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artolo Demichelis, si chiamava, detto il Faina. Da diversi anni si aggirava per il bosco di Trino in lungo e in largo con un gruppo di sbandati. Nessuno, ancora, era riuscito a catturarlo, anche se, diverse spedizioni furono organizzate per dargli la caccia. Da Trino ed altri paesi limitrofi vennero inviati nella foresta diversi gruppi armati al solo scopo di eliminare la pericolosa banda di masnadieri, che faceva come gli pareva, tanto, dalla sua parte aveva la foresta che la preservava dai pericoli; non si sa come, ma il Demichelis riuscì sempre a farla franca, guadagnandosi il soprannome di Faina. Appena percepiva un pericolo, Bartolo e la sua banda, si inoltrava tra gli alberi e la fitta vegetazione facendo perdere le tracce. Aveva una grande passione: rapinare i viandanti e catturare i ricchi che osavano passare dalle sue parti, per poi chiederne il riscatto. Ci fu un periodo nel quale sembrava avesse messo un po’ di giudizio lavorando instancabilmente alla rocca di Verrua, quando, il Vescovo di Casale Monferrato ne finanziò la fortificazione. Fu in quel luogo che conobbe uno ad uno i componenti della sua futura banda: gente della sua risma, soggetti da osteria, ladruncoli da quattro soldi, avventurieri senza scrupoli. Fu a Verrua che si procurò la cicatrice che gli deturpava il volto dallo zigomo destro alla base del mento: un litigio tra manovali ubriachi, si intromise, e ne uscì con il viso sanguinante e l’allontanamento dal luogo di lavoro. Se ne andò bestemmiando, ma portò con sè un gruppo di canaglie dando vita alla famigerata banda. Da quel giorno fecero della foresta la loro casa cambiando spesso la loro posizione per non essere individuati; ponendo vedette sugli alberi a ridosso delle vie più frequentate e comunicando tra loro con segnali luminosi. Restavano in attesa, osservando le vie di comunicazione che attraversavano la zona boschiva dalla riva sinistra del Po fino al limitare dell’abbazia di Lucedio, il Demichelis all’abbazia non si avvicinava più di tanto perché, nonostante tutto, era un timorato di Dio. La banda era composta da una ventina di uomini. Si erano addestrati bene all’uso delle armi da lancio: balestre e archi, affinché non ci fosse il contatto ravvicinato con il nemico. Bartolo era di statura media, un po’ tarchia-

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