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storia di una galleria

Ilaria Bernardi

postmedia books


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Introduzione Le ragioni di una ricerca

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I.

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— 1962 II. 1954 Via del Babuino 196

Plinio De Martiis L’uomo, il fotografo, il gallerista

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1954: l’apertura della galleria 1955-56: il conflitto tra figurazione e astrazione 1957: gli echi dell’Espressionismo astratto americano

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e dell’Informale europeo 1958: l’intensificarsi del rapporto con gli States 1958-59: l’interesse per l’editoria 1960: lo sguardo rivolto ai giovani 1961: il costituirsi di una ‘scuola’ 1961-62: verso il trasferimento di sede


Som mario

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— 1968 iII. 1963 Piazza del popolo 3 1963: la nuova sede della galleria 1964: l’invasione americana 1965: la pratica dell’environment 1966: la rivendicazione dell’autonomia di Roma da New York 1967-68: lo sconfinamento nell’azione 1968 (6-31 maggio): il Teatro delle Mostre 1968 (giugno - ottobre): verso la chiusura della galleria

101 ConclusionE Le principali vicende dal 1969 al 2004 107 Appendice Cronologia dal 1954 al 2004


introd uzione Le ragioni di una ricerca

Sulla scia di un sempre più forte interesse per l’arte italiana degli anni Sessanta e Settanta, negli ultimi tempi si assiste al moltiplicarsi di mostre e pubblicazioni dedicate agli artisti, ai movimenti e agli eventi espositivi più rilevanti di quei decenni. Rare sono tuttavia le monografie volte alla ricostruzione puntuale e approfondita della storia degli spazi espositivi privati italiani (le gallerie d’arte) che quegli artisti, quei movimenti e quegli eventi hanno accolto. Peraltro, la maggior parte di esse corrisponde a cataloghi o a volumi editi in occasione di mostre1; rarissime sono invece le pubblicazioni realizzate a scopo esclusivamente di ricerca2. È invece dalla convinzione che la produzione degli artisti e in particolare l’ideazione di alcune mostre tenute in quei decenni, possano essere meglio comprensibili se contestualizzate all’interno dell’attività svolta dal gallerista di esse promotore, che nasce l’idea di pubblicare questo volume teso a ripercorrere in modo scientifico le vicende di una delle gallerie fondamentali per lo sviluppo dell’arte italiana durante il secondo dopoguerra: la Galleria La Tartaruga. Fondata a Roma nel febbraio 1954 da Plinio De Martiis e da lui gestita con il costante aiuto della moglie Maria Antonietta Pirandello (detta Ninnì), La Tartaruga divenne fin dall’apertura luogo di ritrovo privilegiato di artisti, letterati, critici, galleristi e intellettuali italiani e stranieri. Individuata nel 1957 l’avanguardia quale specifica direzione da seguire per scegliere gli artisti da supportare, dopo aver ospitato, tra le altre, le prime personali in Europa di Franz Kline e Cy Twombly, nonché rilevanti mostre di Robert Rauschenberg, Salvatore Scarpitta ed Ettore Colla, all’inizio degli anni Sessanta La Tartaruga fu il primo spazio espositivo privato a promuovere nella Capitale le ricerche pop, divenendo così il punto di riferimento per quel gruppo di giovani artisti destinati a far parte della cosiddetta ‘Pop italiana’, meglio definita ‘Scuola di Piazza del Popolo’, tra cui Franco Angeli, Mario Ceroli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Pino Pascali, Mario Schifano, Cesare Tacchi. Negli stessi anni, fu inoltre promotrice dell’esordio di Jannis Kounellis ed Eliseo Mattiacci; accolse la prima personale in Italia di Gerhard Richter, e presentò significanti mostre di Alberto Burri, Mimmo Rotella, Enrico Castellani, Piero Manzoni, Pino Pascali e Fabio Mauri. L’importanza de La Tartaruga sta anche nelle numerose collaborazioni che, soprattutto negli anni Sessanta, intraprese con gallerie italiane (quali Apollinaire, dell’Ariete, L’Attico, Blu, de’ Foscherari, Lambert, Marconi, il Naviglio e La Tartaruga

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Schwarz) ed estere (tra cui Iris Clert a Parigi; Martha Jackson e Sonnabend a New York; Anne Abels a Colonia). In questo senso, fondamentale fu lo stretto legame con la galleria newyorkese di Leo Castelli che garantì un continuo aggiornamento dell’arte italiana su quella d’oltreoceano, e viceversa. Capace di intercettare le più recenti inclinazioni della ricerca d’avanguardia, nella seconda metà degli anni Sessanta, La Tartaruga fu tra i primi spazi espositivi a proporre uno sconfinamento dell’arte dal quadro e dalla scultura tradizionali all’azione effimera e all’installazione site-specific, accogliendo e supportando tali ricerche fino al 1968, anno della rassegna Teatro delle Mostre a esse specificatamente dedicata. Fu anche a seguito della scomparsa nello stesso 1968 di Lucio Fontana, Pino Pascali e Marcel Duchamp, che De Martiis terminò la sua attività nella sede di Piazza del Popolo come segno della fine di un’epoca irripetibile, innegabilmente influenzata da quei tre artisti. A partire dal 1969 riaprì più volte la galleria in spazi diversi, ma senza mai raggiungere i successi degli anni precedenti. Dopo la scomparsa della moglie avvenuta nel 1971, focalizzò la sua attività sul teatro, sul cinema, sulla musica e sulla poesia visiva, mentre, dalla fine degli anni Settanta al 1985 supportò il gruppo dei cosiddetti Anacronisti, per poi dedicarsi soprattutto all’editoria d’arte fino al 1995, anno in cui inaugurò a Castelluccio di Pienza (Siena) una nuova sede della galleria rimasta attiva fino al 2000. L’attività de La Tartaruga dal 1969 al 2000, oltre a essere discontinua, è senza dubbio meno lungimirante, propositiva e incisiva rispetto al quindicennio iniziale, come ammette lo stesso De Martiis: “La vera galleria ha avuto una vita breve, corta; ha cominciato nel ’57 ed ha proseguito fino al ’68 concludendosi con il Teatro delle Mostre; poi nel Settanta ho fatto cose che potrei fare anche adesso, senza pittori, ed era la IIa Tartaruga, mentre la IIIa Tartaruga è quella del velleitario e nebuloso ritorno alla pittura”3. Per tale ragione, questa monografia si focalizza sulla “vera galleria”, ossia sul periodo dalla sua apertura in via del Babuino alla chiusura nel 1968 della seconda sede in Piazza del Popolo. Agli anni di attività dal 1954 al 1968 sono infatti dedicati i capitoli centrali (II e III), i cui sottocapitoli sono tesi non tanto ad analizzare le singole mostre e i lavori degli artisti presentati nell’arco del singolo anno o dello specifico periodo preso di volta in volta in esame, quanto a individuare per la prima volta gli snodi, le ragioni, i fili rossi e le peculiarità della relativa programmazione. I capitolo conclusivo riassume invece l’attività successiva al 1969. A compendio, l’appendice fornisce la prima ricostruzione cronologica di tutti gli eventi promossi da De Martiis, dal 1954 fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2004. Inoltre, all’interno della cronologia relativa al primo e più rilevante periodo di attività espositiva dal 1954 al 1968 è integrata un’antologia di estratti dai rispettivi inviti, brochures e cataloghi, o da recensioni coeve. Consultando le pubblicazioni edite in ricordo de La Tartaruga e menzionate più volte nelle note di questo volume, è possibile rendersi conto di come esse si limitino a essere omaggi alla figura di De Martiis oppure approfondimenti relativi alla ‘Scuola di Piazza del Popolo’ di cui egli è stato mentore, senza mai ripercorrere puntualmente la storia della galleria attraverso lo spoglio del suo archivio. Questa monografia si propone invece quale esatta e documentata ricostruzione delle mostre, delle esperienze editoriali, dei rapporti e delle vicende de La Tartaruga, in quanto si basa su una certosina ricerca nell’archivio di De Martiis, attualmente conservato presso l’Archivio di Stato di Latina e messo a disposizione degli studiosi secondo il volere del gallerista stesso. Già nel 1999 infatti, egli aveva proposto all’Istituto della Grafica - Calcografia Nazionale 8

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di Roma l’acquisto della parte d’archivio che comprendeva sia i cartelli-locandina realizzati dagli artisti in occasione delle mostre in galleria, sia cartoni, pastelli e oli di vari autori, nonché l’archivio fotografico composto di circa 5.000 negativi e positivi. Ma la trattativa non andò del tutto in porto e l’Istituto della Grafica acquisì solo i cartelli-locandina. La pratica per l’acquisto della parte restante dell’archivio passò quindi alla Direzione Generale per l’Arte Contemporanea, poi alla Direzione Generale per gli Archivi, e da lì alla Sovrintendenza archivistica per il Lazio che nell’agosto 2003 lo dichiarò di notevole interesse storico, riproponendone l’acquisto all’Amministrazione. Alla scomparsa di De Martiis, nel luglio 2004, le figlie Caterina e Paola portarono quindi avanti la questione dell’acquisizione riuscendo a raggiungere lo scopo. L’archivio de La Tartaruga, giunto così presso l’Archivio Centrale di Stato di Roma, che poco dopo lo trasferì presso l’Archivio di Stato di Latina, include innanzitutto: la corrispondenza con artisti, critici, storici d’arte, letterati; i cataloghi, le locandine, i manifesti e le brochures relative alle mostre della galleria; materiale a stampa e pubblicazioni di varia natura; nonché l’intero archivio fotografico4. In questo volume si è scelto di ricostruire la storia de La Tartaruga fornendo immagini e materiali tratti solo dal suo archivio al fine di realizzare ciò che De Martiis non è riuscito a portare a termine, ma in vista del quale aveva riordinato l’intero fondo archivistico prima di decidere di venderlo: “l’ultimo chiodo fisso della sua vita”, rivela Ottaviano Del Turco, fu “la redazione di un libro-documento inteso quale specchio della sua identità e al tempo stesso tela di Penelope che mai, fin che lui vivo, avrebbe potuto o dovuto conoscere ragionevole conclusione”5. Si tratta di un volume dedicato alla storia della sua galleria, focalizzato sugli anni dal 1954 al 1968, e basato sui documenti e sulle fotografie facenti parte del suo archivio. La volontà di esaudire il desiderio del gallerista, non può tuttavia prescindere da un’indagine preliminare (qui svolta nel primo capitolo) sulla sua personalità; una personalità che lo portò fin dagli anni Cinquanta ad abbandonare la tradizionale mansione di mercante per assumere il ruolo di ‘regista’ di una programmazione espositiva coerente in quanto basata sulla sua capacità di guidare attentamente gli artisti affiancandoli e finanche suggerendo loro soluzioni espositive. Per tale ragione, De Martiis può essere considerato retrospettivamente un curatore ante litteram. Ricostruire la storia de La Tartaruga nei suoi “anni originali”6 comporta pertanto una parallela riflessione su quali sviluppi abbia avuto la figura del curatore nella società capitalista di oggi. In altri termini, significa chiedersi se la professione del curatore che De Martiis, pur non essendone consapevole, ha anticipato e che nel suo caso corrispondeva a incentivare lo sviluppo di un’arte d’avanguardia qualitativamente elevata, col passare del tempo sia invece divenuta funzionale alla necessità capitalistica di concepire l’arte come un prodotto di consumo, valutabile dagli incassi e dal numero dei visitatori giunti a vederla, piuttosto che dallo spessore dei relativi contenuti. Questo volume nasce anche grazie al prezioso apporto di numerose persone che non è possibile in questa sede menzionare nella loro totalità. Tuttavia, un sentito e grande ringraziamento va a Caterina e Paola De Martiis per la loro fondamentale testimonianza e per l’aiuto durante la ricerca. Sono inoltre molto grata al personale dell’Archivio di Stato di Latina per aver messo a disposizione l’archivio della galleria e per aver fornito tutte le riproduzioni fotografiche qui pubblicate. Infine, un grazie affettuoso va a Maria Grazia Messina che mi ha seguito nella fase iniziale della ricerca i cui successivi sviluppi sono confluiti in questo volume. La Tartaruga

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1. Si menzionano: Sargentini F. – Lambarelli R. – Masina L. V. (a cura di), L’Attico, 1957-1987. 30 anni di pittura, scultura, musica, danza, performance, video, catalogo della mostra (Spoleto, Chiesa di San Nicolò, 1 luglio - 30 agosto 1987), Mondadori, Milano - De Luca, Roma 1987; Lancioni Daniela (a cura di), Gian Tomaso Liverani. Un disegno dell’arte. La Galleria La salita dal 1957 al 1998, U. Allemandi, Torino 1998, volume pubblicato in occasione della mostra omonima (Roma, Spazio per l’Arte Contemporanea Tor Bella Monaca, 2 dicembre 1998 - 10 gennaio 1999); Manno Tolu R. – Messina M. G. (a cura di), Fiamma Vigo e “numero”. Una vita per l’arte, catalogo della mostra (Firenze, Archivio di Stato, 7 ottobre - 20 dicembre 2003), Centro Di, Firenze 2003; Giovannetti Tatiana (a cura di), 2 dicembre 1963: nasce una nuova galleria. Opere e testimonianze, catalogo della mostra (Roma, Studio Arco d’Alibert, 14 dicembre 2006 - 24 febbraio 2007), Gangemi, Roma 2006; Maubant J. L. – Jarauta F. (a cura di), Collezione Christian Stein. Una storia dell’arte italiana, catalogo della mostra (Valencia, IVAM Institut Valencià d’Art Modern, 7 ottobre 2010 - 23 gennaio 2011; Lugano, Museo Cantonale d’arte, 12 marzo - 15 maggio 2011), Electa, Milano 2010; Barbero L. M. – Pola F., (a cura di), Macroradici del contemporaneo: L’attico di Fabio Sargentini, 19661978, catalogo della mostra (Roma, MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma, 26 ottobre 2010 - 12 giugno 2011), MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma, Roma - Electa, Milano 2010; Viliani Andrea (a cura di), Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia..., catalogo della mostra (Napoli, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina – Madre, 22 novembre 2014 - 6 aprile 2015), Electa, Milano 2014.

3. Plinio De Martiis in conversazione con Chiara Criconia, in Criconia Chiara, La Tartaruga, tesi di laurea, a.a. 2003-2004, Università Ca’ Foscari, Venezia, p. 22. 4. Per approfondimenti sull’acquisizione dell’archivio de La Tartaruga si veda “Breve storia della galleria La Tartaruga”, in “Engrammi”, 14 luglio 2011: http:// engrammi.blogspot.it/2011/07/breve-storia-dellagalleria-la.html. 5. Del Turco Ottaviano, Il libro non finito di Casa De Martiis, in Savinio A. – Antonini F. – de Feo G. C. (a cura di), La Tartaruga. Privato. Plinio De Martiis. Marzo 2006, Il Segno, Roma 2006, p. 10. 6. Fu De Martiis stesso a definire “anni originali” quelli relativi alla sua attività espositiva fino al 1968 (De Martiis Plinio, “Gli anni originali”, in “La Tartaruga. Quaderni d’Arte e Letteratura”, nn. 5-6, De Luca, Roma 1989).

2. Si fa riferimento in particolare ai seguenti due volumi: Monola A. – Mundici M. C. – Poli F. – Roberto M. T. (a cura di), Gian Enzo Sperone. Torino, Roma, New York. 35 anni di mostre tra Europa e America, Hopefulmonster, Torino 2000; Bandini M. – Mundici M. C. – Roberto M. T., Luciano Pistoi: inseguo un mio disegno, Hopefulmonster, Torino 2008.

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plinio de martiis L'uomo il fotografo il gallerista

“Non mi voglio autorappresentare. Sono pieno di dubbi. Non sono ‘finalizzato’. Ancora adesso non so cosa farò nella vita”1. Così definisce se stesso Plinio De Martiis, uno dei personaggi che più hanno contribuito allo sviluppo dell’arte italiana negli anni Cinquanta e Sessanta. Plinio nasce a Giulianova, nella provincia di Teramo, il 30 ottobre 1920. Nel 1924, per motivi di lavoro i genitori Guido De Martiis e Olga Barnabei, di cui è primogenito, si trasferiscono a Roma, nel quartiere Prati. È lì che conosce e inizia a frequentare figure che in seguito diventeranno per lui molto importanti quali Mario Mafai e Rosario Bentivegna. Tra il 1940-43, infatti, dalle letture e dalle frequentazioni scolastiche e di quartiere intesse amicizie culturalmente e politicamente orientate a sinistra, ne rimane affascinato tanto da cominciare ad accarezzare l’idea di entrare a far parte di quel mondo. Diviene così antifascista e partecipa attivamente alla Resistenza. Dopo la liberazione della Capitale da parte degli americani avvenuta il 4 giugno 1944, il vivace clima romano del dopoguerra gli permette di maturare alcuni interessi quali la fotografia, il cinema e in primis il teatro. Nel 1944-45 convince suo padre a sostenerlo nell’impresa di aprire il “Teatro dell’Arlecchino” (oggi Teatro Flaiano) dove si esibiscono tra gli altri Franca Valeri, Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli. Il nome “L’Arlecchino” gli viene suggerito dall’amico pittore Mafai, artefice anche dell’insegna del locale: un collage realizzato con le Am-lire distribuite dagli americani nella Roma dell’immediato dopoguerra2. Situato in via Santo Stefano del Cacco, “L’Arlecchino” diviene subito luogo d’incontro per aspiranti attori e artisti, ma anche per artisti e intellettuali già affermati quali Giorgio de Chirico, Palma Bucarelli, Luchino Visconti, Anna Magnani, Vittorio Gassman, Bice Valori e Alberto Moravia. Grande importanza vi assume la musica, innanzitutto il jazz, così come gli happenings ante litteram, tra cui la serata, quasi premonitrice della futura professione da gallerista, in cui De Martiis vi organizza una sorta di gara tra alcuni artisti romani che prevede la decorazione a tempo di musica e in soli quattro minuti della sezione di parete prescelta da ciascuno di loro3. Pur essendo un importante teatro sperimentale Plinio De Martiis alla mostra Peter Saul e d’avanguardia, “L’Arlecchino” chiude dopo soli La Tartaruga, Roma, 21 dicembre 1963 Foto: Plinio De Martiis due anni dall’apertura per motivi amministrativi La Tartaruga

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1954 — 1962

via del babuino 196

1954: l’apertura della galleria La genesi della Galleria La Tartaruga è in un certo senso legata al caso. Durante una serata tra amici, De Martiis, la moglie Ninnì, Mino Maccari, Mario Mafai e l’intellettuale Nicola Ciarletta decidono di indicare, ciascuno su un singolo foglietto di carta, un possibile nome da attribuire al futuro spazio espositivo. Inserite le cinque opzioni nel cappello di Mafai, procedono all’estrazione. Il foglietto estratto a sorte reca scritto “La Tartaruga”: è il nome proposto da Maccari pensando che sarebbe stato di buon auspicio chiamare una galleria con il nome dell’animale che, noto per la sua lentezza, è però sinonimo di sicuro approdo. Scelto il nome, spetta a Mafai disegnarne il logo, raffigurante una tartaruga pressoché stilizzata: nella prima versione la tartaruga fluttua su un cielo stellato, mentre nella seconda e definitiva variante appare sospesa su un fondo bianco e sembra autopresentarsi grazie all’aggiunta di una sorta di fumetto dove si legge “LA TARTARUGA”1. Ormai tutto è pronto per l’apertura della galleria. Giovedì 25 febbraio 1954 inaugura così lo spazio espositivo di via del Babuino n. 196 presentando come primo evento la mostra Cosacchi da ridere. Si tratta di quaranta litografie raffiguranti altrettante caricature realizzate dai francesi Honoré Daumier, Cham (Amédée de Noé) e Charles Vernier, facenti parte del volume omonimo edito da Le Chiavari (Parigi). Le litografie arrivano a Roma da Parigi tramite il giudice Gigi Pepe, amico di De Martiis, ma la ragione della loro esposizione deriva probabilmente dall’influenza esercitata sul gallerista da Maccari (che il 10 novembre dello stesso anno terrà a La Tartaruga una sua personale), da sempre interessato alla grafica. Ed è forse per la stessa ragione che l’8 maggio 1954 De Martiis dedica una seconda mostra alla grafica, presentando le litografie del francese Jean-Louis Forain, accompagnate da incisioni di Goya, Gericault, Daumier, Delacroix, Manet, Renoir, Sisley, Morisot, Cézanne e Picasso. All’influenza di Mafai sul gallerista si devono Invito alla mostra inaugurale della prima sede della galleria invece le mostre dedicate ad artisti del contesto “Cosacchi da ridere” artistico romano perlopiù legati o alla ‘Scuola Litografie di Daumier Cham & Vernier Romana’ di attitudine espressionista, di cui Mafai era 25 febbraio 1954 La Tartaruga

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1963 — 1968

Piazza del Popo lo 3

1963: la nuova sede della galleria All’inizio del 1963 La Tartaruga si trasferisce in Piazza del Popolo, al primo piano di una palazzina il cui portone esterno si trova tra i vani d’ingresso dei due locali più frequentati dal milieu artistico e culturale romano: il Caffè Rosati e il ristorante Dal Bolognese. Fin dai primi giorni d’apertura, la nuova sede, essendo frequentata costantemente da critici, intellettuali, registi, musicisti, attori e artisti, getta le basi per quella che De Martiis definirà “una densa e fertile stagione vissuta da quegli artisti che seppero assorbire lo straordinario clima della città creando uno stile. Uno stile in bilico tra opera e comportamento, tra materia e immagine, tra impegno e nichilismo”1. Gli artisti a cui egli fa riferimento sono quei giovanissimi romani che dal trasferimento de La Tartaruga in poi iniziano a essere associati sotto il nome di ‘Scuola di Piazza del Popolo’ e a cui è dedicata la prima mostra tenutasi nella nuova sede della galleria, 13 Pittori a Roma (9 febbraio), dove, accanto agli artisti da sempre supportati da De Martiis (Novelli, Perilli, Rotella, Saul e Twombly), espongono Angeli, Bignardi, Festa, Fioroni, Kounellis, Mambor, Mauri e Tacchi. Per l’occasione viene anche pubblicato un catalogo in cui le riproduzioni dei dipinti presentati sono accompagnate da estratti da testi di Gillo Dorfles, Umberto Eco, Cesare Vivaldi e da poesie di Nanni Balestrini, Alfredo Giuliani, Elio Pagliarani, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti, così da incentivare uno scambio interdisciplinare tra ricerca artistica e sperimentazione letteraria. Dopo una personale dedicata a Twombly (6 marzo), è la volta della collettiva costituita da opere di Lombardo, Mambor e Tacchi (8 aprile). Consapevoli della necessità di andare Oltre l’informale2 e di instaurare un rapporto oggettivo con il reale, i tre artisti riproducono la condizione ‘cosificata’ assunta dall’uomo nella società di massa, ovvero la perdita dei connotati individuali in favore di un automatismo di comportamenti standardizzati. Da qui le Tappezzerie di Tacchi, raffiguranti individui o loro dettagli delineati in modo stilizzato su stoffe imbottite; oppure i Timbri di Mambor, costituiti dalle sagome utilizzate in statistica, ripetute su tela tramite Invito alla mostra inaugurale un timbro di gomma; altresì i Gesti tipici di Lombardo, della nuova sede della galleria ovvero sagome dipinte di nero su tela, tratte perlopiù da 13 Pittori a Roma, 9 febbraio 1963 La Tartaruga

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Mario Ceroli con La Cina (1966) esposta in occasione della sua mostra personale, 19 novembre 1966 Foto: Plinio De Martiis


le prin ConclusionE cipali vicende

dal 1969 al 2004

Gli anni dal 1969 al 2004 corrispondono a un periodo di prevedibile ‘agonia’ de La Tartaruga che, pur rimanendo luogo di ritrovo per artisti e intellettuali, perde repentinamente il ruolo di galleria di riferimento della sperimentazione d’avanguardia italiana. A posteriori, Fabio Sargentini definirà pertanto il Teatro delle Mostre “il gesto di un morente”, Plinio De Martiis, costretto poco dopo a chiudere la sua attività perché incapace di tener testa alle più recenti inclinazioni della ricerca artistica internazionale1. In verità, non si tratta affatto di incapacità, ma di rispetto per la propria storia: La Tartaruga era nata su suggerimento degli amici artisti della ‘Scuola romana’ degli anni Cinquanta e nel decennio successivo era stata la fucina dei più giovani talenti della città dando origine a una nuova ‘scuola’. Dopo il Teatro delle Mostre, per continuare a essere promotore dell’avanguardia più recente, De Martiis avrebbe dovuto iniziare a sostenere gli esponenti italiani e internazionali delle ricerche poveriste, processuali e concettuali, la cui diffusione e il cui successo nella seconda metà degli anni Sessanta avevano però sancito il declino della ‘Scuola di Piazza del Popolo’. Appoggiare tali ricerche avrebbe pertanto significato per De Martiis tradire la propria identità e i propri artisti. Da qui la scelta inevitabile di chiudere la galleria e di continuare a supportare i suoi amici artisti da dietro le quinte. Non è dunque a caso che la nuova sede della galleria (ora chiamata Studio La Tartaruga), aperta dalla moglie Ninnì nel 1969 a Roma in via Principessa Clotilde 1/A, proponga come prima mostra Archivio 1954-1969 (19 febbraio): una selezione di foto realizzate da De Martiis con la Rolleicord 6x6, raffiguranti i maggiori protagonisti dei primi quindici anni della sua attività espositiva. E non è un caso nemmeno che, dopo la personale del 1969 di Giulio Paolini, tra il 1970 e il 1971 lo Studio La Tartaruga allestisca mostre perlopiù dedicate agli artisti della ‘Scuola di Piazza del Popolo’2, o che comunque vi hanno esposto durante gli anni Sessanta3. Sono soltanto tre le ‘new entries’: i romani Gianfranco Notargiacomo (a cui il 5 marzo 1971 è dedicata la prima di altre due personali, tenute l’11 giugno 1974 e il 6 febbraio 1976) ed Enea Ferrari (18 maggio 1971), nonché il milanese Vincenzo Agnetti (26 marzo 1971). Poco dopo la mezzanotte dell’ultimo dell’anno del 1970, il 1 gennaio 1971 scompare prematuramente Ninnì. De Martiis, dopo aver portato a termine da solo la programmazione espositiva del 1971, decide di chiudere La Tartaruga dal 1972 al 1973. Nei successivi dieci La Tartaruga

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appendice

crono logia dal 1954 al 2004

In queste pagine si elencano in ordine cronologico tutte le attività legate alla Galleria La Tartaruga e realizzate da Plinio De Martiis dall’inizio della sua attività come gallerista nel 1954, fino alla sua scomparsa avvenuta nel luglio 2004. Esse includono: mostre personali e collettive, esperienze editoriali, proiezioni di films, letture di testi poetici o letterari svoltesi a La Tartaruga, ma anche partecipazioni da parte della galleria a fiere nazionali o internazionali, nonché sue collaborazioni a esposizioni organizzate da enti pubblici o privati, italiani o stranieri. All’interno di ciascun anno, per ogni evento menzionato si indicano: la data esatta di apertura e/o chiusura (se non conosciuta con certezza, è definita con l’abbreviazione “s.d.e.”: “senza data esatta”), il titolo, nonché eventuali dettagli qualora segnalati nell’inventario o nei documenti dell’archivio della galleria e ritenuti d’interesse. Si segnala inoltre tra parentesi quadre la comprovata esistenza di inviti, pieghevoli, brochures, cartoncini informativi, bollettini, cataloghi, realizzati in occasione delle singole occasioni espositive. In merito alle suddette pubblicazioni si specificano, quando ivi segnalati, il titolo (solo se diverso da quello dell’evento a cui rinvia), la data di stampa, l’editore (solo se diverso da La Tartaruga), la presenza di testi e, se conosciuti, i nomi dei rispettivi autori. I medesimi dati bibliografici sono forniti anche relativamente a riviste, periodici e volumi realizzati negli stessi anni dalla galleria in autonomia da specifiche mostre, qualora ritenuti importanti. Solo per quanto concerne il più denso e rilevante periodo dal 1954 al 1968, di alcuni eventi si fornisce in aggiunta, allorché ritenuta d’interesse, una breve citazione desunta da recensioni coeve, oppure da una delle succitate tipologie di pubblicazioni e materiali informativi realizzati dalla galleria, replicando in calce e in forma abbreviata le relative informazioni bibliografiche indicate per esteso in corrispondenza dell’attività a cui la citazione si riferisce. Inoltre, le chiusure e i trasferimenti di sede de La Tartaruga sono segnalati in corrispondenza dell’anno e, se conosciuto, del mese in cui si sono verificati. Tutti i materiali a stampa menzionati (inviti, pieghevoli, brochures, cartoncini, bollettini, cataloghi, riviste, articoli su quotidiani e periodici) sono conservati nell’archivio della galleria, attualmente ubicato presso l’Archivio di Stato di Latina, sul quale si basa la presente cronologia. La Tartaruga

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1954 25 febbraio: apre la galleria in via del Babuino n. 196, Roma, con la mostra “Cosacchi da ridere”. Litografie di Daumier Cham & Vernier. Sono esposte quaranta litografie facenti parte del volume Les Cosaques pour rire, edito da Le Chiavari, Parigi 1954 [Invito]

“Parlerò ora di uno degli uomini più importanti, non dico della sola caricatura, ma anche dell’Arte moderna, d’un uomo che tutte le mattine, diverte la popolazione di Parigi, che, tutti i giorni, soddisfa i bisogni della pubblica gaiezza e fornisce il suo pasto. Finora i soli artisti hanno compreso quanta serietà è in quei disegni, e che davvero son disegni, e che davvero son disegni di studio. È facile indovinare che si tratta di Daumier”. (Baudelaire Charles, s.t., in invito alla mostra, Roma 1954) 10 marzo: Giovanni Omiccioli 20 marzo: Eva Fischer. È esposta una serie di quadri appartenenti al ciclo cosiddetto ‘delle Biciclette’

“Alla «Tartaruga» Eva Fischer presenta […] il ciclo delle «biciclette». Dobbiamo constatare che potenziando le qualità inventive a lei proprie la Fischer sforza di far diventare «personaggio» l’umile mezzo di trasporto. Ora a prescindere dal contenuto e passando a considerare la consistenza più o meno estetica del nuovo dipingere, dobbiamo sottolineare la sua spiccata tendenza al grafismo […]. Ma codesta tendenza si svolge in senso pittorico o in senso decorativo? Ecco il problema. Un problema al quale la Fischer ci auguriamo sappia rispondere più chiaramente nelle prossime opere”. (Sciortino Giuseppe, “Le pittrici”, in “La fiera letteraria”, 20 marzo 1954) 1 aprile: Pierluigi Sonetti 13 aprile: Piero Sadun 26 aprile:

Antonio Vangelli. È esposta una serie di quadri appartenenti al ciclo cosiddetto ‘del Circo’

“Antonio Vangelli espone un suo «Ciclo del Circo» alla galleria «Tartaruga». Diciamo subito che è la più bella delle mostre sinora fatte dalla nuova galleria di via del Babuino. […] I piccoli quadri, che in questi giorni espone alla «Tartaruga», sono espressioni proprie alla personalità dell’artista romano e non solo lo qualificano e definiscono meglio, ma chiariscono e accrescono le sue ben note e stimate qualità. Il circo è, per l’artista, un appiglio realistico per dar corpo alle immagini poetiche che urgono alla sua fantasia; e sono immagini di una grazia, di una finezza, di una delicatezza che commuovono”. (Sciortino Giuseppe, “Mostre Romane”, in “La fiera letteraria”, 26 aprile 1954)

Litografie di Forain. Nella saletta sono esposte incisioni di: Francisco Goya, Théodore Gericault, Honoré Daumier, Eugène Delacroix, Èdouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, Berthe Morisot, Paul Cézanne, Pablo Picasso [Invito]

8 maggio:

19 maggio: Henry Inlander 29 maggio: Sante Monachesi 10 giugno: Eva Llorens 24 giugno: Detomi 108

Ilaria Bernardi


10 novembre: Mino Maccari. Sono esposte incisioni e disegni [“Bollettino della galleria”, novembre 1954, edito da Istituto Grafico Tiberino (Roma), con un testo di Nicola Ciarletta, un’intervista all’artista, e il notiziario]

“Maccari è l’esempio più spontaneo e coerente della confusione odierna tra pittura e letteratura. […] Tracciare una figura sulla carta è come tracciare delle lettere. Infatti nelle figure di Maccari si intuiscono varie grafie: ora corsive, ora diritte, qua piegano a sinistra come la scrittura di certe donnine esagitate, là si gonfiano come certi caratteri ampollosi; talvolta precipitano dal rigo come la grafia dei depressi, talaltra se ne levano giubilanti come dittatori. Nello stesso tempo la scrittura di una lettera è come il disegno di una figura. […] Malgrado il suo impersonale decoro, un vocabolario può mutarsi in un teatro amenissimo”. (Ciarletta Nicola, “Dove le parole diventano segni, e i segni parole”, in “Bollettino della galleria”, novembre 1954, s.p.) 24 novembre: Armando Buratti

[“Bollettino della galleria”, novembre 1954, edito da Istituto Grafico Tiberino (Roma), con testi di Maurizio Calvesi ed Elio Filippo Accrocca, e il notiziario] “La leggerezza, il distacco dei bianchi di Buratti, può essere il simbolo della sua pittura. È nei bianchi che meglio si avverte lo sciogliersi dell’umanità dolcemente riservata di Buratti nell’acuto sommesso della sua poesia. […] Gli oggetti vi si stendono e vi si aprono, serbando una struttura puramente esterna, di piani piegati alla luce; i tetti verdi, le staccionate bianche, i carretti azzurri acquistano una candida evidenza di realtà in questo ordinato telaio spaziale. […] Una delle cose più belle è il quadro con tre barche: la vivezza dei verdi, dei rossi, degli azzurri affiora pur nel tono di luce così trattenuto toccando un effetto intimo e squisito; mentre il modo di tagliare e disporre le tre barche, di organizzarne con genialità le strutture, testimonia una completa capacità di impaginazione, e lascia intravedere in Buratti ancora molte, nuove possibilità, anche in altre direzioni”. (Calvesi Maurizio, “Armando Buratti”, in “Bollettino della galleria”, novembre 1954, s.p.)

Birolli - Consagra - Corpora - Fazzini - Franchina - Gentilini - Guttuso - Leoncillo Mafai - Pirandello - Raphael - Turcato

11 dicembre:

[“Bollettino della galleria”, dicembre 1954, edito da Istituto Grafico Tiberino (Roma), con una presentazione anonima, un estratto da un testo di Charles Baudelaire, e il notiziario] “Il dibattito sugli orientamenti artistici si è intensificato e complicato negli ultimi anni, sì che il pubblico, e qualche volta persino la critica stessa, rimangono perplessi. Ci è sembrato utile riunire un limitato numero di artisti, di diverso orientamento e di opposte correnti, i quali nella loro opera hanno sempre mantenuto una coerenza interna ed una personalità, legate sempre ai principi ed ai valori fondamentali della pittura. […] Questa nostra mostra vuole essere soltanto una prima indicazione e, limitata a pochi, non intende escludere nessuno dei tanti altri artisti che fanno parte del clima più vitale di oggi”. (s.a., “Birolli - Consagra - Corpora - Fazzini - Franchina - Gentilini - Guttuso - Leoncillo - Mafai Pirandello - Raphael - Turcato”, in “Bollettino della galleria”, dicembre 1954, s.p.) 30 dicembre: Luigi De Angelis

[“Bollettino della galleria”, dicembre 1954, edito da Istituto Grafico Tiberino (Roma), con testi di Carlo Bernari, Vasco Pratolini, Alfredo Mezio, e il notiziario] “Marine, porti, carrozzelle, velieri all’ancora, trofei di frutta, paesaggi marittimi dove la biacca è un ricordo popolaresco del mare canuto di omerica memoria […]. Questi quadretti dove la poesia è inseparabile da La Tartaruga

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La Tartaruga Storia di una galleria di Ilaria Bernardi postmedia books 2018 144 pp. 64 ill. isbn 9788874901920

Finito di stampare nel mese di marzo 2018 presso Ebod, Milano

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La Tartaruga. Storia di una galleria  

Fondata a Roma nel febbraio 1954 da Plinio De Martiis, la Galleria La Tartaruga, fin dalla sua apertura, assunse un ruolo di prim’ordine per...

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