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SABATO

Lo spettacolo Canzoni per Rosa Balistreri

Il concerto Sollima e il violoncello di ghiaccio

RAZETE, pagina XIV

pagina XV

10 02 18 www.mondialpol.eu

IN PRIMO PIANO

L’editoriale

STIPENDI D’ORO LO SCANDALO DELLE DISPARITÀ Massimo Lorello

I

numeri si possono commentare, ma interpretarli è operazione complessa, persino ardua. I numeri dicono che un poliziotto dell’antirapina guadagna 1.700 euro al mese (straordinari compresi) e un commesso dell’Ars ne incassa tre volte di più. Il segretario generale del Parlamento siciliano, Fabrizio Scimè, ha il

diritto di contestare la pubblica protesta di padre Cosimo Scordato contro i superstipendi del personale di Palazzo dei Normanni, ha il diritto di sentirsi addirittura «sconcertato» e di sottolineare che è in atto «una delicata trattativa per introdurre nuovi limiti stipendiali». Qualcuno, magari più di qualcuno, la

penserà come lui. Ma restano i numeri. Incontrovertibili. Resta il fatto che, mentre un poliziotto sventa una rapina per 1.700 euro al mese, un commesso dell’Ars consegna le fotocopie di un disegno di legge incassando il triplo dell’onorario. Se qualcuno pensa che tutto questo sia demagogico, beh: viva la demagogia.

Regione, così le prime nomine rispuntano i vecchi burosauri La giunta Musumeci revoca tutti i dirigenti e frena sugli “esterni”. Martedì l’ok alla mappa

I NUOVI FASCISTI CHE MARCIANO SU PALERMO Tullio Filippone e Giorgio Ruta

S

i muovono nelle borgate, con raccolte alimentari e volontariato, e nelle scuole, con volantini e striscioni. A Palermo l’estrema destra, che si divide in tre gruppi maggiori — Forza Nuova, CasaPound e Auaces — e in una galassia di sigle più piccole, cerca di allargare il consenso con lo slogan «Prima i palermitani».

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Accadde oggi

1959 Chiesto il rigetto della delibera che porta all’aumento del prezzo dell’acqua. In un esposto dettagliato i consiglieri comunali La Torre, Volpe, Russo e Ferretti motivano le ragioni della richiesta. Secondo i consiglieri l’aumento del prezzo è illegale perché non si è proceduto all’esame dei bilanci dell’azienda acquedotto

SICILIA, VIAGGIO AL TERMINE DEL TUNNEL Amelia Crisantino

La giunta rimuove quasi tutti i dirigenti generali e rinvia a martedì la nomina dei loro successori. E la partita, adesso, è più che mai delicata: in ballo ci sono poltrone che valgono la gestione di una spesa anche miliardaria: dai due dipartimenti della Sanità all’Agricoltura, dalle Infrastrutture alla Ragioneria generale, è chiaro che adesso i partiti vogliono segnare la propria presenza. Tanto più che martedì si parlerà anche di altre nomine: la guida di Asp e ospedali non è ancora all’ordine del giorno, ma il 13 si discuterà dei vertici di Riscossione Sicilia, Irsap, Ircac e Crias. E se il quadro non è ancora definito, nel borsino di Palazzo d’Orléans ci sono già le prime quotazioni, fra ritorni dal passato e volti nuovi.

L

a gloriosa formula del “viaggio in Italia” torna a essere proposta nell’ultimo numero della rivista “il Mulino” a cura di Gianfranco Viesti e Bruno Simili, con un sottotitolo che è una dichiarazione di intenti: il “racconto di un Paese difficile e bellissimo” vede un ampio capitolo sulle città siciliane.

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QUEI REPORTAGE DAL BELICE TERREMOTATO Tano Gullo

REALE, pagine II e III

La polemica L’immagine

Ars, i superpagati Musei e monumenti, un anno di boom che vale tre milioni al contrattacco Alla fine il boom è arrivato. E vale un tesoretto di tre milioni. Il 2017 è stato un anno d’oro per i beni culturali L’ira di chi rischia siciliani: secondo i dati ufficiali della Regione, nell’anno che si è appena concluso le porte di monumenti, aree e guadagna meno archeologiche e musei si sono aperte per poco meno di cinque milioni di persone, contro i 4,4 milioni scarsi del 2016. La crescita dei biglietti staccati è di quasi il 14 per cento. Numeri record per la Valle dei templi di Agrigento.

SPICA, pagina III

C

’erano i grandi cronisti siciliani nel Belice dopo il terremoto del 1968. Raccontarono quella terra desolata i cui paesi erano stati cancellati dalla brutalità della natura. Maestri di giornalismo che avevano narrato la Sicilia delle miniere e l’occupazione delle terre incolte. Un libro raccoglie ora quei reportage.

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pagine IV e V

L’emergenza

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Acqua, ancora niente turni prima l’Amap vuole sfruttare pure il fondo degli invasi BRUNETTO, pagina IX

Il caso

La sentenza

Festa “abusiva” per gli studenti Sigilli al gazebo di villa Wirz

Embolia scambiata per influenza Morto un giovane medici condannati

MARCECA, pagina X

pagina X

IL DIESSE ROSA “UN MERCATO A OSTACOLI” Valerio Tripi

P

arla dei quattro gol rimediati a Empoli come di sberle che possono essere salutari, a patto che arrivi subito una reazione contro il Foggia. Ma il direttore sportivo del Palermo, Fabio Lupo, traccia anche il bilancio del mercato rosanero, ostacolato dall’istanza di fallimento, e dei rapporti con il patron Maurizio Zamparini.

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II Sabato 10 febbraio 2018

P O L I T I C A

Il retroscena

Le nomine alla Regione

Burocrazia, il ritorno dei vecchi big nel centrodestra partita miliardaria La giunta revoca tutti i dirigenti e blocca gli “esterni”. Martedì l’ok In rampa di lancio nomi storici, da D’Urso a Greco e a Parlavecchio CLAUDIO REALE

Quando, nei primi minuti della seduta di giunta, prende la parola la segretaria generale Maria Mattarella, una cosa è subito chiara: gli esterni — i nomi che più hanno tenuto banco nelle ultime settimane, a partire dall’ex assessore Massimo Russo — non sono all’ordine del giorno. «La legge — è il senso dell’intervento della superburocrate — impone un atto di interpello. Prima di chiamare persone da fuori dobbiamo verificare se ci sono le competenze all’interno». Una procedura più lunga, voluta dal presidente della Regione Nello Musumeci e alla fine accettata dagli altri, che per il momento allontana uno dei refrain di questo inizio di mandato. Non che sul resto della mappa dei dirigenti generali il governo Musumeci abbia trovato la quadra: alla fine, dopo una sequela di incontri interni alla maggioranza, il governo decide sostanzialmente di non decidere, rimuovendo subito quasi tutti i dirigenti generali (si salvano solo i due già nominati dal governo in carica, la stessa Mattarella e il responsabile dei Rifiuti Salvo Cocina, e i due alle soglie della pensione, il responsabile della Formazione Gianni Silvia e quella dei Beni culturali Maria Elena Volpes), ma rimandando a martedì la decisione finale. «Nel frattempo — sibila un big della maggioranza — ci sarà modo di confrontarsi. C’è tutto un weekend a disposizione». Perché la partita, adesso più che mai, è delicata. Superata la discussione sulle partecipate con

le nomine-ponte che di fatto permettono a Musumeci di piazzare uomini fidati alla guida delle aziende, in ballo ci sono adesso poltrone che valgono la gestione di una spesa anche miliardaria: dai due dipartimenti della Sanità all’Agricoltura, dalle

Infrastrutture alla Ragioneria generale, è chiaro che adesso i partiti vogliono segnare la propria presenza. Tanto più che martedì si parlerà anche di altre nomine: se la guida di Asp e ospedali non è ancora all’ordine del giorno («Non c’è fretta, non c’è

I papabili

L’uomo dei conti Giovanni Bologna Il ragioniere generale è uno dei dirigenti dati per blindati: sebbene il suo nome figuri come tutti gli altri fra quelli revocati, la riconferma è certa. “In una fase di esercizio provvisorio — osserva un big della maggioranza — sarebbe da irresponsabili sostituirlo”

L’ex assessore Dario Cartabellotta L’attuale dirigente della Pesca, un dipartimento minore, è conteso fra due assessori: per lui si parla di una poltrona chiave, l’Agricoltura, ma piace anche per il dipartimento Attività produttive. Cartabellotta è stato anche assessore in una delle giunte di Rosario Crocetta

L’esperto di emergenze Tuccio D’Urso È uno dei possibili ritorni: Tuccio D’Urso, che guidò la Protezione civile col governo Drago, potrebbe tornare in sella. In ascesa nell’era cuffarian-lombardiana, era stato messo da parte da Crocetta. Nel suo passato anche una candidatura a sindaco di Catania nel 2013

lo spoils system», osservano dalla maggioranza), il 13 si parlerà pure della guida di Riscossione Sicilia, Irsap, Ircac e Crias. Intanto, però, si parte dai dirigenti. Con alcuni posti — soprattutto quelli più strategici — assolutamente blindati: non teme contraccolpi Giovanni Bologna, quasi certo di rimanere alla Ragioneria generale che di fatto controlla tutta la spesa corrente, 6,5 miliardi, come non li teme Fulvio Bellomo, saldo al comando di un dipartimento, quello alle Infrastrutture, dal quale passano investimenti per 2,4 miliardi e l’accordo con Anas e Ferrovie da 3. È sicuro di un nuovo contratto, invece, Rino Giglione: il dirigente, che nei governi Cuffaro e Lombardo fu capo di gabinetto degli assessorati guidati dall’allora forzista Michele Cimino, attualmente guida i due dipartimenti della Sanità (che controllano spese per 8,1 miliardi) ed è certo di restare dirigente ma potrebbe traslocare altrove (anche se l’ultima parola non è stata pronunciata). Uno spostamento è invece quasi certo per Vincenzo Falgares, che dalla Programmazione andrà agli Affari extraregionali. Resterà di sicuro, ed è addirittura conteso, Dario Cartabellotta: già cuffariano, poi assessore nella giunta Crocetta, piace sia per le Attività produttive (che valgono circa 400 milioni) che per l’Agricoltura (che controlla invece un budget da tre miliardi). Nel primo dipartimento a contendergli l’incarico c’è un’altra vecchia conoscenza di Turano: Rosolino Greco, che fu suo capo di gabinetto addirittura

nel 2000, durante il governo Leanza. Non l’unico vecchio volto che potrebbe tornare in scena: per la Protezione civile si fa infatti il nome di Tuccio D’Urso. che la guidò ai tempi del governo Drago, nel 1998, mentre per il Territorio (budget oltre il miliardo) circola il nome dell’ex assessore ed ex deputato centrista Mario Parlavecchio, che prima di entrare in giunta con Cuffaro era proprio dirigente del Territorio. Non solo vecchi volti, però. Per il Lavoro, un dipartimento che ha un budget da circa 500 milioni, circola il nome di Francesca Garoffolo, che sarebbe gradita agli autonomisti, mentre sono in calo le quotazioni del dirigente dell’Economia Giovanni Salerno. Poi, però, ci sono ovviamente le voci in uscita: praticamente certi di non rimanere in sella ci sono Alessandro Ferrara, il cui contratto è scaduto giovedì, e Rosaria Barresi, che è anche stata assessora con Crocetta. E se vacilla anche Gaetano Chiaro, in bilico, ma verso la porta d’uscita, nomi molto legati all’era crocettiana come Maria Cristina Stimolo, Domenico Armenio e Luciana Giammanco, mentre uno dei dirigenti dati in calo negli ultimi giorni, Maurizio Pirillo, potrebbe rimanere in sella, pur cambiando incarico. Per avere il quadro, a questo punto, bisogna aspettare martedì. Quando, però, qualche casella potrebbe rimanere in freezer con incarichi ad interim in attesa degli esterni. Per una partita che per la giunta Musumeci, ancora una volta, è più complicata del previsto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

La repubblica palermo 10 febbraio 2018  

Rispuntano i vecchi burosauri

La repubblica palermo 10 febbraio 2018  

Rispuntano i vecchi burosauri

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