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ruderi del castello. Il mio collega è laggiù, oltre la collina, che esegue delle riprese L’uomo lo guardò sorridendo bevendosi la bugia, poi, scrutandolo interessato all’abbigliamento che Giovanni sfoggiava disse - Certo che con questo caldo insopportabile non so come fa a stare vestito con quegli abiti - Beh, fatte le foto me ne libererò subito! - esclamò Lorenzo con un sorriso forzato, poi, avvicinandosi al finestrino chiese - Mi scusi signore, non avrebbe per caso una penna da lasciarmi? dovrei prendere appunti e l’ho dimenticata nella mia auto giù a valle - Ah sì, l’ho vista parcheggiata - rispose il guardiacaccia rovistando nel cassettino sotto il cruscotto - Ecco qua la penna, giovanotto, la tenga pure! - E’ molto gentile! - lo ringraziò Lorenzo. - Si figuri! ma, se mi dice il nome della rivista me la compro! quando pensa ci sia il servizio che state facendo? - gli domandò interessato il guardiacaccia osservando il bellissimo pugnale che gli pendeva dal cinturone. - Vita medioevale, il prossimo numero di settembre - gli rispose, buttando un nome a caso senza sapere se esisteva o meno una testata simile. Poi, Giovanni, provò a chiedere ancora - Per favore abbia pazienza, mi dica anche l’ora perché non ho l’orologio L’uomo osservò il quadrante dell’orologio - Sono esattamente le quindici e quaranta! La risposta lo raggelò. Come poteva essersi fermato il tempo? come poteva aver vissuto tutto ciò che la pergamena gli descriveva? passò un lungo attimo di silenzio, poi, il guardiacaccia, lo richiamò alla realtà accelerando il suo mezzo sul sentiero scosceso e allungando il braccio fuori dal finestrino in cenno di saluto, lasciando Giovanni sconcertato in mezzo alla via polverosa sotto il sole cocente. Si riebbe lentamente, incredulo per tutto quello che gli stava succedendo, ma si fece coraggio, distese il foglio di pergamena su di un masso vicino e iniziò a scrivere. Scrisse dati che gli sarebbero serviti quando si sarebbe ritrovato nel passato: il suo nome, che confermò essere Lorenzo Belviso, che era al corrente di avere smarrito le chiavi dell’automobile, il cellulare, la fotocamera. Di vivere nel duemilasedici e di amare una bella donna di nome Francesca. Scrisse del passaggio spazio temporale generato dal vortice. Informò con parole semplici Giovanni Miroglio che cos’era la fotocamera, scrisse che a batteria scarica non 70

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Nel vortice del tempo  

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