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va del ferro rovente e con le pinze lo afferrava e lo immergeva nell’acqua creando nuvole di vapore. Nonostante l’ora mattutina, il castello era già in pieno fermento e i servi intenti alle loro mansioni al loro passaggio alzavano lo sguardo e salutavano inchinandosi. Umberto notò l’interesse di Giovanni e sorridendo gli disse - Operosi, i tuoi sudditi, vero conte? Il giovane lo guardò senza commentare ma ricambiando il sorriso - Io, un conte - pensò. Camminarono ancora per un breve tratto poi, Giovanni, si avvide della torre est del castello dove, sotto una grande quercia, seduto su di uno sgabello, un armigero sembrava facesse la guardia a qualcosa. Si fermò di colpo e chiese ad Umberto che lo precedeva di qualche passo - Voglio vedere le prigioni e il bracconiere che vi soggiorna Umberto si fermò storcendo il naso - Non credo che tuo zio lo approverebbe, io ne farei a meno - gli rispose. - e se te lo chiede gli dici che l’ho voluto io. Gli dici che non ricordavo dove fossero le prigioni e che faccia potesse avere un bracconiere. Coraggio! andiamo da quel soldato che si gode l’ombra e facciamoci accompagnare. Voglio solo soddisfare la mia curiosità Accelerarono il passo verso la torre est, verso l’armigero che sonnecchiava; come vide Giovanni si alzò di scatto facendo cadere il rudimentale sedile - Messer Giovanni! - scattò impettito il soldato - Cosa posso fare per voi? - Ispezione alle prigioni, apri e accompagnami alle celle! - ordinò Giovanni serio e autoritario. La guardia senza esitare estrasse un mazzo di chiavi dalla scarsella della sopravveste e l’infilò nella serratura della pesante porta ornata di grossi chiodi dalle teste appuntite. Il pesante battente ruotò sui cardini cigolando e una folata di umidità e odore acre di muffa investì i tre uomini che si apprestavano a scendere gli scalini consunti di una scala in pietra. Alcune torce illuminavano fiocamente l’ambiente dalle pareti inzuppate d’acqua. - Fate attenzione al soffitto che qui è molto basso Due topi squittirono scappando alla vista degli intrusi. I due giovani abbassarono il capo ed entrarono in un lungo corridoio dove, lateralmente, videro pesanti grate di ferro dalle quali si poteva controllare l’interno delle celle. Su di un fatiscente letto con la paglia che fungeva da materasso un uomo era coricato nel48

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