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nugolo di zanzare, le rane, intanto, avevano aumentato il loro gracidare. Lontano, tra il riso ancora verdeggiante, disturbati dalla presenza degli uomini, un gruppo di aironi cenerini si era alzato in volo, scegliendo un punto più lontano e sicuro nelle risaie. - Allora! - cominciò a parlare Fosco rivolgendosi agli astanti - vogliamo decidere come procedere domani? come attraverseremo questo maledetto bosco con quel criminale che ci sta attendendo e che non vede l’ora di appropriarsi del lauto bottino? - Se mi permettete, signori! - disse Giovanni alzando la mano e dando un’occhiata d’intesa ad Umberto - vorrei dire una cosa molto importante: tanto importante da far passare il problema Faina e la sua banda in secondo piano I tre lo guardarono incuriositi. Edoardo smise di farsi vento accentuando l’attenzione a ciò che Giovanni stava per dire. - E cosa ci sarebbe di più importante del Faina in questo momento, Giovanni? - chiese il sergente guardando il giovane dritto negli occhi. - Ecco, Fosco! non è facile e non so da dove cominciare! - Giovanni tacque, si concentrò e chiamò accanto a se Umberto. Il ragazzo si alzò dal suo tronco d’albero e gli si avvicinò stringendo a sé la borsa nera quasi timoroso che gli altri la vedessero. - Per favore, state bene attenti! confido nella vostra comprensione perché quello che andrò a raccontarvi ha dell’incredibile e rischio di essere tacciato di stregoneria. Il nostro giovane Umberto sa già tutto quindi dovrò convincere voi tre, cavalieri: messer Lodovico, sergente Fosco, Edoardo Giovanni li guardò mentre li nominava e li vide seri e attenti, molto preoccupati. Fece un cenno ad Umberto e disse - Apri la borsa e cominciamo a raccontare ai nostri prodi cavalieri questa storia incredibile - Giovanni guardò attentamente i tre uomini ai quali far digerire quella storia impossibile e fantastica. Zero da lontano si agitava, diede due o tre colpi di coda e nitrì, alzando e abbassando la testa. In un punto non molto lontano, Astore, si era adagiato su di un palo conficcato per terra e osservava i cinque cavalieri con i suoi grandi occhi rotondi, pareva volesse udire con le proprie orecchie il racconto straordinario che il suo padrone andava a raccontare.

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Nel vortice del tempo  

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