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d’ingresso che cigolò e uscirono richiudendolo lentamente alle loro spalle. Si incamminarono parlottando verso la porta centrale che dava sul ponte levatoio. - Bella serata messer Giovanni, ciao Umberto! - li allertò un armigero di guardia: - A quest’ora della sera si sta veramente bene, ah, potessi anch’io togliermi questa cotta e questo elmo e invece, ne ho ancora per due ore buone - Dici bene soldato! ma lo vuole il dovere! - gli rispose Giovanni. - Non abbassare mai la guardia, la sicurezza del castello è nelle tue mani Alcune lucciole danzavano nella prima oscurità accompagnando il frinire dei grilli in quella bella serata di quel caldo e afoso mese d’agosto. - Sì! signor conte! stia tranquillo! - esclamò l’armigero stringendo l’asta della picca. - Bravo! continua così, ci vediamo tra non molto Uscirono sul ponte levatoio incamminandosi verso il punto che, al solo pensarci, lo terrorizzava. Umberto invece, lo strano fenomeno lo aveva visto solo materializzarsi sullo specchio dello strano strumento; era impaziente di costatarlo dal vivo e in prima persona. Camminava accanto a Giovanni senza dire nulla. Si lasciarono il maniero alle spalle, la luce delle torce sulla porta d’ingresso si affievoliva man mano che si allontanavano sul sentiero in discesa. Oltrepassarono la curva e piombarono nella penombra. Qualche insetto volava indisturbato ma il frinire dei grilli cessò di colpo, e si fece uno strano silenzio, un silenzio profondo ed irreale: tutta la natura era in attesa e la paura incominciava ad aumentare, e con essa, la voglia di fuggire si impossessò dei due amici. - Umberto, nasconditi dietro la siepe e osserva, mi raccomando! Il ragazzo delle stalle ubbidì. Fece appena in tempo a raggiungere il posto di osservazione che tutto ad un tratto sentì i rami e le foglie sugli alberi vicini agitarsi rumoreggiando, percepì un odore acre di fumo che si insinuava nelle narici, irrespirabile. Il vento aumentò di intensità. Vide Giovanni irrigidirsi nell’attesa paralizzato dalla paura, e si fece freddo, in un attimo si formò il vortice, un mulinello di polvere che si ingrossava sempre più risucchiando foglie e tutto ciò che vi era intorno, compreso Giovanni, che sparì tra le spire di quel gorgo irreale. Giovanni non gridò e Umberto riuscì a trattenersi dal soccorrere l’amico che, in un attimo, era svanito nel nulla contornato da un’aura azzurrognola. Poi, tutto intorno, ritornò come prima, come se nulla fosse successo; la natura

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