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te. Astore, invece, mancava all’appello, ma già si sapeva che come di consueto lui passava le notti in volo a cercare le sue prede. Tutto intorno era un gran daffare: soldati, che a vicenda si aiutavano a indossare scintillanti armature che a tratti brillavano sotto i primi raggi del sole che filtravano, ancora deboli, tra le fronde degli alberi vicini, altri, che recuperavano le spade e gli scudi presso un solerte armiere dalla lunga barba e i capelli brizzolati. I vessilli, sui loro supporti, erano immoti, nessun refolo di vento li muoveva, celando tra le pieghe le insegne degli illustri casati. - Rifornitevi d’acqua, pure oggi il caldo non scherza e ne avremo bisogno lungo il cammino - ordinò con voce squillante Fosco ai suoi uomini subito imitati dagli armigeri viscontei. Vennero riempiti tutti i recipienti possibili sacrificando alcuni litri di vino che finirono in una botticella del frate cellarius, che fu ben contento di riceverli. Furono bardati i palafreni che avrebbero dovuto tirare il pesante carro corazzato e quindi condotti docilmente davanti al mezzo e attaccati ai finimenti; il più focoso nitrì scalpitando, ma fu subito calmato dal conducente. - Portate il carro davanti alla foresteria - ordinò sir Ludovico in sella al suo fedele baio - faremo salire le nobildonne! Fosco lo guardò interrogandosi e subito capì che era un’ottima idea: a bordo del carro corazzato le donne sarebbero state al sicuro da eventuali attacchi dei banditi del Faina. Lorenzo e l’amico stalliere, si apprestavano a dar man forte ad alcuni soldati per fare posto nei carri, trasbordare gli oggetti delle dame dal comodo carro da viaggio, al rigido, ma più sicuro, carro rinforzato da pesanti lamine di ferro. - Mi perdoneranno le nobildonne, spero! - disse sir Lodovico mentre il suo scudiero gli serrava le cinghie dell’armatura - arriveranno con le terga indolenzite ma saranno al sicuro I due cavalli anteriori si agitarono e nitrirono al secco comando del conducente che fece schioccare la frusta, il pesante carro si mosse, raggiungendo lentamente l’entrata della foresteria. All’interno di esso vi erano ancora Umberto e Lorenzo che finivano di sistemare alcuni bauli con l’intento di aumentare lo spazio per Francesca e il suo seguito. Il mezzo si fermò e Lorenzo fu il primo a porre il piede sul predellino per scendere e, con il carro, si fermò pure il suo cuore, rimanendo folgorato alla vista della ragazza che tale e quale alla sua Francesca lo stava osservando 113

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