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Marconi del 1948 prevedeva a tal fine. Il tema era appunto quello di fare un villaggio che fosse comunità, che avesse anche una sua indipendenza, una sua autonomia e si integrasse col centro cittadino. Il tema penso che sia stato svolto in modo corretto. Dei sei progettisti sono l’unico rimasto, il ‘superstite’ cosiddetto, ma non il più giovane a dire il vero, perché più giovane di me era l’architetto Gino Ferrari, un grande amico, col quale ho fatto poi tante cose insieme, non ultimo il grande centro commerciale di Bassano. In ordine anagrafico c’era l’ingegner Renzo Todesco, che era dirigente tecnico dello IACP che allora aveva sede in via dello Stadio, qui oggi abbiamo suo figlio. Poi c’era l’architetto Panciera che era mio collega col quale avevo studio insieme. Era una persona estroversa, anche imprevedibile e originale sotto certi punti di vista, certamente molto valido, col quale era difficile lavorare ma io ho collaborato benissimo con lui. Nell’ordine poi viene l’architetto Ortolani, romano venuto a Vicenza e l’ingegner Marcolin che ha partecipato meno a questo progetto. Su come sono andate le cose abbiamo sentito tanti commenti e mi pare che siano tutti positivi. Il progetto ha avuto un premio dall’architetto Zevi che allora, nel 1962, era presidente nazionale dell’ordine degli architetti, e poi una targa di colore ferrigno, anche un po’ ingombrante e pesante, che voleva ricordare questo episodio. Non pensavamo, non penso io ma neanche i mie colleghi ritengo avrebbero pensato che dopo ben 50 anni quest’opera fosse ancora ricordata, fosse vista in senso positivo come un’opera da valutare insomma e che merita un ricordo.

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DAL VILLAGGIO DEL SOLE AL VILLAGGIO GLOBALE  

Atti del convegno del 30 ottobre 2010 - Vicenza, Chiesa di San Carlo A cura dell'Associazione Villaggio Insieme

DAL VILLAGGIO DEL SOLE AL VILLAGGIO GLOBALE  

Atti del convegno del 30 ottobre 2010 - Vicenza, Chiesa di San Carlo A cura dell'Associazione Villaggio Insieme

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