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Tutta colpa della maestra Raccolta dei temi del 1째 quadrimestre Anno scolastico 2011/2012

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Tema Mi sparano e l’ultimo ricordo è…

Svolgimento Sera del 31 dicembre 1995: dopo essersi tirata a lucido più di una palla da biliardo dentro un vestito di ciniglia nero altamente infiammabile, con 2 bottoncini dorati sulle tette ON OFF, scende traballante le scale con le tipiche scarpe taccute da capodanno ai piedi, e un paio di comode e morbide paperine nel sacchetto di plastica dell’Eurospin in mano. Fuori fa un freddo porco, che nella scala del gelo è due tacche più in basso del freddo cane. La Panda college sembra freezer blu metallizzato, lei entra velocemente tirandosi fin sopra la pancia la copertina scozzese verde bottiglia di barbera in lana rigenerata che tiene in auto insieme ad un paio di anfibi che nella vita non si sa mai. La prima fermata è alle 20 a casa di Picchio per far arrivare le 21 senza addormentarsi da soli a casa (Anna odia la serata di capodanno, frantumerebbe tutte le palle di Natale appese all’ albero del soggiorno ma il bon ton e l’abito glielo impediscono. Si limita per cattiveria a spegnere la candelina rossa del centrotavola natalizio provocando puzza e un filo di fumo. “Che Stronza “ pensano.) Sul divano azzurro ci sono Titti e Mizzi che se la contano : “che bella parrucca che hai in testa” “quante pailletes che hai addosso” “mi fai provare le tue scarpe? " "Che puzza ma sono di finta pelle! " Alle nove meno un quarto è ora di andare , Anna si alza dal divano e ad alta voce e con lo spirito di un camionista annuncia a tutti : “ Vado a fare l’ultima pipi’ dell’anno e sono pronta” . Entra con passo felpato nel bagno rosa antico e chiude a chiave la porta. Voilà, è fatta! Solo che la porta del bagno non vuole aprirsi. La chiave non gira, bloccata – stronza esci subito ma lei non ne vuole sapere. Sfondare la porta non si può, è in legno massiccio con stizzosi puttini in bassorilievo, di uscire dalla finestra non se ne parla: ha le dimensioni della gattarola – la vezzosissima porticina da cui escono i gatti – e poi si trova a 2 metri dal pavimento, ma soprattutto, è dai tempi di Mary Poppins che non si vede una signora volare. Rassegnata a passare la notte di Capodanno 95/96 in un bagno rosa antico a Palera, si siede sulla vasca da bagno , mentre fuori dalla porta assiepati come galline in un pollaio s’ammazzano a colpi di risate. Ma il destino, che ha più fantasia di tutti fa arrivare Sara: tric trac truc e la porta si apre come una cassaforte: prima spuntano i bottoncini dorati e poi tutto il resto. La seratona al Castello di Macello, sperso nella campagna nebbiosa ed umida come il muso di un bull dog li attende con ricchi premi e tanti cotillons. Anna entra nel salone accogliente e leccato a passate di lumache, il tepore emanato dal camino sa di puzzetta, c’è appeso il muso di un cinghiale peloso e grasso ai cui denti è stato fissato il festone colorato. Un tavolo lunghissimo ricoperto di tartine colorate dai gusti esotici di prosciutto di praga e salame ungherese. Lei pensa ai ramarri: “se ci capitassero sopra impazzirebbero”. Ne addenta una e pensa : ”che schifo, ribes e gorgonzola”. Beve il primo bicchiere di rosso per togliersi il gustaccio dalle papille, con quello che ha speso, pensa, avrebbe diritto di accedere illimitatamente alla cantina del Castello, intanto il complesso dal vivo inizia a strimpellare. Al quarto bicchiere di rosso entra nell’atmosfera del Capodanno, toglie il festone dai denti del cinghiale e se l’avvolge come un pitone intorno al collo : è tempo di karaoke! Ma la ciucca triste è in agguato, allo scoccare della mezzanotte il vino si trasforma in pianto, lacrime di Barbera di Gallina 1993, e un bicchiere di Barbaresco dei Produttori, troppo poco. La ciucca si affievolisce sulle note del “Ballo del qua qua “….le ultime parole che si ricorda sono : “ ogni papero lo sa, sa far solo qua qua “ e poi il buio… ma non era quello della cantina.

Anna Wood


Tema La nebbia

Svolgimento L'amicizia è un esercizio retorico e molto spesso un soliloquio. Ci sono albe presuntuose, di quelle che fanno mille promesse che poi si sciolgono in mattine di nebbia e fretta. Così ci sono persone che elaborano moti d'orgoglio, rigirando storie come frittate in padella: talmente in contatto, a parole, con il loro "sentire" da scambiare l'onanismo per un gesto di altruismo. Capaci di trasformare un tradimento in una richiesta di felicità offerta agli altri grazie alla loro "innegabile" e organizzata generosità. Lunghe dichiarazioni di passione che hanno il sapore di una marmellata scaduta: zucchero rappreso e liquidi dolciastri in cui è facile restare impiastrati. L'amore per il prossimo diventa autocompiacimento da chiacchiera senza impegno. Un'opinione si trasforma nella verità indiscutibile e dogmatica, quasi quanto quella che si pretendeva di confutare. L'ignoranza esibita come vanto e distinzione da chi "conosce perchè certificato da un pezzo di carta". L'essere "migliore degli altri" venduto allo stesso prezzo di una omologazione a ordini inversi. Poi la nebbia si dirada e compare il sole. Ti sbarazzi di un senso di colpa, iniettato come un vaccino, e ti accorgi di quanta gente stava meglio prima, a girare in tondo nei pochi metri di visibilità. Rassicurati nel loro angusto perimetro di buoni consigli.

Gianluca Meis


Tema Il melodramma spiegato ai non udenti

Svolgimento #1 Lei era lì, al congresso dei medici, un po’ scostata rispetto ad una folla di ragazze gaudenti e calici frizzanti. Lui, tra mille che si complimentavano per l’intervento un po’ lungo ma interessante, si ritagliò un varco per avvicinarsi a lei che, di profilo e con il viso adombrato dai capelli sciolti, si accorse del suo interesse e gli lanciò uno sguardo mistico – lui notò le labbra morbide e una goccia biancastra che scivolava verso l’incavo dei seni. Si potrebbe bere qualcosa e magari conversare, disse lui. Lei annuì, insieme si diressero verso il banco delle bevande. Prendo del sidro, disse lei. (Lui per tutta la serata parlò delle sue tenute agricole.) #2 Un serpente vide due che non se la spassavano affatto. Lì in fondo c’è un albero di mele ottime, disse il serpente a quei due. Ne voglio una, disse lei. Ne raccolgo una per te, disse lui. Si ritrovarono per strada lui, lei e il serpente. Eccoti la mela - disse lei al serpente -, le ho dato solo un piccolo morso, grazie per il favore. Lui la guardò allibito. Mi stavo annoiando, disse lei. #3 Sfilate le scarpette di serpente - belle ma scomodissime - lei aprì FB; messaggio di lui: “vado in Trentino, comincia la stagione della raccolta”; lei portò il cursore su “a cosa stai pensando?” e scrisse: “una mela un giorno mi tolse il medico di torno”. Raccolse sette mi piace ma nessun commento.

Giorgio D’Amato


Tema Studi filosofia? E da grande cosa farai, la filosofa?

Svolgimento Scommetto che almeno una volta nella vita tutti abbiate sentito la definizione di filosofia come “quella cosa con la quale o senza quale tutto resta tale e quale” che perle di saggezza! Ma noi “filosofi” le perle le diamo ai porci! Ad ogni bravo studente di filosofia, infatti, sarà capitato un migliaio di volte di rimanere vittima di gente, che dopo averti chiesto se sei fidanzato, quanti anni hai e quando ti sposi, ti pone la fatidica domanda: ” e cosa studi?”. Dentro di te pensi: “Gesù ti prego salvami almeno questa volta, ti prometto che non guarderò più le puntate dei Simpson!”. Ma Gesù questa volta non può ascoltarti, perché in fondo non è un peccato mortale essere studenti di filosofia, quindi non lascia passare per caso, nel bel mezzo della città, uno sciame d’api in allegria che decide di divorare il tuo interlocutore prima che tu possa dare una risposta! E così pronunci timidamente le semplici paroline che scateneranno strane reazioni un istante dopo : “io…studio…FILOSOFIA!”. I due minuti successivi saranno i più imbarazzanti della tua vita, assisterai a trasformazioni facciali che faranno invidia a The Mask, scene di disgusto, sguardi di compassione (come se gli avessi appena detto che sei un malato terminale) ed infine quando hanno finalmente elaborato il trauma, eccola arrivare, gloriosa a cavallo con tanto di rullo di tamburi e squillo di trombe, bella, trionfante e orgogliosa, lei, la mitica definizione : “ aaaah Si! La filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale tutto resta tale e quale!!”. Cavoli! Aspettavano di poterla pronunciare dal giorno della nascita! Come vorresti distruggere quel momento di gloria! E alla fine, tu, studente di filosofia che in quell’istante vorresti solo che un tirannosauro lo divorasse e gettasse le ossa ai cani, e urlargli: “stupido ignorante di merda!”, sei costretto a sopprimere i tuoi istinti assassini e a mostrare controvoglia un sorrisetto ebete fingendo che la risposta ti sia piaciuta, altrimenti che filosofo sei? Poi ti fai la nomina di uno che non sa prendere la vita con filosofia! Ma noi studenti di filosofia ci siamo abituati, e li perdoniamo sempre, non basta questo a dissuaderci dall’amarla, la saggia signora Sofia. Che poi la filosofia è una cosa divertente! Esistono troppi pregiudizi! Infatti i filosofi si divertivano un sacco, non si annoiavano quasi mai, uscivano il sabato sera, o anche il venerdì, si riunivano a casa di qualcuno e mentre giocavano col Trivial Pursuit oppure col Tabù (quello del mimotto) parlavano di tante cose. Ma i discorsi più belli nascevano quando arrivava Popper (mannaggia! arrivava sempre per ultimo!). Per esempio: come si fa a non amare Socrate? (per gli amici Sucrate). Lui era un uomo saggio e infatti piuttosto che mangiare una Chiquita preferì bere una Chiquta, in fondo a lui piaceva molto bere! Certo! Era un tipo strano, alle domande rispondeva sempre con altre domande, ma un bravo anzianotto alla fine! E Platone? Che dire di lui? A lui piacevano molto le tette e per questo scrisse il “TeetTeto". E poi non è vero che l’amore platonico è un rapporto sentimentale tra due persone che non fanno mai sesso! Anche i Negramaro si sono ispirati ad Eraclito nella loro canzone “mentre tutto scorre” e infatti quando ti senti un poco triste, cosa fai? Kant che ti pass! Poi dovete sapere che Shelling non è la sorella minore di Barbie, ma è un filosofo che durante la notte cercava tutte le vacche nere! E la verità dell’essere per Heidegger è come la mutanda per andare dal ginecologo: sexy ma introversa! Francis Bacon? Non è un panino del Mac Donald’s! Rousseau? Non è il passato remoto del verbo russare! E che dire di Feuerbach? Lui diceva che noi siamo quello che mangiamo, pensate in che porcherie dovremmo trasformarci ai tempi d’oggi! I filosofi erano proprio dei simpaticoni, e anche dei begli uomini, io infatti me li sono “fatti” tutti…ah! Il fascino dell’intellettuale! Cari nemici della signora Sofia, i filosofi non sono poi così diversi da noi, e poi non è mica giusto giudicare la gente che non si conosce, non ve lo hanno insegnato al catechismo? Perciò se non volete marcire all’inferno per l’eternità, o se non volete che lo spirito di Spinoza vi punga nel bel mezzo della notte durante i vostri sogni tranquilli, abbiate l’accortezza di documentarvi prima di parlare degli sconosciuti!


Perciò se non volete marcire all’inferno per l’eternità, o se non volete che lo spirito di Spinoza vi punga nel bel mezzo della notte durante i vostri sogni tranquilli, abbiate l’accortezza di documentarvi prima di parlare degli sconosciuti!

Maria Giallombardo


Tema La gita

Svolgimento La sonnolenta vita di provincia, si sa, ha ben poche occasioni per ridestarsi dal proprio coma autoindotto! Non bastano le periodiche sedute dalla parrucchiera per i costanti aggiornamenti su corna, abbandoni, morti, eredità disilluse, pessime toilette per matrimoni e battesimi. A volte nemmeno le brillanti performance della storica zitella del paese alla sagra danzante d'autunno, riescono a riempire la noia sicura tra un pettegolezzo nuovo e l’altro. Così, a volte, prese da una sorta di eccitazione carica di aspettative, ci si ritrova ad aderire ad una gita a qualche santuario, propagandata da un volantino più che esplicativo: su una facciata il profilo immerso nel sole della santa meta su cui campeggia, in spirito multicolore, il volto serafico di una suorina miracolata e guarita da ragani e duroni dopo l’ingestione di acqua benedetta, mentre sull’altra facciata troviamo illustrate le altrettanto miracolose proprietà culinarie di un brillante set di batterie da cucina, acquistabili con comode rate quadriennali direttamente sul pullman della suddetta gita! Recuperate così al telefono le amiche, con l’illusione esca di brillanti single o vedovi di sicuro al rimorchio, mi resta il tempo per devastare l’armadio alla ricerca della mise più consona all’evento: niente di eccessivamente scomposto al fine di non vedermi abbandonata da tutti sul sagrato del santuario poiché mi viene interdetto l’accesso a causa di spalline inesistenti o gonne fantasma. Niente di troppo claustrale appunto per evitare anche di non ricevere un solo sguardo carico di desiderio da qualche scomposto compagno di viaggio! Risolta la faccenda con un modello multistrato, degno più di un pasticcere parigino che di uno stilista italiano, non mi resta che attendere con spirito e letizia il giorno fissato per l’appuntamento di viaggio! Il volantino annuncia che la partenza avverrà alle ore 7.00 del mattino vicino ai parcheggi della scuola elementare: nulla di più sconveniente che farsi attendere! Per cui io e le mie amiche alle 7.00, fresche come rose canine siamo già ben ritte sulla schiena ad attendere il nostro pullman a fianco del menzionato parcheggio ed esposte senza ritegno ai commenti del giornalaio, del panettiere e del garzone della bottega “paradiso di quel che ti serve” pronto alle consegne mattutine di mollette da bucato, detersivi marsiglia, cuffie in plastica per la doccia, pietre saponaie per calli e alluci vaghi. Nell'ampia borsa in vimini color vinaccia, in abbinamento alla gonna in balze di organza e pizzo di sangallo, stanno comodamente arrotolate e pronte a soddisfare ogni insana voglia di truculenza popolar giornalistica, nell’ordine: Cronaca Vera, Intimità della Famiglia, Novella 2000, Famiglia Cristiana e la Settimana Enigmistica. L’ordine, l’importanza e la veridicità di ogni notizia in esse riportata è lasciata naturalmente all’arbitrio di ognuno. La cosa divertente è solo il casino che resta in testa dopo aver letto magari tutte di seguito le succitate riviste: spesso mi addormento rigirando nei pensieri una procace casalinga dalla doppia vita (di giorno spogliarellista, di notte capo rosario nel gruppo di preghiera) che è stata pizzicata da un paparazzo al diciassette verticale in compagnia di un ex del grande fratello! Le compagne di viaggio non sono certo il massimo che può offrire la vita da jet set internazionale, ma sono pur sempre le mie amiche, e non potrei mai immaginarmi a divertirmi, specie ad una gita al Santuario della Fonte miracolosa, senza la Mariuccia intenta a rastrellare tutte le possibili offerte di improponibili bancarelle del buon ricordo, o la Pina, già impasticcata di Travelgum antivomito, in attesa del cordiale di mezza mattina naturalmente. Come potrei non gioire nel vederle sgomitare al pari di vecchiette nel raggiungere per prime l’acqua benedetta? Insomma non saranno duchesse o figlie del bel mondo, ma io senza le mie amiche sarei decisamente una persona più triste...e adesso forza, tocca a me riempire la madonnina adorante di plastica odorosa con l’acqua magica: non ci credo forse, ma mai essere così sicure di nulla!

Ermelinda Frangisponde


Tema Successo, trionfo, fortuna, le carte hanno detto per me

Svolgimento Avrò avuto più o meno 5 anni quando i miei genitori decisero che era arrivato il momento fatidico. C’erano anche i miei cugini invitati per l’occasione. Pizza e Coca Cola e la torta gelato anche. C’era uno strano fermento nell’aria, eccitazione quasi. Il Tg1 manda i saluti e gli auguri di una buona serata. Alle 20.30, negli anni ottanta la prima serata aveva inizio a quell’ora, tutti schierati davanti al televisore. Il mio battesimo al mondo della televisione seria per bambini e ragazzi ha inizio. I miei cugini seduti a terra, io nella mia sediolina, mia sorella in braccio a mio padre. Da quella scatola nera una più che mai sfavillante Marina Morgan dà il via alla serata “Va ora in onda…”. Eccoci. Un sussulto riordina le posizioni scomposte degli astanti, invitati da un corpulento volteggiare di mani di mia nonna “Lo sceneggiato «Le avventure di Pinocchio» di Luigi Comencini, con…” e ci invitò a passare una buona serata con i suoi denti di un biancore accecante ed una acconciatura che aveva fatto fuori almeno tre bombolette di lacca. Già dalle prime note di quella bellissima colonna sonora di Fiorenzo Carpi sentivo qualcosa che si muoveva dentro, alla fine dello sterno e prima della pancia. Ero sicuro che non era la pizza e neanche la Coca Cola a dare quest’effetto. Nel salotto aleggiava un silenzio surreale, guardavo stranito tutta la mia famiglia che era attaccata con un filo a quell'elettrodomestico trattenendo il respiro. Iniziano quelle atmosfere malinconiche e cupe, quei colori sbiaditi e autunnali. Il gelo. E quel tronco che si muove da solo e poi parla. Era la fine. Lo sentivo, non ce l’avrei fatta. Mi alzo di scatto in preda al terrore, abbandono tutti e scappo a letto stringendomi il cuscino attorno alla testa, per non sentire la televisione di là in salotto. Ho rivisto lo sceneggiato più o meno all'età di 20 anni, prima non ce l’avrei fatta. Pinocchio ha segnato irrimediabilmente la mia infanzia e, visto che sono al mio secondo post nel quale parlo di lui, credo tutta la mia vita. Togliete quell'espressione di pietà dai vostri visi. Vi riflettereste sullo schermo ed è come se la faceste a voi stessi. Apro parentesi. Da bambino mia madre decide di parcheggiarmi in un nido. Per carità, fantastico e bellissimo e tutto quanto, e tutt’ora sento con una certa regolarità le mie maestre che chiamo zie. Ma di cose per bambini ne ho fatte davvero poche. Le mie maestre erano troppo avanti, delle alternative. Le passo brevemente in rassegna. Naturalmente darò loro un nome fittizio per la privacy e tutto il resto. Adalgisa: tipico donnone mediterraneo dal sapore lievemente felliniano, addetta alla cucina, amava (e ama tuttora) cantare a squarciagola; Ginevra: donnina esile dai lineamenti squadrati e naso all’insù che la rendeva particolarmente sprezzante, non era di certo la mia preferita; Roberta: donna slanciata con delle fantastiche meches biondo platino, non andava d’accordo coi miei budini al cioccolato; Elisa: donnina agile e particolarmente buffa con occhiali spessi che le facevano gli occhi piccoli piccoli, lei mi adorava e io adoravo lei; infine Andrea: era l’addetto al pulmino che suonava il clacson ogni mattina alle 8.30 davanti casa mia, me lo ricordo sempre coi capelli bianchi e gli occhi azzurro cielo, alto e slanciato. Noi non imparavamo le classiche canzoncine “all’asilo si sta bene e si imparan tante cose”, no. E neanche “tu scendi dalle stelle al freddo e al gelo”, neanche per idea. Le mie maestre erano brave e sapevano che queste cose non si fanno. Non puoi insegnare ai bambini le canzoni scritte per i bambini. La cosa è risaputa. All’età di 4 anni io conoscevo a memoria tutte le canzoncine di “Indietro tutta”. Non fate quelle facce. E soprattutto non fate dietrologie su miei possibili traumi. La mia psicoterapeuta si è arresa. Erano anni d’oro quelli, mica come adesso! Renzo Arbore e compagnia bella avevano rivoluzionato, con lo zampino di un ignaro Umberto Smaila, un’intera nazione. I loro jingle erano diventati dei tormentoni e avevano infierito notevolmente sulla frivolezza già acuta di quegli anni. Tornavo a casa canticchiando “vengo dopo il tiggì” e “di giorno m’ammoscio ma la notte no”. Vi giuro, è così. Io c’ero e sono sopravvissuto per raccontarvelo. Adalgisa la


felliniana, era una fan di Gabriella Ferri. Fu lei che mi insegnò, alla veneranda età di 4 anni e mezzo, l’intero testo di “Zazzà” (che io mi scervellavo per capire chi fosse sta tizia che sotto i fuochi di artificio scappa e non si trova più, e mi dispiaceva che non tornava più!) e quello della meravigliosa “Sempre”. Roberta, quella con le meches, era invece fan di Giuni Russo; che gioia cantare insieme “cha cha cha della segretaria, successo, trionfo e fortuna le carte hanno detto per me”! Elisa, quella che adoravo, mediava molto bene. Era la più visionaria del gruppo e metteva in scena delle piccole situation comedy. Da dentro un baule tirava fuori stoffe e parrucche e costruivamo insieme una storia. Io amavo le parrucche, soprattutto quelle bionde, e i tessuti con stampe cachemire che in quel periodo erano il top. Le mie maestre erano delle alternative. Ricordo che per una recita di fine anno mi misero addosso una pelle di leopardo, mi disegnarono dei baffi lunghi e attorcigliati e mi diedero in mano un bastone di legno al quale erano fissati due palloncini rossi. Ero l’uomo forzuto. Dovrei avere una foto da qualche parte. Non la guardo da anni. Sarà in una di quelle scatole di latta dei biscotti Lazzaroni. Durante quella recita io dovevo alzare quel bastone di legno facendo finta che pesasse davvero. L’applauso finale decretò il mio imperituro successo. Sbarcai in prima elementare e comunque andai alla recita finale dell’anno dopo la mia dipartita da quel paradiso. Mia sorella si esibiva. Aveva un abito rosa cipria lungo fino ai piedi ed un turbante in tinta con diadema. Sostenuta da due suoi compagni interpretava un brano dal sapore nostalgico. Non credevo ai miei occhi. Avevano trasformato mia sorella in Wanda Osiris. Crepavo di invidia. E mentre i mie cuginetti, cresciuti dalle suore, sapevano tutte le poesie di Natale con protagonisti bambinelli, madonne, asinelli, pastori stanchi e re, sfoggiando anche un certo ventaglio di preghiere dedicate a certi esseri alati che chiamavano angeli, io ero costretto a cantare sulla sedia “ove sta Zazzà oi maronna mia” o “limonata cha cha cha”. Che tempi che erano quelli. I miei cuginetti mi trovavano figo, io mi sentivo un disadattato, mentre mi ronzava in testa “cacao ma che gustao”. Mia madre non mi aiutava per niente, anzi andava fiera di un figlio così contemporaneo. Grazie mamma, grazie maestre, grazie Gesù, grazie Renzo Arbore e Marisa Laurito. Sentitamente. Vi ringrazia anche la mia psicoterapeuta che ha estinto il suo mutuo.

Vito Bartucca


Tema Un giorno nella vita dei santi

Svolgimento Sebastiano Dietro il velluto della tenda sentiva, seppur attutito, il basso continuo delle signore rispettabili che toglievano l’aria al locale – Sébastien Sébastien Sébastien -, quando sarebbe asceso sul palo a deliziarle col suo spettacolo, lui, l’unico, il divino, il solo uomo a salire su un’asta oscena e a farci di tutto, ne avrebbe cavato strilli ben più acuti. Lui era famoso per le sue pose languide, quando a torso nudo si incatenava al palo sbilanciato studiatamente su un fianco, nella posa che le faceva andare in visibilio e con la quale si guadagnava una pioggia di banconote come dardi. Ma quella sera Sebastiano si sentiva trafiggere da mille frecce diverse, la disapprovazione dei suoi genitori, l’odio per l’alcool scadente che gli servivano prima di andare in scena, il disprezzo per un corpo che non era più il suo, che aveva dato in pasto a troppe belve in calore, un corpo che avrebbe raccolto mezz’ora dopo e portato in camerino, senza il lustro e senza i bagliori della ribalta, a trincerarsi per non essere assalito dalle fan, a tagliarsi per mettere a tacere il dolore. Giorgio Giorgio va dall’imbalsamatore, quando si presenta gli porta una scatola con un’iguana morta: la sua pelle porta fortuna. Ovviamente la storia di Giorgio è falsata, il suo intento è quello di spacciare la pelle dell’iguana per un gadget di accendini. L’imbalsamatore credendo alla storia paga Giorgio profumatamente, non si accorge – dopo che Giorgio va via – che dentro la scatola c’è una serie di accendini. L’imbalsamatore trascorre la sua serata provando quali di questi funzionino. Rosalia In quel periodo la peste decimava la popolazione, il viso della gente era completamente rovinato da questa terribile malattia. Medici e pizzicamorti vagavano per la città, ma mai si vedeva qualcuno che si prendesse cura dell'estetica di questi poveri appestati. Le donne si preoccupavano di essere sempre in tiro, e anche gli uomini si prendevano cura del loro aspetto esteriore: crema idratante per il viso,crema antirughe, latte idratante, scrub... nessuno aveva pensato di aprire un centro estetico. Solo lei fu illuminata: Rosalia. Aprì una bottega, " I miracoli di Lia". L'attività andava a gonfie vele, tutti uscivano da lì con un viso angelico, dicendo: "Vero è, Rosalia fa miracoli!". Teresa Il fotografo David Horgan cerca un volto nuovo per il calendario sexy che ogni anno una multinazionale gli commissiona. Basta attricette e starlette con la faccia da sesso sciatto, sanno solo aprire la bocca – pretendono di eccitare la gente con le tonsille? - , io vorrei un bel musetto da estasi ormonale, distaccata e religiosa ma conturbante dentro!, dice David a Tom, il suo compagno - Tom non ne può più, questa solfa dura già da due mesi. Dai, andiamo al market, ci mancano il nero d’avola e la carta igienica, dice Tom. Per strada Tom cammina distrattamente, David a guardare ogni fanciulla che interseca il suo cammino. Quella lì, guarda quella lì che ha appena attraversato la strada, la stavano mettendo sotto tre volte e manco se n’è accorta, voglio lei, dice David. Teresa è nuda sulla scogliera, David a insistere che non ha l’espressione giusta, lei a provare smorfie più o meno sensuali ma è terrorizzata. Teresa, urla David, pensa a chi cazzo ti pare, pensa persino a Gesù Cristo se è il caso, ma fammi la faccia giusta, merda! Poi David si gira e si allontana. Tom guarda Teresa, strabuzza gli occhi e... David!!! David si gira, d’impeto afferra la macchina fotografica e comincia ad inquadrarla da sopra, da sotto, di sbieco, scatta come un forsennato, ogni scatto è buono.


giusta, merda! Poi David si gira e si allontana. Tom guarda Teresa, strabuzza gli occhi e... David!!! David si gira, d’impeto afferra la macchina fotografica e comincia ad inquadrarla da sopra, da sotto, di sbieco, scatta come un forsennato, ogni scatto è buono. Peccato doverne scegliere solo dodici, pensa David. La Madonna È una serata asfissiante. La Madonna vuole un figlio a tutti i costi, Giuseppe non ci pensa nemmeno e le dice: “moglie mia, la falegnameria è in crisi e questo non è proprio il momento, se Monti aiuta l’euro a risalire, ci penseremo”. La Madonna risponde furibonda: “ non prenderò più la pillola”. E scuotendo le anche e con le mani ai fianchi gli dice: “se aspetti Monti solo per virtù dello Spirito Santo potremo avere un figlio”. Mentre si agita sente che si è spostato il suo assorbente con le ali, lo guarda e lo tocca, è asciutto e candido come non mai. Va a guardare il calendario e vede che sono trascorsi già trentacinque giorni dall’ultimo ciclo mestruale, allorchè urla: “Forse è avvenuto un miracolo, Giuseppe, avremo un figlio!” San Francesco I croccantini sono secchi e senza sapore, e poi quando dicono "ANCORA PIÙ BUONI!", chi li ha assaggiati prima di noi poveri cani? Sono duri e rimangono attaccati in mezzo ai denti, per non parlare dell'alito mefitico dopo averli mangiati. Quando poi il tuo padrone è un hippie animalista ambientalista naturista e vegano, allora è una tragedia. Questi vengono da agricoltura biologica, senza conservanti, coloranti, nè carne, nè derivati animali. E vedi di mangiarli perchè papà non mi passa più la paghetta settimanale e ho dovuto vendere i miei vestiti per comprarteli. Puoi scegliere tra lenticchie e farro o ceci e spinaci fortificati con calcio e vitamine del gruppo B - dice. Io cerco di farglielo capire: gli mando segnali con gli occhi, tiro fuori la lingua e faccio cacca sul pavimento, ma lui niente. Vorrei fargli capire che una bella fetta di carne, ogni tanto, la mangerei volentieri piuttosto che la solita soia ribollita. Niente. E poi, con i suoi amici hippie, si vanta pure di riuscire a parlare con gli animali.

Lab scrittura creativa TCDM


Tema Persona sola Svolgimento È buio ed è notte. Che poi passa perché tanto ha le ore contate. Come le pecore che poi a Pasqua ce le mangiamo con le patate, le pecore e non le notti. Lei decise che non c'è un prezzo a certe rose, come di maggio. Ma siamo a novembre ed io non ho fiori da recidere né da decidere. Ho solo un po' di lavanda in una scatola piccola piccola. È stata recisa con delle forbicine per le unghia. Io stanotte ho perso il mio tagliaunghie e prima o poi lo ritroverò tra le mie scatole cinesi. È che ho una vita un po' così, a tratti disordinata e piena di cose. Ho anche del cartoncino rosso e uno verde. E le luci di natale che a me non piacciono perché sono made in China e mi fanno male gli occhi. La verità, non quella che c’è nella mia testa, è che sono una persona sola. E non è che lo dico perché la cosa mi dispiaccia e cerchi commiserazione da chicchessia. Neanche un poco ne voglio perché io sto bene così che mi sveglio e ho un letto tutto per me e il dentifricio me lo gestisco io senza dire a nessuno “metti il tappo che poi si secca”. Io sono una persona sola, e ad essere persona sola ci sono cose brutte e cose belle. Cose brutte sono che sei da solo e se devi appendere un quadro, o che ne so una mensola o anche un faretto, non hai nessuno che ti dice “un po' più in basso” o “no devi spostare a destra”. E appena entri a casa ti gira la testa perché è tutto storto. E allora che fai? Ti metti a fare di nuovo i buchi e copri gli altri con lo stucco e ridai colore a dove hai riparato. Ma, per virtù di qualcuno che dall’alto si diverte alle tue spalle, il colore non ti esce uguale e devi tingere tutta la parete. Di nuovo coprire i mobili e poi pulire. Ed è brutto davvero, credetemi. Cose belle sono che se devi sudare sudi da solo. E il tuo sudore non si mescola con quello di nessun altro e le lenzuola non è che le devi cambiare sempre sempre. E poi puoi anche fare i peti e fare i rutti senza che ti vergogni. Perché quando sei con qualcuno un poco ti trattieni, soprattutto se lo conosci mettiamo da tre giorni. E ti risparmi la pancia gonfia e tutti i soldi che spendi per il carbone attivo e tutte quelle cose per farla sgonfiare. A me mi piace stare persona da sola. E lo dico col rafforzativo sgrammaticato da lapis blu segnato quattro volte come quando dal latino traduci sbagliato. Perchè io sono cinico e non mi innamoro mai mai mai. Ma sono convinto del fatto che, se dovessi innamorarmi, farei la fine di una di quelle eroine verdiane: - canterei rinchiudendomi in un monastero a vita. - canterei morendo di una di quelle malattie oramai debellate. - canterei suicidandomi. comunque canterei. canterei.

Vito Bartucca


Tema Cosa ci insegna la Bibbia? Svolgimento Ieri la maestra di religione ci ha fatto leggere in classe alcuni capitoli della Bibbia. Il nuovo testamento. Lei sostiene che purtroppo, la Bibbia, che è il libro sulla quale si fonda la nostra religione e che ci deve guidare nella vita di tutti i giorni, è in realtà poco letta. Mi ha fatto molto pensare questa sua affermazione, così ho preso dalla camera di mia nonna la sua copia, tenuta con gran cura, ho rinunciato a vedere i Simpson dopo pranzo (che tanto sono repliche) e ho iniziato a leggere dall'inizio. Da quella parte che anche in Chiesa ho sentito leggere poche volte. Oggi ho detto alla maestra di questa mia iniziativa e lei mi ha assegnato un tema: "Cosa ci insegna la Bibbia?" La prima cosa che mi ha colpito è l'importanza fondamentale che si dà alla famiglia. In televisione, quando il papà guarda il telegiornale ho sentito spesso tanti politici ripetere infatti che la famiglia è importante, che va sostenuta, aiutata. E loro per primi danno il buon esempio, tanto che moltissimi di loro hanno due mogli e tanti figli. La Bibbia su questo tema è molto chiara. Leggerla aiuta a capire perchè i cristiani tengono tanto alla famiglia. Dopo la disruzione di Sodoma e Gomorra, gli unici sopravvisuti, Lot e le sue due figlie vergini, vivevano in una caverna. Una notte le figlie ubriacarono Lot e la maggiore lo sedusse, così, spiegò alla sorella, "faremo sussistere una discendenza da nostro padre".La notte seguente lo fecero nuovamente ubriacare, e fu la volta della sorella minore. A quanto risulta dalla narrazione biblica, Lot non conservò memoria di questi rapporti. Ma nove mesi dopo le sue due figlie diedero alla luce due figli maschi: Moab e Ben-ammi (Genesi). Abramo e Sara invece erano fratellastri, figli dello stesso padre. Sara sposò il suo fratellastro a Ur e rimasero insieme fino alla sua morte, all'età di 127 anni (Genesi). Il fratello di Abramo, Nacor, sposò la nipote, figlia del fratello morto Aran e sorella di Lot (Genesi). Amran sposò la sorella del padre, sua zia Jochebed, che gli diede due figli: Aronne e Mosè. (Esodo). Amnon violentò la sorellastra Tamar e due anni dopo fu ucciso per vendetta dal fratello di sangue di Tamar, Assalonne (Esodo) Alla fine di questi libri ne ho letto un altro molto interessante: il Levitico! Così ho capito anche perchè mio fratello ce l'ha tanto con i gay. Lui e i suoi amici si arrabbiano spesso contro i gay. Usano parole diverse che però io non dico, perchè la mamma mi ha detto che sono parole brutte. I gay sono infatti condannati con forza nella Bibbia. Dio distrusse Sodoma e Gomorra proprio perchè i loro abitanti erano tutti come Platinette e Alfonso Signorini. Ho chiesto alla mamma se sapeva dirmi con esattezza quale sia il “peccato di Sodoma”. Mi ha risposto un po' imbarazzata che in quella città la gente faceva l'amore in modo innaturale e cattivo: una pratica tanto particolare che dalla città in questione prende il nome. Erano così cattivi che volevano violentare persino “gli angeli inviati da Dio”. Gli adulti non sono mai chiari quando si parla con loro di sesso e così mi è rimasto un dubbio: ma allora gli angeli del Signore non è vero che non hanno sesso! Sono Uomini. Se rischiano di poter essere violentati e trasformati in gay, non è vero che i nostri angeli custodi non hanno sesso! Ma passiamo al Levitico a cui ho accennato prima. Nelle sue pagine c'è la condanna da parte di Dio dei gay: “non giacerai con un uomo come con una donna!” Solo che c’è pure scritto che non ci si deve tagliare la barba, non si deve toccare una donna mestruata o usare la sedia che ha appena usato, che bisogna immolare vacche sugli altari recidendo in un modo particolare la gola tanto che ne fuoriesca copiosamente il sangue, che bisogna vivere in tende fatte in un certo modo, che non ci si deve tagliare le unghie in dati giorni e che in altri non si può nemmeno andare al bagno! E poi ho letto anche che non si devono mangiare i crostacei. Ho cercato sul vocabolario chi fossero i crostacei, solo che a me piacciono tanto i gamberetti. La mamma me li fa sempre lessati e con il limone! Maestra, vuol dire che non sono un bravo cristiano?

Gianluca Meis


Tema La serendipità Svolgimento Serendipità è la sensazione di quando trovi qualcosa di imprevisto cercando altro. Come disse Julius Comroe Jr.: "La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino." Per fare degli esempi di vita vissuta, la serendipità è scoprire che si possono ottenere delle t-shirt nuove stendendole al sole di Agosto per quattro giorni (diventano bi-color: metà stinte e metà no) Serendipità è cucinare i gamberi agli agrumi e scoprire che sono ottimi anche con il succo di frutta ACE caduto dentro la pentola inavvertitamente. Anche accorgersi che la camicia di retina svanisce in una pallina sotto il potente calore del ferro da stiro potrebbe ricondursi alla serendipità. Oppure riuscire a ricreare il sapore del Mar Morto grazie al merluzzo alla vicentina perchè "figurati se deve davvero stare in ammollo nell'acqua per tante ore! Sciacquatina e via!" Serendipità non è sinonimo di cattiva massaia.

Lucia Giorgi


Tema Eros Svolgimento Figlio del Caos (ancora!) per i Greci, e di Venere per i Romani, con un padre e/o una madre così nessuna meraviglia che abbia scelto di rovinare la vita al prossimo, andandosene seminudo e con le alucce da innocentino e la benda sugli occhi a distribuire dardi non richiesti. Sua è la firma sulle maggiori tragedie della storia. Platone nel Simposio lo definì figlio di Poros (l’ Espediente) e Penia (la Povertà) : come dire che se cerchi Amore devi darti da fare per procurartelo, aguzzare l’ingegno e giocare tutte le tue carte, oppure rotolarti nell’inevitabile sofferenza che la sua mancanza provoca. Racconta il mito che questo bel dio ragazzino si innamorò un giorno della signorina Psiche, e siccome a lui piaceva farlo in modo strano, la portò a stare in un bellissimo palazzo, in cui andava a farle visita solo di notte, impedendole di vederlo in volto. Ma siccome l’uomo è uomo e la donna è donna, una notte la signora Eros, ex signorina Psiche, mentre lui dormiva per la fatica delle proprie prodezze (erotiche, visto che per l’appunto le aveva inventate lui), vinta dalla curiosità, decise di guardare il viso dell’amato bene. Psiche era oltremodo bella, ma purtroppo per lei altrettanto imbranata, e così fece cadere sulla fronte di Eros una goccia di olio (bollente!) della lucerna che teneva in mano. Forse lui era permaloso, o magari si era già stufato di quella strana luna di miele…comunque se ne volò via subito, e Psiche non lo vide più. Non ci vuole lo psiche/ologo per spiegare il mito. L’Amore non dà spiegazioni e soprattutto non ne accetta. E’ misterioso, non conoscibile, arriva quando vuole e parte quando gli fa comodo, spesso trovando una scusa che lascia la sua vittima in preda a terribili sensi di colpa. Me ne vado perché mi hai bruciato con una goccia d’olio:...te lo sei voluto! Dico: si è mai sentita una ragione più stupida? Ma l’Amore è fatto proprio così. E’ irresistibile e meschino. E alzi la mano chi non c’è mai cascato almeno una volta.

Roberta Lepri


Tema Il mio primo regalo di Natale Svolgimento Anche quest'anno è già Natale che sta come le patate intorno agli occhi di Santa Lucia. Santa Lucia così naturale e bella con gli occhi sopra gli occhi dove devono stare gli occhi e gli occhi pure sul piatto è interessante credibilissimo preludio alle appena prossime stronzatine intorno all'evento Supremo della Suprema Nascita del Supremo Infante e la Supremazia che ci siamo amabilmente adottati come la Storia, come il Papato, come la Nostra Pura Lingua Suprema che è bella come mi dicono le moldave sui treni che facevano in Moldavia il mestiere che faccio io. Il più antico e il più bello del mondo: la maestra. Ognuno è maestro di qualche cosa in vita sua e a suo credere. Io, siccome faccio la maestra quella tradizionale che usa espressioni bellissime tipo “salame” in senso offensivo, al massimo posso minacciare di usare scotch marrone o pinzatrici per tappare le bocche sorridendo elegantemente simpaticamente stampando note di demerito di altissimo valore letterario in corsivo seicentesco, posso partorire soavissimi verbali di coercitiva bellezza formale a fronte di ore e ore di mal di testa e starnazzare retorico di infelicità casalinghe e ricrescite strillate che ripetono afone alla tua coscienza il doppio degli anni che dimostri. Ma Natale è bello e oggi il primo regalo di questo Natale che mi merito è una campanella. Grazie Valeria Grazie. Dammi il diario. Scrivo: Grazie per il Gentile Pensiero. Buon Natale, Caterina. Cosa m'abbia donato Valeria, cari bambini cresciuti a pane e Maria de Filippi, saranno anche fatti miei, sorrido. Nascondo, sorridendo, il Mio Gentile Pensiero Incellofanato in borsa e continuo nei miei atti terroristici legalizzati a suon di Amore e Tesoro. Sorrido consegnando i compiti per casa alla mamma di Gianluca, Gianluca che prende a morsi le guance dei compagni mentre lei sta con lo zio che non è lo zio ma dice a Gianluca di chiamarlo zio e che oggi Gianluca a scuola non c'è potuto venire che sta male alla gola ma domani torna, dice, torna anche perchè non so con chi lasciarlo. Sorride, sorrido, sorridiamo. Che bello il Natale. Ho un regalo, scartando guardo la mia campanella sorridendo, il pupazzo di neve sopra, il cartoncino con scritto due euro. Grazie che bel pensiero. Che carina. Una campanella. Gli angeli. Il Natale. Gli uccelli. Le mucche. I cani. I campanili. La morte. Che io abbia pensato subito a un clitoride è un Volgarissimo Pensiero Natalizio. Ma il rosso di una bottiglia rimedia a tutto come l'hennè sui capelli e la neve forforosa sui bulbi. Sarebbe stato meglio un clitoride senza travestimenti blasfemi pentagrammatici al sapore di mentadent e profumato di torta di mele. E, visto che a lui non ci pensa mai nessuno, volgarissimo rugoso e brutto, prendo la campanella, scuoto forte anche il cartoncino che dice due euro e dico. Buon Natale Clitoride, questo Natale è per te.

Caterina Bonfiglio


Tema La dolce attesa Svolgimento Attesa. Il tempo che trascorre aspettando qualcosa. Un tempo che, solitamente, è percepito come il doppio o il triplo di quello reale. Giorni, ore, minuti e secondi che passano lentissimi. Lancette dell'orologio al rallentatore. L'attesa dell'esito di un concorso o un esame. Il tempo decelera e i pensieri si intensificano: "Credo di aver fatto bene si ho fatto bene e se avessi sbagliato la risposta a quella domanda e se qualcuno avesse fatto meglio di me e se non avessi passato il concorso e..." La bocca dello stomaco che si chiude. L'attesa di una telefonata. Litanie di preghiere. Ti prego. Fa che chiami. Adesso. Subito. Anche prima. Ti prego. L'attesa del proprio turno dal medico, quando speri che tutti gli altri pazienti siano colpiti da afonia per non dover rispondere a un concerto di banalità e lamentele. Il piede che batte nervosamente sulle piastrelle del pavimento anni '60. Ancora cinque persone e tocca a me. L'attesa del carro attrezzi in montagna, temperatura percepita: meno ottanta gradi. L'attesa di poter fare il bagno dopo aver mangiato. Mitragliate di domande infantili: quanto tempo è passato? Posso andare adesso? Eh, eh, eh? Posso? Posso? L'attesa di una partenza, un viaggio, un ricongiungimento. Sveglia puntata ore prima del necessario. Snervante, impaziente, insofferente, fremente, inquietante, deludente, eccitata attesa. Poi rimani incinta. E ti dicono che l'attesa, per te, è dolce. Nove mesi di dolce attesa. Certo, sei la persona più felice del mondo. Un figlio lo volevi sopra ogni cosa. Ma che l'attesa sia dolce... Nausee, gambe gonfie, insonnia, paure, speranze ansiose, aumenti ponderali, controlli medici, momento del parto che sembra non arrivare mai e sai già che, comunque, sarà doloroso. L'unica cosa dolce in questa attesa sono i quintali di cioccolata che mangi per supplire agli alcolici che non puoi toccare. Dolcissima cioccolata. A meno di avere il diabete gestazionale.

Lucia Giorgi


Tema Un dettaglio casto nella vita di una pornostar

Svolgimento Tacchi e serpi Ce ne sono di tutte le dimensioni e di tutti i colori. Sullo scaffale si trovano in ordine di altezza: da quelle più basse di 7 cm al modello "torri gemelle prima dell'11 settembre" di 15 cm, per le più audaci. Guardala come si atteggia, lei - si dicono le commesse. Salve - dice una di loro sfoggiando un falso sorriso a 32 denti - le mostro i nuovi arrivi? Guardi queste, il tacco ha il diametro talmente sottile che riesce ad incidere qualsiasi pavimentazione - guarda la collega dietro e ride - così ritrova anche la strada di casa - continua acidamente la seconda. Salve - risponde la pornostar senza mostrare il minimo fastidio per la battuta appena sentita - in realtà cercavo qualcosa di comodo proprio per stare in casa...quelle lì! - dice indicando un paio di pantofole che si trovano in un angolo buio del negozio tra secchi e scope - sono perfette, era proprio quello che cercavo Le commesse si guardano negli occhi - Ma quelle sono della donna delle pulizie - sussurra una di loro - Zitta! - le risponde l'altra - dagliele che oggi non abbiamo ancora venduto niente. Fluo Inverno, freddo cane, mal di gola, influenza, raffreddore per tutti e anche per la grande pornostar che, avviluppata in chili di lana, si reca in farmacia per prendere qualcosa che la liberi dal cimurro. Il farmacista appena la vede entrare la riconosce subito e dice: “salve, so cosa cerca, ecco qui: preservativi al gusto radicchio e fragola, oppure preferisce alla liquirizia?”. Lei tutta imbarazzata risponde: “ beh, veramente volevo qualcosa contro l'influenza”, allora il farmacista non si perde d'animo e le prende dal cassetto un pacco di Augmentin, compresse note per la loro “grandezza”, al che lei dice: “no, per carità, io non riesco ad ingoiare le pillole normali figuriamoci queste grandi cosi, no, mi dia qualcosa in bustina”. Il farmacista perplesso tira fuori una confezione di Tachipirina in bustine. Un cavallo? -Ho comprato una villa nuova, un maniero medievale immerso nel verde della Toscana, una vera reggia! Con campi da tennis, piscina e solarium. C’è anche una scuderia enorme, mancano solo i cavalli! La Pornostar si reca in un maneggio superattrezzato, le Louboutin sprofondano nella sabbia, ma lei, forte della sua esperienza e decisa a compiere l’impresa, si avventura intrepidamente in una stalla industriale, con riscaldamento e tutti i comfort. –Questo!- esclama a un tratto il proprietario dell’allevamento, che è venuto personalmente ad accompagnarla nella scelta –lui è un esemplare perfetto! Molto prestante!-Mmm non saprei, posso vederne qualche altro?- risponde lei, notando di sfuggita la poderosa erezione dell’animale. –Ma certo, ma certo! Ne abbiamo di tutti i tipi! Guardi questo: molto fotogenico!- Lei aggrotta le sopracciglia. –Beh, allora voglio che lei prenda questo, ma solo perché è lei. Non sa in quanti ce l’hanno richiesto! Ha già avuto esperienze con qualche sua collega. Buca lo schermo diciamo!Allora lei arrossisce, capendo l’equivoco. –No guardi, non cercavo un partner maschile per il mio prossimo lavoro, volevo solo un cavallo per le mie tranquille passeggiate domenicali in campagna! I putei Nel negozio di giocattoli rimasero tutti stupiti quando la videro entrare: alta e imponente come una montagna, truccata come un Panda, lo stivale bianco di vernice a meta’ coscia, un vestitino di bava di bruco color turchese acceso e sopra un pelliccione di volpe argentata sintetico.


Cosa ci faceva la protagonista de “ La tigre del ribaltabile” in un negozio come TOYS? I bambini rimasero a bocca aperta scambiandola per la fata turchina. I papà schioccarono la lingua pensando alla loro bacchetta. Le mamme finsero di non notarla , ma le buttarono addosso occhiate d’invidia blu. Una commessa vestita da Babba Natale le corse incontro veloce: “Signora non teniamo giocattoli in gomma vibranti e le uniche palline cinesi in vendita sono quelle magiche che rimbalzano impazzite.” La protagonista del film piu’ Hot & Hard della stagione arrossì imbarazzata sotto il cerone, ma rispose alla commessa con voce morbida e gentile : Me son gavata dal set 5 minuti per comprare 2 regali ai mie 2 bei putei, domani ghe Natal !“ . Spionaggio industriale Guarda, quella è la pornostar, dice il commesso di Rent-a-video al suo collega, e intanto prende il DVD della pornostar e di sottobanco glielo mostra. La pornostar guarda un po’ gli espositori, poi si avvicina al banco. Il commesso è troppo furbo e la anticipa: “Salve, cercava il suo? Lo teniamo a portata di mano, è richiestissimo!” e intanto le mostra “Un uccello grande così”, con il culone di lei in primo piano. Lei arrossisce. Il commesso non si arrende, ho capito, dice, e poi tira fuori dieci DVD contrassegnati da XXX: questo è l’ultimo di Godiva Blonde, quest’altro in assoluto è il più richiesto da due mesi, “Aprimi senza chiave” con Luana Dietrolana. No, veramente.., dice la pornostar. Veramente? Io veramente cercavo un drammone strappalacrime per una serata tranquilla, niente di che.. Ah, risponde il commesso, mi segua signora.

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A costine Anche per una pornostar passano ventotto giorni, e come ogni ventotto giorni anche la nostra amica sente il bisogno di stare comoda: quale occasione migliore per acquistare un nuovo paio di comode mutande? Signora, c’è questo che le starebbe benissimo – esclama la commessa di MegaIntimo. La pornostar osserva perplessa il brandello di stoffa leopardata che la commessa le vorrebbe spacciare per un perizoma. Uhm, non la vedo convinta. Se preferisce possiamo spostarci su qualcosa di diverso: organza rossa o pizzo nero con inserti di Swarowski? La pornostar, visibilmente imbarazzata, tenta di disilludere la commessa che la anticipa: - Insomma signora, noi certe cose non le teniamo, abbiamo una clientela piuttosto tradizionale; se cerca qualcosa di più particolare in fondo alla strada c’è FrustinoBirichino, un sexyshop fornitissimo: troverà sicuramente quello che cerca!

Lab scrittura creativa TCDM


Tema La strage di piazza Scaffa Svolgimento "Giovane, muovi il culo e porta altre birre", mi urla quel grassone seduto in fondo. Per terra non ci sono le piastrelle di terracotta come quelle di casa mia, non c'è neanche legno, tufo o brecciolino, solo paglia con terra umida e fredda e sporca, con letame di cavalli, pecore, cani, con foglie e cocci di vetro. Camminiamo su questo. Loro sono maiali stravaccati, con le pance gonfie di birra e scoperte, gli striminziti maglioni di poliestere non ce la fanno a contenerle. Seduti su casse di plastica. Grasse risate si sentono. Il tono dello loro voci è insostenibile. Abbaiano parole piene di boria. Si danno pacche sulle spalle. Hanno fatto i compiti, hanno dato la buona notizia alle moglie, per chi ancora ne ha una. Bevono, ridono e pensano a cosa comprare ai figli. Comprano cazzate con i loro soldi non puliti, con soldi facili. La porta sbatte, entra la canna di un fucile nero e lucido. La mano che lo regge è scura - le unghie lunghe ma pulite -, porta un anello d'oro. L'anello spara e colpisce uno al collo. Spara e colpisce un altro al petto. In faccia, alla schiena. Corpi come gruviere. Di me non si è accorto, io sono nascosto. Ora cammino anche sul sangue.

Giorgina D’Amato


Tema Gli studi televisivi Svolgimento Tutti pronti, gli spettatori prendono i propri posti, sarebbero assegnati, ma qualcuno che litiga si trova sempre. La busta, vista da vicino, non sembra neanche tanto grande chissà poi cosa contiene!si chiede la signora un po' quintalosa che non riesce a sedersi comodamente nellepic cole sedie dell'ultima fila. C'è caldo nello studio e le persone sono impazienti per la registrazione del programma,che parte non troppo i n ritardo. La presentatrice lascia entrare una donna, una di quelle che metterebbero un po' ditrucco anche sulle spalle se solo ci riuscissero. Neanche Platinette la definirebbe unabellezza naturale. -Apriamo la bustadice la conduttrice bionda dalla voce non troppo soave. Il silenziocala nello studio, la telecamera riesce ad in quadrare il momento esatto in cui il cuoredella donna dai colori tenui si spezza. Ci vorrei del burro sui popcorn e metti la maionese sulle patatine seduta sul divano dicasa propria, la signora Italia ordina per telefono la cena – e fate presto che ho da fare! Stasera si ride, in onda le disgrazie altrui. Dall'altra parte della busta un uomo continua a guardare, tramite un piccolo schermo, gliocchi della donna dal trucco sobrio. La conduttrice intanto pensa che questi due nonsono abbastanza commoventi, l'unico obiettiv o è l'audience – se continuano così equesta non piange sono finita...devo fare qualcosa...tovato! Chiama un tecnico del suono trovatemi una negra e fatela vestire da battona, datelemille euro per dichiarare di avere consolato questo pirla Intanto a casa della signora Italia le patatine sono arrivate portando odore di fritturache, quasi per osmosi, si diffonde in tutte le stanze. In effetti, sono cinque porzioniabbondanti di patatine al curry. La signora Italia ne ingurgita due porzioni durante la pubblicità – mi mette ansia equindi fame, dice a se stessa. Dentro il suo stomaco, intanto, pezzi di patatine galleggiano nella coca cola. Dopo l’ingresso della ragazza nera, prossima concorrente del Grande Fratello, ilpubblico comincia a farsi sen tire, prima un po' bisbiglia poi comincia ad alzare la voce. La conduttrice decide di calmarlo e tira fuori una storia commovente fatta di barconi diimmigrati, vita da stra da e porte sbattute in faccia, giusto per iniettare la ragazza nelcuore degli spettatori. Povera ragazza! dice la signora Italia, e mentre lo dice, pezzi di popcorn le partono dallabocca con una gittata tale da attaccarsi al televisore che si trova non troppo distante. La donna che ha deciso di aprire la busta piange – bene! - pensa la conduttrice, mi dispiace, ma peggio per te. Concedersi un po’ di più ci vuole nella vita – pensano, invece, le signore che osservano la scena


Fate entrare il quarto ospite – dice la conduttrice immaginando i valori di share delgiorno dopo. Quarto ospite? Che ansia! -pensa la signora Italia infilando la mano unta dentro ilpacco di popcorn. Il quarto ospite altro non è che l'amante della signora, un uomo non troppo alto e con un po' di tatuaggi ormai sbiaditi sul braccio destro. L'emozione comincia a salire in studio, l'uomo e la ragazza nera iniziano a piangere, qualche lacrimuccia esce anche dai piccoli occhi della signora che non riusciva a sedersi comodamente. Anche se non c’è riuscita non le importa, la sua attenzione è rivolta ad altro, adesso. La conduttrice non piange, al contrario, sorride e dice – fate entrare il marmocchio -. Colpo di grazia per la coppia in studio, un figlio che nessuno dei due sapeva di avere. I bambini la sanno lunga e le lacrime cominciano ad uscire da tutti gli occhi che sitrovano nello studio: spettat ori, tecnici del suono, cameraman, registi. Gli unici a nonpiangere sono il bambino e la conduttrice: uno perc hé non ha capito cosa stasuccedendo, l'altra perché l'ha capito benissimo. Anche Italia sta piangendo guardando la tv. Lei qualche bambino lo vorrebbe, e, mentrepensa questo, lecca la carta del fast food, ancora un po' intrisa di odori e sapori buoni. Qualcuno capisce la situazione nello studio e decide di mettere in salvo il bambino – loricicliamo, sai come starebbe bene nel mio prossimo programma sui bambini con traumi psicologici?-. Le lacrime cominciano a bagnare le scarpe degli spettatori e qualche cavo che si trovasempre tra i piedi. Gli spettatori però non si alzano, continuano a piangere e guardare la scena dei quattromalcapitati separati da una busta. L'acqua arriva alle ginocchia della conduttrice che decide di scappare dallo studio.Lancia in aria i fogli e, soddi sfatta di quello che aveva creato, si allontana ridendo. La busta non è molto pesante e comincia a sollevarsi da terra. Il divano di Italia è ormai intriso d'acqua, i vestiti le si attaccano addosso e non riesce a trattenere un singhiozzo. La situazione nello studio diventa grave, il livello dell'acqua ha travolto l'attrezzaturatecnica, microfoni, sedie, schermi che ormai galleggiano qua e là. In casa ormai Italia galleggia nonostante la sua stazza e l'acqua comincia a fuoriusciredalle finestre e dalla port a. Anche dalle altre case l'acqua viene fuori, sembrano dellefontane. Un'inondazione inaspettata quella che colpisce dapprima tutti gli altri studi televisivi,poi, piano piano, tutte le altre case. Dalla radio una voce che piange e dice – interrompiamo tutte le trasmissioni perl'inondaz.... -, nient'altro. Adesso sono le macchine a galleggiare per le strade, qualche cane riesce a nuotare e amettersi in salvo salendo su un albero. La situazione è insostenibile, in men che non si dica città intere sprofondano sotto lelacrime. L'acqua raggiunge le città vicine, supera i ponti, distrugge alberi, abbatte case, e lepersone piangono e muoion o. Le trasmissioni televisive interrotte, i collegamenti radio e telefono persi. Non rimanealtro che uno stato sott o l'acqua, i corpi di migliaia di uomini donne e bambini che simuovono con la corrente. Eppure dall'alto di una montagna qualcuno si è salvato. Guarda soddisfatta quello che resta di un paese distrutto da veline, tronisti e carrambate. Guarda lo sfacelo e l'unica parola a cui riesce a pensare è “Audience”.

Federico Orlando


Tema Mi sono messa in testa un’idea Svolgimento The Mad Hatter: Have I gone mad? Alice: I'm afraid so. You're entirely bonkers. But I'll tell you a secret. All the best people are. Lewis Carrol A 45 anni rimettersi a cercare un lavoro dignitoso stava diventando abbastanza deprimente, vi risparmio tutti gli aneddoti sui colloqui andati a vuoto, anzi magari ve li racconto in un prossimo post… mi dicono che una volta scritto il primo poi gli altri fluiscono spontanei fino ad esondare come il Po nei giorni passati… - anche se quello del mega manager cinese che mi ha dato appuntamento a Treviso alle 8 di mattina in un bar, non sapendo che tra Torino e Treviso ci sono 400 km da percorrere e mi chiede pure di pagare la sua briochecappuccino perché alla cassa non prendono la carta di credito (i soliti italiani) sarebbe degno di nota… ma questa è altra storia. Dicevo dunque che ad un certo punto non sapevo più che pesci pigliare e continuavo a rigirarmi per le mani quel cappello… quello ricevuto in regalo da mia sorella, un souvenir da Palermo… una coppola di velluto giallo limone… un po’ vistosa devo dire, ma col tempo me ne ero innamorata, a tal punto che non riuscivo più a togliermela dalla testa. Allora decisi di partire alla volta di Palermo affrontando al “contrario” il viaggio alla ricerca di un futuro (vi piace questo tono melodrammatico?) lì fui letteralmente rapita dal fascino che trasmette il trasformare un simbolo mafioso in un fenomeno di moda… in quella terra stupenda incontrai tre fantastiche donne palermitane a cui proprio non andava giù vedere come le botteghe dei coppolari stessero pian piano scomparendo e desiderose di rilanciare e riscattare questo elegantissimo e sobrio copricapo dalla connotazione mafiosa che da troppo tempo si portava appresso. La Coppola Storta infatti si chiama ironicamente così perché così la indossavano i picciotti per riconoscersi gli uni gli altri e il marchio è attivo nella lotta alla mafia attraverso l’affiliazione ad Addiopizzo (un’altra bella storia…una di quelle notizie che i telegiornali dovrebbero raccontare ogni tanto…). Il laboratorio sartoriale si trova a Piana degli Albanesi, alle porte di Palermo, dove un gruppo di abili sarte con straordinaria manualità e dedizione ogni giorno dimostra che la coppola è capace di riscattare un intero territorio portando lavoro onesto in quella che era una roccaforte della mafia. Nei periodi di lavoro più intenso poi, quando il laboratorio non riesce a far fronte alle richieste provenienti da Berlino, Vienna e Kobe in Giappone, l’intera comunità viene coinvolta e il lavoro viene distribuito in conto terzi alle casalinghe del paese. Tornai a Torino carica di coppole coloratissime, impreziosite da ricami, dai tessuti più impensabili, non senza un salto al mercato del Capo per un per un panino pane panelle con pepe e limone, ma presto mi accorsi che non potevo parlare con tutti del mio progetto di aprire un negozio di coppole a Torino perché la gente mi guardava con il terrore negli occhi e io non avevo certo bisogno di farmi scoraggiare… so benissimo che il momento è forse il più sbagliato in assoluto ma se stai a guardare il momento non è mai quello giusto… come per fare un figlio. Qualcuno provava persino ad accennare un timido “mah magari potresti anche cominciare così e poi da cosa nasce cosa…” nessuno capiva o credeva che volessi veramente aprire un negozio di sole coppole siciliane ma oggi questo negozio esiste davvero e io stessa sono ancora incredula, come la gente che passa davanti alla vetrina e crede che dall’interno non si sentano i commenti... Ogni tanto mentre cercavo la location più adatta (perdonatemi location vi prego lo so che è terribile) avevo


gli incubi e pensavo - ma che cosa sto facendo…- un po’ lo penso ancora oggi ma sono felice, ho seguito il mio cuore, ho seguito la storia ed il viaggio di un cappello che racconta degli emigranti italiani che lo lanciavano in aria al grido di “America !” non appena scorgevano terra a bordo del transatlantico che li portava incontro alla loro nuova vita; preferito dagli automobilisti inglesi perché non volava via dal capo quando ai tempi eroici lanciavano i loro bolidi a tutta velocità, scelto dai contadini siciliani quando finalmente trovarono il coraggio di indossarne uno, privilegio riservato prima di allora solo ai nobili… Sì, non volevo avere il rimpianto poi di non aver rischiato e provato il tutto per tutto. Così a Torino una Coppola contro la mafia… un idea pazzesca, ma assolutamente da mettersi in testa.

Barbara Goria


I nostri alunni

Ermelinda Frangisponde

Arrivata tardi alla scritura, in quella stagione in cui la vedovanza restituisce energie, Ermelinda vive in un paese della provincia padovana.

Frequenta la parrocchia locale e ama trascorrere le serate con le sue amiche Gina e Pina, inseparabili compagne di viaggio anche per gite e pellegrinaggi. Altri suoi hobbies ono il bingo, il ricamo e la collezione di articoli di giornale con i fatti salienti della cronaca nera. Frequenta la classe di scrittura perchĂŠ da grande le piacerebbe diventare una brava giornalista.

Quadernetto 1° quadrimestre 2011 2012  

temi da svolgimento.blogspot.it

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