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ampi dei nostri - Stai tranquillo che sa lui cosa deve fare, sicuramente ci ha preceduto e già ci controlla. Ne sono sicuro - ribadì lo stalliere osservando il cielo offuscato dall’afa. - A proposito! - Chiese Umberto abbassando la voce - Hai messo la borsa dei misteri sul carro? Giovanni lo guardò sorridendo accennando un sì con il capo. Fosco, il sergente, avanzò impettito con il suo cavallo al passo, era già sudato, grosse gocce di sudore gli colavano giù dalla fronte, alzò la mano sinistra e gridò girandosi sulla sella per osservare meglio il piccolo drappello - Colonna!... avantiiiii! La piccola colonna si mosse lentamente, una ruota del carro si lamentò cigolando per la lunga inattività e si avviarono così verso la porta carraia, uscendo dal castello lungo la strada in discesa che li avrebbe portati giù nella valle. La strada era la stessa che Giovanni aveva percorso con Umberto qualche ora prima: il sentiero dove si manifestava il vortice dal quale, ora, si guardarono bene di tenersi alla larga. Il carro avanzava lentamente, era dotato di un freno che agiva sulle ruote posteriori che veniva usato per affrontare le strade in discesa, era azionato dal conducente a cassetta; senza questo importante dispositivo il carro avrebbe travolto i cavalli al tiro causando una strage. Le paratie laterali, rivestite di lamine di ferro, erano alzate affinché chi stava all’interno potesse godere dell’aria esterna, che quel giorno era già calda considerando l’orario mattutino. Procedevano lenti parlando fra di loro del più e del meno. Il sergente apriva il drappello e concedeva il rilassamento alla truppa, c’era già il caldo che opprimeva, e tanto bastava. La disciplina, l’avrebbe applicata a tempo opportuno, pensava tra sé. Era il bosco, con le sue insidie, quello che lo preoccupava di più, ma non disse mai nulla per non preoccupare anzitempo i suoi soldati. Gli venne in mente il momento in cui due anni prima per poco non catturava quel balordo di Bartolo: andò male, e ne uscì con un pugno di mosche e la frattura di una costola che in certi momenti gli doleva, e questi erano i momenti giusti, vista la cappa di umidità che regnava da giorni sulla zona. - Caldo! eh? ragazzi? - disse, tergendosi la fronte dal sudore con la manica di tela grezza e smettendo di pensare al Faina e ai suoi sporchi banditi. - Pensate a come sarà tra qualche ora, a mezzogiorno, queste cotte di ferro 80

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Nel vortice del tempo  

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