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lità, i due amici si trovarono bene, in sintonia. Giovanni non trovò difficoltà e gli sembrò di aver usato la spada da sempre anzi, mise in difficoltà Umberto che rimase sorpreso per la sua abilità di spadaccino. - Se cavalchi come tiri di spada sei un vero campione - gli gridò Umberto menando fendenti e affondi. - Ehi! Amico, ma come tieni la spada? - osservò il magro stalliere che notò Giovanni impugnare la spada con la mano sinistra - Da quando in qua sei mancino? non mi risulta! - E che ne so, Umberto!… non mi ricordo! - rispose Giovanni scansando un affondo. Si misero a ridere della battuta e ripresero a schermare con rinnovata lena. Fosco e i soldati continuarono imperterriti nell’addestramento, chi con la spada e chi con l’arco o la balestra. Il caldo non dava tregua e molti di loro si liberarono di elmi ed usberghi. Fosco, in via eccezionale chiuse un occhio e li lasciò fare. Dopo svariati esercizi, Giovanni e Umberto stanchi e affaticati tornarono alle stalle contenti delle loro prestazioni. Lungo il percorso, Umberto, provò a domandare - Scoperto qualcosa ieri sera? hai esaminato i tuoi aggeggi strani che avevi con te quando ti hanno trovato sul sentiero? Giovanni ci pensò su un poco prima di rispondere - Ho guardato tutto attentamente, sì, Umberto, ma mi prendo ancora un po’ di tempo prima di trarne una conclusione. Non ti dico nulla ancora, dico solo che quegli oggetti strani non sono opera di stregoni. Non c’entrano le fatture e le streghe, sono leghe di metallo che non ho mai visto. Poi, sì, qualcosa che vorrei vedessi pure tu: c’è sicuramente ma… non so che pensare, ci sono cose inspiegabili. Dovremo vederle assieme e… Non finì il ragionamento perché vide da lontano arrivare il sergente. Lo osservarono, arrivava dal corpo di guardia a passi veloci e cadenzati. Una sopravveste lunga fino al polpaccio lasciava intravedere una cotta in maglie metalliche. La mano sinistra appoggiata sull’elsa della spada che penzolava dal cinturone. Era alto di statura, con barba e capelli rossicci che gli scendevano a lambire le spalle quadrate. Una cicatrice sulla fronte ricordava un avvenimento bellicoso di chissà quale campagna - Buongiorno, giovanotti! fatta l’esercitazione? - Buongiorno sergente! - risposero i due amici - Sì! L’abbiamo fatta, devo dire che Giovanni ad usare la spada non ha scordato nulla, anzi! - disse Umberto 51

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