riguarda comunque tutti: si trascurano le altre componenti, dagli organizzatori agli sponsor. Non è il miglior modo di operare, sono sorpreso e preoccupato: ogni anno è sempre peggio».

f.van.

Ma la pace team-Fia resta lontana DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

MONTECARLO — Il vertice (l’ennesimo) tra i team è slittato a questa mattina, prima della gara. Ieri, però, tutti hanno parlato con tutti, in una miriade di piccoli incontri. Che hanno dato vita alle interpretazioni più disparate. È girata anche la voce che l’accordo con il presidente della Federazione Max Mosley sulle regole per i prossimi anni fosse praticamente già sicuro, si trattava solo di capire il quando. Il più ottimista sembrava proprio il buon Max, che ieri mattina si aggirava per il paddock distribuendo buon umore: «Penso che tutto andrà in ordine, sono fiducioso che la Ferrari ci sarà l’anno prossimo. Dovremo riflettere, ma penso che avremo un buon accordo». Martin Whitmarsh, numero 1 della McLaren, e la sua metà della Mercedes, Norbert Haug, in serata sembravano confermarlo: «Siamo molto molto più vicini di prima. In un paio di giorni vi daremo qualche novità». Ma la realtà sembra un po’ diversa. L’impressione è che le grandi manovre siano se non proprio in alto mare, ancora lontane dalla fine. In Ferrari (nella foto Montezemolo) non sembrano certo disposti a trovare l’accordo a ogni costo. E dunque nessuna retromarcia sui principi guida di questa battaglia: no al tetto al budget, no al doppio set di regole e no a una Federazione che si rifiuta di firmare il Patto della Concordia e non promette stabilità sulle regole. Secondo il Times, Mosley avrebbe proposto ai team di mantenere il tetto al budget di 44 milioni di euro, ma escludendo fino al 2013 le spese per i motori. Sufficiente come concessione? Difficile. I team vogliono di più. E si prenderanno tutto il tempo per cercare di ottenerlo. Forse una settimana, forse di più. È dunque facile che si vada oltre lo scadere delle iscrizioni, fissato per il 29 maggio. Sempre ammesso che non salti tutto, perché gli equilibri sono delicatissimi. La Formula 1 ancora non può dirsi salva.

a. rav.

L’italiano: «Speso molto». Menchov resta in rosa DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

BOLOGNA — Un bel Girarrosto, tanto per cominciare. La sagra dell’Appennino apre i suoi tre giorni di festa e l’unico che ha il coraggio di sedersi a tavola sotto un sole cocente si ritrova pure con un conto salato da pagare. Danilo Di Luca ha infatti una squadra generosa, ma il problema è che, almeno per un giorno, ne ha solo una. Denis Menchov invece si ritrova d’improvviso con un centinaio di compagni a disposizione, per il gioco legittimo di interessi, alleanze e tattiche che da sempre anima il gruppo. «Non so se è così — se la ride il russo in maglia rosa — ma questo è il ciclismo: l’arrivo sulla salita di San Luca era troppo favorevole a Danilo perché qualcun altro avesse interesse a riprendere gli uomini in fuga. Così facendo, abbiamo evitato che Di Luca potesse vincere la tappa e andare a prendersi i 20’’ di abbuono: per noi era la situazione perfetta. Le alleanze? Sono importanti e bisogna sempre essere attenti a cercarle lungo la strada...». La sagra delle salite bonsai avrà il suo clou domani nel tappone marchigiano. Ma il problema non è il fatto che Di Luca abbia buttato ieri il primo biglietto della riffa appenninica, quanto piuttosto la fatica sprecata per cercare di procurarselo. Con quattordici fuggitivi in avanscoperta (alla fine arriva in solitario l’australiano Gerrans, vincitore della tappa di Pratonevoso al Tour 2008), la squadra dell’abruzzese ha infatti lavorato moltissimo per recuperare e consentire al suo capitano di vincere sul santuario di Bologna: lo sforzo, necessario all’inizio e poi velleitario potrebbe rivelarsi alla fine dannoso: «Abbiamo corso bene fino a 50 km

Marcature Da sinistra Di Luca (in maglia ciclamino), Basso, Armstrong e Menchov (Ap/Trovati)

dall’arrivo — ammette Di Luca — ma quando abbiamo capito che non c’era niente da fare avremmo dovuto rallentare. Invece abbiamo continuato a forzare e abbiamo speso troppo. Però siamo una squadra tosta e domani, nel giorno chiave di questo Giro, saremo di nuovo protagonisti su salite molto più impegnative. Spero che riusciremo a far saltare sia Menchov che Leipheimer, anche se non sarà facile. In ogni caso noi ci proviamo: da soli o in compagnia, se qualcun altro ci tiene a vincere questa corsa...». Il rebus in effetti non è sem-

Strategie Il russo non soffre il caldo, Leipheimer e Basso attardati. Oggi quattro colli e arrivo in pianura

plice da risolvere: Menchov non soffre nemmeno il caldo, considerato il rendimento che ha al Tour o alla Vuelta, e per farlo cadere sul terreno rimasto ci vuole un’azione di forza. Sprecare troppe energie ieri, per magari avvantaggiare Di Luca, non era quindi una grande idea né per Basso e Leipheimer (ieri attardati di 3’’) né per Pellizotti o per Sastre, che anzi ha festeggiato la vittoria del suo compagno Gerrans. I quattro colli di oggi, con l’aggiunta di un arrivo in pianura, fanno ancora gola ai fuggitivi. La resa dei conti sarà verosimilmente domani sul traguardo di Monte Petrano, in un tappone di 237 km che ricalca quelli dolomitici ma non sale oltre i 1500 metri. Le ruote già sfrigolano. Lo chef russo ha in mano il Giro. Ma polli da arrostire sul fuoco non ne troverà più.

Le classifiche Ordine d’arrivo 1. Gerrans (Aus) in 4h16’48’’ alla media di 40,186 km/h 2. Bertogliati (Svi) a 12’’ 3. Gavazzi a 18’’ 10. Pellizzotti a 1’04’’ 11. Di Luca s.t. 12. Garzelli s.t. 13. Menchov (Rus) s.t. 16. Basso a 1’07’’ 17. Leipheimer (Usa) s.t. Classifica 1. Menchov (Rus) in 58h33’53’’ 2. Di Luca a 34’’ 3. Leipheimer (Usa) a 43’’ Oggi 15ª tappa, Forlì-Faenza di 161 km (Raitre 15.05)

Paolo Tomaselli

Tradizioni e malcostumi

E l’esibizionista finì in tv. Cianotico DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

BOLOGNA — Anche se fuori programmazione da qualche tempo, arriva sempre il momento dei super classici. Il gran caldo, la salita bolognese di San Luca ed ecco il remake in grande stile della secchiata d’acqua in faccia al corridore. Il dibattito resta attuale: gesto di umana pietas o puro sadismo mascherato? Finché qualcuno non scenderà dalla bici facendo giustizia sommaria. In ogni caso vietato meravigliarsi: anche un Giro ha le sue stranezze e trasgressioni. Come prima dell’arrivo a Bergamo, ad esempio, quando per tagliare una mezza curva un plotoncino di corridori ha allargato sul marciapiedi. Vista la velocità e nonostante le transenne, un vigile avrebbe potuto, previa registrazione

dei numeri con moviola, inviare regolare contravvenzione? Come inquadrare poi il medio alzato della ex maglia rosa Danilo Di Luca agli spettatori milanesi imbufaliti nella ormai famosa tappa con stop e arringa? Anche la strana idea del ragazzo quarantaduenne Mario Cipollini che, previa telefonata al fotografo, pedala per qualche

chilometro assieme al gruppo è difficilmente catalogabile. Anche i recordman osano pur di farsi notare. E in corsa? Testate, gomitate, pipì anche di fronte al pubblico, slanci proibiti dopo aver preso la borraccia. Però pure il pubblico, a parte il gavettone in faccia, è spesso da cartellino rosso. L’ultimo trend sono le sceneggiate di chi, nelle tappe di montagna, finge di rincorrere i ciclisti con la scusa d’incitarli. Ma per incitare non c’è bisogno di lanciarsi urlanti a torso nudo, con in testa grosse corna o elmi da romano e magari qualche scritta sulle spalle. L’unico scopo è farsi riprendere dalla tv, anche se questi spiritosi rincorritori sopportano spesso un finale poco glorioso, in ginocchio, cianotici e la lingua fuori. E nessuno se ne duole.

Gian Luigi Paracchini


Corriere della Sera 24 Maggio 2009