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Don Giovanni Balzola da Villamiroglio il contadino Missionario si racconta Fede, storia, cultura, tradizione, avventura. Raramente descrivendo i momenti di vita di una persona si possono provare, contemporaneamente, tutte queste emozioni. (* In corsivo grassetto i brani estratti dalle sue lettere)

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“Direzione Generale Genova. Biglietto di Seconda Classe da Rio de Janeiro a Genova sul piroscafo Conte Rosso in partenza da Rio de Janeiro il 5 maggio 1925, rilasciato al Signor Rev. Balzola Giovanni, anni 64. Il presente biglietto non è cedibile.”

Questo non è un biglietto come tanti. Questo è il biglietto dell’ultimo viaggio che feci verso casa. Un ritorno veloce, di quelli che devi fare mille cose in poco tempo e poi la ripartenza, l’addio e la convinzione in cuor tuo che questo posto non lo rivedrai mai più. Anche la vita è un viaggio, senza biglietti forse, solo tanti ricordi a testimoniare un arrivo ed una partenza, un incontro fra tanti. Vi racconterò il mio viaggio, la mia vita, e comincia proprio qua a Villamiroglio. Che poi i paesi qui intorno sono tutti uguali. Con il campanile in cima e sotto le case ad aggrapparsi per restar su. La differenza fra un paese ed un altro la fanno i cognomi. Perché ogni paese ha i suoi e cerca di tenerseli stretti. Io so benissimo che il mio cognome è di questo paese, lo sento mio, lo sento che corre nelle vene e dentro ci vedo i miei vecchi, la fatica, i racconti che inevitabilmente si intrecciano su questa collina. Ognuno di voi ha un cognome che racconta la storia di un luogo. Ma il mio cognome non è l’unico che possa raccontare di questo paese. Ci sono gli Alemanno, i Vicario, i Battaglia, i Bonando, i Brusa, i Monchietto, i Giolito, i Gennaro, i Balzola e quanti altri ancora. Già i Balzola. Quasi tutti i Balzola nascono in una precisa borgata, che per la verità poi sarebbero due. Case Parasacco e Case Monte. Proprio nella borgata di Case Parasacco, il 1 febbraio del

1861, nacque un bambino a cui diedero il nome Giovanni. Quel bambino ero io. Figlio di papà Francesco e mamma Maria entrambi Balzola, contadini. Quindi più Balzola di così non si poteva. Ma com’era Villamiroglio a quel tempo?. Era una paese di più di 1500 abitanti, un paesone in confronto ad oggi con tutto l’occorrente per viverci. Le botteghe, l’osteria, le scuole, il medico condotto. La stragrande maggioranza della gente lavorava la terra, per guadagnar quel poco che serviva per viverci. E fra gli odori di questo paese, fra le stagioni della vendemmia, della battitura del grano, trascorsi la mia fanciullezza. A vent’anni arrivò il tempo del servizio militare. Due anni a Casale ad imparare come si smonta e rimonta un moschetto, a parlar di guerre e di donne, di come andava il mondo. Terminati gli obblighi di leva, il ritorno a casa e l’idea di impiegarmi in qualche ufficio governativo. Ma ci son cose che se le hai dentro, prima o poi rapiscono la tua volontà, aspettano solo il momento più propizio, la causa naturale per cui esse devono manifestarsi. Era il novembre del 1884, uno di quei mesi in cui l’autunno si posa su ogni cosa, ha già dentro di sè il gelo dell’inverno, che rende inerme la campagna, il lavoro degli uomini. Proprio in quel mese, mi recai in chiesa, in quella chiesa (di Villamiroglio), tra quelle pareti, ad assistere ad una vestizione clericale:

il giovane studente Annibale Porta del collegio salesiano di Lanzo, in una domenica, fece la vestizione clericale alla messa parrocchiale. All’udire quelle infuocate parole di circostanza, dette dal suo zio parroco, mi commossi fino alle lacrime. Dopo messa, andai in sacrestia e dissi al parroco seccamente, ma con fare commosso: “Scriva a D. Bosco, voglio andar an-

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Gabiano e dintorniGabianoedintorniGabianoedintorni In copertinaIncopertinaIncopertina Il sommelier racconta…Ilsommelierracconta…Ilsommelierr...

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