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Mensile di portualità, spiagge, sport, trasporti, viaggi e cultura mediterranea 2€·

Spedizione in Abb. Post. - 45% - Art. 2 comma 20/b legge 662/96

REPORTAGE ESCLUSIVO

ANNO VI · N. 26 · 2

FOTO, MARINE PARTNERS

ANDREA MURA, LA GRANDE SFIDA PIETRINO FOIS

A PIEDI NUDI AL POETTO COME TEMPO FA CONFESSIONI DI MARINAIO


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Giornale di bordo

Giorgio Ariu Direttore di ViaMare

Andrea Mura profeta in patria Prova a ragionare attorno al motore dell’invidia. Ci giri attorno e trovi un mare di cultori che incarna nell’isola una sottocultura dura a morire. Con la psicologia della massificazione, poi, gli stessi invidiosi coltivano l’ingratitudine a manetta: la cultura dell’individualismo non si esercita al grazie disconoscendo la radice della nostra individualità. Così, nell’alternarsi del dare e avere, vinci se non t’aspetti nulla dagli altri e diventi ricco dentro. Prova a pensare ai rari profeti di casa nostra e ai riconoscimenti, pure pelosi, post mortem. Ora pensa ad un orgogliosissimo sardo come Andrea Mura, uno-due. C’è voluta la Grande Sfida in solitario in una tra le più dure e prestigiose competizioni veliche per trasformarlo in eroe vivente. Eppure il cagliaritano dei grandi attraversamenti aveva già conquistato trofei e rispetto dai tanti mari. Ripenso alle tante uscite sul Golfo e ai racconti di gare intrepide e al Sogno da cullare per spingere lontano lontano Vento di Sardegna. E ai racconti, spesso alle frustrazioni, attorno alle fatiche per comunica-

re con chi ha smarrito la capacità d’ascolto. Talvolta il Gigante sembrava un bimbo smarrito. Per tempi lunghissimi a terra e in solitario, sparuta cerchia di fedelissimi a parte, a coltivare il Sogno e la Sfida. Spesso preso da voglia di rinuncia. Infine la Grande Determinazione e una preparazione così minuziosa che ci sono volute molte pagine di questo giornale per raccontarla tutta. Andrea ha vinto ed è tornato smagrito e gigante, con le mani ancora più grandi per le fatiche. Gli occhi sanno di intensa felicità. Gira per l’Italia da un club all’altro ed è una ola. Ora in città lo riconoscono, vogliono vederlo: è profeta, eroe.

Pietrino dai piedi nudi Questo giornale, dall’estate del 2005 porta avanti una battaglia affascinante che mira alla portualità diffusa. Più approdi, piccoli e accoglienti, lungo il periplo dell’isola per intercettare diportisti da tutto il Mediterraneo e per promuovere una volta per tutte i valori aggiunti della nostra terra: le coste e i nuraghi. Solo così la Sardegna potrà diffondere il

turismo ad alto tasso identitario dell’interno e combattere lo spopolamento. In Regione c’è un Disegno di Legge dei Riformatori che deve trovare sensibilità e consensi diffusi in Commissione e in Aula. Al timone di viale Trento e Villa Devoto c’è un marinaio sincero e a via Roma al Palazzo, tra gli altri, c’è un consigliere che ha attraversato tanti mari accumulando trofei mondiali e una ricchezza interiore senza pari. Pietrino Fois, ora, tra Vela Latina e cultura del mare da implementare in Consiglio Regionale, è preso da quella grande passione che solo chi ama stare a piedi nudi sui legni vuole sospingere oltre l’orizzonte.


PORTFOLIO

photo, MARINE PARTNERS


ANDREA MURA, VINCITORE DELLA ROUTE DU RHUM


I

l sopraggiungere dell’autunno dopo un’intera estate trascorsa al mare, nel nostro azzurro e splendido mare, è sempre motivo di una qualche tristezza e malumore. Abituati come siamo al sole ed al mare delle nostre spiagge, ci riesce un po’ difficile adeguarci alla nuova stagione. Cala progressivamente la temperatura, le piogge si susseguono abbastanza frequenti, le giornate rimpiccioliscono con precisa ma inesauribile gradualità, la natura cambia colori, mutano i profumi e gli odori, si entra, insomma, in una dimensione del tutto differente. Eppure il Poetto, la spiaggia cagliaritana per eccellenza, continua ad essere nei nostri pensieri, tant’è che ci torniamo non appena è possibile, anche d’inverno, magari per una bella passeggiata nelle ore più tiepide o per una mangiata di ricci. Sembra quasi che non possiamo fare a meno della visione del mare, dei monti che vi si specchiano, del profilo amico della Sella del Diavolo, dell’orizzonte azzurro che si confonde con il

cielo e di tutto ciò che sta attorno a questo scenario d’incanto. Certo a quelli di una certa età mancheranno per sempre i casotti di legna colorata, le dune di sabbia bianchissima e il tram verde di un tempo ormai passato ed indimenticabile. Tutto ciò è sparito con molto ed immutato rimpianto. Ma il Poetto continua a mantenere il suo inconfondibile fascino, quello stesso che ha guidato la mano di tanti bravi artisti ed ispirato molti poeti e scrittori non solo isolani. È raro il cagliaritano che non abbia appesi alle pareti della sua abitazione un quadro o almeno una vecchia foto raffigurante il litorale frequentato sin da bambino. Così come sono conosciuti i versi, quelli migliori, che sono stati composti per celebrare la nostra marina. L’autunno e l’inverno sono le stagioni più adatte per rileggerli con attenzione in quanto ci fanno rivivere quel mare e quella spiaggia con suggestiva vivacità, dandoci l’impressione di trovarci ancora lì come durante l’ultima calda estate ormai lontana.

Qualche poeta ha anche saputo usare splendidamente l’ironia che, è risaputo, è nel dna dei cagliaritani ed il risultato è quanto mai realistico e divertente. Chi di noi, infatti, stando sotto l’ombrellone non si è sorpreso almeno qualche volta a guardarsi in giro con curiosità ed a mettere a fuoco quella variegata ed incredibile umanità che gli sta vicino, costituita da tanti tipi di persone, uno diverso dall’altro, ognuno impegnato a fare qualcosa, a prendere il sole, a rinfrescarsi nell’acqua, a tuffarsi, a fare il morto, a nuotare, a mangiare un panino, a leggere il giornale, a ridere, a gridare, ad ascoltare la radiolina, a crastulare, a tentare di schiacciare un improbabile pisolino, a fare una crabonera, a dare due calci al pallone, a raccontare barzellette, a giocare a tzach’e poni? Tanta gente, un mondo grottesco e caricaturale alla Jacovitti che di queste aggregazioni sociali e di massa sapeva cogliere molto bene l’essenza nei suoi famosi fumetti.

Quei vicini del Poetto di Giampaolo Lallai


LA SPIAGGIA DEI CAGLIARITANI/ IERI E OGGI Teresa Mundula (1894-1980) ha visto la folla dei frequentatori del Poetto proprio con gli occhi beffardi dell’attenta osservatrice cagliaritana e di molti traccia un’esilarante quanto veritiera rappresentazione fisica. Il fatto di trovarseli davanti in spiaggia col solo costume da bagno e, quindi, seminudi, consente all’arguta poetessa di esaminarli ad uno ad uno dalla testa ai piedi e di metterne in rilievo gli aspetti decisamente più ridicoli ed allo stesso tempo più buffi. Ma intendiamoci non si tratta di difetti fisici o di handicap, sui quali di certo non avrebbe mai osato scherzare. Sono, piuttosto, caratteristiche molto comuni alla maggior parte di tutti noi sulle quali si può anche ridere benevolmente e soffermarsi con sano sarcasmo. La sua poesia, intitolata ‘A is bagnus’ (Ai bagni), ci descrive, anzitutto, un gran brulicare di gente di ogni tipo che già si differenzia per il colore della pelle: nera come la pece per quelli ormai abbronzati che stanno sempre distesi sulla sabbia e mai all’ombra; bianca come le cipolle per chi, invece, è solito proteggersi dai cocenti raggi del sole rifugiandosi sotto l’ombrellone; color miele o di gambero cotto per coloro che, infine, si trovano a metà strada. Corpus nieddus che pixi scetti biancus is dentis, ghettaus asua’e s’arena, o andendi indifferentis, atrus, che sa cibudda biancus e spilloncaus, asutta ’e is ombrellonis tottus cantu piggiaus, atrus colori’e meli o de cambara cotta, bissius de sa cardiga cun sa peddi arricotta, tanti genti spullinca ita sta cumbinendi? Funti animas dannaras cussas chi seu biendi? È genti de sa spiaggia chi si oliri infriscai, mesu nua, in costumini, prima de si bagnai. Ita logu’e studiai natura e anatomia! Cantu campionis bius struppiaus e in armonia! Zertus, mannus che buas grassus e tottu truppa chi ndi sartiara in foras senz ’e maglia chi tuppa; atrus, langius che corru cun schinas de fai frius is costas a scalittas baccagliaris salius! Chini portara is brazzus longus finzas a peis e dus ghetta chi arremus senz’e garbu, né leis.

Chini dus porta curzus che duas cruccurigheddas e non lompinti a sinzu, brazzus de marigheddas. Funti is cambas de zertus che cambas de muschittus chi s’attaccanta a corpus strintus che sulittus. Atras cambas si binti chi non funti ’e paperi postas beni in mostra chi ande unu carnazzeri. De grazias si ndi binti de dogna calidari, a magliedda prus claru ndi bessi s’animali. Bis serpentis a molla bremixeddus de pira, elefantis gigantis, chi non stanti in carira. Bis anaris e ocas a maglieddas e carzonis, bis ragnus tottu camba, puddas, martiniconis.

Corpi neri come la pece solo bianchi i denti. gettati sulla sabbia, o con l’andare indifferente,

Chi le porta corte come due zucchine e non arrivano alla vita, come manici di brocchette.

altri, bianchi e spellati come la cipolla, tutti piggiati sotto l’ombrellone,

Le gambe di taluni sono come gambe di moscerini che si attaccano ai corpi stretti come fischietti.

altri color miele o di gambero cotto, usciti dalla graticola con la pelle arrossata,

Si vedono altre gambe che non sono di carta messe bene in mostra come da un macellaio.

tanta gente nuda cosa sta combinando? Sono anime dannate quelle che sto vedendo?

Di grazie se ne vedono di ogni qualità, con la maglia appare più chiaro l’animale.

È gente della spiaggia che si vuole rinfrescare, mezzo nuda, in costume, prima di bagnarsi.

Si vedono serpenti con la molla vermiciattoli di pera, enormi elefanti, che non stanno nella sedia.

Che luogo da studiare natura e anatomia! Quanti campioni vivi storpi e armonici! Alcuni, grandi come boe grassi e tutta polpa che salta fuori, senza maglia che copra; altri, magri come corna con la schiena che mette freddo le costole a scalette: baccalà salati! Chi ha le braccia lunghe fino ai piedi e le getta come remi senza garbo, né leggi.

Si vedono anatre, oche in maglietta e calzoni, ragni tutto gambe, galline, scimmioni.


IL POETTO, IL MARE IN TASCA Testo e foto di Donatella Rossi

IL FASCINO DELLA CANOA E UN EVENTO MONDIALE

LIBERO DI FARTI AV


S

ardegna, perla del Mediterraneo, offre l’incanto e la magia di un paesaggio senza tempo in cui le bianche spiagge e l’azzurro del suo mare ci affascinano e ci attraggono come un richiamo irresistibile. Attraverso gli occhi questo incantevole scenario entra dentro di noi, scorre nelle nostre vene fino a diventare parte del nostro respiro. Se si potesse identificare la Sardegna con un colore, sarebbe sicuramente l’azzurro del suo mare cristallino! E proprio il mare è una costante della città di Cagliari e fa parte della vita quotidiana dei suoi abitanti per 365 giorni. Infatti è sempre un’emozione, forse anche inconscia, arrivare al Poetto in qualsiasi stagione e ammirare la distesa blu che da sempre fa da cornice a mille storie. Mitica spiaggia del Cagliaritani, che hanno così la fortuna di avere il mare in tasca tutto l’anno. C’è chi non rinuncia alla tintarella neanche d’inverno, magari a ridosso di punti riparati come gli storici stabilimenti balneari del Lido e del D’Aquila. C’è chi invece non rinuncia a una rilassante pausa per colazione o per pranzo o per un caffè nei tanti chioschi che sono ormai un tutt’uno col litorale e che, appunto, restano aperti tutto l’anno. C’è chi pratica sport legati al mare e alla spiaggia come il windsurf, la canoa, il beach tennis e altro in ogni

VVOLGERE QUASI UNA POESIA QUESTO ATTO D’AMORE PER LA SPIAGGIA DEI CAGLIARITANI

stagione. Cosa dire poi di chi si rifugia al Poetto semplicemente per una passeggiata in compagnia o per ritrovare se stesso? Esiste un legame indissolubile, un vincolo eterno tra il Poetto e i cagliaritani, una sorta di amore senza fine che si rinnova ogni giorno. È proprio il caso di dire che viviamo in paradiso! Questa terra, questo mare sono magici e se avete amici che ancora non li conoscono, beh, cosa aspettate ad invitarli? Ma attenzione, sarebbe un viaggio ricco di emozioni! Per gli appassionati del mare e della natura sarebbe come immergersi in un set senza tempo, senza date né orari, dove le meraviglie di questo paesaggio affascinante e selvaggio si mescolano alle sensazioni, ai colori, ai profumi e ai sapori che da esso promanano. C’è solo un rischio: potrebbero venire trascinati in una fantastica avventura di gioia e aria pura in un sogno infinito. Potrebbero restare nel loro cuore l’allegria della gente, l’insuperabile colore del mare, le fragranze e la struggente bellezza di questi luoghi incantati. A quel punto non potranno fare a meno di tornare in questo paradiso da amare.


Il paesaggio IL FASCINO DELLE ISOLE, CHE È IN OGNUNO DI NOI E NON SI È ANCORA SPENTO DEL TUTTO, CI INDUCE A FANTASTICARE NELLA RICERCA DI UNA MEMORIA ANCESTRALE E NELLE SUGGESTIONI DEL LORO OSCURO MISTERO. RESTA ANCORA DA SPIEGARE, AD ESEMPIO, COME IN UN POPOLO GIUNTO DAL MARE - QUALE FU QUELLO DEI SARDI NEOLITICI ED IL CUI RAPPORTO COL MARE È DIMOSTRATO, SIN DAL PROTONEOLITICO, ATTRAVERSO I NUMEROSI REPERTI ARCHEOLOGICI (BASTI PENSARE AI RITROVAMENTI DELLA GROTTA S’ADDE DI MACOMER O AI MATERIALI RINVENUTI IN PROSSIMITÀ DELLO STAGNO DI CABRAS), POSSA ESSERSI INGENERATA LA PAURA NEI CONFRONTI DEL MARE.

MAURIZIO ARTIZZU

di Antonello Angioni

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o costiero A

l riguardo è stato evidenziato come “la causa principale e l’attrazione fondamentale di genti neolitiche in Sardegna furono indubbiamente costituite dall’esistenza, dietro l’arco del golfo di Oristano, delle lagune pescose e dei ristagni ricchi di cacciagione, fra Santa Giusta e Terralba, e del Monte Arci che dista dal mare, nel punto più vicino, appena una decina di chilometri in linea d’aria” (Giovanni Lilliu, La civiltà dei sardi dal neolitico all’età dei nuraghi, 1963). Fu soprattutto la presenza nel Monte Arci dell’ossidiana (l’oro nero della preistoria) a determinare l’intensificazione dei flussi di scambio dell’Isola con le altre regioni mediterranee. Ma proprio l’arrivo dei primi dominatori fenicio-punici doveva arrestare il proficuo rapporto col mare determinando il trapasso delle più importanti attività economiche marittime dalle popolazioni locali ai conquistatori. Successivamente, sotto il dominio di Roma, per i sardi non romanizzati, il mare divenne teatro di guerra e di incursioni pi-

ratesche perdendo il significato di “spazio economico” con conseguente graduale delinearsi di quel distacco dal mare che avrebbe trovato condizioni ancora più favorevoli a seguito della decadenza dell’impero romano e poi in epoca bizantina e alto giudicale. E’ corretto quindi sostenere che le ragioni del mancato sviluppo in Sardegna dell’economia marittima, ed in particolare dell’attività nautica e della pesca, devono essere ricercate nelle peculiarità del suo processo storico. Tant’è che, ancora oggi, in tutti i maggiori centri dediti alla pesca marittima, gli addetti sono prevalentemente di origine ligure, campana, laziale o siciliana: provengono da Camogli, da Resina, da Ponza e da altri centri costieri. Tale stato di cose peraltro, in questi ultimi anni, si sta rapidamente evolvendo in quanto i giovani hanno un rapporto col mare assai positivo. Le condizioni naturali della Sardegna - in particolare le elevate temperature delle acque costiere superficiali e dell’atmosfera, la forte ventosità e la morfologia delle coste

(spesso orlate di stagni e lagune) - hanno invece da sempre favorito l’esercizio dell’attività di produzione del sale marino. La posizione geografica dell’Isola (al centro del Mediterraneo occidentale) ne ha agevolato il commercio su vasta scala. Nelle alterne vicende storiche, alle coste è stata affidata sia la possibilità dei rapporti dell’Isola col mondo esterno e sia la trasmissione - nelle zone interne - della cultura, delle idee e delle esperienze che via via maturavano al di là della riviera. La fascia costiera, nelle diverse epoche, ha rappresentato il nodo per l’inserimento della Sardegna nel contesto mediterraneo ed ha svolto la delicata funzione di “cerniera” tra il mondo posto al di là del mare (i continenti) e quello “interno”. In quanto tale costituisce l’area di più forte espressione delle tensioni che si determinano tra le due realtà geograficamente contrapposte. La linea di costa nella storia dell’umanità ha rappresentato sempre un luogo terminale, di frontiera, che ha esercitato una valenza


Il paesaggio costiero infinita risorsa

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determinazione e coraggio. Ma, se il futuro si gioca intorno alla riviera, è evidente la necessità di riservare una particolare attenzione allo sviluppo dei centri costieri. La storia ci insegna che nelle fasi in cui le coste sono state sufficientemente popolate e dotate di gruppi sociali idonei a guidare il recepimento delle esperienze, maturate all’esterno, l’intera Isola ha vissuto proficue fasi d’apertura che hanno visto i sardi uniti nello sforzo per lo sviluppo ed il progresso civile. Quando invece il volgere sfavorevole degli eventi ha determinato il desertificarsi delle coste si sono verificati, a cascata, momenti di arretramento M. ARTIZZU

simbolica in chi vi abita: gente che, comunque sia arrivata, si è fermata, condizionata da un limite in qualche modo invalicabile. E poi non può trascurarsi il fatto che, attraverso le coste, è passata gran parte della storia della Sardegna: per prime furono abitate e per prime dovettero sopportare l’impatto provocato da ogni dominazione. Ed in effetti dal mare - attirati dai metalli e dalle ricchezze naturali dell’Isola - giunsero i navigatori micenei e, dopo di loro, i filistei (alla ricerca del ferro). E fu sempre il mare a portare i primi colonizzatori fenicio-punici e, quindi, romani, vandali, bizantini, pisani e genovesi; e ancora catalani, spagnoli, austriaci e piemontesi. E dal mare arrivarono anche le violente incursioni della pirateria saracena e le navi corsare. Col passare dei secoli e col mutare delle dominazioni, nella coscienza dei sardi, si fece pertanto strada la convinzione che “il nemico vien dal mare”. E, in effetti, nemici a parte, il mare ha da sempre inevitabilmente determinato il rapporto col mondo esterno suscitando rare opportunità di aggregazione e, più spesso, accentuando i fattori di isolamento geografico e culturale. In questa continua dialettica, fatta di aperture e di chiusure, nell’inevitabile scorrere del tempo, si è formata - attraverso una vicenda plurisecolare e contrastata - la coscienza dei sardi, come gruppo etno-storico “differenziato”, e si è affermato un popolo, “distinto” dai suoi dominatori, che ha contribuito alla formazione ed al graduale sviluppo della moderna civiltà italiana ed europea. Il Mediterraneo ha costituito nel corso dei secoli zona di incontri e di confronti tra la civiltà dell’occidente cristiano, la cultura islamica e la tradizione giudaica. Uno spazio che, in certi periodi, ha rappresentato una barriera - talvolta superata da uomini in armi - ma più spesso una via di passaggio per uomini che portavano con sé mercanzie, tecnologie e soprattutto idee. Popolazioni diverse che, per lungo tempo, sono rimaste separate realmente e metaforicamente ma che oggi sono spinte dalle vicende della storia a incontrarsi, a confrontarsi ed a convivere. Oggi, quando volgiamo lo sguardo verso il mare, non pensiamo più alle incursioni dei pirati barbareschi ma ad una grande risorsa che sollecita relazioni di solidarietà tra popoli diversi e distanti ma legati da un comune destino. In particolare il Mediterraneo rappresenta un’area privilegiata di cooperazione internazionale che può contribuire a rafforzare e diffondere la coscienza dell’interdipendenza degli stati, delle nazioni e dei popoli che compongono l’umanità e dell’integrazione ineluttabile del mondo in una sola grande comunità organizzata, di nazioni e civiltà, che sia rispettosa delle specificità etniche e storiche e dei patrimoni di cultura e di tradizioni che in questo mare affondano le loro antiche radici. A noi non è dato vedere oltre l’orizzonte ma l’ansia di scoprire terre nuove e nuove verità, di cimentarsi coi pericoli e con l’ignoto, è congenita all’uomo. Anzi può affermarsi che è nata con l’uomo e con la sua ricerca di un mondo migliore. Pertanto, per superare le condizioni di isolamento e di arretratezza che tuttora (anche se in forme diverse ma non meno insidiose) permangono, i sardi dovranno riprendere la via del mare con


alterne durante le quali i sardi spesso hanno dovuto soggiacere ai propositi dei dominatori ed alle sollecitazioni provenienti da identità politiche, economiche e culturali “esterne”. In Sardegna, per lungo tempo, sono state le incursioni dei barbareschi a fissare il disegno della carta del ripopolamento. Sotto la loro pressione - a partire dall’VIII secolo - le città costiere persero gradualmente la ragio-

ne d’essere fino a scomparire quasi del tutto dal quadro storico, determinando il progressivo spopolamento delle coste e, di riflesso, l’abbandono e la decadenza delle retrostanti pianure. Su queste aree - ed in particolare su quelle costiere orlate di stagni e lagune - ebbe facile sopravvento la malaria. Poi, dopo secoli bui ed alterne vicende, soprattutto a partire dagli inizi degli anni ’60

MOLINARI

e di chiusura. Le situazioni che ne sono derivate hanno inciso in maniera diversa nelle varie realtà cantonali in cui la Sardegna risulta divisa ma si sono sempre tradotte in rotture ed in ulteriori sbarramenti e involuzioni (Angela Asole, nota introduttiva al volume Sardegna. L’uomo e le coste, 1983). La conquista e il popolamento dei litorali hanno trovato espressione attraverso fasi

FOTO

MOLINARI

CASTIADAS MOLINARI


Il paesaggio costiero infinita risorsa

del Novecento (e dunque solo negli ultimi cinquant’anni), le fasce litoranee hanno acquistato una nuova centralità costituendo tra l’altro l’immagine più viva che il grande pubblico conserva della Sardegna. Il turismo estivo, peraltro, ha cancellato altri emblemi facenti parte della tradizione storica e civile della Sardegna. Inoltre le spiagge, il mare e il sole sovente sono stati valorizzati attraverso iniziative maturate al di fuori dell’Isola e generalmente estranee alla cultura ed alle aspirazioni dei suoi abitanti.

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Tutto ciò ha gradualmente modificato anche la configurazione urbana dei centri costieri sardi che - come è stato osservato (si vedano in particolare le approfondite riflessioni di Enrico Milesi) - attualmente costituiscono il risultato di un lungo e non lineare processo di trasformazione dovuto essenzialmente al superamento dei loro ruoli originari, di città fortificate o di empori, ed all’affermarsi di funzioni nuove e diverse, a volte contrastanti, dovute ora a sollecitazioni endogene ora a spinte più o meno forzatamente imposte dall’esterno. Nonostante ciò le città costiere


M. ARTIZZU della Sardegna, anche quelle più aperte agli influssi esterni (Cagliari per prima), riescono a mantenere ancora vive le loro tradizioni storiche, culturali e civili. Ora non vi è dubbio che oggi la questione dell’identità si giochi anche sul versante della tutela e della corretta valorizzazione del paesaggio costiero, perché in esso si esprimono valori non solo ambientali ma econo-

mici, di cultura e civiltà. Il paesaggio non è solo l’ambiente naturale ma è il risultato storico e culturale dell’intervento dell’uomo nel territorio: si inserisce dunque in un processo dinamico, permanente, sempre aperto, frutto della interrelazione dialettica tra l’uomo e la natura. Dipenderà dai governanti far sì che questo processo di rinnovato interesse per il mare e i litorali dia anche nuove oppor-

tunità di sviluppo e progresso per la società sarda nel suo complesso.

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LunedĂŹ mattina

Un salto in palestra Riunione

In Sardegna vivi di piĂš.


Mensa di mezzogiorno

Ora di punta

Spettacolo di prima serata

w w w. s a rd e g n a t u r i s m o . i t


V

iaMare incontra Pietro Fois, consigliere regionale del gruppo dei Riformatori Sardi e soprattutto uomo di mare, campione di vela e prima proprietario di un’importante veleria, oggi impegnato nella promozione di un importante disegno di legge che prevede l’aumento dei porti su tutto il perimetro costiero dell’Isola. Sappiamo che gli impegni politici l’hanno, per così dire, “distratta” dall’attività imprenditoriale. Ne ha nostalgia? «Ho fatto un’altra scelta, ormai ho deciso. E, per quanto abbia tanti bei ricordi, mi lascio il passato alle spalle». Quindi non crede di tornare a costruire vele? «Più che costruire vele, mi interessano i campi di regata adesso…».

ghero e il campo a mare si trovava dentro il porto. Durante gli allenamenti vedevo le barche a vela mentre uscivano e mi sembrava impossibile che una barca potesse andare controvento. Mi sembrava una cosa contro natura. Un giorno, per curiosità, andai a fare un giro in barca a vela con un mio cugino più grande. Era affascinante ed entusiasmante. Da allora non sono più riuscito a staccarmene». A proposito del disegno di legge proposto dal suo gruppo, i Riformatori, sostenete che una portualità diffusa potrebbe, a parte incrementare il turismo, anche destagionalizzarlo e favorirlo nelle aree interne. In che modo? «Un principio da cui non si può derogare è il fatto che la Sardegna sia come una ciambella: le zone interne sono un buco che non

tengo a sottolineare: la Regione Sardegna non deve incrementare l’aspetto economico del progetto, il suo unico sforzo sarà quello di garantire dei tempi brevi, al massimo 6 mesi, per rilasciare tutti i nullaosta necessari per l’inizio dei lavori di realizzazione delle infrastrutture. Perché il privato necessita di una certezza dei tempi». A che punto è l’iter del disegno di legge? «È in commissione. Abbiamo chiesto al presidente che gli venga data assoluta priorità perché la consideriamo una carta veramente vincente ed è uno dei punti qualificanti su cui noi stiamo garantendo la nostra permanenza in questa maggioranza. Credo che entro marzo possa essere approvato». Ma secondo lei i sardi credono davvero nel mare? Hanno davvero interiorizzato il valore di questa risorsa? Dal più immediato

LA LIBERTÀ A PIEDI NUDI Incontro di Lorelyse Pinna con Pietrino Fois

Le vele create nella sua veleria sono state fatte su misura e sono tutte una diversa dall’altra: possono essere definite veri e propri prodotti artigianali. Come si sente quando pensa che le sue “creature” stiano viaggiando per chissà quali mari, anche ora, mentre parliamo? «È una parte di te che naviga. Mentre guardo dalla finestra in una giornata di pioggia come questa e sono chiuso dentro, so che qualcuno sta andando per mare e si gode il vento e il sole». Una delle immagini che ha dipinto più volte è quella dei piedi nudi sul legno della barca. Che sentimenti e che sensazioni prova quando va per mare? «So che finirò così la mia vita, finirò sempre a piedi nudi sul legno della barca. Non riesco a descrivere le sensazioni, ci provo ma non ci riesco. Con le parole non si può. Mi cambia tutto dentro, anche la circolazione sanguigna e la testa diventa leggera. È qualcosa che agisce nel corpo in maniera più naturale». Una sorta di innamoramento. Infatti ha detto di essersi avvicinato alla vela da bambino e che fu un colpo di fulmine. Come è successo? «Giocavo a pallanuoto alla Rari Nantes di Al-

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si riesce a rendere vivo. Paradossalmente pensiamo che la carta vincente sia proprio partire dall’attrazione esercitata dalle coste. Il grosso problema sono i numeri. Per un tedesco o un inglese lasciare la barca in Sardegna fuori stagione è più difficile che arrivare in aereo, con cui in un paio d’ore arrivano e trovano la primavera. Bisogna considerare che sono abituati a temperature diverse e che il nostro freddo per loro è una temperatura primaverile. Ci sono due aspetti importanti su cui puntare: la sicurezza, perché un porto ogni 30-40 miglia di costa garantisce una maggiore assistenza, e questo è fondamentale per chi va per mare, e l’aspetto quantitativo, che si lega ovviamente a quello qualitativo. Chi va per mare ha un’idea dell’ambiente e dell’ecologia molto forte e rispettosa. È un’educazione particolare perché il velista è abituato agli spazi piccoli e non ha bisogno di tanti confort, non è un turista “invasivo”. Il mare e i porti devono essere valorizzati perché sono come le strade e le autostrade: un mezzo di comunicazione, un modo per raggiungere le mete, comprese quelle interne. Questo disegno di legge mette in moto capitali privati e questo è un punto molto importante, che

turismo da spiaggia, alla nautica e a tutta la filiera (cantieristica, rimessaggio)... «Un dato risponde a tutto: ogni qualvolta è stata costruita una nuova struttura portuale la richiesta è stata il doppio dell’offerta. I posti barca sono dunque insufficienti e bisogna pensare che il mare crea movimento. Alla Sardegna non serve la gente a luglio e agosto, ce n’è talmente tanta che quasi la dobbiamo mandarla via. La gente deve venire negli altri mesi. Un porto così destagionalizza, e gli effetti ricadranno su tutta la filiera: cantieristica, assistenza, fino ai centri benessere».


ÂŤIl mare e i porti devono essere valorizzati: sono un mezzo di comunicazione, un modo per raggiungere le mete, comprese quelle interneÂť


P

er la maggior parte delle persone la fortuna della Sardegna e’ data dal mare, ma per una sparuta pattuglia di intrepidi canoisti e’ rappresentata dal vento. Il vento che decide le giornate dei pionieri del mare, i quali prima di addormentarsi la notte scrutano il cielo per carpire ogni piccola informazione, per

re, San giovanni di Sinis, insomma ovunque il vento porti onde ed adrenalina. Il copione e’ sempre lo stesso. Tam tam telefonico, macchine caricate la notte prima con le canoe e l’attrezzatura; poi macchina fotografica, panini, frutta ed un po’ di energetico caffè caldo. Vita da privilegiati, immersi nella natura in cui gli scenari si alternano, rega-

compagnia di falchi, conigli selvatici, cormorani e gabbiani. Talvolta, prima di arrivare a destinazione, si sente il fragore delle onde che si frantumano in mille schizzi sulle rocce e sale l’adrenalina, sino a che, svoltata l’ultima curva, l’oggetto del desiderio appare in tutta la sua maestosità ed il battito cardiaco aumenta

«QUANDO SOFFIA FORTE IL VENTO E PORTA ONDE E ADRENALINA...

di Guido Calì

DIMENSIONE LIBERTA’

IN UN MARE SE intuire se Eolo regalerà la sua brezza e che, quotidianamente, verificano in rete le previsioni meteo per i giorni successivi. Spesso in Sardegna il vento arriva, e soffia, soffia forte per giorni interi. Ed allora – a seconda del maestrale o dello scirocco – via nelle arene naturali di Chia, Villasimius, Feraxi, Torre Grande, Buggerru, Funtanamma-

lando fotografie di rocce scolpite dal vento e dalle onde, e dune di sabbia alte diversi metri e spruzzate di cespugli e fiori selvatici. Si percorrono strade sterrate abbandonate da decenni, avvolti da profumi di una terra al confine col mare. Sentieri percorsi senza frenesia, dimenticando l’assillo di appuntamenti frenetici imposti dai tempi moderni, in

ancora di più. Giusto il tempo di scaricare canoe ed attrezzatura, fare qualche esercizio di stretching e mangiare un po’ di frutta e si e’ in acqua, si studiano le onde per comprendere in quale serie arrivano, si prova la stabilità della canoa, si verifica velocemente il casco, il paraspruzzi ed il giubbino salvagente, e via: già

FOTO DI ANDREA GAMBULA, 3STOPS.COM & DANIELE ARGIOLAS, FLICKR.COM/DANIELSUN


in trans. Si sa che la fretta non e’ una buona consigliera in questi momenti e, d’altronde, essa non consente neppure di godere appieno dell’attimo che si sta vivendo, quindi si respira a pieni polmoni, inalando aria ricca di iodio e si parte, immersi nell’acqua che schiaffeggia il viso, tra raffiche di vento e schiuma bianca delle onde.

opposte quando si cavalca l’onda o quando si accelera il ritmo della pagaiata per evitare che la stessa si chiuda sopra di te portandoti sott’acqua. Il tempo scorre senza che nessuno se ne accorga, se non i muscoli che stanchi chiedono una tregua; allora si torna a terra, con lo sguardo fisso verso il mare e le onde, ed

la memoria, anche del gruppo, discussioni anche tecniche, risate e tanta stanchezza fisica. Il sacrificio che impone la canoa e’ il sudore della preparazione tecnica, come pure la rigidita’ della sveglia mattutina che consente di trascorrere le ore giuste in acqua… Eppure tali pesi svaniscono nel momento in cui

...È ALLORA CHE SI ESALTANO LA NATURA E IL POPOLO DELLA CANOA» DECALOGO DEL CANOISTA •VERIFICARE SEMPRE IL METEO; • CONTROLLARE CANOA ED ATTREZZATURA PRIMA DI ENTRARE IN MARE; • AVVISARE SEMPRE DOVE SI STA ANDANDO LASCIANDO ORARI DI MASSIMA DEL RIENTRO; • AVERE SEMPRE CON SÉ UN TELEFONO CELLULARE. PRECISAMENTE NEL GIUBBINO SALVAGENTE DENTRO UNA CUSTODIA STAGNA; • NON ANDARE PER MARE DA SOLI; • VERIFICARE CORRENTI E CONDIZIONI DEL MARE OVE SI STA PER SURFARE; • EVITARE DI ENTRARE IN ACQUA IN ZONE SCONOSCIUTE SENZA PRIMA AVER STUDIATO BENE LE SECCHE ED EVENTUALE PRESENZA DI SCOGLI ED INDOSSARE SEMPRE IL CASCO; • AVERE UNA DISCRETA PREPARAZIONE ATLETICA; • SAPER NUOTARE E SAPER FARE L’ESKIMO; • SE CI SI ACCORGE CHE IL MARE CAMBIA O DIVENTA PARTICOLARMENTE PERICOLOSO, TORNARE IMMEDIATAMENTE A TERRA, ANCHE ALLA PRIMA SPIAGGIA VICINA; • AIUTARE SEMPRE CHI È IN DIFFICOLTÀ.

SENZA EGUALI Si guardano i compagni, un veloce cenno a quelli che per turno, o per riprendere le energie, rimangono a terra, pronti ad intervenire in caso di necessità, e si inizia la danza. Una danza eseguita senza schemi prefissati, una, due, quattro, dieci volte con la certezza che mai l’attuale sara’ uguale alla precedente, con sensazioni completamente

il corpo che – ancora carico di adrenalina – continua a rispondere alle sollecitazioni che la mente invia come se si fosse ancora in acqua. A conclusione della giornata si ripete il rito della preparazione delle auto; intanto e’ arrivato il buio, il freddo penetra attraverso i vestiti umidi. Durante il tragitto di rientro emozioni raccontate perche’ si fermino nel-

si prende coscienza della fortuna di poter creare una propria dimensione di liberta’, avendo come unici complici il mare e la tua canoa. Ma, soprattutto ricordando sempre che il mare va rispettato e che non consente errori. Non basta una vita intera per prevederlo, anche per questo il suo fascino resiste nei millenni.


ANDREA NISSARDI

LA TIRRENIA

ANCORA TRA GLI STUCCHI E LE MANIGLIE D’ORO DI NAPOLI

di Simone Ariu

È

nata una nuova cordata, tutta napoletana, con l’obiettivo di comprare e “salvare” Tirrenia: Gianluigi Aponte, Emanuele Grimaldi e Vincenzo Onorato si sono alleati e hanno annunciato la creazione della “Compagnia Italiana per la Navigazione”, società che si basa sulle comuni origini napoletane dei tre

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armatori e che vorrebbe «preservare il patrimonio che l’azienda di Stato rappresenta per il tessuto socio-economico locale, sia in termini di impatto occupazionale che di redditi distribuiti», come è scritto nel comunicato rilasciato dai tre. «Un gesto di responsabilità verso la città di Napoli», lo ha definito Emanuele Grimaldi. Il loro progetto è creare una società indipendente ed efficiente che goda del know how e delle competenze di ognuno dei soci, senza però essere controllata da nessuno di essi. La presentazione

delle offerte da parte delle aziende che partecipano alla gara costituisce una prima scrematura, da cui usciranno solo quelle che possiedono i requisiti per rilevare l’azienda e che potranno accedere all’analisi dei conti della società. In questo momento proprio la Compagnia di Aponte, Grimaldi e Onorato sembra la favorita. La Sardegna risulta purtroppo poco rappresentata: si è candidato un solo armatore sardo, Franco Del Giudice, proprietario della Delcomar e socio della cordata Mediter-


UNA CORDATA NAPOLETANA PER SALVARE LA COMPAGNIA. MENTRE SINDACATI E ARMATORI SARDI DENUNCIANO

ranea Holding. «L’Isola sta perdendo una grande occasione», così Del Giudice ha commentato lo scarso interesse dimostrato dalla Sardegna per la vendita della Tirrenia. Se nessun altro imprenditore, né le istituzioni si dovessero fare avanti, l’Isola potrebbe essere infatti tagliata fuori dalla programmazione del trasporto marittimo e la paura è che molte rotte, ora gestite dalla Tirrenia o da altre compagnie concorrenti che fanno parte della Compagnia Italiana, vengano cancellate. Insomma che venga meno la concorrenza. Per ora l’armatore maddalenino non esclude nessuna possibilità e afferma che potrebbe anche esserci una “vendita spezzatino”. Unica speranza è la comparsa di qualche nuovo pretendente sardo, un imprenditore o la stessa Regione Sardegna, perché non è ancora troppo tardi per farsi avanti.

Intanto i sindacati Fit Cisl, Filt Cisl e Uil si battono per evitare la cassa integrazione a 722 lavoratori marittimi, causata dalla situazione di amministrazione straordinaria della Tirrenia e dalla riduzione delle attività e del lavoro, insieme all’arrivo dell’inverno e alla crisi economica e finanziaria, e hanno annunciato lo sciopero unitario. «Il commissario e il suo staff si erano impegnati a non procedere ad atti formali con ricadute sul lavoro, senza un preventivo confronto», ha affermato Beniamino Leone, segretario nazionale marittimi della Fit Cisl, che ha richiesto un incontro urgente con il Governo e il commissario della Tirrenia Giancarlo D’Andrea. La preoccupazione manifestata da Leone riguarda anche la sospensione della tratta Bari-Durazzo, annunciata a partire da dicembre. «La privatizzazione dell’azienda deve avvenire entro un quadro coerente e

condiviso che assicuri il mantenimento dei collegamenti essenziali per molte aree del Paese», ha spiegato Leone, ma si devono anche garantire occupazione e contratti, infatti «la gestione della società, in un momento così delicato per il futuro dei lavoratori e dell’azienda, rischia di inasprire la già difficile situazione, nonché di complicare il processo di privatizzazione della Tirrenia». E infatti la situazione si è inasprita: dopo lo sciopero di tutto il personale della compagnia di Stato e il fallimento dell’incontro con il Ministero del Lavoro, è stato confermato anche lo sciopero dei dipendenti della tratta.

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U

na vita difficile, quella di chi lavora imbarcato su una nave, una vita che impone sacrifici non solo a chi la sceglie ma anche a chi gli sta intorno. La famiglia, l’amore, l’amicizia, tutto sembra essere subordinato alla passione per il mare e per la vita di mare. Ma come vivono realmente gli uomini che hanno compiuto questa scelta? Come lavorano e come si divertono, come si dividono tra la passione e la mancanza degli affetti? L’abbiamo chiesto al Capo di Prima Classe Giovanni Badastrelli e al Sottocapo Federico Barranco della Nave Scuola “Libra” della Marina Militare, un pattugliatore proveniente da Augusta, dove si trova la Scuola Comando Navale, che ha sostato per qualche giorno nel Porto di Cagliari. Questa unità fa parte del Comando delle Forze di Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa Costiera (Comforpat) ed è attualmente impegnato nell’addestramento di circa 65 uomini e la formazione di quattro Tenenti di Vascello, cioè quattro giovani Ufficiali che stanno terminando il loro percorso formativo e potranno poi ottenere il primo Comando Navale su un’unità della Marina Militare. Come spiega il Capo di Prima Classe Badastrelli, la “Libra” svolge anche attività di vigilanza e assistenza alla pesca nel Canale di Sicilia, di controllo dei flussi migratori e di monitoraggio e lotta all’inquinamento da idrocarburi, attraverso speciali attrezzature per l’analisi della acqua. Come funziona il vostro viaggio? Sottocapo Barranco: «Questo dura tre settimane e passa per due porti. Durante la settimana si svolge l’attività addestrativa mentre i fine settimana li passiamo in porto». Qual è la giornata-tipo dei marinai della “Libra”? Capo di Prima Classe Badastrelli: «Alle otto inizia l’attività lavorativa, che dal lunedì al giovedì dura fino alle ore 16, il venerdì fino alle 12 e i sabati fino alle 10. In porto si svolgono principalmente attività d’ufficio, stiamo in servizio per quattro ore e poi ne abbiamo dalle quattro alle otto libere». Come trascorrete queste ore libere? Barranco: «Le trascorriamo in mensa, dove ci sono i quadri Ufficiali, Sottoufficiali e Truppa. Guardiamo la TV, leggiamo e parliamo». «O al telefono a parlare con la famiglia», aggiunge con un sorriso Badastrelli. E in porto scendete dalla nave? Badastrelli: «Dipende, solitamente scendono quelli che abitano nelle zone vicine per tornare a casa. Oppure si scende per fare spese o mangiare una pizza e resta a bordo solo il personale di guardia e chi abita lontano». Qualche aneddoto o episodio divertente? Si fanno un’occhiata complice e il Capo di Prima Classe risponde solo: «Beh, diciamo che gli scherzi non mancano».

Ma cosa spinge un ragazzo a scegliere di intraprendere la vita in Marina? Entrambi rispondono quasi in contemporanea: «Il bisogno e la volontà di sentirsi utili e ovviamente la passione. Senza passione sarebbe impossibile affrontare i sacrifici che comporta». Continua Badastrelli: «È una vita difficile soprattutto quando si ha una famiglia, si trascorre tutto il tempo libero al telefono. Bisogna avere famiglie diciamo “elastiche”, abituate alle lunghe assenze». In genere quanto durano queste assenze? Badastrelli: «Si va da dieci giorni o tre settimane, fino al massimo di sei, sette mesi per le missioni». Immagino che durante questi viaggi si creino dei legami forti tra voi. Ma in seguito potreste ritrovare gli stessi compagni di viaggio in altre occasioni? «Beh, come diciamo sempre, la Marina è un ambiente piccolo e prima o poi si rincontrano le stesse persone. E comunque si passano due o tre anni sempre con le stesse, dunque si stringono legami. Insomma ci ritroviamo con due famiglie!», continua Badastrelli. «L’armonia è molto importante», precisano insieme, «è necessario perché ognuno svolga le proprie mansioni in rapporto con le altre e tutto funzioni alla perfezione». Quindi diciamo che avete delle “specializzazioni”… Badastrelli: «La scelta del futuro ruolo o mansione avviene sin dalla Scuola. Al momento della vincita del concorso per la Marina si segnalano le cosiddette “desiderate”, cioè le proprie preferenze. Poi ovviamente si viene indirizzati anche in base alle necessità». Un’ultima domanda: come vivete, praticamente, la lontananza da casa? Barranco: «Chi è fortunato non è lontano e riesce a stare spesso a casa quando non è imbarcato». Badastrelli: «Io per esempio torno a casa ogni giorno, finito il lavoro».

PASSIONE, SOLITUDINE... QUELLI CHE ASPETTANO A CASA 24

L. P.


VITA DA MARINAIO

SENZA CONFINI

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ANDREA NISSARDI

DENTRO LO SCALO DI OLBIA

Quelli che... in crociera L

o scalo della Columbus, ripartita domenica 7 novembre dallo scalo dell’Isola Bianca con 500 passeggeri, ha chiuso la stagione crocieristica 2010 nel Nord Sardegna. Una stagione sostanzialmente positiva: 93 navi in tutto hanno fatto scalo nei tre porti di Olbia, Porto Torres e Golfo Aranci, per un totale di 185 mila croceristi in transito. Rispetto alla scorsa c’è qualche numero in meno, 118 navi e 235 mila turisti, ma nel complesso è stato un anno di tenuta. La crisi ha infatti ridotto le prenotazioni di viaggi e provocato la chiusura di alcune società amatoriali come la Quail Cruise, che l’scorso anno aveva prenotato 30 scali ad Olbia con la Ocean Countess, poi tutti cancellati. Le prenotazioni sono scese complessivamente da 130 a 93 e la stagione è iniziata con un mese di ritardo, ma molti gruppi, come Msc, Costa Crociere, Croisieres De France, Thomson, Louis Cruises e Sea Cloud, sono rimasti fedeli a Olbia e la Ibero Cruceros ha scelto per il secondo anno Porto Torres, dimostrando che l’interesse del mercato spagnolo per il Nord Ovest e soprattutto per Alghero. «La cancellazione degli scali della Ocean Countess è stato un colpo duro al sistema che siamo riusciti a consolidare anno dopo anno, ma nonostante ciò, soprattutto alla luce della crisi annunciataci in più occasioni dagli executives delle principali compagnie mondiali, possiamo mettere a curriculum un altro anno sostanzialmente positivo», ha spiegato Paolo Piro, presidente dell’Autorità Portuale del Nord

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Sardegna. Piro ha sottolineato anche la crescita infrastrutturale che ha caratterizzato questa stagione e che sarà ancora più importante nella prossima: «il 7 maggio scorso abbiamo inaugurato il primo dei due moli gemelli da 275 metri ciascuno, battezzato Molo Madonna di Bonaria, proprio perché in quella data si concludeva ad Olbia il pellegrinaggio dei devoti alla patrona massima della Sardegna. Il secondo dente d’attracco, invece, sarà consegnato entro l’anno, non appena saranno ultimati i lavori di approfondimento dei fondali a meno 10 metri. Un’infrastrutturazione importante, quella che metteremo a regime per il 2011, che ci consentirà di avere un porto dimensionato alle esigenze del mercato. Questo, tengo a precisare, in attesa dell’ultimo impulso che verrà dato con l’approvazione definitiva del nuovo Piano Regolatore Portuale che, ci auguriamo, avvenga entro il 2011. Documento che consentirà, ad Olbia, l’allungamento dei due moli 2 e 4 a 236 metri e la realizzazione del terminal crociere nell’area prospiciente al molo Madonna di Bonaria; mentre per Golfo Aranci, la creazione di un nuovo layout, con la realizzazione di una portualità moderna che possa contare su due attracchi per traghetti, una banchina da 350 metri per navi da crociera ed una stazione marittima moderna». Un grande riconoscimento è poi arrivato all’Ente da


gione che sarà presente con un suo stand», conclude il presidente dell’Autorità Portuale, «ci auguriamo sia un’occasione per dare un’immagine coesa e forte di una terra che davvero tanto ha da offrire su un mercato che pretende novità per i suoi clienti. In un momento di crisi profonda, è bene unire le forze per creare altre economie. Sono sicuro che il crocierismo e, soprattutto, i crocieristi, ambasciatori delle terre che visitano, possono essere ottimi vettori per lo sviluppo futuro del turismo». E per la prossima stagione, che partirà da aprile per chiudersi a fine ottobre, già si contano cinquanta prenotazioni per lo scalo di Olbia e trenta accosti provvisori a Porto Torres.

S.A.

ANDREA NISSARDI

parte della MedCruise, l’associazione dei porti crocieristici che raccoglie 78 portualità del Mar Mediterraneo, del Mar Nero, del Mar Rosso e dell’Atlantico e venti membri rappresentati delle più importanti agenzie marittime, associazioni di promozione turistica e tour operator, che l’ha accolto con parere unanime. «È un passo fondamentale, che permette alla portualità del Nord Sardegna di confrontarsi a viso aperto con le altre realtà europee, scambiare esperienze, maturare attraverso i continui corsi tecnici organizzati dall’associazione e, soprattutto, aumentare in modo esponenziale le occasioni di business con le compagnie crocieristiche che, più volte all’anno, vengono chiamate a confrontarsi con i porti che le accolgono», ha spiegato il presidente Piro. L’ultimo appuntamento è quello della Seatrade Med, fiera biennale del settore crocieristico nel Mediterraneo, che si terrà al Palais des Festivals et des Congrès di Cannes. «Saremo presenti con uno stand all’interno del padiglione del MedCruise affiancati, questa volta, dagli amministratori delle due province e dalla Re-

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UNA DOMENICA SPECIALE IN UNA CITTÀ DI MARE: LA CAGLIARI COL PORTO DIETRO CASA

U

di Maria Sias

na bella giornata non insolita nel mite autunno cagliaritano, quella di un godibilissimo metà novembre. Come tante altre volte ci ritroviamo in via Roma, con gli amici più marini a sfaccendare sulle banchine del Portus Karalis, l’approdo cittadino di recente inaugurato ma ancora in fase di completamento per quanto concerne servizi ed attrezzature di supporto. A fianco a noi, sui nuovissimi pontili, alcuni velisti scaricano sacchi di vele ed assieme ad alcuni maxi-yacht ormeggiati ed al grande catamarano della recente Audi Cup evocano le immagini vivaci dell’estate appena trascorsa. Ma ancor di più evoca l’estate il caldo sole che riempiendo di luce la città ancora addormentata ci fa venire voglia di mettere in moto e di prendere il largo con un maneggevole motoscafo open di dieci metri. In dieci minuti siamo fuori dal porto: mare calmo e una brezza leggera che basta appena a gonfiare le vele delle barche che si avviano alla partenza della regata. Fuori Sant’Elia salutiamo alcuni amici che sono fermi per una lenzatina mentre scrutiamo intorno alla ricerca dei delfini che solitamente si fanno vivi per giocare attorno allo scafo. A Cala Fighera si sono fermati a riprendere fiato alcuni canoisti mentre sulla parete rocciosa riusciamo a scorgere le sagome degli audacissimi appesi a praticare il free climbing Passiamo la Sella del Diavolo e osservandone il profilo ci rammarichiamo per l’irrimediabile degrado della torre che di anno in anno va sbriciolandosi mentre ci spostiamo a seguire una regata di Optimist: sono i bambini dello Yacht Club che tra urla e risate ingaggiano sfide all’ultimo sangue per un passaggio in boa. L’agonismo di questi ragazzi ci fa sperare in futuri sportivi capaci di emulare i successi di tanti campioni vecchi e nuovi che rappresentano Cagliari in tutto il mondo: come oggi Andrea Mura o i giovani campioni di vela Giovannino Meloni, Lorenzo Gemini, e molti altri. Si è fatta ora di pranzo e ci mettiamo alla fonda per uno spuntino fuori Marina Piccola: sulla spiaggia e negli stabilimenti l’afflusso sembra quello di inizio estate e anche le attività sono le stesse: alcuni prendono il sole, altri giocano a palla in acqua, pochi tentano un bagno o una nuotata e due ragazze fanno ginnastica e corrono con l’acqua alla vita. Attorno a noi i gabbiani reclamano cibo e li accontentiamo mentre osserviamo le evoluzioni dei Surf e la passeggiata di una coppia di praticanti di Sup che in piedi sulla tavola avanzano con un unico remo e ridiamo come matti quando la ragazza, stanca di pagaiare apre un ombrello e raggiunge la riva spinta dal vento. È pomeriggio quando rientriamo e la città ci viene incontro con le sue periferie piene di luci e di ombre, col suo fronte mare ancora da valorizzare ma con il fascino immutato del suo profilo inconfondibile . Per chi come noi da tanti anni aspettava un riassetto del porto e la realizzazione di un approdo turistico in città è un vero piacere ormeggiare in pieno centro, con l’aiuto sollecito degli operatori del Portus Karalis che ci piacerebbe vedere super impegnati da presenze ed eventi capaci di animare la città e che potrebbero concretizzarsi a breve già con la prossima stagione primaverile. Mi accingevo ad un articolo tecnico di presentazione per il quale Walter Murenu, il direttore del Porto turistico, mi ha fornito i dati ma ho preferito descrivere una domenica bellissima che può sembrare speciale ma non lo è in questa città piena di fascino e di sorprese.


Gita al Portus Karalis


PAOLO CURTO

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Borghe

inomato luogo di villeggiatura e “capitale” della Costa Smeralda, Porto Cervo nasce grazie all’intuito del principe Karim Aga Khan IV, che nel corso degli anni ha dedicato molto impegno nello sviluppo turistico di questa parte di costa della Gallura. Meraviglioso e suggestivo è il porto vecchio, che negli anni ‘60 fu meta di turismo internazionale e d’elite. Qui si possono ammirare le barche più belle, panfili e yacht da sogno che abitualmente si vedono solo nei film o forse nei nostri sogni da bambini. Il porto nuovo invece è uno dei più attrezzati del Mediterraneo. Qui ha sede lo Yacht Club Costa Smeralda, che con le sue famose regate ogni anno riunisce il meglio del jet-set internazionale. Camminando per il centro di Porto Cervo, si respira un’aria che ci riporta al passato, tacchi a spillo, minigonne, lustrini hanno lasciato spazio all’eleganza, a quel buon gusto che ha caratterizzato gli anni ‘60 ed ha decretato il successo mondiale della “capitale” della Costa Smeralda.

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Situato nel cuore di Porto Cervo, sul porto Vecchio si affaccia il Finger’s, raffinato ristorante giapponese con varianti di ricette asiatiche che, dopo la consacrazione milanese a ristorante tra i più trendy e chic al mondo, arriva in Costa Smeralda per tutti coloro che ne fanno una filoso- fia di vita e di buona tavola. Il Finger’s è uno dei dieci migliori ristoranti giapponesi al mondo. È qui che lo chef nippo-brasiliano Roberto Okabe e il campione del Milan Clarence Seedorf, ideatori del progetto, hanno creato un perfetto connubio tra ambientazioni mediterranee, dalla piscina dove predominano i colori del bianco, ai soffici salotti con i colori caldi dei massicci tavoli in legno. Tatami, pareti rosse, lunghi bamboo e luci soffuse in cui cibo ed emozioni si sposano piacevolmente, sono il giusto contatto con le luci del Porto Vecchio che regna sovrano. Bentornata Porto Cervo, nella speranza che veline e tronisti, vip della domenica e divi del gossip, con il loro codazzo urlante, possano trovare altri lidi per dare spazio all’eleganza e al savoir-faire che più si addice a questa parte di costa riconosciuta, ammirata ed invidiataci da tutto il mondo.


PAESAGGI COSTIERI E FONDALI MARINI

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opo la mostra “Oluturia - Il fascino dell’archeologia subacquea”, realizzata nel corso dell’estate dal Comune di Sinnai con la collaborazione della Soprintendenza dei Beni Archeologici delle Province di Cagliari e Oristano, apre a Oristano la Scuola di Specializzazione in Archeologia Subacquea e Paesaggi Costieri. Il percorso di studi specialistici fa parte del Corso di Specializzazione in Beni Archeologici, curriculum di Archeologia Classica, della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari, ed è nato dalla collaborazione dell’Ateneo sassarese e del Consorzio Uno promozione studi universitari di Oristano. Il corso, rivolto ai laureati in Archeologia, Lettere, Lingue e civiltà orientali e Storia e Conservazione dei Beni Culturali, prevede parti teoriche e pratiche, attraverso laboratori, seminari e ricerche sul campo e formerà figure specializzate in grado di operare a livello amministrativo e tecnico presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, le Regioni e gli Enti locali e territoriali, ma anche presso imprese e studi professionali attivi nel campo del patrimonio archeologico

subacqueo e costiero. Un grande opportunità di formazione per gli studenti sardi e non solo, perché è prevista l’ammissione anche di studenti stranieri in possesso di un titolo equipollente alla laurea specialistica o magistrale in Archeologia. Per questo le selezioni vengono tenute, oltre che ad Oristano, anche nella Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia a Viterbo. L’obiettivo è creare un iter d’eccellenza, in grado di competere con le più prestigiose Università italiane e straniere, ed è già arrivato un primo riconoscimento: proprio grazie

a questo corso di specializzazione l’Università di Sassari è stata inserita nell’elenco stilato dall’Unesco delle università e degli enti di formazione che operano nell’ambito degli studi e della valorizzazione del patrimonio storico dei fondali marini. In un momento di turbolenze e dubbi sul futuro dell’Università e della Ricerca in Italia questa è davvero una buona notizia, e lo è ancora di più per la Sardegna, che tanto può offrire e trarre da un settore che scopra e valorizzi i tesori del suo mare.

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CONTRABBANDO L.P.

E CORRUZIONE AL PORTO


Che il contrabbando fosse un problema anche nel passato è risaputo. Oggi come ieri si escogitano i più astuti metodi per non pagare le tasse sui movimenti delle merci e, ancora di più, per far passare merci proibite. Nella seconda metà del XVIII secolo la Sardegna faceva parte del regno sabaudo e il porto di Cagliari era composto di uno spazioso molo principale ben riparato e altri “quais” (così erano chiamati i moli e le banchine) più piccoli, una casa chiamata “della sanità” nella quale venivano registrate le prime dichiarazioni dei padroni dei bastimenti e una serie di magazzini a cui si accedeva da dodici portali che guardano il mare. Era inoltre circondato da bastioni per proteggere navi e merci e controllato durante la notte da ronde organizzate dagli stessi capitani delle imbarcazioni. Le tasse imposte sulle esportazioni andavano a rimpinguare le casse regie, mentre quelle sulle importazioni quelle civiche. Ma questo aveva poca importanza per i contrabbandieri, il cui unico obiettivo era il guadagno. Come riusciva

no a far uscire o entrare carichi eludendo i controlli e di conseguenza le tasse? Gli stratagemmi erano ovviamente molti, primo fra tutti la corruzione. In cambio di una contropartita, i torrieri del Regno mettevano a disposizione lo spazio della torre o concedevano un lasciapassare per un approdo nelle spiagge vicine. Si correvano però molti rischi: le prime soluzioni anti-contrabbando testimoniate dai documenti del tempo si riferiscono proprio alla necessità di maggiori controlli nelle torri… Restavano dunque gli altri metodi, per così dire, “classici”. Per i carichi di grano si affiancava la nave con un’altra imbarcazione a titolo di assistenza e tra le due si sistemava un piccolo ponte di comunicazione. I sacchi passavano dalla nave carica a quella di assistenza attraverso il ponticello fino al raggiungimento di una quantità considerevole. Dopodichè l’imbarcazione di assistenza si allontanava con il suo carico-fantasma, mentre l’altra continuava a caricare. Il diritto si pagava in base alla capienza della nave ufficialmente caricata mentre quella di assistenza portava a largo un carico completamente esentasse.

UNA VOLTA SCOPERTI, LA PENA PREVISTA ERANO I LAVORI PUBBLICI E LA CATENA

C’era poi la scusa degli approvvigionamenti: una nave alla fonda a una lega di distanza chiedeva di poter inviare parte dell’equipaggio a terra. Intanto i pescherecci trasportavano le merci provenienti dai magazzini di Stampace, dalla spiaggia di Bonaria o da quella di Capo Pula e al ritorno portavano a terra quelle scaricate dal bastimento. I marinai, dal canto loro, fingevano di recarsi in città per riempire d’acqua alcune botti, che venivano invece bagnate solo all’esterno e risultavano in realtà piene di vino o altre bevande per loro o utili per lo scambio. In qualsiasi caso l’importante era non farsi scoprire perché la pena prevista per chi si rendeva colpevole di questo reato erano i lavori pubblici alla catena!

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Cartoline da

A cura di Bru

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Porto da Cagliari

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set e in game, il punteggio è come quello del tennis. È una delle ragioni del suo successo. L’altra è la sua capacità di aggregazione: «Il bello del beach tennis», sostiene Alessandro Sciarra, presidente del Beach Tennis Cagliari, «è ritrovarsi in spiaggia con gli amici e giocare insieme vivendo la spiaggia in assoluto relax . Non c’è bisogno di darsi un appuntamento. Chi è presente gioca. Che siano ragazzi e ragazze, il sedicenne e il cinquantenne. E si divertono tutti!».

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l beach tennis è il nuovo sport delle spiagge cagliaritane. Approdato ad Olbia alla fine degli anni Novanta, ha poi conquistato Oristano e infine il capoluogo. Giocare è facile e poco costoso: il campo è quello del beach volley, 16 metri di lunghezza per 8 di larghezza, con la rete abbassata a un metro e 70, e sono necessari solo una racchetta, qualche pallina e un paio di pantaloncini. Semplici le regole, che mischiano tennis e volley: la palla non deve toccare terra e deve essere rimandata nel campo avversario al di sopra della rete, la partita è divisa in

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SPORT DI MARE L’ex tennista, il giocatore di beach volley, lo sportivo in generale, ma anche semplicemente chi in spiaggia non riesce a stare fermo sull’asciugamano a prendere il sole, c’è spazio per tutti. «Il nostro obiettivo è coinvolgere il maggior numero di persone possibili, ma ci rivolgiamo soprattutto ai giovani. È un modo per tenerli lontani dalla noia e dalle esagerazioni», spiega Alessandro Sciarra. E molti dei giovani che si avvicinano a questo sport, finiscono per giocare ad alti livelli, come Luciano e Marco Pitzurra, che a soli diciotto anni sono già all’ottavo e al quattordicesimo posto della classifica sarda di quest’anno, o come la sedicenne Ilaria Uras, giovane promessa cagliaritana. «La nostra soddisfazione è vederli combattere in campo contro giocatori più esperti e…Vederli vincere!». Sarà anche frutto dell’insegnamento di giocatori di talento come Max Conti, il numero uno nella classifiche regionale, che prestano parte del loro tempo libero per allenare ed insegnare il beach tennis ai numerosi giovani che si avvicinano a questo sport. Sono attualmente cinque le associazioni sarde si impegnano per la diffusione di questo sport sulle coste isolane: tre a Cagliari, Beach Tennis Cagliari, Sardinian Sharks e Beach Tribù, una ad Oristano, l’associazione Eolo, e la prima nata, l’A.S.D. Sardinia Sport & Fun di Olbia.Grazie all’impegno costante dei loro membri nel coinvolgere persone di tutte le età, nel “fare gruppo” per imparare e divertirsi, nell’organizzare tornei e anche semplici partitelle tra amici, il beach tennis è oggi una grande realtà. Già nel 2007 la Federazione Internazionale aveva scelto Arzachena come sede organizzatrice dei Campionati Europei a squadre, ora gli impegni si susseguono in una stagione che ormai non si limita più ai mesi estivi: Campionati sardi, nazionali, internazionali e tornei, al ritmo di quasi uno alla settimana. Sempre nel 2007 un altro traguardo: Mauro Pompei, vete-

rano del beach tennis sardo, viene nominato Fiduciario Nazionale della F.I.T., la Federazione Italiana Tennis, da cui la disciplina dipende dal 2003, e sardo è anche il suo attuale presidente, Angelo Binaghi. Purtroppo i problemi esistono comunque. Durante l’estate una serie di sequestri per occupazione abusiva del suolo pubblico ha ridotto gli spazi dedicati ai beach-tennisti. Restano i campi degli stabilimenti Lido e Lido Mediterraneo, e quelli dei chioschi Esit e Lanterna Rossa. Troppo pochi per un numero di giocatori in crescita: «Solo il Beach Tennis Cagliari conta 200 iscritti. Siamo passati da 60 a 200 nel giro di un anno. Il problema è che non ci sono gli spazi e non riusciamo a far giocare tutti», si lamenta il presidente Alessandro Sciarra. E poi c’è il problema del clima: gli sport da spiaggia hanno un grosso limite nella pioggia. «Per fortuna il clima sardo ci permette di giocare anche durante l’inverno. L’anno scorso abbiamo organizzato anche un torneo a Natale. Ogni giocatore doveva indossare qualcosa di rosso…qualcuno ha giocato con il cappello da Babbo Natale! Ci siamo divertiti», continua, «ma se piove ovviamente non si può giocare. Sarebbe bello avere la possibilità di allestire dei campi coperti». In attesa di trovare gli spazi adeguati gli appassionati si ritrovano nel fine settimana al Poetto: «arriviamo in spiaggia già dalla mattina presto e giochiamo sino al tramonto. Si rientra a casa stanchi è vero, ma felici di avere trascorso una giornata all’aria aperta facendo uno sport sano…ed ecco che, capite le semplici regole di gioco, il beach tennis diventa una passione forte» afferma. Per chi non li avesse ancora visti e fosse curioso, l’appuntamento è dunque sui campi, o, per un approccio meno diretto, sul sito del Beach Tennis Cagliari, www.beachtennis.com. Buon divertimento!

L. P.


Il mare, che poesia!

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azim Hikmet e Juan Ramón Jiménes, un poeta turco e uno spagnolo più o meno contemporanei, che hanno condiviso l’esperienza della lontananza e dell’esilio per ragioni politiche. Il primo fu imprigionato e costretto a vivere lontano dalla sua Turchia, il secondo fuggì dalla Spagna all’inizio della Guerra Civile. Entrambi hanno scritto versi d’amore spesso pieni di nostalgia: il primo lasciò la moglie in patria, il secondo fuggì con lei, che morì però due anni prima di lui lasciandolo davvero solo ed esule. Questo sembra avere poco a che fare con il mare. Ma questi due poeti sono nati in regioni europee che si affacciano sul Mediterraneo e il mare fa parte del loro bagaglio culturale. E il mare è il simbolo più potente della lontananza e del viaggio, dunque sarebbe normale se questi due uomini avessero rappresentato la loro esperienza di esilio attraverso la sua immagine. Invece nei loro versi diventa ben altro: è più speranza che nostalgia, più entità sovraumana che spazio da attraversare. Tanto è vero che Hikmet, in una delle sue poesie più conosciute, scrive alla sua amata lontana: «Il più bello dei mari/ è quello che non navigammo» (1942), come a dirle insomma che il bello della loro vita insieme doveva ancora venire.

La poesia di Hikmet lascia la sensazione che il viaggio sia una necessità, ricorda un po’ lo squalo che non può fermarsi altrimenti l’acqua non passerebbe più attraverso le sue branchie e morirebbe asfissiato. «Quest’anno quest’inizio d’autunno nel meridione/ m’impasticcio di mare di sabbia di sole», così scrive dieci anni dopo a sua moglie da Varna, «come ci si impasticcia di miele». Ma «Io m’abituo, mia rosa,/ io m’abituo/ al mare alla sabbia al sole alle mele alle stelle/ è tempo di andare/ mischiato/ al sole alla sabbia alle mele alle stelle al mare» (Quest’anno, Varna 1952) e si sente costretto ad abbandonare anche la città sul Mar Nero. Proprio il mare accomuna sorprendentemente questi due poeti: il mare come entità saggia, il mare che guida l’uomo. Entrambi ci dialogano, prendono e chiedono, in un rapporto simile a quello dell’uomo con la divinità. «Ci hai saputo dir molte cose/ nel tuo destino di mare/ eccoci con un po’ più di speranza/ eccoci con un po’ più di saggezza/ e ce ne andiamo come siamo venuti/ arrivederci fratello mare», gli scrive Hikmet sempre a Varna, «mi porto un po’ della tua ghiaia/ un po’ del tuo sale azzurro», come fanno tutti ripartendo da una località di mare, ma Hikmet si porta via anche un po’

di Lorelyse Pinna

dell’infinità, un po’ dell’infelicità di questo fratello. Per Jiménes le acque del mare assolvono una missione di trasporto e guida a cui il poeta si affida senza paura: «Quale tua rotta,/ mare senza sentieri,/ sarà, dì, quella vera, la tua, la mia,/ quale tu m’aprirai a piacer tuo?/ […]/ Su quale spiaggia radiosa/ s’infrangerà la tua acqua ridente/ conclusa la sua missione di guidarmi,/ e tornerà – addio, acqua! – al mare uguale?». «Il mare è il cammino dell’anima», al poeta spagnolo sembra che l’anima si distacchi dal corpo quando viaggia per mare, e che il corpo resti lontano, freddo, come morto. Per questo il viaggio per mare viene assimilato a quello per la morte e non è la fine, perché precede la vita eterna. E per Jiménes, uomo perduto dopo la morte della moglie, il mare diventa addirittura sarcofago: «Io sono il mare dove si è immerso/ il tuo corpo; ti tengo/ nel mio profondo, imputridita…/ Fuori, la vita intera/ è un doppio silenzio/ - tuo perché sei morta/ mio perché sei morta -, mare e spiaggia» (Eternidades, 92). Così egli stesso si fa mare, silenzioso sepolcro del suo amore che ritroverà al termine dell’ultimo viaggio.


QUANDO LA POESIA INCONTRA IL MARE Juan Ramón Jiménes e, nella pagina accanto, Nazim Hikmet.

Nazim Hikmet, Poesie d’amore (traduzione di Joyce Lussu, Mondadori, 2003) Ed ecco che ce ne andiamo come siamo venuti arrivederci fratello mare mi porto un po’ della tua ghiaia un po’ del tuo sale azzurro un po’ della tua infinità e un pochino della tua luce e della tua infelicità. Ci hai saputo dir molte cose nel tuo destino di mare eccoci con un po’ più di speranza eccoci con un po’ più di saggezza e ce ne andiamo come siamo venuti arrivederci fratello mare.

La terra ci guida con la terra; ma tu, mare, ci guidi con il cielo. Con che certezza di luce d’argento e oro, ci indicano le stelle la rotta – Si direbbe che la terra è il cammino del corpo, che il mare è il cammino dell’anima -. Sì, sembra che l’anima da sola navighi sul mare; che il corpo, solo, restò là sulle spiagge senza lei, separandosi da lei, stanco, freddo, come morto. Com’è simile il viaggio per il mare a quello per la morte a quello per la vita eterna! Lontano, intorno, il mare uguale Attende, in giochi d’onde - isole di sole, ombre di nubi -, D’esser separato da me Quale tua rotta, mare senza sentieri, sarà, dì, quella vera, la tua, la mia, quale tu m’aprirai a piacer tuo? Dove le tue acque, mare uguale, uguali, saranno parimenti soddisfatte, d’oro di sole d’aurore i curvi dorsi spumosi, di fronte ala mia unità? Su quale spiaggia radiosa s’infrangerà la tua acqua ridente conclusa la sua missione di guidarmi, e tornerà – addio, acqua! – al mare uguale?

Paolo Curto

Juan Ramón Jiménes, Poesie d’amore (a cura di Claudio Rendina, Newton, 1999)

“Il più bello dei mari è quello che non navigammo”

“Mi impiasticcio di mare, di sabbia, di sole”

“È il mare che guida l’uomo”


STORIE DI MARE E DI VITA: UNA ÉTOILE INTERNAZIONALE

POCHE BRACCIA

TANTO CERVE di Jeff Onorato

IL FASCINO DELLA CANOA E UN EVENTO MONDIALE

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o piacere di raccontarvi una straordinaria esperienza sportiva, e non solo, il protagonista maschile sono io, mi chiamo Jeff, quello femminile è Simona. Io e Simona ci definiamo, certo con pochissima modestia, due splendidi ragazzi che hanno saputo amorevolissimamente organizzarsi la vita, pur disponendo in due di un solo braccio. Io ne ho perso uno a seguito di un fastidioso episodio stradale mentre ero in sella alla mia motocicletta, cosa che poi peraltro si è rivelata per me come una vera opportunità. La splendida Simona invece di braccia non ne ha neanche uno, una particolarità che possiede dalla nascita ma che comunque non le ha impedito di diventare una “etoile internazionale”, un’affermata pittrice che dipinge con i piedi e, cosa ancor più importante, una donna felice e realizzata. Di me, oltre che del mio bel “fisico”, cosa già detta sopra, direi anche che divertendomi mi sono assunto il non semplice compito di rendere onore alla patria conquistando nella disciplina dello sci nautico 2 Ori Mondiali (Florida e Francia), 3 Ori Europei (2 Da-

nimarca e 1 Italia), collezionando nella mia carriera, non ancora conclusa, 4 record del mondo della categoria. La cosa più importante per me, dopo ovviamente gli aspetti morali, è l’aver acquisito, con un solo braccio, un brevetto di maestro federale, primo caso nella storia dello sport, qualifica che mi ha permesso di aprire una scuola nella stupenda isola dove abito, scuola, che come vedremo tra poco sarà teatro della nostra ultima Incredibile esperienza. La mia storia professionale di atleta azzurro e maestro diversamente abile dei normodotati si incrocia con quella della ballerina, un po’ cigno un po’ libellula, quando decido di invitare Simona ad uno degli spettacoli che da tempo organizzo a La Maddalena di concerto con la Special Olympics. La manifestazione, insieme a Simona, vede protagonisti sul palco e in video, tanti altri atleti dotati di diversa abilità e riscuote sempre un grandissimo successo. Come ben risaputo, da cosa nasce cosa, ed io sfruttando la generosità della mia mente, capace di creare “liberi pensieri”, ho immaginato per la mia amica ballerina un nuovo

palcoscenico sull’acqua. Senza perdere tempo ne ho parlato con lei, la condivisione è stata implicita e immediata. Il progetto è partito, tutto il resto è cronaca: mi sono subito messo al lavoro, ho pensato che per trainare Simona avrei potuto adattare una delle cinture speciali usata comunemente dai miei amici velisti che vanno al trapezio. Io stesso ne ho testato a secco diversi modelli sino ad individuare quella giusta. Con un attento studio ho apportato successivamente tutte le modifiche necessarie per adeguarlo alle esigenze di uno sciatore senza braccia, calcolando altezze e posizioni destinate a garantire bilanciamento ed equilibrio, facendo soprattutto attenzione alla sicurezza dell’atleta. Successivamente mi sono calato nel ruolo di collaudatore provando io stesso diverse partenze dall’acqua e lunghi tratti di andatura, non prima di avermi fatto legare al fianco il mio unico braccio, immedesimandomi così nella condizione che Simona avrebbe affrontato. Tutti i test sono stati positivi e molto incoraggianti, così non ci rimaneva altro che far par-


DIPINGE CON I PIEDI, È FELICE E REALIZZATA. E ORA LEGGETE COSA FA IN MARE...

VELLO

tire l’infernale macchina organizzativa del “Fly for Life Project” che, come prima cosa, ha predisposto l’arrivo a La Maddalena di Simona e la sua splendida famiglia. Sono seguiti dieci giorni di duro lavoro durante i quali al Saint Tropez Club ognuno di noi ha liberato le energie più belle e più nobili che esistono nell’universo: “la coscienza, la volontà, l’intelligenza”. Le nostre menti, interagendo tra loro a vario titolo, hanno composto una stupenda sinfonia di pensieri, l’ottimismo materializzandosi ha messo in fuga pregiudizi e preconcetti e in questo contesto Simona, non senza difficoltà, ha condotto il suo corpo verso la “conquista”. Tutto ha funzionato alla perfezione, questa splendida creatura, pittrice, ballerina e ora anche sciatrice entra così nella storia, ma, cosa ancor più importante, dimostra che con un semplice pretesto, in questo caso sportivo, si può donare al prossimo un importante strumento di riflessione destinato ad aiutare i soggetti che ancora non hanno avuto la forza di reagire. Così accadde che il maestro con un solo braccio ha insegnato a sciare sull’acqua ad

una allieva che di braccia non ne ha neanche uno. La storia che vi ho appena raccontato è solo l’ultima delle numerosissime esperienze che ho avuto il privilegio di vivere, credo che pochissime persone al mondo possono vantarne così tante e così diversificate. Possono testimoniarlo i miei atleti non vedenti: Graziella, Gavino, Franco, per citare solo i più esperti; quelli paraplegici: Cristina, Angelo, Alessio; e cosa dire di Pietro e Rossano, due autentici gladiatori che pur avendo una forma di spasticità hanno trovato il modo di coordinarsi per sciare, cosa certo non facile per chi possiede quelle prerogative; i sordomuti, e poi ancora la foltissima pattuglia, o meglio il piccolo esercito, degli allievi con le più svariate prerogative mentali, gruppo nel quale svettano Emanuele e Adriano, gli unici sciatori d’acqua con la sindrome di Down che io conosca. Ognuno di loro possiede una diversa e straordinaria storia, ma tutti sono proiettati verso il miracolo della “pietra filosofale”, quella pietra che gli antichi alchimisti hanno cercato invano per secoli perché a loro dire

avrebbe avuto il potere di trasformare il vile metallo in oro. Nessuno di loro l’ha mai trovata perché non è fuori che va cercata ma dentro la propria anima: è li che l’hanno trovata i miei ragazzi, nel migliore dei nascondigli, in quel luogo dove pochi hanno il coraggio di andare, in quel luogo dove la parola d’ordine per avere libero accesso è “accettare”. Piacersi come si è e trasformare ogni disagio in una gioia, rappresenta il miracolo della pietra filosofale: il povero ferro che si trasforma in oro. La consapevolezza di tutto questo si rafforza ad ogni occasione d’incontro e di confronto al centro sportivo tra tutti gli atleti speciali e coloro che, per loro fortuna, dispongono dell’integrità fisica e mentale. Cerchiamo di non perdere mai un’occasione per regalarci ogni possibile ed impossibile opportunità, ci piace giocare, divertirci, osservare quanto sentimento e quanta stima nutrono le nostre menti per i nostri corpi, non certo indeboliti, ma piuttosto rafforzati dai segni del destino, quegli stessi corpi che nessuno vorrebbe e che a noi invece ci rendono orgogliosi e felici.


ANDREA MUR Fotoservizio di Marine Partners

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a ricevuto i complimenti di tutti, dal presidente della Regione Sardegna al Presidente della Repubblica, dai tanti fans e colleghi velisti ai suoi avversari francesi, Andrea Mura non ha bisogno di presentazioni, tanto più per i lettori di Via Mare che lo hanno seguito numero per numero sin dai primi vagiti della GRANDE SFIDA, nelle tante uscite sul Golfo degli Angeli. E allora eccolo, la Route du Rhum non è uno scherzo, 3543 miglia nell’Oceano Atlantico, dalle coste francesi all’isola di Guadalupa, in compagnia solo di Vento di Sardegna, la sua barca, e lui ce l’ha fatta. Non solo è arrivato per primo, ma con più di un giorno in anticipo rispetto al secondo ed è il primo italiano a vincere questa regata oceanica.

DE SFIDA


Ha raccontato dei primi giorni, il mal di mare e le avarie, la preoccupazione perché qualunque problema lì in mezzo all’Oceano può diventare fatale, e poi degli ultimi giorni, quando quasi si annoiava e non vedeva l’ora di arrivare. Ma non ha mai pensato di non farcela, non si è mai pentito di aver intrapreso il viaggio-scommessa. È un uomo di mare Andrea Mura e di esperienza ne aveva già tanta: la vittoria alla Louis Vuitton Cup con il Moro di Venezia nel 1990, due titoli mondiali di Coppa America e 50 Foot, due campionati europei in 420 e dieci italiani in varie classi. Come ha testimoniato Franco Ricci, direttore della Scuola Italia in Vela di Capitana e anch’egli regatante, gli mancava solo questo risultato, la vittoria in una gara che è prima di tutto un’avventura e che ti gratifica come uomo prima ancora che come velista. Ed è proprio l’uomo, quell’Andrea abbronzato e un po’ più magro e stanco che tornato alla quotidianità della veleria e del Molo della Marina Militare, che è diventato il simbolo di una Sardegna che non ha paura di gareggiare, che arriva fino all’altro capo del mondo. «Questo nuovo successo del nostro campione dimostra che la nostra Isola, oltre ad essere il

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luogo ideale per la celebrazione delle regate veliche, è anche capace di partorire grandissimi uomini di mare, capaci di vincerle», ha commentato il presidente della Regione Ugo Cappellacci. Dietro questo successo, la cui idea è nata quattro anni fa, ci sono il team capitanato dal papà di Andrea, Sergio Mura, uno dei soci fondatori delle Yacht Club Cagliari, e i tanti sponsor che hanno creduto nella sua impresa. «Ci emoziona il fatto che i nostri quattro mori arrivino primi al tra-

guardo e che a vincere, dopo aver dominato l’Oceano, sia stata una barca come Vento di Sardegna, che ha promosso le tradizioni, la cultura, le coste e i prodotti gastronomici della nostra Isola in tutto il mondo», ha concluso il presidente Cappellacci. E mentre il campione festeggia l’ennesimo successo, i quattro mori continueranno quindi a brillare sotto il riverbero del mare caraibico e a ricordare a tutto il mondo che la l’Isola di Sardegna è capace di andare oltre il Mediterraneo.

A GRANDE SFIDA


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GRANDE QUAN Incontro di Giorgio Ariu con Andrea Mura

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uesta Grande Sfida è un’operazione che nasce da molto lontano… Parliamo della nascita: la barca, il team, la preparazione… Il progetto Vento di Sardegna nasce dalla voglia di costruire un programma personale per esprimere il desiderio, i sogni di agonismo e la passione per la vela. Tutto questo non si esprimeva al meglio quando andavo a pagamento perché ero un “servo” pagato, un “mercenario”. Era bellissimo ma limitante perché subivo gli umori delle persone che investivano i soldi. C’è gente che vive di questo, si è inventata una professione e avrei potuto farlo anche io: avrei viaggiato in continuazione, sarei passato da una barca all’altra, da una squadra all’altra, da una gara all’altra e avrei guadagnato. Sapevo bene che un progetto personale fa passare da un guadagno a un costo, ma era il momento giusto. Sono diverse fasi della vita, quella precedente è stata bellissima ma dovevo andare avanti. Volevo fare gare come volevo io, senza avere limitazioni. Gareggiando a pagamento, l’ho fatto con tanti nomi importanti come Pierluigi Loro Piana, Re Juan Carlos e Raul Gardini, ho fatto un po’ di tutto ma non potevo timonare. Per farlo avevo bisogno di soldi, di una barca e di un programma. Così ho inventato il nome “Vento di Sardegna” per promuovere la Sardegna e istituzionalizzare un po’ il tutto. Sono sardo e ho sempre decantato la Sardegna e ho avuto una felice intuizione. Mi sono rivolto a Barbara Pani, una grafica cagliaritana, per dare alla barca un’impronta sarda molto forte e lei ha sviluppato il vessillo dei Quattro Mori stilizzato e diverso dal solito che si vede sulla barca e le vele. Volevo una cosa che mi piacesse e che fosse visibile, che mi desse una riconoscibilità immediata. Infatti già incuriosiva nelle uscite preparatorie. Tutto questo è successo nel 2006. L’idea era di fare regate a lungo raggio nel Mediterraneo e il progetto si chiama infatti “ Vento di Sardegna, un progetto che vuole andare oltre…nuovi orizzonti e nuove avventure”.


NTO L’OCEANO Cosa vuol dire barca oceanica? È una barca che per la sua struttura e la conformazione dello scafo è in grado di sfruttare le condizioni peggiori, il tempo cattivo, per andare più veloce. L’Oceano è diverso dal Mediterraneo, non ci sono porti vicini e le onde sono maggiori. La barca deve avere caratteristiche che la rendano sicura in situazioni estreme perché l’oceano ha acque più mosse, è un incrocio di onde che può essere anche blando ma non è mai piatto come il nostro mare. Le onde ci sono sempre. I venti sono tendenzialmente invece più regolari perché non ha orografie costiere che lo deviano e lo deformano, cosa che accade nel Mediterraneo. Qui i venti sono diversi e forse più pericolosi perché imprevedibili e violenti. In Oceano invece sono prevedibili e regolari, un vento previsto può essere evitato mentre nel Mediterraneo a volte no. Sono diverse navigazioni. Insomma, cercavo una barca che mi permettesse di fare gare oceaniche e


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ho trovato quella con cui Pasquale De Gregorio aveva fatto il Van De Globe, il giro del mondo. L’aveva compiuto in 159 giorni ed è stato l’unico italiano a finirlo. L’ho acquistata con la SardaLising, sempre per mantenere il prodotto il più possibile sardo. Ho cercato di portare avanti il progetto abbattendo i costi, contattavo tutti i fornitori per la componentistica, l’impiantistica perché mi fosse fornita gratuitamente o a prezzi stracciati. Ho avuto molte risposte positive e queste mi hanno permesso di attrezzare la barca molto bene. Il problema era la location ma ho avuto la fortuna di incontrare l’Ammiraglio di Divisione Baggioni, che mi ha dato la possibilità di mettere la barca nella Darsena vecchia del porto di Cagliari. Ha fatto me e Guido Maisto soci onorari della Marina Militare, un evento più unico che raro, sono circa 230 in tutta la storia della Marina! Questo mi ha permesso di issare il Guidone.

La vecchia Darsena è diventata il laboratorio della Sfida… Si però la logistica era precaria: finché Baggioni fosse stato in carica sarebbe andato tutto bene, ma poi? Avrebbero potuto dirmi: «Andrea per favore vai da un’altra parte». Invece Ugazzi e Tallarico, dopo Baggioni, non sono stati da meno. È stata una gran fortuna, la storia ha potuto continuare e siamo ancora ospiti ma per ora va tutto bene. Dal 2006 a oggi: la preparazione. Abbiamo fatto molte uscite nel Mediterraneo e promozione del progetto, (una promozione anche televisiva con la vostra Storie di Mare su Videolina), e si è creato un gruppo di lavoro che poi è diventato parte del team. Io e Guido da soli non ce l’avremmo fatta ma abbiamo avuto la fortuna di incontrare le persone giuste, appassionate, che lo facevano con piacere. Su Vento di Sardegna non c’è mai stato spazio per le persone arroganti

e presuntuose ma solo per quelle positive, che portano benessere. Cercavamo di partecipare in tutti i modi a regate oceaniche, anche con l’appoggio di Comune, Provincia e Regione. Poi è nata questa possibilità, ma in solitario. Mi sono consultato con Guido che mi ha detto che mi avrebbe appoggiato. Lui ci ha creduto da subito. Io invece avevo da una parte la voglia di farlo per l’avventura e per il ritorno di immagine, dall’altra. ho iniziato una preparazione anche mentale come se avessi dovuto farla: ho preparato la barca come se dovesse navigare con forza 8-10 per un anno. Vivevo nella prospettiva di farla ma c’erano momenti in cui non lo volevo più. Sono una persona equilibrata e mi scocciava vivere questo conflitto, mi sentivo incoerente. In generale era più la voglia di farla che di rinunciare ma avevo dei flash: il terrore di trovarmi in condizioni di burrasca estrema di notte, quando sarei stato stanco,

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C’era intanto molta gente che mi appoggiava e mi caricava positivamente, insomma il clima cresceva. Così sono arrivato alla partenza a settembre. Dovevo presenziare alla conferenza stampa di presentazione dei concorrenti, che si sarebbe tenuta il 28 a Parigi, e ho deciso di approfittarne per portare la barca da solo fino a Saint Malò. Mi sarebbe servito come allenamento e come qualificazione, per cui è obbligatoria la Mille Miglia. Sono partito da Cagliari l’11 settembre e anche in questo caso sono stato fortunato: il tempo era bello e l’avvio è stato facile. Ho avuto addirittura paura che da solo mi sarei annoiato! È stata una bella esperienza, ho mandato anche dei video; e intanto la febbre saliva. Finalmente ero arrivato allo snodo fondamentale del progetto di andare sull’Oceano: il passaggio di Gibilterra. Da lì il tempo ha iniziato a diventare brutto, ho anche in-

quando avrei voluto solo dormire. Lo dicevo a Guido e lui mi rassicurava, diceva che l’avrei superata ma non mi bastava. Ho oscillato da ottobre del 2009 al 31 maggio del 2010, il giorno della scadenza delle iscrizioni. Alle 11 del 31 ho detto «No, non la faccio», alle 15 e 30 ho fatto il bonifico come un automa. Mamma e papà avevano paura di non rivedermi più. Sapevano che se cadi in acqua nell’oceano sei morto, ti trovano sì, ma dopo ore quando sei sul salvagente già in ipotermia. Tipo la scena di Titanic, per intenderci. Ma tu sei un fatalista, da buon marinaio… Sì e no. Le cose possono succedere, certo, però se ti premunisci questo fatalismo lo riduci ai minimi termini. Avevo solo paura della stanchezza. Per la preparazione ho spinto un po’ di più in palestra. Ci vado da 10 anni, è una costante, dunque ho solo continuato sforzandomi un po’ di più. L’impiantistica e le attrezzature della barca sono sempre andate avanti come se la regata si dovesse fare e mi dicevo che se poi non me la fossi più sentita mi sarei inventato una scusa, sarebbe stato brutto per gli sponsor però.

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viato un video dei fulmini. Allora ho chiesto all’organizzazione di abbonarmi l’ultimo tratto e mi sono fermato a Portinao per due giorni, prima di proseguire fino a Saint Malò. Il tempo ha continuato a essere brutto, soprattutto in Guascogna. La mia navigazione era monitorata dall’Ufficio Navi Meteo di Chiavari e questo primo tratto mi è servito per testarmi con loro e trovare un feeling. È stato l’inizio di una collaborazione fruttuosa, in particolare con Gianfranco Meggiorin. In cosa consiste questo monitoraggio? Si chiama Routing ed è il cuore delle regate oceaniche. Si tratta di un’ottimizzazione della rotta in funzione del meteo e della barca. In pratica se hai tempo cattivo da una parte allunghi seguendo un’altra rotta, ma ti viene indicata quella che ti farà perdere meno tempo possibile. Fino a Saint Malò ho trovato mare forza 7. è stata la prima bacchettata dell’Oceano, ma ne avevo bisogno per testarmi ed è andata bene. Paolino mi seguiva da terra con il Daily graficato, tributo dell’Acentro di Cagliari, e nel caso avessi avuto qualche avaria mi avrebbe raggiunto in qualsiasi porto d’Europa. Ma non ce n’è stato bisogno, tutto è andato bene e questo è stato il primo grande successo, il coronamento della prima tappa. Sono arrivato volutamente con 35 giorni di anticipo per partecipare alla conferenza stampa e poi avere il tempo di concentrarmi e prepararmi alla partenza. Mi sono concentrato sulla barca per renderla perfetta e poi sulla mentalità bretone: dovevo entrare nel loro mondo perché sono i più grandi navigatori oceanici, per capire cosa li spinge ad uscire sempre, anche quando il tempo non lo permetterebbe. Per questo mese non sono mai tornato a casa, ho affittato una villa e i miei genitori e gli amici sono venuti a trovarmi. La prima settimana sono rimasto chiuso a casa a causa del freddo e degli impegni, ma già dalla seconda ho iniziato la sistemazione della barca, mi sono iscritto in palestra e ho rispolverato il mio francese, insomma mi sono ambientato e sono entrato un po’ nel vivo con qualche allenamento. Volevo diventare un po’ francese, addirittura mi sono fatto crescere i capelli! Partire con un po’ di francesismo dentro mi avrebbe ridotto la paura e infatti così è successo. La gente mi ha aiutato: ha visto la barca, ha visto il team familiare e la mia persona e ha apprezzato. Così ha iniziato a prendere piede il personaggio. Pensa che mi davano per favorito per il curricu-

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lum e la barca! “Il debuttante favorito” mi chiamavano, che è per certi versi un controsenso… Se devo essere sincero ero un po’ prevenuto nei confronti dei francesi, sono campanilisti. L’organizzazione era buonissima ma in qualche caso hanno peccato e io li ho bacchettati, sempre in modo educato ma anche severo. Ho lottato per farmi rispettare e alla fine questo ha ribaltato il rapporto in una grande stima, anche perché poi conoscendomi meglio, sono una persona sempre sorridente! Durante l’ultima settimana è stato imposto che le barche non uscissero dal porto senza autorizzazione perché il pubblico potesse vederle. Sono venute circa un milione di persone! Una città grande come Quartu è diventata enorme. La gente è appassionata, fa foto e chiede autografi. In più durante quel mese mi si sono avvicinati i sardi emigrati, che mi hanno sostenuto molto. Hanno persino organizzato un incontro in una scuola elementare in cui ho spiegato ai bambini in cosa consiste la regata. Il preside francese ha finito per tifare solo Vento di Sardegna! Ogni giorno mi portavano regali, mi abbracciavano e davano baci. Mentre gli altri skipper non li vedevi, io ero sempre lì e la mia barca sempre piena di gente! È stato molto bello ma anche molto faticoso. Lo dico sempre, non avrei vinto se non fossi arrivato lì con quelle settimane di anticipo. Il giorno della partenza è stato veramente magico. Per un’ora tutti seguono le barche, gommoni, gente, sirene, in acqua c’erano circa 20 mila persone! Infatti il percorso iniziale è fatto apposta per poter essere seguito. Io poi ero seguito da un gommone con due incursori che la Marina Militare mi ha inviato per qualsiasi evenienza. Il patrocinio della Marina è stato molto importante, gli ultimi giorni giravo con Deanna Arienti e Laura Cola, la bionda e la bruna, due belle ragazze, e con due operatori al seguito perché Gigi De Gortes stava girando un film documentario sulla mia esperienza. Insomma ho attirato l’attenzione e si è creata proprio una bella situazione, non pensavo. La gara. Il tempo è stato clemente almeno alla partenza, il che ha permesso a tutti di seguire e godere dello spettacolo. Io sono partito tra quelli più avanti e ho continuato a mante-


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nere la testa per i primi due giorni. Poi è stato previsto tempo brutto e ho iniziato il lavoro di consulto per capire dove andare. In Biscaglia sono stato male, con le onde di tre metri ho superato la mia soglia. Tutti hanno apprezzato la mia ammissione ma io credo che tutti gli esseri umani nascano con il mal di mare. Chi non ne soffre è un’anomalia. Però mi ha stroncato, ero in testa ma navigavo come uno zombi. E dopo due giorni in cui vomitavo continuamente non avevo più forze. Per fortuna il mare è calato e ho iniziato a stare meglio. Tanto di mal di mare non si muore, una volta superato anche con onde forza 8 si fanno le capriole. A quel punto si era creata una spaccatura: metà della flotta ha proseguito verso nord, che sarebbe stata la rotta vincente perché più breve e veloce, ma anche la più pericolosa con onde alte 5 metri, e l’altra metà è andata a sud. Io ho fatto una scelta mediana, lì i venti portanti erano meno forti e la strada un po’ più lunga ma più sicura. Ho perso la posizione la prima posizione e sono diventato terzo, però sapevo che l’evoluzione atmosferica mi avrebbe agevolato. Infatti quello che era in testa a nord dopo due giorni ha spaccato la barca e si è dovuto fermare alle Azzorre! Da lì in poi ho compiuto una serie di scelte tattiche variabili e anomale perché non c’era l’Aliseo. Non ho mai tirato né me né la barca più di tanto, ho dormito il più possibile e cercato di stare meglio, riservandomi un eventuale strapazzo per dopo se necessario. E questo strapazzo c’è stato quando mi sono accorto che il tempo passava e che non sarei arrivato in tempo per la prima delle due premiazioni, il 19 novembre. Ci tenevo molto a salire sul palco con le grandi star della vela oceanica delle altre classi…quindi gli ultimi due giorni ho tirato per guadagnare ore e arrivare in tempo e ci sono riuscito, sono arrivato alla premiazione con 30 minuti di anticipo! E poi la gioia che esplode… La cosa che mi ha riempito di gioia è stata aver guadagnato la stima e il rispetto dei francesi. Quando sono andato a fare i complimenti a Franc Cammos, che ha vinto la regata in reale e ha da poco battuto il record di circumnavigazione non stop, quindi un mostro sacro della vela, lui mi ha risposto come un suo pari. Poi è venuta una marea di gente commossa per la vittoria. Per tutti era incredibile perché ero all’esordio in Route du Rhum e in solitario…

(Ha collaborato Lorelyse Pinna)

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NUTRIRSI A I

n barca devi mangiare perché non dormi e perché bruci, quindi fai sei o sette pasti al giorno! Avevo prodotti sardi, pasta, bottarga, tortellini secchi, ma non li ho mai cucinati. Ho mangiato soprattutto cibi liofilizzati, cioè prodotti disidratati in un tempo rapidissimo in ambiente asettico, per mezzo di un processo chiamato “sublimazione”. Non hanno conservanti, semplicemente il loro peso viene ridotto del 90% eliminando i liquidi, perciò quando li metti in acqua tornano esattamente allo stato originario. Vengono prodotti in apposite aziende francesi e in Italia non sono in commercio. Ma per viaggi del genere sono molto pratici per ragioni di spazio e per-


A BORDO ché in 10 minuti hai una pietanza pronta, dalla paella al chili con carne, fino alla pasta ai gamberi. Ho fatto anche una scorpacciata di merendine che mi servivano per restare sveglio la notte! Ma la cosa che mi ha salvato la vita sono le barrette e i beveroni Enervit. In 45 minuti diventavo una bestia e l’effetto durava per ore! Non so cosa ci mettano dentro ma li devo ringraziare. Ovviamente le usavo solo nei momenti di necessità, per esempio per riprendermi dopo che sono stato male, per il resto mangiavo normalmente. Comunque senza credo che non avrei finito la gara. E poi il pesce crudo... Nell’Oceano i pesci saltano sulla barca e così li ho voluti assaggiare. Purtroppo non avevo limone e li ho mangiati così. Era pesce azzurro in generale, davvero buonissimo.


CULTURA, COMMERCIO E LIBERTÀ DELLO SPIRITO OGGI IN PERICOLO. ALLORA OCCORRE PENSARE INSIEME PER ARRIVARE AD UNA UMANITÀ CUL

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n La libertà dello spirito, Paul Valéry fa un appello importante della parola capitale, proprio quando definisce la cultura e il Mediterraneo. Evoca la navigazione, lo scambio, quella stessa nave che portava mercanzie e dèi, idee e tecniche. Si è costituito così il tesoro cui la nostra cultura deve in pratica tutto, almeno nelle sue origini. Il Mediterraneo è stata una vera e propria macchina per fabbricare civiltà, ma il tutto creava necessariamente libertà dello spirito pur producendo affari. sui bordi del Mediterraneo troviamo, strettamente associati: spirito, cultura e commercio. È noto che cultura e civiltà sono nomi piuttosto vaghi e ci si può sbizzarrire a differenziarli, opporli o coniugarli. Il nostro capitale culturale mediterraneo è in pericolo. È in crisi perché si assiste alla scomparsa di quegli uomini che sapevano leggere, sentire, ascoltare e soprattutto memorizzare. Di cosa è composto questo nostro capitale culturale? È anzitutto composto di cose,

oggetti materiali come libri, quaderni, strumenti che hanno una loro durata media, una fragilità, la precarietà delle cose, ma questo materiale non basta. Dobbiamo tener presente il sapere e il saper adoperare. Perché il materiale di una cultura sia un capitale esige che ci sia una richiesta, in altre parole, l’esistenza di un gruppo di uomini che ne abbiano bisogno e che possano servirsene, uomini assetati di conoscenza e di capacità di trasformazione interiore, assetati di sviluppo della propria sensibilità; d’altra parte per acquisire o esercitare una disciplina intellettuale, convenzioni e pratiche è necessario utilizzare l’arsenale di documenti e strumenti accumulato nei secoli. L’associazionismo culturale ha delle precise funzioni e dei doveri da svolgere, soprattutto quando si pensa al Mediterraneo: Accogliere lo straniero non solo per integrarlo, ma anche per riconoscere e accettarne l’alterità. Due concetti di ospitalità che oggi dividono la nostra coscienza europea e nazionale; coltivare la virtù dell’idea critica,

Il capitale del Mediterr Testo di Radhouan Ben Amara Foto di Roberto Ferrante


CULTURALE della tradizione critica, ma anche di sottoporla, al di là della stessa, dalla interrogazione a una genealogia decostruttiva che la pensi e la ecceda senza comprometterla; assumere il retaggio mediterraneo, rispettare le differenza, l’idioma, la minoranza, la singolarità, ma anche l’universalità del diritto formale, la legge maggioritaria, l’opposizione al razzismo, al nazionalismo, alla xenofobia, all’integralismo, al terrorismo, alla guerra; tollerare e rispettare tutto ciò che non si colloca sotto l’autorità della ragione, come la fede nelle sue diverse forme, pensieri interroganti la ragione e la storia della ragione, senza, per questo, diventare irrazionali e men che mai irrazionalisti. Bisognerebbe dunque rivendicare e non solo accettare la prova dell’antinomia, in forma di doppio legame senza il quale non ci sarebbero mai né eventi, né decisioni, né responsabilità, né

rraneo

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morale, né politica. Bisognerebbe ripensare positivamente l’ordine della determinazione teorica del sapere, della certezza, del giudizio, dell’enunciato, dell’ordine del presente e della presentazione. Il ruolo di ogni associazione culturale è di denunciare l’errore, l’incoscienza, il vuoto socio-culturale. L’occhio, il tatto e gli atti si coordinano in un diagramma con valori multipli che è il mondo sensibile e capita che un certo sistema di corrispondenze sia necessario e sufficiente per adattare uniformemente tutte le emozioni colorate a tutte le sensazioni della pelle e dei muscoli. Lo sciagurato valore spirituale mediterraneo è in continuo ribasso, nella vita culturale e/o spirituale come nella vita economica, perché abbiamo le medesime nozioni di produzione e consumo. Come vedete uso un linguaggio borsistico senza accorgermene. Il commercio degli spiriti è il primo del mondo, perché prima di scambiare le cose si dovranno pur barattare gli spiriti e di conseguenza istituire dei segni, e si sa che non c’è scambio senza linguaggio. Il primo strumento di qualunque traffico è il linguaggio e qui giova ripetere la famosa sentenza: “In principio era il verbo”, che altro non è che uno dei nomi più precisi di ciò che chiamiamo spirito, cultura, cultus, cioè venerazione. Spirito e Verbo sono pressoché sinonimi in moltissimi usi. Verbo, dal greco logos, significa contemporaneamente: calcolo, ragionamento, parola, discor-

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so, conoscenza e nell’insieme espressione. Non credo di dire eresia affermando che il verbo coincida con lo spirito anche sul piano linguistico. L’esistenza delle associazioni culturali impegnate sulla divulgazione della cultura mediterranea è un gran segno positivo in questa isola. È un evento culturale da integrare e considerare come potere democratico altamente rappresentativo. L’associazionismo deve essere il forum rappresentante di ogni discussione permanente e trasparente. Bisogna precisare che nel pensare assieme occorre tener in giusto conto tutte le distinzioni che si nascondono nella placida evidenza di un noi che manifesta universalità legittima ma abusiva. A questo punto possiamo dire che la cultura esiste solo al plurale. Abbiamo davanti un lavoro di co-fondazione di una umanità culturale capace di convivere pacificamente superando la pesante eredità dei conflitti culturali, etnici e religiosi, attraverso giuste istituzioni a livello mondiale, un’etica deliberativa tollerante e pluralistica con la funzione riconciliatrice dell’arte. Bisogna tracciare un nuovo modo di pensare la cultura, confronto e dialogo tra patrimoni di conoscenze attraverso l’associazionismo; cominciare da una critica puntuale dei dogmatismi impliciti nella scrittura occidentale del sapere antropologico, per aprirsi a un senso solidale dell’umano che il nostro tempo in molti modi suggerisce e sollecita.


Un occhio attento sulla città di Cagliari

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QUESTO MESE:

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INCONTRO COL SENATORE BEPPE PISANU

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DOCUMENTO ESCLUSIVO SU P2 E MASSONERIA

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COME SI VIVE A CAGLIARI, QUARTU, SELARGIUS, SESTU E QUARTUCCIU

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A cura di Simone Ariu con la collaborazione di Lorelyse Pinna

Porticciolo di Sant’Elia, la Soprintendenza dà l’ok

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Tragedia nel cantiere

a Soprintendenza ha dato il via libera al riavvio dei lavori per il porticciolo di Sant’Elia, dopo lo stop di un anno fa in seguito al ritrovamento di un’imbarcazione dell’XVIII secolo. Mario Mossa, il dirigente comunale che segue il progetto, ha spiegato che ora si attendono le conclusioni delle rilevazioni di ricerca di altro materiale di interesse archeologico e le indicazioni sulla modalità con cui la Soprintendenza procederà alla salvaguardia dell’imbarcazione rinvenuta. Dopodiché il progetto verrà presentato alla Regione dalla quale si attende un nullaosta in tempi brevi. Ma il vero problema sono i finanziamenti: «In cassa abbiamo attualmente 5 dei 7,5 milioni di euro necessari, senza l’arrivo della parte residua non saremo in grado di espletare la gara d’appalto per l’affidamento dei lavori», ha denunciato Mossa. Quei 2 milioni e mezzo di euro provenienti dall’Unione Europea sono stati impiegati in altri progetti, visto il ritardo di quello del porticciolo, come ha ammesso anche il sindaco Emilio Floris, «altrimenti avremmo dovuto rispedirli al mittente». Ora Floris, per questo progetto giudicato assolutamente strategico, confida anche nel sostegno della Regione, con la quale è stato aperto un tavolo di confronto tecnico.

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rancesco Conti, uno degli operai più anziani e più esperti del cantiere navale Costa Smeralda, è morto schiacciato da una barca che gli si è ribaltata addosso. Forse si era reso conto che il motoscafo rischiava di ribaltarsi e aveva deciso di risolvere il problema, ma i puntelli o le tavole a cui la barca era ancorata hanno ceduto e il peso gli è stato fatale. Gli ispettori dello Spresal, l’ufficio della Asl che si occupa della prevenzione e della verifica del rispetto delle norme antinfortunistiche, accerterà se ci siano responsabilità nell’incidente. I colleghi di Francesco Conti, padre di dell’ex campione di box Nicola, in lacrime lo hanno descritto come un operaio prudente, che anzi su questo ammoniva gli altri, e hanno assicurato: «Qui abbiamo sempre lavorato in sicurezza e infatti non ci sono mai stati incidenti gravi». FR. CONTI/ADKRONOS

Mascalzone Latino terzo a Dubai

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ascalzone Latino ha concluso al terzo posto il Louis Vuitton Trophy Dubai. Dopo un inizio non proprio dei migliori, caratterizzato da un incidente, un’avaria, due sconfitte e prestazioni poco convincenti, il team di Vincenzo Onorato aveva concluso la Round Robin 1 con 2 punti finali, uno tolto dalla Giuria per un incidente contro l’Emirates Team New Zeland. Ma era riuscito a ribaltare la situazione vincendo nella seconda fase contro tutti gli avversari dal terzo posto in giù ed evitando incidenti e imprudenze per non incorrere in penalizzazioni. Così al termine dell’ultima gara del Round Robin 2 si trovava al terzo posto con 8 punti, dietro solo agli americani di Bmw Oracle Racing (17 punti) e i neozelandesi di Emirates Team New Zeland (12,5 punti), aggiudicandosi poi la semifinale. I neozelandesi hanno dominato la finale, battendo 2-0 il team americano che nelle gare precedenti era sembrato imbattibile. A Dubai si è dato anche l’addio agli ACC5, le barche che per 20 anni hanno fatto la storia della Coppa America. BOB GRIESER/LVT ‘10

BOB GRIESER/LVT ‘10


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Nuova rotta sull’asse Sardegna-Regno Unito ANSA.IT

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al prossimo maggio un volo della British Airways collegherà gli aeroporti di Olbia-Costa Smeralda e Londra Heathrow. Il volo avrà cadenza settimanale e verrà effettuato dal terminale 5, il più innovativo e funzionale, sfruttato in esclusiva da questo vettore per i voli verso il resto del mondo. L’iniziativa è stata presentata dall’assessore regionale del Turismo Luigi Crisponi e prevede un aumento sostanziale dei flussi turistici. L’offerta verrà dunque ampliata al Nord Sardegna, dimostrando l’interesse che l’Isola nutre nei confronti del Regno Unito, uno dei mercati più interessanti per il suo bacino di utenza e la notevole disponibilità economica. La Sardatur Holidays, il tour operator che riviste un ruolo importante in quest’operazione, ha un catalogo interamente dedicato alla Sardegna e un sito web che contiene informazioni sull’Isola e su numerose strutture ricettive. L’offerta si rivolge a un target di turisti medio-alto, con pacchetti che prevedono il soggiorno dalle 7 alle 14 notti in strutture ricettive a quattro o cinque stelle. L’obiettivo comune è la promozione del territorio attraverso la realizzazione di una campagna pubblicitaria che comprenda stampa nazionale e riviste specializzate, web, distribuzione di materiale pubblicitario e del catalogo dedicato alla Sardegna e la partecipazione dell’Isola alle maggiori manifestazioni fieristiche in Gran Bretagna. Inoltre il “prodotto Sardegna” verrà presentato ad agenti di viaggio e giornalisti inglesi in apposite serate e la stampa specializzata e i venditori potranno conoscere in modo diretto le risorse paesaggistiche, culturali, archeologiche e turistiche dell’Isola attraverso alcuni Educational Tours. La Regione intende destagionalizzare il turismo e valorizzare l’identità e le produzioni isolane per mezzo di strategie che comprenderanno l’”apertura” delle strutture ricettive, in modo che i turisti possano conoscere non solo il mare, ma anche tutta la filiera dell’ospitalità, la natura, la cultura, l’artigianato e i prodotti eno-gastronomici della Sardegna.

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omune di Villasimius, Ente Acque della Sardegna, Crenos, Centro ricerche economiche nord-sud delle Università di Cagliari e Sassari, insieme a Tunisia e Marocco per il progetto europeo “Tour Med Eau”: si tratta di un’iniziativa ideata per favorire il dialogo e lo scambio di esperienze tra i partecipanti, che condividono il problema dell’acqua e la vocazione turistica. Villasimius è infatti un comune che ha dovuto gestire il difficile rapporto tra le enormi esigenze idriche dei mesi di forte presenza turistica e la scarsità di risorse di una regione siccitosa come la Sardegna. Lo ha fatto con un sistema di due acquedotti, uno per le acque ad uso civile e uno, dove vengono convogliate e

depurate con microrganismi, le acque utilizzate per innaffiare per esempio giardini e impianti da golf. Villasimius, Enas, Crenos e i partner tunisini e marocchini condivideranno la propria esperienza e conoscenza e i risultati degli studi saranno poi diffusi attraverso dei seminari di informazione e forum tematici. Il progetto “Tour Med Eau” rientra nel programma europeo Ciudad (Cooperation in urban development and dialogue), nell’ambito delle azioni per la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica, ed è finanziato per l’80 per cento dall’Unione Europea.

ANDREA MURA

Le acque di Villasimius per il progetto europeo ‘Tour Med Eau’


e r a m l I vola a t in A cura di Michele Farru

Aragosta con salsa corallo e spumoncino di ricotta mustia ai fiori di borragine INGREDIENTI PER 4 PERSONE Aragosta Ricotta mustia Fiori di borragine Foglie di borragine Sedano Carote Scalogno Vino bianco Pepe nero in grani Limone Acqua Olio al basilico Olio all’aglio Citronette Olio, sale e pepe

gr 1200 gr 200 30 gr 400 gr 250 gr 200 gr 200 gr 100 gr 10 2 lt 5 gr 80 gr 50 gr 200 quanto basta

PROCEDIMENTO Preparare un court-bouillon con sedano, carote, scalogno, vino bianco, limone spremuto e lasciato dentro, pepe in grani, acqua e sale, far bollire il tutto per 20 minuti, filtrate rimettere a bollire aggiungendo l’aragosta lasciandola cuocere per 25 minuti circa, tagliare l’aragosta ancora calda e farla marinare con la citronette sino al momento del servizio. Estrarre il corallo frullarlo con sale,pepe,olio all’aglio e al basilico finche non diventa cremoso, passare la ricotta mustia al settaccio, insaporirla con olio al basilico, amalgamarla e fiori di borragine e formare

delle chenelle, nel frattempo sbollentare le foglie di borragine e raffreddarle in acqua e ghiaccio,metterle a marinare con la salsa corallo. Prendere una parte della polpa di aragosta tagliarla a tartare e incorporarla con le foglie di borragine il tutto verrà stampato in secondo momento nel piatto di presentazione insieme agli altri ingredienti sopra citati.


Ravioli di scorfano e cicoria con brodetto allo zafferano e pane casareccio INGREDIENTI PER 4 PERSONE Per la pasta Farina bianca gr 100 Semola fine gr 150 Acqua tiepida dl 1 Per il ripieno Scorfano gr 300 Cicoria gr 100 Per il brodetto Zafferano 2 bustine Pomodori pelati gr 100 Brodo vegetale dl 4 Pane casareccio gr 150 Aglio 1 spicchio Scalogno gr 20 Olio di oliva, sale e pepe quanto basta

PROCEDIMENTO Preparare la pasta mettendo l’acqua tiepida a 30°C e l’olio di oliva nel frullatore e aggiunge le due farine miscelate, far girare per qualche minuto. Squamare e spanciare lo scorfano ricavarne i due filetti e tagliarli a pezzi, far rosolare lo scalogno tritato assieme all’aglio e iniziare a cuocere la cicoria tagliata a julienne e dopo 5 minuti aggiungere il pesce e lasciare cuocere per 10 minuti aggiustando di sale e pepe. Tirate la pasta sottile e formare dei rettangoli disporre il ripieno all’interno e chiudere

il raviolo cercando di eliminare tutta l’aria dall’interno. Con le teste e lische del pesce fare in brodetto che verrà insaporito con lo zafferano e pomodori pelati, gustare di sale e pepe e far cuocere per 15 minuti, dopo passare al settaccio. Mettere sul fondo della terrina il carasau adagiarvi i ravioli e il brodetto passare al microonde per circa 6 minuti servire direttamente a tavola.

Zitti gratinati con vellutata di gamberi e rucola INGREDIENTI PER 4 PERSONE Pasta secca zitti Gamberoni rossi Rucola Brodo vegetale Burro Farina Olio oliva Sale e pepe Pan carrè Cipolla Vino bianco

gr 300 gr 150 gr 70 dl 4 gr 30 gr 25 dl 1 quanto basta gr 100 gr 50 dl 1

PROCEDIMENTO Sbucciare i gamberi e mettere le code da parte, tritare la cipolla e fare rosolare le teste e le bucce sfumare con il vino bianco e far cuocere per 10 minuti aggiungendo il brodo vegetale e metà della rucola, passare il tutto e legare con un roux biondo (burro e farina fatti cuocere per 10 minuti a fuoco dolce). Fare rosolare le code di gamberi e aggiungerli nella vellutata ottenuta in precedenza. Tagliare le parti esterne del pan carrè e frullarlo assieme alla restante rucola con aggiunta di un po’ di olio d’oliva sale e pepe. Procedere alla cottura dei zitti in preceden-

za spezzati a metà, scolare dopo 8 minuti e saltarli in padella con la vellutata, trasferire il tutto nella terrina aggiungendo il pane profumato alla rucola in superficie e mettere a gratinare in forno a 180°C per 15 minuti, servire direttamente a tavola.


Mensile di portualità, spiagge, sport, trasporti, viaggi e cultura mediterranea mediterranea

Anno VI, N. 26 – novembre 2010 Registrazione Tribunale di Cagliari n. 18/05 del 14/06/2005 Direttore responsabile Giorgio Ariu giorgioariu@tin.it

Mensile di portualità, spiagge, sport, trasporti, viaggi e cultura mediterranea 2€·

In redazione Simone Ariu, Maurizio Artizzu, Lorelyse Pinna, Antonella Solinas Redazione Grafica Maurizio Artizzu

Spedizione in Abb. Post. - 45% - Art. 2 comma 20/b legge 662/96

REPORTAGE ESCLUSIVO

ANNO VI · N. 26 · 2

ANDREA MURA, LA GRANDE SFIDA PIETRINO FOIS

A PIEDI NUDI AL POETTO COME TEMPO FA CONFESSIONI DI MARINAIO Foto di copertina, Marine Partners

Scritti Giorgio Ariu, Simone Ariu, Antonello Angioni, Radhouan Ben Amara, Guido Calì, Michele Farru, Giampaolo Lallai, Jeff Onorato, Lorelyse Pinna, Donatella Rossi, Maria Sias Foto Archivio GIA, Maurizio Artizzu, Beauty House, Max Conti, Paolo Curto, Roberto Ferrante, Marine Partners, Molinari, Andrea Mura, Andrea Nissardi, Bruno Puggioni, Donatella Rossi

Redazione e Centro di produzione via Sardegna, 132 09124 - Cagliari Tel. 070.728356 Fax 070.728214 giorgioariu@tin.it www.giacomunicazione.it Concessionaria per la pubblicità GIA Comunicazione Stampa e Allestimento Grafiche Ghiani S.S. 131 - Km 17,450 Z.I. Monastir - Cagliari info@graficheghiani.it Distribuzione Agenzia Fantini S.P. Sestu - Km 5,200 Tel. 070.261535

giorgio ariu editore Premio Europa per l’Editoria - Pisa Premio Editore dell’Anno per l’impegno sociale e la valorizzazione della cultura sarda VIA MARE E’ MARCHIO DEPOSITATO N° CA2005C000191

© Vietata rigorosamente la riproduzione anche parziale di testi, fotografie, disegni e soluzioni creative.

Da Severino Il vecchio

La tradizione è servita VIA KENNEDY, 1 - ORTACESUS (CA) - TEL. 070 9804197


GHIANI


ViaMare (N. 26)  

In questo numero si parla di: Andrea Mura, la grande sfida. Al Poetto come tempo fa. Il paesaggio costiero: infinita risorsa. Passione cano...

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