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GENTE SALESE - MENSILE DI ATTUALITÀ, CULTURA E INFORMAZIONE

N° 1 - ANNO XXXII - GENNAIO 2015

n. 1 GENNAIO 2015

GENTE SALESE

14 FEBBRAIO S. VALENTINO

L’AMORE È VERA RICCHEZZA 3

Dibattito tra i lettori su Indipendenza

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L’ampliamento scuole sfiora i 2 ml

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Gallo, da 3 generazioni “becari” di qualità


intro. 2

La festa di san Valentino, vescovo e martire, che il 14 febbraio festeggiamo, da sempre è associata alla festa dei fidanzati che vivono la loro speciale forma di amore, promessa di un futuro di felicità. Non è ben chiaro il motivo di questo patronato, ma di Valentino si sa che fu tra i primi vescovi di Terni alla fine del secondo secolo. Chiamato a Roma, vi compì alcuni prodigi convertendo al cristianesimo diverse persone e quindi attirandosi l’ira dei persecutori e subendo il martirio. Il sangue dei martiri è l’immagine dell’amore, di quell’amore radicale che fa cadere tutte le barriere e che è radice di pace nella vita di ogni persona così come nelle famiglie e nella società. Anche noi vogliamo ricordare questa ricorrenza perchè riteniamo che l’amore è la vera ricchezza. L’amore non si compra. Si può solo ricevere in dono. È veramente prezioso. In realtà siamo fatti gli uni per gli altri! “Io sono nato per te. Vivo per te. Tu sei la mia vita. Grazie perché ci sei”. Auguriamoci, allora, di capire che amore e gratuità sono due facce della stessa realtà: la Vita. G. B.

Gentile Direttore, sono un giovane che da qualche anno si è avvicinato alla politica, sempre con spirito libero e con idee indipendentiste. Desidero esprimere la massima ammirazione per lo spazio che state dedicando al referendum per l’ indipendenza del Veneto e all’autodeterminazione del Popolo Veneto. Da circa un anno, fin dal momento della sua nascita, faccio parte del movimento politico “Prima il Veneto” che come primo punto della propria missione cita: INDIPENDENZA DEL VENETO unica soluzione anti crisi. A tal proposito devo ringraziare una serie di amici con i quali collaboro per questo fine ed in particolare il coordinatore della segreteria comunale Stefano Maso il quale, pure lui indipendentista come me, tutti i giorni mi sprona, ci sprona a rimboccarci le maniche per portare i Veneti a scegliere, ma a scegliere cosa? Semplice, ci sono due strade: una è quella di continuare a rimanere servi e schiavi di uno stato carrozzone che ripulisce le casse del Veneto di oltre 20 miliardi di euro l’ anno per girarli ad altre regioni meno virtuose e più sprecone; l’ altra, al contrario,

Lettere al direttore

è quella di rendere il Veneto libero, indipendente e stato sovrano a tutti gli effetti. Dire che lo Stato Veneto sarebbe una piccola entità nell’attuale Europa è una falsità. Oggi il Veneto ha più abitanti di molte nazioni europee e sarebbe tra le primissime posizioni in fatto di PIL pro-capite, addirittura sopra il Regno Unito. Quei venti miliardi prima citati sarebbero 4.000 euro a disposizione di ogni cittadino veneto, neonati compresi. Proviamo a pensare

come cambierebbe la posizione economica di una famiglia di quattro persone con 16.000 euro di disponibilità aggiuntiva. Tutti i nostri enti che sempre si lamentano per i tagli dello stato centrale potrebbero finalmente ridurre e addirittura eliminare qualche accisa, tassa o tributo qua e là… Mettendo da parte la questione economico-finanziaria, tanto per non sembrare troppo materiali ed egoisti, punteremo invece sul patrimonio veneto fatto di lavoro, industrie, eccellenza nella sanità, università, agricoltura, monumenti, turismo, mare, montagna, fiumi, città storiche e chi più ne ha più ne metta. Vogliamo salvaguardare tutto ciò o vogliamo mandare tutto in malora per mancanza di risorse e soprattutto di identità ed amor proprio? Le risposte, le soluzioni a tutti questi problemi si ritrovano solo nel Veneto indipendente! Appoggiamo la raccolta dei fondi per il referendum e preghiamo Gente Salese di ripubblicare la relativa locandina della Regione Veneto. Le porgo i più cordiali saluti ricordando a tutti che siamo contattabili al sito internet www.primailveneto. org, su facebook “Prima il Veneto. Salese”, su Twitter “salese_piv”, email “primailveneto.salese@gmail. com” . Daniele Basso Responsabile IT e della comunicazione di Prima il Veneto. Sezione di Santa Maria di Sala

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L’Indipendenza del Veneto Il dibattito è sempre acceso È cosa splendida che in un giornale di strapaese si accenda, si infiammi, con spinte poi così razionali, mirate e pacate, un dibattito che spero possa tendere in futuro ad ampi e interessanti orizzonti, sia ideologici che storici. Così, solo per iniziare il nostro dibattito, il sig. Vanzetto che certo non sostiene la tesi separatista nella spietata analisi sulle perverse tassazioni imposte dallo stato centrale apparsa in analisi nel n° 11 di Gente Salese, ha rimesso indirettamente la palla al centro del nostro dibattito dimostrando la insostenibilità del percorso economico dello stato e quindi la disgiunzione biologica irreversibile tra paese legale e paese reale. Questa frattura che non può avere solo risvolti strettamente fiscali ma si riflette anche sui modelli etici, comportamentali, morali del nostro costume civile, certo da sola non basta a motivare le più ampie ragioni che portano la maggioranza del popolo veneto ad invocare un nuovo percorso della propria storia, a disegnare un progetto ardito di indipendenza e a rivendicare con ostinazione il diritto ad una identità territoriale che si pone ben oltre ogni speculazione geografica. Le ragioni separatiste sono ben più profonde, quindi ringrazio sin d’ora il sig. Vanzetto, Petrin e quanti altri vorranno allinearsi su questo dibattito, perché ricorderò a tutti che dal Risorgimento in poi la nostra storia civile è maturata, più che per le battaglie, proprio attraverso la democrazia dialettica delle opinioni e del dibattito, le sole condizioni per fare avanzare la storia, maturare le coscienze della società civile, perfezionare i meccanismi sempre più difficili del divenire attuale.

Ora i punti che propongo ad un primo approfondimento generale della questione sono questi: A – Cavour, preparando la prima seduta del Parlamento aveva ben chiare in mente l’organizzazione federalista del territorio Italiano, solo che ritenne di rimandare il Egregio Direttore, come il Signor Petrin, (cfr lettera pubblicata nel n°10) anch’io da parecchi anni sono un lavoratore autonomo che nel tempo ha visto aumentare il carico di imposizioni fiscali che lo Stato Italiano continua a far gravare in maniera spropositata su persone ed attività. Allora, citando la copertina del vostro giornale: “chi ci salverà?” purtroppo non vedo nessun personaggio del calibro di quelli citati dal Signor Petrin, uomini con una grande visione delle possibilità unitarie e soprattutto “galantuomini”. Gran parte della classe politicadirigenziale attuale si sta dimostrando sempre più collusa e corrotta ed ogni giorno si scoprono malefatte e ruberie che ci fanno sempre più sprofondare

programma per il timore che ciò generasse forze centrifughe all’interno della delicata unità appena raggiunta. Perciò non si dimentichi che il primo padre del Risorgimento aveva in cuor suo un’idea molto avanzata quale poi si è per-

in una “cloaca- maxima”. Nel progetto autonomistico del Veneto intravedo un barlume di speranza, se non per risollevarci, almeno per restare a galla, ma questo sarà possibile solo se si sconfiggerà il più grande nemico del Veneto: i Veneti stessi; brava gente, grandi lavoratori ma dimentichi del loro grande passato e soprattutto della loro identità culturale. Veneti diventati politicamente apatici, incapaci di vedere al di là del proprio tornaconto personale e perciò facili prede di chi usa grandi progetti (vedi MOSE) come fonte di arricchimento illecito contando sul fatto che ai Veneti “ghe basta lavorar”. Nella speranza di aver contribuito al dibattito con qualche spunto di riflessione porgo i più cordiali saluti. Luigino Seliziato

sa per strada. B – Il richiamo attuale egli esempi della Scozia, Irlanda, Catalogna, ecc., si presentano per noi solo come ipotesi di lavoro, perché non c’è identità tra il tessuto storico della Serenissima ed il loro. Ad esempio le ragioni indipendentiste della Scozia rievocano la spietata colonizzazione che l’Inghilterra ha sempre esercitato sui possedimenti della corona, quindi nessuna affinità con la storia veneta. C – In questi ultimi decenni abbiamo assistito a potenti processi di revisionismo della storia che in breve hanno smontato istituti che si ritenevano inamovibili e consolidati; ad es. Russia, Jugoslavia, ecc. Ne deriva che il diritto alla revisione storica, quando non si esercita con la forza è valido e fondante quanto l’autodeterminazione. D – Cerchiamo di capire bene che il problema dell’indipendenza non è solo quello di evitare di inviare ingenti risorse economiche a Roma ma che la capitale di risposta ingenera forze contrastanti che rallentano la nostra attitudine e la nostra energia imprenditoriale. E – Se si ritiene moralmente non ammissibile la dottrina che andiamo sostenendo, vanno spiegate anche le ragioni con cui lo stato palesemente sgretolando principi universali come il diritto alla proprietà individuale, il diritto alla sicurezza e incolumità, il diritto alla salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici, ecc. ecc. Il manifesto del nostro movimento si fonda su queste e su altre più profonde ragioni storiche e politiche che saremo ben lieti di aprire al vostro dibattito. Maurizio Ballan

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L’ampliamento della Scuola Media: i costi sfiorano i due milioni di euro!!!

Alla fine dello scorso anno si sono finalmente conclusi i lavori di ampliamento della scuola media. Ampliamento che secondo le promesse si doveva concludere per l’inizio dell’anno scolastico 2012, termine poi spostato a Dicembre, rinviato a febbraio 2013 rinviato ancora a settembre con l’inizio del nuovo anno scolastico, poi spostato a fine Dicembre per vedere, infine, le nuove aule consegnate alla scuola nella primavera del 2014 e con i lavori non ancora ultimati. Più di 2 anni per fare un ampliamento di alcune aule che danno una risposta molto parziale alle problematiche del plesso scolastico che necessità di spazi più funzionali che rispondano alle nuove esigenze didattiche e di risparmio energetico. Così, inevitabilmente, nel prossimo futuro si dovrà mettere ancora mano anche ai vecchi fabbricati della scuola media e soprattutto elementare. Edifici onerosi per le continue manutenzioni richieste e che richiedono un dispendio energetico elevatissimo oltre a non rispondere più alle esigenze funzionali della moderna didattica (es. tante aule dimensionate per classi di 20 alunni e quindi troppo piccole per le nuove classi composte da 25 e più alunni) . I lavori di un primo ampliamento del fabbricato scolastico (5 aule) sono stati appaltati per un importo iniziale di 1.050.000 euro (di cui 859.170,57 per lavori) aggiudicatisi da una impresa di Loreggia con una offerta al ribasso del 13%. In corso d’opera con ulteriore affidamento alla medesima impresa si sono assegnati i lavori per la costruzione di altre 5 aule e altri lavori di completamento dei servizi, dell’edificio e dell’area esterna. Il costo complessivo dell’inter-

vento è quindi stato di 1.845.187 euro oltre al costo (non quantificato) della progettazione e direzione lavori da parte del personale comunale. In merito a questo appalto ho già avuto modo di esprimere la mia più netta contrarietà in Consiglio comunale sia per l’ampliamento stesso che per l’incomprensibile esclusione dalla gara di tutte le imprese locali anche di quelle che avevano fatto domanda di partecipazione alla gara stessa. Come dicevo, le nuove 10 aule sono state consegnate per l’utilizzo alla scuola nella primavera del

2014 con lavori ancora in corso e ultimati solo a fine 2014. Ci sono voluti ben 2 anni per realizzare l’ampliamento, ma quello che è ancora più sorprendente è il costo complessivo dei lavori che è risultato di quasi 2.000.000 di euro!! Questo ampliamento, oltre a lasciare le nostre scuole obsolete e non in linea con le moderne esigenze didattiche, condizionerà pesantemente anche una improrogabile sistemazione del centro del capoluogo che necessita di un degno riassetto urbano e nuovi servizi. Dal punto di vista economico,

RETTIFICA Nel numero di ottobre 2014 nell’articolo: “L’ampliamento della scuola lascia irrisolti molti problemi” scrivevamo che “due aule ampliate con l’abbattimento del corridoio.. sono attraversate da quella che dovrebbe essere la via di fuga in caso di emergenza”. La Dirigente scolastica ci precisa, invece, che la via di fuga è prevista attraverso lo scalone di collegamento fra il primo piano ed il piano terra e l’ingresso principale del plesso. Ci scusiamo con i nostri lettori e la Dirigente scolastica per l’imprecisione.

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poi, mi pare sia stato inopportuno spendere circa 2 milioni di euro per un intervento palliativo che non risolve i problemi scolastici del capoluogo, quando si poteva dare avvio con un primo intervento al progetto del nuovo centro scolastico approvato dalla precedente amministrazione che comprendeva la nuova scuola media, quella elementare, un auditorium e nuovi uffici per la direzione didattica, il tutto a costo zero per i cittadini salesi. Il finanziamento del nuovo centro scolastico veniva garantito da un contributo a fondo perduto della Regione di circa 1 milione di euro, 4 milioni di euro da privati mediante perequazione urbanistica ed il resto con la vendita di parte del vecchio edificio scolastico dismesso. Non volendo impegnarsi nell’intervento complessivo, con i soldi spesi per l’ampliamento ed il contributo regionale, si poteva fare un primo stralcio risolvendo il problema della scuola elementare, dando spazi nuovi alla scuola media e soprattutto non occupando il centro del paese con un discutibile prefabbricato a 50 metri dalla Villa Farsetti. L’impressione è che l’attuale Amministrazione solo per il fatto che il progetto del nuovo centro scolastico era stato fatto dalla precedente Amministrazione comunale, perciò a priori da “buttare”, abbia preferito mettere mano nelle tasche dei contribuenti salesi in un momento di grande difficoltà per gran parte delle famiglie per fare un ampliamento brutto, inconcludente e costoso a ridosso di un fabbricato obsoleto condizionando pesantemente una futura riqualificazione del centro del Capoluogo. Paolo Bertoldo Capogruppo di Lista Salese

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L’accoglienza della vita “è un lievito che fa fermentare la nostra società segnata dalla cultura del benessere” L’accoglienza della vita «è un lievito che fa fermentare la nostra società, segnata dalla cultura del benessere che ci anestetizza». Riflessione tanto più urgente in una società come la nostra, impoverita «da un preoccupante declino demografico». Una situazione che ci interroga e che ci obbliga a considerare nuove forme di solidarietà a favore della vita, per esempio quello delle famiglie che “adottano” un’altra famiglia. «Possono nascere percorsi di prossimità nei quali una mamma che aspetta un bambino può trovare una famiglia, o un gruppo di famiglie, che si fanno carico di lei e del nascituro, evitando così il rischio dell’aborto al quale, suo malgrado, è orientata». Lo scrivono i vescovi italiani nel messaggio per la Giornata della vita in calendario domenica 1 febbraio in tutte le diocesi d’Italia. Quella della solidarietà familiare è il nucleo più originale del messaggio 2015 che infatti si intitola

“Solidali per la vita”. Un richiamo che non è un’utopia. In Italia è già possibile una vicinanza concreta tra famiglie secondo un progetto strutturato. Un aiuto che non è solo uno sporadico gesto di solidarietà, comunque positivo, ma un

accompagnamento tra famiglia e famiglia che diventa impegno condiviso. Il progetto, portato avanti da Fondazione Paideia e Caritas italiana punta a individuare famiglie disposte a prendersi carico di altre famiglie, magari più fragili,

magari meno attrezzate nella navigazione per quanto riguarda l’impegno di coppia, le difficoltà educative, la gestione ordinaria della vita quotidiana. Le difficoltà più frequenti da affrontare e “risolvere” grazie all’affiancamento di una famiglia, riguardano mamme sole con bambini piccoli, difficoltà nella relazione coniugale, problemi educativi, incapacità nella gestione economica e, più in generale, nell’insieme delle dinamiche familiari. Nato a Torino e diffuso in numerose diocesi di Piemonte, Lombardia, Triveneto ed Emilia Romagna, il progetto punta ora ad espandersi al Centro e al Sud. I risultati? Nove volte su dieci la famiglia in difficoltà può dire: «Non ci sentiamo più soli». Il primo passo per uscire dal disagio dell’isolamento e guardare in faccia la realtà. E per far vincere la vita, in tutta la ricchezza delle sue dimensioni. A. C.

27 gennaio, giorno della Il 10 febbraio ricordiamo memoria della Shoah le vittime delle foibe «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati». Una giornata speciale, una giornata dedicata al ricordo della Shoah, dello sterminio del popolo ebraico.

Una giornata per ricordare che tanti anni fa, durante la seconda guerra mondiale, milioni di uomini, donne e bambini sono stati perseguitati e poi strappati alla loro vita e portati nei lager da dove solo in pochi sono tornati. Ma perché ricordare una storia tanto triste? Col passare degli anni le persone che hanno vissuto quella terribile esperienza non potranno più raccontarla e noi potremmo dimenticarla. Invece, la memoria delle terribili storie ci deve aiutare a costruire un futuro migliore. Un futuro in cui quelle atrocità non si ripetano mai più!

Il 10 febbraio in tutta Italia si celebra il “Giorno del ricordo” per non dimenticare i cinquemila italiani massacrati in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia tra il 1943 e il 1945. Uccisi dai partigiani comunisti di Tito solo perché erano italiani: una “pulizia” politica ed etnica in piena regola, mascherata come azione di guerra o vendetta contro i fascisti. In realtà nelle cavità carsiche chiamate foibe vennero gettati ancora vivi, l’uno legato all’altro col fil di ferro, uomini, donne, anziani e bambini che in quel periodo di grande confusione bellica si erano ritrovati in balìa dei partigiani comunisti jugoslavi. Il “Giorno del ricordo” non è solo dedicato alle vittime delle foibe, ma anche alla grande tragedia dei profughi giuliani: 350 mila costretti all’esodo, a lasciare case e ogni bene per fuggire con ogni mezzo in Italia dove furono malamente accolti. Per mezzo secolo sulle stragi delle foibe e sull’esodo dei giuliani si è steso un pesante silenzio. Nel 1996 è stato un politico di si-

nistra, Luciano Violante, all’epoca presidente della Camera, a invitare a una rilettura storica degli avvenimenti. Giorgio Napolitano ha firmato la legge con cui nel 2004 il Parlamento istituiva una giornata commemorativa per le vittime dei titini. Perché il 10 febbraio? È una data simbolica che si riferisce al 1947 quando entrò in vigore il trattato di pace con cui le province di Pola, Fiume, Zara, parte delle zone di Gorizia e di Trieste passarono alla Jugoslavia. Le stragi avvennero all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 quando si scatenò l’offensiva dei partigiani comunisti contro nazisti e fascisti. Nel mezzo furono colpiti indiscriminatamente tutti gli italiani. Ma il massacro più vasto fu messo in atto a guerra finita, nel maggio del 1945, per costringere gli italiani a fuggire dalle province istriane, dalmate e della Venezia Giulia. Secondo le fonti più accreditate le vittime furono almeno 5000, ma diversi storici parlano di diecimila e più.


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Molte proteste per la L’Unione dei Comuni? chiusura del Municipio Un cammino in nel ponte dell’Epifania continua salita

Quanti cittadini si sono presentati in municipio venerdì 2, sabato 3 e lunedì 5 gennaio, magari approfittando delle ferie per sbrigare qualche pratica ed hanno trovato il portone chiuso! A Santa Maria di Sala abbiamo sperimentato anche la chiusura per ponte del municipio (per le emergenze telefonare al n°...). Ogni amministrazione, come si sa, vuole lasciare un segno e questa ne sta lasciando tanti, dall’aumento delle tasse sul reddito e sulla proprietà, al pasticcio sulla fatturazione del servizio di raccolta rifiuti, dallo smantellamento del corpo di polizia urbana alla chiusura del municipio. La giustificazione data è per risparmiare sui costi energetici. Sarebbe anche comprensibile e giustificabile se si fossero date le informazioni per tempo e nei modi idonei alla cittadinanza e se poi non si continuassero a spen-

O

CHIUS

dere soldi pubblici in cose inutili come la pubblicità alla giunta e in tante futili iniziative. Con questo principio, perché non chiudere tutto il mese di agosto? Si risolverebbe il problema del piano ferie e con i soldi risparmiati del condizionamento si potrebbe fare un bel “Festival dell’anguria”! Perché no?

Le parole d’ordine erano «semplificare», «spendere meno», «valorizzare» gli enti municipali, più vicini al cittadino. Sarà vero? La Giunta dell’Unione, composta dai sindaci dei sei comuni coinvolti (Martellago, Mirano, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala, Spinea), sabato 18 ottobre ha convocato il primo Consiglio: la riunione si è svolta in Villa Farsetti, a Santa Maria di Sala. A presiedere la Giunta per il primo anno è stato indicato il sindaco di Salzano Alessandro Quaresimin. Poco dopo è iniziato lo stato d’agitazione per gli agenti di Polizia Locale di Mirano, Noale, Salzano, Martellago, Santa Maria di Sala e Spinea i quali affermano che «Ben venga l’Unione, ma non a queste condizioni. Non vediamo alcun progresso, alcun taglio di denaro pubblico e alcun miglioramento di servizio. Ci sono solamente problemi organizzativi e salaria-

li» sbottano i sindacati facendosi portavoce di agenti e comandanti. Il progetto prevede che una cinquantina di dipendenti (tra agenti e amministrativi) operino in un comando unico e si trasferiscano tra un anno nella nuova sede miranese di Villa Belvedere, ma il personale della Polizia Locale avanza molti dubbi sia sulla tenuta organizzativa sia sull’adeguatezza di Villa Belvedere. A non aderire a questa Unione sono il comune di Scorzè e di Pianiga. Il sindaco di Scorzè Mestriner liquida così questa unione: ”Andrà in scena la vittoria della burocrazia su una classe politica poco lungimirante e paurosa. La gente ha bisogno di rappresentanti che si assumano la responsabilità delle decisioni, non di baracconi. Non si avrà alcun risparmio: puntano solo a usare i fondi dei cittadini in più. Invece si dovrebbero tagliare i costi, la burocrazia e le tasse”.

Servono interventi più rapidi nella manutenzione ordinaria Nel numero di settembre avevamo documentato una serie di situazioni di degrado che interessavano il nostro Capoluogo comunale. Qualcuna è stata prontamente eliminata, qualche altra è come prima,

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qualche altra ancora è stata risolta a metà gennaio come la slabbratura del marciapiede est del Viale dei Carpini. Slabbratura creatasi già nella primavera 2014, da noi denunciata a settembre visto che nessuno

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sembrava voler intervenire. Foto (1) del 15 settembre 2014. È passato settembre, ottobre, novembre (foto 2 del 20 dicembre) e finalmente al 30 dicembre è apparso il cartello con l’indicazione del pericolo (foto

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2 del 2 gennaio 2015). Dopo il cartello, ecco che il 15 ed il 16 gennaio il danno è stato riparato ed il marciapiede rimesso in sicurezza (foto 4 del 15 gennaio. Quando si dice rapidità ed efficienza.

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Continua l’attesa A Santa Maria di Sala per la riapertura della la Befana fa divertire Farmacia di Caltana e unisce vari gruppi

Lo stabile che ha ospitato la Farmacia di Caltana

È trascorso più di un anno da quando l’agognata e apprezzata farmacia di Caltana è stata chiusa per trasferimento della conduttrice, vincitrice del concorso. Come si ricorderà, i Consiglieri Comunale Paolo Bertoldo, Primo Bertoldo e Giovanni Vanzetto, che già in passato si erano adoperati per l’apertura della farmacia, raccogliendo le attese dei cittadini di Caltana, hanno raccolto una petizione di circa 1500 sottoscrizioni, chiedendo alle Autorità competenti la riapertura della farmacia nel più breve tempo possibile. Le motivazioni della richiesta, più volte evidenziate, sono di facile comprensione e riguardano l’estrema importanza di avere un presidio farmaceutico in un Paese di circa 4000 abitanti, quale Caltana è, soprattutto per le fasce più deboli e meno indipendenti. La petizione è stata consegnata al Presidente della Regione Veneto, competente per il caso, e ha fatto da determinante apri pista anche ad altre iniziative di sostegno. I tre Consiglieri promotori della petizione hanno più volte moni-

torato e seguito, con atti formali ed informali, la richiesta avanzata dai Cittadini e, recentemente, proprio dalla Segreteria del Presidente Zaia hanno avuto la conferma che la pratica è oggetto della massima attenzione. Il Presidente Zaia, infatti, sta esaminando ogni possibilità per accelerare la riapertura della farmacia. Per questo motivo è stato coinvolto l’Ufficio Legale della Regione Veneto con l’incarico di esaminare la possibilità di attingere dal vecchio concorso il nominativo cui affidare la conduzione della farmacia. L’alternativa sarebbe, molto probabilmente, indire un nuovo concorso, con i tempi che possiamo immaginare. I tre Consiglieri Comunali che hanno sostenuto la Petizione sperano molto sull’interessamento della Presidenza della Regione Veneto e auspicano che venga trovata una soluzione ragionevole che superi l’iter burocratico per dare risposte alle esigenze dei cittadini che si trovano a subire lacune nei servizi. P.B.

Martedì 6 gennaio, nel patronato “Don Bosco” di Santa Maria di Sala si è svolta la Festa della Befana, evento organizzato dal Circolo NOI e dalla parrocchia con l’aiuto e la partecipazione del “Gruppo Giovani” e dai “Nati per caso”. Nel piazzale del patronato è stato allestito uno stand con gustosi panini, trippa, musetto e patatine fritte che hanno soddisfatto i palati dei numerosi partecipanti all’evento. L’iniziativa è stata apprezzata da quanti hanno condiviso questo momento di festa e di animazione realizzato a più mani. Nel primo pomeriggio il “Gruppo Giovani” ha abilmente intrattenuto i numerosi bambini con balli e giochi, sino all’arrivo della tanto attesa Befana, che ha poi distribuito ad ognuno una calza piena di dolciumi. Alle 17.00 i “Nati per caso” (gruppo di genitori con la passione del teatro) hanno interpretato il processo alla “vecia”, strappando sorrisi e fragorose risate a tutti gli spettatori.

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L’evento si è poi concluso in dolcezza con buonissimi crostoli offerti a tutti i partecipanti che hanno assistito al piccolo falò, dove la befana ha espiato la sua colpa venendo bruciata per propiziare l’anno nuovo. Grande soddisfazione da tutti i volontari e organizzatori per la massiccia presenza, favorita anche dall’evento “Fiabe in Villa” che la Proloco anche quest’anno ha voluto dare vita. Per il futuro, sarebbe auspicabile una collaborazione in sinergia con l’Amministrazione per poter abbinare i due eventi, così da evidenziare il paese nel territorio che lo circonda. Un grazie di cuore a tutti i volontari che in vario modo hanno contribuito alla realizzazione di questa bella festa. Diamo a tutti voi appuntamento al Carnevale del 15 Febbraio e al 6 gennaio 2016. Inoltre il coro Happy Family vi invita tutti al concerto dell’8 marzo dedicato alle donne, che si terrà al Teatro Pertini alle 17.30 e che sarà seguito da una pizzata presso il patronato adiacente. Manuela Pallaro

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Il Garden Center è un crocevia di iniziative e progetti interessanti

Monica, puoi raccontarci brevemente la storia della vostra azienda? La nostra azienda è stata fondata dal papà Remo e dalla mamma Paola Orbolato, alla fine degli anni Sessanta, come impresa familiare di produzione e commercializzazione di piante. Negli anni abbiamo affinato le tecniche di esecuzione e manutenzione ai livelli più alti e abbiamo e esteso il nostro ramo di azione nella creazione di un ampio vivaio e nella realizzazione e manutenzione di giardini per il settore pubblico e privato. Nel 1986, infine, è stato aperto anche il Garden Center, dove selezioniamo piante da interno e da giardino. Al lavoro di mamma e papà si è aggiunto anche quello mio e dei miei fratelli Mirco ed Elena, oltre che di mio marito Matteo. Due anni fa, dopo la scomparsa del papà, abbiamo dovuto affrontare l’ultima parte del ricambio generazionale, una fase molto delicata per tutte le aziende, durante il periodo della crisi economica, anche grazie ad un coach aziendale e di collaboratori esterni. In proposito, abbiamo avuto anche la soddisfazione di essere “studiati” in questo passaggio dal dott. Oscar Zampiron, nella sua tesi di Laurea in Scienze della Formazione presso l’Università di Padova intitolata “Modelli ed evoluzione del corporate coaching in Italia – Il passaggio generazionale in Vivai Gardin”: la tesi considerava lo strumento del corporate coaching e la sua applicazione nel passaggio generazionale della nostra azienda. Possiamo dire che siete un’azienda, quindi, che grazie alle diverse pro-

fessionalità è in continua evoluzione? Direi di sì. Operiamo, ormai con esperienza quarantennale, nella costruzione delle opere a verde, fornendo al cliente un servizio completo che include la realizzazione dell’impianto di irrigazione; del tappeto erboso residenziale, corporativo e sportivo. Il nostro staff è formato da professionisti del settore e da sempre ci prefissiamo di offrire alla nostra clientela un’offerta sempre più ampia di prodotti, garantire standard qualitativi elevati ed offrire un servizio che sappia soddisfare le esigenze della propria clientela, rispondendo alle necessità specifiche di ciascun cliente. In questo cerchiamo di coniugare l’ascolto attento, la flessibilità nella soluzione e il miglior prezzo possibile e grazie a questo siamo riusciti a costruire un portafoglio lavori di numerosi giardini privati di qualità, non trascurando la salvaguardia del patrimonio botanico e applicando tecniche e macchinari all’avanguardia. Il vostro impegno come azienda non è rivolto solo all’ambito professiona-

le ma anche al sociale e all’ambiente. In quale progetti siete impegnati? Sostenuti dal dott. Massimo Tommasi, abbiamo aderito, prima azienda in Veneto, alla Campagna di Noino. org – Uomini contro la Violenza sulle Donne organizzando due raccolte fondi all’interno del nostro negozio e partecipando a interventi informativi in collaborazione con il Comune di S. Maria di Sala. Siamo sempre più convinti che l’impegno imprenditoriale non possa prescindere dall’impegno sociale e debba tradursi anche in iniziative di questo genere. Sul fonte della tutela dell’ambiente, invece, che cosa mi racconti? Parto da una premessa fondamentale: siamo certi che senza tutelare l’ambiente non possiamo tutelare il nostro futuro. Per questo motivo, intendiamo far diventare il nostro Garden un centro di promozione della cultura del verde. Abbiamo organizzato un corso relativo

alla lotta biologica per l’orto e il giardino, lotta che consiste nell’inserimento di predatori e prodotti naturali che non siano dannosi alle coltivazioni e all’uomo e nel pieno rispetto dell’ambiente. Abbiamo anche ospitato esperti botanici per un corso sulla coltivazione delle orchidee. Puntiamo soprattutto sulle giovani generazioni per diffondere un atteggiamento culturale più sensibile e attento a questi temi. In cosa consistono queste ultime iniziative da te citate? Collaboriamo con le scuole elementari dei comuni di Santa Maria di Sala, Borgoricco e Villanova di Camposampiero, Vigonza per la creazione di laboratori didattici che, fino ad oggi, hanno visto la partecipazione di circa mille bambini. I Laboratori della Gardin Piante non sono solo delle lezioni ma un modo in cui i ragazzi possono imparare divertendosi, toccando con mano quello che di solito studiano solo sui libri, attraverso una impostazione che intervalla l’esposizione di nozioni basilari ad attività manuali. I ragazzi possono così aumentare la loro conoscenza e la consapevolezza dell’importanza dei temi ambientali trattati, come il suolo e la biodiversità. Durante i laboratori i ragazzi hanno la possibilità di sviluppare le loro capacità di osservazione e di ricerca. Il vostro Garden è un crocevia di iniziative e di progetti interessanti quindi. Quali eventi avete organizzato? Abbiamo dedicato un week-end alNatale in Giardino, e una laboratorio rivolto ai bambini, “Natale creativo”, e organizzato un corso decor per adulti dedicato alle ghirlande natalizie naturali e un’altro denominato “La tavola in festa”, dedicato alla creazione di decorazioni natalizie per la tavola delle feste. Abbiamo dato spazio al corso “Minigiardini in vaso per le feste”, dove i nostri ospiti hanno creato la loro composizione in vaso per l’ingresso o il balcone per le feste.

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Lo sport del pedale, tanto caro nel Salese, a piccoli passi sta tornando alla ribalta. La Cycling Salese ne è l’emblema con oltre 130 tesserati. Un società giovane che in quattro stagioni dall’esordio rappresenta una solida realtà delle due ruote. Dopo il Gs. Fenice Caselle e il S. Marco Stigliano e il Gs 92, ora possiamo annoverare questa nuova realtà. Nella stagione corrente il salto di qualità con l’iscrizione alla Federazione Ciclistica Italiana, per considerarsi una rivelazione nel territorio Regionale e Nazionale. Nella sala teatro di Villa Farsetti, alla presenza del sindaco e dell’assessore allo sport, è stata presentata la Salese Cycling 2015. Il salto di qualità è sicuramente dovuto alla fusione con gli atleti dell’FPT industrie all’interno dell’organico Salese. Per il presidente Gabriele

Tomaello sarà sicuramente un impegno davvero notevole. Intanto la stagione, appena iniziata, consegna già i primi risultati: l’argento agli Italiani di ciclocross ad opera di G. Franco Mariuzzo; segue il successo, nel Ferrarese (il primo della stagione) con Mattia Donà. “Chi ben comincia è a metà dell’opera” verrebbe spontaneo da dire.

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Le prospettive ci sono tutte. L’impegno degli oltre 130 iscritti sarà diviso in due gruppi: gli agonisti veri e propri, impegnati nel fuoristrada e nelle G.Fondo, la parte strettamente ecologica con gli escursionisti, impegnati nei Raduni e nelle uscite domenicali. La nota di fondo rimane unica: portare i colori del team Salese nel territorio con

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grande umiltà, facendo ricordare la provenieza di questi atleti: arrivano dalla terra di Toni Bevilacqua, di Mario Vallotto, di Attilio Benfatto, dei F.lli Sabbadin. Non poteva mancare il cav. Bruno Carraro, uno sportivo in generale e amante del ciclismo in particolare che in questa stagione è stato tra i fautori del passaggio del Giro d’Italia a Santa Maria di Sala. Sicuramente la Salese Cycling sarà determinante nell’aiuto per preparare l’evento davvero molto “sentito” da tutta l’Amministrazione Comunale e le sorprese non mancheranno. Tra gli appuntamenti del team agonistico ci sarà il Trofeo d’Autunno, oltre ai vari appuntamenti regionali e nazionali. È inoltre confermata anche la kermesse finale del circuito più anziano delle ruote grasse e le premiazioni finali. Luciano Martellozzo


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Da tre generazioni i Gallo si tramandano con passione e serietà l’arte del “becaro”

Frutto di tanto lavoro, serietà e perseveranza Le nostre storiche aziende artigianale e commerciali che sono cresciute nei e con i nostri paesi rappresentano un pezzo della nostra storia economica e sociale che non deve andare dispersa. Una di queste azienda storiche è senz’altro la Macelleria Gallo di Santa Maria di Sala. Attività avviata con tutte le fatiche, le difficoltà e i rischi che i tempi di allora richiedevano (siamo a cavallo della seconda guerra mondiale) da Plinio Gallo. Plinio è stato fin da piccolo un bambino intraprendente. Nato a Massanzago il 22 dicembre del 1913, a due anni circa si era allontanato da casa ed era caduto nel fossato di fronte alla trattoria “Pecorella”. Ogni qualvolta passava di là diceva: “Qui mi hanno tirato su con un rastrello e mi hanno salvato”. Era un inverno freddissimo ed i fossi erano straripati per troppa acqua. La famiglia molto numerosa si era poi trasferita in Via Cognaro per gestire la trattoria e la rivendita di alimentari da “Gaio” rimasta in attività fino a poco tempo fa. Erano dieci fratelli e Plinio, “vivace e curioso” scappò da casa a dodici anni circa per recarsi a Mira incuriosito dai racconti sul ponte girevole sul grande canale che lui voleva a tutti i costi vedere. Lì rimase dormendo qua e là nei fienili finché finì a servizio dalla famiglia Zinato, macellai del posto. Partì proprio da zero, tanto che il suo primo lavoro, al mattino, era quello di lucidare gli stivali e le scarpe dei “padroni”. Ma Plinio era sveglio e ben presto imparò l’arte del “becaro” già praticata anche in famiglia dal padre Virginio. A 17 anni il “padrone”, accortosi delle capacità del garzone cominciò a mandarlo dai vari macellai ad acquistare roostbeef e filetti (tagli nobili che in campagna non si vendevano perché troppo costosi) da rivendere ai ristoranti di Venezia. Così Plinio conob-

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Enzo Gallo da bambino

be quelli che poi sarebbero stati suoi clienti. A vent’anni si trasferì a Caltana a lavorare per la famiglia Maso e lì conobbe Agnese che sposerà

e che l’aiuterà nel suo lavoro per tutta la vita. Sposata Agnese acquistò un negozio tutto suo a Fossò ma ben presto fu chiamato alle armi e Agnese restò sola a mandare avanti l’attività. Plinio finì prima a Mestre e poi a Trieste. Doveva partire per la Russia ma poiché sapeva lavorare con impegno ed aveva dimostrato grande capacità organizzativa rimase fortunatamente a Trieste nella gestione dei magazzini della sussistenza. Finito il militare aprì un piccolo spaccio a Santa Maria di Sala. La casa non era sua ma venuto a conoscenza che il terreno vicino al municipio era in vendita, si recò in bicicletta dal proprietario a Valdobbiadene per acquistarne 1000 mt su cui costruirsi la casa. Intanto si apriva il commercio. Plinio si recava in calesse al mercato di Portogruaro aiutato da Bruno Librelato detto “el Biro” e ritornava con un gregge di pecore e capre; a volte vendeva cavallo

e calesse per pagarle e ritornavano a piedi in 2 giorni di cammino. S. Maria di Sala era un piccolo borgo con neanche mille abitanti ma col pullman di linea da Venezia arrivavano i veneziani a fare rifornimento di “castrà” e quelli erano i principali clienti della macelleria. Finita la guerra ultimò la casa ed un piccolo macello adiacente così l’attività fu trasferita nella prima vera e propria macelleria vicino al municipio. Erano tempi duri, circolavano pochi soldi e si ricorreva abitualmente al baratto. In una società ancora prevalentemente agricola di mezzadri e fittavoli, molti pagavano con le uova che Agnese utilizzava per fare gelati che vendeva in negozio. Gli affari prosperavano e Plinio poté acquistare tutto il terreno a nord della casa fino alla chiesa regalandone una bella porzione al Comune su cui ora insiste il vecchio e nuovo edificio della scuola media. Il salto di qualità commerciale av-

Inaugurazione del macello (anni ‘50). Da sx: Giuseppe Gallo, il dott. Mirco Marzaro, il senatore Eugenio Gatto e Plinio Gallo.

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Nella foto Enzo Gallo con i figli e i dipendenti. Da sx: Leonardo Moro e Roberto Chiggiato (dipendenti). Seguono Plinio Gallo, Enzo Gallo, Irene Gallo e Riccardo Gallo.

venne negli anni cinquanta con una forte espansione della attività di fornitura all’Ospedale Civile di Venezia, alle Carceri e tanti altri Istituti. Le meno richieste parti anteriori di bovino Plinio le vendeva a Trieste dove aveva conosciuto tanti commercianti durante il servizio militare. Il lavoro intanto aumentava fino ad arrivare a macellare 300/400 capi alla settimana. I mercati si erano allargati fino a Milano, Firenza, Roma, Bari...ma con i nuovi clienti arrivarono ben presto anche le prime pesanti “insolvenze”. Poi capitò la tegola dello scandalo del latte olandese (che

serviva ad alimentare i vitelli) e le vendite di carne crollarono, Per pagare i soccidanti (aveva circa 8.000 capi nelle stalle degli allevatori che lavoravano per lui) Plinio dovette smobilizzare gran parte dei suoi capitali e ridurre drasticamente l’attività. Dal 1969 la conduzione della azienda di famiglia fu assunta dal figlio minore Enzo. La figlia Virginia aveva aperto col marito una macelleria a Dolo e l’altro figlio Luciano aveva avviato un’altra attività, salvo tornare dopo circa un anno a lavorare col fratello Enzo, per ritirarsi, poi, cinquantenne in pensione.

Enzo dovette riorganizzare il lavoro anche perché nel frattempo era stato chiuso lo storico macello di famiglia poiché non più agibile in pieno centro abitato. Memore delle esperienze del padre Enzo adottò una gestione più prudente facendo sempre i passi lunghi quanto le sue gambe sostenuto dalla sua grande passione per il lavoro, questa sì proseguita sulle orme del padre. Passione ed impegno che gli hanno consentito di superare tutte le difficoltà che anche per lui non sono mancate. Enzo continua a lavorare con i figli Plinio Junior che vediamo ogni giorno al banco a servire la

clientela con competenza e affabile professionalità e la figlia Irene che segue la parte contabile. È vero, i tempi sono cambiati ed è cambiato anche il sistema delle famiglie di fare la spesa. I supermercati lusingano a riempire i carrelli di merce già tutta preconfezionata ma chi ama ancora mangiare bene e scegliere il taglio e la qualità giusta per ogni preparazione continua a servirsi della esperienza e dei consigli professionali della macelleria Gallo che rimane una delle più significative e conosciute aziende storiche del nostro Comune. Giovanni Vanzetto

Il fornitissimo banco della macelleria Gallo. Accanto ai tagli freschi propongono una grande varietà di preparati sia pronti che da ritirare su ordinazione, utili per rendere ogni pasto una gustosa novità.

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CORNIOLA: l’amore di una madre È seduta per terra, sul tappeto cosparso di giochi lasciati in disordine da nostra figlia. Lo fa spesso quando Giulia dorme. Prende le sue scatole “magiche” contenenti cartoncini colorati, pannolenci, borchie, colori, nastrini, e chissà quale altra cosa… Si mette sul pavimento e crea le sue opere. Io resto seduto sul divano, a pochi centimetri da lei e la guardo. So che non se ne accorge nemmeno. È completamente avvolta nel suo elemento, nella sua fase creativa. Soprattutto adesso, che sta preparando le decorazioni per la prima festa di compleanno della nostra piccola. È da settimane che ci lavora, e oramai è a buon punto. Mancano pochi giorni al 17 dicembre… Guardandola, mi viene in mente una vecchia leggenda legata a una pietra che di prezioso non ha molto, ma che io ritengo invece di grande valore. Tantissimi anni fa c’era una donna di famiglia molto povera che si guadagnava da vivere con il lavoro di sarta. Avvicinandosi al giorno del compleanno della figlia maggiore, decise di confezionarle un bell’abito per la festa, ma dato che possedeva soltanto la sua arte e le sue stoffe grezze, il vestito sarebbe stato tutto bianco. La donna lavorò ogni giorno fino a notte fonda, perfino al buio pur di terminare in tempo. E fu per questo che la sera prima del compleanno si punse e la stoffa si riempì di macchie rosse. Lei non se ne accorse nemmeno, e andò a dormire felice di aver terminato il regalo per sua figlia. Durante il sonno gli dei, impietositi da tanto amore, trasformarono quelle macchioline di sangue in splendide pietre rosse, decorando l’abito di quella povera fanciulla che per un giorno tutti invidiarono, anche le ragazze più ricche del paese, perché quello era il

Macelleria GALLO PLINIO

Q u a l i tà con v e n i e nza e t rad i z ione

più bel vestito che avessero mai visto. In un cassetto ho trovato ancora una corniola. L’ho messa sotto l’albero quest’anno. Ne ho bisogno, perché è molto più che la pietra protettrice dei sarti… Dovete sapere che oltre al colore rosso-arancione esiste anche nella varietà gialla, ed è una delle pietre del segno dell’ariete, dei gemelli e della vergine. Ha la straordinaria capacità di liberare le energie bloccate, concedendo la stabilità e la concentrazione necessaria per poter realizzare gli obiettivi, anche i più difficili. Libera dall’odio e aiuta a gestire il proprio stato emotivo. Aiuta a congiungere la nostra parte terrena a quella interiore e profonda, cioè quella spirituale. È un buon rimedio anche per i malanni dei reni e della pressione del sangue. Insomma, mentre scrivo questo articolo, a me sembra che questa gemma parli di me, dei miei momenti e delle mie lune. Ma soprattutto, vedendo l’amore che Alessandra mette in ogni cosa che fa per Giulia, lei mi ricorda quella sarta, che usò il suo talento per rendere felice la sua bambina. Sempre. E sono sicuro che domani, quando soffieremo sulla prima candelina, si compirà un’altra magia…

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POGGIATESTA E AIRBAG DUE SISTEMI DI SICUREZZA Per prevenire il “colpo di frusta”, i sedili sono dotati di poggiatesta, che, per essere utili, devono essere correttamente regolati, sia in altezza che in inclinazione. Un altro dispositivo per la sicurezza passiva dei viaggiatori è l’airbag, che serve a limitare i danni agli occupanti del veicolo per colpi contro superfici interne in caso di incidente stradale con urto violento. Si tratta di un cuscino gonfiabile in nylon, o altro materiale sintetico, installato sia dalla parte del guidatore che da quella del passeggero; può essere di tipo frontale o laterale. Entra in funzione in caso di collisione (urto violento), frapponendosi fra l’abitacolo e la persona, gonfiandosi automaticamente in pochi millisecondi, grazie al comando di un sensore; può essere talvolta disattivabile. L’airbag può essere pericoloso se si attiva mentre non si indossa la cintura di sicurezza. Casco protettivo. I conducenti ed eventuali passeggeri (anche se maggiorenni) di ciclomotori e motoveicoli (compresi quadricicli a motore privi di carrozzeria, Quad) durante la marcia devono indossare e tenere regolarmente allacciato il casco protettivo. Il casco è obbligatorio anche per i conducenti e passeggeri di motoci-

cli con sidecar. E’ obbligatorio per i conducenti di moto d’epoca nelle manifestazioni. In base a quanto stabilito dal Codice della strada, il conducente che non indossa il casco è soggetto alla decurtazione di punti. Il conducente è altresì responsabile del mancato uso del casco da parte di un eventuale passeggero minorenne. Sono esentati dall’obbligo del casco: • I conducenti e i passeggeri di ciclomotori e motoveicoli a 3 ruote con carrozzeria chiusa. • I conducenti e i passeggeri di ciclomotori e motoveicoli a 2 o a 3 ruote dotati di cellula di sicurezza a prova di crash (protegge da impatti frontali, laterali e da ribaltamenti per cui il veicolo può essere guidato senza casco) nonché di sistema di ritenuta e di dispositivi atti a garantire l’utilizzo del veicolo in condizioni di sicurezza. Il casco deve essere indossato perché, in caso di incidente, limita le lesioni al capo, anche se non è in grado di assorbire totalmente urti violenti. Il casco integrale protegge anche il viso da traumi e lesioni in caso di incidente. Per proteggere il viso e gli occhi da impatti con insetti, è importante che il casco sia dotato di una visiera che garanti-

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sca la perfetta visione con qualunque condizione di luce o illuminazione; il pericolo di appannamento è limitato da un apposito sistema di aerazione del casco. Quando la visiera risulti rigata o danneggiata, deve essere sostituita. Si deve utilizzare soltanto un casco di misura adatta alla propria testa, cioè di taglia corretta, che calzi perfettamente e che, una volta indossato, non si muove. Un casco troppo grande, infatti, può calare sugli occhi del conducente o ruotare, riducendo la visuale. Dopo averlo indossato, occorre allacciarlo correttamente. In caso di caduta, infatti, la parte inferiore di un casco di misura non adeguata o indossato non correttamente può comprimere e fratturare le vertebre cervicali, con gravissimi danni. Il casco può essere utilizzato solo se integro, perciò, deve essere costantemente pulito, utilizzando detersivi non corrosivi, ed evitando benzina, solventi ecc. In ogni caso, il casco deve essere periodicamente sostituito, perché nel tempo subisce un processo di invecchiamento dovuto a luce e calore; deve essere sostituito anche se ha subito un forte urto, anche se non mostra deformazioni sulla calotta esterna. Per migliorare la sicurezza è prevista per i conducenti di ciclomo-

a cura di Mario Garippo

tori e di motoveicoli la possibilità di impiegare, in via sperimentale, il casco protettivo elettronico (CPE), dotato di un dispositivo che impedisce il funzionamento del veicolo quando il casco non venga correttamente indossato. Abbigliamento di sicurezza Guidando ciclomotori e motocicli è consigliabile utilizzare un abbigliamento ad uso motociclistico che garantisca una adeguata protezione del corpo del conducente e dei passeggeri che comprende principalmente guanti, giacche stivali. I guanti proteggono le mani, pur garantendo la giusta sensibilità durante la guida e una presa più sicura sui comandi. Devono essere indossati anche in estate; sono disponibili modelli con imbottiture diverse a seconda della stagione. Hanno speciali sistemi di aggancio per impedire il loro sfilamento in caso di caduta. I guanti da motociclisti proteggono il palmo della mano in caso di caduta con strisciamento sull’asfalto e il dorso in caso di impatto con corpi duri. Le giacche proteggono dall’abrasione in caso di scivolamento sull’asfalto, grazie ad inserti rigidi protettivi in corrispondenza delle articolazioni. Giacche da motociclisti raggiungono il livello di protezione dimostrato da prove di resistenza al taglio e all’abrasione da impatto a cui sono sottoposte. Gli stivali permettono una giusta protezione di piedi e caviglie: riparano le articolazioni della caviglia dal freddo, riducono gli effetti di distorsioni in caso di appoggio impreciso dei piedi; proteggono i piedi da abrasioni sull’asfalto in caso di caduta. Gli stivali sono progettati per non scalzarsi in caso di caduta; sono privi di nastri liberi o stringhe per evitare l’aggancio alle pedivelle dei motocicli.

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Funzione del padre nella crescita dei figli Un argomento molto diffuso in questi anni è l’interrogativo sulle funzioni del padre perché siamo in un’epoca in cui il ruolo della madre nella cura dei figli è molto chiaro ma non altrettanto quella del padre. Questo padre, che è sempre stato un caposaldo nella concezione sociale, oggi sembra essere in secondo piano, sembra che funzioni come sostituto materno e che non abbia una sua propria funzione nella relazione coi figli. I ruoli sociali maschili e femminili negli ultimi decenni si sono profondamente modificati; c’è stata una perdita di valore della identità definita e precostituita; oggi tutto è più sfumato, tutto è molto più labile. Fino agli anni ’60/’70 era molto chiaro cosa doveva fare la femmina e cosa doveva fare il maschio, come si dovevano vestire, ecc. Negli anni 60 c’è stata l’apertura dell’università alle ragazze e negli anni 70/80 il forte impatto del femminismo hanno portato il riscatto delle donne che ha spazzato via una serie di pregiudizi anche sul tipo di intelligenza femminile; si è aperto il mondo del lavoro e la donna ha spinto per avere un lavoro che non fosse solo di aiuto per la famiglia ma anche di affermazione delle proprie capacità. In quegli anni è arrivata la pillola che ha permesso alla donna di usare il proprio corpo a sua discrezione e quindi a fare meno figli per dedicarsi alla carriera lavorativa. Contemporaneamente è avvenuto un cambiamento di professionalità che è andato a colpire i maschi: il lavoro nelle fabbriche è stato sostituito da macchine e, oltre a questo, l’uomo si è trovato a competere con la donna sul posto di lavoro. Ciò ha generato

una perdita di orgoglio per lo svilimento di un saper fare e per un indebolimento del ruolo sociale. Anche in famiglia i padri, in questi ultimi anni, sembrano essere molto più presenti nella cura dei figli ma lo fanno per sostituire le madri, per essere un po’ più in parità tra uomo e donna ma senza la consapevolezza di una loro funzione specifica. In una labilità di ruoli, di ruoli intrecciati e confusi, cosa ci vuole per poter trovare quella sicurezza che l’identificazione con funzioni e compiti ben definiti può dare? Ci vuole più consapevolezza e solidità nelle relazioni personali. In una nuova nascita il maschio ha una funzione essenziale: se non arriva lo spermatozoo a fecondare l’ovulo non può succedere nulla. E dopo la nascita? Una funzione che è sempre stata

Libera associazione per i rapporti italo - croati

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riconosciuta al padre è quella di separatore della simbiosi madre/ figlio, cioè quella di apertura verso l’esterno. Il bambino, mentre è nell’utero, impara a conosce il corpo della madre attraverso il battito cardiaco, il ritmo del respiro e quando esce dall’utero, è il contatto con quei ritmi che gli fanno ritrovare un senso di continuità rispetto a quel grande sbalzo che la nascita comporta. Quando il bambino nasce, la madre fa già parte del suo mondo interno perché è nella sua memoria sensoriale. Il primo oggetto esterno ed estraneo che il bambino incontra è il padre. È da vedere come il padre si inserisce in questo rapporto, se ne starà fuori come escluso o se entrerà quando il bambino è più grandicello perché può giocare insieme. Una questione importante è chi è il padre nelle testa della madre perché; se la madre ha una ostilità profonda per il padre, influenzerà il bambino e lui lo vivrà come estraneo. Ma se il padre si avvicinerà in modo sufficiente buono al bambino e sarà una presenza diversa da quella materna, il bambino, man mano che cresce, incomincerà ad acquisire famigliarità con un corpo diverso di quello materno. Questo primo punto di relazione col padre diventa importante nella formazione successiva dell’identità della persona. Quando il bambino, intorno ai 2 anni, si avvicina all’età della sperimentazione/individuazione, la presenza del padre ha una funzione particolare nel favorire la sua curiosità e l’interesse per il mondo che aiuta ad affrontare la separazione dalla madre. Un altro momento in cui il padre entra in maniera determinante è l’arrivo

a cura della dott.ssa Vallj Vecchiato psicologa e psicoterapeuta

della sorella o fratello. Nel momento che arriva il secondo figlio, il padre può provare un sentimento di solidarietà col primo. L’invidia e la gelosia per il neonato, sono delle emozioni di una grande violenza e il fatto che arrivi il padre che lo può condurre nell’esplorazione di una vita propria e di capacità proprie, può far sì che queste emozioni violente diventino ricchezza di crescita e di possibilità. E qual è la funzione paterna nell’adolescenza per la femmina e il maschio? Una timidezza del padre, il considerare i figli possesso della madre, una non presenza, il disinteresse per la bambina perché ha paura del corpo che comincia ad avere l’aspetto seduttivo, il non aver instaurato un rapporto da persona a persona con la figlia, può portare la bambina a leggere quei comportamenti come un rifiuto di sé e del suo corpo e quindi a renderle difficile lo spostare il proprio amore dalla madre al padre e a costruire dei rapporti buoni con l’altro sesso. Se la relazione del padre col figlio maschio è prevalentemente spostata sul dominio e sulla sottomissione, oppure se il padre vede solo la ribellione come possibilità di rapporto con il figlio adolescente e non vede che dietro c’è un intenso desiderio di padre, un desiderio di ricevere la sua forza e di identificarsi con lui senza il timore che la sottomissione schiacci troppo la sua persona, allora sarà difficile per quel ragazzo diventare uomo. È in una buona relazione anche col padre che i figli possono diventare donne e uomini sicuri e aperti al mondo. Tutto questo entra nelle funzioni del padre, e non mi sembra poco!


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Il 19 dicembre è nata Melissa Parpaiola. Accolta con tanto amore e gioia da mamma Emily, papà Fabio, nonni e zii.

Il 25 Dicembre Francesco Moro ha festeggiato il suo primo compleanno! Tanti auguri da mamma, papà, nonni, zii, e cuginetti.

Il 2 gennaio è nato Leone Maelle. “È la gioia più grande che potessimo desiderare” hanno detto i genitori che augurano alla figlia tanta felicità.

Il 28 gennaio ha compiuto gli anni Filippo Righetto. Tanti auguri di Buon Compleanno dal fratello Giovanni, dalla mamma, dal papà, dai nonni e dagli zii.

Il primo gennaio 2015 ha compiuto 1 anno Benedetta Scarpa. Auguri dal papà Roberto, dalla mamma Martina, dalle sorelle Vittoria, Giulia e Lisa, dai nonni Annamaria, Giancarlo, Sonia, Danilo, dalle zie Chiara e Linda, dagli zii Alessandro, Marco, Maurizio e da tutta la famiglia e amici...

Il 28 dicembre con grande gioia il papà Giampietro, la mamma Elena ed il fratellino Pietro hanno festeggiato l’arrivo del piccolo Gioele Pinton (in braccio a Pietro). Felicitazioni anche dai nonni, dagli zii e dai cuginetti.

Il 9 gennaio Matteo Masiero ha spento 4 candeline! Tanti auguri di buon compleanno dalla mamma Leda, dal papà Fabrizio, dai nonni Doro e Rita, Angelo e Rita, dagli zii e dai cugini Alice e Andrea.

L’11 gennaio Beatrice Martignon ha compiuto 2 anni. Tanti auguri dalla mamma Marika, dal papà Massimo e dal fratello Filippo.

Il giorno 20 Dicembre 2014 i gemelli Alvise e Gabriele Passavanti hanno compiuto 3 anni. Sono stati festeggiati dalla mamma Eloisa e dal papà Francesco, dai nonni, dagli zii e dai cugini.

Quarantenni di S. Maria di Sala Sabato 17 gennaio 2015 si sono ritrovati i quarantenni del ‘74 che hanno frequentato le scuole elementari di Santa Maria di Sala, sezioni A e B. L’iniziativa è partita da alcune ex compagne di classe che hanno creato una catena che ha visto riunirsi tutti i componenti di entrambe le classi, insegnanti comprese. Non è mancato l’immancabile appello fatto dall’insegnante, la quale è stata omaggiata per l’oc-

casione di un registro di classe appositamente ricreato e di un mazzo di fiori. La serata è stata inevitabilmente accompagnata dalle risate e dai ricordi: le partite di pallavolo o di calcio con la pallina di carta durante la ricreazione, le gite, le sgridate, qualche sgambetto di troppo. Possiamo dire che il tempo non ha scalfito i tratti caratteristici di ognuno. Rivederci, riconoscerci e ricordare i bei tempi è stato molto bello.

Il 29 gennaio hanno festeggiato il loro compleanno Greta e Riccardo Pani. Tantissimi e cari auguri dal fratello Jacopo, dalla mamma, dal papà, dai nonni e dagli zii.


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La TV croata INTERESSATA ALL’ASSOCIAZIONE LESINA

L’Associazione Lesina è, da tempo, una realtà viva e molto attiva. Con le sue iniziative tendenti a promuovere la collaborazione culturale, economica, turistica, con la vicina Croazia ha, ormai, espanso il suo raggio di conoscenza ed azione a livelli decisionali importanti, Istituzionali e Governativi Croati, sia centrali che periferici. In questo quadro risulta di grande interesse il desiderio di maggiore conoscenza dell’Associazione Lesina da parte dei “ media” Croati. Per questo motivo una Troupe Televisiva Croata del canale uno “Voce della Patria” ha, recentemente, fatto visita ai Responsabili dell’Associazione Lesina per trasmettere notizie dirette, raccolte in loco, circa gli intenti e le attività dell’Associazione. La troupe televisiva, guidata dalla giornalista Kornelija Benazic’, ha registrato presso l’Ufficio della Regione Veneto, intervistando Diego Vecchiato, dirigente che segue i rapporti culturali con la Croazia. Anche l’Arch. Adelmo Lazzari ,che ha condotto il restauro della Loggia di Hvar, ha relazionato a proposito dei programmi di collaborazione a livello di restauro di opere importanti. Il Presidente dell’Associazione Lesina, Paolo Bertoldo, ha illustrato i programmi e l’attività dell’Associazione, mentre il Dott. Matteo

DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE: Associazione Culturale Gente Salese Via dei Tigli 10 - 30036 S. Maria di Sala Ve Tel. 041 486369 E-mail. redazione@gentesalese.com www.gentesalese.com DIRETTORE RESPONSABILE Graziano Busatto PRESIDENTE Giovanni Vanzetto ART DIRECTOR Manuel Rigo TIPOGRAFIA Grafiche Quattro Santa Maria di Sala (VE) Registraz. Tribunale di Venezia n° 770 - 17 gen 1984

Tudor, ha esposto la nascita e il ruolo dell’Associazione Lesina. Il giro è, poi, proseguito con la visita ad alcune importanti realtà artigianali, commerciali e industriali del nostro Veneto e con interessanti interviste ai titolari di tali realtà, tendenti ad avere informazioni circa possibili programmi ed interessi futuri di reciproca collaborazione. La troupe Televisiva Croata ha fatto visita anche alla Mostra dei Presepi di Caselle. L’esposizione, che vedeva la partecipazione di circa 250 Presepi, provenienti anche da diverse parti dell’Europa e del Mondo, ospitava

Via dei Marsari 23 30036 S. Angelo di S. M. di Sala (Ve) Tel. 041 486088 - Cel. 338 9891652

un presepe della Gemellata Cittadina Croata di Lesina (Hvar). Al termine dell’intensa ed interessante giornata, in un momento di cordiale convivialità, la Sig.ra Kornelia ha espresso la sua soddisfazione per le informazioni raccolte sull’Associazione e si è complimentata per l’iniziativa del Corso di Lingua e Cultura Croate che l’Associazione sta attuando. Paolo Bertoldo ha auspicato che anche questa iniziativa sia utile per una migliore reciproca conoscenza e stima con gli Amici Croati. P.B.

SIAMO PRESENTI NEI MERCATI DI: lunedì: Mirano (Ve) - Mogliano (Tv) martedì: Pianiga (Ve) - Marghera (Ve) mercoledì: Maerne (Ve) - Mestre (Ve) giovedì: Noale (Ve) venerdì: Martellago (Ve) - Mestre (Ve) sabato: Fiesso d’Artico (Ve) - Vedelago (Tv) domenica: Camisano Vicentino (Vi) SERVIZIO PRO LOCO E COMUNITA’ INFO@LANTICAFATTORIA.NET INFO: LUCA 3356327747 – OLINDA 3356327748

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ORARI: Lunedì: 15.30 -19.30 Da martedì a venerdì: 9.30-12.30 e 15.30 -19.30 Sabato: 9.30-13.00 e 15.30 -20.00 Domenica (fino al 31 dicembre 2014): 10.00 - 13.00 e 15.30 -19.30

Gs gennaio 2015  
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