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Opera di Paolo Curto

Anno VI N.22 2010 - Spedizione in Abb. Post. - 45% - Art. 2 comma 20/b legge 662/96

Mensile di portualità, spiagge, sport, trasporti, viaggi e cultura mediterranea

€ 2,00

EROS E SIRENE DEL MARE DI SARDEGNA

N.22

LE COSTE PIÙ BELLE D’ITALIA - PIÙ PORTI PER L’ISOLA - QUEL MASCALZONE DI ONORATO SURF E REGATE: LE COMPETIZIONI PIÙ AVVINCENTI - LA MIA INDIMENTICABILE ESTATE


Giornale di bordo de campione”) è sempre accanto al pc. C’è dentro il gusto della sfida e l’amore grande per il mare. PIU’ PORTI, PICCOLI, IN SARDEGNA I diportisti, come i golfisti, amano girare per nuove sfide e nuovi campi. La Sardegna ha un’incantevole sviluppo costiero, ma pochi sono gli approdi. Via Mare, anche con gli scritti del presidente dell’Unione Cantieri Italiani Albertoni, ha più volte invocato una M. Lastretti

Giorgio Ariu Direttore di Via Mare LE COSTE PIÙ FASCINOSE

E’ il viaggio Via Mare più inebriante che ci possa capitare. Lungo la costa di Baunei, tra bastioni e falesie calcaree, dove l’occhio s’incanta per quell’altra caletta da fissare per sempre, dove Cala Elune e Cala Sisine ti fanno pensare all’Immenso. Signore e signori del mare, amici del vento, qui stiamo attraversando il litorale più fascinoso di tutta la penisola italiana. Per raccontarvelo Alan Balzella lo ha vissuto mille e una volta e dalle sue pagine non stupitevi se emergono i colori delle acque e i profumi del ginepro che spunta prepotente tra le rocce sino a Capo di Monte Santo. Fermatevi per raccogliere i silenzi e la magia di Cala Mariolu eppoi sulla baia di Goloritzè immergetevi per celebrare quest’isola che non ha eguali al mondo.

IL MITO DELLA VELA Carlo Rolandi ha fatto la storia della vela italiana e con il mitico Agostino Straulino ha conquistato allori e medaglie in tutto il mondo. Della vela è giudice internazionale e Presidente Onorario – in Federazione - . E’ innamorato della Sardegna e veleggia ancora dalle nostre parti. Assieme abbiamo ricordato le gare estreme del più grande timoniere della vela azzurra. Al Mito, al compagno di tante conquiste ha dedicato uno strepitoso libro “Straulino, con la vela nella storia”. Una copia per Via Mare (“per la dolcezza delle parole dedicate al gran-

doppia carta vincente che debbono calare i nostri amministratori regionali. PENELOPE E’ GIRAMONDO Il viaggio anche a Teatro. Sulla scena c’è Caterina Vertova, immersa nel mare cupo delle perdite, del dolore delle sconfitte e della consapevolezza del cinismo predatore dell’Uomo che vuole guerra, senza pietà. E gira, convincente, in cerca di un nuovo equilibrio. In cerca della libertà. Il canto per Ecuba attraversa i mari, attraversa la Storia, da Troia ai giorni nostri. Viaggiare, si e comunque. Anche in sogno. Anche per prepararsi a raccontarlo il viaggio. Belli e suadenti i carnet de voyage, ricchi di emozioni, tra la parole e la fotografia o il disegno, per allenare gli occhi dei turisti, spesso distratti, ad acchiappare tutto. Così è nata la Summer School della Scuola di viaggio nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e scopri che a frequentarlo sono quasi tutte donne. Penelope non aspetta più Ulisse, è giramondo.

Ugo Cappellacci Governatore della Sardegna Caterina Vertova

Anton Francesco Albertoni Presidente UCINA Confindustria portualità diffusa per assecondare la vocazione turistica dell’isola. Più porti, piccoli, come quella bomboniera di Santa Maria Navarrese, come attrazione per un turismo poco impattante e risorsa certa per l’economia dell’isola, da affiancare ad una rete diffusa di campi da golf: questa può essere la

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PORTF


FOLIO/ PORTFOLIO/ A PORTOCERVO, LE TRASPARENZE E I RIFLESSI DEL MARE, L’EROTISMO DELLA SIRENA NELLE OPERE DI PAOLO CURTO AL BAGAGLINO


Maurizio Artizzu

più porti PIÙ TURIS


Carloforte,LABANCHINA

ESCLUSIVA ANTICIPIAMO LE LINEE STRATEGICHE DI UNA LEGGE PER POTENZIARE LA PORTUALITÀ IN SARDEGNA

SMO

Si riprende il discorso su portualità, turismo, ambiente e in prima linea troviamo ancora i Riformatori di Massimo Fantola, con una nuova proposta di legge volta a completare e potenziare quanto già l’isola possiede e ad incrementare l’importanza del turismo tra le attività economiche della Sardegna. Via Mare ha voluto approfondire, attraverso un incontro con lo stesso leader regionale del gruppo, punti ed effetti di questa nuova proposta di legge. Iniziamo dagli obiettivi principali che la proposta si pone e partiamo dai numeri. La proposta di legge ha l’obiettivo di completare e potenziare le infrastrutture turistiche attraverso due interventi principali che vanno a costituire il nucleo centrale della legge. Il primo prevede infatti che si arrivi a 24-25 mila posti barca con un incremento di 5 mila posti barca ottenuti dal completamento delle attuali infrastrutture, e il secondo prospetta 3-4 mila nuovi posti barca attraverso la realizzazione di 10 nuovi porti. In che modo sono state individuate le aree in cui far sorgere questi nuovi porti? Innanzitutto va precisato che questa legge nasce dall’idea di una “programmazione leggera”, cioè da progetti che hanno origine nelle singole realtà comunali e dagli imprenditori. La Regione si limiterà ad indirizzare ma non decide direttamente la collocazione dei singoli porti. Chi decide è il mercato sulla base dei piani industriali che garantiscano la fattibilità, l’efficienza e la produttività dei singoli porti. Da cosa ha origine l’idea di questa legge? È una proposta di legge che nasce da un’impostazione dei Riformatori che puntano sullo sviluppo della Sardegna e di un’economia legata all’ambiente e al turismo. Siamo sempre stati convinti che dovrebbe crescere in maniera prepotente l’importanza del turismo nella formazione del prodotto interno lordo. Quali effetti vorrebbe avere questa nuova legge? Si propone tre finalità in particolar modo: la prima l’incremento del turismo, a seguire la destagionalizzazione del turismo, la terza l’espansione di un turismo delle aree interne. Per il primo è semplice comprendere come si realizzerà: i nuovi porti saranno localizzati in posizioni strategiche per consentire un vero percorso nautico intorno all’isola e per aumentare la sua appetibilità da parte di questa fetta di turisti. Quali sono le zone strategiche individuate? Si tratta di otto grandi macro-aree dove si pos

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Maurizio Andrea Artizzu Mura


sono realizzare i porti, laddove esistano già le infrastrutture turistiche, affinché la rete dei porti sardi vada a creare maglie sempre più fitte. La proposta prevede un porto nella costa nord occidentale, uno in quella nord orientale, due nella costa orientale, uno nella costa sud orientale, due in quella sud occidentale, tre in quella occidentale. Sono queste, come già accennato, le zone in cui comuni e imprenditori possono portare progetti. Arriviamo al secondo obiettivo, la destagionalizzazione del turismo. In che modo si può arrivare ad ottenere questo risultato? Quello del turismo fuori stagione è un obiettivo che ci siamo sempre posti tra studi del settore e convegni. È assurdo continuare a pensare ad un incremento del turismo solo sulla base del numero di ombrelloni che vediamo nel mese di agosto nella Spiaggia del Riso. Sappiamo di avere un mare bellissimo, ma anche di possedere l’80% di strutture turistiche che lavorano per un massimo di 90 giorni l’anno e per il resto sottutilizzate o inutilizzate. Questa proposta di legge si trova in linea con precedenti iniziative già proposte miranti al medesimo obiettivo: per esempio quella del golf. Creare impianti capaci di attrarre il flusso di utenza in cerca di parchi praticabili, potrebbe essere un volano per il turismo fuori stagione. Oppure la proposta per la continuità territoriale per i non residenti. Non è possibile che in un mese come aprile o ottobre costi di più venire in Sardegna di quanto non costi andare a Sharm El Sheik. Solo incentivando i non residenti a trascorrere le loro vacanze qui anche fuori stagione si può raggiungere l’obiettivo. Da considerare anche gli effetti sul piano occupazionale. Certo. Incrementando la portualità turistica e la presenza di turisti nautici, anche col rimessaggio delle barche nei periodi invernali o con la messa a terra, si creerebbe un buon flusso occupativo anche in quei periodi in cui il flusso turistico è minore. Il terzo obiettivo risulta apparentemente più slegato dal progetto sulla portualità. Sì certo, quello dell’incremento del turismo interno può sembrare non sia immediatamente collegato alla questione portuale. In realtà nei piani industriali di tutti i porti esiste la possibilità di mettere in collegamento il porto con la zona interna. Penso ad esempio alle zone minerarie, o alle zone adatte all’ippoturismo, al trekking, agli itinerari in bicicletta, a tutte quelle attività sportive alternative che in un’isola possono avere con più facilità buone strutture, collegamenti e maggiore diffusione.

Alghero, Porto Conte 9


ECCO I BENI DEMANIALI CHE TORNERANNO ALLA REGIONE

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RIPRENDIAMOCI TUTTA LA

COSTA S

ono ben 134 i beni dismissibili che con il federalismo demaniale passeranno dallo Stato alle amministrazioni locali. Si va dagli isolotti di Caprera a La Maddalena, Fertilia e Muravera. Entro breve tempo la Sardegna si riapproprierà dei beni vicini alle proprie coste (e non solo) e potrà gestirli secondo nuove esigenze e nuovi progetti. Si tratta di un passaggio tecnico già previsto dalla legge 14 dello Statuto dell’isola che permette a Regione, Province e Comuni di ottenere a titolo gratuito i propri beni, con l’obiettivo di una loro valorizzazione o una loro vendita, a patto che l’introito venga destinato a colmare il debito pubblico. Per farci un’idea di cosa interesserà le coste sarde, possiamo prendere in considerazione solo per Cagliari molti edifici a Calamosca e San Bartolomeo, ma anche le aree demaniali marittime di Su Siccu e La Plaia. Ancora nella zona di Sant’Anna Arresi abbiamo il reliquato di bonifica in località Su Giganti, a Muravera l’alloggio di Servizio di Capo Ferrato, un alloggio a Domus de Maria. Spostandoci verso l’oristanese, troviamo la baracca sulla strada di Torre Vecchia. Nella costa settentrionale si trovano invece il villaggio Karlic di Fertlia, la casermetta Padrongianos di Olbia-Loiri, l’ex aeroscalo Santa Cecilia sulla Olbia-Arzachena, una porzione dell’ex aeroporto Vena Fiorita, l’area di sedima nell’isola dei Gabbiani a Palau. A Porto Torres gli immobili della Guardia di Finanza e del Ministero di Grazia e Giustizia a Cala Reale nell’Isola dell’Asinara. Ci sono poi il bar della località Cala del Faro ad Arzachena e diversi immobili anche a La Maddalena: dal terreno e il fabbricato dell’ex batteria di Punta Tegge ai nove fabbricati che compongono la batteria Arbuticci sull’Isola di Caprera, la batteria

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Candeo e aree limitrofe a Punta Balena, gli isolotti vicino all’Isola di Caprera, la Guardia di Porto Palma e le aree limitrofe sull’Isola di Caprera. Come ha voluto sottolineare lo stesso presidente della Regione Ugo Cappellacci, «in gran parte dei casi si tratta di angoli suggestivi della nostra Isola che per troppo tempo sono stati sottratti alla fruizione pubblica. Convinti che la Sardegna possa trarre maggiori vantaggi dalla tutela di tali beni, vogliamo riaprire questi spazi al pubblico e destinarli a finalità pubbliche. Per ragioni storiche» – ha aggiunto – «questa possibilità finora è stata esclusa del tutto o fortemente limitata. Non vogliamo che ora sia preclusa per sempre». Insomma, col federalismo demaniale i beni torneranno ai loro legittimi proprietari, non per divenire oggetto di vendita - una vendita che procurerebbe vantaggi a lungo termine solo ai privati – ma per entrare a far parte di un nuovo piano di valorizzazione e tutela, le uniche modalità idonee alla creazione di opportunità di lungo periodo di cui tutta la Sardegna ha bisogno.

Sopra, una veduta aerea nei dintorni di Costa Rey.


SPECIALE/LA NAUTICA DA DIPORTO ITALIANA PRIMA NEL MONDO

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el 2009 abbiamo vissuto una crisi economica che ha messo a dura prova la capacità di tenuta di molte delle nostre aziende. Oggi, nonostante si intraveda qualche segnale di lieve miglioramento, sappiamo che il cammino da percorrere sarà ancora lungo e che ci vorrà ancora del tempo per recuperare i livelli produttivi passati e intraprendere la via della crescita. Nel primo trimestre 2010 il Pil dell’Italia è cresciuto dello 0,6% rispetto al 2009 con una performance migliore rispetto a Francia, Spagna e Gran Bretagna. Segnali positivi arrivano anche dall’export dove si è registrato, nel primo trimestre, una crescita delle esportazioni del 17,2%. Ciò dimostra la forza del nostro Made in Italy. Per quanto riguarda il comparto della nautica da diporto, per il 2009 avevamo stimato una contrazione contenuta in una forbice compresa fra il 27% e il 35% . Oggi, sulla base dalle prime elaborazioni dei dati consuntivi 2009, siamo in grado di confermarvi un calo complessivo, 2009 su 2008 del 30,5 %. In questo valore si registra una maggiore sofferenza dei comparti motori e componentistica , rispetto alla cantieristica. Siamo comunque convinti che al momento della ripresa economica, la Nautica da Diporto sarà uno dei settori con maggiori margini di crescita. Le nostre aziende hanno sempre saputo anticipare le tendenze di mercato e stanno tuttora investendo per meglio cogliere i primi segnali di ripresa. La nautica si è trasformata in questi anni da settore di nicchia a comparto industriale, un settore trainante e dinamico, che può ancora vantare una leadership mondiale con il 51,3% del portafoglio ordini, nel comparto delle grandi barche. Con oltre 3 miliardi di dollari di valore, l’industria nautica italiana si presenta al primo posto della classifica dei primi 20 paesi esportatori di yacht e barche da diporto nel mondo. Rispetto ad altri settori del Made in Italy, storicamente votati all’esportazione, la nostra quota di export si è ridotta ad oggi solo del 15%. La nautica è comunque al quinto posto, nella graduatoria dei prodotti che guidano la leadership del Made in Italy e che vede l’Italia primo Paese esportatore mondiale, come recentemente certificato da una ricerca del-

la Fondazione Edison. L’innovazione di prodotto e di servizio si stanno rivelando determinanti, accompagnate dalla volontà delle nostre aziende di investire sul territorio italiano, oltre a puntare sull’individuazione di nuovi mercati di sbocco. Le iscrizioni già raccolte per la 50ª edizione dimostrano come il prossimo Salone Nautico Internazionale rafforza la sua leadership: a ottobre ci saranno le aziende, le barche e i visitatori del più importante appuntamento del settore. Ma a ottobre è rimandata anche la politica, come accadeva una volta a scuola, con chi non raggiungeva la sufficienza. Lo scorso anno - all’Assemblea straordinaria della nautica convocata proprio in apertura del nostro Salone - abbiamo avuto tre ministri ai quali abbiamo presentato il “Piano generale per la nautica”, che avrebbe attratto 3 miliardi di euro di investimenti privati. “Dobbiamo farlo subito” – concludevo allora nel mio intervento – “Dobbiamo andare all’attacco, innovare, in tutti i campi, anche sui temi fiscali. Questo è un settore che ancora una volta vuole mettersi in gioco, ma ha urgente bisogno di una politica per la nautica”. Tuttavia, dopo 9 mesi, la riforma della legge 84/94 sui porti attende ancora il parere della Conferenza delle Regioni per proseguire il cammino parlamentare, mentre non abbiamo avuto alcuna risposta sulla linea di azione di Italia Navigando e la ridefinizione dei canoni demaniali e’ rimandata alla realizzazione del federalismo.La riforma delle aree marine protette è stata incardinata al Senato, ma muove troppo lentamente i primi passi dell’iter parlamentare. Sono stati aperti i tavoli tecnici per aggiornare il Regolamento di attuazione del Codice della Nautica e il decreto sui titoli professionali e un altro per creare un esame unico nazionale a quiz per la patente nautica, ma sono tutti da concludere. Poi si è aggiunta la questione oggi più attuale - per non dire drammatica - perché ha messo in difficoltà il nostro Paese sui mercati internazionali del noleggio dei grandi yacht. Mi riferisco alla mancanza di norme e interpretazioni certe sugli aspetti fiscali e doganali che spinge i broker a far partire le unità da paesi esteri – in primo luogo la Francia – regalando a loro i benefici fiscali e il rilevante indotto, proprio come avveniva prima dell’introduzione del leasing nautico italiano. Leasing – è solo il caso di ricordarlo – che in soli 5 anni ha portato 800 milioni di IVA nelle casse dell’erario italiano, denari altrimenti incassati all’estero. Lo scorso anno annunciammo la nuova circolare dell’Agenzia delle Entrate, alla quale oggi, unitamente ai loro colleghi delle Dogane, chiediamo lo stesso pragmatismo e rapidità allora concretamente dimostrati. A riprova che quando si vuole si possono dare risposte in tempi brevi, vorrei ricordare: •Il risultato politico raggiunto con l’estensione del Decreto incentivi anche alla Nautica; •L’inserimento nel disegno di legge sulla Semplificazione, approvato in poche settimane alla

port

GENOVA, IL SALONE NAUTICO Camera, di tre norme: - l’applicazione delle procedure amministrative del Codice della Nautica a tutte le navi da diporto, anche quelle che esercitano attività di noleggio o sono iscritte al Registro Internazionale, - lo snellimento delle procedure dei trasporti eccezionali, - la cancellazione dell’inutile licenza edilizia per i pontili galleggianti – assorbita dalla conferenza dei servizi. Confidiamo ora nella rapida approvazione al Senato. Lo stesso può dirsi per l’Amministrazione e il Comando Generale delle Capitanerie di Porto, che con una semplice circolare che semplifica le formalità portuali delle navi adibite a noleggio ha intanto risolto alcuni problemi inerenti queste unità, senza bisogno di norme di legge. In conclusione, l’industria nautica italiana ha dovuto fare i conti con le difficoltà del momento ma ha saputo trovare in sé stessa la forza per superarle. La politica, a sua volta, non può farsi imbrigliare dai facili qualunquismi: questa non è l’industria dei ricchi esattamente come la moda non e’ l’industria dell’effimero, sono invece entrambe fra i pochi pilastri economici su cui il Paese può puntare per rilanciare la sua economia.

ecco q


rti & barche

La fondazione Edison ha rilevato nello studio presentato pochi mesi fa come l’industria nautica sia la quinta forza dell’export, appena dopo il calzaturiero. Per questo la politica deve avere il coraggio di guardare oltre e darci gli strumenti per continuare a essere leader nel mondo. In mezzo secolo la nautica italiana ha dato fama mondiale a Genova con il Salone Nautico Internazionale, il più grande ed autorevole in tutto il panorama fieristico globale. I dati della 49° edizione del Salone Nautico e le iscrizioni già raccolte per la 50° , dimostrano come la Comunità Nautica Internazionale consideri il Nostro Salone il miglior strumento per il rilancio della propria leadership.

Ecco alcuni dati della prossima edizione: Gli espositori sono 1.400 Di cui internazionali il 36% Le barche esposte saranno 2.300, delle quali in acqua 500 Le barche inferiori ai 10 metri sono il 60% del totale Le novità esposte saranno oltre 500 Una considerazione degna di nota è che fra queste le imbarcazioni sotto i 10 metri aumentano del 20% La variazione 2003 – 2010 delle voci che caratterizzano la manifestazione (espositori, visitatori, spazi venduti) registrano una variazione positiva di oltre il 35%, la migliore rispetto agli altri Saloni internazionali. Ma il Salone Nautico non è solo questo. Il Salone Nautico ha saputo accompagnare l’evoluzione delle abitudini e della cultura diportistica degli italiani. Infatti, oggi, non è solo vetrina espositiva della nautica, ma anche il momento per fare il punto sui valori in campo: per le imprese, per le istituzioni, per i buyer, per gli appassionati. Una grande vetrina per la produzione, un momento di verifica per le politiche di settore e un indispensabile indicatore di mercato. Tutto ciò grazie ad un’intensa attività organizzativa di convegni, seminari, tavole rotonde, eventi collaterali. *Anton Francesco Albertoni Presidente UCINA CONFINDUSTRIA NAUTICA

quanta ricchezza


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ungo 29,5 metri e con una stazza che si aggira intorno alle 395 tonnellate, il nuovo rimorchiatore della flotta Moby, chiamato Tommaso Onorato, è stato varato al Porto di Cagliari alla presenza delle massime cariche civili, religiose e militari. Il nuovo arrivato porta a venti il numero complessivo di rimorchiatori della famiglia Onorato, presente al gran completo alla cerimonia di inaugurazione. Costruito con le tecnologie più moderne e caratteristiche di altissima manovrabilità, «rappresenta un ulteriore passo in avanti in un’ottica di rinnovo e potenziamento della flotta Moby, sempre più all’avanguardia», afferma il presidente Vincenzo Onorato, «tanto da rendere la Divisione Rimorchiatori la seconda azienda in Italia nel settore del rimorchio portuale». La Rimorchiatori Sardi, questo il primo nome dell’azienda fondata da Achille Onorato, sin dalla costituzione ha perseguito una politica di sviluppo in sincronia con i cambiamenti dei traffici portuali della Sardegna, ottemperando a tutte le esigenze di servizio di rimorchio di cui, man mano, gli insediamenti industriali delle zone costiere sarde necessitavano. Nei primi anni ‘70 la flotta venne rimodernata con un implemento del numero di rimorchiatori. Col passaggio di testimone al figlio Vincenzo Onorato, la Divisione Rimorchiatori ha visto un ulteriore impulso nello spirito di innovazione, e ora garantisce servizio nelle zone portuali di Cagliari, Sarroch, Olbia, Porto Torres, Oristano, Arbatax, Portoscuso e Portovesme.

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IL VARO DI TOMMASO ONORATO NUOVO RIMORCHIATORE PER MOBY

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1. La famiglia Onorato al gran completo 2. Vincenzo Onorato, patron di Moby, con il comandante del nuovo rimorchiatore 3. Il vescovo di Cagliari, Monsignor Mani, benedice il “Tommaso Onorato” 4. Il rimorchiatore “Tommaso Onorato” finalmente all’opera. 5. Achille Onorato e fidanzata 6. Tutti presenti al varo, anche la Guardia di Finanza e la Marina Militare 6. Tommaso Onorato e Gianna Vinci 7. Il presidente Cappellacci con Onorato e Monsignor Mani

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Via alla bolina

I KIWI

che si allenarono con le cotolette di agnello S

i chiude il sipario sul Louis Vuitton La Maddalena. Hanno vinto “i soliti noti”, citazione d’obbligo per descrivere Emirates Team New Zealand, lo squadrone che arriva dalla Nuova Zelanda, che aveva vinto a Auckland e che da anni è il riferimento per sportività e lucidità atletica. Attorno al timoniere Dean Barker un sistema che ha dimostrato di funzionare. I capelli grigi e l’esperienza di Grant Dalton, uomo degli oceani, motivatore e aggregatore di squadre, sono diventati il solido riferimento del team. Sono ancora loro i più forti del mondo: i kiwi, i velisti che arrivano dalla Nuova Zelanda. La loro è stata una vittoria all’insegna della sportività che contraddistingue i grandi campioni, una vittoria nel puro spirito del Louis Vuitton Trophy. Sotto di 2 regate a zero, il team neozelandese ha trovato la grinta e la determinazione di ribaltare un risultato che sembrava ormai acquisito.


Sulla loro strada hanno incontrato un team nuovo, forte, di bandiera russa e timoniere polacco. La finale del Louis Vuitton Trophy La Maddalena è finita così: per tre punti a due Emirates Team New Zealand batte Synergy, finalista a sorpresa. Il cammino di Emirates verso la finale è fatto di un round robin finito al terzo posto e di una semifinale vinta per due a uno contro Artemis, il sindacato svedese gestito da Paul Cayard. Quello di Synergy è più complesso: round robin finito al quinto posto, quarti di finale vinti contro Mascalzone Latino Audi Team di Gavin Brady per due a uno, semifinale contro All4One di Jochen Schumann vinta per due a zero.

Ingaggio (Emirates-Artemide)


Il malefico estensore dell’articolo non può fare a meno di ricordare la prima bardana dei neozelandei nei mari sardi, in occasione della One ton cup del 1973 a Porto Cervo. Il team, capitanato da Chris Bouzaid aveva noleggiato un onetonner tedesco, lo Hann, ed era giunto in Sardegna con largo anticipo per studiare il campo di gara e adattarvisi. Lo sponsor, mr. Stephens, aveva fatto arrivare dalla patria due enormi colli di cotolette d’agnello, con le quali aveva ammorbidito i rappresentanti della stampa nautica mondiale ivi convenuti (...il giornalista, prima di tutto, mangia! Franco Belloni). Seguivamo tutti con occhio benevolo e affettuoso gli esercizi di questi ragazzoni e ne auspicavamo un successo onorevole in questo mare che, all’epoca, ammanniva

Artemide straccia lo spinnaker II

Artemide straccia lo spinnaker III

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Bolina

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soltanto maestrale a 40 nodi o maestrale a raffiche. Quando si entrò nel vivo della questione, durante la regata lunga, al largo dell’Asinara, Chris fece la pipì fuori bordo e ne seguì la traiettoria nel mare procelloso, con la conseguenza che i ragazzoni persero qualche ora per trovarlo e ripescarlo, a tutto vantaggio dell’ Ydra, di Marina Spaccarelli Bulgari, che grazie all’olimpionico ammiraglio Tino Straulino s’aggiudicò la gara La bella sorpresa è Synergy Russian Saling Team, la squadra condotta dal polacco Karol Jablonski e voluta dal senatore Valentin Zavadnikov e da un gruppo di amici imprenditori. Synergy ha lavorato bene, esprimendo una progressione che la colloca adesso tra i migliori. Non escono bene, purtroppo, le squadre italiane. La migliore per classifica è Mascalzone Latino Audi Team: partito forte ha incontrato sul suo cammino i russi. Azzurra e Luna Rossa sono nella parte bassa della classifica, in un posto che non può soddisfare i talenti imbarcati. Avranno tempo di rifarsi nei prossimi appuntamenti, a cominciare da Dubai. Fino alla prima poppa della terza regata della finale Karol Jablonski e il suo equipaggio hanno visto da vicino il successo nella grande impresa: erano ad un passo dalla vittoria storica contro l’equipaggio più forte del mondo. La realizzazione di un sogno, la porta

Ingaggio (Emirates-Artemide)

Ingaggio a boa

I Pisquiani, special guest


Bolina

aperta verso un futuro importante, la Russia finalmente nel circo massimo della vela. Jablonsky ha sostanzialmente vinto le prime tre partenze e stava conquistando tre punti in regate di vento debole contro Emirates. Però sotto quella boa del cancello di poppa sono affondate tutte le belle speranze di conquistare per un tre a zero secco la vittoria finale. La drizza del gennaker si è impigliata, la vela è rimasta su, senza alcuna intenzione di scendere. Con la coda dell’occhio il pozzetto di Synergy ha visto sfilare all’altra boa gli avversari e Dean Barker sempre più sicuro di sè che si arrampicava deciso verso la boa di bolina.


Onorata

PASSION U Vincenzo Onorato

no sport che ha sempre fatto dell’uomo il suo vero motore, una disciplina il cui motto è sempre stato nelle parole “citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte). Uno sport che come molti altri sta pian piano assecondando questo slogan facendo passare l’uomo in second’ordine in nome dell’esaltazione della tecnologia. Ma, fortunatamente, c’è chi, ancora, questa condizione di subordine non l’accetta pacificamente. C’è chi ancora rivendica il ruolo cardine dell’uomo dietro ogni vittoria, dietro ogni successo. Nella vela in primis, e nella sua manifestazione più antica, l’America’s Cup, più che mai. Si parla proprio di un italiano, Vincenzo Onorato, scelto come sfidante ufficiale da Oracle per la prossima Coppa America, nel 2013. Lui che darà il suo contributo


UOMINI DI MARE: QUEL “MASCALZONE” CHE SOGNA UN’ISOLA LONTANA CON POCHE BARCHE. MA PRIMA C’È LA SFIDA IN COPPA AMERICA

NE nella definizione delle nuove barche e della nuove regole, è un imprenditore napoletano, innamorato del mare nella sua semplicità e unicità. Lo esprimono al meglio proprio le sue parole prima di partire per la Nuova Zelanda, dove al Louis Vuitton Trophy lo avrebbe atteso una nuova disputa fino alla finale: “È così bello il caldo, il mare. Tra un po’ sarà anche il tempo di scegliersi un posto dove mi possa ritirare in pensione, un posto dove si possa pescare, un posto con pochi turisti e poche case”. Lui che annovera nel suo palmares velico molteplici successi nelle più importanti regate, tra cui sei vittorie ai Campionati del mondo, tre nella classe Farr40, IMS, Mumm30, Sardinia Cup ISAF Offshore Team World Championship la Giraglia, lui che nel 2007 è stato nominato Velista dell’anno, non ha certo perso di vista le ragioni più forti del suo amore per la vela. Riflessivo ma senza mai prendersi troppo sul serio, ci offre un suo profilo perfetto attraverso la

stesura di uno scambio con la sua coscienza, “Floyd Frugo, l’amico notturno che non vedevo dalle notti di Auckland del 2002”, scrive. Basta il suo ritratto per comprendere tutta l’ironia che lo genera: “basso, brutto eppure sempre felice. Ma come cazzo fai?”, gli domanda. “È la beata incoscienza del giorno prima, prima che il domani sia l’oggi e l’oggi l’ansia di un nuovo domani”. Quell’incoscienza che, se a parlare così è il suo compagno di viaggi, probabilmente è uno dei segreti che lo conduce ad ogni successo. Quell’incoscienza che insieme a passione e determinazione ci fa riscoprire, ancora una volta, la dimensione umana che si cela dietro ogni disputa agonistica e sportiva.

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superya AL TOP NEL MEDITERRANEO L

a “Loro Piana Superyacht Regatta 2010” si è conclusa oggi con la vittoria dello scafo maltese Ganesha. La flotta dei 28 superyacht iscritti alla competizione organizzata dallo Yacht Club Costa Smeralda è stata suddivisa nelle categorie Performance e Cruising a seconda delle peculiarità agonistiche o crocieristiche degli scafi. La classifica overall dopo due prove vedeva in testa Indio per i Performance e Ganesha tra i Cruising, ma il calcolo dei rating tra i due scafi ha sancito la superiorità del team di Ganesha. Tagliato lo start line di fronte a Porto Cervo, la flotta ha puntato verso ovest e attraversato lo Stretto fra Capo Ferro e l’Isola delle Bisce fino al Golfo delle Saline davanti al Golfo di Arzachena. Costeggiando il versante est di Caprera, hanno puntato in direzione dell’Isola dei Monaci fino all’ultimo tratto di fronte al Golfo del Pevero. A trionfare nella regata di oggi sono stati Ganesha e Indio nelle rispettive divisioni.

Entusiasta il commento di Pier Luigi Loro Piana: - Nonostante il vento sia stato incostante, troppo generoso o troppo avaro, la regata si è dimostrata ancora una volta la formula giusta per mettere a confronto la categoria dei superyacht e incentivare il meraviglioso sport della vela. Il campo di regata di Porto Cervo è eccezionale – ha aggiunto Loro Piana – e questa manifestazione non ha eguali in tutto il Mediterraneo. Nel corso della cerimonia di premiazione in Piazza Azzurra sono stati consegnati i numerosi riconoscimenti speciali previsti per questa edizione, tra cui l’IMA Trophy all’armatore di Unfurled, premiato per il miglior risultato tra i soci dell’International Maxi Association, e il Wally Trophy a Indio. I primi tre classificati per il Trofeo Southern Wind sono stati Farewell, Southern Star e Whisper, mentre Salperton si è aggiudicato il Fitzroy Race Day.

Maschiacci molto griffati su Farewell

La Sudade in bolina

Il Lasco I prodieri


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“LORO PIANA SUPER YACHT REGATTA 2010” IN COSTA SMERALDA


ALLA SCOPERTA DELLE COSTE PIÙ BELLE D’ITALIA

A BIDDEROSA È NATA VENERE Per molti è candidata ad essere la più bella zona costiera di tutta Italia: con le sue piccole spiagge, le cale, le pareti a picco sul mare, guglie e pinnacoli di roccia, le grandi spelonche, il Golfo di Orosei si conferma nel tempo un luogo sempre carico di fascino e di mistero, che nasconde sempre nuovi angoli da scoprire. Può essere considerata la zona ideale anche attraverso cui diffondere una nuova idea di turismo in Sardegna, un turismo che non concepisce solo il mare come unica destinazione, ma che fa di quello montano-marittimo il vero percorso per poter apprezzare in toto la nostra isola. Lo scenario più caratteristico di questa costa sono infatti le ripide pareti calcaree. Le cale nascono spesso da strette gole, incassate fra le montagne, che penetrano fino all’interno. Ampie distese di boschi di lecci e ginepri secolari circondano i sentieri che dall’entroterra conducono fino

al mare, segnando itinerari d’incanto, dove i soli rumori che rompono il silenzio sono quelli delle aquile e dei falchi che abitano queste montagne, e dove i soli segni lasciati dall’uomo sono quelli provenienti da un mondo antico che dà la sensazione di essere ancora incontaminato. Lo sanno bene non solo le migliaia di turisti che da tutta Europa, ormai, scelgono questi luoghi come meta privilegiata, ma lo dimostrano anche le numerose manifestazioni che di recente sono volte alla diffusione di questo nuovo concetto di turismo, quali la stessa iniziativa dell’Ente Foreste che proprio sul Golfo di Orosei, per la precisione a Bidderosa, ha scelto di collocare la sua ultima tappa di Foreste Aperte. Nessun luogo sarebbe stato più adeguato di questo per una calda giornata di preludio alla stagione estiva, se non la più bella delle tre foreste costiere gestite dall’Ente. «È qui che è nata Venere – afferma lo stesso Salvatore Paolo Farina, presidente dell’Ente – Sono sicuramente legato a questi luoghi da ragioni prima di tutto affettive, visto che io e questa foresta siamo nati e cresciuti insieme, ma non si può negare che non è uno scenario usuale quello che qui è possibile trovare: una foresta che termina sulla spiaggia, una pineta che sulla sabbia ha inizio e sale fino ai 500 metri di Monte Urcatu, dove spiccano i resti del nuraghe su cui ancora oggi è costruita la vedetta». Uno scenario incantevole da qualsiasi prospettiva si scelga di fruirlo: proprio da qui su,


la distesa di un mare azzurro, cristallino di fronte, e sui lati i due laghi del parco oasi di Bidderosa, Sa curcurica da una parte e il laghetto di Bidderosa dall’altra. Tutto intorno, la foresta di oltre 1000 ettari, prevalentemente ricoperta da pini domestici e d’Aleppo, cui si unisce tutta la vegetazione spontanea di sughera. Leccio, ginepri e palme nane che costeggiano i sentieri. Non è un caso che questa zona costiera sia divenuta area protetta, soprattutto le cinque cale caratterizzate dal suggestivo susseguirsi di rilievi granitici con ginepri secolari che incorniciano l’azzurro del mare e sublimi scorci del litorale di sabbia bianca. Ogni cala è di sabbia finissima color grigio, contornata da rocce rossastre ai lati ed ognuna si conclude con alle spalle le distese di ginepri e in alcuni punti i pini. Fioriture di gigli selvatici profumati costellano l’arenile. Un evento come Foreste aperte, con le sue escursioni, i suo i gruppi didattici, la realizzazione di parchi “avventura” alla Indiana Jones per esplorare le foreste dall’alto, non ha fatto altro che inaugurare una nuova stagione di interesse per quelle risorse ancora meno note, soprattutto per noi sardi, dal momento che persino il New York Times ha omaggiato quest’oasi come una delle più belle al mondo. Il segreto? Maggiore sarà la tutela, maggiore saranno le persone a voler venire a visitare l’oasi. Una politica che si sta rivelando vincente visto il raggiungimento di obiettivi di carattere sociale, come la maggior occupazione, e ambientale, vista un’ineguagliata difesa delle spiagge che pongono Bidderosa come modello da imitare.


Pipi Surfaction

Estate Wi nella spiaggia dei centomila

O

rganizzato egregiamente dal Windsurfing Club Cagliari, dal 6 al 10 luglio è andato in scena il “Campionato Formula Windsurfing European Festival 2010”. Cinque giorni di emozioni in acqua e divertimento a terra, tra il campo di regata situato di fronte all’Ospedale Marino e la sede del Circolo a Marina Piccola.

Diversi gli atleti provenienti da tutto il mondo, Brasile, Australia e Paesi dell’Est Europa su tutti, autori di grandi battaglie agonistiche. Il caldo torrido e il poco vento hanno in assoluto dominato la scena durante tutta la manifestazione, comunque svoltasi regolarmente lungo tutte le regate previste. Marco Begalli (ITA 415), 44 primavere alle

spalle, ha vinto la competizione mettendosi dietro atleti ben più giovani e con tanta fame di vittorie. Vittorie che Marco ha ottenuto in lungo e in largo nella sua carriera, ma che ancora oggi gli danno la spinta per continuare con forza e determinazione. E per noi sardi, anche l’orgoglio di ammirarlo con i colori del Windsurfing Club Cagliari indosso.


Windsurf

Secondo tra gli italiani, e quarto assoluto, l’amico e personal trainer di Begalli, Giuseppe Pugliese (ITA 60), autore di una prova superlativa durante tutta la manifestazione, questa volta gratificante non solo per la vittoria del “suo” atleta ma anche dal punto di vista personale. Decimo un altro italiano esperto, Arcangelo Delogu che, all’età di 52 anni, è dotato di una tecnica eccellente che lo ha portato ad ottenere questo prestigiosissimo piazzamento. Festa finale con una regata notturna cui hanno preso parte i soci del Circolo e tutti gli atleti in gara: poco vento ma tanto, tantissimo divertimento.


PRIMO TROFEO DAVIDE BEVERINO

UNA VITTORIA dal sapore speciale ANDREA BEVERINO HA VINTO IL TROFEO INTITOLATO AL FRATELLO SCOMPARSO TRAGICAMENTE UN ANNO FA IN UNA DUE GIORNI CHE OLTRE ALL’AGONISMO HA FATTO SPAZIO ALLA MEMORIA DI UNO SPORTIVO LEGATO INDISSOLUBILMENTE ALLA SARDEGNA.

S

i è svolto nella acque cagliaritane del Poetto il “Primo Trofeo Davide Beverino”, dedicato al giovane windsurfista scomparso poco più di un anno fa in una battuta di pesca proprio nel Golfo di Cagliari. Il fratello Andrea, altro campione di questo sport, è giunto primo al traguardo, ottenendo una vittoria doppiamente importante. Entrambi adottati dalla Sardegna e da Cagliari in particolare, i fratelli Beverino hanno sempre avuto un forte legame con l’isola. Il Windsurfing Club Cagliari li ha resi parte integrante del circolo e loro si sono perfettamente inseriti nelle attività, ricoprendo anche il ruolo di maestri per i ragazzi juniores. L’appena sufficiente vento non ha aiutato il perfetto svolgimento della manifestazione, articolata quindi su un’unica sessione. Lo spettacolo non è comunque mancato, e Andrea Beverino (ITA 3) ha condotto una gara impeccabile dal punto di vista tattico, lasciando tutti gli avversari alle spalle, persino il pluricampione Marco Begalli. Buona, anzi ottima, la prova del giovane juniores cagliaritano Maurizio Farigu (ITA 189), giunto quarto nella classifica assoluta. Una prima edizione del Trofeo ampiamente riuscita, sia in acqua per i valori espressi dagli atleti, sia a terra per il significato che la manifestazione aveva. Due giorni di sport e solidarietà, cose comuni nel mondo del windsurf.


C

orreva l’anno 1535 quando l’imperatore di Spagna Carlo V decise di organizzare una spedizione militare contro i barbareschi che rendevano infide le acque del Mediterraneo. I barbareschi, corsari musulmani sostenuti dai turchi, a partire dagli inizi del XVI secolo, si erano insediati lungo le coste dell’Africa settentrionale ove avevano posto le basi delle loro flotte. Nel giro di pochi anni si erano impadroniti di Algeri, Tunisi e Tripoli, avevano rovesciato le antiche dinastie regnanti e dato vita a vere e proprie città-stato formalmente dipendenti dall’Impero Ottomano ma in realtà organizzate in modo del tutto autonomo e dedite esclusivamente alla guerra da corsa. L’attività principale dei barbareschi infatti consisteva nell’assalto alle navi cristiane e nelle spedizioni lungo le

Le case vennero saccheggiate e i campi arsi. I corsari torturarono un prete e violentarono molte donne (tra cui la bellissima Sofia Bonorcili). Quindi si prepararono a correre su Mogoro, Pabillonis e San Gavino ma un violento temporale salvò quei villaggi dalla sventura. Va anche detto che in questo periodo non furono pochi i sardi che, rinnegata la fede cattolica, abbracciarono la religione musulmana conseguendo importanti cariche e onori. Tra essi Alì Amet, che si mise al servizio del celebre corsaro Dragut, e Hazan-Haga che, catturato in Sardegna e educato dal Barbarossa, divenne suo luogotenente e favorito e, più tardi, supremo comandante di tutte le forze e diretto rappresentante del sultano. E’ in siffatto contesto, caratterizzato da continui assalti e saccheggi, che Carlo V ritenne necessaria un’azioLo stemma della Famiglia Aymerich

dalla rada di cagliari alla conquista di tunisi coste degli stati europei al fine di catturare schiavi da vendere nei mercati delle loro città o da liberare a fronte del pagamento di cospicui riscatti. La loro aggressività era aumentata col passare degli anni, soprattutto da quando sui mari si era imposta l’egemonia del corsaro Khair el Din, detto Barbarossa. Abile guerriero e spregiudicato politico, era subentrato nel dominio di Algeri al fratello Horuk che vi si era insediato nel 1515. Operava nel Mediterraneo occidentale al servizio del sultano turco Solimano il Magnifico e, dalla sua roccaforte, minacciava la presenza spagnola in Nord Africa. Anche in Sardegna, per quanto il territorio fosse povero di risorse e di popolazione, le incursioni avevano assunto ritmi e dimensioni sempre più preoccupanti. Nel 1509 i barbareschi avevano saccheggiato Cabras e fatto prigionieri molti abitanti. Nella notte

di Ognissanti del 1514 avevano attaccato il villaggio di Siniscola: più di cento persone erano state ridotte in schiavitù e quanti avevano cercato di ribellarsi erano stati uccisi. Stessa sorte era stata riservata nel 1520 ai centri costieri di Sant’Antioco, Pula e Carbonara; quindi alla Marina di Oristano ed al villaggio di Caresi, in Gallura, che fu devastato. A Sant’Antioco i corsari fecero ritorno nel 1525, in occasione dei festeggiamenti in onore del santo patrono, ma furono cacciati dalla popolazione. Due anni dopo attaccarono Castellaragonese e occuparono l’Isola Piana presso l’Asinara. Sempre nel 1527, un altro gruppo di barbareschi, guidati dal rinnegato Scacciadiavolo, sbarcò nel porto di Terralba e devastò alcuni villaggi vicini. Molti abitanti fuggirono; alcuni, presi alla sprovvista, furono catturati.

ne esemplare contro i barbareschi e, com’era nel suo stile, decise di fare qualcosa di grandioso: l’impresa militare, per carattere e dimensioni, doveva restare nella mente e nel cuore degli uomini del tempo. La spedizione ebbe la caratteristica di una vera e propria crociata contro gli infedeli. L’imperatore, appoggiato dal papa Clemente VI, ottenne l’aiuto dei principi italiani ed il concorso delle galee dell’Ordine di Gerusalemme. Sotto l’esperto comando del genovese Andrea Doria, il solo uomo in grado tener testa al Barbarossa, si formò quindi un imponente e disciplinato esercito che - portato dalla più grande flotta che avesse solcato il Mediterraneo - aveva il compito di assestare un duro colpo all’espansionismo turco. La potente flotta, radunata per la conquista di Tunisi, si concentrò nell’ampio e sicuro golfo di Cagliari,

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scelto come punto di raccolta prima dell’azione decisiva. Nella tarda serata dell’11 giugno 1535, al tramonto, arrivò la quadrireme dell’imperatore, ornata di drappi di porpora e d’oro e circondata dalle navi di Andrea Doria sul quale gravava la responsabilità di condurre in Africa il suo signore attraverso una striscia di mare solcata dalle snelle ma insidiose flottiglie del Barbarossa. Al momento del solenne ingresso erano già all’ancora le flotte di Napoli e della Sicilia agli ordini di Federico di Toledo, i trasporti del marchese di Vasto, le navi del pontefice al comando del conte dell’Anguillara e quelle gerosolimitane col priore Amelio Buticello. Poi convennero le squadre allestite in Belgio e in Germania. In tutto vi erano seicento navi: lo ricorda la lunga iscrizione incisa sulla lapide murata sopra il portale dell’antico Palazzo di Città. La lapide precisa: “convocata eodem duce Caralis ingenti classi triremium et navium ferme sexcentorum confluentibus ex universa Europa strenuissimis heroibus direpta mox Tuni....”. Peraltro in tale imponente numero, oltre la flotta da guerra, devono essere ricomprese numerose navi appartenenti a persone che si unirono alla spedizione per vendere mercanzie o vettovaglie o per meno confessabili ragioni. Costoro speravano di ritrarre lauti guadagni dall’imponente adunata di soldati e marinai. E, benché l’imperatore avesse disposto in modo chiaro che nessuna donna potesse seguire la spedizione, oltre quattromila donne, mujeres enamoradas, s’imbarcarono a Barcellona al seguito della flotta. Sabato 12 giugno, all’alba, mentre sulle navi s’inalberavano i vessilli e i pennoni con le reali insegne, l’imperatore scese a terra. Dai baluardi e dalle cortine murarie, la città esprimeva i suoi sentimenti di giubilo con spari d’artiglieria ai quali le navi all’ancora rispondevano con uguale ritmo. Alla porta del molo, acclamato dalla popolazione, ricevette l’omaggio dei consiglieri civici che gli consegnarono le chiavi della città. L’imperatore - accompagnato dal viceré di Sardegna, don Antonio Folch di Cardona, al quale era legato da vincoli di parentela - prima del solenne ingresso, acceptis clavibus, giurò di

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rispettare i privilegi e le prerogative concesse alla città dai suoi predecessori. Al suo fianco vi era l’ammiraglio Andrea Doria, passato al servizio della Spagna dopo l’ingeneroso trattamento avuto da Francesco I, e con lui i rappresentanti delle più autorevoli famiglie spagnole e italiane. Vi erano l’infante don Luigi di Portogallo, don Ferdinando d’Aragona, il principe di Macedonia, il principe di Salerno, il principe di Sulmona, il principe di Molfetta, il marchese di Monteclaros, il marchese del Vasto, il marchese di Cambay, il conte di Castro, don Francesco di Borgia e tanti

Ritratti del Barbarossa

altri esponenti della prima nobiltà. Nelle strade della Marina si udì uno scalpiccio di zoccoli sul selciato e, poco dopo, apparvero i trombettieri a cavallo per annunciare alla popolazione, che già all’alba aveva affollato le strade, l’arrivo del corteo imperiale. Tra i sardi che parteciparono alla spedizione si segnalano don Salvatore Aymerich, don Blasco d’Alagòn, don Gerardo Zatrillas, don Filippo di Cervellòn ed il figlio don Gerolamo. Don Salvatore Aymerich, al seguito di Carlo V, aveva valorosamente combattuto nelle Fiandre. Don Blasco d’Alagòn aveva preso parte alle guerre d’Italia, di Germania, delle Fiandre e d’Ungheria: Carlo V onorò il suo genitore col titolo comitale di Villasor. Don Filippo di Cervellòn si era distinto nella guerra di Lombardia. Anche don

Gerolamo di Cervellòn e don Gerardo Zatrillas avevano precedenti esperienze belliche. Nella stessa mattina del 12 giugno, Carlo V, in sella ad un cavallo bianco, si recò presso la chiesa di San Francesco, ubicata fuori le mura del quartiere di Stampace. Qui ascoltò la messa dal bel pulpito in marmo, realizzato secondo moduli tardogotici d’influsso rinascimentale, attualmente sistemato nel portico d’accesso alla chiesa barocca di San Michele, all’incrocio tra la via Azuni e la via Ospedale. L’antico pulpito ricorda l’avvenimento con un’iscrizione: “MDXXXV XI Junii Carolo V Philippica cruce munito ab Hispania classe ingenti Karalim ingressa citoque victa tuneto hunc hoc sculptum Bartho. Vidoti Fris Minoris theologiaque probi doctoris cur”. Quando sbarcò a Cagliari, l’imperatore non poté fare a meno di osservare i lavori di costruzione di un bastione e di una muraglia prospicienti il mare. Si trattava della piccola fortificazione verso la chiesa di Sant’Agostino, nel lato sud-ovest della Marina, e della muraglia che si sviluppava lungo il fronte sud dello stesso quartiere. I lavori erano diretti dall’ingegnere barcellonese Pietro Pons, come risulta dalla lista degli onorari che gli venivano corrisposti dalle finanze regie e cittadine. Durante la breve permanenza della flotta imperiale nella rada di Cagliari, si verificò un ammutinamento, presto represso con condanna al remo e a morte. Un hidalgo, colpevole di ribellione, venne decapitato nella Plazuela del Castello (l’attuale piazza Carlo Alberto). Tra i soldati spagnoli della spedizione in Tunisia, secondo la tradizione (peraltro priva di precisi riscontri storici), vi era anche Miguel de Cervantes, il celebre scrittore spagnolo autore del Don Chisciòtte. Ce lo ricorda la lapide incassata a Cagliari nell’edificio che funge da diaframma tra la piazza Arsenale ed il viale Buoncammino. L’epigrafe precisa che lo scrittore, in tale guerra, perdette una mano in cambio di un’effimera gloria. Prima che la flotta ripartisse alla volta di Tunisi, furono effettuati i consueti rifornimenti di acqua, viveri e vettovaglie. Per approvvigionare l’armata dell’imperatore si fecero importanti acquisiti non solo a Cagliari ma anche all’interno dell’isola.


La Sardegna contribuì alla spedizione mettendo a disposizione anche mille zappatori destinati presumibilmente ai lavori di scavo previsti per l’assedio di quella città. Quindi l’ammiraglio, nella tarda serata di sabato 12 giugno, scrutato l’orizzonte, ordinò di sciogliere le gomene. Il cielo era limpido e il mare calmo. Dopo una giornata di navigazione, il chiarore della notte estiva lasciava intravedere in lontananza il profilo della Goletta, l’avamposto militare costruito a difesa della città. Gradualmente, davanti all’equipaggio delle navi, i candidi edifici della casbah di Tunisi assumevano forme e contorni più precisi. Le case si stagliavano nitide nell’aria tersa del mattino. Erano case piccole e bianche che si annidavano tra le rocce gialle e i resti delle antiche costruzioni di epoca romana. Alle prime luci dell’alba - quando i raggi del sole rimbalzavano sull’argento del mare - l’ammiraglio, ritto in piedi sulla tolda, ordinò lo sbarco. Poco dopo iniziò a sentirsi un tramestio confuso di calzari, di elmi, corazze e scudi. Tra gli squilli della trombe ed il rullare dei tamburi, l’esercito cristiano diede il via alla marcia di avvicinamento. Allorché la moltitudine informe di soldati iniziò ad avanzare, i barbareschi rimasero asserragliati nella loro fortezza. Col passare delle ore percepirono lo scintillio delle armi e cominciarono a sentire le voci: erano guerrieri cristiani. Poi la calura afosa trasportò il loro odore acre. Era l’odore della violenza, l’odore della battaglia che stava per iniziare, l’odore del Sigismondo Arquer, Sardina Insula (dalla Cosmographia Universalis Lib. VI di Sebastiano Münster, Basilea, 1550, ed. tedesca).


Maurizio Artizzu

CAGLIARI, PALAZZO DI CITTÀ


nemico. Una terrificante marea di cavalieri si lanciò alla carica senza esitazione. Come la schiuma del mare in tempesta s’infrange sulla sabbia senza trovare ostacoli, l’ira di quei soldati dilagò nella piana polverosa e assolata. Un’immensa orda di guerrieri parve sbucare dal nulla e si riversò sugli avamposti. Nessuna salvezza era possibile. Una parte dei soldati musulmani, che aveva cercato di fuggire, venne accerchiata e trovò la morte: fu un massacro. Nel corpo a corpo, violento e sanguinoso, ben presto emerse l’addestramento e la superiorità tecnica dei soldati cristiani. Ad un certo punto il sole, stanco di tanto sangue, cominciò a declinare sull’orizzonte sino a quando le ombre delle notte nascosero i segni di ogni violenza. Poi un silenzio irreale dilagò intorno alla città. Nell’accampamento militare si percepiva il pigro sciabordio delle onde e l’odore intenso del sale, delle alghe e del mirto selvatico. Era un profumo denso e piacevole che, sospinto dalla leggera brezza del mare, penetrava nelle tende. Alla fine la notte scese portando una quiete apparente. Anche il comandante dormiva, ma aveva il sonno leggero: il sonno del soldato abituato a percepire ogni minimo rumore. La luce della luna tremolava dall’orizzonte fino alla riva e si perdeva nella schiuma delle onde che s’infrangevano sulla spiaggia. La mattina seguente si sentirono solo urla di guerra e di dolore, tramestio di armi e voci concitate. In ogni angolo trasudava l’aria calda del deserto, la sete, la fatica e il sangue di uomini impegnati in una lotta senza esclusione di colpi contro un nemico scaltro e sfuggente. La sabbia rossiccia si infilava sotto le corazze e dentro i calzari, penetrava nelle narici e nelle orecchie, si incollava nelle palpebre e agli angoli della bocca. Il calore cocente del sole estivo aveva sbiancato il cielo. Dopo un assedio durato oltre un

mese, sotto un sole feroce che arroventava le corazze, il 25 luglio 1535 gli eserciti cristiani conquistarono la fortezza della Goletta, avamposto di Tunisi. Carlo V scrisse subito al viceré di Cardona perché, a sua volta, informasse i suoi sudditi. Il viceré rese noto il contenuto della lettera ricevuta dall’imperatore mediante grida pubblicate per le strade del Castello di Cagliari e nelle sue appendici esortando nel contempo la popolazione a festeggiare l’importante vittoria. Ordinò inoltre la celebrazione di funzioni sacre nella

Cattedrale e di solenni processioni per le vie della città, ammonendo che nessuno poteva esimersi dal parteciparvi. Appena entrati nella città di Tunisi, gli eserciti cristiani, pur di placare la loro sete di sangue, trucidarono uomini e donne di ogni età e condizione. Le abitazioni furono invase e depredate di ogni avere. L’ira di quei soldati dilagò come un fiume in piena senza trovare ostacoli. Un gruppo di essi entrò nell’harem e, dal vestibolo, raggiunse la grande sala di marmo cipollino verde della piscina sulla quale si affacciavano le finestre a grate. Le ragazze si erano rifugiate nelle stanze dei piani nobili. Furono presto

raggiunte e violentate con inaudita ferocia. Dopo le urla, un doloroso silenzio s’incanalò in ogni angolo dell’harem lasciando che l’angoscia e il terrore s’impadronisse delle sventurate. Epica fu la battaglia finale: ventimila cristiani si liberarono e insorsero dentro le mura della città che venne messa a sacco. Fu una vera carneficina. Le strade pullulavano di uomini, donne e bambini stremati, sanguinanti, segnati da ogni tipo di violenza e di paura. I loro volti cotti dal sole esprimevano il dolore e la rassegnazione. Avevano perso ogni loro avere e sapevano che avrebbero perso anche la libertà. Il destino degli sconfitti era la schiavitù, una condizione dalla quale non si sarebbero mai potuti affrancare. Intanto il vento dell’Oriente stava portando nuvole gonfie di sabbia rossa del deserto che annunciavano la pioggia. L’abbondante precipitazione, del tutto inusuale avuto riguardo alla stagione, sembrava destinata a purificare la città dopo tante nefandezze compiute in nome di Nostro Signore. La flotta cristiana ripartì da Tunisi coi vessilli inalberati in segno di vittoria. Ripreso il mare, Carlo V lasciò alla Goletta una nutrita guarnigione, tutta spagnola, e affidò la fortezza a don Salvatore Aymerich y Boter, 3° signore di Mara, il quale - essendosi particolarmente distinto nell’azione militare - venne nominato governatore. Durante la fastosa cerimonia di ringraziamento don Salvatore poté indossare l’abito dei cavalieri dell’Ordine di Sant’Jago della Spada. Fu il primo sardo ad essere stato insignito di tale prestigiosa onorificenza. A don Salvatore parve la trama di un sogno dipanarsi nella realtà.

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STRETTA COLLABORAZIONE TRA REGIONE SARDEGNA E LA PROVINCIA DI HAINAN

LA CINA SI AVVICINA S

i rafforza la collaborazione tra la Regione e la Provincia cinese di Hainan in seguito alla lettera di intenti per il gemellaggio firmata il 6 novembre dello scorso anno. Questo pomeriggio a Cagliari, nella sede dell’assessorato del Turismo, l’assessore Sebastiano Sannitu ha incontrato una delegazione guidata dal vice governatore di Hainan, Tan Li. Argomento centrale del confronto è stato l’invito da parte dei cinesi a partecipare al Forum interisolano del Turismo che si terrà ad Hainan a novembre. Oltre all’isola ospitante, il Forum raggruppa Taiwan, Okinawa, e altre località della Corea del sud. “Gradiremmo particolarmente anche la presenza della Sardegna”, ha chiesto il vice governatore Tan Li. Nel manifestare tutto il suo gradimento per l’invito, l’assessore Sannitu si è impegnato a riportare la richiesta al presidente Ugo Cappellacci. Tan Li ha quindi parlato dello sviluppo turistico dell’isola di Hainan in rapporto con quello della Sardegna: “Abbiamo da imparare dalle vostre buone esperienze”, ha detto, tratteggiando le caratteristiche della sua Provincia, seconda isola della Cina, oggi destinazione turistica internazionale con particolari agevolazioni fiscali. “La nostra isola”, ha proseguito l’esponente cinese, “ha un clima tropicale come quello delle Seychelles e, rispetto al resto del Paese, ha una bassa densità demografica”. Hainan conta 8,7 milioni di abitanti su 34mila chilometri quadrati. Sannitu ha spiegato le potenzialità dell’industria turistica sarda, “comparto centrale della nostra economia, un settore che vuole crescere e che vanta eccellenze invidiate in tutto il mondo. La Sardegna - ha proseguito Sannitu - è ricca di importanti risorse naturali, legate alle tradizioni, alla cultura, alle produzioni agroalimentari e dell’artigianato”. Il 6 novembre scorso l’assessore della Cultura, Maria Lucia Baire e il governatore della Provincia dI Hainan, Zhang Haiguo, avevano siglato una lettera di intenti allo scopo di “rilanciare ulteriormente e sviluppare l’amicizia e la collaborazione tra le parti e promuovere la reciproca comprensione tra i popoli di Italia e di Cina”.


CALA MARIOLU

il più bel tratto

del litorale italiano

S

ono trascorsi quasi quarant’anni da quando Fulco Pratesi e Franco Tassi , a proposito del Golfo di Orosei affermavano che “forse non c’é altrove nel nostro paese un arco di costa così ampio e così sconosciuto: 40 chilometri di bastioni e falesie calcaree, appena interrotti qua e là da poche calette, probabilmente il più bel tratto del litorale italiano in senso assoluto e senz’ombra di dubbio il più aspro e selvaggio”. Erano trascorsi meno di dieci anni dall’uscita di quel libro, quando ho avuto il privilegio di frequentare ripetutamente quella costa, esplorandola palmo a palmo sia a terra sia dal mare. Grazie ad un lavoro di pianificazione realizzato per l’Amministrazione comunale, ho scritto le pagine che seguono, ancora oggi, trent’anni dopo, la situazione non è sostanzialmente cambiata, se non per la presenza di un porto turistico allora ancora solo “pensato”, realizzato “sacrificando” una spiaggia di Santa Maria Navarrese. Porto, è doveroso dire, che in

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qualche modo ha consentito alla popolazione di Baunei di mettere in valore questa parte del territorio, ricavandone i meritati ritorni economici, senza che si distruggesse irrimediabilmente il patrimonio che i loro antenati e loro stessi avevano contribuito a preservare per sé e per le generazioni future. Non ho ritoccato lo scritto di allora, perché penso che la descrizione mantenga intatta la sua attualità, e che costituisca la principale testimonianza di come una Comunità sia stata in grado di difendere l’identità del proprio territorio, la principale risorsa da cui, per secoli, ha tratto sostentamento senza consumarla.

LA COSTA DI BAUNEI Ancora oggi questa è indubbiamente la più selvaggia e incontaminata zona costiera italiana: inestimabile patrimonio di pa-


ALLA SCOPERTA DEI 40 CHILOMETRI DI BASTIONI, FALESIE CALCAREE E CALETTE

esaggi dalle risorse naturalistiche assolutamente eccezionali. L’intero Golfo, dominato dalla roccia calcarea è formato da coste prevalentemente alte, strapiombanti su acque profonde, incise e modellate da codule, forre, grotte e caverne, in un susseguirsi di salti scoscesi ed elevati da poche decine a diverse centinaia di metri. E’, questa, la parte terminale del Supramonte di Baunei, che simile ad un immenso piano inclinato si protende verso il Tirreno, con un flessuoso profilo a palizzata, strapiombante nel più limpido e azzurro dei mari con una sequenza di falesie. Vero e proprio baluardo torreggiante, interrotto solo da poche e incantevoli spiagge, per di più difficilmente raggiungibili. Le più importanti, Cala Elune e Cala Sisine, rappresentano la parte terminale delle omonime Codule, paesaggi eccezionali e tipici di questo tratto della costa orientale sarda. Una fitta vegetazione, del tutto caratteristica, con formazioni derivanti dalla foresta primaria mediterranea, si afferma splendidamente lungo tutto il litorale, con aspetti

fisionomici fra i quali predomina la macchia foresta, con il leccio dagli esemplari talora monumentali ed irraggiungibili che possono contare centinaia di anni. Ovunque è presente il Ginepro, dai tronchi antichi e contorti che spuntano tra le crepe della roccia negli angoli più scoscesi delle falesie, o raggruppato in formazioni a boscaglia che dominano l’intero Capo di Monte Santo. La fauna è caratterizzata dalla presenza di importanti specie rare, alcune delle quali riportate nel “Red Data Book” dell’IUCN in quanto minacciate di estinzione a livello mondiale. Nel mare vivono ancora alcuni esemplari di Foca Monaca (Monachus albiventer o Leptonix monachus), e la costa è uno degli areali di nidificazione del Gabbiano Corso (larus audouinii), utilissimo indicatore ecologico che con la sola nidificazione segnala l’esistenza di un eccezionale stato di salute dell’ambiente prescelto. Altra specie nidificante di assoluto interesse è il Falco della Regina (falco eleonorae), che ha stabilito qui la più numerosa colonia del Mediterraneo. Le caratteristiche generali dell’ecosistema marino sono altrettanto eccezionali, vista la ancora scarsa influenza degli inquinamenti provenienti dalla cartiera di Arbatax e dagli insediamenti di Santa Maria e Cala Gonone. La presenza di estese e rilevanti formazioni di praterie sottomarine di fanerogame a Poseidonia oceanica lungo tutto l’arco costiero fino a profondità altrove proibitive per la specie, è il più importante indicatore dello stato di salute di questo mare. La fauna ittica è presente con una consistente varietà di specie e di popolamenti; nel recente passato non sono stati infrequenti avvistamenti di individui appartenenti a specie particolarmente rare nel bacino mediterraneo, come la Balena rostrata documentata nella primavera del 1979.

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Descrizione della costa, da Santa Maria Navarrese alla Punta dei lastroni di Cala Elune. La costa immediatamente prospiciente l’abitato di Santa Maria Navarrese è costituita da una serie di spiaggette sabbiose, qua e la contornate da scogli fino ai piedi della scarpata di Sa Cadrea , su cui sorge l’Ostello, recentemente ampliato, e contraffortato da brutali murature in cemento prive di qualsiasi forma di finitura - come placcature in pietra e rivestimenti di rampicanti - che contribuirebbero ad attenuare esteticamente l’intrusione. Costeggiando in barca fino a Pedra longa, l’orizzonte interno è delimitato dal torrione calcareo di Monte Scoine (m.674), separato da una sella dalla solitaria falesia di Monte Oro (m.669). Le due emergenze sono collegate alla costa da un insieme di scarpate cespugliose, solcate da ripidi baccus che da Genna Candela, attraversando le distese di Masolce e Sa trempa e su lettu, arrivano a Pedra Longa gettandosi in mare con una successione di scogliere. Questo tratto di costa rocciosa è interrotto da quattro piccole spiagge sabbiose, dai 50 ai 100 metri di lunghezza, raggiungibili con facilità solo dal mare. La guglia di Pedra Longa segna il limite settentrionale della “Costa di Levante di Santa Maria Navarrese”, dopo di che si sviluppa un insieme di paesaggi costieri assolutamente originali, grazie alla dominanza del calcare che, giungendo fino al mare, ne subisce gli effetti modellatori. A terra gli orizzonti di Punta Su Mulone (m.656) e Punta Argennas (m.710), separate dall’angusta fenditura di Bacu Olcoè, delineano con la Punta Giradili (m.757) uno scenografico anfiteatro naturale aperto verso il mare: l’ampia conca di Pedra Timpan-

CALA GOLORITZÈ

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giu. A chi provenga dal mare il paesaggio appena descritto è segnalato dall’emergenza dell’Agugliastra (o Pedra Longa, m.128): quasi un faro sul mare che caratterizza inconfondibilmente questo tratto di costa concorrendo, con le quinte retrostanti, alla formazione di un’architettura naturale di incomparabile plasticità e suggestione. Proseguendo la navigazione verso nord, le falesie di Punta Giradili (m.757) con il massiccio calcareo di Monte Ginnircu (m.811) incombono maestose sulle sottostanti scarpate di Forrola e di Serra Salinas, immensi pendii cespugliosi, a tratti ricoperti di macchia bassa assolutamente impercorribile e, nelle quote più elevate della scarpata di Giradili, da una lecceta frequentata solo da capre. Ai piedi di Punta Giradili, a quota 300 metri, poco distante dalla Grotta a corridoio di Baus (o S’Erriu mortu), si sviluppa in pendio un fitto bosco di oleandri, indiscutibile segnale della presenza di un corso d’acqua (Funtana Bausu) che precipita in mare da alcuni metri di altezza. Tutta la costa da Santa Maria a Forrola è cosparsa di ovili, ricavati in ripari sotto roccia o in piccole grotte. In un passato non molto lontano, alla base della conca di Pedra Timpangiu e della scarpata di Giradili, si stendeva una fitta copertura boschiva, della quale permangono notevoli esemplari di Carrubo, solitari relitti utilizzati dai caprai come riparo dall’insolazione e dalla calura estiva. Le falesie, che finora si erano tenute a diverse centinaia di metri dalla riva, consentendo di accedere dal mare alla costa, sia nella spiaggia dei grossi massi bianchi e tondeggianti di Forrola, sia nella bassa scogliera tra la Punta del Pecoraro e Funtana sa Pedra modde, intervallata da minute spiagge ciottolate e da bassi e lisci tavolati granitici a pelo d’acqua, improvvisamente irrompono in mare con un profilo inclinato che le porta rapidamente dalla vetta di Monte Ginnircu (881


SANTA MARIA

metri) ai 330 metri di Girove. In prossimità della Grotta dei Colombi infine, la falesia precipita direttamente in mare, aprendo una nuova sequenza di paesaggi che assimilano questo orizzonte ad una catena di montagne drammaticamente svettanti dal mare. Dai 330 metri di Girove la quota scende fino a pochi metri dal pelo dell’acqua per la stretta fenditura di Cala Magroni (cala dei cormorani), sbocco del canyon formato dal Bacu su Idile e dal Bacu Tenadili. Superata la fenditura la quota risale immediatamente, e nella falesia si spalancano ancora due aperture a fior d’acqua. In questa prima serie di grotte, ma in particolar modo in quella dei Colombi, è presente stabilmente una nutrita popolazione di colombi selvatici e colombacci che divide stressanti rapporti di vicinato con la soprastante, incombente, colonia di Falchi della Regina. La falesia continua quindi a scendere di livello. Raggiunto il Capo di Monte Santu, ed entrati nel Golfo di Orosei, il profilo si protrae decisamente al di sotto dei cento metri e ciò consente di sbirciare nell’immediato retroterra, ove una spianata mollemente ondulata ricoperta di boschi di ginepro si raccorda alle retrostanti cime di Bruncu su Narbone (813 m) e Monte Trattasu (774 m), con un ripido e sinuoso scoscendimento del terreno, dalla fitta copertura di lecci e ginepri. Il Capo di Monte Santu, che per quanto delimitato dalle falesie più modeste di tutta la costa, resta in ogni caso inaccessibile

dal mare, presenta rare possibilità di approdo per piccole imbarcazioni e gommoni, grazie a tre strette insenature. Procedendo verso Nord incontriamo per primo Portu Pedrosu, quindi Portu Quau, e infine Portu de Iltiera. Il primo approdo, noto anche come Cala Scirocco, è praticamente impercettibile da chi navighi a una distanza dalla costa superiore a 100 metri. Profondo circa 250 metri è racchiuso nel tratto più esterno da rupi inaccessibili che procedendo verso l’interno attenuano la loro verticalità mutando in forma di scogli bassi, piani ed accessibili, e dando infine luogo ad una spiaggia sassosa, che si sviluppa per circa 30 metri sulle sponde del piccolo fiordo alla confluenza delle “foci” di Bacu su Erine e Su acque s’arcu‘e sa enna. La seconda insenatura, alla foce di Bacu Maore, nota a sua volta come Cala Tramontana, appare molto simile alla precedente. Praticamente invisibile dal mare, anch’essa s’insinua verso l’interno per una profondità di 250 metri ma, per quanto il tratto terminale sia costituito da scogli bassi, risulta difficilmente accessibile. A sua volta Portu Iltiera, terminazione di uno scosceso baccu che dalle falde del Bruncu omonimo (352 m.) attraversa la frana ghiaiosa di Girove es Cambules, ha scarse somiglianze con le cale precedenti. L’insenatura

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infatti, profonda poco meno di cento metri, è totalmente aperta verso il mare. L’accesso alla costa è però possibile solo con attrezzature da roccia. Le Falesie di Capo di Monte Santu sono assiduamente frequentate dai Falchi della Regina, osservabili con estrema facilità grazie alla concentrazione di nidi in un tratto di scogliera scarsamente elevato, su cenge poste anche a pochi metri dal pelo dell’acqua. L’intero tratto appena descritto è caratterizzato inoltre dalla presenza di alcune grotte a fior d’acqua, o di poco sollevate sul livello marino, dall’inconfondibile profilo “a schiena d’asino”. Tra Capo di Monte Santu e Goloritzè l’orizzonte torna a salire, impedendo la visione dell’entroterra con falesie superiori ai cento metri d’altezza per un tratto di poco più di due chilometri. Qui le alte coste precipiti di Irbiddotzili, Serra Salinas e Serra d’Argius ai piani alti sono il regno incontrastato del Falco della Regina; mentre alle quote inferiori, in prossimità dell’acqua, troviamo i rifugi dei Gabbiani corsi, mentre il mare e gli scogli emergenti sono frequentati da fitte colonie di Cormorani dal ciuffo. Tra Portu de Iltiera e Baccu Sonnuli una curiosa attrazione è costituita dalla Grotta di San Nicola. Posta ad una ventina di metri sul livello del mare, è così denominata per una concrezione calcarea posta al suo ingresso e nella quale si è voluto riconoscere il Santo della Parrocchiale di Baunei. Cinquecento metri prima di Punta Goloritzè le falesie, franate in mare da tempo immemorabile, rendono la costa nuovamente accessibile con piccole imbarcazioni o gommoni

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grazie ad una scogliera di grossi massi. Doppiata Punta Goloritzé, inaspettatamente si apre uno scenario di incomparabile suggestione per la presenza della guglia di Monte Caroddi, un pinnacolo calcareo svettante per 100 metri su una terrazza naturale al termine di Bacu Goloritzè, affacciata sulla sottostante spiaggia da un’altezza di 40 metri. La zona è agevolmente raggiungibile anche da terra, grazie ad una strada in pietrame a secco costruita all’inizio del secolo dai carbonai, e recentemente riattata dall’Amministrazione Comunale. Questa strada serviva per convogliare sul terrazzo, allora direttamente aggettante sul mare di ”Portu Caroddi”, il carbone prodotto nel retrostante bosco di Monte Linnalbu. La piccola baia, con le due spiagge principali divise dal promontorio di Punta Caroddi, è chiusa a sud da un arco naturale sul mare, con una luce di una decina di metri e di pari altezza. Nelle spiagge sono frequentissime le risorgive d’acqua dolce di origine carsica, tant’è che basta semplicemente scavare con le mani per ottenerne immediatamente un getto leggermente salmastro. Degne di maggior attenzione risultano le sorgenti sottomarine, a circa 50 metri dalla seconda spiaggia su un fondale di sei/sette metri, che nei periodi di piena fanno addirittura


GROTTA DEL MARINAIO

ribollire la superficie del mare. Ritengo particolarmente necessario ed urgente che questa baia sia fatta oggetto di particolari attenzioni e di tutela da parte degli Amministratori comunali, in quanto costituisce l’habitat in assoluto più importante per la permanenza della Foca Monaca nel Golfo. Gran parte degli avvistamenti documentati nel periodo tra il 1979 e il 1987, anche da me personalmente, sono infatti avvenuti proprio nel tratto di mare che va dalle grotte a fior d’acqua che precedono Punta Goloritzè fino alle stesse sorgenti sottomarine. Alla fine dell’estate del 1986 fra l’altro, un esemplare giovane è stato avvistato in questa zona dai turisti che, con uno dei traghetti rientravano a Santa Maria. A un chilometro circa dalla baia di Goloritzè, ecco Punta Ispuligi, un basso tavolato di roccia che divide in due spiagge un tratto di costa bassa accessibilissima ed estesa per circa 750 metri, chiamata Ispuligidenie. Qui la falesia arretra fino a mezzo chilometro dal mare. Il raccordo con il paesaggio di spiaggia avviene con una ripida scarpata ricoperta da una lecceta impenetrabile, solcata da diverse frane in corrispondenza delle spiagge. Le pareti della falesia, che mediamente raggiungono i 500 metri d’altezza, all’alba si colorano di tonalità rosse dorate così particolari da aver determinato il toponimo di ”serra ‘e lattone” (lattone: ottone, rame). La più meridionale delle spiagge, profonda 25 metri ed estesa su un fronte regolarissimo e rettilineo di 250 metri, è comunemente nota come “spiaggia dei gabbiani”, per la regolare presenza di popolazioni di gabbiani reali e altri laridi che in estate, dal tramonto (che qui comincia dopo le due del pomeriggio) all’alba, ridiventano incontrastati padroni di questo lido. Dal colore dei sassolini che formano queste spiagge deriva poi il curioso nome dato alla cala. I Baunesi li chiamavano infatti “is puligi de nie”, ossia le pulci “di neve”, per il loro candore. La seconda spiaggia denominata Cala Mariolu dai pescatori ponzesi di Gonone, con evidente

riferimento alle foche che depredavano le loro reti, è delimitata da un basso tavolato di arenaria che, proteggendola dal mare, ne ha fatto un approdo naturale, infatti la roccia viene utilizzata da più di dieci anni per l’accosto dei traghetti e delle imbarcazioni. Per una sua più efficiente utilizzazione i traghettatori di Gonone vi hanno colato blocchi di calcestruzzo, con i quali hanno fissato un certo numero di pneumatici con funzioni di parabordi. A nord la spiaggia termina in un’ampia grotta, profonda una decina di metri e posta ad alcuni metri dalla riva. L’intera area, caratterizzata dalla nidificazione del gabbiano corso, per le spiagge e le numerose grotte presenti, costituisce ancora un habitat ideale per la permanenza della Foca Monaca. La costa prosegue poi nuovamente con scogliere precipiti, inaccessibili, fino alla breve interruzione della caletta di Mudaloro, tratto terminale del Bacu omonimo, costituita da scogli praticabili con qualche difficoltà, con a lato l’ennesima grotta a fior d’acqua, questa volta di notevoli dimensioni. Con Punta Mudaloro si apre un nuovo tratto costiero con caratteristiche di una certa importanza, dominato da una ripida lecceta, sovrastata a sua volta dagli irti baluardi di Bruncu e s’Abba (369 m.), Scala Oggiastru (m.365) e Bruncu d’Urele (316 m.). In quest’ultimo si apre una ciclopica grotta, utilizzata in passato come Ovile di capre, notevole sia per l’organizzazione funzionale ancora chiaramente leggibile, sia per la suggestione del luogo, carico di richiami omerici. Ci troviamo nella “Costa del Bue marino”, così denominata per la frequentazione delle foche. A poco più di un chilometro dalla Grotta di Mudaloro, a una

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decina di metri d’altezza, si apre nell’alta falesia la Grotta del Fico. Ormai notissima, la Grotta rappresenta attualmente l’unico rifugio certo (o perlomeno l’unico conosciuto) della Foca Monaca. Per questo motivo, già da una decina d’anni l’Amministrazione comunale di Baunei ha provveduto ad impedirne l’accesso con un cancello di ferro, praticamente invisibile dal mare ma quanto mai efficace per impedire visite importune e dannose. La grotta è ovviamente dotata anche di un accesso sottomarino che tramite un sifone permette l’accesso ai pinnipedi. Fortunatamente questo secondo ingresso è tale da limitare il numero delle persone in grado di varcarlo. Questo fatto, unitamente alla cancellata posta dal Comune, ha consentito che la grotta costituisse fino ad oggi un luogo assolutamente riservato per le foche, che trovano nel lago e nelle spiaggette ipogee il luogo ideale per rifugiarsi. La Costa del Bue marino si chiude con le spiagge di Biriola, anch’esse ideali per la protezione della Foca Monaca, sia per la vicinanza a Goloritzè e alla Grotta del Fico, sia per l’assoluta riservatezza che offrono. A ridosso della spiaggia più settentrionale, impreziosita da un archetto di arenaria a pelo d’acqua, ecco l’imponente scarpata di Biriola, profonda 750 metri, larga quasi due chilometri, con pendenze che la portano dai quattrocento metri delle falde di Serra Ovara, ai dieci metri o poco meno del ciglio strapiombante sul mare. La scarpata è ricoperta da un fitto bosco primario di lecci e ginepri, sopravvissuto allo sfruttamento dei carbonai, che hanno lasciato comunque tracce del loro operato nelle rovine della “dispensa” di Cala Biriola e

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nelle scale e guide di ferro infisse nella scarpata per facilitare l’imbarco del carbone vegetale sulle chiatte per Cala Gonone. Recentemente il bosco è scampato al taglio, in attuazione dei diritti di legnatico della popolazione di Baunei, grazie alla resistenza opposta dall’Amministrazione comunale che è riuscita ad impedire un’utilizzazione delle risorse consentito dagli usi e dalla legge, ma sul cui mantenimento è necessario riflettere con maggiore attenzione ed equilibrio. Tra Biriola e la Costa di Sisine la riva torna ad essere accessibile dal mare. In località Oronnoro infatti, nella scogliera originata dall’ennesima frana si aprono minuscole rientranze con spiaggiole assolutamente imprevedibili da chi costeggi navigando a più di trenta metri dalla riva, e che in passato venivano utilizzate dalle foche come zone di sosta e riposo. Siamo ormai in prossimità della spiaggia di Cala Sisine dove la Serra Ovara (m.541), il baluardo che protegge dal mare la Codula, termina il suo percorso nella svettante Punta Plumare che, con i suoi 415 metri è fra le più alte falesie dell’intero bacino mediterraneo, forse seconda solo a Punta Giradili che grazie ai suoi 732 metri è la vetta a picco sul mare più alta d’Europa. Ancora quattrocento metri di scogliera inaccessibile al piede della Serra Ovara, e raggiungiamo finalmente Cala Sisine: la porta sul mare dell’inespugnabile territorio di Baunei. Utilizzata fin dalla preistoria come approdo, nelle Carte più antiche viene denominata “Portu Sisine” e presenta una morfologia notevolmente differente da quella odierna: in passato era infatti caratterizzata da una vera e propria baia riparata dalle mareggiate, in luogo della duna di sabbia e ciottoli prodottasi in epoca moderna per un’impressionante alluvione. Oggi Cala Sisine rappresenta il punto privilegiato (che in un prossimo futuro auspichiamo resti l’unico) di approdo e sosta,


GROTTA DEL FICO

sia per il turismo proveniente dal mare, che per quello proveniente dall’interno dopo lunghi e indimenticabili percorsi a piedi o a cavallo. Questo è infatti il punto di confluenza e arrivo dei tracciati esistenti (naturali o artificiali) che solcano la Codula di Sisine partendo dal Golgo o da Genna Selole, o per quelli che partendo dal Piano d’Otzio passano per Bacu de Monte Longu, o ancora per chi, provenendo dall’altopiano di Margine, da Turusele procede per Bacu Erittili o per su Accu de sa Femmina e Bacu Arala se passa invece dalla Costa d’Esone. Riprendendo la navigazione verso Cala Elune ci aspettano ancora poco più di cinque chilometri di costa baunese. Si tratta sempre di rive generalmente inaccessibili, con falesie tra i 15 e i 100 metri di elevazione, segnate dall’erosione di brevi e ripidissimi baccus ricoperti da fitti boschi dove, in alcuni tratti, predominano maestosi corbezzoli dalle sorprendenti dimensioni. E’ il fianco orientale del massiccio calcareo che separa il Bruncu Tattis e la Badde de Lupiru dal mare: area cosparsa di ovili tra i più belli del nuorese, e dalle strutture monumentali in ginepro degne di un riconoscimento ufficiale che le certifichi come vere e proprie opere d’architettura, da sottoporre a tutela monumentale (vedi in particolare l’incredibile corte ellittica in ginepro dell’ovile di Sa Sedda Eranu). La Badde de Lupiru scorre per diversi chilometri parallelamente alla costa finché, impossibilitata a gettarsi nella Codula d’Elune, svolta improvvisamente uscendo in

mare poco prima della Punta dei lastroni, dopo essersi aperto un nuovo orizzonte, fra pareti precipiti e con la copertura di un’inestricabile foresta di lecci, nella minuscola Cala Lupiru, ingentilita dalla presenza in prossimità dell’acqua di un isolato esemplare di quercia. Il promontorio di su Masongiu (115 m.) e la spiaggia di Cala Elune delimitano il territorio costiero di Baunei. Particolarmente spettacolare la spiaggia di Cala Elune si stende per oltre 800 metri in territorio baunese oltreché dorgalese, in uno scenario d’indescrivibile bellezza. Addentrandosi lungo l’alveo per poco più di sette chilometri il confine amministrativo segna così il limite tra i territori di Dorgali e Baunei, dopodiché la Codula entra esclusivamente in territorio di Urzulei. Per quanto Cala Elune registri oggi il più elevato numero di sbarchi e frequenze turistiche dell’intero Golfo di Orosei, non mi sembra corretto definirla “Porta d’ingresso” del territorio di Baunei, sia perché la Cala funge da accesso al territorio di più Comuni, sia, soprattutto, perché la fruibilità complessiva del territorio di Baunei è piuttosto difficoltosa a chi provenga da questo luogo; infinitamente di più di quanto non sia invece dall’approdo di Cala Sisine, da ritenere, a mio avviso, il principale ingresso dal mare nel Supramonte Baunese.

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Andrea Nissardi Fotografo «Era una fine d’estate, alcuni amici di Olbia mi convocarono al vecchio stadio Nespoli. Per farmi una sorpresa, soprattutto visto che pochi mesi dopo sarebbe partito per il Grande Viaggio. Sul palco troneggiava Lui, Miles, in tutta la miseria della sua salute agli sgoccioli e nella maestà della sua musica intramontabile. Convinto da sempre che il jazz mal s’accorda con la volgarità del flash, esposi per la luce di scena pellicole già molto sensensibili per sensibilità impossibili, pianificando misfatti di temperature e tempi da consumarsi in camera oscura...con successo, evidentemente. Avevamo compiuto un miracolo, Miles. Ad majora!».

tesoro ritrovato per caso. Lui. L’autista è sceso leggero ed è venuto sulla spiaggia. Come fosse la cosa più normale del mondo si mette a giocare a pallone con dei ragazzini. Io sono tra questi. Ha capelli lunghi e barba hippie ed un corpo esile, come un farfalla che accarezza il pallone, gli vola intorno e come attirato dal suo polline, la sfera sembra succhiata dalle sue labbra. Noi siamo dei bambini che seguono incantati le sue ali dispiegarsi intorno alla sfera, siamo ali di un fiore che ancora non fa vedere i petali. Vola il pallone sulla spiaggia prato di Castelsardo, la farfalla sembra ancora più elegante quando lo accarezza con i piedi, lo fa rimbalzare sulla testa e poi lo mette a terra chiedendoci di volare con lui. È l’estate del ‘67 e l’aria calda e l’acqua fresca ed invitante, come se fosse primavera. Si gira verso di me, mi lancia la palla come se mi imboccasse,come un paziente fratello maggiore. Lo prendo incerto con il piede, lo fermo e lo rilancio, lui lo afferra, lo lancia in aria come un missile verso il cielo. Lo guardiamo ricadere, come un bacio sul suo petto, lui lo fa scivolare per terra, come lo indossasse, poi lo raccoglie con le mani e ce lo offre. Lui è come una farfalla, è l’estate del ‘67 mentre va via, verso la sua macchina bellissima, il rombo, quando accende il motore è un temporale estivo che svanisce in un attimo. Lui, sa mariposa, è proprio una farfalla, il suo nome è Gigi Meroni, quello che il bruco chiama la fine del mondo, il mondo, per sempre, chiamerà farfalla. una farfalla, per sempre».

Michele Pio Ledda Paroliere «La macchina, una macchina bellissima è parcheggiata vicino alla spiaggia. Bella e antica, scoperta come un

Carlo Cottafavi Windsurfista «Ci sono momenti nella vita di ognuno di noi che contano più di altri, un po’ come dire che gli esami non finiscono mai. Cosa può desiderare un uomo che ama profondamente il mare, il vento, la libertà e rendere perfetta una semplice estate? Esiste un posto sulle carte nautiche che amo più di ogni altro posto al mondo, è una baia nella terra dei Shardana con l’acqua color smeraldo, nessuno in spiaggia, nessuno intorno solo un gabbiano che si avvicina per un pezzo di pane lanciato dalla nostra barca a vela, le sartie “cantano” una musica soave al dolce Maestrale, non esiste nessun collegamento con telefoni cellulari, con computer solo il sapore del mare, del vento. Preparo la mia tavola, la mia vela, i pochi veri amici sono nel pozzetto che puliscono il “tonnetto” pescato e lo preparano per la cena, cazzo la mia vela e mi tuffo in quel mare color smeraldo, mia moglie che dalla barca mi fa la foto che mi prende in quel momento di gioia, cosa può volere di meglio un uomo semplice? Non vuole fama, denari, locali notturni, vuole sedersi al fianco della donna che ama dopo una giornata passata in quel mare ed abbracciandola le sussurra questa è felicità amor mio questa è essere vivo, questa è la perfezione». Valentina Caruso Modella e Archeologa «Per me l’estate è in assoluto il periodo più bello dell’anno. Ogni estate ho vissuto dei periodi indimenticabili ed è difficile sceglierne una in particolare. Ricordo con nostalgia quella del 2006, quando ho partecipato a degli scavi archeologici internazionali per conto del Vaticano, in Corsica. È stata un’esperienza straordinaria, a contatto con la natura, in un antica basilica paleocristiana, convivendo


e per un mese a Bastia con altri giovani archeologi e studenti di archeologia che provenivano da diverse parti del mondo. Uno scambio culturale e umano che mi ha arricchita tantissimo e che tuttora tengo vivo nei miei ricordi, ancora oggi sono in contatto con alcuni di loro. Altre estati le ricordo per piacevoli episodi legati alle vacanze, come quando con i miei amici abbiamo deciso da un giorno all’altro di caricare in macchina le tende e andare a prendere il traghetto per andare a dormire in una splendida spiaggia di Carloforte la notte di ferragosto».

Ramona Panarelli (Lady Ramona) Cantante «Amo la Sardegna, amo la mia terra. Le serate estive passate in spiaggia sono le migliori. Dopo qualche ora di sole e bagni nel mare cristallino, ogni estate la trascorro all’insegna della musica. Non c’è bisogno di allontanarsi tanto da Cagliari per trovare un mare bellissimo, basta recarsi al Poetto, dove ogni anno abbiamo l’opportunità di suonare la nostra musica. Qualcuno dei miei musicisti ha avuto l’opportunità di suonare nelle spiagge di Rimini e Riccione, ma preferiscono di gran lunga suonare qui a Cagliari, al Poetto. Ogni estate è più bella dell’altra. Le persone cambiano, e le serate sono ricche di nuovi incontri con band sempre diverse. Non posso dire altro, ma se volete venire in Paradiso, vi aspetto nell’Estate Cagliaritana!».

Antonio Secci Pittore «Estate 1966: una balera vicina al mare si unisce al gruppo. Una persona speciale, capelli lunghi e oltre due metri d’altezza, abito orientale. La donna con cui ballava raggiungeva a malapena il metro e sessanta. L’attenzione della platea era rivolta verso di lui, ma non solo. Veniva strattonato e deriso come persona non normale. A quel punto qualcuno bussò alle mie spalle esclamando: “Ti presento un tuo collega”. E così fu. In realtà era un uomo straordinario, con lui sono partito per Milano. Il mio sogno di artista si concretizzò in quel momento».

Matteo Becucci Cantante (Ex concorrente di X-Factor) «Per me l’estate più bella è sempre

quella attuale. Questa si sta infatti rivelando piena di impegni, lavoro e soddisfazioni. Sono impegnato nelle prove del più grande musical rock di tutti i tempi: “Jesus Christ Superstar” dove interpreto il ruolo che fu del mitico Carl Anderson, ovvero Giuda, per la regia di Massimo Romeo Piparo. Al tempo stesso vado avanti con la stesura dei brani per il prossimo terzo album, il primo di inediti». Caterina Lai Pittrice «Fine agosto 1970: mi trovo a Dorgali, paese d’origine, a casa dei miei genitori; il postino entra in cortile all’improvviso e annuncia l’arrivo di un telegramma da Cagliari. Lo apro e, con emozione, leggo che mi viene conferita la supplenza annuale per l’insegnamento di Figura e Ornato Modellato, presso il Liceo Artistico Statale di Cagliari. Il cuore batte forte, informo i miei genitori della novità e vado di fretta alla ricerca di mia sorella, in quel momento fuori casa. Voglio da lei la conferma di quanto letto, se reale o frutto della mia immaginazione! È fatta! Ho superato il concorso per l’insegnamento di Discipline Plastiche e, di lì a pochi giorni, prenderò servizio nella stessa scuola, dove, appena tre mesi prima, ho conseguito la maturità. Rientro a Cagliari, e inizio il lavoro; l’incarico diventa annuale e l’anno successivo a tempo indeterminato. Inizia la frequentazione con i più importanti artisti sardi, quali Gaetano Brundu e Rosanna Rossi, Italo Antico e Primo Pantoli, Pinuccio Sciola e Carlo Loi e degli storici dell’arte, da Placido Cherchi ad A.M.Janin, da Giorgio Pellegrini a Raffaella Venturi. Con regolare frequenza del corso abilitante, nel 1974 passo di ruolo. Dopo trentasei anni di didattica vado in pensione, ma continuo tuttora la mia attività artistica, che dura da ben oltre quarant’anni, a Cagliari, città di adozione e magnifico capoluogo sardo».


Angelo Liberati

Pipi Sacchetto

Pittore

Windsurfista e fotografo «La mia estate indimenticabile risale al 1979, quando avevo 15 anni. Ero con mio padre a San Teodoro, e per la prima volta iniziai a pescare, che gioia! Ricordo tante cose di quell’anno: le prime ragazzine viste con occhi diversi, gli amici di lunga data e quelli occasionali, le gite alla ricerca di mari più pescosi. Mi divertivo tanto, e mi bastava la compagnia di mio padre per avere sempre il sorriso. Senza dimenticare che, come ho detto, per la prima volta provai a pescare un pesce. Mio padre ne prendeva tanti, di solito, quindi per me la gioia era tanta».

mi offre sensazioni ed emozioni per l’evento del ritorno…che si rinnova. L’acqua e le onde come una docile e facile passerella per giungere là dove ritrovo la mia appartenenza. Osservare da lontano quella lingua di terra che via via mi si avvicina significano brividi e suggestioni che si ripetono di continuo! “Lascio il mare le onde, la nave il brusìo di gente che arriva carica di ansie e saluti con pacchi e valigie di molti colori il sole d’improvviso mi accoglie e ancora una volta il vento dolce mi abbraccia” da I silenzi di pietra Se invece mi allontano, l’amicofratello appare lentamente ostile, le onde non più serene le sento quasi increspate e mentre la Terra sfuma, ormai confusa tra acqua e cielo, quel mare mi appare come una barriera invincibile e provo una separazione dolorosa, di profonda “amargura” che percepisco irrecuperabile e definitiva. Non è così per sempre , ma ogni volta la sensazione del distacco “amaro e irreversibile” è la stessa: una ferita che si riapre e fa male».

Giorgio Adamo Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Cagliari «I miei ricordi più belli sono legati a diverse estati passate nelle peschiere di Marceddì dove, al termine dell’anno scolastico (parliamo delle scuole elementari), venivo “abbandonato” e mi guardavano i pescatori (mio padre era il dirigente delle peschiere, lavorava col fratello ed era sempre impegnato). Il mio grande divertimento era la pesca delle arselle e la raccolta dei giunchi. L’alternativa a queste spassosissime vacanze era stare a Cagliari per lavorare nella trattoria di famiglia».

Antonio Masia

Marisa Depau

Presidente de “Il Gremio” dei sardi

Consigliere del Comune di Cagliari

«Come per tutti i sardi che per esigenze diverse hanno lasciato l’Isola e Vi ritornano di tanto in tanto, così pure per me, il mare è al contempo padre e patrigno, amico e nemico, è uno dei centri di riferimento del mio vivere, ma anche di malinconia e di preoccupazione, è l’elemento da amare e da odiare a seconda della circostanze. È ponte ed al tempo stesso frattura rispetto alle radici. Se devo o posso tornare verso i miei lidi, quel mare di separazione mi appare fratello e amico pronto ad accogliermi felice,

«All’Isola dei Cavoli, i quindici giorni più belli e spensierati fecero 35 anni fa la mia estate indimenticabile. Eravamo quindici amici, avevamo solo angurie, patate, tanta acqua e poco altro. Al resto ci pensavano gli unici pescatori con i quali si usciva spesso, eppoi grigliate, falò e l’immancabile chitarra. Risate e leggerezza assoluta, non avevamo altri bisogni. Si andava anche al Porto di Villasimius, chiedevamo un passaggio a qualche barca. E gli amici di Ponza ci invitavano per incredibili mangiate d’aragosta».


e Giampaolo Lallai Etnomusicologo e scrittore «Tra le molte estati trascorse al Poetto, i miei ricordi più belli sono quelli legati al periodo d’oro dei casotti e del tram degli anni Cinquanta. Abitavo in Marina e quindi prendevo il tram in piazza Matteotti: prima quello bianco e lungo, con due vagoni; aveva i sedili in legno scuro con tre o quattro posti, rivolti uno verso l’altro. Un invito a socializzare: si parlava, si rideva, si cantava. Le più moderne vetture verdi, entrate in servizio più tardi, anch’esse con due vagoni ma con le porte a soffietto ed a chiusura automatica, avevano meno posti a sedere, ma si socializzava e ci si divertiva anche in piedi. Appena arrivati, una corsa al casotto per cambiarsi e poi l’intera mattinata passata tra una partitella a pallone (allora tollerato), un tufo ristoratore, la merenda, la nuova partitella, le interminabili nuotate nello splendido mare e il sole preso nelle immense dune di sabbia bianca e fine. C’era sempre tempo per qualche scherzo tra amici: riusciva molto bene sa valigia (all’improvviso si afferrava uno per le mani ed i piedi e lo si buttava in mare) e anche s’incasada, seppure riservata solo a chi si era reso inviso al gruppo (sempre all’improvviso si immobilizzava la vittima e la si riempiva, specie nelle parti intime, di sabbia, erba, sassolini e fango). Il rientro in città avveniva verso le tredici, sempre in tram, naturalmente. Unu spassiu! Oggi niente più casotti: sciusciaus… nanchi fiant bassinus; niente arena bianca a muntonis; niente palloni; sparessiu su tranvai puru. Ci resta il mare, teniamocelo molto stretto». Biagio Arixi Scrittore e poeta Sebbene la vita mi abbia privilegiato facendomi conoscere persone che mai avrei pensato d’incontrare, e

luoghi lontani raggiungibili soltanto con l’immaginazione, la mia estate indimenticabile appartiene, però, ai ricordi dell’infanzia. Neppure il fascino di Cuba, con il suo mare e le sue tradizioni; o il lusso di Dubai nel suo caratteristico albergo “La Vela”; l’esotismo di Tangeri e la bellezza di Jerba “la douce” in Tunisia; la mondanità di Capri nella superba dimora di RoccoBarocco davanti ai Faraglioni; ma soprattutto lo sfavillio quasi ingannante di Porto Cervo, che mi ha accolto negli anni più spensierati, hanno lasciato il sapore e il gusto dell’ineguagliabile estate trascorsa a Cagliari nel 1952. Avevo compiuto, da parecchi mesi, i nove anni. Mio padre, che poco mi sono goduto per la sua precoce dipartita, mi portò, allora, da Villasor a Cagliari, in treno. Nei giardinetti della stazione, attendemmo un tram che dopo tante fermate ci lasciò davanti all’Ospedale Marino, al Poetto. Per la prima volta vedevo il mare. Uno specchio d’acqua turchese che mi inebriava e mi incitava a bagnarmi in quelle acque cristalline. Fui consegnato a una famiglia di amici che lì, possedeva un casotto: una casa in legno costruita come una palafitta, con il suoi balconi che affacciavano sulla riva del mare, con la bianca sabbia che sembrava sale. Accanto al casotto c’era un fortino: simile a una piccola Torre saracena, e due o tre palme che, immobili, con la propria chioma a ventaglio, si stagliavano superbe nell’atmosfera. Ebbene, in quel casotto di legno, colorato esternamente di bianco e di blu, come quasi tutte le case magrebine, trascorsi giorni meravigliosi fino ai festeggiamenti del Ferragosto. E non potrò mai dimenticare quelle casupole a schiera che si snodavano per chilometri in tutta l’estensione del litorale cagliaritano. E quella sabbia, bianca come i sale che si compattava con l’acqua come fosse polvere di marmo. Il rumore delle onde lievi che

frangevano la battigia. Dove sono finite quelle visioni e quei rumori? Chi mi ha rubato, cancellandole, in virtù di un falso progresso, le meravigliose casette in legno che hanno colorato la mia infanzia? Il gioco con i più variopinti aquiloni. Una gara ingenua tra bambini, per far volare un pezzo di carta che però annuncia gioia e felicità, portando nel cuore un messaggio di pace e di fratellanza. Poi, il Ferragosto tanto atteso. L’odore degli arrosti in spiaggia. I colori della frutta. Un convivio amicale condiviso con gli altri abitanti dei casotti, felici di attendere la sera per festeggiare con i fuochi d’artificio, che lasciavano nel cielo memorabili fantasie di luci, e a terra, l’odore acre delle sostanze esplodenti. Tutto era magico e senza inganni. Una vita di gruppo, consumata nelle relazioni che rendevano la vita più semplice, genuina e vivibile senza la paura del buio. Ho visto molto del mondo, ma nulla è uguale a quegli anni lontani che hanno sviluppato in me la gioia e la capacità di sentirmi libero di sognare sempre, il mondo migliore che mi appartiene e che nessuno potrà distruggere nè con l’egoismo, le cattiverie, il malaffare o gli interessi privati che hanno cambiato il volto al mio Poetto: che però vive nella mia memoria per essere sempre testimone dell’ingordia umana che non risparmia il bene supremo del nostro territorio.


I LOVE CROCIERISMO QUANTO PIACE CAGLIARI

U

n momento emblematico quello che è stato vissuto nel porto di Cagliari: è la prima volta che la nave da crociera israeliana, Golden Iris, approda nella nostra città e i capitani scendono, rivolgono i loro complimenti al presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Fadda, e al loro seguito sono quattro ragazzi, con vassoi ricchi di bevande e prelibatezze esotiche. A loro si avvicinano le donne in abito sardo con cestini dei nostri dolci tipici e i ragazzi che suonano la fisarmonica. Ci sono gruppi sardi che danzano intorno a loro. Una foto di gruppo li ritrae tutti insieme: ognuno con la sua divisa, ognuno con tratti somatici differenti portatori ciascuno di una cultura diversa. Formano un amalgama perfetto. E ciò che stupisce di più è che questa non è una novità all’arrivo delle crociere. “I complimenti – sottolinea Paolo Fadda – sono all’ordine del giorno. Ogni qualvolta dei capitani arrivino al nostro terminal ci dicono di non aver mai ricevuto un’accoglienza simile. D’altronde siamo gli unici in Europa ad accogliere i turisti in questo modo”. E l’impegno per ottenere questo è tanto. Esiste un elenco di circa 75 comuni delle province di Cagliari, Oristano, Nuoro, Ogliastra, che a turno vengono chiamati per l’accoglienza dei turisti in città. Portano i loro prodotti tipici, dall’olio ai tipi di pane, di dolci, di liquori quali il limonello e il mirto, portano i loro prodotti artigianali, dalle borse ai cestini, ed è uno dei modi migliori per far conoscere la propria cultura e le proprie tradizioni. “Sono convinto che i crocieristi siano uno dei modi più importanti per far conoscere il territorio. Quest’anno siamo arrivati a 150 mila presenze – afferma Fadda - Quando sono arrivato io 15 anni fa se ne contavano al massimo 30 mila all’anno. Solo nell’ultimo anno si sono aggiunte circa 80 mila presenze e abbiamo tutto l’interesse a continuare ad incrementare questo numero, ma le difficoltà non mancano”. La prima, quella di trasferire questo senso dell’accoglienza nel resto della città e del territorio. “Il motivo per cui le crociere scelgono una città è legato al suo potenziale. Nel caso di Cagliari, la città è ancora poco conosciuta. Tutti conoscono la Costa Smeralda, ma del resto della Sardegna e del capoluogo si sa ancora poco. Per questo è necessaria una più fitta attività di promozione”. Uno dei metodi potrebbe essere quello di farsi conoscere in tutti gli eventi di carattere globale quali fiere e altre occasioni di vasta portata, portare materiale informativo sulla nostra isola. Ma l’Autorità portuale da sola non può farcela.

Dovrebbe essere un’iniziativa collettiva cui partecipi anche la stessa Regione, con un sistema informativo di promozione del territorio, e le stesse attività commerciali: “La positività della meta Cagliari è arrivata all’80% nelle interviste fatte in questi anni ai crocieristi arrivati. Tra i motivi di scontento più diffusi vi sono però problemi generali della città e dei servizi urbani, quali la chiusura dei negozi la domenica, la chiusura delle chiese all’ora di pranzo, orario tipico di scalo delle navi in cui sono consentite le visite, oppure la scarsa conoscenza dell’inglese nei bar e nei negozi. In merito alla promozione, un adeguato metodo di utilizzo dei crocieristi come tramite per diffondere la conoscenza della città, si dovrebbe pensare invece a qualcosa come dei cd: se 150 mila persone quest’anno tornassero a casa e facessero vedere alla loro famiglia il “souvenir” cagliaritano, si arriverebbe a circa il doppio delle persone nel resto del mondo che conoscono la nostra città”. Se si osservano più da vicino i dati emersi dai questionari forniti ai crocieristi tra il luglio 2009 e il novembre 2009, si può comprendere facilmente cosa cercano i crocieristi quando giungono nella nostra città, e in quali aspetti la città potrebbe migliorare: emerge, infatti, come non solo le attività più apprezzate siano il classico giro per il centro storico e lo shopping, ma come i maggiori oggetti d’interesse siano soprattutto prodotti tipici sardi e souvenir di ogni sorta. Anche per queste ragioni, al secondo posto dopo l’ottima accoglienza ciò che notano maggiormente è proprio la chiusura dei negozi e la scarsa organizzazione in città, così come si fa sentire in contrapposizione alla massima cortesia del personale, quegli inadeguati orari di apertura e chiusura dei negozi al pomeriggio, come sappiamo ben diversi dalle altre città in cui sono abituati a fare scalo. A proposito di potenziale e di necessità di lasciar loro testimonianze e materiali da portare a casa, si può osservare anche come il 65% dei visitatori tornerebbero a Cagliari per la sua bellezza, il cibo e la sua storia, aspetti che sono almeno parzialmente trasmissibili quando a tutti coloro a cui si racconterà al viaggio, ancor di più se si fornisce loro qualche supporto materiale. In vista di quest’estate intensa e trafficatissima che attende il capoluogo, il massimo sarebbe lasciare a ciascun visitatore un forte desiderio di tornare e - perché no – di farsi tramite per raggiungere porzioni sempre più ampie del pubblico internazionale.


MARE APERTO: QUI VELA SOLIDALE

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UESTE BARCHE NON SONO “DIVERSE”

L’

accessibilità, ossia l’assenza di barriere architettoniche, culturali e sensoriali, è la condizione indispensabile per consentire la fruizione del nostro territorio. L’Unione Italiana Vela Solidale è l’organismo che, dal 2002, riunisce e rappresenta le più importanti associazioni del territorio nazionale che operano nel sociale, attraverso la pratica della vela e degli sport acquatici e si rivolte alla diversa abilità con una proposta turistica terapeutica e sportiva accessibile per favorire lo sviluppo di un territorio in grado di accoglierla, valorizzarla e trasformarla in una opportunità di crescita per restituirla alla società come occasione di viverla con un’ottica diversa, fonte di arricchimento e confronto per dare una risposta a preconcetti che contribuiscono a rendere reali barriere, limiti e steccati. Tra le nostre finalità, indiscussa è la promozione della più ampia

attenzione per l’abbattimento delle barriere architettoniche in mare e del Turismo Accessibile, con l’obiettivo di sensibilizzare le amministrazioni e le istituzioni nel predisporre atti concreti, al fine di prevedere uno spazio di approdo per le barche che trasportano o vengono utilizzate dai diversamente abili lungo tutte le coste del nostro Paese, ivi comprese le aree marine protette dei Parchi, pianificando un’adeguata e accessibile interfaccia con i territori garantendo una pianificazione di logistica fruibilità. Abbiamo davvero apprezzato l’azione concrete dell’Autorità Portuale del Nord Sardegna, che ha emanato un’ordinanza che prevede una quota di posti barca riservati e attrezzati per soggetti (persone fisiche o giuridiche) disabili o appartenenti alle categorie protette. È una scelta coraggiosa, perché sappiamo bene che “il posto barca” è argomento deli-

cato, soprattutto dove gli spazi a mare sono scarsi rispetto alle necessità dei lavoratori del mare e dei dipartisti, ciascuno con le proprie esigenze, dignità e diritti. È anche una scelta che dimostra con i fatti la sensibilità di un’istituzione che deve seguire logiche manageriali, ma che deve evidentemente è capace non solo di spendere belle parole, ma di agire concretamente nei confronti del sociale e dei diversamente abili. Siamo ancora più soddisfatti perché vogliamo credere che questa azione concreta si anche frutto degli sforzi appassionati elargiti quotidianamente da tutti gli associati e degli operatori dell’Unione Italiana Vela Solidale nei confronti dell’handicap, attraverso la sensibilizzazione del mondo istituzionale della nautica rispetto a una portualità e un turismo sempre più accessibile. Questa è una bella pagina di mare, di solidarietà tra gente di mare e un bel momento nei rapporti tra UVS e Istituzioni. Tuttavia, riteniamo che questo non sia un traguardo, ma il punto di partenza per raggiungere obiettivi che potrebbero sia dare giovamento a chi è svantaggiato, sia sviluppare la nautica da diporto e il turismo accessibile, nel suo insieme. A nome di tutti coloro che sono impegnati e sensibili alla valorizzazione dell’elemento mare, ad una rivalutazione del diporto, allo scopo di trasmettere ad un più vasto pubblico questi valori, si propongono questi valori per divulgare gli step raggiunti dalla nostra azione di pensiero.

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A CAPRERA GARIBALDI ASPETTA NAPOLITANO I

l progetto di riqualificazione del Compendio Garibaldi, a Caprera, rientra tra le 11 iniziative di rilievo “I Luoghi della memoria” inserite, a livello nazionale, nel programma culturale predisposto per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. La conferma arriva direttamente dall’assessore della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali, Maria Lucia Baire, che in qualità di rappresentante per le Regioni nel Comitato dei Garanti per le celebrazioni del centocinquantenario, ha partecipato, a Roma, all’incontro convocato dal presidente dell’organismo ed ex premier, Giuliano Amato, per stilare un programma di massima degli eventi ufficiali legati alla ricorrenza che sarà celebrata come Festa nazionale il 17 marzo 2011. «Oltre alla ristrutturazione di Casa Garibaldi – ha anticipato l’assessore Baire – gli interventi riguarderanno il completamento del restauro del Forte Arbuticci, già avviato con fondi regionali, per trasformarlo in uno spazio espositivo permanente su Garibaldi di 1.200 mq con foresterie e sala convegni, e il recupero dei caseggiati militari di Punta Rossa da convertire anch’essi in spazi espositivi, auditorium e foresterie. Si tratta, dunque, di un importante e ulteriore riconoscimento per il ruolo svolto dalla Sardegna nel processo di unificazione nazionale, in attesa di ospitare, il prossimo 7 ottobre, per la prima volta a Cagliari, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano». Il Comitato dei Garanti, composto da qualificate personalità del mondo scientifico e culturale italiano, si riunirà nuovamente a metà settembre per definire il programma di comunicazione di tutte le iniziative organizzate per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

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DONNE IN BARCA Ore 6 del mattino. Si salpa dal Porto di Capitana: destinazione Castiadas. Al comando c’è lo skipper Fulvio Colombi, che oltre ad essere un velista esperto, è anche istruttore federale di diving. A dargli supporto, in questa occasione, non ci sono marinai bensì delle ragazze che si trovano per la prima volta nella loro vita a veleggiare. Nonostante siano alle prime armi, si sentono immediatamente a loro agio a bordo e aiutano il capitano ad ammainare le vele per far navigare una splendida barca lunga 18 metri, alla velocità di 15 nodi. Infatti, si tratta di donne che hanno una forte passione per il mare e che amano vivere il loro tempo libero all’insegna dello sport e dell’amicizia. Durante la navigazione, si vede improvvisamente spuntare il sole dalle meravigliose montagne del Sarrabus e vista da tale prospettiva, una normale alba diventa uno spettacolo davvero unico. Superata l’isola dei Cavoli, si giunge in poco tempo a Cala Pira, una idilliaca spiaggia situata nella zona di Castiadas e dalla quale si può ammirare l’isola di Serpentara. Si tratta di un’area costiera protetta, ricca di fauna e flora marine di epoca millenaria, ma allo stesso tempo molto fragili e che dunque richiedono una persistente salvaguardia. Grazie al costante impegno delle autorità locali e degli abitanti del luogo, l’ecosistema di questa area è ancora immune dall’inquinamento indiscriminato dell’uomo e un modo certamente ecologico di giungere in tale territorio è quello di arri-

varci in barca a vela. Niente gas di scarico, niente rombo di oleosi motori, niente veleni, perché tale mezzo di trasporto, oltre ad essere tra i più antichi del mondo, è anche il più pulito, dato che sfrutta pienamente l’energia che ci regala la natura: il vento. Appena arrivati a Cala Pira, c’è chi si rilassa con un tuffo nell’acqua turchese, c’è chi invece ha già fame e si accinge a preparare una bella insalata o chi raggiunge la spiaggia grazie al piccolo tender in dotazione. Nel pomeriggio viene organizzata una lezione di diving sia teorica che pratica. L’immersione dura circa mezz’ora e avviene in compagnia dell’istruttore, in piena sicurezza. Tra i membri dell’equipaggio, c’è anche Fabio, un kitesurfer esperto che si mette a fare le sue evoluzioni in mare, a bordo di una tavola trainata da un coloratissimo aquilone. Giunge sera, i membri dell’equipaggio si riuniscono per la cena, chiacchierano e scherzano, in totale armonia con l’ambiente che li circonda. Ma non è finita qui, la vera sorpresa deve ancora arrivare. L’indomani, dopo una deliziosa colazione, viene organizzata una lezione di yoga e di meditazione, permettendo ai partecipanti di staccare la spina dalla vita quotidiana e di entrare in stretto contatto con il mare, con il sole, con il vento e soprattutto con se stessi. Tutte le ansie spariscono cosicché la frenetica e inquinata vita di città diventa solo un brutto ricordo. Si torna a casa sotto una lieve pioggia ma con il mare calmo, stanchi ma felici di aver vissuto questa meravigliosa avventura.

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LunedĂŹ mattina

Un salto in palestra Riunione

In Sardegna vivi di piĂš.


Mensa di mezzogiorno

Ora di punta

Spettacolo di prima serata

w w w. s a rd e g n a t u r i s m o . i t


brontolo camp dell’audi melg 32 sailing seri di portocervo


pione ges ries

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orto Cervo, 27 giugno 2010. Brontolo si aggiudica la terza tappa dell’Audi Melges 32 Sailing Series 2010. L’ annullamento della regata di oggi per mancanza di vento conferma la classifica overall di ieri, che vedeva lo scafo dell’armatore Filippo Pacinotti prevalere sulla flotta dei monotipo iscritti all’Audi Inviational Melges 32, valida come terza tappa dell’Audi Melges Sailing Series 2010. Alle sue spalle nella classifica di tappa altri due italiani: B Lin Sailing.com di Luca Lalli, e Torpyone di Edoardo Lupi. Nella classifica overall dopo tre tappe sale in testa B Lin Sailing.com, che guadagna terreno su Fantasticaaa, mentre con la vittoria di tappa Brontolo riesce a spodestare dal terzo gradino del podio overall Calvi Network di Carlo Alberini. Nonostante le condizioni meteo non favorevoli, il Comitato di Regata dello YCCS ha comunque tentato di far disputare le prove in programma per oggi, ma poco dopo il segnale di partenza la flotta ha dovuto rinunciare e abbandonare il campo di regata con un niente di fatto. I primi tre classificati della tappa di Porto Cervo sono stati premiati nel corso della cerimonia finale che si è svolta in Piazza Azzurra alle 17.00. Grazie alla prestazione in una delle prove di ieri, caratterizzata dalla presenza di un vip a bordo, B Lin Sailing. com, che è stato inoltre premiato quale campione di Audi Invitational 2010. Gli italiani l’avevano fatta da padroni nella prima prova di questa tappa che, come da programma, aveva preso il via poco dopo le 12.00 sotto un vento proveniente da Nord intorno ai 6 nodi. A Torpyone il merito di aver girato il primo cancello di poppa in testa agli avversari davanti a Calvi Network e B Lin Sailing.com, e di aver tenuto la prima posizione fino al traguardo seguito dalla rimonta di B Lin Sailing e Brontolo. 2010 Audi Melges 32 Sailing Series – 3° tappa Melges 32 - Summary Results - as of 06/26/10 at 14:47 Posizione, Barca, Timoniere, Armatore, Nazione, R1-R2-Punti 1. BRONTOLO Filippo Pacinotti, ITA,3,2, 5.00 2. B LIN SAILING.COM Luca Lalli, ITA,2,3, 5.00 3. TORPYONE Edoardo Lupi, ITA,1,8, 9.00 4. MASCALZONE LATINO Vincenzo Onorato, ITA,4,7, 11.00 5. FANTASTICA Lanfranco Cirillo, ITA,11,1, 12.00 6. RUSH DILETTA Mauro Mocchegiani, ITA,8,4, 12.00 7. HIGHLIFE Peter Rogers, GBR,6,6, 12.00 8. OPUS ONE Wolfgang Stolz, GER,12,5, 17.00 9. CALVI NETWORK Carlo Alberini, ITA,5,13, 18.00 10. ROARK K. Kaan, NED,9,12, 21.00 11. BLACK MAMBA Martin Knetig, CZE,7,16, 23.00 12. JANAS Roberto Pardini, ITA,13,10, 23.00 13. FRA MARTINA Edoardo Pavesio, ITA,15,9, 24.00 14. CUERVO Y SOBRINOS Cesare Curnis, ITA,10,14, 24.00 15. F.LLI GIACOMEL AUDI TEAM Action Team a.p.d., MON,14,11, 25.00 16. INOVA Carlo Pesenti, ITA,16,15, 31.00


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TIMEOUT A SINNAI OLOTURIA IL FASCINO DELL’ARCHEOLOGIA SUBACQUEA


FEMMUS A SU POETTU Femmus a su Poettu totus a prand’inni. S’hiasta bistu Arricchettu!... Accosta. Sezzirì chi ti contu sa scena, su spassiu de oi corcaus in s’arena conc’a soli, po coi. Carrigus de istrexiu Ci seus arribaus; no ti nau su prexiu de is pipius spollaus. Arricchettu è aturau a palar’ ‘e camisa e nd’hari strantaxiau ‘na barracchedda lisa, po no si callentai su zicchedd’ ‘e su binu e po s’arreposai iss’e totu, mischinu. Su mari prenu-prenu pariar unu ‘nferru de genti senz’ ‘e frenu in avvolotu e in gherru. Sa basca è cosa mala, ma cussu è buddidori… Bandant a fai sciala,

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aturu che sudori! Cun is cambas in foras, che sa pixi nieddas, bagarias, signoras, mannas e picioccheddas. Candu s’esti spollara Annetta filla mia, mi dd’hapu castiara ‘nu pagu sbregungia. Ci hapu calau ‘s ogus po no biri prus nudda; po no ddi fai arrogus su pillonch’ ‘e xipudda! A prandi heus cumenzau pagu prim’ ‘e sa una (issus hianta smurzau ma deu femmu digiuna). Tenemus malloreddus, unu spren’imbuttiu, ‘nu pagh’ ‘e prupixeddu e sartizzu arrustiu, pruna de ollaniou, pressiu, pir’ ‘e buttiru e unu bellu gattou chi giai tenumu a tiru. Cand’heus accabau de si preni sa brenti,


Arricchettu m’ha nau: “Baxi a biri sa genti chi mi boll’arrimai un’or’ ‘e mesu, o duas. Ma coit’ a torrai; no fazzas de is tuas”… E fazzu sa sconcada de ddu lassai solu! Cessu, ‘ta molentada de nascu e piricciolu! Tot’hari sburiau, ampudda e fiascu, e no si nci ha ‘lassau mancu ‘nu stiddi’ ‘e Nascu! Torraus. E dd’agattu fueddend’in italianu cun d’una chi hemmus fattu connoscenz’amengianu. Issa candu ma biu

sin d’è tot’azzicara e de mariru miu sin c’esti stesiara. A issu dd’hapu nau: “Gi ti tengu siguru! Ti ses imbriagau e isciollorias puru! Là, babb’ ‘e fillus mannus!... Babbu senz’’è xiordebbu! Bugginu! A cinquant’annus ancora picioccheddu! Ma si Deus si lassa’, torraus a su Poettu, e su giogu ti passa’, creimi puru, Arricchettu! E’ fendi notti frisca; andaus a si corcai?” Buonanotti, Francisca. Cras ti dd’accab’ ‘e nai.

SU POETTU: ARISERU E OI... IL POETTO CAMBIA COSÌ… COME IERI… LA GRANDE SPIAGGIA QUASI AFRICANA, DENTRO I CASOTTI, NON È PIÙ QUELLA DI UNA VOLTA. I CASOTTI SONO SCOMPARSI DA TEMPO. OGGI NON È RIMASTA NEANCHE LA SABBIA BIANCA FINISSIMA. NO C’EST PRUS NUDDA. IL POETTO CAMBIA COSÌ… COME IERI… MANCU PO DEBARAS. È FINITA LA GRANDE MANGIATA DOMENICALE DEI CAGLIARITANI. SA PAPARA MANNA A SU DOMINIGU, IN SU POETTU, AINTRU DE IS CASOTUS, FIAT COMENTI DE SA FESTA PO SA TORRIDA DE SANT’EFIS A SA SCAFA.

di Giuseppe Podda

UNU GOSU DE SA BRENTI PRENA CHI NO TI NAU. “O GOPAI, SI NO DDA FEUS SA PAPARA MANNA TOTU INNOI LASSAUS”. È TUTTO FINITO. NIENTE MANGIATA, MANCU ARREXONIS E GIURICUS A OR’ ‘E MARI. IN SU POETTU EST CAMBIAU TOTU. MA C’È ANCORA IL POETTO? DOV’È FINITA LA LUNGA SPIAGGIA QUASI AFRICANA CANTATA DA GIAIME PINTOR? È NEL REGNO DEI RICORDI.

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Concorso fotografico “Wilmar Sailing Charter” È impossibile scindere l’elemento umano dall’elemento acqua. Fin dai tempi più antichi, il mare è sempre stata una presenza essenziale, forte, indispensabile. I primi insediamenti “organizzati” sono sorti lungo le coste. Mare voleva dire nutrimento, acqua, sale, viaggi, esplorazioni. Lungo il corso dei millenni le attività umane si sono sempre intrecciate all’elemento “mare”. Teatro di sanguinose battaglie, o di romantiche veleggiate, le onde del mare hanno assistito allo svolgersi degli eventi più che ogni altro elemento, dall’Odissea di Omero alle scorribande vichinghe, dai Fenici ai Veneziani, Negli anni quaranta le navi transoceaniche trasportavano i sogni degli europei da una costa all’altra dell’Atlantico. Oggi l’uomo continua a solcare gli oceani, e a sognare le isole lontane.. E’ da queste riflessioni che è nata l’idea del Concorso. Dedicato a chi, per passione, vive la dimensione marina nel suo quotidiano, reale o immaginario. Il Bando del Regolamento è visibile sulla homepage facebook di Wilmar Charter. Buon lavoro, e buon vento!

Inaugurato il molo Bonaria di Olbia È stato con l’ormeggio della nave partita da Cagliari per il pellegrinaggio verso il Lazio che si è inaugurato il molo 9 del porto di Olbia. Dopo due anni la Madonna di Bonaria ha fatto ritorno anche in Gallura, con i 450 fedeli e la Comunità dei Padri Mercedari che l’hanno seguita nell’incontro col Papa e con la comunità laziale. L’intera giornata del rientro, organizzata dall’Autorità portuale, è stata dedicata alla preghiera e alla venerazione della Madonna, e si è conclusa con la messa delle parrocchie riunite celebrata dal Vescovo di Tempio Ampurias e dai Padri Mercedari. Come ha commentato lo stesso presidente Paolo Piro, «È un atto dovuto che deve rendere orgogliosa l’intera comunità. Olbia, per tradizione, è fortemente legata alla Madonna del Mare e quella di Bonaria, la cui statua proprio dal mare fu recuperata nel 1370 e accolta nel convento di Bonaria a Cagliari, è il massimo simbolo della devozione che si rinnova». Quello intitolato alla Vergine è il primo dei due nuovi moli gemelli: con i loro 10 metri di lunghezza potranno ospitare navi di lunghezza superiore ai 300 metri e risulteranno particolarmente funzionali alle nuove flotte sempre più ampie e moderne, rendendo la portualità nel Nord Sardegna ancora più competitiva tra i porti del Mediterraneo.

Nuovi scali nel circuito MedCruise Anche i tre scali di Olbia, Golfo Aranci e Porto Torres sono stati accolti nell’associazione che raggruppa i 78 porti crocieristici mediterranei e le 20 più importanti agenzie marittime di promozione turistica e i tour operator.

«Abbiamo ritenuto che i tempi fossero ormai maturi per diventare membri dell’associazione», queste le parole del presidente dell’Autorità Portuale del Nord Sardegna, Paolo Piro, che prosegue: «Siamo stati accolti con una votazione unanime e tutti i migliori auspici in una grande famiglia, dalla quale abbiamo molto da imparare in termini di professionalità, strategie, esperienze, ma alla quale tanto possiamo dare in termini di offerta sul mercato e gestione di grandi flussi di traffico». Un momento cruciale, questo, in cui Olbia si è dimostrata, con i suoi 118 accosti, indenne alla crisi. «Per quest’anno – ha spiegato Piro – non è prevista una crescita, ma quanto meno una ristabilizzazione del sistema che porterà ad una graduale uscita dalla crisi». Tra i motivi di crescita previsti, si annoverano non solo il posizionamento di nuove navi in Europa, che arriveranno ad un totale di 130 entro 2012, ma anche una crescita dei passeggeri, dai 18 milioni del 2009 ai 25 milioni del 2010. I motivi di polemica e gli accorgimenti da apportare non mancano nemmeno in questo caso, in cui più che mai si rivela necessario spronare ad una maggior presenza e ad un maggior sostegno verso le iniziative sia le istituzioni, quali i Comuni, la Provincia, troppo spesso assenti quando si è trattato di fare passi fondamentali, sia le personalità a capo dei servizi che devono ancora comprendere come accogliere al meglio i nuovi arrivati in vista degli sbarchi: basterebbe tenere negozi e bar aperti qualche volta in più anche la domenica, un gazebo dell’info-point più efficiente e i benefici li potremmo valutare nel giro di poco tempo – dice ancora Piro, e conclude – l’ingresso dell’Autorità portuale nel MedCruise ci offre una grande opportunità di sviluppo, anche perché avremo rapporti diretti con le compagnie e potremo inserirci meglio nel mercato».


Teulada: spiagge accessibili anche a settembre Le spiagge e le coste situate nei pressi del poligono di Teulada saranno regolarmente fruibili dalle popolazioni locali anche per tutto il mese di settembre. L’iniziativa, portata avanti dal presidente della Regione Cappellacci, è stata accolta positivamente ed ora è finalmente realtà. Grazie anche all’interessamento del sottosegretario Giuseppe Cossiga, lo Stato Maggiore della Marina Militare ha - per la prima volta - annullato le attività previste: «Siamo convinti - ha dichiarato il presidente della Regione - che il dialogo faciliti i processi politici e amministrativi, e nella maggior parte dei casi dia buoni frutti. Abbiamo amplificato le istanze del territorio e trovato un interlocutore attento. Con lo stesso metodo intendiamo discutere anche questioni più complesse, come quella delle dismissioni delle aree militari. Senza posizioni preconcette, né contrapposizioni ideologiche, che terra della valorosa Brigata Sassasi non possono trovare cittadinanzam occorre disegnare percorsi certi, capaci di dare luogo a occasioni di sviluppo per il territorio. L’alternativa alla presenza dei militari e dello Stato in generale, non deve essere l’abbandono, l’incertezza e la perdita di posti di lavoro, ma la valorizzazione e lo sviluppo di quelle zone. Sono questioni delicate, che devono essere gestite con grande equilibrio».

IL MARE, CHE NOSTALGIA

di Tiziana Contu

In lontananza, mentre la nave punta verso la mia terra natìa, tra la bruma, si intravede un esile filo di terra. Come d’incanto il mio cuore riporta alla memoria l’antico profumo del mare; giochi di colori sfumati tra oleandri e ibiscus, terra arida e selvaggia tra ginepri e bacche di mirto dove imperversa il maestrale piegando i suoi pini maestosi e secolari. Sono ricordi d’infanzia che si riaffacciano lentamente proprio come la mia terra pian piano appare ai miei occhi. l’alba lascia intravedere il suo porto ed i gabbiani ad ali spiegate sembrano darmi il benvenuto. Tra i volti decisi e imbruniti dal sole riaffiora il volto materno, dolce e sorridente, ospitale come la mia terra. Risate di bimba sembrano riecheggiare tra le mura antiche della zona adiacente al porto. come l’acqua limpida del mare circonda l’isola, così era il tuo animo: mi facesti conoscere il sapore e il profumo delle antiche tradizioni. Il sole è già alto nel cielo, per un attimo sembra rapire i miei pensieri… nel mio cuore c’è il profumo della Sardegna; vagabondo ricerca tra i colori accesi un po’ di quiete al calar della sera…


Foto di Jacques Riguide

Il Sole sparisce, la gioia di essere al mare rimane

“ Appassionata del mare ai Caraibi.

IL MARE DI FACEBOOK Un fritto misto offerto da “l’amore per il mare” (Paolo, anna, azzurra).

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Michelle Castelnau e la meditazione in piscina.


Mensile di portualità, spiagge, sport, trasporti, viaggi e cultura mediterranea mediterranea ®

Opera di Paolo Curto

Anno VI N.22 2010 - Spedizione in Abb. Post. - 45% - Art. 2 comma 20/b legge 662/96

Mensile di portualità, spiagge, sport, trasporti, viaggi e cultura mediterranea

€ 2,00

EROS E SIRENE DEL MARE DI SARDEGNA

Direttore responsabile GIORGIO ARIU giorgioariu@tin.it Editore Gia Editrice di Giorgio Ariu In redazione Simone Ariu, Maurizio Artizzu, Michela Sorgia, Antonella Solinas Redazione Grafica Maurizio Artizzu Scritti di: Giorgio Ariu, Simone Ariu, Antonello Angioni, Alan Batzella, Laura Bonu, Claudia Cao, Giginu Cocco, Carlo Cottafavi, Andrea Nissardi, Nadia Pacini, Pipi Sacchetto

N.22

LE COSTE PIÙ BELLE D’ITALIA - PIÙ PORTI PER L’ISOLA - QUEL MASCALZONE DI ONORATO SURF E REGATE: LE COMPETIZIONI PIÙ AVVINCENTI - LA MIA INDIMENTICABILE ESTATE

Opera di copertina, Paolo Curto

Fotografie Archivio GIA, Maurizio Artizzu, Enrico Locci, Andrea Mura, Andrea Nissardi, Nadia Pacini, Ignazio Sanna, Pipi Surfaction, Enrico Spanu

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Marchio N° CA2005-C000191 Depositato il 30/11/2005

giorgio ariu editore Premio Europa per l’Editoria - Pisa Premio Editore dell’Anno per l’impegno sociale e la valorizzazione della cultura sarda VIA MARE E’ MARCHIO DEPOSITATO N° CA2005C000191

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