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professione Il convegno dalla laurea, lavorano nell’87% dei casi contro la media nazionale dell’82%. Nota dolente: la precarietà (che coinvolge ancora il 33% dei laureati, occupati con contratti a tempo determinato o di collaborazione, contro una media nazionale del 24%) e stipendi non elevati”.

sui giovani e ad aiutarli nei percorsi di inserimento lavorativo”. E spesso hanno, secondo Roberto Antonucci, Presidente della Commissione Ammissione e Verifica Professionale Ferpi, Docente in Comunicazione, difficoltà nell’inserirsi nel mondo del lavoro. “Università e percorsi formativi procedono a marce troppo diverse. E’ un fatto che le Rp non siano più una leva ancillare del marketing ma una disciplina ‘guida’ del sistema comunicazione. Ferpi dovrebbe oggi rilanciare il progetto Endorsement/Università di Emanuele Invernizzi che riverberava prestigio sulla Federazione e contribuiva a qualificare i contenuti didattici a vantaggio di studenti e docenti”. La tavola rotonda moderata dalla giornalista Federica Gentile sul tema Una sfida per il futuro dei giovani, dialogare per superare la crisi, si era aperta con l’intervento

introduttivo di Andrea Cammelli, Presidente AlmaLaurea che è partito dai dati relativi ai laureati in Italia, con un focus su quelli che conseguono un titolo accademico nelle discipline delle scienze della comunicazione. “Ciò che fa la differenza nella possibilità di uscita dalla crisi del paese in un ruolo competitivo nel contesto internazionale è la consistenza e la qualità del capitale umano. Purtroppo, nel nostro Paese soltanto 29 giovani su 100 riescono a laurearsi”. Se è vero che ricerca è uguale a sviluppo e sviluppo è uguale a occupazione, obiettivo prioritario è investire di più e in modo più efficiente in formazione e ricerca, come fanno tutti i paesi più avanzati. Occorre facilitare l’innesto nelle imprese, nella pubblica amministrazione, negli studi professionali, di alte competenze. I laureati del 2004 in Scienze della Comunicazione, a cinque anni

La destinazione funzionale dei laureati in comunicazione

Il ruolo della formazione Del ruolo fondamentale della formazione ne sono convinti anche Mario Morcellini, Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale, Sapienza Università di Roma che ha sostenuto come “soltanto l’Università oggi può svolgere il ruolo di cantore dell’universo giovanile” e Gustavo Piga, economista responsabile dell’offerta master al Dipartimento di studi sull’Impresa di Tor Vergata , che ha affermato “Come uno studio professionalizzante fortemente intessuto di relazioni con imprese e manager sia oggi davvero la chiave di volta nel passaggio al mondo del lavoro da parte dei giovani universitari”. Dalla ricerca sugli studenti risulta ancora un dato positivo, come ha dichiarato Barbara Mazza, Sapienza Università di Roma - Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale: “I nostri giovani sono intraprendenti, consapevoli e attivi. Altro che choosy! E sono soprattutto giovani donne: il 71% sono donne, e il 50% ha meno di 25 anni”. E i giovani, cosa ne pensano? Secondo Luca Spampinato, Presidente di ALET - Associazione Laureati Economia Tor Vergata, “le Associazioni studentesche sono uno straordinario strumento di connessione tra laureandi e imprese e come tali debbono essere sfruttate dagli studenti”, oltre a rivestire, nel caso delle associazioni professionali come Ferpi un “ruolo fondamentale per avviarsi al lavoro”, come ha dichiarato Federica Carini, Delegata Uniferpi Lazio.

L’engagement del capitale umano La comunicazione, la formazione, la scoperta di talenti, il fiorire di competenze nascoste o inconsapevoli, la fidelizzazione del proprio capitale umano, contaminano di positività l’ambiente di lavoro, rafforzano il senso di appartenenza e la condivisione dei valori. Se ne è discusso in un convegno a Milano cui ha preso parte Daniele Salvaggio. Riconoscere, formare e valorizzare il capitale umano: questo in sintesi quanto è emerso dal workshop organizzato a Milano da Imprese di Talento (www.impreseditalento. com) che ha visto coinvolti importanti rappresentanti del mondo delle

ficoltà, aggiungerei anche diffidenza, nel comunicare internamente i propri progetti, nel promuovere idee e comportamenti innovativi, spesso si comunica pocao e male. E’ importante invece costruire un tessuto comunicativo che primo di tutto informi le persone sulle politiche adottate dalla loro azienda, sui progetti in working progress, sugli obiettivi e medio lungo termine, questo permetterebbe loro di costruire e/o consolidare una propria vision di carriera e di valorizzazione dei propri talenti. In secondo luogo sarebbe utile, prima di tutto per l’impresa stessa, adottare politiche incentivanti e motivazionali verso i dipendenti attraverso lo sviluppo di spazi creativi e di comu-

il convegno a Milano

imprese e delle università. La formazione e l’engagement assumono oggi una valenza strategica, soprattutto per le piccole e medie imprese, dove l’imprenditore è spesso l’unico decisore della sua azienda, deve aver una vision manageriale, aprirsi alle innovazioni e allo sviluppo ma deve anche saper riconoscere i valori e le capacità dei suoi dipendenti, premiarli e supportarli nel loro percorso di crescita e di evoluzione professionale. Fiducia, dialogo e senso di appartenenza sono stati più volte citati come colonne portanti nel rapporto tra organizzazione e persone: chiunque inserito in un contesto lavorativo necessita di stimoli e di gratificazioni che passano certamente attraverso politiche di benefit e di incentivi, il cosiddetto welfare aziendale, ma necessariamente devono riguardare anche iniziative di carattere formativo e di valorizzazione delle competenze, elemento questo molto importante in termini di una polivalenza professionale che introduce il concetto di job rotation. In tutto questo la comunicazione che ruolo ricopre? “ A mio avviso - spiega Daniele Salvaggio, owner di Imprese di Talento e organizzatore del workshop - la comunicazione interna è da considerarsi strategica e determinante, anche se non sempre è così, nelle politiche di sviluppo aziendale e di corporate brand identity. All’interno delle aziende vi è ancora molta dif-

nicazione social, per permettere di raccogliere suggerimenti, proposte e progetti pensati ad hoc per lo sviluppo dell’azienda. Le people survey, gli assessment, i team building e i percorsi di engagement&sviluppo più in generale, sono strumenti in grado di riconoscere le evoluzioni professionali dei propri dipendenti e costruire insieme a loro un’organizzazione sempre più in linea con quanto oggi è necessario, anche per il perdurare di una congiuntura negativa, fare in termini di sostenibilità: le proprie persone al centro”. Per rispondere alla domanda "le persone come spread?" posta all’inizio del workshop si potrebbe affermare che il successo di un progetto, di un'idea, di un servizio, di un prodotto, di un'organizzazione più in generale, è sempre più legato alle persone che ne fanno parte o si sentono parte di esso. Ciò che conta è risvegliare i cuori pulsanti della creatività, volano per produrre idee e profitti e per rafforzare la corporate brand identity. La comunicazione, la formazione, la scoperta di talenti, il fiorire di competenze nascoste o inconsapevoli, la fidelizzazione del proprio capitale umano, contaminano di positività l’ambiente di lavoro, rafforzano il senso di appartenenza e la condivisione dei valori, favoriscono flessibilità e mobilità volontaria e, non ultimo, fanno produrre di più e più volentieri. Questo è quello che crede e vuole trasmettere Imprese di Talento.

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Relazioni pubbliche  

magazine della Ferpi, Federazione delle Relazioni pubbliche italiana

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