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- Vortice? io non ho visto nulla! nessun vortice - Accidenti… - si domandò - … con una giornata simile non possono formarsi vortici così, correnti d’aria fredda, com’è possibile? - Su, coraggio, andiamo, non è successo nulla, non ci pensare, andiamo! - disse Umberto, spronando il suo cavallo e scendendo lungo la strada tra i boschi. Giovanni lo seguì affiancandolo, immergendosi nella frescura della foresta di querce. Qualche servo indaffarato alzò il capo e li salutò asciugandosi il sudore con il dorso della mano. Intercalarono l’andatura dal trotto al galoppo. Umberto gli mostrava le sue proprietà: i terreni, i prati, i boschi, il laghetto, dove i servi prelevano l’acqua per innaffiare i campi e abbeverare gli armenti e dove, ogni tanto, a detta del giovane stalliere, andavano a farsi il bagno quando la canicola diventava insopportabile. - Guarda! Giovanni! - Umberto gli indicò un gruppo di cavalieri che si avvicinava al galoppo tra la polvere della strada - E’ la nostra pattuglia che rientra Umberto fermò il sauro e si affiancò a Giovanni. I cavalli nitrirono e la polvere si addensò avvolgendoli. - Tutto bene? qui? - disse ad alta voce Guido per sovrastare il rumore degli zoccoli dei cavalli che lo seguivano. - Tutto bene! sergente, stiamo facendo un giro per le terre e i boschi, Giovanni non ne ricorda la sua bellezza e la sua vastità - gli rispose Umberto, mentre Giovanni accennava un sì con il capo sfoderando un sorriso forzato. - Niente bracconieri! - esordì il sergente - tutto tranquillo! il nostro prigioniero dovrà starsene da solo pure oggi. Beh, sarà per un’altra volta, noi torniamo al castello. Se andate verso Gabiano vi imbatterete in Pietro, dovrebbe essere ancora in giro da quelle parti Il sergente notò la sorpresa sul volto di Giovanni: il nome di Gabiano gli aveva provocato un sussulto. - Gabiano! avete detto? - gli chiese Giovanni increspando la fronte - Gabiano, sì, adesso scendendo a valle Umberto glielo indicherà, se ne vedrà il castello Così dicendo, Guido, alzò lo sguardo verso il cielo sereno segnato solo dalla foschia, si tolse un guanto e infilandosi ad arte due dita in bocca emise un fischio lacerante: un punto nero immerso nell’azzurro scese a picco prendendo la forma di un falco stupendo. Con uno spiegamento d’ali si avvicinò a Giovanni cercando un punto d’atterraggio ma, non trovandolo, si posò incerto sul guanto di Guido. 58

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Nel vortice del tempo  

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