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Anno 27 - N°04 del 29/04/2021 - www.newentrymagazine.it - redazione@newentrymagazine.it - Per la tua pubblicità: 347.73.52.863 Gianluca Boffetti

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CULTURA GENERALE, TERRITORIO, INTERVISTE ESCLUSIVE E TANTO ALTRO... pag.02 LA VITA CHE ABBIAMO pag.07 L’ULTIMO PICNIC pag.09 LA VERITÀ pag.14 DEDICA A BLANCA

pag.18 KARL MARX pag.19 L’OMBRELLAIO pag.22 NON TRADIRE UN’AMICIZIA pag.26 LA SCALA DI SANTA FE

pag.28 ANNA FRANK pag.38 EVENTO APPLE pag.44 LA REGINA DI SCACCHI pag.58 L’INCIDENTE

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NEW ENTRY MAGAZINE il Giornale della Gente Quindicinale d’informazione sociale e culturale a distribuzione gratuita Decreto del Presidente del Tribunale di Bergamo n°21 del 09/03/2000 Editore e Direttore Responsabile: Gianluca Boffetti Direttore Onorario: Michele Cortinovis Redazione: Stefano G. - Giorgio M.

Anno 27 - N°04 del 29/04/2021 www.newentrymagazine.it New Entry il giornale della gente New Entry Boffetti Gianluca newentrymagazine New Entry Television

I NOSTRI CONTATTI

redazione@newentrymagazine.it bergamo@newentrymagazine.it brescia@newentrymagazine.it

Editoriale

NORMALE É LA VITA CHE ABBIAMO, NON QUELLA CHE DOVREBBE ESSERE! E’ inutile negarlo, sono settimane per non dire mesi, dove si vive difficilmente in equilibrio mentale: siamo decisamente sbilanciati sul fronte sofferenza e ansia probabilmente dovuta alla situazione lavorativa che non porta ad essere sereni dato che il presente e futuro è più che mai incerto. Ho ritrovato in me quel senso di fastidio e di rassegnazione, di distrazione ed indifferenza che non mi contraddistingue ma di fronte alle avversità a volte si è vulnerabili. Per carità, siamo tutti d’accordo che esistono situazioni ben peggiori, basti pensare a tutte quelle persone che in questo anno ci hanno lasciato a causa del Covid e tutte quelle che tuttora stanno soffrendo. Una frase che spesso si sente dire è che “non si muore di Covid, ma anche di una grave crisi economica senza precedenti”. Sono consapevole che bisogna arginare il Covid ma bisogna pensare anche alle famiglie, ai dipendenti, agli esercenti, ai professionisti, ai ragazzi che non possono più andare a scuola e ai genitori che devono gestirli a casa e contemporaneamente lavorare. Sono tante le situazioni di fragilità che devono essere ascoltate ed aiutate. Tutto ciò mi ha permesso di guardare il mondo con altri occhi cercando di cogliere soprattutto nei gesti più semplici l’intensità, la meraviglia e la pienezza della vita. E così ci si trova ad essere in equilibrio tra due

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mondi: uno dove si cerca di assaporare le gioie della vita e l’altro tra i luoghi faticosi e veri dell’umanità che soffre. Tutto ciò ci riporta a dediderare una vita normale, tranquilla con, al massimo, problemi assimilabili a tiepide preoccupazioni... Ma quante vite rientrano in quella supposta normalità e soprattutto quanti oggi la desidererebbero più di ogni altra cosa? Prima del Covid lamentavamo il fatto che avere una vita “normale” significava più che altro routine, noia... ma con il senno di poi, non ci accorgevamo che eravamo felici a parte coloro, magari meno fortunati, che dovevano comunque affrontare ogni giorno cammini molto in salita. Forse è una concezione legata allo spirito del tempo: la generazione che dagli anni ’50 in poi, è cresciuta in periodi di ripresa economica, di speranze, di miglioramento che

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EDITORIALE

sembrava non dovesse mai finire. Invece è finito, e ci abbiamo messo anni per accorgercene. Sento spesso le persone lamentarsi delle fatiche che devono fare nelle loro vite ma ho l’impressione che si sia perso il senso di questa parola. La normalità non è l’equivalente della serenità. È normale che si alternino gioie e dolori, è normale che si fatichi a vivere: sei fortunato se i tuoi pesi non gravano troppo. Poi sono arrivati i social dove molti li utilizzano per sforgiare bellezza, benessere, lusso che ti danno la sensazione di essere in una vita sbagliata e che da qualche altra parte ci sia la vita che dovremmo vivere. Certo, quando i pesi si fanno sentire, desiderare una vita diversa è umano ma non aiuta. Si possono attraversare le terre dello sconforto e della rabbia, della depressione e dell’impotenza, ma è anche vero che dire sì alla vita così com’è, si ritrova l’equilibrio e la forza per affrontare le difficoltà che incontriamo giorno per giorno, è il passo indispensabile per andare oltre, per migliorare la situazione fin dove è possibile.Normale è la vita che abbiamo, non quella che dovrebbe essere. Gianluca Boffetti 03


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Versare nei pirottini riempiendo fino all’80%, passare alla cottura per circa 15 minuti a 200°. Raffreddare in forno e poi servire con salmone affumicato oppure degli affettati. Dal blog: www.cucinarecreare.it A presto, Anna

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50 ANNI FA

Hit Parade del 24 Aprile 1971 1 Il cuore è uno zingaro Nicola Di Bari 2 4 marzo 1943 - Lucio Dalla 3 Sotto le lenzuola - A. Celentano 4 Che sarà - Jose’ Feliciano 5 My sweet Lord - George Harrison

6 Sing sing Barbara Laurent dei Mardi Gras 7 Love story - Francis Lai 8 Another day - Paul McCartney 9 13, storia d’oggi - Al Bano 10 Un fiume amaro - Iva Zanicchi

1° POSTO

2° POSTO

NICOLA DI BARI Nicola Di Bari, pseudonimo di Michele Scommegna (Zapponeta, 29 settembre 1940), è un cantautore italiano. È il quarto cantante che ha vinto il Festival di Sanremo per due edizioni consecutive, nel 1971 e 1972; ha vinto anche Canzonissima nel 1971. È inoltre uno dei cantanti italiani più noti all’estero, in particolare in America Latina. Alcuni suoi brani sono diventati degli evergreen della musica italiana, al punto di essere stati reincisi in anni successivi da altri artisti: ad esempio Chitarra suona più piano, incisa da Mina nell’album Uiallalla, o “La prima cosa bella”, interpretata da Malika Ayane per la colonna sonora dell’omonimo film. Nelle sue canzoni si ritrova spesso il tema dell’emigrazione e il sentimento di grande attaccamento alla terra natia e alla vita rurale, con richiami alla campagna e ai suoi colori. Uno dei brani da lui composti - Zapponeta - è dedicato al suo paese natale; un altro suo titolo molto conosciuto è Paese.

Le dissi, “Non è niente”, ma mentivo, piangevo, piangevo Per te si è fatto tardi, è già notte Non mi tenere, lasciami giù Mi disse, “Non guardarmi negli occhi” E mi lasciò, cantando così Che colpa ne ho se il cuore è uno zingaro e va Catene non ha, il cuore è uno zingaro e va Finché troverà il prato più verde che c’è Raccoglierà le stelle su di se E si fermerà, chissà E si fermerà L’ho vista dopo un anno l’altra sera, rideva, rideva Mi strinse, lo sapeva che il mio cuore batteva, batteva Mi disse, “Stiamo insieme stasera” Che voglia di risponderle, “Sì” Ma senza mai guardarla negli occhi Io la lasciai, cantando così Che colpa ne ho se il cuore è uno zingaro e va Catene non ha, il cuore è uno zingaro e va Finché troverà il prato più verde che c’è IL CUORE É UNO ZINGARO Raccoglierà le stelle su di se Avevo una ferita in fondo al cuore, E si fermerà, chissà soffrivo, soffrivo E si fermerà 06

3° POSTO

Il cuore è uno zingaro

Periodo di attività musicale 1961 – in attività Album pubblicati 15 Studio 3 Raccolte 2


Riflessioni

L’ULTIMO PICNIC L’ultima volta che ho mangiato su un bel prato all’aria aperta (nonostante io sia un contadino), risale all’ormai lontanissimo 22 aprile 1984, giorno di Pasquetta. Avevo da poco conosciuto una ragazza di Isola Dovarese, un bel paesello costeggiato dal fiume Oglio; la domenica pomeriggio la trascorrevo come volontario nella casa di riposo di Isola, era stata Serena (così si chiamava la fanciulla), a farmi avvicinare a questa bella esperienza, molte volte il resto del tempo libero lo passavamo facendo lunghe passeggiate (a volte anche in bici), sulle stradine adiacenti le rive dell’Oglio. Il paesaggio in aprile era mozzafiato, fiori di ogni tipo e colore ornavano le sponde del fiume, veri e propri boschetti di alti alberi, donavano ombra, pace, quiete mentre li si attraversava, sembrava di essere in Eden. Trovammo una radura di straordinaria bellezza non lontano dal Mulino Vecchio (storico ristorante di Isola); Serena mi disse: <perché non trascorriamo qua il giorno di Pasquetta? C’è un bel praticello ed i pioppi ci donano ombra>, io risposi di si con grande entusiasmo. Arrivato il giorno, passai a prenderla a casa, caricammo l’auto di vivande e tutto l’occorrente per trascorrere uno splendido picnic. C’era un sole stupendo, mi ero messo in abbigliamento sportivo con pantaloncini corti,

arrivati alla radura, sistemammo la coperta sul prato e su di essa i piatti, forchette e cibi prelibati; ci sedemmo a mo’ di fachiro e cominciammo a mangiare felicissimi. Ma dopo meno di 10 minuti sentii un dolore atroce ai miei bassipenduli, decine di formiche rosse mi erano entrate nelle mutande, saltai in piedi e sistematomi dietro un albero tirai giù braghe e slip, ero pieno di quei diabolici insetti, il dolore insopportabile, chiesi aiuto a Serena ma mi rispose: <sei impazzito? Non vorrai che mi metta in ginocchio a spulciarti i marroni>. Dovetti fare tutto da solo, ci impiegai diversi minuti per liberarmi da quelle terribili formiche; ero pieno di bolle rosse, un bruciore insopportabile. Caricammo i viveri nel baule dell’auto, la coperta, essendo piena di insetti, la arrotolai e la lasciai ai piedi di un’albero, con l’intento di andare a ritirarla successivamente (Serena andò a riprendersela il giorno dopo), finimmmo di mangiare a casa sua, la magica atmosfera si era rotta, che peccato, la Pasquetta era cominciata così bene e finita così male, diciamo che per lo meno era stata una giornata indimenticabile. Quando salutai Serena le dissi: <ricordati, se tutto questo fosse capitato a te, io una mano te l’avrei data sicuramente>. Giordano

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Riflessioni

UN SASSO PER UN SORRISO Sta dilagando in molte località la simpatica iniziativa ”Un sasso per un sorriso”. Lanciata, pare, sia dalla Svizzera che dalla provincia di Pesaro, fino a dilagare a Ravenna, in diversi paesi del basso e alto Lago di Garda, tra cui Manerba, Moniga, Arco e Toscolano Maderno, dove viene denominata “Le pietre gentili”. Si tratta di sassi raccolti nelle campagne, in riva ai fiumi, ai laghi (non sulle spiagge) adiacenti, dipinti, soprattutto da bambini, ma anche da qualche adulto. Su questi sassi di varie forme si realizzano disegni colorati e una breve frase gentile: buona giornata, grazie, ti voglio bene…, oppure citazioni famose. Dietro si può firmare e scrivere “Un sasso per un sorriso” per far capire che aderisce a questa idea. Sassi che poi ognuno posa in angoli del suo paese: muretti, aiole, panchine, ecc, seminascosti, ma dove comunque possano essere trovati, raccolti e fotografati. Chi vuole li può poi postare sull’apposita pagina facebook. Tutti coloro che nelle varie città hanno dato vita a questa iniziativa concordano che, soprattutto in questo difficile periodo, c’è bisogno di gentilezza, di bellezza, di condivisione e questo è un piacevole modo per scambiarsi buoni sentimenti, pur a distanza. Si dice che sarebbe bello fare uno scambio: prendo un sasso e ne lascio un altro, così come si fa nelle Free Library Literary, casette di legno o di altro materiale che negli ultimi anni sono state dislocate in vari punti delle città in tutto il mondo. Da queste casette, appunto, la regola vuole che chi prende un libro, ne lasci uno, per uno scambio equo. Libro che poi può essere restituito in qualsiasi altra casetta, per far girare la cultura senza confini. Anche per i sassi, se si manterrà questa regola, si allargherà il raggio in cui viaggeranno, dipinti nelle più svariate maniere, con soggetti altrettan08

to diversi, con fantasia e voglia di portare messaggi positivi, dai più semplici a quelli più ricercati, ogni “artista” si mette in gioco e si diverte, immaginando che ogni sasso porti un sorriso a chi lo trova. A me, per esempio, piace scrivere frasi famose sui sassi che raccolgo principalmente sul fiume Chiese, ma non solo, e che regalo ad amiche e persone care in occasioni particolari. Fotografando questi sassi e postandoli su facebook chissà, alcuni autori si riconosceranno e potranno in seguito magari conoscersi di persona. La regola principale, per fortuna, che gli amministratori hanno ben chiarito in questo gruppo molto numeroso (circa 60.000 persone) è che nessuno può vendere i propri sassi, così com’è giusto che sia. Chissà che anche a Montichiari i genitori aiutino i loro bambini, in questo periodo in cui molte famiglie fanno lunghe camminate nella nostra vastissima campagna, alla ricerca di sassi, per vederli spuntare poi in qualche angolo della città trasformati in messaggi tangibili e benauguranti Ornella Olfi


Riflessioni

LA FEDE È IL MISTERO

Esiste una cosa difficile da comprendere, nonostante gli sforzi che facciamo. Non si tratta di propaganda di qualsiasi tipo di ideologia, sto solo facendo del tutto per chiarire un argomentato che per me è incomprensibile.Com’è possibile che persone con un’ampia erudizione, una formazione scientifica approfondita, coi titoli di studio, attestati, qualifiche nel campo di astrofisica, fisica, biologia molecolare, siano atei? Dall’altro lato, ci sono altrettanti scienziati con competenze e conoscenze serie che sono profondamente religiosi. Ma si tratta delle stesse discipline scientifiche! Sono convinta che la fede è qualcosa che sta al di sopra dell’intelletto, la preparazione scientifica, l’educazione, più di tutto dall’educazione. Ho indelebile il ricordo della mia infanzia, quando dissi una bugia all’insegnante di storia, mi sono giustificata con mal di testa per evitare l’interrogazione. Il titolo della lezione era “Ateismo scientifico”, e con essa si concludeva la sezione “La storia europea durante il medioevo”. Avevo solo 12 anni, cresciuta ed educata in un paese dove nella base della visione del mondo c’erano il comunismo scientifico e la filosofia marxista-leninista. La fede è secreto, mistero. Come sono misteri ed enigmi l’inizio e la fine, la perdizione e la salvezza, la morte e la vita. Ci può aiutare nella comprensione, fino a un certo punto però, la natura, questo libro variopinto e pieno di inesauribile saggezza, dove l’Autore ha lasciato a ogni pagina la Sua firma. Qualcuno aveva detto che, pensare che l’Universo è stato creato dall’inanimata e cieca materia è come pensare che l’enciclopedia è stata creata dall’esplosione nella tipografia. E aveva ragione. Darina Naumova

Riflessioni

PERCHÈ LA VERITÀ È COSÌ DIFFICILE DA SCORGERE? Secondo una leggenda del XIX secolo, la Verità e la Menzogna un giorno s’incontrarono. La Menzogna disse alla Verità: “Oggi è una giornata meravigliosa!” La Verità guardò verso il cielo e sospirò, perché la giornata era davvero bella. Trascorsero molto tempo insieme, arrivando infine accanto a un pozzo. La Menzogna si rivolse allora alla Verità e disse: “L’acqua è molto bella, facciamo un bagno insieme!” La Verità, ancora una volta sospettosa, si accertò riguardo le condizioni dell’acqua e si rese conto che era davvero molto bella. Si spogliarono e iniziarono a fare il bagno. Improvvisamente la Menzogna uscì dall’acqua, indossò i vestiti della Verità e fuggì via. La Verità, furiosa perché le furono sottratti gli abiti, uscì dal pozzo e corse dappertutto per trovare la Menzogna e riprendersi i vestiti. Il mondo, vedendo la Verità nuda, distolse lo sguardo, con disprezzo e rabbia. La povera Verità ritornò quindi al pozzo e scomparve per sempre, nascondendo in esso la sua vergogna. Da allora, la Menzogna vaga in tutto il mondo, vestita come la Verità, soddisfacendo i bisogni della società, perché il Mondo, in ogni caso, non nutre alcun desiderio di incontrare la Verità nuda. FONTE: Dalla prefazione del libro ‘Burattinai e galoppini’, di Marianna Archetti e Chiaretta Mannari} Jean-Leon-Gerome - la verità che esce dal pozzo 1896

«Della Verità nulla sappiamo, perché la Verità è in un pozzo»

Democrito 09


Riflessioni

DA 40 ANNI NEL GRUPPO AL-ANON

Mi presento, sono un Al-anon, dopo 40 anni che frequento il gruppo, voglio per prima cosa ringraziare tutte le persone che hanno fatto parte di questa realtà. Sono diventate la mia seconda famiglia. Il Potere Superiore che io chiamo Dio mi ha regalato l’opportunità di una nuova vita e questa è la famiglia degli Al-anon. Dopo 18 anni di matrimonio la convivenza era molto peggiorata: urla, liti, delusioni, ecc... ecc... Anche il medico mi disse di rassegnarmi perchè non c’era più nulla che si potesse fare, non c’era via di salvezza per me e la mia famiglia. Un benedetto giorno una vicina di casa mi diede un articolo su una rivista che scriveva di un gruppo di Alcolisti Anonimi che era stato

da poco avviato a Brescia. Illuminazione o Dio, abbiamo iniziato a frequentare questa realtà, perchè affiancato agli Alcolisti Anonimi ci sono gli Al-anon: cioè il gruppo che aiuta le famiglie degli alcolisti. Anno dopo anno ne sono passati 40 e sono la metà dei miei anni... con la consapevolezza che la seconda parte è stata sicuramente migliore e costruita su basi d’amore, condivisione e fratellanza. Invito tutte le persone che hanno bisogno di cambiare la propria vita e renderla più serena di non avere timore di chiamare o di frequentare questa realtà. Mariarosa Info 334 65 18 186

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... e le emozioni non finiscono mai! 10


ANIME NEL VENTO

MI MANCHI RITA, TI VOGLIO TANTO BENE... Soffia il vento,rapido, impetuoso, sferza, rulla; s’acquieta, prende vigore, forza, irosa passione. Bisogna ascoltarlo il vento, racchiude mille voci, quelle presenti e quelle passate, remote, arcane, sepolte entro meandri bui e densi. Mancanza di certo, fra le dita sento scorrere, farsi strada, toccare tasti dolenti, carezzare ferite. E’ volata in cielo la mia Rita, in un battito d’ali, rapita da mano crudele ha dovuto varcare soglie dell’infinito, con un mare di cose ancora da fare e da dire, incompiute, a mezz’aria sospese. Come lei, milioni di uomini e donne, sono state costrette ad affrontare nella solitudine calvario di sofferenza e di morte. Un anno è trascorso, tanto rapido da sembrare irreale… Tempo tiranno questo dove l’uomo si vede svestito della dignità, della possibilità, nel caso di positività al Covid, di avere accanto i propri cari. Rabbrividisco al pensiero, sento i loro pensieri, penetrare i miei, farsi tutt’uno con il rapido, ingordo, ticchettio della tastiera il cui rifuso arrancare pesca parole, emozioni, tratti. Di lei nel cuore, nel petto, fra le mani, sui polpastrelli tesi, nella mente, nella memoria, infinita nostalgia sino a divenire lacrima salsa che muta scivola su gote arrossate. Si dice che tempo e spazio non esistano, che siano un pallido simu-

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lacro di gesta remote, illusione forse? Nel gergo comune si è soliti dire “Chi muore giace, chi vive si da pace ..” .. menzogna oscura questa che vela realtà complesse. La vita è un giro, segue tracciati oscuri, rimanda bagliori, azzarda, osa, semina, getta, sfocia infine in un limbo denso e compatto. Per Amore e solo per Amore è compito, dovere, piacere non lasciar cadere, non fare tabula rasa, permettere al germe della dimenticanza di prendere piede. Ti sento ancora accanto a me Rita, ti parlo, prendo consiglio, ascolto i tuoi passi farsi miei; le tue mani tendersi chete; il tuo tono ammonire, condurre, raddolcire, consolare. Nella nostra casa, famiglia, sei presente nelle scelte di ogni giorno, nel quotidiano tramestio. Nella quieta della sera, quando tutto tace, quando i pensieri si raccolgono fra nocche tese, quando la voce della coscienza geme e stride, quando la gioia irrompe il mio pensiero corre a te. Ho da sempre lottato come una bestia feroce per i diritti di Vittoria, spesso calpestati da burocrazie e freddezze umane. Ancora lotto, a denti stretti, la voce faccio sentire per non essere seppelliti vivi. Ancora lotto, con te accanto; getto seme a profusione, ascolto, rinnego, rigetto, ribatto, annego nella solitudine, riemergo rinnovata in forza e sostanza. E quando la mancanza si fa oscura, silente, greve fra le mani prendo il capo, ascolto la voce del vento, la carezza di un raggio di sole certa di ricevere da te una carezza. Mi hai insegnato che non si è figli solo se si è stati partoriti, ma per fiducia, affetto e stima reciproca acquisita. Mi permetto di farmi “figlia tua”, erede del tuo grande amore, mano protettrice per la nostra famiglia. Da figlia a madre: “Mi manchi Rita, ti voglio tanto tanto bene …”. Un caldo affettuoso abnorme abbraccio possa giungerti indiviso. Tua Milena


ASSOCIAZIONE ALCOLISTI ANONIMI

Pasqua in sobrietà Sono ENRICO e sono alcolista. È il secondo anno che festeggio la senta Pasqua in sobrietà. Mi ricordo quando mi alzavo la mattina di Pasqua e non vedevo l’ora che arrivassero le 10.30 per andare al bar a festeggiare con un bel prosecco o un buon lugana con gli amici di bevute. Poi arrivavo dopo pranzo che ero già bello carico e non vedevo l’ora di andare nel letto perché mi girava la testa. I litigi con mia moglie che mi diceva POSSIBILE CHE NON RIESCI A BERE MENO? CHE FIGURE FACCIAMO SEMPRE PER COLPA TUA!

Oggi sono grato a tutti voi amici per avermi aiutato a farmi capire che sono malato e che l’unico modo di sconfiggere la malattia è fare le 24h con tutti voi e non prendere in mano quel maledetto primo bicchiere. Serene 24 h Enrico

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Dedica a...

BLANCA Sei cosi bella oggi con i tuoi capelli mossi e gli occhi color felicità. L’alba ti sfiora una carezza, somigli ad un battito d’ali, vestita di grazia e dolcezza anche nei tuoi jeans larghi, anche in questo cammino da scoprire, t’inventi musica e sorridi, danzando nel passo svelto ogni tanto mi cerchi, mi guardi teneramente, sappiamo entrambe di avere un po’ paura di quell’abbraccio, distogli lo sguardo altrove, sinuosa cerbiatta pallida dagli occhi tinti nel viola. M’incanto a guardare i tuoi passi leggeri, tra un negozio e i distratti passeggeri del mondo, torna in me il gusto forte della memoria, nell’aroma caffè al sapore bollente di vita, sale l’odore di lunghi viaggi, i pesanti zaini nascondono avventure, quelle pazze corse sul filo del mondo oggi sono diventate tue, te le abbiamo trasmesse insieme al DNA, già nel primo anno di vita ti portammo a respirar le avventure d’oriente, e ridevi bimba mia, tra i templi dorati e le foreste incantate, quanti piccoli cristalli d’amore a ricordare. Ora sei tu sola, a partire ad andare, non è la solita vacanza, ma un cercare la tua strada, guardi la striscia gialla dove ci daremo quell’ultimo bacio, 14

guardi l’ignoto, la libertà, la tua maturità, ti guardo nell’attesa dell’ora tua, hai gli occhi di chi aspetta la vita dietro l’angolo, sorrido tra me, sapendo che sei una ragazza in gamba, sentendo che queste sono le piccole grandi felicità, vedere e sentire che una figlia è felice, che cerca il suo spazio-tempo, in questo grande blu di mistero. Dai, ora facciamo finta di niente, un saluto come se stasera tornassi a casa, sì, facciamo così, un nodo in gola soffocato, lo copro con un colpo di tosse, l’occhio umido, un bacio, l’abbraccio frettoloso all’annuncio del volo, ehi ragazza, ti dico una cosa, sei bella, ti voglio bene, non perderti. Piccola ombra tra la folla si allontana, cordone ombelicale che taglia il respiro, mi lanci in aria quell’ultimo bacio, lo prendo, il mio amico mi abbraccia, ha capito come mi sento, dai andiamo, non vedi che lei è già grande! Ora guardo quel muso di cavallo bianco, la sua prima cartolina, il rumore della mia malinconia... è a te che penso e so che anche tu, dal tuo angolo di mondo lo farai... Silvia


L’INTERVISTA

SERENA LANERA

UNA RAGAZZA FRA SOCIAL, STUDIO E FOTOGRAFIA Elegante e raffinata, con un presente da fotomodella e un futuro – si spera – nel campo della Giurisprudenza. Serena Lanera colpisce al primo sguardo. Educata come poche altre coetanee, femminile senza mai scadere nel volgare. A soli 20 anni, Serena è un bell’esempio per chi come lei sogna la carriera professionale ma al tempo stesso nulla vuole togliere al suo sex appeal. Studentessa e fotomodella, un binomio nato… quasi per caso. La mia passione per la fotografia è nata dalle piccole cose, fra cui l’aver iniziato a pubblicare foto sui social e vedendo che mi davano una certa visibilità. Cosi facendo nel 2017 ho iniziato la mia prima collaborazione con un noto negozio di calzature e accessori. A questa se ne sono aggiunte molte altre. Attualmente faccio anche la fotomodella presso un negozio di nome “Otto Marzo Future”. Ma io resto con i piedi per terra, sto studiando all’Università e vedremo cosa mi riserverà il futuro. In qualche modo, era destino che tu arrivassi a questo mondo… Ho sempre amato il mondo della moda.

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Poi, pian piano, crescendo e facendomi conoscere sul mondo del web, la mia immagine ha avuto riscontri più che positivi, tanto da essere ricercata contemporaneamente da più persone e per più collaborazioni. Ecco, in molte si chiedono… cosa vuol dire diventare ambassador di un brand! All’inizio é sempre tutto difficile. Questa esperienza, naturalmente, non fa eccezione. Ma se non ci si mette in gioco e non si porta a galla la vera forza che é in ognuno di noi, non si potrà mai affrontare nulla. Poi quando ci si mette in gioco servono personalità, autostima, carisma... A proposito di ostacoli e pregiudizi… Che rapporto hai con i social? Mi piace interagire con la gente, lo reputo un modo per scambiare opinioni, per vedere cosa ci sia sotto altre culture, per capire gli usi e costumi di altri paesi. Sono una persona molto aperta per cui mi piace aprire la mia vita a nuovi orizzonti. Scambiare opinioni è fondamentale, soprattutto se queste differiscono fra loro, è anche un modo per maturare e per non


L’INTERVISTA

restare chiusi nel mondo che la nostra mente si prefissa. Che immagine di te vuoi dare sui social, dove sei seguita da migliaia di followers? Lo ripeto, mi piacciono i social poiché lo reputo un modo per esprimere se stessi. Purtroppo c’è chi interpreta questo concetto al contrario. Mi è capitato di rapportarmi con persone che, invece di essere se stesse, nascondevano la loro vera personalità per crearne una nuova da utilizzare sui social. Ritorniamo alla fotografia. Cos’è diventata per te? Per me la fotografia é come l’arte. Anche un semplice sguardo é capace di comunicare e di far suscitare un’emozione. La fotografia mi ha dato e mi sta dando tanto... Ed infatti, è stata per te anche fonte di lavoro. Sono state molte le collaborazioni di cui sono stata partecipe: negozi di calzature, accessori, abbigliamento, articoli sportivi. Sono stata ragazza immagine in un centro fieristico, ho collaborato con vari brand sponsorizzando uno

spray abbronzante per il viso, gel mani, spray disinfettante… Inoltre ho sponsorizzato un famosissimo ristorante prestando loro servizio per uno shooting fotografico. Sono state tutte delle bellissime esperienze! Finora niente tv… e se si aprissero le porte del piccolo schermo? Fatemelo dire: spero un giorno di poter entrare a far parte del mondo dello spettacolo e del cinema! Lasciamo un attimo social e riflettori. Chi è Serena Lanera nel quotidiano? Mi piace farmi notare e distinguermi dagli altri, cerco sempre di essere stravagante ma allo stesso tempo elegante. Mi piace veicolare la mia immagine come qualcosa che non debba essere necessariamente conforme a tutto che la società di oggi spinge a farci essere. Forse è proprio questo ciò che mi distingue dalle altre ragazze. Mi piace essere e sentirmi unica, soprattutto nello stile! CONTATTI SOCIAL @serena_lanera 17


PERSONAGGI

KARL MARX: LA VITA MATERIALE

Karl Marx non è tra i miei filosofi preferiti, anzì le sue idee per me sono inaccettabili. Purtroppo esiste qualcosa che non posso negare, anche se lo avrei voluto fare, l’importanza della vita materiale. ”Il modo di produzione della vita materiale è ciò che condiziona il processo sociale e spirituale. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma al contrario, è il loro grado sociale che determina la loro coscienza.” Lo stato sociale, le condizioni economiche intervengono sul nostro modo di agire e di pensare. Quanto è difficile mantenere la propria dignità nelle condizioni di estrema povertà. Cio non significa che chi ha soldi è dignitoso, significa semplicemente che è difficile essere dignitoso senza soldi. Finché si è giovani ed in buoni condizioni di salute si può anche combattere, ma se si è in età avanzata e in gravi con-

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dizioni di salute è quasi impossibile. Come si fa ad innalzarsi ogni volta che un pesante stivale di ferro ci calpesta? Come si fa a riaccendere il sole ogni volta che una violenta tempesta lo spegne? Come si fa a raccogliere i fragili frammenti dalla propria anima ogni volta che un colpo di sasso la frantuma? Difficile. Quasi impossibile. Darina Naumova


Riflessioni

IL VECCHIO MESTIERE DELL’OMBRELLAIO “Aprile apriletto, ogni giorno un goccetto” è uno dei tanti proverbi che “dovrebbero” definire un mese molto piovoso, ma, com’è evidente da anni, le stagioni non sono più ben distinte, perciò può capitare che aprile sia più asciutto di altri mesi...In tema di pioggia, l’accessorio principale a cui si pensa è l’ombrello: se si confronta la qualità media di vari tipi di ombrelli in vendita attualmente, ci si rende conto di quanto poco valgano. Spesso piogge battenti e vento rompono infatti anche ombrelli usati pochissimo, non sempre costati pochi euro, ma di scarsa qualità; fa eccezione qualche raro tipo di ombrello di buona fattura. I mini ombrelli, poi, seppur comodissimi da tenere in borsetta per piogge improvvise quando si è fuori casa, durano proprio “da Nedal a San Stéfen”, come si diceva una volta, proprio niente. Anni fa costruivano ombrelli molto più robusti e resistenti, dal telaio alla stoffa, per questo oltre che durare parecchio, all’occorrenza valeva la pena farli riparare. Duro il mestiere dell’ombrellaio, che girava regolarmente per le strade dei paesi, con la sua cassetta degli attrezzi, in bicicletta o in motorino, urlando: “ Donne avete ombrelli da riparare? È arrivato l’ombrellaio!” Con poca spesa questo artigiano ambulante faceva molte tappe per eseguire “a domicilio”e subito ogni tipo di riparazione. Artigiani come gli ombrellai sono purtroppo spariti da tempo. Ormai è imperante l’abitudine dell’usa e getta. Curiosità sull’ombrello Quasi tutti i maschi, chissà perché, non amano l’uso dell’ombrello, piuttosto si bagnano o nel migliore dei casi si coprono la testa col cappuccio di felpe e giubbotti, salvo aprirlo per fare i cavalieri, quando camminano in coppia. In origine l’ombrello, (da ombra), aveva la funzione di parasole, nato in Estremo Oriente o

forse nell’Antico Egitto, ne era consentito l’uso solo ai reali e ai dignitari di corte, così come nella Grecia Classica e nell’Impero Romano, dove divenne seducente accessorio delle donne ricche. Nell’Ottocento finalmente si cominciò ad usarlo per ripararsi dalla pioggia. Tra le opere d’arte, quadri di famosi pittori ritraggono donne con vezzosi ombrelli (Monet, Renoir, Picasso, Matisse, Van Gogh, Degas…) Indimenticabili l’ombrello della magica Mary Poppins e quello di Gene Kelly mentre cantava e ballava sotto la pioggia. Romantici gli ombrellini bianchi di pizzo da sposa, sicuramente poco funzionali, ma molto decorativi. Simpatici gli ombrelli per bambini, con le stampe di cartoni animati. Ornella Olfi

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CARMEN TRIGIANTE, UN THRILLER PSICOLOGICO SULL’EMANCIPAZIONE FEMMINILE Una regista di horror, accusata di aver evirato un produttore cinematografico, viene torturata e assassinata nella periferia di Bari, con un rito medievale riservato alle streghe. L’agghiacciante ritrovamento del cadavere fa rivivere al commissario Maya Desìo, esperta in grafologia giudiziaria, l’ombra di un ineffabile segreto che attiva un legame oscuro con la vittima, in un vortice di autolesionismo: si intrecciano le Favole pestate, la prigionia dell’ardore di vendetta, il desiderio di riscattare l’amore, sfuggendo il fantasma della follia. Si intitola “La prigione delle Favole Sole” il coraggioso testo di Carmen Trigiante, un thriller psicologico introspettivo, noir dell’anima, che affronta i temi legati ai soprusi nell’universo dell’emancipazione femminile. Un libro tutto da leggere, nel quale l’autrice ha voluto raccontare una storia particolare, inedita. “Da qualche anno ho lasciato l’attività di attrice e sceneggiatrice, esattamente quando ho capito che avrei potuto fare la fine della protagonista del libro” racconta Carmen, artista e filosofa, animo delicato abituato ad emozionare. Ma con “La prigione delle Favole Sole” si è spinta oltre. Analisi freudiane e grafologiche gettano tinte fosche sui rapporti di amore e odio della

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regista con un noto psichiatra, e scoperchiano il vaso delle pulsioni che trascinano Maya Desìo in una relazione atavica con un uomo di spiccata capacità introspettiva, ma dalla condotta bipolare. «Non avrebbe spento quella voglia, in grado di bruciare l’anima. Sarebbe rimasta a sussurrare il desiderio che mai avrebbe pensato di provare: sospeso, maledetto, negato e osceno». Laureata in Filosofia ed in Marketing, Carmen Trigiante negli anni si è dedicata alla sceneggiatura cinematografica, alla regia di webseries su temi sociali e animalisti, alla collaborazione con importanti magazine culturali. Filosofa epicurea e postantropocentrica, con la scelta radicale di praticare l’Arte pittorica e letteraria in maniera libera e itinerante, esprime la simbiosi uomo-Natura come


PROFUMO DI LIBRI

massima aspirazione della società civile. Prima di sbarcare con questo thriller psicologico, l’autrice si era già fatta conoscere con altre opere fra cui Vola con me, Il tuo libro filosofico, Quattro cani e un chihuahua, Storie di donne, Il nostro amore per gli animali, Tu ormai hai comprato la giacca bianca. Ora una nuova sfida. Da leggere, commentare e discutere. PER ULTERIORI INFORMAZIONI https://www.carmentrigiante.com https://www.instagram.com/carmen_trigiante/

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BEST FRIENDS FOREVER

NON TRADIRE UN’AMICIZIA!! In una società dove sono presenti elevati valori di cultura e civiltà, s’individua nella tutela degli animali uno strumento finalizzato al rispetto e alla tolleranza verso tutti gli essere viventi e, in particolare i più deboli, al fine di favorire una corretta convivenza fra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e dell’ambiente. In questa situazione bisogna combattere il triste fenomeno dell’abbandono degli animali, gatti, cani e altri, con la non meno triste ed anche pericolosa conseguenza del randagismo. Per non parlare di quelli che, specie nella stagione estiva, sono abbandonati a un triste destino in nome di un egoismo francamente ripugnante. Da anni, anche se leggermente in calo, si assiste al fenomeno devastante dell’abbandono. Un fenomeno che nel sud dell’Italia è ancora più devastante e cruento. Nella nostra società dove la ricerca esasperata del benessere materiale e del superficiale sembra essere il solo, vero e importante, obiettivo; ci si allontana dai veri valori di cultura e civiltà, che una società evoluta dovrebbe avere e mettere in atto quotidiana22

mente. Ma purtroppo non si è ancora riusciti a trovare un equilibrio giusto tra uomo e natura, un equilibrio necessario per l’esistenza stessa del genere umano. Basterebbe fermarsi a riflettere sul fatto che la natura senza l’uomo può sopravvivere, mentre l’uomo senza la natura no. Eppure questa riflessione, che tutti dovremmo fare, non sembra minimamente preoccupare la stragrande maggioranza delle persone, troppo prese a inseguire un progetto di guadagno personale. E pensare che basterebbe un semplice punto di partenza, “Il RISPETTO PER TUTTI I DIRITTI BASILARI DEGLI ANIMALI” un atteggiamento che non è da considerare un atto d’amore, che può essere messo o non messo in atto, ma un atteggiamento di giustizia. E’ giusto che tra l’umo e gli animali, tra l’uomo e la natura esista un equilibrio fondamentale, basato appunto sul rispetto. Un tema questo che negli ultimi anni va conquistando sempre maggiore audience nella sensibilità comune, ma che rimane, purtroppo, sempre in minoranza rispetto alle manifestazioni d’indifferenza, crudeltà, cattiveria ed egoi-


BEST FRIENDS FOREVER

smo che “l’Uomo” continua a commettere nei confronti dei nostri migliori amici gli animali, TRADENDO così un’AMICIZIA insostituibile e fondamentale per ogni individuo. Una amicizia che è una vera e propria pet terapy . I nostri amici animali sanno amarci senza giudicare, sanno esserci quando ci sentiamo soli e nessuno sembra capirci, sanno sopportare i nostri malumori, e in cambio cercano solo un po’ d’amore e di rispetto, veramente poca cosa rispetto a tutto quello che sanno darci considerando che tra gli uomini e gli animali, sono gli uomini quelli che hanno evoluto una coscienza, una morale e un’etica, che li ha portati a decidere del proprio destino e purtroppo anche quello della natura. Basti pensare a tutti gli animali uccisi per farne pellicce o per il gusto di mostrare un trofeo o ancora quelli uccisi in nome di una medicina tradizionale, soprattutto nei paesi orientali, che non ha scopi terapeutici, ma si basa solo ed esclusivamente su credenze popolari. In natura sia gli uomini che gli animali nascono, vivono, si riproducono e muoiono. Ma nel caso degli animali non sempre la morte avviene per un decorso naturale, spesso la cattiveria umana accelera la sua dipartita. Sembra quasi che il dolore sia esso fisico, o per la perdita di un figlio sia soltanto un aspetto umano. Il genere umano non coglie il dolore che un animale trova per il male inflitto, non coglie l’amore che prova per i suoi cuccioli, la sua lotta per salvarli a costo di perdere la propria vita. In questa lotta inpari, alcune persone, i cosiddetti volontari, cercano di aiutare come possono, provvedendo al sostentamento, alle cure dei nostri amici animali. Kristina

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Riflessioni

PAPÀ MI DICEVA... Papà mi diceva, “Per capire chi è un buon amico, organizza una festa. Fai una festa bellissima, prendi buone birre e dei vini sopra i 13, prendi del buon cibo, e che la musica di sottofondo sia bella e che possa accogliere tutti. Mettila alta da poter far dire ‘Bellissimo sto pezzo! Che gruppo è?’ Ma non troppo alta, lascia che i vostri dialoghi non vengano coperti dagli assoli. “Invita amici”, mi diceva, “Invitane tanti, invita tutti gli amici che conosci e poi, finita la festa, lascia che ognuno prenda la via che preferisce. Non forzare mai nessuno a rimanere, non convincere, non prolungare mai la festa che le feste hanno origini più antiche di noi, sanno loro quando finire. Tu saluta e augura la buonanotte a tutti e osserva, osserva bene chi di sua volontà resta ad aiutarti, chi ti aiuterà a lavare i piatti, chi ti aiuterà a rimettere a posto, a sistemare le cose. Questi saranno i tuoi buoni amici, quelli che non ti staranno accanto quando la musica e il vino gioiranno con le tue buone lune. Questi sono i buoni amici, quelli che rimarranno anche quando la tua vita avrà da offrire solo briciole e disordine”. “E alla fine di tutto”, mi diceva papà, “Ricorda, alla fine di ogni bellissima festa, alla fine di ogni momento epico, di ogni grande

successo e di ogni impresa riuscita, vedrai che accanto a te resteranno sempre pochissime persone ma quelle pochissime, ricordalo sempre, Valgono tutto” Testo di Gio Evan

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La scala di Santa Fe:

un miracolo che la scienza non sa spiegare! Nel 1872 il vescovo locale, Jean Baptiste Lamy, decide di far costruire una cappella, precisamente la cappella di Loretto, per poter fornire un luogo di culto alle suore appena stabilitesi dopo un lungo pellegrinaggio. Le suore affidarono il lavoro all’architetto P. Mouly. I lavori durarono cinque anni ma il risultato fu davvero sbalorditivo.Tutto sembrava perfetto, finché le suore non si resero conto che non vi era alcun accesso per il coro: non era stata costruita una scala apposita per potervi accedere dalla tribuna. L’architetto Mouly era morto, e le suore furono costrette ad ingaggiare diversi ingegneri che, nonostante gli sforzi, non trovarono alcuna soluzione plausibile: il danno era fatto! Come se non bastasse, finirono anche i soldi. Le suore iniziarono a pregare e decisero di fare una novena a San Giuseppe, cui la cappella era dedicata. Pregarono giorno e notte. Il miracolo della scala di Santa Fe Il nono giorno si presentò uno sconosciuto e disse che avrebbe pensato lui alla costruzione della scala. Le suore, non avendo ricevuto valide alternative, decisero di accettare la proposta. Il falegname chiese di poter essere lasciato solo

durante i lavori. Capitava però che qualche suora, passando di lì, desse una sbirciatina. Ciò che stupì a chi osservava da lontano furono gli attrezzi che adoperava: una sega, un goniometro e un martello. Utilizzava cavicchi al posto dei chiodi ed immergeva pezzi di legno in un secchio d’acqua. Lavorò per ben tre mesi e al

Breve documentario sul miracolo della Scala di Santa Fe 26


termine dell’opera sparì senza chiedere alcun compenso. Le suore, grate al falegname, iniziarono a cercarlo ovunque ma non fu mai trovato: tutti dissero di non averlo mai visto prima. La scala, con doppia spirale, sembra come sospesa senza punti d’appoggio. Assemblata senza alcun chiodo e realizzata con legno sconosciuto, composta da ben trentatre gradini: gli anni di Gesù. É la scala della chiesa di Our Lady of Loreto a Santa Fé, nel New Mexico. Costruita nel 1873, viene visitata ogni giorno da centinaia di persone, oltre 230 mila ogni anno. Nonostante il trascorrere del tempo e le migliaia

ITINERARI

di persone che quotidianamente la calpestano, la scala di Santa Fe non presenta alcun segno di usura. Chi percorre i gradini dice di provare una sensazione gradevole, quasi mistica.

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Riflessioni

UN’AMICA DI NOME ANNA FRANK dicembre 1937

Caro diario, la mia vita continua ad andare abbastanza bene ma purtroppo per alcune persone sta diventando sempre più difficile. Tra queste persone c’è anche la mia amica Anna della quale ho scoperto da poco che è ebrea, ma questo non cambia la nostra amicizia perché io le voglio bene ugualmente e la sua “razza” non è diversa dalla mia, quindi perché non potremmo essere amiche? La mia amicizia con Anna è fantastica, siamo praticamente migliori amiche, le voglio un mondo di bene e non vorrei mai che le succedesse qualcosa di brutto. Non ricordo se ti ho mai raccontato come ci siamo incontrate la prima volta, in caso non lo avessi fatto te lo racconto ora: era il primo giorno di scuola, pioveva e il cielo era scuro a causa delle nuvole che lo ricoprivano, stavo per entrare nell’edificio quando per sbaglio mi sono scontrata con un’altra ragazza facendo cadere sia i suoi che i miei libri, che tenevamo tra le braccia, a terra. Subito ci scusammo e recuperammo i libri, le chiesi il suo nome perché non l’avevo mai notata prima e mi sembrava simpatica e volevo conoscerla. Mi disse, quasi in un sussurro, che si chiamava Anna, allora io le sorrisi d’incoraggiamento e le dissi il mio nome e lei mi sorrise debolmente. Scoprii subito dopo che stava nella mia stessa classe e che era da poco arrivata in quella città, subito pensai che fosse per quello che non l’avevo mai vista prima. Ero l’unica che conosceva un poco e quindi iniziammo a fare compiti, ricerche insieme e ogni tanto la invitavo a casa mia. E da quel giorno siamo diventate inseparabili, siamo diventate la classica coppia di migliori amiche che non possono vivere 28

un giorno senza vedersi. Questo è successo circa 3 mesi fa ed ora siamo più unite che mai ma sento che sta succedendo qualcosa, qualcosa di brutto al “popolo” di Anna e ad Anna stessa, ho paura di quello che le possa succedere, ho paura che non potrò rivederla più. Marzo 1938 Caro diario, ho da poco festeggiato il mio compleanno con una piccola festa a casa con la mia famiglia ma questo non è importante ora, la cosa importante è questa: la vita di Anna è in pericolo come tutte quelle della sua “razza”. Come ti ho scritto in questi ultimi giorni, la situazione per gli ebrei sta peggiorando notevolmente ed ho molta paura di quello che possa succedergli. Io ed Anna stavamo insieme per la maggior parte del tempo ma questo purtroppo non accadde più: ci vedevamo pochissimo alle lezioni e i suoi sguardi erano quasi sempre senza espressione, senza emozione invece i miei erano abbastanza felici per il fatto che vedevo la mia migliore amica ma avevano anche un velo di preoccupazione e tristezza. Quelle poche volte che la incontravo tra i corridoi e provavo a parlarle lei si inventava la scusa di dover andare in bagno oppure che doveva scappare a casa e molte volte non la vedevo proprio a scuola. Quel “molte volte” si trasformò in “non viene più a scuola”, non la vedo più, sembra scomparsa e questo mi preoccupa moltissimo. Ho provato decine di volte a bussare a casa sua ma ricevevo solo parole scombussolate che dicevano che non potevo stare qui perché era pericoloso... - pericoloso? Perché mai? La risposta a queste domande arrivò quando tor-


Riflessioni

nai a casa dopo una lunga giornata a scuola e mia mamma mi disse che erano state emanate le cosiddette “leggi razziali” che diedero vita a persecuzioni e discriminazioni contro la “razza” degli ebrei. Ebrei… Anna è ebrea, pensai. Da lì tutto fu più chiaro: mi stava “evitando” perché voleva proteggermi, perché non voleva che quello che potrebbe succedere a lei succedesse a me. Ma a me non interessa che rischi potrei correre, voglio aiutarla. Cosi andai a casa sua e non ascoltai le voci che mi dicevano di andarmene e mi fiondai in casa verso la camera di Anna trovando la lì, seduta in terra con le gambe contro il petto circondate dalle braccia e la testa poggiata sopra di esse, stava piangendo. Andai da lei e cercai di consolarla e le dissi che andrà tutto bene e a questa affermazione scoppiò a piangere ancora di più perché sapeva che fine avrebbe fatto. Quando, dopo un po’ di minuti, si asciugò l’ultima lacrima si sedette sul letto seguita da me e iniziammo a par-

lare. Mi disse che non poteva uscire di casa perché se l’avessero riconosciuta avrebbero portato lei e la sua famiglia in “posti bruttissimi”, definiti da lei così. Io la rassicurai e le dissi che su di me poteva contare, che poteva venire da me quando voleva ma lei non sembrava d’accordo perché disse subito che se l’avesse fatto avrebbe messo me e la mia famiglia in pericolo. Annuii piano a quella sua affermazione anche se io volevo aiutarla a tutti

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Riflessioni

i costi. Si fece sera, dovevo tornare a casa, io e Anna ci abbracciammo cosi forte da farci uscire delle lacrime per la commozione sapendo che quello potrebbe essere il nostro ultimo abbraccio. Ci salutammo e ci dicemmo quanto ci volevamo bene e con le lacrime agli occhi me ne andai. Arrivata a casa abbracciai forte i miei genitori che mi guardarono con aria triste perché anche loro sapevano tutto, mi rinchiusi in camera e iniziai a piangere. Sei anni dopo… Settembre 1944/45 Caro diario, come già sai, l’ultima volta che ho visto Anna è stata in camera sua, quando ci siamo scambiate l’ultimo saluto. Da poco ho scoperto che, 2 mesi fa, Anna e la sua famiglia vennero portati via da dei soldati nazisti che fecero irruzione in casa sua. Non ho più avuto sue notizie: non so dove sia, non so se stia bene, non so se è ancora viva, non so nulla e ho paura, ho paura che le stiano succedendo cose bruttissime. Caro diario, è passato quasi un anno dall’ultima volta che ti ho scritto, non ho avuto le forze dopo aver saputo che Anna fosse stata portata via. Beh, sono qui per scriverti che le persecuzioni sono terminate e che i soldati russi hanno liberato i campi di con-

centramento e tutte le persone ancora vive al loro interno. Tra loro c’è pure il papà di Anna e questo mi ha reso molto felice ma purtroppo tra loro non c’è Anna… Il padre di Anna venne da me per darmi una notizia devastante: Anna non ce l’aveva fatta, non era riuscita a superare le “prove” a cui erano sottoposti, Anna era morta. Non riuscivo a crederci e l’unica cosa che ho potuto fare è stato piangere tra le braccia di suo papà e poco dopo lui fece lo stesso ricordando l’immagine di sua figlia. Perdere la propria migliore amica è come perdere una parte di te, e se la perdi ti senti viva a metà ed è così che mi sento io ora, mi sento morta per metà. Ho perso la mia migliore amica, una delle persone più importanti della mia vita, il mio posto sicuro, la mia casa. Ilaria Boffetti PRANZI DI LAVORO: Lunch Box Menù

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L’INTERVISTA

GIULIA DI BASTIANO

UN’IMPRENDITRICE DECISAMENTE... SOCIAL Un’imprenditrice decisamente social con un passato nel mondo dello spettacolo. La dimostrazione che si può essere belle, brave e (naturalmente) capaci di costruire da zero un’impresa tutta propria. Guardare la sua “creatura” – Eghò Shop – per credere. Dai palchi di mezza Italia dove girava al fianco di Gabriele Cirilli (sì, proprio lui, del tormentone “Chi è Tatiana?”) alla creazione di uno shop on line di cui è diventata rapidamente ideatrice, titolare, ambassador e promoter. Giulia Di Bastiano si definisce “commerciante” oggi che di anni ne ha 35 portati come se ne avessi una decina di meno, ma nella realtà ha vissuto esperienze straordinarie nel mondo dello spettacolo. Cinema, teatro (con tanto di percorso di studi al “Teatro Lo Spazio” di Roma) e fotografia. Ma Giulia ha dimostrato di saper guardare decisamente più in là. Oltre all’aspetto estetico, ha saputo unire la giusta dose di spirito im-

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prenditoriale. Così, oggi è lei l’anima di “Eghò Shop”, divenuta una delle attività commerciali più “cool” dei social. Da modella a business woman… Un salto… tutt’altro che scontato! Le mie passioni sono sempre state il teatro e il cinema, oltre ad un amore mai nascosto per Milano. Ho vissuto sotto i riflettori, girato l’Italia in lungo e in largo facendo quel che mi piaceva. Finchè, la ruota è girata. Mi sono ritrovata senza amore e senza lavoro, con la necessità di re-inventarmi. E, così, è scoccata la miccia… Di aprire un’attività legata alla moda, il mondo che amo da sempre. Ho colto l’occasione di un finanziamento della Regione Abruzzo, la mia terra, che incentivava l’apertura di nuove imprese gestite da donne e ho creato l’Eghò Shop. Una sfida, una scommessa, che oggi posso dire di aver vinto! A distanza di 4 anni


L’INTERVISTA

ho una creatura imprenditoriale che mi rende indipendente. E di cui tu sei uno dei volti… sui social! Diciamo che ho unito l’utile al… necessario! C’era la necessità di mostrare i capi di abbigliamento che vendevo nella mia boutique di Pescara, ed allora ecco che ho deciso di indossarli per mostrarli sul web. Anche grazie a questa scelta, oggi vendo i miei capi in tutta Italia. E io sono ambassador del mio stesso negozio… Insomma, una imprenditrice a 360 gradi. Diciamo che per la mia attività ci metto la faccia! Io e i social siamo un tutt’uno, ma nonostante i circa 40mila followers che mi seguono quotidianamente, lascio ad altri l’onere di definirsi influencer. Sicuramente mi reputo ambassador della mia attività dove mi ritrovate in prima linea. Certo è che, dal primo giorno in cui è nato, Eghò Shop è stato protagonista sui social, ho usato Facebook e Instagram come se fossero una enorme vetrina senza limiti di tempo e di spazio. Eppure, i social rimangono strumenti talvolta pericolosi da controllare. Infatti ho sempre evitato di mettere la mia vita

privata sui social, tenendola accuratamente per me. Purtroppo poi, ancor oggi le persone continuano a credere a tutto ciò che vedono pubblicato: invece, i social non dicono sempre la realtà! Diciamo che, in questa avventura, hai unito il tuo passato da fotomodella con il tuo presente da manager. Sin da piccola sognavo di diventare attrice, da qui la passione per le fotografie. Conosco bene i trucchi del mestiere, ma conosco anche le difficoltà della vita reale. Gestire un’attività non è tutto rosa e fiori, ecco perché non finirò mai di ringraziare tutte le mie clienti: sono loro la mia forza. Riavvolgiamo il nastro: com’è vivere da protagonista il mondo dello spettacolo? È una parentesi che custodirò per sempre nel mio cuore, ma ora sono cresciuta… ed ho altri obbiettivi nella vita. Vi svelo un segreto: la tuta e i leggins sono il mio forte nel quotidiano, altro che tacchi e vestitini! 35


L’INTERVISTA

Qual è l’arma in più di Giulia Di Bastiano? Non penso di avere nulla di più e nulla di meno delle altre, non invidio nessuno ma se posso prendo spunto per migliorarmi. Di certo, non ho paura di sobbarcarmi di ore ed ore di lavoro. Vado dritta per la mia strada, fiera ed orgogliosa di aver creato qualcosa da zero. Che progetti hai per il futuro? Vorrei una splendida famiglia con due bambini… vedremo! E poi… se vi dicessi che vorrei un Eghò Shop ancora più grande, come la prendereste? CONTATTI SOCIAL Instagram: Giulia.egho Instagram: eghoshop Facebook: Egho’Shop TikTok: eghoshop CREDITS FOTOGRAFICI Ph. Stefano Mancinelli

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Riflessioni

Ed è Poesia

ISTANTANEE

“Parlami Bergamo”

La mattina inizia con un quadrifoglio trovato e l’auto delle pompe funebri che parcheggia. D’altra parte sto entrando in un hospice per un corso. Ascolto riflessioni e le associo a volti incontrati. Fuori il rumore del tosaerba. Ognuno è al suo posto nel mondo, e fa il suo mestiere. Qualcuno vive, qualcuno sta morendo. Incrocio due cani scodinzolanti nel corridoio, qui hanno introdotto la pet therapy. C’è un incrocio di normale quotidianità e di tempo sospeso, tempo greve, tempo di dolore. Chiacchieriamo nel break, prendiamo il caffè. Qui si avverte con più consapevolezza com’è la vita, intreccio costante di vita e di morte, di ordinario quotidiano e di straordinario accadimento. Esco e proseguo la mia giornata lavorativa. La sera, davanti a un succo di pomodoro aspettando l’ora di inizio di un altro corso, guardo l’uomo anziano che gioca alla macchinetta di non so che gioco. È assorto nel gesto ripetitivo di pigiare un tasto e guardare. Pigia e guarda. In solitudine, mentre intorno c’è il chiacchiericcio dell’happy hour. Frammenti di vita, isole che si incrociano e non si incontrano, non si conoscono. Non è né bello né brutto. È semplicemente così. Arriva la mia amica e collega: vite che si incontrano da molti anni. Lo sguardo si chiude su di noi, sul nostro parlare. La vita scorre, e noi con lei. sguardiepercorsi

Parlami Bergamo, dimmi cosa porti nel cuore, anche se lo so, IL DOLORE. Parlami raccontami, della tua gente che senza tanto rumore, è sempre presente. Con pacato silenzio e dedizione in questi momenti di disperazione. Parlami delle tue, alte MURA, che adesso, ti abbracciano forte, con tanta paura. Delle tante cose passate, legate al filo del tuo cuore che adesso batte lento, ma aspetta con rispetto un nuovo, sano momento. Parlami di Te, della ferita lacerante, ma come leonessa, saprai andare avanti. Da sempre è stato detto: “La speranza è l’ultima a morire”... Ma di speranza , la tua Gente è piena tanta. Parlami di TE, ma forse, non servono le parole, ti ricorderanno tutti, con quel velo, di tristezza che sugli occhi hai ora, quegli occhi lucidi mostreranno al mondo, che sei pronta ad asciugare, tutte quante, le tue lacrime per vivere, e voler ricominciare. SANDY Ambrosio Mapello (Bg) 37


L’INFORMATICA SECONDO HKSTYLE

Scopriamo l’evento Apple - Aprile 2021 Come ogni anno, gli eventi Apple sono molto attesi per le innovazioni tecnologiche portate dalla casa di Cupertino. Nella primavera di quest’anno troviamo molti prodotti innovativi e rivisitati quali i nuovi iMac 24”, iPad Pro con processore M1, i tanto attesi Airtags ed Apple Tv 4K. Vediamo insieme nel dettaglio tutte le novità di questi device Apple! I nuovi iMac 24”

Dopo anni di evoluzione nell’hardware interno, Apple ha proceduto a reinventare anche il design esterno della serie dei computer iMac. Con un nuovo schermo retina da 24” ed una risoluzione pari a 4.5K, nuove colorazioni più graduate ed un sistema di stand ripensato al meglio, Apple propone una nuova gamma di pc fissi molto performanti. La scocca è spessa solamente 11,5 mm e le interfacce presenti sono 4 porte usb C posteriori, di cui due Thunderbolt 3. È presente ancora lateralmente il jack delle cuffie da 3,5 mm. L’interfaccia di rete ethernet è integrata nell’alimentatore magnetico dei nuovi iMac, con un cavo in 38


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maglia speciale che prevede, oltre ad un aspetto grafico più gradevole, una stabilità migliore all’interno del dispositivo. Cosa molto importante è l’installazione della nuova webcam con una qualità video di 1080p stabili ed un sistema di microfoni avanzato in grado di captare in maniera limpida il suono della propria voce. Il complesso audio interno è composto da 6 casse differenti, con un meccanismo di gestione dei bassi posteriore a doppia entrata. In questo modo l’audio in uscita diventa ancora più coinvolgente ed immersivo. Il tutto integrato all’interno della scocca dei nuovi iMac. Il nuovo processore interno è l’Apple M1, CPU di grandissima potenza, già presente nella serie fine 2020 dei Macbook Air e Pro. Tramite Apple M1 anche il sistema operativo integrato, Big Sur, è in grado di gestire i processi di lavoro in maniera più fluida, adattarsi al meglio alle applicazioni sviluppate appositamente per Mac ed essere molto più rapido nell’interfacciarsi con altri dispositivi quali iPhone, iPad, Apple Watch, ecc.. Non potevano mancare infine tastiere, mouse e trackpad con le stesse colorazioni degli iMac e l’introduzione del touch ID direttamente sulla tastiera bluetooth, tramite il quale si potranno sbloccare applicazioni, bloccare il proprio pc ed effettuare pagamenti online semplicemente con un dito ed in maniera molto rapida e sicura. Il prezzo di partenza della versione base di iMac 24” 2021 M1 è di 1299 dollari americani, saranno disponibili al preordine dal 26 aprile e ufficialmente disponibili durante il mese di Maggio. iPad Pro con CPU Apple M1 Data la grande potenza dimostrata con i primi dispositivi Macbook, Apple ha voluto inserire lo stesso processore M1 anche all’interno della serie iPad pro. La grande novità di questi dispositivi sta nella velocità di elaborazione grafica del sistema operativo iPadOS e un notevole aggiornamento nelle tecniche di elaborazione 3D virtuale. Sarà ancora possibile integrare la base magnetica con tastiera retroilluminata di Apple e lo schermo Liquid Retina è stato migliorato per l’utilizzo integrato del Pencil Apple, soprattutto in ambito di scrittura e disegno. Il nuovo iPad Pro supporta WiFI 6, per offrire agli utenti velocità di connessioni senza cavo ancora più stabili, e sarà compatibile con la nuova rete mobile 5G. Infine, iPad Pro M1 è stato dotato di una porta di ricarica Thunderbolt in grado di raggiungere velocità di trasmissione dati pari a 40 Gigabit per secondo. Velocità veramente alte per un dispositivo compatto, maneggevole e potente. Il sistema video e audio è stato completamente e rivoluzionato aumentando la compatibilità e la flessibilità dei programmi durante call o videochiamate, e l’audio sempre più nitido e preciso è stato aggiornato per offrire all’utente una buona esperienza durante l’ascolto. Il prezzo di partenza sarà di 799 dollari americani e la reale disponibilità d’acquisto sarà a partire da Maggio 2021. 39


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AirTag: dopo tanta attesa ecco finalmente il trova oggetti di Apple Gli AirTags sono rimasti in attesa da molto tempo: molti utenti speravano sempre più di veder arrivare questi dispositivi nel mercato Apple mentre altri, a causa dei continui rilanci e posticipazioni di presentazione, avevano perso le speranze. Finalmente con l’evento Spring 2021 gli AirTags sono stati presentati. AirTag è un piccolo dispositivo che può essere agganciato alle chiavi di casa, alla borsa, allo zaino e a tutti i nostri oggetti di uso quotidiano. AirTag permette, tramite l’applicazione “dov’è” installata su iPhone, di identificare la posizione dell’oggetto a cui il dispositivo è collegato e riuscire a recuperarlo velocemente in caso ci fossimo dimenticati della sua posizione. Se l’oggetto si trova nelle vicinanze, AirTag emetterà un suono acustico che permetterà un ritrovamento molto più rapido e tramite la funzione “ricerca avanzata” l’iPhone ci guiderà sempre più vicino all’oggetto smarrito.

Se invece l’oggetto a cui Airtag è connesso si trovasse a diversi chilometri di distanza da noi, il dispositivo sfrutterà la rete iCloud degli altri cellulari vicini ad esso e permetterà all’iPhone proprietario di identificare precisamente la posizione. Tutto questo meccanismo a tutela della privacy dell’utente e con informazioni completamente criptate.

AirTags saranno disponibili a partire da 35 euro dal 30 Aprile 2021. Un piccolo device che può rivelarsi molto utile e soprattutto ad un prezzo competitivo. Come sempre Apple ha pensato anche a tantissimi accessori, lacci e porta tags per tutti i gusti e necessità. 40


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Apple TV 4K e la nuova colorazione di iPhone 12 Pro Verso il termine dell’evento, Apple ha presentato l’ultima versione di Apple Tv in grado di supportare 4K e moltissime funzionalità di integrazione con iPhone. Grazie al suo chip interno A12 Bionic, Apple TV riesce a comunicare con altri dispositivi in modo molto rapido e la calibrazione del colore e relativa gestione può essere effettuata direttamente sull’iPhone sincronizzato sullo stesso Account iCloud. Grazie anche al supporto di Dolby Vision e Dolby Atmos, l’esperienza audio sarà ancora più immersiva. Particolari modifiche sono state applicate al telecomando di Apple tv, molto più rapido e fluido, contenente anche un clickpad integrato sensibile al tocco che permetterà all’utente di muoversi con più facilità all’interno dei vari menu o gestire audio, canali e impostazioni. Per concludere, iPhone 12 Pro sarà disponibile in una versione speciale con colorazione viola, in concomitanza con l’arrivo dei nuovi iMac 24”, che prevedranno una scelta di colori molto ampia.

Seguici sui nostri canali Facebook pilloleditecnologia.tv ed Instagram pilloleditecnologia_tv per restare sempre aggiornato su nuovi temi tecnologici! Come ad ogni evento Apple le novità presentate sono state veramente tante. Si può notare come i futuri dispositivi tenderanno sempre di più ad essere integrati tra di essi e come il nuovo processore M1 migliorerà prestazioni e stabilità dei sistemi operativi. Inoltre anche Apple sta cercando di spingere sempre di più il mondo dei servizi online, offrendo all’utente device più performanti per aumentare il bacino di utenza. Vedremo come le innovazioni portate sugli iMac e sugli iPad influenzeranno le scelte future di Apple e come, forse, questo potrà essere l’inizio per un nuovo processore base Apple di nuova generazione. 41


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Per approfondimenti, richieste e qualsiasi domanda scriveteci all’indirizzo global@hkstyle.tech. Non dimenticatevi di visitare il nostro sito www.hkstyle.tech ed i nostri social Facebook, Instagram e Linkedin: hkstyle.tech, CCA.CentroAssistenzaComputers, InsideConnection.tech ed OfficinaInformaticaCH. Per aggiornamenti in tempo reale abbiamo anche il canale Telegram: HkStyle – News, offerte e molto altro! Grazie a tutti per averci letto e alla prossima, da Stefano e Lorenzo.

Con la nostra campagna “Ci mettiamo la faccia” oggi riprendiamo il nostro Chef Informatico, ideato ancora da 23Studio (www.23studio.tech). Protagonista è il nostro Fabrizio Agostinelli, Senior IT Specialist alle prese con il suo hobby preferito, la cucina! Cogliamo l’occasione per augurargli tanti auguri per i suoi primi 40 anni compiuti nel mese di Aprile. Ancora tanti auguri!

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Teenager

La regina degli scacchi (The Queen’s Gambit) è una miniserie televisiva drammatica statunitense creata da Scott Frank e Allan Scott, distribuita in streaming il 23 ottobre 2020 su Netflix. La serie è basata sull’omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis. Il titolo originale della miniserie, come quello del romanzo, si riferisce al gambetto di donna, un’apertura scacchistica. La serie esplora la vita di una bambina prodigio degli scacchi, orfana, di nome Beth Harmon, seguendo le sue vicissitudini dall’età di otto ai ventidue anni, mentre lotta contro la dipendenza da alcol e psicofarmaci nel tentativo di diventare grande maestro di scacchi. Trama La serie inizia ambientata negli anni ‘50, in un orfanotrofio femminile, dove Beth, bambina di otto anni, incontra Jolene, una ragazza vivace e amichevole di qualche anno più grande; Helen Deardorff 44

è la donna che gestisce l’orfanotrofio e il signor Shaibel, custode dell’orfanotrofio, impartisce a Beth le sue prime lezioni di scacchi. Come era comune negli anni ‘50, l’orfanotrofio distribuisce quotidianamente pillole tranquillanti alle ragazze, il che si trasforma in una dipendenza per Beth. Pochi anni dopo, Beth viene adottata da Alma Wheatley e suo marito, che vengono da Lexington, Kentucky. Nella sua nuova casa, Beth decide di iniziare a partecipare a tornei di scacchi. Vince molte partite venendo notata da altri e sviluppa amicizie con diverse persone, tra cui Harry Beltik, Benny Watts e Townes. Lungo la strada, mentre continua a vincere partite e diventa più famosa, diventa anche più dipendente da farmaci e alcol, e inizia a perdere il controllo della sua vita. Tuttavia alla fine sconfigge il campione del mondo di scacchi russo, Vasily Borgov, a Mosca, in una partita spettacolare, in cui lei effettivamente gioca un gambetto di donna. Il suo trionfo ha vari livelli simbolici: un giocatore di scacchi statunitense sconfigge un grande maestro russo; una donna molto giovane sconfigge un uomo più anziano; una donna si impone in un ambiente dominato dagli uomini. Puntate I titoli delle puntate fanno riferimento a termini scacchistici, nell’ordine ad apertura, cambio, pedone doppiato, mediogioco, forchetta, aggiornamento, finale. Audience Il 28 ottobre 2020, La regina degli scacchi diventa la serie più vista del giorno su Netflix. A 28 giorni dalla messa in onda è stata vista da circa 62 milioni di persone, classificandosi come la serie esclusiva Netflix con sceneggiatura non originale più vista di sempre. Critica Sul sito web aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes, la serie ha ottenuto un punteggio medio di 8,06/10 e una percentuale di approvazione del 99%, basata su 76 recensioni. Il commento del sito recita: «Le sue mosse non sono sempre perfette, ma tra la performance magnetica di Anya Taylor-Joy, la cura ottima nella realizzazione dei dettagli d’epoca e una sceneggiatura emotiva e intelligente, rendono La regina degli scacchi una vittoria assoluta». Mentre sul sito Metacritic, che usa una media ponderata, ha assegnato alla serie un punteggio medio di 79 su 100,


Teenager

basandosi su 28 critici, indicandone che le «recensioni sono generalmente favorevoli». Golden Globe • 2021 – Miglior miniserie

• 2021 – Miglior attrice in una mini-serie o film per la televisione (Anya Taylor-Joy) Ilaria Boffetti

CITAZIONI: “La Regina degli scacchi” Quelle come te non hanno vita facile. Sei due facce della stessa medaglia; da una parte il talento, dall’altra il prezzo da pagare. Non si può dire quale sarà il tuo di prezzo, avrai il tuo momento di gloria, ma questo non durerà, tu hai così tanta rabbia dentro, devi fare attenzione. (Mr Scheibel, il vecchio custode dell’orfanotrofio) La rabbia è una potente spezia, un pizzico ti risveglia, troppa ti ottunde i sensi. (Harry Beltik) Le persone si accontentano di tutto per poter dire di aver qualcosa. (Alice Harmon, madre di Beth Harmon)

Spesso le persone sembrano dirci qualcosa per il nostro bene ma è per il nostro male. (Alice Harmon, madre di Beth Harmon) Non devi avere paura del buio, anzi, oserei dire che non devi avere paura di nulla, una persona forte è una persona che non teme di stare da sola. Sono altre le persone di cui preoccuparti, quelle persone che ti dicono cosa fare e cosa provare, in un batter d’occhio hai sprecato la tua vita cercando qualcosa che altre persone ti hanno detto di cercare. Un giorno rimarrai tutta sola, quindi devi imparare a prenderti cura di te stessa. (Alice Harmon, madre di Beth Harmon)

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Tutte le donne aspettano l’uomo della loro vita, però, nel frattempo si sposano. Una signora incinta va da un medico esperto in manipolazioni genetiche: “Dottore, visto che mio marito è un gran cafone e io sono incinta di 2 gemelli, vorrei che loro non siano come lui. Può fare qualcosa?!?!”. “Certo signora, ho il programma “Buoneducationes extremis”. Non abbia paura”. La signora fa una cura di 30 giorni e al nono mese aspetta impaziente... niente... 10 mesi... niente... 11 mesi... 12 mesi... 24... 30... 40... Il pancione è arrivato ad una dimensione abnorme. Il medico guarda nella magica fessura e vede i due gemelli che fanno: “Prego, prima tu!”. “Ma figurati, prima tu!”. “No maddai, prima tu...” “Papà, mi devi dare 10 mila euro perché ho messo incinta una ragazza”. Secondo figlio: “Papà, mi devi dare 10 mila euro perché ho messo incinta una ragazza”. Arriva la figlia: “Papà sono incinta”. “Oh finalmente si incassa”.

Allo zoo: “Signori e signore, vedete questo serpente? È un pitone ed è capace di ingoiare una vacca. Signora, stia lontana!”. Un poliziotto ferma un automobilista. Si affaccia al suo finestrino e gli dice: “Signore, dovrebbe soffiare dentro questo tubicino per analizzare il suo tasso alcolico”. “Mi dispiace agente, ma non posso, sono asmatico e se soffiassi in quel tubo mi verrebbe un terribile attacco d’asma”. “Bene, allora dovrà venire con me alla centrale per un campione di sangue”. “Non posso farlo agente, sono anemico, potrei morire dissanguato”. “Allora dovremo prendere un campione di urine”. “Mi dispiace agente, ma sono anche affetto da una malattia renale e se lo facessi potrei andare incontro a una grave disidratazione”. “Ok, ok, allora scenda dalla macchina e cammini lungo questa linea bianca”. “Non posso farlo agente...”. “E perché?!?”. “Perché sono troppo ubriaco per farlo...”. Riflessioni

IL VALORE DI UNA STRETTA DI MANO Una vecchia trattativa di circa 20 anni fa di un toro fascionato che ha fatto la Fiera di Rovato. Foto d’altri tempi ma soprattutto con modalità contrattuali ben diverse da quelle dei nostri giorni. Una stretta di mano che valeva più di mille documenti firmati e dove la parola data aveva un valore inestimabile.

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L’INTERVISTA

MISS NEW ENTRY 2021: NICOLE PUPA Nicole Pupa, 35 anni vive a Genova. Cosa fai nella vita? Sono stata imprenditrice, ristoratrice per 7 anni all’estero dove ho vissuto 13 anni tra Irlanda e Australia. Ho venduto il mio business recentemente per tornare in Italia vicino alla mia famiglia, ora mi dedico alla mia seconda carriera di modella curvy. Com’è iniziato questo amore per la fotografia? L’amore per la fotografia è una cosa che mi accompagna già dalla tenera età, ho sempre amato fare foto e piccoli film con le mie amiche e crescendo nei miei tanti viaggi ho rafforzato questa passione. In seguito ho iniziato a fare qualche photoshoot e da lì ho capito grazie ai vari fotografi che sono fotogenica e così non ho più smesso. Che immagine vuoi dare di te stessa? Vorrei semplicemente far capire che nonostante io sia una donna sicura di sé, ho lottato moltissimo per arrivare a questa consapevolezza e accettazione del mio corpo e adesso vorrei aiutare altre donne ad accettarsi e amarsi per come sono. Cosa ti caratterizza particolarmente? Sono uno spirito libero e non amo seguire “il gregge”sono un po’ un “cavallo indomabile” Come ti piace vestire? Nonostante nei miei photoshoot come si può vedere su IG vesto molto sexy in realtà nella vita di tutti i giorni vesto sempre molto sportiva, tute attillate, scarpe da ginnastica non tralasciando mai la mia femminilità. Che rapporto hai con i social? Direi molto buono, mi sono guadagnata tutti i miei 33 Mila fol-

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L’INTERVISTA

lowers su IG con gli anni, conquistando molto rispetto e dedizione e un supporto in ogni mia scelta. Un pregio e un difetto... Pregio spontaneità, difetto vendicativa. Al di là del tuo lavoro, quali sono le passioni della tua vita? Sono una viaggiatrice ed è la mia passione principale, poi amo la musica, cantare, cucinare e gli animali. Un conto è il web, un conto la vita reale. Chi è Nicole Pupa nel quotidiano? Una ragazza solare, sempre con il sorriso, umile, sensibile e molto forte allo stesso tempo. Amo la mia famiglia più di ogni altra cosa e le cose semplici della vita. Che obiettivi vuoi raggiungere? Mi piacerebbe poter lavorare e viaggiare allo stesso tempo, ma principalmente vivere la vita giorno per giorno senza fare troppi programmi. Dove ti vedi tra dieci anni? Mi vedo esattamente uguale ad oggi, con qualche ruga in più, forse un bimbo che mi piacerebbe molto adottare. CONTATTI SOCIAL https://www.instagram.com/ nicky_the_italian_gipsy CREDITS FOTOGRAFICI Ph. Piero Beghi

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GEMELLI 21/05 - 21/06 Una volta tanto d’accordo con mammina e suocera, che vi elargiscono consigli preziosi su come pulire casa e preparare il piatto preferito del vostro lui. Incredibile alleanza, durerà?

CANCRO 22/06 - 22/07 Lavorate costantemente sul vostro modo di reagire in questo periodo, specie per quel che riguarda le critiche o le problematiche quotidiane. Talvolta siete esagerati e non volete proprio prenderne coscienza.

LEONE 23/07 - 23/08 Coccole e un lungo bagno rilassante con bollicine profumate insieme alla persona del cuore, magari anche due flûte di spumante sul vassoio galleggiante. Giorni romanticii da vivere a fianco di chi vi ama.

VERGINE 24/08 - 22/09 Giornate un po’ noiose senza meta... per chi è sposato. Solitari in cerca d’avventura: la tipetta che vi presentano non è niente male, ma qualcosa nel suo atteggiamento non vi convince, probabile che bluffi.

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SCORPIONE 23/10 - 22/11 Le vostre antenne captano lontano, ripensate al passato scoprendo collegamenti interessanti con il “qui e ora”, ma la fantasia vi porta anche più in là pensando in futuro come un film già lo create con la mente.

SAGITTARIO 23/11 - 21/12 Le vostre amiche vi tacciano di essere antiquate, incapaci di gestire una relazione. Tante idee ma confuse, soggette alle emozioni del momento. Lasciatele decantare prima di orientarvi in qualsiasi direzione.

CAPRICORNO 22/12 - 20/01 Anche se vi rimbeccate spesso, alle donne di famiglia volete un gran bene, perfino alla suocera che scoprendolo vi commuove. Buon momento anche per gli affari con entrate a sorpresa.

ACQUARIO 21/01 - 19/02 Estasiate da un appuntamento che vi fa battere il cuore a mille. Questa volta lo sentite, è l’uomo/donna giusto/a, su misura per voi. Qualche grattacapo con un collega sul lavoro ma nulla di grave.

PESCI 20/02 - 20/03 Vita spericolata ma solo sul fronte amoroso, sul lavoro, in giacca e cravatta, sembrate un altro: soltanto voi sapete chi siete davvero! Cuore e testa lavorano in team, per regalarvi entusiasmo e ottimismo... 51


Riflessioni

LA STATUA DELLA LIBERTÀ Le cascine di una volta erano solitamente costruite vicino a dei grossi fossi, per avere la possibilità di poter abbeverare facilmente gli animali allevati. Anche la cascina Canova, dove sono nato, sorgeva vicino al Canale Longhena, usato anche per l’irrigazione dei campi. Quand’ero bambino era un fosso di una certa dimensione, le sue rive incorniciate da giganteschi alberi, erano l’habitat ideale per moltissimi animali, oggigiorno si è un po’ ridimensionato e gli alberi seccati dal tempo, non sono più stati rimpiazzati. Mi ricordo che il nostro cascinale era frequentato da persone alquanto singolari; ogni tanto passava lo stagnaro (tappava i buchi dei recipienti in metallo), l’arrotino (che affilava i coltelli), e c’era un simpaticissimo signore molto anziano che passava un paio di volte al mese con una specie di ape car tutta scoperta, lo chiamavamo Angili dei pom perché aveva sempre qualche cassetta di mele, ma non solo, vendeva anche cinture, bretelle, calzini, cappelli, e una mattina aveva dei bellissimi cappellini di paglia; mio papà me ne mise in testa uno, mi stava a pennello; “Giordano, è perfetto, ti sta benissimo, adesso che il sole comincia a scottare, ti serve proprio,” e me lo comprò. Com’ero contento, un cappellino nuovo tutto mio, era adornato da una striscia azzurra, mi sembrava di portare in testa un pezzo di nuvola. L’ indomani mattina io e mia sorella, andammo, assieme ad altri bambini delle cascine vicine, a giocare sul ponte Longhena, che collegava la strada ai nostri cascinali, non essendo dotato di parapetto, i nostri genitori non erano affatto contenti vi stessimo sopra, ma come si sa, i bambini fanno quasi sempre il contrario di quanto raccomandato. Stavamo facendo la gara a chi tirava più lontano i sassi nel fosso, quando ho sentito una spinta alle mie spalle e sono caduto nel canale, nell’ andare giù il mio bellissimo cappellino mi si era tolto, ed era caduto sul pelo dell’acqua, ma io velocissimo lo afferrai con la mano destra e lo tenni con il brac52

cio alto per non farlo bagnare. Poco più avanti era abbassata la chiavica per l’irrigazione e per questo motivo l’acqua era molto alta, (bisogna considerare che all’epoca avevo 5 anni), mi toccava il mento e per respirare bene dovevo tenere la testa all’indietro, ma il mio cappellino nuovo, non lo lasciavo. Mia sorella mi disse: <Giordano, stai tranquillo, non muoverti, vado subito a chiamare la mamma”; passarono minuti interminabili, finalmente mia mamma arrivò in bici, quando guardò giù dal ponte non riuscì a trattenere un urlo terribile, poi cominciò a correre da una parte all’altra in cerca di una soluzione, si attaccò al ramo di un’albero piantato sulla riva e si calò in mezzo ad un cespuglio di ortiche, protese il braccio verso di me, mancava almeno un metro per toccarla; “Giordano, lascia il cappellino e vieni verso di me”, ma io che ero ancora con il braccio rivolto in alto, non lo avrei lasciato per nulla al mondo, feci due passi verso mia mamma, ma finii in una buca e l’acqua mi superò gli occhi, allora tornai indietro, mia madre era disperata, continuava a ripetere: <ti prego dammi la mano, ti prego, non riesco a prenderti>,


Riflessioni

io non volevo che l’acqua mi superasse la faccia, mi sentivo soffocare. Dopo diversi tentativi a vuoto, risalii sulla riva e rivolgendosi a mia sorella che nel frattempo era ritornata di corsa gli disse: “Irene stai con Giordano, continua a parlargli, tienilo calmo, vado a cercare il papà”. Mio padre stava andando con il trattore in un campo lontano con del fieno, mi ricordo che pensavo “io ieri sera ho recitato l’Angelo di Dio che sei il mio Custode, perché allora sono finito nel fosso? Dov’è il mio Angelo?, Magari se lo prego adesso lui mi prende per il braccio e mi tira fuori, e allora ho cominciato: “Angelo di Dio......” Continuavo a ripeterlo, non so quante volte, ed il tempo passava passava, finché mia sorella cominciò ad urlare: <sta arrivando il papàaa>, sentii il motore del Ferguson che si avvicinava, fino a diventare un boato, il ranghinatore che aveva attaccato dietro, sbatteva contro gli alberi che erano lungo la stradina per la gran velocità, poi una gigantesca nube di polvere coprì il fosso, mio padre saltò giù dal trattore e cominciò a gridare: “sono qua Giordano, sono quaaaa”, vidi la sua ombra alle mie spalle, saltò giù direttamente dal ponte formando una bomba d’acqua che mi sommerse completamente, poi mi prese, sentivo le sue dita stringermi come tenaglie, mi abbracciò fortissimo; “hai visto che sono arrivato? Adesso usciamo subito dall’acqua”, arrivò anche mia mamma in bici, mi disse piangendo: <adesso il braccio puoi tirarlo giù, dallo a me il cappellino>, ma il mio braccino e le dita si erano atrofizzati non riuscivo neanche ad aprire la mano. Mio padre disse alla mamma di correre ad accendere il camino e far scaldare un paiolo di acqua, “l’è fret gelat, puari’. Non era una giornata particolarmente fredda, ma ero stato talmente tanto nell’acqua del fosso che ero diventato bianco come la carta. Finalmente arrivammo in cascina, mi misero vicino al fuoco, piano piano abbassarono il braccio, mi aprirono le dita della mano e tolsero il mio cappellino, mia nonna Elena non sapeva ancora cosa fosse

successo di preciso, e così mio padre cominciò a raccontare: <mamo’, avresti dovuto vederlo il nostro Giordano, nonostante avesse l’acqua alla gola, non ha fatto bagnare il cappellino nuovo che gli ho regalato, era là con il braccio in alto, sembrava la Statua della Libertà; el ga en coragio de leu’!>. Poco ci manca che mia nonna stramazzasse a terra, poi staccò il crocefisso dal muro e cominciò a baciarlo, e rivolgendosi alla foto di mio nonno Oddone gli disse: <ghet sintit cusa el ga fat nost neut?, ringrazia tutti li in alto>. Per giorni e giorni mio padre raccontò a tutti quelli che passavano per la nostra cascina del mio gesto “eroico” ed ogni volta terminava sempre con: “sembrava la Statua della Libertà”. Questo lontano episodio che ancora ricordo perfettamente, ritengo sia stato fra quelli più importanti e fondamentali per la formazione dello straordinario rapporto d’affetto, di amicizia, di complicità, di stima che per tutta la vita ha unito me e mio papà; un rapporto che neppure la morte ha diviso. Giordano

1997 - 2017

ANTINFORTUNISTICA ANTINCENDIO CARTELLI SEGNALETICI

TREVIOLO (BG) Via Nelson Mandela,20 Tel.035 69 31 76 - Fax 0356930 Email: maessrl@libero.it 53


Segni nel Tempo

CHARLIE CHAPLIN E IL CELEBRE DISCORSO TRATTO DA “IL GRANDE DITTATORE” L’indimenticabile Charlot nacque il 16 aprile 1889 nella periferia di Londra. Visse un’infanzia misera e difficilissima, tra la separazione dei genitori e i ricoveri della madre... A sette anni sale sul palcoscenico per cantare, a quattordici recita piccole parti in teatro, a diciannove anni entra in una compagnia di pantomime e in America scopre un mondo diverso e conosce finalmente miglioramento e libertà. A Hollywood si accorgono presto di lui e il produttore Mack Sennett gli fa firmare un contratto: la sua prima parte in un film risale al 1914. Via via nascono i suoi personaggi: prima Chas, poi il vagabondo Charlot, con l’indimenticabile bombetta e giacca stretta, i baffetti neri e i bastone di bambù. Nel 1918 Charlot lo conoscono tutti: è così famoso che firma un contratto da un milione di dollari con la First National. La sua fama non si ferma mai e oggi vogliamo ricordare quel celeberrimo film che contiene il discorso più famoso della storia del cinema: “Il grande dittatore”, straordinaria satira del nazismo che nel 1941 ottenne cinque candidature al premio Oscar. “Mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possi54

bile: ebrei, ariani, neri o bianchi. Noi tutti vogliamo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità. Non vogliamo odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca ed è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell’oca, verso l’infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi in noi stessi. Le macchine che danno l’abbondanza ci hanno dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l’abilità ci ha resi duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d’intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto. L’aviazione e la radio hanno ravvicinato le genti: la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. La mia voce raggiunge milioni di persone in ogni parte del mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che costringe l’uomo a torturare e imprigionare gente innocente.


Segni nel Tempo

A quanti possono udirmi io dico: non disperate. L’infelicità che ci ha colpito non è che un effetto dell’ingordigia umana: l’amarezza di coloro che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno e il potere che hanno strappato al mondo ritornerà al popolo. Qualunque mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non consegnatevi a questi bruti che vi disprezzano, che vi riducono in schiavitù, che irreggimentano la vostra vita, vi dicono quello che dovete fare, quello che dovete pensare e sentire! Non vi consegnate a questa gente senz’anima, uomini-macchina, con una macchina al posto del cervello e una macchina al posto del cuo-

re! Voi non siete delle macchine! Siete degli uomini! Con in cuore l’amore per l’umanità! Non odiate! Sono quelli che non hanno l’amore per gli altri che lo fanno. Soldati! Non combattete per la schiavitù! Battetevi per la libertà! Nel diciassettesimo capitolo di san Luca sta scritto che il regno di Dio è nel cuore degli uomini. Non di un solo uomo, non di un gruppo di uomini, ma di tutti voi. Voi, il popolo, avete il potere di creare le macchine, di creare la felicità, voi avete la forza di fare che la vita sia una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia, usiamo questa forza, uniamoci tutti e combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia agli uomini la possibilità di lavorare, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendo queste cose i bruti sono saliti al potere. Mentivano: non hanno mantenuto quella promessa e mai lo faranno. I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo, allora combattiamo per quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e barriere, l’avidità, l’odio e l’intolleranza, combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati uniamoci in nome della democrazia. Redazione

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Racconti

L’INCIDENTE Il sole si tuffava nel lago di fronte alla terrazza del piccolo albergo dove alloggiavano, proprio dietro l’isoletta dove si coltivava lo zafferano. Arturo e Carlotta si godevano il tramonto fumando una sigaretta in relax dopo una giornata passata girovagando in moto sui dolci pendii dell’Appennino, a cui era seguita una doccia bollente. Osservavano i passanti sulla strada sotto di loro e ridevano come bambini per ogni sciocchezza che gli passava per la mente. Faceva ancora caldo, in quello scorcio d’autunno, e nugoli di moscerini si alzavano dai canneti sulla riva. Arturo decise che la mattina seguente sarebbero passati da una cittadina poco lontano: aveva letto che il centro storico era particolarmente bello, ricco di vestigia medioevali e pieno di piccoli ristoranti dove assaggiare specialità locali, lontano dal frastuono del traffico. Quella notte giocarono all’amore come due adolescenti, baciandosi e accarezzandosi fino allo sfinimento, poi si addormentarono abbracciati fantasticando sui giorni che li attendevano. Partirono così, leggeri come l’aria, vestiti solo della loro allegria. Carlotta, seduta dietro, ogni tanto allargava le braccia come se volesse spiccare il volo, mentre Arturo si godeva le vibrazioni del bi-

cilindrico che sornione ronfava tra le sue ginocchia, pennellando le curve con dolcezza, senza fretta, assaporando i profumi della campagna e l’aria tiepida che gli solleticava il viso. Di tanto in tanto allungava la mano sinistra sulla coscia di lei e l’accarezzava, sorridendo sotto il casco. Si accodò ben presto a una piccola colonna di macchine, frenata da un trattore che non voleva saperne di superare i quaranta all’ora. Scalò due marce e attese il momento propizio per lasciarsi alle spalle i fumi di scarico delle automobili davanti a lui. Poco dopo, un lungo rettilineo si srotolò davanti al suo parabrezza, come una ferita nella campagna ondulata che profumava ancora d’erba appena tagliata, così Arturo mise la freccia a sinistra e iniziò la manovra. Accelerò piano, attento ai movimenti delle macchine che sfilavano sulla sua destra, sbirciando nei loro abitacoli per capire se l’autista li avesse notati. Non riuscì nemmeno a frenare, potè solo urlare il suo terrore con tutto il fiato che aveva in gola. Carlotta aveva le braccia aperte e gli occhi chiusi, mentre volava e si chiedeva se stesse sognando. Strizzò le palpebre con una smorfia, quasi volesse trattenere la vita con le ciglia. Tutto era così lento, così silenzioso, così irreale, certificato ANAMMI n. N946

Sede operativa: ALMENNO SAN BARTOLOMEO (BG) - Via Strada della Regina,1 PALAZZAGO (BG) - Via Burligo,10 c - Cell. 347 90 98 361 - michela.scavo@gmail.com 58


Racconti

come se il mondo avesse perso d’un tratto i suoi colori e i suoi rumori, dopo lo schianto e il rosso delle scintille. Quando atterrò si sentì invasa da milioni di insetti che le camminavano sotto la pelle, e le punture di mille spine infuocate le fecero ricordare quella volta che da bambina, giocando ad arrampicarsi sugli alberi, cadde in un cespuglio di rovi vestita solo di una maglietta e di una gonna a fiori gialli. Cercava aria per i polmoni, mentre un caleidoscopio in bianco e nero le girava in testa e immaginava di essere legata supina a una tavola di legno irta di chiodi, in un locale angusto dove un sadico boia la stava torturando. “Perché?” fece in tempo a chiedersi, mentre le forze venivano meno e la coltre di una notte senza luna le scendeva dentro. Pensò di camminare lungo un sentiero di campagna dove scorse l’imboccatura di un profondissimo pozzo. Vi si affacciò e vide sul fondo la tela tessuta da un enorme ragno dagli occhi buoni, che muoveva piano le lunghe zampe calamitandola a sé. L’urlo della sirena, sentito da dentro l’ambulanza, era ovattato, continuo e angosciante. Il caldo orgasmo della morfina l’avvolse, e finalmente potè piangere un po’. Mentre si trovava fuori da quella porta verde, Arturo ebbe a che fare per l’ennesima volta con un loop: non poteva fare a meno di pensare che quella trama l’aveva scritta lui, e gli tornò vivida alla mente la lezione di un suo vecchio maestro, secoli prima: “tu sei i tuoi pensieri. Credi siano evanescenti, ma prendono vita e li proietti fuori di te. Tu, solo tu, sei il creatore del tuo futuro.” Si sorprese a chiedersi: quale castigo per tanto bene ricevuto? Quale pena espiare come contrappasso per il tempo che aveva passato felice? Che strada avrebbe imboccato, adesso? Le ore passavano lente, tra le sue mille domande. Quando finalmente la porta si aprì e gli permisero di entrare, stava prendendo un appunto sul suo block notes: “non si devono avere rim-

pianti. I rimorsi fanno parte del pacchetto regalo”. Poi la vide, bella come sempre, e smise di pensare. Mentre si incamminavano verso casa, molti mesi dopo, Arturo e Carlotta si abbracciavano, infreddoliti. La primavera era lì che li aspettava, e le giornate si erano fatte un po’ più lunghe. Arturo amava sempre guidare con le luci basse dell’alba e del tramonto, lo trovava terapeutico. Immaginava spesso di trovarsi a cavallo di una moto, con lei seduta dietro, guidando verso il mare per godersi una bottiglia di vino seduti sulla riva. Ridevano ancora come adolescenti guardando le persone che passeggiavano in tuta nel parco come se dovessero correre la maratona, mentre loro ingrassavano felici. Vicino al fiume, proprio di fronte al vecchio mulino, c’era uno spiazzo verde. Si sedettero e Arturo raccontò a Carlotta degli scheletri che custodiva gelosamente nel suo armadio segreto. Carlotta lo ascoltò a lungo, in silenzio, poi sorrise, lo accarezzò piano e gli sussurrò: “purtroppo il mondo non è gestito da coloro che hanno la musica dentro, ma sai? Tutto accade per una ragione. Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, ma mi hanno promesso che ne sarebbe valsa la pena...” Massimo Zucca Noi che si accontentavamo di cose semplici ma che ci davano tanto divertimento.... Noi che “se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce”. Noi che sognavamo un’avventura alla Ambrogio Fogar. Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine. Noi che la Domenica alle 19,30 vedevamo un tempo di una partita di calcio. Gelato Pantera Rosa 59


QUESTO È IL MIO NOME

di Micky

Rubrica nata agli albori della nostra rivista (ormai 25 anni fa) ideata e curata da Michele Cortinovis, ritrova la sua collocazione all’interno di New Entry non solo grazie alla richiesta dei lettori, ma soprattutto nel ricordo di Michele, prematuramente scomparso, sempre presente nei nostri cuori.

Monica

Il nome Monica, secondo alcuni studi etimologici, sarebbe di origine punica o fenicia. Deriverebbe, così, dal nome originale Monnica alterato nel greco Monica. Quest’alterazione del nome avvenne, presumibilmente, dopo l’associazione con il termine (sempre greco) monos il cui significato è “unico, uno solo”. Altre fonti, invece, riportano questo nome come derivazione del termine greco monake. In questo caso, il nome assumerebbe il significato di “monaco, eremita” o “solitario”. La sua diffusione in ambienti cristiani è dovuta soprattutto al culto e alla devozione verso Santa Monica. A partire dal 1960, questo nome andò molto in voga sia per imitarne l’uso della forma in altre lingue sia per la fama di alcune dive del tempo. Onomastico Viene festeggiata il 27 agosto in onore di di Santa Monica di Tagaste, madre di Sant’Ago-

AD ANTONIA

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Origine: punica o fenicia Parola chiave: ironia Numero portafortuna: 4 Colore: Blu Pietra Simbolo: Zaffiro Metallo: Oro Onomastico: 27 agosto Segno zodiacale corrispondente: Capricorno (Fonte: ilgiardinodegliilluminati.it)

Ed è Poesia

ANIME NEL VENTO

Non ti conoscevo molto, Ti ho incontrato poche volte, Più che sufficienti per capire Che bella persona eri, IL cielo si è arricchito di una Stella, Da oggi in poi ti vedrò di più, Mi basterà alzare lo sguardo. Ciao Antonia

stino patrona delle donne sposate, delle madri e delle vedove. Caratteristiche del nome Chi porta il nome Monica è una persona molto precisa, ma allo stesso tempo ironica. È un’ottima educatrice, detta regole e ama l’ordine. È, inoltre, una persona fedele sia nei rapporti sentimentali che in quelli di amicizia. Non conosce particolari debolezze e sa essere molto coerente sia con quello che dice che nei modi di agire.

“Archimia”

Giordano

Attingere il desiderio nell’inchiostro del cuore, trascrivere nella mente l’istante di passione, l’archimia travolge l’anima evolvendo in un’armoniosa passione. Scalvini Roberta


EVENTI

FASHION REVOLUTION BERGAMO 2021 In città e diversi luoghi della provincia la seconda edizione bergamasca dell’iniziativa legata alla rete internazionale Fashion Revolution Moda, impresa, cultura e arte nell’ottica della tutela ambientale, della promozione e inclusione sociale e della partecipazione della cittadinanza. Il progetto prevede diverse azioni, legate ai quattro hashtag che seguiranno la campagna social: #whomademyclothes sviluppata con le cooperative sociali, e che prevede la creazione di una installazione artistica con materiale di riciclo, che verrà esposta tra l’estate e l’autunno del 2021, a seconda delle aperture; #kickofftherevolution realizzata in collaborazione con il Comune di Bergamo e esosport, con la raccolta di scarpe da ginnastica esauste per il loro riciclo, interventi formativi nelle scuole e la creazione di un “Giardino di Betty” nella città, creato con il materiale riciclato dalle scarpe; #fashionrevolutionisyoung un percorso formativo per under 35, dedicato a chi vuole muovere i primi passi per avviare un’attività nel mondo dell’economia circolare e solidale; #zeroimpact dedicata alla creazione di un’etichetta open source utilizzabile da aziende tessili e fashion designer che tracci l’impronta ecologica del capo

che si indossa. Tra il 19 e il 25 aprile, in occasione della Fashion Revolution Week, sono stati organizzati tre eventi in streaming, dove abbiamo intervistato alcune personalità legate al mondo della moda sostenibile, come Marina Spadafora, coordinatrice di Fashion Revolution Italia. Le altre date sono il 26-27 giugno, 10-11 luglio, 24-30 settembre, 21-28 novembre Per info: Lorenzo Nava, 371 3503510 comunicazione@laterzapiuma.it Crediti: ©Roberto Giussani

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AUTO D'EPOCA

ALFA ROMEO 156 GTA, L’ULTIMA “ROMANTICA” Lanciata nell’anno che cambiò per sempre la storia dell’era moderna, quel famigerato 2001, per una strana casualità proprio a Settembre. Chi non ricorda cosa stava facendo quell’11 Settembre di venti anni fa? Io ricordo tutto, con dovizia di particolari; era, a prescindere da tutto, il giorno prima del mio primo giorno di liceo, credo che forse lo avrei ricordato comunque, forse non così bene però. Siamo stati tutti testimoni di un giorno che doveva essere come tanti e che in realtà, non sarà mai più dimenticato. Erano gli anni dei Nokia 3310, ve lo ricordate ? Io si, era il sogno di ogni adolescente. E le scarpe della Fornarina? Praticamente vedevi il mondo da un’altra altitudine: chi le metteva, respirava aria migliore, più ossigenata diciamo. Ah… dimenticavo i pantaloni a zampa… Accorsi e Martina Stella sbancavano il botteghino consacrando di riflesso Muccino come uno dei migliori registi del nostro paese, e si parlò proprio dell’ultimo bacio. Motoristicamente parlando, erano anni in cui la corsa alla tecnologizzazione degli abitacoli era senza esclusione di colpi fra le case. I cambi robotizzati con paddles al volante erano l’altra grande novità di inizio millennio. Le macchine però, intendo dire le sportive, erano ancora dure e pure sotto tanti punti di vista. Al giorno d’oggi le auto di allora vengono spesso chiamate young timer, ma date retta ad un grande appassionato come me, in quegli anni crearono auto 62

eccelse, la 156 GTA è una di queste. Già la 156 2.5 V6 24 valvole, sorella più piccola della GTA era una bomba. In famiglia mio zio ne ebbe una, nera, interni in pelle Momo beige e poi quel V6, il Busso, considerato uno dei migliori V6 di sempre. Mentre sulla 2.5 sprigionava 192 CV sulla GTA la potenza sale a 250 CV, la cilindrata invece viene portata a 3.2 litri. Prestazioni notevolissime, 250km/h ma c’è chi giura che si possa andare anche oltre e o-100 coperto in 6.3 secondi. Interni in pelle con sedili avvolgenti, necessari se si vuole alzare il ritmo e divertirsi magari fra i tornanti di montagna. Ovviamente date le prestazioni l’impianto frenante fu aggiornato, usando dei Brembo con dischi da 305 mm davanti e 276 mm dietro. Anche i cerchi in lega sono dedicati, esteriormente solo un occhio particolarmente attento la riconosce, ha paraurti anteriori e posteriori dal design marcatamente sportivo, così come le minigonne laterali. Doppio scarico sul lato sinistro. Forse per riconoscerla da spenta serve un occhio da appassionato ma fidatevi che da accesa, magari durante un allungo verso i 6000 giri, si girerebbero a guardarla in tanti, quasi tutti. Già con lo scarico originale, ha un sound che scalda il cuore e si fa notare... tralascio i capitoli sulle modifiche di questa auto, perché si aprirebbe un capitolo infinito. Ne furono prodotte 1973 berlina e 1678 sport wagon, scelta che apprezzai, in fin dei conti sono tanti i papà


ANIME NEL VENTO

AUTO D'EPOCA

NONNO SILVIO

che guiderebbero volentieri una sw prestazionale, il mercato però ai tempi non ne offriva molte al di là delle tedesche. I prezzi però delle varie AMG, Audi S ed RS erano ben più alti. Cambio manuale o Selespeed? Ovviamente consiglio sempre il manuale su una sportiva. Gran Turismo Alleggerita, questo significa l’acronimo GTA. Sigla dei tempi d’oro di Alfa Romeo, riporta a infinti successi con le piccole e leggerissime coupe che misero in riga mezza Europa. La 156 GTA fu l’ultima berlina del biscione a montare il glorioso e leggendario V6 Busso, la 159 non fu più equipaggiata con questo V6 ma un altro che nulla ha a che spartire con il Busso. Lo sterzo fu adattato e reso ancora più diretto e sportivo in linea con l’anima dell’auto, bastavano 1,7 giri per una sterzata completa contro i 2,1 della versione standard. Lo stesso V6 della GTA montato sulla coeva GTV fecero dell’Alfa Romeo stradale, la più veloce di sempre con oltre 255 km/h. E’ un’auto di razza ad un prezzo tutto sommato accettabile con 30.000,00 € circa, si compra un esemplare con basso chilometraggio, tagliandi certificati e di sicura rivalutazione. Fu l’ultima berlina di Arese con il Busso e con quelle tre lettere iconiche nel suo nome… Antonio Gelmini Per curiosità o valutazione su vetture di interesse storico inviare una mail a: meccanicagelmini@gmail.com

E’ volato in cielo “nonno Silvio” emblema di dolcezza passione delicatezza soffusa tenerezza. Sorriso lieve battuta pronta prontezza allegra lo portavano a rapportarsi con grandi e piccini. Occhi luminosi intrecciavano liete fantasie parola buona donava a ciascuno. Un ricordo sovviene tanto chiaro da destare stupore. Lo rivedo nella giovinezza discorrere sereno con la moglie Silvana carezzati dal sole rallegrati dall’abbaiare brioso dell’amato cagnolino Tabarì. Anche per te un grazie per tutto l’amore a piene mani senza riserve che hai saputo donare per la riservatezza con cui hai solcato i passi della vita. Milena, la mamma di Vittoria e di Celeste 63


abbigliamento

Almenno S.Bartolomeo (Bg) Galleria La Fornace - Tel. 338 68 30 096 www.presentemoda.com www.ariannalatelier.com

Profile for Gianluca Boffetti

New Entry Magazine - Edizione di Bergamo del 29 Aprile 2021  

Vivi le emozioni all'interno della nostra rivista, con racconti, storie, aneddoti. Inoltre puoi trovare interviste esclusive e argomenti leg...

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