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Editoriale di Gianluca Sansone Cari Amici, Soci e Satiri della conoscenza con grande orgoglio siamo arrivati al VI° numero di questa fanzine, che dopo tanti sforzi e sacrificio di tempo e, grazie all'aiuto dei tanti che vi hanno collaborato, piano piano sta prendendo sempre più corpo il proggetto di lasciare un segno tangibile ed importante in questo mondo, dal momento che la comunicazione in Italia è ormai vassalla di un sistema obsoleto e figlia di una Repubblica fondata sulle "marchette". In questo numero come avrete potuto notare dalla copertina ci occuperemo di moda, coadiuvati dal Maestro Roberto Paolini e dal nostro dandy Francesco Masci, che ci guideranno attraverso un percorso che avevamo già cominciato, nel mondo più controverso che sia mai esistito. La moda è un mondo che è in rinnovamento quasi per definizione, che ha caratterizzato decenni ma anche intere generazioni, lanciando molto spesso messaggi ribelli, di protesta, di disubbedienza ad un sistema, o più semplicemente raccontando il sogno di giovani e di adulti. Classico o fashion due mondi diametralmente opposti, l'uno difensore di uno stile fatto da un'eleganza sobria e di una classe ben contraddistinta, l'altro invece è un mondo fatto di luci alla ribalta, che riesce ha creare e distruggere icone in pochissimo tempo, che insegue sogni ai confini della realtà, perchè vuole essere sempre all'avanguardia e all'ultimo grido. Tutta questa mescolanza di passione, di stili propri o di altri, materiali sintetici, tessuti vegetali, colori più disparati, trasformano le vie centrali di una grande Metropoli in una vera e propria passerella, che ne diventano poi la loro quinta essenza. Dunque linfa vitale per ogni cultura o sottocultura, per tutti quelli che cercano di differenziarsi dalla massa o semplicemente per esserne accettati, e tutto questo mi riporta in qualche modo al nostro club, al nostro mondo perchè per qualche verso gli rassomiglia, dove ogniuno di noi ha un suo stile, un suo modo di vedere le cose e la vita, ma quel che è bello e più importante è che siamo tutti complementari e, come dice il mio amico Stefano Paolini "Il leader del club è il gruppo!!!" Ed è al gruppo che vanno i miei ringraziamenti, giovane ed affiatato, che non si perde in introspezioni varie, ma ringrazio anche chi non c'ha creduto perchè ci ha regalato stimoli e soprattutto ci ha permesso di confrontarci con pensieri e ottiche di vista differenti e quindi di migliorarci.


ANTICO TOSCANO

Di Simone Bori

Qualche tempo fà il mio responsabile mi commissiona un lavoro in Abruzzo per la precisione a Rocca di Mezzo,comune in provincia dell'Aquila con 1500 abitanti,sede del Parco Regionale naturale del SirenteVelino. Mi preparo per il viaggio portando con me i soliti Toscani che fumo in macchina per alleviarmi il tragitto.....arrivato in questa splendida cittadina abruzzese con poco più di un'ora finisco il mio impegno,sono solito fumare una sigaretta dopo lavoro ma sfortunatamente (o per fortuna) le avevo finite. Faccio un giro per il piccolo borgo alla ricerca di un tabaccaio aperto,entro in piccolo negozio che tutto sembrava tranne che una tabaccheria, fortunatamente aveva qualche pacchetto....do un'occhio sull'espositore impolverato e chiedo un pacchetto di Camel Light.....abbassando lo sguardo vengo colpito da una scatola di Toscani che non avevo mai visto....chiedo lumi al vecchietto che con fatica si inchina e me la porge, si tratta di una confezione da 40 di Antico Toscano dimenticata chissà da quanto tempo....domando il prezzo....riposta secca...”nin c'allusc”.....che ne so???? Non credo alla mie orecchie il vecchio tabaccaio non si ricorda il costo.....cosa si fa...???? Dopo una minima trattativa (neanche fossi a PortaPortese) me la porto a casa per 50 euro. Riparto verso Roma con in tasca qualcosa di speciale, infatti al mio ritorno mi metto a girovagare su internet alla ricerca di qualche notizia sulla confezione di Antico, esce fuori che si tratta di una scatola uscita di produzione a metà degli anni 80............spettacolo. Riposta nell'humidor per ridare umidità ai secchi sigari fermi da 25 anni. Qualche giorno fà apro il mio humidor per prendere un po’ di Black Parrot per farmi la mia fumata quotidiana di pipa, il mio sguardo và sulla vecchia scatola di Antico e decido di prenderne uno per controllare la loro umidificazione. La pellicola che avvolge il sigaro è completamente ingiallita…..chissà quante fermentazioni in 25 anni…..al tatto il Toscano ha riacquistato una buona morbidezza, alla vista mi accorgo subito perché i Toscani venivano chiamati i stortignaccoli…..costruzione completamente diversa da quella attuale, pancia meno pronunciata , testa e piede molto più appuntiti, fascia scura e sottile,non resisto più…..dò fuoco alle polveri. Fumato alla maremmana,questo sigaro ha sicuramente perso tutta l'aggressività che lo contraddistingue ma i sapori e gli aromi non hanno eguali con nessun altro Antico Toscano da me fumato..... Soave ed appagante la fumata scorre per circa un'ora e mezza senza mai annoiare, il sapore del Kentuchy è veramente unico, dato sicuramente dall'età del sigaro. Penso alle differenze dei Tabacchi utilizzati,forse il vecchio Kentuchy (italiano) aveva qualche cosa in più rispetto alla produzione attuale...


Lo strano caso dei Macanudo di Giuseppe Balzano Estate, spiagge e ombrelloni, libertà di fumare sotto un pino, mentre la risacca del mare ci giunge fresca nella pineta. Questo per molti è il pensiero, unito al profumo di vacanza: io Odio l'estate! Il caldo, la gente che smania, i vestiti leggeri e mille altri motivi mi fanno implorare il ritorno dell'inverno che con la sua neve ricopre ogni cosa. Ma Comunque avviene che in questi mesi, si fuma qualche sigaro in più, con questi climi il puros meglio si accompagna, o quantomeno c'è più modo di stare all'aperto. Potendo scegliere ci sono tantissime vitole e marche in con cui trastullarsi, ma naturalmente alcune hanno meno fortuna di altre. Senza fare Panegirici, in Italia il marchio Macanudo, dopo un iniziale boom, non ha goduto di eccellenti pareri. Vuoi per il suo essere un sigaro non cubano e vuoi perché trattasi di sigari dal corpo leggero e delicato a noi italiani non hanno fatto mai impazzire (anche se a dire il vero io ho sempre stimato la linea maduro). Comunque tra breve questo marchio si eclisserà, scomparirà dai nostri scaffali, e in Italia resterà solo un pallido ricordo, e poiché però i magazzini sono ancora pieni di scatole cosa ha deciso di fare il Lubisky nazionale? Tutto a metà prezzo e così oggi, finché ve ne sono, potremo gustarci un macanudo al suo prezzo di costo!!!!!! Spero però che non vi piaccia troppo oppure sarà un problema elaborare il lutto che presto ne conseguirà Ma come sono questi Macanudo? Sono sigari fatti bene, anche molto bene a volte, con buoni tabacchi, ma sono sigari leggeri, sono sigari demodè poicè rappresentano benissimo gli anni novanta; un certo tipo di gusto e mentalità che faceva rendeva ogni non cubano molto molto leggero. Negli anni 80 – 90 andavano forte in Usa ma qui da noi non hanno mai incontrato il gusto italiano abituato a tonalità e sapori molto più forti, decisi e crepuscolari. Io ne ricordo di discreti nella linea robusto e maduro e qualcosa invece di non troppo convincente nelle linee vintage, sopratutto facendo riferimento ai prezzi di allora. Invece coi prezzi attuali li trovo molto, ma molto più giustificati al punto da essere perfettamente inquadrati dove devono essere: un ottimo prodotto leggero o medio leggero da fumare tutto giorno. Detto questo per quanto mi riguarda, caro Macanudo

Rest in peace


modulimoda!!!!!! di Giuseppe Balzano Il fumatore di sigaro è un animale sociale, o quantomeno è un essere che muta col mutare dei tempi e delle convenzioni sociali; non è insensibile alle mode ma anzi molto spesso le crea e ne diventa un epigono. Consequenzialmente anche il sigaro stesso, essendo un prodotto, ha la necessità di rinnovarsi o di offrire sempre qualcosa di nuovo fosse anche per il solo fine di far restare l'attenzione su suo brand e di conseguenza vendere al pubblico e non morire nel dimenticatoio. Tralasciando l'argomentazione relativa alle edizioni limitate e regionali (di cui già s'era parlato) è interessante osservare che la modificazione storiche dei costumi sociali ha portato un netto cambio dell'usufrutto sigaro e quindi dei moduli che ne costruiscono l'ossatura. Nel periodo d'oro dei grandi avana, ogni marchio aveva in catalogo un gran numero di Churchill, doppi corona e diadema: si fumava di più e si fumava ovunque, il fumo era ben accetto e di conseguenza le occasioni per fumare erano maggiori e maggiori erano i tempi per poter permettersi il rituale del fumare; poi con l'avanzar dell'inverno e l'inasprimento delle legge le mode sono cambiate. Non si hanno più ore per fumare né i luoghi per farlo, e cosi' i sigari si sono accorciarti e spesso ingrassati, oggi va di moda il tappo di bottiglia, ovvero 5, 6 o 7 centimetri con diametri a volte anche di 58 60. Questi sigari (come i nub) sono sigari da mezz'ora di fumata, potente e intensa che cercano di darti lo stesso appagamento di un Churchill in un terzo del tempo. Dovremo poi vedere la moda e la società dove ci porterà; io non ho la capacità di interpretare i tempi, ma credo e spero che torneranno di moda i nemici dei tappi di bottiglia, i panatelas che in fumata si comportano in maniera opposta a un tappo. Mentre un tappo da tantissimo fumo, con sapori spalmati e poco riconoscibili, un panatela da pochissimo fumo e una combustione \ tiraggio che richiede attenzione ma con meno forza nicotinica da una bellissima crescita dei sapori. Per chi non li conoscesse invito a provare su tutti i montecarlos di por laranaga e la nuova edizione regionale la esception selectos finos : sigari magnifici; poiché i panatela e tutti i moduli stretti essendo ormai collocati in un epicureo mondo fuori moda vi offriranno delle esperienze magnificamente antiche e demodè. Fumare per credere


Brebbia 65°anniversary english mixture. Il fumatore di pipa è un numerino minuscolo, una minoranza, qualcosa che ai grandi marchi non interessa. Partendo da quest'assunto, per noi che effettivamente siamo quella minoranza, questo 2012 è un anno molto triste: difatti un cambio di proprietà del gruppo maga ha portato la chiusura di un magazzino fiscale e la conseguente scomparsa di otre trenta referenze pipaie. Ma si sa siamo una minoranza, non contiamo nulla, e nulla dobbiamo sperare o contare, nasci, consuma e muori. Eppure non sempre è così, qualche volta smettiamo di essere piccolissimi ingranaggi in un orologio rotto e divertiamo una categoria: Siamo Fumatori di pipa. Questa mattina è stata una di quelle volte in cui piccoli miracoli avvengono, e questo piccolo miracolo l'ha fatto Luciano Buzzi della Pipe Brebbia srl e tabacchi; che per festeggiare i suoi 65 anni dell'attività pipomanifatturiera, la Brebbia commercializza un nuovo tabacco che abbiamo potuto fumare in esclusiva e raccontarvi. Poteva essere un panettone, poteva essere una latrina, poteva essere tutto ma mai ci saremmo aspettati una E.M. (english mixture). E invece è proprio una em che ci si presenta, in confezione da 100 gr, al prezzo di €28. per quieto vivere abbiamo fatto 2 fumate solitarie e queste sono le nostre impressioni: GIUSEPPE BALZANO in dunhill gr4 pot. Composizione da puro e duro full english, Virginia dolci orientali e tanto latakia. Unto e magnificamente simile al vecchio balkan, sarebbe interessante conoscere la vera provenienza dei tabacchi questo perchè pur essendo fatto in germania, non mi sembra in linea con le EM tedesche. Non sento nessun richiamo di Cavendish, ma invece sento moltissimi ricordi dei veri tabacchi inglesi, un vero fuori classe che fa tranquillamente a botte con i Gawith. Per me, con la riserva di doverne fumare ancora un bel po', è uno dei pochi veri inglesi presenti in italia, e forse per la sua struttura degno erede del Balkan. Bravo Buzzi: questo tabacco mi ha emozionato nonostante io sia un appassionato di flake e virginia, se questo è il nuovo corso ben venga. Voto 8 Gianluca Sansone in Satiro natural smooth gr3 Inizio subito col dire “ Gran tabacco”, carico negli aromi (agrumati e balsamici) grazie anche alla generosità del latakia, molto persistenti e, nonostante avessi dovuto interrompere la fumata per 3 volte ha sempre mantenuto la stessa regolarità nella combustione e soprattutto nei sapori, indice questo di gran qualità. Il finale di fumata regala anche la giusta forza ad un tabacco importante, sia per ciò che rappresenta e sia per il confezionamento, 100g. In latta rettangolare scritta oro su sfondo nero, bhè che dire azzeccato in tutto! Voto: 8


Nel Mulino che vorrei........... di Gianluca Sansone Mentre sto scrivendo questo pezzo la maggior parte degli Italiani si sta preoccupando così tanto del Biscotto Europeo tanto dà provocare anche un'inquietudine Quirinalizia....... Ma sì sa in Italia l'informazione spesso è ciclica, e in alcuni momenti dell'anno riecco comparire i soliti problemi che fanno passare più di qualche notte insonne e, come ogni estate arriva la bolla Africana, quest'anno tiene banco l' IMU, il nuovo gusto “lo famo strano” di gelato, i tormentoni musicali e dulcis in fundo Spagna-Croazia..... Senza troppa ipocrisia ammetto anch'io la mia grande passione per il Football, ma non perdo di vista però tematiche molto importanti, potremmo parlare di Grecia, Euro e Bund tedeschi, ma per questo numero ho più semplicemente scelto di parlare di Made in Italy, di produttività. Chiacchierando con un amico Artigiano che costruisce pipe abbiamo affrontato il tema, e credetemi è molto complesso e articolato, difficile da affrontare, soprattutto per la mancanza di regolamentazioni ben precise.Ogni anno molte associazioni si riuniscono e nelle convention organizzate quello che ne vien fuori sono più o meno sempre gli stessi problemi: dove una produzione vuol fregiarsi del marchio “100% made in Italy” deve essere interamente ideato, disegnato e prodotto nel nostro paese, altrimenti deve avere una diversa certificazione.I vari Ministri per le Politiche Europee che si sono succeduti negli ultimi anni hanno sempre trattato il tema con delicatezza e con serietà, peccato però solo nelle campagne elettorali, mandando così in fumo tradizioni e lavori centenari, frutto di sola passione e dedizione che identifica in modo chiaro e distintivo la qualità Italiana.La moda per esempio, o nel nostro amato settore pipario, è lo specchio esatto di tutto ciò che vi ho appena descritto: burocrazia, cavilli, norme speciali, ed infine il potere lobbistico, portato avanti da affaristi senza scrupoli che poi davanti alla TV ci raccontano delle loro difficoltà nel tenere alto il nome e soprattutto della loro finta produzione interamente Italiana. Signori non facciamoci prendere in giro da questi falsi profeti, sfruttare mano d'opera di paesi sottosviluppati e disagiati economicamente e socialmente credo che sia una cosa veramente meschina e deve essere denunciata. Non voglio essere retorico, ma penso proprio alle difficoltà che il mio amico artigiano o ai sarti di bottega devono affrontare tutti i giorni, presi in giro poi dalle associazioni e federazioni sindacali che tanto preoccupate a trovar lavoro a chi non ce l'ha che si dimenticano, o forse più semplicemente chiudono gli occhi, se il made in Italy è un patrimonio del nostro Paese oppure no!Il made in Italy rappresenta una risorsa importantissima per i nostri giovani, che sono azzoppati dalla precarietà e dalla mancanza di una formazione specializzata che una scuola dell'obbligo pubblica dovrebbe garantire, insegnare e poi guidare nella scelta di un settore o ramo che non sia solo trend, ma che invece possa inserirli nel mondo del lavoro con la maturità giusta, evitando così di generare un esercito di laureati in scienze delle comunicazioni in cerca di lavoro. Questa è un'analisi che faccio spontaneamente tutti i giorni, perchè tutti i giorni mi ritrovo in prima linea e sotto i miei occhi scorre la vita quotidiana di ogni Italiano, con i suoi problemi e le sue ansie, ed è facile dall'alto di una predella chiedere agli Italiani di fare sacrifici o dire ai giovani che il posto fisso è noioso, ma io mi chiedo, anzi Le chiedo, a quando le riforme caro Presidente Monti????? Anziché premiare con scudi fiscali vari chi affossa il nostro paese, perchè non cominciamo a salvaguardare con leggi e riforme ad hoc chi ha sempre contribuito allo sviluppo ed al risanamento del Paese????


La moda.

di Roberto Paolini Moda : Il termine moda indica uno o più comportamenti collettivi con criteri mutevoli. Questo termine è spesso correlato al modo di abbigliarsi. (Fonte Wikipedia) Colgo al volo l'occasione che mi hanno dato gli amici Gianluca e Giuseppe di esprimere un mio concetto su ciò che molti chiamano “Moda”, e tra le tante definizioni che si trovano in giro ho ritenuto giusto aprire l'articolo con la definizione che ne da Wikipedia, perchè in sostanza mi è sembrata la più corretta.

Parlare di moda vuol dire cercare di riportare in termini semplici una miriade di situazioni, di generi, di personaggi e di persone estremamente variegato così come è variegato l'essere umano e quindi diventa difficile se non impossibile semplificarlo o schematizzarlo. L'intenzione che ho nello scrivere l'articolo è quella di farvi entrare in una parte di questo mondo, ed è proprio quella parte con la quale io stesso mi sono dovuto confrontare, come artigiano e piccolo imprenditore, che ci farà da ingresso in questo mondo. Sarà forse un ingresso di servizio? Assolutamente si, ma per la curiosità che pervade il gruppo di persone che leggeranno questo articolo va bene così, anzi, forse è anche meglio perchè nel mondo della “Moda” o del “Fashion System” quando si viene accolti dalle entrate principali, e quindi, più sfarzose, vuol sempre dire che vi si sta nascondendo qualcosa. Una delle prime scelte che ho dovuto fare quando ho iniziato la mia attività è stata quella di scegliere se fare il su misura o seguire la moda; sono sincero, per un po' di tempo ho cercato di mandare avanti le due cose ma (e vi prego di credermi!) quanto più cercavo di tenere unite le due cose e tanto più loro si respingevano. Per spiegarmi: avete mai provato a tenere vicini i poli uguali di due calamite? Bene, così è stato. Finché li tieni insieme per forza restano vicini ma come li lasci schizzano via in direzioni diametralmente opposte. Ho commercializzato per diversi mesi camicie pronte confezionate con tessuti firmati da Armani, Versace, Etro eccetera. Riuscivo ad accontentare una parte della clientela ma, contemporaneamente questi capi di abbigliamento venivano pressoché ignorati da chi aveva la voglia di cimentarsi con la camicia da ordinare. Cosicché dopo molti sforzi per coniugare le due cose mi sono dovuto arrendere all'evidenza e ho dovuto prendere la decisione di togliere dal negozio tutte le camicie firmate. Vi confesso che la cosa un pochino mi demoralizzò, perché andava a colpire il mio orgoglio di imprenditore , in quanto andava a colpire cio che reputavo fondamentale: offrire un ventaglio di proposte commerciali il più ampio possibile. Ma capii anche che la moda nell'accezione più ampia del termine “o la si segue o la si fa”. Dopo aver attraversato questa sorta di Rubicone decidendo di essere io stesso il protagonista di ciò che creavo e producevo ho dovuto prendere una ulteriore decisione ponendomi una domanda: “opererò una spietata speculazione commerciale oppure metterò al centro di tutto il cliente, o meglio dire l'uomo? Dato che il mio lavoro mi appassiona avrete capito che ho optato per la seconda possibilità. Ebbene da qui è scaturito il grande rapporto, ad oggi consolidato, che ho con tutta la mia clientela, anche con gli ultimi arrivati. Mettere la persona che entra in negozio al centro del “sistema” che avevo


creato e che in parte ci riporta al nostro concetto di “sistema moda”. Ed è proprio da qui che cerccherò di chiarirvi il concetto che io ho sulla moda. Quando le grandi “griffe” fanno uscire nei loro “store” le collezioni attinenti ad una determinata stagione, sappiate che quei capi di abbigliamento (piacciano o no) sono stati pensati con un occhio puntato ai risultati di sondaggi che molto hanno a che vedere con la macroeconomia; mentre l'altro occhio è puntato a campagne pubblicitarie che instilleranno nelle menti delle “fashion victims” il bisogno di possedere quegli accessori o capi di abbigliamento. Questo è il fulcro del concetto e cioè: queste persone pensano di scegliere quel determinato accessorio ma in realtà sono stati scelti essi stessi perché fanno parte del target afferente a quel sondaggio. Quando un uomo entra in una piccola sartoria o da qualsiasi artigiano che opera nel settore della moda ridiventa protagonista delle sue scelte perché quello che sceglie rivendicherà la sua fantasia, il suo stile personale e, lasciatemelo dire, l'essere se stesso senza che ci siano intermediari che tra lui e ciò che indosserà. Qualcuno, certamente penserà che io sia contrario alle firme in genere, ma vi assicuro che non è così; esistono degli accessori firmati che sono strepitosi quando vengono “fusi” con uno stile personale sobrio e, contemporaneamente” spariscono quando addosso si hanno solo capi firmati. Capita frequentemente di vedere in negozio persone giovani che “seguono la moda” e vanno in giro completamente “firmati” (mi verrebbe da dire sponsorizzati) dalla testa ai piedi. Ed alla fine, spesso, diventano pagliaccioni. A tutti questi raccomando sempre una certa sobrietà nel legare quel tale accessorio griffato ad un altro capo fatto su misura. Faccio un esempio una giacca tre bottoni fatta su misura con un buon taglio di sartoria merinos Super 120'S può dare lustro ad un semplicissimo jeans nella tonalità denim; una camicia su misura con una bella cravatta riesce a far recuperare dall'armadio un vecchio abito grigio che vostra moglie avrebbe già donato alla Caritas. Vi chiedo scusa ma in momenti come questi con poco lavoro ed una economia stagnante, certi discorsi bisogna pure avere il coraggio di farli. Potrei continuare a fare esempi per altre dieci pagine ma, sicuramente, diverrei noioso e ritengo che abbiate già capito come io intendo la moda. La moda riguarda un concetto di stile che dovete crearvi giorno dopo giorno, anche sbagliando, l'importante è che siate voi a scegliere e non ad essere scelti. Inoltre, amici miei, ricordatevi che moda e stile riguardano anche il modo con il quale vi presentate e con il quale interloquite con chi vi circonda; è inutile mettervi in giacca e cravatta se poi andate sbracandovi verbalmente. Lo stile è anche, e soprattutto, nel gesto; nel lasciare il passo ad una donna (se è avvenente ancora meglio), nel tenere aperta una pesante porta aspettando che una persona anziana possa passare senza problemi. E proprio per questo motivo ho aperto l'articolo con la definizione di moda che ne fa Wikipedia: “...comportamenti collettivi con criteri mutevoli...”. Il che vuole stare a significare che il comportamento iniziale di un singolo successivamente diventerà un comportamento collettivo e farà moda. Attualmente, invece, un singolo accessorio verrà realizzato in funzione di un sondaggio e tutti si andranno ad uniformare perché così gli verrà dettato da un accorto stratega commerciale fino a che alla successiva stagionalità non verrà prodotto e messo in commercio altro abbigliamento al quale la collettività si andrà ad uniformare. Oppure fino a che il singolo non acquisisca quel concetto di stile personale che lo porterà a scegliere consapevolmente quello che vorrà indossare e non ad essere scelto da chi produce. Quello che avete letto non è il Vangelo dello stile o dell'eleganza ma il puro e semplice concetto che io ho del termine moda. Qualcuno sarà d'accordo e altri non lo saranno; ma l'importante è che queste righe possano farvi riflettere su ciò che siete, su ciò che volete e su ciò che vorrete esprimere di voi stessi quando commissionerete un capo di abbigliamento su misura. In buona sostanza l'importante è che riflettiate su ciò che vi piace realmente e su ciò che gli altri vorranno farvi piacere per forza.


Stile estivo I – Manutenzione di Francesco Masci “Se volete che sia fatto bene, fatelo da soli. Dopotutto, e questo non va mai dimenticato, ogni uomo deve diventare il maggiordomo di se stesso.” Marc Guyot

La manutenzione del guardaroba è un’altra arte in via di sparizione. L’eliminazione del personale di servizio, unita alla pigrizia di molte generazioni, ha condannato all’oblio la maggior parte delle buone pratiche di conservazione per abbigliamento e calzoleria. Visto l’arrivo dell’estate, e il conseguente cambio di stagione, ho deciso di riportate alla luce almeno gli aspetti più essenziali di tale arte. Alcuni di essi sono divenuti veri e propri segreti, rivelati unicamente agli esperti del ramo, ma questo non mi impedirà di rivelarli. Che il Cavalierato delle Nove Porte mi perdoni… In primis, a monte di una buona conservazione c’è sempre una buona pulizia. I maglioni possono tranquillamente andare in lavatrice, inseriti in una federa bianca; per farli asciugare senza infeltrire le maniche, è utile distenderli su un asciugamano. Le giacche invece richiedono cure particolari, assai più particolari di quelle che una comune lavanderia a secco è in grado di fornire. I solventi adoperati per la smacchiatura a secco tendono a indebolire le fibre; alcuni cultori affermano che una giacca in lana di alto livello possa resistere a un massimo di sei passaggi in lavanderia, prima che la sua lucentezza intrinseca vada irrimediabilmente perduta. E in teoria, se non ci sono grossi incidenti, non è mai necessario ricorrere ai lavandai. L’unico punto che richiede attenzioni particolari è il collo, che tende ad assorbire il sebo naturale dei capelli. In passato esisteva un prodotto specifico per risolvere questo problema, la cosiddetta polvere di sapone: una sorta di finissimo talco detergente, purtroppo scomparso negli anni ’80. Oggi il massimo che è possibile adoperare è proprio il comune talco. Il collo deve essere inumidito con una spugna, dopodiché si cosparge abbondantemente di talco e si aspetta pazientemente che la polvere assorba tutto l’unto. Dopo almeno ventiquattro ore, si imbraccia la spazzola per abiti (le migliori sono quelle della Kent) e si spolvera via tutta la porcheria. Dopo aver spazzolato a dovere tutto il resto, la giacca va messa sulla stampella di legno; poi si inserisce tutto in una sacca per abiti e si inserisce nell’armadio. E’ importante non comprimere troppo gli abiti, a meno di non volerli trasformare in sottilette… Le scarpe, rispetto al resto, richiedono una cura minimalista. Dopo aver inserito i tendiscarpe in legno, vanno prima spazzolate e poi sciacquate con una punta di sapone da sella. Una volta rimosso ogni rimasuglio della precedente lucidatura, si passano con una buona quantità di balsamo per cuoio. A questo punto rimane solo da inserirle nei rispettivi sacchetti di stoffa e riporle all’ombra nella scarpiera. La cosa più importante, comunque, è non delegare a nessuno questa preziosa attività; invero, nulla è più pericoloso dello zelo di una governante.


Stile estivo II – Panama di Francesco Masci Si dice che la campana a morto per il cappello da uomo abbia suonato quando il giovane presidente Kennedy iniziò a frequentare i grandi eventi a capo scoperto. Pochissime tipologie di cappello sono riuscite a sopravvivere al conseguente apocalisse dei berretti da baseball. Tra questi, il più illustre è senza dubbio il sombrero de paja toquilla, più noto al pubblico come Panama. Gli unici veri Panama, come si può facilmente dedurre dal nome, vengono prodotti… in Ecuador. Per la precisione, nelle due cittadelle di Montecristi e Cuenca; da qui, nei primi anni del XX secolo, gli intermediari partivano per Panama, dove gli operai che scavavano il canale acquistavano i cappelli. Ma fu Theodore Roosvelt, che indossava il sombrero di paglia agli eventi ufficiali, a lanciare la moda tra i ricchi americani. I cappelli vengono intessuti a mano con le fibre della palma toquilla (Carludovica palmata); più fitti sono i punti d’intreccio, più fine e costoso il cappello. Il miglior panama in assoluto prende il nome di Superfino. La qualità di un tale copricapo, che richiede mesi e mesi di accuratissimo lavoro, è realmente leggendaria. Si dice che possa essere riempito d’acqua, senza lasciarne filtrare una goccia, e che una volta arrotolato possa agevolmente inserirsi in una fede nuziale. Quello che non si dice è che sia inevitabilmente destinato alla scomparsa. L’Ecuador non è un Paese ricco e la fabbricazione dei cappelli non è tra i lavori col miglior rapporto fatica/ricavi; oltretutto sono davvero pochissimi (e quasi tutti anziani) i cappellai in grado di costruire un vero Superfino. Lo sanno fin troppo bene le discendenti di Homero Ortega, che hanno iniziato ad accumulare i migliori superfinos nei sotterranei dell’antichissima azienda di famiglia. Trenta lunghi anni di cernita hanno portato a un tesoro di circa 18.000 cappelli, alcuni dei quali sono tanto fini da sembrare di cotone. Questi ultimi esemplari hanno un costo di migliaia e migliaia di dollari; ma un panama di buon livello non si porta certamente a casa con pochi spiccioli. Ovviamente tralasciando le porcherie cinesi, che da quanto mi risulta sono fatte di carta plastificata Il panama ecuadoregno, come l’abito napoletano e la scarpa cucita a mano, è un elemento del vestire maschile che può facilmente scavalcare le generazioni. L’acquisto deve essere fatto con una certa cura: bisogna esaminare molti cappelli, cercando il minimo difetto, la spaziatura tra le fibre, l’inopportuna durezza o pesantezza. Per conservarlo a dovere è indispensabile evitare che si secchi; se non si può riporre in un luogo umido e fresco, bisogna periodicamente bagnarlo. Dopotutto non avete a che fare con un cappello, ma con la Storia stessa.


Stile estivo III – Blazer di Francesco Masci Il blazer è senza dubbio il capo maschile più malauguratamente frainteso dell’era moderna. Le sue origini affondano nella leggenda. La vulgata più comune lo fa discendere da una boutade marinaresca: il capitano della HMS Blazer, volendo impressionare la regina Vittoria, ordinò ai suoi marinai di cucire bottoni dorati sui giubboni delle divise. Per quanto questa versione possa essere romanzata, almeno i suoi elementi fondamentali si sono sedimentati nell’immaginario comune: il blazer è una giacca legata ormai indissolubilmente al mare e all’immaginario militare. Con quel taglio rigidamente inquadrato, gli imponenti revers e i bottoni dorati, sembra fatto per incutere rispetto, quando non timore. Non a caso la maggior parte delle scuole “importanti” e dei club anglosassoni lo adottarono immediatamente come divisa, elevando il suo portatore a graduato con l’apposizione dello scudo associativo sul taschino.

Sfortunatamente, nel corso degli anni è stata più volte riscoperta da sedicenti stilisti, che nel tentativo di “svecchiarla” l’hanno degradata a giacca passepartout, poi a divisa da impiegato e infine a vero e proprio costume di Carnevale. Basta nominarla per far venire in mente il Megadirettore di Fantozzi e il suo Bracciante, con la celeberrima tromba da diciottomila megasuoni. O ancora peggio, l’esimio signor De Ceglie senior. A meno che non si faccia parte del CDA di Tele Ciancico, è decisamente opportuno indossarlo con più equilibrio. Il blazer classico è blu, a due petti, con sei bottoni in metallo dorato e deve essere sempre allacciato del tutto. Per molti questa impostazione risulta troppo restrittiva, tanto da far nascere abbastanza rapidamente varianti a un solo petto: in questo caso, a scanso di inutili pesantezze, è necessario rinunciare ai bottoni dorati e sostituirli con esemplari in madreperla blu o corno chiaro. Trattandosi di una giacca informale, è assolutamente fondamentale non ritrasformarlo in una divisa. I tre abbinamenti più classici sono con pantaloni sabbia (in America), grigio chiaro (Inghilterra) o crema (Europa continentale). Rimettete immediatamente a posto le scarpe nere, il blazer deve evocare il mare: via libera a mocassini o derby rosso scuro o testa di moro, meglio se in camoscio. E niente cravatte, per carità.

Stile estivo IV – Saddle shoes di Francesco Masci


“Le scarpe a sella sono la bandiera bianca della dignità. Tanto vale mettersi un farfallino a pois e un fiore spruzza-acqua. Quella roba è riservata alle sale da bowling, a Shirley Temple e ai vecchi più retrogradi e razzisti.” Christian Chensvold La storia della calzoleria maschile classica è fatta essenzialmente di modelli “conservatori”. Decorazioni appena accennate, forme eleganti senza esagerare, colori vivamente spenti: scarpe per signori anziani e posati, entrate nel grande edificio del classico dal portone principale. Tuttavia, come in ogni storia, qualche monello ha raggiunto il suo posto dalle finestre del pianterreno, dopo averle spaccate con la fionda. L’esempio per eccellenza è proprio la scarpa a sella. Questo modello fu creato dalla Spalding nel 1906 e vanta due caratteristiche molto rare: è uno tra i pochi modelli classici di origine americana ed è tra i primi concepiti per un uso essenzialmente sportivo. Il cuoio morbido e la punta ampia assicuravano la comodità; il caratteristico rinforzo ridistribuiva le sollecitazioni dovute all’uso intenso; la suola in gomma color corallo (ottenuta da un produttore automobilistico) permetteva di fermarsi rapidamente su linoleum, terra o erba. Le nuove scarpe ebbero grande successo tra i giocatori di tennis, ma ben presto la loro fama si estese anche al mondo femminile. Al giorno d’oggi il modello a sella sembra essere stato ingoiato dall’oblio. La maggior parte dei produttori americani ha smesso di realizzarlo; in Europa è passato da raro a introvabile; senza contare che la maggior parte degli uomini è abituato a considerarlo roba da golfista o da tedesco in vacanza. Si tratta invero di un modello estremamente difficile da inserire in un guardaroba ordinario. Prima (forse unica) regola fondamentale: non si portano scarpe sportive con abiti da lavoro. Rimettete di corsa nell’armadio i completi grigi/blu/neri. So bene che le saddle vengono prodotte in ogni possibile variante di colore (generalmente è sempre bianco/qualcos’altro, ma uno dei modelli più quotati di Bass era in un luciferino nero/scarlatto), ma solo un tedesco (!) potrebbe indossarle per recarsi in ufficio. L’abbinamento ideale, giocando sull’omogeneità di destinazione, potrebbe essere quello con un pantalone “da fatica”; un paio di chinos o di classici pantaloni in lino sabbia sono un buon punto di partenza. Una considerevole botta d’estro, che però richiede una dose altrettanto massiccia di autoironia, consiste nel procurarsi un paio di saddle bianche e blu e di piazzarle sotto un impeccabile blazer, il cui taglio militare fungerà da cornice rassicurante. Se avrete il coraggio di piazzarvi sulla testa il prezioso panama e al collo un leggero ascot di seta, potrete dire di aver raggiunto il nirvana dell’abbigliamento estivo.

Il coltello taglia Il cortello morde di Marco Leone


Era tardi… faceva freddo ed era tardi. Era partito al sorgere del sole e si era diretto verso i meandri più reconditi del bosco. Ultimamente il cibo scarseggiava e l’unico modo per sfamare la sua gente era quello di scovare la selvaggina lontano, fin sotto le pendici del ghiacciaio. Certo, in quei luoghi era prossimo al confine, cominciava la terra dei padroni. Ma l’inverno era prossimo, non poteva che rischiare. Aveva spento il fuoco, dopo aver placato l’appetito con la carne salata che teneva nella vecchia borsa di cuoio. Aveva scaldato le membra con quell’whisky torbato che mai l’abbandonava e si era diretto a nord, verso l’abetaia che precede i ghiacci eterni. Ma adesso era tardi. Le orme erano fresche, non poteva esser lontano, non doveva essere grosso; probabilmente un maschio giovane che a spalla avrebbe portato agilmente verso casa. Ma il suo coltello l’avrebbe dovuto scuoiare prima della sera, per poi tornare alla caverna dove avrebbe passato la notte in attesa del mattino. Il suo coltello, amico di tante avventure, che mai l’aveva tradito, compagno di caccia e di battaglie. Il suo coltello che tagliava il pane e che mordeva le carni del nemico senza mai tradire. Quella barra di ferro tagliente fasciata di corno levigato. Il fruscio lo tolse dai ricordi, alzò gli occhi e lo vide.. la sagoma definita dal sole della sera.. il vento contro il volto.. l’istante perfetto. Il dardo scoccò veloce dall’arco sul bersaglio e la bestia cadde al suolo in un istante. Il cuore.. aveva mirato al cuore, come i vecchi gli avevano insegnato. Si avvicinò soddisfatto alla preda. Ma fatti i primi passi sentì l’altro fruscio, pesante e rumoroso. E volto lo sguardo all’orizzonte notò quell’uomo d’altre genti, un giovane vestito di pelliccia che si avvicinava con gli occhi prepotenti. La lama già calzata nella mano per ricordare al vecchio cacciatore il confine passato a malincuore. Avrebbe voluto parlare di quella fame che i suoi regnanti non conoscevano.. avrebbe voluto spiegare la distinzione fra il bene e il male..ma era tardi..faceva freddo ed era tardi. Il corno stretto fra le mani e la lama dritta al petto.. aveva mirato al cuore, come i vecchi gli avevano insegnato. Caricò la bestia sulle spalle e lesto si diresse alla caverna. Ma prima di lasciare la radura, posò un pezzo della sua carne salata fra le mani morenti del nemico. Rispetto e onore..come i vecchi gli avevano insegnato. Ripose il suo coltello nella cinta. Il suo amico che taglia nella caccia, il suo amico che morde quando occorre. Un’arte antica..ma nemmeno tanto. Tutto il resto è storia. M.L.


Bunnahabhain di Giuseppe Balzano La DistilleriaBunnahabhain fu fondata nel 1881 e si trova sulla costa nord-orientale dell’isola scozzese di Islay. Per produrre i suoi Whisky di malto utilizza, oltre a un orzo dalle grandi caratteristiche, l’acqua purissima della fonteMargadale, che dista solo un miglio dalla Distilleria. L’invecchiamento dei Whisky viene svolto interamente a Islay, utilizzando una serie di fusti di quercia che hanno in precedenza affinato Sherry, Bourbon o altri Whisky. L’immagine del timoniere, che campeggia sulle bottiglie e sugli astucci, evoca le lontananze e le suggestioni marinare della Distilleria Bunnahabhain, la più remota e irraggiungibile fra quelle ancora attive sull’isola.

Giungervi è un impresa, c'è un solo autobus che ci va e fa solo due corse al giorno, quindi se sbagli resti sperduto nel nulla, a piedi e a 18 miglia dal primo luogo abitato, insomma una distilleria sita in un luogo fantasma a strapiombo sugli scogli. Un wisky sfortunato, poichè poco modaiolo, con un suo carattere talmente unicoe distintivo da farlos embrare quasi un reietto all'interno della rigida classificazione dell'isola che vuole spiriti altamente torbati e ricchi di polifenolidi volanti. Il nostro impronunciabile amico invece non è cosi' è delicato e seducente anche se indissolubilmente maschio, ricco di note di cera;Whisky di color ambrato con riflessi ramati e lieve trasparenza verde. La leggera torbatura, non gli impedisce di essere un whisky robusto e marino: tra le sue note, sale, noci e terra, ma anche frutta. In un secondo momento una stoccata tagliente di orzo speziato, ricorda le note dello sherry, che conferisce dolcezza ad un single malt altrimenti molto sapido; evidenti sentori di malto. Un malto da conoscere e amare, ma non un minore con piccole difefrenze all'interno di uno stile ma un perfetto bastian contrario, un acro e caro amico. Da possedere


degustazioni estemporanee di Giuseppe balzano Capita a volte che un amico o un ramingo ci porti una bottiglia. Capita che un gruppo di amici di tanto in tanto si riunisca in luoghi ameni per bere detta bottiglia e infine capita di scriversi due righe e cosĂŹ ogni qual volta avremo degli elementi da comunicarvi, o cari amici, vi proporremmo i nostri appunti. Questo mese grazie al Reverendo dei Satiri, Mimmo Telesca, io ed il Maestro Gianluca Sansone abbiamo bevuto:

Roggio del filare della cantina Velenosi colore rosso cupo vischioso unghia violacea tendente alla tonaca di cardinale naso: ciliegia e vaniglia legata assieme a mo di crema da dessert, alcool potente e a tratti violento lontanissimo ma presente ricordo di mora e di confettura, mandorla e forse ginepro bocca: superbo, tannino imponente ma gentile in bocca importante nota di mora balsamica poi come la morte nel deserto tutto si secca per colpa dei tannini. solo dopo un lungo tempo in cui si stempera un finale balsamico e solare lontanissimo un accenno di cantalupo. ps: qualche lievissima traccia di posa

indio montepulciano d'Abruzzo cantina bove colore rosso violaceo \ purpureo Colore rosso rubino impenetrabile con riflessi violaceei. Sensazioni aromatiche molto intense: note di prugna, amarena e liquirizia, gradevolmente speziato, in armonia con i delicati aromi vanigliati conferiti dalla barrique. Sentori di spezie calde, come caffè e cioccolato, si sposano con una elegante vena balsamica . Un vino che parte in sordina ma poi si apre mostrando un carattere timido ma competente. Caro amico e conoscente, perfettamente a suo agio sulle carni rosse e su alcune preparazioni di cacciagione come il sommo re : il piccione.

Per questo mese coi vini è tutto!!!!! ma restate connessi!!!!


se avete voglia di contribuire con un articolo che parli di qualsiasi cosa avete in mente, scrivete pure e mandate tutto info@cigarclub06.it abbiamo bisogno di voi!!!!!!! Ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito all'uscita di questo numero con articoli, consigli e suggerimenti........ Ci siamo, Ci saremo ‌..... Eternamente degni!

Stay tuned!!!!!! il cigar club comunica che il prossimo evento avverrĂ  fra il 18 e il 20 luglio !!!!!! we will back


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