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- Difficile sfuggire agli artigli di Astore! - esclamò il sergente accarezzandogli le piume del capo. Appollaiato sul guanto, Astore era immobile e puntava Giovanni, il magnetismo dei suoi occhi lo ipnotizzarono tanto che ne distolse lo sguardo a fatica. - Bene! andiamo! - gridò Guido rivolgendosi ai suoi cavalieri - Torniamo a corte, qui abbiamo finito per ora! Spronarono i destrieri e in un attimo ritornarono nella polvere della strada di casa che gli inghiottì. Umberto guardò Giovanni, con un cenno del capo gli fece cenno di continuare a seguirlo e galopparono verso la pianura osservando campi e boschi: il paesaggio era stupendo, peccato la foschia che non permetteva di vedere lontano, ma il castello di Gabiano fortunatamente si vedeva. Emerse tra le colline, turrito ed elegante tra l’aria rarefatta dalla calura agostana. Mentalmente, Giovanni, rivide quel piccolo libretto di due pagine che aveva nella borsa nascosta - nato a Gabiano, il quattordici ottobre millenovecentoottanta - c’era scritto. Guardò Umberto che gli cavalcava a fianco - Umberto! in che anno siamo? - domandò ad alta voce per farsi udire. - Milletrecentocinquanta! perché me lo chiedi? - rispose Umberto aggrottando la fronte. - Niente! così, non ti ricordi più che ho perso la memoria? - si domandò - ma come può essere? Gli venne da vomitare, lo stomaco in rivolta. Riuscì a nascondere il disagio e proseguirono con i cavalli al trotto tra il verde smeraldo dei campi e il canto degli uccelli. - Ecco, Giovanni! - gli disse Umberto - qui finisce il tuo territorio, oltre, iniziano le terre di Enrico di Moncestino. Pensavo, comunque, che faremo meglio a tornare a casa, non vorrei stancare inutilmente i cavalli, domani mattina dovremo partire all’alba e sarà meglio che siano riposati. Edoardo lo incontreremo domani sulla riva del Po e sarà meglio non dire nulla della faccenda, voglia Dio che io abbia capito male - Hai ragione Umberto! facciamo così come dici - Tornarono verso il castello, Giovanni aveva visto parte della sua contea, doveva esserne felice, invece, era sempre più turbato e preoccupato per l’incredibile storia che si ingarbugliava sempre di più. All’altezza del luogo in cui si era verificato il vortice Giovanni si tenne alla larga, aveva paura che si manifestasse ancora quello strano fenomeno. Oltrepassarono il luogo senza che succedesse nulla e si infilarono al ga59

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Nel vortice del tempo  

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