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INTERNAZIONALE

comunicare di più e meglio» gabinetto AFFARI EUROPEI

"Cittadini e politici devono recuperare lo spirito che è stato alla base della nascita del processo di integrazione europea"

Francesco Tufarelli a Uno Mattina

rapporto tra opinione pubblica e istituzioni europee: a suo avviso cosa si potrebbe fare per comunicare meglio l'Europa? L’Europa non deve solo comunicare di più, ma anche meglio. Su questo è necessario uno sforzo anche da parte dei media. L’Unione europea è una materia complicata, che va studiata e capita. Non si può comunicare in modo semplicistico, solo perché è

più comodo e fa più effetto. Altrimenti non si potrà mai costruire quella coscienza europea che appare quanto mai necessaria e sulla quale bisognerebbe iniziare a lavorare già dalle scuole. Fortunatamente, abbiamo davanti mesi importanti, con l’anno della cittadinanza europea, la campagna elettorale per le elezioni europee della prossima primavera e quindi il semestre della presidenza

italiana. Un appuntamento, quest’ultimo, al quale dobbiamo arrivare preparati nel migliore dei modi. Dobbiamo essere all’altezza del ruolo spetta all’Italia, quale Stato fondatore dell’Europa. Il Governo ha qualche iniziativa in questo senso? Sì, sta attuando una serie di iniziative, anche insieme al parlamento europeo e alla commissione. A giugno usci-

rà un bando sulla comunicazione. Poi ci saranno altri eventi nelle città e nelle piazze, sempre con l’obiettivo di riavvicinare l’Europa ai cittadini. Non si potrebbe, ad esempio, raccontare la sua storia, il pensiero dei suoi padri fondatori, per comunicare una visione che vada oltre lo spread? La sua storia è importante, ma io insisto sullo spirito dei padri fondatori dell’Europa che, ricordiamolo, è stata costruita in un momento in cui Francia, Germania e Italia avevano ancora di morti in casa, a causa della guerra. I loro premier hanno deciso di superare le storiche rivalità nazionali per intraprendere un percorso comune che impedisse il ripetersi delle tragedie che hanno caratterizzato la prima metà del Novecento, e non solo. In un articolo per il sito di Ferpi proponevo di introdurre l'insegnamento della storia dell'integrazione europea nei programmi scolatici: non crede che i giovani siano sempre meno consapevoli del significato di questo progetto politico? Sono d’accordo. Sarebbe im-

portante rivedere i programmi di studio, aggiornandoli. Basterebbe anche un’ora alla settimana per dare ai ragazzi un’informazione di base su cos’è l’Europa. C'è poi il ruolo dei social media. A mio avviso, questi strumenti facilitano la diffusione di messaggi semplicistici come "la Germania brutta e cattiva" o "gli stati del sud cattivi e spendaccioni", contribuendo a diffondere un sentimento anti-europeo nell'opinione pubblica. E' d'accordo? E’ proprio così. Oggi è sempre più facile dare informazioni semplicistiche sulla base di stereotipi e luoghi comuni. Ma questo non fa bene all’Europa. Dire che ci sono paesi buoni e paesi cattivi, che poi cambiano a seconda della prospettiva, è sbagliato e fuorviante. L’obiettivo è un altro. Dobbiamo renderci conto che l’integrazione europea favorisce la convivenza pacifica tra i suoi Stati ma richiede anche rinunce. E’ proprio grazie ad alcune di queste rinunce che è stato possibile creare più opportunità per tutti, oltre a sessant’anni di pace e benessere

sulle Relazioni pubbliche confermerà come una delle principali fonti di dati per gli operatori e gli studiosi del settore in grado di indicare come agire nel mercato statunitense. Ora, in linea con la globalizzazione della disciplina, è giunto il momento di avere una visione del mondo incentrata sull’evoluzione in contesti differenti. Presenteremo gradualmente il concetto con l’obiettivo finale di creare una rete di ricerca cooperativa davvero globale ", ha affermato Jerry Swerling, direttore del Centro di comunicazione strategica e Rp presso la Annenberg School della University of Southern California.

Global Alliance e la University of Southern California annunceranno i nomi dei primi paesi partecipanti nelle prossime settimane inizieranno la ricerca entro la fine dell’anno. “La partnership tra Global Alliance e la University of Southern California è una perfetta combinazione di competenze e risorse”, ha detto Anne Gregory, presidente eletto di Global Alliance e presidente del Comitato per la Ricerca e l’Istruzione, a capo dell’iniziativa condotta con i colleghi della USC. “I membri di Global Alliance possono fornire accesso al più grande bacino internazionale di professionisti delle Relazioni pubbliche e la

USC ha l’esperienza necessaria per condurre uno studio di tale portata e complessità. Ci aspettiamo che questa indagine possa trasformarsi nel più importante punto di riferimento per la professione nei prossimi anni e non vediamo l’ora di lavorare con la University of Southern California ed i nostri partner di tutto il mondo”. L’indagine conterrà una serie di domande comuni in grado di fornire queste informazioni di riferimento ma potrà anche essere personalizzata da ciascun paese partecipante, nel nostro caso l’Italia, in modo che si possano ottenere informazioni specifiche.

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Relazioni pubbliche  

magazine della Ferpi, Federazione delle Relazioni pubbliche italiana

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