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innovazione Il progetto

Urbanizzare la tecnologia Smart City e Città dei Bambini “Non si crea una Smart City senza Smart People” Le città contemporanee sembrano essersi dimenticate dei bambini mentre il bambino può avere un ruolo come parte attiva della costruzione di una Smart City. E' il senso di un progetto avviato dall'Università di Milano Bicocca di cui si è discusso di recente in un convegno. di Mauro Del Corpo L’Università di Milano-Bicocca ha creato da poco un gruppo di lavoro interdipartimentale per analizzare le relazioni tra il tema delle Smart Cities e il progetto “La Città dei Bambini”. Il gruppo di ricerca si è costituito a seguito dell’iniziativa “La Smart City dei Bambini”, convegno del CRIET, Centro di Ricerca Interuniversitario in Economia del Territorio, che si è tenuto a Milano lo scorso 14 marzo e che ha visto la presenza di docenti di economia, sociologia e psicologia e di rappresentanti della Pubblica amministrazione, oltre alla partnership di FERPi. L’idea nasce dopo una visita a Bologna alla prima edizione di “Smart City Exibition”, e dall’impressione (forse sbagliata) di una manifestazione fortemente ancorata a un’idea di tecnologia spesso svincolata dai contenuti, come se le ragioni delle tante soluzioni innovative in mostra fossero dovute agli studi degli informatici e non alle ricerca di risposte necessarie ai nuovi bisogni dei cittadini. E ancora, perché le tematiche legate ad ambiente, sostenibilità, mobilità, qualità della vita, governance e cittadinanza vengono presentate disgiunte da un impianto strategico di cui il principale soggetto è la Pubblica amministrazione, qui sostituita da qualche laboratorio di ingegneria di imprese evolute o, nel migliore dei casi, da un centro di ricerca universitario particolarmente brillante nello studio di applicazioni delle nuove tecnologie? E infine, è possibile pensare a soluzioni che migliorino il contesto urbano partendo dalle esigenze di segmenti di cittadini specifici o da problematiche che trovino risposte sempre meno generaliste? Partendo da questa riflessione ci siamo posti una domanda un po’ provocatoria: “è possibile una Smart City nella quale i cittadini adulti non abbia-

no la consapevolezza di vivere in una “Città dei Bambini?”. Purtroppo poiché il tema non ha trovato riscontro nella letteratura e nemmeno in soluzioni studiate ad hoc per il target “cittadini più piccoli”, si è pensato che il convegno potesse rappresentare un inizio di percorso, utile a raccogliere le energie e le intelligenze necessarie per un impianto di ricerca più solido e meglio strutturato da articolare nei prossimi mesi. Ma alcune riflessioni hanno già trovato spazio durante l’iniziativa del 14 marzo. Le città hanno dimenticato i bambini Oggi le città contemporanee sembrano essersi dimenticate dei bambini. Le esigenze dell’uomo adulto lavoratore guidano gli interventi di riprogettazione degli spazi urbani lasciando in un angolo quelle dei piccoli cittadini del domani. Aumentano le aree destinate ai parcheggi, i semafori vengono sostituiti con le rotonde per agevolare la circolazione delle automobili e, intanto, gli spazi destinati allo svago dei bambini tendono a scomparire. “La città dei bambini”, esperienza che vede coinvolti oltre cento Amministrazioni a livello nazionale, è un progetto che si propone di introdurre una nuova filosofia di governo della città partendo dal bambino. Si fonda sull’assunto che tutti vivrebbero meglio in una città costruita sulla base delle esigenze dei più piccoli. Tale progetto interviene, da un lato, sul governo della città promuovendo la partecipazione dei bambini e, dall’altro, sulla loro autonomia di movimento, al fine di restituirgliela. Ma le iniziative proposte dal progetto si trovano spesso a dover fare i conti con resistenze di natura culturale tipiche del nostro Paese. E se pensiamo che al gap culturale si aggiunge anche un problema di carattere economico quali sono gli investimenti

necessari a rendere l’ambiente urbano sicuro agli occhi dei genitori e, quindi, idoneo per la restituzione ai bambini della loro autonomia, ci rendiamo conto che i passi da compiere sono ancora molti. Le smart city Il termine “Smart City” è un termine quasi di moda. Tutti ne parlano, ma pochi ne sanno dare una definizione esauriente. Alcune definizioni si focalizzano maggiormente sul ruolo delle infrastrutture ICT, altre si concentrano sull’importanza del capitale umano, sociale e dell’istruzione, altre ancora sulla sostenibilità ambientale. Accezioni più ampie, e probabilmente più corrette, guardano in più direzioni contemporaneamente. Ma se accettiamo come valida la definizione data da due ricercatori italiani e uno olandese (Andrea Caragliu, Chiara Del Bo, Peter Nijkamp), e condivisa oggi dalla maggioranza dei ricercatori, che “Una città si può considerare Smart quando gli investimenti in capitale umano e sociale, in infrastrutture di comunicazione tradizionali (trasporti) e moderne (ICT) sostengono la crescita economica e un’alta qualità della vita, con una gestione sostenibile delle risorse naturali e attraverso

una governance partecipata”, forse possiamo pensare di avvicinarci a qualche ipotesi di soluzione delle questioni aperte dal progetto “Città dei bambini”. Infatti, le Smart Cities, almeno sulla carta, offrirebbero molteplici strumenti in grado di rendere la città più vicina al cittadino attraverso soluzioni in grado di soddisfare le esigenze di adulti e bambini, supportando anche il cambiamento culturale di cui si è detto sopra. Ma questo avviene davvero? E in quale misura? L’impressione, almeno quella che come gruppo di ricerca ci siamo fatti analizzando circa 250 progetti, è quella di soluzioni e applicazioni che rispondono a bisogni urbani legati principalmente alla sostenibilità ambientale o alla mobilità, con scarsa presenza di una solida governance e, meno ancora, di principi di condivisione e di partecipazione dei cittadini. Per questo condividiamo l’espressione utilizzata da Claudio Forghieri, Direttore Area Smart City di Forum PA, che dice: “Non si crea una Smart City senza Smart People”. Che fare allora. Direttamente sul fronte “bambini” o meglio “cittadini più piccoli” molto è possibile nelle aree della salute e del benessere, del verde e della mobi-

lità, del gioco e del tempo libero. Si tratta di prime indicazioni per un lavoro di approfondimento e ricerca che veda coinvolti l’Ente locale e l’Università con l’affiancamento di qualche azienda illuminata e disposta a investire in un mercato diverso. Le relazioni pubbliche, dal canto loro, possono svolgere funzioni di regia e di coinvolgimento di soggetti compatibili tra loro per lo sviluppo di una strategia realmente operativa, mentre la comunicazione ha l’importante ruolo di garantire modelli di informazione fortemente ancorati alla didattica civica e tesi a favorire un dialogo a due vie sempre più trasparente. Per concludere vorremmo sottolineare e proporre con forza il ruolo del bambino come parte attiva della costruzione di una Smart City e, contemporaneamente, la funzione della tecnologia come elemento abilitante della “Città dei Bambini”. La nuova sfida è rappresentata dal tentativo di “urbanizzare le tecnologie”, ovvero renderle effettivamente utili ai nuovi bisogni urbani non dimenticando che rimane ugualmente fondamentale ipotizzare momenti di “sottrazione tecnologica” se la tecnologia non apporta reali vantaggi.

Relazioni pubbliche  

magazine della Ferpi, Federazione delle Relazioni pubbliche italiana

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