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N° 10 - Dicembre 2006 Periodico dell'Ordine dei Geologi di Basilicata

Ordine dei Geologi di Basilicata - Via Zara, 114 - 85100 Potenza (Pz) - Sped. in a.p. - 70% - aut. DCO/DC/PZ/208/2002/del 12.04.02 - N.10 dicembre 2006

Territorio e Ambiente I DISSESTI GEOLOGICI del Rione CASALE - Lavello (Pz)

F o s s i l i r i t r o v a t i i n l o c a l i t à P o g g i o C a v a l l o e M a r r u c a r o d i P o t e n z a ( f o t o : G e o l . M a r i a L u c i a S u m m a , G e o l . M a r i a P i a Va c c a r o ) .

edi tor iale - ar t ic oli - ins er t i i nt er ven t i - rec ens ioni - c irc olar i


ASSOCIAZIONE “UN SORRISO PER LA VITA” All’indomani della perdita del caro figlio Gian Franco, morto per leucemia all’età di 11 anni, il collega Michele Lupo, con l’aiuto e sostegno della sua famiglia, ha creato la fondazione “Un sorriso per la vita”. Sabato 5 novembre l’associazione è stata presentata a Potenza dalla Famiglia Lupo, dal presidente dell’Associazione, il Dott. Francesco Ricciuti, dal Prof. Andrea Biondi, il medico che ha seguito Gian Franco, e dal Presidente dell’A.I.L. potentina, don Gerardo Messina. L’obiettivo principale dell’Associazione è la creazione di un punto di riferimento di oncoematologia pediatrica a Potenza e a Matera.

Gian Franco Lupo

Apprezziamo la volontà di Michele e della sua famiglia nel volere tenere vivo il sorriso del suo bambino attraverso la creazione di questa associazione. L’Ordine, ha ritenuto di contribuire alla iniziativa del collega Lupo, deliberando un contributo ed invitando tutti i colleghi a sostenere l’Associazione “Un sorriso per la vita” e a contribuire alla creazione in Basilicata di un importante punto di riferimento per i bambini malati di Leucemia e per le loro famiglie.

C H I A M A Tel. 0835 551578 • Fax 0835 551755 Associazione Gian Franco Lupo – Un sorriso alla vita – Onlus Per lo studio e la cura delle leucemie e dei linfomi infantili Viale Kennedy 102 bis – 75016 Pomarico (MT)

ABI 05398 • CAB 80410 • C/C n. 9326068

I versamenti effettuati tramite bonifico bancario sono detraibili ai fini fiscali.


Periodico dell’Ordine dei Geologi di Basilicata dicembre 2006 Direttore Responsabile Angelo Sagarese Direttore Editoriale Leonardo Genovese Comitato di Redazione Consiglio dell'Ordine dei Geologi di Basilicata. Leonardo Genovese, Giuseppe Affinito, Alessandra Colucci, Giuseppe Locoratolo, Raffaele Carbone, Raffaele Nardone, Rocco Porsia, Roberto Tommaselli, Leonardo Santarsiero. Progetto grafico, editing ed impaginazione Multiservice s.a.s. Immagine di copertina Fossili ritrovati in località Poggio Cavallo e Marrucaro di Potenza. Direzione e Redazione Via Zara, 114 - 85100 Potenza (Pz) Tel. 0971.35940 - Fax 0971.26352 Stampato da Graphis snc - Acerenza (Pz) per conto della Multiservice s.a.s. - 85100 Potenza (Pz) Tel. 0971.27168 E-mail: info@mserviceweb.it La responsabilità di quanto espresso negli articoli è degli autori. Registrazione Tribunale di Potenza n. 296 del 22.02.2002 Sped. in a.p. - 70% aut. DCO/DC/PZ/208/2002/del 12.04.2002

Sommario

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Editoriale di Leonardo Genovese

Articolo

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I Dissesti Geologici del Rione Casale - Lavello (Pz). di Gaetano Vitale

Agg. Albo Professionale


GEOLOGIA - Territorio e Ambiente - n° 10 dicembre 2006

Editoriale

Cari Colleghi, questo probabilmente, sarà l’ultimo numero della nostra rivista. A distanza di un anno dall’uscita del n. 9 - Dicembre 2005, esce il n. 10 - Dicembre 2006. Dieci numeri in quattro anni, 3 (Aprile - Luglio - Ottobre) il primo anno, 2 (Aprile - Dicembre) il secondo anno, 2 (Aprile - dicembre) il terzo anno e 1 (Dicembre) il quarto anno. Ogni anno sempre meno. Ho fatto questa considerazione perché è il sintomo del profondo disinteresse che quasi tutti gli iscritti mostrano per l’Ordine, i suoi problemi, le sue attività. Manca fra noi la cultura della partecipazione! Le uniche volte che qualcuno si fa sentire è solo per lamentarsi dei colleghi e/o delle Amministrazioni. Questa indifferenza, questo pensare solo ai fatti propri, si trasmette anche alle strutture pubbliche. C’è stato il Decreto Bersani, c’è stata la manifestazione a Roma, ci siamo attivati per formare quattro pulman per partecipare, c’è stata una dico una adesione, quella del collega Franco Arbia. Fra non molto, anche in conseguenza della nostra, ma non solo della nostra assenza, probabilmente gli Ordini se non saranno aboliti, saranno certamente di molto ridimensionati. Saranno così tutti più liberi, soprattutto di fare la gara al ribasso! E, così, ribassando, ribassando, arriveremo a zero. Fatto questo sfogo passiamo ad altro. Vi comunico che il 10-11-12 Maggio 2007 si terrà a Matera il Congresso Nazionale dei Geologi. Il tema, a meno di piccoli aggiustamenti e/o integrazioni è:

IL GEOLOGO: PROFESSIONALITÀ, RESPONSABILITÀ E QUALITÀ PER LA SICUREZZA DEL TERRITORIO. Per averlo c’è voluto un grande impegno e sono grato al Consiglio Nazione ed i Presidenti delle altre Regioni, quasi tutti, che hanno sostenuto la scelta di Matera. Ora sta a noi fare in modo che anche in questa occasione non mi debba vergognare dei colleghi iscritti All’Ordine dei Geologi di Basilicata! Penso di essere stato sufficientemente chiaro e anche provocatorio, mi auguro che qualcuno mi dica che sbaglio! Auguro a tutti un Buon Natale ed un prospero 2007.

il Presidente Leonardo Genovese Editoriale

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I DISSESTI GEOLOGICI DEL CASALE - LAVELLO (PZ) Gaetano Vitale Geologo libero Professionista Dottorato di Ricerca in Scienze della Terra

INTRODUZIONE Il versante meridionale che delimita il pianoro su cui si sviluppa il centro urbano di Lavello (Pz) è interessato da un’antica frana di tipo rotazionale sul cui corpo è stato edificato il Rione Casale, un quartiere storico della Città la cui origine risale al XV secolo. Da diversi anni il Rione Casale è soggetto ad una grave forma di dissesto geologico che ha comportato lesioni e cedimenti a carico di numerosi fabbricati. Tali dissesti hanno mostrato di recente un progressivo aggravamento che ha indotto l’Amministrazione Comunale a emanare diverse ordinanze di sgombero che si sono aggiunte alle ordinanze già disposte negli anni addietro. L’analisi dei dati a disposizione (rilevamenti geologici e morfologici, sondaggi meccanici attrezzati, analisi del quadro fessurativo) porta ad ipotizzare diversi meccanismi di evoluzione del fenomeno di dissesto, non necessariamente connessi ad una mobilitazione dell’intero corpo di frana lungo l’originaria superficie di scorrimento. Scopo del presente lavoro è quello di illustrare i meccanismi cinematici che stanno alla base dei dissesti geologici osservati nel Rione Casale e nelle aree limitrofe. La comprensione di tali meccanismi rappresenta il punto di partenza per intraprendere opere di consolidamento, risanamento e riqualificazione urbana dell’area.

INQUADRAMENTO GEOLOGICO E MORFOLOGICO L’abitato di Lavello occupa un lembo di un vasto rilievo tabulare compreso fra il bordo orientale dell’Appennino, le Murge e il Fiume Ofanto. L’altopiano in questione rappresenta, da un punto di vista geologico e morfologico, ciò che rimane dell’antica superficie di colmamento della Fossa Bradanica (MIGLIORINI, 1937), un bacino di sedimentazione plio-pleistocenico compreso tra il margine esterno della Catena sudappenninica e l’Avampaese apulo-garganico (CRESCENTI, 1975; CIARANFI ET ALII, 1979; BALDUZZI ET ALII, 1982). Nella fattispecie la collina di Lavello è separata dal resto dell’altopiano da alcune incisioni fluviali: verso nord la collina di Lavello digrada dolcemente verso la valle del Fiume Ofanto, a ovest è interrotta dal Torrente Oliveto, mentre a sud è bordata dal Torrente Valle Cupa affluente di destra del Fiume Ofanto. I terreni che affiorano nell’area fanno parte della nota successione di riempimento della Fossa Bradanica, costituita da sedimenti silicoclastici sabbiosi e conglomeratici in facies marina e continentale (Sabbie di Monte Marano e Conglomerato di Irsina, AUCT). Tali depositi, ascrivibili al Pleistocene inferiore, raggiungono nell’area di Lavello uno spessore massimo di 40-45 m e verso il basso passano gradualmente a dei depositi emipelagici (Argille subappennine, AUCT), rappresentati da sedimenti siltoso-argillosi e argilloso-marnosi nei

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quali si intercalano strati di sabbia medio-fine risedimentati (PIERI ET ALLI, 1996). Le emipelagiti sono ascrivibili al Pliocene superiorePleistocene e per gli scopi del presente lavoro possono considerarsi la formazione di base dei sedimenti sabbiosi e conglomeratici che costituiscono il terreno di fondazione dell’abitato di Lavello. LA FRANA DEL RIONE CASALE Il Rione Casale è stato edificato su un corpo di frana olocenico legato ad un movimento gravitativo che ha interessato il versante meridionale della collina di Lavello (MELIDORO, 1986). Il versante in oggetto raccorda il pianoro su cui si sviluppa il tessuto urbano con il Torrente Valle Cupa che, lungo il tratto in esame, ha inciso l’intera successione sabbiosa e conglomeratica fino a lambire il tetto delle argille Argille subappennine. La zona di distacco della frana è ubicata fra Corso Vittorio Emanuele II e Via Regina Margherita e mostra una classica forma semicircolare (Fig. 1); la stessa forma si rinviene, praticamente senza soluzione di continuità, lungo entrambi i versanti che si affacciano sul Torrente Valle Cupa. La zona di distacco coincide probabilmente con una zona di debolezza indotta da tettonica; l’incisione Valle Cupa, infatti, è orientata in direzione N120 secondo le classiche direttrici tettoniche antiappeniniche. Nella zona di distacco è possibile osservare fratture beanti e blocchi conglomeratici ruotati. Il corpo di frana presenta una superficie topografica mammellonata, con quote più basse in prossimità della nicchia di distacco, in conseguenza di una rotazione degli strati che hanno assunto una giacitura a reggipoggio con inclinazione di 6-7° verso NW. Il corpo di frana ha conservato la sua unità stratigrafica e presenta frane secondarie disposte alla base del versante, anch’esse caratterizzate da rotazioni degli strati verso NW. In prossimità della nicchia di distacco, fra

Corso Vittorio Emanuele II e Largo Casale, è possibile osservara una zona depressa in leggera contropendenza e con drenaggio endoreico. Questa zona, che costituisce il trench di frana, risulta colmata da materiale colluviale, macerie di frana e materiale di riporto, quest’ultimo accumulatosi in tempi storici. I sondaggi meccanici, eseguiti nel corso di diverse campagne geognostiche, evidenziano la presenza di una successione stratigrafica costituita dal basso verso l’alto da argille grigioazzurre, sabbie, conglomerati e copertura detritica (Fig. 2). I conglomerati hanno uno spessore di circa 15 metri e passano alle sottostanti sabbie attraverso un contatto erosivo; lo spessore delle sabbie è di circa 30 metri e il passaggio alle sottostanti argille avviene per alternanza. La coltre detritica superficiale è costituita da depositi colluviali, macerie di frane e materiale di origine antropica e presenta spessori variabili che si adattano alla morfologia del substrato conglomeratico sepolto. Gli spessori maggiori si rinvengono fra Via Regina Margherita e Largo Casale, vale a dire in corrispondenza del trench di frana, dove sono stati rilevati spessori massimi di circa 8-10 metri. Nel sottosuolo del Rione Casale è presente una falda idrica al passaggio fra sabbie ed argille e delle modeste falde sospese all’interno delle sabbie, in corrispondenza dei livelli pelitici che fungono da impermeabile locale all’interno della successione stratigrafica. Venute d’acqua si rinvengono anche nella coltre detritica e sono legate al drenaggio superficiale di tipo endoreico, allo scarso effetto impermeabilizzante della pavimentazione stradale, costituita da cubetti di porfido e alle perdite delle reti idriche.

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Legenda depositi antropici alluvioni attuali alluvioni recenti deposito di frana e detrito di versante depositi colluviali terre nere conglomerati sabbie e limi nicchia di distacco conoidi alluvionali giaciture strati traccia sezioni geologiche

Figura 1 - Carta geologica dell'area.

Figura 2 - Sezioni geologiche. Legenda depositi antropici

deposito di frana e detrito di versante

terre nere

sabbie e limi

superficie di scorrimento

depositi colluviali

conglomerati

argille

sondaggi meccanici

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EVOLUZIONE DELLA FRANA DEL RIONE CASALE La frana del Rione Casale è un tipico “scivolamento rotazionale” (VARNES, D. J., 1978), meccanismo cinematico assai diffusa lungo i versanti dei rilievi tabulari sabbioso-conglomeratici che ospitano molti centri abitati della Fossa Bradanica (Venosa, Montemilone, Genzano di Lucania, Irsina, Grassano, Ferrandina, Montescaglioso, ecc.) (D’ECCLESIIS & LORENZO, 2002; DEL PRETE ET ALLI 1993). Durante il Pleistocene medio (600-700 Ka) nell’area bradanica si è avuto un rapido sollevamento regionale per cause geodinamiche (DOGLIONI ET ALLI, 1994, PATACCA & SCANDONE, 2001). Il sollevamento regionale, proseguito per tutto l’Olocene (ultimi 10000 anni), ha indotto un rapido approfondimento dei corsi d’acqua e la formazione di valli strette e dai versanti ripidi. I versanti hanno riequilibrato il proprio profilo attraverso l’erosione e meccanismi gravitativi (BONZI ET ALII, 1999).

Nello schema di Fig. 3 sono riassunte le diverse fasi di evoluzione del movimento di massa del Rione Casale. Il primo momento è rappresentato dalla rottura del versante con una frattura di forma semicircolare disposta parallelamente al versante stesso che attraversa sia le sabbie che i conglomerati (Fig. 3A). Alla rottura del versante segue lo scivolamento verso valle del corpo di frana che subisce una rotazione di 6-7° verso nord e si dispone a reggipoggio conservando la sua unità stratigrafica (Fig. 3B); il rigetto orizzontale, calcolato sulla base del limite stratigrafico fra sabbie e conglomerati, è di circa 10-12 metri. Successivamente a tale evento, la zona di trench della frana viene colmata da materiale colluviale, detrito di frana e, in tempi storici, da depositi antropici; su tali terreni viene edificato a partire dal XV secolo il Rione Casale (Fig. 3C).

Legenda copertura detritica conglomerati sabbie argille

Figura 3 - Schema di evoluzione della frana del Rione Casale.

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ANALISI DEI MECCANISMI DI DISSESTO I dissesti che si osservano nel Rione Casale sono rappresentati da lesioni a carico di fabbricati (rotazioni di facciate, lesioni lungo le discontinuità murarie, rotture a taglio di pareti), cedimenti della sede stradale, rotazioni e lesioni che interessano muri di sostegno e di raccordo. La maggior parte dei manufatti danneggiati sono ubicati fra Via Regina Margherita e Largo Casale, vale a dire nella zona di trench e subordinatamente nelle zone laterali il corpo di frana che si affacciano direttamente sui versanti. L’area situata nella parte centrale del corpo di frana, viceversa, non presenta particolari segni di dissesto e i pochi danni osservati sono riconducibili ad infiltrazioni d’acqua legate alla fatiscenza delle reti idriche. L’analisi del quadro geologico, morfologico e del quadro fessurativo a carico dei manufatti consente di individuare i seguenti meccanismi responsabili del dissesto: a) cedimento verticale per la presenza nel sottosuolo di blocchi conglomeratici disarticolati, colluvioni e materiale di riporto con caratteristiche meccaniche scadenti; b) instabilità gravitativa delle coltri di riporto nelle zone a ridosso dei versanti; c) instabilità globale dell’intero corpo di frana lungo l’originaria superficie di rottura del versante. Di seguito sono analizzati con maggior dettaglio i meccanismi di dissesto geologico sopra citati. CEDIMENTO VERTICALE Questo meccanismo di dissesto è attivo nella zona compresa fra Corso Vittorio Emanuele II e Largo Casale che corrisponde, dal punto di vista morfologico, alla zona di trench prima descritta. L’area è stata colmata da terreni con caratteristiche meccaniche scadenti (macerie di frana, colluvioni, depositi di origine antropica), il cui spessore massimo è pari a 8-10 metri. La situazione è ulteriormente aggravata della presenza d’acqua la cui origine è legata alle

perdite delle reti idriche e ad un cattivo drenaggio delle acque meteoriche superficiali; l’acqua genera, inoltre, fenomeni di piping che tal volta danno luogo all’apertura di improvvise voragini nella sede stradale. In questa zona, in cui ricadono la maggior parte dei fabbricati lesionati ovvero demoliti, i dissesti sono imputabili a cedimenti verticali del terreno associati all’inadeguatezza delle strutture fondali dei fabbricati. INSTABILITÀ GRAVITATIVA DELLA COLTRE DI RIPORTO Questo meccanismo è attivo lungo i bordi del corpo di frana dove sono presenti grosse quantità di materiale di riporto. La coltre di riporto è in precario equilibrio statico ed, inoltre, a causa delle caratteristiche meccaniche scadenti, essa tende a deformarsi per creeping e, pertanto, provoca cedimenti a carico dei manufatti sovrastanti. Le zone maggiormente interessate da questo meccanismo di dissesto sono quelle ubicate fra il Rione Casale e Viale della Libertà e fra il Rione Casale e Via Dell’Orso. Queste zone rappresentano le aree a maggior rischio in quanto la coltre di riporto è potenzialmente soggetta ad improvviso collasso gravitativo. INSTABILITÀ GLOBALE DELL’INTERO CORPO DI FRANA L’instabilità generale del corpo di frana, ovvero il movimento lungo l’originaria superficie di distacco, non è attualmente documentabile. Non esistono, infatti, evidenze morfologiche recenti di un movimento generalizzato dell’intero corpo di frana e le poco misure inclinometriche eseguite negli anni addietro non sono estese su un arco di tempo significativo. Sono ipotizzabili, comunque, lenti movimenti deformativi lungo l’originaria superficie di rottura soprattutto in concomitanza di eventi tellurici o di improvvise variazioni del livello della falda idrica.

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CONCLUSIONI L’analisi dei dati geologici e morfologici e del quadro fessurativo dei fabbricati consente di individuare differenti meccanismi cinematici che hanno contribuito e tutt’ora contribuiscono, ai dissesto osservati nell’area del Rione Casale (Fig. 4). Nelle zone a ridosso dell’originaria nicchia di distacco, prevalgono i movimenti di cedimento verticale del terreno. Tali movimenti sono riconducibili alla presenza di grossi spessori di materiale detritico con caratteristiche meccaniche scadenti e all’inadeguatezza delle strutture fondali degli edifici. A ciò si associano le frequenti rotture delle reti idriche e un drenaggio superficiale di tipo endoreico che contribuiscono ulteriormente ad aggravare la già precaria situazione statica dei manufatti. Nelle zone laterali il corpo di frana prevalgono le deformazioni gravitative di versante, sempre a carico della coltre detritica superficiale

che in queste aree è costituita principalmente da materiale di riporto. Per quanto riguarda il movimento generalizzato lungo l’originaria superficie di rottura si osserva quanto segue: allo stato attuale delle conoscenze tale movimento non e documentato nè da dati strumentali nè da indicazioni di carattere morfologico. In ogni caso non è possibile escludere la presenza di lenti movimenti di deformazione soprattutto in concomitanza di eventi tellurici o improvvise variazioni del livello della falda idrica. È attualmente in corso un monitoraggio inclinometrico e del quadro fessurativo dei fabbricati. RINGRAZIAMENTI Si ringrazia l’Arch. Sabina Colaianni diregente dell’UTC di Lavello e l’Ing. Donato Fasciano per la disponibilità e le numerose discussioni sull’argomento.

Figura 4 - Foto aerea con l'indicazione dei meccanismi di dissesto che agiscono nelle diverse aree. 1. nicchia di distacco; 2. area in cui prevalgono i cedimenti verticale; 3. vettori di movimento nelle aree in cui prevalgono i movimenti gravitativi di versante a carico della coltre di riporto.

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BIBLIOGRAFIA CITATA

BOENZI F., CALDARA M., LAZZARI M, PENNETTA L & SANSÒ P. (1999) - Osservazioni preliminari sull’evoluzione geomorfologica olocenica della Fossa Bradanica: considerazioni e problemi. In Studi geografici e geologici in onore di Severino Belloni, Univ. degli Studi di Milano, Univ. degli Studi di Milano-Bicocca. BALDUZZI A., CASNEDI R., CRESCENTI U. & TONNA M. (1982) - Il Pilo-Pleistocene del sottosuolo del Bacino Pugliese (Avanfossa appenninica). Geol. Rom., 21. CIARANFI N. MAGGIORE M., PIERI P., RAPISARDI L. RICCHETTI G. & WALSH N. (1979) - Considerazioni sulla neotettonica della Fossa Bradanica. Prog. Fin. Geod. del C.N.R., Pubb. n. 251. CRESCENTI U. (1975) - Sul substrrato pre-pliocenico dell’Avanfossa appenninica dalle Marche allo Jonio. Boll. Soc. Geol. It. 94. D’ECLESIIS G. & LORENZO P. - Frane ad evoluzione rapida lungo il Fosso Camardi (Ferrandina Mt). Geologia Territorio e Ambiente, periodico dellOrdine dei Geologi di Basilicata n. 3, 2002. DEL PRETE M., GIACARDI E. & TRISORIO LUIZZI G. (1993) - Riscio da frane intermittenti a cinematica lenta nelle aree montuose e collinari urbanizzate della Basilicata. CNR, Gruppo Nazionale per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche, Università della Basilicata, rapporto 1992. DOGLIONI C., TROPEANO M., MONGELLI F., PIERI P. (1996) - Middle-Late Pleistocene uplift of Puglia: An "anomaly" in the Apenninic foreland. Mem. Soc. Geol. It., 51, 101-117. MELIDORO G. (1987) - Indagini geologiche sulle condizioni di stabilità dell’abitato di Lavello. Comune di Lavello. MIGLIORINI C. (1937) - Cenno sullo studio e sulla prospezione petrolifera diuna zona dell’Italia meridionale. II Congresso Mondiale Petrolio, Parigi. PIERI P., SABATIO L. & TROPEANO M. (1996) - Significato geodinamico dei caratteri deposizionali e strutturali della Fossa Bradanica nel Pleistocene. Mem. Soc. Geol. It., 51. PATACCA E. & SCANDONE P. (2001) - Late thrust propagation and sedimentary response in the thrust belt-foredeep system of the Southern Apennines (Pliocene-Pleistocene). In Vai G.B. & Martini I.P. Eds. “Anatomy of a mountain: The Apennines and adjacent Mediterranean basins”. Kluwer Academic Publ., 401-440. VARNES, D. J. (1978) - Slope movement types and processes. Landslide Analysis and Control: in Schuster, R. L., Krizak, eds. Transportation Research Board Special Report No. 176, National Academy of Sciences, Washington, D. C., P. 11-33.

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Aggiornamento Albo Professionale Nuovi Iscritti 413 20.01.2006

414 10.02.2006

415 10.02.2006

416 10.02.2006

417 24.02.2006

418 17.03.2006

419 17.03.2006

421 23.05.2006

422

BORRACCINO Francesca

23.05.2006

Via dei Platani n. 4 - 85027 Rapolla (Pz)

423

VITALE Giuseppina

23.05.2006

Via Rosica n. 15 - 85100 Potenza

425

SAGARIA Gianluca

06.06.2006

Via Manzoni n. 6 - 85100 Potenza

426

MANCINO Monica

06.06.2006

Via Livorno n. 89 - 85100 Potenza

427

ANDRESINI Annamaria

19.06.2006

Palazzo Andresini n. 55 - 85050 Tito (Pz)

428

RIZZO Dario

01.09.2006

Via roma n. 49 - 85100 Potenza

429

MITOLO Mariarosaria

13.11.2006

Via Sant'Elia n. 24 - 85030 Carbone (Pz)

430

PETRAGLIA Maria Grazia Via rocco Scotellaro n. 149/A - 85045 Lauria (Pz)

01.12.2006

BECCE Marinella C.da Poggio Tre Galli n. 39 - 85100 Potenza

DI SALVIA Saverio Via Regina Margherita n.13 - 85010 Campomaggiore (Pz)

BERILLO Gennaro Via Adriatico n. 9 - 85100 Potenza

ROMANO Maurizio Via Adriatico n. 38 - 85100 Potenza

STRAZIUSO Katia Pia Teresa Via Roma n. 4 - 85017 Tolve (Pz)

MIRAGLIA Luciano Pietro Via Giov. De Angelis n. 36 - 75020 Scanzano J. (Mt)

CRISTIANO Antonio Via Soldato Focaraccio Gius. - 85038 Senise (Pz)

ZUCCARO Michele Via E. Fermi n. 65 - 75100 Matera (Mt)

Cancellazione dall'Albo Professionale 292 20.01.2006

STIGLIANO Francesco Pio Via Campo Farina n. 83 - Roma

S17 01.12.2006

MORENO Michele C.da Braida snc - 85014 Laurenzana (Pz)

Trasferimento dall'Albo Professionale 161 20.01.2006

PASQUI Valeria Via Pretoria n. 289 - 85100 Potenza

Deceduti 31 20.01.2006

PAVESE Giovanni Maria C.so Umberto n. 4 - 75010 Calciano (Mt)

Aggiornamento Iscritti Albo Professionale

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Passaggio dall'Albo sezione A all'Elenco Speciale S24 17.03.2006

S26 01.12.2006

SCARCIOLLA Emanuele Via Chiancalata n. 7/C - 75100 Matera (Mt)

POSSIDENTE Lucia Via Nazionale n. 24 - 85020 Possidente (Pz)

S27

PATERNOSTER Michele

01.12.2006

Via Anzio n. 51 - 85100 Potenza

S28 01.12.2006

GIOCOLI Alessandro Via Grumentina - 85050 Marsicovetere (Pz)

Iscritto nell'Elenco Speciale S25 21.04.2006

FESTA Vincenzo Via Dante n. 85 - 75100 Matera (Mt)

Passaggio dall'Elenco Speciale all'Albo sezione A 424 23.05.2006

BULFARO Marianna Via Oscar Romeo n. 7 - 85100 Potenza

SiderGeo reti zincate e plastificate

idrosemina e consolidamento scarpate con i metodi dell'ingegneria naturalistica Zona Industriale - 85050 Tito Scalo (Pz) Tel. 0971 651284 - Fax 0971 629247

Aggiornamento Iscritti Albo Professionale

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GIULOCO-prospezioni del Dott. Geol. Giuseppe Locoratolo [iscritta al Registro delle Imprese di Matera al n. 72480] sede: Via Dante 65 - 75100 Matera - Tel. & Fax 0835.264522 - P.Iva: 00576390777 E-mail: glocoratolo@tele2.it - Home Page: http://web.tiscali.it/giuloco La GIULOCO-prospezioni opera nel settore delle indagini geognostiche con specializzazione nel campo della Geofisica Applicata. Esegue interventi di supporto per studi geologico-tecnici inerenti tematiche ambientali, ingegneristiche, idrogeologiche e finalizzati alla ricostruzione di sequenze stratigrafiche, individuazione di corpi sepolti, caratterizzazione geodinamica dei litotipi, individuazione di livelli acquiferi. Operando in varie regioni viene a contatto con contesti geologici differenti, accrescendo continuamente la propria esperienza applicativa e potendo fornire cosĂŹ valide indicazioni geognostiche su un'ampia gamma di terreni. Le metodologie geofisiche applicate sono quelle della geosismica e della geoelettrica, con le seguenti tipologie d'indagine: - Prospezione geosismica a rifrazione di superficie in onde P ed S, con calcolo dei moduli dinamici e Vs30 e con elaborazione tomografica delle sezioni sismostratigrafiche (BASE SISMICA); - Prospezione geosismica a rifrazione in foro in onde P ed S, con calcolo dei moduli dinamici e Vs30 (DOWN-HOLE); - Prospezione geosismica con le metodologie REMI e MASW per il calcolo della Vs30; - Prospezione geoelettrica con metodologia Schlumberger o Wenner (SONDAGGIO ELETTRICO VERTICALE); - Prospezione geoelettrica con metodologia Dipolo-Dipolo Assiale (TOMOGRAFIA ELETTRICA).


Ordine dei Geologi di Basilicata Via Zara, 114 - 85100 POTENZA - Tel. 0971.35940 www.geologibasilicata.it • E-mail: segreteria@geologibasilicata.it


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