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va di seguire la logica del discorso. - Io, Umberto, vengo dal futuro. So che per te è difficile da capire, ma sei intelligente e usando parole semplici capirai. Seicentosessanta anni separano il tuo mondo dal mio, Umberto, e in questo lasso di tempo il progresso è andato avanti, un po' adagio e un po’ riprendendosi. L’uomo ha fatto tantissime scoperte. Capisco che quello che ti sto dicendo ti spaventa, ma del resto spaventa pure me, anzi, mi terrorizza. Ma non parliamo di questo, lo faremo al più presto, te lo prometto. Volevo dirti alcune cose importantissime che non so neppure io da quali cominciare Lorenzo si fermò a pensare. Umberto attendeva, impaziente, con bocca e occhi spalancati; ogni tanto deglutiva e sembrava volesse inghiottire qualcosa. - Io e la mia Francesca... - iniziò a dire Lorenzo - non siamo ancora sposati ma spero lo faremo presto - smise di parlare avendo capito di aver detto un’idiozia. - Presto! - esclamò sorridendo alla battuta. - Scusa, Umberto, se va bene lo faremo tra seicentosessanta anni. Comunque, ora siamo fidanzati, così si dice da noi. In ogni caso, ecco, brevemente: siamo tutti e due appassionati di storia e quindi possediamo moltissimi libri sull’argomento. Tra questi volumi ne abbiamo due che parlano della storia del luogo, questo luogo intendo Il giovane lo osservava silenzioso e attento. - Una storia, descritta su uno dei due libri racconta il fatto della ragazza stuprata dal signorotto locale. Il fatto successe realmente qui a Varengo, così narra il libro: dice che il signore del posto, da subito, permettesse il transito sulle sue terre del corteo che scortava la futura sposa, giurando che non si sarebbe avvalso del diritto di giacere con quest’ultima prima di suo marito. Ciò allora si definiva: lo ius primae noctis. Il signore invece non mantenne il giuramento e fece rapire la sposina facendosela portare sul suo letto. Subito, sembrava che il povero sposino avesse messo il cuore in pace sorvolando sull’accaduto, invece, dentro di sè covava la vendetta che lo rodeva. Finì che di notte, lo sposo, che era di Moncestino, mentre tutti banchettavano e festeggiavano le nozze, mandò un gruppo di contadini del posto ad appiccare il fuoco al castello per vendicarsi dell’affronto subito. Dice la storia che tra gli invitati ci fosse pure il signorotto spergiuro, che osservò inerme lo spettacolo del suo maniero che bruciava 74

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Nel vortice del tempo  

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