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Editoriale

Anno nuovo, vita nuova: e stavolta è il turno de L'Urlo. Maturati i direttori degli anni passati, siamo stati eletti dalla Redazione noi, e abbiamo in progetto una linea di totale rinnovamento. Sei anni sono passati dalla fondazione del giornale, e ora, dopo l'uscita di tutti coloro che hanno dato il via a L'Urlo, pensiamo che sia giusto ricostruirlo dalle fondamenta. Innanzitutto, da gennaio adotteremo un'impaginazione completamente nuova, ed anche un logo rinnovato, che è nostra intenzione scegliere con un concorso aperto a tutti gli studenti della scuola, di cui vogliamo diventare ancor più interpreti ed espressione. Il concorso inizierà dal 13 ottobre, e tutte le informazioni le trovate a pagina 11. Ribadiamo l'invito per tutti a collaborare con noi, inviandoci articoli su qualunque tema, per qualsiasi motivo. Sarebbe nostro desiderio, e confidiamo che sia possibile riuscirci, avere una sezione di lettere da collaboratori della Redazione. L'Urlo aveva alla sua fondazione, e sotto la nostra guida ritornerà ad averla, l'ambizione di essere uno strumento di cui tutti noi potessimo usufruire per allenarci a scrivere delle nostre passioni, di tutto ciò che vogliamo e che possa essere d’interesse, dal momento che anche la scrittura e il giornalismo sono tra gli

orientamenti verso i quali è naturalmente destinato il Liceo Classico. Forse non è necessario sottolinearlo ancora, ma lo facciamo lo stesso, per allontanare ulteriormente da noi questo timore, che purtroppo ha afflitto L'Urlo negli ultimi anni: noi accettiamo e, anzi, chiediamo articoli di qualsiasi coloritura politica. Anche se, nelle nostre intenzioni, la sezione di attualità dovrebbe diminuire ed essere parzialmente trasferita sul sito degli Studenti. Come avrete probabilmente notato, questo si è rinnovato moltissimo negli ultimi mesi, grazie anche al professor Bertoglio, che ci ha notevolmente aiutato, e speriamo possa sempre più crescere e coinvolgervi. Da quest’anno alcuni articoli avranno espansioni multimediali online, come video, immagini e collegamenti esterni. A breve cercheremo di riprendere a espandere la galleria di foto di beccarioti. Ma passiamo a questo numero; con questo mese ricominciamo, e ricominciamo proprio partendo dai nuovi arrivati. I ragazzi di prima presentano una serie di articoli sulle loro prime impressioni qui al Beccaria. La più “anziana” Matilde Capelli propone una guida rapida all’uso della scuola (pagina 5). Sempre sul tema di benvenuto, il primo capitolo di un testo poetico (il cui autore ha voluto mantenersi

Direttore Responsabile ENNIO D’AMICO Vicedirettore ALESSANDRO DE VITA Redazione SEBASTIANO CORLI Caporedattore, MICHELE MEROLESE Caporedattore, JOHANNA ASNAGHI, MARCO BREMI, MATILDE CAPELLI, BIANCA CASATI, ALESSANDRO CORRIERI, MARCO COSTA, ANNA LYDA DI GIACOMO, ELENA DOMENICHINI, FRANCESCO FALAGUERRA, MARTA GEROSA, NAOMI GRILLO, GIACOMO MAUGERI, CARLO ORIO, CAROLINA PAGANI, FILIPPO ROVATI, ELENA RUZZIER Illustrazioni ILARIA TROULLIER Caporedattore, GIULIA BOLELLI, MATTEO SCHIAPPARELLI, LUDOVICA ALEMÀN GOMEZ Impaginazione GIACOMO GENZINI Redazione online DEBORAH SARTORI Coordinatore, KONRAD BORRELLI __________________________ Direttore Editoriale GIACOMO A. MINAZZI Docente Referente PROF. PIO MARIO FUMAGALLI 2

urlo@liceobeccaria.it www.studenti.liceobeccaria.it


anonimo) che ha l'ambizione di descrivervi, nel corso di tutto l'anno, la vita di uno studente beccariota archetipico. Come, ahimè, alcuni di voi avranno certamente notato, i prezzi del bar sono aumentati, nelle Cronache dal Beccaria (pagina 5) troverete un approfondimento di Alessandro Corrieri. Nella sezione Attualità e Opinioni abbiamo inserito anche articoli più densi, riguardo la Crisi Economica in corso, vista da una prospettiva quantomeno insolita. Nello Svago, un articolo sul dress code (pag 14), termine troppe volte sconosciuto ai più, che speriamo possa farvi da piccola guida alla lettura degli inviti. Una delle maggiori novità di quest'anno sarà finalmente l’inserimento di una vera pagina sportiva, anticipata in questa uscita da una riflessione sullo “sciopero dei calciatori”, che speriamo possa

essere apprezzata e che si distacchi dai soliti articoli sul calcio e sugli ultimi gossip tra calciatori e veline, raccontandovi con spirito critico quello che succede in quel mondo che così tanto interessa noi giovani. Questo è il primo numero. Ci auguriamo che il nostro impegno possa essere apprezzato e riconosciuto e se troverete qualcosa che non va, vi preghiamo sinceramente di comunicarcelo in modo da aiutarci a migliorare! Se siete interessati a partecipare, o anche solo a collaborare con noi, la prossima riunione sarà lunedì 17 p.v. alle 14.00; se invece volete semplicemente inviarci lettere, o articoli, la nostra nuova mail è urlo@liceobeccaria.it. I Direttori

- Cronache dal Beccaria Luisa Pupo

SI RIENTRA ?! Anche quest'anno è arrivato puntuale il primo giorno di scuola. Ancora con la sabbia nelle scarpe e con il dolce rumore delle onde nella testa siamo rientrati nel nostro amato-odiato Beccaria. Non è facile per nessuno passare dal divertimento dell'estate alla routine quotidiana del liceo, che prevede pomeriggi interi di studio, tuttavia già dopo la seconda ora di lezione si ha la sensazione di non aver mai finito veramente. Detto questo, il ritorno a scuola è come sempre drammatico per la maggior parte di noi studenti, da sempre. Eppure il termine scuola che per noi significa fatica, lavoro, ansia, deriva dal greco σχολη' che significa “tempo libero, riposo”… In Italia il diritto all'istruzione è garantito a tutti dalla costituzione, il che è una grande opportunità per noi, ma ricordiamo che è una conquista a cui siamo giunti dopo secoli di storia. Come ben sappiamo in molte regioni del mondo questo diritto non è tuttora garantito. Si calcola che circa 115 milioni di bambini nel mondo, in particolare in Africa e in Asia, non abbiamo mai frequentato una scuola elementare. Gli studenti che hanno accesso a una scuola non ricevono comunque un'istruzione di qualità poiché le classi sono sovraffollate, oppure manca il materiale scolastico necessario. La tutela di questo diritto rimane per i governi locali un obiettivo importante da raggiungere perché l'istruzione è la chiave dello sviluppo economico, in quanto per molti rappresenta una possibilità di uscita dalla trappola della povertà. Inoltre dal diritto all'istruzione dipendono molti altri diritti umani, primo fra tutti la libertà di pensiero e di espressione. In realtà il “tempo libero” a cui l’etimologia fa riferimento era da dedicarsi allo studio e alle conversazioni filosofiche, considerate uno svago piacevole e utile. Quindi, affinché l'andare a scuola non diventi un incubo, dobbiamo cercare di ritrovare l'accezione positiva che accompagnava originariamente il termine. L'importanza della scuola sta quindi nel formare i cittadini del domani, rendendoli consapevoli dei propri diritti e dotandoli di una coscienza critica, in modo che non siano soggetti a manipolazioni, ma abbiano un ruolo attivo nella vita pubblica del paese, o per rimanere in tema, per essere cittadini degni d’ascolto nell’Agorà. 3


Prime Impressioni È arrivato il fatidico e tanto agognato giorno. Dal relax delle vacanze al mare, allo stress della scuola e di questa città. E che scuola! Vado al classico! Noto un bell'ambiente, solo facce nuove, ma per me è meglio così. Lascio le vecchie amicizie dell'infanzia e delle medie per tuffarmi nel liceo, un mondo a parte e la più bella scuola di tutto il percorso didattico, oltre che più la più importante e significativa. E, con un po' di timidezza ed emozione ma tanta voglia di scoprire questo nuovo ambiente, mi guardo attorno e vado in giro per la scuola. Ho già fatto visita al bar, dove c'è una mandria di persone incattivite per la fame che passano tra la folla generale, e al cortile, luogo di ritrovo, specie per i più grandi. Molto probabilmente il bar sarà il mio luogo preferito, in quanto a metà mattinata la fame mi attanaglia e mi rende molto debole e piuttosto irritabile, soprattutto nei confronti dei professori. Dopodiché, vado con i miei nuovi compagni fuori nel campo da basket. È sempre affollato, ma si riesce a respirare quei pochi minuti prima di tornare in classe. Queste le prime impressioni, vedremo in seguito. Marco Bremi Il 12 settembre alle ore 9 centinaia di ragazzi attendevano trepidanti l'apertura dei cancelli, che avrebbe segnato l'inizio della loro Odissea nel mondo del liceo. Mi chiamo Naomi e sono nella 1°C, ho sempre sognato di fare la giornalista e questa opportunità di entrare a far parte del giornalino della scuola è un modo per iniziare a realizzarlo. I miei primi giorni di liceo? Indimenticabili! Certo, magari chi è al terzo ma anche al secondo anno può pensare: "Esatto, solo i primi giorni sono indimenticabili!"; io invece, ogni giorno che passa sono sempre più convinta che non potevo scegliere scuola migliore. Sono stata fortunata: ho dei compagni meravigliosi e finora mi trovo bene anche con i professori (sottolineo finora, ho ancora tempo per pentirmi di quello che ho scritto in questo articolo, ndr). Ora un consiglio tratto dal Comix 2011: se durante una verifica ti viene il panico, ricordati di "avere fiducia in te stesso e in chi ti suggerisce".

Naomi Grillo

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Eccomi all'inizio di un nuovo percorso. Come in ogni viaggio che si rispetti mi ero documentata, ma non sapevo ancora come sarebbe stato affrontarlo e cosa avrei incontrato: chi sarebbero stati i miei compagni d'avventure e le guide che mi avrebbero accompagnato e indicato come muovermi in questo nuovo “paese“? Adesso, però, tutti i miei dubbi sono svaniti dando spazio a solide certezze: il luogo che sto visitando è ricco di tradizioni e di vitalità, i suoi abitanti sono più vari di quanto potessi immaginare; parlano una lingua moderna che convive con altre due di più antica origine che risuonano come una musica senza fine in ogni angolo di questo ambiente. La sua bellezza è quella di poterlo vivere attivamente. È impossibile non essere travolti dall'energia che sprigiona rimanendo solamente a guardare; se il mio viaggio continuerà ad essere così potrò ritenermi soddisfatta. Per adesso desidero veramente proseguire in questa nuova esperienza e assaporarla in tutti i suoi aspetti, determinata nel mio itinerario e in questa avventura pronta ad affrontare e conoscere meglio quanto questo percorso mi potrà regalare. Marta Gerosa


Matilde Capelli

IN GIRO PER LA SCUOLA: LUOGHI, SIGNIFICATI, INCONTRI Ai nuovi studenti di prima un "benvenuto" e una piccola "guida" della loro nuova scuola. Il Beccaria ha tanti luoghi, che assumono molti significati e favoriscono gli incontri. L'atrio è come una "grande piazza" che apre e chiude tutte le nostre giornate. Da lì si accede all'aula magna, un luogo per discutere insieme i temi che riguardano la nostra scuola, cioè per parlare del nostro presente e del nostro futuro. Scendendo troviamo il famoso bar, il luogo del nostro tempo libero, un punto di ritrovo durante l'intervallo per chiacchierare e incontrare gli amici di altre classi. Accanto al bar, le salette per gli incontri professori/genitori: qui si parla di noi anche se noi non ci siamo. Uscendo c'è la palestra, il luogo dove sperimentiamo i nostri limiti ma anche che cosa succede quando mettiamo insieme le nostre forze per fare qualcosa che da soli non riusciremmo a fare. Se andate al primo piano troverete la presidenza, che è un luogo per Visita chi guida questa scuola. La il sit o per ave informre più azioni!

porta è sempre aperta. Di fianco alla presidenza c'è la vicepresidenza, passaggio obbligato per chi entra in ritardo e per chi esce in anticipo. P o i c ' è l a segretria, il luogo dove tutte le molte attività della scuole si trasformazioni formali, comunicazioni ufficali tra noi e la scuola e tra la scuola e l'esterno. Sempre sullo stesso piano c'è il laboratorio di scienze, il luogo degli esperimenti, l'aula multimendiale, dove discorsi e testi si uniscono alle immagini, consentendoci di viaggiare ad esempio attraverso la storia dell'arte e la fotocopiatrice per le verifiche (come se non bastasse una sola fotocopia!!), per i materiali che ci servono (ATTENZIONE fotocopiarli non basta...). Salendo al secondo piano troverete la biblioteca, l'onda del passato: in compagnia di libri e annuari, si studia e ci si diverte (durante l'ora di alternativa). I corridoi sono luoghi utili per andare "oltre la nostra classe" e fare nuove amicizie. Infine i bagni, dove diamo un segno della nostra civiltà.

Alessandro Corrieri

BAR Nel nostro liceo, al suono della campanella che dà inizio all'intervallo una fiumana di studenti scalpitanti schizza dalle aule per riversarsi sui corridoi e al bar. Fino a quel momento sonnacchioso, il bar si anima improvvisamente, ma quest'anno una brutta sorpresa è in agguato, anzi due: dov' è la nostra adorata Giada, dispensatrice di sorrisi, battute simpatiche e allegre capaci di sollevare il morale prostrato da interrogazioni deludenti o da voti indecenti? Se n'è andata non so dove; al suo posto è presente una signora (che non manchiamo di accogliere calorosamente), la quale sono sicuro diventerà la nostra balia nei momenti più critici. E visto che sono qui, vale la pena controllare se ci sono novità mangerecce: sul bancone fanno bella mostra di sé, come sempre, panini e pizzette di vari tipi, in grado si soddisfare quasi tutti i gusti, ma, ed è questa la seconda brutta sorpresa non sono gli stessi i prezzi. Il costo di diverse cibarie è aumentato. Evidentemente la crisi economica in cui l'Italia, e non solo, è coinvolta, si fa sentire anche qui. Ma, mentre la crisi nazionale è, almeno speriamo, una fase temporanea, quella degli studenti è notoriamente cronica e le nostre tasche, già misere, sono destinate a 5 piangere lacrime amare.


Giacomo Maugeri

IL MISTERO DEL 10 IN CONDOTTA Come ben sapete l'unico voto non prettamente dovuto al vostro studio è quello di condotta, ma non vi è mai capitato di chiedervi in base a quale criterio venga attribuito? Come mi è stato giustamente fatto notare i termini di valutazione della condotta si trovano nel POF (Piano dell’Offerta Formativa). Tuttavia sono rimasto decisamente amareggiato dalla pressoché inesistente differenza dei criteri per i 9 e i 10, che è, in pratica, limitata ad una diversa (e decisamente poco efficace) scelta lessicale, ma vediamo meglio cosa intendo: - comportamento, primo e fondamentale criterio, si passa da un corretto per il 9, ad un sempre corretto per il 10, posto che non ho mai visto nessuno prendere un 9 in condotta con una segnalazione disciplinare, un comportamento corretto è tale se sempre corretto, sennò sarebbe stato specificato altrimenti; - interesse, presupposto per il 9, se vivace può determinare un 10, anche qui l'aggettivo vivace mi pare del tutto fuori luogo; s'è mai visto, infatti, uno studente interessato e tristo? Oltre al fatto che la vivacità sottolinea una sottesa irrequietezza (terzo significato del Garzanti) tale da compromettere un comportamento corretto. Sempre corretto, pardon. - frequenza, costante per il 9, assidua per il 10, anche qui, non per essere pignolo, ma costante è il primo sinonimo di assiduo sul Garzanti. In più, se si volesse leggere quell'assiduo come più costante, si andrebbe contro all'evidenza del fatto che alunni con diverse assenze e ritardi hanno avuto il 10 in condotta e alunni senza ritardi e con poche assenze no. Non ritengo utile soffermarmici oltre data l'evidente sterilità dei dati, benché non abbia alcuna intenzione di terminare qui la mia inchiesta. Checché ne dicano gli studenti, i voti nelle altre materie non risultano influenzare più di tanto il voto in condotta; infatti dai dati che ho verificato ho potuto notare come questa chimera si getti nel fosso di fronte a studenti con medie di poco superiori al 6 (magari anche rimandati) che riescono a prendere il famigerato 10 a dispetto di brillanti studenti con media superiore al 9, magari anche vincitori di certamina, a cui 6

viene affibbiato uno scomodo 9. Dunque dov'è la vera verità, ti starai chiedendo o studente che hai seguito fin qui le mie elucubrazioni? Siccome nulla è certo quanto la matematica ho deciso di fare una breve indagine statistica (ringrazio la vicepreside per la collaborazione), i cui risultati potete ammirare qui di seguito:

80%

66% 34%

(168) (568)

20%

(295)

43

Popolazione Scolastica

10 in condotta

Maschi Femmine Immagino che non vi abbia sconvolto più di tanto vedere che i maschi rappresentano meno di un terzo della popolazione del Beccaria, ma è a dir poco allarmante il dato a fianco, solo 43 (e li ho contati due volte per esserne certo!) e dico proprio 43 dei 295 ragazzi del Beccaria hanno preso il tanto discusso 10 in condotta. Ma questo che cosa significa? Che il 10 è statisticamente (non realmente) impossibile da ottenere per un individuo maschio in una classe inferiore ai 22 elementi, come dimostra con efficacia la seconda figura qui a fianco. Dunque è evidente che o i ragazzi del Beccaria sono decisamente più indisciplinati delle ragazze o vi è una forte preferenza dei professori nei confronti di queste ultime. Per quanto mi riguarda ritengo che effettivamente i ragazzi siano più vivaci delle ragazze, ma non in una misura tale da giustificare questo colossale baratro di percentuale. 15 11,25 15

7,5 3,75

7

4,5 1

0 Classe Ideale

10 in condotta


Sebastiano Corli

SOLE SUL BECCARIA

Visita il sit avere o per inform più azioni!

A quanto pare, questa iniziativa sarebbe stata intrapresa due anni fa, su mandato della Regione: il progetto, presentato il dicembre 2008 e iniziato il febbraio dell'anno successivo, si sarebbe basato sulla proposta di installare 100 impianti fotovoltaici nuovi di zecca sul tetto delle scuole superiori del territorio della Provincia di Milano per incentivare progetti legati all'utilizzo di energie alternative, risparmio energetico, rispetto degli accordi del protocollo di Kyoto, riduzione dell'emissione di gasserra, collegati alla rete elettrica comune ITI E. Stiamo pur sempre parlando di 100 pannelli. Di conseguenza, anche il nostro liceo é stato coinvolto in questo progetto da due anni, quando sarebbe stato installato un pannello "per il futuro della società". In seguito a questo, é stato posto un pannello di controllo nell'atrio al piano terra che tuttavia non ha mai segnato alcuna produzione energetica. La domanda per il beccariota é quindi stata: "I pannelli sul tetto funzionano o sono lì per bellezza?". La risposta é fortunatamente positiva: da quando sono stati installati hanno funzionato regolarmente, ma solo recentemente collegati al pannello elettronico in atrio. Un disguido tecnico sarebbe quindi all'origine della nostra perlessità (quando si parla di inefficienza!, ndr.). Ma ora non avete più da preoccuparvi, il pannello vigila sulla nostra sicurezza ambientale.

- Attualità Filippo Rovati

SE IN ITALIA SI FA A MENO DI STORIA DELL’ARTE... Come afferma Daniel Barenboim, eccelso musicista contemporaneo: “Ogni grande opera d’arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità”. E dunque ai posteri spetta l’arduo compito di preservare tali creazioni, in maniera il più possibile conforme al modello originariamente ideato nonché quello, che a noi studenti interessa in prima persona, di far sì che il valore artistico di ciò che, obiettivamente o meno, è considerato un’opera “riviva” tramite lo studio della disciplina in questione. E qui potremmo sbizzarrirci con esempi di indiscussi capolavori che molti conoscono nel minimo dettaglio, ma che altri magari, di formazione differente, non saprebbero nemmeno collocare nel loro contesto storico; tale fenomeno è comunissimo in ogni branca del sapere, ma a maggior ragione siamo chiamati in quanto italiani, dunque eredi di una varietà artistica incommensurabile (basti pensare che il Belpaese possiede da solo il 5% del patrimonio artistico mondiale riconosciuto dall’Unesco) a far sì che la comprensione artistica non si limiti alla sola “contemplazione”. Purtroppo i nostri

politici non hanno ancora compreso che per sperare in un futuro ben più roseo e stabile, ciò che non bisognerebbe assolutamente lenire sono il mondo della sanità e dell’istruzione, pietre d’angolo del grande edificio che sarà “questo Belpaese pieno di pretese” (passatemi la citazione gaberiana) dopo la crisi. E dunque, ahimè, non mi stupisce più di tanto il fatto che il ministero dell’Istruzione, sempre più incline a “tagli” di ogni sorta, stia per applicare una riforma a mio avviso confusa, che riduce le ore di storia dell’arte nei licei e che fornisce la possibilità che in alcuni istituti tale disciplina venga addirittura abbandonata. Un italiano medio che non conosca minimamente l’arte sarebbe come un pescatore che va al lavoro senza rete, un Don Giovanni senza una tresca, un arrampicatore senza imbracatura. Intendiamoci l’arte non regala il pane e sapere il significato della “Venere” di Botticelli non servirà forse a molti per arrivare a fine mese, ma è inconcepibile che uno studente del liceo turistico, al termine di 5 anni di formazione, possa lavorare come guida per gli stranieri 7


avendo appena memorizzato nozioni da Wikipedia o quant’altro raffazzonando, pur con impegno, una conoscenza povera di termini specifici di analisi superficiale, impossibile da battere se non con lo studio. Diamo per assodata la triste verità: nei momenti di crisi si crea ciò che Franklin D. Roosevelt chiamò “il culto del concreto” e accettiamo

anche che non tutti possano avere un’innata passione per l’arte, ma confido ancora nel buonsenso di noi giovani, che spesso siamo in grado di farci valere e di leggere le situazioni ben più a fondo del mondo dei “grandi”, magari riuscendo ad evitare che i nostri nipoti dicano “Giotto chi? Come le matite?”

Alessandro De Vita

AFGHANISTAN E BISANZIO -La consapevolezza di essere i miglioriFino al 18 luglio 2011, il comandante delle operazioni militari statunitensi in Afghanistan è stato il generale David Petraeus, succeduto a Stanley McChrystal. Dopo meno di un mese dalla conferma della sua carica, l’atteggiamento di Petraeus nei confronti non solo dei gradi inferiori della gerarchia americana, ma anche delle autorità di altre nazioni è stato tale da fargli meritare il soprannome di “ciclone”: l’ambasciatore degli Stati Uniti Karl Eikenberry era preso in considerazione solo come “consigliere politico”, senza dunque alcuna voce in capitolo riguardo alle decisioni militari, e il presidente afghano Hamid Karzai veniva quasi ignorato quando presentava obiezioni ai progetti del generale. Ma forse il parere più interessante è quello del coordinatore delle operazioni civili della coalizione, Mark Sedwill, che si sfogò dicendo: «Pensate un po’, Petraeus mi dà istruzioni, non capisce che qui non siamo in Iraq, l’America non è da sola ma c’è una coalizione.» L’atteggiamento autoritario di Petraeus, che non si discosta di molto dalla maggior parte degli altri vertici americani, era generato quasi senza dubbio dalla consapevolezza della superiorità militare degli Stati Uniti rispetto sia ai talebani, sia alle altre nazioni della coalizione. La sua frase «Qui comando soltanto io» indica la sicurezza con cui gli americani, chi più chi meno, si pongono un gradino al di sopra degli altri eserciti. È la stessa sicurezza che aveva pervaso gli animi dei Bizantini circa mille anni fa: in due trattati di arte militare scritti da Leone il Saggio e Niceforo Foca, verso i barbari che

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minacciavano l’impero è evidente il disprezzo che condurrà i Bizantini ad una compiaciuta inerzia. E, sottovalutando i loro nemici, all’annientamento. In Afghanistan e in Iraq al giorno d’oggi sta avvenendo quello che Nicola Zotti, il più grande politologo italiano, chiama sagacemente «il neoimperialismo europeo»: nonostante i concetti di colonialismo e imperialismo siano assolutamente obsoleti, tuttavia l’Occidente li sta riportando in auge. Sorgono naturalmente dei problemi enormi. Una delle chiavi per il successo del colonialismo è l’esportazione e l’impianto nella terra occupata della propria cultura, convinti che gli autoctoni considereranno vantaggioso lo scambio della loro libertà per accedere alla “cultura superiore” di modello europeo. Ancora una volta, l’Europa ritiene di proporre qualcosa di migliore di quanto c’è già, poiché è migliore lei stessa. Sfortunatamente, in Afghanistan ci si trova davanti ad un muro di fondamentalismo, che per sua stessa natura non accetta compromessi o trattative. D’altra parte, potenzialmente non esiste alcun limite alle richieste che i talebani potrebbero avanzare, considerando che la loro influenza si estende, sempre potenzialmente, ovunque. La sicurezza interna dei Paesi occidentali infatti è stata più volte messa in dubbio negli ultimi anni, e questo dovrebbe essere l’obiettivo primario di qualsiasi governo, prima ancora di una guerra “preventiva”: oltre ad essere inefficace, non concede neanche margini di negoziato dato che, come si è detto prima, ogni compromesso è fuori discussione. Il generale Petraeus era convinto, e penso che lo sia tuttora, che gli Stati Uniti siano la più grande potenza militare del mondo. Per essere i migliori, sono i migliori, ma senza un’analisi costante della psicologia del nemico, avverte Zotti, potrebbe accadere quello che accadde ai Bizantini: il «pericoloso narcisismo» condurrebbe a sottovalutare o, peggio, a non considerare opportunità tattiche di cui, a dieci anni dall’inizio del conflitto, c’è enorme bisogno. Sebastiano Corli

EFFETTO DOMINO Il dilagare di una crisi, gli interventi al fine di sedare tale stato di cose; eppure talvolta i medesimi intenti acuiscono una situazione verso un’ulteriore precarietà, venendo a degenerarsi all’interno di un “effetto domino” composto da molteplici tessere, a urtarsi nonché abbattersi reciprocamente. Tanto focalizzati sul placare la dirompenza di tale allagamento, potremmo invece trascurare le cause prime, scontate ma roventi da essere trascurate nell’oblio. Cosa dunque, ma soprattutto chi risulta responsabile di tale frattura interna dentro l’Europa? I molteplici chiacchiericci ovviamente imputano la colpa a svariati fattori: lo scialacquare delle finanze elleniche, il tardivo intervento di altri Stati sovrani (primeggianti Germania e Francia), l’avida casta politica piuttosto che le banche. Assentendo pertanto nell’individuare la scintilla dell’incendio nel tracollo economico della Grecia, dovremo tuttavia analizzarne pure i motivi,

risalendo qualche decennio addietro: inglobata prematuramente dentro la Comunità europea l’anno 1981, una nazione serratamente detenuta sotto scacco da parte della superpotenza statunitense seguita dal regime dei colonnelli, lungo un arco di tempo dal 1967 al 1974, è stata dunque investita dall’ondata neoliberista delle privatizzazioni nonché dalla cosiddetta politica del “laissez faire”, ossia del minor intervento concepibile da parte dello Stato il quale, davanti a situazioni di insostenibile welfare, smembra di fronte al mercato, allo scopo di svendere, i propri apparati pubblici. La colpa di codesto tracollo, tuttavia, non deve imputarsi esclusivamente all’azione di enti esterni in maggior misura riguardo agli errati provvedimenti, intrapresi per opera di una classe politica inetta a gestire la già instabile situazione del paese: davanti al dilagare della corruzione infatti, 9


dell’evasione fiscale, di una squallida amministrazione pubblica i mesi, gli anni, i bilanci infine si sommano. A quale sfaccettatura allora credere? L’apparente dualismo di cause generatrici invero non si svelerà altro che la convergenza di un’univocità di interesse: maggiore la pressione esercitata su uno Stato, direttamente proporzionale la propria necessità di affidarsi al miglior offerente. Oramai siamo costretti a rimediare tale inefficienza ma, qualora reputassimo la Grecia esclusiva responsabile di tale situazione, la matematica insegna, nel momento in cui qualcuno compra, qualcun altro vende, chi contrae un debito si sottomette a taluni creditori. Consolidandosi tale circolo vizioso tra lo Stato del Partenone e le imprese nonché le banche estere (tedesche anzitutto), si è giunti a dover versare ingenti prestiti nell’erario ellenico, malgrado quella celebre citata causa prima risalga a un difetto di 10

solvibilità, non di liquidità1, in seguito è stato imposto al popolo Greco di tagliare nettamente la spesa nonché gli stipendi pubblici esorbitanti ma, conseguentemente, l’effetto ottenuto ha coinciso con il crollo della domanda interna nonché del prodotto interno lordo, surclassato del 150% l’anno successivo dal debito delle finanze. Il fondo europeo pertanto, finché si ritrovò a fronteggiare il divario della sola Ellade, si è imbattuto in un macigno non invalicabile, dal momento in cui invece si aggregarono a pendere sull’intera comunità Portogallo e Irlanda, mentre la Spagna e l’Italia si dirigono a non sostenere tale fardello, in tale istante le due nazioni vengono declassate dalle agenzie di rating, la speculazione impenna e si insinua la premura di emendare un ciclo di manovre economiche, cosicché siamo precipitati a scorgere il medesimo identico panorama verificatosi presso i nostri cugini


mediterranei, in quanto le esigenze di tagliare le spese nonché aumentare gli introiti si riversano sulle famiglie quindi sugli acquirenti. Proprio il nostro Stato ha bruciato l’ultima tappa: ammontando il proprio debito pubblico a 1,9 trilioni di euro, dichiarando insolvenza, ha ulteriormente trascinato nel vortice imprese francesi, associazioni bancarie tedesche, la stessa Germania, osannata per anni quale il locomotore industriale, il faro nonché la salvatrice d’Europa intera, pietra miliare da imitare, ha intravisto il proprio debito incrementare a ritmi esorbitanti. Ognuno tragga la propria conclusione. Uno spiraglio di salvezza tuttavia, risultava assai evidente, sarebbe esistito qualora avessimo aperto

gli occhi alla realtà; quale diverrà pertanto il destino di un continente, arretrato quanto dilaniato nonché spartito da speculazioni ed enti economici, gravato da servizi pubblici rivelatisi insostenibili durante il primo decennio di codesto millennio, affranto nella luminosità del proprio brillante passato verso un secolo buio riguardo alla sua prospettiva? Di fronte alla persistenza di colossi quali gli Stati Uniti (malgrado la vigente situazione, ancora riferimento culturale nonché centro finanziario globale) piuttosto che Cina ed India (i motori economici del pianeta terra), per l’avvizzita Europa, dinnanzi a tale terremoto in corso di svolgimento, si delinea un orizzonte estremamente misero e decadente dentro il sistema capitalista.

AAA Logo Cercasi! Ha da oggi inizio il conc orso per la nuova testata de L’Urlo! Spedisci alla redazione del giornale (u rlo@liceobeccaria.it) la tua proposta per il nuov logo, che verrà impiegat o o a titolo definitivo a pa rtire dal numero di febb Hai tempo fino alla prim raio. a settimana di dicembre! Per seguire lo sviluppo concorso e avere ulterio del ri informazioni, visita il sito studenti.liceobeccar ia.it.

- Sport -

Francesco Falaguerra

LA RISPOSTA ALLA CRISI ECONOMICA? LO SCIOPERO DEI CALCIATORI In un paese che ormai da anni, e specialmente in questo periodo (stando ai dati che riportano le maggiori testate giornalistiche italiane) sembra essere caduto in una crisi economica irreversibile, la classe, dopo quella politica, che gode di maggiori privilegi nonché immunità, quella dei calciatori, sceglie per ragioni che, seppur motivate in più modi, analizzate con cura risultano frutto di egoismo e arroganza. Nell'apprendere tale notizia, posta sulla prima pagina del più importante quotidiano sportivo italiano, la: ”Gazzetta dello sport”, mi sono subito reso conto che quella che inizialmente era solo una lontana ipotesi via via si è trasformata in realtà. Una realtà che ancora oggi molti fanno

fatica ad accettare, perché questo sciopero non è stato indetto da lavoratori sottopagati, ma da persone che guadagnano in una settimana più di quanto un operaio guadagni in un intero anno di lavoro. Analizziamo in ogni caso i motivi che hanno portato allo sciopero: tempo prima dell'inizio del campionato di serie A è sorta una disputa tra l'AIC (Associazione Italiana Calciatori) e Lega di serie A, dopodiché l'anno scorso tali organi si sono scontrati in merito al raggiungimento dell'accordo sul contratto collettivo. I punti di dibattito della questione sono diversi: i più importanti, essenzialmente sono tre. I primi due possono essere più o meno condivisi, 11


e volendo si possono anche capire le ragioni dei calciatori, il terzo però non può lasciare indifferenti. Punto primo: i guadagni dei giocatori, secondo la Lega, dovrebbero essere legati unicamente al buon rendimento ed al raggiungimento degli obiettivi prefissati; l'AIC è d'accordo, ma propone che in ogni caso ai calciatori, in quanto lavoratori, debba essere garantito almeno il 50% dello stipendio. In secondo luogo la Lega calcio propone un tipo di allenamento differenziato, ossia che la formazione titolare, di norma composta dai giocatori di maggior talento, si alleni a parte rispetto ai giocatori giudicati meno

talentuosi; l'AIC disapprova fortemente questa proposta, giudicandola come offensiva nonché discriminante nei confronti dei calciatori. Il terzo punto, che ha suscitato lo sdegno della maggior parte dei tifosi, che da subito si sono schierati contro lo sciopero, è senza dubbio il più divertente, poiché proprio da ciò si evince di che pasta siano fatti i giocatori di serie A e fino a che punto siano stati corrotti dai soldi. Alla proposta del cosiddetto contratto di solidarietà, una tassa che lo Stato chiede a coloro che hanno un reddito molto elevato, non hanno dato la loro approvazione né i calciatori, né le società. Non c'è altro da aggiungere.

- Svago Edipo Studente Con grandissimo piacere pubblichiamo una grande opera poetica ritrovata sul monte Sinai da uno dei nostri redattori. Le circostanze e il luogo preciso non sono note, visto lo stato di ubriachezza molesta del suddetto nel momento del ritrovo. Trattasi di una tragedia in cinque atti, che appare essere ambientata all'Accademia Classica Beccariota di Corinto, ed è databile al I secolo a.C. L'originale era in greco, che è stato da noi tradotto in lingua più intelligibile. Si spera che questo testo possa far chiarezza sulla vita quotidiana di uno studente di duemila anni fa.

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Incipit Oedipus discipulus Atto I: L'entrata Scena I (Tranviere, Edipo, Coro di Beccarioti)

Tr.

Ohimé che dolore, Ohi boia che strazio, guidavo un trattore 've assent'è palazio; ed ora tranviere, all'ora di punta non posso più bere il latte di munta, neanche 'n cicchetto di Whiskey o di grappa1. 'l disir del mio letto dal posto mi strappa; or tutti saluto, e 'l tram è lasciato. (Esce dal tranvai)

Ed.

Ohimè cresce 'l ritardo n'ho persi già ben duë dei tram che san di lardo e i cui costruttor fuë; ed ora fermo sono; del fulmen sento 'l tuono. Del fulmen del terrore, di Egli l'insegnante (lui ha 'l ritardo a orrore) e' di' al ritardante che merita caderne, e pena può averne.

Coro. Ed ecco, o miser giovin, tu scendi dal tranvai or corri all'istituto, che mai raggiungerai ti fai sì come falco, veloce quam ghepardo e, come alla roulette, è giocator d'azzardo. Ed.

O coro che del bene tu fai a me la morale sì come del suo pene fa peccator carnale, ma statti un poco zitto che piove anche più fitto. E sorge or l'edifizio

che fece genti grame, credenti d'aver sfizio nel sciogliere le trame delle version dal greco, di cui qui v'è un'eco. Ed ecco 'l Beccaria di gran dolore ostello de' genti che Maria non volle su un battello od anche a folleggiare; li volle per studiare. Campana è già suonata, ed Egli 'l professore aspetta e 'na menata ei fa' al ritardatore, seppur unghia 'ncarnata schiacciata da un trattore il piede suo ha subito; megli'è ch'i' sia contrito. (Entra al Beccaria) STASIMO I Coro:

Quand'i'm'avvicinava ne'giorni che fan del calor d'Agosto lo Verno deprecabil del Novembre, che fa dell'aria nube, e 'l resto neve, i' venni al Beccaria gelato e fioco, sì come que' che studia, e non rallenta lo ritmo del lavoro. Allor venn'io in esto immenso loco, e ginnasial i'era, e fui dal Beccaria grande accolto e furo giorni che fui stanco molto, e Greci e Latii fuor per me compagni; classicist'era, ed il mio tempo tutto, d'Erodoto e d'Augusto. Così fu 'l primo anno. O voi ch'entrate, a tutti voi che fuggir voglion, i'chiedo a voi coraggio avere, se ce l'ho fatta io ce la puoi farcela anche tu. -Manicocle-

Nota: Interessante il monologo del tranviere, fortemente simbolico del sempre attuale problema dell'alcolismo e della nostalgia per la terra patria. La citazione del Whiskey pone un netto termine post quem alla stesura dell'opera.

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er sito p l i a t i s Vi più avereazioni! inform

Giacomo A. Minazzi

DRESS CODE, IT’S ALL ABOUT THE CODE

Spesso, nel ricevere un invito ad un qualche evento, la domanda che sorge spontanea è: “che cosa mi metto?”. Per gli eventi meglio organizzati – e di solito i più grandi – sull’invito viene specificato il “dress code”, ma capita che questa specifica complichi ulteriormente la situazione. L’abbigliamento richiesto è infatti espresso tramite un codice: “black tie”, “white tie”, “black tie invited”, “black tie optional” e simili. Andiamo ad analizzare caso per caso le principali diciture. Black Tie (Cravate noire – fr) : esclusivamente smoking per l’uomo e abito lungo da sera per la donna, ammessa la bigiotteria di un certo livello. Gli eventi sono principalmente ricevimenti formali dopo le 17, premiére e serate danzanti o di gala. Black Tie Invited: per l’uomo il più indicato è lo smoking, anche se non è obbligatorio, abito da cocktail o abito lungo. Gli eventi sono cene importanti, banchetti feste di famiglia con molti ospiti. Black Tie Optional: per l’uomo può andare bene anche un completo scuro con cravatta, per la donna, come per il “black tie invited”. Cocktail Attire: per l’uomo solo abito scuro, per la donna abito da cocktail, anche sopra il ginocchio, classico tubino nero, tailleur da sera di velluto o broccato. Gli eventi sono gli stessi del “Black Tie Invited”. A5 (After Five): per l’uomo va bene un abito di qualsiasi colore, anche senza cravatta, per la donna abito da cocktail, un due pezzi elegante o un completo elegante. Sul sito del giornale troverete l’espansione multimediale nella quale sono presenti altri “codici” e questi sono maggiormente dettagliati. Inoltre abbiamo preparato per voi una slide show esemplificativa di abiti per ogni evento.

- Pagina Creativa Anna Lyda Di Giacomo

NON ERA PIÙ RICORDO Era un soldato. Aveva gli occhi grigi. Non di quella tonalità che tende all’azzurro o al blu, no. Grigi come la grafite, come l’acciaio, ma l’acciaio è freddo e triste, mentre nei suoi occhi rilucevano le stelle e sorridevano quando la guardava. Ilenia ricordava quello sguardo. La sua intensità la faceva fremere ogni volta. Ma adesso non l’avrebbe più visto, perché tra loro due si era inserito un terzo elemento: lei, lei. Un tempo, sulle mensole c’erano stati i loro ricordi. Adesso era tutto lì, imballato in scatoloni grandi e marroni, quasi tutti già chiusi col nastro adesivo. Ogni volta che aveva riposto qualcosa dentro quegli scatoloni, per lei era stato come essere uccisa; ogni volta come rivivere il momento in cui lui l’aveva lasciata, anche se era stata lei ad informarla dell’accaduto, lei la prima a farla morire dentro. Avrebbe dovuto spedire lontano quegli scatoloni. E c’era qualcosa che la spingeva a farlo, a liberarsi di loro, vili oggetti che appartenevano ad un’altra vita, simulacri di eventi che non avrebbero avuto neppure più ricordo; ma c’era anche un’altra forza indefinibile, pietosa e opprimente, che la legava a loro in modo indissolubile. Ilenia in realtà aveva paura. Paura di vivere una vita senza più lui. Lui, che non era neppure venuto a dirle addio; paura di lasciarlo andare, liberare il suo cuore da quel peso immenso, e tutto perché lei era entrata nelle loro vite solo per un breve attimo. Aveva distrutto tutto, lei. Ilenia aveva premuto il tasto d’accensione. “Il soldato Tommaso Lai è stato ucciso stamattina...” Così, semplicemente, per un breve attimo, la televisione aveva distrutto le loro vite. Si era portata via Tommaso senza che lui le dicesse addio. E con lui, il loro amore. Lui aveva gli occhi grigi, come in quella foto. Sorridevano tutti e due. Era inverno e lui l’abbracciava. Ilenia la lasciò cadere ai suoi piedi come una foglia d’autunno. Non era più nulla. Neppure un ricordo. 14


EVENTI!

pere e oltre 40 o i d te r ra di o f di Konrad Borrelli della pittu a mostra, o L ic . e if n c e io p s le e s na pas o essenzia toria di u d S o i. n i h c n s g e o blico Gentil nta al pub e . Artemisia s e r p i, it ed 9 Gennaio 2 in l ti a n o e in m f u doc Reale, obile, salone del m . Palazzo l e ia d is o ri m a te rs tti r e A simo anniv de e ai proge te n n a ie z u a q e in ll c a l e i, uomin tare il casione d edizione agli ggi e a decre Sogni. In oc a o i rt e a a d a u e q rr h e a u ic su g r o b dica la dal dop . Le Fab Museum” de 26 Febbraio sign italiano n l e g a d si o l e e n d D fi a le m a m u e n “Trien gn Muse are il sist riennale Desi tribuito a cre T n . o o c d o n n o n a m h l che obile ne salone del m l e d o ss e c c su rso presenta un nuovo perco no ila M di o gic olo he irito. Il museo arc eologico fino al Nutrire il corpo e lo sp ndo antico. Museo Arch mo l ne o cib l de o lic bo nificato sim espositivo dedicato al sig 31 Dicembre. gesso Mu realizzata Kengiro Azuma 1961. L’approfondimento pone al centro la scultura in entale nel percorso dall’artista giapponese nel 1961. Questa data segna un momento fondam atta a emulare la artistico di Azuma, e precisamente il passaggio da una pratica figurativa, ma, astratta. Museo scultura di Marino Marini, suo maestro a Brera, a un’espressione più autono del Novecento fino al 5 Gennaio 2012. Dada = Futurismo. Il Museo del No vecento presenta la mostra “Dada = Futurismo”. Dalle collezioni milanesi a cura di Italo Rot a e Vincente Todolì che propone una lettura degli scambi tra Dadaismo e Futurismo attraverso le opere di collezioni milanesi, a cui si sono aggiunti preziosi documenti conservati al cen tro APICE dell’Università degli Studi di Milano. Museo del Novecento fino al 15 Gennaio. Conversations. Fotograf ie della Bank of America Merrill Lynch Collection Novecento prosegue la su . Il Museo del a attività espositiva pres so lo Spazio Mostre al pia esposizione dedicata alla no terra con un fotografia dal titolo Conv ersations. Come racconta Marina Pu gliese, direttore del Mus eo del Novecento “la mo Milano in virtù della colla stra, pensata per borazione tra Bank of Am erica Merrill Lynch e il M una straordinaria collezio useo, porta in città ne di fotografia che anno vera le opere di grandi au idealmente e a livello int tor i integrando ernazionale il percorso es positivo del museo”. Mus fino al 15 Gennaio. eo del Novecento

Silvio Wolf – Sulla Sogli a. Installazio pensate com ni ambientali e stazioni di , opere fotog u n viaggio ch senza tempo rafiche e vid e sin dall’ing , nelle quali eo proiezion resso coinvo la luce è l’ele i sono percezione e lg e il pubblico mento prima gli stimoli se attraverso im rio, espressio nsoriali, pon “di ascolto”. magini ne di un’arte endo il pubb PAC Padigli che amplific lico in una c one D’arte C a la ondizione ch ontemporane e l’artista de a dal 6 Ottob finisce re al 6 Nove mbre. 15


Ciao Steve...

Alla fine Steve Jobs ci ha lasciati. Ha provato a farlo nel modo più silenzioso possibile, da persona riservata quale era, ma la sua scomparsa ha inevitabilmente provocato una reazione su scala mondiale che stenta a trovare precedenti nella storia recente (viene in mente Papa Wojtyla, e non mi sento in imbarazzo nel chiamarlo in causa). La sua morte non è però arrivata in modo inaspettato, che il suo tempo fosse limitato lo si sapeva, e anziché limitarci a compiangerlo preferiamo dunque soffermarci a riflettere su chi abbiamo perso, e sulle ragioni per cui ci mancherà. Anzitutto, Steve era un visionario, una persona abituata a fare delle idee il proprio lavoro, e della tecnologia lo strumento per realizzarle. In quest’ottica, il suo più grande merito è quello di aver intuito, nei lontani anni ’70, il ruolo che il computer avrebbe potuto avere per le persone comuni nella vita di tutti i giorni, se fosse stato possibile proporre alla società strumenti facili da comprendere e da utilizzare. Creando il primo Mac, l’idea era proprio quella di presentare un computer alla portata di tutti, che non richiedesse conoscenze tecniche di alcun tipo e non fosse destinato ad un pubblico di ingegneri. La tecnologia, insomma, legittimata nel suo ruolo di strumento, e non come fine se stessa. Il prodotto più rivoluzionario da lui introdotto, ad ogni modo, rimarrà senza dubbio l’iPod, su cui le innovazioni seguenti, per certi versi, si fondano. Alla base di questa invenzione è ancora una volta un’idea, un’idea semplice: rendere la musica, qualcosa che è inevitabilmente parte di noi, veramente portatile, racchiudendola in uno strumento facile da usare e, soprattutto, bello. È grazie all’iPod che il mondo ha iniziato a conoscere Steve Jobs, ed è con l’iPod che Steve ha potuto entrare nelle vite di milioni di persone, rendendosi inevitabilmente un personaggio popolare soprattutto tra i giovani, e ponendo una base di notorietà e di fiducia senza la quale nessuna delle sue future intuizioni (iTunes, iPhone, iPad ...) avrebbe potuto vedere la luce e ottenere un successo mondiale. Steve era un mago, perché era capace di introdurre nella nostra realtà, con una periodicità a tratti inquietante, prodotti tanto affascinanti quanto tecnologicamente sofisticati e per noi misteriosi, ma pur sempre intuitivi: it just works (funziona e basta) era il commento un po’ arrogante che seguiva l’introduzione di molte delle sue creazioni, ma con buona pace degli smanettoni, frustrati dal suo concetto di sistema “chiuso”, e nella sua chiusura perfetto, era un commento veritiero. Dopo la musica, Steve Jobs ha infilato internet nelle tasche di milioni di persone, contribuendo a restituire alla comunicazione la sua primitiva caratteristica di istantaneità, e milioni di persone hanno appreso della sua morte proprio su una delle sue creazioni, Mac, iPod, iPad che fosse. Nonostante ciò, è dal punto di vista umano che Steve ci ha davvero trasmesso qualcosa, ed è proprio per il suo messaggio, ancor più che per le sue invenzioni, che sono certo in molti lo ricorderanno. Nella sua carriera, Steve Jobs ha lanciato molte sfide, a sistemi stabili come l’industria musicale e quella della telefonia, al mercato in generale, non sempre ha vinto, ma ha sempre avuto la forza di rialzarsi e ritentare, sapendo far tesoro dei propri errori senza mai rinunciare all’ambizione, avendo sempre il coraggio di osare, sempre l’aspirazione di stupire. Era il 2005 quando, da poco operato per un tumore al pancreas, Jobs apriva l’anno accademico dell’università di Stanford con un discorso che è ormai storia (sì, stay hungry, stay foolish): lui, consapevole malato terminale, che di fronte alla platea più viva immaginabile stendeva un vero e proprio inno alla vita che, già bellissimo di per sé, fa rabbrividire se pensiamo che a pronunciarlo è una persona consapevole di essere destinata a morire di lì a pochi anni. Ci ha insegnato a non arrenderci di fronte all’insormontabile, a continuare a fare quello che ci piace anche quando forse potremmo dubitare che non ne valga più la pena, a credere nelle nostre idee e ad avere il coraggio di pensare diversamente. Era testardo, irascibile, e scontroso, come molti geni arrogante, ma soprattutto era un sognatore, e come tale lo ricorderemo. Ciao Steve, e grazie. Giacomo Genzini

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