Andrea Dovizioso

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FREE PRESS - ISSUE 14

Andrea Dovizioso: Un fuoriclasse senza tempo

ANDREA DOVIZIOSO

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UN FUORICLASSE SENZA TEMPO


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APERTURA

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LA VELOCITÀ NON È UNA OPZIONE SPEED IS NOT AN OPTION di/by VALENTINO MAGLIARO

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a velocità non è una opzione, è una condizione di Vita che è caratteristica di chi sceglie correre in pista, di intraprendere un percorso nuovo, definire un obiettivo in salita o semplicemente condizione di chi non riesce a smettere di essere creativo. La velocità è condizione essenziale per chi ha scelto di stare dalla parte di quelli che pensano per creare, vivono per migliorare, corrono per vincere. La velocità è mentalità. Nel corso di una vita intera siamo alla ricerca costante di un Campione da seguire, di un campione da imitare, di qualcuno al quale aggrapparsi perché da soli, un risultato da campione non riusciremo ad ottenerlo mai. L’anatomia di un campione si studia da bambini, perché per qualche motivo chi lo è, non lo è mai per caso. Il livello di partenza è 1 ed è per tutti: La condizione di essere bambino e poter essere stimolati abbastanza da voler dedicare un’intera vita per l’Amore per qualcosa. Al livello 1 siamo tutti uguali, tutti con la barra dritta alla sola ricerca della velocità come condizione essenziale del risultato finale. Noi soli ad osservare la pista e il tachimetro che segna 356,7 km/h. Il livello 2 è la crescita e maturazione personale, che ti porta di volta in volta a scegliere da che parte del Mondo stare, non dalla parte dei buoni o dei cattivi, ma se essere il protagonista di una storia personale o parte integrante di una famiglia. La famiglia è il livello 3. Il momento in cui si comprende che l’essere io non basta per il risultato finale, ma che la fiducia in chi ti circonda che nel nel team crede e ne rappresenta l’elemento vincente in più: perché vincere non è opzione, come la velocità. È quindi questa la natura più bella della motocicletta e dei loro protagonisti, poter ricevere guardandola e guardando chi in sella a loro sgasa, segnali continui e non a intermittenza della bellezza della velocità. La velocità non è una opzione.

Speed is not an option, it is a living condition that is typical of those who choose to run on track, to embark on a new journey, to define an uphill goal, or simply the condition of those who cannot stop being creative. Speed is an essential condition for those who have chosen to be on the side of the ones who think to create, live to improve, run to win. Speed is an attitude. Over the course of our entire life, we are constantly looking for a champion to follow, for a champion to imitate, for someone to cling on to, because by ourselves we will never be able to achieve a result like champions. The anatomy of a champion is learned as children, because for some reason whoever he is, is never by chance. The starting level is 1 and it is for everyone: The condition of being a child and being able to be encouraged enough to wish to devote a whole life to the love for something. At level 1 we are all the same, all moving forward at the mere pursuit of speed as an essential condition for the final outcome. We alone looking at the track and the speedometer marking 356.7 km/h. Level 2 is personal growth and progress, which leads you from time to time to choose on which side of the world to be, not on the side of the good or the bad ones, but whether to be the protagonist of a personal story or integral part of a family. Family is level 3. The moment in which one realizes that being who you are is not enough for the final result, and that the additional winning element is the trust in those around you who believe in the team: because winning is not an option, like speed. This is therefore the most beautiful essence of the motorcycle and its protagonists: by looking at it and at those revving it up, to be able to receive continuous and non-intermittent signals of the beauty of speed. Speed is not an option.

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ALESSANDRO BENETTON

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N O N FACC I A M OC I O F F U S C A R E DA L L A PA N D E M I A DO N ’ T L E T T H E PA N D E M I C C L O U D YO U R J U DG M E N T di/by ALESSANDRO BENETTON

Alessandro Benetton, Presidente e Fondatore 21 Invest e Presidente di Fondazione Cortina 2021

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n un paio di mesi il mondo è cambiato ed ogni giorno le cose sembrano non tornare più come prima. Tutto sembra più digitale, più freddo e più difficile. Crescono i sentimenti come angoscia e paura, e nel mio mondo, fatto tanto di intraprendenza quanto di responsabilità, c’è una forte inquietudine. Dopotutto siamo improvvisamente piombati nel futuro, ma operando con il pensiero ed i mezzi digitali del passato. Lo dimostra il fatto che nuovi modelli di business in forte ascesa si siano dovuti scontrare con una delle condizioni che consideravamo alla base dell’uomo e che mai e poi mai ho visto scrivere

In just a couple of months, the world has changed and everyday things look like they will never be the same again. Everything seems more digital, more impersonal and difficult. Feelings like anguish and fear are spreading and, in my field, traditionally full of initiative as well as responsibility, there is deep concern. After all, we suddenly found ourselves planted in the future while we were still holding onto our old way of thinking and digital resources. This is proven by the fact that the new rising business models have clashed with one of the conditions that we used to consider

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EDITORIALE

nelle svariate analisi dei rischi dei piani di business che ho analizzato in questi anni: una limitazione della libertà dovuta ad una pandemia. Ed è così che gli aerei rimangono vuoti ed i galoppanti unicorni della sharing economy si trovano a rallentare, con molte realtà imprenditoriali costrette a riconsiderare il concetto della cassa, degli spazi lavorativi, della catena produttiva, ma anche di quella distributiva e soprattutto i diversi bisogni da parte del consumatore. Io stesso mi sono ritrovato a cambiare la mia strategia in corsa, dando la priorità alla salute delle società in cui investiamo con 21 Invest e allo stesso tempo, nel ruolo di Presidente di Fondazione Cortina 2021, ente preposto all’organizzazione dei Mondiali di Sci, a riconsiderare le modalità di svolgimento del grande evento. Ho scelto di agire coerentemente con i valori che mi guidano, valori sociali prima che economici o sportivi, continuando a prendere le mie decisioni senza far offuscare la mia visione imprenditoriale dalla pandemia e accettando la sfida di questo cambiamento. Ora abbiamo l’opportunità per creare un’economia diversa, diversa dalla convenzione degli anni passati dove si pensava locale e si agiva globale. Possiamo cambiare l’equazione per riprenderci in mano quel saper fare italiano che ci contraddistingue, cercando un equilibrio tra innovazione e creatività, dove per creatività mi riferisco alla capacità di saper guardare alle cose con una prospettiva diversa. La rivitalizzazione delle tante comunità locali del nostro Paese, per esempio, ciascuna custode di un proprio talento. Tornare a valorizzare questi talenti locali ci permetterà di essere competitivi. Penso ai tanti distretti industriali che nel tempo non sono stati capaci di rinnovare i propri modelli di business o si sono fatti soffocare dalle grandi catene internazionali. Questo è il momento di rispolverare quei modelli e di contaminarli con la digitalizzazione e lo spirito innovativo dei giovani del nostro Paese. Lo sto vivendo con l’esperienza di Cortina, la fiducia data ad un team di giovani si è diramata in una fonte di stimolo per tutta la comunità locale che ha iniziato a rinnovarsi. È vero, nessuno si aspetta o ci impone di adottare una nuova strategia, una strategia più responsabile e fondata sui propri valori, una strategia più locale a beneficio delle comunità, ma è un passo coraggioso e necessario per definire quella che sarà la legacy delle future generazioni.

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as basic and that I have never ever seen written in the several business plan risk analysis that I have reviewed over the years: limitation of freedom due to a pandemic. And like that planes are flying empty and the Sharing Economy has had to slow down along with many businesses forced to reconsider the concept of cash flow, work space, the production and distribution chain, but most of all, the consumers’ needs. I myself have had to change my strategy as I went along, prioritizing the health of the companies in our portfolio at 21 Invest. At the same time, as President of Fondazione Cortina 2021, the organization planning the World Ski Championships, I had to reconsider the way to carry out this big event. I chose to act in accordance with the values that I live by ‒ social values before economic and sporting values ‒ making my decisions without letting the pandemic get in the way of my entrepreneurial vision and facing the challenge that this change brings. Now we have the chance to create a different economy, different from the conventions of the past when we thought locally but acted globally. We can use it to our advantage by reclaiming that Italian know-how that makes us special, trying to find a balance between innovation and creativity, where by creativity I mean the ability to look at things from a different perspective. The revitalization of many local communities in Italy, for example, where each is a guardian of its own talent. Enhancing these local talents again will make us competitive. I am thinking of those many industrial clusters that with the passing of time have not been able to renew their business models or have succumbed to big corporate chains. Now is the time to dust off those models and to infect them with digitalization and an innovative mindset of the young Italian generation. I am facing these times inspired by the experience I had in Cortina: the trust we gave to a team of young people has developed into a source of motivation for the whole local community which started to reinvent itself. It’s true, no one expects or will force us to adopt a new strategy, a more responsible strategy based on our own values, a strategy that is more local and beneficial to communities, but it is a brave and necessary step to define what the legacy of future generations will be.

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ANNA MIYKOVA

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L ’ E S TAT E 2 0 2 0 I N A L TA B A D I A È A L L ’ I N S E G N A D E L “ C O R P O R E S A N O I N N AT U R A S A N A ” S U M M E R 2 0 2 0 I N A L TA B A D I A I S D E D I C AT E D T O T H E “ C O R P O R E S A N O I N N AT U R A S A N A ” di/by ANNA MIYKOVA

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opo la quarantena forzata da Covid-19 il turismo alto­ atesino riparte dalla salvaguradia della salute e del­ l’ambiente con un programma di attività totalmente “green” che puntano all’ecosostenibilità. Più picnic e probabilmente meno cene al ristorante ma senza rinunciare ai piatti della tradizione. Dopo le immagini delle file di turisti che all’indomani della chiusura degli impianti sciistici, causata dall’emergenza Coronavirus, attendevano il rimborso degli skipass inutilizzati, l’Alta Badia si rimbocca le maniche per ripartire e farsi trovare pronta per la stagione estiva. La fase 2 - cui l’Italia intera è stata ormai edotta - serve a perfezionare gli allestimenti e predisporre gli spazi per il distanziamento sociale dei visitatori, anche se nel bel mezzo di un’ampia e aerosa valle montana queste parole potrebbero risuonare quasi beffarde. Ma senza indugi gli altoatesini hanno già lanciato un nuovo logo per esprimere ai devoti delle Dolomiti che “la distanza sociale significa anche vicinanza e solidarietà sociale”. Così, le lettere che compongono il nome “Alta Badia” sbiadiscono ad alternanza per indicare la distanza di sicurezza che verrà rigorosamente rispettata tra le persone. Saranno molti i fattori che per esempio albergatori e proprietari di rifugi o ristoranti dovranno tenere in considerazione per la riapertura, a partire dall’organizzazione di sale interne e spazi esterni per accogliere gli avventori, tra terrazze fiorite e spiazzi erbosi con magnifica vista sui monti, dove assaporare i piatti locali. La cucina e l’arte dell’accoglienza in perfetto stile ladino sono infatti tra i vessilli dell’offerta turistica di questa sontuosa valle cinta dalle Dolomiti. E a rincararne l’orgoglio gastronomico ci sono gli chef pluristellati che testimoniano come l’eccellenza delle abilità culinarie sia in grado di sposare perfettamente l’amore per la cucina locale e i gusti della tradizione che narrano essi stessi la storia di questi luoghi e dei loro abitanti. Parliamo di Norbert Niederkofler, tre stelle Michelin del ristorante St. Hubertus (presso l’Hotel & Spa Rosa Alpina a San Cassiano) “i cui piatti più che un pasto sono in grado di regalare un’indimenticabile esperienza umana”, e di Nicola Laera, una stella e allievo del primo, chef del ristorante La Stüa de Michil (presso l’Hotel La Perla a Corvara). Per allietare l’attesa della riapertura e catturare l’interesse di vecchi appassionati o neofiti dell’Alta Badia gastronomica, gli chef autoctoni hanno dato vita a corsi di cucina locale in rete ed è già sul calendario l’appuntamento culinario “Sapori d’autun-

After the enforced isolation due to Covid-19, South Tyrolean tourism restarts from the safeguard of health and the environment, with a program of totally “green” activities that aim at eco-sustainability. More picnics and probably less dinners at the restaurant but without giving up traditional dishes. After the images of the lines of tourists who, after the closure of the ski resorts caused by the Coronavirus emergency, were waiting for the reimbursement of unused ski passes, Alta Badia rolls up its sleeves to take off again and be ready for the summer season. Phase 2 - that the whole Italy has now been informed about - is used to perfect the setups and prepare the spaces for the social distancing of visitors, even if in the middle of a vast mountain valley filled with fresh air these words could sound almost mocking. But without delay, the South Tyroleans have already launched a new logo to express to the people devoted to the Dolomites that “social distance also means social closeness and solidarity”. Thus, the letters that make up the name “Alta Badia” alternately fade to indicate the safety distance that will be strictly respected between people. There will be many factors that, for example, hoteliers and owners of huts or restaurants will have to take into consideration for the reopening, starting from the organization of the indoor rooms and outdoor spaces to welcome customers, in the midst of flowered terraces and grassy areas with magnificent mountain views, where they can taste the local dishes. The cuisine and the art of hospitality in perfect Ladin style are in fact among the emblems of the touristic offer of this sumptuous valley surrounded by the Dolomites. And to reinforce its gastronomic pride there are the multi-starred chefs, who prove how the excellence of the culinary skills is fully able to marry the love for local cuisine and the tastes of the tradition, which also narrate the history of these places and their inhabitants. We are talking about Norbert Niederkofler, three Michelin stars of the St. Hubertus restaurant (at the Hotel & Spa Rosa Alpina in San Cassiano) “whose dishes are more than a meal, they are able to offer an unforgettable human experience”, and Nicola Laera, one-starred and pupil of the first, chef of the La Stüa de Michil restaurant (at the Hotel La Perla in Corvara). To brighten up the wait of the reopening and to capture the interest of old enthusiasts or novices of the gastronomical Alta Badia, the indigenous chefs have created local cooking courses online, and the culinary appointment “Saus dl Altonn” is already marked on the calendar, where in September we will see them compete

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SPECIALE TURISMO

no” che a settembre li vedrà sfidarsi nella realizzazione di piatti creativi con l’uso di prodotti interamente locali. Ai classici pranzi a tavola si sostituiranno in parte picnic all’aria aperta con pietanze preparate dai ristoranti e dai rifugi e incentivato il servizio di consegna a domicilio per evitare l’affollamento eccessivo e scongiurare gli sprechi puntando alla sostenibilità. Sarà questa un’estate votata alla salvaguardia della salute delle persone e dell’ambiente: via libera a un programma estivo incentrato sul turismo green ed ecosostenibile che punta a minimizzare l’impatto sulla montagna e a giovare alla natura circostante. Su queste premesse nasce infatti il progetto estivo “Wow Nature”, il cui nome ricorda l’esclamazione di sorpresa e incanto che si prova quando si ammirano le Dolomiti. La violenta tempesta Vaia che ha colpito il Triveneto nel 2018, ha danneggiato gravemente i boschi montani e l’obiettivo dei suoi ideatori è il rimboschimento dell’intero Passo Campolongo attraverso la possibilità di adottare con poche decine di euro un migliaio di giovani larici o abeti. Nei mesi di luglio e agosto il donatore potrà personalmente contribuire a piantare gli alberi divenendo il vero protagonista della rinascita della natura. Nel leitmotiv ecologico dell’estate si inseriscono anche le escursioni a numero chiuso “Eco-Hiker”, i cui partecipanti muniti di guanti e sacchetti biologici raccoglieranno i rifiuti trovati nel loro percorso. Un modo per sensibilizzare gli amanti delle passeggiate nella natura al tema della sostenibilità proprio come l’apertura nei mesi estivi di ben 18 impianti di risalita che permetteranno ai turisti di muoversi agevolmente senza le automobili e di ridurre così l’inquinamento ambientale. Mancano ancora le disposizioni definitive sul “se e quando” le regioni apriranno al turismo extraregionale o proveniente dall’estero, ma nell’attesa dell’agognata ripartenza numerosi amanti della Val Badia sognano ad occhi incollati sullo schermo il ritorno nella meta prediletta. Sui social network sono numerosi i gruppi dedicati dove al momento si viaggia virtualmente e i 33.000 iscritti a “Val Badia che passione!” - numero che cresce costantemente - confermano che la voglia di montagna freme, consapevoli delle misure di distanziamento sociale da tenere.

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in the making of creative dishes with the use of entirely local products. The classic lunches will be partially replaced by outdoor picnics, with food prepared by restaurants and huts, and the home delivery service will be encouraged to avoid overcrowding and waste by focusing on sustainability. This will be a summer devoted to safeguard the health of people and the environment: a green light for a summer program focused on green and sustainable tourism that aims at minimizing the impact on the mountain and be of use to the surrounding nature. In fact, on this basis the “Wow Nature” summer project was born, whose name recalls the exclamation of surprise and enchantment that one feels while admiring the Dolomites. The violent storm Vaia that hit the Triveneto in 2018 has seriously damaged the mountain forests, and the goal of its creators is the reforestation of the entire Campolongo Pass through the possibility of adopting a thousand young larches or firs with a few tens of euros. In the months of July and August the donator can personally contribute to plant trees, thus becoming the true protagonist of the rebirth of nature. In the ecological leitmotif of summer, the “Eco-Hiker” limited-­ number excursions are also included, whose participants equipped with gloves and biological bags will collect the waste found in their path. A way to educate the lovers of nature walks on the issue of sustainability, just like the opening in the summer months of 18 lifts that will allow tourists to move easily without cars and thus reduce environmental pollution. There are still no definitive regulations on “if and when” the regions will open to extra-regio or foreign tourism, but while waiting for the coveted restart many lovers of Val Badia dream the return to their favorite destination with their eyes glued to the screen. On social networks there are numerous dedicated groups where right now you can travel virtually and the 33,000 members of “Val Badia che passione!” - a constantly growing number - confirm to quiver with desire for the mountains, aware of the social distancing measures to follow.

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FEDERICO GRAZIANI

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M A D E I N I TA L Y , L E Z I O N I D I O R G O G L I O M A D E I N I TA L Y , P R I D E L E S S O N S di/by FEDERICO GRAZIANI

L’adolescenza a Pordenone, la laurea in Bocconi, i dieci anni di presidenza di Confindustria prima di Venezia e poi del Veneto. Un’esperienza da analista bancario, due Master al Cuoa (business school vicentina), sei mesi in Messico nell’azienda di famiglia (“certamente non una scampagnata”). Poi, nel 2007, l’ingresso in Acqua Minerale San Benedetto. Nel mezzo, la presidenza del premio letterario Campiello e la passione per l’Enduro, il volo e la fotografia. Tutto questo è MATTEO ZOPPAS. Classe 1974, seguendo le orme familiari ha fatto dell’azienda la sua vita. E tra innovazione e tradizione Zoppas le sceglie entrambe: “Noi siamo tradizione, ma restiano sempre alla ricerca di uno spunto che ci porti, nel futuro, a essere migliori. Il Made in Italy ha radici forti nel passato, ma innovare è una tradizione specifica dell’imprenditoria italiana”. A youth spent in Pordenone, the degree at Bocconi, ten years in Confindustria. An experience as a banking analyst, two Masters at Cuoa (Vicenza-based business school), six months in Mexico in the family business (“surely not a day trip to the country”). Then, in 2007, the entry in Acqua Minerale San Benedetto. In the middle, the presidency of the Premio Campiello literary prize and the passion for Enduro, flying and photography. All this is MATTEO ZOPPAS. Born in 1974, following his family footsteps he made the company his life. And between innovation and tradition, Zoppas chooses both: “We are the tradition, but we are always looking for a starting point that will get us, in the future, to improve ourselves. Made in Italy has strong roots in the past, but innovating is a specific tradition of Italian entrepreneurship”.

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he cos’è esattamente il Made in Italy? Sono due concetti in uno. È il nostro vero patrimonio e al tempo stesso uno dei brand più forti nel mondo. È l’insieme dell’autorevolezza dei migliori marchi del nostro paese, espressione della nostra capacità, intraprendenza e cultura. Come nasce? Scaturisce dall’identità Italia. È un’awareness nata da una perpetua capacità di innovare e di immaginare. Da una creatività molto più spiccata rispetto agli altri. E dal profondo senso della responsabilità e del lavoro per cui i nostri imprenditori sono riconosciuti a livello internazionale.

What is Made in Italy exactly? It is two concepts in one. It is our true heritage and at the same time one of the strongest brands in the world. It is the combination of the prestige of the best brands in our country, an expression of our ability, enterprise and culture. How was it born? It originates from Italy’s identity. It is the awareness that arises from an infinite ability to innovate and to imagine. From a creativity that stands out more compared to the others. And from the deep sense of responsibility and work, which our entrepreneurs are internationally recognized for.

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IL PERSONAGGIO

Ovvero? Ho avuto la fortuna di conoscere molte realtà di grande affermazione imprenditoriale. Il loro denominatore comune è un grande senso di sacrificio. Chi ha avuto successo lo ha avuto perché ha lavorato duramente, giorno e notte, puntando su una certa etica e tenendo alta l’attenzione nei confronti dei propri dipendenti. In definitiva, hanno messo l’azienda e i collaboratori davanti a sé stessi, anche sacrificando la vita privata e gli affetti più cari. Negli anni, tutte queste esperienze hanno costruito la grandezza del Made in Italy, perché la loro base comune è l’Italia, il nostro modo di vivere e di pensare.

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In other words? I was lucky enough to meet many companies with great entrepreneurial success. Their common denominator is a great sense of sacrifice. They have succeeded because they worked hard, day and night, focusing on a certain ethics and keeping a high level of attention towards their employees. Ultimately, they put the company and the collaborators before themselves, also sacrificing their private life and the dearest affections. Over the years, all these experiences have built the greatness of Made in Italy, because their common base is Italy, our way of living and thinking.

Qual è la forza del Made in Italy? Da fuori, il pregiudizio positivo sul Nostro Paese. All’estero sanno come lavorano i nostri imprenditori. Conoscono il nostro impegno e la nostra dedizione. Inoltre, è un concetto che implica molto altro: dal saper mangiare come nessun altro all’arte di accogliere i turisti nei luoghi più belli del mondo (Venezia, Roma, la Sicilia, la Lago di Garda, e l’elenco potrebbe proseguire per ore). Da dentro, la nostra forza sta nel fatto che in Italia sappiamo sognare. Ci poniamo degli obiettivi e non molliamo fino a quando i nostri sogni non si realizzano.

What is the strength of Made in Italy? From the outside, the positive prejudice on our country. Abroad they know how our entrepreneurs work. They know our commitment and our dedication. Furthermore, it is a concept that implies much more: from knowing how to eat like no one else, to the art of welcoming tourists to the most beautiful places in the world (Venice, Rome, Sicily, Lake Garda, and the list could go on for hours). From within, our strength lies in the fact that in Italy we know how to dream. We set goals and do not give up until our dreams come true.

Questo comporta un vantaggio competitivo? Sì, perché il punto di partenza di ciascun prodotto italiano è l’Italia in sé. Le faccio un esempio pratico. La San Benedetto vuole sviluppare il proprio marchio all’estero. Quando vado in altri paesi e dico che il mio prodotto è stato realizzato in Italia, che la nostra acqua proviene dalle Dolomiti e che viene imbottigliata con la classe e l’eleganza di Venezia, sono già a metà dell’opera. Questa semplice descrizione dimostra il pregiudizio positivo di cui le parlavo. Più in generale, se un prodotto è italiano ha una considerazione maggiore ed è identificato come prodotto di qualità. Se viene da altri paesi, senza citare quali, la strada per loro è decisamente in salita.

Does this entail a competitive advantage? Yes, because the starting point of each Italian product is Italy itself. I’ll give you a practical example. San Benedetto wants to develop its brand abroad. When I go to other countries and say that my product was made in Italy, that our water comes from the Dolomites and that it is bottled with the class and elegance of Venice, I am already halfway through the work. This simple description demonstrates the positive bias I was telling you about. Generally speaking, if a product is Italian it enjoys greater consideration and is identified as a quality product. If it comes from other countries, without mentioning them, their road is definitely uphill.

Quali sono i settori in cui abbiamo un maggiore vantaggio competitivo in quanto italiani? Più che settori, dovremmo fare un discorso di posizionamento. Noi in quanto Italia siamo identificati con il posizionamento alto e medio-alto. Ferrari e Armani, per fare un esempio, sono due marchi che diffondono il nome del Made in Italy nel mondo e lo fanno portando prodotti di qualità altissima. Come loro tanti altri brand nella moda e nell’automotive, ma anche nel food and beverage, nel legno-arredo, nell’architettura, nella nautica e in tanti altri settori dove siamo una potenza mondiale. A cascata, questo comporta che se vado a proporre un prodotto c’è sempre la presunzione di positività creata negli anni da tutto il sistema Italia. Senza dimenticarci di come sappiamo sfruttare un indiscusso primato nel mondo della ricerca e sviluppo, strettamente collegati al mondo accademico.

What are the sectors in which we, as Italians, have a greater competitive advantage? More than sectors, we should be talking about positioning. We, since this is Italy, are identified with high and medium-high positioning. Ferrari and Armani, for example, are two brands that have spread the Made in Italy brand in the world, and they do it by offering products of the highest quality. Like them, many other brands in fashion and automotive, but also in food and beverage, wood and furniture, architecture, boating and in many other sectors where we are a world power. Like a waterfall, this means that when I offer a product there is always that positive bias created over the years by the whole Italian system. Without forgetting about our ability to exploit an undisputed leadership in the world of research and development, closely related to the academic world.

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FEDERICO GRAZIANI

Com’è cambiato il Made in Italy negli anni? Una volta, per essere imprenditori bastava l’idea. I miei nonni notavano un’esigenza insoddisfatta nel pubblico e lavoravano per soddisfarla creando un prodotto ad hoc. Oggi è molto più difficile, perché i mercati sono saturi, gran parte dell’inventabile è stato inventato e, soprattutto, siamo molto meno supportati. Una volta, eravamo snelli, flessibili e “aiutati”. Oggi in Italia l’apparato burocratico e il cuneo fiscale sono, gentilmente parlando, zavorre. L’imprenditore italiano non può vincere i cento metri se ha delle scarpe con la suola di piombo. Qualche tempo fa magari aveva il fisico più prestante degli altri Paesi. Oggi tutti abbiamo più o meno lo stesso fisico, e l’Italia è ancora avanti, ma chi viene dagli altri paesi ha le scarpe più leggere, sopratutto ha fame. Se non cambia il contesto, con il tempo non potremo che rimanere indietro.

How has Made in Italy changed over the years? Once, in order to be entrepreneurs, it sufficed to have an idea. My grandparents noticed an unmet need in the public and worked to satisfy it by creating an ad hoc product. Today it is much more difficult, because the markets are saturated, much of what could be created has already been invented and, above all, we are much less supported. Once, we used to be lean, flexible and “supported”. Today in Italy the bureaucratic system and the tax wedge are, kindly speaking, ballast. The Italian entrepreneur cannot win the one hundred meters if he has shoes with lead soles. Some time ago maybe it had a physique more performing than those of other countries. Today we all have more or less the same physique, and Italy is still ahead, but those who come from other countries have lighter shoes, and, mostly, they’re hungry. If the context does not change, over time we will only be left behind.

Quindi stiamo perdendo il vantaggio? Siamo ancora avanti, perché siamo partiti molto prima rispetto agli altri. Ma indubbiamente stiamo perdendo lunghezze, perché mentre gli altri accelerano noi ci stiamo fermando. Rischiamo di annacquare un capitale preziosissimo che tutto il mondo ci invidia. Ma non dimentichiamo che un’altra delle nostre caratteristiche più importanti, che ci ha sempre fatto cadere in piedi, è la nostra capacità di reagire.

So are we losing the head start? We are still ahead, because we started much earlier than the others. But undoubtedly we are losing the advantage, because while the others are accelerating, we are stopping. We risk weakening a very precious asset that the whole world envies us. But let’s not forget that another of our most important characteristics, which enabled us to fall always on our feet, is our ability to react.

Poi è arrivata la crisi economica dovuta alla pandemia da Covid-19. La più grande crisi di sempre, dicono alcuni. Come possiamo ripartire? La ricetta nessuno ce l’ha. Innanzitutto va capita la portata del danno economico, oltre al gigantesco dramma sanitario delle tante, troppe persone che non ce l’hanno fatta. Poi bisogna tirarsi su le maniche e lavorare. Nelle ripartenze siamo i migliori al mondo, abbiamo una resilienza unica. Però dobbiamo anche essere aiutati. Auspichiamo che il governo intervenga con investimenti di rilancio dell’economia, più che assistenzialisti. La defiscalizzazione e l’alleggerimento della burocrazia dovrebbero essere i due pilastri da cui ripartire. Dobbiamo essere liberi di lavorare. Intervenire sulle aziende, liberandole dei lacci, significa mettere in atto meccanismi moltiplicatori, perché le imprese sono i volani dell’economia. Creano circoli virtuosi fatti di produzione, occupazione, stipendi e consumi. Il Made in Italy è a rischio? Non lo è a breve termine, perché è talmente consolidato che non può morire in un anno. Ma a lungo andare, e se abbandonato a sé stesso, rischia di rimanere tramortito. Un modo per rilanciarlo e proteggerlo sembra essere la regolamentazione europea contro le contraffazioni. Crede sia positiva o rappresenti un ulteriore elemento di burocrazia? Che ben venga. Ma la questione è complessa e allo stesso tempo semplice: se non avessimo i freni tirati, non avremmo bisogno di protezione. Di solito si mette sotto tutela una specie a rischio,

Then, the economic crisis due to the Covid-19 pandemic has arrived. The biggest crisis ever, some might say. How can we take off again? Nobody has the recipe. First of all, we have to understand the extent of the economic damage, in addition to the gigantic health drama of the many, too many, people who did not make it. Then, we have to roll up our sleeves and work. We are the best in the world in restarts, we have a unique resilience. But we must also be helped. We hope that the government will intervene with investments to relaunch the economy, rather than welfare measures. Tax exemption and the lightening of bureaucracy should be the two pillars from which to start. We must be free to work. Intervening on companies, by freeing them from restraints, it means to put in place multiplier mechanisms, because businesses are the driving forces of the economy. They create virtuous circles of production, employment, wages and consumption. Is Made in Italy at risk? Not in the short term, because it is so long-established that it cannot die in a year. But in the long run, if abandoned to its fate, it risks being damaged. One way to revive and protect it seems to be the European regulation against counterfeiting. Do you think it is a positive thing or does it represent an additional element of bureaucracy? So be it. But the issue is complex and simple at the same time: if our brakes were not pulled, we wouldn’t need protection. Usually the endangered species need to be protected, but if we didn’t

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IL PERSONAGGIO

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ma se non avessimo legacci e lacciuoli, e se fossimo liberi di viaggiare alla velocità di cui siamo capaci, non ci servirebbe alcun tipo di tutela. Perciò, se dobbiamo spendere energie, usiamole per toglierci di dosso le zavorre. Prendiamo l’italian sounding: è un grande danno, ma è anche la testimonianza del valore aggiunto incredibile dato dalla pura e semplice italianità.

have ties and restraints, and if we were free to travel at the speed we are capable of, we wouldn’t need any kind of protection. So, if we have to devote our energies, let’s use it to get the ballast off us. Consider the Italian sounding: it is a great damage, but it is also the testimony of the incredible added value given by the pure and simple Italian spirit.

Sono diverse le condizioni di partenza rispetto a chi fa impresa all’estero? Sono enormi. In particolare dal punto di vista della fiscalità. Vicino a noi ci sono Stati che hanno cunei fiscali bassissimi rispetto al nostro. Il mio costo è più alto del prezzo a cui un imprenditore straniero riesce a mettere sul mercato il suo prodotto. Posso fare un prezzo più alto perché viene riconosciuto il valore aggiunto del Made in Italy. Più mi sposto verso le commodity più si riduce una marginalità che sottraggo a investimenti e innovazione. Entrando in un circolo vizioso che danneggia le aziende italiane. Spero che a un certo punto si capisca che abbiamo toccato il fondo e si provi a risalire. C’è bisogno di qualcuno che prenda il toro per le corna e sistemi queste differenti condizioni di partenza.

Are the starting conditions different compared to those who do business abroad? They are huge. In particular from the taxation point of view. Near us there are states that have very low tax wedges compared to ours. My cost is higher than the price at which a foreign entrepreneur is able to sell his product on the market. I can charge a higher price because the added value of Made in Italy is recognized. As I move towards commodities, the more the margin I could use for investments and innovation is reduced. Entering a vicious cycle that damages Italian companies. I hope that at a certain point we understand that we have hit bottom, and that we’d try to go back up. We need someone to take the bull by the horns and to settle these different starting conditions.

Lei è stato presidente di Confindustria Venezia prima e di Confindustria Veneto poi. Cosa chiedete voi imprenditori? Non chiediamo tanto, solo che ci lascino essere noi stessi e che ci mettano almeno nelle condizioni di base che hanno all’estero. Se ci dessero delle scarpe più leggere, poi potremmo fare lo scatto decisivo e andare a vincere quella gara dei cento metri. Ma anche la maratona. Vogliamo vincere sia le battaglie che la guerra.

You were president of Confindustria Venezia first and then of Confindustria Veneto. What are you, as entrepreneurs, asking for? We don’t ask for much, only that they allow us to be ourselves and put us at least in the basic conditions that others have abroad. If they would give us lighter shoes, then we could decisively sprint into action and win that hundred meters race. And the marathon as well. We want to win both the battles and the war.

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CAROLINA SARDELLI

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WINE STORIES A L L A S C O P E R TA D E L L ’ U N I V E R S O F O O D & W I N E C O N E R I K A F AY N I C O L E D I S CO V E R I N G T H E F OO D & W I N E U N I V E R S E W I T H E R I K A FAY N I CO L E di/by CAROLINA SARDELLI

L’infanzia divisa tra l’Italia e la Spagna, dove vivevano i nonni, la laurea in Scienze Diplomatiche a Gorizia prima, in Relazioni Internazionali a Bruxelles, poi. A seguire Roma e New York: quella di ERIKA FAY NICOLE è una vita con la valigia in mano. Parla quattro lingue e ha una passione infinita per il made in Italy. Dal cibo, al vino, dall’arte, all’architettura. Rientrata in Italia nel 2016, ha aperto il suo blog erikafaynicole.it per parlare della sua terra, il Friuli Venezia Giulia; ora porta alla scoperta delle tradizioni e della cultura enogastronomica italiana: “Mentre ero negli Stati Uniti mi sono accorta che le mie vere passioni sono il cibo e il vino e ho capito che volevo raccontare le nostre eccellenze. Sono tornata a casa, e anche grazie alle competenze tecniche che avevo acquisito nel mio percorso scolastico e lavorativo ho iniziato una nuova avventura”. A childhood divided between Italy and Spain, where the grandparents lived, first the degree in Diplomatic Sciences in Gorizia, then the one in International Relations in Brussels. Rome and New York: ERIKA FAY NICOLE has lived out of a suitcase. He speaks four languages and has an infinite passion for made in Italy. From food, to wine, from art to architecture. Back in Italy in 2016, she opened her blog erikafaynicole.it to talk about her homeland, Friuli Venezia Giulia; now she leads to the discovery of Italian traditions and food and wine culture: “While I was in the United States, I realized that my true passions are food and wine and I understood that I wanted to talk about our excellences. I came home, and also thanks to the technical skills I had acquired in my school and work career, I started a new adventure ".

Hai girato tutto il mondo, questo quanto influenza oggi il tuo lavoro e il modo in cui racconti le realtà che incontri? Tantissimo, viaggiare mi ha permesso di aprire la mente, di conoscere persone nuove, di confrontarmi con diverse realtà e situazioni. Ho avuto la fortuna di sperimentare tanti cibi diversi e questo ti apre la mente.

You’ve been all over the world, how much does it affect your work and the way you describe the things you experience? Very much, traveling has allowed me to open my mind, to meet new people, to face different realities and situations. I was lucky enough to experiment with so many different foods and this opens your mind.

Perché, poi, hai deciso di tornare in Italia? Dopo aver viaggiato tanto ho capito che il miglior modo per realizzare il mio obiettivo e fare delle mie passioni il mio lavoro era tornare a casa, partire dalle mie origini, dal mio background. Solo a quel punto potevo andare a visitare le altre realtà enogastronomiche del nostro Paese. Non potevo fare l’esperta fuori dalla mia Regione, se non conoscevo prima gli ingredienti e i paesaggi della mia terra.

Why did you decide to return to Italy then? After traveling a lot, I realized that the best way to achieve my goal and to turn my passions into my job was to come back home, to start from my origins, from my background. Only at that point I could go to visit the other culinary companies of our country. I cannot be an expert outside my region, if I do not know the ingredients and landscapes of my land first.

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FOOD & WINE

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Quali sono le realtà che ami raccontare? Per me è fondamentale il racconto dell’ingrediente che arriva al piatto. Ho sempre voluto iniziare il mio viaggio enogastronomico partendo dai produttori, per poi arrivare a conoscere l’ingrediente, il territorio e la storia che c’è dietro a quel cibo. È necessario porre attenzione sui dettagli, sulla fatica, la passione, l’amore, la dedizione che c’è dietro ogni cosa che arriva sulla nostra tavola. Cosa scatta nella mente di un cuoco per creare un piatto con un ingrediente specifico? Cosa si nasconde dietro ogni cibo? Questo mi incuriosisce, mi spinge a voler conoscere nel dettaglio ogni particolare.

What are the stories that you love to tell? The story of the ingredient that is put on the plate is essential for me. I always wanted to begin my gastronomic journey starting from the producers, and then getting to know the ingredient, the territory and the history behind that food. It is necessary to pay attention to the details, to the effort, the passion, the love, the dedication that goes into everything that ends up on our table. What happens into the mind of a cook to create a dish with a specific ingredient? What is concealed behind every food? This intrigues me, it makes me to want to know each element in great detail.

Per esempio? Recentemente ho scritto un articolo su un “Unconventional Farmer” che ha deciso di dedicarsi alle uova arcobaleno. È andato a prendere decine di galline in tutta Europa, che producono uova di tutti i colori: nere, azzurre, rosa. Sono andata a conoscere la sua realtà, ne sono rimasta affascinata. E la cosa incredibile è che quando inizi a imparare le differenze delle singole uova ti si apre un mondo: una è perfetta per le tartare, l’altra per i dolci. Sono diversi i loro tuorli, i loro albumi, i loro gusci. È affascinante.

For example? I recently wrote an article about an “Unconventional Farmer” who decided to devote himself to rainbow eggs. He went to get dozens of chickens all over Europe, which produce eggs of all colors: black, light blue, pink. I went to learn about his world, and I was fascinated by it. And the incredible thing is that when you begin to know the differences of each single egg, a whole new world opens up: one is perfect for tartare, another one for sweets. Their yolks, egg whites, and shells are different. It is fascinating.

La tua curiosità ti porta ancora a viaggiare? Il viaggio per me resta fondamentale. Adesso adoro organizzare delle giornate tipo: dalle visite ai produttori locali, alla scoperta dei monumenti, fino ai pranzi nei ristoranti più particolari della zona. Dobbiamo essere innamorati della vita, andare a cercare gli aspetti più nascosti e sconosciuti. Meravigliarsi delle piccole cose. Il mio terrore più grande è quello di invecchiare senza aver conosciuto la storia di milioni di persone. Devo trovare il fattore umano in ogni cosa. Cibo e vino, come racconti questi due mondi? Per me è immancabile coniugarli. Perché quello specifico vino sta bene con quel piatto? Qual è la storia che c’è dietro la sua produzione? Sono domande che mi faccio continuamente. Ti dirò che la mia passione per l’enologia è molto più recente di quella per il food. Non sono stata iniziata al vino, mi sono avvicinata a quel mondo dopo essere tornata da New York. Ho iniziato a fare delle video interviste a produttori locali friulani, sono entrata nelle cantine, ho fatto la mia prima vendemmia e lì è scattato l’amore. Se hai un piatto di fronte devi assolutamente avere un calice in mano, così puoi fare un viaggio sensoriale unico. Adesso il vino è diventata la tua passione più grande. Vedi, nel momento in cui inizi a conoscere cosa accade nelle vigne, nelle cantine, capisci quanto amore, quanto sacrificio, quante paure e difficoltà si nascondono dietro quel bicchiere di vino. Pensiamo di avere il controllo assoluto su tutto, ma la natura ci dimostra che non è così. E i produttori vitivinicoli lo sanno bene. Fai un’annata bellissima, ti arriva una ghiacciata d’a-

Does your curiosity still push you to travel? The journey is still fundamental for me. Now I love organizing themed days: from visits to local producers, to the discovery of monuments, and up to lunches in the most peculiar restaurants in the area. We must be in love with life, go looking for its most hidden and unknown aspects. Being amazed by the little things. My biggest fear is to grow old without having known the history of millions of people. I have to find the human factor in everything. Food and wine, how do you describe these two worlds? For me it is inevitable to combine them. Why does that specific wine go well with that dish? What is the story behind its production? These are questions that I constantly ask myself. I will tell you that my passion for enology is much more recent than that for food. I was not initiated into wine, I have approached that world after returning from New York. I started making video interviews with local Frulian producers, I went to the cellars, I made my first grape harvest and right there love was born. If you have a plate in front of you, you must absolutely have a wine glass in your hand, so you can go on a unique sensory journey. Now wine has become your biggest passion. You see, the moment you begin to know what happens in the vineyards, in the cellars, you understand how much love, how much sacrifice, how many fears and difficulties are hidden behind that glass of wine. We think we have absolute control over everything, but nature proves us that it’s not like that. And wine producers know it well. You’ve had a beautiful vintage, then in April it will freeze over and you’ll lose everything. You have invested all your money, all your work, and all of a sudden there is

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prile e tu perdi tutto. Hai investito tutti i tuoi soldi, tutto il tuo lavoro e da un momento all’altro non c’è più niente. Se inizi a capire che il vino non è solo un calice, allora non puoi fare a meno di amare tutta la sua essenza. Porti il tuo amore per questa realtà anche sui social, quanto è importante unire tradizione e innovazione? Amo internet, adoro i social network. Credo che sia un modo perfetto per comunicare in modo diretto, senza filtri. Si può essere spontanei, farci conoscere agli altri e portarli piano piano dentro realtà che, forse, tanti non conoscono. E adesso più che mai è necessario parlare di queste realtà. Con l’emergenza Covid-19 anche il settore enogastronomico è stato duramente colpito, cosa è necessario fare per supportare le attività del territorio? Questo settore sta pagando duramente questa “fermata” obbligatoria, ma allo stesso tempo desidera riaprire al più presto per riaffermare il valore del nostro stile di vita italiano ed essere ambasciatore delle tradizioni e della nostra cultura gastronomica. Ed è proprio su questo aspetto che assieme ai partner con cui ho realizzato Venice is Cooking (il programma da lei condotto in onda su 7 Gold ndr) desidero intervenire: da una parte promuovendo le attività ristorative nella fase di apertura, e dall’altra rafforzando il collegamento tra di esse e i consumatori. E per il futuro cosa ti aspetta? Questo autunno uscirà il mio Metodo Classico Cuvée Erika. Per il momento ne ho realizzati di tre tipologie: Zero Infinito, Antica Rosa e La Riserva. Le prime due sostano 36 mesi sui lieviti, La Riserva ben 72 mesi, oltre ad una prolungata permanenza in Cantina dopo la sboccatura, così da arricchirsi ed armonizzarsi particolarmente. L'assemblaggio della Cuvée è effettuato con uve Pinot Nero, Chardonnay e Riesling provenienti dalle zone più vocate del Nord Italia. Ho voluto creare un marchio giovane ed elegante, nato dalla conoscenza delle regole, della tradizione, ma pronto a riscriverle. Vedere quelle bottiglie in produzione per me è un sogno che si sta realizzando. Adesso stai per entrare nel mondo di Genius People come nuova editor. Curare la rubrica del Food&Wine è per me una grande occasione. Non vedo l’ora di poter portare all’interno della rivista le storie delle persone che incontro, voglio far conoscere le eccellenze enogastronomiche. In questo numero inizio da Dom Perignon, porto alla scoperta della maison e della gente che c’è dietro quel marchio. Chi beve Dom Perignon? Come viene utilizzato? Quali sono gli abbinamenti? Cosa vuol dire essere un suo depositario? Io mi faccio centinaia di domande, sono curiosa per natura. Proverò a dare tutte le risposte sulle pagine di Genius People.

nothing left. If you start to understand that wine is not just a glass, then you cannot help but loving all its essence. You share your love for this reality also on social media, how important is it to combine tradition and innovation? I love the internet, I love social networks. I think it’s a perfect way to communicate directly, without filters. You can be spontaneous, get other people to know you and then gradually let them into realities which, perhaps, many do not know. And now more than ever it is necessary to talk about these realities. With the Covid-19 emergency, the food and wine sector has also been strongly affected, what needs to be done to support local activities? This sector is paying the price of this compulsory “stop”, but at the same time it wishes to reopen as soon as possible to reaffirm the value of our Italian lifestyle and be ambassador of our traditions and gastronomic culture. And it is precisely on this aspect that I, together with the partners whom I have created Venice is Cooking with (the program she hosts, broadcast on 7 Gold ed.), want to intervene: on the one hand by promoting restaurant activities during the opening phase, and on the other one by strengthening the link between those and the consumers. And what does the future hold for you? My Cuvée Erika (méthode champenoise) will be released this fall. For the moment I have made three cuvées: Zero Infinito, Antica Rosa and La Riserva. The first two age on the lees for 36 months, La Riserva 72 months, in addition to a prolonged stay in the cellar after disgorgement, in order to grow rich and achieve harmony. The cuvées are made from Pinot Noir, Chardonnay and Riesling of the most suitable areas of Northern Italy. I wanted to create a young and elegant brand, born from the knowledge of the rules, of the tradition, but ready to rewrite them. Seeing those bottles in production is a dream coming true. Now you are about to enter the world of Genius People as a new editor. Taking care of the Food & Wine column is a great opportunity for me. I can’t wait to bring the stories of the people I meet into the magazine, I want to raise awareness on food and wine excellence. In this issue, I start with Dom Perignon, I will lead you to the discovery of the maison and the people behind it. Who drinks Dom Perignon? How is it used? What are the pairings? What does it mean to be one of its custodians? I ask myself hundreds of questions, I’m naturally curious. I will try to give you all the answers in the pages of Genius People.

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MOTO GP 2020, LE GARE A PORTE CHIUSE NON FERMANO L’ENTUSIASMO DEI PILOTI 2020 MOTOGP, RACING BEHIND CLOSED DOORS DOES NOT STOP THE ENTHUSIASM OF THE RIDERS di/by ANNA MIYKOVA

‘‘D

obbiamo pensare e credere che tutto ciò sia transitorio, che non sarà per sempre. Dopo la tempesta c’è sempre il sole”, lo dice Alberto Puig, Team Manager di Repsol Honda, cercando quasi di rassicurare se stesso e i patiti dello sport sulle due ruote che non appena il coronavirus sarà debellato - o nella migliore delle ipotesi, quando saremo in grado di contenerlo adeguatamente - torneremo più forti di prima. Sembra un mantra da scandire forte e chiaro come se pronunciarlo ad alta voce sia utile a esorcizzare le paure. E in un certo senso è così. Da metà maggio alcuni dei campioni della Moto GP come Rins, Rabat, Quartaro e Miller, residenti ad Andorra hanno riacceso i motori per tornare ad allenarsi in pista. Un rientro che infonde entusiasmo in vista del semaforo verde al Gran Prix atteso per il prossimo 19 luglio a Jerez de la Frontera, dove si replicherà l’appuntamento la settimana successiva. Dall’inizio della pandemia la Moto GP ha infatti dovuto accettare di vedere cancellate con un colpo di spugna diverse tappe del campionato, a partire dallo start che l’8 marzo avrebbe dovuto inaugurare la stagione delle gare in Qatar. Una ripresa che dipende dai confini geografici della propria residenza e che, al momento, mette in pole position il ‘Circuit de Andorra Pas de la casa’ nella speranza che presto tocchi anche ad altri piloti vestire le tute variopinte e tornare sul circuito non solo individualmente, come disposto per gli italiani dal 4 maggio. Il motociclismo, come molti altri sport, sta soffrendo significative perdite economiche poiché lo stop non ha provocato solo il blocco temporaneo delle gare ma anche la possibilità dei piloti di mettere in moto la due ruote e continuare ad allenarsi. Perché si sa che campioni si nasce ma per compiere imprese epiche ci vuole anche determinazione e duro lavoro. Di necessità virtù dunque e per sopperire allo stop causato dalla pandemia tra marzo e maggio sono state disputate diverse gare della #StayAtHomeGP in modalità virtuale: la Virtual Race della Moto GP ovvero corse identiche a quelle reali ma che si svolgono interamente sullo schermo con molti dei migliori protagonisti del motocampionato e che in queste settimane sono riusciti a coinvolgere i fan senza far sentire eccessivamente la mancanza dei circuiti veri.

“We must think and believe that all this is temporary, that it will not be forever. After a storm there is always the sun”, says Alberto Puig, Team Manager for Repsol Honda, almost trying to reassure himself and the fans of sport on two wheels that as soon as the coronavirus is eradicated - or, at best, when we will be able to contain it properly - we’ll come back stronger than before. It sounds like a mantra to pronounce loud and clear, as if saying it out loud is useful to ward fears off. And in a way it’s true. Since mid-May some of the MotoGP champions such as Rins, Rabat, Quartaro and Miller, residents of Andorra, have restarted the engines to return to train on the track. A return that instills enthusiasm in view of the green light at the Grand Prix expected for next July 19 in Jerez de la Frontera, where the event will be repeated the following week. From the beginning of the pandemic, MotoGP had indeed to accept to see several stages of the championship completely cancelled, beginning with the start which, on March 8, was supposed to inaugurate the racing season in Qatar. A recovery that depends on the geographical boundaries of one’s residence and which, at the moment, puts the ‘Circuit de Andorra Pas de la casa’ in pole position, in the hope that soon it will be also the other drivers’ turn to wear colorful suits and return to the circuit not only individually, as arranged for the Italians from May 4 th. Motorcycling, like many other sports, is suffering significant economic losses, since the lockdown caused the temporary block of not just the races, but also of the possibility for the riders to start the engine of their bikes and continue training. Because we all know that true champions are born, but to accomplish epic feats it also takes dedication and hard work. Hence, we make a virtue out of necessity, and to make up for the stop caused by the pandemic between March and May, several races of the #StayAtHomeGP were played in virtual mode: the Virtual Race of the MotoGP, in other words races which are identical to the real ones but take place entirely on-screen, with many of the best protagonists of the championship, and which have managed in these weeks to engage the fans so they would not feel the lack of real circuits. However, except for advertising that can be partially transferred onto this virtual circuit, the cancellation of every single race of the world championship would represent a loss between 6 and 12

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Andrea Dovizioso Foto di Gigi Soldano

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Tuttavia, ad eccezione della pubblicità che può essere parzialmente trasferita su questo circuito virtuale, l’annullamento di ogni singola tappa del motomondiale rappresenterebbe una perdita tra i 6 e i 12 milioni oltre agli 80 che la Dorna - società organizzatrice del campionato - si era detta pronta a versare per fare fronte alle penali sui contratti dei diritti televisivi dovuti agli appuntamenti cancellati. Anche la mancanza degli appassionati tra gli spalti e sul prato provocherà una perdita economica non indifferente se si pensa che, per esempio, solo a settembre 2018 il circuito di Misano aveva attirato l’interesse di oltre 300.000 persone. Un minor guadagno quello dei biglietti invenduti che però potrebbe essere sostituito dall’incremento previsto di abbonamenti alle Pay tv. La Moto GP è anche uno spettacolo, e cos’è uno spettacolo senza il suo pubblico, senza il rombo delle moto che sfrecciano fluide sull’asfalto davanti agli occhi di spettatori festanti, le grida degli appassionati e dei team che attendono i loro rider nei box, gli abbracci a fine corsa? Taiwan ha recentemente optato per riempire gli spalti della Baseball League con il cartonato del pubblico a grandezza naturale e con la stampa dei volti reali dei fan con tanto di mascherina e occhiali. In Gran Bretagna Sky Sport starebbe valutando di inserire spettatori generati in formato digitale mentre in Corea del Sud la Lega calcio ha deciso di trasmettere il rumore e il vociare della folla. Immagini forse inquietanti che sembrano descrivere un mondo immaginario piuttosto che la realtà odierna dello sport ai tempi del Covid-19. Con buona pace degli appassionati del virtuale, il futuro dello sport non sarà certamente questo ma per ora e nei prossimi mesi almeno l’assenza del pubblico costituirà la normalità cui abituarsi. Così come lo smartworking è diventato la modalità più nota di lavorare mantenendo il distanziamento sociale, di certo la Moto GP 2020 sarà caratterizzata da paddock svuotati (si parla di un massimo di 1300 persone) e tassativamente sottoposti a controlli sanitari continui, distanze di sicurezza tra meccanici e ingegneri nei box e probabilmente niente “ombrelline” sorridenti ad accompagnare i piloti sul podio. Ma una cosa è certa: nulla impedirà ai campioni di correre con un entusiasmo oltre l’ordinario che ha il sapore della rivincita, quella contro un nemico impalpabile che nostro malgrado ci ha relegati per un po’ all’inazione.

million, in addition to the 80 that Dorna - the Organizing Body of the championship - said to be ready to pay in order to face the penalty clause on television rights contracts due to the canceled events. Even the lack of aficionados in the stands and on the lawn is going to cause a significant economic loss if you think that, for example, in September 2018 only, the Misano circuit had attracted the interest of over 300,000 people. A lower profit, attributable to those unsold tickets, that could however be offset by the expected increase in subscriptions to Pay TV. MotoGP is also a show, and what is a show without its audience, without the roar of the bikes that whiz fluidly on the asphalt in front of the eyes of festive spectators, the shouts of the fans and the teams that are awaiting their riders in the box, the hugs at the end of the race? Taiwan has recently chosen to fill the stands of the Baseball League with the actual-size public’s cutouts and the print of the real faces of the fans complete with a mask and glasses. In Great Britain, Sky Sport is considering inserting spectators generated in digital format, while in South Korea the football league has decided to broadcast the noise and the chatter of the crowd. Perhaps disturbing images that seem to describe an imaginary world rather than today’s reality of sport in the days of the Covid-19. With all due respect to the fans of the virtual world, the future of sport will certainly not be this, but for now and in the coming months the absence of the public will be at least the normality to get used to. Just like smartworking has become the best-known way of working while maintaining social distancing, 2020 MotoGP will certainly be characterized by emptied paddocks (we are talking about a maximum of 1300 people) and strictly subject to continuous health checks, safety distancing measures between mechanics and engineers in the pits, and probably no smiling “grid girls” to accompany the drivers on the podium. But one thing is certain: nothing will prevent the champions from running with enthusiasm, beyond the ordinary, that has the flavor of revenge, the one against an indefinite enemy that, despite ourselves, has relegated us to inaction for a while.

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INDEX

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La velocità non è una opzione | Speed is not an option

di/by Valentino Magliaro

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14

Non facciamoci offuscare dalla pandemia | Don’t let the pandemic cloud your judgment di/by Alessandro Benetton

L’estate 2020 in Alta Badia è all’insegna del “corpore sano in natura sana” | Summer 2020 in Alta Badia is dedicated to the “corpore sano in natura sana”

di/by Anna Miykova

16

Made in Italy, lezioni di orgoglio | Made in Italy, pride lessons

di/by Federico Graziani

20

Wine Stories: Alla scoperta dell’universo food & wine con Erika Fay Nicole | Discovering the food & wine universe with Erika Fay Nicole

di/by Carolina Sardelli

24

Moto GP 2020, le gare a porte chiuse non fermano l’entusiasmo dei piloti | 2020 MotoGP, racing behind closed doors does not stop the enthusiasm of the riders

di/by Anna Miykova

Editoriali 32

Caleidoscopio | Kaleidoscope

di/by Fabio De Visintini

36

Case in affitto: il dilemma delle tasse | Rental incomes: tax dilemma

di/by Pietro Gurian

40

Il passaggio generazionale e la consulenza patrimoniale | Asset advice and generational changeover

di/by Michele Zanolla

44

L’alba del mondo post-covid | The dawn of the post-covid world

di/by Andrea Margelletti

48

Diabolik e la sua Jaguar | Diabolik and his Jaguar

Speciale 74

Scendete in pista con GENIUS 14 | Get on track with Genius 14! a cura di/by Francesco La Bella da pag. 74 a pag. 136

Cover story

140 Dovizioso Andrea Dovizioso - Velocità e controllo | Andrea - Speed and control di/by Matteo Macuglia

142 Andrea Dovizioso. Le corse? “Lavoro, dedizione, perseveranza” |

Andrea Dovizioso. The races? “Work, dedication, perseverance”

di/by Francesco La Bella

151 Paolo Ciabatti “Non vediamo l’ora di tornare in pista” | “We can’t

wait to get back on the racetrack”

di/by Matteo Macuglia

154 Chronicles Cronache di un grande amore… a due ruote! | of a great love... on two wheels! di/by Francesco La Bella

160 perfect Alla ricerca dello scatto perfetto | In search of the sho(o)t di/by Federico Graziani

167 Jannik Olander

di/by Carolina Genna

177 Focus Genius 14 : Andy Varallo di/by Matteo Macuglia

183 SPECIALE DK Prima stagione - Numero 4 di 4 - Capitolo: L’incontro

di/by Mario Gomboli

53

I valori dello sport, che si rispecchiano nella montagna | The values of sport, mirrored in the mountains

di/by Alessandro Huber

58

SISSA, eccellenza scientifica nel mondo | SISSA, a scientific excellence in the world

di/by Stefano Ruffo

62

Riflessioni da post-lockdown: cambieremo? | Post-lockdown thinking: will we change?

di/by Massimiliano Simonetta

65

Genius on trend

a cura di/by Giorgio Di Bernardo da pag. 205 a pag. 253

205 Genius on trend

254 Intervista a Marco Astolfo 267 Special Food & Wine Special Maison Dom Perignon

Finché c’è ironia, c’è speranza! | As long as there’s irony, there’s hope!

di/by Carolina Genna

68

Il nuovo volto della moda nel dopoCoronavirus secondo Daniela Kraler | The new face of fashion after the Coronavirus according to Daniela Kraler

di/by Anna Miykova

Galleria Contini - Arte

285 Enrico Ghinato



29

EDITORIAL

ART

FRANCESCO L A BELL A

RICCARDA CONTINI - GALLERISTA

EDITOR-IN-CHIEF (direttore@genius-online.it)

STEFANO CONTINI - GALLERISTA TYPOGRAPHY

DIRETTORE ON TREND

SINEGRAF DOO - VRBJE 80

GIORGIO DI BERNARDO

3310 ŽALEC - SLOVENIA

(giorgio@visualdisplay.it)

GRAPHIC DIRETTORE AMMINISTRATIVO

PAOLO SECOLI

GIORGIA GINEVRA NARDINI

MATTEO COGLIEVINA

(info@genius-online.it)

TRANSLATION SEGRETERIA ORGANIZZATIVA

GIADA TURCHINO

GAIA GRETA NARDINI

(redazione@genius-online.it)

EDITORIALISTI

MASSIMILIANO SIMONETTA,

COVER PIC

ANDREA MARGELLETTI, FABIO DE VISINTINI,

GIGI SOLDANO

MARIO GOMBOLI, ALESSANDRO HUBER, STEFANO RUFFO, PIETRO GURIAN, ALESSANDRO BENETTON

EDITORIAL BOARD

MICHELE ZANOLL A, VALENTINO MAGLIARO, ANNA MIYKOVA

ADVERTISING AND MARKETING CONSULTANT

GENIUS EDITORE SRL

CONTRIBUTORS PROJECT MANAGER

CAROLINA SARDELLI, CAROLINA GENNA, GLORIA NADIN, ERIKA FAY NICOLE

BENEDETTA SANGIANI

CONTRIBUTORS PHOTOS

INTERIOR DESIGN CONSULTANT

GIGI SOLDANO, GIACOMO POMPANIN, ALESSANDRO PADERNI, ROCCO TAGLIALEGNE

MARCO ASTOLFO (marco.astolfo@lambiente.it)

Genius Editore S. r. l. - Via di Torre Bianca n. 20, 34132 Trieste- Italy - www.genius-online.it - info@genius-online.it Registrazione Tribunale di Trieste n. 1233 reg. per. - 3151/2014

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CONTINI GALLERIA D’ARTE

IGOR MITORAJ Cacciatori di Adriano, 2000, bronzo/bronze, ed. 4/8, cm 85 x 117 x 54

VENEZIA T. +39 041 5230357 venezia@continiarte.com

@continigalle @continigallery @continia @continiartgallery www.continiarte.com

CORTINA T. +39 0436 867400 cortina@continiarte.com


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editoriali

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FABIO DE VISINTINI

CALEIDOSCOPIO KALEIDOSCOPE PIETRO GURIAN

C A S E I N A F F I T T O : I L D I L E M M A D E L L E TA S S E R E N TA L I N C O M E S : TA X D I L E M M A

MICHELE ZANOLLA

I L PA S S AG G I O G E N E R A Z I O N A L E E L A CO N S U L E N Z A PAT R I M O N I A L E A S S E T A D V I C E A N D G E N E R AT I O N A L C H A N G E O V E R ANDREA MARGELLETTI

L’ALBA DEL MONDO POST-COVID T H E DAW N O F T H E P O S T - CO V I D W O R L D

MARIO GOMBOLI

DIABOLIK E LA SUA JAGUAR DIABOLIK AND HIS JAGUAR

ALESSANDRO HUBER

I VA L O R I D E L L O S P O R T , C H E S I R I S P E CC H I A N O N E L L A M O N TA G N A T H E VA L U E S O F S P O R T , M I R R O R E D I N T H E M O U N TA I N S STEFANO RUFFO

SISSA, ECCELLENZA SCIENTIFICA NEL MONDO SISSA, A SCIENTIFIC EXCELLENCE IN THE WORLD

MASSIMILIANO SIMONETTA

I L CO R O N AV I R U S C I S P I N G E A R I F L E T T E R E CO R O N AV I R U S E N CO U R AG E S U S TO T H I N K

CAROLINA GENNA

FINCHÉ C’È IRONIA, C’È SPERANZA!

AS LONG AS THERE’S IRONY, THERE’S HOPE!

ANNA MIYKOVA

IL NUOVO VOLTO DELLA MODA NEL DO P O - CO R O N AV I R U S S E CO N DO DA N I E L A K R A L E R T H E N E W FAC E O F FA S H I O N A F T E R T H E CO R O N AV I R U S ACCORDING TO DANIELA KRALER

Genius People Magazine

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FABIO DE VISINTINI

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di/by FABIO DE VISINTINI

C al ei d o s c op io

KALEIDOSCOPE

FABIO DE VISINTINI, figura eclettica in un’epoca di transizione. Consulente e docente di Comunicazione, Marketing e Innovazione, in precedenza manager in ambito pubblico e privato, giornalista, fotografo e pittore, oggi si dedica, da imprenditore, ad un suo progetto d’innovazione che recupera la cultura degli inizi, quella di farmacista prima e aromatiere poi: creme di cioccolato emulsionato in acqua.

Un virus, cioè un micro pezzo di codice genetico, che nemmeno ha una vita propria e necessita di una cellula altrui, ci ha mostrato la complessità del nostro mondo e l’inclusa fragilità dei suoi equilibri. Proprio noi, amanti del gigantismo, che a bordo di SUV corazzati navighiamo per città trafficate, sembriamo improvvisamente giganti di argilla. Gli equilibri saltano con effetto domino, la vita diventa a rischio, l’economia si inceppa e l’uomo di trova solo con se stesso senza saperlo fare, fermo e privo della frenesia che normalmente regola il tenore della sua giornata, colmando ogni pericoloso silenzio. Infatti non siamo più così abituati a pensare, visto che richiede tempo e condizione mentale compatibile, ma non è certo un problema: c’è immancabilmente un milione di persone che continuamente parla e, in cento modi, comunica. Non è necessario che esista un Genius People Magazine

FABIO DE VISINTINI, an eclectic figure in an age of transition. Consultant and lecturer in Communication, Marketing and Innovation, previously a manager in the public and private sectors, journalist, photographer and painter, today he is an entrepreneur dedicated to one of his innovation projects that recovers the culture of the beginning, that of pharmacist first and then aromas expert: chocolate creams emulsified in water.

A virus, that is, a tiny piece of genetic code, which does not even have a life of its own and needs another’s cell, has shown us the complexity of our world and the inclusive fragility of its equilibrium. We, enormity enthusiasts, who navigate aboard armored SUVs through busy cities, suddenly seem to be giants of clay. Equilibrium falls with a domino effect, life gets endangered, the economy gets stuck and a man is alone with himself without knowing how to do that, firm and devoid of the excitement that normally regulates the content of his day, filling every dangerous silence. In fact, we are no longer accustomed to thinking, since it requires time and a compatible state of mind, but it is certainly not a problem: there is always a million people who constantly speak and, in a hundred ways, communicate. It is not necessary to have a built or reliable idea, but it is essential for anyone who ex-


EDITORIALE

pensiero costruito o affidabile, ma è fondamentale che chiunque esprima la propria opinione, che sia originale, se non addirittura Wow! come una mucca viola, o gridata, perché altrimenti nessuno ti ascolterà. E soprattutto risulta indispensabile cercare di convincere gli altri delle proprie ragioni, come se avessimo ricevuto un’illuminazione divina di portatori della verità, anche se agiamo solo per vanità, per bisogno di identità in un mondo troppo vasto. TV, social, WhatsApp, blog, passaparola dal verduraio… in pochi mesi di pandemia abbiamo sentito di tutto, dal genio che voleva iniettarsi l’Amuchina in vena a chi diceva di prepararsi a perdere il nonno perché comunque dovrà morire, da chi si vedeva vittima della cospirazione monopolista di Bill Gates a chi si lamentava perché non poteva sostituire l’elastico del pigiama, con relativo disagio pubblico e personale evidente. E quindi eccoci qui pure noi, milionesima voce, a cercare di capire dove andrà il mondo, cosa cambierà domani, cosa sarà di noi. Tutti i pezzi della nostra vita sono shakerati e siamo curiosi/timorosi di vedere come si ricomporranno, proprio come in un caleidoscopio. Magari torneranno al loro posto e “andrà tutto bene”, come ci hanno ripetuto di continuo, quasi fosse uno slogan obbligato, mentre i più pragmatici fedeli del primato economico ci hanno profetizzato giorno dopo giorno il disastro imminente. L’incognita è ciò che noi uomini del mondo contemporaneo temiamo di più, tanto da vivere assicurati da polizze su ogni evenienza, calendarizzati su tutto, nemici degli imprevisti. Faticare fino a

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presses their own opinion, that it is original - if not Wow! like a purple cow - or shout out, because otherwise nobody is going to listen. And above all, it is essential to try to convince others of our reasons, as if we had received divine illumination as bearers of the truth, even if we act only out of vanity, out of the need for an identity in a world too big. TV, social networks, WhatsApp, blogs, word-of-mouth while grocery shopping… in a few months of the pandemic we have heard everything, from the genius who wanted to inject Purell intravenously, to those who said to be getting ready to lose their grandfather because he’ll have to die anyway, from those who see themselves as victims of the monopolist conspiracy of Bill Gates, to those who were complaining because they could not replace the elastic band of their pajamas, with relevant, evident, public and personal discomfort. So here we are as well, the millionth voice, trying to understand what is the world coming to, what will change tomorrow, what will happen to us. All the pieces of our life got mixed up and we are curious/ worried to see how they will pull themselves together, just like in a kaleidoscope. Maybe they will get back to their places and “everything will be fine”, as they have repeatedly told us, as if it were a forced slogan, while the most pragmatic believers of the economic primacy have been predicting the imminent disaster day after day. The unknown is what we, as men of the contemporary world, fear the most, to the extent that we live insured by policies for any eventuality, we schedule everything, opposing the unexpected. You can work hard to the point of sweating, but it’s best on Genius People Magazine

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FABIO DE VISINTINI

sudare si può, ma meglio su bici di carbonio da cavalcare con tutine in materiale tecno. Verrebbe da pensare che forse siamo veramente un po’ fiacchi e imborghesiti, se solo un paio di generazioni fa, dal buio dei rifugi, si pregava che una bomba dal cielo non cercasse proprio te, patito ed emaciato, senza dieta del nutrizionista e palestra. E poi oggi non c’è nemmeno il Calcio da vedere e su cui discutere, amici sportivi (da divano). Quindi ci ritroviamo frastornati tra un milione di soluzioni definitive sulla bocca di 999mila presunti esperti e l’impossibilità di cogliere l’opinione di quello più titolato a parlare, visto che manca un criterio selettivo, quindi viene confuso tra ciarlatani, egocentrici, politici, produttori sconci di fake news, generazione Z che han capito tutto e subito con Wikipedia, risparmiando libri e studi. Caleidoscopio, a questo punto, diventa insufficiente per definire, perché sembra veramente un delirio. C’è un’unica via alla fine, che sembra accomunare il milione di voci. Succede quando l’uomo, pur sedicente artefice illuminista della vita sulla terra, si confonde e annaspa nella ricerca delle Cause che determinano gli eventi. Quando vede che sta perdendo, perché non ha la conoscenza sufficiente a identificare il vulnus, a cui contrapporre soluzioni rapide, preferisce puntare tutto sulle Colpe, cercando di affidarle a destra e a manca. Se non controllo quello che non conosco, meglio sparare ad altezza d’uomo che sparare in aria. Allora la nostra civiltà, abituata alla velocità della domanda/ risposta in stile quiz, messa in crisi da quel pezzetto di Rna che non sappiamo come trattare, sarà spietata nell’incolpare governi e istituzioni. Loro hanno nomi e cognomi e hanno pure messo la faccia in prima linea nelle difficoltà, quindi sono bersagli riconoscibili ed esposti. La Natura, invece, non ha un indirizzo, un codice postale o fiscale, insomma, governo ladro, come faccio a darle la colpa di tutto?

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carbon bicycles to ride with tracksuits in techno material. One would think that perhaps we are indeed a little weak and so bourgeois, if only a couple of generations ago, from the darkness of the havens, we used to pray that a bomb from the sky would not come looking for us, gaunt and emaciated, without a nutritionist’s diet and a gym. And then today there is not even football to watch and discuss, sports friends (couch-friendly). So we find ourselves confused by a million definitive solutions that are on the lips of 999 thousand alleged experts, and by the inability to understand the opinion of the one who is most qualified to speak, and since there is no selective criterion, therefore he gets mistaken amongst charlatans, egocentric persons, politicians, indecent producers of fake news, Generation Z, who understood everything at once thanks to Wikipedia, saving books and studies. The kaleidoscope, at this point, is not enough to describe it, because it really looks like madness. There is only one way in the end, which seems to combine the million voices. It happens when a man, although self-styled, illuminist, architect of life on earth, is confused and struggles in the search for the Causes that determine events. When he sees that he is losing, since he does not have enough knowledge to identify the insult to which he can counterpose fast answers, he prefers to bet everything on the Faults, trying to throw the blame, left and right. If I don’t control what I don’t know, it’s better to shoot at eye level than shooting in the air. Then our civilization, accustomed to the speed of the quiz-style question/answer, and put into crisis by that little piece of RNA that we don’t know how to treat, will be ruthless in blaming governments and institutions. They have names and surnames and have also put their faces on the frontlines in times of difficulty, so they are recognizable and exposed targets. Nature, on the other hand, does not have an address, a postal or tax code, so in short, thieving government, how could I blame it for everything?


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PIETRO GURIAN

di/by PIETRO GURIAN

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C as e in affitto: i l d i l emm a delle tasse

RENTAL INCOMES: TAX DILEMMA

PIETRO GURIAN, dottore commercialista e revisore legale, relatore in corsi di specializzazione, ricopre cariche in consigli di amministrazione e collegi sindacali. Qualificato professionista, con un’esperienza passata in una big four, KPMG, si occupa di consulenza in materia fiscale, societaria e di revisione legale.

Ho diversificato i miei investimenti acquistando un bellissimo appartamento e ora vorrei metterlo a rendita, finalmente dopo un po’ di tempo sono riuscito da affittarlo ad una persona ma ora non so se scegliere la tassazione ordinaria ai sensi dell’art. 26 D.P.R. n. 917 del 22 dicembre 1986 (TUIR) oppure optare per la tassazione con cedolare secca ai sensi dell’articolo 3 del D.L. del 14 marzo 2011 avendone i requisiti, cioè faccio confluire i canoni di affitto nel mio reddito complessivo, sfrutto le detrazioni fiscali vigenti e subisco le aliquote progressive dell’imposta sui redditi delle persone fisiche (IRPEF) oppure tasso i miei canoni di locazione con la cedolare secca al 21%, o addirittura al 10% se ho i requisiti, con un contratto di locazione ad uso abitativo a canone concordato ai sensi dell’articolo 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431 e non godo delle detrazioni fiscali? Genius People Magazine

PIETRO GURIAN, chartered accountant and auditor, speaker in specialization courses, holds positions on boards of directors and boards of statutory auditors. Qualified professional, with past experience in a big four, KPMG, deals with tax, corporate and statutory auditing consultancy.

I diversified my investments by purchasing a beautiful apartment and now I would like to rent it, finally after a while I managed to rent it to a person but now I don’t know whether to choose ordinary taxation pursuant to art. 26 D.P.R. n. 917 of 22 December 1986 (TUIR) or opt for flat taxation pursuant to article 3 of Legislative Decree of March 14, 2011 having the requirements, that is I bring the rents together in my total income, I take advantage of the tax deductions in force and I undergo the progressive rates of personal income tax (IRPEF) or I rate my rents with the flat taxation at 21%, or even at 10% if I have the requisites, with a rental lease for residential use at an agreed rent pursuant to article 2, paragraph 3, of the law of 9 December 1998, n. 431 and I don’t enjoy tax deductions?


EDITORIALE

Questa è la domanda da porsi quando si affitta un immobile abitativo. Ovviamente a primo impatto risponderete all’unisono: opto per la cedolare secca al 21% e, se ho i requisiti, al 10%. Invece la risposta è: dipende. Dipende da tante cose e visto che il tema in oggetto è l’immobile considereremo il caso in cui ho ingenti detrazioni fiscali da lavori di ristrutturazione ai sensi dell’art.16 bis D.P.R. n. 917 del 22 dicembre 1986 (TUIR). Ristrutturo l’appartamento e spendo 82.000 € di lavori, lo Stato mi riconosce il 50% di detrazioni fiscali in 10 quote annuali, 41.000 € di detrazioni complessive, 4.100 € ogni anno. Un peccato perderle anche perché i lavori di ristrutturazione li devo fare, l’appartamento è messo male. Facciamo un esempio pratico e consideriamo che i miei redditi derivino soltanto da investimenti in borsa e da quest’ultimo investimento immobiliare. Quest’anno le mie azioni in borsa mi hanno dato una rendita di € 200.000 al netto della ritenuta a titolo d’imposta pari al 26%. Preso atto che questi redditi hanno già subito una ritenuta del 26% a titolo d’imposta e non vanno a confluire nel mio reddito complessivo devo scegliere come tassare gli affitti. Partiamo scegliendo la tassazione ordinaria che subisce le aliquote progressive dell’IRPEF

This is the question to ask when renting a residential property. Of course, at first glance you will respond in unison: I opt for the flat taxation at 21% and, if I have the requirements, at 10%. Instead the answer is: it depends. It depends on many things and since the subject matter is the property we will consider the case in which I have large tax deductions from renovation works pursuant to art.16 bis of Presidential Decree n. 917 of 22 December 1986 (TUIR). I renovate the apartment and spend € 82,000 on work, the Government recognizes me 50% tax deductions in 10 annual installments, € 41,000 total deductions, € 4,100 each year. It is a shame to lose them also because I have to do the renovations, the apartment is in bad shape. Let’s take a practical example and consider that my income derives only from stock market investments and from the latter real estate investment. This year my shares on the stock exchange gave me an income of € 200,000 net of the withholding tax of 26%. Taking note that these incomes have already suffered a 26% withholding tax and do not go to my overall income, I have to choose how to tax the rents. Let’s start by choosing the ordinary taxation that is subject to the progressive rates of personal income tax

cioè w fino a 15.000 € aliquota del 23%: imposta dovuta 23% del reddito= max 3.450 € (A) w da 15.001 € a 28.000 € aliquota del 27%: 3.450,00 € (A) + 27% sul reddito che supera i 15.000 € (B); w da 28.001 € a 55.000 € aliquota del 38%: 6.960,00 € (A+B) + 38% sul reddito che supera i 28.000 € (C); w da 55.001 € a 75.000 € aliquota del 41%: 17.220,00 (A+B+C) € + 41% sul reddito che supera i 55.000 € (D); w oltre 75.000 € aliquota del 43%: 25.420,00 € (A+B+C+D) + 43% sul reddito che supera i 75.000 €; (più aliquote addizionali comunali e regionali che nell’esempio non considero);

that is w up to € 15,000, 23% rate: tax due 23% of income = max € 3,450 (A) w from € 15,001 to € 28,000, 27% rate: € 3,450.00 (A) + 27% on income exceeding € 15,000 (B); w from € 28,001 to € 55,000, 38% rate: € 6,960.00 (A + B) + 38% on income exceeding € 28,000 (C); w from 55.001 € to 75.000, € 41% rate: 17.220,00 (A + B + C) € + 41% on the income that exceeds 55.000 € (D); w over € 75,000, 43% rate: € 25,420.00 (A+B+C+D) + 43% on income exceeding € 75,000; (more municipal and regional additional rates that I do not consider in the example);

e consideriamo che l’affitto annuale per l’appartamento ammonta ad 18.000 € (1.500 € al mese). Su questo affitto, ridotto forfettariamente del 5% ai sensi dell’art. 37 co. 4-bis, D.P.R. n. 917 del 22 dicembre 1986 TUIR (il 5% di 18.000 € = 900 €), pari ad 17.100 € (18.000 € - 900 € = 17.100 €) subisco le aliquote progressive dell’IRPEF sopra riportate: sui

and we consider that the annual rent for the apartment amounts to € 18,000 (€ 1,500 per month). On this rent, reduced by a flat rate of 5% pursuant to art. 37 co. 4-bis, Presidential Decree n. 917 of 22 December 1986 TUIR (5% of € 18,000 = € 900), equal to € 17,100 (€ 18,000 - € 900 = € 17,100) I undergo the IRPEF progressive rates indicated Genius People Magazine

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primi 15.000 € subisco il 23% = 3.450 € (A) sui restanti 2.100 € subisco l’aliquota del 27%= 567 € (B). Quindi la mia tassazione ordinaria sugli affitti è pari ad A (3.450 €) +B (567 €) = 4.017 €. Eh no, perché ho ristrutturato l’appartamento e ho diritto ad 4.100 € di detrazioni, quindi quanto pagherò di imposte? Zero, 4.017 € di imposte meno 4.100 € di detrazioni uguale zero (mi direte - 83 €, no, no, perchè in questo caso non si va a credito). Zero non proprio, zero per le imposte dirette, non dimentichiamoci delle imposte indirette e cioè l’imposta di registro e l’imposta di bollo. La prima pari al 2% del canone annuale da pagare ogni anno mentre la seconda pari ad 16,00 € per ogni 4 pagine di contratto, o 100 righe, da pagare solo in fase di registrazione. Quindi su 18.000 € di affitti l’imposta di registro sarà pari ad 360 € più 32 € di imposta di bollo, pari ad un totale di 392 €. Questo si paga? Si. E se avessi optato per la cedolare secca al 21%? In primis non avrei pagato l’imposta di registro e l’imposta di bollo, quindi niente 392 €, questo ci piace, ma avrei perso le detrazioni dei lavori di ristrutturazione e avrei pagato 3.780 € (18.000 € di affitti x 21% di cedolare secca =3.780 €). Il regime di cedolare secca è un regime agevolato, non paghi l’imposta di registro, non paghi l’imposta di bollo, il reddito non va ad accumularsi con gli altri redditi e pertanto non ti fa superare gli scaglioni (più alti sono i tuoi redditi più alta è la tua aliquota) ma non puoi anche usufruire delle detrazioni. Non chiedete troppo. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Lascio stare il discorso della rivalutazione del canone. Con la cedolare secca non posso rivalutare il canone seguendo l’indice ISTAT di riferimento, ma nell’ultimo decennio è talmente basso che poco c’è da rivalutare. Concludendo con l’esempio è meglio scegliere la tassazione ordinaria e pagare 392 € soltanto di imposte indirette o meglio pagare 3.780 € di cedolare secca? In questo caso la risposta la conoscete ed è ovvia ma ogni volta va valutato caso per caso. Porsi il dubbio è cosa buona ma soprattutto conveniente.

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above: on the first € 15,000 I suffer 23% = € 3,450 (A) on the remaining € 2,100 I suffer the rate of 27% = € 567 (B). So my ordinary taxation on rents is equal to A (€ 3,450) + B (€ 567) = € 4,017. Oh no, because I renovated the apartment and I am entitled to € 4,100 of deductions, so how much will I pay taxes? Zero, € 4,017 of taxes less € 4,100 of deductions equal to zero (you will tell me - € 83, no, no, because in this case you don’t go on credit). Not exactly zero, zero for direct taxes, let’s not forget indirect taxes, that is, registration tax and stamp duty. The first equal to 2% of the annual fee to be paid each year while the second equal to € 16.00 for every 4 pages of the contract, or 100 lines, to be paid only during the registration phase. So on € 18,000 of rentals the registration tax will be € 360 plus € 32 stamp duty, equal to a total of € 392. Do you pay for this? Yes. What if I had opted for the 21% flat taxation? First of all, I would not have paid the registration tax and the stamp duty, so nothing € 392, we like this, but I would have lost the deductions of the renovations and I would have paid € 3,780 (€ 18,000 in rents x 21% flat taxation = € 3,780). The flat taxation scheme is a subsidized scheme, you do not pay the registration tax, you do not pay the stamp duty, the income does not go to accumulate with other income and therefore does not make you exceed the brackets (the higher your higher income is your rate) but you cannot also take advantage of the deductions. Don’t ask too much. You cannot have a full blow and a drunk wife. I leave aside the speech of the reassessment of the canon. With the flat taxation, I cannot reassess the fee following the reference ISTAT index, but in the last decade it has been so low that there is little to reassess. To conclude with the example, is it better to choose ordinary taxation and pay € 392 only for indirect taxes or better to pay € 3,780 of flat taxation? In this case you know the answer and it is obvious but each time it must be assessed case by case. Asking the doubt is a good thing but above all a convenient one.


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MICHELE ZANOLLA

di/by MICHELE ZANOLLA

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I L PAS S AG G IO G EN ER AZ I ONALE E LA C O N S U L EN ZA PAT RIM ONIALE ASSET ADVICE AND GENERATIONAL CHANGEOVER

Consulente finanziario di fama nazionale, senior private banker della Primaria Banca Italiana e wealth advisor certificato EFPA, l’udinese MICHELE ZANOLLA fornisce consulenze di Asset Management in materia di servizi di investimento e di operazioni di gestioni capitali di aziende, di istituzioni e di privati.

Michele Zanolla fornisce consulenze specifiche e assistenza finanziaria e, in base alle esigenze del cliente, propone le migliori situazioni di investimento. Attraverso l’assistenza fornita, costituita anche da una profonda conoscenza del cliente e da un attento ascolto, la consulenza finanziaria cambia volto: non più semplice assistenza, ma vera e propria pianificazione del futuro del cliente. Il consulente diviene, così, referente dei risparmi di tutta una vita, capace di adattare gli investimenti in base all’evoluzione e alla crescita individuale del cliente stesso. Basata su visite frequenti, sull’ascolto e sulla definizione di un piano d’investimento che, nel corso del tempo, verrà sempre adattato alle nuove esigenze del cliente, il private banker offre, in questo modo, una consulenza a 360°.

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A nationally renowned financial advisor, senior private banker of Primaria Banca Italiana and EFPA-certified wealth advisor, MICHELE ZANOLLA from Udine provides asset management advice on investment services and capital management operations for companies, institutions and individuals.

Michele Zanolla provides specific advice and financial assistance and, according to the client’s needs, proposes the best investment situations. Through the assistance provided, also consisting of a deep knowledge of the client and a careful listening, financial advice changes face: no longer simple assistance, but real planning of the client’s future. The consultant thus becomes a point of reference for the savings of a whole life, able to adapt the investments according to the evolution and individual growth of the client himself. Based on frequent visits, on listening and on the definition of an investment plan that, over time, will always be adapted to the new needs of the client, the private banker offers, in this way, a 360° advice.


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In Italia, circa il 70% delle imprese è a matrice familiare. Di queste, il 25% è guidato da un “leader” di età superiore ai 70 anni.

In Italy, about 70% of companies are family-based. Of these, 25% are led by a “leader” over the age of 70. In foto Michele Zanolla

La continuità della successione appare come uno dei problemi più delicati e cruciali di un’azienda familiare. Saper gestire nel modo più corretto il momento della successione è fondamentale, sia per assicurare la continuità e lo sviluppo dell’impresa stessa, sia per mantenerne l’equilibrio. È necessario, in primis, pianificare per tempo, poi è bene far partecipare al processo tutti i membri della famiglia, cominciando in modo efficace a rivolgersi a professionisti competenti che conoscono i vincoli e le limitazioni posti dal diritto successorio, nonché la variabile fiscale e gli strumenti offerti dalla disciplina societaria. Per questo motivo un professionista deve essere a conoscenza di strumenti come il Trust, il Patto di Famiglia, le Assicurazioni, le Holding, le Società Semplici, il Fondo Patrimoniale, i Contratti Fiduciari, le Operazioni Straordinarie e gli Statuti e collaborare sempre con studi legali e tributari di alto livello per poter offrire al cliente la consulenza più evoluta. Negli anni ’90 le imposte di successione erano progressive fino al 33%, con franchigia molto più bassa, pari a circa un sesto di quella attuale. L’esenzione fiscale totale delle imposte di successione è arrivata solo nel 2001, col governo Berlusconi che ha completamente eliminato le imposte per una durata di 5 anni, e poi col governo Prodi che le ha reintrodotte secondo le condizioni attuali. Dal 2014 a oggi, attraverso i vari governi che si sono succeduti, si è tentato di riformare le imposte di successione con ben quattro diverse bozze mai andate a buon fine. L’ultima ipotesi riferita al Governo Gentiloni nell’aprile del 2017, non passa-

The continuity of succession appears to be one of the most delicate and crucial problems of a family business. Knowing how to manage succession in the most correct way is fundamental, both to ensure the continuity and development of the company itself and to maintain its balance. It is necessary, first of all, to plan in good time, then it is a good idea to involve all family members in the process, starting effectively to turn to competent professionals who are familiar with the constraints and limitations imposed by inheritance law, as well as the tax variable and the instruments offered by corporate regulations. For this reason, a professional must be familiar with instruments such as the Trust, the Family Agreement, Insurance, Holding Companies, Simple Companies, the Asset Fund, Trust Contracts, Extraordinary Transactions and the Articles of Association and must always collaborate with high level legal and tax firms in order to offer the client the most advanced advice. In the 1990s inheritance taxes were progressive up to 33%, with a much lower deductible of about one sixth of what they are today. The total tax exemption of inheritance taxes only came in 2001, with the Berlusconi government completely eliminating taxes for a period of 5 years, and then with the Prodi government which reintroduced them under current conditions. From 2014 to the present, attempts have been made through successive governments to reform inheritance taxes with four different drafts that have never been successful. The last hypothesis referred to the Gentiloni Government in April 2017, not passed by a handful of votes, and therefore also the most plausible, provided for progresGenius People Magazine

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ta per un pugno di voti, e quindi anche la più plausibile, prevedeva aliquote progressive dal 7% al 21% con franchigie pari alla metà di quelle attuali. È un’indicazione ben precisa da tenere in considerazione. Nella valutazione degli altri fattori tecnici, purtroppo, tutto gioca a favore di un probabile inasprimento delle aliquote:

sive rates from 7% to 21% with deductibles equal to half of the current ones. It’s a very precise indication to be taken into account. When evaluating the other technical factors, unfortunately, everything plays in favor of a likely tightening of rates:

QUANTO COSTA? LA VARIABILE FISCALE imposta di donazione e successione: presente e futuro presente coniuge e linea retta fratelli e sorelle altri parenti altri soggetti

4% 6% 6% 8%

- Impatto del gettito fiscale sui conti pubblici: allo stato attuale la ricchezza privata delle famiglie italiane è concentrata nella fascia più alta di età. Presto o tardi, il patrimonio dei “baby boomers” verrà liquidato e sarà destinato a essere trasferito, creando un gettito molto importante per i conti pubblici. - Armonizzazione fiscale e pressione internazionale del fondo monetario europeo: osservando le aliquote degli altri paesi europei si nota che l’Italia rappresenta oggi un paradiso fiscale in termini successori. Altri paesi europei pagano aliquote a doppia cifra con franchigie molto più basse delle nostre. Nell’ambito della pianificazione successoria risulta quindi importante conoscere l’intero nucleo familiare, valutandone la patrimonialità complessiva e inserendo a sistema la parte immobiliare, l’eventuale azienda di famiglia e ovviamente la ricchezza mobiliare. A oggi esistono diverse soluzioni che possono essere utilizzate lecitamente, se affrontate in tempo, per ridurre l’impatto del gettito fiscale e per tutelarsi da un eventuale inasprimento delle aliquote. Per motivi redazionali affronteremo brevemente tre macro esempi che sono generalmente presenti all’interno dei portafogli dei clienti di Michele Zanolla. Genius People Magazine

1 milione 100 mila – –

futuro 7–21% 8–24% 10–30% 15–45%

500 mila 100 mila – –

- Impact of tax revenues on public accounts: at present the private wealth of Italian households is concentrated in the highest age group. Sooner or later, the assets of the “baby boomers” will be liquidated and will be transferred, creating a very important revenue for the public accounts. - Fiscal harmonization and international pressure of the European Monetary Fund: observing the rates of other European countries, we can see that Italy today represents a tax haven in terms of successors. Other European countries pay double-digit rates with much lower deductibles than ours. In succession planning, it is therefore important to know the entire family nucleus, evaluating its overall patrimoniality and including in the system the real estate part, the eventual family business and, obviously, the wealth of securities. To date, there are a number of solutions that can be used legitimately, if addressed in time, to reduce the impact of tax revenue and to protect against a possible tightening of tax rates. For editorial reasons, we will briefly address three macro examples that are generally found in Michele Zanolla’s clients’ portfolios.


EDITORIALE

1) BENI IMMOBILI In ottica di pianificazione successoria viene spesso utilizzato il trasferimento a titolo oneroso o gratuito della nuda proprietà degli immobili agli eredi con mantenimento dell’usufrutto (che si estinguerà a costo fiscale pari a zero). Oltre a pagare le imposte attuali e usufruire della franchigia più alta in Europa, pianificare prima della riforma significa utilizzare i valori catastali di oggi e non quelli di domani. 2) AZIENDA DI FAMIGLIA A differenza dei paesi nordici, in cui il 90% delle aziende vengono cedute, in Italia, nell’85% dei casi, le aziende passano ai discendenti. Nel passaggio generazionale da padre a figlio anche l’azienda di famiglia può essere trasferita in totale esenzione fiscale (rispettando determinate condizioni previste nella legge finanziaria del 2007). Inoltre, attraverso l’inserimento di una clausola di recesso unilaterale è possibile impostare un “patto di famiglia” in grado di tutelare l’imprenditore da un eventuale scontro generazionale e consente, contemporaneamente, un risparmio di imposta in sede successoria. 3) PATRIMONIO MOBILIARE Anche nell’amministrazione del patrimonio è possibile utilizzare diversi strumenti finanziari che permettono di gestire al meglio una pianificazione successoria. I contratti di assicurazione sulla vita, ad esempio, sono esenti dal 1973 e ad oggi esistono diverse forme di investimento finanziario con coperture assicurative che consentono di mantenere questo tipo di vantaggio.

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1) REAL ESTATE In view of inheritance planning, the transfer of the bare property to the heirs with maintenance of the usufruct (which will be extinguished at zero tax cost) is often used. In addition to paying the current taxes and taking advantage of the highest deductible in Europe, planning before the reform means using today’s cadastral values and not tomorrow’s ones. 2) FAMILY BUSINESS Unlike the Nordic countries, where 90% of the companies are sold, in Italy, in 85% of cases, the companies pass to the descendants. In the generational transfer from father to son, the family business can also be transferred with total tax exemption (respecting certain conditions provided for in the 2007 Finance Act). Moreover, through the insertion of a unilateral withdrawal clause it is possible to set up a “family pact” able to protect the entrepreneur from a possible generational clash and, at the same time, allows tax savings in inheritance. 3) MOVABLE PROPERTY Various financial instruments can also be used in the administration of assets to better manage succession planning. Life insurance contracts, for example, have been exempt since 1973, and to date there are various forms of financial investment with insurance cover to maintain this type of advantage.

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ANDREA MARGELLETTI

di/by ANDREA MARGELLETTI

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L’al b a d e l m ondo p o s t- c ov id

THE DAWN OF THE POST-COVID WORLD

ANDREA MARGELLETTI, genovese, classe ’66, fonda il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I) di cui è Presidente dal 2004. Già Consigliere Strategico del Ministro della Difesa dal 2012 al 2018, è stato inoltre membro del Comitato Consultivo della Commissione Internazionale sulla Non Proliferazione e il Disarmo Nucleare. È commentatore per le emittenti RAI, Mediaset, CNN, Al Jazeera, SKY, MSNBC, TV2000 e Radio Rai e autore del libro “Un mondo in bilico”. Andrea Margelletti è il primo e unico membro onorario delle Forze Speciali Italiane.

Sinora, la produzione di un’analisi di scenario sul mondo post-covid è stata fatalmente incardinata su un’unica variabile dominante: la scoperta della cura o del vaccino. Se si trova il vaccino o la cura, i termini della fase di convivenza con il virus si protrarranno finché non sarà raggiunto un livello di distribuzione e accessibilità globale accettabile. Viceversa, la civiltà umana dovrà rivedere le proprie abitudini ed il proprio modello di sviluppo sulla base del principio di limitazione del contagio, con tutto quello che ne consegue (lockdown mirati in caso di aumento pericoloso dei contagiati, misure di distanziamento sociale, incremento dello smart working ecc.). Tutto questo sempre Genius People Magazine

ANDREA MARGELLETTI, Genoese, born in ’66, founded the Centro Studi Internazionali (Ce. SI) of which he has been President since 2004. Former Strategic Advisor to the Minister of Defense from 2012 to 2018, he was also a member of the Advisory Committee of the International Commission on Non Proliferation and Nuclear Disarmament. He is a commentator for the broadcasters RAI, Mediaset, CNN, Al Jazeera, SKY, MSNBC, TV2000 and Radio Rai and author of the book “Un mondo in bilico”. Andrea Margelletti is the first and only honorary member of the Italian Special Forces.

So far, the production of a scenario analysis on the post-covid world has been fatefully based on a single dominant variable: the discovery of the cure or vaccine. If the vaccine or cure is found, the terms of the cohabitation phase with the virus will overextend until an acceptable global distribution and accessibility level is reached. Conversely, human civilization will have to rethink its habits and its development model according to the principle of containment of the infection, with all that follows (targeted lockdowns in the event of a dangerous growth of infected people, social distancing measures, the upsurge of smart working etc.). All of this unless, who knows when, a phantom herd immu-


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che non si raggiunga, chissà quando, una fantomatica immunità di gregge planetaria. In ogni caso, queste sono considerazioni che è meglio lasciare a virologi ed epidemiologi, sicuramente più autorevoli di me nel trattare simili argomenti. Tuttavia, la dicotomia tra il mondo con la cura e il mondo senza cura ha dei forti limiti intrinsechi. Il primo, si affida alla sola variabile farmacologica. Il secondo è che accetta come scontato il fatto che esista una indefinita ed impersonale volontà globale (quasi come la mano invisibile del mercato secondo Smith) che intenda ripristinare lo status quo ante-virus e proseguire lo sviluppo del mondo secondo i vecchi paradigmi. Infine, il terzo limite è che la Comunità Internazionale, le classi dirigenti ed i cittadini non intendano fare tesoro delle lezioni apprese durante la pandemia e considerino la crisi come un temporaneo bug di sistema. Però, esattamente come un malato di covid – 19, una volta guarito, ha bisogno di un periodo di convalescenza e riabilitazione e, nei casi più gravi, potrebbe affrontare danni permanenti che cambieranno la sua vita futura, così il mondo si avvia alla fase di convalescenza e riabilitazione a causa dell’impatto della pandemia sull’economia e sulla società. L’ondata recessiva iniziata con la pandemia e verosimilmente destinata a protrarsi fino alla fine dell’anno metterà in ginocchio l’economia globale nel suo insieme. Inoltre, anche i sistemi politici che si credevano più resistenti e resilienti hanno scoperto le proprie vulnerabilità difronte al contagio. Sono questi due fattori, più

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nity is reached. In any case, it would be better to leave these considerations to virologists and epidemiologists, certainly more reliable than I am in debating such issues. Nevertheless, the dichotomy between a world with the cure and a world without the cure has strong intrinsic limitations. The first one, that it just confides in the pharmacological variable. The second one is that it takes for granted the existence of an indefinite and impersonal global will (almost like the invisible hand of the market by Smith) which aims at restoring the status quo as before the virus, and pursue the development of the world according to the old paradigms. Lastly, the third limit is that the international community, the ruling classes and citizens do not mean to treasure the lessons learned during the pandemic and deem the crisis as a temporary system bug. However, just as much as a covid-19 patient, once cured, needs a period of convalescence and rehabilitation and, in severe cases, he could face enduring damages that will change his future life, in the same way the world starts the phase of convalescence and rehabilitation due to the impact of the pandemic on economy and society. The recessive wave, that began with the pandemic and is probably going to last until the end of the year, will bring down global economy in its entirety. Moreover, even those political systems which believed to be stronger and more resilient have exposed their vulnerabilities in front of the epidemic. These two factors could affect, more than the epidemic itself Genius People Magazine

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dell’epidemia in sé e la scoperta della cura, che potrebbero influenzare il mondo post-covid. Forse, la globalizzazione come l’abbiamo conosciuta finora potrebbe estinguersi. La pandemia ha messo a nudo le criticità di una supply chain spalmata sull’intero pianeta, rilanciando la necessità della costruzione di catene di valore locali o regionali in grado di reggere simili shock in maniera ottimale. La ridefinizione delle supply chain rischia di avere un impatto geopolitico non indifferente, in quanto potrebbe ridimensionare le aspettative di crescita di quelle economie emergenti che volevano investire tutto sulla capacità di fornire manodopera a basso costo per i prosperi mercati maturi. Tuttavia, anche la Cina, dove l’emergenza ha avuto inizio, non potrà dormire a sogni tranquilli. Un mercato meno globale, meno interconnesso e meno interdipendente oltre i confini nazionali suona come una zavorra per la Nuova Via della Seta e, più in generale, per le aspirazioni da super potenza di Pechino. La leadership del Partito Comunista Cinese dovrà lavorare sodo per impedire il consolidamento di tendenze internazionali avverse e, soprattutto, per riconquistare appieno la fiducia di un mondo che comincia a chiedere spiegazioni sull’origine dell’epidemia e sulla sua gestione nelle prime ore. L’economia non è tutto però. La salute dell’uomo viene prima e, di conseguenza, la futura architettura globale non potrà ignorare il rischio di nuove epidemie e di nuovi virus sconosciuti. Le classi dirigenti, gli esperti ed i tecnici saranno chiamati a costruire una nuova architettura di sicurezza globale che ridiscuta il pericolo dei patogeni e sappia tutelare le comunità. Bisogna avere l’onestà intellettuale di dire che tali patogeni non sempre potranno essere frutto dell’evoluzione “spontanea” della natura ma anche prodotti di laboratorio concepiti come strumenti per azioni ostili. Non è un mistero che la pandemia abbia mostrato come, all’alba del 2020, le minacce per la tenuta dei governi e per la stabilità degli Stati provengano dalle attività di guerra ibrida e guerra informativa online e dall’impatto economico e sociale di un contagio di massa. Gli analisti militari e d’intelligence sono soverchiati dai dati raccolti in questi mesi e dalla necessità di trasformarli in studi previsionali e applicativi. Il ritorno in auge di quella che, ai tempi della Guerra Fredda, era chiamata guerra batteriologica rischia di intaccare il paradigma della deterrenza convenzionale e, per certi aspetti, di quella nucleare. In un mondo scopertosi senza anticorpi, il primato nella bioloGenius People Magazine

or the discovery of the cure could, the post-covid world. Perhaps globalization as we have known it so far may cease to exist. The pandemic has uncovered the critical issues of a supply chain scattered over the entire planet, reintroducing the need to build local or regional value chains capable of handling such shocks in an optimal way. There is a risk that the redefinition of supply chains might have a significant geopolitical impact, since it could reduce the growth expectations of those emerging economies that wanted to invest everything on the ability to provide cheap labour force for the prosperous mature markets. Anyway not even China, where the emergency started, will sleep soundly. A less global, less interconnected and less interdependent market beyond national borders seems like a ballast for the Belt and Road Initiative and, more generally, for Beijing’s superpower ambitions. The leadership of the Communist Party of China will have to work hard to prevent the strengthening of hostile international leanings and, above all, to fully regain trust of a world that is starting to seek explanations regarding the origin of the epidemic and the way it has been managed at the beginning. Economy is not everything though. Human health comes first and, consequently, future global architecture will not be able to ignore the risk of new epidemics and unknown viruses. The ruling classes, experts and technicians will be asked to build a new global security framework able to reassess the danger of pathogens and know how to protect communities. We must have the intellectual honesty to say that such pathogens will not always be the result of the “spontaneous” evolution of nature, but also laboratory products designed as instruments for hostile operations. It is no secret that the pandemic has shown how, at the dawn of 2020, the threats to the endurance of governments and to the stability of states come from the activities of hybrid- and online information warfare and from the economic and social impact of massive contagion. Military and intelligence analysts are overwhelmed by the data collected over these months and by the need to transform them into previsional and application studies. The comeback of what used to be called, during the Cold War days, biological warfare is likely to impair the paradigm of conventional and, in some respects, nuclear deterrence. In a world that has found itself without antibodies, the primacy in biological warfare and in the newly formed medical warfare represents


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gical warfare e nella neonata medical warfare rappresenta un obbiettivo strategico per chi ambisce a definire le regole della governance nel mondo post-covid. Un discorso simile può essere fatto per la cosiddetta vulnerabilità digitale. Se nel prossimo futuro l’esperienza dello smart working e della progressiva digitalizzazione del lavoro prenderà piede anche in quelle società organizzativamente più conservatrici e meno inclini all’innovazione, occorrerà ripensare anche le misure di sicurezza cibernetiche. Uno dei fattori che ha permesso alla nostra società di superare lo shock pandemico e continuare a vivere e produrre è stata la possibilità di accedere ai servizi online dei più differenti, dalla consegna della spesa fino al pagamento delle utenze, dalla condivisione dei documenti di lavoro fino ai social. In futuro, si parla dello sviluppo delle telemedicina e di altre attività che potrebbero essere pienamente svolte in remoto. La digitalizzazione, quindi, porta con sé il bisogno di una cultura della sicurezza cyber maggiore e di strumenti più raffinati per la protezione di dati sensibili e servizi essenziali. Proviamo ad immaginare, per un momento, cosa sarebbe successo se, durante il lockdown, un attacco informatico avesse compromesso la rete in Europa, Stati Uniti o Cina. I virus che devono preoccuparci non sono solo quelli umani, ma purtroppo anche quelli che potrebbero far ammalare le nostre macchine e i sistemi operativi che le governano.

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a strategic objective for those who aim to define the rules of governance in the post-covid world. A similar argument can be made for the so-called digital vulnerability. In the near future, if the experience of smart working and the progressive digitalization of work will take hold also in those companies that are more conservative at the organizational level and less inclined to innovation, we will also have to rethink cyber security measures. One of the factors that allowed our society to overcome the pandemic shock and continue to live and to produce was the opportunity of gaining access to the most varied online services, from grocery delivery to the payment of utilities, from the sharing of work files to social networks. Someday, we will be talking about the development of telemedicine and other activities that could be fully carried out remotely. So, digitization brings with it the need for a greater cyber security culture and for more refined tools for the protection of sensitive data and essential services. Let’s try to imagine, for a moment, what would have happened if, during the lockdown, a cyber attack had compromised the network in Europe, United States or China. The viruses we should be worried about are not only the human ones, but unfortunately also those that could sicken our machines and the operating systems that govern them.

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MARIO GOMBOLI

di/by MARIO GOMBOLI

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D iab o l i k e l a s u a Jag uar

DIABOLIK AND HIS JAGUAR

MARIO GOMBOLI (Brescia, 18 luglio 1947) è architetto, fumettista, illustratore, scrittore, grafico pubblicitario e docente universitario… ma noto soprattutto come soggettista e direttore responsabile nonché editore della serie Diabolik.

La più celebre delle serie italiane a fumetti ha cinque interpreti fissi: Diabolik (titolare di testata), Eva Kant (la sua inseparabile compagna), l’ispettore Ginko (suo irriducibile avversario), Altea duchessa di Vallenberg (eterna fidanzata dell’ispettore) e… la Jaguar E-type coupé (rigorosamente nera). Mentre Ginko abbandonava la sua storica Citroën DS e Eva la sua prima Mini Cooper, Diabolik non ha mai tradito la sua passione per la E-type, sostituendola con lo stesso modello ogni volta che – cosa tutt’altro che rara – ne distruggeva una durante i suoi rocamboleschi colpi. Così la nera coupé è diventata, continua e continuerà a essere, interprete delle storie tanto quanto i suoi “colleghi umani” che lei considera semplici comprimari delle “sue” avventure. Ricordiamo però che nei primi episodi del Re del Terrore la Jaguar (appare, sia pure bianca, già nel secondo albo della saga, L’inafferrabile criminale) era solo una “comparsa”: semplicemente la bella e “capace di raggiungere 200 chilometri Genius People Magazine

MARIO GOMBOLI (Brescia, 18 July 1947) is an architect, cartoonist, illustrator, writer, graphic designer and university lecturer... but he is known above all as subject-manager and editorin-chief of the Diabolik series.

The most famous of all Italian comic book series has five permanent performers: Diabolik (title holder), Eva Kant (his inseparable partner), Inspector Ginko (his unshakable opponent), duchess Altea of Vallenberg (everlasting girlfriend of the detective) and... the Jaguar E-type coupé (strictly black). While Ginko left his memorable Citroën DS and Eva her first Mini Cooper, Diabolik has never betrayed his passion for the E-type, replacing it with the same model whenever - far from rare - he destroyed one during his exciting heists. So the black coupé became, is and will keep on being a performer of the stories as much as her “human colleagues” whom she considers simple supporting actors of “her” adventures. However, let us recall that in the first episodes of The King of Terror the Jaguar (it already appears, albeit white, in the second book of the saga, The elusive criminal) was only an “extra”: simply the beautiful and “capable of reaching 200 kilometers per hour” (sic) car of the header holder. Chosen by Angela Giussani (creator, with her sister Luciana, of


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Illustrazione di Matteo Buffagni, copertinista della serie. (DiabolikŠAstorina Srl)

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MARIO GOMBOLI

Da Sempre vincente, n.11 del 1982. Disegni di Sergio Zaniboni. (Diabolik©Astorina Srl)

all’ora” (sic) auto del titolare di testata. A sceglierla era stata Angela Giussani (creatrice, con la sorella Luciana, del personaggio) che si fece guidare solo dal suo – raffinato – gusto: quella macchina elegante, aggressiva, potente le era sembrata perfetta per la sua creatura. Ancora oggi, in quasi tutti gli episodi inediti che mensilmente appaiono in edicola, la Jaguar si esibisce in performances degne di auto ben più “giovani”. Capita quindi che qualche lettore scriva alla diabolika redazione chiedendo – e chiedendosi – come sia possibile che un’auto datata 1961 possa competere e vincere contro modelli più recenti. La risposta è rituale: è ovvio che un genio della meccanica come Diabolik, capace di istallare sulla sua macchina ogni sorta di marchingegno, ne ha modificato motore, sospensioni e quant’altro così da poter battere anche le vetture più moderne. Come poi abbia potuto inserire le sua elaborazioni in una carrozzeria sempre uguale a se stessa è un altro discorso.

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the character) who was guided only by her - refined - taste: that elegant, aggressive, powerful car had seemed perfect for her creature. Even today, in almost all the original episodes that appear monthly on newsstands, the Jaguar exhibits in performances worthy of far more “younger” cars. It thus happens that some readers write to the diabolic editorial staff asking - and wondering - how is it possible for a car dating back to 1961 to compete and win against more recent models. The answer is customary: it is obvious that a mechanical genius like Diabolik, capable of installing all sorts of contraptions on his car, has modified its engine, suspensions and whatnot in order to defeat even the most modern cars. How he could have inserted his modifications in an unchanging bodywork then, is another matter.


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Da L’inafferrabile criminale, n. 2 del 1963. Disegni di Calissa Giacobini. (Diabolik©Astorina Srl)

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di/by ALESSANDRO HUBER

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I val o r i dello sp ort, c h e s i r i sp ecchiano n el l a montag na THE VALUES OF SPORT, MIRRORED IN THE MOUNTAINS

ALESSANDRO HUBER (Bressanone, 4 gennaio 1984), Product Marketing Manager per il Consorzio Skicarosello Corvara e i parchi Movimënt in Alta Badia, membro del comitato della “Maratona dles Dolomites” e collaboratore del OC Ski World Cup Alta Badia.

Fin da subito la montagna ci regala delle forti emozioni, puoi amarla, puoi odiarla, ma non può passare inosservata. Sì, le immagini delle Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità Unesco, sono affascinanti sempre, ma non basta una fotografia per innamorarsene! Vanno toccate, sfiorate, accarezzate, vanno vissute. Con i loro colori e le loro ombre, uguali ma sempre diverse, nella quale scorgere centinaia di cambiamenti in pochi istanti. Nel momento stesso in cui osservi le rocce di fronte a te, cammini sui loro sassi oppure scii sulla loro neve, le Dolomiti ti parlano e ti fanno provare qualcosa di unico. Per me e per chi ama la montagna, l’energia che ci regalano è pura forza. Quando dalla cima del Sassongher a Corvara, osservi l’orizzonte, queste emozioni si trasformano in valori. Lo stupore, la meraviglia di un qualcosa che ci ruba lo sguardo ed entra in fondo al cuore. Ogni esperienza sulle montagne ci insegna qualcosa e ci cambia, anche se non ce ne accorgiamo. Questi, per me, sono i valori che ci regalano le Dolomiti.

ALESSANDRO HUBER (Bressanone, January 4 1984), Product Marketing Manager for the Consorzio Skicarosello Corvara and the Movimënt Alta Badia parks, member of the "Maratona dles Dolomites" committee and collaborator of the OC Ski World Cup Alta Badia.

The mountain immediately gives us strong emotions, you can love it, you can hate it, but it does not go unnoticed. Yes, pictures of the Dolomites, a UNESCO World Heritage Site, are always fascinating, but a photograph does not suffice to fall in love with it! They must be touched, grazed, caressed, they must be lived. With their colors and their shadows, the same yet always different, where one can glimpse hundreds of changes in a few moments. At the very moment when you look at the rocks in front of you, walk on their stones or ski on their snow, the Dolomites talk to you and make you experience something unique. For me and those mountain lovers, the energy they give us is pure strength. When you look at the horizon from the top of the Sassongher in Corvara, these emotions turn into values. The amazement, the marvel of something that catches the eyes and enters the heart. Every experience in the mountains teaches us something and changes us, even if we don’t notice it. For me, these are the values that the Dolomites give us. Genius People Magazine

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ALESSANDRO HUBER

Stiamo vivendo un periodo strano, a volte di tristezza, di rabbia, di solitudine, ma di per se unico. Un momento di riflessione, nella quale quei valori che spesso si nascondo nel nostro io più profondo, riemergono prepotentemente. Sono in prima linea, in superficie e ci accorgiamo che ci donano un senso di unità e di forza. Ci rendiamo conto che sono fondamentali per noi e per gli altri. Ma da dove li abbiamo appresi questi valori, da dove sono nati così robusti dentro di noi? Credo che pochi abbiano una risposta pronta a questa domanda. Chi ha vissuto la montagna, sa però, quanto siano indispensabili. Nel mio lavoro amo comunicare e raccontare momenti belli, storie che strappano un sorriso o un’emozione. Oggi, grazie ai canali social, questi momenti entrano nelle case di chi ama la montagna e l’Alta Badia. In qualsiasi posto essi vengano visti, hanno l’obiettivo di far rivivere un momento di gioia o forse il ricordo di una vacanza passata nella nostra valle. Nelle ultime settimane abbiamo letto tante opinioni diverse, visto tante fotografie, sentito tanti report, ascoltato tante, a volte troppe, notizie. La calma irreale che abbiamo vissuto e visto nelle vie deserte delle nostre città e dei nostri paesi, era spesso in contrasto con quel rumore infinito che si poteva trovare all’interno delle nostre case accendendo la tv, il laptop, o cliccando ininterrottamente sul nostro smartphone. Ed era proprio in questi momenti che mi mettevo ad osservare le Dolomiti dalla finestra di casa. Con la loro calma, con la loro stazza e maestosità, sono lì immobili e ci trasmettono sicurezza. Ci fanno percepire quei valori radicati in noi, che esse stesse hanno contribuito a rendere tali. Ci sono dei valori imprescindibili, sembrano innati, ma non lo sono. Ci fanno capire la parte più

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We are going through a strange period, sometimes of sadness, anger, loneliness, but in itself unique. A time of reflection, in which those values that often hide in our innermost self, re-emerge strongly. They are on the front line, on the surface, and we notice that they give us a sense of unity and strength. We realize that they are essential for us and for others. But where did we learn these values from, where did they grow so firmly within us? I believe only few have a ready answer to this question. Those who have lived the mountain, however, know how much essential they are. In my job I love to communicate and tell beautiful moments, stories that manage to get a smile or an emotion. Today, thanks to social channels, these moments enter the homes of those who love the mountain and Alta Badia. Wherever they are seen, their goal is to make us relive a moment of joy or perhaps the memory of a holiday spent in our valley. In the last few weeks we have read many different opinions, seen many photographs, heard many reports, listened to many, sometimes too many, news. The unreal quietness that we have experienced and seen in the empty streets of our cities and towns, was often at odds with that endless noise that could be found inside our homes by turning on the TV, the laptop, or by continuously clicking on our smartphone. And it was right in these moments that I used to sit and observe the Dolomites from my home window. With their calmness, their size and grandeur, they stand still and infuse us with a sense of safety. They make us feel those values entrenched in us, which


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giusta e vera di quello che facciamo. In determinati momenti viviamo la realtà attraverso i nostri valori. In Alta Badia, ma in montagna in generale, ritengo che questi siano necessari e indispensabili per reagire alle situazioni quotidiane. Si dice che i principi e le tradizioni siano ancora più saldi in questi piccoli paesini. Non lo so se sia vero, ma sicuramente per vivere al meglio l’esperienza in montagna, devi provare qualcosa dentro di te. Ci piace raggiungere la cima, vedere il mondo dall’alto. Per arrivare in quota però, bisogna sentirsi uniti alla natura e a quello che la circonda. La fatica, il movimento, il corpo che suda, che scatta, l’aria pulita e fresca che ad ogni respiro ci fa sentire vivi. Sono questi gli attimi in cui impariamo dal mondo esterno, e da chi sta arrivando in cima insieme a noi. Lo sport e la montagna hanno tanto in comune, in primis proprio i loro valori. In Alta Badia, ogni anno, organizziamo due eventi sportivi di portata internazionale, La Coppa del Mondo di Sci alpino sulla pista Gran Risa e la Maratona dles Dolomites, corsa in bici sui passi dolomitici. Ho la fortuna di poter collaborare con entrambe queste realtà. Entrambe hanno fatto tanto per il turismo di questa valle. Due sport diversi, ma con dei valori e un traguardo che li accomuna. Vivere la parte più bella delle Dolomiti e lasciarci emozionare, rispettando la natura e affidandosi ad essa. Due sono i valori che reputo fondamentali per lo sport e che valgono poi in tutte le situazioni della vita: fiducia e rispetto. Credo siano di primaria importanza anche nel turismo, nell’ospitare e nell’essere ospitati. Due parole che ci insegnano a

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they themselves have contributed to make such. There are some essential values, which seem natural, but they are not. They help us figure out the most righteous and true part of what we do. At certain times we experience reality through our values. In Alta Badia, and in the mountains in general, I believe that these are necessary and indispensable to cope with daily situations. Rumor has it that the morals and traditions are even more firm in these small villages. I don’t know if it’s true, but in order to make the most of the mountain experience, you have to feel something within you. We enjoy reaching the top, seeing the world from above. To reach the top though, one must feel close to nature and to its surroundings. The strain, the exercise, the body that sweats, the agile body, the clean and fresh air that makes us feel alive with each breath. These are the moments in which we learn from the outside world, and from those who are reaching the top with us. Sport and the mountains have a lot in common, above all their own values. In Alta Badia, every year, we organize two international sporting events, the Alpine Ski World Cup on the Gran Risa slope and the Maratona dles Dolomites, a bike race in the Dolomites passes. I have the privilege of working with both these realities. They have both done so much for tourism in this valley. Two different sports, which share the same values and finish line. To experience the finest part of the Dolomites and to allow ourselves to be moved, while respecting and trusting nature. There are two values that I consider to be essential for sport and which are then valid in all life situations: trust and respect. I believe they are of paramount importance also in tourism, in hosting and

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convivere con la natura, la base di ogni cosa. In montagna tutti gli aspetti della vita, ogni giorno, sono connessi alla natura, alla fiducia verso di essa e al suo rispetto. Così, con questi valori fondamentali sono nati anche i parchi Movimënt. Non poteva essere altrimenti, perché oltre i 2.000 mt. d’altezza, poter muoversi, fare sport e divertirsi in compagnia ci trasmette delle sensazioni forti. Esperienze che si trasformano in qualcosa di più grande. Qualche anno fa a monte del Piz La Ila, centro dell’altipiano dell’Alta Badia e dei parchi Movimënt, é stata installata una statua disegnata dall’artista Daniele Basso. “L’Gigant”, il Gigante in ladino. Un’opera che rappresenta lo spirito gigantesco dei tanti volontari, che ogni anno rendono possibile la Ski World Cup Alta Badia. Un simbolo che vuole unire i valori della valle e dei suoi abitanti, con quelli sportivi. L’acciaio lucido, che rappresenta la figura dello sciatore, ha il compito di rispecchiare i valori che hanno reso possibile l’evento per più di trent’anni. E proprio per questo motivo lo scorso 25 aprile, festa della Liberazione d’Italia, nel momento più difficile, abbiamo illuminato la statua con i colori della bandiera italiana e ladina. Un messaggio che voleva e vuole farci sentire più vicini. Unità di valori in qualsiasi momento, anche il più difficile. Sappiamo che quei principi ci faranno arrivare alla cima. Sapranno far rialzare anche lo sciatore che è caduto poco prima del traguardo, il ciclista che si trova sfinito a pochi metri dall’apice del valico. Le montagne, le Dolomiti, quando le puoi vivere in prima persona, ti insegnano a rispettare quei valori, che hai appreso mentre raggiungevi la cima. La cima non è mai troppo lontana, ci si arriva passo dopo passo, faticando, ricordando alla fine, cosa ci ha insegnato il cammino.

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being hosted. Two words that teach us how to coexist with nature, the basis of everything. In the mountains, every day, all aspects of life are connected to nature, to the faith we have in it and to its respect. Thus, Movimënt parks were born with these fundamental values. It could not be otherwise, because at an altitude of more than 6,561 feet, being able to move, exercise and have fun with friends conveys strong feelings. Experiences that turn into something bigger. A few years ago, upstream of Piz La Ila - center of Alta Badia’s high plateau and the Movimënt parks - a statue designed by the artist Daniele Basso was installed. “L’Gigant”, the Gigant in Ladin. A work that represents the extraordinary spirit of many volunteers who every year make it possible for the Alta Badia Ski World Cup to happen. A symbol that wants to unite the values of the valley and its inhabitants with sports ones. The polished steel, which embodies the figure of the skier, has the task of mirroring the values that made the event possible for more than thirty years. And for this very reason on April 25, Italy’s Liberation Day, in the hardest time, we illuminated the statue with the colors of the Italian and Ladin flag. A message that wanted- and wants to make us feel closer. Unity of values at all times, even the most difficult ones. We know that those principles will get us to the top. They will also be able to help the skier, who fell shortly before the finish line, to get back up, and the cyclist who is exhausted a few feet from the peak of the pass. The mountains, the Dolomites, when you can experience them first hand, they teach you how to respect those values that you learned as you reached the top. The peak is never too far, it can be reached step by step, struggling, recalling in the end what the path has taught us.


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STEFANO RUFFO

di/by STEFANO RUFFO

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S I S S A, EC C ELLENZA S C I EN T I F ICA NEL M ONDO

SISSA, A SCIENTIFIC EXCELLENCE IN THE WORLD

STEFANO RUFFO è professore ordinario di Fisica della Materia Condensata e Direttore della SISSA di Trieste. Come scienziato, il suo campo di studio è la fisica statistica e dei sistemi complessi.

Quando, nel novembre del 2015, assunsi la direzione della SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati), non avevo precedenti esperienze in ruoli di vertice. Ma fin dall’inizio ho fatto miei i principi che hanno da sempre contraddistinto la Scuola: l’eccellenza, l’interdisciplinarietà, l’internazionalità, l’inclusione. Tutti elementi che ritengo fondamentali per il progresso non solo della Scuola, ma della società intera. Allo stesso tempo, ho individuato alcuni progetti innovativi che mettessero a sistema le ricerca delle tre aree di ricerca (matematica, fisica e neuroscienze), ma contribuissero anche a consolidare il prestigio della SISSA nel contesto accademico e della ricerca. Infine, ho voluto valorizzazione il talento dei suoi studenti, uno dei riconosciuti punti di forza della Scuola. La SISSA fu fondata nel 1978 con Decreto del Presidente della Repubblica con lo scopo di “promuovere lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica preparando laureati alla ricerca avanzata, pura e applicata e all’insegnamento universitario […], specialmente per i provenienti dai paGenius People Magazine

STEFANO RUFFO is full professor of Condensed Matter Physics and Director of SISSA. As a researcher, his field of study is statistical physics and complex systems.

When I took over as head of SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) in November 2015, I had no previous experience in leadership roles. But from the very beginning, I made my own the principles that have always distinguished the School: excellence, interdisciplinarity, internationality, inclusion. I consider all these elements fundamental for the progress not only of the School, but of society as a whole. At the same time, I identified a number of innovative projects that would systemise the research of the three research areas (mathematics, physics and neurosciences), but also help to consolidate the prestige of SISSA in the academic and research context. Finally, I wanted to highlight the talent of its students, one of the recognised strengths of the school. SISSA was founded in 1978 by Decree of the President of the Republic to “promote the development of culture and scientific research by preparing graduates for advanced, pure and applied research and for university teaching […], especially for those coming from developing countries”. In the 1990s, neuroscience was added to the physical and mathe-


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In foto Stefano Ruffo Genius People Magazine

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STEFANO RUFFO

esi in via di sviluppo”. Alle discipline fisiche e matematiche si aggiunsero, negli anni ’90, le neuroscienze. Il proposito originale del fondatore e primo Direttore Paolo Budinich, fu quello di creare in Italia il Dottorato di Ricerca, sull’impronta del Philosophiae Doctor (PhD) di stampo anglosassone. Internazionale per vocazione, la SISSA accoglie studenti, ricercatori e docenti di tutte le nazionalità, di qualsiasi credo religioso e ideologia; la sua azione s’ispira alla fratellanza intellettuale veicolata dal linguaggio universale della scienza. Circa 1400 scienziati, un terzo stranieri ed un terzo donne, provenienti da tutti i continenti e da circa 80 paesi diversi hanno conseguito a oggi il Diploma di PhD. La SISSA vanta collaborazioni con più di 200 istituzioni in tutto il mondo. Le ricercatrici e i ricercatori che lavorano presso la nostra Scuola hanno una statura di livello assoluto. Da tutto questo, e da una visione chiara e spesso coraggiosa, nasce l’eccellenza. Eccellenza nella ricerca: dall’istituzione dell’European Research Council nel 2007, la SISSA ha ottenuto ben 23 progetti finanziati da questo prestigioso Istituto, classificandosi così tra le migliori Istituzioni in Europa. Eccellenza nei talenti: molti dei dottorandi diplomati alla SISSA hanno avuto importanti carriere nelle migliori istituzioni universitarie e di ricerca al mondo. Altri hanno ricoperto incarichi di rilievo nel settore privato, una tendenza, questa, in aumento negli anni recenti. Del resto, credo che il mondo della ricerca non si possa più disinteressare al suo impatto sulla società e debba prestare attenzione alla valorizzazione della conoscenza e all’innovazione industriale. Mi sono impegnato perché la SISSA, che pur ha come sua missione principale la ricerca guidata dalla curiosità, fornisca ai suoi PhD quelle “abilità trasversali” sempre più importanti nel mondo del lavoro. Ho istituito finanziamenti a studenti per ricerche interdisciplinari e avviato l’iniziativa “PhD4PMI”, che ha visto le piccole imprese del territorio del Friuli Venezia Giulia collaborare con gli studenti della SISSA su tematiche di scienza dei dati e simulazione al computer. A questo si devono aggiungere la creazione di dottorati industriali promossa dal Laboratorio di Matematica Applicata SISSA-Mathlab, realtà in forte crescita; l’attività brevettuale e la creazione di aziende spin-off; l’adesione al Centro di Competenze SMACT, che vede riuniti gli Atenei del Nord-Est. Il tema dell’inclusione è un altro punto di grande rilevanza: ed ecco quindi le iniziative nel campo della “Quality Education”, con la formazione di Genius People Magazine

matical disciplines. The original purpose of the founder and first Director Paolo Budinich, was to create the Research Doctorate in Italy, on the imprint of the Anglo-Saxon Philosphiae Doctor (PhD). International by vocation, SISSA welcomes students, researchers and professors of all nationalities, of all religious beliefs and ideologies; its action is inspired by intellectual brotherhood conveyed by the universal language of science. Close to 1400 scientists, one-third foreigners and one-third women, from all continents and about 80 different countries have obtained the PhD Diploma to date. SISSA boasts collaborations with more than 200 institutions worldwide. The researchers who work at our School are of absolute stature. From all this and from a clear and often courageous vision, excellence is born. Excellence in research: since the establishment of the European Research Council in 2007, SISSA has obtained 23 projects funded by this prestigious Institute, ranking among the best institutions in Europe. Excellence in talent: many of the graduate PhD students at SISSA have had important careers in the world’s best university and research institutions. Others have held important positions in the private sector, a trend that has increased in recent years. Moreover, I believe that the research sector can no longer be disinterested in its impact on society and must pay attention to the enhancement of knowledge and industrial innovation. I am committed to ensuring that the school, whose main aim is curiosity-driven research, provides its PhDs with those “transversal skills” that are increasingly important in the world of work. I have set student funding for interdisciplinary research and launched the initiative “PhD4PMI”, which has seen small companies in the territory of Friuli Venezia Giulia collaborate with the students of SISSA on data science and computer simulation issues. To this must be added the creation of industrial doctorates promoted by the Laboratory of Applied Mathematics SISSA-Mathlab, a rapidly growing reality; the patent activity and the creation of spin-off companies; membership of the Centre of Competence SMACT, which brings together the Universities of the North-East. The theme of inclusion is another point of great importance: and so there are the initiatives in the field of “Quality Education” with the training of students from developing countries and those related to the promotion of peaceful and inclusive societies, in which the “Diplomacy of Science” has a crucial role to play. I would like to quote the “Memorandum” laid down in September 2018 by ten scientific insti-


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studentesse e studenti provenienti dai paesi in via di sviluppo e quelle legate alla promozione di società pacifiche ed inclusive, in cui la “Diplomazia della Scienza” ha un compito cruciale. Mi preme citare il “Memorandum” sancito a settembre 2018 da dieci istituzioni scientifiche del Friuli Venezia Giulia, tra cui la SISSA, per fornire opportunità di studio e ricerca a scienziati rifugiati costretti ad abbandonare i loro paesi d’origine. C’è un ultimo punto che mi sta a cuore. Gli studenti accedono alla SISSA con un esame di ammissione molto competitivo. È importante affrontare la questione della diversità sociale nelle procedure di selezione, recentemente posta dal Ministro dell’Educazione Superiore, della Ricerca e dell’Innovazione francese, Frédérique Vidal, ai quattro Direttori delle Écoles normale supérieures insieme a quella del ruolo delle élite culturali nella società. È ampiamente dimostrato come in Francia l’ammissione alle Écoles privilegi studenti di famiglie più agiate. Il “sistema” degli Istituti a Ordinamento Speciale Italiani (SISSA, Normale, Sant’Anna, IUSS, IMT, GSSI) è molto più piccolo e non presenta probabilmente discriminazioni di questo tipo. Ma è fondamentale che il Paese continui a investire risorse in Istituti che praticano l’eccellenza nella formazione e nella ricerca e che sostengono gli studenti più meritevoli. La mia famiglia di provenienza era umile e mia madre semi-analfabeta, ed è grazie al sistema di educazione pubblica e basata sul merito che ho avuto l’opportunità di una carriera di alto livello scientifico. Recentemente, la SISSA si è classificata prima in Italia e settima in Europa tra le “Giovani Università” secondo la rivista Nature. Nel rapporto dell’Agenzia Nazionale di Valutazione della Ricerca della SISSA si legge che “la SISSA unisce l’eccellenza nella ricerca […] alla qualità didattica tipica delle migliori Scuole di Dottorato del sistema anglosassone […] La continua e intensa interazione tra docenti, ricercatori e studenti, rappresenta un elemento caratterizzante della Scuole, probabilmente unico in Italia e raro anche a livello Europeo”. Ci sono tutte le premesse perché la SISSA, grazie ai suoi principi e alle sue azioni, continui a esercitare questo ruolo anche negli anni a venire.

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tutions of Friuli Venezia Giulia including SISSA, to provide opportunities for study and research to refugee scientists forced to abandon their country of origin. There is one last point that I feel strongly about. Students enter SISSA with a very competitive entrance exam. It is important to address the issue of social diversity in the selection procedures, recently raised by the French Minister of Higher Education, Research and Innovation, Frédérique Vidal, to the four Principals of the Écoles normale supérieures along with the role of the cultural elites in society. It is widely demonstrated that in France the admission to the Écoles privileges students from affluent families. The “system” of Special Institutes of Higher Education (SISSA, Normal, Sant’Anna, IUSS, IMT, GSSI) is much smaller and probably does not present discrimination of this kind. However, it is essential that the Country continues to invest resources in Institutions that practice excellence in education and research and that support the most deserving students. My family of origin was humble and my mother was semi-illiterate, and it is thanks to the public and merit-based education system that I had the opportunity for a high-level scientific career. Recently, SISSA ranked first in Italy and seventh in Europe among the “Young Universities” according to the Nature journal. The report of the National Research Evaluation Agency of SISSA, states, “SISSA combines excellence in research […] with the teaching quality typical of the best Doctorate Schools of the Anglo-Saxon system […] The continuous and intense interaction between lecturers, researchers and students are a characterising element of SISSA, probably unique in Italy and rare even at European level”. There are all the prerequisites for SISSA, thanks to its principles and its actions, to continue to exercise this role in the years to come.

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MASSIMILIANO SIMONETTA

di/by MASSIMILIANO SIMONETTA

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R i f l es s ioni da p ostl o c k d o w n: cam b ierem o?

POST-LOCKDOWN THINKING: WILL WE CHANGE?

MASSIMILIANO SIMONETTA fonda nel 2002 la Stemax Eventi Ufficio stampa e comunicazione di aziende leader nel settore organizzazione eventi culturali, una struttura dinamica, funzionale e versatile. che opera con successo nel campo della moda, dell’arte e degli eventi culturali curando l’ immagine e la comunicazione di artisti, designer, gallerie, importanti realtà del fashion retail, una casa editrice e un importante studio associato di architettura a livello internazionale.

Quello tra salute e privacy sembra un dilemma distopico, ma non è mai stato più reale di così. Abbiamo pensato che fosse possibile sostituire gli amici veri con quelli virtuali, crediamo nei follower e negli amici su Facebook. Il coronavirus ha fatto il suo ingresso nella Storia al momento giusto: compagnie low cost, globalizzazione, libera circolazione degli individui. Ma se questa condizione d’emergenza diventasse la norma, la maggioranza di noi, in fin dei conti, non farebbe questo gran sforzo ad accettarla. Le proteste esploderebbero in maniera ben più violenta per un altro virus: quello informatico. Se le scuole fossero tutte online, se ogni lavoro potesse essere fatto da casa, se tutto fosse gestito da un algoritmo...se tutto questo si realizzasse, non andremmo verso una nuova socialità umana, ma continueremmo a Genius People Magazine

MASSIMILIANO SIMONETTA founds in 2012 the Stemax Eventi, press and communication office of leading companies in the field of cultural events organization. This dynamic, functional and versatile structure, operates successfully in the field of fashion, art and cultural events, taking care of the image and communication of artists, designers, galleries, important fashion retail realities, a publishing house and an important architectural studio of international standing.

The one between health and privacy seems a dystopian dilemma, but it has never been more real. We thought it was possible to replace real friends with virtual friends, we believe in followers and friends on Facebook. The coronavirus made its entry into history at the right time: low cost companies, globalization, free movement of individuals. But if this emergency condition became the norm, the majority of us, after all, would not make such a big deal and accept it. The protests would explode far more violently for another virus: the computer virus. If schools were all online, if every work could be done from home, if everything was managed by an algorithm... if all this came to fruition, we would not be moving towards a new human sociality, but we would continue to move towards the de-socialization, isolation and de-accountability required by


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“Ma se questa condizione d’emergenza diventasse la norma, la maggioranza di noi in fin dei conti non farebbe questo gran sforzo ad accettarla.” “But if this emergency condition became the rule, the majority of us would not make this great effort to accept it after all.” In foto Massimiliano Simonetta

muoverci verso la de-socializzazione, l’isolamento e la de- responsabilizzazione richiesti dal sistema tecno-capitalista per il proprio funzionamento efficiente: non umano ma dis-umano. Quando tutto questo sarà finito, avremo un estremo bisogno di guardare le persone in faccia, di sentirle fisicamente accanto. Bisogno di libertà e di contatto, di vivere (tra) la gente. Dovremo tutti essere lungimiranti, responsabili. Dovremo immaginare e progettare occasioni di incontro per recuperare una socialità etica e civile, di ‘convivenza’ in cui interesse privato o business si possano conciliare consensualmente con l’interesse di tutti. Dovremo creare una socialità capace, infine, di rielaborare una ‘teoria della giustizia umana e ambientale’. Io voglio credere nel risvolto etico! Ci piace vestirci e continueremo a farlo, ma ci porremo il problema di quanto inquinamento va nell’aria e di quante persone vengono sfruttate per garantircelo. Si dovranno promuovere i brand indipendenti, quelli che non hanno le spalle coperte dai grandi gruppi internazionali e che, negli ultimi anni, hanno trovato un posto al sole sul mercato grazie a una creatività innovativa e a produzioni di nicchia, spesso artigianali. Brand in cui stile e valore avranno sicuramente un risvolto etico: non si può più prescindere dalla qualità! Adesso l’ambiente ci chiede di essere più attenti e di evitare gli sprechi, soprattutto dopo essere stati messi in ginocchio da un nemico invisibile ma potentissimo come il virus, e con la paura che ne è conseguita. E il cambiamento climatico? Tra coronavirus e cambiamento climatico sembra esistere una rela-

the techno-capitalist system for its efficient functioning: not human but inhuman. When all this will be over, we will have an extreme need to look people in the face, to feel them physically close. Need for freedom and contact, to live (between) people. We’ll all have to be forward-thinking, responsible. We will have to imagine and plan opportunities for meeting to recover an ethical and civil sociality, of ‘coexistence’ in which private or business interests can be consensually reconciled with the interests of all. We will have to create a sociality capable, finally, of reworking a ‘theory of human and environmental justice’. I want to believe in ethics! We like to dress up and we will continue to do so, but we will ask ourselves the question of how much pollution goes into the air and how many people are exploited to guarantee it. Independent brands will have to be promoted, those that do not have the shoulders covered by big international groups and that, in recent years, have found a place on the market thanks to innovative creativity and niche productions, often handcrafted. Brands in which style and value will certainly have an ethical implication: you can no longer ignore quality! Now the environment is asking us to be more careful and to avoid waste, especially after being brought to our knees by an invisible but very powerful enemy like the virus, and with its fear. And what about climate change? There seems to be a clear relationship between coronavirus and climate change and the increase in pandemics in recent decades is beginning to be linked to the drastic reduction of biodiversity and pollution. But different - and very different - is the way we relate to Genius People Magazine

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MASSIMILIANO SIMONETTA

zione evidente e si comincia a legare l’incremento delle pandemie degli ultimi decenni alla drastica riduzione della biodiversità e all’inquinamento. Ma diverso – e molto – è il nostro modo di rapportarci con questi due temi. Il Covid-19 è nato casualmente e all’improvviso, ma si è poi diffuso velocemente e a livello globale. È scattata, più o meno velocemente, l’emergenza e la mobilitazione. Per l’emergenza-cambiamento climatico siamo, invece, ancora fermi. Sappiamo che il cambiamento climatico esiste, che si fa sempre più grave, che la nostra inazione produrrà effetti sempre più devastanti sul clima, sulla vita umana, sull’economia. Effetti davanti ai quali l’attuale pandemia sembrerà forse un semplice raffreddore. Eppure, pur potendo intervenire da subito per modificare la situazione e invertire la rotta con consapevolezza e responsabilità, si fa ancora troppo poco.

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these two themes. The Covid-19 was born randomly and suddenly, but then it has spread quickly and globally. The emergency and the mobilization has been triggered, more or less quickly. For the climate change emergency, however, we are still at a standstill. We know that climate change exists, that it’s becoming increasingly serious, that our inaction will have increasingly devastating effects on the climate, on human life, on the economy. Effects in front of which the current pandemic could look like a simple cold. And yet, while we can still intervene to change the situation and reverse it with awareness and responsibility, too little is being done.


di/by CAROLINA GENNA

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F in c h é c’è ironia, c’ è s p er anza!

AS LONG AS THERE’S IRONY, THERE’S HOPE!

CAROLINA GENNA, classe ’91; da Bridget Jones ha ereditato la diarrea verbale, da Pietro Aretino l’irriverenza e una discreta possibilità di morire per le troppe risa. Connubio bislacco fra il tradizionalismo accademico e la sfacciataggine dell’innovazione, si laurea al DAMS di Torino nel 2019 e prosegue gli studi con un Master in Progettazione, Comunicazione e Management del Turismo Culturale sempre presso la capitale piemontese. Il cinema è la sua grande passione, ma le parole la sua grande ossessione.

“Le serenate del Sud … le calde, dolci, snervanti notti di Sicilia! Durante tutto il tempo che ne ero stato lontano il ricordo di quelle notti o, meglio, di una notte, aveva popolato le mie ore di rimpianti, di nostalgia. Agramonte: 18.000 abitanti, 4.300 analfabeti, 1.700 disoccupati tra fissi e fluttuanti. 24 chiese, se ben ricordo, fra le quali si annoverano alcuni notevoli esemplari barocchi del tardo Seicento. Questo è Palazzo Cefalù e questo è lo stemma dei miei avi, l’unica cosa, o quasi, che mio padre non si fosse ancora venduta. Le dissipazioni di papà, sulla natura delle quali sorvolo per rispetto a mammà, ci avevano ridotti ad abitare in una sola ala del palazzo…” 1 1

Inizio Divorzio all’Italiana (1961) di P. Germi con M. Mastroianni, S. Sandrelli.

CAROLINA GENNA, class of ’91; from Bridget Jones she inherited verbal diarrhea, from Pietro Aretino irreverence and a fair chance to die from too much laughter. A bizarre union between academic traditionalism and the brazenness of innovation, she graduated from DAMS in Turin in 2019 and continued her studies with a Master in Design, Communication and Management of Cultural Tourism always in the Piedmontese capital. Cinema is her great passion, but words are her great obsession.

“The serenades of the South ... the warm, sweet, nerve-wracking nights of Sicily! During all the time I had been away the memory of those nights or, better, of one night, had populated my hours of regrets, of nostalgia. Agramonte: 18,000 inhabitants, 4,300 illiterates, 1,700 unemployed between fixed and floating. 24 churches, if I remember correctly, including some remarkable baroque examples of the late seventeenth century. This is Palazzo Cefalù and this is the coat of arms of my ancestors, the only thing, or almost, that my father had not yet sold. Dad’s dissipation, which I fly over out of respect for Mama, had reduced us to living in one wing of the palace...” 1 1

Divorzio all’Italiana (1961), P. Germi with M. Mastroianni, S. Sandrelli.

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CAROLINA GENNA

“Vivevamo quelle settimane di quarantena fra eterne sedute di ginnastica davanti alla tivù ed estenuanti pranzi a sette portate causati dall’acquisto smodato di lievito madre e di altre diavolerie da impastare. Ormai era chiaro a tutti: di quel Covid 19, non se ne voleva parlare più!”

“We lived those weeks of quarantine between eternal gymnastics sessions in front of the TV and exhausting seven-course lunches caused by the immoderate purchase of sourdough and other devilry to knead. By then it was clear to everyone: that Covid 19, we didn’t want to talk about it anymore!”

È con una sorta di piccolo furto alla voce narrante di un Marcello Mastroianni o alla cifra stilistica di uno sceneggiatore d’altri tempi che voglio iniziare. E questo perché per raccontare questa magnifica storia bisogna chiamare in campo gli eroici uomini di un tempo, così lontani da noi per epoca, eppure così vicini a noi per spirito, soprattutto in un momento come questo. Ma adesso mi spiego meglio. Di momenti bui, l’Italia ne ha vissuti a bizzeffe e, di certo, non è questa la sede per passarne in rassegna gli orrori, magari anche uno per uno, e deprimere il lettore o lo scrittore, pure. E, nel corso dei secoli, inutile dirlo, l’italiano è sempre stato maestro nel raccontarne gli strazi e nello sfogare il momento e la sofferenza nell’arte. I capolavori, non per niente, sono spesso frutto delle difficoltà, della sofferenza, della fatica. Ma c’è una cosa in cui noi italiani siamo ineguagliabili, incomparabili, assolutamente inimitabili: la nostra capacità di saperci ridere su. E l’italica ironia è sempre riuscita a spiaccicarsi su tutto: nell’arte, nella letteratura e, come vedremo, nel cinema. Quindi mettiamoci comodi: la storia ha inizio. Col finire della seconda guerra mondiale, i grandi registi italiani cominciano a mettere in scena e a raccontare i grandi orrori vissuti durante la guerra e in quei primissimi anni di dopoguerra. È il decennio d’oro del Neorealismo, quell’ondata cinematografica che ha reso l’Italia grande agli occhi del mondo e che ha consentito ai suoi intellettuali di denunciare e, per l’appunto, sfogare tutte le difficoltà vissute in quegli anni di guerra e di stenti. Meravigliosa l’arte, tragico il momento. Ma che succede? A un tratto la gente non ne può più: gli orrori li ha vissuti, li ha rivisti, li ha notomizzati, ci ha fatto pace e, semplicemente, non ne vuole più sapere. Bisogna vivere, voltare pagina! Ed è allora che il cinema si ingegna: non molla la presa, badate!, ma si ingegna. Ed è così che a piccoli passi inizia a evolvere e a portar sullo schermo quel secondo tratto così marcato della nostra italianità. A metà fra gli anni ’50 e ’60, infatti, il cinema decide che serve un nuovo modo di raccontare: tutto quel dramma ha stufato, qua si deve ridere! I pro-

It is with a sort of small theft to the narrating voice of Marcello Mastroianni or to the stylistic figure of a screenwriter of other times that I want to start. And this is because to tell this magnificent story you have to call in the heroic men of the past, so far away from in time, and yet so close to us in spirit, especially at a moment like this. But let me explain myself better now. Italy has experienced plenty of dark moments, and this is certainly not the place to review all the horrors, perhaps even one by one, and depress the reader or the writer as well. And, over the centuries, needless to say, Italians have always been masters in telling about the horrors and in venting the moment and the suffering in art. Masterpieces, not for nothing, are often the result of difficulties, suffering, fatigue. But there is one thing in which we Italians are incomparable, unsurapassable, absolutely inimitable: it’s our ability to know how to laugh about things. And Italian irony has always managed to squash itself on everything: in art, literature and, as we shall see, in cinema. So let’s make ourselves comfortable: the story begins. At the end of the Second World War, the great Italian directors began to stage and recount the great horrors experienced during the war and in those very first years after the war. It was the golden decade of Neorealism, that cinematic wave that made Italy great in the eyes of the world and that allowed its intellectuals to denounce and, again, vent all the difficulties experienced during those years of war and hardship. Wonderful the art, tragic the moment. But what’s going on? Suddenly people can’t take it anymore: they have experienced the horrors, they have seen them again, they have analysed them, they have made peace with them and, simply, they don’t want to deal with it anymore. People had to live, to move on! And that’s when cinema makes an effort: it doesn’t let go, be ware!, but it makes an effort. And that’s how, in small steps, cinema begins to evolve and to bring on the screen that second and so marked trait of our Italianness. In the mid-50s and 60s, Italian cinema decides that a new way of storytelling is needed: all that drama has got tired, people have to laugh! Problems are

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blemi ci sono ancora, è chiaro, ma perché non prendere le cose con un po’ di filosofia…con un po’ di ironia? Nel 1959 Monicelli dà vita a I Soliti Ignoti, vero caposcuola del genere, ma soprattutto, perfetto esempio di quel che vi sto raccontando: i guai ci sono e ci saranno sempre, ma per poter andare avanti, serve la battuta arguta! Il film, in breve, racconta la storia di un gruppo un po’ bislacco di poveretti che si ingegnano per fare un colpo sicuro e garantirsi, così, finalmente una vita tranquilla e agiata. Chiaramente tutto va male e, fra un errore clamoroso e l’altro, tutti i ladri si ritrovano in cucina a dividersi un po’ di pasta e fagioli, fra una risata e un pensiero al domani - que sera, sera. Ed è questo tutto il senso della commedia all’italiana e di quel senso tutto nostrano di poter prendere la vita a sassate e risate. E, colpo dopo colpo, ci tiriamo fuori anche la speranza. È un po’ questa la grande storia che vi voglio raccontare: che si tratti del colpo sicuro sicuro, o del grande divorzio all’italiana, che comprende in sé l’esilarante eliminazione fisica di una moglie ingombrante e baffuta, in momenti come questo è importante darsi alla speranza una risata alla volta. Siamo italiani e la disgrazia la dobbiamo vivere, sì, con rispetto e con un fazzoletto nero nel taschino, ma da quest’esperienza ne possiamo uscire solo in un modo: attraverso l’italianità. E, in caso di bisogno, il cinema è lì, pronto all’uso: abbiamo infuso nell’arte la nostra capacità di ridere e di mettere con le spalle al muro le avversità con ironia e sagacia. Prendete ispirazione dalla grande commedia all’italiana, lì ci abbiamo messo la speranza - da estrarre in caso di incendio.

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still there, clearly, but why not take things with a bit of philosophy...with a bit of irony? In 1959 Monicelli gives life to I Soliti Ignoti, a true leader of the genre, but above all, a perfect example of what I’m telling you: problems are still out there and they always will be, but to be able to go on, you need a witty joke! The movie, in short, tells the story of a group of poor people who are a bit of a joke and who are trying to make a sure hit and guarantee themselves a quiet and comfortable life. Clearly everything goes wrong and, between one sensational mistake and another, all the thieves find themselves in the kitchen sharing a bit of pasta and beans, between laughters and a thought to tomorrow - que sera, sera. And this story has inside all the meaning of Italian comedy and that all-Italian sense of being able to take life with stones and laughter: blow after blow, we also manage to take out hope. This is the great story I want to tell you: whether it’s the sure sure hit, or the great Italian-style divorce, which includes in itself the exhilarating physical elimination of a bulky, moustached wife, in moments like this it’s important to give hope one laugh at a time. We are Italians and we have to live the misfortune, yes, with respect and with a black handkerchief in our pocket, but we can only come out of this experience in one way: through our Italinity. And, in case of need, cinema is there, ready to use: we have infused in art our ability to laugh and to put life backs against the wall with irony and sagacity. Take inspiration from the great Italian comedy, it’s where we have put our hope - to be extracted in case of fire.

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ANNA MIYKOVA

di/by ANNA MIYKOVA

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I l n u ovo volto della m oda n el d o p o - Coronav irus s ec o n d o Daniela Kraler THE NEW FACE OF POST-CORONAVIRUS FASHION ACCORDING TO DANIELA KRALER

ANNA MIYKOVA: Controcorrente come Huysmans, nasce a Est per poi vivere a Ovest tre anni prima della caduta del muro di Berlino. Si è occupata di business development, eventi internazionali, relazioni pubbliche e comunicazione. Ma per non farsi mancare nulla cerca di spiegarsi i dilemmi geopolitici dell’Europa Orientale, ne scrive e ne discetta. Sicurezza e difesa è il binomio che adora.

Turismo e moda sono due facce della stessa medaglia, evidenze di una cartina di tornasole che indica il livello di benessere. Si va in vacanza per rilassarsi e trascorrere tempo piacevole. Si comprano accessori moda per curare il proprio aspetto, ci si veste con cura per impreziosire la propria immagine e sentirsi bene. Per questo, quando all’inizio di marzo l’Italia ha dovuto serrare i battenti a causa dell’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus, le boutique di abbigliamento griffato come quelle di Daniela e Franz Kraler, situate nel cuore del turismo di lusso tra Cortina d’Ampezzo e Dobbiaco, ne hanno risentito maggiormente. Le recenti riaperture, con tutte le precauzioni del caso, partendo dalla distanza di sicurezza o dal contingentamento degli ingressi previa prenotazione, servono solo in parte a tamponare le perdite economiche perché “siamo ugualmente penaGenius People Magazine

ANNA MIYKOVA: Countercurrent like Huysmans, she is born in the East and she has lived in the West three years before the fall of the Berlin Wall. She was involved in business development, international events, public relations and communication. But, in order not to miss anything, she has even tried to explain the geopolitical dilemmas of Eastern Europe, writes and discusses them. Security and defence is the pair she adores.

Tourism and fashion are two sides of the same coin, evidence of a litmus paper that indicates the level of well-being. You go on vacation to relax and spend a pleasant time. You buy fashion accessories to take care of your appearance, you dress with care to enhance your image and feel good. For this reason, when Italy had to close its doors at the beginning of March due to the health emergency caused by the Coronavirus, designer clothing boutiques such as those of Daniela and Franz Kraler, located in the heart of luxury tourism between Cortina d’Ampezzo and Dobbiaco, suffered the most. The recent reopenings, with all the necessary precautions, starting from the safety distance or from the quota of the entrances upon reservation, serve only partially to buffer the economic losses because “we are equally penalized having lost the highlights of the tourist influx such as the high ski


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In foto la famiglia Kraler

lizzati avendo perso i momenti clou dell’affluenza turistica come l’alta stagione sciistica, il Carnevale e la Pasqua”. I raffinati e sontuosi capi delle collezioni primavera-estate 2020 rimasti sugli scaffali dello store “potrebbero arrivare a superare il 50% se consideriamo che le prime consegne invernali sono già arrivate tra la fine di maggio e l’inizio di giugno”. Per correre ai ripari e smaltire le rimanenze, la merce delle boutique dovrà dunque essere venduta applicando diversi sconti “ma la riduzione del fatturato avrà un forte impatto sul margine operativo lordo del primo semestre 2020”, fa notare Daniela. Bisognerà quindi pro- lungare quanto più possibile la stagione per evitare di aprire quando, questa, sarà quasi finita, e ritrovarsi con i magazzini pieni di merce. Ma in momenti di incertezza e difficoltà come questo “è importante che ognuno agisca con responsabilità ed è necessario che i top brand supportino con azioni concrete, quali la valorizzazione dell’invenduto, la parte più debole della filiera”, fa sapere la Camera buyer Italia. Ora si punta tutto sui mesi estivi, a partire da luglio, quando - condizioni sanitarie permet- tendo - le vie dello shopping di Cortina e Dobbiaco dovrebbero tornare a ravvivarsi di turisti e le vetrine a esporre la collezione invernale “che ci auguriamo possa darci grandi soddisfazioni”.

season, Carnival and Easter”. The refined and sumptuous garments from the spring-summer 2020 collections remaining on the store’s shelves “could reach over 50% if we consider that first winter deliveries have already arrived between the end of May and the beginning of June”. In order to take shelter and dispose of inventories, the goods in the boutiques will therefore have to be sold at various discounts “but the reduction in sales will have a strong impact on the gross operating margin in the first half of 2020”, Daniela points out. It will therefore be necessary to keep the season as long as possible to avoid the opening when this season is almost over and find the warehouses full of goods. But in times of uncertainty and difficulty like this “it is important that everyone acts responsibly and it is necessary that the top brands support with concrete actions, such as the valorisation of unsold goods, the weakest part of the supply chain”, says the Italian Chamber of Buyers. Now everything is focused on the summer months, starting in July, when - sanitary conditions permitting - the shopping streets of Cortina and Dobbiaco should come back to life with tourists and shop windows should display winter collections “which we hope will give us great satisfaction”. The Franz Kraler stores are in fact renowned for the richness and sophistication of the proposals that attract an important slice of elite tourism and since Genius People Magazine

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I punti vendita Franz Kraler sono infatti rinomati per la ricchezza e la ricercatezza delle proposte che attirano una fetta importante del turismo d’élite e siccome non sarà possibile accogliere i clienti in negozio “alla maniera di Daniela”, i Kraler stanno investendo molto sui social network per informare in tempo reale i clienti sui progetti in cantiere e sugli arrivi in negozio. “Se non potremo abbracciarci più come prima, prendere il tè insieme o sorseggiare un cocktail, lo faremo lo stesso virtualmente, in maniera altrettanto suggestiva!” La chiusura forzata apre le porte anche a nuovi canali di commercializzazione dei capi di abbigliamento non proprio in linea col tradizionale metodo di vendita vis-à-vis prediletto dalle boutique di lusso. “Poiché bisogna fare di necessità virtù, per noi è arrivato il momento di compiere il grande passo nella sfera dell’e-commerce, da cui ci siamo sempre tenuti alla larga”. Sono le stesse maison di moda a incoraggiare la vendita online e “ci forniscono interessanti spunti per abbellire il portale e renderlo più funzionale.” L’obiettivo è essere pronti con un sito in grado di replicare almeno in parte l’experience dei negozi fisici, dove il glamour si fonde con proposte uniche come le collezioni che Franz Kraler presenta in esclusiva. E’ evidente quindi che, se da un lato il lockdown ha mischiato le carte in tavola portando grandi cambiamenti nel modo di acquistare e vendere i capi del prêt-à-porter, dall’altra servirà anche a “ripensare la moda in tempi più lenti e umani. Coronavirus a parte, vengono obiettivamente presentate troppe collezioni” sottolinea Daniela. Il ritorno sulle passerelle di settembre sarà un momento catartico perché “lasciata da parte la fretta che negli ultimi tempi aveva preso il sopravvento, torneremo ad ammirare la bellezza lasciando spazio an- che ai nuovi creativi per dare sfoggio del loro estro”. Da tempo siamo infatti abituati alla logica consumistica della fast fashion che sforna proposte banali e veloci, ma adatte a rispondere a una domanda costante ma “il lusso non può e non deve essere veloce perché ha bisogno di tempo per essere raggiunto e apprezzato”.

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it will not be possible to welcome customers in the store “in Daniela’s way”, the Kralers are investing a lot on social networks to inform customers in real time about the projects on site and the arrivals in the store. “If we can’t hug like before, have tea together or sip a cocktail, we’ll do it virtually the same way!” The forced closure also opens the doors to new channels for that market of clothing that is not exactly in line with the traditional vis-à-vis sales method preferred by luxury boutiques. “Since we must make virtues out of necessity, the time has come for us to take the big step in the sphere of e-commerce, from which we have always stayed away. It’s the fashion houses themselves that encourage online sales and “provide us with interesting ideas to beautify the portal and make it more functional”. The goal is to be ready with a site able to replicate at least in part the experience of physical stores, where glamour blends with unique proposals such as the collections that Franz Kraler presents exclusively. It is therefore clear that, if on the one hand the lockdown has shuffled the cards on the table bringing great changes in the way of buying and selling ready-to-wear clothes, on the other hand it will also serve to “rethink fashion in slower and more human times. Coronavirus aside, objectively, too many collections are presented every year” Daniela points out. The return to the catwalks in September will be a cathartic moment because “leaving aside the hurry that has taken over in recent times, we will return to admire the beauty leaving room for new creatives to show off their creativity”. For some time we have in fact been accustomed to the consumerist logic of fast fashion that churns out banal and fast proposals, but suitable to respond to a constant demand but “luxury cannot and must not be fast because it needs time to be reached and appreciated”.


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In foto Daniela e Franz Kraler

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SPECIALE

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SCENDETE IN PISTA CON GENIUS 14 GET ON TRACK WITH GENIUS 14! di/by Francesco La Bella Pag. 76-137

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“I’m a real wild one, wild one, wild one, wild one”

Sofia Goggia

Kristian Ghedina

God save the Queens! Un pomeriggio a corte con Sofia Goggia e le sue sorelle: Cortina d’Ampezzo e l’Olympia An afternoon at court with Sofia Goggia and her sisters: Cortina d’Ampezzo and the Olympia

Una vita a tutta velocità! Kristian Ghedina, una chiacchierata a 360 gradi e a 140 all’ora! A life at full speed! Kristian Ghedina, a chat at 360 degrees and 140 km per hour!

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Fabio Muner

Gloria Nadin

Federico Fontana

FIM, la FIFA del motociclismo FIM, the FIFA of motorcycling

Donne e motori: più gioie che dolori Women & motors: more jois than sorrows

Il ruggito del topo… e il suo successo! The roar of the mouse… and its success!

“Sono un vero selvaggio, selvaggio, selvaggio, selvaggio”

Scopri il nuovo brand Genius, guarda subito lo spot!

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Edi Orioli

Paolo Novelli

Cristiano Silei

La Mia Africa Edi Orioli e la Parigi-Dakar, quella vera! My Africa Edi Orioli and the Paris-Dakar, the real one!

Cineocchio e Motociclismo Quando il cinema scende in pista Cine-Eye and Motorcycling When cinema gets on track

Tute spaziali! Dainese, i 360 km/h del Mugello e le avventure su Marte Out of this world suits! Dainese, the 360 km/h of Mugello and the adventures on Mars

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Walter Rojc

Green is the new black

Il metodo Zangirolami

Istruzioni per diventare un eroe Instructions to become a hero

Ones is Moving…verso l’innovazione! Green is the new black Ones is Moving…towards innovation!

Migliorare il metabolismo e perdere peso in modo innovativo The Zangirolami method Improve metabolism and lose weight in an innovative way

A N D R E A DOVIZIOSO

COVER

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STORIA DI COPERTINA Pag. 138 INTRO GENIUS Pag. 11 INTERVISTA AD ANDREA DOVIZIOSO Pag. 142

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SCENDETE IN PISTA INTRO ALLE INTERVISTE di/by FRANCESCO LA BELLA

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Genius People Magazine continua la sua raccolta di esperienze emozionanti e di personalità geniali, ma questa volta lo fa a tutto gas! In questo numero racconteremo le storie di alcuni grandi uomini della nostra contemporaneità attraverso interviste, impressioni e immagini…ma non mettetevi troppo comodi!

Genius People Magazine continues its collection of exciting experiences and brilliant personalities, but this time it does it at full throttle! In this issue we will tell the stories of some great men of our time through interviews, impressions and images...but don’t get too comfortable!

Salite in sella e godetevi con noi un giro all’interno della vita di Andrea Dovizioso, vicecampione in carica e protagonista del docu-film di Paolo Novelli, nostro ospite su questo numero. Emozionatevi, date gas e sverniciate assieme a lui l’avversario! Lanciate la moto, fatela correre mentre altre storie geniali vi vengono raccontate: Alessandro Benetton, fondatore e presidente di 21 Invest, Paolo Ciabatti, direttore sportivo Ducati Corse, Matteo Zoppas, top manager, Guido Meda, vicedirettore Sky Sport, Sofia Goggia, campionessa olimpionica 2018. Staccate, giocate col mezzo e assaporate le esperienze raccontate da Edi Orioli, vincitore di quattro edizioni di Rally Dakar e da Kristian Ghedina, ex Campione del Mondo di sci alpino. Lasciatevi travolgere dalla bellezza delle foto inedite di Gigi Soldano, icona indiscussa dello “scatto”. E prima di ripartire, controllate gli sliders, mentre Jannik Olander, manager eclettico di Beverly Hills, vi spiega com’è vivere a 3000 all’ora! Ma è ora di ripartire, il circuito è ancora lungo! Pieghiamo e affrontiamo la prima curva con le storie di Cristiano Silei, CEO Dainese, Alberto Franceschi, co-fondatore e general manager di Hide&Jack, Fabio Muner, direttore della Federazione Internazionale Moto e di Andy Varallo, imprenditore altoatesino da tredici anni Vicepresidente di Dolomiti Superski e membro del comitato organizzatore della Fis Alpine Ski World Cup Alta Badia. Datevi un po’ al rischio: sfruttate l’accelerazione, divertitevi coi freni e la frizione. Lasciate che l’ebbrezza della velocità vi travolga mentre vi gustate i

Get on the saddle and enjoy with us a tour inside the life of Andrea Dovizioso, vice-champion in office and protagonist of the docu-film by Paolo Novelli, our guest on this issue. Get excited, give gas and pass the opponent with him! Launch the bike, make it run while other brilliant stories are told: Alessandro Benetton, founder and president of 21 Invest, Paolo Ciabatti, Ducati Corse sports director, Matteo Zoppas, top manager, Guido Meda, deputy director of Sky Sport, Sofia Goggia, 2018 Olympic champion. Take off, play with the vehicle and enjoy the experiences told by Edi Orioli, winner of four editions of Dakar Rally and Kristian Ghedina, former Alpine Ski World Champion. Let yourself be overwhelmed by the beauty of the unpublished photos of Gigi Soldano, undisputed icon of the snapshot. And before you go, check out the sliders, while Jannik Olander, eclectic Beverly Hills manager, explains what it’s like to live at 3000 per hour! But it’s time to get going again, the circuit is still long! We bend and face the first corner with the stories of Cristiano Silei, CEO of Dainese, Alberto Franceschi, co-founder and general manager of Hide&Jack, Fabio Muner, director of the International Motorcycle Federation and Andy Varallo, South Tyrolean entrepreneur for thirteen years Vice-President of Dolomiti Superski and member of the organizing committee of the Fis Alpine Ski World Cup Alta Badia. Take a little bit of the risk: use the acceleration, have fun with the brakes and clutch. Let the thrill of speed overwhelm you while you enjoy our articles on womGenius People Magazine


CON GENIUS 14!

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GET ON TRACK WITH GENIUS 14! In foto Andrea Dovizioso

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Nuova Panigale V4:

The Science of Speed La Panigale V4 si rinnova e diventa più veloce e più facile da guidare, mettendo a proprio agio sia il pilota professionista sia quello meno esperto con un unico obiettivo: vincere la propria sfida contro il cronometro. Tutto, nelle forme della nuova Panigale V4, è al servizio delle prestazioni e dell’aerodinamica, e questo permette di sfruttare al massimo il motore, i freni e la ciclistica, oltre che garantire migliore protezione al pilota. Nella versione S, la Panigale V4 si caratterizza per l’adozione di sospensioni e ammortizzatore di sterzo Öhlins a controllo elettronico basati sul sistema Öhlins Smart EC 2.0 di seconda generazione, cerchi forgiati in alluminio Marchesini, batteria agli ioni di litio, manopole dal design sportivo e parafango nero. Nuova Panigale V4: la regina delle Superbike Ducati. Cilindrata 1,103 cc | Potenza 214 CV (157.5 kW) @ 13,000 giri/min| Coppia 12,6 kgm (124.0 Nm) @ 10,000 giri/min | Peso 175 kg

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INTRO ALLE INTERVISTE

nostri articoli su donne e motori, sui grandi classici del cinema, sul turismo e sui nuovi sistemi socioeconomici. E poco importa se vi sentite più Marlon Brando o un grande economista, non abbiate paura di pigiare su quella manetta...si deve correre e noi vogliamo che sentiate bene il vento sulla faccia! Mentre assaporate questo senso di libertà, fate un cenno a Diabolik (DK), contributo immancabile di questa grande corsa tutta in famiglia. Piegate senza paura, lasciatevi andare! E se l’adrenalina scende, fatevi coccolare dalla nuova rubrica On Trend di Genius. Lasciatevi sedurre dalla Dolcevita e dalla raffinata regia di Giorgio Di Bernardo: fatevi guidare alla scoperta dei piaceri della cucina stellata, dell’intrattenimento e dello stile. Ammirate il design all’avanguardia dei prodotti da arredamento di Marco Astolfo; immergetevi nella stimolante chiacchierata coi nostri personaggi top class, scoprite il mondo di Dom Pérignon con Erika Fay Nicole, scrittrice e ospite in questa edizione, e scacciate con noi via la sete! Genius People Magazine è in pista con voi, godetevi lo spettacolo!

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en and motors, the great classics of cinema, tourism and new socio-economic systems. And it doesn’t matter if you feel more like Marlon Brando or a great economist, don’t be afraid to push on that handcuff... you have to run and we want you to feel the wind on your face! As you savor this sense of freedom, nod to Diabolik (DK), the inevitable contribution of this great race all in the family. Bend without fear, let yourself go! And if your adrenaline levels drop, let Genius’ new On Trend column pamper you. Let yourself be seduced by the Dolcevita and the refined direction of Giorgio Di Bernardo: let yourself be guided to discover the pleasures of starred cuisine, entertainment and style. Admire the avant-garde design of Marco Astolfo’s furniture products; immerse yourself in the stimulating chat with our top class characters, discover the world of Dom Pérignon with Erika Fay Nicole, writer and guest in this edition, and quench your thirst with us! Genius People Magazine is on track with you, enjoy the show!

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IL SELVAGGIO

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Marlon Brando nel film “The Wild One” diretto da László Benedek

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CAROLINA GENNA

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“I’M A REAL WILD ONE, WILD ONE, WILD ONE, WILD ONE” “SONO UN VERO SELVAGGIO, SELVAGGIO, SELVAGGIO, SELVAGGIO”

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egli afosi giorni di festa per il 4 luglio, la piccola cittadina di Hollister, California, viene presa d’assalto da un MC, uno dei primi motorcycle clubs della storia americana. Per qualche giorno, la città statunitense si ritrova ostaggio di 4.000 bikers: ci fanno baldoria, volano le birre, fioccano la risse, si fa cagnara. La rivista Life ci scrive su un articolo, Frank Rooney ne trae un racconto breve, Hollywood ci costruisce su una sceneggiatura, dà vita al film e crea il mito. È il 1953 quando le sale cinematografiche statunitensi si trovano in mano le bobine di The Wild One, tradotto in italiano in Il Selvaggio, storia romanzata degli eventi del ’47 che nel giro di qualche anno darà vita alla leggenda dei giovani motociclisti ribelli e al fortunato genere del biker movie. Con un film, si dà il via a una rivoluzione. Il Selvaggio racconta la storia di una banda di teppisti che decide di occupare per un po’, per quel che serve, Wrightsville, tipico paesotto perbene degli States, incapace di contenere le bravate e le violenze di quei primi bikers disobbedienti e antisistema. Il successo del film è tale che l’AMA, l’American Motorcyclist Association, prova a crearsi uno scudo e prende le distanze da tutte quelle scorribande illegali, difendendo quel 99% di motociclisti, la maggioranza, che nulla c’entra con quei giovani disgraziati. Ma il danno ormai è bello

On the festive days of July 4th, the small town of Hollister, California, is stormed by an MC, one of the first motorcycle clubs in American history. For a few days, the American city finds itself hostage to 4,000 bikers: there’s a merry-go-round, beers fly by, brawling, and a big fuss. Life magazine writes an article about it, Frank Rooney draws a short story from it, Hollywood builds on it a script, gives life to a movie and creates the myth. It’s 1953 when American cinemas hold in their hands the reels of The Wild One, translated into Italian in Il Selvaggio, a fictionalized story of the events of 1947 that in a few years will give life to the legend of young rebellious bikers and to the lucky genre of the biker movie. With a film, a revolution begins. The Wild One tells the story of a gang of thugs who decide to occupy for a while, for what it’s worth, Wrightsville, a typical and respectful village in the States, unable to contain the bravado and the violence of those first disobedient and anti-system bikers. The success of the film is such that the AMA, the American Motorcyclist Association, tries to create a shield and distances itself from all those illegal raids, defending that 99% of American bikers, the majority, who have nothing to do with those young wretches. But the damage is now as good as done: young Americans want to belong to the 1%,

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che fatto: i giovani americani vogliono appartenere all’1%, ne fanno un simbolo ed esibiscono con orgoglio il loro senso di non appartenenza. E come potrebbe essere diversamente? Capobanda della Black Rebel Motorcycle Club, banda di motociclisti al centro del film, è il 29enne Marlon Brando/Johnny, diventato un’icona e sinonimo di motociclismo proprio grazie a questa produzione. In sella alla sua Triumph Thunderbird 6T del 1950 (una vera e propria chicca prodotta in Inghilterra l’anno precedente), Brando riesce a mettere le basi e segnare lo stile di tutte le future generazioni di bikers. Col suo giubbotto di pelle o Schott Perfecto, i suoi Ray Ban Aviators e il basco ben calato in testa, il personaggio di Johnny incarna il nuovo mito del motociclista, l’icona di cui tutti i giovani americani dell’epoca sentono il bisogno. E ogni capo di vestiario raddoppia le sue vendite; in alcuni stati più conservatori e bigotti, spaventati da quest’orda giovanile e libera, gli abiti simbolo vengono messi al bando: è una cultura ribelle, pericolosa, fuori dagli schemi, da sopprimere. Ma la potenza dell’immagine di Brando non si può poggiare solo sugli abiti, figuriamoci!. La costruzione del simbolo e della leggenda ha radici sempre più profonde: per la prima volta al centro di un film, la moto rappresenta e dà il via a quel desiderio di libertà e di evasione del nuovo teenager americano, così lontano dai costumi e dal modus vivendi del padre e del nonno. Dirà Brando nel film: “Non si va in nessun posto, questo lo facevano i nostri nonni! Si va e via! Il sabato ci si trova insieme e si va fuori. L’importante è scappare, andare a tutto gas ogni tanto. Un uomo ha bisogno di imballare il motore ogni tanto, capisci cosa voglio dire?” Perché è questa la potenza della moto, vero? È sentire, dentro, la bellezza di un motore, in tutta la sua potenza, sotto di noi; è sentire l’aria in faccia, la libertà totale, in paesaggi che avremmo potuto solo immaginare. È intendere il viaggio come immersione totale, attraverso una guida che può essere ora sportiva e stimolante, ora splendida, ora, ancora, rischiosa. E il rischio, l’ebbrezza data dalla velocità e dalla paura, è andrenalinico. Sembra ricongiungere l’uomo con la sua parte più istintiva, con la sua dimensiona più selvaggia. Il biker lifestyle sembra essere tutto qua: pelle, coperta di brividi o in un giubbotto, stile, velocità, energia, libertà. E che sia a bordo di una maxi o di un motorino poco importa: a volte serve correre forte, spingersi al limite, correre il rischio. Attraverso la dimensione dell’azzardo e della ricostruGenius People Magazine

they make it a symbol and proudly display their sense of not belonging. And how could it be otherwise? The ringleader of the Black Rebel Motorcycle Club, the motorcycle gang at the centre of the film, is 29-year-old Marlon Brando/Johnny, who has become an icon and synonymous with motorcycling thanks to this production. Riding his 1950 Triumph Thunderbird 6T (a real gem produced in England the previous year), Brando manages to lay the foundations and mark the style of all future generations of bikers. With his leather jacket or Schott Perfecto, his Ray Ban Aviators and the beret firmly planted on his head, the character of Johnny embodies the new myth of the biker, the icon that all young Americans of the time felt the need for. And every garment doubles its sales; in some more conservative and bigoted states, frightened by this youthful and free horde, iconic clothes are banned: it’s a rebellious culture, dangerous, outside the box, it has to be suppressed. But the power of Brando’s image can’t just rest on his clothes, let alone! The construction of a symbol and of a new legend always has deeper roots: for the first time as centre of a film, that motorcycle represents and starts that desire for freedom and escape of the new American teenager, so far from the customs and modus vivendi of his father and grandfather. Brando says in the movie: “Oh, man, we just gonna go. Now, listen, you don’t go any special place. That’s cornball style. You just go. A bunch gets together after all week it builds up, you just…the idea is to have a ball. Now if you gonna stay cool, you got to wail. You got to put somethin’ down. You got to make some jive. Don’t you know what I’m talking about?”. Because that’s the power of the bike, isn’t it? It’s feeling, inside, the beauty of an engine, in all its power, underneath us; it’s feeling the air in our faces, total freedom, in landscapes we could only imagine. It’s to mean journey as a total immersion, through a ride that can be both sporty and stimulating, splendid and risky. And the risk, the thrill of speed and fear, is pure andrenaline. It seems to reunite man with his most instinctive part, with his wildest dimension. Biker lifestyle seems just to be it: skin and leather, covered with chills or in a jacket, style, speed, energy, freedom. And whether it’s aboard a maxi or a moped, it doesn’t matter: sometimes you need to run hard, push yourself to the limit, take risks. Through the dimension of hazard and the artificial


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Dirà Brando nel film: “Non si va in nessun posto,

questo lo facevano i nostri nonni! Si va e via! Il sabato ci si trova insieme e si va fuori. L’importante è scappare, andare a tutto gas ogni tanto. Un uomo ha bisogno di imballare il motore ogni tanto, capisci cosa voglio dire?” Brando says in the movie: “Oh, man, we just gonna go. Now, listen, you don’t go any special place. That’s cornball style. You just go. A bunch gets together after all week it builds up, you just…the idea is to have a ball. Now if you gonna stay cool, you got to wail. You got to put somethin’ down. You got to make some jive. Don’t you know what I’m talking about?”.

zione artificiale del pericolo, insceniamo quelle primitive lotte per la sopravvivenza, risvegliamo gli istinti. L’adrenalina allora si mette in circolo, aumenta i nostri riflessi, la nostra forza e le nostre energie, lenisce il dolore. È come se fossimo nella nostra personalissima pista, in una gara solitaria il cui primo premio è la nostra libertà. Per chi ama le moto, e quella sensazione di evasione la sente solo in sella, vedere Il Selvaggio è un must. In un’epoca in cui le icone erano tutte da creare, prima di James Dean alla guida della sua macchinina sportiva Little Bastard e di Paul Newman sulle gare in pista, il senso di potere e di libertà dati da un motore sono stati celebrati qui, in questo primo biker movie di cui nessuno aveva sospettato la grandezza. Quindi statemi a sentire: quando tutto sembra andar male, mettetevi quel vecchio chiodo e lasciatevi andare. Essere Marlon Brando, per un po’, non hai mai fatto male a nessuno.

reconstruction of danger, we stage those primitive struggles for survival, we awaken the instincts. The adrenaline then gets into circulation, increases our reflexes, our strength and energy, soothes the pain. It’s as if we were in our very personal track, in a solitary race whose first prize is our freedom. For those who love motorcycles, and think that feeling of escapism is only felt on the saddle, watching The Wild One is a must. At a time when icons were all to be created, before James Dean drived his Little Bastard sports car and Paul Newman went on the track, the sense of power and freedom given by an engine were celebrated in this first biker movie whose greatness no one had suspected. So listen: when everything seems to go wrong, put on that old schott and let yourself go. Being Marlon Brando, for a while, never hurt nobody.

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INTERVISTA A SOFIA GOGGIA

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GOD SAVE THE QUEENS! Un pomeriggio a corte con Sofia Goggia e le sue sorelle: Cortina d’Ampezzo e l’Olympia An afternoon at court with Sofia Goggia and her sisters: Cortina d’Ampezzo and the Olympia

Essere atleta è una vocazione, è sposarsi con la disciplina a cui si vuole dedicare tutta la propria vita, è lo sforzo continuo a migliorarsi sempre, a superare i propri limiti. È un processo che non può mai fermarsi. Tutto ciò richiede grinta, dedizione, pazienza e costanza. Being an athlete is a calling, it is like getting married with the discipline which you want to dedicate your whole life to, it is the continuous effort to always improve, to overcome your limits. It is a process that can never stop. All this requires grit, dedication, patience and perseverance.

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ortina d’Ampezzo e Sofia Goggia: l’incontro di due regine, i cui destini sono indistricabilmente intrecciati. La prima è la leggendaria Regina delle Dolomiti, un nome che da solo basta a evocare panorami mozzafiato, natura incontaminata, piste da urlo e tutto il glamour di una località dal fascino senza tempo. La seconda è invece la regina olimpica delle discipline veloci in Italia, un’icona dello sport Azzurro, capace di emozionare e coinvolgere con la propria grinta milioni di appassionati in tutto il mondo. Un incontro tra regine che non poteva non sfociare in una storia d’amore: Sofia, assieme a Kristian Ghedina, è l’Ambassador dei Campionati del mondo di sci alpino in programma dal 7 al 21 febbraio 2021 a Cortina. Un appuntamento di grande rilevanza per tutto il Paese e il movimento sportivo italiano, che porterà in scena lo spettacolo dello sci mondiale sulle nevi delle Tofane. I campioni e le campionesse dello sci internazionale, infatti, si sfideranno alla conquista delle medaglie iridate per entrare a pieno diritto nella storia dello sci. Se i Mondiali segnano il grande ritorno dello sci maschile a Cortina, le regine della velocità sono di casa su una delle piste più emozionanti e tecniche dell’interno circuito femminile di Coppa del mondo: l’Olympia delle Tofane, la pista ribattezzata #TheQueenOfSpeed per le sue caratteristiche tecniche. E tra

Cortina d’Ampezzo and Sofia Goggia: the meeting of two queens, whose destinies are inextricably intertwined. The first is the legendary Queen of the Dolomites, a name that alone is enough to evoke breathtaking views, untouched nature, terrific slopes and all the glamour of a place with timeless charm. The second on the other hand is the Olympic queen of fast disciplines in Italy, an icon of Italian sport, capable with her own determination of giving emotions and engaging millions of fans around the world. A meeting between queens that inevitably led to a love story: Sofia, together with Kristian Ghedina, is the Ambassador of the Alpine Ski World Championships scheduled from February 7 to 21, in 2021 in Cortina. An event of great importance for the whole country and the Italian sports movement, which will bring to the stage the world ski show on the slopes of the Tofane. The international skiing champions, in fact, will compete in order to conquer the world champion medals to rightfully enter into the history of skiing. If the World Championships mark the great return of men’s skiing in Cortina, the queens of speed are at home on one of the most exciting and technical slopes of the whole ladies’ circuit of the World Cup: the Olympia delle Tofane, the track renamed #TheQueenOfSpeed for its technical characteristics. And among

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Sofia Goggia - Credit Photo Giacomo Pompanin

tutte, il sorriso contagioso e la passione per la neve della nostra Sofia Goggia, la leonessa di Bergamo.

all, the contagious smile and the passion for the snow of our Sofia Goggia, the lioness of Bergamo.

Sofia, sei scesa decine di volte sull’Olympia delle Tofane. Perché la Cortina Classic per te è così bella? Cortina d’Ampezzo è il grande amore della mia vita: non solo per il tracciato dell’Olympia, ma anche per il calore delle persone e la bellezza senza eguali del panorama. D’altra parte, non sono la sola a crederlo: ogni anno, tra le atlete della Coppa del mondo, viene condotto un sondaggio sulla tappa preferita e a guadagnarsi il primo posto nel cuore di tutte noi è proprio Cortina. Per noi Azzurre, in particolare, rappresenta l’Italia, è la gara di “casa” per eccellenza e amiamo ospitalità che vi si respira. L’Olympia è una pista fantastica, davvero completa, capace cioè di premiare tutte le caratteristiche tecniche dello sport, e presenta un tracciato stupendo, scorrevole, su cui riesci sempre a divertirti. Anche il fondo viene preparato ai massimi livelli, con un grande lavoro da parte di responsabili, tecnici e impiantisti. La premiazione, poi, è un momento bellissimo: il centro di Cortina, con la cerimonia in piazza Dibona, proprio sotto il campanile, regala emozioni uniche a tutte le atlete. Il momento che preferisco però è salire in pista all’alba: il silenzio della montagna, il freddo pungente, il sole che sorge e tinge il cielo di

Sofia, you’ve come down dozens of times on the Olympia delle Tofane. Why is the Cortina Classic so beautiful for you? Cortina d’Ampezzo is the great love of my life: not just for the Olympia track, but also for the friendliness of the people and the unparalleled beauty of the panorama. Then again, I am not the only one to believe it: every year, among the athletes of the World Cup, a survey is being conducted about the favorite venue, and Cortina has earned the top spot in all of our hearts. For us Azzurre, in particular, it represents Italy, it is the “home” race par excellence and we love the cordiality that reigns here. The Olympia is a fantastic track, truly complete, that is, capable of honouring all the technical characteristics of the sport, and it has a wonderful, flowing circuit, where you can always have fun. Even the bottom is prepared at the highest levels, with a great deal of work by managers, technicians and installers. The award ceremony then is a beautiful moment: the center of Cortina, with the ceremony in Piazza Dibona, right under the bell tower, gives unique emotions to all athletes. My favorite moment, however, is to get on the track at dawn: the silence of the mountains, the biting cold, the rising sun that colours the sky with pink and orange…

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INTERVISTA A SOFIA GOGGIA

rosa e d’arancio… pura poesia! L’Olympia di Cortina è la gara che si svolge nel posto più bello al mondo, un autentico privilegio.

pure poetry! The Olympia in Cortina is the race that takes place in the most beautiful place in the world, an authentic privilege.

Sofi, raccontaci cosa si prova a sfrecciare a cento chilometri all’ora su due pezzi di legno… Amo la velocità. Mi piace sentire lo sci che fischia, la lamina che incide per prima il tracciato ancora intonso e appena preparato, l’aria che scorre sul corpo. In realtà, quando si gareggia in pista, non ci si rende davvero conto della velocità reale a cui si corre, tanta è la concentrazione e l’adrenalina. A volte però capita di essere più insicuri a 80km/h che a 130… dipende tutto da quanto padroneggi la velocità!

Sofi, tell us what it feels like to speed at a hundred kilometers an hour on two pieces of wood… I love speed. I like hearing the skis that whistle, the foil that carves first the freshly prepared and still untouched track, the air flowing on the body. Actually, when you race on the track, you don’t truly realize at what speed you are running, such is the concentration and the adrenaline. Sometimes, however, you could be more insecure at 80km/h than at 130... it all depends on how much you master the speed!

Ma non è solo velocità. La vostra è una vita in due tempi: la gara, ma anche la preparazione alla gara, con gli allenamenti quotidiani e le ore di lavoro. Essere atleta è una vocazione, è sposarsi con la disciplina a cui si vuole dedicare tutta la propria vita, è lo sforzo continuo a migliorarsi sempre, a superare i propri limiti. È un processo che non può mai fermarsi. Tutto ciò richiede grinta, dedizione, pazienza e costanza. Basta pensare che un’Olimpiade te la conquisti in appena 100 secondi, ma dietro ci hai lavorato per almeno quattro anni, tutti i giorni. E il percorso che ti porta al momento della verità, al cancelletto di partenza, non è mai una linea retta, ma è piuttosto un gomitolo, irto di imprevisti e di contrattempi. Per eccellere occorre anche avere cura dei dettagli, e più essi sono da curare, più sarà il tempo di cui avrai necessità per prepararti al massimo livello. A volte noi atleti vorremmo poter affrontare tutto questo con maggior lentezza, proprio per lavorare di fino su ogni aspetto della preparazione, ma sappiamo che quella lentezza non ci può essere concessa, i tempi delle competizioni e dei campionati sono davvero serrati.

But it’s not just speed. Yours is a life in two stages: the race, but also the preparation for the race, with daily training sessions and working hours. Being an athlete is a calling, it is like getting married with the discipline which you want to dedicate your whole life to, it is the continuous effort to always improve, to overcome your limits. It is a process that can never stop. All this requires grit, dedication, patience and perseverance. Just think that you can win an Olympiad in just 100 seconds, but you have worked on it for at least four years, every day. And the path that leads you to the moment of truth, to the starting gate, is never a straight line, but rather a ball of yarn, full of unexpected events and setbacks. To excel you must also take care of the details, and the more they need to be taken care of, the more time it’ll take you to get ready at the highest level. Sometimes us athletes would like to be able to face all of this more slowly, just to work meticulously on every aspect of the preparation, but we know that this slowness cannot be given to us, the times of competitions and championships are really tight.

Parlaci del tuo essere donna, oltre che atleta. Che rapporto hai con la femminilità? Ricordo la complessità del passaggio dall’essere ragazzina all’essere donna: il tutto sotto i riflettori dei media, perché lo sci mi ha reso un personaggio pubblico. Oggi al grande pubblico non interessa solo il risultato agonistico, ma anche la persona che c’è dietro all’atleta. Con il passare degli anni, ho capito che la cura della propria femminilità, l’amore per se stessi e la ricerca di un proprio stile personale rappresentano una maniera di esprimere la propria identità: la femminilità infatti non preclude la cattiveria agonistica! Anche le collaborazioni con alcuni brand di moda mi hanno aiutato a maturare su questo piano: per esempio sono diventata ambassador per Falconeri, e devo dire che quest’esperienza mi ha aiutato a scoprire una mia personalissima femminilità, al contempo grintosa ed elegante.

Tell us about your being a woman, not just an athlete. What relationship do you have with femininity? I remember the complexity of the transition from being a girl to being a woman: all in the media spotlight, because skiing has made me a public figure. Today the general public is not only interested in the sportive achievements, but also in the person behind the athlete. Over the years, I have understood that taking care of one’s own femininity, self-love, and the search for one’s own personal style represent a way of expressing one’s identity: indeed, femininity does not prevent competitive malice! Also the collaborations with some fashion brands have helped me to grow wiser on this level: for example, I have become an ambassador for Falconeri, and I must say that this experience has helped me to discover my own personal femininity, both gritty and elegant at the same time.

“Always Play Fairly” è stato il motto scelto per le Finali di Coppa del mondo di Cortina. Una bandiera in vista dei Mondiali di cui tu sei Ambassador. Cosa significa per te “giocare lealmente”?

“Always Play Fairly” is the motto chosen for the World Cup Finals in Cortina. A flag in view of the World Cups of which you are Ambassador. What does “fair play” mean to you?

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Lo sport, e lo sci in particolare, sono una bellissima metafora della vita. Bisognerebbe sempre avere rispetto delle “regole del gioco” e mostrare rispetto nei confronti degli altri. Ognuno poi ha una propria etica che sente di voler seguire, anche se, in quanto umani, può capitare di sbagliare… succede fin dai tempi della Genesi, con la storia della mela! Talvolta, poi, accade di non essere “fair” nei confronti di se stessi, di non piacersi o di pretendere troppo: bisogna riuscire a comprendere i propri limiti e sapersi perdonare. Nello sport, io ho sempre cercato di essere “fair”, verso i miei allenatori, i miei compagni, i miei avversari, me stessa. Nella vita, invece, ho un caratteraccio… ma cerco sempre di migliorarmi e di imparare dagli errori.

Sports, and skiing in particular, are a beautiful metaphor for life. You should always have respect for the “rules of the game” and show respect for others. Then, everybody has their own ethics that they feel they want to follow, even though, as humans, it may happen to make mistakes... it has happened from the time of the Genesis, with the story of the apple! Sometimes, then, it happens that you are not “fair” to yourself, you don’t like or expect too much from yourself: you have to be able to understand your limits and to forgive yourself. In sport, I have always tried to be “fair”, towards my coaches, my teammates, my opponents, myself. In life, however, I have a temper... but I always try to improve myself and learn from mistakes.

Una sfida? Riprendere a suonare il pianoforte! Avevo iniziato a suonare da piccolina, una o due volte la settimana. La musica è importantissima nella vita, libera la mente e ti ritaglia fuori il mondo. E poi, naturalmente, nel mio sport la vera sfida è di essere sempre bella focalizzata sugli obiettivi e serena con me stessa. Vorrei riuscire ad acquisire l’arte della leggerezza, una dote che io non ho ma che invece è fondamentale. Mi riprometto ogni volta di riuscire ad accettarmi davvero ed essere sempre coerente con me stessa. Vorrei riuscire a maturare tutto questo come persona e trasferirlo come atleta nello sci, per arrivare al cancelletto di partenza consapevole di me stessa e sentirmi libera di “sciare libera”.

A challenge? Starting playing the piano again! I had started when I was a little girl, once or twice a week. Music is very important in life, it clears your mind and cuts you out of the world. And then, of course, in my sport the real challenge is to always be upright focused on goals and peaceful with myself. I would like to be able to acquire the art of lightness, a talent that I don’t have but which is fundamental. Every time I resolve to accept myself for real and to always be consistent with myself. I would like to be able to reach all of this as a person and then transfer it in skiing as an athlete, in order to get to the starting gate aware of myself and feeling free to “skiing free”.

Libro sul comodino. “Ragazze di campagna” di Edna O’Brien: trovo che lei sia una grandissima scrittrice, sa regalarmi grandi emozioni ogni volta che leggo suoi romanzi. Canzone preferita? Sicuramente “Simple man” dei Lynyrd Skynyrd, un brano che parla di valori veri e genuini, che andrebbero sempre perseguiti. Poi io amo follemente anche Robbie Williams, l’unico e ineguagliabile “king of pop”.

Book on the bedside table. “The Country Girls” by Edna O’Brien: I think she is a great writer, she knows how to give me great emotions every time I read her novels. Favourite Song? Definitely “Simple man” by Lynyrd Skynyrd, a song that talks about true and genuine values, which should always be pursued. Then I am also madly in love with Robbie Williams, the unique and unparalleled “king of pop.”

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INTERVISTA A KRISTIAN GHEDINA

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Kristian Ghedina

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UNA VITA A TUTTA VELOCITÀ! Kristian Ghedina, una chiacchierata a 360 gradi e a 140 all’ora! A LIFE AT FULL SPEED! Kristian Ghedina, a chat at 360 degrees and 140 km per hour!

Squilla il telefono: non risponde nessuno. Provo a richiamare; ancora niente. Faccio trascorrere un’ora, ritento, ed ecco la voce di Kristian Ghedina: “Scusa ero in garage, credevo di avere il cellulare con me, ma lo ero scordato. Sai, non sono molto attento a queste cose”. Parla, veloce, come se fossimo amici da tutta una vita, con quella spontaneità tipica di chi non si è lasciato contaminare dai successi. È a Cortina, nella sua casa con vista sui monti, dove trascorre il lockdown imposto dall’emergenza Coronavirus con la sua compagna, Patrizia. “È lei quella tecnologica”, scherza il campione ampezzano. The phone rings: nobody answers. I try to call back; still nothing. I spend an hour, I try again, and here is the voice of Kristian Ghedina: “Sorry I was in the garage, I thought I had my phone with me, but I forgot it. You know, I’m not very careful about these things.” He speaks fast, as if we have been friends for a lifetime, with that spontaneity typical of those who do not let success taint them. He is in Cortina, in his home overlooking the mountains, where he spends the lockdown enforced due to the Covid-19 medical emergency with his partner, Patrizia. “She’s the technological one,” jokes the champion of Ampezzo.

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al suo ritiro dal mondo degli sci, Ghedina si divide tra le corse automobilistiche e i suoi monti: “Sono un privilegiato, ho un grande giardino e sono a due passi dal bosco. Sto andando a tagliare la legna tutti i giorni in questo periodo di quarantena. Amo i lavori fisici, dove si fa fatica. Dovrei mettere a posto tutte le scartoffie burocratiche che ho ammucchiato negli anni, ma alla fine non ho mai tempo. Adesso mi sono messo anche a fare l’orto”. Kristian va a cento all’ora anche in quarantena, non si ferma mai. “Anche la mia ragazza mi rimprovera perché io spingo sempre, devo sempre essere mezzo metro avanti”, nella vita come sulla pista. Non rallenta mai, per lui la velocità è un elemento imprescindibile: “È emozione, adrenalina”. “No risk, no fun”: questo il suo motto. Una vita fatta di traguardi, ma anche di cadute. “Ho perso mia madre quando avevo 15 anni, ho iniziato a sciare grazie a lei – mi

Since his retirement from the world of skiing, Ghedina divides his time between car racing and his mountains: “I am a privileged person, I have a large garden and I am a few steps away from the woods. I am chopping wood every day during this quarantine period. I love physical works, when strenuous. I should be tidying up all the red tape paperwork I’ve piled up over the years, but in the end I never have time. Now I also started making a vegetable garden.” Kristian goes at one hundred per hour even during the quarantine, he never stops.” Even my girlfriend scolds me because I always push, I have to be always half a meter ahead”, in life as on the track. He never slows down, for him speed is an essential element: “It’s emotion, adrenaline.” “No risk, no fun”: this is his motto. A life packed with goals, but also of falls. “I lost my mother when I was 15, I started skiing thanks to her - he tells me - she passed away in April 1985 after an accident on the snow. A few days after

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INTERVISTA A KRISTIAN GHEDINA

racconta – È venuta a mancare nell’aprile del 1985 dopo un incidente sulla neve. Pochi giorni dopo la sua scomparsa avevo una gara, sono tornato in pista e ho vinto. L’ho fatto per lei. Glielo dovevo”. È tutta questione di attimi e Kristian lo sa bene. Nel gennaio del 1990 in Austria ha un infortunio durante la Coppa del Mondo: “Era la mia prima volta a Kitzbühel, le aspettative su di me erano alte. Mentre scendevo lungo la Streif ho perso l’attacco e sono caduto. Son rimasto incastrato sotto le reti. Mi sono rotto due costole e ho avuto una commozione cerebrale”. È il primo grande stop di Ghedina, un incidente che avrebbe potuto pregiudicare l’intera stagione. Trascorrono quattordici giorni, convince tutti, torna nuovamente sugli sci e vince la sua prima gara di Coppa del Mondo a Cortina, sulla pista delle Tofane. È il 3 febbraio 1990, tutti iniziano a parlare di lui: “Ho confermato le attese. Ma sai, voi giornalisti siete scettici. In molti hanno iniziato a dire che non era poi così difficile per me vincere lì. Avevo gli occhi addosso, la gara successiva era in Austria e ho fatto il secondo posto. Dopo due competizioni sono passato in testa alla Coppa del Mondo di discesa libera. Hanno iniziato a chiamarmi il nuovo Tomba. Non ero più solo un giovane della Nazionale”. E così, con quel successo sulla neve che sapeva di casa, Ghedina entra nell’Olimpo dello sci: “Dopo aver vinto sull’Olympia abbiamo fatto una festa stupenda. Non riesco a pensare a un momento più bello della mia carriera. È un ricordo indelebile, c’erano 20mila persone. È venuta anche la banda a casa mia. Nemmeno il primo posto sulla Streif (nel 1998 ndr) mi avrebbe dato quelle emozioni. Ed ero il primo italiano a vincere a Kitzbühel, su quella che è considerata la pista più difficile del mondo”. Non sei un vero discesista se non vinci sulla Streif, dicono gli addetti ai lavori. Ghedina non solo ci ha vinto, ma l’ha anche esorcizzata, saltando in spaccata a 140 chilometri all’ora. Un’immagine che sarebbe entrata nella storia dello sport: “Nessuno osa sgarrare sulla Streif, la tensione si taglia col coltello. Sai, è necessario studiare la pista, visualizzarla, imparare nei dettagli tutti i movimenti da fare, le traiettorie da percorrere. Tutte le volte che ho ripassato quella gara non ho mai previsto la spaccata. L’avevo fatta in ricognizione, così per divertimento. Mio cugino mi aveva lanciato la sfida, avevo scommesso che l’avrei fatta, ma non l’avevo pianificata. Quando sono arrivato davanti a quel muro, in gara, mi è venuto un flash, ho ripensato alla scommessa. A 140 all’ora e a 50 metri dal salto ho iniziato a darmi del cretino perché non l’avevo mai provata. Ho deciso di ammortizzare il salto, in aria ero ben centrato e ho allargato le gambe. Era fatta. Quando ho passato il traguardo ero primo. È venuto giù tutto. Era l’apoteosi”. Ascolto, in silenzio, la sua voce, così carica di euforia che sembra di parlare ancora con quel ragazzino di 20 anni che si butta a tutta velocità giù per una nera. Penso, chissà se ha mai avuto paura? La risposta mi arriva subito: “Se sei consapevole dei tuoi mezzi e delle tue capacità le cose le fai con tranquillità, senza timori – mi dice - Devi essere preparato. Quando ho fatto la spaccata io sapevo di essere pronto, tanto è vero che l’anno

her death I had a race, I went back on the track and I won. I did it for her. I owed it to her”. It’s all a matter of instants and Kristian knows it well. In January 1990 in Austria he had an injury during the World Cup: “It was my first time in Kitzbühel, the expectations on me were high. As I was going down the Streif, I lost the ski binding and fell. I got stuck under the nets. I fractured two ribs and had a concussion.” It is Ghedina’s first big stop, an accident that could have compromised the entire season. Fourteen days have passed, he convinces everyone, he starts skiing again and wins his first World Cup race in Cortina, on the Tofane ski track. It is February 3, 1990, everyone starts talking about him: “I have confirmed the expectations. But you know, you journalists are skeptics. Many started to say that it was not really that difficult for me to win there. l had all those eyes on me, the next race was in Austria and I ranked second. After two competitions I was in the lead of the downhill World Cup. They started calling me the new Tomba. I was no longer just a youth from the national team.” So, thanks to that achievement on the snow that smells like home, Ghedina enters the Olympus of skiing: “After winning on the Olympia we had a wonderful party. I can’t think of a happier moment in my career. It is an unforgettable memory, there were 20 thousand people. Even the marching band came to my house. Not even the first place on the Streif (in 1998 ed) would have given me those emotions. And I was the first Italian to win in Kitzbühel, on what is regarded as the most difficult track in the world”. You’re not a real downhill skier if you don’t win on the Streif, insiders say. Ghedina has not just won there, but also exorcised it, jumping in a split at 140 kilometers per hour. An image that would have entered the history of sport: “Nobody dares to make mistakes on the Streif, you could cut the tension with a knife. You know, it is necessary to study the track, visualize it, learn in detail all the movements to do, the trajectories to cover. Every time I went through that race I never predicted the split. I did it during the warm-up, just for fun. My cousin had started the challenge, I bet I would have done it, but I didn’t plan it. When I arrived in front of that wall, during the race, I remembered, I thought about the bet. At 140 per hour and at 50 meters from the jump, I started to feel like an idiot because I had never tried it. So I decided to cushion the jump, in the air I was well centered and I spread my legs. It was done. When I crossed the finish line I was first. It all came down. It was an apotheosis.” I listen, in silence, to his voice, so full of euphoria that it feels like talking to that 20-year-old boy who jumps down a black slope at full speed. I think, who knows if he’s ever been scared? The answer comes to me immediately: “If you are aware of your means and your skills, you do things with peace of mind, without worry - he says - You must be ready. When I did the split I knew I was ready, so much so that the following year I did it again during both the first and second tests. Then, they never let me do it again.” There is still a bit of sorrow in his words: “After the team leaders meeting, they informed me that they would take corrective and monetary measures if I repeated the split. I was wondering ‘but

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dopo l’ho rifatta sia alla prima che alla seconda prova. Poi non me l’hanno più fatta fare.” C’è ancora un po’ di rammarico nelle sue parole: “Dopo la riunione dei capi squadra mi hanno comunicato che avrebbero preso provvedimenti disciplinari e pecuniari se avessi ripetuto la spaccata. Mi chiedevo ‘ma come mai? Potrò fare quel che voglio?’ Col tempo poi ho capito che dietro questa decisione c’era da un lato la volontà di mantenere un rispetto riverenziale verso la Streif, dato che il mio salto era visto come se io la snobbassi, dall’altro lato c’erano motivi di sicurezza, ma a quell’età non ci pensi”. L’età ti cambia, anche se c’è un’indole che non si può trasformare: “Io sono un fatalista, vivo l’attimo. Mi piace azzardare, cerco sempre di fare le cose con la testa, anche se a volte vado oltre i limiti, come facevo anche da ragazzino”. Oggi, che “Il Ghedo” di anni ne ha compiuti 50, continua a vivere di sfide: “Quando qualcuno mi dice che non sono capace, che non conto niente, lì sento la volontà di dimostrare quanto valgo. Ho portato a casa il mio primo oro in Coppa del Mondo dopo l’infortunio sulla Streif. In quella stessa stagione mi sono fatto male al menisco e tredici giorni dopo che mi sono operato ho vinto la mia seconda gara in Coppa del Mondo. Non bisogna mai fermarsi”. Cade e si rialza Ghedina e anche dopo aver detto addio alla neve, da atleta, non riesce a rinunciare al brivido della velocità. Ora corre in auto. Se lo sci è il suo più grande amore, i motori sono la sua amante. “Ho sempre trovato molte analogie tra questi due mondi. Sciare è il modo migliore per capire come imboccare le giuste traiettorie. Anticipare, chiudere, far correre, non c’è differenza in questo tra avere un paio di sci ai piedi o sedere sul sedile di un’auto. Dopo aver sceso una pista innevata a 140 chilometri orari, sfrecciare in auto ad alte velocità è come stare a sedere sul divano. Lì è la macchina che fa tutto. In discesa libera la velocità la senti sul corpo, anche se per due minuti. Quando sei sull’asfalto, però, è la testa che si deve rafforzare, c’è uno stress psicologico diverso, più prolungato nel tempo”. Guardo il cellulare, segna 1 ora e 16 minuti di telefonata, sorrido, è vero che Kristian sta sempre mezzo metro avanti, anche quando racconta della sua vita. È un flusso di pensieri costanti. “Sono felice”, mi dice, soprattutto adesso che la sua Cortina è pronta a ospitare sia i prossimi Mondiali di sci che le Olimpiadi del 2026. Ha la voce preoccupata quando mi parla del futuro dell’appuntamento in programma per il 2021, messo in dubbio a causa della pandemia di Covid-19. Poi, gli chiedo di raccontarmi cosa ha provato quando è stato dato l’annuncio del Comitato Olimpico, e lui torna il Kristian di sempre: “Ho atteso la notizia in piazza, insieme ai miei concittadini. Sentire pronunciare il nostro nome è stata un’emozione unica, fortissima. Dal silenzio più assoluto abbiamo iniziato tutti a gridare. E lì ho pensato… peccato di non avere più 20 anni” Rimango in silenzio. ‘Lo sta per dire’, penso. “Il desiderio di tornare ad allenarmi c’è sempre, chissà che a 56 anni non vinca un Olimpiade”. Ecco, l’ha detto. Ghedina non si ferma proprio mai.

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why? Will I be able to do whatever I want?’ Over time I realized that behind this decision there was firstly the desire to maintain a reverential respect towards the Streif, since my jump was seen as if I snubbed it, secondly because of safety reasons, but you don’t think about it at that young age”. The age changes you, even if you have a personality that cannot be changed: “I am a fatalist, I live in the moment. I like venturing, I always try to do things with a grain of salt, even if sometimes I go beyond limits, as I used to do as a kid”. Today, the “Ghedo” has turned 50 years old, he continues to live on challenges: “When someone tells me that I am not capable, that I do not count, in that moment I feel the will to prove my worth. I brought home my first World Cup gold medal after the injury on the Streif. In that same season I hurt my meniscus and thirteen days after the surgery, I have won my second race in the World Cup. We should never give up”. Ghedina falls and gets back up, and even after saying goodbye to the snow, as an athlete, he cannot give up the thrill of speed. Now he races in a car. If skiing is his greatest love, cars are his lovers. “I have always found many similarities between these two worlds. Skiing is the best way to understand how to take the right course. There is no difference in anticipating, closing, or racing, if you have a pair of skis on your feet, or if you are sitting in a car. After going down a snow-clad track at 140 kilometers per hour, speeding by car at high speed is like sitting on the sofa. It is the car that does everything. Downhill, you can feel the speed on your body, even if just for two minutes. When you are on the road, however, it is the mind that needs to be strengthened, there is a different psychological stress, more continuous over time”. I look at my phone, it marks a 1 hour and 16 minutes long phone call, I smile, it is true that Kristian is always half a meter ahead, even when he talks about his life. It is like a flow of constant thoughts. “I’m happy,” he tells me, especially now that Cortina is ready to host both the next World Ski Championships and the 2026 Olympics. He has a worried voice when he tells me about the future of the event scheduled for 2021, challenged by the Covid-19 pandemic. Then, I ask him to tell me how he felt during the announcement of the Olympic Committee, and he goes back to being the same old Kristian: “I waited for the news in the town square, together with my fellow citizens. Hearing our name was a unique, very strong emotion. From absolute silence, we all started to shout. And there I thought... it is too bad I am not 20 years old anymore” I remain silent. ‘He’s going to say it’, I think. “The desire to go back to my training is always there, who knows if at the age of 56 I’d win an Olympiad.” Here, he said it. Ghedina literally never stops.

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CONTRIBUTO GENIUS 14 - Ph. Gigi Soldano

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GENIUS CONTRIBUTION

In foto Andrea Dovizioso con Valentino Rossi Genius People Magazine

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INTERVISTA A EDI ORIOLI

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LA MIA AFRICA Edi Orioli e la Parigi-Dakar, quella vera! MY AFRICA Edi Orioli and the Paris-Dakar, the real one!

Una moto Cagiva Elefant 900, nel mezzo del deserto del Ténéré, tra le dune di sabbia, dove tutto si tinge di rosso. Una foto scattata 30 anni fa, che mi arriva su Whatsapp, insieme c’è un messaggio: “La velocità è un elemento astratto che puoi provare in tanti modi, l’importante è avere la consapevolezza di riuscire a fermarsi”. Guardo chi me l’ha mandata: è Edi Orioli. Lo chiamo e lui mi risponde con quei suoi modi eleganti: “Ciao Carolina, sto riorganizzando le mie foto, credo di averne circa diecimila. Quando correvo io non esistevano i social, non c’era internet. C’era solo la macchina fotografica. Tutta la mia storia è racchiusa in queste immagini. Ogni volta che le guardo mi ricordo tutto: dov’ero, con chi ero, cosa stavo facendo”.

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nizia a raccontarmi dei suoi viaggi, delle sue sfide: dalle diciannove Parigi-Dakar ai Rally dei Faraoni. “Adesso sto per pubblicare uno scatto del 2002, ero sulla Piazza Rossa, stavo facendo la Transiberiana. Passeggiavo con il casco in mano a Mosca”. Tra le immagini più datate ci sono quelle della sua prima Dakar. Era il 1986 e lui aveva solo 24 anni: “Ero il più giovane iscritto alla Dakar e anche a vincere una tappa. Quell’anno partivamo dalla Reggia di Versailles, a Parigi. Era Capodanno. Dovevamo percorrere quindicimila chilometri. Avevamo un controllo timbro sotto la Tour Eiffel e poi giù tutto d’un fiato fino a Marsiglia, dove ci dovevamo imbarcare per andare in Africa. Ogni paese, ogni rotonda era piena di pubblico ad applaudirci. Non mi scorderò mai quella giornata, 1100 chilometri su strada, circondati dalla folla. Ho fatto da zero a cento in 24 ore. Il giorno prima correvo in una pista di Enduro, quello dopo ero nella gara più temuta e spietata del mondo”. Perché Edi è cresciuto tra i boschi friulani, in sella a una moto. “Ho iniziato a correre per i campi con la bici di mia nonna - mi racconta - Poi son passato al Ciao - e qua sorride con fare divertito, come se quel Ciao ne avesse viste di avventure - Dopo che ho disintegrato anche quello, mio papà mi ha comprato un cin-

A Cagiva Elefant 900 motorbike, in the middle of the Ténéré desert, among the sand dunes, where everything turns red. A photo taken 30 years ago, which arrives on Whatsapp, together with a message: “Speed is an abstract element that you can try in many ways, the important thing is to be fully aware of when to stop”. I look at who sent it to me: it’s Edi Orioli. I call him and he answers with his elegant ways: “Hi Carolina, I’m rearranging my photos, I think I have about ten thousand of them. When I used to race, social networks did not exist, there was no internet. There was only the camera. My whole story is kept in these images. Every time I look at them, I remember everything: where I was, with whom, what I was doing”.

He begins to tell me about his travels, his challenges: from the nineteen Paris-Dakar rallies to the Pharaohs Rally. “Now I’m going to publish a shot from 2002, I was in Red Square, I was doing the Trans-Siberian Railway. I was walking with the helmet in my hand in Moscow”. Among the oldest images are those of his first Dakar. It was 1986 and he was only 24 years old: “I was the youngest member of the Dakar and also to win a stage. That year we started from the Palace of Versailles, in Paris. It was New Year’s Eve. We had to travel fifteen thousand kilometers. We had a stamp check below the Eiffel Tower and then all the way up to Marseille, where we had to embark to go to Africa. Every country, every roundabout was full of cheering spectators. I will never forget that day, 1100 km on the road, surrounded by the crowd. I did nought to 60 in 24 hours. The day before I was racing on an Enduro track, the next I was in the most feared and ruthless race in the world.” Because Edi grew up in the Friulian woods, riding motorbikes. “I started running through the fields with my grandmother’s bike he tells me - Then I switched to the Ciao - and here he smiles in an amused way, as if that Ciao had seen some action - After I disintegrated that too, my dad bought me a moped. From there

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In foto Edi Orioli

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INTERVISTA A EDI ORIOLI

quantino. Da lì ha preso il via la mia carriera. Ho iniziato a fare le gare di Enduro. Poi sono arrivate quelle africane. Inizialmente però le odiavo”. Lo fermo, ‘come le odiavi?’ gli chiedo. Con diciannove Dakar fatte, di cui quattro vinte, è paradossale pensare che le odiasse. “Inizialmente non riuscivo a trovare niente di bello a correre nel mezzo al nulla - mi spiega - La prima volta che sono stato in Africa ho fatto una gara in Tunisia. Avevo avuto molti problemi. Non riuscivo a capire cosa ci fosse di divertente in quelle competizioni. Figurati che quando sono tornato in Italia dall’Egitto ho baciato la terra appena atterrato a Roma. Poi la Honda mi ha proposto di fare il Rally dei Faraoni, è stata come una chiamata alle armi. Non avrei mai voluto tornarci, ma non avevo molte alternative, era comunque un’occasione. La gara è andata bene e da lì mi hanno proposto la Parigi-Dakar. Ho accettato, mi sono classificato sesto. Era un traguardo inaspettato”. Il primo di molti, perché da lì non si sarebbe più fermato. E anzi, non solo sarebbe diventato uno degli emblemi di quella gara, ma si sarebbe anche innamorato dell’Africa: “Col tempo mi sono appassionato a quella terra, ho imparato ad amarla. Ad adorare i suoi colori, la sua gente, il suo cielo”. Edi ha il viaggio nel sangue e nei suoi racconti c’è quel trasporto emotivo che ti fa immaginare di viverli con lui. “Ho fatto le vere Parigi-Dakar, quelle in cui si navigava solo con la bussola, in cui si dormiva per terra, sotto una tenda Tuareg. Quando è arrivato il Gps si è un po’ perso lo spirito della gara. Io stavo anche quindici giorni senza telefonare a casa, era impossibile farlo dal deserto. Oggi è cambiato tutto. Alla fine di ogni tappa sono tutti con i cellulari a postare le foto sui social”. Parla con voce malinconica, come se volesse tornare a rivivere la magia di un tempo passato: “Ai piloti di adesso sarebbe bello togliere un po’ di elettronica per vedere come guidano. Per molti aspetti nel mondo dei motori si è semplificato tutto. Amo guardare le vecchie auto che guidavano a Le Mans, quei piloti che si sedevano sul muretto dei box, con una Marlboro in bocca e una bionda accanto. Quello che accadeva era più vero. Adesso se non hai un pass non puoi andare neanche in bagno”. Mentre racconta sorrido, mi sembra di essere sul circuit de la Sarthe, di sentire il rombo delle marmitte, le urla della folla. “Adesso ho ritrovato quella stessa atmosfera solo al Tourist Trophy, sai cos’è?” Mi prende impreparata, stavo ancora sognando la Francia. “Apri internet e vai a guardare, tanto ci metti un secondo - dice – È una gara su strada, pericolosissima. L’ho vista due volte, passano a trecento all’ora tra le case, fa venire i brividi. Ecco, lì rivivi l’atmosfera del passato: ci sono i piloti con la tuta in pelle sbottonata fino alla pancia, sudati, col casco in mano. Il pubblico sulle curve, le balle di paglia. Quando vedi passare le prime moto ti viene una commozione, una botta allo stomaco, impressionante. Come gara è uscita dal circuito della federazione mondiale, tanto era pericolosa”. Guardo quel circuito cittadino sul web, vedo le immagini delle moto che sfrecciano sfiorando spettatori e abitazioni e sento quel brivido lungo la schiena: “Hai mai pensato di mollare tut-

my career started. I started doing the Enduro races. Then the African ones came. At the beginning, however, I hated them.” I stop him, ‘why did you hate them?’ I ask him. After nineteen Dakar rallies, four of which he won, it is illogical to think he hated them. “Initially I could not find anything nice in running in the middle of nowhere - he explains - The first time I was in Africa, I had a race in Tunisia. I had many problems. I could not understand what was entertaining in those competitions. Imagine that when I returned to Italy from Egypt, I kissed the land as soon as I landed in Rome. Then Honda asked me to do the Pharaohs Rally, it was like a call to action. I never wanted to go back, but I did not have many alternatives, it was still an opportunity. The race went well and from there they offered me the Paris-Dakar Rally. I accepted, I ranked sixth. It was an unexpected accomplishment”. The first of many, because from there he would never stop. And indeed, not only he became one of the emblems of that race, but he also fell in love with Africa: “Over time I became passionate about that land, I learned to love it. To adore its colors, its people, its sky”. Edi has the journey in his blood, and in his stories there is an emotional enthusiasm that makes you believe that you are there with him. “I did the real Paris-Dakar, that in which you navigate only with a compass, where you sleep on the ground in a Tuareg tent. When the GPS arrived, the spirit of the race went kind of missing. I used to stay for fifteen days without calling home, it was impossible to do it from the desert. Today everything has changed. At the end of each stage, everyone is ready with their cellphones to post photos on social networks”. He speaks with a melancholic voice, as if he wants to return to relive the magic of a bygone age: “It would be nice for today’s drivers to take away some electronics to see how they drive. In many ways, in the world of motors, everything got simpler. I love to watch the old cars driving in Le Mans, those drivers who used to sit on the pit wall, with a Marlboro in their mouth and a blonde beside. What happened was more genuine. Today, if you don’t have a pass, you can’t even go to the bathroom”. As he tells, I smile, I feel like i’m on the circuit de la Sarthe, hearing the rumble of the mufflers, the screams of the crowd. “Now I have found that same atmosphere only at the Tourist Trophy, do you know what it is?” he caught me off guard, I was still dreaming of France. “Open the internet and go watch, it takes a second - he says - It is a very dangerous race road. I have seen it twice, they pass at three hundred an hour between the houses, it gives you the chills. There, you relive the atmosphere of the past: there are the riders in leather suits unbuttoned to the stomach, sweaty, holding their helmets. The audience on the curves, on bales of straw. When you see the first bikes passing by you get an emotion, a bang in the stomach, it’s impressive. Such was the race dangerous, that it went out of the world federation circuit”. I look at that street circuit on the web, I see the images of the motorbikes speeding past spectators and homes, and I feel that shiver down my spine: “Have you ever thought of giving

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to, di smettere, di non voler più rischiare la tua vita per una gara?”, gli chiedo. “Mah sì, qualche volta l’ho pensato - dice - Ma quando poi arrivava l’ora di iscriversi alla Dakar passavano tutti i pensieri, e alla fine mi trovavo di nuovo in sella alla mia moto”. Riguardo le diapositive e in molte appare un berretto con piccoli pallini rosa: “Io non sono scaramantico, non lo sono mai stato - mi racconta - ma quando sono partito per la prima Dakar avevo dietro quella buffa cuffia di lana giallo fluo con i pois rosa. L’avevo con me fin da quando andavo col vespino. Ecco, quel berretto lì ha fatto tutte e diciannove le Dakar. È stato sempre con me. Non l’ho mai lasciato. E in tutte le foto che riguardo spunta sempre fuori”. Adesso quella cuffia è appesa in una stanza della sua casa: “Mi sono allontanato dal mondo dei motori perché o sono in gara al Top o preferisco stare fuori. Piuttosto che andare a vedere un Gran Premio dal vivo scelgo di vederlo in Tv. Stare dalla parte di qua della barricata mi dà fastidio. È una sottile sofferenza che forse tutti i piloti provano. Vorrei essere in mezzo anche io, a correre. Ma a tutto c’è un tempo, un limite. Bisogna sapersi tirare indietro. Non ho più venti anni. La gente pensa che tu possa correre tutta la vita, ma non è così, bisogna sapersi fare da parte nella vita. Per me non è un peso stare lontano da questa realtà. Godo un po’ dei miei ricordi, non ho bisogno per forza di andare a ritirare un’altra targa”. Se si mette in testa una cosa nessuno lo smuove dai suoi pensieri, come quando dopo tanti anni di Parigi-Dakar ha sentito il bisogno di staccarsi dall’ansia del cronometro e si è lanciato in una nuova avventura: le corse in solitaria. “A un certo punto della mia carriera ho deciso di tornare in Africa e di attraversare il deserto del Ténéré da solo. Volevo vivere quegli spazi alla velocità che io avrei deciso. Fermandomi quando desideravo, per avere il tempo di osservare la meraviglia che mi circondava, di camminare a piedi scalzi sulle dune. Così ho trovato una nuova dimensione e ho capito che era una delle cose più belle del mondo. Non sono più riuscito a fermarmi: ho fatto il deserto della Libia, quello di Atakama, quello dei Gobi in Mongolia, per poi tornare in Libia a percorrere l’Acacus. Infine ho fatto la Transiberiana da Bologna a Vladivostok in 17 giorni”. Edi in sella alla sua moto ha fatto il giro del mondo. E adesso che si è tolto i panni del pilota e ha vestito quelli dell’imprenditore sente la mancanza dell’adrenalina: “Nella vita normale non si può provare quel brivido, quelle emozioni. Quando fai cose estreme è difficile, se non impossibile, restare sullo stesso livello. Mi lancio col paracadute, faccio immersioni, ho il brevetto del elicottero, provo ad trovare un modo per sentirmi vivo, per ripetere quelle scariche di adrenalina che ho vissuto in passato, ma niente sarà mai simile a percorrere quelle distese di sabbia a duecento chilometri all’ora, sapendo di poter contare solo su sé stessi”. Riguardo quella foto, con lui in mezzo al deserto, il numero 92 sulla pettorina, e tutto intorno il niente. Mi emoziono un po’, ripenso ai suoi racconti e capisco che questa è l’intervista più romantica della mia vita.

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everything up, of quitting, of not wanting to risk your life for a race anymore?”, I ask him. “Well yes, sometimes I thought about it - he says - But when the time to enroll in the Dakar came, all the thoughts passed, and in the end I was riding my bike again”. I am looking at the slides again, and a cap with small pink dots appears in many of them: “I am not superstitious, I never have been - he tells me - but when I left for the first Dakar I had with me that funny fluorescent yellow wool cap with pink polka dots. I had it with me ever since I was riding my Vespa. Here you go, that cap has done all nineteen Dakar. It has always been with me. I have never left it. And in all the photos I look back at, it always pops up”. Now that cap is hung in a room at his house: “I moved away from the world of motors because either I am competing at my best, or I prefer to stay out. Instead of going to see a Grand Prix in person, I choose to watch it on TV. It bothers me to be on the other side of the barricade. It is a subtle suffering that perhaps all the riders feel. I would like to be there in the middle as well, to race. But there is a time and limit for everything. You got to know when to back off. I’m no longer twenty years old. People think you can run your whole life, but it’s not like that, you got to know when to step aside in life. For me it’s not a burden to stay away from this reality. I enjoy some of my memories, I don’t necessarily need to go and collect another plaque.” If he puts something in his head no one gets him off his thoughts, like when after so many years in Paris-Dakar he felt the need to break away from the anxiety of the chronometer, so he launched himself into a new adventure: solo racing. “At some point in my career I decided to go back to Africa and cross the Ténéré desert alone. I wanted to experience those spaces at the speed that I would have decided. Stopping whenever I wanted, in order to have time to observe the splendor that surrounded me, to walk barefoot on the dunes. So I found a new dimension and I understood that it was one of the most beautiful things in the world. I couldn’t stop: I travelled in the desert of Libya, the Atacama Desert, the Gobi Desert in Mongolia, and then returned to Libya to ride down the Acacus Mountains. Finally, I did the Trans-Siberian from Bologna to Vladivostok in 17 days”. Edi traveled around the world riding his. And now that he has taken off the pilot’s clothes and put on the entrepreneur’s ones, he feels the lack of adrenaline: “In normal life you can’t feel that thrill, those emotions. When you do extreme things it is difficult, if not impossible, to stay on the same level. I jump with a parachute, I dive, I have a helicopter license, I try to find a way to feel alive, to repeat those adrenaline rushes that I have experienced in the past, but nothing will ever be like traveling those stretches of sand at two hundred kilometers per hour, knowing that you can count only on yourself. “ I look back at that photo, with him in the middle of the desert, the number 92 on the bib, and nothing else. I get a little emotional, I think about his stories and I understand that this is the most romantic interview of my life.

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CONTRIBUTO GENIUS 14 - Ph. Gigi Soldano

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GENIUS CONTRIBUTION

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INTERVISTA A PAOLO NOVELLI

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CINEOCCHIO E MOTOCICLISMO QUANDO IL CINEMA SCENDE IN PISTA CINE-EYE AND MOTORCYCLING When cinema gets on track

Regista, documentarista (Speak Africa - 2002, Big Brother Aids - 2003, Etiopia - 2007) e appassionato di motociclismo. Nel 2019 dà il via a un anno di riprese per raccontare il mondo della Moto GP e del suo vicecampione in carica. Andrea Dovizioso: Undaunted, disponibile sulla multipiattaforma Red Bull TV, è una storia raccontata da dietro al sipario, un’immersione nella verità e nell’umanità di un grande campione. Director, documentary filmmaker (Speak Africa - 2002, Big Brother Aids - 2003, Etiopia - 2007) and motorcycling enthusiast. In 2019 he starts a year of filming to tell the world of Moto GP and of its vice-champion. Andrea Dovizioso: Undaunted, available on the multi-platform Red Bull TV, is a story told from behind the curtain, an immersion in the truth and in the humanity of a great champion.

“Imperterrito”, titolo del docu-film e soprannome, quasi, di Andrea Dovizioso. Dopo un anno, cosa ne pensi del nome scelto? Si adatta ad Andrea come definizione? Il titolo non è una storia proprio mia, ma ci sta. Andrea è una persona e un atleta che si rialza sempre e che continua a guardare avanti anche in momenti in cui io, persona normale, non atleta e non campione, mi sgretolerei. A freddo direi che calza proprio bene. È stata una stagione difficile: è arrivato secondo, un risultato che tre anni fa poteva essere un risultato straordinario, un livello altissimo, il massimo; però, al terzo anno consecutivo, essendo lui un atleta che non si accontenta, non basta: puntava al titolo. La stagione era iniziata molto bene e poi, come si vede nel film, si è trovato in una condizione in cui ha capito che probabilmente non ce l’avrebbe fatta. Risollevarsi e arrivare secondo è già un risultato straordinario. Ma vincere come ha vinto è la dimostrazione che un è imperterrito: non ti sgretoli, anzi!, la scoperta e la consapevolezza della tua vulnerabilità ti rende forte e fa in modo tu ti possa rialzare e dire la tua. Com’è nata l’idea per questo documentario? Io ho fatto molti documentari nel passato, ma sul motociclismo ho fatto solo questo.

Undaunted, title of the docu-film and nickname of Andrea Dovizioso. After a year, what do you think about the name you chose? Does it fit to Andrea’s personality? The title’s not really my story, but it fits. Andrea is a person and an athlete who always gets up and continues to look ahead even in times when I, a normal person, not an athlete and not a champion, would crumble. It has been a difficult season: he came second, a result that three years ago could have been extraordinary; however, being him an athlete who always wants more, it’s not enough: he was aiming for the title. The season had started very well and then, as you can see in the film, he found himself in a condition where he understood that he probably wouldn’t have made it. To rise again and come second is already an extraordinary result. But winning as he won is the proof that one is undaunted: you don’t crumble, and the discovery and the awareness of your vulnerability makes you stronger and makes you stand up and have your say. How did you come up with the idea for this documentary? I’ve done a lot of documentaries in the past, but that’s all I’ve done on motorcycling. One day I asked myself: “How come I’ve never put my great passion for documentary together with this world, that of motorcy-

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In foto Paolo Novelli

Un giorno mi sono chiesto:“Come mai non ho mai messo insieme la mia grande passione per il documentario con questo mondo, quello del motociclismo, che mi appassiona così tanto?” Ed è nato questo progetto, così. Adesso andremo avanti con una serie, diciamo con gli avanzi: abbiamo girato per un anno e abbiamo girato tanto. L’intento del progetto è piuttosto chiaro: scavi all’interno dell’io intimo di un grande pilota e di un grande campione. Ma, prima dell’inizio dell’avventura, cosa speravi di scoprire e portare alla luce? Inizialmente la mia curiosità nei confronti di Andrea derivava dal fatto che, da buon pilota, già passati i trent’anni, è diventato improvvisamente un grandissimo campione. Da spettatore, io ho visto questa trasformazione e questa evoluzione. E quindi vedere questo pilota e l’impennata pazzesca dei risultati del 2017, vincendo sei gare e sfiorando il Mondiale, chiaramente mi ha intrigato. Ho intuito che aveva capito qualcosa di se stesso, qualche cosa che non aveva compreso prima. Mi sono detto di voler capire cosa c’è dietro. E cosa c’è dietro? È un mondo interessantissimo perché fatto di tanto, tanto, tantissimo lavoro dal punto di vista psicologico e atletico. Mi inte-

cling, which I’m so passionate about?”. And that’s how this project came to life. Now we’ll go on with a series, let’s say with the leftovers: we shot for a year and we shot a lot. The purpose of the project is quite clear: you dig into the inner self of a great pilot and a great champion. But, before the adventure began, what were you hoping to discover and bring to light? Initially my curiosity about Andrea came from the fact that, as a good driver, after his thirties, he suddenly became a great champion. As a spectator, I saw this transformation and evolution. And so seeing this rider and the crazy rise of his 2017 results, winning two races and touching the World Championship, clearly intrigued me. I sensed that he had understood something about himself, something he hadn’t understood before. I told myself I wanted to understand what happened, what’s behind it. And what’s behind it? It is a very interesting world because it’s made of so much work from a psychological and athletic point of view. I was interested to know what had happened, and I could expect anything, it’s an experience that made me understand many things about Andrea’s personality.

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INTERVISTA A PAOLO NOVELLI

ressava sapere che cos’era successo e potevo aspettarmi qualsiasi cosa, è un’esperienza che mi ha fatto capire molte cose della personalità di Andrea. Attraverso questo progetto ho capito che le potenzialità di quest’uomo, anche grazie alla sua normalità e vulnerabilità, sono incredibilmente più alte di quelle che possiamo vedere. E quindi esiste una possibilità di identificazione nel Dovizioso che è grandissima: non è quello che arriva da un altro pianeta, ma è uno di noi. Poi, non è uno di noi, perché il tipo reazione a determinati stimoli, delusioni e successi è quella di una persona che si è esercitata talmente tanto, con degli automatismi talmente veloci, da non essere davvero una persona normale. Però capti la sua vicinanza. Com’è stato lavorare con Andrea? Per come ci si disegna, nella teoria, io e Andrea siamo persone completamente opposte! a priori, vedendomi e non conoscendomi bene, lui avrebbe dovuto dire:“Ma neanche per sbaglio!”. Per com’è lui, una persona così riservata, la mia proposta era una follia! Pensa a un progetto che ti espone a una videocamera tutto il tempo, e in più presentata da uno che si vede chiaramente che è disorganizzato, abbastanza trasandato…e dall’altra parte c’è una persona maniaca dell’ordine, maniaca della pulizia…ti dici:“Ma com’è stato possibile?!”. E infatti ci ridiamo sopra, ma si vede che è stato un fatto d’istinto. Com’è stato seguirlo per un anno intero? Io e Andrea ci siamo visti, abbiamo parlato della cosa e lui mi ha detto:“Lo voglio fare ma se lo facciamo, lo facciamo bene. Viaggi con me, mangi con me, vieni a tutti le gare.” Quindi mi sono trovato davanti il sogno del documentarista: trovare una persona che ci sta e che vuole farlo bene…Andrea è fatto così: le cose fa bene. Volevamo far vedere quello che succede nel suo ambiente, che è chiusissimo senza motivo e di cui si vede solo una parte minuscola. Io ero da solo perché, per fare una cosa del genere, non puoi andare in giro neanche con un fonico. Per essere coinvolto e catturare le cose che ti capitano davanti nel modo più naturale possibile, la presenza di un’altra persona cambia completamente le carte in tavola. Quindi io ero da solo, con la mia camera, all’inizio inesistente, poi anche la mia presenza è diventata una presenza che faceva parte delle cose normali che ci sono intorno ad Andrea. In un docu-film, chiaramente hai il controllo del mezzo, hai un script, ma si è spesso spettatori quanto il futuro spettatore. Ci sono stati momenti in cui ti sei sentito travolto dalle situazioni che ti si presentavano davanti? Ma io sono stato travolto dal primo minuto fino all’ultimo minuto di questa storia. Ho filmato molte cose in Africa e mi sono reso conto che la telecamera mi aiutava a fare da filtro a delle

Through this project I understood that the potentialities of this man, thanks to his normality and vulnerability, are incredibly higher than we can see. And so the chances to identify yourself with Dovizioso are great: he doesn’t come from another planet, he is one of us. Well, he’s not really one of us, because the kind of reaction to certain stimuli, disappointments and successes is that of a person who has practiced so much, with such fast automatisms, that he is not really a normal person. But you get and understand this closeness. What was it like working with Andrea? Andrea and I are completely opposite people! When he saw me, not knowing me well, he should have said: “But not even by accident!”. Since he is such a reserved person, my proposal was madness! Think of a project that exposes you to a camera all the time, and presented by someone who is clearly disorganized, quite scruffy...and on the other side there’s a neat freak… you’re like, how was that possible?! And we just laugh about it, but you can see it was a matter of instinct. What was following him for a whole year like? Andrea and I saw each other, we talked about it and he said: “I want to do it but, if we do it, we do it well. You travel with me, you eat with me, you come to all the races. It’s not like you have an idea and all the right ingredients for this product; if you want us to do it, we’ll do it well.” So I found myself in every documentarian’s dream: I found a person who is willing to do it and who wants to to do it well... Andrea is like that: he wants things to be done in the right way. We wanted to show what happens in his environment, which is so reserved for no reason and of which you can only see a tiny part. I was alone because, to do something like this, you can’t even walk around with a sound engineer. When you want to get involved and capture the things that happen in front of you in the most natural way possible, the presence of another person completely changes the cards on the table. So I was alone, with my camera, at first non-existent, then my presence became part of the normal things around Andrea. In a docu-film, you clearly have control of the camera, you have a script, but you are often as much a spectator as the future spectator will be. Were there any moments when you felt overwhelmed by the situations that came before you? I was overwhelmed from the first minute until the last minute of this story. I filmed a lot of things in Africa and I realized that the camera was helping me to filter out some things, maybe bad, that I was seeing. And, incredibly, this time the opposite happened: the camera was an amplifier. Instead of saying to myself:“I have this camera in front of me that will calm me down”, the camera gave me a burst of emotion. I was really struggling. Silverstone was a devastating moment for me. Having to film when you don’t know if he is well or if he is not ok, if there are consequences to

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cose, magari brutte, che stavo vedendo. E, incredibilmente, questa volta è successo il contrario: la telecamera faceva da amplificatore. Invece di dire “ho questa macchina da presa davanti che mi tranquillizza”, mi faceva un effetto di esplosione di emozioni. Facevo veramente fatica, nel bene e nel male. Silverstone per me è stato un momento devastante. Dover filmare nel momento in cui non sai se sta bene o se non sta bene, se ci sono delle conseguenze a questa caduta…arrivavano notizie scarse e io dovevo e volevo comunque filmare quello che stava succedendo. Non sono stato tanto bene, proprio perché vivevo questa grande emozione. Quindi il coinvolgimento è stato enorme! Quindi eri parte della squadra! Dev’essere difficile essere regista e professionista, ma anche uomo e amico… In Austria, e si vede nel film, ho preferito filmare le reazioni di Paolo Ciabatti e delle persone che stavano sedute nella postazione, e quindi io non sapevo cosa stesse succedendo. Tu prova a immaginare una persona ormai coinvolta com’ero io, perché ormai parliamo di 3/4 di campionato, vedere che sta succedendo qualche cosa di pazzesco e non poterlo vedere perché stai filmando… A causa dell’emozione mi ricordo che, nel momento di massimo, ho schiacciato stop! Ci sono tre secondi di buco proprio per il fatto che sono andato nel pallone, ho seguito le mie stesse emozioni! Fa ridere perché, quando giri un documentario, hai uno script… ma poi arrivi alla fine dei lavori e ti viene sempre da ridere. Nel senso: segui quella che era l’intenzione iniziale, ma tutto il resto viene con la conoscenza del soggetto e delle dinamiche che si sviluppano durante i lavori, che sono lunghi. Immagino sarai molto soddisfatto, ma c’è qualcosa che avresti fatto in modo diverso? È una domanda che mi faccio, ma non ho una risposta precisa. Io tendo a non essere presente, simulo l’assenza. Sono una presenza invisibile e discreta anche se, di fatto, non lo sono. Quindi mi piacerebbe provare a rendere la mia presenza meno invisibile. Mi interessa l’interazione diretta, soprattutto con Andrea. Se io avessi rotto questa finta assenza, domandando qualcosa direttamente ad Andrea, in un momento difficile o in un momento bello e divertente, e lui mi avesse risposto guardando in camera, come sarebbe stato? Questo è un mio dubbio.

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this fall...There was little news and I had and still wanted to film what was happening. I didn’t feel so good because I was experiencing all these emotions. So the involvement was huge! So you were part of the team! It must be hard being a director and a pro, but also a normal human being and a friend... In Austria, and you can see it in the film, I preferred to film the reactions of Paolo Ciabatti and the people who were sitting in the station, so I didn’t know what was going on. Imagine a person involved as I was, because now we are talking about 3/4 of the championship, see that something crazy is happening and not being able to really see it because you are filming... Because of the emotion I remember that, at the peak, I pressed stop! I stopped recording for three seconds just because I went nuts, I followed my own emotions! It’s funny because, when you make a documentary, you have a script... but then you get to the end and you always laugh. I mean: you follow what was the initial intention, but everything else comes with the knowledge of the subject and the dynamics that develop during the work. I imagine you’ll be very pleased, but is there anything you would have done differently? It’s a question I ask myself, but I don’t have an exact answer. I tend not to be present, I simulate absence. I am an invisible and discreet presence even if, in fact, I am not. So I’d like to try to make my presence less invisible. I’m interested in direct interaction, especially with Andrea. But if I had broken this fake absence, asking Andrea directly how he felt, in a difficult moment or in a beautiful and funny moment, and he answered me looking at the camera, what would it have been like? That’s my question.

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INTERVISTA A CRISTIANO SILEI

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TUTE SPAZIALI! Dainese, i 360 km/h del Mugello e le avventure su Marte OUT OF THIS WORLD SUITS! Dainese, the 360 km/h of Mugello and the adventures on Mars

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oscano d’origine, milanese d’adozione, Cristiano Silei ha studiato Economia in Bocconi e da lì ha girato il mondo. Dopo diversi lavori nel mondo della consulenza è entrato in Ducati, dove è rimasto per vent’anni. Da cinque è l’amministratore delegato di Dainese, un’azienda nata da un viaggio: “Nel 1972 Lino Dainese andò in Inghilterra con qualche amico e una Vespa. Là, oltre all’onda dei Beatles, trovò motociclette su tutte le strade, come ancora non si vedevano in Italia. Erano cavalcate da piloti che indossavano giubbini in pelle. Rientrato in Italia, si mise nello scantinato e cominciò a elaborare tute da moto. Dalla sua capacità di innovazione creò un marchio che è diventato sinonimo di protezione”.

Tuscan born, Milanese by choice, Cristiano Silei studied Economics at Bocconi and from there he traveled the world. After several jobs in the consulting world, he joined Ducati, where he stayed for twenty years. Since five years he is the managing director of Dainese, a company born from a trip: “In 1972 Lino Dainese went to England with a few friends and a Vespa. There, in addition to the wave of the Beatles, on every road he found motorcycles, which could not yet be seen in Italy. They were ridden by pilots wearing leather jackets. Once he returned to Italy, he went to its basement and began to develop motorcycle suits. From his innovative ability he created a brand that became synonymous with protection”.

Nei suoi primi cinque anni in azienda ha raddoppiato il fatturato e assunto 300 persone. Come valuta la “vita di coppia” dopo questo giro di boa? Con Dainese è stato amore a prima vista. Conoscevo già l’azienda, sapevo che facevano prodotti straordinari. Ma una volta arrivato ho trovato molto di più. Non è solo un marchio con un seguito eccezionale, ma ha l’innovazione all’interno del suo Dna. Per il futuro prevedo una relazione di lungo periodo.

In your first five years in the company, you have doubled the turnover and hired 300 people. How do you evaluate “life as a couple” after this turning point? With Dainese it was love at first sight. I already knew the company, I knew they made extraordinary products. But once I got there I found much more. It is not just a brand with an exceptional follow-up, it also has innovation within its DNA. For the future, I foresee a long-term relationship.

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In foto Cristiano Silei

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Interno Azienda Dainese

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INTERVISTA A CRISTIANO SILEI

Qual è la mission di Dainese? Studiare i bisogni del corpo umano e realizzare prodotti che possano soddisfarli. Innanzitutto lavoriamo per garantire protezione in condizioni estreme: dai 360 chilometri orari del Mugello ai salti a 160 all’ora nella pista di Kitzbuhel. La nostra mission è riassunta nello slogan “Inspired by humans”.

What is the mission of Dainese? To study the needs of the human body and create products that can satisfy them. First of all, we work to ensure protection in extreme conditions: from the 360 km/h at the Mugello, to the jumps at 160 per hour on the Kitzbuhel slope. Our mission is summarized in the slogan “Inspired by humans”.

Come nasce un prodotto Dainese? Principalmente dallo studio dei bisogni e dal dialogo con gli sportivi. Fin dall’inizio Dainese ha lavorato con i più grandi: da Giacomo Agostini a Valentino Rossi, da Kristian Ghedina a Deborah Compagnoni, fino a Sofia Goggia e tanti altri. Dal confronto con i campioni del motociclismo, per esempio, Dainese ha inventato il paraschiena e le saponette sul ginocchio e sul gomito.

How is a Dainese product born? Mainly from studying the needs and from dialoguing with athletes. Since the beginning Dainese has worked with the greatest: from Giacomo Agostini to Valentino Rossi, from Kristian Ghedina to Deborah Compagnoni, up to Sofia Goggia and many others. From the dialogue with the motorcycle champions, for example, Dainese invented the back protector and the sliders on the knee and elbow.

A un certo punto avete cominciato a realizzare prodotti anche per la vela. Perché? È stato un altro progetto nato “su richiesta”. Max Sirena e Grant Dalton, entrambi appasionati di motociclismo, vennero da noi e ci raccontarono che anche la vela era diventato uno sport pericoloso. Ci spiegarono che ormai si viaggiava a velocità molto alte. In alcuni momenti si strappa e si frena da 50 nodi (circa 90 chilometri orari, ndr) a zero e può capitare di finire nell’acqua, se va bene, o contro le parti rigide della barca, se va male. Insomma, avevano bisogno di protezione.

At a certain point you started making products for sailing too. Why? It was another project born “on demand”. Max Sirena and Grant Dalton, both passionate about motorcycling, came to us and told us that sailing had also become a dangerous sport. They explained to us that now one could sail at very high speed. At certain times you pull and you break from 50 knots (approx 90 kilometers per hour, ed) to zero, and it could happen to end up in the water at best, or against the rigid parts of the boat at worst. In short, they needed protection.

Quindi sempre dai bisogni alla creazione di un prodotto ad hoc? Esatto, ci siamo applicati, abbiamo studiato e, alla fine, abbiamo disegnato un gilet pensato apposta per gli equipaggi. E l’anno prossimo, in Coppa America, Max e Grant si ritroveranno come avversari: uno su Luna Rossa e l’altro su Emirates Team New Zealand, ma entrambi con le tute Dainese.

Therefore always from the needs to the creation of an ad hoc product? That’s right, we applied ourselves, we studied and, in the end, we designed a vest conceived especially for the crews. And next year, in the America’s Cup, Max and Grant will meet again as opponents: one on Luna Rossa and the other on Emirates Team New Zealand, but both with Dainese suits.

E chi vi ha chiesto di realizzare tute per Marte? L’Mit di Boston, che doveva lavorare con la Nasa, ha riconosciuto la nostra capacità di comprendere il corpo umano e ci ha chiesto di collaborare a questo progetto affascinante. Da vicedirettore della Nasa, la docente di ingegneria aerospaziale dell’Mit Dava Newman ha ideato con noi la BioSuit.

And who asked you to design suits for Mars? Boston’s MIT, who had to work with NASA, recognized our ability to understand the human body and asked us to collaborate on this fascinating project. As Deputy Administrator of NASA, the aerospace engineering professor of MIT, Dava Newman, has created the BioSuit with us.

In questo caso qual era il bisogno da soddisfare? Avere una tuta che consentisse all’uomo di colonizzare un pianeta. Su Marte gli astronauti dovranno essere in grado di muoversi senza limitazioni dovute all’equipaggiamento. Le tute di adesso sono pesanti, come piccole astronavi, e disperdono l’80% dell’energia di chi le indossa. La nostra, invece, è molto più simile a quella di un motociclista.

In this case what was the need to satisfy? Having a suit that would allow man to colonize a planet. On Mars, astronauts will have to be able to move without limitations caused by the equipment. The suits of today are heavy, like small spaceships, and disperse 80% of the wearer’s energy. Ours, however, is much more like that of a motorcyclist.

Come tempistiche? Quanto ci vorrà per andare su Marte? Non meno di una quindicina di anni.

As timing? How long will it take to go to Mars? Not less than fifteen years.

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I progetti spaziali di Dainese sono due. Qual è l’altro? È quello con l’Agenzia Spaziale Europea. L’Esa ci ha chiesto di realizzare una tuta che simuli l’effetto della gravità. La SkinSuit, già due volte nello spazio, comprime il corpo e limita i danni provocati dalla gravità zero. Ognuno di questi progetti ci permette di acquisire nuove competenze che poi travasiamo anche nei prodotti relativi agli altri sport.

Dainese has two space projects. What is the other one? It’s the one with the European Space Agency. The ESA asked us to create a suit that simulates the effect of gravity. The SkinSuit, already twice in space, compresses the body and limits the damage caused by zero gravity. Each one of these projects allows us to acquire new skills, which we then transfer into products related to other sports as well.

La cosa sorprendente è che, partendo dalle condizioni estreme, rispondete anche ai bisogni quotidiani. Come si tengono insieme i due target? Se una tuta protegge un pilota a 300 chilometri all’ora, allora protegge anche amatori, mototuristi e chiunque utilizzi una moto per viaggiare o andare al lavoro. Tutte le nostre innovazioni partono dal bisogno estremo per poi adattarsi alla vita di tutti i giorni, come per esempio la Smart Jacket, il nostro airbag indossabile sopra o sotto qualsiasi outfit. È chiaro che serve uno studio ulteriore: non si può andare in ufficio con la tuta di pelle, perciò occorre adeguare il prodotto alla necessità di un contesto diverso. Di nuovo, tutto scaturisce dalla conoscenza dei bisogni.

The surprising thing is that, starting from extreme conditions, you also respond to daily needs. How do you hold these two targets together? If a suit protects a rider at 300 kilometers per hour, then it can also protect amateurs, motorcycle tourists and anyone who uses a motorcycle to travel or go to work. All our innovations start from the extreme need, and then adapt to everyday life, like the Smart Jacket for example, our wearable airbag, that goes above or below any outfit. It is clear that further study is needed: you cannot go to the office in a leather suit, therefore the product should be adapted to that need for a different context. Again, it all originates from the knowledge of needs.

Bisogni, innovazione, sport. Ma nei prodotti Dainese c’è anche una cura molto attenta per il design. Che valore ha per voi? Il design è uno dei pilastri del brand. Non nel senso di stile - non facciamo moda - ma quasi nel senso di car design. Per farle capire cosa intendo, Dainese ha vinto per due volte il Compasso d’Oro, il premio di design industriale più importante al mondo. “Inspired by humans” significa anche questo. Il nostro focus non sono solo i bisogni del corpo umano, ma anche le soluzioni che trova la natura per raggiungere la miglior combinazione tra efficacia, peso e forme.

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uesto numero di Genius ha un focus molto importante sui motori e sul Motorsport. Chiudiamo allora questa intervista con un aneddoto sulla Motogp. Quando Dainese acquistò Agv, decise di applicare la stessa metodologia anche alla realizzazione dei caschi. Seguendo la nostra filosofia, dunque, si doveva partire dai bisogni del corpo umano. Nello specifico, da quelli della testa. Le svelo che per sviluppare quello che adesso è il casco di punta nel mondo del motociclismo si partì dal carico esercitato sulla testa di Valentino Rossi. Intorno alla sua testa venne costruito un sistema di protezioni che aveva caratteristiche ridondanti rispetto ai caschi di allora, in modo da garantire una protezione estrema. Tuttavia, venne incluso un concetto fondamentale: l’ultra-visione. Perché tra i bisogni di un motociclista non c’è solo quello di essere protetto, ma anche quello di avere il campo visivo più ampio possibile. La soluzione fu miniaturizzare il sistema di apertura della visiera. Quando Valentino indossò il casco, la sua reazione ci fece capire di aver raggiunto l’obiettivo: “È come passare dalla televisione al cinema”.

Needs, innovation, sport. But in the Dainese products there is also a very careful attention to design. What value does it have for you? Design is one of the pillars of the brand. Not in the sense of style - we don’t do fashion - but almost in the sense of car design. To let you know what I mean, Dainese has won twice the Compasso d’Oro, the most important industrial design award in the world. “Inspired by humans” means also this. Our focus is not only on the needs of the human body, but also on the solutions found by nature to achieve the best combination of effectiveness, weight and shapes.

This issue of Genius has a very important focus on engines and Motorsport. So let’s close this interview with an anecdote about Motogp. When Dainese purchased Agv, it decided to apply the same methodology also to the creation of helmets. So following our philosophy, we had to start from the needs of the human body. Specifically, from those of the head. I’ll reveal that in order to develop what is now the top helmet in the motorcycling world, we started from the load exerted on Valentino Rossi’s head. Around his head we built a system of protections which had redundant characteristics compared to the helmets of that time, in order to guarantee extreme protection. However, a fundamental concept was included: ultra-vision. Because among the needs of a motorcyclist there is not only that of being protected, but also that of having the widest possible visual range. The solution was to miniaturize the visor opening system. When Valentino put the helmet on, his reaction made us realize that we have reached our goal: “It’s like going from television to cinema”.

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INTERVISTA A FABIO MUNER

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FIM, LA FIFA DEL MOTOCICLISMO FIM, THE FIFA OF MOTORCYCLING

Aprilia, Pirelli, Dainese: una vita trascorsa nel mondo delle due ruote. Una passione nata guardando in Tv le imprese di Kevin Schwantz. Triestino di nascita, classe 1973, Fabio Muner, oggi Direttore Sportivo della Fédération Internationale de Motocyclisme, dalla Svizzera guida il reparto sportivo della FIM, e coordina le attività che coinvolgono i protagonisti del settore: dalle commissioni ai piloti, fino agli organizzatori e agli sponsor. Aprilia, Pirelli, Dainese: a life spent in the world of two wheels. A passion born by watching the endeavours of Kevin Schwantz on TV. Born in Trieste in 1973, today Fabio Muner is Sports Director of the Fédération Internationale de Motocyclisme, he leads from Switzerland the sports department of FIM, and coordinates the activities involving the protagonists of the sector: from commissions to pilots, up to organizers and sponsors.

Qual è l’importanza della FIM nel panorama motociclistico italiano? “Siamo l’espressione di 113 federazioni nazionali. La nostra mission è quella di essere il governing body delle competizioni motociclistiche mondiali. Abbiamo ovviamente un’anima sportiva, essendo noi, di fatto, i titolari di tutti i campionati del mondo: a voler azzardare un paragone siamo la FIFA del motociclismo! Insieme ad altri partner, come Infront o Eurosport, cerchiamo di fare in modo che i valori sportivi vengano rispettati, senza rinunciare a far diventare il Campionato del Mondo un prodotto commercialmente appetibile in termini di diritti televisivi, comunicazione e sponsor. D’altro lato, però, la FIM possiede anche un’anima di Global Advocate. Siamo i difensori degli interessi dell’industria motociclistica”. In che modo? “Attraverso l’operato di specifiche commissioni, come quella degli affari pubblici o della Women in Motorcycle, che promuove la partecipazione delle donne nelle competizioni motociclistiche, sia su strada che in pista. C’è anche una Commissione Environment: il nostro sport impatta a tutti gli effetti sull’ambiente soprattutto nel fuoristrada”.

What is the importance of FIM in the Italian motorcycle scene? “We are the expression of 113 national federations. Our mission is to be the governing body of global motorcycling competitions. We obviously have a sporty spirit, since we, in fact, are the owners of all the world championships: to venture a comparison, we are the FIFA of motorcycling! Together with other partners, such as Infront or Eurosport, we try to ensure that sporting values are respected, without giving up the possibility of making the World Championship a commercially attractive product in terms of television rights, communication and sponsors. On the other hand, however, the FIM also has a soul of Global Advocate. We are the defenders of the interests of the motorcycle industry.” How so? “Through the work of specific commissions, such as that for public affairs, or Women in Motorcycle, which promotes the participation of women in motorcycle competitions, both on the road and on the track. There is also an Environment Commission: our sport impacts in all respects the environment, especially offroad”.

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Non solo piloti e team, il mondo delle due ruote è fatto anche di tante professionalità che lavorano nell’ombra per garantire la realizzazione di ogni evento. “Nonostante abbia lavorato per tanti anni in questo settore, io stesso non avevo la minima idea di cosa significasse stare dall’altra parte della barricata. Esiste tutto un apparato di Federazioni internazionali e di volontari che operano dietro le quinte e che permette di dare vita a ogni singola data del campionato del mondo. È una realtà fatta di competenze e passione”.

Not only riders and teams, the world of two wheels is also made up of many professionals who work in the shadows to guarantee the realization of every event. “Even though I have worked for many years in this sector, I myself had no idea what it meant to be on the other side of the fence. There is a whole system of international federations and volunteers who work behind the scenes, and that makes it possible to give life to every single date of the world championship. It is a reality made of skills and passion”.

Quando si pensa al motociclismo viene in mente subito il MotoGp, ma in realtà è un settore molto eterogeneo. “La bellezza del nostro sport si basa probabilmente sulla sua incredibile variabilità, cosa che ho appreso a pieno arrivando in FIM. Quando parliamo di moto parliamo di MotoGP, Cross, Enduro, Rally, Trial, SpeedWay, HighSpeedWay e altro ancora. Una quantità di differenti discipline, diversissime l’una dall’altra, che inevitabilmente si traducono in differenti clienti, caratteristica che non ritroviamo in nessun altro tipo di sport. La FIM ogni anno ha dai 50 ai 54 campioni del mondo da premiare, specchio di uno sforzo immane ma al tempo stesso della bellezza che caratterizza il nostro sport. Russi che dominano l’HighSpeedWay, spagnoli e francesi che si fronteggiano nel Trial, italiani e spagnoli che battagliano in MotoGP”.

When you think of motorcycling, MotoGp immediately comes to mind, but in reality it is a very heterogeneous sector. “The beauty of our sport probably depends on its incredible variability, which I fully learned when I joined FIM. When we talk about motorcycles, we are talking about MotoGP, Cross, Enduro, Rally, Trial, SpeedWay, HighSpeedWay and much more. A number of different disciplines, very different from each other, which inevitably translate into different customers, a feature that we do not find in any other type of sport. Every year, the FIM has 50 to 54 world champions to reward, reflection of an enormous effort but at the same time of the beauty that characterizes our sport. Russians who dominate the HighSpeedWay, Spaniards and French who face each other in the Trial, Italians and Spaniards who battle it out in MotoGP”.

Per la FIM quali sono gli elementi imprescindibili nell’organizzazione di un evento sportivo motociclistico? “La FIM lavora moltissimo sulla sicurezza. Per avere una gara FIM la pista deve rispettare una serie di parametri e standard di sicurezza che garantiscono la nostra omologazione allo svolgimento dell’attività sportiva. Il nostro lavoro non riguarda unicamente le strutture, ma anche i regolamenti: le due ruote sono uno sport intrinsecamente pericoloso, ma sono stati fatti importanti passi avanti nel corso degli anni che hanno permesso di ridurre molto gli incidenti gravi. Molto è stato fatto anche sulla sicurezza in termini di prodotti che devono equipaggiare il pilota: è dell’altro anno l’introduzione di un nuovo standard FIM per i caschi, ancora più elevato rispetto agli standard internazionali presenti sulla carta che ha alzato l’asticella in termini di sicurezza. Questa iniziativa ha avuto così tanto successo che molte case produttrici hanno deciso successivamente di proporre al grande mercato i caschi con omologazione FIM, presenti ora come ora sugli scaffali dei principali negozi”.

According to the FIM, what are the essential elements in the organization of a motorcycling sporting event? “FIM works a lot on safety. To have a FIM race, the track must comply with a series of parameters and safety standards that guarantee our approval for the performance of sporting activities. Our job does not concern uniquely the structures, but also the regulations: the two wheels are an intrinsically dangerous sport, but over the years a lot of progress has been made in order to greatly reduce serious accidents. Much has also been done on safety in terms of products that riders are equipped with: last year a new FIM standard for helmets have been introduced, even higher compared to the international standards put on paper, and it raised the bar in terms of safety. This initiative has been so successful that many manufacturers have subsequently decided to offer helmets with FIM approval to the market, which are present on the shelves of the main stores right now”.

Nel mondo degli amatori c’è una cultura della sicurezza? Qual è la percezione del pericolo di chi quotidianamente si mette in sella a una moto sulle nostre strade? “Quando si parla di strada aperta al pubblico e di motociclista della domenica, Io credo che non si possa prescindere dalla cultura come valore fondamentale. Cultura motociclistica ma an-

Is there a culture of safety in the world of amateurs? What is the perception of the danger of those riding a motorcycle on our roads on a daily basis? “When it is about the road open to the public and a Sunday motorcyclist, I believe that we cannot leave culture, as a fundamental value, out of consideration. Motorcycle culture but also social culture, respect for others, respect for oneself. To date, there are many technologies that allow you to travel safely by motorbike:

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che cultura sociale, rispetto per gli altri, rispetto di sé stessi. Ad oggi ci sono tante tecnologie che permettono di viaggiare in moto sicuri: caschi, airbag, materiali traspiranti e confortevoli da poter indossare e che non precludono la protezione individuale. Non ci sono più scuse! Allo stesso tempo sono stati fatti passi avanti nella sicurezza dei veicoli, basti pensare all’introduzione dell’ABS sulle moto, molto criticato all’inizio e ora considerato uno standard internazionale. Stiamo lavorando con la Commissione Affari Pubblici sulla qualità delle strade in termini di manto stradale, guard rail e pitture utilizzate, problemi ancora più impattanti quando si parla di due ruote, in cui abbiamo inevitabilmente una stabilità deficitaria rispetto all’autovettura. Pensate al grip che una ruota può avere su una pittura utilizzata per le strisce pedonali o per delimitare il tracciato di un circuito in fase di bagnato, deve essere il più possibile vicino a quello che ci aspettiamo dall’asfalto senza vernice. Tutto questo è permesso da un lavoro corale che coinvolge FIM, industrie e autorità locali per cercare di migliorare la sicurezza dei motociclisti”. È entrato in Aprilia nel 2000, ad oggi son passati 20 anni. Quanto è cambiato questo settore? “Tanto, dalle tecnologie alle restrizioni in termini di omologazioni. Oggi si parla di mobilità elettrica anche nelle due ruote, il che comporta un grande lavoro in termini di legislazione, ma anche per il delineamento di nuovi scenari sportivi, come testimonia il Trial elettrico che si tiene ormai da anni. Sono cambiati molto anche gli utenti: su strada vediamo uno spostamento verso la moto per il turismo o scrambler rispetto alle supersportive, tutti segmenti che nel corso degli anni hanno sofferto molto e ora si sono tramutati in un nuovo stile lifestyle e urban. Il punto interrogativo principale rimane legato alle nuove generazioni: ci sono poche case che sono riuscite a parlare in maniera diretta ed efficace con i millennials. La mia generazione modificava il motorino in garage, oggi i ragazzi hanno un’offerta in termini di sport e intrattenimento molto diversa e il loro avvicinamento al mondo delle due ruote non è così automatico come una volta. Il nostro settore deve puntare ad avvicinare i ragazzi come possibili acquirenti e non basarsi unicamente sull’attrattiva che esercita il mondo del Racing. Le case produttrici devono imparare a dialogare con la generazione attuale, uscendo dai canoni che li hanno accompagnati fino a venti anni fa. Interconnettività, condivisione di esperienze, elettronica e digitale, colori e design: i ragazzi di oggi cercano un’offerta diversa e sta a noi capire come parlare loro per farli nuovamente innamorare della motocicletta”. Come vede il futuro delle due ruote? “A livello di competizioni e performance è indubbio come, ogni anno, si raggiungano nuovi record di velocità di punta e percorrenza su giro, specchio di un costante impegno e impiego di nuove tecnologie da parte delle case motociclistiche. Il nostro ruolo prevede un occhio di riguardo alla sostenibilità di questo

helmets, airbags, breathable and comfortable materials to wear and that do not preclude individual protection. There are no more excuses! At the same time, progress has been made in the safety of vehicles, just think of the introduction of ABS on motorcycles, much criticized at the beginning and now considered an international standard. We are working with the Public Affairs Commission on the quality of roads with regard to the pavement, the guard rails and the paints used, problems that have an even greater impact when it comes to the two wheels, where we inevitably have less stability compared to the car. Think of the grip that a wheel can have on a paint used for pedestrian crossings or to mark the track of a circuit in the wet phase, it must be as close as possible to what we expect from the asphalt without paint. All this is permitted by a choral work involving FIM, industries and local authorities to try to improve the safety of motorcyclists”. You entered Aprilia in 2000, 20 years have passed to date. How much has this sector changed? “So much, from the technologies to the restrictions in terms of approvals. Today we talk about electric mobility also on two wheels, which involves a great deal of work in terms of legislation, but also for the outlining of new sporting scenarios, as shown by the electric Trial that has been held for years now. Users have also changed a lot: on the road we see a shift towards the motorbike for tourism or scramblers as against super sports ones, all segments that over the years have suffered a lot, and have now turned into a new life- and urban style. The main question mark is linked to the new generations: there are few houses that were able to speak directly and effectively with millennials. My generation modified their scooters in the garage, today the kids have a very different offer in terms of sport and entertainment, so their approach to the world of two wheels is not as automatic as it once was. Our sector must aim at attracting young people as possible buyers, without solely relying on the appeal that the world of Racing exercises. The manufacturers must learn how to dialogue with the current generation, breaking away from the standards that accompanied them up to twenty years ago. Interconnectivity, sharing of experiences, electronics and digital, colors and design: today’s kids are looking for a different offer and it is up to us to understand how to talk to them to make them fall in love with the motorcycle again”. How do you see the future of two wheels? “In terms of competitions and performances, there is no doubt that, every year, new records of top speed and lap distance are achieved, reflection of a constant commitment and use of new technologies by motorcycle manufacturers. Our role envisages a special focus on the sustainability of this technological development: it is essential that all Teams, houses and individuals, have the opportunity to compete on the various test beds. In this perspective, important strategic choices have been made in the past years, such as selecting a single supplier of tires or electronic control units, up to regulating clearly the work on aerodynamics,

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sviluppo tecnologico: è fondamentale che tutti i Team, case e privati, abbiano la possibilità di potersi misurare sui vari banchi di prova. In quest’ottica negli anni passati si sono fatte scelte strategiche importanti, come selezionare un fornitore unico di pneumatici o centraline elettroniche, fino ad arrivare a regolamentare in modo chiaro i lavori sull’aerodinamica, che rappresentano un altro grande dispendio economico per i progettisti vari. È indubbio che il benessere e la corretta funzionalità del sistema MotoGP abbia ripercussioni positive sul mercato, che giova degli sviluppi del mondo Racing ovviamente con altre finalità. Dove andrà la moto nei prossimi anni non è facile da dire. Sicuramente il rispetto dell’ambiente avrà un peso sempre maggiore nelle scelte e nello sviluppo dei nuovi prototipi. Per cui è facile ipotizzare un ruolo di primo piano per l’elettrico e l’ibrido, per quanto quest’ultimo sia di difficile applicazione sulle due ruote rispetto a quello che accade nelle autovetture, dove lo spazio a disposizione consente l’alloggio del doppio motore. Future is Bright! direbbero gli anglosassoni”.

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which represent another great economic expense for various designers. There is no doubt that the well-being and correct functionality of the MotoGP system has positive repercussions on the market, which is of use for the development of the Racing world, obviously with other purposes. Where the bike will go in the next few years is not easy to say. The respect for the environment will definitely have an ever-growing weight in the choices and in the development of the new prototypes. So it is easy to speculate about a leading role for the electric and hybrid, although the latter is difficult to apply on two wheels compared to what happens in cars, where the given space allows the fitting of a double engine. Future is Bright! as the Anglo-Saxons would say”.

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CONTRIBUTO GENIUS 14 - Ph. Gigi Soldano

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09 DONNE E MOTORI: PIÙ GIOIE CHE DOLORI WOMEN AND MOTORS: MORE JOYS THAN SORROWS

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onne al volante, pericolo costante” è uno dei luoghi comuni più celebri riguardanti le donne ed il rapporto femminile con l’automobile, ma è davvero così? In realtà le statistiche più recenti sfatano di gran lunga questi proverbi popolari dimostrando che il gentil sesso causa il 15% degli incidenti stradali in meno pur essendo di percentuale maggiore a possedere la patente di guida. Donne e motori è un binomio al quanto stridente e spesso seguito da ulteriori argomentazioni dialettali rimate quali ad esempio “gioie e dolori”, eppure per antitesi c’è stato un tempo in cui valeva la regola del “donne e motori, più gioie che dolori”. Fa parte del nostro immaginario collettivo nutrirci di pregiudizi riguardanti tale categoria ed il mercato dell’automotive ne è un esempio calzante. Se si effettua una ricerca in Google immagini utilizzando la voce “donne-motori”, i risultati saranno legati ad una galleria di foto in cui vengono ritratte delle ragazze bellissime, vestite in abiti succinti mentre assumono pose provocanti su cofani lucenti nuovi di carrozzeria. Ma non è sempre stato così. In un’epoca non poco lontana, la corrispondenza tra uomini-automobili e donne-motori era paritaria e caratterizzata da grande rispetto oltre che a rappresentare l’emblema di un’idea forte di emancipazione ed indipendenza. Le prime foto rinvenute di donne alla guida risalgono agli anni venti del secolo scorso e ritraggono dei soggetti eleganti, sicuri, lontani anni luce dall’idea contemporanea che ci siamo costruiti. Quel tempo rappresenta nella sua totalità la spinta femminile di liberazione ed allontanamento dal potere totalitario maschile ed anche per questo l’automobile si prestò come oggetto necessario per l’affermazione di una donna moderna, libera ed emancipata. Celebre è una citazione di Juliette Bruno-Ruby, nota scrittrice e regista dell’epoca, la quale recitava in questo modo: “l’auto è il simbolo della liberazione della donna, che ha fatto, per rompere le sue catene, molto di più delle campagne

“Women behind the wheel, a constant danger” is one of the most famous clichés concerning women and the female relationship with cars, but is it really so? In fact, the most recent statistics debunk these popular proverbs by far, showing that womankind causes 15% less road accidents although a higher percentage of it has a driving license. Women and motors is a fairly discordant combination, often followed by further rhymed dialectal claims such as “joys and sorrows”, yet by contrast there was a time when the rule of “women and motors, more joys than sorrows” was valid. To feed on prejudices regarding this category is a part of our collective imagination and the automotive market is a perfect example. If you search in Google images using the words “women-motors”, the results obtained will be linked to a photo gallery in which beautiful girls are portrayed, dressed in skimpy clothes while taking provocative poses on all-new shiny bonnets. But it wasn’t always like this. In an era not far away, the correspondence between men-cars and women-motors was equal and characterized by great respect, as well as representing the emblem of a strong idea of emancipation and independence. The first recovered photos of women driving date back to the 1920s and portray elegant, confident subjects, light years away from the contemporary idea that we have built. That time represents the feminine push of liberation and distancing from the male totalitarian power in its entirety, and also for this reason the car was appropriate as a necessary object for the affirmation of a modern, free and emancipated woman. There is a famous quote from Juliette Bruno-Ruby, a well-known writer and director at that time, who said: “The car is the symbol of the liberation of the woman, who has done much more than feminist campaigns and the bombs of suffragettes to break her chains. From the day she took over the wheel, Eve has become the same as Adam”. These are not the only demonstrations of the diversity of the binomial concept that exists between yesterday and today, in fact, it also reaches us through art; famous in this regard is the work of

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femministe e le bombe delle suffraggette. Dal giorno in cui ha preso in mano il volante, Eva è diventata uguale ad Adamo.”. Non sono solo queste le dimostrazioni della diversità della concezione binomiale che esiste tra ieri ed oggi, essa infatti, ci perviene anche attraverso l’arte; famosa è a tal proposito l’opera di Tamara De Lempicka “Autoritratto sulla Bugatti verde” del 1929. Il celebre dipinto, olio su tela, nacque da una vacanza a Monte Carlo durante la quale, la direttrice della rivista “Die Dame” dell’epoca, notò Tamara alla guida della sua macchina: era forte, decisa, ma soprattutto, libera. Furono proprio queste le caratteristiche per le quali decise di commissionarle un autoritratto come copertina del numero successivo del giornale. Ecco dunque come si raffigurò l’artista: Tamara indossa un caschetto e guanti di daino, il corpo è lanciato in avanti, insieme all’automobile, quasi ad impersonificare l’elettricità e la velocità di ciò che sta guidando. Gli occhi sono grandi, le labbra carnose e rosso fuoco. Lo sguardo magnetico, vagamente annoiato, trasmette in tutta la sua profondità un senso di sfida, una spavalda sicurezza nel rivestire un ruolo che fino a quel momento era stato solo maschile. Il fermento dell’epoca in merito alla nuova figura femminile che via via stava affermandosi, influenzò l’arte così come le pellicole cinematografiche delle quali si impadronirono donne alla guida di automobili sulle quali dimostravano la loro libertà discostandosi sempre di più dall’allegoria contemporanea. Le donne hanno da sempre amato i motori: appassionate, coraggiose, intraprendenti, visionarie imprenditrici, inventrici e brave sportive, ma troppo spesso poco conosciute come ad esempio la tedesca Bertha Benz, pioniera del mondo dell’auto, la quale per sostenere il marito nell’invenzione del primo motore di marca Benz, compì un viaggio da record di 106 km da Mannheim a Pforzheim a dimostrazione che il brevetto dell’amato era adatto a sostenere distanze mai percorse prima. Successivamente nel 1898 la duchessa francese Anne D’Usez fu la prima donna nella storia a prendere la patente e ad essere multata per eccesso di velocità, la quale fondò negli anni ’20 del Novecento il primo club dell’auto al femminile di tutta la Francia. Ma pensiamo a tutti i confort ai quali siamo abituati al giorno d’oggi all’interno dei nostri abitacoli, come ad esempio il riscaldamento; ebbene Margaret Wilcox ci ha permesso di viaggiare durante i gelidi inverni senza correre il rischio di congelarci e Mary Anderson di poter usufruire dei tergicristalli per sfidare i temporali estivi. Le donne nel mondo dei motori non si distinsero solo per i quattro ruote, bensì anche come aviatrici: Amelia Earhart, aviatrice statunitense compì il giro del mondo a bordo del suo aeroplano, anche se la vicenda finì in tragedia a causa di segnali radio mal trasmessi ed ella perse la vita nell’Oceano Pacifico. Le eroine del volante furono molteplici, ma allora dobbiamo considerare il nostro pregiudizio in termini di regressione culturale? “Ai prosperi l’ardua sentenza”, quel che per certo possiamo constatare è che probabilmente non era questo il mondo di ragazze che sognavano le pioniere dell’automobile.

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Tamara De Lempicka “Self-portrait in a green Bugatti” of 1929. The famous painting, oil on canvas, was born from a vacation in Monte Carlo during which the editor of the magazine “Die Dame” at the time, noticed Tamara driving her car: she was strong, determined, but above all, free. Precisely for these characteristics she decided to commission a self-portrait of her as the cover of the next issue of the newspaper. So here is how the artist depicted it: Tamara is wearing a helmet and deer gloves, the body is thrown forward, together with the car, almost to impersonate the electricity and speed of what she is driving. The eyes are big, the lips are plump and fiery red. The magnetic gaze, vaguely bored, conveys in all its depth a sense of challenge, a bold confidence in playing a role that until that moment had been only for men. The turmoil at that time regarding the new female figure that was gradually establishing itself, influenced art as well as the cinematographic films, which seized women at the wheel of cars on which they demonstrated their freedom, moving further and further away from the contemporary allegory. Women have always loved motors: passionate, courageous, enterprising, visionary entrepreneurs, inventors and good sportswomen, but very often little known, such as the German Bertha Benz, a pioneer in the car world, who - to support her husband in the invention of the first Benz brand engine - made a record-breaking journey of 106 km from Mannheim to Pforzheim, to demonstrate that the patent of her beloved was suitable for supporting distances never covered before. Subsequently in 1898, the French Duchess Anne D’Usez was the first woman in history to get her driver’s license and to be fined for speeding; she founded in the 1920s the first women’s car club in all of France. But let’s think about all the comforts that nowadays we are used to inside our cabins, such as heating; well, Margaret Wilcox allowed us to travel during the freezing winters without running the risk of getting frozen and Mary Anderson enabled us to use the wipers to face the summer storms. Women in the world of motors were not just distinguished by the four wheels, but also as aviators: Amelia Earhart, an American aviator, traveled around the world on board her airplane, even if the story ended in tragedy due to poorly transmitted radio signals and she lost her life in the Pacific Ocean. The heroines of the steering wheel were various, but then should we consider our prejudice in terms of cultural regression? “To the posterity the arduous sentence”, what we can notice for sure is that probably this is not the girls’ world that the car pioneers were dreaming of.

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INTERVISTA A FEDERICO FONTANA

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IL RUGGITO DEL TOPO… E IL SUO SUCCESSO! THE ROAR OF THE MOUSE… AND ITS SUCCESS!

Figlio d’arte, classe 1972, nato in una famiglia di assicuratori da tre generazioni. Federico Adorni Fontana, oggi a capo di Luni Insurance, tra le più grandi agenzie assicurative d’Italia, ha ereditato la passione per il suo lavoro dai suoi genitori e, partendo dalla tradizione, ha innovato il settore anche grazie ai due master in distribuzione assicurativa e marketing all’Università Sant’Anna di Pisa. Oggi la sua agenzia ha dodici mandati diretti da primarie compagnie assicurative: “Detta così sembra semplice, ma sarebbe un po’ come riuscire a gestire nella stessa casa 12 mogli, tutte felici”. Son of art, born in 1972, in a family of insurance agents since three generations. Federico Adorni Fontana, now in charge of Luni Insurance, one of the largest insurance agencies in Italy, inherited the passion for his work from his parents and, starting from tradition, he innovated the sector also thanks to his two master’s degree in insurance distribution and marketing at the Sant’Anna University in Pisa. Today his agency has twelve direct mandates from leading insurance companies: “It sounds simple when said like that, but it would be like being able to manage 12 wives in the same house, all happy”.

In foto Federico Adorni Fontana

Come riesce a far funzionare tutto questo? A volte i direttori commerciali o amministratori delegati delle varie Compagnie mi chiedono come sia possibile questa convivenza e mi chiedono anche come ho potuto dar vita ai numeri che ho creato, partendo da una terra povera come la Lunigiana, povera di attività anche se ricca di fascino. La risposta è semplice: ci vogliono idee, tanta passione in ciò che si fa, umiltà nel reinventarsi ogni giorno, capacità di leggere e interpretare il mercato, per anticiparlo.

How do you manage to make all this work? Sometimes the sales managers or CEOs of the various companies ask me how this coexistence is possible, and they also ask me how I was able to generate the numbers I have created, starting from a poor land like that of Lunigiana, lacking in activities, even if it is full of charm. The answer is simple: it takes ideas, a lot of passion in what you do, the humbleness to reinvent yourself every day, the ability to read and interpret the market, in order to anticipate it.

Da una piccola azienda della Lunigiana a una società punto di riferimento del settore in tutta Italia, come è stato possibile? Quando ho iniziato a lavorare esisteva un piccolo ufficio gestito da mio padre e due sedi secondarie in comuni limitrofi. Mental-

From a small company in the territory of Lunigiana to a reference point in the sector in all Italy, how was it possible? When I started working there was a small office run by my father, and two secondary offices in neighboring municipalities. Mental-

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CAROLINA SARDELLI

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mente, l’idea di coordinare punti vendita anche a 30 km dal mio mi spaventava. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, alla digitalizzazione e a un metodo unico in Italia per la gestione delle reti di vendita la distanza non è più un problema. Riusciamo a lavorare con collaboratori distanti 600/700 km. Non esistono più confini, ma regole e metodi.

ly, it used to scare me the idea of coordinating stores located 30 km away from mine. Today, thanks to new technologies, digitisation and a unique method in Italy for the management of sales networks, distance is no longer a problem. We are able to work with collaborators who are 600/700 km away. There are no more borders, but rules and methods.

Quante persone coordina adesso? Oggi Luni Insurance, tra collaboratori interni ed esterni, conta circa 60 persone, impegnate ogni giorno ad offrire servizi e vicinanza ai clienti.

How many people do you manage now? Today Luni Insurance, among internal and external collaborators, has about 60 people, who commit everyday to offering services and proximity to customers.

Un’espansione costante, anche fuori dai confini toscani. Gli ultimi dieci anni professionali mi hanno portato a Udine. Ho conosciuto la città come consulente esterno di una compagnia, Uniqa assicurazioni, che aveva sede proprio lì. Nel frattempo Uniqa è stata acquisita da Gruppo Reale, altra compagnia che rappresento. Non avendo più modo di prestare le mie consulenze su Udine ho deciso di iniziare una nuova avventura nel triveneto andando a usufruire di una serie di amicizie e di rapporto consolidati negli anni per costruire una rete di vendita nelle regioni dove la cultura assicurativa è più presente rispetto ad altre.

A constant expansion, even outside the Tuscan borders. The last ten professional years have brought me to Udine. I have known the city since I was an external consultant for a company, Uniqa insurance, that is located right there. In the meantime Uniqa has been acquired by Gruppo Reale, another company that I represent. Unable to keep on providing my services in Udine, I decided to start a new adventure in the Triveneto region, by taking advantage of a series of friendships and relationships strengthened over the years in order to build a sales network in the areas where the insurance culture is more present compared to others.

Per crescere è necessario prefissarsi sempre nuovi traguardi. Adesso la mia sfida è quella di far crescere Luni Insurance in regioni come il Friuli e il Veneto.

To grow, it is always important to set new goals. Right now my challenge is to expand Luni Insurance in regions such as Friuli and Veneto.

La pandemia quanto ha trasformato il settore assicurativo? In sessanta giorni è cambiato il nostro modo di vivere. Il Covid-19 ha cambiato tutti noi: i gusti, le abitudini, gli interessi, niente è più come prima. Siamo stati privati della libertà e allo stesso tempo ci ha fatto tornare indietro nel tempo, soprattutto guardando al nostro assetto valoriale. Ha cambiato anche il nostro approccio al lavoro e al mondo dei consumi, questi resteranno, i soldi nono sono finiti, ma è cambiata la loro distribuzione. Se non sei strutturato ed aperto mentalmente ad accettare il cambiamento la combinazione di questi fattori può essere distruttiva. Diversamente, l’occhio attento sa sempre cogliere le opportunità, anche nei momenti meno facili. Basta crederci e non piangersi addosso. È necessario reagire ripartendo e cambiando il proprio modo di pensare e di agire.

How much has the the insurance sector changed due to the pandemic? In sixty days our way of living has changed. Covid-19 has changed all of us: our preferences, habits, interests, nothing is the same as before. We have been deprived of freedom and at the same time it sent us back in time, looking above all at our value-related structure. It has also transformed our approach to work and to the world of consumption, which will endure because money is not gone yet, but its distribution has changed. If you are not structured and open-minded to accept change, the combination of these factors can be destructive. Otherwise, the attentive eye always knows how to seize opportunities, even in the least easy moments. All it takes it to believe it and do not selfpity. It is necessary to react by taking off again and by changing one’s own way of thinking and acting.

Sono mutati anche i timori dei vostri clienti? In Italia non c’è una cultura del rischio, rimandiamo sempre la responsabilità a qualcun altro. Quando accade qualcosa il cittadino si aspetta sempre che intervenga lo Stato. Si attende l’intervento di terze persone. Quando ci sono stati i terremoti del centro Italia, su 20mila clienti che ho in portafoglio, forse uno solo si è presentato a chiedere informazioni riguardo la sua polizza della casa, per sapere se comprendesse i danni per terre-

Have the fears of your clients also changed? In Italy there is no risk culture, we always push responsibility back to someone else. When something happens, the citizen is always expecting the State to intervene. We wait for third parties to intervene. When there were the earthquakes in the center of Italy, out of 20 thousand clients I have in my portfolio, maybe only one showed up requesting information about his home insurance policy, to find out if it offered coverage for damage caused by earth-

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INTERVISTA A FEDERICO FONTANA

moto e alluvione. Stessa cosa è accaduta nella mia città ad Aulla, dopo l’alluvione. Noi ci preoccupiamo nell’immediatezza, ma non c’è una visione a lungo termine. Anche con il coronavirus sta accedendo la stessa cosa: nessuno ci chiede informazioni su coperture assicurative in merito.

quake and flood. The same thing happened in my city, Aulla, after the flood. We worry in the immediacy, but there is no long-term vision. Even with the coronavirus the same thing is happening: nobody is asking us for information about the insurance coverage in this regard.

Perché ci sono queste mancanze? Da un lato manca la corretta comunicazione, dall’altro, però, in Italia già paghiamo moltissimo per tutta una serie di servizi che poi vengono erogati in maniera sbagliata. Di conseguenza certe garanzie e tutele stentano a decollare.

Why are there these shortcomings? On one side proper communication is missing, on the other, however, in Italy we already pay a lot for a whole series of services which are then incorrectly supplied. Consequently, certain guarantees and protections are struggling to take off.

Si può cambiare tutto questo? Non dobbiamo vedere questa situazione come una cosa totalmente negativa. Vuol dire che c’è ancora una parte del mercato da sfruttare, che può offrire delle possibilità.

Can all this be changed? We must not look at this situation as a absolute negative thing. It means that there is still a part of the market that can be exploited, which could offer some possibilities.

È necessario sensibilizzare alla cultura assicurativa. Io non sono scaramantico, ma il nostro è un Paese di superstiziosi. A tal proposito ho creato un marchio nel quale ho inserito un quadrifoglio. È stato un modo spiritoso per esorcizzare la sfortuna e presentare la cultura assicurativa in modo leggere e spensierato.

It is necessary to raise awareness of the insurance culture. I am not a superstitious person, but our Country is full of superstitious people. In this regard I have created a brand in which I inserted a four-leaf clover. It was a witty way to dispel bad luck and introduce the insurance culture in a light and carefree way.

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INTERVISTA A WALTER ROJC

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ISTRUZIONI PER DIVENTARE UN EROE INSTRUCTIONS TO BECOME A HERO

WALTER ROJC è un consulente, project manager e docente nel campo della rianimazione cardiopolmonare. Coordinatore di centri di formazione d’emergenza aziendali, Walter Rojc vanta anni di servizio presso il 118 e il reparto di Medicina d’Urgenza di Trieste e una decennale esperienza da docente di rianimazione e primo soccorso. In questi anni ha realizzato progetti di Cardioprotezione negli ambienti e ambiti più disparati: industrie, scuole, teatri, consorzi turistici, sport, commercio. WALTER ROJC is a consultant, project manager and lecturer in the field of cardiopulmonary resuscitation. Coordinator of corporate emergency training centres, Walter Rojc has worked for years at the 118 and at the Department of Emergency Medicine in Trieste and has ten years of experience as a teacher of resuscitation and first aid. During these years he has carried out Cardioprotection projects in the most diverse environments and areas: industries, schools, theatres, tourist consortia, sports, commerce.

In foto Walter Rojc

Che cos’è la Cardioprotezione? Esistono situazioni e momenti al limite in cui tutti noi, persone comuni, possiamo sentirci piccoli, inefficaci, inutili. In un momento di forte stress, infatti, il panico può giocare brutti scherzi…e poi: dove mettere la mani? e se faccio peggio? La Cardioprotezione è il percorso che spazza via l’incertezza e lo sbigottimento entro cui potremmo trovarci in un momento di crisi, un’opportunità per noi e per gli altri. Scopo della Cardioprotezione è quello di creare le condizioni necessarie affinché una persona comune possa, in caso di arresto cardiaco improvviso, mantenerne in vita un’altra in attesa dei soccorsi. Solo i testimoni dell’evento, infatti, hanno il potere di modificare il destino della vittima: rimanere inerti può comportare danni irreversibili, e anche pochi minuti fanno la

What is Cardioprotection? There are situations and moments at the limit where all of us, ordinary people, can feel small, ineffective, useless. In a moment of strong stress, panic can play tricks...and then: where to put your hands? and if I do worse? Cardioprotection is the path that sweeps away the uncertainty and dismay within which we could find ourselves in a moment of crisis, an opportunity for us and for others. The aim of Cardioprotection is to create the necessary conditions so that an ordinary person can, in the event of sudden cardiac arrest, keep another person alive while waiting for help. Only the witnesses of the event, in fact, have the power to change the fate of the victim: remaining inert can cause irreversible damage, and even few minutes make a difference. Suffice it to say that every

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CAROLINA GENNA

differenza. Basti pensare che, a ogni minuto che trascorre senza che vi sia un intervento, corrisponde un danno cerebrale pari al 10%, e un ritardo di dieci minuti nei soccorsi comporta quindi danni irreversibili. In Italia sono più di 60.000 le persone a morire in seguito a un arresto cardiaco improvviso, con la Cardioprotezione il numero di persone capaci di soccorrere un altro essere umano, in modo non approssimativo, potrebbe fare la differenza. Utilizzare un defibrillatore o fare un messaggio cardiaco sono solo due dei pezzi di questo grande puzzle, e, per poter essere d’aiuto, è necessario che tutti i tasselli siano presenti e integri grazie alla formazione raggiunta negli anni precedenti. È necessaria quindi una buona dose di conoscenza e di educazione in vari settori, una preparazione sui protocolli da applicare e sull’uso dei defibrillatori presenti, esperienza nell’effettuare un massaggio cardiaco e cura della strumentazione. Il puzzle che si viene a costruire in un’azienda, quindi, è uno dei molti tasselli che possono creare, un giorno, un nuovo puzzlecittà. Infatti, il sistema, per poter essere efficace, punta alla creazione di una comunità in cui persone comuni si tutelano l’un l’altra. Attraverso l’addestramento di un numero sempre maggiore di persone, così come accade in altri contesti mondiali, si mira a garantire una maggiore tutela della comunità e un maggiore grado di civiltà. Il processo, chiaramente, deve prendere il via dalle piccole realtà, come quelle aziendali, per poi propagarsi nelle scuole, in altre aziende, nel mondo dello sport. Nei paesi del Nord Europa, i corsi di rianimazione si effettuano sin dalle scuole elementari; in Italia, invece, anche gli stessi professionisti non le conoscono appieno. Nel nostro paese l’argomento è poco conosciuto e, chiaramente, porta con sé tutta una serie di drammatiche conseguenze. Provate a chiedere a voi stessi, e poi al vostro vicino, se sareste in grado di rianimare un altro essere vivente. Probabilmente la risposta è no. Ci è stato insegnato a immaginare l’attacco cardiaco come un qualcosa di cui si deve occupare un professionista - una cosa, insomma, lontana da noi e con cui non dobbiamo avere nulla a che fare. Ci penserà il 118! Ci penserà il dottore col suo defibrillatore! Se intervengo, avrò dei problemi! Ma non è così: riconoscere e poi effettuare un massaggio cardiaco è un’operazione alla portata di chiunque, purché adeguatamente formato. Attraverso un percorso di Cardioprotezione e il superamento di un breve corso, si possono acquisire tutte quelle nozioni e capacità basic per poter intervenire in caso di bisogno, anche col defibrillatore se necessario. Pensate che nel Nord Europa la percentuale di sopravvivenza di persone mantenute in vita dai passanti è del 25%, e i progetti di Cardioprotezione a uso della popolazione sono stati avviati 50 anni fa. Quando si ha davanti a sé una persona che sta avendo un attacco di cuore si può pensare che un intervento di qualsiasi tipo, svolto da noi, comuni mortali, possa portare a un peggioramento della situazione. Ma pensateci un po’: esiste una condizione

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minute that elapses without an intervention corresponds to a 10% brain damage, and a delay of ten minutes in rescue, therefore, leads to irreversible brain damage. In Italy more than 60,000 people die following a sudden cardiac arrest, with Cardioprotection the number of people able to help another human being, in a not approximate way, could make the difference. Using a defibrillator or making a cardiac message are just two of the pieces of this great puzzle, and in order to help, all the pieces need to be present and intact thanks to the training achieved in previous years. Therefore, a good amount of knowledge and education in various fields, preparation on the protocols to be applied, use of defibrillators, experience in performing a cardiac massage and care of the instrumentation are necessary. The puzzle that you come to build in a company, therefore, is just one of the many pieces that can create, one day, a new city-puzzle. In fact, the system, in order to be effective, aims to create a community where ordinary people protect each other. Through the training of an increasing number of people, as it happens in other world contexts, it aims to ensure a greater protection of the community and a greater degree of civilization. The process, of course, must start with small businesses, such as companies, and then spread to schools, other companies and to the world of sports. In the countries of Northern Europe, resuscitation courses have been held since primary school; in Italy, on the other hand, even the professionals themselves do not know them fully. In our country, the subject is little known and, clearly, brings with it a whole series of dramatic consequences. Try asking yourself, and then your neighbor, if you would be able to revive another living being. The answer is probably no. We have been taught to imagine the heart attack as something that a professional has to deal with - something, in short, far from us and with which we have nothing to do. The 118 will take care of it! The doctor will take care of it with his defibrillator! If I intervene, I’ll have problems! But it’s not like that: recognizing and then performing a heart massage is an operation within the reach of anyone, as long as they are properly trained. Through a course of Cardioprotection and the passing of a short course, you can acquire all the basic knowledge and skills to be able to intervene in case of need, even with the defibrillator if necessary. Just think that in Northern Europe the survival rate of people kept alive by passers-by is 25%, and Cardioprotection projects for the population were started 50 years ago. When you have in front of you a person who is having a heart attack you can think that an intervention of any kind, carried out by us, common mortals, could lead to a worsening of the situation. But think about it: is there a worse condition than being (already) in cardiac arrest? Certainly not, and the intervention of any person can in no way cause damage, it can only be helpful. Activating a Cardioprotection point within one’s own reality means providing regular visitors to the facility with the knowledge they need to recognize a heart attack and intervene promptly, finding

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INTERVISTA A WALTER ROJC

peggiore dell’essere (già) in arresto cardiaco? Certamente no, e l’intervento del prossimo non può in alcun modo apportare danni, può solo essere d’aiuto. Attivare un punto di Cardioprotezione all’interno della propria realtà significa fornire ai frequentatori abituali della struttura quelle conoscenze necessarie per riconoscere un attacco cardiaco e intervenire tempestivamente, trovando sul posto strumenti e condizioni ideali. Molte aziende hanno deciso di prendere parte al progetto in assoluta libertà e in nome della tutela dei propri dipendenti e clienti, per fare la loro parte, e dare l’esempio. Queste aziende, così facendo, contribuiscono alla glorificazione di una delle scelte socialmente più responsabili che possano esistere: acquisire quelle competenze che possono, un giorno, salvare una vita. Bene, ma come fare? Il progetto si compone di due fasi: una prima, composta dall’acquisizione di conoscenze generali e normative, e una seconda che mira a garantire il mantenimento delle condizioni ideali create nel tempo. Come già detto, è un cammino che bisogna immaginare come un puzzle composto da vari tasselli: una volta scelto il puzzle più adatto, il consulente lo costruirà per l’azienda e, una volta realizzato, quest’ultima avrà la capacità di muovere qualche pezzo da sola, in autonomia. In poche parole, rivolgendosi a un consulente, si ha la possibilità di farsi guidare fra i quadri normativi nazionali e regionali e fra i diversi modelli, accessori e fornitori. Il percorso prevede, ad esempio, esercitazioni su manichini, guida e sostegno nell’apprendimento del funzionamento di un defibrillatore e delle altre strategie salvavita, informazioni sui possibili fondi e finanziamenti ai quali si può attingere. Al termine del percorso e delle procedure, poi, il 118 locale e regionale verrà informato della presenza di un punto cardioprotetto all’interno della struttura, e a partire da quello stesso giorno si potrà dare inizio alla seconda fase, ovvero al mantenimento del know how acquisito. Il percorso, infatti, necessita di continuo esercizio e di vari aggiornamenti: fare un corso solo, una sola volta nella vita, purtroppo non basta. I progetti di Cardioprotezione hanno come fine ultimo la stimolazione delle coscienze e la diffusione della cultura, solo così, infatti, saremo in grado tutti di salvare qualcuno.

ideal tools and conditions on site. Many companies have decided to take part in the project in absolute freedom and in the name of protecting their employees and customers, to do their part and set an example. By doing so, these companies contribute to the glorification of one of the most socially responsible choices that can exist: acquiring those skills that can one day save a life. Fine, but how to do it? The project consists of two phases: a first one, consisting of the acquisition of general and regulatory knowledge, and a second one that aims to ensure the maintenance of the ideal conditions created over time. As already said, it is a path that you have to imagine as a puzzle made up of various pieces: once the most suitable puzzle has been chosen, the consultant will build it for the company and, once it has been created, the latter will have the ability to move a few pieces by itself, independently. In a nutshell, by turning to a consultant, you have the opportunity to be guided through the national and regional regulatory frameworks and among the different models, accessories and suppliers. This includes, for example, exercises on manikins, guidance and support in learning how to operate a defibrillator and other life-saving strategies, information on possible funds and funding. At the end of the course and the procedures, then, the local and regional 118 will be informed of the presence of a cardioprotected point within the facility, and from the same day it will be possible to start the second phase, i.e. the maintenance of the knowhow acquired. The route, in fact, requires continuous exercise and various updates: doing a course only, once in a lifetime, unfortunately, is not enough. Cardioprotection projects have as their ultimate goal the stimulation of consciences and the spread of culture: only in this way, we will all be able to save someone. How much does it cost to structure a Cardioprotection project? Let’s ask who, thanks to it, will survive!

Quanto costa strutturare un progetto di Cardioprotezione? Chiediamolo a chi, grazie a esso, sopravviverà!

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REDAZIONALE

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GREEN IS THE NEW BLACK Ones is Moving… verso l’innovazione! GREEN IS THE NEW BLACK Ones is Moving…towards innovation!

BERNARDO ZERQUENI, CEO e fondatore di Ones, un’azienda di noleggio e vendita di mobilità elettrica che non si accontenta. Sostenibilità, creatività e divertimento sono le parole chiave di questo brand che, attraverso la promozione di un lifestyle sensibile e all’avanguardia, si sta conquistando un posto nell’universo green. BERNARDO ZERQUENI, CEO and founder of Ones, an electric mobility rental and sales company that doesn’t settle for it. Sustainability, creativity and fun are the keywords of this brand that, through the promotion of a sensitive and avant-garde lifestyle, is gaining a place in the green universe.

In foto Bernardo Zerqueni

V

i è mai capitato di passare davanti a un negozio, abbassare la maniglia, entrarci dentro, guardarvi attorno e chiedervi se siete finiti nel posto giusto? Beh, a me è successo. Volevo una bici, di cui non so assolutamente niente, e sono passata davanti a un negozio, ho abbassato la maniglia e mi sono sentita catapultata in un mondo nuovo. Le bici esposte c’erano, è chiaro, ma non mi ero preparata per questo salto in avanti, in spazi, con una loro estetica autonoma, vero, ma con quel retrogusto californiano da start up così all’avanguardia e con quell’atmosfera industriale ed evoluta così tipicamente europea. Beh, ero in un negozio di bici: ero nel centro nevralgico e pulsante di Ones Moving. Ones non vende semplicemente bici e quello che vuoi comprare, alla fine, è un tipo di lifestyle ben preciso. La profonda sen-

Have you ever walked past a store, lowered the handle, walked into it, looked around and wondered if you’ve ended up in the right place? Well, I have. I wanted a bike, which I know absolutely nothing about, and I passed in front of a shop, I lowered the handle and I felt catapulted into a new world. The bikes on display were there, it’s clear, but I hadn’t prepared myself for this leap forward, in spaces, with their own aesthetic, true, but with that Californian start up aftertaste, so avant-garde, and with that industrial and evolved atmosphere, so typically European. Well, I was in a bike shop. I was in the nerve center of Ones Moving. Ones doesn’t just sell bikes and what you want to buy, in the end, is a very specific kind of lifestyle. The deep sensitivity to environmental sustainability, the attention to aesthetics in every detail

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CAROLINA GENNA

sibilità alla sostenibilità ambientale, l’attenzione all’estetica in ogni dettaglio e alle tendenze fanno sì che quest’azienda di noleggio e vendita di mobilità elettrica ti travolga. È un concept store ed è un successo. Bernardo Zerqueni, fondatore di Ones, ci ha messo tutto se stesso, e, quella passione, la cogli alla prima occhiata. Dopo quindici anni nel campo della consulenza per le imprese, e dopo una sola giornata a bordo di una bici elettrica, Zerqueni stravolge la sua vita: il giorno dopo ne acquista una, dieci giorni dopo il suo negozio è una realtà. L’incontro con la realtà del concept store lo ha in uno dei suoi molti viaggi: tavola da surf sotto al braccio e l’intuizione che, questa tipologia di negozio all’avanguardia, fa per lui. Il primo Ones Moving Store, aperto a Trieste, è pura espressione della sua anima: sostenibile e attenta all’ambiente (ogni oggetto all’interno del negozio è figlio del riutilizzo), ai dettagli e all’estetica, alla moda. Sei anni fa l’obiettivo dell’azienda era quello di far conoscere i mezzi elettrici anche ai giovani, dimostrando loro che la mobilità green può essere trendy e (pardon) figa. E anche ora, nonostante i successi, l’obiettivo non è cambiato: muoversi in modo green è figo e, per questo motivo, il prossimo passo è quello di aprire una catena di negozi di noleggio e vendita di mobilità elettrica in tutto il mondo. Un passo, questo, che di troppo lungo non ha niente: basti pensare che, solo nell’ultimo anno, e senza alcuna pubblicità diretta, sono arrivate ben quaranta richieste di apertura di altri negozi da parte degli entusiasti del format. Perché è così che Ones funziona: format e vision vengono messi a disposizione di chi, da queste, si sente ispirato. Aprire un altro store, infatti, non è una necessità: è un’occasione, una possibilità che viene data a chi, questo tipo di lifestyle, lo capisce, ce l’ha o ce lo vorrebbe avere nel sangue. E il sogno, quindi, è quello di espandere questo stile di vita: trovare persone in gamba, libere e amanti dello sport e della natura, e trovare posti strepitosi, in giro per il mondo, in cui il movimento elettrico potrebbe darsi come ciliegina su questa torta fatta di sostenibilità e di una way of life un po’ da surfista, un po’ da anticipatore di tendenze. Per William Avignone, ora socio di Bernardo Zerqueni, è andata proprio così: innamorato del progetto, e innovatore dello stesso, ha lanciato l’universo Ones Moving anche sull’Isola d’Elba, e così è stato anche a Castagneto Carducci. Tutti i negozi sono diversi fra loro, ma incarnano i principi dell’azienda, e l’attentissima selezione si assicura che il fil rouge sia sempre ben visibile: la sostenibilità deve incontrare la creatività e la bellezza. Così, nonostante tutte le diverse anime in gioco, Ones Moving è sempre ben riconoscibile, che si trovi in Brasile, che si trovi in Indonesia. Vivere in modo green, in alcuni paesi, è cosa scontata, e questo l’azienda lo sa bene. Bernardo Zerqueni, infatti, ha un sogno nel

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and trends make this electric mobility rental and sales company overwhelm you. It is a concept store and a success. Bernardo Zerqueni, founder of Ones, has put all of himself into it, and you can see his passion at first glance. After fifteen years in business consulting, and after just one day on an electric bike, Zerqueni turns his life upside down: the next day he buys one, ten days later his shop is a reality. The encounter with the reality of the concept store has him on one of his many trips: surfboard under his arm and the intuition that this type of avant-garde store is made for him. The first Ones Moving Store, opened in Trieste, is pure expression of his soul: sustainable and attentive to the environment (every object inside the store is the child of reuse), to details and aesthetics, to fashion. Six years ago the company’s goal was to introduce young people to electric vehicles, showing them that green mobility can be trendy and (pardon) cool. And even now, despite the successes, the goal hasn’t changed: moving green is cool and, for this reason, the next step is to open a chain of electric mobility rental and sale shops all over the world. A step that surely ins’t too far: just think that, in the last year alone, and without any direct advertising, forty requests for the opening of other stores have arrived from the enthusiasts of the format. Because that’s how Ones Moving works: format and vision are made available to those who feel inspired by them. Opening another store, in fact, is not a necessity: it’s an opportunity, a chance that is given to those who understand it, have it or would like to have it in their blood. And the dream, therefore, is to expand this lifestyle: to find good people, free and lovers of sports and nature, and find amazing places, around the world, where electric movement could be the icing on this cake made of sustainability and of this surfer’s/forerunner of trends’ way of life. William Avignone, now a partner of Bernardo Zerqueni, just tells it all: in love with the project, and innovator of the same, he launched the Ones Moving universe also on the Island of Elba, and so it was also in Castagneto Carducci. All the shops are different, but they embody the principles of the company, and the careful selection ensures that the common thread is always visible: sustainability must meet creativity and beauty. So, despite all the different souls at stake, Ones is always recognizable, whether it is in Brazil or Indonesia. Living green in some countries is a matter of course, and the company knows this. Bernardo Zerqueni, in fact, has a dream in his drawer that sounds more like a promise. With a vision that knows its strengths and with the experience and success accumulated with the world of rental and touring, Ones Moving stores could be around the world in just a handful of years. Shops in wonderful places, even in purely tourist environments, and customers already loyal and satisfied are a great cocktail for the creation of a worldwide and cosmopolitan community towards

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I due soci Bernardo Zerqueni e William Avignone nel primo flagship store di Trieste

cassetto che suona più come una promessa. Con una vision che sa di punto di forza e con l’esperienza e il successo accumulato col mondo del noleggio e col touring, i Ones Moving stores potrebbero trovarsi in giro per il mondo in solo una manciata di anni. Negozi in posti meravigliosi, anche in ambienti prettamente turistici, e clienti già affezionati e soddisfatti sono un ottimo cocktail per la creazione di una community mondiale e cosmopolita che di Ones potrebbe fare un punto di riferimento. Grazie al valore che Zerqueni sa trasmettere a ogni suo punto vendita, il mood degli store è già ben chiaro alla sua tribù e, chissà?, un giorno l’azienda potrebbe non accontentarsi di essere solo una parte dell’esperienza turistica. Una cosa è certa: green è figo e lo sarà sempre di più… quindi perché non provare?

which Ones could become a point of reference. Thanks to the value that Zerqueni transmits to each of his stores, Ones Moving’s mood is clear to its tribe and, who knows?, one day the company might not be content to be just a part of the tourist experience. One thing is certain: green is cool and will be cooler and cooler... so why not try it?

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# L I V E T H E M O M E N T B L I Z Z A R D S P O R T S . C O M

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IL METODO ZANGIROLAMI Migliorare il metabolismo e perdere peso in modo innovativo THE ZANGIROLAMI METHOD Improve metabolism and lose weight in an innovative way

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n un periodo storico in cui, da un lato, si respirano lezioni di cucina e, dall’altro, ci si accontenta di fugaci pause pranzo, c’è ancora spazio per fare affari nel mondo del benessere. E il “Metodo Zangirolami” ne è la conferma. questo metodo naturale e fisiologico ha già fatto dimagrire migliaia di persone fra Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. Gli artefici di questo progetto sono il dottore Ivan Zangirolami e l’imprenditore dottor Ivo Lorenzi, e, insieme hanno investito energie e risorse nel settore del dimagrimento dando, così, nuove speranze a un paese come l’Italia in cui, oggi, una persona su due è in sovrappeso o obesa. Punto di partenza della strategia è il mantenimento delle prestazioni fisiche e mentali a un livello buono. Se, infatti, nei secoli precedenti , l’opulenza era sinonimo di ricchezza e abbondanza, oggi occorre soprattutto “stare bene”. Come? Seguendo uno stile di vita sostenibile, parole chiave del “Metodo Zangirolami”, in cui è il tempo per curarsi la vera ricchezza.

In a historical period in which, on the one hand, we breathe cooking lessons and, on the other hand, we are content with fleeting lunch breaks, there is still room for doing business in the world of wellness. And the “Zangirolami Method” confirms it: this natural and physiological method has already made thousands of people lose weight in Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna and Lombardy. The creators of this project are Dr. Ivan Zangirolamo and the entrepreneur Dr. Ivo Lorenzi, and together they have invested energy and resources in the slimming sector, thus giving new hope to a country like Italy where, today, one person out of two is overweight or obese. The starting point of the strategy is to maintain physical and mental performance at a good level. If, in fact, in previous centuries, opulence was synonymous with wealth and abundance, today we need above all to “feel good”. How? Following a sustainable lifestyle, key words of the “Zangirolami Method”, in which true wealth is the time you use to heal.

In foto Ivan Zangirolami

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Le origini del “Metodo Zangirolami” Milanese classe 1978, dopo aver conseguito la laurea in Scienze Motorie all’Università di Verona, il dottor Ivan Zangirolami comincia fin da subito a studiare i problemi legati a sovrappeso e obesità. Nel 2004, affiancato da uno staff medico, inizia la sua incessante attività di ricerca per trovare una risposta efficace, con un percorso di dimagrimento sano e, soprattutto, uno stile di vita sostenibile. Il punto di arrivo è il miglioramento del sistema metabolico per dare la possibilità di mantenere il peso raggiunto attraverso una leggera attività motoria e una cura dell’alimentazione perché, come racconta nel suo libro, “il cibo è un nostro alleato e non un nemico”. Il primo studio viene aperto a Trento nel 2007 dove oggi sono accolti più di 2.000 pazienti. Nel 2009 vengono aperti altri studi in Veneto e, nel 2013, nasce un sodalizio imprenditoriale che porta a nuovi orizzonti di business: lo studio intuitivo, metodico e originale del dottor Zangirolami incontra infatti lo spirito imprenditoriale del dottor Ivo Lorenzi, classe 1962, imprenditore, laureato in scienze della comunicazione, da anni nel settore del benessere.

The origins of the Milanese “Zangirolami Method” born in 1978, after obtaining a degree in Sports Science from the University of Verona, Dr. Ivan Zangirolami immediately begins to study the problems related to overweight and obesity. In 2004, assisted by a medical staff, he began his relentless research to find an effective answer, with a healthy weight loss journey and, above all, a sustainable lifestyle. The end point is the improvement of the metabolic system in order to give the possibility of maintaining the weight achieved with light motor activity and a dietary care because, as he says in his book, “food is our ally and not an enemy”. The first center was opened in Trento in 2007, where today more than 2,000 patients are accommodated. In 2009 other centers were opened in Veneto and, in 2013, an entrepreneurial partnership was born that led to new business horizons: the intuitive, methodical and original study of Dr. Zangirola-mi meets the entrepreneurial spirit of Dr. Ivo Lorenzi, born in 1962, entrepreneur, graduate in Communication Studies, for several years in the wellness sector.

FOCUS

Congresso Nazionale e successi

National Congress and successes

Il metodo Zangirolami ha partecipato al suo primo Congresso Nazionale “spazio Nutrizione del 2018” presentando un’analisi retrospettiva di dati clinici raccolti da un ampio gruppo di pazienti con patologie metaboliche dal titolo “Valutazione retrospettiva sull’applicazione di un programma alimentare e motorio circadiano nel controllo del peso e suoi effetti sugli indici ematochimici nell’iperglicemia e nel diabete”.

The Zangirolami method took part for the first time in the National Congress “Spazio Nutrizione of 2018” presenting a retrospective analysis of clinical data collected from a large group of patients with metabolic pathologies entitled “Retrospective evaluation on the application of a circadian diet and physical program in the weight control and its effects on blood chemistry indexes in hyperglycaemia and diabetes “.

La Premessa era che Il Metodo Zangirolami è un metodo volto al dimagrimento ed al miglioramento delle condizioni cliniche (espresse in indici ematochimici) e la presente analisi aveva l’intento di valutare a posteriori gli effetti del Metodo sia sul dimagrimento, espresso come indice BMI ( Body Mass Index), una scala utilizzata in campo clinico per” classificare” il grado di sovrappeso-obesità di un paziente e quindi la presenza di un fattore di rischio più o meno importante per la sua salute, che sui miglioramenti clinici effettivi.

The Premise was that the Zangirolami method is a method aimed at weight loss and at the improvement of clinical conditions (expressed in blood chemistry indexes) and the present analysis was intended to evaluate afterwards the effects of the method both on weight loss - expressed as BMI index ( Body Mass Index), a scale used in the clinical field to “classify” the degree of overweight-obesity of a patient, hence the presence of a risk factor more or less important for his health - and on actual clinical improvements.

I Metodi erano costituiti dal “metodo” stesso: un programma alimentare e motorio rappresentato da uno schema alimentare circadiano basato sulla distribuzione dei nutrienti nei diversi momenti della giornata e da un’attività motoria coordinata che si integra e potenzia le specificità della dieta adattandosi alle diverse esigenze e difficoltà motorie soggettive. In esame sono stati presi per quanto riguarda il dimagrimento appunto il BMi, per quanto riguarda gli indici ematochimici l’Emoglobina Gli-

The Methods consisted of the “method” itself: a dietary and physical program represented by a circadian food scheme based on the distribution of nutrients at different times of the day, and by a matching physical activity that integrates and enhances the specificities of the diet by adapting to the different subjective physical needs and difficulties. It has been taken into consideration the BMi, with regard to weight loss, and the “glycated hemoglobin”, with regard to blood chemistry indexes, uni-

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SALUTE E BENESSERE

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In meno di 5 anni vengono aperti gli studi a Bolzano (2014), con al suo attivo 2500 pazienti, a Milano (2015), con circa 2200 pazienti, e Carpi (2016). Il 29 novembre, inoltre, si è inaugurata la sede di Brescia, già attiva da un anno con più di mille pazienti. Il metodo è presente anche nelle sedi di Verona e Romano d’Ezzelino, a Vicenza, e in continua espansione grazie alle numerose richieste.

In less than 5 years, centers were opened in Bolzano (2014), with 2,500 patients, in Milan (2015), with about 2200 patients, and Carpi (2016). On November 29th the Brescia office, already active for a year and with more than a thousand patients, was inaugurated. The method is also present in the offices of Verona and Romano d’Ezzelino, in Vicenza, and it is continuously expanding thanks to the numerous requests.

La ricerca in primo piano

Focus on research

“Gli studi medici si avvalgono di equipe di specialisti, medici, psicologi, personal trainer, consulenti, addetti al servizio clienti - spiega Maria Formentini, sviluppatrice dei centri medici Zangirolami -. Ancora una volta vince la ricerca, l’attenzione alla persona, la capacità imprenditoriale di far crescere un’azienda giovane ma già con tanta esperienza grazie alle migliaia di pazienti che hanno ritrovato il loro stile di vita”.

“Medical offices use teams of specialists, doctors, psychologists, personal trainers, consultants, customer service staff - explains Maria Formentini, developer of the Zangirolami medical centers-. Once again the winner is the research, the attention to the person, the entrepreneurial ability to grow a young company but that already has a lot of experience thanks to the thousands of patients who rediscovered their lifestyle”.

cata”, universalmente utilizzato come valore di riferimento per la diagnosi di iperglicemia e di diabete.

versally used as a reference value for the diagnosis of hyperglycaemia and diabetes.

I Risultati hanno evidenziato quanto segue: Sono stati presi in considerazione 197 pazienti in cura con il Metodo indicato nei diversi studi dislocati in diverse regioni del territorio nazionale ( 128 donne e 69 uomini di età compresa tra i 18 ed i 78 anni) durante i primi 2- 5 mesi di “trattamento” e con un BMI ad inizio percorso compreso tra 53.35 (obesità grave) e 20.7 (normopeso). Ad un mese dall’inizio del percorso il 97% dei pazienti ha presentato un calo ponderale medio del 5.6 % rispetto al peso di partenza, variabilità compresa tra i 17.1 kg e i 0.4 kg e a 4 mesi si è evidenziata una riduzione del peso compresa tra 20.3 e 0.2kg, media di 9.7kg, e di BMI del 10.87% medio. Circa il 52,5 % dei pazienti obesi ha presentato un miglioramento dell’indice di obesità. Importanti miglioramenti sono stati osservati anche sugli indici glicemici: su 40 pazienti con indice ematochimico Hbglicata uguale/ superiore a 38 mmol/l ( condizione di inizio diagnosi pre-diabete) è stato osservato una diminuzione a 3- 4 mesi del 7.65%, media in valore assoluto di 2.91 punti. Alcuni hanno presentato già dopo soli tre mesi necessità di modifica/ riduzione della terapia medica in corso.

The Results highlighted the following: 197 patients treated with the method indicated, in the various studies located in different regions of the country (128 women and 69 men aged between 18 and 78) were taken into consideration during the first 2- 5 months of “treatment” and with a BMI at the start of the course between 53.35 (severe obesity) and 20.7 (normal weight). One month after the start of the course, 97% of patients had an average weight loss of 5.6% compared to the starting weight, a variation between 17.1 kg and 0.4 kg, and at 4 months there was a reduction in weight between 20.3 and 0.2kg, a mean of 9.7kg, and BMI of 10.87% average. About 52.5% of obese patients have experienced an improvement in the obesity index. Important improvements were also observed on the glycemic indexes: in 40 patients with a blood chemistry index Hbglicata equal to / greater than 38 mmol / l (starting condition of pre-diabetes diagnosis) a decrease was observed after 3- 4 months of 7.65%, average in absolute value of 2.91 points. After only three months, some have already presented the need for modification/reduction of the ongoing medical therapy.

Le Conclusioni hanno evidenziato che: Il Metodo ha rivelato un efficace impatto sia sul dimagrimento armonico che sul miglioramento del quadro clinico dei pazienti. I risultati osservati hanno aperto la necessità di uno studio osservazionale di più ampio bacino per la valutazione degli effetti del Metodo sulle condizioni cliniche di Diabete e Pre-diabete, nonché sulla condizione clinica a più ampio spettro quale è la Sindrome Metabolica.

The Conclusions demonstrated that: The method revealed an effective impact both on the harmonic weight loss and on the improvement of the clinical picture of patients. The observed results have opened the need for a wider observational study to evaluate the effects of the Method on the clinical conditions of Diabetes and Pre-diabetes, as well as on the broader clinical condition such as Metabolic Syndrome.

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INTERVISTA A IVAN ZANGIROLAMI

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Intervista a Ivan Zangirolami

Interview with Ivan Zangirolami

Riattivare e velocizzare il metabolismo senza l’uso di farmaci è possibile. Come? Con la giusta alimentazione ma soprattutto con l’attività fisica. grazie a una specifica tecnica motoria che prevede un programma di attività fisica facile da praticare e che mira a stimolare e a migliorare l’attività del metabolismo.

Reactivating and speeding up metabolism without the use of drugs is possible. How? With the right nutrition but above all with physical activity, thanks to a specific physical technique that provides an easy-to-practice physical activity program that aims at stimulating and improving the metabolic activity.

Qual è il punto di partenza? «Il “Metodo Zangirolami” viene applicato in ambulatori medici che fanno capo a un responsabile sanitario e il paziente viene seguito dal medico responsabile durante tutto il suo percorso: dagli esami ematici a una visita di anamnesi generale. In base ai risultati e alle esigenze del paziente viene calibrata la parte motoria in combinazione con l’aspetto nutrizionale e medico».

What is the starting point? «The “Zangirolami Method” is applied in medical clinics that are headed by a health manager and the patient is followed by the doctor in charge throughout his journey: from blood tests to a general medical examination. Based on the results and on the needs of the patient, physical activity is calibrated in combination with the nutritional and medical aspect”.

Che tipo di attività motoria? «È un percorso della durata di circa 15- 20 minuti da fare dove si vuole: a casa, presso i nostri centri oppure in palestra. Sono importanti la frequenza, l’intensità e la sequenza degli esercizi fisici. Lo scopo è quello di riattivare il metabolismo e per farlo ci devono essere alcune condizioni. Il nostro programma tende ad abbassare il livello di stress, fattore che influisce molto sull’alimentazione. Il nostro corpo tende infatti ad adattarsi all’attività fisica che facciamo e nel tempo “impara” a svolgere la stessa attività in maniera più efficiente e consumando meno calorie».

What kind of physical activity? «It is a course lasting about 15-20 minutes to do wherever you want: at home, at our centers or at the gym. The frequency, intensity and sequence of physical exercises are important. The goal is to reactivate the metabolism, and to achieve it there must be some conditions. Our program tends to lower the stress level, a factor that strongly affects nutrition. In fact, our body tends to adapt to the physical activity we do, and over time “learns” to carry out the same activity in a more efficient way and consuming less calories”.

E il ruolo dell’alimentazione? «L’attività motoria e una diversa formulazione dell’alimentazione quotidiana devono viaggiare su binari paralleli. Una cosa non funziona senza l’altra. Nel “Metodo Zangirolami” i vari alimenti non sono penalizzati: tutto dipende dalla quantità che si assume, orario, frequenza e da come una persona metabolizza questi alimenti. Il programma è individuale per questo funziona così bene».

And the role of nutrition? “Physical activity and a different formulation of daily nutrition must travel on parallel tracks. One thing does not work without the other. In the “Zangirolami Method” the various foods are not penalized: it all depends on the quantity you take, the time, the frequency and on how a person metabolizes these foods. The program is individual, this is why it works so well.”

Esiste una regola generale? «No, dipende dalla risposta del soggetto, dalla precisione con cui segue il programma e dalla massa che la persona in questione deve perdere. Ad esempio, una donna che pesa 120 chili potrebbe perdere più facilmente e più velocemente una quantità di peso maggiore rispetto ad un’altra che da 70 kg ne deve perdere una decina. Ci sono delle regole generali, certo, ma vanno sempre modulate in modo individuale. Per questo incontriamo singolarmente ogni persona, spieghiamo e valutiamo ogni caso, verifichiamo analisi e moduliamo alimentazione e attività motoria in modo individuale, insomma seguiamo la persona passo dopo passo verso il suo obiettivo».

Is there a general rule? “No, it depends on the subject’s response, the precision with which he follows the program and the mass that this person must lose. For example, a woman who weighs 120 kilos could lose more weight more easily and faster than another woman who weighs 70 kg and has to lose about ten. There are general rules, of course, but they must always be modulated individually. This is why we meet each person individually, we explain and evaluate each case, we verify analysis and modulate nutrition and physical activity individually, in short we follow the person step by step towards his goal».

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ANDREA DOVIZIOSO

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Foto Giovanni Samarini

ANDREA DOVIZIOSO

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anni, 8 dei quali passati in sella alla Ducati. Campione 125 nel 2004, il Dovi è un pilota di testa, uno che prima di fare le cose ci pensa sempre bene prima. Lo dimostra il suo impegno sulla sua Desmosedici, insieme agli ingegneri per costruire una moto sempre più performante. 14 Gran Premi vinti dal 2015, il pilota di Forlì è al secondo posto negli ultimi 5 anni, meglio di lui solo Marc Marquez.

34 years old, 8 years spent riding Ducati. 125cc class champion in 2004, Dovi is a leading rider, one who always thinks things through before doing them. This is shown by his commitment to his Desmosedici, together with the engineers in order to build an increasingly performing motorcycle. 14 Grand Prix won since 2015, in the last 5 years the rider from Forlì ranked second, second only to Marc Marquez.

GENIUS LIFE STORY Foto di Gigi Soldano

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MATTEO MACUGLIA

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A N D R E A D O V I Z I O S O - V E L O C I TÀ E C O N T R O L L O ANDREA DOVIZIOSO - SPEED AND CONTROL di/by MATTEO MACUGLIA

MATTEO MACUGLIA, tenace, riflessivo, rompipalle. Matteo Macuglia, classe 1993, è uno dei “veterani” di Genius. Tutto nasce grazie a un incontro fortuito fuori da un bar nel 2013. Oggi, dopo essere diventato giornalista professionista, lavora presso i programmi di infotainment di Rete4, Mediaset. MATTEO MACUGLIA, tenacious, thoughtful, pain in the neck. Matteo Macuglia, born in 1993, is one of the “veterans” of Genius. It all started thanks to a chance meeting outside a bar in 2013. Today, after becoming a professional journalist, he works at infotainment programs of Rete 4, Mediaset.

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nico contendente al punto più alto della classifica MotoGP, il Dovi ha sempre mantenuto alte le aspettative grazie a uno stile sobrio ma deciso, mantenuto non solo in pista ma anche nella vita privata. Stimato dai colleghi, che lo hanno visto negli anni salire di categoria fino ad arrivare ai pesi massimi, oggi è uno dei piloti più amati in assoluto nel panorama italiano e internazionale, e Vicecampione del Mondo. Per parlare di Andrea Dovizioso si deve partire dalla fine, dai risultati di questo pilota 34enne, figlio dei colli e dell’asfalto rovente dell’Emilia Romagna. Il Dovi è sempre stato un crescendo. Da tre stagioni si parla di lui come dell’unico vero contendente al titolo mondiale. Un traguardo alla sua portata, finora mancato a causa delle capacità mostruose di Marc Marquez, uno dei piloti più forti di sempre. Dal 2017 Andrea ha conquistato 12 primi posti (6 nel 2017, 4 nel 2018, 2 nel 2019) in un crescendo di momenti esaltanti, come le vittorie all’ultima curva in Qatar e in Austria durante la scorsa stagione. Roba incredibile: con le urla dei tifosi che entrano nei microfoni dei telecronisti come nel 2009 quando, in Catalogna, gli ultimi giri di Valentino Rossi e Jorge Lorenzo ci facevano letteralmente saltare in piedi sul divano. Come gran parte degli altri campioni italiani, si diceva, Dovi, questo sport, ce l’ha sempre avuto nel sangue. Merito di suo padre, uno sportivo vecchio stile, tutto olio per motori e canovacci sporchi: mai smontato e lavato una moto, ma la passione gliel’ha trasmessa, eccome! A quattro anni arriva il battesimo del fuoco su una minimoto. Dieci anni dopo – e siamo nel 2000 – partecipa al Campionato Genius People Magazine

Only contender at the highest point of the MotoGP standings, Dovi has always kept the expectations thanks to a sober and decisive style, kept not only on the track but also in his private life. Esteemed by his colleagues, who have seen him rise in the category over the years up to the weights maxis, today he is one of the most beloved drivers on the Italian and international scene, and Vice World Champion. To talk about Andrea Dovizioso you have to start from the end, from the results of this 34-year-old pilot, son of the hills and hot asphalt of Emilia Romagna. The Dovi has always been a crescendo. For three seasons he’s been talked about as the only real contender for the world title. A goal within his reach, so far missed because of Marc Maquez’s monstrous abilities, one of the strongest drivers ever. Since 2017 Andrea has conquered 12 first places (6 in 2017, 4 in 2018, 2 in 2019) in a crescendo of exciting moments such as the amazing victories in Qatar and Austria during last season. Incredible moments, with the screams of fans coming in the microphones of the commentators like we were in 2009 when, in Catalunya, the last laps of Valentino Rossi and Jorge Lorenzo would literally make us jump up on the couch. As most of the other Italian champions said, this sport, has always been in Dovi’s blood. And all thanks to his father, an old-fashioned sportsman, all motor oil and dirty dishcloths: never disassembled and washed a bike but he surely passed the passion down to his son. When Dovi was four years old, he was baptized on a minibike. Ten years later - we are in 2000 - he participates in the National Championship of motorcycling, becoming its champion. The


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nazionale di motociclismo, e ne diventando il campione. La stagione successiva sbarca in 125, e continua a crescere dopo la scottatura durante la prima gara al Mugello. Il 2004 lo consacra come campione della categoria, che abbandonerà l’anno successivo per la 250. E qui non si scherza più: i concorrenti sono tutti campioni e bisogna imparare in fretta! Dovi non si tira indietro e accetta la sfida, imparando le lezioni che gli serviranno pochi anni dopo per ascendere fra i pesi massimi. Il 2008 è l’anno della MotoGP: sale in sella alla Honda non ufficiale del Team Scott e alla prima gara finisce piazzandosi 4°, davanti a Valentino Rossi. Passa al team ufficiale Honda, spalla a spalla con Dani Pedrosa. Ma è proprio dal 2009, anno in cui nasce sua figlia Sara, che il Dovi comincia a trovare la sua strada, facendosi notare dai team manager e dai suoi stessi colleghi. In poco tempo, grazie ai miglioramenti costanti in pista e in classifica, arriva l’offerta di Yahama (2012), seguita l’anno dopo da Ducati che lo prende tra i suoi. La speranza è quella di avere fra le mani qualcuno che riporti il campionato del mondo a Borgo Panigale dopo il trionfo di Casey Stoner nel 2007. E Andrea ha fatto come fa sempre: testa bassa e tanto lavoro, in silenzio. Lui non è uno di quei piloti esuberanti, quelli di cui leggiamo le bravate sui tabloid. Dovizioso è uno serio, uno che sa che dietro ai risultati, oltre al talento, c’è molta preparazione, soprattutto quando si deve domare le bestie di casa Ducati, dei cavalli imbizzarriti. Il suo contributo, dal 2013 a oggi, gli ha permesso di affinare, anno dopo anno, il suo legame con la Desmosedici. A forza di modifiche e ore passate a discutere con il team di ingegneri è riuscito a piegarne la potenza al suo stile di guida, e oggi uno dei più composti e più competitivi fra i campioni in gara. Del resto della sua vita si sa poco o nulla. Quando scende dalla moto, Andrea Dovizioso diventa un uomo come tanti altri: una persona che deve incastrare gli impegni per stare con sua figlia Sara, una uomo che ha trovato un nuovo amore dopo un matrimonio naufragato. E tutto nel consueto silenzio, lontano dai riflettori e dai media. Perché il Dovi è così: un uomo come tanti, un pilota come pochi.

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following season he lands in 125, where he continues to grow after getting burned in the first race at Mugello. 2004 consecrates him as champion of the category, which he will leave the following year for the 250. Here you don’t joke anymore: the competitors are all champions and you have to learn fast. Dovi doesn’t pull back and takes up the challenge, learning the lessons he’ll need a few years later to ascend among the heavyweights. 2008 is the year of MotoGP: he rides an unofficial Honda of Team Scott and, in the first race, he finishes 4th, ahead of Valentino Rossi. He then passes to the team Honda officer, shoulder to shoulder with Dani Pedrosa. But it’s in 2009, year in which his daughter Sara is born, that Dovi begins to find his way, making himself known by team managers and by his own colleagues. Thanks to constant improvements on the track and ranking, in 2012 Yahama’s offer arrives, followed the following year by Ducati, which takes him among its team. The hope is to have someone on hand to bring the world championship back to Borgo Panigale after the triumph of Casey Stoner in 2007. So Andrea does what he always does: head down and work, in silence. He’s not one of those exuberant drivers whose stunts we read about in the tabloids. Dovizioso is serious, a champion who knows that, in addition to talent, there’s a lot of preparation behind every result, especially when you have to tame the beasts of Ducati’s house. His contribution, from 2013 until today, has made it possible to refine, year after year, his connection with Desmosedic. Due to modifications and hours spent arguing with the team of engineers, he has managed to bend power to its style of his style of driving, today one of the most composed and most competitive among the champions in competition. Little or nothing is known about the rest of his life. Andrea Dovizioso, when he gets off the bike, becomes a man like many others. Someone who has to set the schedule to be with his daughter Sara, a person who found a new love after a broken marriage. All in the usual silence, away from the spotlight and the media. Because Dovi’s like that: a man like many, a pilot like few. Genius People Magazine

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A CURA DI MATTEO MACUGLIA

ANDREA DOVIZIOSO. LE CORSE? “LAVORO, DEDIZIONE, PERSEVERANZA” Andrea Dovizioso. The races? “Work, dedication, perseverance” di/by FRANCESCO LA BELLA

Il tuo rapporto con le moto viene da lontano, anche tuo padre era motociclista. Ti ricordi come hai cominciato? Sì, certo che mi ricordo, anche se ero davvero piccolo, avrò avuto più o meno 4 anni! Ricordo che io e mio padre andammo alla pista di San Mauro Mare con dei suoi amici, tutti crossisti ovviamente e mi fecero provare per la prima volta una mini moto. Non riuscivo nemmeno a stare in equilibrio da quanto andavo piano!

Your relationship with bikes comes from afar, your father was also a motorcyclist. Do you remember how you started? Yes, of course I remember, even if I was very little, I must have been around 4! I remember that my father and I went to the track in San Mauro Mare with his friends, all cross riders of course, and they made me try a mini bike for the first time. I couldn’t even remain in balance since I was going so slow!

Ho letto che torni volentieri a Forlì, anche se la tua Regione alla fine ti riporta sempre alla tua passione e al tuo lavoro. Come mai questo territorio è così legato alle corse? Sì, torno sempre volentieri a casa, perché durante la stagione riesco a starci davvero

I read that you gladly come back to Forlì, even if your region always brings you back to your passion and to your job. How come this territory is so bound up with racing? Yes, I always come back home gladly, because during the season I’m able to spend very

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In foto Andrea Dovizioso

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Andrea Dovizioso in gara

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poco, meno di quanto mi piacerebbe fare. Forlì è casa, mia, qui ci sono la mia famiglia e i miei amici e a me questo basta e mi fa stare bene, soprattutto dopo lo stress e il casino dei weekend gara. Nella mia regione c’è sempre stata la passione per le moto, ce l’abbiamo un po’ tutti nel sangue. Avere varie piste sul territorio di sicuro aiuta i giovani ad avvicinarsi a questo sport, è un modo anche per trovarsi e divertirsi insieme, di gran lunga meglio del bar! Ducati, una moto potente ma difficile. Dopo Stoner nessuno ha più vinto il motomondiale sulla Desmosedici. Pensi di essere riuscito a domare la bestia in questi anni? Sì penso di essere riuscito a fare un gran lavoro con il team in questi anni, con tanto impegno siamo riusciti a tornare ad essere competitivi e in lotta per il campionato. I miglioramenti sono stati notevoli e frutto di lavoro di squadra, dedizione e perseveranza. Sono molto soddisfatto. Normalmente quanto c’entra il pilota nello sviluppo della moto? Tu quanto partecipi ai lavori sulla tua? La partecipazione del pilota nel suo sviluppo dipende molto da come è strutturato il team e da quanto gli ingegneri decidono di ascoltarlo e tenere in considerazione quello che dice. Fortunatamente sulle moto il pilota ha ancora tanta influenza e io sono sempre stato molto coinvolto sotto questo aspetto. Il grande ostacolo da superare è Marc Marquez, cosa pensi ci voglia per batterlo? Cosa lo rende così forte secondo te? Purtroppo non c’è un solo aspetto che lo renda così vincente, è sempre un insieme di fattori. L’anno scorso sei arrivato secondo, nella prima parte della stagione eravate testa a testa con Marquez. Cosa è mancato? Lo scorso hanno ci è mancata la velocità e sicuramente lo strike di Lorenzo a Barcellona non ha aiutato nella lotta al campionato, abbiamo perso punti importanti. Quali sono oggi i tuoi punti di forza sulla moto, si sono evoluti nel tempo?

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little time there, less than I would like to. Forlì is my home, my family and friends are here, and this is enough for me, it makes me feel good, especially after the stress and the mess of the race weekends. In my region there has always been a passion for motorcycles, it’s in our blood. Having various tracks in the area definitely helps young people to get closer to this sport, it is also a way to meet and have fun together, far better than the bar! Ducati, a powerful but tricky bike. After Stoner, no one has ever won the world championship with the Desmosedici. Do you think you’ve been able to tame the beast in these years? Yes I think I have managed to do a great job with the team in these years, with a lot of effort we have been able to go back to being competitive and fighting for the championship. The improvements have been remarkable and are the result of teamwork, dedication and perseverance. I am very pleased. Normally what does the rider have to do with the development of the bike? How much are you involved in the work on yours? The participation of the racer in its development depends a lot on how the team is structured and on how much the engineers decide to listen to him and take his words into account. Fortunately, the rider has still a lot of influence on the bikes and I’ve always been very involved in this regard. The big obstacle to overcome is Marc Marquez, what do you think it takes to beat him? What makes him so strong in your opinion? Unfortunately there is not just one aspect that makes him so successful, it is always a combination of factors. Last year you finished second, in the first part of the season you and Marquez were head to head. What was missing? Last year we lacked speed and undoubtedly Lorenzo’s victory in Barcelona did not help in the fight for the championship, we lost important points. What are your strengths on the motorcycle today, have they evolved over time? I have been racing with Ducati since 2013, it’s been eight years. The bike has constantly improved and

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A CURA DI MATTEO MACUGLIA

Corro con Ducati dal 2013, sono ormai otto anni. La moto è migliorata costantemente e un po’ in tutti i settori ma sicuramente il mio punto di forza ora è la conoscenza della mia moto e l’affiatamento che ho con il mio team, ormai siamo più di una squadra, si sono instaurati dei legami che vanno oltre a quelli professionali e questo sicuramente è un vantaggio. Di conseguenza è migliorato molto negli anni il modo in cui riesco insieme al team a gestire sia i test che i weekend gara, questo è un altro punto di forza importante. E la moto? quanto conta nella performance? Quali sono le migliori secondo te al momento? La moto conta sempre, non facciamo uno sport prettamente di prestazione fisica individuale, abbiamo un mezzo da gestire, con i suoi pregi e i suoi difetti. Oggi poi conta ancora di più poiché c’è sempre più tecnica ed elettronica. Cosa faresti una volta appeso il casco al chiodo? Non è facile decidere cosa fare dopo aver corso in moto per tutta la vita. Noi piloti lo facciamo da quando siamo molto piccoli e smettere può essere destabilizzante. Per anni abbiamo dedicato la vita alla nostra passione, abbiamo viaggiato, abbiamo avuto una routine tra allenamenti, spostamenti e gare. Abbiamo vissuto di adrenalina. Ovviamente ho dei progetti, non sono il tipo che lascia le cose al caso, vedremo… Hai delle moto che guidi nella vita di tutti i giorni? Quali sono? Onestamente sono più un tipo da macchina durante la vita di tutti i giorni, per praticità. C’è più spazio, la borsa della palestra nel bagagliaio, bottiglie d’acqua ovunque! Ma ho una Ducati Scrambler che uso soprattutto per andare a cena al mare d’estate o a prendere mia figlia a scuola e mi piace davvero molto! Non hai ancora un contratto per la prossima stagione. Al di là delle scelte che farai, cosa vorresti dal tuo prossimo team? Le mie scelte professionali dipendono sempre da quanto interessante è il progetto, mi baso sempre su quello, che è in assoluto l’aspetto più importante.

in somewhat all sectors, but today my strength is definitely the knowledge of my bike and the understanding I have with my team, we are already more than a team, we have created ties that go beyond the professional ones and this is certainly an advantage. As a result, what has improved a lot over the years is the way in which I, together with the team, can manage both tests and the race weekends, it’s another major strength. And the bike? How important is it in the performance? According to you which are the best ones today? The bike is always important, we do not play a sport purely of physical individual performance, we have a vehicle to manage, with its strengths and weaknesses. Today, it counts even more because there is ever more technique and electronics. What would you do once you hang up your helmet? It is not easy to decide what to do after riding motorcycles all my life. As pilots, we do it since when we were very young, and retiring can be destabilizing. For years we have dedicated our lives to our passion, we have traveled, we have had a routine between training, journeys and competitions. We have lived the adrenaline. Obviously I have plans, I’m not someone who leaves things to chance, we’ll see... Do you have any bikes you ride in everyday life? What are they? Honestly, I’m more of a car guy in my everyday life, for convenience. There is more space, the gym bag in the trunk, bottles of water everywhere! But I have a Ducati Scrambler that I mainly use in summer to go to dinner by the sea or to pick my daughter up at school, and I really like it! You don’t have a contract for next season yet. Apart from the choices you’ll make, what do you want from your next team? My professional choices always depend on how much interesting the project is, I always rely on that, which is by far the most important aspect.

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Andrea Dovizioso in gara

Foto di Gigi Soldano Genius People Magazine

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ANDREA DOVIZIOSO Ph. Gigi Soldano


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INTERVISTA A PAOLO CIABATTI

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MATTEO MACUGLIA

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“NON VEDIAMO L’ORA DI TORNARE IN PISTA”

PAOLO CIABATTI “WE CAN’T WAIT TO GET BACK ON THE RACETRACK”

Direttore Sportivo Ducati Corse, 63 anni, sangue sabaudo. Paolo Ciabatti è uno dei personaggi decisivi quando si parla della casa di Borgo Panigale. Il suo nome è quello che si sente citare nei discorsi quando si vuole dimostrare che si parla di progetti concreti, non di semplici idee: l’ok di Ciabatti è un’assicurazione, un certificato che si fa sul serio. Esordio in Ducati nel 1997, è tornato per dirigere il settore corse nel 2013, ruolo che riveste tutt’oggi.

Sports Director of Ducati Corse, 63 years old, sabaud blood. Paolo Ciabatti is one of the key characters when it comes to the house in Borgo Panigale. His name is what people mention in speeches when they want to prove that they are talking about concrete projects, not mere simple ideas: Ciabatti’s green light is an insurance, a certificate that things are serious. Debut in Ducati in 1997, he returned to manage the racing sector in 2013, a role he still plays today.

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INTERVISTA A PAOLO CIABATTI

Lei si occupa di moto e piloti per le corse del team Ducati. Siamo a buon punto per puntare di nuovo a un titolo mondiale? Andrea Dovizioso si è classificato al secondo posto nel campionato mondiale MotoGP negli ultimi tre anni, dimostrandosi l’unico vero avversario di Marquez per il titolo, e la Ducati ha vinto, con tre piloti diversi, 16 GP dal 2017 al 2019. Credo quindi che siamo pronti, anche quest’anno, a lottare per il mondiale anche se sappiamo che la concorrenza diventa ogni anno più agguerrita. Nel 2019 c’era un momento in cui Ducati era testa a testa con la Honda di Marquez. Cos’è andato storto e cosa manca per giocarsela ad armi pari per tutta la stagione? Innanzitutto dobbiamo ricordarci che ci stiamo confrontando con un pilota, Marc Marquez, capace di risultati eccezionali. Il campione spagnolo ha vinto sei titoli mondiali negli ultimi sette anni e, nel 2019 è sempre arrivato al traguardo nelle prime due posizioni. Credo che gli incidenti di Barcellona e Silverstone, due gare in cui Andrea poteva puntare alla vittoria, siano stati la ragione principale per cui non siamo riusciti a contrastare Marquez fino alla fine. Da un punto di vista tecnico secondo lei la Demosedici come si comporta rispetto alle concorrenti? Quali i punti di forza e quali le caratteristiche da migliorare? Credo che ogni moto abbia il suo DNA e che non esista la moto perfetta. La Ducati Desmosedici GP è sicuramente la moto più veloce e potente del paddock ed è particolarmente efficace in frenata. Stiamo lavorando per migliorarne la velocità di percorrenza in curva. Ha detto più volte che è stata Ducati a portare l’aerodinamica al livello attuale in MotoGP. Ci spieghi perché sostiene questo. Quando Ducati introdusse le prime ali sulle carene della Desmosedici GP15, nel GP di apertura della stagione 2015 in Qatar, nessuno dei nostri concorrenti aveva sviluppato nulla di simile e venimmo osservati con curiosità da tutti gli addetti ai lavori. Nella seconda metà di quella stagione anche le altre case iniziarono a utilizzare soluzioni simili e negli anni successivi, nonostante le limitazioni poste ogni anno dai nuovi regolamenti, l’aerodinamica è diventata uno dei settori più importanti dello sviluppo in MotoGP. Quali sono i piloti che vi hanno dato più soddisfazioni? Sono diversi i piloti MotoGP che ci hanno dato delle grandi soddisfazioni, primo di tutti Casey Stoner che ha vinto con noi il titolo 2007. Poi ci sono sicuramente Andrea Dovizioso e Danilo Petrucci e, andando indietro di qualche anno, Loris Capirossi e Troy Bayliss. Una domanda sul Dovi: lui è con voi da molti e passa per essere un pilota che si occupa molto dello sviluppo della moto. Cosa significa concretamente e come pensa sarebbe la De-

You deal with motorcycles and riders for the Ducati team races. Are we well underway to aim for a world title again? Andrea Dovizioso has finished second in the MotoGP world championship in the past three years, proving himself as Marquez’s only real opponent for the title, and Ducati has won, with three different riders, 16 GPs from 2017 to 2019. So I believe that also this year we are ready to fight for the world cup, even if we know that the competition becomes more fierce every year. In 2019 there was a time when Ducati was head to head with the Honda of Marquez. What went wrong and what is missing to compete on a level playing field throughout the season? First of all, we must remember that we are dealing with a rider, Marc Marquez, capable of exceptional results. The Spanish champion has won six world titles in the past seven years and, in 2019, has always reached the finish line in the top two positions. I think that the accidents of Barcelona and Silverstone, two races in which Andrea could’ve aimed for victory, were the main reason why we didn’t manage to fight Marquez until the end. From a technical point of view, in your opinion, how is Desmosedici doing compared to competitors? What are its strengths and which features need to be improved? I believe that every bike has its DNA and that the perfect bike does not exist. The Ducati Desmosedici GP is certainly the fastest and most powerful bike in the paddock and is particularly effective when braking. We are working to improve its cornering speed. You said repeatedly that it was Ducati that brought aerodynamics to its current level in MotoGP. Please tell us why you believe this. When Ducati introduced the first wings on the hulls of the Desmosedici GP15, in the opening GP of the 2015 season in Qatar, none of our competitors had developed anything like this and we have been watched with curiosity by all the insiders. In the second half of that season, also the other houses began to use similar solutions and in the following years, despite the limitations imposed annually by new regulations, aerodynamics became one of the most important sectors of development in MotoGP. Who are the riders that have given you the most satisfaction? There are several MotoGP riders who have given us great satisfactions, first of all Casey Stoner who won the 2007 title with us. Then obviously there are Andrea Dovizioso and Danilo Petrucci and, going back a few years, Loris Capirossi and Troy Bayliss. A question about Dovi: he has been with you a lot and seems to be a rider who is very involved in the development of the bike. What does it actually mean and how do you think Desmosedici would be today without his contribution? When Andrea arrived in Ducati in 2013 our bike was definitely not competitive and, by working together, we managed to become

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MATTEO MACUGLIA

smosedici oggi senza il suo contributo? Quando Andrea arrivò in Ducati nel 2013 la nostra moto era decisamente poco competitiva e, lavorando insieme, siamo riusciti a diventare protagonisti di tutti gli ultimi campionati MotoGP. Credo che questo sia il risultato del lavoro di un gruppo di persone capaci e motivate e che il contributo di Andrea sia stato molto importante. Come ha vissuto Ducati l’arrivo del Covid e come vedete il resto dell’anno dopo la fine del lockdown? A causa della pandemia e del lockdown, la nostra azienda è rimasta chiusa per circa un mese e mezzo da metà marzo a fine aprile, per di più nel periodo più favorevole per le vendite di moto. Nel caso delle corse, dopo i due test pre-campionato non è stato ancora possibile iniziare la stagione 2020. Adesso abbiamo finalmente la prospettiva di correre a fine luglio in Spagna e poter disputare almeno 12 GP, anche se a porte chiuse e con molte restrizioni. Non vediamo l’ora di scendere di nuovo in pista.

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protagonists of all the last MotoGP championships. I believe this is the result of the work of a group of capable and motivated people, and that Andrea’s contribution has been very important. How did Ducati experience the arrival of Covid and how do you see the rest of the year after the end of the lockdown? Due to the pandemic and the lockdown, our company remained closed for about a month and a half from mid-March to the end of April, moreover in the most favorable period for motorcycle sales. In the case of racing, after the two pre-season tests, it has not yet been possible to start the 2020 season. Now we finally have the prospect of racing at the end of July in Spain and being able to play at least 12 GPs, even if behind closed doors and with many restrictions. We can’t wait to get back on the racetrack.

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INTERVISTA A GUIDO MEDA

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CRONACHE DI UN GRANDE AMORE… A DUE RUOTE! CHRONICLES OF A GREAT LOVE... ON TWO WHEELS!

Senza la sua voce il motociclismo in Italia non sarebbe lo stesso. La telecronaca di Guido Meda, ex volto Mediaset, oggi vicedirettore di Sky Sport, è un fiume di parole, espressioni incredibili e passione per questo sport sempre più amato in Italia e nel mondo. Dal 2002 è la voce che ci accompagna nei giri più esaltanti e ci racconta tutti i dati sui campioni mentre le moto sfrecciano sul circuito. Without his voice, motorcycling in Italy would not be the same. The commentary by Guido Meda, former face of Mediaset, today deputy director of Sky Sport, is a torrent of words, incredible expressions and passion for this sport, ever more loved in Italy and in the world. Since 2002 he is the voice that accompanies us in the most exciting laps and tells us all the data on the champions while the bikes speed on the circuit.

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FRANCESCO LA BELLA

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I due italiani più forti al momento ci tengono ogni anno sulle spine tra presunti cambi team e il momento fatidico del ritito. Da commentatore e tifoso cosa ne pensi? I piloti più forti che abbiamo sono Rossi e Dovizioso. Sono due patrimoni completamente diversi l’uno dall’altro. Uno, Valentino, scalda per il suo passato, per le vittorie, per la qualità e la longevità, per il carisma e per la simpatia. Dovi scalda perché è proprio il ragazzo della porta accanto: molto semplice, meticoloso, modesto, riservato, papà. E anche in moto sono due piloti molto diversi con l’obiettivo di provare a tenere testa ai giovani. Non è semplice!

The two strongest Italians at the time have us on tenterhooks every year between alleged team changes and the fateful moment of retirement. As a commentator and fan, what do you think? The strongest riders we have are Rossi and Dovizioso. They are two completely different assets. One, Valentino, excites us for his past, for his victories, for the quality and longevity, for his charisma and for his sympathy. Dovi excites us because he is the boy next door: very simple, meticulous, modest, discreet, a dad. And even when in action they are two different riders with the goal of trying to keep up with the young ones. It is not easy!

Cosa faremmo se smettessero entrambi? Come fai a rinunciare a cuor leggero a uno come Rossi? O a uno come Dovizioso che negli ultimi tre anni è stato tre volte secondo dietro a Marquez? Non è facile. Tant’è che la Yamaha, che legittimamente deve guardare avanti e punta su Quartararo, non si è mai sognata di scaricare Valentino, lasciando a lui la responsabilità di decidere se fermarsi o continuare, concedendogli una moto con trattamento da ufficiale. Tra Dovizioso e la Ducati la questione è un po’ diversa, nel senso che le due entità non vanno d’accordissimo. Dovi è un razionale e lo sono anche Gigi Dall’Igna e l’Ad Domenicali. A volte raggiungono delle conclusioni razionali ma opposte ed ecco che si trovano in disaccordo. Si tratterebbe solo di volersi più bene, solo un po’. E di capire quanto sono importanti l’uno per l’altro.

What would we do if they both quit? How can you give up someone like Rossi with a light heart? Or someone like Dovizioso, who in the last three years has been three times second behind Marquez? It’s not easy. So much so that Yamaha, which must legitimately look ahead and focuses on Quartararo, has never dreamed of dumping Valentino, leaving to him the responsibility of deciding whether to stop or continue, granting him a motorcycle with official treatment. Between Dovizioso and Ducati the matter is a little different, in the sense that the two entities do not get along very well. Dovi is rational and so are Gigi Dall’Igna and Domenicali, the CEO. Sometimes they reach rational but opposite conclusions, and there they disagree. It is just about loving each other, just a little. And to understand how much important they are to each other.

Quanto conta l’età in uno sport come il motociclismo? Non bisogna dimenticare che il motociclismo è uno sport che continua a evolvere. I progressi tecnologici portano i piloti a dover cambiare persino il loro modo di stare in sella. Ai giovani può riuscire facile, ai veterani invece risulta un po’ più difficile cambiare abitudini ed automatismi ai quali si sono appoggiati per anni. Andare in moto non è più solo “dare del gran gas” come si diceva una volta. Ora bisogna essere micrometrici nella frenata, essere capaci di gestire le gomme e i consumi, saper trovare la messa a punto ideale di un mezzo complicatissimo. I ragazzi sono delle spugne e dove non arrivano con l’esperienza hanno il vantaggio di poterci mettere la foga, gli istinti e la reattività naturale dei vent’anni. Quelli più grandicelli basano tutto sul talento e sull’esperienza ma devono lavorare sodo anche su tutti gli altri aspetti.

How important is age in a sport like motorcycling? We must not forget that motorcycling is a sport that continues to evolve. Technological advances lead riders to even have to change their way of riding. It may be easy for young people, but for veterans it is a little more difficult to change habits and automatisms that they have relied on for years. Riding a motorcycle is no longer just “giving full gas”, as once has been said. Now you need to be micrometric when braking, able to manage tires and fuel consumption, to know how to find the ideal set-up of a very complicated vehicle. The boys are like sponges and where they don’t put the experience, they have the advantage of being able to put in the enthusiasm,the instincts and the natural reactivity of the twenty years old. The older ones base everything on talent and experience but must also work hard on all the other aspects.

C’è qualcuno pronto a sostituire Rossi e Dovi? È difficile dirlo guardando solo in casa nostra. Uno dovrebbe guardare il motociclismo con un respiro internazionale. Allora in quel caso puoi dire che i loro sostituti già ci sono. La grandezza di Rossi può essere già passata alle mani di Marquez, quella di Dovizioso può farlo con Vinales o con Quartararo, magari con Rins o con Mir, che per inciso è uno dei miei piloti preferiti. Gli italiani sono quelli che conosciamo: Petrucci, Morbidelli e Bagnaia. Ancora non sono emersi come fenomeni, ma se trovano serenità e la moto giusta potrebbero fare un gran bel salto. So-

Is there anyone ready to replace Rossi and Dovi? It is difficult to say by searching only in our house. One should look at motorcycling at international level. Then, in that case, you can say that their substitutes are already there. Rossi’s greatness can already be passed on to Marquez, and Dovizioso can do it with Vinales or Quartararo, perhaps with Rins or Mir, who by the way is one of my favorite riders. The Italians are those that we know: Petrucci, Morbidelli and Bagnaia. They have not yet emerged as phenomena, but if they find serenity and the right bike, they could make a great leap. Especially Morbidelli in my opinion. After all there is a flood of kids who will arrive in MotoGP.

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INTERVISTA A GUIDO MEDA

prattutto Morbidelli secondo me. E poi c’è una marea di ragazzini che arriveranno in Motogp. Di tutte le nazionalità, italiani compresi. Abbiamo di nuovo un vivaio, ed è una bella notizia! Il motomondiale negli ultimi anni è una questione tra italiani e spagnoli, perché? Questione di cultura e di impianti. Il motociclismo italiano nella velocità è incardinato nella zona della Romagna/Alte Marche. Col motore lì ci nascono. In Spagna è uguale più o meno su tutta la zona centro meridionale. La Catalogna è un po’ per loro quello che per noi è la Romagna. Non ci sono altri Paesi europei con una passione così e con un numero di impianti simile. Chi è il pilota più forte di tutti i tempi? Chiederlo a me è come farmi segnare un gol a porta vuota: Rossi. Lo conosco da sempre, ho commentato tutto di lui, ci ha fatto vivere in maniera esaltante l’era più mediatica del motociclismo. Ci ha fatto ridere con leggerezza e saltare sul divano. Almeno una volta i suoi avversari li ha battuti tutti, forti e meno forti. Poi Agostini, la mia leggenda quando ero piccolo. Faccio fatica a non pensare a Roberts, a Sheene e a Schwantz che è mio amico, anche se ha vinto poco. Ce n’è poi uno che avrebbe potuto entrare nel mito forse anche più degli altri, ma non ha retto. Mi riferisco a Casey Stoner. Un genio vero, tipo Rossi, ma meno lieve. Chi ti ha emozionato di più mentre facevi la telecronaca? Valentino Rossi, senza dubbio. E anche il caro Marco Simoncelli in duemmezzo, nella stagione in cui vinse il mondiale in faccia a tutto e a tutti quando nemmeno l’Aprilia, che gli dava la moto, era disposta a credere del tutto in lui. Il sorpasso che ti ha gasato di più? Rossi su Lorenzo a Barcellona nel 2009. All’ultima curva dell’ultimo giro. Era impossibile passare. Valentino passò non si sa come. Io e Reggiani continuammo a ripetere :“Non ci credo, non ci credo, non ci credo…”. Quando c’è la gara sei sempre carico, un fiume di parole. Ma è solo un lato del tuo lavoro. Ce ne racconti qualcun altro, più nascosto? Quello più nascosto è anche quello meno divertente e più simile al lavoro che fanno in tanti: la parte manageriale. Quella di organizzazione del lavoro delle stagioni di F1 e MotoGP, la programmazione dei canali televisivi, le negoziazioni con i fornitori e i talent, le campagne marketing, i conti, la gestione delle persone, la pianificazione delle attività per l’informazione quotidiana dei telegiornali. Credo di essere un capo creativo e umano, ma terribilmente disordinato e imprevedibile. Ma Guido Meda con le moto come se la cava? Mi definiscono un “amatore veloce”. In pista sono tra quelli che vanno più forte dell’80% della massa dei dilettanti, ma se poi mi

Of all nationalities, including Italians. We have a nursery again, and that’s good news! MotoGP, in recent years, is a dispute between Italians and Spaniards, why? A matter of culture and facilities. Italian motorcycling regarding speed is based in the Romagna/Alte Marche area. There, they are born with the engines. In Spain it is more or less the same throughout the central and southern area. Catalonia is for them a little bit of what Romagna is for us. There are no other European countries with such passion and with similar numbers of facilities. Who is the strongest rider of all time? To ask me that is like letting me score a goal in an empty net: Rossi. I have always known him, I commented all about him, he made us live the most mediatic era of motorcycling in an exciting way. He made us laugh casually and jump on the sofa. He beat all his opponents at least once, strong and less strong. Then Agostini, my legend when I was a child. I find it hard not to think of Roberts, Sheene and Schwantz who is my friend, even if he did not win much. Then there is one who could have become a legend perhaps even more than the others, but he has not held up. I am referring to Casey Stoner. A true genius, like Rossi, but less mild. Who excited you the most while you were commentating? Valentino Rossi, no doubt. And also the dear Marco Simoncelli in 250cc, in the season in which he won the world championship, into everybody’s face, when not even Aprilia, which gave him the bike, was willing to fully believe in him. The overtaking that has psyched you most? Rossi on Lorenzo in Barcelona in 2009. At the last corner of the last lap. It was impossible to pass. Valentino did it, no one knows how. Reggiani and I kept repeating: “I don’t believe it, I don’t believe it, I don’t believe it...”. When there is a race, you are a torrent of words. But that’s only one side of your job. Can you tell us some more, more of the unseen? The most of the unseen is also the least fun, and most similar to the work that many do: the managerial part. That includes organizing the work of the F1 and MotoGP seasons, the programming of television channels, negotiations with suppliers and talents, marketing campaigns, accounts, people management, planning of activities for daily news reporting. I think I’m a creative and humane boss, but terribly messy and unpredictable. But how does Guido Meda do with bikes? I’ve been called a “quick amateur”. On the track I am among those who are stronger than 80% of the mass of amateurs, but if you compare me with those who really run, I am as slow as everybody else. It is full of people who have full mouths, but there are

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Guido Meda con Dovi...

confronti con quelli che corrono per davvero sono un lentone come tutti. Di gente che si riempie la bocca è pieno, ma di veloci veri ce ne sono davvero pochi! Sono coraggioso, generoso ai limiti dell’imprudenza. Questo sì. Diciamo che non ho paura di niente. Forse è un limite perché mi espone a dei rischi come quando avevo 20 anni, anche oggi che ne ho 54. E non è il caso direi. È vero che hai il brevetto da pilota di aeroplano? Sì, ho cominciato con i primi ultraleggeri trent’anni fa e poi sono passato agli aeroplani certificati. Adesso in realtà è scaduto perché mia moglie ad un certo punto ha detto: “Ma tu fai solo attività pericolose tipo volare e andare in moto? Visto che sei padre di famiglia, non potresti almeno dimezzare il rischio?” E così, con grande sacrificio, ho rinunciato al volo. Ma è una rinuncia solo temporanea. Mia moglie non lo sa, ma ci penso almeno una volta al giorno che tornerò a volare. Il tuo lavoro ti porta in giro per il mondo. Ogni GP un posto diverso, persone diverse, esperienze diverse. Hai qualche aneddoto che ci vuoi raccontare? Ogni posto ha una sua storia, le sue goliardate, i suoi casini, le sue rabbie. Io associo il ricordo più bello a Valencia. È la tappa

very few real fast ones! I am brave, generous to the limits of imprudence. This I can do. Let’s say I’m not afraid of anything. Maybe it’s a limit because it opens me up to risks like when I was 20 years old, and even today at the age of 54. And I would say it is not worth it. Is it true that you have the airplane pilot license? Yes, I started thirty years ago first with the first ultra-light, and then I switched to certified airplanes. Now it’s actually expired because at one point my wife said: “But do you do only dangerous activities like flying and riding a motorbike? Since you are a family man, couldn’t you at least halve the risk? “And so, with great sacrifice, I gave up flying. But it is only a temporary sacrifice. My wife doesn’t know, but I think about it at least once a day that I will fly again. Your work takes you around the world. Each GP a different place, different people, different experiences. Do you have any anecdotes you want to tell us? Each place has its own story, its mockery, its mess, its rage. I relate the most beautiful memory with Valencia. It is the final stage of the season, where you always arrive tired and when in 2004, on Monday after the day of the race, I tried for a few laps all

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INTERVISTA A GUIDO MEDA

finale della stagione, dove si arriva sempre stanchi e dove nel 2004, il lunedì all’indomani della gara, provai per qualche giro tutte le MotoGP che avevano corso quell’anno. Come aver toccato il paradiso! Non si riesce ad immaginare quanto vadano forte e quanto frenino! È lì che ho capito che noi motociclisti normali quando parliamo dei piloti dovremmo contare almeno fino a tre prima di pronunciare qualsiasi giudizio poco lusinghiero nei loro confronti. Il tifo all’estero e in Italia, hai notato delle differenze? E negli ultimi anni è cambiato? I motociclisti nel mondo sono tutti uguali! Moto, tenda e birra. Magari il camper. E di notte non dormono. Direi che in Francia bevono più che altrove. E poi in ogni posto del mondo è pieno di tifosi di Rossi. In Italia in realtà molti di questi sono più appassionati a lui che alle moto e il Gp diventa un pretesto per una mega festa. Non sono ferrati nei giudizi e in qualche caso sono anche maleducati o se ne fregano delle regole implicite del fair play motociclistico, ma quando c’è la massa è normale. Quando non ci saranno più rimpiangeremo anche qualche loro eccesso. Quale il Paese dove sei più contento di andare per lavoro e perché? Direi l’Australia. È un viaggio assurdo e lunghissimo. Quattro giorni di volo tra andata e ritorno, per stare a Phillip Island cinque giorni soltanto. Ma quando sei lì la natura ti travolge. Il verde, l’Oceano. Non ci si crede. Più o meno per le stesse ragioni era bello anche andare a Laguna Seca, in California. Peccato che non ci sia più. Cosa si prova a viaggiare tutto l’anno? Tu hai anche moglie e 3 figli, ti senti troppo nomade qualche volta? Assolutamente sì. Ma ormai in casa ci siamo tutti abituati. È difficile partire ogni volta, ma non posso farne a meno. Per la passione… e perché ci campo! Ho una moglie fenomeno che sopperisce a tutte le mie mancanze e che ha cresciuto tre figli, due femmine e un maschio, davvero in gamba. Diciamo che quando ci sono, non potendo dare della quantità, cerco di dare loro del tempo di qualità. E i risultati si sono visti nel periodo di lockdown in cui ci siamo scoperti una famiglia allegra, serena e unitissima.

the MotoGP bikes that had raced that year. It’s like having touched heaven! You cannot imagine how strong they are and how much they brake! That’s where I understood that when we, as normal motorcyclists, talk about the riders we should count at least to three before making any unflattering judgment on them. Cheering abroad and in Italy, have you noticed any differences? And has it changed in the recent years? The motorcyclists in the world are all the same! Motorcycle, tent and beer. Maybe the camper. And no sleeping at night. I would say that in France they drink more than elsewhere. And then, it is full of Rossi’s fans everywhere in the world. In Italy many of these are actually more passionate about him than motorcycles, and the GP becomes an excuse for a super party. They are not particularly good in judgments and in some cases they are also rude or do not care about the implicit rules of motorcycling fair play, but when there is mass, it is normal. When there will be no more, we will also miss some of their overindulgence. Which country are you happier to go to for work and why? I would say Australia. It is an absurd and very long journey. Four days of flight there and back, to stay on Phillip Island for five days only. But when you are there, the nature overwhelms you. The green, the ocean. It is unbelievable. For more or less the same reasons, it was also nice to go to Laguna Seca, California. Too bad it’s gone. What is it like to travel all year round? You also have a wife and 3 children, do you feel too nomadic sometimes? Absolutely yes. But by now at the house we are all used to it. It’s hard to leave every time, but I can’t help it. For the passion... and because it’s my livelihood! I have a phenomenal wife who makes up for all my shortcomings and who raised three children, two girls and one boy, really clever. Let’s say that when I’m present, unable to give a lot of it, I try to give them some quality time. And we have seen the results during the lockdown period in which we have learned that we are a happy, peaceful and close-knit family.

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INTERVISTA A GIGI SOLDANO

ALLA RICERCA DELLO SCATTO PERFETTO IN SEARCH OF THE PERFECT SHO(O)T

“A ogni curva va in scena una caccia fotografica, in cui fotografo e pilota sono rispettivamente il leone e la gazzella. Bisogna scattare nell’attimo giusto: se lo fai un istante prima o un istante dopo, la foto è da buttare”. Il paragone è immediato, anche se impreciso. Perché la gazzella pesa oltre duecento chili e può capitare che si schianti a trecento all’ora contro il leone. “Una volta mi è successo, mi sono salvato solo per prontezza di riflessi. Ma se una moto ti viene addosso la colpa è solo tua”. Appena finito il militare e nonostante la laurea in Scienze Sociali, Gigi Soldano aprì uno studio fotografico a Varese. Iniziò a collaborare con Mv Agusta (l’ex Cagiva) nel campionato di motocross. Qui conobbe la società che produceva il Motomondiale, dove lavoravano già Nico Cereghini, Alberto Porta, Paolo Beltramo e tanti altri. “Nel 1983 ho cominciato ad andare ai miei primi gran premi di moto. Da cineoperatore. Le corse mi affascinavano molto, però io mantenevo il mio spirito fotografico. Usavo ottiche di un certo tipo, cercavo inquadrature particolari. Un approccio che piacque”.

“A photographic hunt is staged at every curve, in which the photographer and the rider are respectively the lion and the gazelle. You have to snap in the right moment: if you do it an instant before or an instant later, the photo is trashed.” The comparison is immediate, even if inaccurate. Because the gazelle weighs over two hundred kilos and it might happen that it crashes at three hundred an hour against the lion. “It happened to me once, I got saved only by the speed of reflexes. But if a motorbike comes at you, the fault is only yours.” As soon as he finished the military service, despite his degree in Social Sciences, Gigi Soldano opened a photo studio in Varese. He began collaborating with Mv Agusta (the former Cagiva) in the motocross championship. There, he met the company that made the MotoGP, where Nico Cereghini, Alberto Porta, Paolo Beltramo and many others were already working. “In 1983 I started going to my first motorcycle grand prix. As a cameraman. The races fascinated me a lot, but I kept my photographic spirit. I used optics of a certain type, I was looking for particular camera angles. An approach they liked.”

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In foto Gigi Soldano

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INTERVISTA A GIGI SOLDANO

Quindi poi ti sei dato alla cinepresa a tempo pieno? Sì. E dopo qualche anno, gli stessi organizzatori del Motomondiale mi chiesero di lavorare per loro come cameraman. Poi però tornavo a casa e facevo le mie fotografie. La passione era lì, non si scappava. Rimpiangi la scelta? A volte un po’. Perché ho vissuto tutti gli anni Novanta con una telecamera in mano. Perciò non ho un mio archivio di immagini di quel periodo, ed evidentemente non ho le foto. Con il tempo iniziai anche a ricevere richieste da parte di alcuni team e sponsor per produrre immagini fotografiche, ma decisi di portare con me un fotografo per farle. Poi cosa accadde? Con la stagione 2000 dissi basta. Fondai Milagro, la società che tuttora lavora sul Motomondiale. In questi vent’anni cos’è cambiato? Sono aumentate le possibilità di relazionarsi. Innanzitutto con i piloti, che un tempo erano figure quasi irraggiungibili. Poi c’è stato il passaggio dall’analogico al digitale, che comporta grandi vantaggi tecnici, ma anche alcune difficoltà. La velocità è aumentata tantissimo: c’è meno tempo per la ricerca, la riflessione. Ora la comunicazione dei team richiede tempistiche quasi immediate. Questa accelerazione può portare a pubblicare foto sbagliate? Sì, ma non dal punto di vista tecnico, quanto da quello dei significati. Lavorando per i team, c’è un controllo politico sulle immagini prodotte. Magari uno sponsor deve vedersi di più o di meno, oppure nell’inquadratura compare uno schermo che svela una telemetria, oppure ancora hai fotografato inconsapevolmente un dettaglio della moto che deve rimanere segreto. Ti è mai capitato di tenere nel cassetto, a causa di un team, una foto importante? Diverse volte. L’ultimo episodio risale ai test invernali di quest’anno in Qatar (febbraio 2020, ndr). Lorenzo era appena tornato alla Yamaha come collaudatore dopo il suo ritiro dalle corse. Una scelta particolare, dato che Rossi nel 2011 aveva lasciato i giapponesi, ed era andato in Ducati, proprio a causa degli screzi con lo spagnolo. Li ho fotografati in un momento di pausa tra un test e l’altro in cui Lorenzo mima qualcosa a Rossi, che lo ascolta attentamente. Un’immagine particolarissima, che denota un clima lavorativo disteso e affiatato, l’opposto rispetto a quando correvano entrambi per la Yamaha e quasi tiravano su i muri all’interno dei box. E cos’è successo a questa foto? Lì per lì la squadra non ha voluto che diventasse pubblica. Temevano che si creassero discussioni inopportune all’inizio della stagione. Poi con lo stop del Mondiale dovuto al Covid li ho con-

So then have you devoted yourself to the movie camera fulltime? Yes. And after a few years, the same organizers of the MotoGP asked me to work for them as a cameraman. But then, I would go home and take my own photographs. The passion was there, couldn’t run away. Do you regret this choice? Sometimes a little bit. Because I lived all the nineties with a camera in my hand. So I don’t have my own archive of images from that period, and evidently I don’t have photos. Over time, I also began to receive requests from some teams and sponsors to produce photographic images, but I decided to bring a photographer with me to take them. Then what happened? With the 2000 season, I said enough. I founded Milagro, the company that still works on the MotoGP. What has changed in these twenty years? The chances of building relationships have increased. First of all with the riders, who were once almost unattainable figures. Then there was the transition from analogue to digital, which entails great technical advantages, but also some difficulties. The speed has increased a lot: there is less time for research, and for thinking. Now team communication requires almost immediate timing. Can this acceleration lead to posting wrong photos? Yes, well not from the technical point of view, but from that of the meanings. Working for the teams, there is political control over the images produced. Maybe a sponsor must be seen more or less, or in the framing a screen appears revealing a telemetry, or even you have unknowingly photographed a detail of the motorcycle which must remain secret. Have you ever kept an important photo in your drawer because of a team? Several times. The latest episode dates back to Qatar’s winter tests this year (February 2020, ed.). Lorenzo had just returned to Yamaha as a test driver after retiring from racing. A particular choice, given that Rossi in 2011 had left the Japanese, and had gone to Ducati, precisely because of the disagreements with the Spaniard. I photographed them during a break between one test and another, in which Lorenzo mimes something to Rossi, who listens to him carefully. A very particular image, which denotes a relaxed and close-knit working atmosphere, the opposite of when they both used to race for Yamaha and pull up walls inside the pits. And what happened to this photo? On the spur of the moment, the team didn’t want it to go public. They feared that there would be inappropriate discussions at the

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Valentino Rossi in uno scatto inedito di Gigi Soldano

vinti a tirarla fuori. Era molto significativa, quindi è circolata tanto. Però l’avessi pubblicata di mia iniziativa sarebbe venuto fuori un pienone. Parlavi di ricerca per le tue foto. Qual è il tuo obiettivo quando vai a un gran premio? Noi andiamo praticamente sempre nelle stesse piste. Ci ritroviamo ogni anno a fotografare più o meno le stesse curve. La mia ricerca personale è portare a casa ogni volta una foto nuova: cerco sempre un dettaglio, una sfumatura, un riflesso in una pozzanghera, un’inclinazione del cordolo. Non hai paura di prenderti una moto in faccia durante una caduta? Si, e mi è anche già successo. Com’è possibile con tutte le protezioni? Se succede alla fine è sempre colpa tua. Magari a volte cerchi di fare qualcosa di diverso e ti metti in un posto un po’ borderline. Se succede qualcosa e si fa male un pilota, è colpa tua e rischi che ti straccino il pass. Anche perché può accadere che sia tu a far cadere il pilota. A te cos’è successo? Ero inginocchiato con la telecamera posizionata a terra tra due guardrail. Ho l’abitudine di inginocchiarmi tenendo sempre il peso su una gamba, in modo da potermi spostare se dovesse

beginning of the season. Then with the Championship stop due to Covid, I convinced them to take it out. It was very significant, so it’s been around a lot. But if I had published it on my own initiative, a full house would have come out. You were talking about research for your photos. What is your goal when you go to a grand prix? We basically always go to the same tracks. We meet every year to photograph, more or less, the same curves. My personal research is to bring home a new photo every time: I always look for a detail, a nuance, a reflection in a puddle, an inclination of the curb. Aren’t you afraid of getting a motorcycle in your face during a fall? Yes, and it already happened to me. How is this possible with all the protections? If it happens, it’s always your fault in the end. Maybe sometimes you try to do something different and you put yourself in a kind of borderline place. If something happens and a driver gets hurt, it’s your fault and they might tear up your pass. Also because you may make a rider fall. What happened to you? I was kneeled with the camera positioned on the ground between two guardrails. I have a habit of kneeling, always keeping my

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INTERVISTA A GIGI SOLDANO

succedere qualcosa. E quella volta qualcosa è successo: un pilota è caduto ed è scivolato a pochi metri da me. Prontezza di riflessi, un dettaglio nell’ottica o un colpo di fortuna, non so come ma mi sono accorto che una moto mi stava correndo in contro. D’istinto, ho sollevato la telecamera da terra e con la gamba carica ho fatto un salto per aria: la moto è passata esattamente sotto di me. Un collega francese ha immortalato il momento e la cosa incredibile è che ho tenuto la telecamera in mano (dieci chili, ricordo) anche saltando a un metro da terra.

weight on one leg, so that I can move if something happens. And that time something happened: a rider fell and slipped a few meters away from me. Speed of reflexes, a detail in the visual, or a stroke of luck, I don’t know how but I realized that a bike was coming towards me. Instinctively, I lifted the camera off the ground and I jumped with my loaded leg in the air: the bike passed exactly under me. A French colleague has captured the moment, and the incredible thing is that I held the camera in my hand (ten kilos, I remember) even while jumping one meter from the ground.

Hai accennato anche alla possibilità di provocare una caduta. Come? Mi è successo anche questo. E con un pilota che si chiama Valentino Rossi. Eravamo al Mugello, nel 1999, alla fine della gara della 250. Valentino vinse e il pubblico riempì il circuito per festeggiare. Durante il giro di pista celebrativo, lui stava attraversando una folla esultante e procedeva dritto verso di me. In quel momento io ero in mezzo alla pista a filmare la scena. Lui mi aveva riconosciuto da lontano e avrà pensato: “Va beh, ma è Gigi, si sposterà”. Io nello stesso momento ho pensato: “Va beh, ma è Vale, mi passerà a destra o a sinistra”. Pochi istanti dopo mi colpì: Valentino era finito per terra e io, in mezzo a quella gente urlante, avevo seriamente rischiato il linciaggio. Ma ero riuscito a scansarmi all’ultimo e mi aveva preso solo di striscio.

You also mentioned the possibility of causing a fall. How? This also happened to me. And with a driver called Valentino Rossi. We were at the Mugello, in 1999, at the end of the 250cc race. Valentino won and the public filled the circuit to celebrate. On the celebratory track tour, he was going through an exultant crowd and was heading straight for me. At that moment I was in the middle of the track filming the scene. He recognized me from afar and thought: “Okay, but it’s Gigi, he will move”. At the same time I thought: “Okay, but it’s Vale, he will pass me on the right or on the left”. A few moments later I got hit: Valentino had ended up on the ground and I, amid those screaming people, seriously risked getting lynched. But I managed to get out of the way and he just scratched me.

E Valentino? Mah niente, si è rialzato subito, stava andando piano. Poi doveva andare sul podio a ritirare il premio, quindi la cosa è finita lì. Ma ancora oggi quando ci vediamo me lo ricorda: “Sei proprio un patacca”.

What about Valentino? Well nothing, he got up immediately, he was going slowly. Then he had to go on the podium to collect the prize, so it ended there. But even today when we meet he reminds me: “You are such a fool”.

Com’è il tuo rapporto con Valentino? Valentino è speciale. Il modo di stargli vicino è lasciarlo in pace il più possibile. Lui ha ben chiara la situazione che ha intorno: sa che ci sono diverse figure, ciascuna con il suo ruolo. Può capitare che io non riesca a partecipare a una prova del mattino e lui al pomeriggio mi chiede dove fossi stato. È capace di fotografare la situazione intorno a lui anche mentre corre su un rettilineo a trecento all’ora. Magari gli mostri una foto di un collega e lui ti dice: “Ma questa non l’hai fatta tu”. Si ricorda la tua posizione nel circuito e si rende conto che non potevi aver scattato tu quella foto. È impressionante.

How is your relationship with Valentino? Valentino is special. The way to stay close to him is to leave him alone as much as possible. He is well aware about the situation around him: he knows that there are different figures, each one with its role. It may happen that I cannot attend a morning test, and in the afternoon he asks me where I had been. He is able to capture the situation around him even while running on a straight road at three hundred an hour. Maybe you show him a photo took by a colleague and he says to you: “But you didn’t take this.” He remembers your position on the circuit and realizes that you couldn’t have taken that picture. It is awesome.

La foto più bella che gli hai fatto? È una foto che non sono riuscito a fargli, ma che poi ho recuperato. Nel 2004 passò alla Yamaha e vinse il primo Gp, in Sudafrica, dopo una memorabile battaglia con Max Biagi. Durante il giro di pista dopo la vittoria, Vale parcheggia, si inginocchia accanto alla moto e la bacia. Fu un’immagine televisiva, nessuno riuscì a fotografarla. Per me fu un duro colpo, perché era una foto troppo importante e non averla mi rodeva tantissimo. Ci ho ripensato più volte nel corso degli anni: quella foto mancata era diventata il mio cruccio. Nel 2010, sette mondiali dopo il Suda-

The most beautiful photo you took of him? It is a photo that I was unable to take, but which I later recovered. In 2004 he switched to Yamaha and won his first GP in South Africa after a memorable battle with Max Biagi. During the track lap after the victory, Vale parks, kneels next to the bike and kisses it. It was a TV image, nobody managed to photograph it. It was a shock for me, because this photo was too important and not having it was eating me up. I have thought about it several times over the years: that missing photo had become my concern. In 2010, seven World Championships after South Africa, Vale ended his

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Valentino Rossi in ginocchio nella sua ultima gara con la Yamaha nel 2010. Ph. Gigi Soldano

frica, Vale chiuse la sua prima avventura in Yamaha a Valencia. Era la sua ultima gara e fece di nuovo quel gesto. Si inginocchiò accanto alla sua moto e la baciò. Lì c’ero. Non perché ci eravamo messi d’accordo, ma per caso, fortuna o bravura ero lì, nel punto giusto al momento giusto. Dal punto di vista giornalistico era la Foto di quel weekend. Per me era la chiusura dei conti con una foto che mi aveva tormentato e coincideva anche con la fine della sua storia con la Yamaha.

first Yamaha adventure in Valencia. It was his last race and he made that gesture again. He kneeled beside his motorbike and kissed it. I was there. Not because we had that planned, but by chance, luck or skill, I was there, in the right place at the right time. From the journalistic point of view it was the Photo of that weekend. For me, it was time to settle the score with a photo that had tormented me, and also coincided with the end of his story with Yamaha.

E la più bella foto che hai fatto in Motogp? È uno scatto di fine stagione nel 2019, quando Marquez ha vinto il mondiale. C’era un’area che avevano predisposto da prima della gara, dove si sapeva che avrebbe fatto una scenetta con la palla da biliardo numero 8. Ma quella era la foto che avrebbero fatto tutti. Così io sono andato da un’altra parte, sulle tribune sopra al parco chiuso dove arrivano le tre moto da podio. Lui è arrivato e, come fanno tutti i piloti, si è lanciato sui meccanici e i componenti della sua squadra che lo festeggiavano. Ma, a differenza delle altre volte, lo ha fatto all’indietro: è finito con la faccia in su, disteso sopra alle braccia che lo sorreggevano. Ed era esattamente sotto di me. Sembrava che mi guardasse. Una foto incredibile, che non si può organizzare. Quella foto unisce tutto: è bella, particolare e significativa.

And the most beautiful photo you took in Motogp? It’s an end-of-season shot in 2019, when Marquez won the MotoGP. There was an area that they had set up before the race, where we knew that he would have done a gag with the billiard ball number 8. But that is the photo that everyone would take. So I went somewhere else, on the stands above the closed park where the three podium bikes arrive. He arrived and, as all the drivers do, he launched himself on the mechanics and members of his team who were celebrating him. But, unlike the other times, he did it backwards: he ended up face up, lying on the arms that supported him. And he was exactly below me. He seemed to be looking at me. An incredible photo that cannot be planned. That photo combines everything: it is beautiful, particular and significant.

Qual è il segreto della fotografia sportiva? Conoscere lo sport su cui devi lavorare. Se vai in una curva, setti la camera e scatti, magari fai una buona foto, pulita, precisa.

What is the secret of sports photography? Know the sport you need to work on. If you go into a curve, set the camera and shoot, and maybe you’ll take a good, clean, pre-

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INTERVISTA A GIGI SOLDANO

Ma c’è un momento particolare in cui la moto in curva esalta la tua foto. Per carpirlo devi conoscere a fondo le moto e il modo in cui guidano i vari piloti. Funziona nello stesso modo con gli altri sport. Devi conoscerli per cogliere l’attimo giusto. Altrimenti fai un’inutile foto come ce ne sono a migliaia. Nel tuo caso significa anche conoscere gli stili di guida dei piloti? Sì, e non solo. Chi lavora sul circuito riconosce una moto dal rumore del motore. Puoi anche bendarmi, ma ti saprò dire senza possibilità di sbagliare se la moto che sta arrivando alla mia curva è una Honda, una Ducati, una Yamaha… E questo è fondamentale, perché spesso le fotografie che faccio sono come il tiro al piattello. Per avere quel momento particolare, quella composizione, quella dinamicità che cerchi, devi metterti in un punto in cui la moto ti appare. E lo fa, come dici tu, a trecento all’ora e sta venendo verso di te. In tutto ciò, usi sempre un teleobiettivo, il che rende tutto molto più difficile. Quindi devi essere pronto e preparato. Altrimenti la foto la butti. E il tuo rapporto con un altro grande campione che ospitiamo in questo numero di Genius, Edi Orioli? A fine carriera abbiamo fatto una Dakar insieme. Io filmavo, lui commentava la gara. Io avevo ritmi diversi rispetto alla gara in sé: dovevo essere davanti, dietro, intorno, a cercare il dettaglio, a rincorrere i piloti, a guardare i villaggi. E lui mi disse: “Gigi, è cento volte più semplice correre nel deserto con la moto rispetto a viaggiare con te”. Ci racconti un aneddoto che ti è rimasto impresso di quell’avventura? Ti dico solo che esiste L’Edi Orioli Fan Club – Timbuctu. Cioè a Timbuctu, uno dei posti più sperduti della terra, Edi ha gente che tifa per lui. Perciò nel nostro viaggio siamo ovviamente passati a trovare il fan club. Puoi immaginarti la situazione. Ci siamo staccati dal bivacco della competizione e noi due soli siamo andati in questo villaggio dove ci hanno ospitati. Avevano preparato l’accoglienza nel cortile di una casa. Che tipo di accoglienza? Arrivammo nel giardino, dove c’era una buca abbastanza grande, dentro la quale ardeva una brace. Ci buttarono dentro un montone intero appena cacciato. Intanto ci misero a un tavolo coperto con plastica simile ai nostri sacchi della spazzatura (per l’igiene) e ci servirono questo enorme montone. Nessuno osava iniziare, perché aspettavano che noi, gli ospiti d’onore, lo tagliassimo con il nostro coltellino americano. In più, il capo del villaggio infilò la mano e ci diede una frattaglia che poteva benissimo essere il cuore. Un trionfo. Senza farci vedere, lo abbiamo buttato. Quando siamo venuti via il coltellino puzzava ancora. “Quando arrivo a casa lo butto”, mi disse Edi. Fu un’esperienza fuori dal mondo.

cise photo. But there is a particular moment when the bike on the curve enhances your photo. To understand it, you need to have a thorough knowledge of the bikes and how the various riders drive. It works the same way with other sports. You have to know them to seize the right moment. Otherwise, you take a useless photo like there are thousands of them. In your case, does it also mean knowing the driving styles of the riders? Yes, and not only. Those who work on the circuit recognize a bike from the noise of its engine. You can also blindfold me, but I will be able to tell you, without any chance to fail, if the bike that is approaching my curve is a Honda, a Ducati, a Yamaha... And this is fundamental, because the photographs I take are often like trapshooting. To have that particular moment, that composition, that dynamism you are looking for, you need to get on a point where the bike appears to you. And it does, as you say, at three hundred an hour and is coming towards you. In all of this, you always use telephoto lens, which makes everything much more difficult. So you have to be ready and prepared. Or else you can throw the photo. And what about your relationship with another great champion we host in this issue of Genius, Edi Orioli? At the end of our career we made a Dakar together. I was filming, he was commenting on the race. My rhythms were different than those of the race itself: I had to be in front, behind, around, looking for the detail, chasing the riders, looking at the villages. And he said to me: “Gigi, it’s a hundred times easier to ride in the desert with the motorbike than traveling with you”. Can you tell us an anecdote about that adventure that is fixed in your mind? I’ll just tell you that the Edi Orioli Fan Club - Timbuktu exists. That is, in Timbuktu, one of the most remote places on earth, Edi has people cheering for him. So during our trip we obviously went to find the fan club. You can imagine the situation. We broke away from the bivouac of the competition and just the two of us went to this village where they hosted us. They had prepared the welcoming in the courtyard of a house. What kind of welcoming? We arrived in the garden, where there was a fairly large hole, inside of which embers were burning. They threw in a whole ram just hunted. In the meantime, they put us at a table covered with plastic similar to our garbage bags (for cleanliness) and served us this huge ram. Nobody dared to start, because they were waiting for us, the guests of honor, to cut it with our American knife. Moreover, the village headman put his hand and gave us entrails that could have very well been the heart. A triumph. Without being seen, we threw it away. When we went away the knife still stank. “When I get home I’ll throw it away,” Edi told me. It was an out of this world experience.

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di/by CAROLINA GENNA

JANNIK OLANDER


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INTERVISTA A JANNIK OLANDER

Imprenditore danese, Designer e CEO di Nialaya, azienda produttrice di gioielli con base a Los Angeles. Con un passato da Ralph Lauren e Tommy Hilfiger, Jannik Olander trova la sua vocazione in uno dei suoi viaggi nel lontano Oriente: fra Bali, la Tailandia e l’India entra in contatto con la bellezza e il potere spirituale di quelle pietre che oggi vengono indossate da tutte le celebrità di Hollywood. Nialaya, il cui nome è un tributo alla sciamano a cui si deve l’inizio di questa grande storia, prende vita nel 2009 nel garage di casa sulle colline di Hollywood e, oggi, dieci anni dopo, può vantare una presenza in ben 135 paesi diversi. Personalità eclettica, protagonista dello show di Bravo “Euro’s in Hollywood” e, dal 2014, attore principale della raccolta fondi per un orfanotrofio in Tailandia, Jannik Olander ha vinto il premio dei voti dei consumatori come Miglior Designer di Gioielli di LA (2019), nell’anno di maggior successo della sua azienda. Quest’anno è stato nominato come numero 1 dei “Top 10 Entrepreneurs del 2020” da Yahoo Finance. Bellezza e spiritualità: questo è il cuore di Nialaya. Ed è anche il cuore di Jannik Olander.

Danish entrepreneur, Creative Designer and CEO of Los Angeles’ based jewelry company Nialaya. With a career past in Ralph Lauren and Tommy Hilfiger, Jannik Olander finds his vocation in one of his trips to the Far East: between Bali, Thailand and India he discovers the beauty and spiritual power of those stones that today are worn by all Hollywood celebrities. Nialaya, whose name is a tribute to the shaman to whom we owe the beginning of this great story, came to life in 2009 in the garage of his home in the Hollywood hills and, today, ten years later, it can boast a presence in 135 different countries. Eclectic personality, star of Bravo’s “Euro’s in Hollywood” show and, since 2014, main actor in the fundraising for an orphanage in Thailand, Jannik Olander won the consumer vote award for Best Jewelry Designer in LA (2019), in his company’s most successful year. This year, he was nominated as No. 1 in the “Top 10 Entrepreneurs of 2020” by Yahoo Finance. Beauty and spirituality: this is what Nialaya is all about. And that’s what Jannik Olander is all about too.

Come si svolge la giornata-tipo di Jannik Olander? Mi sveglio verso le 7 del mattino e inizio la giornata con una serie di esercizi. Ci vogliono solo 15-20 minuti. Inizio con un esercizio di respirazione: attraverso il respiro, posso modificare il mio stato d’essere. Di solito inizio con tre serie da trenta respiri con una pausa di un minuto fra una serie e l’altra. Poi proseguo con un esercizio sulla gratitudine, pensando intensamente a tre cose di cui sono davvero grato. Penso a piccoli attimi del mio passato, del mio presente o anche del mio futuro. Entro nel mio primo momento e lo immagino il più vividamente possibile e, dopo circa un minuto, entro nel mio secondo momento... e poi nel successivo. Un piccolo consiglio se volete provare: scegliete delle immagini e dei momenti molto semplici! Potete immaginare il sorriso di un bambino o un momento in cui qualcuno vi ha detto “grazie” e lo intendeva davvero. Anche nei giorni peggiori puoi trovare qualcosa di piccolo e significativo per cui essere grato. Ci vogliono solo tre minuti. Poi arrivo alla mia pratica di visualizzazione: cerco di immaginare una serie di luci colorate che vengono verso di me e che riempiono il mio corpo, guarendo tutto ciò che deve essere guarito - il mio corpo, i miei pensieri, le mie emozioni, i miei sentimenti. Immagino che tutti i miei problemi, grandi o piccoli, vengano spazzati via. Alla fine chiedo a me stesso di rafforzare tutte le mie parti migliori.

What does Jannik Olander’s day in the life consist of? I wake up around 7 a.m. and I start my day with my morning priming exercise. It only takes 15-20 minutes. I start with a breathing exercise: by changing your breath, you change your state of being. I usually start with three sets of 30 breaths, with a minute pause between every set. Then I practice Gratitude: I think of three things I’m really grateful of. They can be from my past, my present or even my future. I step into my first moment and picture it as vividly as possible and, after about a minute, I step into my secondo moment…and then on to the next one. A little tip, if you want to try: make one of these moments simple, you can picture a child’s smile or a moment someone said to you “thank you” and really meant it. Even on your worst days you can find something small and meaningful to be grateful for. It only takes three minutes. The I get to my Visualization practice for one and a half minute: I try to imagine colored lights coming towards me and filling my body, healing everything that needs to be healed my body, my thoughts, my emotions, my feelings. I envision all my problems, big or small, being washed away. At the end I ask myself to strengthen all my best parts.

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Qual è la canzone che ti dà la giusta energia per affrontare la giornata con grinta e con la forza di prendere il toro per le corna? Al momento è Drive di Black Coffee o Levels di Avicii.

What’s the song that gives you the right energy to face the day with grit and the will to grasp the nettle? Currently it’s Drive from Black Coffee or Levels from Avicii.

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INTERVISTA A JANNIK OLANDER

Qual è la canzone che ti dà la giusta energia per affrontare la giornata con grinta e con la forza di prendere il toro per le corna? Al momento è Drive di Black Coffee o Levels di Avicii. Sembri proprio un vero appassionato di motori, sei più un tipo da macchina o da moto? Che emozioni è in grado di darti il mezzo? Adoro le auto sportive e nel corso della mia vita ne ho avute tante e molto diverse. Amo quelle vecchie tanto quanto quelle nuove. Non è la velocità che amo, ma piuttosto il loro aspetto e il modo in cui mi fanno sentire: sono una persona molto visuale e amo le cose belle. La mia auto sportiva preferita è la Ferrari, l’estetica di queste macchine è di un altro livello. Alcune persone non la vedono in questo modo, ma si tratta di persone che non hanno gusto, e quindi non mi fido del loro giudizio... Attualmente guido una G-wagon, l’auto perfetta per la vita di tutti i giorni: posso tenere il mio cane nel retro, così come i miei vestiti, le mie borse e tutto il resto. Poi guido la mia AC Cobra, una delle più belle auto mai prodotte. Il mio amico ha la stessa macchina e andiamo spesso in giro insieme. E, dato che abbiamo entrambi una Harley, a volte guidiamo insieme fino a Malibu o nel deserto. La California è proprio il posto giusto per guidare un’auto sportiva decappottabile o una bella moto. Mi ha molto divertito la tua citazione: “Gestisci ogni situazione stressante come un cane: se non puoi mangiarlo o giocarci, pisciaci sopra e vattene”. Cerchi di attenertici sempre nella tua vita di tutti i giorni? Sì, sempre! Io sono un Ariete, quindi vado sempre dritto al punto. A volte, dicendo la verità, ferisco le persone e una volta me ne facevo una colpa, ma, con l’avanzare dell’età, mi sta bene, ci ho fatto pace. A volte è persino utile: molte persone vivono nella negazione, e va bene, ma io spesso ho la capacità di vedere i problemi molto prima che appaiano e così riesco ad aggirarli. Il mio rilevatore di stronzate è forte, ho vissuto in giro per il mondo per vent’anni...e soprattutto in questi dodici anni a Los Angeles ho imparato molto. Ci sono così tante persone a Los Angeles con grandi sogni e nessuna disciplina: sognano e parlano, e bla bla bla bla...non arrivano mai da nessuna parte. Poi ci sono persone estremamente motivate e di talento che sanno quello che vogliono e lavorano sodo per far accadere cose incredibili. Tutto è possibile a Los Angeles: qui il sogno americano è ancora vivo, e mi piace pensare di esserne la prova! Sei un vero amante dei viaggi, quali sono i luoghi che ami di più? C’è un posto che chiami casa? Los Angeles ormai è la mia casa ed è qui che mi sento in pace. Sono una persona da grande città: adoro come qui puoi essere esattamente chi e cosa vuoi senza che nessuno ti giudichi. Il clima è il migliore del mondo, la natura è fantastica, lo shopping e i ristoranti sono strepitosi e il servizio non ha eguali. Los Ange-

What’s the song that gives you the right energy to face the day with grit and the will to grasp the nettle? Currently it’s Drive from Black Coffee or Levels from Avicii. You seem like a real motoring enthusiast, are you more of a car or motorcycle guy? What emotions does it give you? I love sports cars and I have had lots of different ones. I love the older ones as much as the new ones. It’s not the need for speed that I love, but more the way they look and make me feel: I’m a very visual person and I just love beautiful things. My favorite sport car is a Ferrari, their aesthetic is on another level. Some people don’t see it this way, but these people lack taste, so I don’t trust them… Currently I’m driving a G-wagon which is the perfect everyday-car: I can have my dog in the back, my clothes, my bags and everything else. Then I drive my AC Cobra which is one of the most beautiful cars ever made. My friend has the same car so we often ride together. And, since we both have Harleys, we sometimes ride together to Malibu or into the desert. California is just the right place to drive an open sport car or a great motorbike. I really enjoyed your quote: “Handle every stressful situation like a dog: if you can’t eat it or play with it, just pee on it and walk away”. Do you try to stick to it in your everyday life? Yes, totally! I am Aries, so I always get straight to the point. Sometimes I hurt people by telling the truth. I used to blame myself for it but, as I have grown older, I am ok with it. It’s useful sometimes: some people live in denial, and that’s fine, but I often see problems long before they appear and then I steer around them. My bullshit detector is strong, and I have lived around the world for twenty years…but especially in these 12 years in LA, I’ve learned a lot. There are so many people in LA with big dreams and no discipline: they dream and they talk, and they bla bla bla…they never get anywhere. Then there are some extremely driven and talented people who know what they want and they work hard to make incredible things happen. Anything’s possible in LA: here the American Dream is still alive, and I like to think I’m proof of that! You are a globe trotter and a travel lover, which are the places you love the most and is there a place you call home? LA is my home and where I feel at peace. I’m a big city person. I love how you can be exactly who and what you want to be here and no one will judge you. The climate is the best in the world, the nature is amazing, shopping and restaurants are world class and the service is unparalleled. LA is really international and has become a cool hub for all the creatives around the world. I live in Beverly Hill, within thirty minutes I’m in the Ocean; I’m 45 minutes away from Malibu, thirty minutes away from the desert. I can see palm trees and sunshine, mountains and snow…this is an amazing place! LA is expensive as hell, but worths it all. Copenhagen also has my heart. I am Danish, and I come from the countryside, but Copenhagen is where I feel home. It’s a beautiful

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les è davvero internazionale ed è diventata un polo di attrazione per tutti i creativi del mondo. Vivo a Beverly Hills, in trenta minuti sono vicino all’Oceano; sono a 45 minuti da Malibu, a trenta minuti dal deserto. Vedo palme e sole, montagne e neve... questo è un posto incredibile! Los Angeles è costosissima, ma vale ogni dollaro. Anche Copenaghen ha il mio cuore. Sono danese e vengo dalla campagna, ma è a Copenaghen che mi sento a casa. È una città bellissima e molti dei miei migliori amici ci vivono ancora, quindi mi piace stare lì. Le estati sono fantastiche, gli inverni sono affascinanti, soprattutto a Natale. È una città molto bella, anche quando fa freddo e fa buio. La visito tre o quattro volte all’anno ed è sufficiente: la maggior parte dei miei amici ha una mentalità internazionale e ci incontriamo in altri posti del mondo. Ibiza è uno dei miei posti preferiti nel sud dell’Europa. Ci lavoravo come barista quando avevo vent’anni e da allora sono sempre tornato. Ho dei buoni amici che vivono lì, e non c’è niente di più bello che fare il giro dell’isola in barca a vela e andare a pranzo a Formentera prima di uscire ed esplorare i ristoranti e la vita notturna di Ibiza. Ho così tanti bei ricordi, penso che sia un posto in cui tornerò sempre. La tua nuova vita a Los Angeles ha avuto o ha tuttora un’influenza sul tuo lavoro? Vivo una vita abbastanza sana a Los Angeles: mangio sano, vado in palestra e lavoro molto. Qui ho il tempo di concentrarmi. Sono diventato più bravo a rimanere concentrato e disciplinato. A essere onesti, penso che sarebbe stato più difficile a Copenhagen. Qui non bevo molto, ma il bere è una parte importante della cultura danese. Qui a Los Angeles, invece, la gente non beve così tanto, i club chiudono alle 2, così puoi uscire ed essere comunque in ufficio alle 8 del mattino. A Los Angeles posso sognare in grande e pensare in grande. Nessuno ti dice di non farlo e l’intera città è piena di sognatori. Ci sono così tante persone di successo, trovo tutto così motivante. Quando guido da casa mia all’ufficio vedo case bellissime, palme e sole - è davvero stimolante e, ancor prima di arrivare, sono pronto ad affrontare la giornata. Burning man: frequenti spesso il festival, riesce a ispirarti in qualche modo? Sono stato invitato al festival per anni da amici di tutto il mondo che venivano a Los Angeles proprio per andare al Burning Man, ma alla fine non ci andavo mai. E i miei amici hanno continuato a dirmi che il BM era fatto a posta per me e che mi sarebbe piaciuto moltissimo. Così, finalmente, nel 2019 ho deciso di andarci con due grandi amici di Copenhagen e alcuni amici di Los Angeles. Sono difficile da impressionare, forse perché vivo a LA e ho viaggiato in giro per il mondo, e ho visto così tante belle feste, così tante persone ed eventi... quindi ero un po’ scettico e pensavo che sarei rimasto deluso. Ma non è successo, sono rimasto sbalordito! È stata la settimana più incredibile e folle di tutta la mia vita! Il BM è speciale!

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city and many of my best friends still live there, so I love being there. The summers are amazing, the winters are charming, especially on Christmas. It’s a very nice city, even when it’s cold and dark. I visit it three or four times a year and that’s enough, even because most of my friends are internationally minded and we meet in other places around the world. Ibiza is one of my favorite places in the South of Europe. I used to work there as a bartender in my early twenties and I have come back ever since. I have very good friends living there, and there’s nothing like sailing around the island and going to lunch at Formentera before going out and exploring Ibiza’s great restaurant and nightlife. I have so many amazing memories from Ibiza and I think it’s a place I’ll always return to. How does or did your life in Los Angeles influence your work? I live a pretty healthy life in LA: I eat healthy, I go to the gym and I work a lot. Here I have the time to focus. I have become better at staying focused and disciplined. To be honest, I think it would have been harder in Copenhagen. I don’t drink that much here, but drinking is really a part of Danish culture. Here in LA people don’t drink that much, clubs close at 2 a.m. so you can go out and still be at the office at 8 a.m. in the morning. In LA I can dream big and I can think big. No one tells you not to and the whole city is full of dreamers and doers. There are so many successful and wealthy people, I find it all so motivating. When I drive from my house to the office I see beautiful houses, palm trees and sunshine - it’s really motivating and, before I arrive, I’m ready to seize the day. Burning Man: you tend to go there quite often, does this festival inspire you? I have been invited to the festival for many years from friends around the world that came to LA to go to Burning Man, but I never went. A lot of my friends kept telling me that BM was SO ME and that I would love it. Finally 2019 had the perfect setup and I decided to go there with two great friends from Copenhagen and a lot of friends from LA. I am hard to impress, maybe because I live in LA and I have travelled around the world and experienced so many great parties, people, events…so I was a little skeptical and thought I would be disappointed. I wasn’t, I was blown away! It was the most amazing and insane week of my entire life! BM is special! It doesn’t matter who you are at home or what you have, no one cares about your watches, cars, houses…no one wants to hear about you. What really matters are the vibrations you send out there. The energy you send into the world is what you get back so if you are an amazing and charismatic person, with a positive mindset and great vibes, you’ll meet the same people at BM, and people are so amazing and beautiful and giving and helpful. It’s impossible to explain: the parties I went to in Ibiza look like a kindergarten. And the things I experienced or the people I met was so over the top, that I actually cried when we left. I had never been fulfilled with so many emotions, love and experiences in

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In foto Daisy

Non importa chi sei a casa o cosa fai, a nessuno importa dei tuoi orologi, delle tue auto, delle tue case... nessuno vuole sentire parlare di te. Ciò che conta davvero sono le vibrazioni che mandi là fuori. L’energia che mandi nel mondo è ciò che ricevi indietro, quindi se sei una persona sorprendente e carismatica, con la mentalità positiva e buone vibrazioni, incontrerai persone così anche al Burning Man. Le persone che ho incontrato sono meravigliose e belle, ti danno tutto e ti aiutano. È impossibile da spiegare: in confronto, le feste a cui sono andato a Ibiza sembrano una festicciola dell’asilo. Le esperienze che ho vissuto e le persone che ho incontrato erano così esagerate e grandiose che ho pianto quando siamo andati via. Non mi ero mai sentito così realizzato. Ho provato così tante emozioni, così tanto amore ed esperienze nuove in una sola settimana…è stato difficile gestire tutte queste cose insieme. Mi sono sentito ispirato e pieno di creatività e amore. Le persone portano al festival la versione migliore di loro stessi, la mia amicizia con le persone che conoscevo è diventata molto più stretta e ho anche fatto un

only one week and it’s really hard to cope with it. I felt so inspired and full of creativity and love. People really bring all their best behaviors. My friendship with the people I knew became closer then ever and I even formed a lot of new friendships: it was extremely emotional. It felt as if I went to a funeral and a wedding within three days. What was really crazy was that I met over 200 people I already knew from around the world, but I didn’t know would be there: people from Moscow, Ibiza, Paris, London, Copenhagen…I felt my mindset expanded in a week and i’m not a narrow minded kind of person. I even got a BM tattoo later on as a memory, and I can’t wait to go back! The tattoo is a great reminder of my first time on the playa and a memory I will always carry with me as something only “Burners” understand.

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sacco di nuove amicizie: è stato estremamente emozionante. Mi sentivo come se fossi andato a un funerale e a un matrimonio nel giro di tre giorni. Ed è anche stato pazzesco incontrare più di duecento persone che già conoscevo, da tutto il mondo, e che non sapevo che ci sarebbero state: gente che viene da Mosca, da Ibiza, Parigi, Londra, Copenhagen...ho sentito la mia mente allargarsi in una sola settimana, e io non sono una persona dalla mentalità ristretta. Mi sono anche fatto un tatuaggio, in seguito, come ricordo, e non vedo l’ora di tornare indietro! Questo tatuaggio è il mio grande promemoria della mia prima volta alla playa, è un ricordo che porterò sempre con me, come qualcosa che solo i “Burners” capiscono. Da dove viene la tua passione per gli English Bulldogs? Ho conosciuto questa razza quando vivevo a Copenhagen: uno dei miei migliori amici ne voleva uno ma la sua ragazza non glielo lasciava avere e così hanno finito per prendere un Labrador. Ma io mi sono innamorato all’istante. Ho pensato che fosse il cane perfetto per il mio carattere: mi piaceva il loro aspetto e la loro personalità è davvero unica. Ho avuto il mio primo Bulldog inglese vent’anni fa, prima che diventasse un cane di moda. I Bulldog sono testardi, ma pieni d’amore. Sono molto leali e, anche se forti, raramente partecipano a combattimenti tra cani e abbaiano a malapena. I bulldog non si abbassano ad abbaiare come fanno spesso i cani di piccola taglia, conoscono la loro forza! Dopo una lunga giornata di lavoro, decidi di andare a rilassarti nel tuo bar preferito a Los Angeles. Dove vai e cosa ordini? Vado spesso al Soho House, un club per soci situato in un enorme attico con tre ristoranti, bar, discoteche, cinema, ecc...un posto davvero cool per persone creative. È a due minuti da casa mia a Beverly Hills, quindi è più o meno sulla strada di casa. Bevo un bicchiere di vino bianco, un rosé o un Margarita. Ho iniziato a bere molta più Tequila dopo essermi trasferito a Los Angeles, qui nessuno beve Gin: è una cosa europea, e anche la Vodka non si usa. In una scala che va da 1 a 10, quant’è importante l’apparenza nel tuo lavoro? 9/10. Ogni giorno incontro molte persone: influencers, clienti del negozio e persone che incontro per i pranzi di lavoro. In più, io sono il marchio e il volto di Nialaya, quindi mi piace pensare che quello che indosso sia importante. Tralasciando i viaggi, da dove trai l’ispirazione per il tuo lavoro? È un talento che pensi di aver sempre avuto dentro? Sono una persona molto creativa. Anche mia madre è estremamente creativa: possiede un negozio di ceramica e si è sempre occupata d’arte. Traggo ispirazione dai miei viaggi, dai film, dalle riviste, dalle ricerche online. Amo creare cose belle e odio le scartoffie!

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Where does the passion from English Bulldogs come from? I was introduced to the breed back when I lived in Copenhagen: one of my best friends wanted one, but his girlfriend wouldn’t let him have it and so they got a Labrador. But I was instantly in love. I thought it was the perfect dog for my temper: I loved the way they look and their personalities are really unique. I got my first english Bulldog twenty years ago before it was a fashion dog. Bulldogs are stubborn, but full of love. They are very loyal and even though they have the strength, they rarely go into dog fights and hardly bark. Bulldogs don’t lower themselves barking like small dogs often do, they know their strength! After a long day of work you decide it’s time to go to your favorite bar in LA to have an aperitif. Where do you go and what do you order? I often go to Soho House: it’s a members Club located in a huge Penthouse with three restaurants, bars, nightclubs, movie theaters, etc…a really cool spot for creative people. It’s two minutes away from my house in Beverly Hills so it’s kind of on my way home. I drink a glass of white wine, a Rosé or a spicy Margarita. I started drinking a lot more Tequila after I moved to LA, no one drinks Gin here: that’s a European thing, and Vodka is a no too. On a scale from 1 to 10, how important is appearance in your work field? 9/10. I meet a lot of people everyday: influencers, customers at the shop and people I meet for business lunches…plus, I am the brand and the face of Nialaya, so I would like to think that what I wear matters. Leaving travels aside, where do you get the inspiration for your work? Do you think you always had what it takes inside of you? I am a very creative person. My mother is extremely creative too: she owns a ceramic shop and has always created art. I get inspired by my travels, movies, magazines, online research. I love creating beautiful things and I hate paperwork! What do you enjoy the most of what you do? I still love rolling into the office and working with my team. I love all the traveling I get to do and I’m so lucky I have met and still meet incredible cool people from all over the world through my brand. I meet shop owners, buyers from big department stores and our end customers. They often recognize me and stop me on the streets, at the airport, the nightclubs…they tell me for how long they loved Nialaya and where they bought their first bracelets. It’s really a joy to be part of a company with so many loyal and dedicated customers. We sell to 135 different countries, so we are in many places, this means I get to meet a lot of different people.

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INTERVISTA A JANNIK OLANDER

Qual è la parte che ti diverte di più nel tuo lavoro? Mi piace ancora andare in ufficio e lavorare con la mia squadra. Amo tutti i viaggi che posso fare e sono così fortunato ad aver incontrato e a incontrare ancora, attraverso il mio marchio, così tante persone provenienti da tutto il mondo. Incontro proprietari dei negozi, buyer dei grandi magazzini e i nostri clienti finali. Spesso mi riconoscono e mi fermano per strada, all’aeroporto, nei locali notturni...mi dicono da quanto tempo amano Nialaya e dove hanno comprato i loro primi braccialetti. È davvero una gioia far parte di un’azienda con così tanti clienti fedeli e dediti. Vendiamo in 135 paesi diversi, è un lavoro che mi permette di incontrare molte persone diverse. Se non fossi diventato un imprenditore, che lavoro avresti scelto? Non riesco nemmeno a immaginare di essere qualcos’altro. Avviare aziende e fare affari è nel mio sangue, non c’è nient’altro che preferirei fare. Tuttavia, se non avessi Nialaya, mi piacerebbe possedere un hotel, non troppo grande, ma un posto molto cool dove tutti i miei fantastici amici potrebbero soggiornare e godersi un’atmosfera fresca e rilassata.

If you could be anything other than an entrepreneur, what would it be? I can’t even imagine being anything else. Starting companies and doing business is in my blood, there’s nothing else I would rather do. However, if I wasn’t doing Nialaya, I would love to own a hotel, not too big, but a very cool place where all my amazing friends from around the world could stay and enjoy the chilled laidback cool vibe. What went through your mind when you saw for the first time one of your jewels on, let’s say, Justin Bieber or on other famous Hollywood stars? Good question! I was proud when Justin Bieber started wearing Nialaya everywhere. But for my first four years, Nialaya was literally on every single celebrity in Hollywood: I was everywhere, and I was losing it and the brand was booming. We really set the standard for jewelry brands working with celebrities. It has been an amazing ride and I still love it!

Cos’hai pensato quando, per la prima volta, hai visto uno dei tuoi gioielli su, per esempio, Justin Bieber o sulle altre star di Hollywood? Bella domanda! Sono stato orgoglioso quando Justin Bieber ha iniziato a indossare Nialaya ovunque. Nei miei primi quattro anni, Nialaya era letteralmente addosso a ogni singola celebrità di Hollywood: ero ovunque, e stavo perdendo la testa, e il marchio era in pieno boom. Abbiamo davvero stabilito lo standard per i marchi di gioielli che lavorano con le celebrità. È stata una corsa incredibile e la amo ancora!

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INTERVISTA A ANDY VARALLO

AN VAR DY LL


RA LO

MATTEO MACUGLIA

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Focus Genius 14 : Andy Varallo ANDY VARALLO, è un imprenditore altoatesino, nato a Bolzano nel 1980, oggi residente nel paese di Corvara in Alta Badia. Appena conclusi gli studi a Bologna, è tornato nel paese di origine per iniziare una carriera imprenditoriale piena di soddisfazioni nel settore del trasporto e degli impianti a fune. Da 12 anni è Vicepresidente di Dolomiti Superski e membro del comitato organizzatore della Fis Alpine Ski World Cup Alta Badia, di cui è a capo dal 2017. Nei suoi primi 15 anni di attività Andy è arrivato a ricoprire il ruolo di Presidente delle società più importanti del gruppo, portando a compimento la realizzazione di 15 impianti di risalita di ultima tecnologia, 3 invasi idrici aperti, 6 vasche d’acqua interrate, nonché la completa ristrutturazione di tutta la rete di innevamento per ca 70 km di piste. Oltre agli investimenti basati sullo sci e sulla stagione invernale, Andy ha sempre ritenuto fondamantale il turismo estivo per la crescita della montagna. Nel 2010 crea il prodotto “Movimënt” sull’altopiano dell’Alta Badia. Si tratta di diverse zone ricreative, parchi gioco e infrastutture a monte delle principali cabinovie gestite dalle società del Consorzio Skicarosello Corvara. Sull’onda del prodotto estivo Movimënt appena nato, nel 2013 Andy si fa portavoce per Dolomiti Superski di collegare tutti gli impianti estivi consorzianti con un’unica tessera. Nel 2014 nasce l’offerta “Dolomiti SuperSummer”, che da accesso a più di 100 impianti utilizzando un unico pass.

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ANDY VAROLLO, is a South Tyrolean entrepreneur, born in Bolzano in 1980, now residing in the village of Corvara in Alta Badia. As soon as he finished his studies in Bologna, he returned to his native village to start an incredibly fulfilling entrepreneurial career in the transport and cableway installations sector. For 12 years he has been Vice President of Dolomiti Superski and member of the organizing committee of the Fis Alpine Ski World Cup Alta Badia, which he has been in charge of since 2017. In his first 15 years of activity, Andy got to hold the position of President of the most important companies of the group, completing the construction of 20 of the latest technology ski lifts, 3 reservoirs, 6 underground water tanks, as well as the entire renovation of the whole snowmaking network for approx. 70 km of slopes. In addition to the investments in skiing and the winter season, Andy has always believed summer tourism to be essential for the growth of the upland. In 2010 he created the product “Movimënt” on the Alta Badia plateau. It consists of different recreational areas, playgrounds and infrastructure upstream of the main ski lifts managed by the Skicarosello Corvara Consorzio. In 2013, in the wake of the newly born summer product Movimënt, Andy advised Dolomiti Superski to connect all the summer facilities members of the consortium with a single card. In 2014 the “Dolomiti Super Summer” offer was born, which gives access to more than 100 lifts using a single ticket.

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INTERVISTA A ANDY VARALLO

La sua è una storia di famiglia, vero? Mio nonno ha costruito il primo impianto di risalita di tipo seggiovia in Italia. Ha il numero 1 all’ufficio trasporti. Lo ha fatto quando la seggiovia ancora non esisteva nel nostro Paese. Ha avuto questa idea quando quasi nessuno ci pensava e soprattutto ancora non si credeva di poter vivere di turismo in queste zone. Ha cercato dei partner per partire in ogni paese con gli impianti di arroccamento, a volte trovando delle soluzioni che sono state i prototipi di quello che vediamo oggi. Ha iniziato a fare questa rete di impianti partendo proprio da quello tra Corvara e San Cassiano, collegamento ultimato alla fine degli anni ’60. Partendo da qui si è sviluppato verso le zone di Campolongo e Corvara, per arrivare nel ’74 a inventare il SuperSki: un ticket che permetteva di sciare in tutte le valli con un unico skipass. Una grande rivoluzione. Questo valore aggiunto ha fatto sì che le zone limitrofe si associassero a Dolomity Superski per arrivare fino ai 12 comprensori di oggi. 12 comprensori cosa significa in numeri? 430 impianti di risalita, gestiti da 125 società per 1.200km di pista. Insomma, tuo nonno è stato un pioniere. Dal ’46 al ’74 il nonno ha anche dato vita a tutto il contesto normativo e giuridico. Ha fondato l’Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari), ha creato la prima pro loco in zona, i primi sci club. E tuo padre? Nell’84 in Alta Badia viene svolta la prima prova di super G sulla Altig. Alla fine di quella stagione invernale all’Alta Badia viene proposto di scegliere tra un super G e un gigante. Papà e nonno insieme, atleta e gestore degli impianti, scelgono la Gran Risa per la particolarità della pista, la pendenza e il traguardo di gran lunga superiore a quello dell’Altig per una competizione di alto livello. Il nonno quindi va a Vancouver e porta a casa la prima assegnazione della Gara di Coppa del Mondo. Viene costituito un comitato di cui mio papà era fondatore. Così è nato il gigante della Gran Risa che quest’anno vanta la 35esima edizione. Perché la scelta di portare la Coppa del Mondo in Alta Badia? Lo statuto locale del comitato di Coppa del Mondo riporta come scopo sociale: “Divulgare via tv a livello internazionale il marchio Alta Badia”. Dobbiamo pensare che siamo negli anni ’80, non c’era l’innevamento programmato (è arrivato nell’88-’89, la stagione iniziava appena a Natale). A noi serviva una gara di Coppa del Mondo per promuovere l’inizio della stagione: siamo aperti, gli impianti girano, c’è neve! Una gara a febbraio-marzo è tardi, ormai i giochi sono chiusi. Così abbiamo incentivato le prenotazioni. Nell’arco di 3 anni sono raddoppiati gli arrivi in Alta Badia. La gara ha dato un grandissimo slancio al turismo internazionale in zona.

Yours is a family story, isn’t it? My grandfather built the first ski lift, a chairlift, in Italy. He has got the real deal at the transport office. He did it when the chairlift did not yet exist in our country. He had this idea when hardly anyone had thought about it and above all it was not believed one could make a living off tourism in these areas. He looked for partners to start in each village with the ski lifts, sometimes finding solutions that were the prototypes of what we see today. He started building this network of facilities starting exactly from the one between Corvara and San Cassiano, a connection completed at the end of the 1960s. Starting from here, it developed towards the areas of Campolongo and Corvara, until 1974, year in which he invented the SuperSki: a ticket that allows you to ski in all the valleys with a single ski pass. A great revolution. This added value has ensured that the surrounding areas joined Dolomiti Superski, reaching 12 skiing regions as of today. What do 12 skiing regions mean in numbers? 430 ski lifts, managed by 125 companies for 1,200km of slopes. Well, your grandfather was a pioneer. From ’46 to ’74 my grandfather had also given rise to the entire regulatory and legal context. He founded ANEF (Funicular Section of the Italian Association for Transport), created the first pro loco in the area, the first ski clubs. And your father? In 1984, in Alta Badia, the first super-G test was held on the Altig. At the end of that winter season in Alta Badia there was the possibility to choose between a super-G and a giant. My dad and grandfather together, athlete and facilities manager, chose the Gran Risa for its particular slope, incline and finish, far superior to that of the Altig for a high level competition. So my grandfather went to Vancouver and brought home the first World Cup Race assignment. A committee was established, of which my dad was the founder. Thus was born the giant of the Gran Risa which this year boasts the 35th edition. Why the choice to bring the World Cup in Alta Badia? The local statute of the World Cup committee displays as social objective: “to popularize the Alta Badia brand on TV at international level”. We have to think that back in the 80s, there was no artificial snow (it arrived in 1988-89, so the season used to start only at Christmas). We needed a World Cup race to promote the beginning of the season: we are open, the lifts are running, there is snow! An event in February-March is too late, the games are already closed. So we decided to encourage reservations. Over 3 years, the arrivals in Alta Badia have doubled. The event gave a huge boost to international tourism in the area.

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Anche tu ti sei dato da fare. Guardando gli impianti in Alta Badia si nota subito lo stacco con gli altri comprensori. Come fate? L’imprinting imprenditoriale di mio nonno è stato fondamentale. Ha sempre gestito le società in modo che fossero sane e potessero investire. Molto spesso è più facile aumentare i dividenti piuttosto che le riserve. E il nonno sapeva che il suo compito era quello di affrontare un alto numero di impianti. Nel 2006, anno in cui ho preso in mano il gruppo, abbiamo rifatto il Col Alto. L’azienda è nata nel 1946 e nel 2006, 60 anni dopo, il primissimo impianto è stato il nostro 60esimo progetto in 6 decadi di attività. Un omaggio al nonno? Esatto. Il mio primo impianto, di nuovo la stessa seggiovia del nonno. Dopo 60 anni ancora il Col Alto. Era un modo per chiudere la carriera del nonno e partire con la mia esattamente da dove aveva iniziato lui.

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You have also been busy. Looking at the facilities in Alta Badia you immediately notice the gap with the other regions. How do you do it? The business imprinting of my grandfather was essential. He always managed companies so that they could be healthy and could invest. Quite often it is easier to increase dividends rather than capital reserves. And my grandfather knew that his job was to deal with a large number of lifts. In 2006, the year I took charge of the group, we renovated the Col Alto. The company was born in 1946 and in 2006, 60 years later, the very first lift was our 60th project in 6 decades of activity. A tribute to your grandfather? Exactly. My first lift, the chair lift, the same as my grandfather’s. After 60 years, once again, the Col Alto. It was a way to close my grandfather’s career and start mine from exactly where he had begun.

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INTERVISTA A ANDY VARALLO

Poi? Da lì siamo andati avanti con la costruzione degli impianti. Oggi siamo nel 2020 e dopo 74 anni, proprio in questo periodo contraddistinto dal Covid, ho confermato altre due seggiovie con i cantieri in partenza a stretto giro. Quindi anche quest’anno confermiamo il trend: 74 impianti in 74 anni di attività.

And then? From there we went on with the construction of the lifts. Today it’s 2020 and after 74 years, exactly during this period marked by Covid, I confirmed two other chairlifts with construction sites ready to start in a short while. So also this year we confirm the trend: 74 lifts in 74 years of activity.

Da quando c’era suo nonno sono cambiati non solo gli impianti, ma anche sci, scarponi e tutta l’attrezzatura. Ha avuto una ripercussione sul vostro lavoro? L’alta Badia ad oggi è l’area sciistica in Alto Adige con il più alto numero di metri quadrati disponibile per sciatore/visitatori certi presenti in valle. Quindi il nostro turista ha il più ampio spazio di sciata possibile in Regione. Nel tempo abbiamo allargato le piste per cercare di dare sicurezza a chi viene da noi. Abbiamo lavorato molto anche sull’innevamento per poter garantire un aumento della superficie sciabile. Per coprire una pista da zero siamo partiti con 140 ore di innevamento nel 2004, ora siamo a 70.

Since your grandfather was here, not only the lifts have changed, but also skis, ski boots and all the equipment. Did it affect your work? Today Alta Badia is the ski resort in South Tyrol with the highest number of square meters available for each skier/visitor who is in the valley. So our tourist has the broadest possible skiing area in the region. Over time we have broadened the pistes to try to provide security to those who come here. We also worked a lot on snowmaking, in order to guarantee an increase in the skiable surface area. In 2004, to cover a slope from scratch we started with 140 hours of snowfall, now we are at 70.

Quindi ora il sistema è più efficiente? Sì, anche in termini di sostenibilità. Con dei sensori siamo in grado di programmare la quantità di neve che ci serve sparare con ogni cannone per tipo di pista. Significa cercare di usare l’acqua che ho a disposizione per aprire il più alto numero di piste possibili. Abbiamo implementato il water management con il 15-20% di risparmio d’acqua. Fino a che grado si spinge la tecnologia nel vostro settore? I sensori in pista li usiamo anche per la Coppa del Mondo. A novembre sono già in grado di comunicare il progresso della preparazione della pista ai tecnici del comitato internazionale. Non devono nemmeno venire a fare il track control perché è telematico e possono confrontare tutti i dati. Finora abbiamo parlato solo di inverno, ma quello che costruisci deve funzionare tutto l’anno nella tua vision, giusto? Il nonno mi fa: “Se tu fai d’estate quello che io ho fatto d’inverno, allora siamo alla pari”. Non è così facile, lo standard l’ha fissato molto in alto. Io credo molto nell’estate. Sono stato promotore della tessera pluri-giornaliera estiva, nel 2013 abbiamo creato il Dolomiti Super Summer. C’è molto potenziale e stiamo crescendo bene. Come ogni mercato saturo, quello invernale richiede sempre più costi e i margini si riducono perché non puoi compensare con aumenti di prezzi troppo marcati. Se riusciamo a lavorare bene d’estate possiamo generare nuove risorse da investire su tutto l’anno. C’è qualche comprensorio nel mondo a cui invidiate qualcosa? Sicuramente gli austriaci sono bravi, bisogna ammetterlo. Quello che non hanno sono le Dolomiti e la cultura made in Italy. Per quanto tu possa essere bravo, la nostra accoglienza è

So now is the system more efficient? Yes, also in terms of sustainability. With some sensors we are able to program the amount of snow we need to shoot with each cannon per type of slope. It means trying to use the water at my disposal to open the largest number of slopes possible. We have implemented water management with 15-20% water saving. To what extent does technology advance in your sector? We use on-the-slopes-installed sensors also for the World Cup. In November they are already able to communicate the progress in the preparation of the slope to the technicians of the International Committee. They don’t even have to come here for the track control because it’s telematic and they can compare all the data. So far we have talked only about winter, but what you are building must run all year long in your vision, right? My grandfather says to me: “If you do in the summer what I did in the winter, then we are even”. It’s not that easy, he has set the standard very high. I really believe in summer. I was the promoter of the multi-day summer pass, in 2013 we created the Dolomiti SuperSummer. There is a lot of potential and we are growing well. Like any saturated market, the winter one requires more and more expenses and margins are reduced, because you cannot compensate by raising the price too high. If we manage to work well during summer we can generate new resources to invest throughout the year. Is there anything you envy of other regions in the world? Certainly the Austrians are good, we have to admit. What they don’t have are the Dolomites and Made-in-Italy culture. No matter how good you might be, our hospitality is another thing. Our food and wine is unbeatable. I always say it: Alta Badia is the ski destination par excellence combined with the culture of food.

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un’altra cosa. La nostra enogastronomia è imbattibile. Lo dico sempre: l’Alta Badia è la destinazione sciistica per eccellenza abbinata alla cultura del cibo. Quindi il vostro punto di forza è l’italianità? La cordialità, la familiarità, l’enogastronomia sono valori fondamentali per renderci quello che siamo. Viviamo veramente in un posto eccezionale. Me ne rendo conto muovendomi per lavoro di quanto sono fortunato in questa vita a essere capitato qua. Avete mai pensato di organizzare Mondiali o Olimpiadi di sci? No, per il momento non sono nel nostro focus di marketing. Chi è il vostro turista tipo? Il nostro target ha un’età tra i 40 e i 44 anni d’inverno, leggermente più alta in estate. Crediamo in un turismo di qualità. Il nostro obiettivo è avere una clientela medio alta, che possa godersi l’alta gastronomia come la nostra cucina tradizionale. Cerchiamo amanti della natura. Cosa vi serve per promuovervi ulteriormente? Quello che dobbiamo fare è allungare le stagioni il più possibile perché anche questa è diventata un’industria. Visto che comunque non potremo costruire tanti più alberghi rispetto a oggi, è necessario allungare la stagione perché è l’unico modo a garantire il cash flow che ci permetta di andare avanti. Con un limite: la sostenibilità del sistema. Dobbiamo consegnare la valle alle prossime generazioni, è un punto fisso nella nostra gestione. Il turismo deve andare di pari passo con la natura. C’è un problema di sostenibilità? Come società il 95% percento dell’energia che consumiamo è coperta da energia rinnovabile: idroelettrico e fotovoltaico. Ne acquistiamo il 30% da fonti rinnovabili. Per noi è un costo in più, i combustibili fossili costano meno, ma vogliamo essere credibili, altrimenti non ha senso. Abbiamo lavorato sul consumo energetico, abbiamo fatto in modo che i nostri collaboratori si spostino insieme, così da evitare inquinamento inutile. Cerchiamo di ridurre l’impatto del nostro lavoro in ogni modo possibile, aiutati in questo da tutta la valle.

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So your strength is the italian spirit? Friendliness, familiarity, food and wine are fundamental values that make us who we are. We truly live in an exceptional place. By travelling for work, I came to realize how much lucky I am in this life for being here. Have you ever thought about organizing World Ski Championships or Winter Olympics? No, right now they are not in our marketing focus. Who is your typical tourist? Our target is aged between 40 and 44 during winter, slightly higher in the summer. We believe in quality tourism. Our goal is to have a medium to high clientele, that can truly enjoy fine dining, like our traditional cuisine. We are looking for nature lovers. What do you need to promote even further? What we need to do is lengthen the seasons as much as possible because even this one has become an industry. Since, however, we will not be able to build many more hotels than today, it is necessary to extend the season because it is the only way to guarantee the cash flow that allows us to move forward. With one limit though: the sustainability of the system. We must hand the valley over to the next generations, it is a fixed point in our management. Tourism must go hand in hand with nature. Is there a sustainability problem? As a company, 95% of the energy we consume is covered by renewable energy: hydroelectric and photovoltaic. We buy 30% of it from renewable sources. For us it is an extra cost, since fossil fuels cost less, but we want to be credible, otherwise it would not make sense. We worked on energy consumption, we made sure that our collaborators travel together, so as to avoid unnecessary pollution. We try to reduce the impact of our work in every possible way, helped in all of this by the whole valley.

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L u X u R Y

M u L T i B R A n D

C o R T i n A

/

s T o R E

D o B B i A C o

D o B B i A C o V i A D o L o M i T i 4 6 , T 0 4 74 9 7 2 3 2 8 CoRTinA CoRso iTALiA 76, T 0436 867725 | CoRTinA CoRso iTALiA 92, T 0436 860224 C o R T i n A C o R s o i T A L i A 1 1 9 / 1 2 7, T 0 4 3 6 8 6 0 6 3 5

ALANUI

CHLOÈ

GIVENCHY

LORO PIANA

SALVATORE FERRAGAMO

ALEXANDER MCQUEEN

CHRISTIAN LOUBOUTIN

GOLDEN GOOSE

MAX MARA

STONE ISLAND

AMIRI

DIOR BABY

GUCCI

MONCLER

STUART WEITZMAN

BALENCIAGA

DOLCE&GABBANA

HERNO

MOOSE KNUCKLES

THOM BROWNE

BARBOUR

DROME

HOGAN

OFF-WHITE

TOD’S

BLUNDSTONE

DSQUARED²

JACOB COHEN

PRADA

TORY BURCH

BRUNELLO CUCINELLI

ETRO

JIMMY CHOO

PYRENEX

VALENTINO

BURBERRY

FAY

KENZO

ROGER VIVIER

VERSACE

BVLGARI

FENDI

KHRISJOY

ROSSIGNOL

WOOLRICH

CELINE

FURLA

LOEWE

SAINT LAURENT

Franz-Kraler

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franzkraler


l’incontro

Nessuna traccia del bersaglio!

Come temevo, e’ stato tutto inutile! LUI ha trovato la cimice... e se n’e’ liberato, lasciandola qui! Dobbiamo averla fusa insieme a queste bestiacce!

6/1


D’accordo, diamo un’altra occhiata in giro... anche se non c’e’ molto da vedere. Forse sarebbe stato meglio controllare dietro l’angolo, prima di usare il lanciafiamme.

Se il bersaglio fosse stato qui, nel punto da dove arrivava il segnale, prenderlo di sorpresa ci avrebbe assicurato il successo.

Ehi! Che...

INDIETRO! MUOVERSI!

Ma quanti sono?!

6/2


NOOO!

MALEDETTIIII!

Via! Andate via!

AAARGH!

6/3


NOOO!

ahhh!

Aiu to! Sono troppi!

Nnngh...

Troppi COSA?!

6/4


CHE COSA STA SUCCEDENDO?!

MALEDIZIONE!

6/5


e’ opera SUA... ne sono certa!

Abbiamo altri uomini... ne manderemo decine, a cercarlo ovunque!

Era una trappola! LUI dev’essere riuscito a sorprenderli e neutralizzarli! Ma la mia vendetta e’ solo rimandata!

No... no! Non basterebbero!

Adesso ci serve UN uomo che conosca bene il nostro avversario e riesca a prevedere le sue mosse.

ce n’e’ uno solo che puo’ aiutarci, in tutta questa dannata citta’. E io so chi e’.

6/6


E cosi’ lavoravano per voi... Esatto, ispettore. Mi ero fatta affidare quegli agenti per determinati incarichi di carattere molto riservato.

In tutta franchezza, Giudice... giravano delle voci su di loro. Pare che avessero un tenore di vita troppo elevato, per degli stipendi da poliziotti.

Un’informazione che dovra’ restare fra di noi, ovviamente.

Ovviamente. La loro lealta’ e’ fuori discussione. Ricevevano un... indennizzo speciale, pagato con un apposito fondo gestito da me. Mmm... Ora capisco.

6/7


Dunque stavano svolgendo un incarico per voi anche quando sono scomparsi?

Ritengo che siano entrati in rotta di collisione proprio con il misterioso criminale di cui mi avevate parlato. Una collisione fatale.

Potete pure considerarli MORTI, ispettore. Non ho dubbi, purtroppo.

Dunque ora voi mi credete, giudice...

Diciamo che ho deciso di darvi una possibilita’.

Svolgerete altre indagini, sotto la mia protezione... e nella massima segretezza. Se alla fine non si arrivasse a nulla, non voglio risultare coinvolta. Avrete a disposizione uomini e mezzi che io vi forniro’. E riferirete le vostre conclusioni soltanto a me, chiaro?

Chiaro.

Molto bene. E adesso ricominciamo da capo. Raccontatemi TUTTO quello che avete scoperto su di LUI.

D’accordo, ascoltate...

6/8


La sede della CV BANK... un palazzo di venti piani, considerato “inespugnabile”...

Dimostrare che non e’ davvero tale, oggi, e’ la sfida da vincere.

Il premio e’ il contenuto della cassaforte che intendo aprire.

E’ stato impegnativo costruire questo elicottero... minuscolo, silenzioso... ma dotato di armi e attrezzature sofisticate.

Mi servira’ per la prima parte del lavoro.

6/9



6/11


Diciottesimo piano...

Il cuore del sistema di sorveglianza.

6/12


Faccio calare il cavetto...

... e salire l’elicottero...

...al diciannovesimo piano, dove e’ situato l’ufficio di Carrier, l’amministratore delegato.

Mi servo di un piccolo razzo con punta rotante al titanio.

6/13


Cosa?

il gas rilasciato dal razzo ha effetto immediato...

Lasciando a Carrier giusto il tempo di azionare un allarme.

6/14


Guarda!

Carrier ha avuto un malore!

Corriamo su, svelti!

6/15


Ma...

Dannazione!

6/16


Ah!

Come previsto, nell’ufficio di Carrier il gas e’ gia’ stato disperso dall’efficiente sistema di riciclo dell’aria.

Forse ha avuto un attacco di cuore! Bisogna chiamare l’ospedale!

Ci penso io!

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Prima di lasciare la sala di controllo del sistema di sicurezza, ho manomesso i circuiti di videoregistrazione.

Non restera’ traccia di nessuna immagine.

6/18


Okay! Diciannovesimo piano! Siamo gia’ sotto...

Ehi!

L’ascensore si e’ fermato! NO! Proprio adesso!

Abbiamo un paziente da portare subito in...

6/19


Oooh! Chi sei? Che cosa...

urgh! AH!

Nngh!

6/20


Adesso devo recuperare quello che ho lasciato sul tetto della cabina...

Sapevo che l’unico ascensore abbastanza grande per la lettiga era questo, situato sul retro del palazzo.

Prima di andarmene premo il tasto del ventesimo piano... ho bisogno di tempo.

Tiro dritto attraversando l’atrio, incurante ai richiami di un sorvegliante imprevisto, alle mie spalle. Non mi vede in faccia. Buon per lui.

L’autista dell’ambulanza non ha altrettanta fortuna... E tu chi sei?

6/21


6/22 continua...


GENIUS ON

TREND A cura di/By Giorgo di Bernardo CEO/founder VISUAL DISPLAY


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/ index 01. Alberto GuazzeTti 02. GIULIA & RUNE

ALBERTO GUAZZETTI

GIULIA MINOZZI & RUNE RICCIARDELLI

03. patrizia MOROSO 04. albERto franceschi 05. michele gigli 06. Suprema Venezia 07. Eyewear Collection Ducati 08. Montblanc Over-ear 09. Charles Gerald Genta 10. PRATIC

/ Extra 10. Marco Astolfo

01 Jeans e scarpe fatte a mano, giacca mimetica e calza lunga a coste verde smeraldo, rigorosamente su misura. Per chi lo conosce, Alberto Guazzetti è un’icona di stile, ironia, fiuto e capacità imprenditoriale nel mondo dell’entertainment. Per chi non lo conosce, ecco una chiacchierata per entrare nel suo paese delle meraviglie. Jeans and handmade shoes, camouflage jacket and long emerald green ribbed sock, strictly tailored. For those who know him, Alberto Guazzetti is an icon of style, irony, flair and entrepreneurial skills in the entertainment world. For those who do not know him, here’s a chat to enter his wonderland.

11. Special maIson dom perignon

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02 Stessa visione della vita e del lavoro, due approcci al progetto diversi e complementari: proprio da unione e contrapposizione nasce la forza del processo creativo degli interior designers Giulia Minozzi e Rune Ricciardelli, coppia nella vita e nel lavoro. Same vision of life and work, two different and complementary approaches to the project: the strength of the creative process of interior designers Giulia Minozzi and Rune Ricciardelli, a couple in life and work, comes from union and contrast.


207

PATRIZIA MOROSO

ALBERTO FRANCESCHI

03 Creative director di Moroso Spa, l’azienda friulana fondata nel 1952 per la produzione di imbottiti. Grazie allo spirito visionario e creativo di Patrizia, Moroso ha saputo coniugare il meglio del “saper fare” artigianale italiano con i processi contemporanei d’impresa, ridisegnando allo stesso tempo un nuovo rapporto tra arredamento, design e arte che è diventato la cifra stilistica del marchio. Creative director of Moroso Spa, the Friulian company founded in 1952 for the production of soft furniture. Thanks to Patrizia’s visionary and creative spirit, Moroso knew how to combine the best of Italian artisan know-how with contemporary business processes, and, at the same time, to redesign a new relationship between furniture, design and art that has become the stylistic code of the brand.

MICHELE GIGLI

04 Co-fondatore e General Manager del marchio di scarpe made in Italy Hide&Jack. Alberto Franceschi, classe 1992, italianissimo e con la passione per la moda, fonda nel 2014, assieme al fratello Nicola, il famoso marchio di calzature. A meno di dieci anni dalla nascita del brand di Riviera del Brenta, l’azienda può vantare la sua presenza nei migliori store in giro per il mondo e nell’universo del casual luxury. Co-founder and General Manager of the made in Italy shoe brand Hide&Jack. Alberto Franceschi, born in 1992, Italian and with a passion for fashion, founded in 2014, together with his brother Nicola, the famous footwear brand. Less than ten years after the birth of the Riviera del Brenta brand, the company can boast its presence in the best stores around the world and in the universe of casual luxury.

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05 Michele Gigli, classe 1971, imprenditore barese, è il CEO di C&C S.p.A., un gruppo di 32 negozi, tra Apple Premium Reseller, Centri di Assistenza Autorizzati Apple e Premium Service Provider, presenti in tutta Italia, da nord a sud. Michele Gigli, born in 1971, an entrepreneur from Bari, is the CEO of C&C S.p.A., a group of 32 stores, including Apple Premium Resellers, Apple Authorized Service Centers and Premium Service Providers, present across Italy, from north to south.

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01

ALBERTO GUAZZETTI

di/by Giorgio Di Bernardo

UOMINI, DIMENTICATEVI LA CANOTTIERA E RIMETTETEVI IL CAPPELLO! Vi presento Alberto Guazzetti

MEN, FORGET THE TANK TOP AND PUT YOUR HAT BACK ON! We present you Alberto Guazzetti Hai messo la tua firma nel mondo della notte, nei locali che hanno fatto la storia del divertimento in Italia, nell’organizzazione dei grandi eventi. Con uno stile inconfondibile e senza mai apparire troppo. Chi è Alberto Guazzetti? In sintesi? Sono cintura nera di superfluo. Ma se vogliamo partire dagli inizi, sono nato a Monfalcone (GO): a 17 anni sono andato via di casa, ho iniziato a lavorare in porto come scaricatore e la sera in una discoteca che si chiamava Azienda. Quello che guadagnavo – all’epoca le mance non erano mica misere come oggi – mi ha permesso di finire il liceo e di trasferirmi a Trieste. Mi sono iscritto all’università: dopo i primi esami ho capito che giurisprudenza non era il mio mondo e sono passato all’allora neonata facoltà di storia. In breve tempo, mi sono ritrovato a gestire tre diversi locali, tra cui l’Hacienda di Turriaco (GO), il primo locale gay del

Friuli Venezia Giulia, e una vecchia segheria abbandonata che diventerà La Manna di Grado. E poi non ti sei più fermato… Nel 1995 ho trasformato i vecchi magazzini in via Pietrasanta a Milano, usati per il deposito merci della vicina ferrovia, nei Magazzini Generali: ho gestito il locale (tuttora punto di riferimento del divertimento milanese - ndr) fino al 2005. Nel frattempo nascevano il Rendez Vous e il Relax, entrambi a Lignano Sabbiadoro: il primo era una discoteca, il secondo il primo vero american bar del nord est, dove si mangiava l’hamburger statunitense prima dell’esplosione dei burger gourmet e dove bevevi drink internazionali su un bancone in legno che ero andato a comprare personalmente a Philadelphia. Dopo quegli anni d’oro, non ho più avuto locali ma continuo a fare consulenze per l’organizzazione di eventi pubblici e privati.

Non finirò mai di lottare contro il calzino bianco alla caviglia. I will never stop fighting against the white ankle sock.

You put your signature in the world of the night, in the clubs that made the history of entertainment in Italy, in the organization of big events. With an unmistakable style and never looking excessive. Who is Alberto Guazzetti? In summary? I am black belt in superfluous. But if we want to start from the beginning, I was born in Monfalcone (GO): when I was 17 I left home, I started working in the port as a docker, and in a disco that was called Azienda in the evening. What I earned - back then the tips were not at all poor as today allowed me to finish high school and move to Trieste. I enrolled in the university: after the first exams I understood that law was not my world, and I switched to the then newborn faculty of history. In a short time, I found myself managing three different clubs, including the Hacienda in Turriaco (GO), the first gay bar in Friuli Venezia Giulia, and an old abandoned sawmill that will become La Manna in Grado.

place (still a point of reference for Milanese entertainment – ed.) until 2005. In the meantime, Rendez Vous and Relax were born, both in Lignano Sabbiadoro: the first one was a disco, the second one the first true American bar in the north east, where people could eat the American hamburger, before the explosion of gourmet burgers, and where you could have international drinks on a wooden counter that I personally went to buy in Philadelphia. After those golden years, I no longer run bars, but I continue to consult for the organization of public and private events.

How has the world of entertainment changed in 40 years? Everything has changed. Discos were born as an evolution of nightclubs: limited seats, a certain kind of clothes, large selection at the door. Then they turned into squares, meeting places, showcases where to be seen, up to become places where you can get wasted listening to a certain type of muAnd then you never stopped... sic. Today that bubble has burst. In 1995 I transformed the old warehouses in Pietrasanta What do you mean? Street in Milan, used as a goods Nightlife has changed, just as yard of the nearby railway, into people have changed. There is Magazzini Generali: I ran the no need for a place to perform

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ON TREND

Com’è cambiato il mondo del divertimento in 40 anni? È cambiato tutto. Le discoteche sono nate come evoluzione dei night club: posti limitati, abbigliamento di un certo tipo, gran selezione alla porta. Poi si sono trasformate in piazze, in luoghi di ritrovo, in vetrine in cui farsi vedere fino a diventare anche luoghi in cui sballare ascoltando un certo tipo di musica. Oggi quella bolla è scoppiata. In che senso? È cambiato il vivere la notte, esattamente come è cambiata la gente. Non c’è più bisogno di un luogo in cui esibirsi, oggi basta farsi un selfie o caricare una story su Instagram per mostrarsi agli altri e per condividere esperienze. I locali notturni non sono più un ritrovo, non ce n’è bisogno, nemmeno nei paesi. È solo l’evento singolo che attira: il nome dell’artista che suona, il concerto, la serata particolare. Nemmeno tra i più giovani? Anche a livello di età è tutto molto compresso e più veloce: a 13-14 anni già chiedono di andare in discoteca e passati i 20-25 anni ne sono giù stufi. Per questo, in generale, c’è meno gente nei locali: chi è più adulto preferisce andare al ristorante e poi magari a bere un drink in un bar di livello. E lo stile com’è cambiato? Una volta c’era molta più attenzione nei codici del vestire e dell’apparire: se andavi al bar o al ristorante ti vestivi bene, non mettevi la tuta e le ciabatte. Poi ci sono stati gli anni dei paninari, dei punk, dei dark, solo per citarne alcuni: ma quello non era stile, era

un codice di riferimento, erano delle vere e proprie tribù che adesso non esistono più. Chi poteva permetterselo si comprava il Kawa, la Honda verde o il Golf GTI, erano dei simboli, degli status che determinavano un codice, un’appartenenza. Oggi non c’è questa riconoscibilità, ai giovani non interessa più esibire la macchina o l’orologio, esattamente come sulla porta della discoteca arrivano stuoli di ragazzi che credono di essere eleganti solo perché indossano una camicia bianca. Magari con i calzoni corti sotto e dopo aver ascoltato “Col trattore in tangenziale andiamo a comandare”. Ascoltarti è un viaggio tra generazioni attraverso il mondo della notte. Tu ci lavori da anni, restando sempre dietro le quinte, con un’innata sensibilità verso ciò che piace alla gente, verso ciò che è bello. Che cos’è per te l’eleganza? È una forma mentale, per me l’eleganza parte da un buon cervello e da un bel sorriso. Sono da sempre un cultore del classico, il classico che diventa tradizione e rispetto per il passato. Se ci pensi, la tradizione non è altro che un’innovazione così ben riuscita da diventare un classico. Succede per l’abbigliamento, per gli oggetti, per il design. Essere eleganti in questo modo è impegnativo, bisogna essere rigorosi: qualità, tempi, gesti, costi, armonia. Parliamone. Da cosa vuoi iniziare? Dalla camicia ovviamente, la cifra dell’identità di un uomo: la giornata inizia meglio con la giusta camicia addosso. Che

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Per me l’eleganza parte da un buon cervello e da un bel sorriso. For me, elegance starts from a good brain and a beautiful smile. anymore, today you just need to take a selfie or upload a story on Instagram to show yourself to others and share experiences. Nightclubs are no longer a meeting place, there is no need, not even in the villages. Only single events draw attention: the name of the artist who plays, the concert, the unique soiree. Not even among the youngest? Even at the age level, everything is very compressed and faster: at 13-14 years old they already ask to go to the disco, but after their 20s they are already tired of it. For this reason, in general, there are fewer people in the clubs: adults prefer to go to a restaurant and then maybe have a drink in a high-level bar. And how has the style changed? There used to be much more attention in the codes of dress and appearance: if you were going to the bar or restaurant, you dressed well, you did not wear joggers and slippers. Then there were the years of the paninaro, punk, dark, just to name a few: but that was not style, it was a reference code, they were full-fledged tribes that no longer exist. Those who could afford it, purchased the Kawa, the green Honda or the Golf GTI, they were symbols, statuses that determined a code, a belonging. Today there is no such recognition, young people are no longer interested in exhibiting

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their cars or watches, exactly like at the entrance of the disco the groups of boys arriving believe they are elegant just because they wear a white shirt. Maybe with shorts under and after having listened to “With the tractor on the bypass we go and command”. Listening to you is a journey between generations across nightlife. You have been working in it for years, always behind the scenes, with an innate sensitivity towards what people like, towards what is beautiful. What is elegance for you? It is a mental form, for me elegance starts from a good brain and a beautiful smile. I have always been a lover of the classic, the one that becomes tradition and respect for the past. If you think about it, tradition is nothing but an innovation so successful that it has become a classic. It happens for clothing, for objects, for design. Being elegant in this way is demanding, you have to be rigorous: quality, time, gestures, costs, harmony. About that. What do you want to start with? With the shirt, of course, the code of a man’s identity: the day starts better with the right shirt on. That must be strictly tailor-made. The embroidered figures? They come from a poor heritage, when the laundry was done all together: the initials were used to understand whom Issue 14


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deve essere fatta rigorosamente su misura. Le cifre ricamate? Nascono da un retaggio povero, quando il bucato lo si faceva tutti insieme: le iniziali servivano a capire a chi appartenesse ogni camicia. Quindi ok le cifre, ma solo se ricamate a mano, possibilmente con il punto catena di Finollo di Genova, e posizionate rigorosamente a sinistra e all’altezza del quinto bottone. Altrimenti fa miseria, è come fumare il Toscano tagliato a metà. Ah… ovviamente un uomo serio non indossa mai la camicia azzurra dopo le 5 del pomeriggio.

ALBERTO GUAZZETTI

La moda? Non esiste più. Vorrei che l’educazione diventasse di moda. Fashion? It no longer exists. I wish education would become fashionable.

al tessuto della cravatta, al collo della camicia, all’occasione, anche all’umore del momento. Si trasmette molto con un nodo fatto in un certo modo. Calze? Toglietemi tutto ma non la calza su misura. Deve aderire perfettamente al piede, dev’essere ‘croccante’ ed essere buttata via dopo 3 volte che la usi… E infine il cappello: ahimè un dettaglio ormai molto trascuE se ti chiedo qualcosa degli rato. Io li amo, soprattutto accessori? Che so, cravatta, perché lo devi togliere quando incontri una signora. calzini e cappello? Esiste una vera e propria letteratura sui nodi di cravatta. Ri- Ecco, torniamo alle persone: esco ad eseguirne 80 degli 88 tu ne hai incontrate moltissidocumentati, dal più semplice me nella tua vita. Che cosa che si chiama Oriental che ha cerchi nelle persone? solo 3 passaggi fino ai più Sono attratto dalle persone cucomplicati, come il Grantche- riose, mi piacciono quelle che approfondiscono, amo chi sa ster che ne richiede 9. Poi è tutto una questione di molto di poche cose e che stile e scelta personale: in base quindi è capace di trasferire

the shirt, the occasion, even the mood of the moment. You instill a lot with a knot made in a certain way. Socks? Take everything away from me, but not the tailor-made sock. It must adhere perfectly to the foot, it must be ‘crunchy’ and be thrown away after 3 uses... And finally the hat: alas, a detail that today is very ignored. I love them, especially because you have to take it off when you meet a lady.

each shirt belonged to. So the figures are all right, but only if hand-embroidered, possibly with the chain stitch of Finollo from Genoa, and placed strictly on the left and at the height of the fifth button. Otherwise it would look lousy, it is like smoking the Toscano cut in half. Ah… obviously a serious Here, let’s go back to the man never wears a blue shirt people: you have met a lot of them in your life. What do you after 5 in the afternoon. look for in people? What if I ask you about the I am attracted to curious peoaccessories? I don’t know, ple, I like those who dive deep, I love those who know a lot tie, socks and hat? There is a real literature on tie about few things and who are knots. I can perform 80 of the then capable of transferring en88 documented ones, from the thusiasm, knowledge, experisimplest called Oriental which ences. It doesn’t take me much has only 3 steps, to the most to be struck by a person, I alcomplicated ones, such as the ready notice everything from Grantchester which requires 9. the first meeting: the gestures, Then it’s all a matter of style the way of speaking, the details and personal choice: based on and the combinations chosen the fabric of the tie, the collar of to wear.

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ON TREND

entusiasmo, conoscenza, esperienze. Mi basta poco per essere colpito da una persona, noto tutto già dal primo incontro: i gesti, il modo di esprimersi, i dettagli e gli abbinamenti che ha deciso di indossare. Sei uno dei pochi che usa sempre il Lei quando ti rivolgi alle persone. E sei capace di farlo in modo naturale e spontaneo, mai artefatto. È una caratteristica che ti distingue in un mondo in cui ormai purtroppo la “forma” è un concetto fuori moda. Qual è il motivo di dare del Lei a tutti? Mi viene più naturale. È stata una scelta quando lavoravo in un certo tipo di ambiente in cui spesso chi aveva una mansione umile veniva trattato con poco rispetto. Io davo del Lei a tutte le persone con cui lavoravo e continuo a farlo come forma di rispetto, anche se sembro antico.

una stagione, come le conchiglie ai piedi, il marsupio, la canottiera. Non abbasserò mai la guardia nella battaglia contro il calzino alla caviglia bianco. Se hai bisogno di portare delle cose con te, inventati qualcosa ma non usare mai il marsupio. E se indossi la canottiera semplicemente sappi che non ti rivolgerò la parola. Ma cos’è quindi la moda? Vorrei che di moda fosse l’educazione. Perché l’educazione porta allo stile e lo stile allora diventa la tua cifra, la tua impronta digitale. Mi racconti una tua mania? La pulizia delle scarpe. Sono stato il primo italiano a vincere a fine anni ’90, al Ritz di Parigi, la gara delle “tre c”: champagne, chirage e cigare. A fine cena bisognava togliersi le scarpe e lucidarle: come ultimo passaggio, dopo panno e succo di limone nel mio caso, usi lo champagne finché la superficie della scarpa sembra di vetro. Ho vinto e mi hanno regalato delle slippers con le mie iniziali ricamate al momento. A casa pulire le scarpe è come un rito. Per farlo bene ci metto anche mezza giornata. Per un solo paio, ovviamente.

Cosa ti manca del passato? Per prima cosa la giovinezza ma non con rimpianto. Il passato è l’osservatorio per guardare il futuro, non qualcosa a cui restare ancorati, altrimenti non evolvi, vivi male e invecchi presto. Amo le tradizioni ma non credo al “si viveva meglio prima”. Si cambia e, possibilmente, si migliora sempre. Una mania raccontata con serio umorismo. Cos’è l’iroEssere di moda esiste ancora nia per te? L’ironia è parte fondamentale come concetto? Non amo quello che è di moda, dello stile. Spesso la mia ironia perché quasi sempre non è di diventa sarcasmo e perde un buongusto. La moda oggi non po’ di eleganza, ma al giorno esiste più: c’è il lusso, una nic- d’oggi non si può più essere chia che ha ancora qualcosa da troppo indulgenti. dare, e poi c’è un mappazzone di porcheria che viene chia- Ma quindi Alberto Guazzetti mato moda. Tutti quei feno- chi è? meni passeggeri che durano Un necessario uomo inutile.

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You are one of the few who addresses people with courtesy. And you are able to do it naturally and spontaneously, never forced. It is a feature that makes you stand out in a world where today the “courtesy” is unfortunately an out of date concept. Why being so polite with everyone? It comes natural to me. It was a choice from when I worked in a certain type of environment in which those with humble duties were often treated with little respect. I was polite with all the people I worked with and I continue to do so as a form of respect, even if I seem old. What do you miss from the past? First of all the youth, but not with regret. The past is the observatory to look to the future, not something to be anchored to, otherwise we don’t evolve, we live badly and get old soon. I love traditions but I don’t believe in the “we lived better before”. We change and, possibly, always improve. Does being fashionable still exist as a concept? I don’t like what’s fashionable, because it’s almost always not of good taste. Fashion no longer exists: there is luxury, a niche that still has something to give, and then there is a lot of filth that is called fashion. All those passing phenomena that last a season, such as seashell anklets, a fanny pack, a tank top.

I will never let my guard down in the battle against the white ankle sock. If you need to take things with you, invent something but never use a fanny pack. And if you wear a tank top, simply know that I won’t speak to you. So what is fashion? I wish education was fashionable. Because education leads to style, and then style becomes your code, your fingerprint. Can you tell me your craze? Cleaning the shoes. I was the first Italian to win, at the end of the 90s at the Ritz in Paris, the “three c” race: champagne, chirage and cigare. At the end of dinner you had to take off your shoes and polish them: as a last step, after cloth and lemon juice in my case, you use champagne until the surface of the shoe looks like glass. I won, and they gave me slippers with my initials embroidered at the moment. At home, cleaning shoes is like a ritual. To do it well it takes me half a day. For just one pair, of course. A craze told with serious humor. What is irony for you? Irony is a fundamental part of style. Often my irony becomes sarcasm and loses a little elegance, but nowadays you can no longer be too indulgent. So who is Alberto Guazzetti? A necessary useless man.

La camicia è la cifra dell’identità di un uomo.

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The shirt is the code of a man’s identity.

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GIULIA MINOZZI & RUNE RICCIARDELLI

di/by Francesca Gatti

DESIGN IN EQUILIBRIO Giulia Minozzi e Rune Ricciardelli: passo a due nel mondo dell’interior design

BALANCED DESIGN Giulia Minozzi and Rune Ricciardelli: pas de deux in the world of interior design

Giulia Minozzi e Rune Ricciardelli nel 2016 entrano nel team dello studio creativo di Udine Visual Display come senior designer e creative director e dopo qualche anno diventano soci junior dell’azienda che conta una decina di collaboratori tra architetti, designer e grafici e si occupa di progettazione internazionale per ristorazione, retail, hospitality, residenziale. Salentino con radici nordiche Rune, friulana “quasi” doc Giulia, si sono incontrati per caso a Milano nel 2010 nello studio della designer Paola Navone dove Rune lavorava da diversi anni nel dipartimento di interior design. “Ero alla ricerca di impiego, fresca di laurea magistrale – racconta Giulia - La notorietà di Paola stava esplodendo: io e Rune abbiamo iniziato a lavorare su alcuni suoi importanti progetti viaggiando tra Barcellona, Milano e Trieste, ci siamo conosciuti e poi innamorati.” Nel 2013 decidono di intraprendere una strada diversa e di mettersi in proprio. Inizia la collaborazione con la Visual Display come consulenti esterni per i progetti di interior. “Nel 2016 abbiamo lasciato definitivamente Milano per

trasferirci a Udine – racconta Rune - andare a vivere in provincia poteva sembrare una scelta azzardata, soprattutto per chi fa il nostro mestiere, invece è stato un cambiamento che sta portando molte soddisfazioni sia personali che professionali.” È proprio l’unione delle due persone, professionisti diversi ma complementari, che ne caratterizza il modo di creare: Giulia, più sognatrice ed impulsiva, ama la fase di ricerca dei progetti, il creare possibili scenari, idee, trovare nuovi materiali. Rune, più pragmatico, non perde mai di vista l’obiettivo finale e riesce a trovare la soluzione ad ogni tipo di difficoltà – budget, esecuzione lavori, imprevisti tecnici - che ogni progetto porta naturalmente con sé. Lo stile di Giulia e Rune è contaminato da influenze diverse: viaggi, letture, passione per il cinema e per la scenografia: “qualsiasi cosa stimoli la nostra fantasia può trasformarsi in uno spunto su cui lavorare. Ci piace mescolare gli stili, stupire creando accostamenti inediti di materiali e colori. Ci annoiamo facilmente: è raro quindi che ci venga voglia di fare la stessa cosa. I nostri progetti sono tutti di-

In 2016 they joined the team of the creative studio Visual Display in Udine as senior designer and creative director, and after a few years they became junior partners of the company which has about ten collaborators between architects, designers and graphic designers, and is involved in international design for catering, retail, hospitality, residential. Rune, from Salento with northern roots, and Giulia, an “almost” d.o.c. Friulian, met in Milan by chance in 2010 in the studio of the designer Paola Navone, where Rune had worked for several years in the interior design department. “I was looking for a job, fresh from my master’s degree - says Giulia - Paola’s fame was exploding: Rune and I started to work on some of her important projects, traveling between Barcelona, Milan and Trieste, we knew each other and then fell in love.” In 2013 they decided to take a different path and started their own business. The collaboration with Visual Display began as external consultants for interior projects. “In 2016 we definitively left Milan to move to Udine - says Rune – To go and live in the province could have seemed like a risky choice, es-

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pecially for those who do our job, instead it was a change that is bringing many satisfactions, both personal and professional” It is precisely the union of the two, different but complementary professionals, that characterizes their way of creating: Giulia is more dreamy and impulsive, she loves the research phase of projects, creating possible scenarios, ideas, finding new materials. Rune is more pragmatic, he never loses sight of the final goal and is able to find the solution to any type of difficulty - budget, execution of works, technical problems that each project naturally brings with it. Giulia and Rune’s style is tainted by different influences: travel, readings, passion for cinema and scenography: “anything that stimulates our imagination can turn into a starting point to work on. We like to mix styles, to amaze by creating unusual combinations of materials and colors. We get bored easily: so we rarely want to do the same thing. Our projects are all different, a sort of continuous experimentation. We constantly question ourselves, continuously trying to improve by seeking beauty, a concept too ideal and abstract to have a single definition.”


ON TREND

Masseria in Salento (ph. Guilia Minozzi)

Vitello D'oro, Udine (ph. Alessandro Pademi/ Eye Studio )

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versi, una sorta di sperimentazione continua. Ci mettiamo costantemente in discussione, per cercare di migliorare sempre cercando la bellezza, un concetto troppo ideale e astratto per avere una definizione univoca.” La cifra stilistica di Giulia e Rune, infatti, è la capacità di saper dosare gli ‘ingredienti’ trovando di volta in volta l’armonia di progetto che nasce dall’equilibrio tra gesti progettuali, materiali, luce e colore. Ogni progetto inizia sempre con l’ascoltare le richieste del cliente, con lo studio del luogo e del contesto in cui sarà inserito da cui delineare gli scenari possibili. “Non esiste una formula sempre uguale per far

nascere un concept. Alle volte parte da un’ispirazione o dall’intuizione del momento, altre da una specifica richiesta, oppure anche dagli stessi vincoli di spazio o di architettura. Anche quando abbiamo carta bianca, il nostro approccio è sempre di tipo funzionale: mettiamo al centro di tutto le esigenze di chi ‘abiterà’ quello spazio. Il semplice esercizio di stile fine a se stesso non ci interessa.” Esempio perfetto di questo approccio è uno dei lavori a cui Giulia e Rune sono più affezionati, la ristrutturazione del Ristorante Vitello d’Oro, luogo storico nel cuore del centro di Udine, che unisce grande ricerca estetica con una fase progettuale lunga quasi un

The stylistic code of Giulia and Rune is in fact the ability to know how to dose the ‘ingredients’, finding each time the design harmony that arises from the balance between design gestures, materials, light and color. Each project always begins with listening to the customer’s requests, with the study of the place and context in which the project will be inserted, from which to outline the possible scenarios. “There isn’t always an equal formula to create a concept. Sometimes it originates from an inspiration or intuition of the moment, or from a specific request, or even from the same constraints of space or architecture. Even when we have carte blanche, ours is al-

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ways the functional kind of approach: we put the needs of those who will ‘inhabit’ that space at the center of everything. We are not interested in the simple exercise in style as an end in itself.” A perfect example of this approach is one of the works which Giulia and Rune are most fond of, the renovation of the restaurant Vitello d’Oro, a historic place in the heart of the city of Udine, which combines great aesthetic research - with a project phase that lasted almost a year long - excellent functionality of the spaces and profound responsibility towards a much loved and known place. It is not just a restaurant, it is indeed the ‘home’ of the Sabinot family that has managed it Issue 14


GIULIA MINOZZI & RUNE RICCIARDELLI

Giulia e Rune (ph. Rocco Taglialegne)

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material board di progetto

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anno, ottima funzionalità degli spazi e profonda responsabilità verso un luogo molto amato e conosciuto. Non è solo un ristorante, infatti, ma la ‘casa’ della famiglia Sabinot che lo gestisce dal 1987. “In questo progetto si esprimono un po’ tutte le nostre anime: il rispetto del passato, delle persone e dei luoghi, accostamenti dosati di colori e materiali, la cura dei dettagli, l’amore per il bello.” I progetti nel cassetto sono molti nonostante il momento storico abbia provocato una brusca frenata per tutto il comparto del retail e della ristorazione in particolare: con la Visual Display stanno curando l’arredo interno di diverse case private importanti, una dimora nobiliare nel centro di Udine e una grande villa appena ristrutturata a Cortina. Per quanto riguarda l’hospitality, sono in fase di avvio due progetti: un farm hotel, con area wellness e vista sulla fattoria, e un boutique hotel immerso nelle vigne friulane.

“Quando non lavoriamo ai progetti dei clienti, pensiamo alle nostre case, non possiamo farne a meno, ancora di più dopo questo periodo di quarantena che tutti noi abbiamo vissuto. Per noi le case non finiscono mai, sono progetti in divenire, seguono le evoluzioni di chi ci abita e sono luoghi di sperimentazione continua. Nel nostro caso c’è la casa di Udine, il nostro nido, ma anche quella in Puglia, una masseria sperduta nelle campagne salentine, un luogo magico con una luce incredibile in cui fuggiamo appena ne abbiamo il tempo.”

since 1987. “In this project, all our souls are expressed: respect for the past, for the people and places, the right combinations of colors and materials, attention to details, love of beauty.” There are many long-cherished projects even if this historical moment has caused an abrupt slowdown, in particular for the entire retail and catering sectors: with Visual Display they are taking care of the interior furnishings of several important private houses, a noble residence in the center of Udine and a large newly renovated villa in Cortina. Regarding hospitality, two projects are in the start-up phase: a farm hotel, with a wellness area and views over the farm, and a boutique hotel immersed in the Friulian vineyards. “When we don’t work on customer projects, we think about our homes, we just can’t help ourselves, even more after this quarantine period that we all have experienced.

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For us, houses are never finished, they are ongoing projects, they follow the evolutions of those who live there, and they are places of continuous experimentation. In our case there is the house in Udine, our nest, but also the one in Puglia, an isolated large farm in the Salento countryside, a magical place with an incredible light, where we run to as soon as we have the time.”



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PATRIZIA MOROSO

di/by Francesca Gatti

IL DESIGN È CAPACE DI SALVARE IL MONDO 2020 Ultima chiamata: va cambiato il modo di progettare e produrre

DESIGN IS CAPABLE OF SAVING THE WORLD 2020 Last call: the way to design and produce must be changed

/ interior / identity / stories Una rubrica curata da Visual Display, studio creativo italiano di fama internazionale specializzato in progetti di interior design e brand identity. Uno spazio editoriale in cui dare nuovi significati alla parola design attraverso le conversazioni con le persone intervistate e attraverso i luoghi che le ospiteranno. In ogni numero di Genius, Visual Display vi porterà, insieme ad un ospite speciale, all’interno di uno spazio che ha realizzato e che ne ha segnato l’evoluzione progettuale. Dall’incontro tra luogo e persone, nascerà un dialogo aperto per raccontare nuove visioni e scenari del design. In questo numero ci troviamo da Filling Station Motel, a Udine, in compagnia di Patrizia Moroso, art director e anima dell’azienda di famiglia che ci parla della sua vita, della sua carriera e della sua visione.

Una rubrica curata da Visual Display, studio creativo italiano di fama internazionale specializzato in progetti di interior design e brand identity. Uno spazio editoriale in cui dare nuovi significati alla parola design attraverso le conversazioni con le persone intervistate e attraverso i luoghi che le ospiteranno. In ogni numero di Genius, Visual Display vi porterà, insieme ad un ospite speciale, all’interno di uno spazio che ha realizzato e che ne ha segnato l’evoluzione progettuale. Dall’incontro tra luogo e persone, nascerà un dialogo aperto per raccontare nuove visioni e scenari del design. In questo numero ci troviamo da Filling Station Motel, a Udine, in compagnia di Patrizia Moroso, art director e anima dell’azienda di famiglia che ci parla della sua vita, della sua carriera e della sua visione.

Imprenditrice, direttrice artistica, visionaria: chi è Patrizia Moroso? Sono un po’ di tutte queste cose, un bel “minestrone” di ingredienti: non ho mai separato la mia vita privata dal mio lavoro e mai lo farò. Ho il grande privilegio di fare ciò che amo, l’ho vissuto come un destino favorevole, come un dono. Da piccola ero una bambina un po’ selvatica e ribelle: sono cresciuta tra la campagna e l’azienda di famiglia che i miei genitori hanno creato nel 1952: mio padre Agostino aveva 20 anni, mia madre Diana solo 17 e lavoravano entrambi già da tempo. Mentre tutti lasciavano l’Italia per andare all’estero e scappare dalla miseria, i miei hanno deciso di restare per creare qualcosa di nuovo, che appartenesse solo a loro: è così che hanno creato nel cortile di casa un piccolo laboratorio di tappezzeria in cui lavoravano fa-

Entrepreneur, art director, visionary: who is Patrizia Moroso? I am a bit of all these things, a nice “hodgepodge” of ingredients: I have never separated my private life from my job and I will never do it. I have the great privilege of doing what I love, I have experienced it as a favorable destiny, as a gift. As a child I was a little wild and disobedient: I grew up between the countryside and the family business that my parents created in 1952: my father Agostino was 20 years old, my mother Diana only 17, and they both had been working for some time. While everybody would leave Italy to go abroad and run away from misery, my parents decided to stay to create something new, which belonged only to them: this is how they created a small upholstery workshop in our backyard, where family and friends have worked and is still called Moroso.

La grande missione del design è disegnare la bellezza e renderla accessibile a tutti.

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The great mission of design is to draw beauty and make it accessible to everyone.


ON TREND

miglia e amici e che ancora Ogni cosa che ci succede ci fa diventare la persona che siaoggi si chiama Moroso. mo, ovvero un mix di dna, Quindi sei cresciuta respi- esperienza, realtà e decisione: la strada ce la scegliamo, non è rando l’aria dell’azienda. È un’eredità che ho nel sangue. solo una questione di destino. Il mio asilo privato era un tavo- Dopo il liceo classico a Udine lo da lavoro pieno degli scarti ho studiato al Dams di Bologna e in quella città ho trovato “il delle stoffe con cui giocare. Sono sempre stata molto cu- mio posto” tanto che ci sono riosa: quando, un po’ più rimasta per 10 anni: mi sono grande, abitavamo sopra l’a- innamorata del mondo del fuzienda, spesso scendevo metto, in particolare quelli nell’ufficio di mio padre per americani underground, e di guardarmi in giro. Sulla sua tutta la cultura alternativa stascrivania trovavo le riviste di tunitense. In quegli anni ho riferimento dell’epoca - Casa- conosciuto tanti artisti bravisbella, Domus, In - in cui pote- simi che sono diventati gli vo leggere di progetti meravi- amici di una vita. gliosi e iniziare a conoscere nomi come Ettore Sottsass, Restiamo ancora un po’ nel Superstudio, Archizoom e gli passato. Ci racconti l’inizio altri protagonisti dell’archi- della tua carriera? tettura e del design radicale Sono tornata in Friuli all’inizio degli anni ’80: l’azienda di faitaliano di quegli anni. miglia che fino ad allora era Ci troviamo all’interno di un stata costantemente in crescihangar degli anni ’50, nato ta, risentiva della crisi econocome stazione di servizio e ri- mica. Mancava la comunicamasto in stato di semi-ab- zione, non c’era l’idea del brand come oggi: allora bastabandono per lungo tempo. Un’architettura industriale va lavorare sodo e produrre unica nel suo genere in città. con qualità per avere mercato. Questo per noi è stato il punto È stata proprio la crisi ad insedi partenza del progetto FSM, gnarci che i primi a sparire a partire dalla creazione del sono quelli che non hanno un brand. Il nome stesso è stato nome, per quanto facciano un studiato e ideato prendendo prodotto di alto livello. C’era ispirazione dalla storia e bisogno di nuova visibilità, dall’origine dei primi motel nuova creatività, un approccio Agip italiani degli anni ’50. diverso. Oggi possiamo dire che ha trovato un’identità nuova ma La svolta è stata portare il rispettosa di quello che è sta- “tuo mondo” in azienda, giuto. Qual è il tuo atteggiamento sto? Sì, e l’ho fatto attraverso le nei confronti del passato? Il passato è il momento dell’e- persone, artisti e designer che sperienza. Amo la storia, mi hanno contribuito a creare la piace conoscere il percorso de- cifra stilistica della Moroso. gli avvenimenti che hanno Mio padre capiva subito chi creato la nostra realtà e il no- aveva talento e ne aveva granstro presente e questo vale sia a de rispetto. Infatti, quando inlivello personale che generale. vitai Massimo Iosa Ghini a col-

So you grew up breathing the air of the company. It is a legacy that I have in my blood. My private nursery was a work table full of scraps of fabrics to play with. I’ve always been very curious: when I was a little older, we lived above the company, I often used to go down to my father’s office to look around. On his desk I found the magazines of reference of that time - Casabella, Domus, In - where I could read about wonderful projects and get to know names such as Ettore Sottsass, Superstudio, Archizoom and the other protagonists of the Italian architecture and radical design in those years. We are in a hangar from the ’50s, born as a service station which remained in a state of semi-abandonment for a long time. A one of a kind industrial architecture in the city. For us this was the starting point of the FSM project, beginning with the creation of the brand. The name itself was studied and conceived drawing inspiration from the history and origin of the first Italian Agip motels from the ’50s. Today we can say that it has found a new identity though respectful of what it used to be. What is your attitude towards the past? The past is the moment of experience. I love history, I like to know the course of events that have created our reality and our present, and this applies both on a personal and on a general level. Everything that happens to us makes us the person we are, that is, a mix of DNA, experience, reality and determination: we choose

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the way, it’s not just a matter of destiny. After the classical lyceum in Udine, I studied at the Dams in Bologna, and in that city I’ve found “my place” so much that I stayed there for 10 years: I fell in love with the world of comics, especially the American underground ones, and with the whole American alternative culture. In those years I have met many talented artists who have become friends of a lifetime. Let’s stay a little more in the past. Can you tell us about the start of your career? I returned to Friuli in the early ’80s: the family business, which until then was constantly growing, got affected by the economic crisis. There was no communication, there was no sense of the brand as today: at that time in order to have a market, it was enough to work hard and guarantee quality. The crisis is exactly the one who taught us that the first to disappear are those who do not have a name, no matter how much high-level their products are. There was a need for new visibility, creativity, a different approach. The turning point was to bring “your world” into the company, right? Yes, and I did it thanks to the people, artists and designers who have contributed to creating Moroso’s stylistic code. My father could see right off those who had talent and had great consideration for them. Indeed, when I invited Massimo Iosa Ghini to collaborate with us, my father saw his value right away and welcomed him with enthusiasm. Massimo was only 22 but already a very good deIssue 14


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03 laborare con noi, mio padre ne vide subito il valore e lo accolse con entusiasmo. Massimo aveva solo 22 anni ma era già un disegnatore bravissimo. È bastato il tempo di un’estate per immaginare un nuovo mondo di prodotti disegnati da lui: era il 1987 e decidemmo di presentare il progetto in un evento fuori salone a Milano durante la Fiera che all’epoca si teneva a settembre. La collezione fu un successo e mi riempì di coraggio per il futuro. Non solo: per la prima volta le riviste internazionali di design parlavano di noi e del design Moroso. Era nato un brand.

PATRIZIA MOROSO

Sì, tre incontri fondamentali. Iosa Ghini e poi Toshiyuki Kita e Ron Arad hanno tracciato le tre pietre miliari su cui si basa il fare design secondo Moroso: valorizzare i giovani talenti, esplorare culture lontane e diverse dalla nostra e fondare un nuovo rapporto tra design e arte.

Ci racconti queste storie? Nel 1988 conobbi un designer giapponese che sarebbe diventato ben presto uno di famiglia. Toshiyuki Kita decise di regalarmi il progetto di un divano, chiamato Saruyama, ovvero “montagna delle scimmie”: era qualcosa di mai visto prima, assomigliava alla Quindi è stato l’incontro con forma di una roccia. Per la le persone a segnare la storia Moroso si apriva una nuova porta verso mondi lontani: e la strada dell’azienda?

signer. One summer is the time it took to imagine a new world of products designed by him: it was 1987 and we decided to present the project during a side event in Milan during the Fair that used to be held in September at the time. The collection was a success and filled me with courage for the future. And not only: for the first time international design magazines were talking about us and Moroso design. A brand was born. So did the encounters with people mark the company’s history and path? Yes, three fundamental ones. Iosa Ghini and then Toshiyuki Kita and Ron Arad have traced the three milestones on which design according to Moroso

Patrizia Moroso con Giorgio Di Bernardo Genius People Magazine

is based: to promote young talents, to explore cultures far and different from ours, and to establish a new link between design and art. Can you tell us these stories? In 1988 I met a Japanese designer who would soon become one of the family. Toshiyuki Kita decided to give me the design of a sofa, called Saruyama, or “mountain of the macaques”: it was something never seen before, it resembled the shape of a rock. For Moroso, a new gate to far-off worlds opened up: with Saruyama the search for harmony of the Japanese culture entered the homes. The success of the collection was enormous, to the point that it is still in production after more than 30 years.


ON TREND

con Saruyama la ricerca dell’armonia della cultura giapponese entrava nelle case Il successo della collezione fu grandissimo tanto che è ancora in produzione dopo oltre 30 anni. Poi subito dopo, nel 1990, conobbi Ron Arad: da sempre abituato a lavorare il metallo, voleva realizzare degli imbottiti e allora gli proposi una collaborazione. Risultato: oltre 15 pezzi che traghettavano il suo linguaggio dalla saldatura alla cucitura, dal rigido al morbido, dal grigio del metallo ai colori primari, pieni e intensi del panno. Moroso è stata la prima azienda con cui ha lavorato: è stato un percorso irripetibile di creazione e traduzione di significati, non solo di forme. Ron, infatti, era un artista e il suo design era concepito come espressione personale per creare pezzi unici ed edizioni limitate. Con Moroso, invece, i suoi oggetti sono entrati nelle case di tutto il mondo.

Questo edificio racchiude sotto la sua cupola in cemento un’officina di moto con tutti i suoi spazi annessi e una piccola osteria su strada. A nostro parere però il progetto esprime al meglio il suo potenziale nel grande spazio vuoto centrale che allo stesso tempo unisce e divide le funzioni lasciando spazio all’immaginazione. Cosa ti ha portato a sceglierla come location per il catalogo Moroso? Perché questo luogo ha una forte vocazione internazionale, potrebbe trovarsi tranquillamente a Hong Kong o a New York. È un perfetto métissage, mette insieme tante anime diverse - moto, abiti, caffe e vino – e per questo mi è affine. Come set fotografico è perfetto, non può che far nascere nuove contaminazioni e significati in ciò che viene scattato. Guardiamo sempre al nostro presente. Un presente difficile che ha cambiato la nostra realtà in modo sconvolgente. Quali opportunità dobbiamo cogliere? Siamo su un crinale. C’è un prima e ci sarà un dopo. La sfida è enorme, per tutti. Mi auguro che l’umanità capisca e prenda consapevolezza che siamo arrivati ad un bivio per la nostra sopravvivenza e quella del pianeta. Questa emergenza è stata come un annuncio, una chance unica e irripetibile per capire come l’uomo deve vivere su questa terra, preservando le risorse invece di continuare a distruggerle. Il Covid-19 è l’ultima chiamata. Cogliamola.

Non poteva non esserci anche una donna in questo incontro di universi. È vero. Con Patricia Urquiola fu un altro colpo di fulmine. Patricia iniziò la collaborazione con Moroso nel 1999 e da subito sovvertì l’ordine delle cose: mentre prima le collezioni di design erano separate da quelle più tradizionali, con lei “tutto diventò design”, anche i prodotti più semplici per la casa. Fu una nuova rivoluzione per il marchio Moroso: la creatività non riguardava più solo una nicchia del mercato, anche i prodotti più disegnati erano pensati per essere vissu- Personalmente abbiamo sempre considerato il Design un ti quotidianamente.

Then immediately after, in 1990, I met Ron Arad: accustomed to working metal his whole life, he wanted to create upholstered items so I offered him a collaboration. The result: over 15 pieces that speak his language from welding to stitching, from rigid to soft, from metal gray to primary colors, full and vivid of the cloth. Moroso was the first company he ever worked with: it was a unique journey of creation and translation of meanings, not just shapes. Ron, in fact, was an artist and his design was imagined as a personal expression to create one-of-a-kind pieces and limited editions. With Moroso, however, his objects have entered the homes worldwide. And also a woman could not be missed in this encounter of universes. It’s true. With Patricia Urquiola it was another love at first sight. Patricia started to collaborate with Moroso in 1999 and since the beginning changed the order of things: with her “everything became design”, even the simplest home products, whereas before the design collections were separated from the more traditional ones. It was a new revolution for the Moroso brand: creativity was not just about a niche of the market, since even the finest items were designed to be lived daily. This building contains, under its concrete dome, a motorcycle workshop with all its annexes and a small tavern on the street. In our opinion, however, the project best expresses its potential in the large central empty space that in the same

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breath unites and divides the functions, leaving room for imagination. What drove you to select it as the location for the Moroso catalog? Because this place has a strong international vocation, it could easily be found in Hong Kong or New York. It is a perfect métissage, it brings together many different souls - motorcycles, clothes, coffee and wine - and for this reason we are similar. As a photographic set it is perfect, it can only give rise to new contaminations and meanings in what is shot. We always look at our present. A difficult present that has changed our reality in a shocking way. What opportunities should we seize? We are on a ridge. There was a before and there will be an after. The challenge is enormous, for everyone. I hope that humanity understands and becomes aware that we have reached a crossroads for our survival and that of the planet. This emergency has been like an omen, a unique and unrepeatable chance to understand how man should live on this earth, preserving resources instead of continuing to destroy them. Covid-19 is the last call. Let’s take it. Personally, we have always considered Design as a very healthy way of looking to the future. A form of collective planning capable of analyzing and summarizing necessities and of facing changes as a source of inspiration. What role do you think Design will play in all this? Design itself has the “power to save the world”. Design now Issue 14


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03 modo molto sano di guardare al futuro. Una forma di progettazione collettiva capace di analizzare e sintetizzare le necessità e di affrontare i cambiamenti come fonte di ispirazione. Secondo te che ruolo avrà il Design in tutto questo? Il design ha in sé il “potere di salvare il mondo”. Il design ormai permea tutto della nostra quotidianità, rientra nella vita di ognuno di noi senza che ce ne rendiamo conto, dalla scelta della forma di un bicchiere, all’idea di un arredo. La grande missione del design è disegnare la bellezza e renderla accessibile a tutti grazie alla produzione industriale. Però in questo momento al design viene chiesto qualcosa in più. Che cosa intendi? Andare verso prodotti sempre più sostenibili trovando nuovi materiali. Non è facile nel nostro settore ed infatti è una sfida che si può vincere solo c’è unità di intenti tra aziende e mercato, influenzando le grandi multinazionali produttrici e chiedendo tutti insieme materiali più green. Il bravo designer di oggi è quello che saprà creare oggetti quanto più sostenibili per il mondo che verrà, per i nostri figli e i nostri nipoti. Il momento che stiamo vivendo ha cambiato profondamente il modo di vivere gli spazi. Luoghi solitamente più intimi si sono dovuti trasformare improvvisamente in ambienti di lavoro e ci siamo tutti ritrovati a vivere le nostre case in maniera molto più intensa, Questo ci ha portato a dover ri-costruire dei rapporti quo-

PATRIZIA MOROSO

tidiani con gli spazi e con gli oggetti. Tu come vivi la casa e i tuoi spazi personali e professionali? Ogni casa assomiglia a chi la abita. Nel mio caso è stato un colpo di fulmine: un terreno vuoto con una grandissima area verde non edificabile che sembrava una giungla. Quando ho chiamato Patricia (Urquiola) per il progetto le ho detto: “ho trovato un posto meraviglioso: voglio una casa che rispetti ciò che già c’è e che faccia entrare l’esterno all’interno”. Come la vivo? Come ho sempre fatto, anche prima dell’emergenza: è rifugio, è insieme di cose salvate e di idee, mi innamoro di oggetti e li porto a casa. È un grande loft senza chiusure e senza porte e gli oggetti ci vivono bene, trovano il loro giusto spazio. La casa è anche la continuazione del luogo di lavoro. Spesso ci organizzo anche le riunioni: si mette su un buon caffè e si parla, ci si confronta, si sta insieme. Alla fine di questo viaggio dal passato al presente: chi è quindi Patrizia Moroso? Quella di sempre. La bambina curiosa che si arrampicava sugli alberi e giocava sotto un tavolo pieno di stoffe. Forse solo un po’ più saggia.

permeates all of our daily lives, is part of the life of each one of us without realizing it, from the choice of the shape of a glass, to the idea of a furniture. The great mission of design is to draw beauty and make it accessible to everyone thanks to industrial production. But at the moment something more is searched for in design. What do you mean? Going towards more sustainable products by finding new materials. It is not easy in our sector and it is indeed a challenge that can only be overcome if there is a unity of purpose among the companies and the market, by influencing the large multinational manufacturers and asking for more “green” materials all together. The good designer of today is the one who will be able to create the most sustainable items for the world to come, for our children and grandchildren. The moment we are living has profoundly changed the way we live spaces. Places that used to be more intimate had suddenly turned into workplaces, and we all found ourselves living our homes in a much more intense way. This got us into having to re-build daily relationships with spaces and objects. How do you live your home and personal and professional spaces? Each house resembles its inhabitants. In my case it was love at first sight: an empty land with a huge green area not for construction, which looked like a jungle. When I called Patricia (Urquiola) for the project, I told her: “I have found a wonderful place: I want a house that re-

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spects what is already there and that allows the outside to enter inside”. How do I live it? As I have always done, even before the emergency: it is a nest, a set of saved things and ideas, I fall in love with objects and take them home. It is a large loft without latches and without doors and the objects fit well there, they find their right space. The house is also the continuation of the workplace. We often have some meetings there too: we can have a good coffee and talk, discuss, hang out. At the end of this journey from the past to the present: who is Patrizia Moroso? The usual one. The curious little girl who climbed trees and played under a table full of fabrics. Maybe just a little wiser.



03

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FSM

Filling Station Motel – moto custom, officina e concept store

Filling Station Motel - custom service, workshop and concept store

Uno spazio dedicato ai viandanti d’oggi, agli amanti delle due ruote e

A space dedicated to today’s travelers, two-wheel lovers and local pa-

agli avventori locali, situato all’interno di un vecchio hangar dell’ENI-

trons, located inside an old ENI-Agip hangar which fell into disuse at one

Agip in disuso presso una delle poche stazioni di servizio nel centro di

of the few service stations in the center of Udine.

Udine.

Three souls coexist in the Fsm space: the motorcycle workshop (in par-

Nello spazio di Fsm convivono tre anime: l’officina di moto (in partico-

ticular Harley Davidson), which carries out repairs, customization service

lare Harley Davidson), che esegue riparazione, servizio di customizza-

and production of its own-brand motorcycles; the concept store dedi-

zione e produzione di motociclette a marchio proprio, il concept store

cated to two-wheel lovers, and last but not least the tavern, to taste a

dedicato agli amanti delle due ruote e non solo e infine l’osteria, per

selection of local wines and Italian excellence complemented by simple

degustare una selezione di vini locali ed eccellenze italiane accompa-

and seasonal food.

gnati da cibo semplice e stagionale.

The recovery project, curated by Visual Display, wanted to preserve the

Il progetto di recupero, curato dalla Visual Display, ha voluto preserva-

original personality and characteristics of the place, a rare example of

re personalità e caratteristiche originarie del luogo, un raro esempio di

industrial architecture in the city.

architettura industriale in città.

Step one was precisely to find the location and to suggest it to the future

Il primo passo è stata proprio la ricerca e la proposta di questa location

owners, a design choice that proved to be perfect both from a commer-

ai futuri titolari, una scelta progettuale rivelatasi perfetta sia dal punto

cial and an aesthetic point of view to give shape, substance and an un-

di vista commerciale sia da quello estetico per dare forma, sostanza e

mistakable character to the future project.

carattere inconfondibile al futuro progetto.

The name itself was studied and conceived by Visual Display drawing

Il nome stesso è stato studiato e ideato da Visual Display prendendo

inspiration from the history and origin of the first Agip motels, which ap-

ispirazione dalla storia e dall’origine dei primi motel Agip, sorti in tutta

peared in all Italy during the 1950s, just as a support service to large gas

Italia nel corso degli anni ’50 proprio come servizio di supporto alle

stations.

grandi stazioni di benzina.

The contamination of looks, styles and spaces becomes integral part and

La contaminazione, di sguardi, di stili e di spazi diventa parte integran-

common denominator of the experience inside the Filling Station Motel,

te e comune denominatore dell’esperienza all’interno di Filling Station

an old-fashioned yet innovative environment, a stopping place between

Motel, un ambiente retrò e innovativo allo stesso tempo, un luogo di

past and future.

sosta tra passato e futuro.

Intervista a Marco Zei titolare di FSM:

Interview with Marco Zei, owner of FSM:

Con una precisa idea imprenditoriale in testa, Marco Zei e Michela Sina,

With a precise entrepreneurial idea in mind, Marco Zei and Michela Sina,

titolari di Fsm e marito e moglie nella vita, si sono messi alla ricerca di

owners of Fsm and husband and wife in life, started searching for a place

un luogo in cui unire le loro passioni: le moto prima di tutto e poi l’amo-

in which to unite their passions: first of all motorcycles, and then the love

re per lo stile e il design e anche il piacere di stare in compagnia, maga-

for style and design, and also the pleasure of being in company, perhaps

ri davanti ad un buon bicchiere di vino.

over a good glass of wine.

“Amo il mondo delle due ruote – racconta Zei – e volevo creare un

“I love the two-wheel world - says Zei - and I wanted to create a

luogo che mettesse insieme tutto quello che un motociclista può cer-

place that would put together everything that a motorcyclist can

care: officina, assistenza specializzata, abbigliamento e accessori,

look for: workshop, specialized assistance, clothing and accessories,

condivisione e convivialità”.

sharing and conviviality”.

Il progetto era chiaro ma ci voleva lo spazio perfetto. “È stato amore a

The plan was clear but the perfect space was needed. “It was love at

prima vista: questo luogo aveva già una vocazione al mondo dei motori

first sight: this place already had a vocation towards the world of motors

e anche un’architettura che poteva renderci liberi di creare quello che

and also an architecture that could freeing us to create what we have

sognavamo”.

dreamed of.”

Così è nato Fsm che ha inaugurato nella primavera del 2018 e che al suo

Thus Fsm was born, inaugurated in the spring of 2018, and which in-

interno è officina specializzata per moto, in particolare Harley Da-

ternally is a specialized workshop for motorcycles, in particular Harley

vidson, concept store e osteria. Tutti i diversi spazi interni “comunica-

Davidson, a concept store and tavern. All the different interior spaces

no” tra loro grazie a vetrate trasparenti e reti metalliche mentre la stan-

“communicate” with each other thanks to transparent windows and wire

za centrale, con un grande tavolo conviviale e diverse zone lounge,

netting, while the central room, with a large convivial table and different

diventa il raccordo dei diversi mondi Fsm.

lounge areas, becomes the link between the different Fsm worlds.

La clientela, infatti, è molto eterogenea: ci sono i professionisti e le per-

The clientele, in fact, is very heterogeneous: there are professionals and

sone che lavorano che si fermano per un pranzo veloce, ci sono i moto-

people who work and stop here for a quick lunch, there are motorcyclists

ciclisti che affidano le loro amate due ruote alle cure dell’officina, ci

who entrust their beloved bikes in the care of the workshop, there are

sono gli appassionati del design e dello stile, ci sono gli affezionati

design and style enthusiasts, there are the evening aperitif aficionados.

dell’ora dell’aperitivo serale.

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FILLING STATION MOTEL

Uno spazio dedicato ai viandanti d’oggi, agli amanti delle due ruote, agli avventori locali. Progetto di interior design e branding a cura di Visual Display Fotografia Rocco Taglialegne da pag 223 a pag 229

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FSM

La lounge dello spazio FSM, Udine Genius People Magazine


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FSM

Scorcio sull’officina

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L’osteria all’interno di FSM

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FSM

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ALBERTO FRANCESCHI

LO STRANO CASO DI ALBERTO FRANCESCHI Un sognatore che ce l’ha fatta!

THE STRANGE CASE OF ALBERTO FRANCESCHI A dreamer who has made it! Conosciamoci meglio: con tre parole, come descriveresti Alberto Franceschi? Bella domanda! Non ho una vera definizione perché sono molto esigente con me stesso, e spesso tendo a sminuirmi molto, però potrei usare: tenace, sognatore, fortunato. Come ti ha cambiato l’avventura con Hide&Jack e il successo di questo meraviglioso progetto? Quando mio fratello Nicola e io abbiamo deciso di intraprendere questa strada, lo abbiamo fatto con l’intento di fare esperienza nella gestione di un’azienda, e nessuno pensava che potessimo arrivare dove siamo arrivati. Giappone, Cina, Russia, e molti altri paesi, ci sembravano inarrivabili e ora, invece, sono sempre in prima linea a darci grandi soddisfazioni…è un emozione non da poco! Quando sono andato a visitare gli store in cui è distribuito il marchio Hide&Jack è stato davvero commovente per me: vedere corner, rifiniti in marmo, con sopra i nostri prodotti, mi riempie di soddisfazione! Qual è la canzone che ti dà la giusta carica e la grinta per affrontare la giornata? Io vivo in un video musicale, praticamente! Però non ne ho

una in particolare che mi sento di scegliere… Attraverso il tuo lavoro hai la possibilità di viaggiare e di esplorare realtà molto diverse fra loro, quali sono i luoghi che ti hanno maggiormente colpito e sorpreso? Penso che la cosa più bella del mio lavoro sia proprio il fatto che, per comprendere al meglio tutti i diversi mercati, tu li debba vivere. Sono rimasto sorpreso dall’Asia, e in particolare dal Giappone: la loro precisione e la loro cura dei dettagli è invidiabile. Spesso, scendendo da un aereo o addentrandosi tra le vie di una città sconosciuta, si ha la sensazione di sentirsi a casa anche se si è a migliaia di km di distanza dal paese natio. Ti è mai successo? Dove e perché? Mi succede spesso, soprattutto con le città che frequento di più: Parigi, Londra, Los Angeles. Ho passato davvero molto tempo in tutte queste città e le adoro, è come se fossero una seconda casa. Quando devi staccare la spina, cosa fai per ricaricare le energie e trovare un nuovo equilibrio? Cose molte semplici: giocare a carte con gli amici, stare in famiglia o giocare alla Playsta-

Through your work you have the opportunity to travel and explore very different realities, which are the places that impressed and surprised you the most? I think the best thing about my job is that, in order to understand all the different markets, you have to live them. I was surprised by Asia, and Japan in How did the adventure with particular: their precision and Hide&Jack and the success attention to detail is enviable. of this wonderful project Often, getting off a plane or change you? When my brother Nicola and I walking through the streets decided to go down this road, of an unknown city, you feel we did it with the intention of at home even if you are thougaining experience in running a sands of miles away from business, and nobody thought your hometown. Has that we could get where we are ever happened to you? Where now. Japan, China, Russia, and why? and many other countries, It often happens to me, espeseemed unattainable and now, cially with the cities I frequent instead, they are always on the most: Paris, London, Los Angefront line to give us great satis- les. I spent a lot of time in all faction...it is no small emotion! these cities and I love them, it’s When I went to visit the stores like a second home. where Hide&Jack brand is distributed, it was really touching When you have to pull the for me: seeing corners, fin- plug, what do you do to reished in marble, with our prod- charge your batteries and ucts on them, fills me with sat- find a new balance? Just simple things: playing isfaction! cards with friends, staying with What’s the song that gives family or playing with the Playyou the right charge and grit station...even if I’m big now, I haven’t lost that passion! to get through the day? I live in a music video, basically! But I don’t have one in particu- You’re a motoring enthusiast, which are your favorite cars? lar that I feel like choosing... Let’s get to know each other better: with three words, how would you describe Alberto Franceschi? Good question! I don’t have a real definition because I’m very demanding of myself, and I often tend to belittle myself a lot, but I could use: tenacious, dreamy, lucky.

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tion…anche se sono grande, Hai mai vissuto una giornata non ho perso questa passione! perfetta? In cosa consiste la giornata ideale di Alberto Sei un appassionato di moto- Franceschi? ri, quali sono le tue automo- No, non l’ho mai vissuta: ogni bili preferite? Che sensazioni giorno mi metto alla ricerca di un’altra giornata migliore deled emozioni ti trasmettono? Per un ragazzo è difficile non la precedente! essere appassionato di motori, e in famiglia lo siamo tutti. A Come e dove ti vedi fra dieci me emoziona molto di più la anni? bellezza estetica della macchi- Bella domanda! Però non ho na più che non la sua presta- mai voluto pensarci perché, di zione o ciò che rappresenta. anno in anno, voglio ed esigo Adoro le sportive come Ferrari sempre più da me stesso. e Lamborghini, ma credo che la Rolls Royce sia l’auto con Qual è la parte che più ti piace più classe in assoluto, guidarla e ti diverte del tuo lavoro? ti rilassa tanto quanto una va- Non c’è una parte in sé che mi canza! Grazie a mio fratello piaccia di più. Effettivamente Nicola apprezzo anche le elet- mi piace tutto, al punto da aver triche di Tesla: sostenibili e capito che, quando ti diverti con una tecnologia all’avan- lavorando, è come se non lavorassi affatto! guardia.

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What feelings and emotions do they give you? It’s hard for a boy not to be passionate about motors, and in my family we all are. I’m more excited about the aesthetic beauty of the car than about its performance or what it represents. I love sports cars like Ferrari and Lamborghini, but I think the Rolls Royce is the car with the most class, driving it relaxes you as much as a holiday! Thanks to my brother Nicola I also appreciate Tesla’s electrics: sustainable and with cutting-edge technology.

How and where do you see yourself in ten years? Good question! But I never wanted to think about it because, year after year, I want and demand more and more from myself.

Have you ever had a perfect day? What is Alberto Franceschi’s ideal day made of? No, I’ve never experienced it: every day I look for a day better than the previous one!

Hide&Jack and Dr. Jekyll & Mr. Hyde, a brilliant idea for the brand name. The naming tells the story of the shoe, but it also mirrors the personality of all of us...

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What’s the part you like and enjoy the most about your job? There’s not a particular part I prefer to other. I actually like everything, so much that I’ve realized that when you have fun working, it’s like you’re not working at all!

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04 Hide&Jack e Dr. Jekyll & Mr. Hyde, un’idea brillante per il nome del brand. Il naming racconta la storia della scarpa, ma fa anche da specchio alla personalità di tutti noi… Sicuramente dentro a ciascuno di noi si cela una doppia personalità ed è per questo che il naming dà un qualcosa in più rispetto al semplice prodotto. La nostra linea guida per le collezioni è quella di fornire i nostri prodotti di una doppia chiave di lettura: puoi vestirti casual, puoi essere elegante. Ci ha reso molto competitivi e ci ha aperto a tantissimi target di vendita. Com’è stato lavorare con David Tourniaire-Beauciel, designer di Balenciaga? Lavorare con uno dei migliori designer al mondo è stato ed è emozionante perché capisci come ragionano i trend setter e vestono gran parte del mondo. In questo difficile momento hai deciso di donare 10.000 mascherine a chi ne avesse bisogno. È stato un gesto importante, com’è andata? Abbiamo fatto questa donazione per far sentire la nostra presenza in un momento di estrema difficoltà. È stata dura perché, in periodo di crisi e di calo del fatturato, ci siamo fatti carico delle spese di produzione e di spedizione di ciascuna di esse, e tanti altri, come noi, hanno fatto beneficienza senza guardare alla crisi che si avvicinava. Noi italiani siamo pieni di difetti ma, quando si tratta di aiutare, non ci tiriamo mai indietro! Quali sono stati i momenti di questa grande avventura con Hide&Jack che ricordi con maggiore orgoglio?

ALBERTO FRANCESCHI

Penso ce ne siano davvero molti, ma non dimenticherò mai i primi anni e tutto quello che mi è accaduto attorno. Ho iniziato quando andavo ancora all’università e mi sentivo imbattibile, e poi ho dovuto fare i conti con la realtà e ho capito che la fortuna non basta se non è condita con una buona dose di lavoro e uno staff incredibile alle spalle. L’azienda è formata dalle persone e da solo puoi arrivare solamente fino a un certo punto. Pensare all’inizio mi emoziona: nessuno mi ascoltava tranne la mia famiglia e Nicola, che poi è chi muove le pedine in azienda. C’è ancora tantissimo da fare per affermare il marchio ma sono sicuro che, tutto ciò che abbiamo costruito e tutto ciò che stiamo facendo, ci darà sempre grandi soddisfazioni! Se potessi dare un consiglio a un imprenditore alle prime armi, quale sarebbe? Per quanto poco possa valere il mio consiglio, io sono sicuro che una delle chiavi del successo sia il non mollare mai e il rialzarsi…sempre!

luck is not enough unless it is seasoned with a good amount of work and an incredible staff behind you. The company is made up of people and you can only go so far on your own. Thinking of the beginning excites me: no one listened to me except my family and Nicola, who’s the person who moves the pawns in the company. There is still a lot to do to estabWhat was it like working with lish the brand but I am sure that Balenciaga designer David everything we have built and everything we are doing will alTourniaire-Beauciel? Working with one of the best ways give us great satisfaction! designers in the world has been and is exciting because you un- If you could give a novice enderstand how trendsetters think trepreneur an advice, what and dress pretty much the would it be? As little as my advice may be whole world. worth, I’m sure that one of the In this difficult moment you keys to success is never giving decided to donate 10,000 up and always getting up! mouth masks to those in need. It was an important gesture, how did it go? We made this donation to make our presence felt at a time of extreme difficulty. It was hard because, in a period of crisis and falling turnover, we took care of production and shipping costs of each one of them, and many others, like us, did charity work without looking at the approaching crisis. We Italians are full of flaws but, when it comes to helping, we never back down! Surely inside each of us hides a double personality and that’s why this naming gives something more than just the product. Our guideline for the collections is to provide our products with a double key: you can dress casual, you can be elegant. It has made us very competitive and opened us up to a lot of sales targets.

What were the moments of this great adventure with Hide&Jack that you remember with more pride? I think there are really a lot of them, but I will never forget the early years and everything that happened around me. I started when I was still going to university and I felt unbeatable, and then I had to come to terms with reality and I realized that Genius People Magazine



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MICHELE GIGLI

LA RIVINCITA DEI NERD REVENGE OF THE NERDS

Il marchio C&C rappresenta il più grande di quattro APR distribuiti lungo tutto lo Stivale, e a confermarlo vi sono i suoi oltre 240 dipendenti. A dare maggiore forza al brand vi è anche il riconoscimento di Apple Authorised Education Specialist che fa di C&C la prima azienda in Italia, e la decima in Europa, per penetrazione dei prodotti Apple nella scuola e per i risultati conseguiti con i progetti Education, oltre ad essere stata insignita del premio Apple Education Rising Star 2019. E una fetta importante del business di C&C è rappresentato proprio dal settore Education. Con un fatturato di 160 mln di euro (anno 2019) e una crescita del 48% rispetto all’anno precedente, C&C con la sua rete retail conta un potenziale bacino di utenza di 13 milioni di persone e, con i suoi store, copre 4 mila metri di superficie totale. Nella graduatoria Top 200 delle imprese pugliesi, realizzata da PwC e dal dipartimento di Economia, management e diritto dell’impresa dell’UniBa, con i dati del 2018, C&C compare al 32esimo posto (con un salto di 33 posizioni rispetto al 2017). La storia di C&C è una storia controcorrente. È la storia di due fratelli che anziché lasciare il sud per trasferirsi al nord, e lì costruirsi il proprio futuro, hanno deciso di valorizzare la propria terra di origine e, da questa, espandersi lì dove il mercato lo ha richiesto. La base operativa, infatti, resta la Puglia. L’head quarter multipiano nel quartiere San Pasquale di Bari, che dal 2017 sostituisce il primo appartamento di 80 metri quadri da cui partivano gli ordini, è sede di logistica, assistenza, ufficio acquisti e comunicazione e marketing. In una struttura green e sostenibile, alimentata da un impianto fotovoltaico che produce maggiore energia rispetto al fabbisogno (il resto va negli accumulatori), e che gode di un impianto di geotermia, sono impiegate 30 persone con un’età media di 35 anni: una parte delle oltre 240 persone impiegate nelle 32 sedi presenti lungo una linea ideale di oltre mille chilometri, da Brunico, in Trentino Alto-Adige, sino a Lecce, attraversando ben dieci regioni. Da dove comincia la storia di C&C e di Michele Gigli? Non sono nato imprenditore. A 6 anni ho cominciato a giocare con i computer e a sviluppare la passione per l’informatica, la programmazione e tutte le caratteristiche della strumentazione Apple. Da tecnico a imprenditore è stato un salto difficile.

The C&C brand is the largest of four APRs distributed along the whole country, and more than 240 employees can prove it. A greater strength to the brand is also given by the recognition of Apple Authorized Education Specialist, that appoints C&C as the first company in Italy, and the tenth in Europe, for the penetration of Apple products in schools and for the results achieved with the Education projects, in addition to receiving the Apple Education Rising Star 2019 award. And an important part of the business of C&C is indeed the Education sector. With a turnover of 160 million euros (in 2019) and a 48% growth compared to the previous year, C&C with its retail network has a potential customer base of 13 million people and, with its stores, covers 4.000 meters of total area. In the Top 200 ranking of Apulian companies, created by PwC and the Department of Economics, Management and Law of the University of Bari by using data from the year 2018, C&C appears in 32nd place (with a leap of 33 positions compared to 2017). The history of C&C is an unconventional story. It is the story of two brothers who, instead of leaving the south to move up north to build their future there, decided to add value to their native land and, from here, to expand where the market requires it. Indeed, the operation centre remains in Puglia. The multi-story head quarter in the San Pasquale district of Bari, which since 2017 replaces the first 80 square meter apartment from which orders were sent, is home to logistics, assistance, purchase department, communication and marketing. In a green and sustainable structure, powered by a photovoltaic system that produces more energy than it needs (the rest goes to the accumulators), and that benefits from a geothermal system, 30 people are employed with an average age of about 35: just one part of the over 240 working people in the 32 locations present along an ideal line more than a thousand kilometers long, from Bruneck, in Trentino Alto-Adige, to Lecce, crossing ten regions. Where does the story of C&C and Michele Gigli begin? I was not born an entrepreneur. At 6 years old I started playing with computers and developing a passion for IT, programming and all the characteristics of Apple instruments. From technician to entrepreneur, it was a difficult jump. When my employer, at the end of the 90s, told me that Apple was about to collapse - despite

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In foto Michele Gigli

Quando il mio datore di lavoro, a fine anni ’90, mi disse che Apple era ormai al collasso - nonostante il ritorno di Steve Jobs - decisi, invece, di cogliere la palla al balzo. Nel 2001 ho aperto con mio fratello C&C e ho cominciato come consulente per l’installato Apple; nel 2005 siamo diventati il secondo Apple Center in Italia e nel 2006, tra i debiti, è partito il negozio barese. Oggi, alla soglia dei 50 anni, la nostra azienda rappresenta il più importante dei quattro principali Apr in Italia. C&C è una storia di successo che, partendo dal sud, è arrivata sino ai confini col Nord Europa. Qual è la chiave di questo successo? C’è una sola parola che risponde a questa domanda: passione. Quando ho iniziato a muovere i primi passi in questo settore avrei pagato per fare quello che faccio oggi, quindi ritrovarmi ora a condurre una azienda come C&C mi fa essere davvero fiero. Mi ritengo una persona estremamente fortunata perché la mia attività mi piace molto e mi dà veramente tanto. Un altro aspetto non di poco conto che ha determinato il successo di C&C sono i miei collaboratori, che scelgo ad uno ad uno perché il mio non è solo un ruolo di imprenditore ma anche di una persona che guida un gruppo che è una grande famiglia.

Steve Jobs’ return - I decided to seize the opportunity instead. In 2001 I opened C&C with my brother and started as a consultant for the Apple set up; in 2005 we became the second Apple Center in Italy and in 2006, amidst the debts, the store in Bari opened. Today, on the threshold of 50 years, our company represents the most important of the four main Apr in Italy. C&C is a success story that, starting from the south, has reached the borders with Northern Europe. What is the key to its success? There is only one word that answers this question: passion. When I started to take my first steps in this sector, I would have paid to be able to do what I do today, so ending up today running a company like C&C makes me really proud. I think of myself as an extremely lucky person because I really like my work and it gives me a lot. Another not to be underestimated aspect which contributed to the success of C&C are my collaborators, which I select one by one, because my role is not just that of an entrepreneur, but also of a person who leads a group, that is a big family.

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MICHELE GIGLI

Quando ha fondato C&C immaginava di riuscire a imporsi sul mercato ricevendo i riconoscimenti che oggi fanno della sua azienda il più grande APR (Apple Premium Reseller) d’Italia? Assolutamente no. Ero solo un nerd che mai poteva immaginare di diventare un imprenditore e soprattutto di arrivare dal profondo Sud sino al Trentino Alto Adige con i suoi negozi e il suo business.

When you founded C&C, did you imagine being able to establish yourself on the market by receiving the awards that make your company the biggest APR (Apple Premium Reseller) in Italy today? Absolutely not. I was just a nerd who could never predict to become an entrepreneur and, above all, to get from the deep South to Trentino Alto Adige with its stores and its business.

Guidare una grande realtà come quella di C&C richiede tanti sacrifici. Quello più grande a cui deve rinunciare un imprenditore? Ammetto di non dover rinunciare a nulla, perché se penso che sin dall’età di 6 anni volevo realizzare quello che faccio oggi, direi che si tratta di un sogno che si avvera, e per un sogno che si avvera non c’è alcun sacrificio da sostenere.

Running a great reality like the one of C&C requires many sacrifices. The biggest one an entrepreneur has to give up? I admit it, I do not have to give up anything, because when I think that since I was 6 I wanted to accomplish what I do today, I would say that it is a dream coming true, and for a dream that comes true there are no sacrifices to make.

Tanta strada è stata percorsa sino ad oggi ma le ambizioni di C&C non si fermano qui. Cosa bolle in pentola? Certamente vogliamo migliorare quello che facciamo perché non c’è mai limite al miglioramento ma non nascondo che all’orizzonte c’è la volontà di puntare a un’espansione territoriale nazionale e, chissà, un giorno affacciarci in Europa.

Much progress has been made so far but the ambitions of C&C do not stop here. What are you working on? We certainly want to improve what we do because there is never a limit to improvement, but I will not deny that on the horizon there is the willingness to aim for a national territorial expansion and, who knows, to reach out to Europe one day.

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ARTURO DELLE DONNE PER LA NUOVA CAMPAGNA SUPREMA: UN OMAGGIO A PETER LINDBERGH A POCHI MESI DALLA SUA SCOMPARSA Ritratto di donna in un interno

ARTURO DELLE DONNE FOR THE NEW SUPREMA FASHION CAMPAIGN: A TRIBUTE TO PETER LINDBERGH MERE MONTHS AFTER HIS DEMISE Woman portrait in an indoor setting

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l leggendario maestro della fotografia di moda è stato il primo ad aver ritratto le figure femminili nella loro bellezza naturale, ribaltando gli standard di bellezza artificiosi della moda e privilegiando i tratti caratteriali di ogni soggetto che affiorano attraverso espressione e gestualità. Per la campagna PrimaveraEstate 2020 di Suprema Arturo Delle Donne trasforma le foto di moda in veri e propri ritratti. La scena ricostruita artigianalmente attraverso piccoli accorgimenti permette di andare oltre la fenomenicità del reale, facendo ricorso a soluzioni di mise en scene, in una tesa dialettica tra realtà e fiction, tra verità e verosimiglianza In questo modo lo scatto è solo uno dei passaggi necessari al risultato finale, un passaggio necessario ma non sufficiente. A differenza di molti casi in cui la fotografia è appunto, forma diaristica, nella ricerca di Delle Donne tutto procede a ritroso. La scena è da tempo scomparsa, rimane il ricordo con tutte le sue incertezze e sovrapposizioni di ogni genere. La fotografia non è altro che la testi-

monianza di un tentativo, la testimonianza di una ricomposizione inducendoci ad avvertire negli scatti emozioni e sentimenti, stati d’animo tanto da concederci un rapporto di familiarità con la modella protagonista, e a suggerirci una lettura di un alfabeto interiore e intimo della persona. Arturo Delle Donne, ha immortalato volti noti del mondo della cultura, dello spettacolo, del cinema e dell’arte in generale, ricordiamo Bertolucci, Emir Kusturica, Peter Greenaway. Mario Monicelli e non ultimi Wim Wenders e Papa Francesco. La collezione Le atmosfere coloniali di Marguerite Duras mixate a uno stile metropolitano per una donna contemporanea che si muove con ironia e audace consapevolezza senza rinunciare alla seduzione. Pellami di altissima qualità, selezionati e trattati per un risultato di leggerezza e elasticità vengono impiegati in molteplici declinazioni dallo sportivo al glamour sofisticato come nel caso di bomber e

The legendary master of fashion photography was the first to have portrayed the female figures in their natural beauty, toppling the artificial beauty standards of the fashion world and spotlighting the character traits of each subject portrayed by means of expression and gestures. For the new 2020 Suprema Spring-Summer Campaign, Arturo Delle Donne converts fashion photography into authentic feminine portraits. The reconstructed scene carefully handcrafted through small details enables us to transcend the physical realms of reality, by means of mise-en-scene, in a tense dichotomy between reality and fiction, between truth and verisimilitude. Thus, the camera click becomes only one of the necessary steps towards the final result, an essential step yet insufficient by itself... In contrast with countless cases where photography embraces in fact a diary-like form, time and setting seem to flow backwards in Delle Donne’s work. The scene faded long time ago, leaving only a memory with all its uncertainties and all sorts of superimpositions. The photo-

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graph remains nothing more than the evidence of an attempt, the evidence of a reconstruction, enabling us to perceive feelings, emotions, and moods behind the shots, thus conceding us a closer bond with the female model, and offering us a glimpse of an inner and intimate alphabet of the person portrayed. Arturo Delle Donne has immortalized prominent faces pertaining to the world of culture, show business, cinema and art in general, among which we must mention Bertolucci, Emir Kusturica, Peter Greenaway, Mario Monicelli and last but not least Wim Wenders and Pope Francis. The collection The colonial atmosphere of Marguerite Duras espouses a metropolitan style for a contemporary woman who moves with an ironic and bold self-awareness without renouncing her power of seduction. The highest quality leather has been carefully selected and treated for the best final result of lightness and elasticity, to be further used in multiple varia-


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pantaloni pull-on in camoscio stretch nei toni polverosi quali sabbia e stone, fino al grigio lavanda. Lo studio delle linee essenziali è declinato nelle bicromie più raffinate: ciò da vita a capi bicolore in nappalan, pregiato camoscio nappato, dalla particolare finitura opaca. Un must-have della collezione è il basic coat, reinterpretato in questo particolare materiale e proposto in color tabacco. La lavorazione artigianale è valorizzata da pregiate rifiniture dei pellami: traforati, laserati e stampati effetto rettile. La collezione comprende anche capi adatti a valorizzare i più preziosi abiti da sera: boleri in pelle scamosciata o in pregiata nappa, proposti in

un’ampia gamma di colori, dai toni naturali più neutri ai vivaci blu, arancio e giallo. I mini abiti in pelle. Suprema allarga i suoi orizzonti e per la prima volta presenta il mini abito in pelle: nero, ovviamente, per un’eleganza senza tempo ma anche bianco con inserti a contrasto o giallo limone con mini-reti stretch per un comfort estremo.

tions from sportswear to sophisticated glamour as in the case of our bombers and suede pull-on stretch pants with colors ranging from the dusty tones of sand and stone to lavender grey. The study of essential lines undergoes inspired interpretation resulting in the most refined two-tones associations: thus giving birth to nappalan twotones apparel, made from the prized napped suede with a particular matt finish. Our collection’s must-have article is the basic coat, reinterpreted in this special leather medium and proposed in the tobacco color. The handcrafted products are further enriched by sophisticated leather finishing and detailing work resulting in: perforat-

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ed, lasered and reptile print leathers. Our Collection also includes apparel best suited to showcase even the most exquisite evening gowns: boleros made of suede leather or the high-quality nappa, available in a vast color selection ranging from the most neutral natural tones to vivid blue, orange and yellow.The leather mini dresses. Suprema expands its vision to include for the first time the premiere of the leather mini dress: black, obviously, for its timeless elegance but also white with contrasting inserts or lemon yellow with mini-stretch mesh inserts for absolute comfort.

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DUCATI EYEWEAR

VELOCITÀ E LIBERTÀ ADDOSSO SPEED AND FREEDOM ON

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na Ducati è più di una semplice moto. È una filosofia di vita. Lo spirito dello storico produttore italiano di moto trascende la meccanica ed entra nel cuore dei Ducatisti, la comunità degli irriducibili fan Ducati di tutto il mondo. Coinvolgente ed entusiasta, la passione rossa che scorre nelle loro vene è la stessa, sia che vivano il massimo del brivido a cavallo di un Monster o che seguano con tifo appassionato i piloti al MotoGP del Mugello. Per la prima volta, la prodezza ingegneristica, l’anima e lo stile Ducati sono stati interpretati e tradotti da Mondottica in una collezione di montature da sole e da vista ad alte prestazioni tecniche. Come una Panigale o una Hypermotard, le collezioni eyewear sono un mix perfetto di forme e funzionalità, ideali per i fan del marchio ma anche per i proprietari di una Ducati. COLLEZIONE OCCHIALI DA SOLE Il testimonial della collezione è il pilota di MotoGP del team Ducati Andrea Dovizioso, che ha partecipato alla creazione del modello di occhiali da sole a lui dedicato DA9001. Così come i feedback di Andrea hanno contribuito allo sviluppo della sua moto da corsa, così il pilota ha avuto un ruolo da protagonista nel processo di design dei suoi occhiali da sole. Durante gli incontri agli uffici di progettazione e sviluppo di Mondottica, Andrea ha selezionato i colori, la forma ed i materiali della sua montatura, un modello squadrato rifinito in nero satinato con interni rossi - gli iconici colori Ducati – e con il suo nome stampato sulla parte superiore del frontale. Dando priorità a sicurezza e funzionalità, le lenti specchiate rosse sono non-polarizzate per una visione senza distorsioni dietro la visiera ma, in vero stile italiano, si abbinano agli interni rossi delle aste. L’elemento principale del modello è la cerniera elastica, un dettaglio presente in tutta la linea sole. Proprio come gli ingegneri Ducati s’impegnano costantemente per migliorare le prestazioni delle moto,

A Ducati is more than just a motorcycle. It’s a way of life. The spirit of the 92-year-old Italian motorcycle manufacturer transcends the mechanical, moving into to the hearts of the Ducatisti, the community of die-hard Ducati fans around the world. Whether experiencing the ultimate in thrills on a Monster or supporting the works riders at Mugello for the MotoGP, the same red passion courses through the veins of Ducati enthusiasts the world over. For the first time, the engineering prowess, soul and style of Ducati has been realised in performance optical and sunglass collections by global eyewear company Mondottica. Like a Panigale or a Hypermotard, the collections are a perfect mix of form and function suitable for both Ducati owners and fans. SUNGLASS COLLECTION The collection’s brand ambassador is Ducati MotoGP rider Andrea Dovizioso, who has created his own sunglass style DA9001. Just like Andrea feeds back input into the development of his MotoGP bike, he took a leading role in the design process for his signature sunglass. In visits to Mondottica’s design and development offices, he selected the colours, shape and materials of DA9001, a sleek squared-off style finished in matte black with red internals – the iconic Ducati colours – with his name stamped on the top. Putting safety and performance ahead of aesthetics, the frame’s red mirrored lenses are non-polarised for distortion free viewing behind a visor, but in true Italian flair, they match the red temple internals. At the heart of Andrea’s style is the Ducati spring hinge, found throughout the optical and sunglass ranges. Just as Ducati engineers constantly strive for incremental gains in performance, the newly designed hinges are an enhanced take on traditional eyewear functionality - with added motorcycle inspiration. Moving the springs to the outside of the temple provides extra force but retains high levels of comfort. Much like the suspension on a motorbike, the

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Andrea Dovizioso - Per gentile concessione foto di Gigi Soldano

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queste cerniere innovative rappresentano un miglioramento della funzionalità tradizionale degli occhiali, con una chiara ispirazione motociclistica. La posizione delle molle all’esterno delle aste (due molle nel modello DA9001) fornisce una forza maggiore pur mantenendo alti i livelli di comfort. Proprio come la sospensione di una moto, il rimbalzo della molla e la compressione sono controllati da un ammortizzatore posizionato all’interno dell’asta. Durante l’uso, entrambi i componenti si muovono in sincronia come se assorbissero le sollecitazioni della strada. Il modello a goccia DA5005 è un concentrato di sport e stile, un tratto essenziale per un marchio italiano come Ducati. Il profilo frontale satinato in materiale TR90 è caratterizzato da un sottile ponte a chiave e da una forma oversize. Le quattro combinazioni di colore - nero e giallo, nero e rosso, tartaruga e oro, e azzurro e grigio – hanno accenti tono su tono sulle lenti, sugli interni delle aste e sulle molle. Il modello DA7003 è pensato per gli appassionati del marchio, e ne incarna l’eredità e l’eccellenza ingegneristica. La composizione in metallo, le molle a vista ed il triplo ponte riproducono il design delle moto d’epoca Ducati e ne fanno la montatura perfetta per una giornata al paddock. Il branding è discreto, con il logo posizionato su capsule in acetato sulle aste e lo scudo Ducati sui terminali. COLLEZIONE OCCHIALI DA VISTA La collezione vista è formata da 14 modelli ed è stata creata per riflettere lo stile e le prestazioni del marchio Ducati. Anche questa linea è caratterizzata dalla cerniera elastica Ducati, dallo speciale design indossabile sotto il casco e dall’estetica tipicamente italiana. Decisamente più da strada che da circuito, il modello DA1010 presenta una montatura in metallo e acetato, il cui spessore sulla parte superiore si riduce ad un sottile bordo di metallo nella parte inferiore. Il marchio in metallo Ducati campeggia sulle aste in acetato laminato, il cui colore sfuma da trame tartarugate a toni rossi monocolore. Il modello in metallo DA3001 esprime i codici Ducati con uno stile ricercato. Un doppio ponte leggermente curvo ricorda i telai a traliccio delle moto, mentre la silhouette squadrata ha uno stile urbano moderno. Le aste in gomma a doppia iniezione sono spinte ai limiti del minimalismo e utilizzano cerniere a molla singola con il logo visibile sulla parte alta. Con il suo stile sportivo e casual, DA1006 è il modello ideale per chi guida ogni giorno una moto. Le aste in materiale TR90 riflettono l’approccio sportivo della montatura, mentre lo spessore dei musetti delle aste richiama l’eccellenza ingegneristica di Ducati. In particolare, la versione tartaruga è abbinata a musetti e a cerniere a molla di una colorazione dorata lucida.

spring rebound and compression is controlled by a damper that is placed inside the temple. In use, both components move in sync, as if soaking up bumps on the open road. Pilot inspired style DA5005 is a mix of sport and style, an essential trait for any Italian brand. The matte finished TR90 front silhouette features a subtle keyhole bridge and oversized construction. The four colourations of black and yellow, black and red, tortoise and gold and navy and grey, feature tonal accents on the lenses, temple internals and the springs on the suspension fork hinge. DA7003 is a style for fans of the brand, conveying the legacy of Ducati and its engineering. The metal composition, visible screws and triple bridge mimics the trellis design of vintage Ducati bikes and make it a frame for strolling around the paddock instead of putting the laps in on the track. Branding is discreet, with a top-mounted logo on acetate sections and the Ducati shield on acetate end tips. OPTICAL COLLECTION A 14-strong optical collection has been created to reflect the Ducati brand’s sense of style and performance, mixed with everyday comfort, featuring the signature Ducati hinge, under-helmet design and Italian aesthetics. More street than track is the bold DA1010, a metal and acetate combination frame with a strong brow section that contrasts with the thin lower eye rim. Laminated acetate temples bear metallic Ducati branding and flow from tortoise textures to single colour. Pilot-style metal DA3001 speaks the language of Ducati in subtle style. A lightly curved double bridge is a nod to the frames used on the brand’s classic bikes, while the square shaped silhouette has urban modernity. The double injected rubber temples have been pushed to the limits of minimal construction and use single spring Ducati hinges and top-mounted logos. With a strong sense of sport and performance, DA1006 is perfectly suited for everyday use on the bike. Straight TR90 temples convey the frame’s sporty credentials, while the thick temple lugs reference Ducati’s engineering. Tortoise hues are paired with polished gold temple lugs and suspension hinge components. Other colourations feature tonal detail and dual-hue temples.

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Andrea Dovizioso Scopri il modello di Andrea Dovizioso DA9001 e l’intera collezione Ducati Eyewear su www.gpracingapparels.com La collezione di occhiali Ducati è disegnata, prodotta e distribuita da Mondottica, azienda leader mondiale di occhiali per brand di moda e lifestyle. www.mondottica.com Discover Andrea Dovizioso’s DA9001 signature style as well as the full Ducati Eyewear range on gpracingapparels.com The Ducati Eyewear range is designed, produced and distributed by Mondottica, worldwide leader company in the eyewear industry for lifestyle and fashion brands. www.mondottica.com

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OVER-EAR

Il Viaggio è sempre più smart con le nuove cuffie Over-Ear Wireless di Montblanc Traveling is ever more smart with Montblanc’s New Wireless Over-Ear Headphones

Le nuove cuffie Over-Ear Wireless di Montblanc

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ontblanc introduce le sue prime Cuffie Smart, caratterizzate da prestazioni avanzate. Pieghevoli e compatte, queste eleganti compagne di viaggio completano l’offerta di prodotti da viaggio tecnologici di Montblanc per rendere gli spostamenti di lavoro e di piacere perfetti, produttivi e divertenti. "Abbiamo deciso di creare delle cuffie che fossero l’equilibrio ideale tra tecnologia avanzata, design sofisticato e comfort perché questo è ciò che conta davvero per i viaggiatori Montblanc; che si trovino a bordo di un volo intercontinentale, nel corso di una conferenza telefonica in aeroporto o semplicemente cerchino di rilasssarsi mentre sono in viaggio", afferma Nicolas Baretzki, CEO di Montblanc. Il viaggio è una parte essenziale dello stile di vita business luxury e le cuffie sono diventate un accessorio indispensabile per il viaggiatore contemporaneo. Per soddisfare le esigenze di chi è sempre in movimento, le cuffie Montblanc wireless over-ear dispongono di Tecnologia attiva di eliminazione del rumore, Tecnologia avanzata per una qualità del suono eccezionale, Design ergonomico per un maggiore comfort, Materiali pregiati e qualità artigianale per la massima resistenza, Google Assistant integrato con comandi ad attivazione vocale per un’esperienza di viaggio personalizzata, Compatibilità con una vasta gamma di dispositivi Bluetooth, inclusi iOS e Android Un team di esperti composto da ingegneri e designer ha collaborato allo sviluppo delle cuffie per ottenere una qualità del suono eccezionale, una vestibilità confortevole e un look elegante in linea con gli standard di maestria artigianale e design senza tempo della Maison. Alex Rosson, visionario esperto del suono, ha prestato la sua padronanza acustica e la sua esperienza nel campo dell’ingegneria audio per la realizzazione di queste cuffie Montblanc dal suono esclusivo. "Nello sviluppo di questi accessori da viaggio, il nostro obiettivo non era solo quello di creare cuffie che offrissero elevate prestazioni e affidabilità, ma che avessero anche un design distintivo; con cuffie più grandi per coprire comodamente l’orecchio, eleganti finiture in metallo e l’utilizzo della pelle per conferire quell’inconfondibile stile Montblanc. I viaggiatori contemporanei, in viaggio per affari o per piacere, desiderano accessori unici che li aiutino a distinguersi ovunque vadano”, afferma Zaim Kamal, direttore creativo di Montblanc. Le cuffie Smart Montblanc sono disponibili in tre diverse varianti: pelle nera con finiture in metallo cromato, pelle marrone con finiture in metallo color oro e pelle color grigio chiaro con finiture in metallo lucido. Ogni paio di cuffie è dotato di una custodia in tessuto pregiato con un cavo di ricarica USB-C, cavo Audio Jack e un adattatore per aereo.

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Montblanc introduces its first Smart Headphones, characterized by advanced performance. Foldable and compact, these elegant travel companions complete Montblanc’s range of technological travel products to make business and pleasure trips perfect, productive and fun. “We decided to create headphones that were the ideal balance between advanced technology, sophisticated design and comfort, because this is what really matters to Montblanc travelers; whether they are on board an intercontinental flight, during a conference call at the airport or just trying to relax while traveling”, says Montblanc CEO Nicolas Baretzki. Traveling is an essential part of the business luxury lifestyle and headphones have become an indispensable accessory for the contemporary traveler. In order to meet the needs of those who are always on the move, the Montblanc wireless over-ear headphones have: Active noise canceling technology, Advanced technology for exceptional sound quality, Ergonomic design for greater comfort, Precious materials and handcrafted quality for maximum resistance, Google Assistant integrated with a voice-activated system for a customised travel experience, Compatibility with a wide range of Bluetooth devices, including iOS and Android. A team of experts, composed of engineers and designers, has collaborated in the development of the headphones to obtain exceptional sound quality, a comfortable fit and an elegant look, in line with the standards of craftsmanship and timeless design of the Maison. Alex Rosson, visionary sound expert, has lent his mastery of acoustics and his experience in the field of audio engineering for the realization of these Montblanc headphones with exclusive sound. “In developing these travel accessories, our goal was not only to create headphones that would offer high performance and reliability, but that would also have a distinctive design; with larger headphones to comfortably cover the ear, elegant metal finishes and the use of leather to give that unmistakable Montblanc style. Contemporary travelers, traveling for business or pleasure, desire unique accessories that help them stand out wherever they go”, says Zaim Kamal, creative director of Montblanc. The Montblanc Smart headphones are available in three different varieties: black leather with chromed metal finishes, brown leather with gold colored metal finishes and light gray leather with polished metal finishes. Each pair of headphones comes in a fine fabric box with a USB-C charging cable, jack cable and an airline adapter.

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IL GENIO DI GERALD CHARLES GENTA Edizione limitata Anniversary

GERALD CHARLES GENTA’S GENIUS Anniversary limited edition

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er festeggiare i suoi 20 anni la Maison Gerald Charles lancia il Maestro nell’edizione limitata Anniversary. Una volta Monsieur Gerald Genta si lasciò andare a una confessione: “Se fossi nato in Italia, avrei in tutta probabilità disegnato automobili”. Una vera fortuna dunque per il mondo dell’orologeria che Monsieur Gerald Charles Genta sia nato nella patria degli orologi, il Paese dove il ticchettio delle lancette scandisce il tempo che scorre, e lo fa nella maniera più elegante e sapiente possibile. È la Svizzera, e più precisamente Ginevra, ad aver dato nel 1931 i natali al Monsieur che per gli amanti dei segnatempo e non rappresenta un modello di maestria, raffinata e sublime, che difficilmente potrà essere eguagliata tanto da guadagnarli il nome di “Maestro”. Maestro è anche il nome del modello che la Maison di alta orologeria Gerald Charles ha scelto nell’edizione Anniversary per celebrare il ventesimo anniversario dalla sua fondazione ad opera di Monsieur Genta in persona: un orologio esclusivo prodotto in edizione limitata di soli 252 pezzi di cui ciascuno porta una combinazione unica “mese- anno”, a partire da gennaio 2000 fino a dicembre 2020 per arrivare a raggiungere i 252 mesi di esistenza del marchio. Un’idea, quella di limitare la produzione di orologi della collezione che ricalca fedelmente il desiderio di Monsieur Genta di occupare una nicchia, quella dell’artigianato capace di creare pezzi limitati, ma allo stesso tempo unici e portatori dei segreti della sapiente manualità. Anniversary è un orologio di eccellente fattura che parte dell’iconica cassa Maestro creata da Monsieur Genta in esclusiva per la Maison che porta il suo nome, ma in una versione rivisitata. Elegante e sportivo allo stesso tempo, Anniversary è realizzato con materiali nuovi come l’acciaio per forgiare la cassa e il caucciù per il cinturino: una scelta che ne simboleggia la modernità e l’avanguardia. Ogni dettaglio richiama fedelmente il modello del designer con la forma ottagonale della cassa o l’originale fantasia conica sul cinturino, che Monsieur Genta disegnò ispirandosi alle piramidi egizie. La scelta del numero 252 desidera trasformare ogni singolo orologio in un unicum eterno nel tempo che celebra ogni mese a partire della sua fondazione a oggi. La possibilità di scegliere una data favorita è una prerogativa che l’azienda Gerald Charles ha voluto regalare ai collezionisti con la garanzia di essere i

To celebrate its 20 years, the Maison Gerald Charles launches the Maestro in the Anniversary limited edition Once, Monsieur Gerald Genta allowed himself to make a confession: “If I were born in Italy, I would have probably designed cars”. So, it is a good fortune for the world of watchmaking that Monsieur Gerald Charles Genta was born in the homeland of watches, the country where the clicking sound of the hands marks the passing of time, and it does it in the most elegant and wise possible way. It is Switzerland, and more precisely Geneva, which gave birth to the Monsieur in 1931, which for those who love timepieces and those who do not, it represents an example of refined and sublime mastery, which can hardly be matched, so much as to earn him the name of “Maestro”. Maestro is also the name of the model that the luxury watchmaking Maison Gerald Charles has chosen in the Anniversary edition to celebrate the twentieth anniversary of its foundation by Monsieur Genta himself: an exclusive watch produced in a limited edition of only 252 pieces, each one with a unique “month-year” combination, from January 2000 until December 2020, to be able to reach the 252 months of existence of the brand. An idea, that of limiting the production of watches from the collection that faithfully follows Monsieur Genta’s desire to occupy a niche, of a craftsmanship capable of creating limited but at the same time unique pieces, and capable of bearing the secrets of skilled craftiness. Anniversary is a watch of excellent workmanship that is part of the iconic Maestro case created by Monsieur Genta exclusively for the Maison that bears his name, but in a revisited version. Elegant and sporty at the same time, Anniversary is made of new materials such as steel to forge the case and the rubber for the strap: a choice that symbolizes its modernity and avant-garde. Each detail faithfully recalls the designer’s model with the octagonal shape of the case or the original conical pattern on the strap, which Monsieur Genta has designed inspired by the Egyptian pyramids. The choice of number 252 wishes to turn every single watch into a unique eternity that lasts over time, and celebrates every month from its foundation until today. The chance to choose a favorite date is a feature that the Gerald Charles company wanted to give to collectors with the guarantee of being the only ones to own it.

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soli a possederla. Una scelta che evoca l’unicità di questo orologio e del suo creatore. Monsieur Genta si distinse inizialmente nell’arte della pittura per poi specializzarsi nel settore della gioielleria ma viene acclamato ancora oggi come uno dei più apprezzati designer di orologi al mondo. Portano il suo nome gli orologi più celebri e amati come il Royal Oak di Audemars Piguet ideato in una sola notte, il Nautilus di Patek Philippe con l’iconica cassa a forma di oblò, il Bulgari Bulgari che si richiama alle antiche monete romane e una versione completamente rinnovata dell’Ingénieur di IWC con angoli smussati e linee tonde. Agli inizi del 2000 Monsieur Genta decise di fondare l’omonima azienda Gerald Charles all’apice della sua carriera artistica. La scelta di dare il proprio nome al brand simboleggia la volontà del Maestro di creare un legame profondo con la propria produzione. Negli orologi da lui realizzati per la Maison Gerald Charles, sono riconoscibili le linee sinuose e l’armonia di forme singolari che l’artista è riuscito a rendere iconiche in ogni suo segnatempo. Questi capolavori nascono dall’unione tra creatività artistica e maestria tecnica delle meccaniche svizzere, sinonimo di un’eccellenza che contraddistingue oggi la prestigiosa Maison Gerald Charles nel panorama dell’orologeria.

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A choice that evokes the uniqueness of this watch and its creator. Monsieur Genta initially distinguished himself in the art of painting, and then specialized in the jewelry industry, even if he is still acclaimed today as one of the most esteemed watch designers in the world. The most famous and loved watches like the Audemars Piguet’s Royal created in one night, Patek Philippe’s Nautilus with the iconic porthole-shaped case, Bulgari Bulgari which recalls the ancient Roman coins and a completely renewed version of IWC’s Ingénieur with rounded corners and round lines. In the early 2000s, Monsieur Genta decided to found the homonymous company Gerald Charles at the peak of his artistic career. The choice of giving his name to the brand symbolizes the Maestro’s desire to create a deep bond with his own production. In the watches he designed for the Maison Gerald Charles, the sinuous lines and the harmony of unique shapes that the artist was able to make iconic in each of his timepieces are distinguishable. These masterpieces are born from the union between artistic creativity and technical mastery of Swiss mechanics, synonymous with excellence, that today distinguishes the prestigious Maison Gerald Charles in the watchmaking industry.

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“Maestro” nell’edizione limitata Anniversary

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PRATIC RISCRIVE LA VITA OPEN AIR PRATIC REVOLUTIONIZES OPEN AIR

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e il successo dell’outdoor poteva essere considerato un dato acquisito, pochi avrebbero immaginato la sua ulteriore - e consistente - crescita proprio durante una delle crisi più sconvolgenti che la società globale stia affrontando. Stiamo parlando di pergole di design e di tende da sole, e della capacità progettuale e organizzativa di un marchio come Pratic, nato 60 anni in terra friulana e oggi autentico punto di riferimento nel settore. In tempi di distanziamento sociale, l’argomento dominante è creare nuovi spazi esterni o ampliare gli esistenti. Aumenta, cioè, il tempo libero trascorso a casa e nascono nuovi bisogni di valorizzare giardini e terrazzi con coperture sicure che si integrino perfettamente con il contesto architettonico. Spostando il focus nel mondo dell’accoglienza e dell’ospitalità, la conclusione non cambia: la soluzione outdoor rimane la più gettonata perché permette di moltiplicare la superficie commerciale rispettando le distanze imposte dai nuovi regolamenti. E tutto questo senza temere i capricci del meteo e offrendo un’esperienza di piacevole comfort ai clienti. La novità di Pratic si chiama Serie Brera e comprende tre modelli di coperture retraibili con lame frangisole ripiegabili. Una soluzione entusiasmante per la vita open air che unisce due benefici: protezione e possibilità di apertura verso il cielo. Il design essenziale è la caratteristica prevalente di una collezione che porta in sé un solido impianto tecnologico, che consente numerose possibilità di utilizzo. Con un unico movimento rapido, infatti, le lame frangisole di Brera scorrono e si compattano in uno spazio ridotto. Così, è possibile guardare il cielo e godere della luce desiderata quando la copertura arretra, compattandosi in maniera completa o parziale; oppure beneficiare del massimo comfort in termini di temperatura, ventilazione e protezione. Quando aperta, Brera ritaglia un ampio spazio di azzurro, con lame frangisole che si sovrappongono l’una all’altra riducendo al minimo l’ingombro. Chiusa, offre protezione da sole, vento e pioggia.

If the success of the outdoors could be considered an accepted fact, only few would have imagined its further - and consistent growth, right in the middle of the most upsetting crises that global society is facing. We are talking about design pergolas and awnings, and the design and organizational capability of a brand like Pratic, born 60 years ago in Friuli, which today represents an authentic reference point in the sector. In times of social distancing, the dominant topic is to create new outdoor spaces or to expand existing ones. That is, more free time is spent at home, and new needs arise to valorize gardens and terraces with secure coverings that are perfectly integrated with the architectural context. Shifting the focus to the world of hosting and hospitality, the conclusion does not change: the outdoor solution remains the most popular one, because it allows you to multiply the commercial area while respecting the distances imposed by the new regulations. And all this without fear of the whims of the weather, and offering an experience of pleasant comfort to the customers. The novelty of Pratic is called Brera Series and includes three models of retractable coverings with sun-shading blades. An exciting solution for open air living that combines two benefits: protection and the possibility of total opening. The essential design is the prevailing feature of a collection that carries within it a solid technological system, which allows numerous possibilities of use. In fact, with a single rapid movement, the Brera sun-shading blades slide and compact in a small space. Thus, it is possible to look at the sky and enjoy the desired light when the cover goes back and compacts in completely or partially; or benefit from maximum comfort as regards temperature, ventilation and protection. When open, Brera cuts out a large piece of sky, with sun-shading blades that overlap each other, taking up a minimal amount of space. When closed, it offers protection from sun, wind and rain.

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PARTE SECONDA

MARCO ASTOLFO PART TWO

Torniamo a dialogare con Marco Astolfo, titolare di tre ditte nel settore del design quali L’ambiente srl, Archimede srl e Floormix srl tutte con sede a motta di Livenza, perché ci sono un paio concetti che vorremo approfondire con lui, sulla base della sua esperienza. Il primo si chiama “chiavi in mano”, è una frase utilizzata da molti, ma realizzata da pochi. Può essere la discriminante in progetti complessi di contract, ma non se ne è ancora avuto modo di capirne gli effettivi vantaggi. Il secondo concetto invece va nella direzione della “collaborazione e co-progettazione”, anche qui se ne parla molto, ma chi effettivamente è entrato in questo spirito collettivistico, è una rara eccezione, ma in questa eccezionalità sta facendo la differenza. Dall’incrocio di queste due coordinate, c’è forse quella che può essere la nuova via di un lavoro fatta di stile, ricerca, flessibilità e progettualità. Un approccio sistematico al risultato finale, il quale deve portare la massima soddisfazione del committente e allo stesso tempo far emergere le caratteristiche distintive di chi a quel progetto ci ha lavorato, ma non solo. È da questo modus operandi dato dalla sinergia di professionisti e professionalità differenti, che il termine crescita può assumere il suo effettivo significato: dare del valore aggiunto in ciò che si fa ed essere riconosciuti per ciò sia in termini di autorevolezza, sia in termini economici.

Let’s go back to our talk with Marco Astolfo, owner of three companies in the design sector - L’ambiente srl, Archimede srl and Floormix srl - all based in Motta di Livenza, because there are a couple of concepts that we would like to analyze with him, based on his experience. The first is called “turnkey”, an expression used by many, but realized by few. It may be the discriminating factor in complex contract projects, but we are not able to understand its actual advantages yet. The second concept, on the other hand, goes in the direction of “collaboration and co-designing”, even here there is a lot to talk about, but who has actually entered this collectivist spirit is a rare exception, and in this exceptionality is making a difference. From the crossroad of these two coordinates, maybe there is what could be the new way of a job made of style, research, flexibility and planning. A systematic approach to the final result, which must lead to the maximum satisfaction of the client and, at the same time, bring out the distinctive characteristics of those who worked on that project, and more. It is thanks to this modus operandi, resulting from the synergy of diverse professionals and expertise, that the term growth can take on its actual meaning: to create added value in what is done and to be recognized because of it, both in terms of authority and in economic terms.

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Hotel Hyatt Algeria


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Bentrovato Marco. Prima di lasciarti completamente la parola, visto che dal prossimo numero, sarai tu la voce narrante di questa rubrica legata al design e alla progettazione, volevamo soffermarci con te su alcuni aspetti, crediamo fondamentali, anche della tua attività. Ci puoi dare una tua definizione di “chiavi in mano”? A dire il vero le definizioni le ho sempre lasciate ai manuali. Ce ne sono di più o meno precise, ma è questa la loro funzione. Poi oggi che la fonte principale dalla quale ci abbeveriamo è il Web, la priorità non è tanto nel trovare le definizioni, ma piuttosto nel discernere il valore reale dei contenuti che troviamo. Detto questo, preferisco sempre parlare di ciò che conosco perché lo faccio, lo tocco con mano. Di un’azione nella quale credo e che magari mi sono permesso di personalizzare a modo mio. Solo in questo modo credo si possa distinguere le opinioni dai fatti. Quindi anche per il “chiavi in mano” non ho una definizione da fornire ai lettori, ma piuttosto una testimonianza di ciò che io e miei collaboratori facciamo. Per noi “chiavi in mano” è il modo con il quale fin dall’inizio ci siamo posti di lavorare. “Chiavi in mano” è la possibilità di offrire ai nostri clienti un progetto completo. Offrire la soluzione migliore d’arredo potendo scegliere tra i tanti brand, con i quali da anni abbiamo instaurato un rapporto solido e di fiducia. Avere un nostro laboratorio di produzione che ci permette di customizzare un progetto d’architettura e di interior design sulla base di specifiche richieste. “Chiavi in mano” per noi non è uno slogan da cavalcare in un momento d’emergenza, ma la risultante di un processo partito tanti anni fa e che continua a evolversi. Molto interessante questa tua considerazioni, ma spiegaci un po’ meglio cosa intendi per processo legato al “chiavi in mano”? Credo che in nessun ambito lavorativo l’improvvisazione possa ripagare. Tranne rare eccezioni e che comunque spesso e volentieri poi si rivelano dei fuochi di paglia e il loro momento di gloria è passeggero, per tutto il resto e con questo intendo, mettere a sistema professionalità e passione, l’unica strada sia quella di avere una strategia e quotidianamente lavorarci con dedizione. Solo così si può avere a mio avviso la costruzione di un puzzle completo, quello che a distanza di anni ti dice cosa hai fatto e perché lo hai fatto. Si tratta di avere un disegno ambizioso, una visione da condividere con tutti i collaboratori e poi lavorare per la sua realizzazione. Così è stato anche per il nostro gruppo. Quando siamo partiti negli anni ’90 con l’Ambiente, sapevamo già quali dovevano essere le tappe successive del nostro viaggio imprenditoriale. Da una serie di negozi top nell’ambito dell’arredo, ci siamo subito premuniti di avere delle unità produttive che ci permettessero di rispondere alle specificità delle richieste dei nostri clienti. Inoltre la nostra attenzione agli spazi dell’abitare ci ha portato a capire che c’erano esigenze diverse tra l’abitazione privata e il mondo dell’ospitalità e anche lì abbiamo risposto creando una divisione dedicata al mondo contract, com’è Archimede Contract. Ma il tema del processo del “chiavi in mano” ci ha sempre portati nella direzione di presidiare con Ristorante del Hotel Hyatt Algeria Genius People Magazine


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Welcome back Marco. Before completely giving the floor to you, since from the next issue, you will be the narrating voice of this section related to design and planning, we wanted to focus with you on some aspects, that we believe to be essential, even for your business. May you give us your definition of “turnkey”? To tell the truth, I have always left the definitions to the manuals. There are some more or less precise, but this is their function. Even now that the main source from which we learn is the Web, the priority is not so much in finding the definitions, but rather in recognizing the real value of the content we find. Having said that, I always prefer to talk about what I know because I do it, I experience it first hand. About an action in which I believe, and which perhaps I have allowed myself to customize in my way. Only in this way I believe we could tell opinions and facts apart. So also for the “turnkey”, I don’t have a definition to give to the readers, but rather a testament of what I and my collaborators do. For us, “turnkey” is the way in which we have tried to work from the beginning. “Turnkey” is the opportunity to offer a complete project to our customers. To offer the best furnishing solution by being able to choose from many brands, with which we have established a solid and trusting relationship for years. To have our own production site that allows us to customize an architectural and interior design project, according to the specific requests. “Turnkey” for us is not a slogan to exploit during an emergency, but the result of a process that started many years ago and continues to evolve. Your considerations are very interesting, but could you please take us through what you mean by “turnkey” process? I believe that improvisation does not pay off in any working environment. With rare exceptions, which very often are just a flash in a pan and their moment of glory is temporary anyway, for all the rest - and with this I mean putting in place professionalism and passion - the only way is to have a strategy and to work on it with dedication on a daily basis. Only like this, in my opinion, one can see the construction of a complete puzzle, the one that, after many years, tells you what you did and why you did it. It is about having an ambitious plan, a vision to share with all collaborators, and then working towards its realization. This was also the case for our group. When we started out with L’ambiente in the 90s, we already knew what the next stages of our entrepreneurial journey had to be. From a series of top-range stores in the field of furniture, we immediately made sure to be equipped with production units that would allow us to respond to the specific needs of our customers. Moreover, our attention to the living spaces led us to the understanding that the private residence and the world of hospitality have different requirements, and even there we responded by creating a division dedicated to the contract world, as is Archimede Contract. But the concept of the “turnkey” process has always enabled us to control all the areas of interest in the world of living thanks to our skills. By acquiring Genius People Magazine

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Appartamento privato Cortina d’Ampezzo (BL) Genius People Magazine


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Loft a Pieve di Soligo (TV) Genius People Magazine


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le nostre competenze tutte le aree d’interesse del mondo dell’abitare. Acquisendo eccellenze, come nel caso di Floormix, per quanto riguarda le ceramiche arredobagno e instaurando rapporti solidi con altre realtà di qualità per quanto riguarda elementi del vivere uno spazio come possono essere l’illuminazione o la progettazione stessa degli spazi. A proposito di collaborazioni, questo ci permette di approfondire l’altro concetto dal quale eravamo partiti che è proprio quello delle collaborazioni e della co-progettazione. Secondo te, su che basi devono nascere delle collaborazioni per risultare poi solide? Anche qui non posso che risponderti sulla base della mia esperienza. Faccio solo una premessa che è legata alle affinità. Credo molto in questo elemento e bada, non si tratta di semplice e pura amicizia. È qualcosa di diverso. Le affinità nascono perché c’è una condivisione di valori o di approccio, e in taluni casi la presenza di entrambi. Ti faccio un esempio. Non potrei mai lavorare con qualcuno che non ha una certa sensibilità verso la bellezza, questo perché la bellezza, al di là che dovrebbe essere una prerogativa in tutti gli aspetti della nostra vita, è una condizione necessaria se parliamo della progettazione di ambienti dove le persone ci trascorreranno del tempo. Quindi per me la bellezza è un valore che deve essere presente in colui con il quale vado a collaborare. Oltre a questo deve esserci assolutamente un approccio alla modalità di lavoro. Per fare capire meglio questo, mi viene utile una metafora sportiva. Innanzitutto c’è il tema della squadra. Tutti coloro con i quali collaboriamo, devono essere messi nelle condizioni e quindi nella posizione migliore, per esprimere le proprie potenzialità. Oltre a questo c’è che non è sufficiente essere talentuosi, occorre un costante allenaGenius People Magazine

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excellence, as in the case of Floormix with regard to bathroom decor ceramic, and by establishing solid relationships with other top-quality realities with regard to the elements of the living space, such as lighting or the very design of spaces. Speaking of collaborations, this allows us to explore the other concept from which we started, which is exactly that of collaborations and co-designing. In your opinion, on what basis should collaborations be created in order to become strong? Here too I can only answer based on my experience. I just want to make a preliminary remark related to affinities. I believe a lot in this element and you better be careful, it’s not about simple and pure friendship. It is something different. Affinities arise because there is a sharing of values​​ or of approaches, and in some cases the presence of both. I’ll give you an example. I could never work with someone who does not have a certain sensitivity to beauty; this is because beauty, beyond the fact that it should be a prerogative in all aspects of our life, is a necessary condition when we talk about the design of environments where people will spend their time. So for me beauty is a value that has to be present in the person whom I’m going to collaborate with. In addition to this, there absolutely has to be an approach to working method. To make you understand this better, I could use a sports metaphor. First of all there is the concept of the team. All those with whom we collaborate must be put in the conditions, and therefore in the best position, to express their potential. In addition to this, it is not enough to be talented, you need constant training to improve yourself and to provide the best possible performance, so in this perspective all the collaborations we create are with extraordinary professionals, who have that desire to take on new Issue 14


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mento per migliorarsi, e per fornire la miglior prestazione possibile e in quest’ottica, tutte le collaborazioni che attiviamo, sono con straordinari professionisti, ma che hanno quella voglia di mettersi in gioco e quell’attitudine al non sentirsi mai arrivati, bensì che ogni nuovo progetto, diventi un’occasione per migliorarsi ulteriormente. Questi due elementi messi insieme permettono non solo di creare collaborazioni proficue, ma di alzare ogni volta l’asticella qualitativa dei progetti realizzati. Interessante questo tema delle affinità e la relativa metafora sportiva. Puoi farci qualche nome di professionisti con i quali ti sei ritrovato a lavorare secondo questi principi? Noi abbiamo la fortuna di collaborare con importanti studi di architettura. Anzi scusa devo correggermi. Non si tratta di fortuna, ma di scegliersi, altrimenti rischio di dare messaggi incompleti. Se c’è un elemento fortuito, che anche lì bisognerebbe approfondire se si tratta di fato o di capacità attrattiva, è quello legato alla possibilità di conoscere sempre nuove realtà. Per rispondere in maniera puntuale alla tua domanda lo studio di Fabris & Partners di Latisana; l’architetto Edoardo Gherardi di Castelfranco Veneto ; l’architetto Gian Luca Perissinotto di Treviso; Giorgio di Bernardo Visual Display srl; l’architetto Massimo Castagna concept art direction di Henge o l’Outline Studio 74 di Giulio De Filippo e associati di Cortina d’Ampezzo sono una parte di tutte realtà e professionisti con i quali ho il piacere di lavorare insieme per realizzare grandi cose. C’è qualcosa che va oltre al lavoro, è quasi un tema di missione, di essere portatori di stile interpretativo legato alla progettazione e all’arredo degli spazi. Con tutti loro abbiamo realizzato e continuiamo a collaborare per realizzare sia nell’ambito dell’hospitality sia in quello residenziale privato, progetti dove tutti ci sentiamo fieri di averci lavorato. Però a questo punto mi viene voglia di farti una piccola provocazione. Visto che mi hai citato tutti grandi architetti, come si fa a far sì che la componente di ego di questi professionisti non prenda il sopravvento e lavorare in un’ottica di squadra collaborativa? Accetto la tua provocazione, anche perché forse nasce perché ti manca un elemento che non ho esplicitato e ho maldestramente dato per scontato. I professionisti con i quali collaboro, con in quali si crea quell’intesa data da un’affinità valoriale e di un certo approccio al lavoro, si fonda ancor prima sull’intelligenza e sul rispetto. Questi due pilastri fanno sì, che il professionista si possa esprimere al meglio da un punto di vista progettuale, senza perdere di vista però la centralità che è data dal cliente. I progetti che realizziamo insieme non sono meri esercizi finalizzati a dar lustro al proprio estro creativo. I progetti che realizziamo sono delle sfide per vedere come le proprie competenze possano trovare espressione funzionale in un processo di crescita professionale, ma aggiungo anche personale, continuo. Quindi vedi la tua preoccupazione legata all’ego non ha ragione di esistere.

challenges and that attitude of never feeling arrived, so that every new project becomes an opportunity to improve even further. These two elements put together allow not only to create profitable collaborations, but also to raise every time the quality level of the carried out projects. This concept of affinities and the related sports metaphor are interesting. Can you name some professionals with whom you have collaborated following these principles? We are lucky enough to collaborate with important architecture studios. Actually sorry I have to correct myself. It is not about luck, but about choosing, otherwise I risk of giving incomplete messages. If there is a fortuitous element - even there we should figure out if it’s about fate or the ability to attract - it is the one linked to the possibility of getting to know always new realities. To answer your question in a timely manner, the Fabris & Partners studio in Latisana; the architect Edoardo Gherardi in Castelfranco Veneto; the architect Gian Luca Perissinotto in Treviso; Giorgio di Bernardo’s Visual Display srl; the architect Massimo Castagna, concept art direction of Henge, or the Outline Studio 74 by Giulio De Filippo and associates of Cortina d’Ampezzo are a part of all realities and professionals whom I have had the pleasure of working with in order to achieve great things. There is something that goes beyond work, it is almost like having the mission to be bearers of interpretative style linked to the design and furnishing of spaces. With all of them we have created, and continue to collaborate in order to carry out, both hospitality and residential projects, projects which we all feel proud to have worked on. But at this point I want to issue a little challenge. Since you have just mentioned all these great architects, how do you make sure that the “ego” element in these professionals does not take over, and how do you work in a collaborative team perspective? I accept your challenge, also because it might have risen due to the fact you are missing a point I did not clarify and have clumsily taken for granted. The professionals with whom I collaborate, with whom an agreement is created due to an affinity in values and a certain approach towards work, is based even more on intelligence and respect. These two pillars ensure that the professionals can express themselves at best from a design point of view, yet without losing sight of the centrality that is given to the customer. The projects we carry out together are not mere exercises aimed at giving prestige to one’s own creative flair. The projects we create are challenges to see how their skills can find a functional expression in a process of professional growth, but also personal and continuous, I might add. So you see, your ego-related concern has no reason to exist.

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Attico a San Casciano Alta Badia (BZ) Genius People Magazine

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Prima di lasciarci visto che il tuo lavoro è particolarmente legato anche al mondo dell’hotellerie, come vedi lo scenario prossimo futuro legato a questo settore e di conseguenza anche alla vostra attività? Sai questo è l’interrogativo sul quale sia io, sia tutti i miei collaboratori, ci siamo concentrati fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria legata al Covid19. È chiaro che il settore turistico è stato quello che ha subito i danni maggiori fin da subito, danni tra l’altro che non sono ancora completamente quantificabili. Ma tralasciando gli aspetti sui quali non abbiamo voce in capitolo e non possiamo che prenderne atto, come le norme relative alla messa in stato di sicurezza delle persone, quello sul quale ci siamo interrogati è come possiamo, ancora una volta fare la differenza, nella parte che ci compete di progettazione e di interior design di questi luoghi pensati per ospitare le persone che devono sentirsi tranquille nel vivere appieno l’esperienza di una vacanza. E qui credo che ci torni molto utile il nostro modo di affrontare i problemi complessi. Innanzitutto occorre avere quella che possiamo definire un approccio olistico alla questione. Capire nell’insieme quelle che saranno le nuove esigenze degli ospiti di queste strutture. Dopodiché iniziare, è qui viene la vera nuova sfida per noi, un nuovo modo di progettare. Non ti nascondo che nonostante le tante incertezze legate a questo periodo, c’è un forma di rinnovata eccitazione nel fare questo lavoro. Tra l’altro tu mi chiedevi dell’hotellerie, ma credo che anche le abitazioni private andranno ripensate. Ne abbiamo avuto una dimostrazione durante il periodo di quarantena. Ci siamo accorti che le nostre abitazioni non sono state pensate come spazi e come arredi, ad ospitare contemporaneamente tutti i componenti di una famiglia nel fare cose diverse. I soggiorni di casa si trasformavano da aule studio per i nostri figli, a palestre per seguire i corsi online di fitness, mentre spesso i genitori si ritrovavano a vagare per casa, alla ricerca di un luogo tranquillo dove fare i loro meeting di lavoro via Zoom o altre piattaforme analoghe. Diciamo che ci saranno molte cose da rivedere prossimamente. Grazie Marco è stato un piacere ritrovarti e dal prossimo numero lasceremo direttamente la parola a te per capire e ricevere nuovi spunti, magari legati anche ai temi che hai voluto condividere durante questa chiacchierata. A presto e a te la linea.

Before we leave, considering that your work is also particularly linked to the hospitality world, how do you see the near future scenario linked to this sector and consequently also to your business? You know, this is the question which both I and all my collaborators have focused on since the beginning of the Covid-19 health emergency. It is clear that the tourism sector is the one which has suffered the greatest damage since the beginning, damage that by the way are not yet fully quantifiable. But leaving aside the aspects on which we have no say and we just have to acknowledge it, such as the rules regarding the safety of people, what we have asked ourselves is what we can do, once again, to make a difference, in the part that we are responsible for, which is the planning and interior designing of these places designed to accommodate people who must feel peaceful in order to fully enjoy the experience of a holiday. And here I think that our way of dealing with complex problems becomes useful. First of all, it is necessary to have what we would define a holistic approach to the matter. To understand altogether what the new needs of the guests of these structures will be. And after that, we start, this is the real new challenge for us, a new way of designing. I don’t conceal you that despite the many uncertainties related to this period, there is a form of renewed excitement in doing this job. Besides, you asked me about the hospitality world, but I believe that private homes will also have to be reconsidered. We had a demonstration of this during the quarantine period. We realized that our homes were not designed, in terms of spaces and furnishing, to host at the same time all the members of a family, all doing different things. The living rooms got transformed into study rooms for our children, into gyms to take online fitness courses, while parents have often found themselves wandering around the house, looking for a quiet place to attend their business meetings via Zoom or other similar platforms. Let’s say there will be many things to reconsider soon.

Thanks Marco, it was a pleasure to see you again, and from the next issue we will give the floor directly to you in order to understand and receive new ideas, perhaps also linked to the topics you have shared during this talk. See you soon and the floor is yours.

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food & wine a cura di/by Erika Fay Nicole


SPECIAL FOOD & WINE

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SPECIAL MAISON DOM PÉRIGNON:

“FROM INSPIRATION TO CREATION” Here’s the thing: Everything was nothing first. Every painting, blank canvas. Every book, blank page. Every song, just quiet. Every building, just space. Then it happens, the spark, the dream, the one note that wakes you up in the middle of the night and says play me. Something you’ve never played before. The line that says draw me, something you’ve never drawn before. And that line? It turns into a curve, that turns into a shape, that turns into an idea.  A spark that lit up, the beat bumping from the street. To create for Dom Pérignon is to take inspiration and put style on top. Pound metal into shape. Take from the ground, and build from the ground-up. Every bottle uncorks a story, every drink celebrates life. That’s the ultimate something we made out of nothing. The ultimate work of art. Dom Pérignon. Lenny Kravitz

Creative Director and Photographer of Dom Pérignon

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Il nostro viaggio alla scoperta di Dom Pérignon comincia con le parole di Lenny Kravitz, Direttore Creativo e della Fotografia, che rendono omaggio al potere dell’Ispirazione, concetto centrale nell’identità della Maison: si parte dal nulla per arrivare alla massima opera d’arte; si parte da un’Ispirazione, si aggiunge lo stile e si arriva a Dom Pérignon. Dom Pérignon quindi nasce da una Creazione e la Creazione nasce dall’Ispirazione. Il concetto centrale per Dom Pérignon è che l’Ispirazione è potere. Quattro punti sono fondamentali per comprendere l’identità di Dom Pérignon. Dom Pérignon è il suo Creatore. La Maison si ispira alla figura quasi leggendaria del monaco Pierre Pérignon. “Produrre il miglior vino al mondo”: questa l’ambizione che nel XVII secolo lo spinge a viaggiare in tutta la Francia e a guadagnarsi persino un posto alla tavola del Re Sole, affascinato dalla notorietà del suo vino, il Dom Pérignon. Tre secoli dopo, la Maison ha reso immortale il lavoro di questo asceta, oramai considerato a tutti gli effetti il padre spirituale dello champagne. Da Dom Pierre Pérignon nasce anche il concetto di “potere della Creazione” basato sulla ricerca maniacale della qualità. Ambire alla creazione del “migliore vino al mondo” significa quindi decidere quali annate sono all’altezza di essere dichiarate. Ed ecco quindi il potere creativo dello Chef de Cave: “Se il frutto raccolto non soddisfa i criteri Dom Pérignon, non ci sarà alcun millesimato”. Strettamente legata al Creatore è anche l’esperienza senso-

riale che la Maison vuole ricreare ad ogni sorso rifacendosi all’episodio in cui il monaco Pierre Pérignon, assaggiando il suo vino, esclama: “Accorrete fratelli, sto bevendo le stelle”. Per la Maison, “bere le stelle” vuol dire ricercare in ogni suo vino l’Armonia come fonte di emozione. È questa la sua visione estetica. Bere Dom Pérignon rappresenta un’esperienza unica. Dom Pérignon rappresenta un simbolo forte della Champagne ma allo stesso tempo non dimentica l’aspetto giocoso.

Our journey to the discovery of Dom Pérignon begins with the words of Lenny Kravitz, Creative and Photography Director, who pay homage to the power of inspiration, the central concept in the identity of the Maison: we start from nothing to get to the maximum work of art; we start from an Inspiration, we add style and we get to Dom Pérignon. Dom Pérignon is therefore born of a Creation, and Creation is born of Inspiration. The central concept for Dom Pérignon is that Inspiration is power.

L’Ispirazione è ciò che rende potente una Creazione. L’Ispirazione è al principio di Dom Pérignon e ne guida l’Ambizione creativa. Inspiration is what makes Creation powerful. Inspiration is at the start of Dom Pérignon and guides its creative Ambition.

Pensiamo alle Limited Edition in cui la Maison non ha paura di mettersi nelle mani di artisti, musicisti e visionari per lasciarli sperimentare. Dom Pérignon, infatti, ha una anima duplice e non può essere descritto solo con la grandissima eleganza ed eccellenza enologica: da una parte troviamo l’attitudine introspettiva del monaco, dei collezionisti, dei connoisseurs; ma dall’altra vi è lo spirito legato al mondo delle feste e del piacere. Si tratta di quell’anima giocosa che ai tempi del monaco era legata a Versailles e oggi a Hollywood e al mondo della notte.

Four points are fundamental in order to understand Dom Pérignon’s identity. Dom Pérignon is its creator. The Maison is inspired by the almost legendary figure of the monk Pierre Pérignon. “Making the best wine in the world”: this is the ambition that in the 17th century led him to travel all over France and even earn a place at the table of the Sun King, fascinated by the fame of his wine, the Dom Pérignon. Three centuries later, the Maison immortalized the work of this ascetic, now considered the full-fledged spiritual father of champagne. Dom Pierre Pérignon also created the concept of “power

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of Creation” based on the obsessive search for quality. Aiming for the creation of the “best wine in the world” therefore means deciding which seasons are worthy of being declared. And so there is the creative power of the Chef de Cave: “If the fruit collected does not meet the Dom Pérignon criteria, there will be no vintage”. The sensory experience that the Maison wants to recreate with each sip is also closely linked to the Creator, by referring to the episode in which the monk Pierre Pérignon, tasting his wine, exclaims: “Come quickly, I am tasting the stars!”. For the Maison, “tasting the stars” means seeking harmony in each of its wines as a source of emotion. This is its aesthetic vision. Drinking Dom Pérignon represents a unique experience. Dom Pérignon represents a strong symbol of Champagne but at the same time does not forget the playful aspect. Think of the Limited Editions in which the Maison is not afraid to put itself in the hands of artists, musicians and visionaries to let them experiment. Dom Pérignon, in fact, has a dual soul and cannot be described only with the greatest elegance and oenological excellence: on the one hand we find the introspective attitude of the monk, collectors, connoisseurs; but on the other one there is the spirit linked to the world of parties and pleasure. It is that playful soul that was linked to Versailles at the monk’s time, and today to Hollywood and the world of the night.

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Lenny Kravitz Limited Edition

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Infine, Dom Pérignon è solo raro e millesimato: dal 1921 sono stati dichiarati solo quarantadue millesimati Blanc e dal 1959 solo ventisei millesimati Rosé perché le altre annate non erano all’altezza degli standard qualitativi.

Finally, Dom Pérignon is only rare and vintage: since 1921 only forty-two vintage Blanc have been declared and since 1959 only twenty-six vintage Rosé, because the other vintages were not up to the quality standards.

Limited Edition

Dom Pérignon Rosé

Dom Pérignon Rosé

Molte sono state le release di There have been many topaltissimo livello. Ecco le Limi- level releases. Here the most recent Limited Editions: ted Edition più recenti:

Il primo Dom Pérignon Rosé ad essere venduto ufficialmente fu l’annata del 1962, spedita nel 1969 per un sontuoso ricevimento a New York. Il successo del Dom Pérignon Rosé fu immediato. Su richiesta di alcuni clienti e amici importanti, una piccola quantità è stata quindi inviata a un numero limitato di ristoranti prestigiosi e ad alcuni amici della Maison.

The first Dom Pérignon Rosé to be officially sold was the 1962 vintage, shipped in 1969 for a sumptuous reception in New York. The success of the Dom Pérignon Rosé was immediate. At the request of a few VIP customers and friends, a small quantity was then sent to a limited number of prestigious restaurants and a few friends of the Maison.

Esiste un Dom Pérignon Rosé precedente: l’annata del 1959. Fu prodotta una quantità estremamente limitata di queste bottiglie, la maggior parte delle quali fu spedita nel 1971 in Iran per celebrare il 2500 ° anniversario di Persepoli.

A previous Dom Pérignon Rosé exists: the 1959 vintage. An extremely limited quantity of this vintage was produced, most of which was shipped to Iran to celebrate the 2500th anniversary of Persepolis in 1971.

Sul sito di Dom Pérignon esiste una sezione che si chiama “Archivio dei millesimati”, o “Vintage Library”, dove si possono selezionare tutte le annate uscite e scoprire tutto quello che c’è da sapere: dal clima nella Champagne alle note di degustazione.

On Dom Pérignon's website there is a section called "Vintage Library", where you can select all the vintages released and discover everything you need to know: from the climate in the Champagne to the tasting notes.

- 2009, Dom Pérignon Vintage 2000 firmata Marc Newson - 2012, Vintage 2003 e Rosé Vintage 2000 firmate David Lynch - 2013, Ballon Venus Collection Jeff Koons Vintage 2004 e Rosé Vintage 2003 - 2014, Vintage 2004 firmata Iris Van Herpen - 2015, Vintage 2006 e Rosé Vintage 2004 firmate Björk & Chris Cunningham - 2016, Vintage 2006 e del Rosé Vintage 2004 firmate Michael Riedel - 2017, Vintage 2009 firmate Tokujin Yoshioka - 2018, Vintage 2008 Chef de Cave Legacy Edition celebra l’ultimo Millesimato curato insieme da Richard Geoffroy e Vincent Chaperon per celebrare il loro passaggio di consegne - 2019, Vintage 2008 e Rosé Vintage 2006 firmate Lenny Kravitz

2009, Dom Pérignon Vintage 2000 by Marc Newson 2012, Vintage 2003 and Rosé Vintage 2000 by David Lynch 2013, Ballon Venus Collection Jeff Koons Vintage 2004 and Rosé Vintage 2003 2014, Vintage 2004 by Iris Van Herpen 2015, Vintage 2006 and Rosé Vintage 2004 by Björk & Chris Cunningham 2016, Vintage 2006 and Rosé Vintage 2004 by Michael Riedel 2017, Vintage 2009 by Tokujin Yoshioka 2018, Vintage 2008 Chef de Cave Legacy Edition honors the last vintage created by Richard Geoffroy and Vincent Chaperon together to celebrate their handover 2019, Vintage 2008 and Rosé Vintage 2006 by Lenny Kravitz

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GLI UOMINI DIETRO DOM PÉRIGNON Richard Geoffroy, settima generazione di un’antica famiglia di vigneron, nasce nel 1954 a Vertus, villaggio Premier Cru della Côte des Blancs. Nonostante sia letteralmente cresciuto nello Champagne, una sorta di ribellione giovanile lo porta a studiare medicina. Dopo la laurea capisce però che la sua vera passione è l’enologia e si diploma all’École Nationale d’Oenologie di Reims. Nel 1982 entra in Moët & Chandon al fianco di Dominique Foulon, allora Chef de Cave sia di Moët & Chandon che di Dom Pérignon. Dopo esperienze nei Domain del Gruppo in California, Nuova Zelanda e Australia, nel 1990 rientra ad Epernay per diventare Chef de Cave di Dom Pérignon. Nei ventotto anni alla guida della Maison, Geoffroy ha saputo interpretare e tradurre l’ideale estetico che è cifra distintiva di Dom Pérignon: la ricerca dell’Armonia come fonte di emozione. La filosofia, la visione e lo spirito di Dom Pérignon sono inscritti nel Manifesto del marchio, un documento in cui Richard Geoffroy spiega i dieci principi fondamentali che governano la produzione dei vini della Maison. Dom Pérignon può essere solo millesimato e assembla-

THE MEN BEHIND DOM PÉRIGNON

to. Ogni anno, lo Chef de Cave reinventa lo stile della Maison con uve diverse, creando un vintage unico, che esprime con perfetto equilibrio l’identità di Dom Pérignon e quella dell’annata. Il risultato è ottenuto attraverso l’assemblaggio di due varietà d’uva, Pinot Noir e Chardonnay, raccolte nei migliori vigneti della Champagne. I vini Dom Pérignon devono la loro complessità alla lenta maturazione delle uve, che conserva la freschezza pur rivelando nuovi aromi e nuove consistenze con il passare del tempo. Gli aromi, che si sviluppano nei vini in assenza di ossigeno durante il processo di invecchiamento, garantiscono uno straordinario potenziale in cantina e la mineralità tipica della Maison. Ogni anno lo Chef de Cave si assume dei rischi ed esplora le potenzialità di ciascun Vintage, partendo da un elemento che diventerà poi centrale nell’equazione di Dom Pérignon, ovvero il Tempo. E proprio osservando l’azione del Tempo sul vino, Geoffroy arriva a elaborare le Plénitude, finestre temporali di maturazione in cui il Vintage rivela aspetti più chiari e incisivi del proprio carattere e può essere rivelato al mondo.

Richard Geoffroy, seventh generation of an ancient family of winemakers, was born in 1954 in Vertus, the Premier Cru village of the Côte des Blancs. Although he literally grew up in Champagne, a sort of youth rebellion led him to study medicine. After graduation, however, he understood that his true passion was oenology and graduated from the École Nationale d’Oenologie in Reims. In 1982 he joined Moët & Chandon alongside Dominique Foulon, the then Chef de Cave of both Moët & Chandon and Dom Pérignon. After experiences in the Group’s Domains in California, New Zealand and Australia, in 1990 he returned to Epernay to become Chef de Cave of Dom Pérignon. In the twenty-eight years at the head of the Maison, Geoffroy has been able to interpret and translate the aesthetic ideal that is the distinctive code of Dom Pérignon: the search for Harmony as a source of emotion. Dom Pérignon’s philosophy, vision and spirit are inscribed in the brand’s Manifesto, a document in which Richard Geoffroy explains the ten fundamental principles that govern the production of the Maison’s wines. Dom Pérignon can only be vintage and blended. Each

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year, the Chef de Cave reinvents the House style with different grapes, creating a unique vintage, a perfect balance between the expression of Dom Pérignon and the expression of the vintage itself. It is made using a subtle blend of two grape varieties – Pinot Noir and Chardonnay – which are taken from the very best vineyards in the Champagne region. The wines owe their complexity to the slow ripening of the grapes, which conserves freshness while revealing new aromas and new textures with the passing of time. These aromas, which develop in the wines as they are protected from oxygen during the aging process, guarantee an exceptional potential in the cellar and the typical mineral notes of the Maison. Each year the Chef de Cave takes risks and explores the potential of each Vintage, starting from an element that will then become central to the Dom Pérignon equation, that is Time. And just by observing the action of Time on wine, Geoffroy ends up creating Plénitude, aging time windows in which the Vintage reveals clearer and more incisive aspects of its character and can be revealed to the world.


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Richard Geoffroy e Vincent Chaperon

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PLÉNITUDE Plénitude significa “pienezza” in francese. Abbiamo detto che ogni anno nasce un singolo assemblaggio per Dom Pérignon Blanc e Rosè, partendo sempre da Pinot Noir e Chardonnay in equilibrio. Successivamente dopo una prima fermentazione nei tini di acciaio viene messo in bottiglia dove parte la seconda fermentazione sui lieviti. Il vino però non evolve in maniera lineare, ma attraversa dei momenti di pienezza in cui vale la pena presentarlo al mondo. Sono i momenti in cui il vino parla forte e chiaro e raggiunge l’Armonia. Il primo momento si raggiunge dopo nove/dieci anni, per il Rosé anche dopo dodici anni dalla vendemmia: Plénitude 1 (P1). Qui il vino è elegante e armonioso. A questo punto, un numero limitato di bottiglie viene messo da parte nelle cantine, predestinato ad una più lunga maturazione. Beneficiando di questa maggiore quantità di tempo, l’attività all’interno della bottiglia aumenta. I lieviti trasmettono la propria energia al vino conferendogli una nuova e affascinante vita. Dopo sedici/diciotto anni di riposo, l’espansione dell’Energia raggiunge il suo picco e Dom Pérignon arriva a un apice di vitalità essenziale e radiosa nel suo stato di Plénitude 2 (P2). Anche in questo caso, un numero minimi di bottiglie rimane sui lieviti per arrivare alla sua terza Plénitude (P3) a circa 25 anni dalla vendemmia quando il vino è all’apice della sua complessità.

“Œnothèque” era la vecchia denominazione che veniva data a Plénitude 2 e 3 ma non spiegava davvero il messaggio che Richard Geoffroy voleva trasmettere. “Œnothèque” infatti in francese vuol dire “raccolta di vini” e queste bottiglie non devono essere intese come dei vini che fanno parte della sua cantina privata, ma come un prodotto che, nelle sua pienezza, deve essere condiviso. “Œnothèque” was the old name given to Plénitude 2 and 3 but it didn’t really explain the message that Richard Geoffroy wanted to convey. “Œnothèque” in fact means “collection of wines” in French and these bottles should not be considered as wines that are part of his private cellar, but as a product that, in its fullness, must be shared. Il contributo di Richard Geoffroy al mondo dell’enologia è stato fondamentale, tanto da ricevere numerosi riconoscimenti nel corso della sua trentennale carriera: non ultimo, il Premio alla Creatività di Parma Città Creativa della Gastronomia UNESCO, conferitogli nel maggio del 2018. Lo stesso anno in cui lo Chef de Cave saluta la Maison che ha contribuito a rivoluzionare, passando il testimone al suo più stretto collaboratore, Vincent Chaperon, succedutogli l’1 gennaio 2019 alla guida di Dom Pérignon. VINCENT CHAPERON nasce in Congo il 6 gennaio 1976 in una famiglia di vinificatori bordolesi. Mentre studia Viticoltura ed Enologia presso l’École Nationale d’Agronomie de Montpellier, approfondisce il proprio interesse per i terroir, maturando esperienze nei vigneti a Pomerol, SaintÉmilion, Sauternes e in alcune tenute in Cile e Argentina. Lì

Plénitude means “fullness” in French. We said that every year a single blend is created for Dom Pérignon Blanc and Rosè, always starting from Pinot Noir and Chardonnay in balance. Subsequently, after a first fermentation in steel vats, it is bottled and the second fermentation on the lees starts. However, wine does not evolve in a linear way, but goes through moments of fullness in which it is worth presenting it to the world. These are the moments when wine speaks loud and clear and reaches harmony. The first moment is reached after nine/ten years, for Rosé even after twelve years from the harvest: Plénitude 1 (P1). Here the wine is elegant and harmonious. At this point, a limited number of bottles are put aside in the cellars, predestined for a longer aging. Benefiting from this greater amount of time, the activity inside the bottle increases. The yeasts transmit their energy to the wine, giving it a

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new and fascinating life. After sixteen/eighteen years of rest, the expansion of Energy reaches its peak and Dom Pérignon reaches an apex of essential and radiant vitality in its state of Plénitude 2 (P2). Also in this case, a minimum number of bottles remain on the lees to reach its third Plénitude (P3) about 25 years after the harvest, when the wine is at the peak of its complexity. Richard Geoffroy’s contribution to the world of oenology has been fundamental, so much that he has received numerous awards during his thirty-year career: not last, the Parma UNESCO Creative City of Gastronomy Award, bestowed upon him in May 2018. The same year in which the Chef de Cave greets the Maison that he contributed to revolutionizing, passing the baton to his closest collaborator, Vincent Chaperon, who succeeded him on January 1, 2019 at the head of Dom Pérignon. VINCENT CHAPERON was born in Congo on January 6, 1976 in a family of Bordeaux winemakers. While studying Viticulture and Oenology at the École Nationale d’Agronomie de Montpellier, he deepened his interest in terroirs, gaining experience in the vineyards in Pomerol, Saint-Émilion, Sauternes and in some estates in Chile and Argentina. There he identified the connections between centuries-old techniques and the energy of the New World, which proves to be a source of inspiration for his future.


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individua connessioni tra le tecniche centenarie e l’energia del Nuovo Mondo, che si rivela una fonte di ispirazione per il suo futuro. Dopo essersi laureato enologo e ingegnere agrario nel 1998, Vincent rientra in Francia per esplorare la Champagne, dove entra in Moët & Chandon nel 1999. Ispirato da questi vigneti situati in climi più freschi, sviluppa gradualmente un forte legame con la regione, piantando le proprie radici in questo terroir. Decide di fermarsi e approfondire la sua conoscenza dei vigneti e delle tecniche di vinificazione locali, forgiando una propria personale estetica dello Champagne. Approda in Dom Pérignon nel 2005, applicando alla realizzazione di questo vino eccezionale le sue competenze, gli alti standard e un’incredibile dedizione. Tutte qualità che condivide con l’allora Chef de Cave di Dom Pérignon, Richard Geoffroy. Il loro incontro è decisivo, l’inizio di un periodo di apprendistato lungo 13 anni, durante il quale i due instaurano un dialogo continuo - tra loro e con la natura - maturando una grande comprensione reciproca basata sulla fiducia. Oltre al saldo rapporto di complicità, mentore e protégé guardano al loro tesoro con la stessa passione lavorando fianco a fianco, assaggiando, assemblando, raffinando il vino e monitorandone l’invecchiamento. Il vino si arricchisce della loro vicinanza e complementarietà. Il passaggio di consegne si compie il 1° gennaio 2019, quando Vincent Chaperon diventa il nuovo Chef de Cave di Dom Pérignon.

Vincent vede nella visione di Dom Pérignon - l’Armonia come fonte di emozione - una vera ragione d’essere. Questa filosofia ispira la sua ambizione creativa e lo guida nella sua missione: lasciarsi ispirare dalle origini della Maison così come dalle sue esperienze in tutto il mondo; sorprendere e deliziare con Millesimati che bilanciano i limiti imposti dall’annata e l’unicità dello stile Dom Pérignon; perpetuare l’ideale estetico della Maison e nutrire il Patrimoine de Création di Dom Pérignon grazie ad esperienze sempre più ispiranti legate ai Vintage. Oltre alla propria esperienza, Vincent Chaperon porta in Dom Pérignon anche la propria sensibilità. “Dobbiamo conoscere intimamente i nostri vigneti e i nostri vini, dobbiamo curarli, imparare ad amarli e creare assemblaggi che raggiungano l’Armonia”. Entusiasta di natura tanto quanto riflessivo, unisce la passione e l’impegno per la ricerca di Dom Pérignon a una conduzione modellata sul proprio amore per le parole: “Hai bisogno di un animo letterario per fare davvero bene questo mestiere”. Al di là dell’abilità tecnica, Vincent è costantemente alla ricerca di nuovi modi per aumentare la conoscenza del terroir, rispettare l’ambiente, controllare la fermentazione e l’invecchiamento del vino. È motivato anche dal voler andare oltre sé stesso, grazie alla voglia di prendersi dei rischi e all’amore per la libertà e l’armonia. “Amo andare in barca - dice - In mare sei sempre sul filo del rasoio, proprio come con Dom Pérignon”.

After graduating as an oenologist and agricultural engineer in 1998, Vincent returned to France to explore Champagne, where he joined Moët & Chandon in 1999. Inspired by these vineyards located in cooler climates, he gradually developed a strong bond with the region, planting his roots in this terroir. He decides to stop and deepen his knowledge of vineyards and local winemaking techniques, forging his own personal aesthetic of Champagne. He arrived in Dom Pérignon in 2005, applying his skills, high standards and incredible dedication to the making of this exceptional wine. All qualities that he shares with the then Chef de Cave of Dom Pérignon, Richard Geoffroy. Their meeting is decisive, the beginning of a 13-year apprenticeship period, during which these two establish a continuous dialogue - with each other and with nature developing a great mutual understanding based on trust. In addition to the solid relationship of complicity, mentor and protégé look to their treasure with the same passion by working side by side, tasting, assembling, refining the wine and monitoring its aging. The wine is enriched by their closeness and complementarity. The handover takes place on January 1, 2019, when Vincent Chaperon becomes the new Chef de Cave of Dom Pérignon. Vincent sees in Dom Pérignon’s vision - Harmony as a source of emotion - a real raison d’être. This philosophy inspires his creative ambition and guides him in his mission: to be inspired by the origins of the Maison as well as by his experiences all over the world; surprise and delight with vintages who

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balance the limits imposed by the season and the uniqueness of the Dom Pérignon style; perpetuate the aesthetic ideal of the Maison and nurture Dom Pérignon’s Patrimoine de Création thanks to increasingly inspiring experiences linked to Vintage. In addition to his own experience, Vincent Chaperon brings to Dom Pérignon also his own sensitivity. “We have to get to know our vineyards and our wines intimately, we have to take care of them, learn to love them and create blends that reach harmony.” Enthusiastic by nature as much as reflective, he combines Dom Pérignon’s passion and commitment to research with a management modeled on his own love for words: “You need a literary soul to be really great at this job”. Beyond the technical skill, Vincent is constantly looking for new ways to increase knowledge of the terroir, respect the environment, control the fermentation and aging of wine. He is also motivated by the willingness to go beyond himself, thanks to the desire to take risks and the love for freedom and harmony. “I love to go boating - he says - At sea you are always on thin ice, just like with Dom Pérignon”.

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Intervista a Vincent Chaperon, Chef de Cave di Dom Pérignon Interview with Vincent Chaperon, Chef de Cave of Dom Pérignon Dal suo punto di vista personale, come vive con la responsabilità di Chef de Cave di una delle più importanti Maison di Champagne del mondo? In che modo questo ruolo influisce sulla sua vita personale? È questione di equilibrio e di significato. Sento che è il posto giusto dove stare oggi. Ricevo tutto quello di cui ho bisogno e allo stesso tempo posso dare il meglio di me stesso. Ho accettato questa responsabilità perché significa molto per me: per le mie radici, per quello che Richard, il team ed io abbiamo costruito in 13 anni e infine perché sono un sognatore e un imprenditore. Desidero una stella e lotto per raggiungerla...

From your personal point of view, how do you live with responsibility as Chef de Cave of one of the most important Maisons de Champagne in the world? How does this role affect your personal life? It’s about balance and meaning. I just feel it’s the right place for me to be today. The place where I receive what I really need and where I can give the best of myself. I accepted this responsibility because it means a lot to me. Because of my roots, because of what Richard, the team and I have built together in 13 years, and finally because I’m a dreamer and an entrepreneur. When I desire a star, I strive to get it…

Quanto è cambiato il terroir dello Champagne negli ultimi 20 anni? Sì, possiamo dire che l’evoluzione climatica negli ultimi 20 anni è stata globalmente vantaggiosa per la qualità della regione dello Champagne. Parlando di Dom Pérignon, considero l’ultimo decennio come il migliore di sempre assieme al periodo d’oro degli anni Sessanta. Meno pioggia, temperature più calde, più sole hanno permesso meno malattie che colpiscono l’uva e una maturità migliore. D’altra parte, ciò significa che i cicli della vite e dell’uva stanno cambiando e i vecchi modelli diventano progressivamente inadeguati. Quindi dobbiamo adattare il nostro modo di fare e decidere anno dopo anno, non solo in vigna e per la vendemmia, ma ad ogni singolo passaggio della vinificazione (pressatura, fermentazioni, miscelazione...). Cambiamo le viti che piantiamo, il modo in cui le coltiviamo. Cambiamo il momento in cui raccogliamo e il modo in cui vinifichiamo. Ma alla fine l’unicità di Dom Pérignon rimane invariata.

How much has the Champagne terroir changed in the last 20 years (Where did it go? Did it follow the evolution of the market? What about climate change?) Yes, we can say that climate evolution over the past 20 years has been globally beneficial for the quality of the Champagne region. Talking about Dom Pérignon, I consider the last decade as one of the best ever in our history, next to the golden age of the sixties. Less rain, warmer temperatures, and more sunshine resulted in less diseases affecting grapes and a better ripeness. After all, it means that the vine and the grape cycles are changing, and old models become progressively inadequate. So we have to adapt the way we do and decide year after year, not only in the vineyard and for the harvest but at every single step of the winemaking (pressing, fermentations, blending…). We change the vines we plant, the way we grow them. We change the harvesting time and the vinification. We change the way we blend… But in the end the uniqueness of Dom Pérignon remains unchanged.

Per Dom Pérignon tutto è legato all’annata. Questo significa anche la possibilità che esse qualche anno non vengano dichiarate. Perché, durante il decennio 2000, sono uscite più annate rispetto agli anni precedenti? La nostra più profonda ambizione è di esaltare le caratteristiche di ogni singola annata pur rimanendo fedeli alla firma di Dom Pérignon. Il più delle volte, con la diversità delle risorse che abbiamo nelle nostre mani, ci riusciamo. In alcuni anni, dopo una lunga lotta, falliamo. Non abbiamo dichiarato né la 2001 né la 2007. Ma è vero che durante il decennio 2000, la natura in generale e il clima in particolare sono stati gentili con noi. Ma tendo a pensare anche io, e lo spero, che è possibile migliorare continuamente, annata dopo annata, generazione dopo generazione.

For Dom Pérignon everything is related to the vintage. This means there is a chance that some of them may not be declared. Why, during the 2000 decade, there were more vintages compared to the previous years? Our deepest ambition is to celebrate the characteristics of each vintage while staying true to Dom Pérignon signature. Most of the time, with the diversity of resources we have in our hands, we succeed. In some years, after a long fight, we fail. We didn’t declare 2001 nor 2007. But it’s true that during the 2000 decade, nature in general and climate in particular have been kind to us. But I tend to think as well, and I hope so, that we’re continuously improving, vintage after vintage, generation after generation.

Il gusto delle persone è cambiato molto negli ultimi anni, tuttavia Dom Pérignon continua dopo tanto tempo a soddisfare le persone. Qual è il segreto di Dom Pérignon? Quali sono le sue

People’s taste has changed a lot in recent years, nevertheless Dom Pérignon keeps on making people happy after all this time. What is Dom Pérignon’s secret? What are its or-

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Abbazia di Hautvillers

caratteristiche organolettiche e i suoi punti di forza dal punto di vista tecnico? Nel XVII secolo, Dom Pierre Pérignon dichiarò la sua intenzione di fare “il miglior vino del mondo”. Oggi perpetuiamo quell’ambizione creativa con ogni annata che creiamo. L’ideale estetico di Dom Pérignon è una ricerca. Sempre raffinato, spesso a portata di mano, ma mai completamente realizzato. Dom Pérignon punta all’armonia. Un’armonia in cui si esprimono i suoi valori estetici e sensoriali: precisione, intensità, tocco, mineralità, complessità, completezza.

ganoleptic characteristics and its strengths from a technical point of view? Back in the 17th century, Dom Pierre Pérignon declared his intention to make “the best wine in the world.” Today, we maintain that creative ambition with each vintage we create. Dom Pérignon’s aesthetic ideal is a quest. Always refined, often within reach, but never completely achieved. Dom Pérignon strives towards harmony. A harmony in which its aesthetic and sensory values are expressed: precision, intensity, touch, minerality, complexity, completeness.

Durante i suoi viaggi incontra nuovi assaggiatori ogni giorno, quanto i loro commenti e opinioni influenzano le scelte stilistiche e produttive di Dom Pérignon? Incontrare persone porta, più di ogni altra cosa, energia. L’energia per continuare a spingere, esplorare nuovi territori, tornare al mio compito ancora e ancora. Alcune persone, chef, artisti, architetti...mi ispirano. Le loro creazioni e il loro stile sono in linea con i miei, e quindi, portandomi nuove idee e aprendomi nuove prospettive.

As you travel the world and meet tasters every day, how much do their comments and opinions affect the stylistic and production choices of Dom Pérignon? Meeting people bring, more than anything else, energy. The energy to keep on pushing, exploring new territories, coming back to my task again and again. Some people, chefs, artists, architects…inspire me. Their creations and design are aligned with mine, and thus, they give me new ideas and open up new perspectives.

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SPECIAL FOOD & WINE

Questo Champagne è un sogno, come è possibile mantenere uno standard così elevato? Da un’annata all’altra, il processo è messo a punto e vengono generate nuove tensioni. L’ideale estetico viene continuamente arricchito con idee innovative che apportano ancora più diversità e coerenza al progetto Dom Pérignon. Ogni annata è una creazione unica fatta solo dalle migliori uve da 17 Grands Crus della Champagne. Ma ancor di più, direi che è perché facciamo affidamento su intuizione, empirismo, innovazione e assunzione di rischi. Ma la padronanza è un prerequisito. La padronanza arriva con l’esperienza. Acquisita, trasmessa, riprodotta. L’elaborazione, che è sia ripetitiva che innovativa, coglie le sorprese portate dalla natura e migliora la creazione di Dom Pérignon.

This Champagne stands as a dream, how is it possible to maintain such a high standard? From one vintage to the next, the process is fine-tuned and new tensions are generated. The aesthetic ideal is continually enhanced with innovative ideas that bring even more diversity and coherence to the Dom Pérignon project. Each Vintage is a singular creation made only from the best grapes from 17 Grands Crus of Champagne. But even more so, I would say it’s because we rely on intuition, empiricism, innovation and risk-taking. But mastery is a prerequisite. Mastery comes with experience. Acquired, transmitted, reproduced. Elaboration, which is both repetitive and innovative, captures surprises brought by nature, and enhances the creation of Dom Pérignon.

Dovendo convincere brevemente un principiante a bere Dom Pérignon, su quali aspetti si soffermerebbe? Vorrei prima di tutto menzionare l’armonia, è ciò che guida Dom Pérignon: l’armonia come fonte di emozione. Poi parlerei di come Dom Pérignon tocca e accarezza il palato, come una carezza. La sensazione del vino è totalmente fluida. Infine, vorrei evocare la sua oscura mineralità, salata, tostata, fumosa mentre il vino respira, richiamando alla mente il mare e la terra.

If you had to briefly convince a beginner to drink Dom Pérignon, which aspects would you dwell on? I would mention first of all the harmony, it’s what drives Dom Pérignon: harmony as the source of emotion. Then I would talk about the way Dom Pérignon touches and caresses the palate, like a caress. The feel of the wine is totally seamless. Finally, I would like to recall the dark mineral notes, briny, toasted, smoky as the wine breathes, calling to mind both the sea and the earth.

Quanto è importante la promozione della Maison nel rendere chiara e comprensibile la sua qualità? Più che di promozione parlerei di condivisione della nostra cultura. Come un capolavoro d’arte, puoi avere uno shock estetico a prima vista o avere bisogno di alcuni elementi del contesto per comprenderlo.

How important is the promotion of the Maison in order to convey its quality in a clear and understandable way? I would not talk about promotion and more about sharing our culture. Like an art masterpiece, you can have an aesthetic shock at the first glance or need some elements of the context to understand it.

Qual è la prima volta in cui ha assaggiato Dom Pérignon? 2002. Era un Dom Pérignon Rosé Vintage 1990. Fu per me una rivelazione.

When is the first time you have tasted Dom Pérignon? 2002. It was a Dom Pérignon Rosé Vintage 1990. It was a revelation for me.

Dom Pérignon è ora presente quasi ovunque, in quale luogo non si sarebbe mai aspettato di trovarlo? Dom Pérignon ha sempre viaggiato attraverso il tempo, le culture, i paesi. 45 anni fa non esisteva nemmeno in Giappone. Ora è un marchio così iconico lì che fa parte della cultura pop.

Dom Pérignon is now present almost everywhere, where would you never expect to find it? Dom Pérignon has always been travelling through time, cultures, countries. 45 years ago it did not even exist in Japan. Now it is such an iconic brand there, that it’s part of the pop culture.

In base alla sua esperienza personale in questo settore, cosa consiglieresti a un produttore emergente di champagne? Che farebbe meglio ad amare lo champagne, totalmente. Che farebbe meglio a conoscersi, perfettamente. Che dovrebbe essere paziente ma allo stesso tempo andare veloce.

Based on your personal experience in this sector, what would you recommend to an emerging champagne producer? You’d better love Champagne, totally. You’d better know yourself, perfectly. You’d better be patient and move fast at the same time.

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ON TREND

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Dom Pérignon Plénitude 2 2002 Coffret

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DOM PÉRIGNON E LA RISTORAZIONE ITALIANA Intervista a Marco Reitano, Head Sommelier del ristorante La Pergola di Roma di/by Erika Fay Nicole

DOM PÉRIGNON AND THE ITALIAN FOOD & WINE INDUSTRY Interview with Marco Reitano, Head Sommelier of the La Pergola restaurant in Rome

La ristorazione in generale è per Dom Pérignon il luogo principale dove costruire il valore percepito dal consumatore: nello specifico la ristorazione aiuta a proporre abbinamenti enogastronomici di alto livello, e sopratutto a giocare con le creazioni degli chef che esaltano di volta in volta in modo nuovo ed innovativo le caratteristiche dei millesimati. Nato nel 2001, Dom Pérignon Dépositaires è l’esclusivo circuito che raccoglie alcuni tra i migliori ristoranti italiani, capaci di interpretare al meglio i valori e la filosofia della Maison. L’aurea di mito che circonda Dom Pérignon viene esaltata attraverso il riconoscimento e la tutela dell’eccellenza da parte dei Dépositaires, veri e propri ambasciatori della Maison in Italia. Nel corso degli anni il circuito dei Dépositaires si è progressivamente arricchito di nuovi ristoranti, che oggi corrispondono ai nomi di: La Pergola a Roma, Osteria Francescana a Modena, Da Vittorio a Brusaporto, Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio, Enoteca Pinchiorri a Firenze, Le Calandre a Ruba-

no, Danì Maison a Ischia, Del Cambio a Torino, Il San Pietro a Positano, Imàgo a Roma, Vun a Milano, La Ciau del Tornavento a Treiso, Macelleria Damini & Affini ad Arzignano, Ristorante Cracco a Milano, Ristorante Lorenzo a Forte dei Marmi, Ristorante Magnolia a Cesenatico, Ristorante Reale a Castel di Sangro, Ristorante Villa Fiordaliso a Gardone Riviera, Torre del Saracino a Vico Equense, Villa Feltrinelli a Gargano e Al Tramezzo a Parma. Per comprendere meglio il binomio Dom Pérignon e ristorazione parliamo con Marco Reitano, head sommelier del ristorante La Pergola di Roma presso l’hotel Rome Cavalieri Waldorf Astoria Collection, tre stelle Michelin, dove lavora dal 1995. Dopo gli studi presso l’università di Davis in California, Reitano ha assaggiato più di 100.000 vini ed è insignito di numerosi premi e riconoscimenti nazionali e internazionali come miglior sommelier. A La Pergola gestisce una cantina di 75.000 bottiglie per un totale di 3.700 referenze in carta con profondità fino agli ultimi anni dell’800.

Food & Wine Industry in general represents for Dom Pérignon the main place where to build the value perceived by the consumer: specifically, the catering industry helps to propose high-level food and wine combinations, and above all to play with the creations of the chefs who enhance the characteristics of vintage wines each time in a new and innovative way. Born in 2001, Dom Pérignon Dépositaires is the exclusive circuit that brings together some of the best Italian restaurants, capable of fully interpreting the values and ​​ philosophy of the Maison. The aura of myth that surrounds Dom Pérignon is enhanced through the recognition and protection of excellence by the Dépositaires, the true ambassadors of the Maison in Italy. Over the years the Dépositaires circuit has gradually been enriched with new restaurants, which today correspond to the names of: La Pergola in Rome, Osteria Francescana in Modena, Da Vittorio in Brusaporto, Dal Pescatore in Canneto Sull’Oglio, Enoteca Pinchiorri in Florence, Le Calandre in Rubano, Danì Maison in Ischia, Del Cambio in

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Turin, Il San Pietro in Positano, Imàgo in Rome, Vun in Milan, La Ciau del Tornavento in Treiso, Macelleria Damini & Affini in Arzignano, Ristorante Cracco in Milan, Ristorante Lorenzo in Forte dei Marmi, Ristorante Magnolia in Cesenatico, Ristorante Reale in Castel di Sangro, Ristorante Villa Fiordaliso in Gardone Riviera, Torre del Saracino in Vico Equense, Villa Feltrinelli in the Gargano, and Al Tramezzo in Parma. To better understand the Dom Pérignon and food service binomial we speak with Marco Reitano, Chef Sommelier in the La Pergola restaurant in Rome, here at the Rome Cavalieri Waldorf Astoria Collection Hotel, three-Michelin-starred, where he works since 1995. After studying at the UC Davis in California, Reitano has tasted more than 100,000 wines and is honored with numerous national and international awards and recognitions as the Best Sommelier. At La Pergola he manages a cellar of 75,000 bottles for a total of 3,700 references on paper which date back to the late 1800s.


ERIKA FAY NICOLE

search for quality in each thousandth.

Che cosa rappresenta per te Dom Pérignon? Dom Pérignon è nella top ten dei miei vini preferiti da sempre. Certo, se consideriamo alcune annate specifiche, anche del Rosé, nonché i rari P2 e P3, parlando di vino, entrare con una sola etichetta in una mia ipotetica classifica è riduttivo: Dom Pérignon merita a parte una classifica tutta sua, e potrebbe in relazione guadagnare il titolo di “mio vino preferito in assoluto”. Posso dire con certezza che è il vino che ho bevuto di più durante la mia carriera ed ha accompagnato tantissimi momenti emozionali della mia vita. Amo lo stile della Maison, la riconoscibilità delle caratteristiche organolettiche, la ricerca estrema della qualità in ogni millesimo. Nell’immaginario collettivo cosa rappresenta Dom Pérignon? Un mito. Una certezza. Un icona del buon vivere. Chiunque si avvicini al mondo del vino sogna un giorno di bere Dom Pérignon. Il vasto pubblico di consumatori poi riconosce in questo “Lo Champagne”, quello delle occasioni importanti, il più celebrativo, una garanzia di soddisfazione e successo personale, per se e per gli altri. Ci sono poi gli appassionati e/o esperti che di anno in anno fremono in attesa dell’uscita dell’ultimo “Vintage” o delle riserve speciali, vedi i P2 o i P3. Ovviamente numerosi sono anche i collezionisti alla ricerca dell’annata che non hanno in cantina!

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What does Dom Pérignon represent in the collective imagination? A myth. A certainty. An icon of good living. Anyone approaching the world of wine dreams of drinking Dom Pérignon one day. The vast consumer public then recognizes in this “The Champagne”, that of important occasions, the most celebratory, a guarantee of satisfaction and personal success, for themselves and for the others. Then there are the enthusiasts and/or experts who year after year quiver waiting for the release of the last “Vintage” or the special reserves, like P2 or P3. Obviously there are also many collectors looking for the vintage they don’t have in their cellar! In foto Marco Reitano

più referenze in Europa, come si sente al riguardo? La cantina de La Pergola è una delle più fornite del pianeta e al momento racchiude più di 75.000 bottiglie. Io sono ovviamente molto orgoglioso di esserne il “pilota”, ma tutto è frutto del lavoro di uno staff che da oltre 25 anni contribuisce alla crescita di un ristorante che ha come obiettivo unico la qualità, l’esclusività. In questo ambito abbiamo collezionato una selezione di Champagne della maison Dom Pérignon piuttosto unica, e disponibile per il nostro pubblico. I Vintage partono dagli anni ’50 e includono Magnum Dopo un’indagine recente hai importanti tipo il 1955 o il saputo di avere la carta con 1964, vecchi Rosé anche in

What does Dom Pérignon represent for you? Dom Pérignon has always been in the top ten of my favorite wines. Of course, if we consider some specific vintages, also for the Rosé, as well as for the rare P2 and P3, speaking of wine, entering with a single label in my hypothetical ranking is an understatement: Dom Pérignon deserves a ranking of its own, and could then earn the title of “my favorite wine ever”. I can say with certainty that it is the wine that I drank the most during my career and has accompanied many emotional moments in my life. I love the style of the Maison, the recognizability of its organoleptic characteristics, the extreme

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After a recent survey, you found out that you have the card with the most references in Europe, how do you feel about it? The La Pergola cellar is one of the most stocked on the planet, and currently contains more than 75,000 bottles. I am obviously very proud to be its “pilot”, but everything is the result of the work of a staff who for over 25 years has contributed to the growth of the restaurant, whose sole objective is quality, exclusivity. In this regard we have collected a rather unique selection of Champagne from the Dom Pérignon maison, available to our public. The Vintage starts from the 1950s and includes important Magnum such as 1955 or 1964, the old Rosé also in the Jéroboam format, and obviously all the “late”

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formato Jéroboam e ovviamente tutte le edizioni “tardive”, Œnothèque prima, P2 e P3 dopo. Chi beve Dom Pérignon alla Pergola? La Pergola fa parte del circuito Dépositaires Dom Pérignon, con una serie di vantaggi esclusivi che ne derivano. Lo Champagne Vintage è sempre disponibile al bicchiere, e spesso in anteprima, una bella opportunità per i nuovi avventori e una certezza per i nostri clienti abituali che lo consumano regolarmente come aperitivo inserendolo fra le aspettative che animano la loro voglia di tornarci a trovare. Che rapporto hai con la Maison? Quale evento di Dom Perignon ti ha colpito di più? Dom Pérignon è un icona di qualità a 360 gradi, partendo dalla cultura del vino, passando per le caratteristiche organolettiche, fino ad arrivare alla comunicazione e “mondanità” che fanno da esaltante contorno. Diciamo che sono fortunato di far parte dei Dépositaires e partecipo ad esclusivissimi eventi di presentazione sia in Italia che all’estero. In queste occasioni ci si sente unici, il livello sia tecnico che gastronomico, nonché l’intrattenimento e l’organizzazione sono “stellari”. Tra i tanti eventi, ripeto, “dell’altro mondo”, indimenticabile nel 2014 la presentazione del Dom Pérignon P2 1998 in Islanda, direttamente all’interno di un ghiacciaio! Com’è stato vendemmiare le uve del Clos Sacre? L’appuntamento dell’anno

scorso ha rappresentato un’altra di quelle esperienze indimenticabili che ha ancora di più accresciuto il mio amore per questo vino. Vendemmiare la storica vigna dell’Abbazia di Hautvillers è stato come fare un salto nel tempo, come entrare in un libro, essere partecipi della storia, di una cultura multi centenaria. Spero di aver fatto un buon lavoro! Con quali piatti abbini Dom Pérignon? E qual è stato l’abbinamento più inusuale? Tecnicamente il “Vintage” Dom Pérignon è uno dei vini più versatili da portare a tavola: la freschezza, gli aromi e la struttura possente ma equilibrata lo rendono il perfetto accompagnamento per un pasto completo. Certo, io lo trovo perfetto su una delle ultime creazione dello chef Heinz Beck, “astice con purea di mandorle e ciliegie”, abbinamento in cui cibo e vino contribuiscono ognuno all’esaltazione dell’altro. Ho poi sperimentato, è successo per caso durante un barbecue a casa, l’abbinamento del Dom Pérignon Rosé con una costata di manzo al sangue, ed è stata una rivelazione: attendo la prossima grigliata per riproporlo di nuovo! Qual è l’occasione migliore per bere Dom Pérignon? Sempre. La gastronomia, la celebrazione, la convivialità, l’amicizia, l’amore, tutti momenti piuttosto idonei direi!

editions, Œnothèque before, wine. Harvesting the historic vineyard of the Hautvillers AbP2 and P3 after. bey was like taking a leap in Who drinks Dom Pérignon at time, like entering a book, being part of history, of a mulLa Pergola? La Pergola is part of the Dépos- ti-centenary culture. I hope I itaires Dom Pérignon circuit, have done a good job! with a series of exclusive advantages that derive from it. What dishes do you pair Dom Vintage Champagne is always Pérignon with? And what available by the glass, and of- was the most unusual combiten in preview, a nice opportu- nation? nity for newcomers and a cer- Technically, the “Vintage” Dom tainty for our regular customers Pérignon is one of the most who consume it regularly as an versatile wines to bring to the aperitif, adding it among the table: the freshness, the aroexpectations that animate their mas and the powerful yet baldesire to come back to visit us. anced structure, make it the perfect accompaniment for a What is your relationship with complete meal. Of course, I the Maison? Which Dom find it perfect with one of the Pérignon event has im- latest creations by chef Heinz Beck, “lobster with almond and pressed you the most? Dom Pérignon is an icon of cherry puree”, a combination in quality at 360 degrees, starting which food and wine each confrom the culture of wine, pass- tribute to the exaltation of the ing through the organoleptic other. I then experimented, it characteristics, up to the com- happened by chance during a munication and “sophistica- barbecue at home, the pairing tion” that act as an exciting of Dom Pérignon Rosé with a side dish. Let’s say I am lucky beef rib-eye rare, and it was a to be part of the Dépositaires revelation: I await the next barand I participate in very exclu- becue to propose it again! sive presentation events both in Italy and abroad. On these What is the best occasion to occasions you feel unique, drink Dom Pérignon? both the technical and gastro- Always. Gastronomy, celebranomic level, as well as the en- tion, conviviality, friendship, tertainment and organization, love, all rather suitable moare “stellar”. Among the many ments I would say! events, I repeat, “from another world”, it is unforgettable the presentation of Dom Pérignon P2 1998 in Iceland in 2014, directly inside a glacier! What was it like to harvest the grapes of the Clos Sacre? Last year’s appointment represented another of those unforgettable experiences that further increased my love for this

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Enrico Ghinato Galleria d’Arte Contini

Mario Arlati Galleria d’Arte Contini


ENRICO GHINATO ALLA GALLERIA CONTINI

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L’IPERREALISMO TRA AUTO E RIFLESSI

ENRICO GHINATO

HYPERREALISM BETWEEN CARS AND REFLECTIONS Automobili, motori, carrozzerie lucenti e scintillanti caratterizzano la ricerca artistica del pittore veneto Enrico Ghinato uno dei massimi esponenti dell’iperrealismo italiano che ha saputo coniugare egregiamente le sue più forti passioni: quella per i motori e quella per l’arte. La sua ricerca pittorica figurativa, sviluppata espressamente attorno al tema delle automobili, risulta estremamente identitaria: la pennellata precisa, i colori dai toni intensi e smaglianti, l’attenzione alla luce e ai suoi riflessi, la meticolosità nella riproduzione dei più piccoli dettagli confluiscono nel creare opere di un realismo fotografico capace di catturare l’attenzione dello spettatore.

Cars, engines, and shiny and sparkling bodies characterize the artistic research of the Venetian painter Enrico Ghinato, one of the greatest representatives of Italian hyperrealism, who has been able to combine his strongest passions very well: that for engines and that for art. His visual pictorial research, developed specifically around the theme of cars, is extremely identitarian: the precise brush stroke, the colors in intense and dazzling shades, the attention to light and its reflections, the meticulousness in the reproduction of the smallest details, they flow into creating works of a photographic realism capable of capturing the viewer’s attention.

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Bugatti T 23 1923, 2004, olio su lino, cm 100x140

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MClaren MP4 - 2005, 2006, olio su tela, cm 100x160

n. 3

Porsche 911 RS, 2014, olio su tela,cm 100x170

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n. 4

Porsche 917 Gulf, 2014, olio su tela, cm 180x120 Issue 14


ENRICO GHINATO

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n. 5

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Over The Top, 2008, olio su tela, cm 80x160

Ferrari 212 Export Marzotto, 2014, olio su tela, cm 130x160

Piazza dell'Unità d'Italia, 2011, olio su tela, cm 90x120

Austin Healey MKIII 1963, 2004, olio su tela, cm 199x140


IPERREALISMO TRA AUTO E RIFLESSI

Appassionati di motori, collezionisti d’auto d’epoca e amanti dell’arte e della tecnica artistica virtuosa e sapiente trovano in Ghinato un rappresentante ideale. Osservando il suo lavoro ci troviamo immersi in un ambiente metropolitano reale nel quale si stagliano in primo piano prestigiose automobili che sembrano essere messe in mostra quasi allo scopo di pubblicizzarne la qualità, esaltarne il design e l’eleganza delle forme e dei dettagli. Nell’opera Over The Top del 2014 il soggetto è il profilo posteriore dell’auto raffigurato come se fosse in un salone espositivo. Il bagagliaio aperto e il tettuccio che si sta aprendo suggeriscono un’idea di movimento che sprona ad avvicinarsi ed osservare con attenzione come se l’auto non fosse più un dipinto ma un oggetto reale e tangibile. Un ulteriore particolare capace di esaltare l’autenticità del dipinto e la verosimiglianza del soggetto è il riflesso. Il lavoro dell’artista è infatti teso, attraverso lo studio dei volumi, dei colori e delle prospettive, a catturare lo splendido ed effimero mondo dei riflessi che trasformano le lucenti carrozzerie automobilistiche in una sorta di specchio nel quale contemplare i dettagli dell’ambiente circostante. Ne è un esempio Ferrari 212 Export Marzotto, splendido olio su tela del 2014 nel quale il muso rosso fiammante dell’auto riempie quasi interamente lo spazio, lasciando intravedere sullo sfondo il movimento di alcuni passanti. Il fanale lucente e la griglia in acciaio, estremamente realistica grazie al gioco di om-

bre, sembrano uscire dalla tela e catturano immediatamente lo sguardo che, una volta coinvolto, si sofferma sui giochi spettacolari e le flessuose distorsioni create dai riflessi sulla carrozzeria. Ci si può divertire nel riconoscere dei luoghi e degli edifici come in questo caso, osservando sulla destra, è possibile scorgere l’insegna di un cinema. Quella di Ghinato è una pittura illusionista capace di catapultare l’osservatore nello spazio e nel tempo provocandogli un’esperienza plurisensoriale che coinvolge non solo la vista ma interessa la totalità della percezione. La capacità dell’artista consiste nel saper fondere gli elementi necessari a trasformare le sue tele “automobilistiche” in una ricerca pittorica in costante sviluppo. Lo studio del riflesso, la tela usata come uno specchio per il mondo che ci circonda, la sapiente e meticolosa tecnica, l’abilità nella valorizzazione delle forme sinuose di un’auto, dei suoi lucenti fanali e dei rombanti motori sono affrontati da Ghinato attraverso uno sguardo passionale che, come in una fotografia, cattura l’attimo e permette a chi guarda di entrare nel quadro e al medesimo tempo di percepire ciò che ne sta fuori: l’ambiente circostante. Enrico Ghinato ha collaborato per numerosi anni con la Galleria d’Arte Contini di Venezia e Cortina d’Ampezzo che propone, nelle sue sedi espositive, una ricca selezione dei suoi lavori più belli e rappresentativi.

Motor enthusiasts, vintage car collectors and lovers of the art and the virtuous and wise artistic technique, see in Ghinato a perfect representative. Observing his work, we find ourselves immersed in a real metropolitan environment in which prestigious cars stand out in the foreground, which seem to be on display almost in order to advertise their quality, enhance the design and the elegance of the shapes and details. In the piece Over The Top of 2014, the subject is the rear profile of a car depicted as if it were in an exhibition hall. The open trunk and the roof that is opening suggest an idea of movement that pushes us to come closer and observe carefully, as if the car was not a painting anymore but a real and tangible object. An additional detail capable of enhancing the authenticity of the painting and the likelihood of the subject is the reflection. The artist’s work is indeed aimed, through the study of volumes, colors and perspectives, to capture the splendid and ephemeral world of reflections that transform the shiny car bodies into a sort of mirror in which to contemplate the details of the surrounding environment. One example is Ferrari 212 Export Marzotto, a splendid oil on canvas from 2014 in which the car’s flaming red front almost entirely fills the space, allowing the movement of some passers-by to be half-seen in the background. The shining headlight and the steel grid, extremely realistic thanks to the shadow play, seem to come out of the canvas and immediately catch the eye that, once

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engaged, lingers on the spectacular games and the flexible distortions created by the reflections on the car body. You can have fun recognizing places and buildings, as in this case, by looking on the right, you can glimpse the sign of a cinema. The one of Ghinato is an illusionist painting that can throw the observer into space and time, offering him a multi-sensorial experience that does not just involve the sight, but it also affects the whole perception. The artist’s ability consists in knowing how to merge the elements necessary to transform his “automotive” canvases into an always developing pictorial research. The study of the reflection, the canvas used as a mirror for the world that surrounds us, the skilful and meticulous technique, the ability to enhance the sinuous shapes of a car, its shiny headlights and roaring engines, are addressed by Ghinato through a passionate gaze that, as in a photograph, captures the moment and allows the viewer to enter the painting and, at the same time, to perceive what is outside of it: the surrounding environment. Enrico Ghinato has collaborated for many years with the Contini Art Gallery in Venice and Cortina d’Ampezzo which offers, in its exhibition venues, a rich selection of his most beautiful and representative works.

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