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Cologne 17/06/1998

Conferenza di

Giambattista Pagani

Pratica ed Esperienza di guarigione:

l’

AIDS


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NOTA PER IL LETTORE: questa conferenza può essere ASCOLTATA sul sito:

www.giambattistapagani.com

 CONFERENZE

 1998


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Il lettore comprenderà meglio certi aspetti del testo presentato in questo volume se vorrà considerare che si tratta di insegnamento esclusivamente orale.

Testo, NON rivisto e NON coretto dall'autore, trascritto a due mani da «Mendoza & Stefano»


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I MENSILI TEORIA E PRATICA DI GUARIGIONE

TEMI COLOGNE (BS) Hotel Alcazar 24/09 “IL CUORE” 1° 29/10 “IL CUORE” 2° 26/11 “I RENI” 17/12 “POLMONI” 28/01 25/02 25/03

22/04 27/05

17/06

MILANO CMS 25/09 30/10 27/11 18/12

“IL SIST.DIGESTIVO” “IL CERVELLO” “LA PELLE” “GLI ORGANI SESS.” “IL TUMORE” “AIDS”

29/01 26/02 26/03 23/04 28/05 18/06

Da oltre 30 anni la metodologia “SILVA” ha dimostrato di essere uno strumento efficace per ampliare la capacità di percezione e comprensione e sviluppare le possibilità di autoguarigione e di guarigione. Attraverso la comprensione del significato psicologico-spirituale degli organi del corpo e delle rispettive malattie possiamo imparare ad usare meglio le nostre potenzialità per il nostro benessere e per aiutare gli altri. Impariamo a capire per imparare a guarire. La vera guarigione è una trasformazione che non riguarda solo il corpo, ma soprattutto l’anima: cambiando atteggiamento e comportamenti rafforziamo il nostro benessere e ci difendiamo dalle malattie. Ogni serata prevede l’uso del Laboratorio per la comprensione e per la guarigione in relazione al tema previsto.

AVVERTENZE 1. Gli incontri sono riservati ai Diplomati “Metodo Si/va Coloro che non hanno frequentato il Metodo Si/va possono partecipare solamente se presentati ed accompagnati da un Diplomato. 2. La partecipazione a queste serate prevede il possesso della “Tessera CMS” di abbonamento annuale (L. 192.000 iva inclusa) oppure un contributo per ogni serata (L. 25.000). “.


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È il tema che conclude tutta una serie di chiacchierate che ci hanno accompagnato in questi mesi e ci offre l'occasione, prendendo proprio dal tema della malattia che ci occupa questa sera, l'elemento centrale che ci permette la riflessione, ci permette anche un po' un tentativo, in qualche misura, di una sintesi, se vogliamo dirla così, di alcuni aspetti che possono essere interessanti da chiarire alla fine di queste conferenze parlando di malattie, parlando di simbologia delle malattie ... quindi parlando di questi processi che in qualche misura possano anche riguardare quello che ci capita. Perché indubbiamente ci siamo trovati a parlare anche di processi di malattie che qualcuno di noi può aver vissuto, può aver sofferto, li possiamo magari star soffrendo, e quindi magari c'è anche questo aspetto importante da prendere in considerazione. Comunque, prima di entrare nel tema ... c'è qualche domanda da parte vostra? DD su «famiglia cristiana» ci classificano «una setta». GiBi non è questione di «famiglia cristiana», ma è su tutti i giornali. Sarà rimbalzata su «famiglia cristiana» quello che era già stato pubblicato da altri. Tutto questo è rimbalzato su tutti i giornali (il Corriere della Sera, Il Giornale, Il Messaggero...) con articoli abbastanza ampli ... ma tutto parte da una lettera del Viminale. Il problema è che c'è stata un'informazione che è partita da una lettera ufficiale che il ministero degli interni ... dunque è un rapporto del Viminale inviato alla commissione affari costituzionali della camera, dove, in questo fascicolo, fanno l'elenco dei possibili gruppi che potrebbero essere da tenere d'occhio in questo fine millennio, in funzione della sicurezza di avere una celebrazione del giubileo tranquilla. Perché, secondo loro, ci sono delle sette che starebbero magari ipotizzando delle azioni particolari in contrapposizione ... e quindi c'è tutto questo elenco in cui effettivamente poi c'è tutto questo pressappochismo incredibile ... però, siccome è una lettera del Viminale ... non si sa neanche sulla base di che cosa ... perché la cosa curiosa è che il «Silva Mind Control» ... quindi già il fatto che lo chiamino come noi da anni non ci chiamiamo... perché ufficialmente è Metodo Silva; «sede Torino», il che significa che quindi che è un'informazione che fa riferimento a qualche anno fa quando era solo; ... e dice: «numero di adepti: 100» ! ! ! Dev'essere il Corriere della Sera con una nota che può essere interessante, che ci riguarda, che dice: «anche questo gruppo punta a tecniche di controllo mentale che

mirano all'obbedienza cieca ...».

Ma non è la prima volta che accade questo, perché quando tirano in ballo questo, sulla base di alcuni testi, anche libri scritti nell'ambito prettamente cattolico, diciamo Vaticano, erano stati analizzati un po' tutti i movimenti: tutto quello che non rientrava nella stretta tradizione cattolica cristiana, veniva considerato gruppo in qualche misura, non tanto sovversivo, quanto in contrapposizione. Ma d'altronde, ci sono stati dei programmi che hanno fatto ultimamente, parlando genericamente della New Age, dove parlano di questa New Age come di un movimento molto in contrasto con la tradizione, con il concetto puro di spiritualità ... un movimento anti religioso ... perché


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è un tentativo di un'affermazione di una divinità, diciamo personalizzata e personale, in contrapposizione ad una divinità esterna, assoluta. Quello che si denota qua è il grande pressappochismo dell'informazione; non c'è l'obiettività dell'informazione. Ma siccome viene da una lettera del Viminale, se uno vuol fare qualcosa, ci si mette in ballo con delle situazioni estremamente .... Intervento. Al Viminale chissà chi ci lavora … GiBi: Il Viminale sicuramente lavora sulla base di ispirazioni che sicuramente vengono dal Vaticano, che sicuramente vengono dalla preoccupazione che hanno che a Roma e in Italia ci sia una situazione la, la più calma possibile, perché questo giubileo dev'essere qualcosa .... comunque non credo che sia molto importante. DD ... GiBi

riguardo ai 4 elementi, avevi citato «osare, tacere,...» tutta una serie di virtù, le 4 virtù collegate ai 4 elementi: sapere nord l’acqua la conoscenza tacere la terra volere il fuoco osare l'aria

DD il tacere con la terra non è molto chiaro ... GiBi fa riferimento al fatto che i 4 elementi ACQUA TERRA FUOCO ARIA corrispondono sì a 4 energie, ma poi diventano 4 modi di comportamento da parte nostra. Difatti sono i 4 modi di comportamento, che diventano quindi la dinamicità della nostra esperienza, quelli che creano spesso anche quegli stati di non equilibrio energetico che vanno a favorire le patologie corrispondenti. Cioè, lo psicosomatismo della malattia è il concetto che dice: «il modo con cui tu ti comporti, crea le 1conseguenze»; che quanto il modo con cui ti comporti non è corretto, crea le conseguenze anche di stati di stress o di conflitto che a volte poi sfociano anche nella patologia. Quindi, il fatto dell'ACQUA che fa riferimento al NORD... dovete far riferimento, per capire, ai momenti ed agli aspetti collegati soprattutto al circolo evolutivo dell'individuo. Quindi, qui c'è la nascita; qui c'è l'infanzia, l'adolescenza; qui c'è l'età matura; qui c'è il momento finale, cioè la vecchiaia. Da questo punto di vista con la nascita cosa si presuppone? C'è il senso della tua vita, cioè il motivo della tua


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vita ... un po' si ricollega anche al tema di oggi. Quindi qui c'è il progetto della tua vita, l'obiettivo per cui tu nasci, e quindi qui c'è il SAPERE, cioè collegato a questo elemento l'importante è che io, il modo che mi permetterà di vivere al meglio la mia vita è sapere perché io vivo, sapere perché io nasco, è conoscere il progetto per cui nasco ... ecco il SAPERE che però fa riferimento poi a tutto il resto: l'acqua, all'inconscio ... quindi tutto quello che volete. La TERRA, ricordando l'infanzia, l'adolescenza, quindi ricordando tutta la fase diciamo di espressione che fa riferimento anche a tutto quello che noi riceviamo nella nostra vita e che ci viene dato dalla nostra vita senza possibilità di scelta ... perché in pratica noi ci ritroviamo ... nella nostra vita sono due gli elementi da accettare: il progetto (da questo punto di vista) e la struttura umana che ci permette di incarnare il progetto. Cioè, cos'è che ci permette di incarnare il progetto per cui si nasce? La famiglia in cui nasci, quindi tuo padre e tua madre, quindi i tuoi genitori; l'ambiente familiare dove ti trovi; la scuola che frequenti ... cioè tutta la tua infanzia. È tutta l'esperienza di base che ti viene data prima che tu abbi la possibilità di difenderti, prima che tu abbia la possibilità di scegliere, prima che tu abbia la possibilità di avere un'autocritica o una critica nei confronti della realtà. Quindi, quando tu nella tua vita ti ritrovi ad incominciare a dire: «adesso voglio essere me stesso» ... quand'è che cominci a fare questo? ... «adesso mi voglio far rispettare; adesso voglio affermare la mia realtà personale» quand'è che incominci? ... a 14, 15, 16 anni se va bene ... in maniera molto confusa! Il realtà, in maniera molto corretta, in maniera sufficientemente matura ... non prima dei trent'anni ... per coloro a cui va bene ... perché poi, al limite, la cosa va molto più avanti. Cosa vuol dire? Che nella mia vita c'è tutta una fascia di esperienza concreta che mi viene data e mi viene data per necessità, per la necessità del mio progetto, di fronte alla quale la virtù fondamentale che io debbo attuare è ... TACERE ..., cioè è l'accettazione serena, tranquilla, di quello che è ... senza nessuna lamentela ... che pochi è quello che non facciamo. Perché ci lamentiamo del padre, ci lamentiamo della madre, ci lamentiamo della famiglia, ci lamentiamo della cultura, ci lamentiamo ... esattamente un po' di tutto, però in realtà la virtù è TACERE: quella è la realtà che ti appartiene, che ti doveva essere data, doveva essere più o meno così, non ci sono menate da farci sopra. Quindi TACERE come virtù. Qui, qui entriamo nella fase operativa: la vuoi cambiare però questa realtà? Non ti sta bene del tutto? Cioè, non ti ci trovi bene con questi panni? La puoi cambiare, allora per cambiare la CREATIVITÀ, il FUOCO, VOLERE. È la volontà, è l'atto di volontà creativa che mi permette di attuare la cosa. Ora l'ARIA, facendo riferimento al sistema mentale, fa sì riferimento anche all'ultima fase se volete, ma in effetti il sistema mentale fa riferimento al


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PENSIERO, quindi fa riferimento alla mente. Quindi la mente rimane quello spazio di coscienza dove noi abbiamo la possibilità di «OSARE il nuovo». Voglio dire: vuoi veramente qualcosa di nuovo nella tu vita? La prima cosa che tu sei chiamato a fare è riuscire ad avere il coraggio di pensarla. Quindi, se hai il coraggio di pensarla, avrai poi la possibilità di tentare di attuarla. Ma se una cosa non riesci neanche ad osare pensarla ... e quindi ecco che a livello dell'aria, che ci ricorda il mentale da questo punto di vista, la virtù è osare. Perché, attraverso la capacità di osare a livello mentale, puoi cambiare il passato, puoi progettare il futuro, puoi attuare poi tutto quello che vuoi. Quindi, SAPERE, TACERE, VOLERE, OSARE, che sono le 4 virtù che ci permetto di attuare e di utilizzare correttamente i 4 elementi nella nostra vita. Ora, il discorso di questa sera, sarà un discorso che diventa importante come spunto proprio perché il tutto si ricollega al principio di identità della persona e quindi quando questo principio di identità attua, noi abbiamo le condizioni per poter realizzare qualunque tipo di progetto; quando il principio di identità salta, in pratica salta la base che ci permette di attuare qualunque cosa, qualunque progetto in realtà: però questo è un pochino il discorso di questa sera DD (Gandalf) penso che tu abbia risposto a questo domanda ventimila volte. C'è sempre il solito problema del trasferire dalla mente al cuore, diciamo dal mentale all'emotivo, per poi far sfociare naturalmente nell'azione … perché c'è la grandissima difficoltà personale: l'ho capito però non riescono ad attuarlo. La domanda è: «COME FARE?» GiBi il come fare potrebbe essere collegabile in qualche maniera all'OSARE, ma l'osare come presupposto avendolo già capito, mentalmente tu dici già c'è, ma è il resto che non è chiaro. Il come fare, nel senso di spostare dal livello celebrare a quello che noi dobbiamo calare nel cuore. Il cammino più pratico per fare questo è l'esperienza, cioè è creare lo spazio dell'esperienza. È una domanda molto pratica in questo senso. Tutti noi abbiamo un po' questo problema: abbiamo l'idea di quello che dovrebbe essere, cioè abbiamo l'idea di quello che vorremmo essere, abbiamo l'idea di quello che sarebbe giusto, abbiamo l'idea ... cioè noi capiamo mentalmente il valore che vorremmo attuare nella vita, però in realtà ci ritroviamo con tutto un sistema energetico, che diventa poi quello a cui si fa riferimento con il cuore, o con la pancia, un sistema energetico che poi a livello psicologico diventa il sistema emotivo, fondamentalmente, che ci porta ad agire in maniera diversa da come pensiamo: so che il mio comportamento corretto dovrebbe essere questo, in realtà mi ritrovo a fare un altro. Dove nasce questo? ... mi do spazio di spiegazione in questo perché indirettamente è il discorso che poi lo ritroviamo stasera e quindi siano già toccando alcuni aspetti che potrebbero essere poi approfonditi stasera.


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Il discorso è che noi viviamo su stratificazioni diverse. Quindi, quando noi diciamo di capire bene un certo valore per cui sappiamo come dovrebbe essere, abbiamo attuato una conquista di valore nel livello che è il livello più facile da elaborare che è il livello del pensiero, il livello della compressione mentale. Capire una cosa a livello mentale, non vuol dire aver adattato a questo sistema di comprensione tutto il sistema inconscio. In pratica ... prendiamo quello che poi spiegheremo anche oggi ... giustamente come lui dice ... c'è l'azione, c'è l'emozione, e c'è il pensiero ... sono i 3 livelli con cui noi ci muoviamo. Questi 3 livelli sono poi i 3 livelli di identità: noi siamo chiamati ad avere un identità di pensiero, un identità di emozione e un identità di azione. Identità vuol dire un modo di essere che tu senti tuo e sulla base del quale poi agisci. Ora, tenete presente che l'identità di pensiero ... secondo voi ... è la più facile o la meno facile? Cioè, avere delle idee proprie, sapere quali sono le idee che noi condividiamo ... è la cosa più facile o la meno facile? DD più facile rispetto a cosa? GiBi da attuare nella vita! DD è la più facile! GiBi è la più facile. Perché noi abbiamo un livello di coscienza dove noi elaboriamo le nostre idee con le quali ci identifichiamo. Perché identità vuol dire avere una forma di essere con cui tu ti definisci. Allora, a livello religioso io potrei dire «io sono cristiano»; a livello politico uno dice «sono di centro», «sono di destra», «sono di sinistra»; a livello sociale uno può dire «ho questi gusti, ho queste preferenze»; a livello di hobby posso dire «io amo questi sport» ... cioè, ci sono le cose con cui tu ti identifichi ... e a livello di pensiero è la cosa più facile. Ognuno di noi facilmente può dire cosa pensiamo, che convinzioni abbiamo. Ora, molto meno facile a livello di emozione, perché a livello emotivo è molto più facile che tu desidereresti, hai l'idea di quello che vorresti vivere come emozione, però in realtà non la vivi. Di fronte a quante persone ci capita che noi vorremmo sentirci in una certa maniera e non riusciamo a sentirci in quella maniera. Porti all'estremo la cosa ed è quando si dice, nel rapporto di coppia: quel qualcosa di pelle che ti fa sentire una certa cosa che tu dici «sarebbe bello che io la sentissi con te, ma non la sento». Cioè, tu capisci quello che potrebbe essere bello in quel momento, però non c'è. Quindi, dal livello emotivo in giù, che poi quindi di conseguenza l'azione è una pura risultante, una pura conseguenza, entra in gioco l'inconscio, quindi entra in gioco tutta la realtà che noi non conosciamo. Allora, giustamente, il problema è che quando capisci la cosa a livello pensiero, l'importante è che tu riesca ad adattare a questa conquista di valori anche il pensiero inconscio, cioè quello che ti fa esistere in conflitto, quello che ti impedisce di essere in una certa maniera. Qual è la maniera con cui tu adatti, educhi, il sistema inconscio adattandolo al pensiero esterno che hai capito? Solamente creandoti uno spazio che sia di esperienza, cioè


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attraverso qualcosa che tu riesca a far accadere che vada a toccare l'azione: il comportamento. Solo in quella maniera. Ecco allora che ... attenzione ... se io so di un certo un portamento che è quello che io voglio avere - e questo lo so a livello di pensiero, ci siamo? - ... ma voi me lo insegnate ... io ho capito che devo comportarmi in quella maniera, però in effetti non ce la faccio, non mi comporto in quella maniera. Cosa è che mi sta impedendo di comportarmi in quella maniera? In effetti è il pensiero inconscio che si manifesta attraverso l'emozione. Quindi bisogna contrarrestare la spinta emotiva che è in contrasto con la spinta di pensiero. Com'è che possiamo aiutarci a fare questo? Attenzione, noi ce l'abbiamo chiaro il comportamento che vogliamo! Noi vogliamo quel comportamento, lo pensiamo e lo vogliamo, quello che c'è è che c'è un pensiero inconscio che attraverso l'emozione mi porta in direzione contraria o in contrapposizione. Com'è che ci possiamo aiutare? 1° - Rimanendo determinati verso quell'obiettivo di comportamento nonostante tutto quello che ci possa capitare e che ci porti altrove. 2° - ci potrà capitare di tentare un sacco di volte quel comportamento senza riuscirci ... di fronte al fallimento, essere determinato e continuare a pensarla in quella maniera. Questi gli elementi importanti. Anche quando mi trovo sconfitto, continuare ad essere assolutamente determinato che quello è l'obiettivo, quello è ciò che voglio ed io voglio riuscire a comportarmi così... senza lasciarmi abbattere. Perché lì è una lotta fra il tuo ideale pensato, voluto, conosciuto ... ma c’è una tua situazione, una parte di te che è in contrasto e che va rieducata.

(nota di Gandalf: è il discorso Pasquale: «mi comporta da Giuda, ma solo Cristo».)

Quindi: DETERMINAZIONE. Lì, è la lotta a chi dura di più. Dovete impostarla cosi. Tutto questo aspetto del riuscire ad essere determinato, del riuscire ad essere in sintonia, mentre ciò che accade è in contrasto, è uno degli aspetti fondamentali, per esempio, nei Vangeli di San Giovanni. Uno dei grandi cavalli di battaglia del Vangelo di San Giovanni è proprio questo, perché uno dei capitoli interessanti è quando lui, in un capitolo bellissimo, dice «voi discepoli, siete già in contatto con il Padre, siete già uno, siete già amici, siete già tutto» ... ed è il momento in cui tagliano la corda, cioè è il momento in cui il loro comportamento è proprio completamente l'opposto. Ma giustamente lui dice «non abbiate timore, siate saldi, siate forti» ... è un processo necessario. Ecco, l'elemento importante è: nel momento in cui tu sei sconfitto, non perdere il senso della tua dignità, non perdere la coscienza del valore a cui ti sei aggrappato ... che nel Vangelo è: NON PERDERE LA TUA VOLONTÀ E ATTACCAMENTO CON IL MAESTRO. Anche se ti capita di fare quello che sia... comunque tener sempre presente ....


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Dal punto di vista simbolico, questi personaggi quand'è che finiranno finalmente a viversi quello che si sono proposto come ideale? Quando Gesù sarà morto, risorto e salito al cielo ... cioè con la Pentecoste: quindi, già dopo. Quindi l'importante è essere determinati, rimanere identificati con quello che si vuole, non perdere la dignità ed il rispetto di se stessi pur di fronte a quello che può essere l'apparente negazione, che è apparente sconfitta ... perché questo cosa suppone? Suppone che tu devi considerare che ciò che ti porta in contrasto con il tuo ideale è quanto quello che dentro di te ha incominciato ad esistere, ed è esistito per molto più tempo di quello che può essere l'ideare che tu pensi adesso. E quindi, il non perdere quel senso di dignità vuol dire rispettarti, vuol dire concederti un atto amore verso te stesso. Allora, a questo punto ... lì si dovrete essere pratici! Ciò che vi aiuterà a superare, a rieducare emotivamente la cosa ed arrivare più rapidamente all'obiettivo ... sapete che cos'è? Se imparerete a lavorare molto attraverso … il metodo Silva, se volete, … cioè la visualizzazione, visualizzazione, immaginazione ... del progetto in un livello profondo che sia di meditazione, che sia di rilassamento ... dove volete. Basato su quale principio? Il principio qual è? Il principio che noi non ricordiamo sempre è che quando io visualizzo e immagino, sto attuando una realtà esattamente uguale a quella fisica ... ed è questo che noi non usciamo a cogliere bene ... perché ci facciamo il sorrisino sopra, ci facciamo la riflessione sopra un po' così quando lo citiamo ... quando 2000 anni fa - questi sono principio operativi di psicologia che sono antichissimi ed è la psicologia che noi pensiamo che sia la grande scoperta di oggi, ma non è una scoperta di oggi - quando 2000 di fa dicevano, certo lo dicono in maniera da comportamento etico morale, lo dicono con un taglio diverso ... «se tu guardi una donna e la desideri, hai già fatto adulterio» ... che è l'affermazione evangelica di 2000 anni fa, che dice che se guardi una donna e la desideri, hai già fatto, hai già commesso ... quell'affermazione che può sembrare un'affermazione abbastanza gratuita o forte, nel senso che ... un comportamento morale solamente pensato, solamente fantasticato sarà ben diverso da quello che può essere un fare oggettivo! NO! Perché non è diverso? Per la stessa ragione per cui a te basta pensare al limone per avere una salivazione. Infatti se io ti faccio l'esempio del limone e tu ti trovi un'abbondanza di salivazione ... dici «ma sì, ma guarda!» E uno dice «guarda cosa vuol dire il funzionamento cerebrale?» Lo devi applicare anche negli altri aspetti. Cioè, tu pensi intensamente al limone? E tutto il sistema reagisce come se il limone fosse reale. Tu pensi intensamente ad una donna? E tutto il sistema reagisce come se fosse reale. Poi, se tu nella tua vita vuoi scegliere che visto che è così, tanto vale che lo faccia ... così almeno mi pento di qualcosa di più consistente ... questa può essere una tua scelta. Ma dal punto di vista energetico ... è uguale. Applicazione positiva. Se io mi dedico un quarto d'ora al giorno a visualizzarmi in maniera concreta, in maniera dettagliata, in maniera molto precisa in quel tipo di comportamento a cui sto tendendo, io sto effettivamente facendo esperienza concreta di quel comportamento.


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Quell'esperienza concreta rieduca il mio sistema emotivo e mi permetterà di raggiungere molto prima l'obiettivo. Perché? Se tu aspetti di fare solamente esperienza concreta, fisica, di quel comportamento, i tempi diventeranno lunghi, perché saranno troppe le volte in cui il comportamento ti sfugge ... a livello fisico, ma a livello mentale il comportamento non ti sfugge perché tu lì il controllo lo puoi avere ... ed allora puoi elaborare. È solo l'esperienza che rieduca. E una delle chiavi è proprio il modo con cui noi ci troviamo ad impostare tutto il sistema. Visto che stiamo parlando di questo, teniamo presente che nel discorso di questa sera - adesso facciamo l'esercizio - noi abbiamo i tre livelli dell'identità. Cioè, parlando di Aids, noi il concetto di base che la malattia ci ricorda è la perdita del principio di identità, quel principio di identità per cui noi abbiamo un modo con cui ci identifichiamo attraverso ciò che pensiamo; un modo con cui ci identifichiamo attraverso ciò che viviamo emotivamente, che sentiamo; e un modo con cui ci identifichiamo a livello di ciò che facciamo. Cioè, è un modo di identità della struttura il pensiero, è un modo di identità della struttura astrale, ed è un modo di essere identificati con noi stessi attraverso il nostro corpo. Il sistema immunitario è la struttura di identità del nostro corpo, è la struttura di identità che mi permette di definire bene ciò che tu sei mettendo chiari limiti con ciò che non sei tu, quindi con quello che è l'altro da te, il diverso da te, il nemico per esempio. Teniamo presente che la patologia di cui parliamo questa sera si rappresenta fondamentalmente nella perdita di capacità del sistema immunitario a riconoscere il nemico, a riconoscere l'elemento nemico che si introduce dentro di sé. Cioè, perde la capacità di sapersi definire, a livello fisiologico, organico, difendendosi da ciò che può essere il nemico, che può essere il pericolo. Quindi è una perdita di principio di identità a livello proprio fisico, a livello organico. Il principio di identità, questa forza che ci definisce, è quella che costruisce il tuo corpo. Perché avete un corpo come ce l'avete? Perché io ho un corpo alto un metro e 90, lui ce l'ha uno e 78 ... perché ho un corpo fatto in una certa maniera? Perché abbiamo un sistema emotivo per cui le emozioni le viviamo in una certa maniera piuttosto che nell'altra? Perché siamo fatti in una certa maniera? Perché uno dice «perché io sono io e perché tu se tu». Dove «io sono io e tu sei tu» rappresenta il principio di identità. Ora il principio di identità di pensiero, abbiano detto che è quello più facile d'avere, è quello più facile da conquistare, ma è anche il più facile da avere come principio d'identità che va in tilt; è anche il primo ad entrare in crisi; è anche il primo a non funzionare bene. Quanta gente non ha un bel principio d'identità psicologica? Quanta gente va dallo psicologo per darsi una ristrutturata come principio d'identità? Tantissima! Questo indubbiamente si accompagna con un principio d'identità emotiva che non sarà sicuramente perfetto: infatti, la persona che non ha una buona identità psicologica ... cos'è che gli capita a livello emotivo? Sbalzi emotivi, mancanza di controllo emotivo, vive emozioni che non sa perché le vive, vive emozioni che lo travolgono per cui non riesce a dominarle. Quanti di noi sono liberi da


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queste forme emotive a volte un pochino disordinate? Cioè, chi è che non ha momenti in cui emotivamente le cose gli sfuggono? TUTTI! Perché non siamo perfetti. Perché in effetti anche a livello di pensiero chi è che ha un principio d'identità così chiaro, così definito, così forte da non dipendere mai dal criterio di qualcun altro, da non dipendere mai al punto da non chiedere mai consiglio a nessuno, da non dipendere mai nel senso di dover fare riferimento a qualcosa d'esterno per essere rassicurato in quello che pensiamo? Quindi è un principio d'identità che perfetto non è. Però, in tutto questo cos'è che abbiamo che funziona abbastanza bene? Il principio d'identità fisiologico! Cioè, quel sistema immunitario che ci definisce bene, come situazione e che rappresenta molto bene quel principio d'identità per cui noi siamo nati, siamo nati in quella maniera, sono stati costruiti in quella maniera, è un po' un principio d'identità progettuale, da progetto ... quello ci funziona, quello sta funzionando bene. Salvo qualcuno che possa avere dei problemi al livello di sistema immunitario, ma in genere quello funziona bene. Ora, il discorso di questa sera cos'è che ci dice? Che quando sorge questa patologia, è quando salta il sistema immunitario, quindi è quando salta proprio la radice della nostra identità. DD e come fa a saltare? Come fa a perdere l'identità? GiBi attenzione, l'identità a questo livello è un sistema con il quale tu, a livello biologico, riconosci gli elementi che ti appartengono e riconosci gli elementi che non ti appartengono, che sono estranei, perché ti permette quindi di mantenere questa difesa biologica. Ora, perché salta? Io il processo medico non ve lo so descrivere del perché salta, forse non ce l'hanno chiaro neanche loro, a livello medico. L'importanza può essere questo. Questo tipo di patologia è presente da tantissimo tempo, soprattutto in Africa ed in altri posti, cioè non è una patologia che nasca adesso, è presente da molto tempo: adesso è esplosa in Occidente, soprattutto in Occidente. La domanda che si fanno quelli che si dedicano alla simbologia è: «perché, cosa ha l'Occidente di malato - in questo periodo - che ha creato lo spazio perché esplodesse la malattia adesso?» È questa la domanda a cui vorremmo rispondere stasera. Cioè, cosa c'è nella nostra cultura di non corretto che ha permesso che la patologia esplodesse mettendo in allarme, perché in effetti ha creato un notevole stato di allarme. È saltato un principio di vita, è l'ultimo baluardo della nostra identità, cioè è l'ultimo baluardo di quello che ci finisce bene uno spazio che diventa nostro, che diventa uno spazio che riusciamo a difendere da tutto ciò che non è nostro. E questo indubbiamente è un elemento molto importante nella nostra vita ... perché? Lo accenniamo poi rimandiamo tutto a dopo l'esercizio. Balzo in dietro. Tutto il nostro sistema ... i 4 elementi ... è bastato su questo principio interiore del SÉ, cioè, il SÉ, lo SPIRITO, quella che è la parte essenziale di noi. Ora, se noi


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dovessimo dare qualche caratteristica alla presenza del SÉ in noi, il SÉ è quel principio che si spinge, che esige, che noi si viva sulla base di un sistema di valori, che non siano i valori puramente esterni ... e fino a lì il discorso è abbastanza chiaro ..., ma soprattutto il principio del SÉ è quell'essenza che ci appartiene e che praticamente esige che tu sappia viverti, entro certi limiti, una tua unicità e una tua irripetibilità. Perché, il fatto di avere un'essenza dentro di noi, fa sì che noi abbiamo un progetto solamente nostro, per cui abbiamo una struttura di esperienza solamente nostra e quindi, da un punto di vista di natura, ogni esse umano è unico e irripetibile. Questa è una caratteristica tipica del fatto di avere un SÉ. Ora, la patologia dell'Aids cosa fa? Distrugge questa unicità e questa irripetibilità. Cioè crea la confusione. Cioè, fa cadere gli elementi di definizione, di auto definizione e crea la confusione. Ma lì, può essere molto interessante quello che ci potremo trovare a dire. Nel senso che attualmente in effetti questi sono gli elementi che sono andati maggiormente in crisi nel nostro vissuto personale e sociale. Però, rimandiamolo a dopo. Questo ci fa da base, cercheremo di sintetizzare, cercheremo di essere più chiari possibile, soprattutto avendo anche poi la possibilità magari di darvi giustamente qualche dritta a quella che possa essere la pratica.


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ESERCIZIO occhi chiusi qualche momento per renderti conto di come ti senti (12 sii quindi consapevole ... dell'orma che la giornata ... sta lasciando su di te ... a causa di ciò che hai vissuto e di come l'hai vissuto (10 fai una bella respirazione profonda .. e ripeti mentalmente e visualizzare il numero 3 per 3 volte (3 e rilassa completamente il tuo corpo (4 rilassalo bene il tuo corpo (3 rilassa bene la tua fronte ... le tue palpebre ... le tue guance (7 rilassa bene il collo e le spalle (5 la schiena (5 le braccia e le mani (9 rilassa il petto e l'addome ... interiormente ed esteriormente (10 rilassa bene le cosce ... le tue ginocchia ... i tuoi polpacci ... le tue caviglie ed i tuoi piedi (6 mano a mano ascolterai la mia voce ... il tuo corpo si rilasserà sempre di più ... e tu entrerai in un livello mentale più profondo e salutare (4 molto lentamente fai di nuovo una bella respirazione profonda ... e ripeti mentalmente e visualizzare il numero 2 per 3 volte (7 e rilassa bene la tua mente (4 sii consapevole ... della calma o della mancanza di calma che può esserci nella tua mente in questo momento (10 per aiutarti a rilassare sempre di più la tua mente ... pensa a qualche tua esperienza vissuta, che sia stata molto piacevole ... molto bella (17 ricordando ... i momenti in cui hai sperimentato la serenità (4 la tranquillità ... la pace interiore ... la gioia (5 ti aiuti ... a ritrovare dentro di te queste medesime sensazioni ... questi medesimi stati d'animo (8 e ritrovi la calma della tua mente (12 molto lentamente fai di nuovo una bella respirazione profonda ... e ripeti mentalmente e visualizza il numero 1 per 3 volte (4 e sei a livello di piano base, il livello che tu puoi usare e che tu sai usare per qualsiasi beneficio tu desideri ... per aiutarti ad entrare in un livello mentale più profondo e salutare conterò da 10 a 1 ... ad ogni numero discendente ti sentirai entrare ed entrerai in un livello mentale più profondo e salutare … 10 9 entra e un livello mentale più profondo 8 7 6 più profondo, più profondo 5 4 3 più e più profondo 2 1


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sei ora in un livello mentale più profondo e salutare, più profondo di prima (3 è una sensazione magnifica essere profondamente rilassato, è un modo di essere molto salutare (5 ora, ripeti insieme a me, se vuoi, e lascia che la tua ripetizione sia profonda (3 intensa (3 IO SONO CAPACE DI SINTONIZZARE LA MIA INTELLIGENZA ... E PROIETTARE I MIEI SENSI E LE MIE FACOLTÀ ... A QUALSIASI PUNTO O LUOGO DI QUESTO PIANETA ... E A RENDERMI CONTO DI CIÒ CHE ACCADE ... SE CIÒ È NECESSARIO E BENEFICO PER L'UMANITÀ (6 IO SONO CAPACE DI RENDERMI CONTO DI ANORMALITÀ ... OVUNQUE ESSE SIANO ... IN OGNI REGNO, AD OGNI LIVELLO E PROFONDITÀ ... SE CIÒ È NECESSARIO E BENEFICO PER L'UMANITÀ (4 IO SONO CAPACE DI APPLICARE MISURE CORRETTIVE ... E RIPORTARE ALLA NORMALITÀ ... OGNI ANORMALITÀ CHE SI TROVI IN OGNI REGNO ... AD OGNI LIVELLO E PROFONDITÀ ... SE CIÒ È NECESSARIO E BENEFICO PER L'UMANITÀ (4 PENSIERI NEGATIVI NON HANNO ALCUNA INFLUENZA SU DI ME ... A NESSUN LIVELLO DELLA MENTE (5 ora conterò lentamente dai 10 a 1 e tu entrerai a livello laboratorio 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 sei ora a livello laboratorio ... incontra i tuoi consiglieri ... vivi con loro il momento di preghiera di benvenuto (30 ora ripeti insieme a me, se vuoi … OGNI GIORNO CHE PASSA ... IO STO MEGLIO ... SEMPRE MEGLIO ... IN OGNI MODO ED IN TUTTI SENSI ... CON UNA SALUTE PERFETTA (3 e tu sii consapevole in questo momento ... cosa significhi per te «meglio, sempre meglio» (10 quali sono gli aspetti concreti ... della tua salute ... del tuo modo di essere (7 che tu in fondo desideri che cambino ... per poterti sentire meglio ... sempre meglio (8 e lascia che ciò che tu desideri o di cui hai bisogno ... diventi in te immagine, sensazione, emozione (11 OGNI GIORNO CHE PASSA IO STO MEGLIO ... SEMPRE MEGLIO (7 e mentre la frase si ripete tu sai ... sei cosciente di qual è effettivamente l'obiettivo ... verso cui stai indirizzando te stesso (9 ora immagina un raggio di luce e di energia che scende su di te (4 entra in te nella parte posteriore della tua testa ... scorre e fluisce nel tuo corpo ... nella tua persona (6 e porta questa luce e questa energia... soprattutto nel tuo cuore (11 e immagina, questa luce e questa energia ... che viene assorbita ... dal tuo sangue ... e attraverso il sangue ... viene distribuita ... fluisce, in tutto il tuo corpo (15 e mentre vivi quest'immagine ... ripeti insieme a me se vuoi ... MANTERRÒ SEMPRE ... IL MIO SISTEMA IMMUNITARIO SANO ... E PERFETTAMENTE FUNZIONANTE (6


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MANTERRÒ

SEMPRE

FUNZIONANTE MANTERRÒ

SEMPRE

FUNZIONANTE

... (6 ... (6

IL

MIO

SISTEMA

IMMUNITARIO

SANO

...

E

PERFETTAMENTE

IL

MIO

SISTEMA

IMMUNITARIO

SANO

...

E

PERFETTAMENTE

... IL MIO CORPO E LA MIA MENTE... IN PERFETTO STATO DI SALUTE (19 ora, mentre ti senti ... e ti mantieni ... completamente aperto ad accogliere la luce e l'energia dall'alto ... sii consapevole di quali sono ... i veri grandi valori ... che tu senti attivi dentro di te (3 che sono i tuoi veri punti di forza (10 ciò a cui dai veramente importanza (24 e prova ad immaginare ... che cosa rimane in te di questi valori (3 se tu potessi ipotizzare ... perdere tutta la realtà esterna che ti appartiene (3 se tu non avessi più il corpo che hai ... se tu non avessi più la casa che hai (6 se tu non avessi più la presenza fisica nella tua vita delle persone ... che in questo aumento hai (3 se tu non avessi più il lavoro che fai (5 che cosa rimarrebbe in te di questi valori? (16 ed allora immagina poter dare la massima consistenza, la massima forza dentro di te, alla presenza di questi valori ... quelli che rimarrebbero in te ... anche se dovesse scomparire tutto il resto (20 trova il modo di sentirteli dentro questi valori ... sentirtela dentro questa forza (8 sentirla come una parte integrante della tua vita ... così come lo è a livello fisico il tuo sangue (26 lentamente fai una bella respirazione profonda ... rilassati bene (5 e tu ora sii consapevole ... di quanta forza ha in te ... ciò che gli altri pensano di te (4 ciò che gli altri possono pensare di te (7 l'opinione che gli altri possono farsi di te (8 sii consapevoli in quale misura l'opinione dell'altro ... riesce a modificare il tuo comportamento (13 non nei dettagli poco significativi ... ma in quella che è l'ossatura ... l'essenza che tu potresti pensare del tuo comportamento ... del tuo modo di esprimerti ... di agire 20 ed allora immagina dare forza, la massima forza che puoi, dentro di te ... a quei valori che tu senti i tuoi valori ... e che puoi essere capace di attuare ... indipendentemente dall'opinione degli altri (7 indipendentemente ... dal cosa penseranno (58 e quindi raccogli dentro di te (3 questa consapevolezza di te stesso ... collegata ai veri valori ... collegata alla capacità di portarli avanti i veri valori (3 anche quando questo, da un certo punto di vista sociale, potesse significare rischiare un po' la faccia (24 MANTERRÒ SEMPRE


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e sii consapevole di come tu nei prossimi giorni, nelle prossime settimane ... potrai rafforzare ... questi aspetti di te stesso attraverso le tue esperienze a livello interiore ... come quella che stai facendo in questo momento ... ma anche attraverso il tuo reale comportamento esterno (19 e quindi ritrovati con i tuoi consiglieri per il momento di preghiera di commiato (13 e ti prepari quindi a concludere la tua esperienza ... riaprendo gli occhi ... e ricordandoti di dire a te stesso ... al momento dall'apertura degli occhi ÂŤmi sento molto meglio di prima, in perfetto stato di saluteÂť

ďƒ  fine esercizio


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Prima di riagganciare con il tema direttamente, la riflessione gira intorno ... in parte abbiamo già rielaborato, abbiamo già collocato lì alcuni elementi ... prima di entrare direttamente e riagganciare il tema di questa sera con questo tipo di patologia, ripeto, che ci offre soprattutto e vuole essere questa sera soprattutto il momento di riflessione su quello che è il significato centrale o quello che può significare questo dal punto di vista nostro, psicologico, personale, è una precisazione che è importante che noi facciamo questa sera e che diventa un po' una piccola riflessione sintesi, finale, di tutte le esperienze che ci hanno accompagnato in questi mesi, con questi temi, riagganciando con il fatto che indubbiamente quando noi parliamo di una malattia, di una patologia, e parliamo dei significato di questa malattia, qualche volta abbiamo questa piccola remora, per dire quelli che la malattia la stanno soffrendo, quelli che la malattia l'hanno sofferta, quelli che sono coinvolti o le persone con cui ci troviamo a condividere la vita e che sono coinvolte in questa patologia, spesso potrebbero essere sottoposte un po' ad una sorta di valutazione, nel senso che uno si sente un po' valutato, «la mia malattia mi condanna in qualche misura, la mia malattia evidenzia aspetti del mio comportamento che sono sicuramente, perlomeno discutibili». E noi, abituati come siamo a valutare il comportamento discutibile di una persona come una valutazione che poi diventa una valutazione di valore, tutto questo ci porta ad una riflessione che diventa a questo punto essenziale. Come vi sentireste voi se aveste un amico sieropositivo, oppure che è coinvolto direttamente in una situazione patologica da Aids conclamato? Se vi trovaste a dirgli «guarda, la situazione che stai vivendo, significa una perdita di un principio d'identità fondamentale ...» come dire «è una messa in discussione radicale della tua esistenza». Tutto ciò che ci colloca nella vita di fronte ad una ipotetica morte, mette in qualche misura in discussione questo, però, è sicuramente una patologia che molto direttamente mette in discussione questi aspetti ... voi come vi sentireste? Vi sentireste molto sereni nel fargli il discorso? ... ... Pensate che sia un discorso molto facile da accettare? ... ... DD NO. GiBi noi ci potremmo trovare ad affrontare un elemento molto critico. Cioè, dire ad una persona, che ha solo un raffreddore, ... «ma senti, hai un raffreddore, va bene, ma ti rendi conto che con il raffreddore stai esprimendo semplicemente un disagio verso noi che ti circondiamo, verso l'ambiente che ti circonda?» Vi ricordate quello che dicevamo quando si parlava di tosse ... la tosse è un po' una maniera con cui sputiamo in faccia alla persona, si diceva, perché in fondo è la maniera con cui la persona ti dice «stai lontano da me che ho la tosse». Quindi è una forma psicologica in cui molte volte non lo diciamo espressamente, ma con cui diciamo alle persone «lasciatemi un po' in pace, allontanatevi un po', rispettate il mio spazio». Quindi, già una cosa di questo tipo, che potrebbe essere molto banale, a volte potrebbe essere non presa molto bene dalla persona. Allora, questo è elemento molto importante, è un elemento su cui bisogna assolutamente riuscire ad avere il coraggio di fare una riflessione partendo da un


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concetto molto importante. Nel senso che la malattia, qualunque malattia sia, è importante che riesca ad essere considerata una maniera normale di essere che fa parte della nostra esperienza, della maniera con cui noi attuiamo e realizziamo nella nostra vita il perché siamo nati. Cioè, la malattia, è vero, qualche volta può esprimere che c'è una correzione di rotta, che c'è qualcosa da apportare e da correggere in un certo senso, ma indubbiamente spesso la malattia è il modo con cui noi la stiamo correggendo rotta, è il modo con cui noi diventiamo consapevoli di ciò di cui non eravamo consapevoli. Quindi spesso la malattia è una guarigione, è un processo di guarigione, cioè, esplode la situazione per permettermi di cambiarmi. Attenzione che questo è molto importante da tener presente, noi l'accenniamo solo stasera ma è un elemento molto importante: è da tener presente anche quando la malattia è malattia per la morte. Perché molte volte è proprio attraverso la malattia, e attraverso la malattia poi attraverso la morte, che noi entriamo in contatto con una nostra realtà personale mediante la quale riusciamo poi ad essere liberi dai certi condizionamenti, ad essere coloro che acquisiscono una certa consapevolezza migliore e ad essere coloro quindi che sono pronti, che hanno acquisito un'ipotesi di vita veramente diversa. Ma tutto questo, chiaramente, da tener presente che diventa un discorso non facilmente attuabile se noi non avessimo una prospettiva di vita dopo la morte, se noi non avessimo la prospettiva di tempo di esperienza che vada al di là del momento della morte. Ripeto, questa è una precisazione molto importante, oltre a quella a cui adesso voglio arrivare, nel senso che l'essere malati non dovrebbe essere considerato un modo di essere da meno prestigio di colui che malato non è; non è che la vita di colui che, dal punto di vista organico si considera o è sanno, sia una vita di valore migliore di colui che, dal punto di vista organico, fisico, potesse essere definibile «malato». Questo tipo di valutazione, a livello radicale, non esiste; nessuno ci dà questa certezza che tu, nel tuo essere sano a livello fisico, sia migliore di quello che è malato, perché è un concetto molto più amplio quello del vero equilibrio, del vero modo di essere personale. E questo è già un elemento molto importante che dovremmo riuscire a recuperare, tenendo presente che ci sono milioni di persone, e nell'arco delle generazioni sono miliardi di persone, che già quando nascono, nascono malati e malati moriranno, e non avranno assolutamente un momento della vita in cui possono dire «io ho vissuto un mese da sano». E noi non possiamo permetterci ... già non possiamo permetterci se ci sensibilizziamo un attimo e se ce lo permettessimo sappiamo di entrare in una fase di interpretazione spirituale estremamente criticabile. Non possiamo permetterci di riconsiderare una vita svalutata, la vita di milioni di persone, semplicemente perché nascono con un handicap o perché nascono malati o perché nascono con un qualche tipo di patologia o di limite che li possa accompagnare per tutta la vita. Ed io penso che questa riflessione sia una riflessione fra le più importanti da fare nella nostra vita se noi vogliamo veramente guardare noi stessi, oltre che gli altri, con uno sguardo diverso e veramente saper guardare la nostra vita e la vita degli altri con un rispetto diverso. Perché, in fondo in fondo, ha le sue ragioni quando si dice che la malattia comunque è


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espressione di un male; tant'è vero che usiamo questo termine. Quindi è molto importante essere liberi da questo concetto, da questo presupposto, da questo schema mentale che considera che ciò che a volte nella mia vita si manifesta come male, male come malattia, male come patologia, male come sia ..., sia qualcosa che va a togliere valore alla vita, perché proprio quel, tra virgolette, male, potrebbe essere proprio il modo con cui tu stai creando per te, nella tua vita, la possibilità di una nuova primavera, di una nuova fioritura, di una nuova esperienza ... anche se questa esperienza può essere ipotizzabile ... fra qualche secolo, cioè al di là di quello che possa essere il tempo reale di questa vita. A questo, va aggiunta una cosa molto importante ... e la faccio stasera questa precisazione e la faccio in maniera non esaustiva, ma sicuramente almeno dedichiamo qualche minuto, proprio perché parliamo di una patologia che chiunque di noi, questa come d'altronde quella del cancro, dei tumori del precedente incontro, quando si ritrova magari ad elaborare questo, si trova magari a darsi questo giudizio, questa valutazione su se stesso, come dire proprio «ho cannato la vita!» E questo è l'elemento veramente rischioso, se dovesse accadere. Allora, un elemento in più da aggiungere a tutto questo, è che una patologia, e vedi la patologia di cui stiamo parlando stasera, come qualunque tipo di patologia, che nel momento in cui esplode in un sistema, come dicevamo prima, nell'Occidente esplode in questi decenni, in questi anni ... una patologia non ha mai un significato prettamente individuale, ma soprattutto ha un significato sociale. Voglio dire che una patologia, quando tocca, tocca l'individuo; cioè quando si incarna, si concretizza, va a toccare un sistema individuale, è un individuo che si ammala, è un individuo che vive la patologia, che manifesta nel proprio spazio fisico la patologia. Però questo è un elemento molto importante: non è detto che quell'individuo necessariamente sia quello che maggiormente è chiamato ad una riflessione psicologica di ciò che la patologia significa. Non so se è chiaro il concetto. Se io una patologia come l'Aids considero che sia un ha patologia che significa una perdita di identità, non è detto che chi è malato di Aids sia quello che ha perso maggiormente il suo principio d'identità. Perché? Io, uscendo di corsa da casa, non mi sono ricordato di portare il testo evangelico, avrei preferito leggervelo, ma ve lo cito, è il capitolo 13 di San Luca ... sono cinque versetti, è un pezzettino piccolino che vi ho già citato in altre occasioni, dove di fronte a due fatti di cronaca che accadevano in quel momento storico, così almeno come lo riferiscono, dove ci sono un gruppo di persone che muoiono per il crollo di una torre e ci sono alcuni ebrei che vengono uccisi dai romani a causa di un'ipotetica resurrezione, vengono uccisi mentre stanno facendo sacrifici nel tempio. Quindi, è come se riportassero a Gesù questi fatti: un gruppo di persone è morto sotto le macerie di una torre che crolla; un gruppo di giudei vengono uccisi nel momento di un'insurrezione ... il testo dice che "il loro sangue viene mescolato col sangue dei loro sacrifici". Gesù fa una domanda molto precisa «voi pensate che questi ebrei che sono morti sotto la torre che è crollata o che sono stati uccisi mentre stavano facendo i sacrifici, siano più peccatori degli altri?» Perché il concetto è sempre lì: se capita


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qualcosa è perché qualcosa è successo che giustifichi, quindi l'ipotetico peccato, peccato nel senso di errore. Non è una cosa completamente sbagliata questa, l'associazione! Indubbiamente l'errore porta la conseguenza, indubbiamente l'errore può portare una malattia; tanto è vero che in altri testi ... io vi cito questi testi per dirvi «questa è una saggezza di 2000 anni fa, questa è la psicologia di 2000 anni fa». Lo sapete perfettamente che io non vi cito questo perché voi dobbiate essere più cristiani piuttosto che buddisti, piuttosto che maomettani o altre cose: questa è saggezza, ripeto, di 2000 anni fa. Quindi l'associazione errore - malattia veniva data in altri testi evangelici quando spesso Lui, guarendo il malato, una volta guarito gli diceva «vai e non sbagliare più, perché non ti capiti magari qualcosa di peggio", oppure gli diceva " vai e non sbagliare più, perché magari non ti capiti qualcosa anche di peggio», per cui dava ad intendere che quello da cui veniva guarito era qualcosa che gli era capitato a causa di uno sbaglio: questa è la logica che dobbiamo cogliere. Anche noi davanti ad una persona che soffre spesso ci chiediamo «che cosa ha fatto per meritarsi questa sofferenza», soprattutto, per esempio, quando vediamo la sofferenza dei bambini. Di fronte ad un bambino ci diciamo «cosa ha fatto per soffrire?» È il solito criterio, criterio antichissimo, vecchissimo, ed in parte sicuramente un criterio che spiega il fenomeno. Allora, di fronte a quei fenomeni Lui dice «ma voi pensate che quelli che ci hanno lasciato le penne là sotto quella torre o quelli che sono stati uccisi, siano più responsabili, cioè più peccatori, abbiano sbagliato di più degli altri?» Ecco la domanda, come dire «voi pensate che quelli che sono malati abbiano sbagliato - secondo i criteri della simbologia di quello che significa la mattina - siano in errore più degli altri?» A quella domanda Gesù risponde «no, assolutamente, - dice semplicemente, aggiunge - ma voi cercate di cambiare sistema per non essere portati a morire alla stessa maniera, a soffrire la stessa cosa». Cioè, quindi, dà una risposta che sottolinea molto bene il significato sociale del fenomeno che lì accade ... e che sarebbe molto importante da tenere presente. Voglio dire: tutto questo va inserito in un quadro amplio di quello che viene definito spesso e a cui noi facciamo riferimento a volte di ... Corpo Cosmico. Voglio dire che un fenomeno va capito soprattutto come fenomeno globale, nel senso che come ogni fenomeno noi lo attribuiamo come fenomeno all'individualità dell'individuo, un fenomeno che accade dentro ... ecco, quando noi parliamo di questi fenomeni che vanno a coinvolgere pluralità di esseri, perché sono il fenomeno, una patologia, una malattia che coinvolge contemporaneamente una percentuale di esseri, dobbiamo considerare il fenomeno da un punto di vista anche di corpo sociale; cioè è il «corpo umanità» che si ammala e quindi è una visione anche sociale quella che dobbiamo riuscire a fare da questo punto di vista. E questo ci aiuterebbe a guardare con uno sguardo molto più sereno sia quando la cosa capita a noi, sia quando la cosa capita agli altri, nel senso che tutti insieme stiamo scontando l'imperfezione della vita su questa terra. E non è detto che quando la malattia ti tocchi, tu paghi di più questo prezzo semplicemente perché hai sbagliato di più, NO, semplicemente paghi per te e paghi anche per gli altri, cioè, paghiamo insieme


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in un sistema che è molto complesso da cogliere nelle sue sfumature. Però questo è un elemento che può esser molto interessante da tenere presente. Ed è il 1°. Il 2° elemento che vorrei sottolineare parlando di questo, tutto questo discorso quindi della malattia, della simbologia della malattia, del fatto che quando capita qualcosa, l'importante - è chiaro ... poi la domanda diventa una domanda personale, è la domanda di chiedersi perché mi capita, perché a me, oppure che tipo di coinvolgimento ho io nella situazione? - tenere presente che tutto questo, che noi siamo abituati a valutare come un fenomeno di mancanza di dignità o di prestigio da parte nostra, perché sembra che noi abbiamo valore, che noi abbiamo grande valore, quando riusciamo ad essere secondo certi criteri, che sono i soliti criteri della salute, del benessere, dello star bene, del non aver problemi ... tener presente che questo elemento dell'importanza di farsi domande, e soprattutto quindi del sentirci responsabili di ciò che ci accade, è un aspetto della nostra grandezza nella vita, non è un aspetto della nostra piccolezza nella vita. Noi siamo responsabili della nostra malattia perché siamo importanti, perché siamo protagonisti, perché SIAMO CREATIVI. Se volete, a qualcuno a cui piacciono i riferimenti di tipo religioso, perché noi siamo un'immagine della Divinità; è perché siamo Dei che siamo responsabili. Perché se non fossimo Dei, non saremmo responsabili o non lo saremmo nella misura in cui lo siamo e quindi non pagheremo certe conseguenze così come le stiamo pagando. Quindi, il fatto che la malattia mi aiuti a comprendermi e a comprendere quelle che sono le mie responsabilità ed assumermi le responsabilità nel senso che indubbiamente il mio comportamento può facilitare un certo tipo di processo, un certo tipo di conseguenze, tutto questo è un valore di grandezza per noi, non è un valore di svalutazione: e questo è un altro degli aspetti che dovremmo tener presente. Puntualizzato questo, entriamo direttamente a riprendere per qualche minuto il discorso della patologia dell'Aids, come patologia di questa sera. Dicevamo, è una patologia che ci ricorda un momento in cui salta il funzionamento del sistema immunitario. Allora, facendo un PASSO INDIETRO, oggi come oggi si parla di 3 grandi patologie che mettono in discussione il nostro sistema di vita ... soprattutto nel sistema di vita ... si tende a dire occidentale, ma in realtà, notare che il sistema di vita occidentale, in qualche misura sta compenetrando un po' il sistema di vita globale del pianeta! Tenere presente che il sistema di vita occidentale sta permeando l'oriente, sta permeando l'Africa, sta permeando il Sud America, sta permeando un po' tutto. Un piccolo dettaglio in quello che poteva essere nel suo significato anche relativo, ma in questo viaggio fatto in Perù nel periodo di Pasqua, incontrando dei personaggi molto legati ... che fanno una vita ancora con certi sistemi incaici, quindi una tradizione che ci riporta indietro di qualche secolo, quindi nel modo di vestire, nel modo di vivere, nel modo di impostare un sistema sociale nei loro paesi; già vivono in zone molto isolate da quello che è il resto del mondo, quindi che portano avanti rituali, cerimonie, modalità che riportano proprio questa tradizione che, apparentemente, uno direbbe quasi scomparsa ma non lo è e che continua quindi ad essere viva, in una certa misura anche


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se percentualmente con gruppi di persone molto limitate, è molto curioso che queste persone con cui abbiamo potuto avere contatto, convivere insieme una giornata, due giornate, quindi tempi anche abbastanza lunghi, viaggiare insieme, ecc., quale sensibilità hanno ... quindi, vestiti in un certa maniera tipicamente non nostra, che attuano in una maniera completamente non nostra, quindi assolutamente ai margini di certe esigenze igieniche, di certe esigenze di comportamento a cui noi diamo tanta importanza ... e vedere, per esempio, queste persone sensibilissime ad avere un orologio magari da 2/300.000 lire al polso, se tu glielo dai ... e quindi vedere queste persone che hanno questi elementi dell'Occidente, cioè della mentalità occidentale ... e uno dice «in un sistema come il vostro, che voi sposate, che voi portate avanti ... che senso ha tutto questo?» Cioè, sarebbero una cosa molto relativa, eppure ... è l'elemento che richiama, è l'elemento che piace. Quindi, indubbiamente, al di là di tutto, ti porto una cosa, te la vendo, se costa 10 comunque comincio a chiederti 30, poi magari te la vendo anche a 9, però comincio a chiederti 30 ... è un sistema per cui tu sei quando lui ti dice 30 gli dici «va bene» ... che poi per il nostro livello occidentale lo potrebbe anche valere, loro non si fanno assolutamente problema nel poter guadagnare qualcosa di più vendendoti una cosa. È un discorso che può essere interessante da capire, cioè l'Occidente sta penetrando il sistema di vita del pianeta. Poi dipenderà da noi, a livello personale, a livello sociale, a livello globale, riuscire a salvaguardarci senza lasciarci sopraffare dal sistema. Entro un certo limite possiamo tranquillamente integrarci nel sistema senza esserne sopraffatti, il problema diventa quando il sistema entra e praticamente ci travolge. Quindi, tenendo presente quello che capita a noi da questo punto di vista, parlando dell'Aids, quindi parlando di questo elemento che ci coinvolgere, noi ci possiamo chiedere «come mai, per esempio, questa patologia si diffonde nel nostro sistema in questo periodo e cosa può significare il diffondersi di questa patologia in questa maniera eclatante?» Ecco allora che l'elemento interessante di questo sistema immunitario che va in tilt e che non funziona, ci richiama - in quello che può essere stato il cammino fatto in questo periodo - le 3 grandi patologie dell'Occidente, quindi le 3 grandi patologie che determinano la più alta percentuale di morti fra di noi, insieme all'Aids che appare adesso come grande patologia, abbiamo la patologia del cancro e dell'infarto. Sono le 3 grandi patologie che dicono che mettono un po' in crisi, che fanno riflettere il sistema occidentale. Poi, giustamente, nella misura in cui uno si lascia compenetrare dal sistema, lo può vivere di più o di meno. Ora vi voglio ricordare che la patologia dell'infarto è il momento in cui per la persona perde senso ciò che fa - io adesso cerco di sintetizzare nella marea più semplice possibile - quando uno ciò che fa, perde il senso, il significato di ciò che fa, ed allora va in crisi il centro, dicevamo. Quando parlavamo dei tumori, l'altro mese, abbiamo detto che il tumore ci ricordava un po' il concetto della rinascita, quindi è una parte di se stessi che non trova modo di esprimersi e che attraverso l'elaborazione del processo tumorale è come se tentasse di ricreare uno spazio per se stesso ... poi chiaramente questi processi divento


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processi purtroppo auto distruttivi, però il tentativo simbolico è un tentativo di riaffermare una parte di noi che non viene sufficientemente vissuta. In quel caso dicevamo anche come il sistema immunitario non c'entrava la situazione perché riconosceva questo tentativo di rinascita e quindi lo riconosceva come parte di se stesso, quindi come parte del tentativo di affermazione della propria identità, in questo senso potremmo dire stasera. La patologia dell'Aids è quella che ci ricorda il momento in cui salta il principio di base, cioè, non è un perdere senso in ciò che fai, non è lo scoprire che c'è una parte di te che non riesci ad esprimere, ma è la totalità di te stesso che va ad essere messa in discussione, quindi è il tuo stesso principio di identità che riguarda la tua totalità. Uno potrebbe dire «il mettere in discussione se stesso nella propria totalità» - ed è la riflessione che potrebbe essere interessant» nel momento attuale, e uno potrebbe dire «perché appare oggi questa patologia?" - ... prendo la definizione perché mi sembra molto interessante, l'Aids l'ha definita «la sfida alla superpotenza dell'io» cioè, la malattia, la patologia, è una sfida che la vita lancia alla superpotenza dell'io personale. Poi in altri aspetti la patologia dell'Aids viene definita «un simbolo di rottura ed un simbolo di vulnerabilità». In effetti, tenere presente, che quando uno diventa sieropositivo, una delle cose che deve imparare a fare è difendersi, cioè lui è estremamente vulnerabile, soprattutto ad un certo tipo di contatti oltre che in passivo, in attivo. Quindi, lo definiscono un simbolo di grande rottura e un simbolo di grande vulnerabilità. Allora, io vi cito questi elementi che poi è la riflessione che fanno dal punto di vista simbolico, per farvi notare che siamo di fronte a due elementi apparentemente in contraddizione:  da una parte c'è una superpotenza, un super valore dell'io, quindi un io molto grande;  in contrapposizione a quello che poi la patologia ci ricorda che è un sintomo, un simbolo, una questione di grande vulnerabilità, quindi di grande fragilità. Ora, dov'è che possiamo combinare questi due elementi? Perché l'Aids nasce e viene interpretato, collegandolo con una esagerazione di potere dell'io, che si accompagna poi in realtà con una grande espressione di vulnerabilità, quindi di fragilità dell'io? E qui bisognerebbe sottolineare due cose, fondamentalmente. In pratica il nostro sistema attuale è legato, fra le altre cose, a due aspetti che potrebbero essere interessanti alla luce di questa super potenza dell'io. Li definiscono il grande attaccamento, quello che può essere l'immagine esterna della vita e quella che potrebbe essere la massificazione della vita. Cerchiamo di spiegarlo. Praticamente noi oggi, gli aspetti che la malattia sembra mettere in evidenza sono soprattutto questi due: 1° - il fatto che noi siamo eccessivamente legati all'immagine esterna, all'apparenza esterna della vita. Cioè per noi ha molta importanza ciò che appare: ha molta importanza il vestito, ha molta importanza l'apparire più giovani di quelli che si è, ha molta importanza tutto quello che può essere la realtà così come è, così come si manifesta nella sua più pura e qualche volta più esasperata esteriorità. Questo può


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trovare anche una piccola sottolineatura da un certo punto di vista, vedere quanto possa essere l'investimento, per esempio economico, nella moda, che rappresenta esattamente qualcosa che di fondamentalmente così labile, così rapido, perché cambia, perché sempre diversa, perché molto relativa, perché è la cura dell'immagine esterna. Quindi è il fatto di vivere una vita dove i valori esterni sono vissuti in maniera eccessivamente importante. E questo è un aspetto. Ora questo cosa significa? Significa che la nostra identità, cioè il principio di valore su cui noi siamo chiamati a poggiare la nostra sicurezza, è appoggiato soprattutto a quello che appare all'esterno, non a quello che è il valore interno delle cose; quindi è proprio legato alla superficialità. Questa è una cosa. 2° - la seconda cosa è quella che viene definita la massificazione, cioè il vivere la collettività in maniera esaspera e cioè quello che vi facevo sottolineare nell'esercizio: il sentirsi poco individui e molto gregge, direbbe qualcuno. Praticamente qualcuno definisce: «noi siamo tanti individui, ma abbiamo perso a nostra individualità». In che senso? Che non siamo individui soprattutto per quello che sentiamo, che ci differenza dagli altri; ma ci sentiamo molto identificati in noi stessi per quello che ci fa sembrare uguali agli altri, per quello che sentiamo e troviamo che ci fa sembrare simili agli altri. Cioè, noi siamo masse di gente che fanno le stesse cose, che la pensano alla stessa maniera, più o meno alla stessa maniera in molte cose ... poi a livello politico magari diventiamo quelli che sono di destra o di sinistra, ecc., ... avete mai pensato quelli di DESTRA E quelli di SINISTRA a livello poi di COME SPENDONO I SOLDI, di come mettono a posto la casa, di come gestiscono le loro cose ... DOV'ERA DIFFERENZA? Quelli che sono religiosi e quelli che sono atei ... poi alla fine se hanno economicamente certe possibilità, sono quelli che veramente spendono meno o spendono meglio? Cioè, se noi andiamo a visitare LE CASE DI quelli che sono molto RELIGIOSI E di quelli che sono ATEI, molte volte troviamo le case con lo STESSO LUSSO, con le stesse cose, con le stesse realtà. Quindi, siamo soprattutto una massa di individui che in realtà si definiscono per quello che fanno di uguale, non per quello che reciprocamente fanno di diverso: è questo l'oggetto della massificazione. E QUESTI SONO GLI ELEMENTI CHE, dal punto di vista simbolico, SEMBRANO CHE HANNO FAVORITO PROPRIO QUESTO TIPO DI PATOLOGIA. Praticamente, noi non abbiamo un'individualità basata su veri valori, ma abbiamo un'individualità basata su quello che appare, nel senso che è l'immagine esterna importante. Io mi ricordo un film di molti anni fa dove il film riproponeva un po' un aspetto sociale, se volete da questo punto di vista: uno che aveva tradito la moglie, era un grande medico, un grande chirurgo, quindi una persona molto conosciuta, ecc., amico di persone ad alto livello, a livello religioso ecc., amico di famiglia un grande monsignore, un grande cardinale, un grande vescovo ... quello che sia, alla fine, di fronte alla situazione di lui che aveva rotto ... aveva praticamente buttato a mare il suo prestigio di medico, perché s'era innamorato dell'infermiera e s'era concesso di viversi pienamente la sua avventura, lasciando perdere quello che la gente potesse dire, che lo


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potessero vedere, andava nei locali dove tutti lo vedevano ... e il grande discorso che questo suo amico di famiglia gli ha fatto è stato «il problema non è che tu abbia tradito o non tradito, fatto o non fatto la cosa, il problema è che hai fatto sì che la gente lo sapesse»: il problema è che la gente lo sa, il problema è che adesso tutti lo sanno. Ed è questo il problema per cui - siccome era il grande chirurgo in una struttura gestita da loro - ti dobbiamo togliere, non possiamo più lasciarti lì e che dobbiamo espellere dalla struttura: non perché hai fatto, ma perché non hai curato di nascondere ciò che hai fatto". Ed è la tipica questione delle apparenze: l'importante che non appaia, l'importante che non si veda. Quindi è l'elemento di identità che attua attraverso una maschera. Allora, questo elemento cosa porta? Quando la tua identità è troppo esterna per cui non ha valori profondi, quando attraverso questo, nel tuo rapporto con gli altri - quindi ecco la massificazione - non trovi più il modo di affermare te stesso in una tua unicità, irripetibilità, quindi in una tua diversità nel rapporto con gli altri, ecco allora che tu perdi il punto fondamentale che dà valore alla tua vita. In realtà perdi la tua identità. Ora, perdere l'identità cosa significa? Perdere quel sistema che ti permette di dare un senso alla tua vita essendo fedele a quello che tu sei. Ed è molto interessante, come dicevamo prima, vedere che il problema non è la perdita d'identità a livello di pensiero, perché se fosse solamente a livello di pensiero è una perdita d'identità che uno riesce a gestire in una certa maniera. La malattia diventa importante per noi in questo periodo storico proprio perché rappresenta che la non identità di pensiero - che è già presente da moltissimo tempo, e con quello sappiamo conviverci - che il sistema, che noi stiamo vivendoci, ci sta facendo perdere l'identità più profonda, quella BIOLOGICA, quella che stabilisce veramente i criteri sulla base dei quali tu esisti come principio di unicità. Allora, chi è che ha fatto sì - dicevano prima - che tu abbia un corpo che si differenzia completamente da tutti gli altri? Chi è che ha fatto sì che tu abbia una struttura bioenergetica che ti permetta di vivere le tue emozione in una maniera diversa dagli altri? Cioè, questo è un sistema d'identità che non dipende dal tuo volere ... attenzione che qui è l'importanza .... Io posso essere infedele a me stesso a livello di pensiero; cioè, io posso essere quello che per un sistema di pensiero sballato, sceglie di fare nella vita degli errori, sceglie di fare nella vita quello che può essere in contrasto con il vero progetto della mia vita, ma fino a quando questo rispetta certi limiti, fino a quando questo non mette a repentaglio il modo con cui tu sei apparso alla vita e porti avanti una tua direzione, a livello inconscio, quindi porti avanti comunque un tuo cammino, fino a quando non viene intaccato l'essenzialità del tuo progetto, la cosa può benissimo entrare in quella che è un'economia normale di esistenza. Attenzione, gli errori non mettono in discussione l'identità; io posso essere me stesso anche quando sbaglio ... ci siete fino a qua? Importante, questo è il punto, la chiave. Io posso fare grandi sbagli, ma essere me


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stesso. E nell'essere me stesso so definire quello che mi appartiene e quello che non mi appartiene, L'ALTRO. Ora, il fatto che una malattia venga a far saltare il sistema immunitario, che non riesce più a far rispettare questi limiti ... ecco, l'elemento importante di questa sera è questo: denuncia un allarme che probabilmente noi, a livello d'identità con la quale stiamo cercando di attuare la nostra vita, abbiamo superato i limiti. Cioè, non è più questione di fare sbagli, è questione di esserci persi. Persi dove? Persi ... allora torniamo indietro a prima ... persi nella capacità di cogliere veramente i valori della vita. Non so se riusciamo a cogliere ... sono parole semplici. Cosa vuol dire: cogliere i valori della vita? Vuol dire che noi ... teniamo presente oggi: New Age; sistemi religiosi che cercano di affermarsi nella maniera più forte; una tradizione religiosa, per esempio come quella cristiana, che con il giubileo adesso sta ..., un Papa che ha viaggiato per tutto il mondo ..., c'è tutto un movimento religioso con infinite modalità che si sta risvegliando, indubbiamente. Ora, il punto è: sono veri, autentici valori? In che misura sono veri, autentici valori? In che misura in questo c'è autentico rispetto della persona: di se stesso come dell'altro? Cioè, in che misura tutto questo è veramente una maggiore dignità recuperata nel rispetto degli individui e nel rispetto della diversità delle opinioni degli individui Cioè, c'è veramente più democrazia oggi da questo punto di vista ... non a livello personale nostro che potremmo essere anche quelli estremamente democratici, perché ci sono sempre stati, ma qui parliamo a livello globale, a livello di cultura, perché la patologia va a toccare la cultura. Tenete presente che, banalmente, quello a cui facevamo riferimento prima ... è democrazia questa? Questo significa che a livello politico, come a livello religioso, abbiamo una capacità di intervento che va a condannare ... QUI CI SONO CITATI, la maggior parte, MOVIMENTI CHE NON HANNO ASSOLUTAMENTE NULLA A CHE VEDERE CON QUALCOSA DI SOVVERSIVO, con qualcosa di irrispettoso, con qualcosa di manipolativo ... perché? Fare esoterismo vuol dire manipolare la gente? Quindi, qui siamo di fronte a processi che non sono di autentico valore, sono dettati dalla paura, sono dettati dal potere, sono dettati dall'autoritarismo, sono dettati dalla mancanza di rispetto delle persone. Allora: non sono d'accordo con te; per valutarti o condannarti mi dovrei informare di chi sei, cosa fai effettivamente e sulla base di quello che fai effettivamente potrei dire «ragazzi, stiamo attenti». Ecco l'elemento: la perdita d'identità cosa significa? Che noi siano troppo identificati con la maschera esterna e non abbiamo consistenza interna. Il rischiò è che questo abbia intaccato profondamente anche i grandi movimenti. Notate che il rischiò è questo. Ora, una malattia come l'Aids in effetti denuncia questo: che manchi la sostanza dentro. Ecco l'elemento: 1° - perché troppo identificati con l'aspetto esterno ... Io mi ricordo, quando ero ragazzo, che contavano e a fine d'anno esponevano fuori della Chiesa il numero delle ostie che ero state consumate nell'arco dell'anno, cioè quante comunione avevano fatto. Era la valutazione della ipotetica religiosità del paese


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sulla base di quante persone avevano fatto la comunione, poi magari che queste fossero i delinquenti più delinquenti o il commerciante che imbrogliava ... era numerica, dove mi sento a posto perché la Chiesa è piena, oppure mi sento meno a posto perché la Chiesa è meno piena. Sono criteri indubbiamente di apparenza perché non vanno a vedere se effettivamente la persona se è convinta o non è convinta o quello che porta avanti, parlano del numero. Questo per dirci che non stiamo dicendo delle cose che apparentemente posso sembrare chissà che cosa, ma in realtà, in sostanza, noi possiamo vivere un momento esternamente delicato. La patologia, voglio dire, noi siamo spaventati perché: nasce una patologia che, solamente dire «quello lì ha l'Aids» ... già col cancro «quello lì ha un tumore» e quindi si è già messi in discussione. Quindi, siamo di fronte a patologie che mettono molto in crisi il nostro modo di essere, il nostro modo di sentirci, il nostro modo di attuare. Quindi, tutto questo, interessante per noi potrebbe essere perché ci fa riflettere su cosa socialmente sta accadendo e, ripeto, qui l'importante non è «io sono sano, non ce l'ho, quindi non c'entro», attenzione che il più importante non è «io sono salvaguardato, quindi non mi coinvolge il discorso», è che il discorso coinvolge proprio il gruppo sociale, coinvolge proprio il sistema, quindi non è detto che chi sta pagando la situazione dal punto di vista della patologia sia semplicemente quello che sta pagando per tutti, quindi è una situazione che ci riguarda tutti. 2° - il secondo elemento, quello della massificazione che dicevamo, ... l'incapacità di definire bene i confini, quindi l'incapacità di definire bene quello che è mio e quello che è tuo. Tener presente che, per esempio, il modo di difesa che noi siano chiamati ad attuare per non essere coinvolti direttamente dal contagio, tra virgolette, qual è? Com'è che è uno si può difendere dall'ipotesi di poter essere contagiato dal sistema? .... Ci ha obbligato ad un isolamento, cioè, ci ha obbligato a tirar su barriere, ci ha obbligato a stabilire una separazione di contatto. Permettete? Può essere apparentemente banale, ma non lo è! ... IL PROFILATTICO! Neanche nel momento in cui il contatto con l'altro dovrebbe essere il massimo dell'intimità, devi tirare su la barriera, cioè impedire il contatto. Ecco, attenzione, nella terapia noi attuiamo nello stato di difesa. È chiaro, quando c'è la guerra noi dobbiamo tirare su le difese in maniera più forte e di quando c'è una situazione di pace, di tranquillità. Quindi, da quello che noi dobbiamo mettere in atto per difenderci, dovremmo capire cos'è che sta succedendo dentro, per cambiare. Quindi, in realtà, cos'è che ci sta dicendo la patologia? Che non sappiamo definire bene i nostri confini, quindi non sappiamo difendere bene il nostro spazio. Sulla base di che cosa? Quello che dicevano prima. Noi come vita siamo unici, siamo irripetibili, nel senso che il destino, il progetto di vita che è stato pensato in noi, è stato pensato, quel tipo di specifico progetto, solamente in noi. C'è un'ipotesi di valori che tutti noi siamo chiamati a realizzare e che sono identici, nel concetto di unità, ma il modo specifico con cui tu in questa vita sei chiamato a realizzare quei valori, è uno schemino, è un progettino, è un modo di essere che è solo e specificamente tuo. E il sistema sembra appunto denunciare che noi non siamo più capaci a difendere questa


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nostra unicità, cioè, siamo troppo confusi. Ed ecco allora, aldilà del fatto di non avere consistenza di valori, questo valore eccessivo che stiamo vivendo e stiamo dando all'opinione dell'altro, a quello che l'altro pensa, a come l'altro entra in contatto con noi, al tipo di rapporto che stabiliamo con l'altro ... dove c'è questa confusione. Giustamente, nell'ambito in cui si diffonde maggiormente la patologia era nell'ambito, per esempio, dell'uso della droga e soprattutto anche in quello che poteva essere l’aspetto del rapporto sessuale, quindi nel vissuto della sessualità. Ecco, tenere presente per esempio che uno degli elementi tipici del comportamento in un certo ambito di gioventù che si muoveva in una certa maniera, a tutti i livellic’era, da una parte il senso della trasgressione, quindi non erano d'accordo con niente. Praticamente, tenete presente, molti giovani di oggi in realtà ... che poi si identificano a livello estremo con i gruppi estremi soprattutto nell'ambito di ragazzi, per esempio, che si drogano e che vivono la dipendenza dalla droga, uno dei criteri che rendono spesso anche non facile il recupero di questi ragazzi, qual è? In effetti sono persone che funzionano sul criterio del «tutto mi è dovuto». Che sia perché tu me lo dai o perché lo pretendo o se no te lo rubo. C'è un criterio molto particolare di non rispetto del diritto dall'altro, cioè, la mia esigenza supera qualunque cosa. Nel momento in cui sono sottoposto a questa astinenza di qualcosa che è un mio bisogno, perdo la capacità di rispetto di qualunque tipo di limite. A quel punto, minaccio chiunque, a quel punto intervengo su chiunque, a quel punto perdo effettivamente questo elemento. È un comportamento molto tipico in questi anni del passarsi lo spinello, cioè tutti debbono tirare dallo stesso spinello, che uno dei rituali per esempio in questi gruppi è lo spinello passato di bocca in bocca. Uno dei fenomeni più comuni in questo ambito è il rapporto sessuale indiscriminato, cioè il rapporto sessuale svuotato di quello che può essere un senso di valore affettivo. Cioè, notate che sono tutti elementi che presupponevano che cosa? La mancanza di definizione dei propri limiti, della propria individualità, cioè della propria separatività dall'altro, cioè una mia individualità che sento qualcosa di separato da te. Cioè, erano tutti rituali che presupponevano lasciar cadere questi limiti: quel mio è tuo, il tuo è mio, è la stessa cosa: È LA CONFUSIONE. Tener presente che da un certo punto di vista uno potrebbe dire «ma questo, non è un concetto di unione? Non è un concetto di compartecipazione? Non è un concetto di condivisione?» Ma anche il cancro: non era un concetto di rinascita? Cioè, sono basati su principi, che sarebbero principi veri, ma è l'attuazione che è sbagliata, perché è un principio di unità, in effetti, che si esprime in che maniera? E qui tocchiamo uno degli aspetti sociali in cui potremmo essere coinvolti in parte un po' tutti. Il criterio in fondo qual è? L'altro c'è, nel rapporto me - l'altro, ... l'individualità vuol dire: io sono un individuo, esigo il rispetto per me, ma l'esigenza del rispetto per me, della mia individualità, del mio destino, cosa presuppone? Rispetto dell'altro, il rispetto dello stato dall'altro.


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Ora in questo ambito invece che cosa avviene? C'è il super io, la super valutazione della propria individualità, dove l'altro viene utilizzato semplicemente per soddisfare se stessi. Quindi, è la confusione, cioè cadono proprio i limiti del mimo rispetto. Ecco la patologia ... fin quando questo fosse rimasto ad una patologia di tipo di pensiero, nel senso ... c'è il criterio del delinquente che dice «ho scelto di fare il ladro, attuo». Ma in effetti potrebbe mantenersi entro certi limiti. Il fatto nostro qual è? Che a livello sociale, senza essere delinquenti alla maniera estrema, in effetti abbiamo delle attuazioni sociali che stanno prevaricando questi limiti di rispetto dell'altro in una maniera troppo accettata e troppo giustificata. In realtà, a livello commerciale, a livello economico, a livello industriale, L'INDIVIDUO NON HA PIÙ VALORE, non ha più senso. Valore che cos'è? Che la resa a fine anno sia di un certo tipo, che il mercato generale funzioni un certo modo ... il criterio è un criterio globale, ma nel criterio globale purtroppo stiamo perdendo questo principio di identità che porta al rispetto dell'individuo. La patologia viene semplicemente ad essere un allarme che ci dice che i criteri con i quali funzioniamo, sono criteri che non prendono in considerazione aspetti fondamentali dell'individuo, perché in fondo la società è fatta di individui. Da questo punto di vista tenete presente: cosa possiamo fare di fronte a questa situazione dove, ripeto, l'importanza non è il fatto che adesso ... ne parlavo qualche settimana fa con un amico carissimo che fa il medico. Adesso tra l'altro se ne parla molto meno di questo perché hanno trovato qualche punto d'intervento che riesce a mettere sotto controllo un po' il virus, il sistema, per cui si riesce a ridare alle persone malate di questa patologia un certo tipo di controllo della situazione ... però lui diceva «questo, che a livello medico siamo riusciti ad elaborare qualcosa che cerca di sostenere e di alleggerire le conseguenze di chi si trova ad essere malato, in realtà potrebbe ritrovarsi ad essere un boomerang da un altro punto di vista, nel senso che s'abbassano le difese e permette semplicemente la diffusione migliore di quello che può essere il fenomeno (dell'Aids)» e quindi in effetti stanno riuscendo a controllare un po' il sistema, mi diceva, e quindi il malato riesce spesso ad avere un qualche tipo di ripresa, cioè, dura di più, riprende vigore, a livello fisico ha dei benefici maggiori, ma questo potrebbe essere un sistema che permette semplicemente al fenomeno di dilagare più facilmente ... abbassando la guardia. Quindi in effetti, l'elemento IMPORTANTE È IL SIGNIFICATO SOCIALE DELLA SITUAZIONE. Cioè, l'apparire della patologia potrebbe essere proprio importante perché denuncia a livello sociale, indifferenziato, un sistema di vissuti che al di là delle apparenze, ripeto, non sta valutando e dando i presupposti perché a livello individuale l'individuo veramente si affermi secondo dei veri valori, secondo la vera affermazione, secondo un vero rispetto, secondo una vera considerazione dell'altro. Quindi, SEMBRA ESSERE, proprio simbolicamente, L'ALLARME CONTRO quello che può essere proprio UN SISTEMA DI VITA. Ritorno, ... è inteso soprattutto sul fatto che è un sistema di vita troppo legato all'apparenza e che dà poca importanza alla sostanza, all'essenza. E ripeto, su questo,


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per esempio, non è solamente questione di aspetti sociali, anche aspetti religiosi, quello che dicevo prima, cioè, abbiamo grande cura dell'apparenza, della massificazione ... grandi masse, grandi partecipazioni, ma in fondo la grande partecipazione perché c'è? Perché si canta, perché si ride, perché ci si diverte, perché si esce di casa ... ma poi alla fine, a livello di valori profondi ... ecco il punto ... può essere questo l'elemento. Siamo portati a lasciarci distrarre troppo dall'apparenza e a curare poco invece quella che può essere l'essenza. In fondo i grossi discorsi che stanno facendo riguardo alla città di Roma: stanno organizzando, stanno ipotizzando, stanno programmando di portare milioni, in questa città, di pellegrini e di gente che va ... e qualcuno si sta già chiedendo «e, alla fine cosa avremo?» Una città caotica? Quali altri problemi avremo? Per avere il movimento esterno possiamo perdere di vista il rispetto di altri valori molto più essenziale e questo è quello che potrebbe essere la denuncia della situazione. L'altro aspetto di questo, al di là dell'aspetto esterno, dell'immagine esterna vissuta con troppa importanza, è la massificazione. C'è un momento storico che abbia denunciato maggiormente il fenomeno della facilità di aggregazione dei gruppi, la facilità di creare movimenti ... ? RR il 68? GiBi il 68 è stato un momento soprattutto di protesta.

Adesso è il grande momento in cui ... movimenti di ogni tipo, con qualunque punto di riferimento, basta avere il maestro, un riferimento, una metodologia ... facilmente la persona si piglia e si mette insieme, ci si ritrova, proprio per sentirsi insieme. Ecco, questo sistema di aggregazione, molto facile, denuncia esattamente questa massificazione, cioè, denuncia la fragilità individuale di saper avere dei valori, di saper avere delle idee, di saperle portare avanti, sapersi responsabilizzare e saper veramente attuare qualcosa che ti modifichi realmente dal di dentro.

Ora l'Aids potrebbe denunciare tutto questo. Potrebbe essere la patologia che sta dando l'allarme di una situazione che al di là delle belle apparenze, al di là di tutto quello che ci sta prendendo a livello esterno, perché in fondo siamo di fronte ad un momento che da un certo punto di vista è molto magico perché: capacità di comunicazione, capacità di rapporti, capacità di viaggi, capacità di conoscenze ... tutto molto, ma tutto molto esterno, e alla fine ci troviamo con individui che in realtà sono più malati di prima. Penso che di questa serata, di questa riflessione, sia questo il concetto da portare via: che l'importante è valutare veramente fino a che punto noi, dal punto di vista nostro individuale - perché qui l'elemento è sociale, ma poi ogni individuo si inserisce nel sociale come vuole - in che misura noI siamo veramente sensibilizzati a badare ai veri valori ... è quello che nell'esercizio vi ho detto «prova ad immaginare che tu rimanga


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senza casa, senza persone intorno, senza lavoro, senza quelli che sono i tuoi elementi esterni ... come valore cosa ti rimane?» RR ti rimane un tubo! GiBi non è vero! Voglio dire come valore cosa rimane? Tener presente: questo è l'elemento. Tanto o poco che uno senta dentro, quello è l'elemento su cui fare riferimento, perché quello è l'elemento su cui elabori la tua identità, è uno spazio di valori. Ora, PASSAGGIO SUCCESSIVO, in questi valori a cui dai veramente importanza, che tipo di rapporto rispettoso nei tuoi confronti riesci a stabilire con gli altri? Nel senso che nel tentativo di entrare in comunicazione con gli altri, nel tentativo di farti accettare dagli altri, nel tentativo di essere in rapporto con gli altri ... fino a che punto rimani fedele a questo nucleo di valori? Fino a che punto io posso, molte volte, non attuare il valore semplicemente perché dico «sopravvivono nel rapporto con gli altri, se no perdo il contatto, se no perdo l'amicizia, se no perdo la comunicazione», e quindi, fino a che punto non ci sia questa confusione che non mi permette più di mantenere i limiti della mia autentica individualità. Come risposta teorica è facile, bisogna vedere attuarla: ecco l'elemento. Voglio dire, l'Aids come fenomeno attuale sembra lanciare l'allarme in questa direzione. E d'altronde elementi ci sono per fare una riflessione che possa essere interessante in questo senso. TeneTe presente il fenomeno abbastanza curioso, perché una percentuale per esempio è ... piccole sfaccettature ... quanti giovani, prima di tutto non si fidano a sposarsi come ci si sposava una volta perché non si vogliono responsabilizzare perché la cosa è troppo pesante. O quanti giovani, per esempio, tra i 25 e i 30 anni e ancora in su, si legano a vivere nella casa dei genitori e continuano a vivere nella casa dei genitori perché non hanno il coraggio di sganciarsi, non hanno il coraggio di assumersi una responsabilità di una loro vita individuale, autonoma, vissuta da soli. Notate, magari hanno un rapporto affettivo, hanno un lavoro, hanno un'autonomia economica, ma continuano a vivere ... è una percentuale molto alta ... a vivere nel supporto, nella protezione dei genitori. Il che SIGNIFICA la grande fragilità, la grande vulnerabilità, la grande debolezza della struttura individuale e che si manifesta poi in diversi aspetti. Qualche domanda, se c'è qualche domanda che ci permette di puntualizzare la cosa. Voglio dire che l'elemento che volevamo sottolineare questa sera a conclusione di questo ciclo di conferenze su quelle che sono le simbologie delle malattie, la simbologia delle patologie, quindi la simbologia collegata agli organi, termina con questa sera con la riflessione di quello che va a mettere in discussione in qualche misura, o meglio, cioè che richiama a fare una riflessione su quello che è il principio di globalità di noi stessi. Il senso della nostra vita c'è, permane, si manifesta, sia attua sulla base che ognuno di noi si senta veramente se stesso. È nel sentirsi veramente se stesso, è riuscire a dare a se stesso la consistenza dei valori, da una parte, e questo attraverso questo riuscire


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a stabilire un contatto con gli altri che non sia di confusione, cioè che non sia il contatto con gli altri dove tu perdi te stesso e dove perdi il senso del limite fra te e l'altro. Perché questo diventa la base di quello che poi dal punto di vista religioso è la vera comunione, invece; dove la comunione diventa la capacità creativa di offrire a te la totalità di me stesso fino a farmi anche distruggere se vuoi, MA PER SCELTA, per decisione, per libertà. E quindi è la comunione di chi offre pienamente se stesso, ma allora non è più un essere preso, un essere non valutato, un essere manipolato ... è un essere dono, cioè io mi apro ad essere pienamente in funzione della tua vita. Cosa che non può avvenire come dono e come creatività, se io non ho una forza di principio di individualità dove io sia veramente, mi senta veramente me stesso, sappia veramente qual è la mia realtà e sappia veramente ciò che posso darti. Quindi, la riflessione finale di questa sera è proprio prendere atto che tutto quello che noi ci possiamo proporre nella nostra vita è possibile attuarlo se riusciamo veramente ad attuare concretamente nella vita questi due aspetti:  non essere persi nell'immagine esterna,  ma essere coloro che fondano se stessi su degli autentici valori  e SOPRATTUTTO poi, sulla base di questo, riuscire stabilire un vero rapporto con gli altri, visto che il rapporto con gli altri è indispensabile, se non necessario. E tutto questo diventa importante, ripeto, e termino veramente, perché una patologia che appare sta, a livello sociale, denunciando che su questi esempi non stiamo azzeccando il sistema ... a meno che ci sia qualcuno di noi, a livello individuale, che lo sta trovando il sistema di una risposta veramente creativa, ma a livello sociale, cioè a livello globale, come società, in effetti non stiamo evidentemente riuscendo a trovare la risposta equilibrata a questa esigenza. Questo può esser importante da tener presente, può essere importante essere coscienti che io posso essere colui che nella vita ha le idee chiare e le sa anche attuare, ma questo non ci deve assolutamente togliere dalla possibilità e capacità di essere coscienti che viviamo in una società dove questo in effetti non è attuato. Questo cosa presuppone. Che chiunque di voi voglia veramente oggi comportarsi nella vita rispettando la propria individualità oltre che rispettando quella degli altri, e veramente entrando in una comunicazione creativa con gli altri senza lasciarsi sopraffare e senza sopraffare, indubbiamente per attuarlo oggi siamo chiamati a fare più fatica di quella che teoricamente dovremo fare perché abbiamo un ambiente sociale intorno che non ci aiuta. Voglio dire che è su questa su base che un Eric Fromm ha potuto scrivere già diversi anni fa, un paio di decenni fa, «Psicopatologia di una società contemporanea». Cioè, viviamo in una società che dal punto di vista psicologico è malata. Quindi, non è malato l'individuo, non sono malati in un po' di individui, è malato il sistema sociale. Lui in questo libro dice praticamente: siamo talmente così malati come società, che l'essere malati è considerato normale ed è che l'essere sani che diventa qualche volta considerato patologico. Perché, giustamente, le persone che curassero veramente certi aspetti della vita, a livello veramente di rispetto della vita,


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vengono considerati fuori di testa ... o perché esagerati o perché quelli che si fanno problemi dove nessuno si fa problemi e cose di questo tipo. È veramente l'essere sani che può diventare, in certi ambienti, l'essere stigmatizzati come persone se non altro strane. E questo è importante tenerlo presente, perché questo vuol dire che per rimanere autentici nel rispetto di certi valori, dobbiamo fare sicuramente un po' più di fatica. Passo la palla a qualcuno che voglia raccontarci qualcosa. Teniamo presente, tra le cose che ci stiamo dicendo questa sera, che viviamo in un sistema sociale dove, per esempio, provate a vedere un po' quante persone, come quantità, se non vanno vestite in una certa maniera e se non vanno con una certa automobile, non hanno credibilità per fare il lavoro che potrebbero fare. Cioè, non si è valutati se si è intelligenti più o meno, il tuo biglietto di entrata diventa una macchina di un certo tipo e un certo tipo di abbigliamento. Poi, che tu sia magari anche semi deficiente, però il principio iniziale è di credibilità; quindi siamo sull'assoluta forma esterna dove la valutazione di quello che uno veramente vale, indubbiamente ha un valore perché ci sono dei pilastri che tengono in piedi il sistema, indubbiamente, ma a molti livelli siamo sulla pura, essenziale apparenza. Pigliatevela come domanda da riflessione: «quando noi moriamo, tutto questo va via. Ecco, quello che determinerà come ci sentiamo dopo, è quello che portiamo come valore.» DD sì, ma tirandomi via adesso tutto ... durante l'esercizio mi hai fatto andare in tilt perché hai incominciata togliere uno, poi l'altro ... quando sono arrivato a terra ... cosa mi rimane? GiBi rimane Claudio, dovrebbe rimanere Claudio … DD dovrebbe rimanere Claudio, ma a cosa serve Claudio se non c'è qualcuno? GiBi devi servire a qualcosa? DD penso proprio di sì! GiBi dici? Quello è una conseguenza. Noi serviamo come conseguenza a qualcosa, ma dobbiamo essere, non servire. DOBBIAMO ESSERE. DD ma io penso che il bisogno di un uomo è proprio quello di sentirsi necessario ad un altro … GiBi ma tu non puoi dare ciò che non sei. Prima ... un prima logico, non un prima temporale ... prima devi essere, se no cosa dai se non sei. Allora, la capacità che Claudio ha di servire a qualcosa, di essere necessario, di essere utile ... tutto quello che vuoi ... c'è anche se non c'è nessuno che ti coglie. UN ALBERO DA FRUTTO HA UN SUO VALORE ANCHE SE TU NON COGLIERAI MAI UN FRUTTO DA QUELL'ALBERO ... E CONTINUERÀ A PRODURRE FRUTTI ANCHE SE MAI NESSUNO LI MANGERÀ. Lo dicevo molti anni fa, ma non vorrei continuare a ripeterlo, perché i buoni cristiani che per sentirsi buoni cristiani debbono avere intorno a sé persone che stanno male perché se non hanno nessuno da aiutare, poverini, non si sentono buoni cristiani ...! Sentirsi utili non vuol dire avere qualcuno che non sta bene davanti a sé, o che ha bisogno di te ... l'importante è che tu senta di aver valore anche se non ci fosse


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nessuno che ti coglie: è lì che bisogna riflettere, è lì dove ci può mancare l'elemento di forza interiore. Me lo permetti? È perché siamo in tanti così che certe patologie appaiono ... che abbiamo bisogno degli altri per sentirci bene. Dai, facciamo l’esercizio.


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CERCHIO DI LUCE occhi chiusi (15 fai una bella respirazione profonda (3 rilassati bene (10 rilassa bene il tuo corpo (3 rilassa bene la tua mente (10 ricordati ... delle sensazioni di profondo rilassamento che puoi avere già sperimentato ... in molte occasioni (3 ricordandole ... lasciale ritornare dentro di te ... ritrovale dentro di te (4 e sentiti entrare in un livello mentale più profondo, sempre più profondo (16 senti piacevolmente il contatto con le persone che ti sono accanto ... senti piacevolmente il contatto con tutti noi (18 immagina un raggio di energia che dall'alto scende su di te (5 apriti ad accogliere pienamente questa energia (4 e sentiti profondamente ... in collegamento con l'energia della vita (7 con il principio della vita (3 con quello che le grandi tradizioni religiose hanno sempre definito DIO ... il Creatore (10 sii consapevole ... in quale misura ... senti veramente di poter vivere questo contatto (4 in quale misura ti senti veramente partecipe ... della totalità della vita (16 e lascia che questo contatto diventi e si concretizzi in te ... in quella che è l'immagine di luce del tuo corpo e della tua persona (4 sentiti vibrare nell'energia e nella luce (6 ti senti di accogliere la vita (8 e lasciala fluire ... come una forza ... sotto forma di luce ... attraverso la tua mano destra (4 come un dono ... come un vero abbraccio (3 verso tutti noi (6 senti veramente di accogliere dentro di te ... tutti noi (3 in un momento di profonda unione e di profonda fusione (6 ma dove senti evidente, chiara ... la tua vita... il tuo essere ... la tua esperienza ... la tua individualità ... e senti chiaramente e profondamente il rispetto che hai per la nostra (8 e vivi pienamente questo essere cerchio di luce (28 e quindi pensa ... ad eventuali persone che tu puoi conoscere (3 e che in qualche maniera possono essere coinvolte ... nella malattia, nella patologia ... che ci ha occupato stasera come riflessione (10 se non conosci nessuno, sentiti in sintonia con noi che stiamo pensando a persone ... che vivono questa esperienza (6


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e che vivono dentro di sé (3 il dolore di questa esperienza (13 e tutti assieme immaginiamo poter trasmettere una grande forza, una grande luce ... a tutte le persone che in questo momento sono pensate ... da noi (16 pensando a queste persona ... sentiamo ... di voler partecipare insieme ... allo sforzo ... per costruire veramente ... una possibilità di vita diversa ... oggi (6 dove possano essere veramente ... rispettati i diritti di ognuno (9 e soprattutto dove possa essere possibile ad ognuno ... esprimere se stesso ... quello che prova, quello che sente, senza doversi nascondere ... o crearsi maschere inutili (10 ed allora lascialo scorrere ... attraverso questa luce e questa energia che fluisce in tutti noi ... lascialo scorrere l'augurio ... che tu offri a tutti noi ... l'augurio che ci scambiamo ... di Buona Estate (4 in attesa di poterci eventualmente reincontrare ... in settembre (3 l'estate è un momento importante ... per ciò che rende possibile ad ognuno di noi attraverso ... quello che può essere il tempo della vacanza ... il tempo libero (4 ed allora ... che l'augurio che ci scambiamo sia quello (3 di essere capaci di vivere pienamente noi stessi ... creativamente il nostro tempo ... di trovare modo di offrire riposo ... al nostro corpo ... ma soprattutto alla nostra anima (3 senza essere eccessivamente vittime ... di ciò che il sistema ci propone (3 e l'augurio è saperci divertire come veramente sentiamo di divertirci (4 e l'augurio è di saper fare veramente e riempire il tempo come ... veramente sentiamo che sia giusto e conveniente farlo (23 è l'augurio di saperci muovere ... nel rispetto degli altri, ma soprattutto nel rispetto di noi stessi (10 ed allora tu ... sulla base del tuo progetto, dei tuoi programmi ... di quello che senti che sarà ... la tua esperienza nei prossimi mesi ... visualizzati bene come vuoi essere (8 visualizzati bene ... in ciò che vuoi essere capace di ottenere (35 e che attraverso ciò che farai, ciò che vivrai ... tu possa avere ... la pienezza della gioia, dell'entusiasmo (11 che tu possa avere veramente la capacità di celebrare pienamente la tua esistenza (36 e con qualche respiro profondo ... riprendi le normali sensazioni del tuo corpo (6 e preparati a poter riaprire gli occhi (10 e porta con te ... un senso di riconoscenza ... un grazie reciproco che ci offriamo questa sera ... per ciò che ... ci siamo permessi di scambiarci attraverso le esperienze di queste serate.

 fine


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Qui SI CONCLUDE la serata, qui si conclude la nostra annata ... noi ci auguriamo delle buonissime vacanze, un bellissimo periodo di riposo, ci auguriamo tutto quello che possa essere possibile augurarsi ... in attesa di rivederci a settembre ... se tutto va bene ... e se tutto non va bene,

ANDRĂ€ BENE LO STESSO!


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Pratica ed esperienza di guarigione: l'AIDS