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FREE PRESS - ISSUE 13

Alessandro Benetton: Sport e lavoro, un binomio vincente

Alessandro Benetton SPORT E LAVORO, UN BINOMIO VINCENTE

ALESSANDRO BENETTON

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SPORT E LAVORO, UN BINOMIO VINCENTE FREE PRESS - ISSUE 13


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REDAZIONALE

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Kobe Bryant Un supereroe umano A human superhero di/by CLAUDIO SARTOR

N

ba Finals 1993, 2.00 am ora italiana, Michael Jordan contro Charles Barkley si sfidarono per il titolo per la stagione 1992-1993, per la prima volta Solidea, mia madre, mi permise di restare alzato fino a tardi assieme a mio fratello per poter guardare MJ dominare l’avversario. Avevo 11 anni e quel giorno capii immediatamente che la pallacanestro sarebbe stato il mio sport e che arrivare secondo non sarebbe mai stato nelle mie corde. Michael Jordan rivoluzionò la pallacanestro a tal punto di essere definito il dominatore dell’ultima decade del millennio, irreale, fluido, intelligente, onesto ma la cosa che realmente fece fu generare talento, Kobe Bryant ne è l’esempio perfetto. Kobe, il mio mito, il mio punto di riferimento, il dominatore del nuovo millennio, il primo della sua specie, il primo a mostrare tutto il lavoro necessario per poter sviluppare il proprio talento, il primo ad introdurre il concetto di mentalità vincente e diffonderne il verbo a tal punto da fondare una scuola di pensiero la Mamba mentality Accademy, il primo ad essere letto come uomo e poi come sportivo. Ogni mito, ogni grande uomo, ogni mentore ci lascia qualcosa, personalmente Kobe mi ha lasciato la voglia di fare e di dare ciò che si ha per ciò che si ama. Precedere l’avversario, costruire una strategia, allenarsi affinare la propria tecnica , perfezionarla a tal punto da esserne ossessionato, allenarsi fino allo sfinimento per il ricevere il dono della sicurezza. “Se ami qualcosa è naturale esserne ossessionati” (cit. KOBE) La Mamba Mentality è questo, dare tutto, questo approccio ha reso Kobe un mito nello sport e immortale nell’animo. 26.01.2020 Kobe muore assieme a sua figlia “Gigi” e altre n persone a causa di un incidente in elicottero, il quel giorno è morto uno dei migliori atleti di sempre ma di sicuro è nata una leggenda, un desiderio di non mollare mai, una volontà collettiva di allenarsi di più per ciò che si ama. Ambasciatore di questo movimento per autoproclamazione è Lebron James, erede dello stesso Kobe, nato sotto la stella del successo e del dominio, James dopo la scomparsa del suo amico e mentore ha deciso di farsi carico del lascito di Kobe per aiutare le generazioni future ad impegnarsi a dare di più fuori e dentro il campo da gioco.

Nba Finals 1993, 2.00 am Italian time, Michael Jordan against Charles Barkley competed for the title for the 1992-1993 season, for the first time Solidea, my mother, allowed me to stay up late with my brother to be able to watch MJ dominate the opponent. I was 11 years old and that day I immediately understood that basketball would be my sport and that finishing second would never be my thing. Michael Jordan revolutionized basketball to the point of being called the ruler of the last decade of the millennium, unreal, fluid, intelligent, honest but what he really did was generate talent, Kobe Bryant is the perfect example. Kobe, my myth, my point of reference, the ruler of the new millennium, the first of his kind, the first to show all the work necessary to develop his talent, the first to introduce the concept of winning mentality and spread the word to the point of founding a school of thought the Mamba Mentality Academy, the first to be read as a man and then as a sportsman. Every myth, every great man, every mentor leaves us something, personally Kobe has left me the desire to do and give what one has for what one loves. Precede the opponent, build a strategy, train, refine your technique, perfect it to the point of being obsessed with it, train until exhaustion to receive the gift of safety. “If you love something it’s natural to be obsessed with it” (cit. KOBE) Mamba Mentality is this, to give everything; this approach has made Kobe a myth in sport and immortal in the soul. 26.01.2020 Kobe dies together with his daughter “Gigi” and other people due to a helicopter crash, on that day one of the best athletes ever has died but a legend was born, a desire to never give up, a collective will to train more for what you love. Ambassador of this movement for self-proclamation is Lebron James, heir of Kobe himself, born under the star of success and domination, James after the disappearance of his friend and mentor decided to take on Kobe’s legacy to help future generations to commit to give more on and off the playing field.

Genius People Magazine

Issue 13


STORIA DI COPERTINA

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ALESSANDRO BENETTON: SFIDA MONDIALE.

L ’ U O M O C H E S A R E N D E R E L ’ I M P R E S A S P O R T I VA , U N B U S I N E S S M O N D I A L E . ALESSANDRO BENETTON: GLOBAL CHALLENGE.

THE MAN WHO CAN TURN A SPORTS ENTERPRISE INTO A GLOBAL BUSINESS. di/by VALENTINO MAGLIARO

P

ossiamo pensare di essere abili giocatori o felici spettatori, ma la realtà è che se pensiamo di metterci dall’altra parte del divano, dalla parte di quelli che lo sport lo alimentano, lo finanziano, lo pensano e danno una visione nuova, cambiare i colori dello schema risulta una impresa. L’economia dello sport ha un suo circuito riservato, corre una gara totalmente unica, che deve unire il fattore competizione con il fattore competenza. Per essere dei buoni economisti sportivi non basta improvvisarsi, essere bravi è raro. Alessandro Benetton è uno bravo. Immaginiamo che esista una correlazione tra colori e velocità, tra economia e benessere fisico, tra lifestyle e cultura popolare. Ora proviamo a pensare agli effetti moltiplicatori che i primi fattori, colori, economia e lifestyle, hanno sui secondi. Il risultato è una rapida crescita in termini di felicità, numeri e impatto sociale creato. Quello di Alessandro Benetton è stato il primo esempio di Corporate Sport Responsibility© italiano, perché creare impatto sociale attraverso lo Sport è opera di pochi, di chi ha saputo evolvere una idea nata in un periodo di fermento industriale e sociale nel 1965, ad una realtà veloce e colorata, sportiva e cool negli anni ’80, con la Formula. La chiave del successo: COLORE e VELOCITÀ. Essere bravi significa essere certi che un risultato positivo o negativo che sia su un campo da gioco, risulta essere vincente o perdente su un campo diverso, perché chi è bravo non guarda il terreno sul quale si gioca, osserva lo Stadio. Se alla velocità degli anni ’80-’90 serviva aggiungere il colore, per affrontare la prossima grande sfida, Alessandro, deve aggiungere lungimiranza e spettacolo. Una nuova sfida Mondiale: Cortina 2021.

We may think we are skilled players or happy spectators, but the reality is that if we think of putting ourselves on the other side of the sofa, on the side of those who feed the sport, finance it, think and give it a new vision, changing the colors of the scheme would be a great feat. The economy of sport has its own circuit, it runs a totally unique race, which must combine the competition factor with the competence factor. In order to be good sports economists it is not enough to improvise, being good is rare. Alessandro Benetton is a good one. Let’s imagine that there is a correlation between: colors and speed, between economy and physical well-being, between lifestyle and popular culture; Now let’s try to think about the multiplier effects that the first factors, colors, economy and lifestyle, have on the second ones; The result is rapid growth in terms of happiness, numbers and the social impact created. That of Alessandro Benetton was the first example of Italian Corporate Sport Responsibility ©, because creating social impact through Sport is the work of a few, of those who have been able to evolve an idea, born in a period of industrial and social ferment in 1965, to a fast and colorful reality, sporty and cool in the 80s, with Formula. The key to success: COLOR and SPEED. Being good means being sure that a result, either a positive or negative one, on a playing field could turn out to be a winner or a loser on a different field, because who is good does not look at the ground on which he plays, he observes the Stadium. To the speed of the 80s-90s it was necessary to add color, but in order to face the next great challenge, Alessandro will have to add vision and entertainment. A new global challenge: Cortina 2021.

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STORIA DI COPERTINA

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ALESSANDRO BENETTON

Genius People Magazine

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INDEX

Editoriali Lo Sport non è il calcio | Sport is not football

di/by Fabio De Visintini

Investimenti, prestigio e soft power: il valore geopolitico dello sport | Investments, prestige and soft power: the geopolitical value of sport di/by Andrea Margelletti

Diabolik sportivo, Eva alla pari | Sportive Diabolik, Eva likewise di/by Mario Gomboli

Dalle inchieste con Montanelli all’era dei social, il giornalismo secondo Paolo Liguori | From inquiries with Montanelli to social media era, how Journalism has changed according to Paolo Liguori

di/by Federico Graziani

Donne ed economia | Women and economy di/by Gloria Nadin

La potenza del Cinema: Joaquin Phoenix | The power of cinema: Joaquin Phoenix di/by Carolina Genna

Startup a Las Vegas | Startup in Las Vegas di/by Federico Graziani

Mauro Milanese | Speciale Fuoricampo Genius di/by Francesco La Bella

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Speciale Cortina 2021 Intro alle interviste

di/by Anna Miykova

Kristian Ghedina “Cortina è una vera perla delle Dolomiti.” E i Mondiali del 2021 sono l’occasione per dimostrarlo | “Cortina is a real gem in the Dolomites.” And the World Championships of 2021 are the chance to prove it. Maddalena Mayneri Si scrive Cortinametraggio, si legge Festival per eccellenza della cinematografia breve (e non solo) italiana. | You write it “Cortinametraggio”, you read it “Festival par excellence of Italian short (and not only) cinema”. Edi Orioli Per vincere? Bisogna osare ma anche prendere decisioni lungimiranti. | To win? We must dare but also make far-sighted decisions. Daniela Kraler Cortina riprende lo scettro di regina del lusso | Cortina takes back the scepter of queen of luxury Daniela Santanchè Un amore assoluto per Cortina d’Ampezzo | An absolute love for Cortina d’Ampezzo di/by Carolina Sardelli

98

Aspettando le Olimpiadi 2026 Olimpiadi Invernali 2026: la vittoria del Sistema Italia | Winter Olympics 2026: the victory of the Italia System di/by Claudio Brachino

103 Beppe Sala, il modello Milano | Beppe Sala, the Milan model

107 Olimpiadi invernali 2026: come cambierà l’Italia | 2026 Winter Olympics: how Italy will change

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di/by Matteo Macuglia

Olimpiadi, conto economico | Olympics, the income statement di/by Federico Graziani

A Cortina il proving ground Audi dedicato alla sportività sostenibile | In Cortina, the Audi proving ground dedicated to sustainable sportiness

Cover story

122 Testardo, impaziente, battitore libero. | Stubborn, impatient, free agent.

di/by Matteo Macuglia

126 Intervista ad Alessandro Benetton, Presidente di

“Fondazione Cortina 2021” | Interview with Alessandro Benetton, President of “Fondazione Cortina 2021” di/by Francesco La Bella

135 SPECIALE DK

Prima stagione - Numero 3 di 4 - Capitolo: La giudice

Interior identity stories

158 Intervista a Giorgio Di Bernardo di/by Francesca Gatti

178 Intervista a Marco Astolfo 188 architettura Km 0 | Architecture Km 0

di/by Eleonora Tomaselli - Stefano Fausto Tironi

198 Una Passeggiata tra le stelle: Montblanc invita alla

riconnessione con il nostro Pianeta | A walk among the stars: Montblanc Invites to Connect with Our Planet

203 NEXA: La passione al servizio dell’eleganza e del lusso |

NEXA: Passion at the service of elegance and luxury

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208 Fernando Botero 214 Mario Arlati


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IL RE DELLE SEDIE. Hans J. Wegner, designer di mobili danesi, è conosciuto in tutto il mondo come uno dei protagonisti della storia del design di tutti i tempi. La sedia CH24 Wishbone Chair, denominata anche la sedia “Y”, è una delle icone dei “classici senza tempo” ideate dal designer. La sedia “Y” ha un design lineare ed al tempo stesso estremamente versatile. Disponibile in svariate essenze di legni naturali, oltre che in 25 tonalita’ laccate colorate, può essere richiesta con la seduta in corda di carta nera oppure naturale. Nell’immagine sedie CH24 con tavolo CH338 in massello di legno disponibile in diverse essenze (design Hans J. Wegner). Visitate le nostre showroom sarà un piacere progettare con voi il vostro nuovo ambiente living !


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EDITORIAL

TYPOGRAPHY

FRANCESCO L A BELL A

SINEGRAF DOO - VRBJE 80 3310 ŽALEC - SLOVENIA

EDITOR-IN-CHIEF (direttore@genius-online.it)

GRAPHIC

MARZIA DEL FAVERO NELLO BOLOGNA

PAOLO SECOLI MATTEO COGLIEVINA

CONTENT CONSULTANT

TRANSLATION COVER PIC

GIADA TURCHINO

SIMONE TADIELLO

EDITORIALISTI

ANDREA MARGELLETTI, VALENTINO MAGLIARO, CL AUDIO BRACHINO, FABIO DE VISINTINI, MARIO GOMBOLI

EDITORIAL BOARD

ANNA MIYKOVA, MATTEO MACUGLIA, FEDERICO GRAZIANI

DIRETTORE AMMINISTRATIVO CONTRIBUTORS

GIORGIA GINEVRA NARDINI

GALLERIA CONTINI, GLORIA NADIN, CAROLINA GENNA, CL AUDIO SARTOR, FRANCESCA GATTI , CAROLINA SARDELLI, STEFANO FAUSTO TIRONI, ELEONORA TOMASELLI

(info@genius-online.it)

ADVERTISING AND MARKETING CONSULTANT

GENIUS EDITORE SRL PROJECT MANAGER AREA DESIGN

CONTRIBUTORS PHOTOS

GIACOMO POMPANIN, LORENZO MARTINCICH, JACOPO MARCHINI, LEONARDO PUCCINI, MAT TEO MIGNANI, GIOVANNI SAMARINI, SIMONE TADIELLO, VIRGINIE FOUBERT, ALESSANDRO PADERNI, ALESSANDRO SALETTA, GIORGIO SCHIARATO, FEDERICA L AZZARINI, GIULIA BARCARO, ROCCO TAGLIALEGNE

GIORGIO DI BERNARDO (giorgio@visualdisplay.it)

INTERIOR DESIGN CONSULTANT

MARCO ASTOLFO

(marco.astolfo@lambiente.it) PUBLIC RELATIONS

ART

RICCARDA CONTINI - GALLERISTA STEFANO CONTINI - GALLERISTA

ANNAPAOL A FRISIERO PATRIZIA LORENZI BENEDETTA SANGIANI

Genius Editore S. r. l. - Via di Torre Bianca n. 20, 34132 Trieste- Italy - www.genius-online.it - info@genius-online.it Registrazione Tribunale di Trieste n. 1233 reg. per. - 3151/2014

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editoriali

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FABIO DE VISINTINI

LO SPORT NON È IL CALCIO SPORT IS NOT FOOTBALL

ANDREA MARGELLETTI

INVESTIMENTI, PRESTIGIO E SOFT POWER: I L VA L O R E G E O P O L I T I CO D E L L O S P O R T INVESTMENTS, PRESTIGE AND SOFT POWER: T H E G E O P O L I T I C A L VA L U E O F S P O R T MARIO GOMBOLI

D I A B O L I K S P O R T I V O , E VA A L L A PA R I S P O R T I V E D I A B O L I K , E VA L I K E W I S E

INTERVISTA / INTERVIEW

I L G I O R N A L I S M O S E CO N DO PAO L O L I G U O R I J O U R N A L I S M ACCO R D I N G TO PAO L O L I G U O R I

GLORIA NADIN

DONNE ED ECONOMIA WOMEN AND ECONOMY

CAROLINA GENNA

LA POTENZA DEL CINEMA: JOAQUIN PHOENIX THE POWER OF CINEMA: JOAQUIN PHOENIX

FEDERICO GRAZIANI

S TA R T U P A L A S V E G A S S TA R T U P I N L A S V E G A S

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FABIO DE VISINTINI

di/by FABIO DE VISINTINI

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Lo Sport n o n è il c alcio

SPORT IS NOT FOOTBALL

FABIO DE VISINTINI, figura eclettica in un’epoca di transizione. Consulente e docente di Comunicazione, Marketing e Innovazione, in precedenza manager in ambito pubblico e privato, giornalista, fotografo e pittore, oggi si dedica, da imprenditore, ad un suo progetto d’innovazione che recupera la cultura degli inizi, quella di farmacista prima e aromatiere poi: creme di cioccolato emulsionato in acqua.

Ministri telegenici, pronti a lanciare frasi taglienti d’effetto e calciatori tatuati, accompagnati da signorine seminude in cerca di visibilità, hanno colto l’attenzione al pari e più di uno spot pubblicitario. Alla fine votiamo il più simpatico e, a giudicare dalla stampa sportiva e il suo livello di notizie, seguiamo il calcio con l’attenzione da emuli tardivi di Novella 2000. Ma la Politica è, o sarebbe, una arte nobile e lo Sport una pratica virtuosa che rinforza l’anima e il corpo. Kobe Bryant è uno sportivo che si è meritato il successo planetario sul campo, tra appassionati di basket e non, mostrando come la fermezza mentale e l’allenamento incessante, fino quasi alla paranoia e il perfezionamento del gesto atletico possono generare, su un talento predisposto, un mito da ammirare per tutti. Un riferimento che purtroppo diventa un ricordo, generando sconforto infinito il Genius People Magazine

FABIO DE VISINTINI, an eclectic figure in an age of transition. Consultant and lecturer in Communication, Marketing and Innovation, previously a manager in the public and private sectors, journalist, photographer and painter, today he is an entrepreneur dedicated to one of his innovation projects that recovers the culture of the beginning, that of pharmacist first and then aromas expert: chocolate creams emulsified in water.

Telegenic ministers, ready to advance snappy sharp phrases, and tattooed football players, accompanied by half-naked young ladies looking for visibility, have caught the attention as much as, and even more than, a commercial. In the end we vote for the nicest and, judging by the sports press and its level of news, we follow football with the attention of late emulators of Novella 2000. But Politics is, or would be, a noble art and Sport a virtuous practice that strengthens the soul and body. Kobe Bryant is a sportsman who has earned worldwide success on the field, among those who like basketball and those who don’t, showing how mental firmness and relentless training, almost up to paranoia, and the refinement of the athletic movement can generate, on a predisposed talent, a legend for all to admire. A benchmark that sadly becomes a memory, causing infinite despair the


EDITORIALE

giorno in cui un incidente l’ha portato via assieme alla figlia. Mondo realmente sgomento e in lacrime che, attraverso la Rete, raccoglie i messaggi commossi delle perone più famose del Pianeta, rubando la prima pagina di ogni giornale e monopolizzando quella dei quotidiani sportivi. Ovunque, tranne in Italia, dove bizze e paturnie di CR7, pur in un giorno in cui non si giocava a calcio, hanno avuto la priorità su Kobe, unanimemente definito un eroe, come oggi si usa marcare, con forse eccessiva enfasi. Eppure Bryant, che non si comportava come un divo da copertina, pur essendolo, ha fatto le scuole in Italia, Paese che ha sempre dichiarato di amare, divertendosi a rilasciare interviste in perfetto italiano. Un mito sportivo vero, padre di famiglia, attivo socialmente, pur ovviamente miliardario. Il giorno della scomparsa non mancarono le ultime pose seminude delle WAG rifatte, come non mancano mai i commenti di Wanda Nara (ma chi è e che sport fa?) su ogni argomento calcistico, segno che questo sport ha abdicato ampiamente allo spettacolo popolare più greve. Kristian Ghedina, iconico per bravura e spericolatezza e un po’ guascone, in una recente intervista a Genius, ci ha ricordato alcuni valori necessari a diventare sportivi d’eccellenza, pur gestendo una vita da professionista. Lo sci è così: tanto allenamento, intemperie gelide, infortuni dietro l’angolo, trasferte continue con qualunque mezzo (pochi aerei privati all’orizzonte dello sciatore…), solitudine. Dice:“adesso si crede di imparare a palleggiare un pallone guardando il video di qualche professionista, ma si perde di vista l’importanza della pratica e dello studio, del duro allenamento. Ritornando allo sci, sono moltissime le nozioni che apprendi stando nel bosco tutto il giorno e che non potrai fare navigando in Internet senza un riscontro pratico”. Lo Sport ad alto livello è professionismo da anni, dopo aver cercato faticosamente un equilibrio che mettesse a disposizione i migliori talenti in assoluto, affiancando loro un circuito di business che consentisse le migliori condizione sportive, in cambio di una visibilità che fosse favorevole a tutti (alcuni decenni orsono, i professionisti nemmeno erano accolti ai Giochi Olimpici). Oggi sappiamo che un’Olimpiade invernale richiama a sé il meglio dello sport mondiale, facendo partecipare, come da suo regolamento e costume, Paesi che non pensavamo potessero possedere atleti da neve e ghiaccio, quantomeno perché in zone tropicali, ad esempio, sono condizioni climatiche che non esistono!

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day when an accident took him and his daughter away. The world in a state of dismay and in tears collects, through the Net, the heartfelt messages of the most famous people on the Planet, stealing the front page of each newspaper and monopolizing that of sports newspapers. Everywhere, except in Italy, the tantrum and discontent of CR7, even on a day when no football was played, overrode Kobe, unanimously called a hero, as we now use to mark, perhaps with too much emphasis. And yet Bryant, who did not behave like a cover star even though he was, attended school in Italy, a country he always claimed to love, and had fun in giving interviews in perfect Italian. A true sports myth, a family man, socially active, though obviously a billionaire. On the day of his death, there was no shortage of half-naked poses of WAGs, as well as comments by Wanda Nara (but who is she and which sport does she do?) on each football topic, a sign that this sport has widely surrendered to the most vulgar popular show. Kristian Ghedina, famous for his talent and recklessness and a bit loudmouthed, in a recent interview with Genius, reminded us of the values ​​needed to become excellent athletes, whilst managing a professional life. Skiing is like this: lots of training, freezing weather, accidents behind the corner, travelling all the time by any means (for a skier there are only few private planes in sight ...), loneliness. He says: “now we believe we learn how to dribble a ball by watching the video of some professional, but we lose sight of the importance of practice and study, of hard training. Going back to skiing, a lot of notions can be learned by spending the whole day in the woods and can’t be learned from the Internet without practical response”. High-level Sport has been professional for years, after struggling to find a balance that would provide the best talents in the world, supporting them with a business circuit that would ensure the best sports conditions, in exchange for some visibility beneficial to all (a few decades ago, professionals were not even accepted at the Olympic Games). Today we know that Winter Olympics attract the best of the sport world, and they let countries participate, as per regulation and custom, that we didn’t even think could have snow and ice athletes, at least because in tropical areas, for example, these weather conditions do not exist! In this way, however, visibility becomes global and the event represents a permanent reference for the history of Olympic Sport and at the same time for the local economy where it takes place. Genius People Magazine

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FABIO DE VISINTINI

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Così operando, però, la visibilità diventa globale e l’evento segna un riferimento indelebile per la storia dello Sport olimpico e contemporaneamente per l’economia del territorio che lo realizza. È innegabile che Cortina ha davanti a sé un’opportunità enorme, che certamente saprà sfruttare per fare un balzo nel presente/futuro, senza perdere quel suo fascino un po’ aristocratico che si è costruita nel tempo, tra le montagne più belle delle Dolomiti e, per molti, del mondo.

It is undeniable that Cortina is looking at a huge opportunity, and it will definitely be able to take advantage of in order to make a leap into the present/ future, without losing its kind of aristocratic charm that it has built over time, among the most beautiful mountains of the Dolomites and, for many, of the world.

La spettacolarizzazione necessaria a farci uscire dalla noia incombente ha pian piano invaso gli ambiti più popolari, a partire dalla Politica, fino allo Sport. The spectacle that is required to get us out of looming boredom has slowly invaded the most popular fields, starting from Politics, up to Sport.

C O R T IN A 2021

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ANDREA MARGELLETTI

di/by ANDREA MARGELLETTI

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I n v es ti menti, p restig io e s o f t p ower: i l val o r e g eop olitico d el l o s p ort INVESTMENTS, PRESTIGE AND SOFT POWER: THE GEOPOLITICAL VALUE OF SPORT

ANDREA MARGELLETTI, genovese, classe ’66, fonda il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I) di cui è Presidente dal 2004. Già Consigliere Strategico del Ministro della Difesa dal 2012 al 2018, è stato inoltre membro del Comitato Consultivo della Commissione Internazionale sulla Non Proliferazione e il Disarmo Nucleare. Margelletti è docente presso la Facoltà di Scienze delle Investigazioni e della Sicurezza dell’Università di Perugia e Narni, la Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio, la Scuola Ufficiali e Sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri, la Scuola Superiore della Polizia di Stato, l’Istituto Alti Studi per la Difesa, il Centro Studi Post-Conflict Operations dell’Esercito Italiano, la Scuola di Polizia Tributaria e il Centro Addestramento di Specializzazione della Guardia di Finanza, il Centro Interforze Intelligence. È commentatore per le emittenti RAI, Mediaset, CNN, Al Jazeera, SKY, MSNBC, TV2000 e Radio Rai e autore del libro “Un mondo in bilico”. Andrea Margelletti è il primo e unico membro onorario delle Forze Speciali Italiane.

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ANDREA MARGELLETTI, Genoese, born in ’66, founded the Centro Studi Internazionali (Ce. SI) of which he has been President since 2004. Former Strategic Advisor to the Minister of Defense from 2012 to 2018, he was also a member of the Advisory Committee of the International Commission on Non Proliferation and Nuclear Disarmament. Margelletti is a lecturer at the Faculty of Investigation and Security Sciences of the University of Perugia and Narni, the Council Presidency Training School, the Officers’ School and NCOs of the Carabinieri, the High School of the State Police, the Higher Studies Institute for Defense, the Post-Conflict Study Center Operations of the Italian Army, the School of Tax Police and the Specialization Training Center of the Guardia di Finanza, the Interforces Intelligence Center. He is a commentator for the broadcasters RAI, Mediaset, CNN, Al Jazeera, SKY, MSNBC, TV2000 and Radio Rai and author of the book “Un mondo in bilico”. Andrea Margelletti is the first and only honorary member of the Italian Special Forces.


EDITORIALE

Sport e politica sono sempre andati a braccetto, sin dalla notte dei tempi. Basti pensare che, nell’Antica Grecia, le Olimpiadi sancivano la sospensione di ogni ostilità bellica tra le città-Stato. Il tacere delle armi, però, non equivaleva ad una interruzione delle ostilità o alla cessazione delle attività politiche e diplomatiche. La competizione semplicemente si trasferiva dal campo di battaglia ai campi olimpici e le lance si tramutavano in giavellotti. Nei secoli successivi, il rapporto tra sport e politica ha talvolta assunto contorni romantici, come nel caso della famosa “Tregua di Natale” del 1914, quando le truppe tedesche e britanniche si abbandonarono a improvvisate partite di calcio per dimenticare, per un attimo, le ansie e le sofferenze della guerra. Magari proprio a margine di quelle partite di calcio ha iniziato a prendere forma l’idea di Europa unita che avrebbe visto la luce dopo il 1945. Forse non è così, ma è bello pensarlo. Lo sport come ennesimo teatro di confronto tra Stati e blocchi contrapposti è stato uno dei leitmotiv della Guerra Fredda che, in questo senso, risulta stracolma di episodi ed aneddoti leggendari. A titolo di esempio, è doveroso citare il “Bagno di sangue di Melbourne” del 1956, quando la repressione della rivoluzione di Budapest da parte dei sovietici trasformò in una carneficina la partita di pallanuoto tra Ungheria ed URSS; la vittoria della piccola Germania Est contro la corazzata Germania Ovest di Franz Beckenbauer nei mondiali di calcio del 1974; il cosiddetto “Miracolo sul Ghiaccio” del 1980, quando la nazionale di hockey statunitense vinse contro i favoritissimi avversari sovietici ai giochi invernali di Lake Placid e, infine, il reciproco boicottaggio USA-URSS delle Olimpiadi di Mosca (1980) e Los Angeles (1984). Washington protestò per l’invasione sovietica dell’Afghanistan del 1979, mentre il Cremlino rispose al boicottaggio con un altro boicottaggio, trascinando i suoi satelliti dell’Europa orientale. Se gli aneddoti non bastassero, il cinema accorre in soccorso con storie più reali della realità. L’immaginazione e la memoria volano subito a “Fuga per la Vittoria” e “Rocky 4”, dove un Silvester Stallone ormai invasato dal reaganismo interpretava la lotta contro l’Impero del Male o come una partita di calcio tra nazisti ed alleati (con un memorabile parterre di glorie di allora, incluso Pelè) oppure come un incontro di boxe tra l’orgoglioso e crepuscolare Balboa e il gigantesco, glaciale e dopatissimo Ivan Drago. “America First” trent’anni prima.

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Sport and politics have always gone hand in hand, since the dawn of time. Suffice to say that in Ancient Greece, the Olympics sanctioned the suspension of any war hostility between city-states. Weapons have been put to rest, but that did not amount to the interruption of hostilities or the end of political and diplomatic activities. Competition simply moved from the battlefield to the Olympic fields and spears turned into javelins. In the following centuries, the relationship between sport and politics has sometimes taken on a romantic contour, as in the case of the famous “Christmas Truce” of 1914, when German and British troops indulged in improvised football matches to forget, for a moment, the anxieties and sufferings of war. Probably on the sidelines of those football matches the idea of united Europe, that would see the light after 1945, began to take shape. Maybe this is not the case, but it is nice to think so. Sport as yet another theater of confrontation between states and opposing blocs was one of the leitmotivs of the Cold War which, in this sense, is full of legendary episodes and anecdotes. An example ought to be mentioned is the “Blood bath of Melbourne” in 1956, when the Soviet repression of the Budapest revolution turned the water polo match between Hungary and the USSR into a carnage; the victory of small East Germany against the armored West Germany of Franz Beckenbauer in the 1974 FIFA World Cup; the so-called “Miracle on Ice” at the 1980 Winter Olympics in Lake Placid, when the US hockey national team won against the heavy favorite Soviet opponents and, finally, the mutual boycott of US and USSR at the Olympics held in Moscow (1980) and Los Angeles (1984). Washington protested the 1979 Soviet invasion of Afghanistan, while the Kremlin responded to the boycott with another boycott, dragging its Eastern European satellites. If the anecdotes were not enough, the cinema rushes to the rescue with stories more real than reality. Imagination and memory immediately fly to “Victory” and “Rocky IV”, where Sylvester Stallone already possessed by Reaganism interpreted the fight against the Evil Empire or as a football game between Nazis and allies (with a memorable parterre of glorious ones of that time, including Pelé) or as a boxing match between the proud and melancholic Balboa and the gigantic, glacial and juiced Ivan Drago. “America First” thirty years earlier. Even after the Cold War, the link between sport and politics remained strong. However, parallel to the spectacular and propagandistic dimension there is Genius People Magazine

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Anche dopo la Guerra Fredda, il legame tra sport e politica è rimasto saldo. Tuttavia, alla dimensione spettacolare e propagandistica si è affiancata una puramente economico-finanziaria, cresciuta parallelamente alla trasformazione degli eventi sportivi in una autentica industria basata su marketing, infrastrutture e diritti televisivi. Il momento di transizione può essere identificato con le Olimpiadi di Pechino del 2008, ricordate perché, in contemporanea alla cerimonia di inaugurazione, Russia e Georgia si contendevano le regioni di Ossezia del Sud ed Abkhazia. Quelle olimpiadi sono state la vetrina che ha mostrato al mondo la nuova Cina, il dragone che voleva emanciparsi dall’eredità maoista e presentare alla Comunità Internazionale le sue ambizioni di potenza globale in grado di competere con gli Stati Uniti non più come officina del pianeta ma come polo tecnologico e di innovazione. Basti pensare che il governo cinese aveva investito 40 miliardi di dollari nel rinnovamento infrastrutturale in vista delle olimpiadi, garantendosi un utile operativo immediato nel 2009 di 170 milioni di dollari. Le infrastrutture costruite hanno contribuito ad aumentare l’appeal di Pechino (e della Cina) per gli investitori stranieri, giocando un ruolo importante nella crescita del PIL cinese che, infatti, ha registrato un +11% nel 2007, un + 9% nel 2008 ed un + 8,7% nel 2009. Oltre a questo, non bisogna dimenticare che le olimpiadi hanno rappresentato un fondamentale fenomeno culturale per i cinesi che hanno iniziato ad approcciarsi allo sport in maniera più esigente e “commerciale”. In sintesi, la crescente borghesia urbana nazionale ha innalzato la domanda di attività ed infrastrutture sportive (campi di calcio, impianti sciistici, palestre) nonché ha mostrato maggiore interesse per la

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a purely economic and financial one, which has grown alongside the transformation of sporting events into an authentic industry based on marketing, infrastructures and television rights. The moment of transition can be identified with the 2008 Beijing Olympics, remembered because, at the same time as the inauguration ceremony, Russia and Georgia were competing for the regions of South Ossetia and Abkhazia. Those Olympics were the showcase that showed the world the new China, the dragon that wanted to emancipate itself from the Maoist heritage and to present to the International Community its ambitions of global power capable of competing with the United States no longer as a factory on the planet but as a technological and innovation pole. Suffice it to say that the Chinese government had invested 40 billion dollars in infrastructure renovation in view of the Olympics, securing an immediate operating profit of 170 million dollars in 2009. The built infrastructures have contributed to increase the appeal of Beijing (and China) for foreign investors, playing an important role in the growth of Chinese GDP which, in fact, recorded + 11% in 2007, + 9% in 2008 and + 8.7% in 2009. In addition to this, it should not be forgotten that the Olympics represented a fundamental cultural phenomenon for the Chinese who began to approach sport in a more demanding and “commercial” way. In summary, the growing national urban bourgeoisie has raised the demand for sports activities and infrastructures (football fields, ski resorts, gyms) and has shown great interest in the large international sports industry (NBA, football leagues in Spain, Italy, United Kingdom, Germany and France). With a pool of hundreds of millions of potential fans, the great football show has turned its gaze on Beijing, and Chinese entrepreneurs


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grande industria sportiva internazionale (NBA, campionati di calcio in Spagna, Italia, Regno Unito, Germania e Francia). Con un bacino potenziale di centinaia di milioni di appassionati, il grande show del calcio ha puntato il suo sguardo verso Pechino e lo stesso hanno fatto gli imprenditori cinesi nei confronti delle squadre europee. Lo sfortunato caso del Milan post-berlusconiano e il fortunato caso dell’Inter post-morattiano ne sono un valido esempio. Una importanza ancora più profonda hanno avuto i recenti Mondiali di Calcio in Russia, occorsi nel 2018 e funzionali a celebrare il ritorno del Cremlino nel club delle grandi potenze globali. Oltre all’organizzazione impeccabile, i campionati di calcio per squadre nazionali dovevano servire da autentico strumento di soft power, dimostrando ai comuni cittadini provenienti da tutto il mondo – perlomeno nelle intenzioni del Cremlino – quanto la Russia fosse un Paese accogliente ed amichevole e non il terribile orso cattivo che divorava l’Ucraina e che voleva invadere l’Europa. Allo stesso modo i Mondiali hanno garantito un importante boost alla atrofica economia russa: tra il 2013 e il 2018, i ricavi legati alla kermesse calcistica più popolare del pianeta sono stati di oltre 15 miliardi di dollari, pari a circa l’1,2% del PIL, a fronte di 10 miliardi di dollari di investimenti. Come se non bastasse, nel 2019, l’afflusso turistico in Russia è aumentato del 7%, sfruttando l’onda lunga del Mondiale. Forse, proprio in virtù di questi dati economici e di queste intenzioni politiche, il Qatar ha così insistito per accaparrarsi il Mondiale 2022. Un sogno coltivato da tempo, da quando il fondo sovrano qatarino ha acquisito il Paris Saint – Germain, nobile decaduta del calcio francese ed europeo ri-

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have done the same for European teams. The unfortunate case of AC Milan after Berlusconi and the fortunate case of Inter Milan after Moratti, are a good example. An even deeper relevance has had the recent World Cup in Russia, which occurred in 2018 and was functional to celebrate the return of the Kremlin to the club of great global powers. In addition to the impeccable organization, the football championships for national teams served as an authentic instrument of soft power, demonstrating to ordinary citizens from all over the world - at least in the intent of the Kremlin - how much Russia was a welcoming and friendly country and not the evil villain which devoured Ukraine and wanted to invade Europe. In the same way, the World Cup guaranteed an important boost of the Russian atrophic economy: between 2013 and 2018, the revenues related to the most popular football event on the planet were over 15 billion dollars, equal to approx. 1.2% of GDP, against 10 billion dollars of investments. On top of that, in 2019 the influx of tourists in Russia increased by 7%, taking advantage of the long wave of appeal of the World Cup. Perhaps, precisely because of these economic data and political intentions, Qatar has thus insisted on grabbing the 2022 World Cup. A dream that has been cultivated for some time, since the Qatari sovereign fund acquired Paris Saint - Germain, once mighty in French and European football, restored to its former glory thanks to massive investments that, over the years, have brought champions such as Mbappè, Cavani, Ibrahimovic, Di Maria and Neymar. Not only cash outflows, however, given that in 2019 the revenues were 646 million euros in sponsors, marketing and sale of television rights. For the wealthy al-Thani family, the PSG is only a

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portata agli antichi splendori grazie ad investimenti massicci che, negli anni, hanno portato campioni come Mbappè, Cavani, Ibrahimovic, Di Maria e Neymar. Non solo uscite però, visto che nel 2019 le entrate sono state di 646 milioni di euro in sponsor, marketing e vendita dei diritti televisivi. Per la ricchissima famiglia al-Thani, il PSG è solo un mezzo per arrivare al Mondiale e per competere contro i rivali emiratini del Manchester City, uno strumento per mostrare al mondo la bontà di Doha contro i nemici di Abu Dhabi (e di Riyadh). La speranza degli sceicchi qatarini è che l’investimento di 200 miliardi di dollari in infrastrutture abbia il tanto atteso ritorno d’immagine e che aiuti anche, un minimo, a differenziare la struttura di un’economia eccessivamente dipendente dal gas, in linea con gli obiettivi strategici della Vision 2030. Tutte queste considerazioni valgono anche per il nostro Paese che, oggi più che mai, ha bisogno di rilanciarsi internazionalmente sia sotto il profilo economico che sotto quello dell’immagine (sportiva e non). Infatti, la mancata partecipazione ai Mondiali in Russia e gli ondivaghi risultati sportivi degli ultimi 10 anni, sui quali svetta la crisi del pallone nostrano, hanno spinto le massime autorità politiche e sportive ad investire nell’operazione “risalita”. In questo senso, l’assegnazione a Milano – Cortina delle Olimpiadi Invernali 2026 è il primo passo in questa direzione. L’Italia ha bisogno di dimostrare che è ancora il “Bel Paese” accogliente e multiculturale, allontanando lo spettro del populismo e della sua cattiva pubblicità internazionale e, soprattutto, intende offrire nuova linfa al comparto turistico e all’industria del sano divertimento e dell’accoglienza. Il principio seguito è stato quello della efficacia, ossia investimenti mirati e iper-valutazione delle infrastrutture esistenti per contenere i costi e migliorare la sostenibilità. I costi per le Olimpiadi Invernali sono stimati in 1,3 miliardi di euro, che produrranno ricadute positive sul PIL comprese tra i 2,3 ed i 3 miliardi di euro e garantiranno circa 8.500 nuovi posti di lavoro. Prospettive davvero rosee se dovessero tramutarsi in ricavi concreti. In sintesi, l’appuntamento delle olimpiadi ha già scaldato i cuori ed i portafogli dei tifosi e degli investitori italiani e stranieri. La speranza è che, nel 2026, oltre ad un ricco medagliere, il nostro Paese possa vantare il posto più alto nel podio politico ed economico.

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way to get to the World Cup and to compete against the Emirati rivals of Manchester City, a way to show to the world the goodness of Doha against the enemies of Abu Dhabi (and Riyadh). The hope of the Qatari sheikhs is that the investment of 200 billion dollars in infrastructure will have the long-awaited return on image and that it will also slightly help to differentiate the structure of an economy that depends excessively on gas, in line with the strategic objectives of Vision 2030. All these considerations are also true for our country which, today more than ever, needs to internationally relaunch itself, both in economic and reputation (sporting and not) terms. In fact, the failure to participate in the World Cup in Russia and the vague sports results of the last 10 years, on which the Italian football crisis stands, have prompted the highest political and sports authorities to invest in the “ascent” operation. In this sense, the assignment to Milan - Cortina of the 2026 Winter Olympics is the first step in this direction. Italy needs to demonstrate that it still is the welcoming and multicultural “Bel Paese”, moving away from the specter of populism and its bad international advertising, and above all that it intends to offer new life to the tourism sector and to the healthy entertainment and hospitality industry. The principle followed was that of effectiveness, i.e. targeted investments and hyper-evaluation of existing infrastructures to contain costs and improve sustainability. The costs for the Winter Olympics are estimated at 1.3 billion euros, which will produce positive effects on GDP ranging from 2.3 to 3 billion euros and will guarantee approx. 8,500 new jobs. Positive case scenarios if they were to turn into actual revenues. In summary, the Olympics have already warmed the hearts and wallets of Italian and foreign fans and investors. The hope is that, in 2026, in addition to a rich medal collection, our country would brag about the highest place on the political and economic podium.


MARIO GOMBOLI

di/by MARIO GOMBOLI

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D IAB O L I K SPORT IVO EVA AL L A PARI

SPORTIVE DIABOLIK, EVA LIKEWISE

MARIO GIUSEPPE GOMBOLI (Brescia, 18 luglio 1947) è un fumettista, sceneggiatore, illustratore, scrittore, grafico, pubblicitario e accademicoitaliano noto soprattutto come soggettista e direttore responsabile nonché editore della serie Diabolik.

Diabolik e Eva amano - e praticano - le più diverse attività sportive. Certo, devono mantenersi costantemente in perfetta forma per motivi “professionali” (molti loro rifugi ospitano una palestra attrezzatissima), ma non lo fanno solo per pragmatismo: evidentemente si divertono anche a sciare, nuotare, arrampicarsi sulle montagne, lanciarsi col paracadute o fare parapendio. E lo fanno da campioni.

Foto pag. 31 Eva Kant scia nel retro di copertina di Ti strapperò il cuore Diabolik n. 5 del 2000, disegno di Sergio Zaniboni Photo page 31 Eva Kant skis on the back cover of I will tear your heart out Diabolik n. 5 of 2000, drawing by Sergio Zaniboni

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MARIO GIUSEPPE GOMBOLI (Brescia, July 18, 1947) is an Italian cartoonist, screenwriter, illustrator, novelist, graphic designer, publicist, and academician, best known as scriptwriter and managing director, as well as editor of the Diabolik series.

Diabolik and Eva love - and practice - the most diverse sports activities. Of course, they must keep themselves in perfect shape for “professional” reasons (many of their shelters have a fully-equipped gym), but they don’t do it just for pragmatism: obviously they also enjoy skiing, swimming, climbing the mountains, parachuting or paragliding. And they do it like champions.


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Le sorelle Giussani, le creatrici di Diabolik, erano grandi sportive (Luciana fu anche Miss Sport nel 1948) e non è quindi un caso che il loro personaggio lo fosse altrettanto. Già nell’episodio Terrore sul mare (1963) si dimostra esperto scalatore mentre in S.O.S. Diabolik (1965) appare sciatore provetto, e successivamente in futuro lo si scoprirà abile nuotatore, ginnasta, tuffatore. Grande sportivo, dunque, e con un fisico coerente. Negli anni Sessanta la potenza fisica dei personaggi dei fumetti era evidenziata da toraci ipertrofici (ricordiamo Superman e Batman), ma le Autrici preferirono optare per un aspetto asciutto, da “vero” atleta, e scelsero come modello quello che per loro era stato un mito: Johann “Johnny” Weissmuller. Vincitore di 5 ori olimpici, 52 titoli nazionali statunitensi e con 67 record mondiali stabiliti in carriera, fu uno dei migliori nuotatori degli anni Venti. Una volta abbandonato l’agonismo era passato al cinema e divenuto celeberrimo nel ruolo di Tarzan, e proprio alla sua immagine cinematografica fu chiesto ai primi disegnatori della diabolika saga di ispirarsi, per dare forma al corpo del Re del Terrore. Ancora oggi, quando gli atleti olimpionici hanno muscolature capaci di umiliare i supereroi di cui sopra, ai disegnatori di Diabolik viene periodicamente fornita, come punto di riferimento, una ricca documentazione fotografica di quel Tarzan dei film d’anteguerra.

Scritto nel sangue Diabolik n. 1 del 2015 Disegno di Matteo Buffagni Written in blood Diabolik n. 1 of 2015 Drawing by Matteo Buffagni

A mani nude Diabolik n. 2 del 2016 disegno di Matteo Buffagni With bare hands Diabolik n. 2 of 2016 Drawing by Matteo Buffagni

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The Giussani sisters, creators of Diabolik, were great sportswomen (Luciana was also Miss Sport in 1948) and it is therefore no coincidence that their character was the same. Already in the episode Terror on the sea (1963) he proves to be an expert climber while in S.O.S. Diabolik (1965) appears to be a skilled skier, and later in the future he will prove to be a great swimmer, gymnast, diver. Hence, great sportsman with the right physique. In the 1960s the physical power of the comic book characters was highlighted by hypertrophic chests (remember Superman and Batman), but the authors preferred to opt for a lean look, like a “true” athlete, and chose what had been a legend for them: Johann “Johnny” Weissmuller. Winner of 5 Olympic gold medals, 52 US national titles and 67 career world records, he was one of the best swimmers of the 1920s. Once he retired from competition, he moved to cinema and became famous in the role of Tarzan, and the first designers of the Diabolik comic series were asked to draw inspiration from his cinematographic image to give shape to the body of “The King of Terror”. Even today, when Olympic athletes have muscles capable of humiliating the above-mentioned superheroes, Diabolik designers are periodically provided, as a point of reference, a rich photographic documentation of that Tarzan from the pre-war movies.


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Nelle sue prime apparizioni Eva Kant, pur raccontando di un suo avventuroso passato, non dimostra certo doti atletiche degne del suo compagno. Al contrario appare preoccupata persino di fronte a qualche banale cassa da spostare (“Come posso trasportare tutta questa roba da sola?” si chiede in L’arresto di Diabolik (1963), l’albo che vede la sua entrata in scena). Ma negli anni successivi cambierà atteggiamento e si esibirà in performances impegnative: la vedremo sciare, saltare, scalare pareti rocciose e persino aprire casseforti appesa a testa in giù (molti anni prima del Tom Cruise di Mission Impossible!). Il tutto senza scomporsi, senza che mai il suo fisico asciutto e tonico perda un briciolo di eleganza. Non a caso, tra le arti marziali di cui è esperta, privilegia la più armoniosa: il judo, “la via della cedevolezza”, strumento di contrattacco prima che di attacco. E in veste di judoka Eva ha persino firmato un manuale di autodifesa, Senza paura (Edizioni BD 2008) dedicato alle donne che possono trovarsi in difficoltà. Come a lei è capitato tante volte.

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In her first appearances Eva Kant, while telling of her adventurous past, certainly does not demonstrate athletic skills worthy of her partner. On the contrary, she appears worried even in the face of some trivial crate to be moved (“How can I carry all this stuff alone?” She asks in Diabolik’s arrest (1963), the register that sees her arrival on the scene). But in the following years she will change her attitude and perform challenging roles: we will see her skiing, jumping, climbing rocky walls and even opening safes hanging upside down (many years before the Tom Cruise’s Mission Impossible!). All this without getting upset, while her toned and lean body does not lose an ounce of elegance. It is no coincidence that among the martial arts of which she is an expert, she favors the most harmonious: judo, “the art of giving way”, an instrument of counterattack rather than attack. And as a judoka Eva has even signed a self-defense manual, Without fear (BD Comics 2008) dedicated to women who may find themselves in difficulty. As it has happened to her many times.

Copertina del volume Senza paura (Edizioni BD 2008)

IN EVIDENZA

Cover Without fear (BD Comics 2008)

Terrore sul mare (1963) S.O.S. Diabolik (1965) L’arresto di Diabolik (1963) Senza paura (Edizioni BD 2008)

IN EVIDENCE Terror on the sea (1963) S.O.S. Diabolik (1965) Diabolik’s arrest (1963) Without fear (BD Comics 2008)

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INTERVISTA A PAOLO LIGUORI

di/by FEDERICO GRAZIANI

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Da lle in c hi e s t e c o n M o n ta n e l l i a ll'era d ei s o c i a l , il g io rn alis m o s ec o n d o Pao l o L i g u o r i FROM INQUIRIES WITH MONTANELLI TO SOCIAL MEDIA ERA, HOW JOURNALISM HAS CHANGED ACCORDING TO PAOLO LIGUORI

PAOLO LIGUORI è direttore del sistema multimediale di Tgcom24 che comprende un canale televisivo all-news, uno dei primi siti d’informazione d’Italia, pagine social seguite da diversi milioni di follower e le redazioni delle radio Mediaset.

Molti conoscono Paolo Liguori perché l’hanno visto in televisione. Forse nella sua rubrica “Fatti e Misfatti”, che andava in onda come coda di Studio Aperto durante la sua direzione dal 1993 al 2000. E che ora viene trasmessa su Tgcom24, sua creatura internettiana prima e multimediale poi. Oppure a Controcampo, il programma calcistico di Italia Uno dove per tanti anni ha raccontato e analizzato la Roma, sua squadra del cuore. Ma la sua carriera è stata anche tanto altro. È stata quella del redattoare di Lotta Continua e del Giornale, di cui è stato anche inviato. È stata quella del direttore di un settimanale, Il Sabato. O di un quotidiano, Il Giorno. Poi, certo, è stata quella del giornalista televisivo, del direttore di un telegiornale e dell’opinionista tv. Però è stata anche quella di un pioniere dell’informazione sul web. Infine, è stata, ed è, quella del direttore di un sistema editoriale che contiene e integra tutte le tappe sopra citate.

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PAOLO LIGUORI is the director of Tgcom24 multimedia system, which comprises an allnews television channel, one of the first news sites in Italy, social media pages with several million followers, and the offices of Mediaset radios.

Many people know Paolo Liguori because they saw him on television. Perhaps in his column “Fatti e Misfatti”, which aired at the end of Studio Aperto during his directorship from 1993 to 2000. And which is now broadcast on Tgcom24, his creation on the web first and multimedia after. Or in Controcampo, the football show on Italia Uno where for many years he has chronicled and analyzed Roma, his favorite team. But his career was also so much more. A career as the editor of Lotta Continua and of Il Giornale, of which he was also correspondent. A career as the editor of a weekly magazine, Il Sabato. And a newspaper, Il Giorno. Then, of course, as TV journalist, news director and opinionist. But also as a pioneer of information on the web. Finally, he was, and still is, director of a publishing system that contains and integrates all the above mentioned parts.


FEDERICO GRAZIANI

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Paolo Liguori, direttore del sistema multimediale di Tgcom24

Una carriera che percorre, gradino dopo gradino, l’evoluzione del giornalismo in Italia. Cos’è cambiato, più di altro, in questi anni? L’evoluzione ha riguardato la modalità di approccio al pubblico. Ma il mezzo, nonostante i cambiamenti, non è cambiato, perché gran parte del mezzo sei tu. Il mezzo è fatto di due componenti: uno è la tecnologia, l’altro è il mediatore.

A career that follows the evolution of journalism in Italy step by step. What has changed, more than anything else, in recent years? The evolution concerned the means of approaching the public. But despite the changes, the medium has not changed, because much of the medium is you. The medium is made up of two components: one is technology, the other is the mediator.

Qual era la caratteristica chiave del giornalismo su carta? Nella carta stampata il pubblico te lo cercavi, te lo conquistavi e te lo tenevi con la narrazione. Quando ho cominciato io, la carta era spesso l’unico mezzo attraverso cui venivano raccontati i fatti. Quindi dovevi essere sintetico ed efficace nei titoli, ma anche completo ed esplicativo negli articoli.

What was the key feature of print journalism? In print media, you had to look for your public, to win and hold it with storytelling. When I started, paper was often the only means through which facts were told. So you had to be brief and effective in the titles, but also comprehensive and explanatory in the articles.

Quali erano le differenze tra quotidiano e settimanale? Il quotidiano dava le notizie, nel modo più diretto possibile. Montanelli diceva che in un articolo po-

What were the differences between daily and weekly papers? The newspaper breaks the news in the most direct way possible. Montanelli said that in an article you could only put one thing and no more, otherwise Genius People Magazine

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INTERVISTA A PAOLO LIGUORI

tevi mettere solo una cosa, non più di una perché altrimenti confondevi il lettore. Nel settimanale, invece, la confezione contava quanto la notizia, perché vendevi il pacchetto completo: la notizia, lo stile con cui scriverla, il modo di titolarla e di presentarla, la copertina. Come oggi, anche allora il settimanale era un intervento sulla realtà che doveva andare oltre al quotidiano, quindi anticipandolo – e poi i quotidiani ti sarebbero venuti dietro – o superandolo – con notizie esclusive e approfondimenti. Qual è il ricordo più piacevole degli anni con Montanelli? Con lui ho fatto un’inchiesta importante, quella sulla ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia. Fu un lavoro che portò alla costituzione di una commissione di inchiesta parlamentare sull’allora presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita. Rischiai molto con quell’inchiesta, ma Montanelli mi difese a spada tratta. Quello fu un passaggio chiave perché per me fu l’inizio di una carriera di successo. Dalla carta stampata alla tv, come cambiò la prima in relazione alla seconda? Dagli anni ’70 e ’80, la carta stampata è stata aggredita dalla televisione. A un certo punto non ha più retto il confronto: la televisione divenne la regina indiscussa dell’informazione. Così, negli anni ’90, la carta ha provato a resistere cominciando a tener conto di ciò che era stato detto o non detto in tv: o seguendone l’agenda, oppure fornendo le spiegazioni e gli approfondimenti di ciò che veniva detto in tv. Oppure, ancora, cercando notizie curiose e laterali che non erano state toccate dalla televisione. Insomma, aveva subito una grande trasformazione. Quale fu il momento più importante durante gli anni di Studio Aperto? La cosa più importante fu il reportage da dentro Sarajevo assediata. Andai con due colleghi e gli operatori sloveni. Entrammo con l’aereo delle Nazioni Unite e, una volta dentro, fummo testimoni di episodi incredibili, molto cruenti. Vedemmo e raccontammo la guerra da dentro la guerra. La forza di quelle immagini era data dal fatto che per avere quei video dovevi andare sul posto. Oggi, invece, basta aprire un social network e hai subito tutto quello che ti serve. In questo senso, qual è stato il punto di svolta? Santo Stefano del 2004. Lo tsunami in Sri Lanka. Per la prima volta un avvenimento di quel tipo poGenius People Magazine

you would confuse the reader. In the weekly paper, however, the packaging matters as much as the news, because you are selling the whole package: the news, the writing style, the title, the introduction, the cover. Just like today, even then the weekly paper was a speech on reality that had to go beyond the newspaper, therefore anticipating it - and then the newspapers would follow - or surpassing it with exclusive news and insights. What is the most pleasant memory of the years with Montanelli? I carried out an important investigation with him, the one on the reconstruction after the Irpinia earthquake. It was a work that led to the creation of a parliamentary committee of inquiry into the Prime Minister of that time, Ciriaco De Mita. I risked a lot with that investigation, but Montanelli defended me to the hilt. That was a crucial step for me because it was the start of a successful career. From printed press to television, how did the former change in relation to the latter? Since the ’70s and ’80s, printed press has been attacked by television. At a certain point it could no longer compare: television became the undisputed queen of information. So, in the 90s, the paper tried to resist by starting to take into account what had been said or not said on TV: either by following its agenda, or by providing explanations and insights on what was said on TV. Or, again, by looking for curious and side news that had not been discussed on television. In short, it had undergone a great transformation. What was the most important moment during the years of Studio Aperto? The most important was the reportage from inside Sarajevo under siege. I went with two colleagues and Slovenian operators. We went in with a plane of the United Nations and, once inside, we witnessed unbelievable and very cruel incidents. We saw and narrated the war from within the war. The power of those images was given by the fact that in order to get those tapes you had to be there. Today, instead, you just need to check a social network to immediately have everything you need. In this sense, what was the turning point? Saint Stephen’s Day of 2004. The tsunami in Sri Lanka. For the first time, an event of this type could be told through the images recorded and posted on the web by the very same protagonists. There were


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teva essere raccontato attraverso le immagini registrate e postate sul web dagli stessi protagonisti. C’erano i video dell’onda girati da chi da quell’onda era stato travolto. Ecco, è arrivato internet. Come si poneva il nuovo arrivato con gli altri mezzi di informazione? All’inizio da alcuni era ritenuto un elemento diretto di concorrenza con la televisione. In realtà doveva essere sfruttato come piattaforma e non solo come un mezzo concorrente sulla produzione di contenuti. Nel 2003, quando è cominciata la tua direzione di Tgcom, cos’era? Era un sito che dava notizie testuali. Con internet in fase ancora primordiale, da dove è arrivata la spinta per il salto dalla televisione al web? Credevo fortemente alle sue potenzialità, ero convinto che un giorno avrebbe ospitato anche altro, dalle foto ai video. Già allora avrei voluto tenere la direzione di Studio Aperto e farne un sito internet parallelo: come fa oggi il sistema Tgcom24. Nel giro di poco tempo il sito diventò uno dei primi in Italia. Quale fu il segreto di questa crescita? Oltre alla velocità nel dare le notizie e al grande traffico portato da gossip, sport e spettacolo, la svolta fu segnata dalle pillole in televisione. Da dove nacque l’idea? Da un problema di programmazione. C’era una regola che impediva di interrompere i film in televisione con la pubblicità. Allora, intorno al 2005, mi inventai queste pillole di notizie, che oggi si chiamano breaking news. Così abbiamo introdotto lo schema tuttora esistente: primo tempo, pillola di notizie, pubblicità, meteo, secondo tempo. In questa maniera il film non toccava mai la pubblicità. E intanto il brand Tgcom si diffondeva. Quindi sfruttavate la platea della televisione per portare pubblico sul sito? Sì, perché alla fine di ogni pillola c’era il richiamo: “Per tutte le altre notizie venite a trovarci su tgcom.it”. Usavamo la televisione come un mezzo di pubblicità straordinario. Anche perché l’azienda ne chiedeva tantissime: ne facevamo una ogni tre ore. Questa mole di lavoro in più mi portò per la prima volta a prendere molti collaboratori e ad allargarci per la prima volta.

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videos of the wave shot by those who got swept away by it. Here, the Internet came along. How was the newcomer doing with the other media? At first it was considered by some to be a direct competitor of television. In reality it had to be used as a platform and not just as a competing medium on content production. In 2003, when your directorship at Tgcom started, what was it? It was a website that gave text-only news. With the Internet still in its early stage, where did the push to jump from television to the web come from? I strongly believed in its potential, I was convinced that one day it would host other things as well, such as photos and videos. Even then I wanted to maintain the directorship of Studio Aperto and create a website alongside: as the Tgcom24 system does today. In a short time, the website became one of the first in Italy. What was the secret of this growth? In addition to the speed in breaking the news and to the great traffic brought by gossip, sports and entertainment, the turning point was marked by television pills. Where did the idea come from? From a programming problem. There was a rule that prevented the interruption of films on television with advertising. So, around 2005, I invented these news pills, which today are called breaking news. So we introduced the scheme that still exists: first half, news pill, advertising, weather, second half. In this way the film and the commercial never touch. Meanwhile, the Tgcom brand was spreading. So were you using the audience of television to bring public to the website? Yes, because at the end of each pill there was a call: “For all the other news, come and visit us on tgcom.it”. We used television as an extraordinary advertising medium. Also because the company asked for many: we used to do one every three hours. This extra amount of work led me for the first time to hire many collaborators and to expand for the first time.

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INTERVISTA A PAOLO LIGUORI

Come le facevate? Un’unica persona scriveva le notizie, le “speakerava” e le montava con i filmati.

How did you do them? A single person used to write the news, “tell” them and assemble the footage.

Dopo internet, gli smartphone. Com’è cambiato il modo di fare giornalismo con l’avvento delle app? È cambiata la fruizione. Nel nostro caso più del 50% del traffico proviene dalle app dei cellulari. Quindi occorreva pensare il sito in modo che fornisse subito le notizie principali e che queste fossero immediatamente consultabili scorrendo il pollice.

After the internet, smartphones. How has journalism changed after the advent of apps? Its use has changed. In our case, more than 50% of the traffic comes from mobile apps. So it was necessary to rethink the website so that it immediately provides the main news, and that these ones become immediately available by scrolling down with a thumb.

Per attrarre un pubblico veloce che scorre l’app, come dev’essere un titolo? Urlato o spiegato? Non c’è una formula assoluta. Un titolo deve essere efficace senza essere distorcente. È bene che non sia sommesso, ma non bisogna produrre un titolo fake. L’equilibrio è difficile da trovare, ma è ciò che fa la differenza. Il sistema Tgcom24 si è poi ulteriormente allargato. Come? Attraverso l’acquisizione di alcune radio da parte del gruppo Mediaset. Con questo passo Tgcom24 Genius People Magazine

To attract an audience that scrolls the app fast, how should a title be like? Yelled or outlined? There is no absolute formula. A title must be effective without being distorting. It is good that it is not subdued, but it is not necessary to make it a fake. Balance is difficult to find, but that’s what makes the difference. The Tgcom24 system has then expanded further. How? Through the acquisition of some radios by the Mediaset group. With this step, Tgcom24 has completed the idea of working ​​ all together: since the


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ha completato l’idea di lavorare tutti insieme: siccome gli speaker delle radio hanno delle belle voci, sono loro che adesso “speakerano” le breaking news per le nostre stazioni radiofoniche; poi lo stesso file viene inviato alla redazione del canale che le monta con i video e le trasmette in tv. È un sistema del tutto nuovo, perché solitamente le redazioni si rifiutano di fare mezza cosa e farla completare ad altri. Invece in questo modo abbiamo integrato diversi flussi di lavoro. Qual è il prossimo step per la crescita di Tgcom24? Potrebbe essere quello di prendere questo sistema e trasformarlo in un canale verticale con vita propria. Quindi proprietà e frequenze Mediaset, ma gestione esterna. Sarebbe uno scambio: dài comunque un canale all news all’azienda, ma assumi una maggiore autonomia.

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radio speakers have good voices, it is them who are now “telling” the breaking news for our radio stations; then, the same file is sent to the editorial staff of the channel which assembles it with videos and broadcasts them on TV. It is a completely new system, because editorial offices usually refuse to do half of a thing and have others completing it. Instead, in this way we have integrated several working processes. What is the next step for the growth of Tgcom24? It could be to take this system and turn it into a vertical channel with a life of its own. Hence with Mediaset properties and frequencies, but external management. It would be an exchange: you still give the company an all-news channel, but you take on greater autonomy.

Quale sarebbe il vantaggio? Che anche la gestione pubblicitaria sarebbe autonoma, con la possibilità ad altri soggetti.

What would be the advantage? That even the advertising management would be autonomous, with the possibility to other subjects/ actors.

È questa la direzione futura dell’editoria? Sì, va verso un modello che non prevede più dipendenti di un editore. I giornalisti si fanno da soli il loro giornale, diventandone animatori e imprenditori. Così, mettendosi insieme a basso costo e con mezzi propri, possono dare contenuti più efficaci di quelli dei giganti del web, difficilmente contendibili dagli editori tradizionali. E magari si può anche pensare di collaborare con i big, ma sempre diffondendo contenuti fortemente informativi.

Is this the future direction of publishing? Yes, it goes towards a model that does not require employees, other than an editor. Journalists can do their own newspaper, becoming leaders and entrepreneurs. Thus, by joining forces at a low cost and with their own means, they can provide content more effective than that of the giants of the web, difficult to contest by traditional publishers. And maybe you can also think of collaborating with the big names, but always by spreading highly informative content.

Opinionista storico di Controcampo, una passione mai nascosta per i colori giallorossi. Cosa rappresenta la Roma? La Roma è casa. A volte a casa entrano i barbari. Anche la stessa città di Roma ha subito invasioni da lanzichenecchi e gentaglia, però si è sempre ripresa. Ecco, anche noi ci riprenderemo.

Historical opinionist of Controcampo, with a never hidden passion for the colors yellow and red. What does Roma represent? Roma is home. Sometimes even barbarians enter home. Even the city of Rome has been invaded by the Landsknechts and riffraff, but has always recovered. That is, we will recover as well.

E l’assegnazione delle Olimpiadi Invernali 2026 a Milano-Cortina? È una buona cosa, farà bene sia a Milano che a Cortina. Si sarebbero potute fare anche a Roma se non ci fossero stati i Cinque Stelle. L’ultima vittoria che hanno ottenuto prima di disfarsi è stata quella di negare le Olimpiadi alla Capitale.

What about the assignment of the 2026 Winter Olympics to Milan-Cortina? It’s a good thing, it will do good for both Milan and Cortina. They could have been even held in Rome if it wasn’t for the Five Star Movement. The last victory they got before unraveling was to deny the Olympics to the Capital.

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di/by GLORIA NADIN

D O N N E ED ECONOM IA

WOMEN AND ECONOMY

GLORIA NADIN, nata a Pordenone nel 1992, si laurea in Scienze dell’amministrazione e prosegue gli studi con un Master in Diritto dell’Ambiente a Venezia. Molto riflessiva da sempre utilizza musica, lettura e scrittura per dar voce alle proprie emozioni.

Donne ed economia. È un binomio ancora dissonante tanto quanto la disarmonia che ci perviene dall’accostamento di termini come “donne e motori”. Eppure sono anni che in Italia e nel mondo si sta combattendo contro una cultura profondamente sbagliata e radicata, quella che riguarda il mondo delle donne. Una battaglia che viene osteggiata da entrambi i generi, stufi di confrontarsi e scontrarsi con preconcetti che spesso sfociano in discriminazione e disparità sociale. Proprio su tale argomento sono numerosi i dibattiti che nascono nei talk televisivi: talvolta gli ospiti chiamati in causa, impiegano alcuni termini con estrema superficialità non preoccupandosi del notevole peso che possono avere, soprattutto in un momento storico in cui emancipazione, lotta alla violenza e parità di genere, sono temi che infuocano la storia di tutti i Paesi del mondo. C’è molta strada ancora da percorrere per invertire questa cultura viziosa maschilista in una civiltà virtuosa e paritetica la quale risulti come normale. Nonostante le difficoltà, vi sono comunque degli esempi virtuosi di donne che nel mondo hanno Genius People Magazine

GLORIA NADIN, born in Pordenone in 1992, graduates in Administrative Sciences and continues her studies with a Master’s Degree in Environmental Law in Venice. Very reflective, she always uses music, reading and writing to give voice to her emotions.

Women and economy. It is still a discordant combination as much as the disharmony that attains us from the combination of terms such as “women and engines”. Yet for years now, Italy and the world have been fighting against a deeply mistaken and rooted culture, that which concerns the world of women. A battle that is opposed by both genders, fed up with confronting and clashing with preconceptions that often result in discrimination and social disparity. Precisely on this topic there are numerous debates that arise in television talk-shows: sometimes the guests called in question use some terms with extreme superficiality without worrying about the considerable weight they can have, especially in a historical moment in which emancipation, combating violence, and gender equality are issues that ignite the history of all the Countries of the world. There is a long way to go to reverse this vicious sexist culture in a virtuous and equal civilization that would look normal. Despite the difficulties, there are however virtuous examples of women who have been able to suc-


EDITORIALE

saputo affermarsi sotto vari punti di vista come quello sociale, politico, economico e culturale. Nel dicembre 2019 abbiamo assistito all’elezione di Sanna Marin come ministro capo della Repubblica finlandese, la più giovane in carica nel mondo ed in Finlandia. Curiosa è la sua storia: ella nasce ad Helsinki nel 1985, cresce in una famiglia moderna nella quale dopo la separazione dei genitori, la madre inizia una relazione con una donna e questo permette a Sanna di crescere libera da pregiudizi e preconcetti, contribuendo a farla diventare ciò che è oggi. La Marin non è solo giovane, ma è anche donna ed è proprio questo che fa crescere la speranza oltre i confini della propria Nazione, una speranza che si avvicina a “se lo vuoi, lo puoi fare anche tu” spesso una convinzione che non è figlia della cultura che ci appartiene, la quale frena tale facoltà attraverso stigmatizzazioni di genere. Ebbene l’esempio di Sanna non è una storia di meritocrazia femminile, ma come si è espressa lei stessa nel corso della sua prima conferenza stampa “non ho mai pensato alla mia età o al mio genere, io penso al perché sono entrata in politica”, è un racconto finalizzato all’oggetto, non a chi lo mette in pratica. Analizzando lo scenario nazionale, vi sono notevoli lezioni di donne potenti, donne che non si sono fermate davanti ad alcuno stereotipo e che hanno lottato contro tale cultura affermandosi con peso determinante nella nostra società. Un esempio lampante di tale riuscita è Emma Marcegaglia, classe 1965 ed attualmente Presidente di Eni, non è l’unico ruolo che riveste all’interno dell’economia nazionale: la Marcegaglia è infatti anche Presidente e Amministratore Delegato di Marcegaglia Holding SpA, Vice Presidente e Am-

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ceed in the world from various points of view such as social, political, economic and cultural. In December 2019, we witnessed the election of Sanna Marin as Prime Minister of Finland, the world’s and Finland’s youngest in office. Her story is curious: she was born in Helsinki in 1985, she grows up in a modern family in which, after the separation of her parents, the mother begins a relationship with a woman and this allows Sanna to grow up free from prejudices and preconceptions, helping to make her become who she is today. Marin is not only young, she is also a woman, and it is precisely this that makes hope growing beyond the borders of her country, a hope that comes close to “if you want it, you can do it too”, often a belief that isn’t the product of the culture we belong to, the one that curbs this possibility through gender stigmas. Well, Sanna’s example is not a story of female meritocracy, because what she said during her first press conference “I never thought about my age or my gender, I think about why I entered politics”, is a story aimed at the object, not at the one who puts it into practice. If we analyse the national scenario, there are remarkable lessons from powerful women, women who did not stop in front of any stereotype, and who have fought against such culture establishing themselves with crucial importance in our society. A striking example of such a success is Emma Marcegaglia, born in 1965 and currently President of Eni, and it is not the only role she plays within the national economy: indeed, Marcegaglia is also President and CEO of Marcegaglia Holding SpA, Vice President and CEO of companies operating in the steel industry, which she controls. Emma also holds the role of President and CEO of MarceGenius People Magazine

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ministratore Delegato delle società operanti nel settore dell’acciaio che lei stessa controlla. Emma riveste anche il ruolo di Presidente e Amministratore Delegato di Marcegaglia Investments Srl, una holding di controllo del gruppo ed infine è membro del Consiglio di Amministrazione delle Società Bracco SpA e Gabetti Property Solutions SpA. La Marcegaglia oltre ad essere una tra le imprenditrici italiane più famose nel web, è stata anche la prima ed unica donna ad essere stata eletta nel 2008 alla presidenza di Confindustria. Fuori dall’Italia, in Europa, ma non solo, Angela Merkel ha il primato come donna più potente ed influente nella storia della politica ed economia degli ultimi anni. La Cancelliera tedesca governa ad oggi la più potente delle economie europee, nata ad Amburgo nel 1954 ha iniziato la propria ascesa durante il regime della Germania Orientale dal quale si sottrasse attraverso la propria carriera scientifica ottenendo il dottorato in chimica quantistica nel 1986 a Berlino. La sua carriera politica iniziò nel 1989, anni ancora precoci per essere abituati a figure femminili in tale campo, ma fin da subito si dimostrò eccelsa nel suo impegno istituzionale applicando un approccio scientifico alla politica. Ad oggi è definita come la più potente donna al mondo proprio per il ruolo che lei stessa ha avuto nella guida della propria nazione durante la crisi economica e per la supremazia che ha ottenuto grazie a lei la Germania nel peso economico europeo. Spostandoci oltreoceano, uno dei fiori all’occhiello dell’economia statunitense è sicuramente Mary Barra: Amministratrice Delegata di Generals Motors dal 2014 è ad oggi la prima donna a rivestire tale carica in un’industria automobilistica dal­ l’importanza mondiale. Nata nel 1961 da genitori di origine finlandese, la Barra ad appena diciotto anni entra a far parte del colosso GM come apprendista alla catena di montaggio per mantenere i propri studi in ingegneria elettrica alla General Motors Institute presso la quale consegue la laurea. La sua carriera all’interno di General Motors è sempre stata una sfida tra innovazione ed affermazione personale: oltre ad essere la prima donna a rivestire una carica del genere e nel genere, ella ha scommesso la sua carriera sull’apparato green, con il lancio dell’auto elettrica Chevy Bolt e sull’utilizzo di nuove tecnologie come la guida di autorobot e come l’acquisizione di una piattaforma digitale per “servizi di autopubblica” concorrente di Uber. Ad oggi è anche membro del Consiglio di Amministrazione della Disney e del Detroit EcoGenius People Magazine

gaglia Investments Srl, a holding company of the group, and finally she is member of the Board of Directors of Bracco Group SpA and Gabetti Property Solutions SpA. Marcegaglia is also one of the most famous Italian entrepreneurs on the web, she was also the first and only woman to be elected in 2008 to the presidency of Confindustria. Outside Italy, in Europe, but not only, Angela Merkel has the record as the most powerful and influential woman in the history of politics and economics in recent years. The German Chancellor governs to the present day the most powerful of European economies; born in Hamburg in 1954, she began her ascent during the East German regime which she avoided through her scientific career, obtaining a doctorate in quantum chemistry in 1986 in Berlin. Her political career began in 1989, still early to be accustomed to female figures in this field, but from the beginning she proved her topmost institutional commitment by applying a scientific approach to politics. To the present day, she is defined as the most powerful woman in the world because of her role in leading her country during the economic crisis, and for the economic primacy gained by Germany in Europe because of her. Moving overseas, one of the flagships of the US economy is surely Mary Barra: CEO of Generals Motors since 2014, she is the first woman to hold such a position in a car industry of global importance. Born in 1961 from parents of Finnish origin, at just eighteen years old Barra joined the GM giant as an apprentice in the production line to maintain her studies in electrical engineering at the General Motors Institute where she graduated. Her career in General Motors has always been a challenge between innovation and personal affirmation: in addition to being the first woman to hold this kind of position, she has bet her career on the green system, with the launch the Chevy Bolt electric car, and on the use of new technologies like driving autobots, and the acquisition of a digital platform for “services of public transportation”, competitor of Uber. As yet, she is also member of the Board of Directors of Disney and the Detroit Economic Club, as well as being a member of the executive board of trustees at Stanford University. Marillyn Hewson, born in Junction City in 1953, is the CEO of Lockheed Martin, the US aerospace and defense giant, which thanks to the mandate of Hewson has managed to increase sales by 5%. In 2018, Chief Executive magazine named her “CEO of the Year 2018”, a position that has been attributed in the past to important names of the US


EDITORIALE

nomic Club oltre che far parte del comitato direttivo dell’Università di Stanford. Marillyn Hewson, nata a Junction City nel 1953 è la Ceo di Lockheed Martin il colosso statunitense dell’aerospazio e difesa, il quale mediante il mandato della Hewson, è riuscito ad aumentare le vendite del 5%. Nel 2018 la rivista Chief executive l’ha nominata “2018 Chief executive of the year”, carica che è stata attribuita in passato a nomi importanti per l’economia statunitense come Bill Gates, John Chambers e Michael Dell. Sono notevoli e numerosi gli esempi di donne che hanno fatto e stanno facendo la storia dell’economia mondiale, tuttavia concluderei citando qualche numero: McKinsey & Company, multinazionale di consulenza strategica, ha sostenuto che se esistesse una parità totale di genere intercontinentale, il PIL mondiale sarebbe più alto di ventotto trilliardi di dollari, cifra che nemmeno si riesce ad immaginare; ma ancora, dall’ultimo rapporto del World Economic Forum, all’interno dello studio annuale che compie in merito a tali questioni, emerge che ci vorranno circa duecento anni per arrivare ad una piena parità di genere, utopia che forse mai si realizzerà. Sempre da tale ricerca sovviene il fatto che l’Italia si pone centodiciasettesima su centocinquantaquattro Paesi per quanto riguarda l’accesso al mondo del lavoro delle donne e questo fa si che ognuno di noi acquisisca la consapevolezza che qualcosa di errato c’è e che va assolutamente cambiato. Per concludere citando un altro esempio virtuoso di donna nel campo del giornalismo italiano, Maria Silvia Sacchi in una delle sue inchieste, consiglia alle ragazze di non rinunciare mai alla propria indipendenza economica, questo perché non c’è nessuna assicurazione che possa renderle più forti e più paritarie ed è forse proprio questo il punto di partenza del successo della vita delle donne di cui abbiamo parlato.

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economy such as Bill Gates, John Chambers and Michael Dell. There are remarkable and numerous examples of women who have made, and are still making, the history of the world economy, nonetheless I would conclude by mentioning a few figures: McKinsey & Company, a strategic management consulting multinational, argued that if there was a full intercontinental gender equality, the world GDP would be higher than twenty-eight trillion dollars, a figure that cannot even be imagined; but still, from the latest report of the World Economic Forum, within the annual study that it undertakes regarding such matters, it emerges that it will take about two hundred years to arrive at a full gender equality, a utopia that perhaps will never happen. Always from this research, it occurs the fact that Italy placed one hundred seventeenth out of one hundred and fifty-four countries with regard to the access of women to the labour market, and this ensures that each one of us gains awareness that there is something wrong and that it must be absolutely changed. To conclude by mentioning another virtuous example of a woman in the field of Italian journalism, Maria Silvia Sacchi, in one of her investigations, advises women to never give up their economic independence, that is because there is no assurance that this will make them stronger and more equal, and perhaps this is precisely the starting point for the success of those women we have talked about.

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CAROLINA GENNA

di/by CAROLINA GENNA

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L A PO TEN ZA DEL CINEM A: J OAQ U I N P HOENIX “We’d go down to the River and into the River we’d dive”

THE POWER OF CINEMA: JOAQUIN PHOENIX

CAROLINA GENNA, classe ’91; da Bridget Jones ha ereditato la diarrea verbale, da Pietro Aretino l’irriverenza e una discreta possibilità di morire per le troppe risa. Connubio bislacco fra il tradizionalismo accademico e la sfacciataggine dell’innovazione, si laurea al DAMS di Torino nel 2019 e prosegue gli studi con un Master in Progettazione, Comunicazione e Management del Turismo Culturale sempre presso la capitale piemontese. Il cinema è la sua grande passione, ma le parole la sua grande ossessione.

Se il mondo fosse fatto come piace a me, quest’articolo non si costituirebbe di sole parole. Per stimolare i sensi e per permettere una penetrazione e comprensione emotiva totale, obbligherei i lettori a pigiare ‘play’ e ad ascoltare The River di Bruce Springsteen. Sì, perché quel che è successo nella notte del 10 febbraio merita un’immersione multisensoriale, necessita un linguaggio multimodale, di un balzo, insomma, nella nostra dimensione più profonda. Negli anni, la cerimonia degli Oscar non sempre ha rispettato quella promessa di autorevolezza e salvaguardia dell’arte di cui si pensava si fosse fatta portavoce sin dal 1929; la sua strada, infatti, è stata costellata di premi mai riconosciuti - si pensi agli Oscar non dati a Sergio Leone o ad Alfred Genius People Magazine

CAROLINA GENNA, class of ‘91; from Bridget Jones she inherited verbal diarrhea, from Pietro Aretino irreverence and a fair chance to die from too much laughter. A bizarre union between academic traditionalism and the brazenness of innovation, she graduated from DAMS in Turin in 2019 and continued her studies with a Master in Design, Communication and Management of Cultural Tourism always in the Piedmontese capital. Cinema is her great passion, but words are her great obsession.

If the world were made the way I like it, this article wouldn’t just be about words. To stimulate the senses and to allow total emotional penetration and understanding, I would oblige readers to press ‘play’ and listen to Bruce Springsteen’s The River. Yes, because what happened on the night of February 10th deserves a multisensory immersion, it needs a multimodal language, or in short, a leap into our deepest dimension. Over the years, the Oscar ceremony has not always fulfilled the promise of authority and preservation of art as it was thought to be in 1929; Its path, in fact, has been studded with awards that have never been recognized - think of the Oscars not given to Sergio Leone or Alfred Hitchcock - or awards given behind schedule and randomly - and Paul Newman


EDITORIALE

Hitchcock - o di premi consegnati alla meno peggio, in ritardo, a casaccio - e Paul Newman ne è un caso emblematico, snobbato dall’Academy negli “anni che contano” e salito alla ribalta per Il Colore dei Soldi appena nel 1986 - ma, ieri, qualcosa di nuovo è successo. E non parlo solo del premio consegnato a Parasite, primo film straniero a vincere l’Oscar come Miglior Film e primo film di quella cinematografia asiatica, così florida, a essere riconosciuto come capolavoro anche nel nostro titubante e pregiudizievole occidente. C’è di più. Alle 5 del mattino, ora italiana, Olivia Colman si presenta sul palco per annunciare il vincitore dell’Oscar come Miglior Attore Protagonista e, finalmente, quest’anno sceglierne uno dal mazzo non è così scontato. Fra loro c’è Leonardo Di Caprio, ormai maturo, meraviglioso nella sua capacità di ridere di se stesso e di essere un grande fra i grandi, Adam Driver, sempre più pronto a entrare nel circolo élitario degli attori con la A maiuscola, e con loro Banderas e Jonathan Pryce, che non necessitano di particolari presentazioni. Infine, nel

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is an emblematic case, snubbed by the Academy in the “years that count” and brought to the fore for The Color of Money just in 1986 - but, yesterday, something new happened. And I’m not just talking about the award given to Parasite, the first foreign film to win the Oscar as Best Picture and the first movie of that Asian cinematography, so flourishing, to be recognized as a masterpiece even in our hesitant and prejudicial West. There is more. At 5 a.m., Italian time, Olivia Colman appears on stage to announce the winner of the Oscar as Best Actor and, finally, this year choosing one from the deck is not so obvious. Among them there is Leonardo Di Caprio, now mature, wonderful in his ability to laugh at himself and be a great among the greatests, Adam Driver, increasingly ready to enter the elite circle of actors with a capital A, and with them Antonio Banderas and Jonathan Pryce, who need no special introduction. Finally, in the group, there is also Joaquin Phoenix, already awarded at the Golden Globes and perhaps the most appreciated and loved by the public this year. But it’s the OsGenius People Magazine

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EDITORIALE

gruppo, c’è anche Joaquin Phoenix, già premiato ai Golden Globes e forse il più apprezzato e amato dal pubblico quest’anno. Ma sono gli Oscar: non sempre ciò che piace alle masse viene supportato anche dall’Academy. Ma bando alle ciance, Olivia Colman è troppo signora per perdere tempo inutilmente ed è così che, nel giro di pochi minuti, il nome viene pronunciato e gli applausi iniziano a piovere. Joaquin Phoenix, serissimo, si alza, si avvicina verso il palco e inizia a parlare, ed è qui che inizia la magia. Potrei continuare celebrando il suo Joker, potrei tentare di spiegare, ai pochi che ancora non hanno visto il film, come a dieci anni esatti dalla scomparsa dell’altro grande Joker della storia del cinema, Phoenix sia stato in grado di riportare in vita Heath Ledger e la sua interpretazione, e di come questo capolavoro attoriale altro non è che il figlio perfetto del vecchio e del nuovo. Del tributo e dell’evoluzione. Ma non è qui che voglio arrivare. Nel suo discorso di ringraziamento, Phoenix ricorda a tutta Hollywood qual è il grande potere che il cinema concede loro: la possibilità di parlare per gli altri, di combattere contro le ingiustizie e qualsiasi azione egoriferita e nociva. Perché alla fine un attore è solo un attore, un artista che porta in scena una fantasia e, vien da sé che, in soldoni, nonostante il potere o la fama, non si vale granché se non si canalizza tutto quel prestigio verso una causa comune. Che si tratti dei diritti mal-riconosciuti delle comunità più deboli ed emarginate, delle crudeltà perpetrate ai danni degli animali o della devastazione ambientale in cui stiamo vivendo, unico scopo di chi ha una voce è quello di alzare il volume e di usare un vibrato così potente da scuotere le fondamenta. Anche qui, è un discorso bellissimo, vero? Siamo tutti d’accordo. Siamo tutti guerrieri nella stessa battaglia, siamo tutti, noi, silenziosi complici ma, forse, anche questa è un’arringa già sentita. Come ha detto Ricky Gervais alla presentazione dei Golden Globes di quest’anno, i ricchi privilegiati di Hollywood non dovrebbero dare lezioni dall’alto del loro castello dorato, dal basso della loro istruzione, spesso, pressoché inesistente. E così l’attore, mentre parla, sembra essere anche lui l’ennesimo baluardo di quel politicamente corretto così indigesto, di quel ‘beccatevi il discorsetto etico tanto poi mi butto in piscina’ e quasi viene voglia di passare al prossimo. Ma ecco che, quando la serranda del cinismo sembra ormai aver toccato terra, qualcosa succede e qualcosa dice. E questa è la magia, e qui dovreste premere ‘play’. Genius People Magazine

cars: not always what the masses like is also supported by the Academy. But let’s not talk nonsense, Olivia Colman is too much of a lady to waste time unnecessarily and that’s how, within minutes, the name is pronounced and the applause starts raining. Joaquin Phoenix, very serious, gets up, approaches the stage and starts talking, and this is where the magic begins. I could go on celebrating his Joker, I could try to explain, to the few who haven’t seen the film yet, how exactly ten years after the disappearance of the other great Joker in cinema’s history, Phoenix was able to bring back to life Heath Ledger and his performance, and how this acting masterpiece is the perfect son of the old and the new. Of tribute and evolution. But that’s not where I’m going with this. In his thank-you speech, Phoenix reminds the whole of Hollywood of the great power that cinema gives them: the ability to speak for others, to fight against injustice, and any egoritative and harmful action. Because in the end, an actor is just an actor, an artist who brings a fantasy to the stage and, in a nutshell, despite power or fame, you are not worth much if you don’t channel all that prestige towards a common cause. Whether it is the ill-recognized rights of the weakest and most marginalized communities, the cruelty perpetrated against animals or the environmental devastation in which we are living, the only purpose of those who have a voice is to turn up the volume and use a vibrato so powerful that it shakes the foundations. Even here, it’s a beautiful speech, isn’t it? We all agree. We’re all warriors in the same battle, we’re all silent accomplices but, perhaps, this is a harangue already heard. As Ricky Gervais said at this year’s Golden Globes presentation, the privileged rich people of Hollywood should not give lessons from the top of their golden castles, from the bottom of their education, often, almost non-existent. And so the actor, as he speaks, seems to be yet another bulwark of that politically correct now so indigestible, of that ‘listen to my ethical speech so then I can throw myself and relax in my pool’ and it almost makes you want to just move on. But then, when the shutter of cynicism seems to have hit the ground, something happens, he says something. And there’s the magic, and here you should press ‘play’. It starts like this, stammering a ‘when’. “When my brother was 17, he wrote these lyrics: ‘Run to the rescue with love and peace will follow’. The brother Joaquin is talking about is River, that River Phoenix, now symbol of a generation, who


EDITORIALE

Inizia così, balbettando un ‘quando’. “Quando mio fratello aveva 17 anni scrisse queste parole: “Corri verso il rifugio con amore e la pace ti seguirà”. Il fratello di cui parla Joaquin è River, quel River Phoenix, ormai simbolo di una generazione, morto di overdose sul marciapiede del Viper Room a Los Angeles a soli 23 anni fra le braccia di quel fratello minore che in mano, ora, ha una statuetta. Ed è in questo momento che tutta la potenza di quel ragazzino biondo pare avvolgere la stanza e ricoprire le parole di Joaquin con la stessa forza di uno tsunami. Sembra di sentire un “River è qui” riecheggiare per tutta la sala, viene voglia di abbassare il capo, di fare un inchino. Perché è questo, invece, il potere che concediamo a quelli che non ci sono più: scuotono l’anima, ci colpiscono come un pugno ben assestato e, nel caso di Joaquin Phoenix, restituiscono con grazia quell’identità che sembrava perduta in quei primi minuti di discorso. Perché l’attore non è un perbenista, non è un altro bambolotto di plastica, adesso ci ricordiamo chi è: Joaquin Phoenix ha fatto sue le battaglie del fratello, di quel giovane attore promessa che, appena ventenne, non aveva paura di combattere e di usare quella voce che i più trasformano in un imbarazzante sussurro. Attivista vegetariano, artista poliedrico, è lui ad aver spinto il fratello minore verso la carriera di attore, ad averne elogiato il talento e, soprattutto, ad averlo ispirato e guidato verso quel giardino quasi fiabesco in cui il connubio fra arte, natura e semplicità fa da re. Ed è per questo che, allora, ci vogliamo inchinare anche dinnanzi al fratello più giovane: perché non sono chiacchiere, perché avvertiamo la potenza di quelle parole, tanto sue quanto di River. Perché nella notte del 10 febbraio gli Oscar ci hanno ridato qualcosa: è bastata una sola frase e il mondo si è fermato e ha celebrato la grandezza dell’arte e della persona. Perché ci ha fatto presente che dovremmo ricordarcene più spesso e che dovremmo immergerci anche noi nel fiume, tenendo ben presente che l’arte diventa tale solo se legata a una dimensione umana, atavica, viscerale, immortale.

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died of a drug overdose on the sidewalk of the Viper Room in Los Angeles when he was only 23 years old in the arms of that younger brother who now has an Oscar in his hand. And it is at this very moment that all the power that blond boy had, seems to envelop the room and cover Joaquin’s words with the same force as a tsunami. It seems to hear “River is here” echoing throughout the room, it makes you want to lower your head, take a bow. Because this is the power we give to those who are no longer here: they shake our souls, they hit us like a well-aimed fist and, in Joaquin Phoenix’s case, they gracefully return that identity that seemed lost in those first minutes of speech. Because this actor is not another priss, he is not another plastic doll, now we remember who he is: Joaquin Phoenix has made his brother’s battles his own, embodying that young promised actor who, in his early twenties, was not afraid to fight and to use that voice that most people turn into an embarrassing whisper. A vegetarian activist, a multifaceted artist, River is the one who pushed his younger brother towards a career as an actor, praised his talent and, above all, inspired him and guided him towards that fairy-taled garden in which the combination of art, nature and simplicity is king. And that is why we also want to bow to his younger brother: because it is not just a small talk, because we feel the power of those words, both his and River’s. Because on the night of February 10th the Oscars gave us something back: it only took one sentence and the world stopped and celebrated the greatness of art and of the person. Because it made us aware that we should remember it more often and that we too should immerse ourselves in the river, keeping in mind that art becomes art only if it’s linked to a human, atavistic, visceral, immortal dimension. “Run to the rescue with love and peace will follow”

“Run to the rescue with love and peace will follow”

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di/by FEDERICO GRAZIANI

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STARTUP IN LAS VEGAS

FEDERICO GRAZIANI nasce a Rimini nel 1994 e si trasferisce a Milano sette anni dopo, perdendo tristemente l’accento romagnolo. Si laurea in Lettere alla Statale del capoluogo lombardo, poi si addentra nel mondo dell’informazione attraverso il master in giornalismo Iulm. Dopo uno stage semestrale a Tgcom24, diventa giornalista professionista e continua a collaborare con alcune realtà della galassia Mediaset.

Ossi tech, olio in capsule, vasi che monitorano la qualità dell’aria. Non solo cibo e moda: l’Italia è anche tecnologia e innovazione digitale. Tanto da avere un proprio padiglione alla fiera dell’elettronica di consumo più grande del mondo, quella di Las Vegas. Il Ces 2020 non è solo una gigantesca esposizione, ma una visione e una vetrina del futuro. Ed è una vetrina soprattutto per le startup, che qui hanno la possibilità di attirare investitori internazionali e potenziali clienti. Da questi presupposti è partita la terza missione italiana del Tilt (The Italian Lab for Technology) in collaborazione con Ice-Ita, l’agenzia ministeriale per la promozione del made in Italy all’estero. Gli organizzatori hanno portato in Nevada 47 startup. Il Sands Expo sorge poco lontano dal centro congressi principale, alla fine della Strip, il vialone dei

FEDERICO GRAZIANI was born in Rimini in 1994 and moved to Milan seven years later, sadly losing his Romagna accent. He graduated in Literature from the State University of the Lombard capital, then entered the world of information through the master’s degree in journalism at Iulm. After a six-month internship at Tgcom24, he becomes a professional journalist and keeps on collaborating with some business realities in the Mediaset galaxy.

Tech bones, oil capsules, pots that monitor air quality. Not only food and fashion: Italy is also technology and digital innovation. Enough to have its own pavilion at the largest consumer electronics fair in the world, that of Las Vegas. Ces 2020 is not only a gigantic exhibition, but a vision and a showcase of the future. And it is a showcase especially for startups, which in here have the opportunity to attract international investors and potential clients. From these assumptions, the third Italian mission of TILT (The Italian Lab for Technology) has started in collaboration with Ice-Ita, the ministerial agency for the promotion of Made-in-Italy abroad. The organizers brought 47 startups to Nevada. The Sands Expo is located not far from the main convention center, at the end of The Strip, the boulevard of great Las Vegas hotels. It is within walking Genius People Magazine

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grandi hotel di Las Vegas. È a due passi dal Venetian, il celebre hotel che replica la città lagunare con canali e gondole, e il suo piano terra è interamente dedicato all’innovazione più pura, quella delle startup. Lo spazioso open space è stato denominato Eureka Park: è dedicato a oltre 1.200 pionieri da tutto il mondo ed è tanto grande che l’ingresso è anticipato da un’enorme piantina. All’interno, un vasto stand raggruppa la maggior parte delle giovani imprese italiane. “Stiamo coprendo tredici regioni italiane – specifica Michele Balbi, di Teorema, una delle realtà del Tilt che hanno reso possibile la missione italiana – nove aziende sono puramente femminili e quattro sono dedicate al green. Stiamo coprendo tutti i campi della tecnologia innovativa e il pubblico ci sta premiando”. In effetti, nelle ore di punta della fiera, la zona italiana è una delle più cercate. Tra le idee più apprezzate, senza dubbio c’è quella della macchinetta per l’olio espresso. “Grazie alle nostre capsule monodose – spiega Antonio Pagliaro, fondatore di Fresco – è possibile spremere in casa un olio freschissimo, con una macchinetta simile a quella del caffè. I vantaggi rispetto alla classica bottiglia sono tre. Hai un superfood, ricco di tutti i valori nutrizionali. Vivi un’esperienza non lontana da quella di avere un frantoio dentro casa. E, soprattutto, la personalizzazione, perché puoi usare un olio diverso per ciascun piatto, più o meno piccante, più o meno intenso, e così via”. E il meccanismo di conservazione criogenica può essere utilizzato anche per altri alimenti, dalla frutta alla verdura, per frullati e bevande. È in ambito cibo anche l’impresa del più anziano startupper del gruppo, e forse d’Italia. Lui si chiama Adalberto Fontana e ha 75 anni (“Ma mi sono sempre occupato di IT, information technology, da tutta una vita”). La sua idea è quella di mettere in contatto turisti e residenti, in modo da consentire ai primi di vivere la meta del viaggio anche dal punto di vista culinario: attraverso un’app i cuochi dilettanti del posto mettono a disposizione la propria sala da pranzo e offrono ai visitatori piatti tradizionali a prezzi convenienti. Uno scambio culinario e culturale tra host e guest che sta alla base anche della piattaforma triestina EatNmeet. Come detto, però, l’Italia non è solo cibo. Lo spiega Fabrizio Rovatti, di Area Science Park, altro ente organizzatore all’interno del Tilt: “Il nostro tentativo è quello di mostrare che la tecnologia italiana può essere altrettanto importante e che le startup innovative del nostro paese possono esseGenius People Magazine

distance of The Venetian, the famous hotel that replicates the lagoon city with canals and gondolas, and its ground floor is entirely dedicated to the purest innovation, that of startups. The large open space has been called Eureka Park: it is dedicated to over 1,200 pioneers from all over the world and is so spacious that the entrance is anticipated by a huge map. Inside, a large pavilion groups together most of the young Italian companies. “We are covering thirteen Italian regions - specifies Michele Balbi, from Teorema, one of the realities of TILT that made the Italian mission possible - nine are purely female enterprises and four are dedicated to Green. We are covering all fields of innovative technology and the public is rewarding us”. In fact at the fair, during peak hours, the Italian area is one of the most searched. Among the most appreciated ideas, there is undoubtedly that of the espresso oil machine. “Thanks to our single-dose capsules - explains Antonio Pagliaro, founder of Fresco - it is possible to extract fresh oil at home, with a machine which is similar to a coffee maker. There are three advantages over the classic bottle. You get a superfood, rich in all nutritional values. You live an experience not far from that of having an oil mill inside your home. And above all, customization, because you can use a different oil for each dish, more or less spicy, more or less intense, and so on”. And the cryogenic storage mechanism can also be used for other foods, from fruit to vegetables, for smoothies and drinks. The business of the oldest startupper of the group, and perhaps of Italy, is also in the food sector. His name is Adalberto Fontana and he is 75 years old (“But I’ve always worked in IT, information technology, for a lifetime”). His idea is to put tourists and residents in contact, in order to allow the former to live the travel destination also from the culinary point of view: via an app the local amateur cooks put their dining room at the disposal of visitors, offering them traditional dishes at affordable prices. A culinary and cultural exchange between host and guest which is also the basis of the Trieste-based EatNmeet platform. As mentioned above, however, Italy is not just food. Fabrizio Rovatti, from Area Science Park, another organizing body within TILT explains it: “Our attempt is to show that Italian technology can be equally important and that innovative startups in our country can be competitive internationally”. So many sectors covered in the Italian pavilion, beginning with the Smart Home. The Bergamo-based DiCEworld presented a device capable of manag-


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re competitive a livello internazionale”. Tanti, dunque, i settori toccati dallo stand tricolore, a cominciare dalla Smart Home. La bergamasca DiCEworld ha presentato un dispositivo in grado di gestire tutti i dispositivi IoT della casa, dagli impianti audio alle luci, dai termostati ai sensori per piante. Mentre Italy Innovazioni mostra con orgoglio un prodotto che mischia home e design: si chiama Hide ed è una speciale presa di corrente a scomparsa, per sfruttare anche gli spazi dietro i mobili. Poi ancora, soluzioni per l’e-commerce e per l’intrattenimento, applicazioni business, innovazioni per i tatuaggi e dispositivi per la salute. Questi ultimi comprendono anche uno degli oggetti più apprezzati dello stand. È SmartOsso, un osso a tutti gli effetti, dotato di sensori che raccolgono informazioni sul cane a partire dalla sua saliva. Posizionando poi l’osso nella sua cassetta, il software al suo interno analizzano i dati e determinano lo stato di salute dell’animale, suggerendo di conseguenza un’eventuale visita specialistica dal veterinario. Ma l’Italia non è tutta qui. Disseminate in giro per l’Eureka Park, e al di fuori del padiglione Italia, ci sono anche altre startup nostrane. Non poteva mancarne una legata al calcio, Soccerment: produce parastinchi intelligenti, dotati di accelerometro, magnetometro e giroscopio capaci di raccogliere e analizzare i dati degli allenamenti. Né una che puntasse sull’ambiente. WiseAir è stata fondata da un gruppo di ragazzi del Politecnico di Milano, come evoluzione di un loro progetto di laurea. Il nome da ricordare è Arianna. Che non è una dei fondatori, ma un vaso da balcone. O, come dice Carlo Alberto Gaetaniello (lui sì che è uno dei fondatori), “è un modo che hanno i cittadini per partecipare a grandi progetti urbani di monitoraggio dell’aria”. I sensori all’interno del vaso, infatti, rilevano le particelle di smog e un software invia questi dati all’applicazione. Ogni Arianna contribuisce quindi alla mappatura della qualità dell’aria in una città, rendendo i cittadini protagonisti di quest’azione in difesa dell’ambiente. A Milano, dove il Comune ha assegnato un bando pubblico a WiseAir, già duecento persone hanno messo un vaso intelligente sul loro balcone. Lo scopo della startup è offrire uno strumento alla comunità e creare consapevolezza sul tema dell’inquinamento. Che non è una cosa lontana, ma ciò che respiriamo tutti i giorni.

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ing all IoT devices in the house, from audio systems to lights, from thermostats to plant sensors. Meanwhile Italy Innovazioni proudly shows a product that mixes home and design: it’s called Hide and is a special recessed electrical outlet, it enables you to exploit the space behind furniture as well. Then again, e-commerce and entertainment solutions, business applications, tattoos innovations and health devices. The latter also include one of the most appreciated items of the pavilion. It is SmartOsso, a full-fledged bone, equipped with sensors that collect data on the dog starting from the dog’s saliva. Then, by placing the bone in its box, the software inside analyzes the data and determines the medical status of the animal, therefore suggesting an eventual specialist veterinary examination. But Italy is not all right here. Scattered around Eureka Park, and outside the Italian pavilion, there are also other local startups. A football-related one could not be missing, Soccerment: it produces smart shin guards, equipped with an accelerometer, magnetometer and gyroscope capable of collecting and analyzing training data. Even an environment-related one could not be missing. WiseAir was founded by a group of young people from the Polytechnic University of Milan, as the evolution of their graduation project. The name to remember is Arianna. Which is not one of the founders, but a balcony pot. Or, as Carlo Alberto Gaetaniello says (he is one of the founders), “it is a way for citizens to participate in large urban air monitoring projects”. The sensors inside the pot, in fact, detect smog particles and a software sends these data to the application. Each Arianna therefore contributes to the mapping of air quality in the city, making citizens the lead players of this action in defense of the environment. In Milan, where the Municipality has issued a public call for WiseAir, two hundred people have already placed a smart pot on their balconies. The purpose of the startup is to provide the community with a great tool and to create awareness on the theme of pollution. Which isn’t something far from us, it is just what we breathe every day.

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interview di FRANCESCO LA BELLA

MAurO MILANESE SPECIALE FUORICAMPO GENIUS

“Vivo per la Triestina e per i suoi risultati”. Si presenta così Mauro Milanese. Tifoso da una vita della squadra giuliana, da quattro anni ne è anche amministratore delegato e ne gestisce le oltre 300 persone che ci lavorano, tra collaboratori e dipendenti. In vent’anni di carriera con i tacchetti sotto i piedi, ha giocato nel Torino, nel Napoli e nell’Inter di Baggio e di Ronaldo, ma, assicura, “nessuno ti garantisce un posto da dirigente solo per il tuo passato sul campo, devi guadagnartelo”. “I live for Triestina and for its results”. This is how Mauro Milanese introduces himself. A lifelong supporter of The Julians team, he is also CEO since four years and manages over 300 people who work there, including collaborators and employees. In twenty years of career with studs under his feet, he played in Turin, Naples and Inter Milan of Baggio and Ronaldo, but, he assures, “nobody guarantees you a position as manager only for your past on the field, you have to earn it.”

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Nella chiacchierata con il direttore di Genius, Francesco La Bella, si racconta a tutto tondo: dai timori a fine carriera ai valori dello sport, dalla gestione di un importante club sportivo alle Olimpiadi 2026 Milano-Cortina.

MAurO MILANESE

In the sit-down with the director of Genius, Francesco La Bella, he expressed himself in great detail: from the fears at the end of his career to the values of sport, from the management of an important sports club to the Milan-Cortina 2026 Olympics.

Nato a Trieste il 17 settembre 1971, Mauro Milanese vanta una ventennale carriera da calciatore con quasi 250 partite in Serie A oltre a sette presenze in Champions League con le maglie di Inter e Parma nelle stagioni 97/98 e 98/99. Laterale difensivo di sinistra con spiccate doti di spinta, mezzi ďŹ sici non comuni e temperamento di livello assoluto, ha iniziato ad imporsi nella sua Trieste per poi esordire in massima serie con la maglia della Cremonese (94/95). Tante stagioni in Serie A poi con le casacche di Torino, Napoli, Parma, Inter, Perugia e Ancona prima della biennale esperienza in Inghilterra, con il Queen's Park Rangers. Tornato in Italia, ha chiuso poi la prestigiosa carriera con le maglie di Salernitana e Varese.

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Born in Trieste on September 17, 1971, Mauro Milanese boasts a twenty-year career as a footballer, with almost 250 Serie A matches as well as seven Champions League appearances with Inter Milan and Parma shirts in the 97/98 and 98/99 seasons. Left wing full-back with strong pushing skills, uncommon physical means and a temperament of the highest level, he began to prevail in his Trieste and then made his debut in the top division with the Cremonese shirt (94/95). Many seasons in Serie A played with the teams of Torino, Napoli, Parma, Inter Milan, Perugia and Ancona before the two-year experience in England, with Queen’s Park Rangers. Back in Italy, he ended his prestigious career with the shirts of Salernitana and Varese.


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FUORICAMPO Con l’Inter hai vinto la Coppa Uefa nel 1998, nella tua nuova vita da dirigente come ti aiuta essere stato calciatore ad alti livelli? Ti permette di leggere al meglio determinate situazioni e di trasmettere l’esperienza ai giocatori, ma ci vuole anche altro. A cominciare dallo studio e dall’umiltà di mettersi a disposizione di chi ti circonda. Bisogna imparare a comunicare, a gestire le relazioni economiche oltre a quelle sportive.

With Inter Milan you won the UEFA Cup in 1998, in your new life as a manager how does it help you to have been a player at the highest level? It allows you to optimally read certain situations and to convey the experience to the players, but it also takes something else. Starting with studying and with the humbleness of being at the disposal of those around you. We must learn to communicate, to manage economic as well as sporting relations.

Una squadra di calcio di una città riflette la produzione di ricchezza del territorio stesso? Sì, questo è vero. Ma è anche vero che a volte, per tutta una serie di episodio (un palo invece che un gol, un fallo fuori o dentro l’area, un errore o un’azione finalizzata), può succedere che una squadra perda la categoria a cui appartengono lei e la sua città.

Does a football team from a city reflect the wealth generation of the area itself? Yes, that’s true. But it is also true that sometimes, for a variety of cases (a post instead of a goal, a foul outside or inside the area, an error or a finalized action), it can happen that a team loses the category which it and its city belong to.

Hai giocato anche in una squadra come il Perugia, una cosiddetta provinciale che, appunto, ballava tra una serie e l’altra? Percepivi la differenza? Quando il Perugia era in Serie A era in tutto e per tutto una squadra di quella categoria, anche se appena promossa. E questo si riflette sulla cittadina, perché ogni due settimane arrivava un plotone di 10mila tifosi milanisti, napoletani, juventini, romanisti che inondavano le strade, gli hotel, i ristoranti. Salire di categoria ti dà benefici di visibilità (quindi sponsor) e di indotto reale sul territorio.

You have also played in a team like Perugia, a socalled provincial club who wobbled between one division and another. Did you sense the difference? When Perugia was in Serie A it was in every way a team of that category, even if it had just been promoted. And this is reflected on the town, because every two weeks a platoon of 10,000 fans of Milan, Napoli, Juventus and Roma arrived and flooded the streets, hotels and restaurants. To rise in category gives you benefits of visibility (therefore sponsors) and real impact on the territory.

Quanto una squadra può essere legata al territorio se poi i giocatori arrivano da ogni parte di Italia e del mondo? Il concetto centrale è l’attaccamento alla maglia. È chiaro che la Triestina non può disporre solo di calciatori di alto livello provenienti da Trieste, come la Juventus non lo fa con Torino. Chi gioca a calcio e arriva in una squadra nuova deve annusarne l’ambiente, farsi catturare dai tifosi e abbracciare la storia del club. Poi certamente avere dei triestini nella Triestina – come Federico Maracchi e Demetrio Steffè – aiuta anche il resto del gruppo ad avere un alto senso di attaccamento alla città e a trasmettere i valori della tifoseria.

How much can a team be tied to the territory when the players come from all over Italy and the world? The main concept is the attachment to the shirt. It is clear that Triestina cannot dispose of just high level players from Trieste, as Juventus does not do with Turin. Those who play football and join a new team must feel the environment, grab the fans’ attention and embrace the history of the club. Then of course having local people in Triestina also helps the rest of the group to have a high sense of attachment to the city and to transmit the values of the fans.

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Stadio Nereo Rocco, Trieste - Foto di Lorenzo Martincich

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In effetti ci sono pochi esempi al mondo di squadre dotate esclusivamente di giocatori “locali”. Uno è l’Athletic Bilbao. Sarebbe bellissimo poter replicare questo modello. Nel Bilbao, squadra dei Paesi Baschi, giocano solo calciatori baschi. Però è un’eccezione. Di solito chi ha i soldi si compra i giocatori più forti da ogni parte del mondo: Cristiano Ronaldo è portoghese, Messi in Argentina, Neymar in Brasile, Hazard in Belgio, ma nessuno di loro gioca nel proprio paese. Allo stesso tempo, non amo le squadre che non hanno nemmeno uno o due elementi provenienti dal proprio territorio, o almeno dalla propria nazione. Capitolo giovani. È meglio coltivarsi i talenti in casa o andarseli a comprare in giro per il mondo? Fare vivaio ha un valore sociale che ti radica nel territorio. Tirare su un giocatore proveniente dalla propria città permette anche un grande risparmio sul costo dei cartellini. Però ogni squadra professionistica ha anche il dovere di andare a cercare i migliori talenti, attrarli nella propria città e farli crescere. Diciamo che valgono entrambe le cose. Quanto vale lo sport come attività educativa o di divertimento? Il calcio è ricchissimo di valori a cominciare dalla partita in oratorio e finché non si arriva a un certo livello. Nell’adolescenza, avere la partita la domenica mattina significa non fare tardi la sera prima, stare lontano dalle droghe e da ciò che ti debilita fisicamente, prendere un impegno settimanale e rispettarlo. È una sorta di investimento sociale che fa bene a tutta la comunità. Sembra che il calcio abbia monopolizzato lo sport e abbia messo nell’angolo le discipline minori che fanno fatica a emergere. Cosa ne pensi? Il calcio è lo sport nazionale, quello a cui più persone sono attaccate fin da bambini. Però ci sono tantissimi altri sport nobili, dove si fanno anche più sacrifici del calcio e che meriterebbero di avere molta più attenzione. Soprattutto a livello comunicativo. Spesso i media dimenticano troppo facilmente che esiste anche altro al di fuori di quel rettangolo verde che, sia chiaro, tanto ci fa gioire e divertire. Cosa cambia dal Mauro Milanese calciatore al Mauro Milanese dirigente? Io sono partito da una mia sfida personale. Quando dovevo andare nella prima squadra della Triestina in C1 io alzavo l’asticella sognando di andare a giocare in Serie A. Quindi sono andato fuori dalla mia città, lontano dai genitori e dal comfort degli affetti. Quella sfida poi l’ho vinta, grazie al talento e agli allenamenti, arrivando a giocare ad altissimi livelli, con campioni come Pirlo, Buffon, Baggio e Ronaldo. Adesso da dirigente voglio vincere la mia nuova sfida con altre armi: lo studio, l’esperienza, l’intelligenza. Voglio sfatare il luogo comune secondo

Actually, there are few examples in the world of teams featuring exclusively “local” players. One is Athletic Bilbao. It would be great to be able to replicate this model. In Bilbao, team of the Basque Country, only Basque players play. But it is an exception. Usually those who have money buy the strongest players from all over the world: Cristiano Ronaldo is Portuguese, Messi is Argentinian, Neymar is Brazilian, Hazard is Belgian but none of them play in their own country. At the same time, I don’t like teams that don’t even have one or two elements coming from their territory, or at least from their own country. Youth chapter. Is it better to grow talent at home or go around the world to buy it? A breeding ground has social value that takes root in the territory. Bringing up players from their own city also allows a great saving on the cost of the contracts. But every professional team also has the duty to go looking for the best talents, attract them to their city and make them grow. Let’s say both options are valid. How much is sport worth either as an educational or as a fun activity? Football is full of values starting from the match in the oratory and until you reach a certain level. In my youth, when you have to play on Sunday morning it means you can’t stay up till late the night before, you have to stay away from drugs and from what physically weakens you, you make a weekly commitment and must respect that. It is a sort of social investment which is good for the whole community. It seems that football has monopolized sports and put in the corner the minor disciplines that are struggling to emerge. What do you think about it? Football is the national sport, which most people have been attached to since childhood. But there are many other noble sports, which require more sacrifices than football and which deserve to have much more attention. Especially on a communicative level. Often the media forgets too easily that something else exists outside that green rectangle which, of course, keeps us joyful and entertained. What has changed from Mauro Milanese the footballer to Mauro Milanese the manager? I started from a personal challenge. When I had to go to the first team of Triestina in C1 I raised the bar dreaming of going to play in Serie A. So I went out of my city, away from my parents and from the comfort of affections. I then completed that challenge, thanks to talent and training, and got to play at the highest levels, with champions such as Pirlo, Buffon, Baggio and Ronaldo. Now as a manager, I want to complete my new challenge with other weapons: learning, experience, intelligence. I want to dispel the cliché that footballers are just legs and no brains. Once again in my life I want to raise the bar and achieve managerial success by bringing to the table all the knowledge I am acquiring.

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INTERVIEW

cui i calciatori sono solo gambe e niente cervello. Ancora una volta nella mia vita voglio alzare l’asticella e raggiungere il successo da manager mettendo sul piatto le conoscenze che sto acquisendo. Cos’è successo quando hai appeso gli scarpini al chiodo? Dopo tanti anni di Serie A e di calcio estero, pensavo che mi avrebbero chiamato in tanti e che avrei avuto l’imbarazzo della scelta per il famoso “dopo”. Invece al momento del ritiro mi sono trovato senza lavoro, anche un po’ spaventato. Dopo qualche tempo, fortunatamente, sono stato contattato da alcuni giocatori che mi volevano per seguire i loro interessi. Così ho fatto il patentino da agente. Una bella parentesi di un paio d’anni, poi a Varese è cominciata la mia carriera da dirigente. Oggi lavoro per riportare la Triestina dove merita. Genius sarà presente ai Mondiali di Sci 2021 di Cortina e alle Olimpiadi invernali 2026 di Milano-Cortina. Tu che sei abituato a grandi stadi, a cori e tifosi, che rapporto hai con la montagna e con gli sport che si praticano sulla neve? Ho avuto la sfortuna di vedermi gli sci negati all’interno dei contratti da calciatore che firmavo. Ma Cortina è vicina a Trieste e, anche se non scio, è sempre bello andarci almeno una settimana all’anno. La montagna garantisce un rifugio in cui rintanarti per staccare dal quotidiano e ritrovare il relax fisico e mentale. Poi è sempre divertente andare con lo slittino e tuffarsi nella neve.

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What happened when you hung up your shoes? After so many years of Serie A and football abroad, I thought that many would call me and that I would have been overwhelmed by opportunities in the famous “after”. Instead, at the time of retirement, I found myself without a job, even a little frightened. After some time, fortunately, I was contacted by some players who wanted me to follow their interests. So I got my agent license. A nice period of a couple of years, then in Varese my career as a manager started. Today I work to bring Triestina back to where it belongs. Genius will be present at the 2021 World Ski Championships in Cortina and at the 2026 Winter Olympics in Milan-Cortina. You who are used to large stadiums, choirs and fans, what relationship do you have with the mountains and with winter sports? I had the misfortune of being denied skiing because of the football contracts I signed. But Cortina is close to Trieste and, even if I’m not skiing, it’s always nice to go there at least a week a year. The mountain guarantees a refuge where you can hide to disconnect from everyday life and find physical and mental relaxation. In addition, it’s always fun to go sledding and diving into the snow.

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SPECIALE CORTINA 2021

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SPECIALE

CORTINA 2021 Pag. 64-94

ASPETTANDO LE OLIMPIADI 2026 WAITING FOR THE 2026 OLYMPICS Pag. 97-117

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Intro alle interviste

Kristian Ghedina

Maddalena Mayneri

“Cortina è una vera perla delle Dolomiti.” E i Mondiali del 2021 sono l’occasione per dimostrarlo. “Cortina is a real gem in the Dolomites.” And the World Championships of 2021 are the chance to prove it.

Si scrive Cortinametraggio, si legge Festival per eccellenza della cinematografia breve (e non solo) italiana You write it “Cortinametraggio”, you read it “Festival par excellence of Italian short (and not only) cinema”.

07 Olimpiadi Invernali 2026: la vittoria del Sistema Italia Winter Olympics 2026: the victory of the Italia System

Supervisor: Francesco La Bella Team Genius: Anna Miykova, Francesco La Bella, Federico Graziani, Matteo Macuglia, Carolina Sardelli, Valentino Magliaro, Claudio Brachino

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SPECIALE CORTINA 2021

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Edi Orioli

Daniela Kraler

Daniela Santanchè

Per vincere? Bisogna osare ma anche prendere decisioni lungimiranti To win? We must dare but also make far-sighted decisions.

Cortina riprende lo scettro di regina del lusso Cortina takes back the scepter of queen of luxury

Un amore assoluto per Cortina d’Ampezzo An absolute love for Cortina d’Ampezzo

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Beppe Sala, il modello Milano Beppe Sala, the Milan model

Olimpiadi invernali 2026: come cambierà l’Italia 2026 Winter Olympics: how Italy will change

Olimpiadi, conto economico Olympics, the income statement

ALESSANDRO BENETTON

COVER

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STORIA DI COPERTINA Pag. 120 INTRO GENIUS Pag. 122 INTERVISTA AD ALESSANDRO BENETTON Pag. 126

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SPECIALE In foto Kristian Ghedina

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CORTINA 2021

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INTRO ALLE INTERVISTE di/by ANNA MIYKOVA

Saranno i Mondiali di Sci alpino o le prossime Olimpiadi invernali, o sarà un generalizzato desiderio di rinnovamento e rivalsa, ma a Cortina si respira davvero un’aria euforica. La “perla delle Dolomiti” torna a calcare le passerelle del turismo di lusso come solo a una vera “Regina delle nevi” qual è, compete. La stagione invernale in corso ha già superato di oltre un terzo gli arrivi dello scorso anno e sembra preannunciare numeri record. Ritorna in grande stile il turismo che conta con una folta clientela internazionale ad affollare gli alberghi lussuosi (molti dei quali da poco ristrutturati) e le graziose vie dello shopping ampezzano, alla ricerca di proposte uniche e raffinate, e dove sfoggiare lo sfarzo non è mai stato un peccato. Cortina si fa bella, dunque. Complici i grandi lavori di costruzione e l’ammodernamento di viabilità e impianti sciistici, non solo per gli atleti che arriveranno numerosi per la Coppa del Mondo ma soprattutto per i mastodontici eventi sportivi di cui Cortina sarà protagonista nel 2021 e nel 2026 (quest’ultimo insieme al capoluogo lombardo). Una rinascita, ma votata al ‘green’ perché nel suo splendore opulento Cortina si fa paladina di una modernizzazione che guarda alla sostenibilità, all’ecologia e al rispetto della montagna nella sua smaccata bellezza naturale. Tutto affinché la “Cortina experience” rimanga impressa come “un’impronta positiva (…) un modello di riferimento per i prossimi grandi eventi invernali”. Genius People Magazine ha voluto parlare con i grandi protagonisti dei prossimi eventi sportivi e sentire le opinioni di chi ha contribuito alla sua rinascita attirando gli amanti della haute couture stranieri ad ammirare le valli ampezzane, di chi la omaggia da anni con gli eventi cinefili al centro di un turismo dal gusto culturale o di chi la conosce e ama da sempre… e che in fatto di sport ha fatto sognare un mondo intero. Genius People Magazine

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It might be the Alpine Ski World Championships or the next Winter Olympics, or it might be a generalized desire for renewal and revenge, but in Cortina there really is an euphoric air. The “pearl of the Dolomites” returns to tread the runways of luxury tourism as only a real “Snow Queen” would do. The current winter season has already exceeded last year’s arrivals by more than a third and it seems to herald record numbers. Tourism returns in great style with a large international clientele to crowd the luxury hotels (many of which have recently been renovated) and the charming shopping streets, in search of unique and sophisticated offers, and where showing off the glitz has never been a sin. Cortina dresses up, then. With the help of major construction works and the renovation of roads and ski resorts, not only for the athletes who will arrive in great numbers for the World Cup, but above all for the huge sporting events in which Cortina will be the protagonist in 2021 and 2026 (the latter together with the Lombard capital). A rebirth, devoted to the ‘green’ because in its opulent splendor Cortina is the champion of a renovation that looks at sustainability, ecology and respect for the mountain in its striking natural beauty. The whole thing so that the “Cortina experience” remains impressed as “a positive footprint (...) a reference model for the next big winter events”. Genius People Magazine wanted to speak with the great protagonists of the next sporting events and hear the opinions of those who contributed to its rebirth by attracting foreign haute-couture lovers to admire the Ampezzo valleys; of those who have honored it for years with motion pictures events at the heart of a tourism with cultural taste; or of those who have known and loved it for a long time ... and who, when it comes to sport, made the whole world dream.

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INTERVISTA A KRISTIAN GHEDINA

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Kristian Ghedina con il tipico abito tirolese

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“CORTINA È UNA VERA PERLA DELLE DOLOMITI.” E I MONDIALI DEL 2021 SONO L’OCCASIONE PER DIMOSTRARLO. “CORTINA IS A REAL GEM IN THE DOLOMITES.” AND THE WORLD CHAMPIONSHIPS OF 2021 ARE THE CHANCE TO PROVE IT.

Lo dice convinto il “Ghedo ampezzano” che dalla sua Cortina e dagli sci non riesce proprio a stare lontano. Chi meglio di lui per rappresentare in veste di Ambassador uno degli eventi sportivi più importanti per la Regina delle Dolomiti e l’Italia intera. Piste ridisegnate, attenzione alla viabilità ma soprattutto innovazione ed ecosostenibilità sono solo alcuni degli aspetti nel percorso verso Cortina 2021 e, a un anno dall’inizio delle gare sciistiche, si registra già un importante incremento delle presenze turistiche. Da quando a 4 anni Kristian Ghedina calzò per la prima volta gli sci, non li ha mai più tolti, tranne per un periodo in cui preferì l’hockey su ghiaccio. E negli anni a venire i suoi successi parlano per lui: 33 podi in Coppa del mondo di cui ben 13 sono le vittorie e un record di 167 gare di discesa. Risultati che gli valgono il posto nel Gotha dei discesisti nella storia della Coppa del Mondo di sci alpino. Da sempre spericolato, porta a casa la sua prima vittoria sulle piste dell’amata Cortina a 20 anni e a sole due settimane da un brutto incidente che gli procura due costole rotte. Oggi Kristian è un appassionato allenatore di sci ma grazie alla simpatia travolgente e alla battuta sempre pronta non c’è da stupirsi se domani lo troviamo su un palco a raccontare storie, rapendo l’attenzione del suo pubblico, già così numeroso.

Says the committed “Ghedo Ampezzano”, who just cannot stay away from his Cortina and from his skis. Who better than him to represent in the guise of Ambassador one of the most important sporting events for the Queen of the Dolomites and the whole Italy. Redrawn ski slopes, attention to the road network but above all innovation and eco-sustainability, are just some of the aspects on the path to Cortina 2021 and, a year after the start of skiing competitions, an important increase in the number of tourists is recorded. Since Kristian Ghedina put on his skis for the first time at the age of 4, he has never taken them off, except for a time when he preferred ice-hockey. And in the years to come his successes speak for him: 33 World Cup podiums, of which 13 are the victories and a record of 167 downhill races. Results that earned him the place in the Gotha of downhill skiers in the history of Alpine Ski World Cup. Always reckless, he obtains his first victory on the slopes of his beloved Cortina at the age of 20 and only two weeks after a bad accident that would cause him two broken ribs. Today Kristian is a passionate ski coach but thanks to the captivating friendliness and the always ready answer it would not be surprising to find him on a stage tomorrow telling stories, capturing the attention of his audience, already so large.

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INTERVISTA A KRISTIAN GHEDINA

Campione di sci, oggi allenatore e ampezzano. Che significato ha avuto per te la nomina ad Ambassador dei Campionati Mondiali di sci che si disputeranno a Cortina nel 2021? Negli anni in cui Cortina presentava la propria candidatura per i mondiali, sono state molte le persone che mi hanno manifestato il loro affetto e la speranza che fossi io a rappresentare i campionati, riconoscendo in me il portabandiera di Cortina. Così, quando sono stato convocato da Alessandro Benetton e Valerio Giacobbi (rispettivamente Presidente e AD della Fondazione Cortina 2021, ndr) per far parte di questo importante progetto ne sono stato davvero onorato e fiero. Ci tengo sempre a sottolineare che sono un ampezzano doc, amo la mia città e la mia terra e non penserei mai di andarmene da qui. Nonostante i suoi difetti, che ogni luogo del mondo ha, ho sempre cercato di valorizzare Cortina d’Ampezzo ed essere stato scelto quale Ambassador è per me motivo d’orgoglio soprattutto perché posso dare il mio contributo ad un evento così importante per Cortina. Ognuno di noi porta le proprie competenze e io, ovviamente, non avendo capacità gestionali (ride, ndr) sono stato scelto per i miei meriti e successi sportivi. Questo ti ha portato a viaggiare molto per presentare i Mondiali? Il ruolo dell’ambassador è effettivamente quello di presentare e rappresentare al meglio e ovunque i mondiali. Di recente sono stato in Cina insieme alla Camera di commercio italo-cinese per promuovere l’evento e poi in Danimarca dove ho testato la pista di un termovalorizzatore indossando i colori di Cortina 2021. Ma ogni occasione è buona per parlare dei campionati! Mezz’ora fa, per esempio, stavo sciando con un gruppo di tedeschi a cui ho mostrato le piste appena inaugurate. Sono tutti entusiasti e, soprattutto, restano sempre allibiti dalla bellezza di Cortina circondata com’è da questa cornice di montagne. Dovremo quindi partire dai paesaggi e dalla natura meravigliosa che abbiamo e prepararci per presentare al meglio la nostra città. Ma stiamo lavorando tantissimo. Come stanno andando i preparativi? Questo implica probabilmente un rinnovamento sotto diversi aspetti partendo dalle piste o dalle infrastruttura sciistiche… Il Mondiale ha dato molta enfasi, energia e voglia di fare qui a Cortina e con essa è cresciuta anche la voglia di rinnovamento. Ospitare i mondiali è un’occasione eccezionale che capita una sola volta Genius People Magazine

Skiing champion, now coach and Ampezzano. What does it mean for you to be nominated as Ambassador of the Alpine World Ski Championships that will be held in Cortina in 2021? During the years when Cortina was submitting its application for the World Championships, many people showed me their affection and their hope that I would be the one representing the championships, identifying me as the flag-bearer of Cortina. So, when I was summoned by Alessandro Benetton and Valerio Giacobbi (respectively President and CEO of the Fondazione Cortina 2021, ed) to be part of this important project I was truly honored and proud. I always care to point out that I am an Ampezzano DOC, I love my city and my country and I would never think of leaving here. Despite its flaws, which every place in the world has, I have always tried to promote Cortina d’Ampezzo and being chosen as an Ambassador is a source of pride for me, especially because I can contribute to such an important event for Cortina. Each one of us brings their own skills and obviously I, who do not have managerial skills (laughs, ed), was chosen for my sporting merits and achievements. Did this lead you to travel a lot to present the World Championships? The role of ambassador is indeed to present and represent the World Championships in the best way and everywhere. Recently, I went to China with the Italian-Chinese Chamber of Commerce to promote the event, and then to Denmark where I tested the slope of a waste-to-energy plant wearing the colors of Cortina 2021. But every occasion is good to talk about the championships! Half an hour ago, for example, I was skiing with a group of Germans to whom I showed the newly opened slopes. They are all thrilled and, notably, they always remain astounded by the beauty of Cortina, surrounded as it is by this frame of mountains. Hence, we should start from the sceneries and the wonderful nature we have, and get ready to present our city at best. But we are working very hard. How is the planning going? This probably implies a renewal in several ways, starting from ski slopes or ski infrastructures ... The World Championship has given much focus, energy and desire to do something here in Cortina, and with it the desire for renewal has grown as well. Hosting the World Championship is a one-time-only extraordinary opportunity, and the city is intensively working to give Cortina a new look.


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e la città sta lavorando alacremente per dare un nuovo vestito a Cortina. Per esempio, sono state in parte ridisegnate le piste della discesa maschile eseguendo tutto nel rispetto dell’ambiente e dell’ecosostenibilità: un tema particolarmente sentito anche dai principali partner dei mondiali. Audi per esempio ha dato particolare enfasi alle macchine elettriche e ibride e a questo scopo sono state installate a Cortina diverse colonne per caricare le auto. Anche la “Lacedelli” è una novità in vista dei mondiali perché è la prima pista in Italia pensata per gli allenamenti degli atleti e, per questo scopo, è stata messa in totale sicurezza grazie all’installazione di reti di protezione. È stata inoltre migliorata la velocità delle telecomunicazioni dotando anche le piste di sistemi di cronometraggio e della fibra ottica. Questo piacerà moltissimo ai social networkaddicted o agli influencer che potranno velocemente condividere fotografie o fare dirette dalle gare dei mondiali… Senza dubbio! Ormai tutti i lavori richiedono il computer e internet e la velocità diventa centrale

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For example, the men’s downhill slopes have been partially redesigned, doing it all with respect for the environment and eco-sustainability: an issue particularly felt also by the main partners of the World Championships. Audi, for instance, has paid special attention to electric and hybrid cars and for this purpose several charging stations for cars have been installed in Cortina. In view of the World Championships, even the “Lacedelli” slope represents a novelty, since it is the first track in Italy which has been designed for training of athletes and, for this purpose, it has been secured thanks to the installation of protective nets. The speed of telecommunications has also been improved, by equipping tracks with timing systems and optical fiber. This will appeal to social network addicts or influencers who will be able to quickly share photos or to live stream from the World Championship races ... Undoubtedly! Nowadays all the jobs require the computer and the internet and speed becomes crucial, because if you can’t keep up you are cut off. Therefore, even the high-speed Internet con-

©AlessandroBelluscio, ColmarAlpine Genius People Magazine

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perché se non stai al passo con i tempi sei tagliato fuori. Quindi anche la connessione veloce è una novità significativa per i Mondiali. Si è poi lavorato sotto l’aspetto della sicurezza prevedendo sistemi antivalanghini telecomandati a distanza. In primavera invece verrà realizzata una cabinovia che collegherà la località di Pocol alle Cinque Torri, permettendo da un lato di portare tutti gli atleti sulle piste del Col Drusciè dove si terrà lo slalom dei mondiali, e dall’altro di portare gli spettatori e i turisti ad assistere alle gare sciistiche nel parterre d’arrivo. Con la sola via attualmente esistente portare su 20.000 spettatori sarebbe stato difficile e credo che questa soluzione, unita alla presenza di bus navetta, rappresenti un importante obiettivo per la viabilità di Cortina.

Finish Area, Giacomo Pompanin

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nection is a significant novelty for the World Championship. Then, we have worked in the field of safety, by providing remotely-controlled avalanche rescue systems. In spring, however, a cableway which will connect the village of Pocol and Cinque Torri ski area will be built, allowing on the one hand to bring all the athletes on the slopes of Col Drusciè where the slalom races will take place, and on the other to bring spectators and tourists to attend the ski races in the finish area. With the sole currently existing route, bringing up 20,000 spectators would have been difficult and I believe that this solution, combined with the deployment of ski buses, represents an important goal for the road network of Cortina.


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C’è una novità che non hai accennato “il salto Ghedina”. In Italia ci sono moltissime piste dedicate ad atleti che hanno dato lustro al nostro Paese come Giorgio Roca, Alberto Tomba o quella appena inaugurata a Cortina in ricordo di Lino Lacedelli. E siccome sono sempre stato conosciuto come un bravo saltatore, sono stato orgoglioso e felice che mi venisse dedicato un salto! Ci tengo a sottolineare però che quando abbiamo fatto la ricognizione sulla pista Vertigine, che per i mondiali è stata ridisegnata, ho preteso che il salto arrivasse ad almeno 70 metri, altrimenti non avrei accettato che portasse il mio nome (ride, ndr). A parte gli scherzi, i salti vengono realizzati per tutelare la massima sicurezza degli atleti in linea con le direttive della FIS. Ma ricordiamoci che il discesista deve imparare ad affrontare anche i salti e le diagonali nel migliore dei modi… sfide che sono tutto fuorché semplici. Questa ‘road to Cortina 2021’ ha influenzato gli arrivi quest’anno? Sarà l’onda dei Mondiali e quella Olimpiadi, unitamente al lavoro di rinnovamento e complice anche il bel tempo, ma durante le festività natalizie appena trascorse Cortina brulicava di persone ad ogni angolo, anche sugli impianti di sci. I commercianti ampezzani hanno lavorato molto e c’è grande soddisfazione da parte di tutti. Cortina è di nuovo tra le mete sciistiche e del turismo invernale predilette dai turisti, non solo italiani. Che cosa vorresti che le persone portino a casa dei Mondiali a Cortina? Vorrei che tutti andassero via con un bel ricordo di Cortina. Quando ci sono giornate soleggiate come oggi, la conca in cui è racchiusa Cortina e le Dolomiti che la incorniciano sono un spettacolo incredibile e non ho dubbi che lascerà tutti piacevolmente stupiti. Io ho viaggiato molto e, anche se sono di parte, posso dire che è a ragione viene definita “La perla delle Dolomiti”. Ma questo non basta, e spero che saranno soddisfatti dell’atmosfera, dell’accoglienza, della viabilità, delle infrastrutture, gli impianti. Il passaparola, sia positivo che negativo, ha una forza dirompente per la reputazione di un luogo da visitare. Al contrario, mi aspetto che i turisti siano dal canto loro rispettosi dell’ambiente e della natura che li circonda e che non lascino un brutto ricordo di loro con i mozziconi di sigaretta o i rifiuti per terra.

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There is a novelty that you have not mentioned “the Ghedina’s jump”. In Italy there are many tracks dedicated to athletes who have given prestige to our Country such as Giorgio Roca, Alberto Tomba, or the newly-opened one in Cortina in memory of Lino Lacedelli. And since I have always been known as a good jumper, I was proud and happy that a jump was dedicated to me! I want to emphasize, however, that when we did some recon on the Vertigine track, which has been redesigned in view of the Championships, I demanded that the jump would reach at least 70 meters, otherwise I would not have accepted for it to bear my name (laughs, ed). Joking apart, the jumps are made to ensure maximum safety of the athletes in line with the directives of FIS. But remember that a downhill skier must learn to face jumps and diagonals in the best possible way ... challenges that are anything but simple. Has this ‘road to Cortina 2021’ influenced arrivals this year? Maybe it is because of the World Cup and the Olympics, together with the renovation work and also thanks to the good weather, but during the last Christmas holidays in Cortina you would see a swamp of people at every corner, even on ski lifts. The traders of Ampezzo have worked a lot and everyone has derived great satisfaction. Cortina is again amongst the ski and winter tourism destinations favored by tourists, not only Italians. What would you like people to bring home from the World Cup in Cortina? I wish that everyone would leave with a nice memory of Cortina. When there are sunny days like today, the basin in which Cortina is enclosed and the Dolomites that surround it are an incredible sight and I have no doubt that it will leave everyone pleasantly surprised. I have traveled a lot and, even if I am biased, I can say that it is rightly called “The pearl of the Dolomites”. But this is not enough, and I hope they will be satisfied with the atmosphere, the hospitality, the road network, the infrastructures, the facilities. The word-of-mouth, both positive and negative, has a disruptive force on the reputation of a place to visit. On the contrary, I expect tourists to be respectful of the environment and nature that surround them and do not leave a bad memory of them with cigarette stubs or waste on the ground.

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INTERVISTA A MADDALENA MAYNERI

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SI SCRIVE CORTINAMETRAGGIO, SI LEGGE FESTIVAL PER ECCELLENZA DELLA CINEMATOGRAFIA BREVE (E NON SOLO) ITALIANA. YOU WRITE IT “CORTINAMETRAGGIO”, YOU READ IT “FESTIVAL PAR EXCELLENCE OF ITALIAN SHORT (AND NOT ONLY) CINEMA”.

Con il boom di eventi culturali in una Cortina d’Ampezzo che si prepara al 2021, ritorna in grande stile uno degli appuntamenti annuali con il cinema del corto. Ricca di premi e novità, la XV edizione sarà uno degli eventi clou ad affollare la città. Al loro debutto le “Cortiadi”, una gara tra corti girati interamente a Cortina e con un richiamo agli sport invernali, in tema con le prossime manifestazioni sportive mondiali che si disputeranno nella “Regina delle Dolomiti”. Gli ampezzani pronti ad accogliere registi e avventori della mondanità post-festival.

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With the boom in cultural events in a Cortina d’Ampezzo getting ready for 2021, it makes a big return one of the short-films annual events. Full of awards and news, the 15th edition will be one of the main events to crowd the city. Making their debut the “Cortiadi”, a competition between short films entirely filmed in Cortina and with a reference to winter sports, in theme with the next world sporting events that will be held in the” Queen of the Dolomites”. People of Cortina are ready to host directors and patrons of the post-festival mundanity.


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MADDALENA MAYNERI, triestina di nascita è ormai diventata ampezzana, almeno di adozione. Con una lunga carriera alle spalle nell’ambito dell’organizzazione di eventi musicali e cinematografici e delle relazioni pubbliche, nel 2003 fonda a Trieste la Reef Comunicazione e da 15 anni dirige con passione Cortinametraggio, di cui è al contempo ideatrice e presidentessa. MADDALENA MAYNERI, born in Trieste, adopted by Ampezzo, at least by choice. With a long career behind her in the organization of music and cinema events and public relations, in 2003 she founded Reef Comunicazione in Trieste and for 15 years she has run with passion Cortinametraggio, of which she is both the creator and president.

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INTERVISTA A MADDALENA MAYNERI

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Maddalena, cosa ci riserva il prossimo appuntamento con Cortinametraggio di fine marzo? Innanzitutto, rispetto alle precedenti edizioni abbiamo previsto una doppia proiezione dei corti e dei videoclip in concorso (la prima si terrà alle 18.45 e la seconda alle 21.15) per permettere a tutti di andare al cinema e vedere i progetti che concorrono, soprattutto nei giorni di maggiore affluenza come giovedì e venerdì. Ci sarà, per il terzo anno, un workshop dedicato al “Branded entertainment” organizzato insieme all’agenzia pubblicitaria milanese H2H e i giovani registi potranno godere di un’occa­ sione straordinaria: quella di incontrare i maggiori produttori italiani - Medusa, Lucky red, Pepito Produzioni, Vision Distribution, Indigo film, Lotus Production, Ku-

bla Khan, Zenit, Viva Productions - in una sorta di tavola rotonda ad hoc per raccontare questo mondo e dare loro consigli. Inoltre, grazie alla collaborazione che abbiamo stretto, a Cortinametraggio sarà presente anche RaiPlay che valuterà e potrà acquisire i diritti di diversi corti in concorso per renderli disponibili sulla piattaforma. Non ultime, debutteranno le Cortiadi – Winter Sport Short, una vera e propria gara tra i tre “cortisti” in finale - Lorenzo Marinelli, Federica D’Ignoti e Matteo Nicoletta, - che è nata insieme a Vincenzo Scuccimarra in collaborazione con la Veneto Film Commission e con il patrocinio della FICTS (Federation Internationale Cinema Television Sportifs), sotto l’ombrello del Comitato Internazionale Olimpico. I corti verranno girati durante

Maddalena, what does the next appointment with Cortinametraggio at the end of March have in store for us? First of all, compared to previous editions, we have planned a double screening of short films and video clips taking part in the competition (the first will be held at 6.45 pm and the second at 9.15 pm) to allow everyone to go to the cinema and see the projects competing, especially during the days of high attendance, as Thursday and Friday. For the third year there will be a workshop dedicated to “Branded entertainment” organized together with the Milan-based advertising company H2H, and the young directors will be able to enjoy an extraordinary occasion: to meet the major Italian movie producers - Medusa, Lucky red, Pepito Produzioni, Vision Distribution, Indigo film, Lotus

Crescentini, D’Aquino, Bouchet, Mayneri, De Nucci, credits Jacopo Marchini

Production, Kubla Khan, Zenit, Viva Productions - in a sort of ad hoc round table to talk about this world and to give them advice. Moreover, thanks to the established partnerships, RaiPlay will also attend Cortinametraggio to evaluate and acquire the rights of various short films in the competition in order to make them available on its platform. Last but not least, the Cortiadi will make their debut - Winter Sport Short, a real contest between the three “short filmmakers” in the final - Lorenzo Marinelli, Federica D’Ignoti and Matteo Nicoletta, - which was born together with Vincenzo Scuccimarra in collaboration with Veneto Film Commission and with the sponsorship of the FICTS (Federation Internationale Cinema Television Sportifs), under the umbrella of the International Olympic Committee. The short films will be shot during the festival and viewed during the awards ceremony where the winner will be announced. The winners are expected to be circulated in the 16 Festivals of the “World FICTS Challenge 2020”, i.e. the World Championship of television, cinema, culture and sports communication in the 5 continents of FICTS. Which awards can be envisaged for the participants? This edition will be really full of awards: starting from the best short-film and the best video clip, passing through the awards to the best actor and the best actress, dialogues, the best screenplay and the best soundtrack, up to the prizes of Rai Cinema Channel and the Lotus production, for a

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SPECIALE CORTINA 2021

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il festival e visionati durante la serata delle premiazioni dove verrà decretato il vincitore. Per i vincitori è prevista la circuitazione nei 16 Festival del “World FICTS Challenge 2020”, ovvero del Campionato mondiale della televisione, del cinema, della cultura e della comunicazione sportiva nei 5 Continenti della FICTS. Per i partecipanti quali premi sono previsti? Questa edizione sarà davvero ricca di premi: a partire dal miglior corto e dal miglior videoclip, passando per i premi al miglior attore e la migliore attrice, dialoghi, la miglior sceneggiatura e la miglior colonna sonora, fino ai premi di Rai Cinema Channel e della Lotus production, per un totale di quasi 15.000 euro che verranno distribuiti tra vari registi. Sono davvero entusiasta! Infine, all’attrice Ester Pantano - che ha recitato nella serie TV dedicata al Commissario Montalbano verrà consegnato il premio debuttante intitolato a Camilleri, che racconta il percorso dal romanzo alla fiction televisiva. Come descriveresti il binomio Cortina d’AmpezzoCor­ti­nametraggio? È un rapporto bellissimo costruito nel tempo. Possiamo contare sul supporto e su un’attiva collaborazione da parte del Comune e su quella portata avanti da molti anni con il Grand Hotel Savoia e l’Hotel De la Poste, dove si concentreranno gli eventi principali del festival. E poi saremo ospitati in molti ristoranti di Cortina che hanno

Tosca d’Aquino, credits Jacopo Marchini

voluto omaggiare gli ospiti del festival. Insomma, Cortina e i cortinesi aprono davvero le loro porte per accoglierci! Il festival è diventato un evento di riferimento per gli appassionati della cinematografia breve ma anche per i giovani autori. Come sono cambiate le partecipazioni in questi anni? “Quest’anno sono arrivati 900 corti. Se consideriamo che i finalisti sono 25, si tratta di numeri impressionanti che negli anni sono cresciuti in maniera significativa. Oltretutto è sempre molto difficile scegliere perché i lavori sono tutti molto validi. I finalisti possono poi partecipare a ulteriori concorsi e questo mi riempie di orgoglio perché dimostra quanto Cortinametraggio sia diventato un festival riconosciuto e ambito dai partecipanti.

total of almost 15,000 euros that will be distributed among various directors. I’m really excited! Finally, the actress Ester Pantano - who starred in the TV series dedicated to Inspector Montalbano - will be awarded the novice prize dedicated to Camilleri, which describes the journey from the novel to the television series. How would you describe the Cortina d’Ampezzo-Cortina­ metraggio combination? It is a beautiful relationship built over time. We can count on the support and active collaboration of the Municipality, and on that carried out for many years with the Grand Hotel Savoia and Hotel De la Poste, where the main events of the festival will be concentrated. And then we will be hosted in many restaurants in Cortina that wanted to pay tribute to the festival guests. In

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short, Cortina and its people really open their doors to welcome us! The festival has become a reference event for shortfilm enthusiasts but also for young authors. How has participation changed over the years? So far, more than 750 shortfilms have arrived and there is time until February 5th to sign up. If we consider that the finalists are usually around 25, these are impressive numbers that have grown significantly over the years. Moreover, it is always very difficult to choose because the works are all very good. The finalists can then take part in further competitions and this makes me very proud because it shows how much Cortinametraggio has become a festival recognized and coveted by the participants. Issue 13


INTERVISTA A MADDALENA MAYNERI

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 Isabel Russinova, Maddalena Mayneri

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credits Leonardo Puccini

‚ Martina Colombari

credits Jacopo Marchini

ƒ Andrea Bosca, Pierfrancesco Favino credits Matteo Mignani

„ Nicola Guaglianone, Daniele Luchetti credits Jacopo Marchini

… Paola Minaccioni

‚

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credits Leonardo Puccini


SPECIALE CORTINA 2021

Ma anche un palcoscenico per il debutto di giovani registi che oggi sono molto noti… Sì, sono orgogliosa di poter dire che Cortinametraggio è diventato fucina di talenti e ha lanciato personaggi come Paolo Genovese vincitore di Cortinametraggio nel 1999 e dei premi David di Donatello e i Nastri d’Argento, Giuseppe Marco Albano e Alessandro Capitani anche loro vincitori di Cortinametraggio ed entrambi del David di Donatello. E ancora Christian Marazziti, Matteo Nicoletta, Pilar Fogliati, Luca Miniero e Cosimo Alemà, che è il responsabile della sezione videoclip del festival. Cortinamentraggio è giunto alla sua XV edizione, quali sono gli ingredienti di lunga vita del festival? Innanzitutto, che i ragazzi ci credano sempre, che il Comune di Cortina ci creda perché senza il suo supporto il festival non avrebbe ragion d’essere, ne verrebbe snaturato il nome e sarebbe un festival come tanti altri. Un altro ingrediente è la possibilità che diamo a tutti di poter partecipare ed entrare direttamente in contatto con i più grandi produttori italiani sia durante gli eventi del festival sia in occasione del laboratorio organizzato con il Centro sperimentale di cinematografia. Cortinametraggio è stato classificato come il primo festival italiano in termini di scouting e questo è possibile perché i convegni sono aperti a tutti, anche ai giovani autori che non sono riusciti a classificarsi tra i finalisti: un’occasione più unica che rara.

Guardandoti indietro, qual è la soddisfazione più grande che hai ricevuto da questo festival che tu stessa hai ideato e che continui a curare e dirigere con tanta passione ed entusiasmo? Senza dubbio la fiducia e il supporto delle persone. Sono tantissimi gli attori e i registi che mi dicono di andare avanti e gli ampezzani che mi ripetono “Mai zède!”, ovvero “Non mollare mai! Questo mi ha sempre dato una grande carica. Cortina si sta preparando per affrontare i campionati mondiali dello sci. Un bel ritorno di immagine per la perla delle Dolomiti Eventi di questa portata rappresentano indubbiamente un significativo ritorno economico per la città, ma sono anche importanti per dare visibilità e lustro alla meravigliosa Cortina.

But also a stage for the debut of young directors who are very well known today ... Yes, I am proud to say that Cortinametraggio has become breeding ground for talents and has launched people such as Paolo Genovese, winner of Cortinametraggio in 1999 and the David di Donatello and Nastro d’Argento Awards, Giuseppe Marco Albano and Alessandro Capitani, also both winners of Cortinametraggio and the David di Donatello Awards. And again Christian Marazziti, Matteo Nicoletta, Pilar Fogliati, Luca Miniero and Cosimo Alemà, who is responsible for the festival’s video clip section. Cortinametraggio is now in its 15th edition, what are the ingredients for the longevity of the festival? First of all, that young people always believe in it, that the Municipality of Cortina believes in it because without its

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support the festival would not have reason to exist, its name would be distorted and it would become a festival like many others. Another ingredient is the opportunity we give to everyone to be able to participate and get directly in contact with the biggest Italian producers both during the events of the festival and during the workshop organized with the Experimental Film Centre. Cortinametraggio was ranked as the first Italian festival with regard to scouting and this is possible because the conferences are open to everyone, even to young authors who did not rank among the finalists: a rare and unique opportunity. Looking back, what is the greatest satisfaction that you have obtained from this festival, which you created on your own, continue to take care of and run with such passion and enthusiasm? Without a doubt the trust and support of people. There are many actors and directors who tell me to keep going and the people of Cortina who keep telling me “Mai zède!”, which means “Never give up!” This has always given me a powerful energy. Cortina is getting ready to deal with the World Ski Championships. A nice return of image for the pearl of the Dolomites. Events of this magnitude undoubtedly represent a significant economic return for the city, but they are also important for giving visibility and prestige to the wonderful Cortina.

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INTERVISTA A EDI ORIOLI

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Edi Orioli

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PER VINCERE? BISOGNA OSARE MA ANCHE PRENDERE DECISIONI LUNGIMIRANTI. TO WIN? WE MUST DARE BUT ALSO MAKE FAR-SIGHTED DECISIONS.

Nella vita e nello sport, secondo Edi Orioli – vicepresidente della Pratic f.lli Orioli Spa – bisogna tentare e ritentare per riuscire a raggiungere i propri obiettivi. In vista dei Campionati mondiali di Sci a Cortina, anche l’Italia dovrà affrontare diverse sfide e partendo dall’ammodernamento della viabilità dovrà guardare al futuro con progetti di ampio respiro e di lungo periodo. Il tutto nel rispetto delle regole e senza intaccare l’ambiente (come le splendide valli delle Dolomiti).

In life and in sport, according to Edi Orioli - vice president of Pratic f.lli Orioli Spa one has to try and retry in order to be able to achieve its own goals. In view of the World Ski Championships in Cortina, Italy will also have to face various challenges and starting from the renovation of the road network it will have to look to the future with long-term and wide-ranging projects. All with due regard for the rules and without affecting the environment (like the beautiful valleys of the Dolomites).

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INTERVISTA A EDI ORIOLI

Cortina d’Ampezzo sarà protagonista di due eventi di assoluto rilievo per lo sport: i Campionati mondiali di sci alpino nel 2021 e i Giochi olimpici invernali nel 2026 insieme a Milano. Da imprenditore come crede che l’Italia sarà in grado di sfruttare quest’opportunità? Innanzitutto, sono felice che queste assegnazioni di così alto livello siano rimaste in Italia e ancor di più a Cortina che reputo sinonimo di grandi storie e memorabili eventi sportivi. Credo quindi che l’Italia e le istituzioni competenti debbano cogliere queste opportunità per divulgare un’immagine di sport affiancata da un turismo di alta qualità, giovane, che si rivolga alle nuove generazioni, ovvero ad un rinnovamento generale.

Cortina d’Ampezzo will be the protagonist of two events of absolute importance for sport: the Alpine Ski World Championships in 2021 and the Winter Olympic Games in 2026 together with Milan. As a businessman, how do you think Italy will be able to exploit this opportunity? First of all, I am happy that these high-level assignments have stayed in Italy and even more in Cortina which I consider synonym for great stories and memorable sporting events. I therefore believe that Italy and the competent institutions must seize these opportunities to disseminate an image of sport accompanied by high-quality tourism, youthful, which is targeted at new generations, or rather at a general renewal.

Quali saranno le sfide di gestione e organizzazione che invece il nostro Paese dovrà affrontare in seno a due manifestazioni internazionali così significative? Quando vai in un Paese che non conosci ti aspetti di tutto. Ti aspetti di essere sempre stupito da qualcosa di speciale e quindi l’elenco delle sfide sarebbe infinito. Ma vista l’importanza delle località interessate agli eventi, parlerei di paesaggi, di nuove amicizie, di tradizioni, di ospitalità, di accoglienza...e punterei soprattutto al rinnovamento della viabilità iniziando dalle connessioni con gli aeroporti, dai parcheggi e dalle strade. Sicuramente i piani di sviluppo previsti per i grandi volumi di ricezione alberghiera che questi eventi affronteranno non sono fini a se stessi. Ma dovranno puntare sulla modernizzazione rendendo innanzitutto gli spostamenti moderni senza però intaccare la montagna e creando un restyling di cui tutte le vallate montane avrebbero attualmente bisogno; puntando su un turismo fresco, giovane e iperconnesso ma con delle regole ben precise da seguire.

What will be the management and organization challenges that our country will face in two so meaningful international events? When you go to a country you don’t know, you expect everything. You expect to be always amazed by something special and therefore the list of challenges would be endless. But given the importance of the places involved in the events, I would talk about landscapes, new friendships, traditions, hospitality, welcoming ... and I would aim above all at the renewal of the road network starting from the connections with airports, parking lots and roads. The development plans for the large volumes of hotel accomodation that these events will face are certainly not a means to an end. But they will have to focus on modernization, first of all by modernising transportation without affecting the mountain, and by creating a restyling that all mountain valleys would currently need; focusing on a fresh, young and hyper-connected tourism but with specific rules to follow.

Volgendo lo sguardo al passato e volendo fare un paragone con la sua esperienza, cos’è cambiato nello sport oggi? Quali sono i vantaggi o le difficoltà che i giovani che si approcciano allo sport a livello professionale possono incontrare? Lo sport di oggi ha indubbiamente alzato l’asticella. Da un mio personale punto di vista, davanti a tutto c’è sempre il talento che è innato in uno sportivo che arriva al professionismo. Ma è anche vero che al giorno d’oggi abbiamo a disposizione strutture e organizzazioni che danno molte possibilità: intendo dire migliori attrezzature, preparazioni atletiche evolute, attrezzi per la pratica sportiva molto più performanti rispetto al passato e internet che ti dà tutte le informazioni di cui hai bisogno in tempo reale. Al di là di tutto ciò, però, ci vuole sempre la passione che ti coinvolge a pieno in quello che fai, tanta dedizione, sacrifici, un po’ di fortuna e poter dedicare una parte della vita allo sport che ami fare. Una cosa che manca ai giovani d’oggi, ma non per colpa loro, è l’educazione sportiva a livello scolastico. L’educazione sportiva significa disciplina, dedizione, educazione, rispetto, puntualità, salute, cultura del proprio corpo. Queste cose sarebbero utili anche per i ragazzi che non hanno intenzione di praticare sport a livello agonistico e tutti potremmo trarne dei vantaggi.

Turning our gaze to the past to make a comparison with your experience, what has changed in sport today? What are the advantages or difficulties that young people approaching sport at a professional level might encounter? Today’s sport has undoubtedly raised the bar. From my personal point of view, before everything there is always the natural talent of a sportsman who gets to professionalism. But it is also true that nowadays we have structures and organizations that offer many possibilities: I mean better equipment, advanced athletic training, sports equipment better performing than those in the past, and the internet that gives you all the information you need in real time. Apart from all, however, you always need passion that fully involves you in what you do, a lot of dedication, sacrifices, a little luck and being able to dedicate a part of your life to the sport you love to do. Something that young people lack today, but it is not their fault, is sports education at school level. Sports education means discipline, dedication, manners, respect, punctuality, health, learning of one’s own body. These things would also be useful for children who do not intend to play sports at a professional level, and we could all benefit from that.

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Durante la sua carriera sportiva lei ha vinto per ben quattro volte il Rally Parigi-Dakar: un risultato davvero incredibile che avrà richiesto un assiduo impegno ma anche fatica. Sullo sfondo delle sue vittorie, quanto vale dunque il motto “l’importante non è vincere ma partecipare”? Direi che questo motto vale a seconda di quello che fai. Se pratichi l’agonismo, l’importante è avere uno spirito vincente; se pratichi lo sport a livello dilettantistico è ovvio che ti accontenti anche solo di partecipare, ma non deve essere per forza una frustrazione, in entrambi i casi. Credo che il talento che c’è in noi metta sulla retta via il nostro destino.

During your sporting career you have won the Paris-Dakar Rally four times: a truly incredible result that must have required constant commitment but also effort. Against the background of your victories, how true is the motto “the important thing is not to win but to participate”? I would say that this motto applies depending on what you do. If you do sports professionally, it is important to have a winning spirit; if you do sports at amateur level, it is obvious that you are satisfied with just participating, but it does not necessarily have to be a frustration, in both cases. I believe that our talent puts our destiny on the right path.

In questo senso, quali sono le caratteristiche che contano di più per avere successo, non solo nello sport? Nello sport come nella vita, se ne abbiamo le possibilità e le capacità, a un certo punto bisogna osare, provare. A volte bisogna fare delle scelte coraggiose e con determinazione, e se non funziona, bisogna riprovare anche se “non tutte le ciambelle nascono con il buco”. Alla fine, con rispetto nei confronti di tutti, noi “siamo quello che facciamo”, quindi: Avanti tutta!

In this sense, what are the characteristics that matter the most to be successful, not only in sports? In sports as in life, if we have the possibilities and abilities, at a certain point we must dare, try. Sometimes you have to vigorously make courageous decisions, and if it doesn’t work, you have to try again even if “not all donuts come out with a hole”. In the end, with respect for all, “we are what we do”, so: Full speed ahead!

Edi Orioli, Libia

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INTERVISTA A EDI ORIOLI

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EDI ORIOLI, vince la Parigi Dakar nell’88 con la Honda, nel ’90 e ’94 di nuovo primo con Cagiva, nel ’96 con Yamaha. EDI ORIOLI, he won the Paris Dakar in 88 with Honda, 1990 and 1994 again first with Cagiva, 1996 again with Yamaha.

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INTERVISTA A EDI ORIOLI

In proposito, proprio quest’anno la Pratic che lei dirige con successo insieme a suo fratello, compie sessant’anni. Diciamo una donna matura, con esperienza ma proiettata al futuro, in un mondo che dalla sua fondazione è cambiato parecchio. Che cosa si porta dietro? La nostra azienda è proprio una donna matura ma oserei dire che è arrivata fin qui con saggezza, investimenti ragionati, dedizione e costanza per costruire oggetti ricercati e funzionali che rimangano nel tempo. Ed è anche quello che mi auguro venga fatto nelle località che ospiteranno gli eventi sportivi, utilizzando il territorio con la sua cultura, la sua popolazione e le sue risorse alpine da mostrare al mondo intero. Ci sarà un gran lavoro per tutti ma ci vuole coesione nelle decisioni, e queste dovranno essere lungimiranti e non legate esclusivamente agli eventi dei Mondiali e delle Olimpiadi.

In this regard, precisely this year Pratic, that you successfully run together with your brother, turns 60. Let’s say a mature woman, with experience but looking to the future, in a world that has changed a lot since its foundation. What does it take? Our company is really a mature woman but I would dare to say that it got here with wisdom, reasoned investments, dedication and perseverance to build refined and functional objects that endure over time. And it is also what I hope will be done in the places hosting the sporting events, by using the land with its culture, its population and its Alpine resources to show to the whole world. There will be a lot of work for everyone but it takes coherence in decisions, and these must be far-sighted and not tied exclusively to the events of the World Championships and the Olympics.

Dato che lei è uno sportivo e conosce profondamente la competizione, quali sono le caratteristiche distintive della vostra azienda e dei vostri prodotti di eccellenza rispetto alle competitor del settore? Attualmente Pratic è riconosciuta come azienda leader sul mercato di riferimento, un’azienda che ha creato mode e stili di vita. Nel 1960 da un umile ma attrezzato laboratorio artigianale, nascevano le cappottine, semplici tende da sole che si limitavano a ombreggiare le finestre delle case e le vetrine di qualche negozio. Ora Pratic, con una superfice produttiva di 22.000 mq e 250 collaboratori, produce e genera veri e propri spazi per vivere all’aperto, strutture pensate per le case, gli hotel e i bar; strutture che proteggono dal sole, dal vento, dalla pioggia, con lame orientabili per modulare la luce solare, vetrate panoramiche scorrevoli, impianti di illuminazione e pedane personalizzate: insomma, un’azienda che si è evoluta e che, nel corso degli anni, ha continuamente investito e sviluppato nuovi prodotti offendo al mercato sempre qualcosa di nuovo e di speciale per il mondo open air.

Since you are a sportsman and deeply know the competition, what are the distinctive characteristics of your company and your excellent products compared to the competitors in the sector? Currently Pratic is recognized as a leader in the reference market, a company that has created fashions and lifestyles. In 1960, from a humble but well-equipped craft workshop, canopies were born, simple awnings that shaded the windows of houses and the windows of some shops. Today Pratic, with a production area of​​ 22,000 square meters and 250 employees, produces and generates real spaces for outdoor living, structures designed for homes, hotels and bars; structures that protect from the sun, wind, rain, with adjustable blades to modulate sunlight, sliding panoramic windows, lighting systems and customized platforms: in short, a company that has evolved and which, over the years, has continuously invested and developed new products while always offering to the market something new and special for the open air world.

EDI ORIOLI

“OLTRE AL LIMITE” “BEYOND LIMITS”

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INTERVISTA A DANIELA KRALER

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CORTINA RIPRENDE LO SCETTRO DI REGINA DEL LUSSO CORTINA TAKES BACK THE SCEPTER OF QUEEN OF LUXURY

Con Franz Kraler nella valle ampezzana ritorna in massa il turismo dal Medio Oriente e dalla Russia. I top client delle maggiori maison di moda affollano lo store multimarca per vivere la “esperienza Cortina”. E in un boom di collaborazioni e capsule collection dedicate, i Kraler portano a Cortina Dior e realizzano un polo della moda esclusivo. With Franz Kraler, tourism from the Middle East and Russia returns to the Ampezzo valley en masse. The top clients of the major fashion houses crowd the multibrand store to live the “Cortina experience”. And in a boom of collaborations and dedicated capsule collections, the Kralers bring Dior to Cortina and create an exclusive fashion hub.

DANIELA KRALER è titolare insieme al marito Franz, degli store di abbigliamento di lusso multimarca “Franz Kraler” presenti tra Dobbiaco – dove ha sede il loro splendido castello della moda, residenza estiva dell’imperatore Francesco Giuseppe – e Cortina d’Ampezzo.

DANIELA KRALER, together with her husband Franz, is the owner of the multi brand luxury stores “Franz Kraler” located in Dobbiaco - which is the home to their beautiful fashion castle, which used to be the summer retreat of Emperor Franz Joseph, and in Cortina d’Ampezzo.

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In foto Daniela Kraler

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INTERVISTA A DANIELA KRALER

Daniela, sullo sfondo dei Mondiali di Sci e dei Giochi invernali, Cortina d’Ampezzo è tornata in vetta alle classifiche delle mete più gettonate del turismo invernale. Come sta cambiando la città? C’è un fermento generale partendo dalle grandi opere di realizzazione della cabinovia e delle piste da sci come l’Olympia, la Druscié e la Vertigine in vista dei Campionati mondiali del 2021, passando per la ristrutturazione di diverse strutture alberghiere e per l’ammodernamento della viabilità… Tutto questo accompagnato da hotel e chalet stracolmi e da un ritorno in grande stile del turismo raffinato ed opulento, soprattutto internazionale. Cortina torna ad essere di nuovo l’emblema del lusso in Italia e ne sono riprova eventi come il Superyacht Design Festival di BOAT International che riunisce nelle Dolomiti i più grandi armatori del mondo e i nomi più autorevoli del design di barche di lusso. È proprio in virtù di questi grandi eventi che hanno catalizzato l’attenzione su Cortina e anche il settore nautico ha deciso di scegliere le nostre montagne e per l’occasione, Riva ci ha dedicato una meravigliosa vetrina in esclusiva. Lei ha parlato di un grande ritorno del turismo internazionale. Quali sono i Paesi d’arrivo e che tipo di cliente sceglie Cortina d’Ampezzo e le boutique di Franz Kraler? Quest’anno abbiamo avuto un boom di arrivi dalla Federazione russa, dal Medio Oriente, dal Sudamerica e dalla Cina. Si tratta dei top spender delle grandi maison di moda che organizzano vere e proprie experience per la loro clientela internazionale, attraverso cui far assaporare un po’ di Italia. Così ha fatto Dior, un brand francese ma che sposa l’eccellenza italiana, che lo scorso 8 dicembre ha scelto Franz Kraler per inaugurare il suo pop-up store ampezzano. Cortina che negli anni aveva visto chiudere molte boutique monomarca, vive finalmente una rivincita con il ritorno dei più grandi nomi dell’alta moda. Dior ma anche Etro. Franz Kraler rappresenta a Cortina il vero tempio sacro dell’haute couture e alcuni dei più importanti luxury brand della moda hanno scelto voi per celebrare la bellezza di Cortina. Come nascono questi progetti? La collaborazione con la maison Dior nasce in virtù della nostra importante presenza sul territorio. Come dico sempre, sono molto legata a Cortina, abbiamo deciso di investire qui da sempre e sono felice di aver trasmesso questo amore attraverso collaborazioni così significative. Infatti, dopo il successo delle prime capsule collection di Roger Vivier, Jimmi Choo, o Hogan per Franz Kraler a Cortina è arrivata anche la magia di Dior con una collezione camouflage in blu e oro dedicata o i ricami in esclusiva…ed Etro, con la sua experience invernale firmata Ski Club Cortina che per noi ha realizzato capi di abbigliamento e home decor dai colori e motivi orientali (tipici di Etro) davvero meravigliosi. Lusso e moda glam ma sullo sfondo della bellezza naturale di Cortina. Qual è la sua idea di lusso?

Daniela, against the backdrop of the World Ski Championships and the Winter Games, Cortina d’Ampezzo got back on top of the charts of the most popular destinations for winter tourism. How is the city changing? There is a general excitement starting from the great construction works of the cableway and of ski slopes such as Olympia, Druscié and Vertigine in view of the 2021 World Championships, passing through the renovation of various hotel facilities and the modernization of the road network... All this accompanied by overcrowded hotels and chalets and by the return in great style of upscale and opulent tourism, especially the international one. Cortina once again becomes the emblem of luxury in Italy, and events such as the BOAT International Superyacht Design Festival that gathers in the Dolomites the biggest shipowners in the world and the most respected names in the design of luxury boats are proof of this. Precisely by virtue of these great events which have attracted attention to Cortina, the nautical sector has decided to choose our mountains and for the occasion, Riva has dedicated to us a wonderful exclusive showcase. You spoke of a great return of international tourism. From which Countries do they come from, and which type of customer chooses Cortina d’Ampezzo and Franz Kraler boutiques? This year we have had a boom in arrivals from the Russian Federation, the Middle East, South America and China. They are the top spenders of great fashion houses, which organize full-fledged experiences for their international clientele through which they can have them to savor a bit of Italy. So did Dior, a French brand that marries Italian excellence, which on the last December 8 chose Franz Kraler to inaugurate its pop-up store in Ampezzo. Cortina, which over the years had seen many single-brand stores shut down, is finally experiencing a revenge with the return of the biggest names in high fashion. Dior but also Etro. Franz Kraler represents the true sacred temple of haute couture in Cortina and some of the most

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Il lusso per me deve essere qualcosa di esclusivo e unico: un capo o un dettaglio che puoi trovare solo a Cortina e, di conseguenza, nel nostro negozio. Io amo molto la mia città e in virtù di questo legame la proposta luxury non deve mai perdere il radicamento nel nostro territorio, il legame speciale con la montagna. Il lusso è la Small Book Tote di Dior con la scritta “Cortina” ricamata in esclusiva, la capsule collection dedicata o l’idea di ricreare un dirndl 2.0 nelle vetrine di Etro. È stato bellissimo vedere le signore chic di Cortina abbiano amato questa versione rivisitata dell’abito il maglione di Etro SKI Club Cortina e le gonne lunghe di taffetà: un look contemporaneo e moderno che unisce il lusso di una grande brand con un richiamo alla tradizione.

important luxury brands in fashion have chosen you to celebrate the beauty of Cortina. How are these projects born? The collaboration with the Dior maison was born thanks to our important presence in the area. As I always say, I am very close to Cortina, we have always decided to invest here and I am happy to have transmitted this love through such significant collaborations. In fact, after the success of the first capsule collections of Roger Vivier, Jimmy Choo, or Hogan for Franz Kraler in Cortina the magic of Dior has also arrived, with a dedicated camouflage collection in blue and gold or the exclusive embroidery ... and Etro, with its winter experience at Ski Club Cortina which for us has created truly wonderful clothing and home decor with oriental colors and motifs (typical of Etro).

E così nascono delle vere “tendenze Cortina” Esattamente. In più, Cortina torna a essere anche meta prediletta di viaggi e turismo internazionale. Per questo anche Dior

Luxury and glam fashion but in the background of the natural beauty of Cortina. What is your idea of luxury? Luxury for me must be something exclusive and unique: a gar-

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INTERVISTA A DANIELA KRALER

ha scelto di lanciare la sua linea “Travel” qui, e non a New York o Shangai, richiamando i Mondiali e le Olimpiadi come simbolo di un’idea: “Tutto il mondo viaggia attorno a noi”. Fervono i lavori per i preparativi dei Campionati mondiali e soprattutto delle Olimpiadi all’insegna della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente. Ecosostenibilità e moda, è un binomio possibile? Assolutamente sì. Due dei brand di lusso che abbiamo scelto per il nostro negozio, Gucci e Prada, sono tra i principali sostenitori di una moda responsabile e rispettosa del mondo animale, ed entrambi sono stati premiati ai famosi Green Carpet Fashion Awards. Il lusso passa anche attraverso la sostenibilità a partire dalle eco fur di Alessandro Michele che sostituiscono le pellicce, fino alle proposte green di Brunello Cucinelli che per noi ha realizzato capi in cachemire altrettanto pregiati e raffinati.

ment or a detail that you can find only in Cortina and, therefore, in our shop. I love my city very much and by virtue of this bond the luxury proposal must never stop rooting in our territory, the special bond with the mountain. Luxury is Dior’s Small Book Tote with the word “Cortina” exclusively embroidered, the dedicated capsule collection or the idea of ​​recreating a dirndl 2.0 in Etro’s showcases. It was great to see the classy ladies of Cortina loving this revisited version of the dress, the Etro SKI Club Cortina sweater and long taffeta skirts: a contemporary and modern look that combines the luxury of a great brand with a reference to tradition. And so, real “Cortina trends” are born Exactly. In addition, Cortina return to be the favorite destination for international travel and tourism. For this reason, Dior has also chosen to launch its “Travel” collection here, and not in New York or Shanghai, recalling the World Championships and the Olympics as the symbol of an idea: “The whole world travels around us”. Work is underway for the preparations for the World Championships and especially for the Olympics in the spirit of sustainability and respect for the environment. Eco-sustainability and fashion, is it a possible combination? Absolutely yes. Two luxury brands that we have chosen for our store, Gucci and Prada, are among the main supporters of a fashion that is responsible and respectful of the animal world, and they have both been awarded at the famous Green Carpet Fashion Awards. Luxury also passes through sustainability starting from Alessandro Michele’s eco-fur that replace fur coats, up to the green proposals of Brunello Cucinelli who for us has created equally refined and sophisticated cashmere garments.

CORTINA RIPRENDE LO SCETTRO DI REGINA DEL LUSSO CORTINA TAKES BACK THE SCEPTER OF QUEEN OF LUXURY

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INTERVISTA A DANIELA SANTANCHÈ

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“UN AMORE ASSOLUTO PER CORTINA D’AMPEZZO” AN ABSOLUTE LOVE FOR CORTINA D'AMPEZZO di/by CAROLINA SARDELLI

In foto Daniela Santanchè

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“Un amore assoluto”, così Daniela Santanchè descrive il suo legame con Cortina d’Ampezzo. La Senatrice di Fratelli d’Italia da oltre 30 anni trascorre le sue vacanze nella città veneta, “lì mio figlio ha visto la neve per la prima volta, ha imparato a sciare e anche ad andare in bicicletta”. Scesa in politica alla metà degli anni ’90 tra le fila di Alleanza Nazionale, con la quale nel 2001 viene eletta alla Camera dei Deputati, oggi siede a Palazzo Madama al fianco di Giorgia Meloni. Una vita, quella della “Pitonessa”, divisa tra i banchi del Parlamento e le sue iniziative imprenditoriali. Come editrice di Novella2000, ha scelto proprio l’Hotel de La Poste a Cortina per presentare il 4 e il 5 aprile il volume “La Storia d’Italia attraverso il costume: da De Gasperi a Di Maio”, pubblicato in occasione dei 100 anni del settimanale. “Vogliamo contribuire a dare alla città tutte le possibilità per farla crescere”, a un anno dai Mondiali di Sci del 2021, che saranno il trampolino di lancio in vista delle Olimpiadi Invernali del 2026. “An absolute love”, as Daniela Santanchè describes her relationship with Cortina d’Ampezzo. The senator of Brothers of Italy has spent her holidays in this city in Veneto for over 30 years, “there, my son saw the snow for the first time, he learned to ski and also to ride a bicycle”. She entered politics in the mid-90s in the ranks of National Alliance, and in 2001 she was elected to the Chamber of Deputies, today she sits in Palazzo Madama alongside Giorgia Meloni. A life, that of the “Pythoness”, divided between the benches of the Parliament and her business initiatives. As editor of Novella2000, she chose the Hotel de La Poste in Cortina to present on April 4 and 5 the volume “The History of Italy through costume: from De Gasperi to Di Maio”, published on the occasion of the 100th anniversary of the weekly magazine. “We want to help give the city all the opportunities to grow”, a year from the World Ski Championships 2021, which will be the launching pad for the 2026 Winter Olympics.

Quanto è cambiata la città negli ultimi anni? Cortina è sempre molto bella. Ha avuto dei momenti in cui, forse, mancava qualcosa, ma trovo che adesso stia tornando al suo splendore. Grazie ai Mondiali e alle Olimpiadi si potranno fare tutte le cose che servono per farla brillare di nuovo.

How much has the city changed in recent years? Cortina is always very beautiful. It had some moments when, perhaps, something was missing, but I think that it is now returning to its splendor. Thanks to the World Championships and the Olympics, all the things that serve to make it shine again will be done.

Per esempio? Mi auguro che venga fatto al più presto l’aeroporto. È un’infrastruttura fondamentale se vogliamo intercettare anche il turismo internazionale.

For example? I hope that the airport will be made soon. It is an essential infrastructure if we want to intercept international tourism as well.

La mondanità e il glamour sono i tratti distintivi della località nell’alta Valle del Boite. Trascorrere lì le vacanze continua a rappresentare uno status symbol? Credo che Cortina debba essere accessibile a tutti. Ma debba anche continuare a offrire opportunità per avere un turismo di lusso. Da qua torno a ribadire l’importanza di veder realizzato l’aeroporto.

Social life and glamour are the hallmarks of the town in the upper Boite valley. Does it still represent a status symbol to spend the holidays there? I believe that Cortina should be accessible to everyone. But that it must also continue to offer opportunities for luxury tourism. From here I want to reiterate the importance of seeing the airport built.

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INTERVISTA A DANIELA SANTANCHÈ

Nell’immaginario collettivo Cortina è legata al film “Vacanze di Natale” del 1983, la Regina delle Dolomiti tornerà allo splendore degli anni ’80? Spero proprio di sì. Perché è un’eccellenza della nostra Italia. Deve competere con le località sciistiche internazionali. Ripeto, dobbiamo puntare a investimenti importanti. Creando collegamenti che permettano di raggiungerla velocemente da ogni parte del mondo. Il nostro Paese ha ottenuto le Olimpiadi Invernali grazie alla creazione di quello che è stato definito il “Sistema Italia”, che ha unito Veneto e Lombardia per una candidatura comune. Adesso l’obiettivo a cui puntare è quello della celebre battura di Guido Nicheli: “Milano, Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi”? Conosco personalmente i due governatori, sono certa che hanno enormi capacità, grande visione. Daranno un contributo molto importante, su questo partiamo già molto bene. Per il resto credo che Cortina abbia tutte le carte in regola per tornare a essere la Perla delle Dolomiti. Dall’altra parte Milano è la città più internazionale che abbiamo in Italia; compete con le Capitali europee. Queste sono occasioni che possono portare a grandi trasformazioni, bisogna spendere bene i soldi. Come è fiorita Milano dopo Expo adesso anche Cortina potrà avere una nuova stagione d’oro? Sono convinta che sarà così. Ho fiducia nei governatori. Sono sicura che Cortina tornerà ai suoi antichi splendori che l’hanno resa famosa in tutto il mondo. Ha un luogo del cuore a Cortina? In realità sono legata a molte realtà di questa città. Dai ristoranti agli hotel dove poter trascorrere del tempo speciale. Essendo una sportiva adoro fare sci da discesa, ma anche di fondo. Così come amo andare a ciaspolare. Inoltre, a fine agosto faccio delle splendide gite in bicicletta per osservare la meraviglia di queste montagne: il Gruppo delle Tofane, il Pomagagnon. E a fine giornata ci sono delle Spa eccezionali. Io a Cortina sto bene. Mi dispiace quando parto. Essendo una sportiva non mancherà quindi all’appuntamento con i Mondiali di Sci e le Olimpiadi? Assolutamente, non posso perdermeli. Adoro gli sport invernali e sono innamorata di Cortina, mi sembra un connubio perfetto.

In the popular imagination, Cortina is linked to the movie “Vacanze di Natale” of 1983, will the Queen of the Dolomites return to the splendor of the 80s? I really hope so. Because it is an Italian excellence. It has to compete with international ski resorts. I repeat, we must aim for important investments. By creating routes that makes it possible to reach it from all over the world. Our country got the Winter Olympics thanks to the creation of what has been called the “Italian System”, which has brought Veneto and Lombardy together for a joint application. Now the goal to aim for is that of Guido Nicheli’s famous joke: “Milan, Cortina: 2 hours, 54 minutes and 27 seconds”? I personally know the two governors, I am sure they have enormous skills, great vision. They will give a very important contribution; we are already starting very well on this. As for the rest, I believe Cortina has all the qualities to return to be the Pearl of the Dolomites. On the other hand, Milan is the most international city we have in Italy; it competes with European capitals. These are opportunities that can lead to great transformations, but money must be spent well. The way Milan flourished after Expo, could Cortina also have a new golden season? I believe that it will happen. I trust the governors. I am sure that Cortina will return to its ancient splendors that made it famous all over the world. What is your favorite place in Cortina? I am actually bound to many realities in this city. From restaurants to hotels where you can spend special time. As a sportswoman, I love downhill skiing, but also cross-country skiing. Just as I love snowshoeing. Moreover, at the end of August I make beautiful bike rides to observe the marvel of these mountains: the Tofane group, the Pomagagnon. And at the end of the day there are exceptional spas. In Cortina I feel good. I’m sorry when I leave. Given that you are a sportswoman you will not miss the appointment with the World Ski Championships and the Olympics, right? Absolutely, I can’t miss them. I love winter sports and I’m in love with Cortina, it seems to me like a perfect combination.

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OLIMPIADI INVERNALI 2026: LA VITTORIA DEL SISTEMA ITALIA WINTER OLYMPICS 2026: THE VICTORY OF THE ITALIA SYSTEM di/by CLAUDIO BRACHINO

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a vittoria del sistema Italia. Così tutti i media trionfanti avevano definito l’assegnazione delle Olimpiadi Invernali del 2026 al nostro Paese. Svezia sconfitta e vendetta consumata per averci escluso dai Mondiali di calcio e aver mandato in crisi di nervi sponsor e pasionari del pallone nazionale. Nella critica sportiva le parole contano molto in termini di affabulazione ma poco in termini di verticalità semantica. Qual è il sistema che ha vinto? E quel sistema sarà capace poi di affrontare la sfida di Milano e Cortina senza buttare soldi, senza rubarli, senza fare figuracce internazionali, senza costruire cose inutili e, soprattutto, in positivo, saprà dare una spinta importante all’intera filiera dello sport? Abbiamo vinto per la bellezza della nostra terra - si gareggerà anche nelle località della Lombardia e del Veneto - e della nostra cultura, per l’importante internazionale del nostro sport, per le nostre abilità relazionali. Abbiamo vinto grazie a un video, pura emozione. Insomma, siamo maghi del marketing e del consenso, poi lo siamo di meno nella capacità di organizzare unendo le forze diverse dei diversi politici, amministratori, narcisismi, interessi particolari.

CLAUDIO BRACHINO, storico volto di Mediaset, direttore e autore di programmi di successo. Giornalista istrionico, editorialista e scrittore. A soli 23 anni ha scritto una commedia con Eduardo De Filippo.

The victory of the Italian system. This is how all the triumphant media had defined the assignment of the 2026 Winter Olympics to our country. Sweden was defeated and revenge for kicking us out of the World Cup and for causing nervous breakdown to the national sponsors and football fans was served. In sports criticism, words matter a lot in terms of storytelling but little in terms of semantic verticality. Which system has won? And will that system be able to face the challenge of Milan and Cortina without throwing money away, without stealing it, without cutting a poor figure internationally, without building useless things and, above all, in a positive way, will it be able to give an important boost to the entire sports sector? We won for the beauty of our land - competitions will also take place in Lombardy and Veneto - and for our culture, for the important internationality of our sport, for our relational skills. We won thanks to a video, pure emotion. Well, we are magicians of marketing and consensus, but less magical is our ability to organize by combining forces of different politicians, administrators, narcissisms, particular interests. I do not belong to the group of journalists paranoid beforehand who see in every procurement an op-

CLAUDIO BRACHINO, historical face of Mediaset, director and author of successful programs. Histrionic journalist, columnist and writer. At the age of just 23, he wrote a play with Eduardo De Filippo.

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In foto Claudio Brachino

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Io non appartengo alla schiera dei giornalisti paranoici a priori che vedono in ogni appalto un’occasione di corruzione, in ogni fonte di denaro pubblico un’occasione di arricchimento indebito. Non vedo in genere la corruzione come male metafisico obbligatorio dell’animo umano e della società che deve essere sconfitto con un improbabile ritorno al Selvaggio di Rousseau e alla de-crescita felice. Le de-crescite sono tutte infelici e il progresso impone una serie di rischi. Roma e Torino, nell’epoca del grillismo imperante e ora in piena crisi di identità, hanno detto di no alle Olimpiadi, estive e invernali. Qui invece siamo di fronte a un grande sì che ci ha regalato il mondo, una sfida, una delega per una festa indimenticabile che deve essere però ispirata ad alcune regole. Come direttore dello sport ho sempre mal sopportato i puristi dell’evento e del tifo assoluto, ho invece sempre calato lo sport nel sistema politico ed economico della società e della storia. Lo sport è politico. Non nel senso parlamentare, ma nel senso di costituire un discorso pubblico potente che riguarda milioni di persone. Consenso, liturgia, emozioni. Ma anche interessi, pubblicità, strutture e infrastrutture. Sono già stati fatti conti e calcoli. Si è già scelto un Ceo di valore, un manager capace come Novari, che ha già parlato della necessità di stare uniti e di vincere come squadra. Già, però, sono iniziate le polemiche, a sei anni dalle Olimpiadi, su ferrovie e bretelle varie, necessarie o meno. Si costruisca ciò che si deve, si sblocchi ciò che si deve. Anche 22 mila posti di lavoro fanno bene al Paese. Del resto non siamo certo i primi al mondo e neanche in Europa per infrastrutture. Si parla spesso e troppo di alta velocità e di Tav, molto meno del cosiddetto “ultimo miglio”, per i tecnici i collegamenti secondari. In questo siamo Paese da Terzo Mondo. Che rimangano all’Italia le opere architettoniche che servono al suo futuro. Ma che poi alla fine vinca lo sport, nel senso alto del termine. Che vincano le Olimpiadi, prima forma di globalizzazione culturale del mondo antico, incontro e scontro, vittoria e sconfitte unite nella drammaturgia del gioco. La continuità della fiaccola come faro di ciò che più alto può esprimere l’umano. Il cuore, la passione, lo slancio, la voglia di sacrificio e di miglioramento. Oggi siamo nell’era dell’eterna connessione, ma i valori delle Olimpiadi sono archetipi immutabili. Allora, per chiudere il discorso, che il sistema Italia regga e si imponga. Con gli uomini, con l’intelligenza, con l’onestà e con le nostre straordinarie capacità. Che abbiamo eccome, a dispetto dei lagnoni perenni che infestano la penisola. Genius People Magazine

portunity for corruption, in every source of public money an opportunity for undue enrichment. In general, I don’t see corruption as a mandatory metaphysical evil of the human soul and of society which must be defeated with an unlikely return to Rousseau’s noble savage and a happy degrowth. Degrowths are all unhappy and progress poses a number of risks. Rome and Turin, in the era of ruling Grillism and now in complete identity crisis, said no to both Summer- and Winter Olympics. Here, however, we are facing a great “yes” that the world gave us, a challenge, an authorization for an unforgettable party that must however be inspired by some rules. As sports director, I have always badly endured the purists of the event and of absolute cheering, I have actually always related sport to the political and economic system of society and to its history. Sport is political. Not in the parliamentary way, but in terms of building a powerful public discourse that concerns millions of people. Consensus, liturgy, emotions. But also interests, advertising, facilities and infrastructures. Math and calculations have already been done. A valued CEO has already been chosen, a skilled manager like Novari, who has already talked about the need to stick together and to win as a team. Already, however, controversies started, six years before the Olympics, on various rails and link roads, necessary or not. Build what you must, unlock what you have to. 22 thousand jobs are anyway good for the country. After all, we are certainly not the first in the world and not even in Europe in infrastructure. There is often way too much talking about High Speed and Highspeed rail, yet much less about the so-called “last mile”, which for technicians are the secondary connections. In this we are a third world country. May the architectural works essential for its future remain in Italy. But then in the end may sport win, in the highest sense of the term. May the Olympics win, as the first form of cultural globalization of the ancient world, encounter and collision, victory and defeat united in the dramaturgy of the game. The continuity of the Olympic flame as a beacon of the highest human expression. Heart, passion, momentum, desire for sacrifice and improvement. Today we are in the era of eternal connection, but the values of the Olympics are immutable archetypes. So, to wrap it up, may the Italian system endure and prevail. With men, with intelligence, with honesty and with our extraordinary abilities, which we definitely have, in spite of those eternal whiners who infest the Peninsula.


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BEPPE SALA, IL MODELLO MILANO BEPPE SALA, THE MILAN MODEL

È il manager che ha salvato Expo, è la persona che ha contribuito in modo decisivo a trovare la quadra per la candidatura alle Olimpiadi invernali 2026, è il sindaco di Milano. Beppe Sala ormai è un simbolo della sinistra italiana, in particolare tra i riformisti più pragmatici, quelli che alle parole fanno seguire i fatti. He is the manager who saved Expo, the person who contributed decisively to finding the framework for the candidacy for the 2026 Winter Olympics, he is the mayor of Milan. Beppe Sala is now symbol of the Italian left, especially among the most pragmatic reformists, those whose actions live up to their words.

Veloce, chic, accogliente. Milano è il concentrato di quanto di meglio la Lombardia ha da offrire al Paese. È una città europea, forse l’unica in Italia, una città in grado di attrarre giovani e di anticipare il domani. Non è un caso quindi che i suoi sindaci siano diventate delle icone, soprattutto i più recenti grazie ai quali Milano non ha mai perso lo slancio, la voglia di guidare il resto della nazione, indipendentemente dalla congiuntura economica. La guida di palazzo Marino è rimasta saldamente in mano a imprenditori locali, persone che capivano il sentire di questa città unica in Italia. E Beppe Sala non fa eccezione. L’attuale sindaco di Milano è arrivato dov’è oggi dopo una vita passata respirando l’aria del capoluogo. Dopo gli studi bocconiani con indirizzo economico mostra subito di non essere più un ragazzo di provincia (è nato in Brianza, classe 1958); e lo dimostra la prima voce del suo curriculum: Pirelli, 1983-2002. Dopo la scalata all’interno dell’azienda di pneumatici Sala si butta sulle telecomunicazioni, come manager in Tim e Telecom.

Fast, classy, welcoming. Milan is the heap of the best of what Lombardy has to offer to the country. It is a European city, perhaps the only one in Italy, that is able to attract young people and anticipate the future. Hence, it is no coincidence that its mayors became icons, especially the most recent ones, thanks to whom Milan has never lost momentum, nor the desire to guide the rest of the nation, regardless of the economic situation. The lead of Palazzo Marino remained firmly in the hands of local entrepreneurs, people who understood the feeling of this unique city in Italy. And Beppe Sala is no exception. The current mayor of Milan got to where he is today after a life spent breathing the air of this city. After his studies in economics at Bocconi he immediately showed that he was no longer a provincial boy (he was born in Brianza in 1958); and the first entry of his curriculum proves it: Pirelli, 1983-2002. After the climb within the tyre company, Sala gave it a try in telecommunications, as manager in Tim and Telecom.

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Le sue capacità vengono notate. Il futuro sindaco è un esempio di capacità e integrità morale. Per questi motivi quando Expo fatica a raggiungere la meta, lo Stato cerca proprio Beppe Sala. È lui l’uomo a cui tutti si affideranno per chiudere il cantiere nei tempi previsti, tenendo lontane dall’esposizione universale le mani della criminalità organizzata. Missione compiuta, ormai possiamo dirlo, anche se il commissario straordinario scelto dal governo ha dovuto sostenere un processo per abuso d’ufficio, terminato con l’assoluzione per insussistenza del fatto. Un’accusa che Sala si aspettava, soprattutto in un Paese come il nostro dove gli amministratori della cosa pubblica che non vogliono problemi con la magistratura hanno una sola scelta: rimanere immobili. Un’opzione impossibile per un uomo come lui, che ha dimostrato la sua innocenza dopo aver presentato le dimissioni all’allora sindaco, Giuliano Pisapia. Il passo indietro non fu accettato, permettendo così di non gettare al vento il buon lavoro fatto con Expo, esempio del “modello Milano”, un insieme di buona gestione politico-finanziaria e di una pianificazione urbana che sa unire gli investimenti privati al miglioramento delle condizioni di vita per i cittadini.

His abilities are noticeable. The future mayor is an example of moral ability and integrity. For these reasons, when Expo struggled to reach the goal, the state looked precisely for Beppe Sala. He is the man everyone relied on to close the construction site on schedule, keeping the hands of organised crime away from the universal exposition. Mission accomplished, now we can say it, even if the special commissioner chosen by the government had to face a trial for abuse of office, which ended with an acquittal for non-existence of the fact. An accusation that Sala expected, especially in a country like ours where, to avoid problems with the judiciary, the only choice public administrators have is to stand still. An impossible option for a man like him, who proved his innocence after presenting his resignation to the mayor at the time, Giuliano Pisapia. The backward step was not accepted, thus not allowing to throw away the good work done with Expo, an example of the “Milan model”, a combination of good political and financial management and of urban planning able to merge private investments with the improvement of the living conditions for its citizens.

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Beppe Sala ha dovuto fare i conti con grandi sfide nella sua vita. Come ha raccontato su Vanity Fair, prima di diventare un personaggio di primo piano nel panorama nazionale con Expo e la candidatura a sindaco, ha combattuto e vinto una difficile battaglia contro il cancro. Un passaggio fondamentale, superato non senza sacrifici grazie alle cure di Umberto Veronesi. Tra le sue sfide più recenti invece c’è quella per assegnare a Milano e Cortina le Olimpiadi invernali del 2026. Un risultato portato a casa, ancora una volta, dopo aver cercato un compromesso che accontentasse tutti e che ci mettesse in prima fila tra i candidati più appetibili per il Comitato olimpico internazionale. L’Italia ha convinto con una proposta che mette in campo il meglio di due città, sfruttando le strutture esistenti e ripensando il tessuto urbano per i cittadini, prima che per i turisti. Una rivincita, come ha ammesso lo stesso Sala, dopo la sconfitta di Ema, l’agenzia europea del farmaco che ha deciso di traslocare ad Amsterdam. Una rivincita per il Paese, che ha dimostrato ancora una volta di saper creare visione del futuro e opportunità quando si riescono a convogliare le energie di tutti verso un obiettivo comune. Un po’ come insegna Milano.

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Beppe Sala had to deal with great challenges in his life. As he told Vanity Fair, before becoming a leading figure of the national scene, with Expo and his candidacy for mayor, he fought and won a difficult battle against cancer. A fundamental step, overcome not without sacrifices thanks to the therapy of Umberto Veronesi. Among his most recent challenges, however, there is the one to assign the 2026 Winter Olympics to Milan and Cortina. Once again, a result achieved after seeking a compromise that would please everyone and put us in the front row among the most appealing candidates for the International Olympic Committee. Italy won over with a proposal that puts the best of both cities into play, by taking advantage of the existing structures and rethinking the urban structure for citizens, before tourists. A payback, as Sala admitted, after the defeat of Ema, the European Medicines Agency that has decided to relocate to Amsterdam. A payback for the country, which has once again demonstrated the ability to create vision of the future and opportunities when it’s possible to channel everyone’s energies towards a common goal. Kind of like Milan teaches us.

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09 OLIMPIADI INVERNALI 2026: COME CAMBIERÀ L’ITALIA 2026 WINTER OLYMPICS: HOW ITALY WILL CHANGE di/by MATTEO MACUGLIA

Mancano ancora 6 anni prima della partenza dei Giochi di Milano-Cortina ma già si pensa a cantieri e progetti perché dalla riuscita dell’evento dipende il rilancio di un’intera economia. We are still 6 years away from the start of the Milan-Cortina Games but we are already thinking about construction sites and projects, because the relaunch of an entire economy depends on the success of the event.

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Salti, urla di gioia, persone da tutte le parti che gridano “Italia, Italia, Italia!”. Non è la scena di un film né una scena della liberazione del 1945. No, non sono nemmeno i festeggiamenti per la vittoria di un mondiale di calcio ma ci stiamo avvicinando. Siamo nel 2019, è il 24 giugno e il Comitato Olimpico internazionale ha appena annunciato che saranno Milano e Cortina le città che ospiteranno le olimpiadi invernali 2026. Un risultato attesissimo e frutto di un grande lavoro fatto di contatti, accordi e limature. Incontenibile la gioia di Beppe Sala, sindaco di Milano. Entusiasta ma più british l’aplomb di Giovanni Malagò, membro del comitato olimpico, così come quello del governatore della regione Veneto, Luca Zaia: entrambi prodighi di bracci e abbracci. Una felicità incredibile quella che si respira dal lato italiano della grande sala dove viene annunciato il Paese che ospiterà le olimpiadi invernali, rilanciato dalle piazze in diretta da Lombardia e Veneto. La vittoria sulla Svezia, ultimo ostacolo da superare dopo aver battuto le proposte di Austria, Svizzera, Giappone e Turchia, è arrivata con 47 voti per l’Italia, contro i 34 del paese scandinavo. I delegati svedesi hanno accolto la sconfitta con sguardi attoniti e un silenzio quasi imbarazzante rispetto a quanto succedeva nel lato italiano della sala, dove mancava solo che qualcuno stappasse una bottiglia di frizzantino in sfregio alla composta tristezza dei competitor nordeuropei. Mancano sei anni alle Olimpiadi invernali 2026 Milano-Cortina, con l’inaugurazione prevista per il 6 febbraio, ma la macchina dei preparativi si è già messa in moto. Ci sono fondi da sbloccare, strutture da costruire, progetti da

Jumps, cries of joy, people on all sides shouting “Italy, Italy, Italy!”. It is not a scene from a movie nor a scene from the liberation of 1945. No, it is not even a celebration for the victory of a FIFA World Cup, but we are getting closer. We are in 2019, it is June 24 and the International Olympic Committee has just announced that Milan and Cortina will be the hosting cities of the 2026 Winter Olympics. A long-awaited outcome and the product of a great job made of contacts, agreements and filings. The joy of Beppe Sala, mayor of Milan, is uncontrollable. The aplomb of Giovanni Malagò, member of the Olympic Committee, as well as that of the governor of the Veneto Region Luca Zaia was enthusiastic but more British-ish: both very generous with arms and hugs. An incredible happiness reigns in the Italian side of the large room where the Winter Olympics hosting country is announced, revived by the squares from Lombardy and Veneto in live streaming. The victory over Sweden, the last obstacle to overcome after beating the proposals of Austria, Switzerland, Japan and Turkey, came with 47 votes for Italy, against 34 for the Scandinavian country. The Swedish delegates took the defeat with astonished looks and a nearly awkward silence, compared to what happened on the Italian side of the room, where it just needed someone to uncork a bottle of sparkling wine as an affront to the tranquil sadness of the North European competitors. We are six years away from the 2026 Milan-Cortina Winter Olympics, and the inauguration is scheduled for February 6, but the machine for planning got already started. There are funds to unblock, facilities to build, projects to present. There are almost 6 bilGenius People Magazine


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presentare. In ballo ci sono quasi 6 miliardi di euro di ricavi, 20.000 posti di lavoro collegati a tutta la filiera e un molte strutture che saranno lasciate sul posto una volta che la competizione sarà terminata. Milano, come già ha fatto per Expo, costruirà delle strutture che alla fine dei Giochi resteranno a disposizione dei cittadini: è il caso del villaggio olimpico di Porta Romana che una volta terminato l’evento verrà adibito a campus studentesco. Saranno ristrutturati e ingranditi il Forum di Assago e anche l’Allianz Cloud mentre a nord est della città, in un’area in pieno processo di riqualificazione, sorgerà il nuovo PalaItalia: un’arena da 15mila posti a sedere. Un secondo villaggio olimpico nascerà a Fiames, una delle frazioni di Cortina ma sarà solo temporaneo, mentre quello di Livigno verrà riconvertito in un centro di allenamento per atleti. In ballo ci sono anche le nuove strade per collegare le località protagoniste delle competizioni con i vari centri e villaggi olimpici. È il caso delle varianti di Tirano e Sondrio, entrambe già finanziate ma in attesa dell’avvio dei lavori. C’è ancora molto tempo ma anche molto da fare prima di potersi dire pronti per un evento come le Olimpiadi invernali. Per ora governo ed enti locali sembrano avere le idee abbastanza chiare su come procedere, ma l’avvio dei lavori e lo sblocco dei finanziamenti restano una priorità per poter innestare quell’indotto che, al di là dell’aspetto sportivo, resta uno dei vantaggi principali di una manifestazione di questo genere. Se tutto andrà per il meglio, al termine dei Giochi invernali avremo un Paese più bello, meglio collegato, e con più fiducia nelle proprie capacità. Genius People Magazine

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lion euro in revenues at stake, and 20,000 jobs connected to the entire supply chain and many facilities that will be left in place once the competition is over. Milan, as it did for Expo, is going to build facilities that will remain at the disposal of the citizens at the end of the Games: for example, the Olympic village in Porta Romana which, once the event is over, will be used as a student campus. The Assago Forum and the Allianz Cloud will also be renovated and enlarged, while in the north-east of the city, in an area which is in the middle of a requalification process, the new PalaItalia will appear: an arena with 15,000 seats. A second Olympic village will arise in Fiames, one of the hamlets of Cortina, but it will only be temporary, while that of Livigno will be converted into a training center for athletes. At stake there are also the new roads to connect the star locations of the competitions with the various Olympic centers and villages. It is the case of Tirano and Sondrio, both already financed but awaiting for works to begin. There is still a lot of time, but also a lot to do, before we can say we are ready for an event like the Winter Olympics. For now, the government and local authorities seem to have fairly clear ideas on how to proceed, but starting works and releasing funds remain a priority in order to be able to trigger a turnover which, apart from the sportive aspect of it, remains one major advantage of an event like this. If all goes well, at the end of the Winter Games we will have a more beautiful country, better connected, and with more confidence in its own abilities.

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10 OLIMPIADI, CONTO ECONOMICO OLYMPICS, THE INCOME STATEMENT di/by FEDERICO GRAZIANI

Sport e soldi viaggiano in coppia. Nelle grandi manifestazioni, in particolare, non si può parlare del primo tralasciando i secondi, che diventano spesso decisivi nei giudizi conclusivi dell’evento. Con le Olimpiadi funziona così da sempre. Per quanto tempo si è parlato (e talvolta si parla ancora) dei debiti accumulati da Torino per fronteggiare tutte le spese relative ai Giochi invernali del 2006. Ma è proprio da qui che è partita la candidatura, solida e ambiziosa, di Milano e Cortina. È partita dai soldi. Le stime economiche dei dossier di presentazione hanno pesato molto nella decisione del Comitato olimpico internazionale. Per una volta, i conti hanno premiato l’Italia. I tecnici hanno indicato 1,3 miliardi di euro per le spese di gestione, 900 milioni dei quali a carico del Cio. I restanti 400 milioni, e i 340 previsti per le opere infrastrutturali e di collegamento, saranno spalmati negli anni e coperti da Regioni e Comuni coinvolti. Come spiega Il Sole 24 Ore, “dai biglietti sono stimati ricavi per 234 milioni” e “sono previste sponsorizzazioni private”. È troppo presto per dire a quanto ammontino, ma il ritorno di immagine è già in atto dal momento dell’assegnazione dei Giochi. Non è un caso che l’asso nella manica della nostra delegazione sia stato un emozionante video di presentazione. Preparato anche con l’intento di cominciare a strizzare l’occhio ai grandi brand internazionali. Oltre al bilancio vero e proprio, ci sono poi i vantaggi economici indiretti che gli analisti prevedono da qui al 2028, due anni dopo l’evento. Più di due miliardi di euro a rinvigorire il nostro debole Pil. Una media di cinquemilacinquecento posti di lavoro in più. Un’eredità di infrastrutture a disposizione di tutti. Nel complesso, è stato calcolato che le ricadute sul territorio po-

Sports and money travel in pairs. Especially in large events, where one cannot speak of the former leaving out the latter, which often becomes crucial in the conclusive judgments of the event. It has always been like this with the Olympics. For how long we have talked (and sometimes we still talk) about the debts accumulated by Turin to cover all the expenses related to the 2006 Winter Games. But it is from right here that the solid and ambitious candidacy of Milan and Cortina started. It started with money. The economic estimates in the presentation dossier weighed heavily on the decision of the International Olympic Committee. For once, the accounts awarded Italy. Specialists have indicated 1.3 billion euros for management costs, of which 900 million will be paid by the IOC. The remaining

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tranno superare i cinque miliardi di euro. Chiaramente si tratta di stime e di analisi. La valutazione reale non può che essere fatta alla fine dei giochi, e dopo un periodo di tempo che consenta di inquadrare le ricadute sulla società e sui conti pubblici. Ma la “locomotiva” Milano e la Regina delle Dolomiti hanno fatto i compiti e, con l’esperienza piemontese alle spalle, hanno tenuto i piedi per terra nel farli. Così, i luoghi che compaiono nel dossier hanno già come orizzonte il post-Olimpiadi. Senza forzature e senza voli pindarici. Gli impianti indicati si estendono tra Milano, Cortina, Trentino e il resto della Lombardia e del Veneto. Di questi, soltanto uno è da costruire da zero. È il nuovo palazzetto del ghiaccio da 15mila posti di Milano, che verrà tirato su nel quartiere di Santa Giulia.

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400 million, and the 340 expected for infrastructural and connection works, will be spread over the years and covered by the Regions and Municipalities involved. As Il Sole 24 Ore explains, “revenues from tickets are estimated at 234 million” and “private sponsorships are foreseen”. It is too early to tell how much they amount to, but the return on image has already begun since the Games were assigned. It is no coincidence that our delegation’s trump card was an exciting presentation video. Prepared with the intention of winking at the big international brands. In addition to the actual outcome, there are also the indirect economic advantages that analysts predict by 2028, two years after the event. More than two billion euros to revive our weak GDP. An average of five thousand five hundred more jobs. A heritage of infrastructures at the disposal of all. Overall, it has been calculated that the impact on the area may exceed five billion euros. Clearly, we are talking about estimates and analysis. The real as-

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Tutti gli altri sono già pronti o solo da ristrutturare. Inoltre, la presentazione della manifestazione avrà luogo a San Siro, per quella che è l’unica certezza sul futuro della Scala del Calcio: una maestosa serata di sport (l’ultima?) e poi chissà, tra le discussioni sull’abbattimento e l’ipotesi di nuovi stadi. La sfida principale è però quella dei villaggi olimpici, dove risiederanno gli atleti. A Cortina ce ne sarà uno temporaneo, nella frazione di Fiames, e a Livigno un altro, affidato alla Protezione Civile e che dopo i Giochi sarà utilizzato come centro di allenamento avanzato. Infine il villaggio più grande, quello milanese. Sorgerà nella zona dell’ex scalo di Porta Romana. Una delle ultime roccaforti del vuoto in città. I suoi grandi spazi in disuso non aspettano altro che un evento di questo tipo per essere riempiti. Anche qui, per il dopo Olimpiadi c’è già un piano: trasformarlo in un campus residenziale da 1270 letti e rispondere, almeno in parte, all’ormai cronica carenza di alloggi per gli universitari della città. Certo, anche Torino per la sua cittadella aveva progettato un destino brillante, salvo poi lasciarla abbandonata a sé stessa e al degrado. Milano però è un organismo diverso: veloce, ricettivo, affamato. Negli ultimi anni, e soprattutto dopo Expo, ha cominciato a riqualificare zona dopo zona. Basti pensare al micromondo di Isola, diventato nell’ultimo decennio uno dei centri della città, e a via Padova-viale Monza, che oggi formano il quartiere hipster e alla moda di NoLo. E così, passeggiando per le vie che tra qualche anno ospiteranno la carovana a cinque cerchi, si vedono gru e cantieri, pronti a rifornire la zona sud della città di palazzi moderni e già richiestissimi. Lo Scalo Romana è solo il prossimo passo verso una Milano sempre più grande e sempre più europea.

sessment can only be made at the end of the Games, and after a period of time that allows measuring the impact on society and on public accounts. But the “engines” Milan and the Queen of the Dolomites did their homework and, while doing it, with the Piedmontese experience behind them, they kept it real. Thus, the places that appear in the dossier already see the postOlympics on their horizon. Without forcing and without daydreaming. The indicated facilities extend between Milan, Cortina, Trentino and the rest of Lombardy and Veneto. Among these, only one is to be built from scratch. It is the new 15,000-seat ice rink in Milan, which will be built up in the Santa Giulia district. All the others are ready or just to be restored. Moreover, the presentation of the event will take place in San Siro, for what is the only certainty about the future of the Scala of Football: a majestic sports night (the last one?) and then who knows, between the discussions on demolition and the idea of new stadiums. The main challenge, however, is that of the Olympic villages, where the athletes will reside. In Cortina there will be a temporary one, in the hamlet of Fiames, and another one in Livigno, entrusted to the Civil Protection and which will be used after the Games as an advanced training center. Finally the largest village, the Milanese one. It will rise in the area of the former gate of Porta Romana. One of the last strongholds of emptiness in the city. Its large abandoned spaces are just waiting for such an event in order to be used and filled again. Here too, there is already a plan for the post-Olympics: to transform it into a 1270-bed residential campus as a solution, at least in part, to the now chronic shortage of housing for university students in the city. Of course, Turin had also planned a brilliant future for the city, but then it left it to decay. Milan, however, is a different agency: fast, receptive, hungry. In recent years, and especially after Expo, it has begun to redevelop area after area. Just think of the microworld of Isola, which in the last decade has become one of the centers of the city, and of Padova street-Monza avenue, which today represent the hipster and trendy district of NoLo. And thus, walking through the streets that in a few years will host the five-circle convoy, you can see cranes and building sites, ready to supply the southern area of the city with modern buildings which are already highly requested. The “Scalo Romana” is just the next step towards an ever greater and more European Milan.

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CORT I NA D'AMPEZZO

W W W. d e la pos t e . i t


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A CORTINA IL PROVING GROUND AUDI DEDICATO ALLA SPORTIVITÀ SOSTENIBILE IN CORTINA, THE AUDI PROVING GROUND DEDICATED TO SUSTAINABLE SPORTINESS ● Area dedicata alle attività di driving experience per i modelli ad alta elettrificazione della gamma Audi ● Impegno fattivo del Brand con Fondazione 2021 e Comune di Cortina nell’ottica di una riqualificazione del territorio ● Una flotta di 22 vetture della famiglia high-end Audi a elevata elettrificazione a sostegno della mobilità ● Continua lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica elettrica Audi-ENEL X ● Audi con H-FARM per il Comune di Cortina: dall’analisi a un piano d’azione per migliorare il comfort ambientale ● Anteprima nazionale di Audi A7 Sportback TFSI e, la Gran Turismo plug-in, in occasione del Cortina Fashion Weekend 2019 ● La presenza Audi nel calendario sportivo invernale ● Area dedicated to driving experience activities for the high electrification models of the Audi range ● Effective commitment of the Brand with the Fondazione 2021 and the Municipality of Cortina for the requalification of the territory ● A fleet of 22 cars from the high-end Audi family with high electrification to support mobility ● The development of the Audi-ENEL X electric charging infrastructure continues ● Audi with H-FARM for the Municipality of Cortina: from analysis to an action plan to improve the environmental comfort ● National preview of the Audi A7 Sportback TFSI and, the Gran Turismo plug-in, on the occasion of the Cortina Fashion Weekend 2019 ● Audi’s presence on the winter sports calendar

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ASPETTANDO LE OLIMPIADI 2026

Forte della partnership stretta con il Comune ampezzano nel 2017, Audi conferma le iniziative e le attività che il Brand, in accordo con partner come Fondazione Cortina 2021, Federazione Italiana Sport Invernali, il Comune ed ENEL X, sta portando avanti sul territorio nell’ottica di una riqualificazione e di una mobilità sostenibile della località in vista degli appuntamenti futuri. Grazie a questo approccio sistemico e al lavoro congiunto dei vari key players Cortina diventerà un vero e proprio laboratorio di mobilità consapevole in vista delle Finali di Coppa del Mondo del 2020 e i Campionati mondiali di sci alpino del 2021. Un importante tassello in questa percorso è l’intervento che Audi ha portato avanti sul territorio ampezzano con la riqualificazione della superficie di Fiames, a 4 km dal centro di Cortina. A seguito dell’accordo siglato con il Comune, l’area è stata trasformata in un proving ground per la sportività sostenibile, dedicato alle attività di driving experience per i modelli ad alta elettrificazione della gamma Audi. Si tratta dell’unica area experience permanente sull’arco alpino italiano, che racchiude la possibilità di vivere differenti esperienze di guida. La pi-

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Strengthened by the close partnership with the Municipality of Cortina in 2017, Audi confirms the initiatives and activities that the Brand, in agreement with partners such as Fondazione Cortina 2021, the Italian Winter Sports Federation, the Municipality and ENEL X, is carrying out on the territory in view of the regeneration and sustainable mobility of the place in sight of future events. Thanks to this systemic approach and the joint work of the various key players, Cortina will become a real laboratory of conscious mobility in view of the 2020 World Cup Finals and the Alpine Ski World Championships of 2021. An important step in this path is the intervention that Audi has carried out in the Ampezzo area with the regeneration of the Fiames surface, 4 km from the center of Cortina. As a result of the agreement signed with the Municipality, the area has been transformed into a proving ground for sustainable sportiness, dedicated to driving experience activities for the high electrified models of the Audi range. This is the only permanent experience area on the Italian Alpine arc, which includes the possibility of living different driving experiences. The track on snow / ice has an expansion that varies from 1 Km Genius People Magazine

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sta su neve/ghiaccio ha uno sviluppo che varia da 1 Km a 1,7 Km a seconda delle condizioni di neve e delle temperature esterne. Il resto dell’area è suddiviso in parkour natularale e parkour artificiale. Il proving ground è aperto al pubblico sia nel periodo invernale (da dicembre fino al 15 aprile) sia nella stagione estiva (dal 15 giugno al 15 settembre). Le attività vengo supportate da esperti piloti e collaudatori che sono a disposizione per far testare i modelli Audi mild-hybrid, plug-in hybrid e full electric. Inoltre, Audi è presente sul territorio con una flotta di 22 vetture della famiglia high-end Audi a elevata elettrificazione, di cui 7 Audi e-tron, il SUV full-electric capostipite di un’inedita gamma che entro il 2025 potrà contare su 20 vetture completamente elettriche, 12 Audi Q5 55 TFSI e quattro, il nuovo plug-in hybrid della famiglia Q, e 3 vetture mild hybrid. Al fine di sostenere l’adozione di vetture a impatto zero e coerentemente con la strategia che vede nella nuova Audi e-tron l’auto ufficiale del Comune ampezzano, Audi sta sviluppando una rete di punti di ricarica elettrica sul territorio di Cortina d’Ampezzo, mettendo a disposizione di tutti gli utenti infrastrutture e servizi per la mobilità sostenibile. Oltre ai 10 punti di ricarica pubblica Audi recharge, grazie alla partnership con ENEL X sono a disposizione dell’utenza locale e turistica 3 colonnine di ricarica, di cui 1 fast, garantendo così 13 postazioni sul territorio. Come testimonianza dell’impegno fattivo nei confronti del comune ampezzano, in occasione del Cortina Fashion Weekend, l’evento glamour della località che ha aperto la stagione invernale, Audi ha realizzato e inaugurato l’installazione “Cortina e-portrait”. Il progetto nasce per comunicare l’elaborazione dei dati ambientali raccolti dalle stazioni di rilevamento ambientale Audi presenti dal 2017 in tutte le zone centrali di maggior affluenza che hanno misurato temperatura, precipitazioni, rumore ambientale e condizioni di guida. I risultati di questa ricerca sono stati comparati con la media locale degli anni precedenti e hanno dato vita a una rappresentazione grafica per comunicare lo stato di benessere ambientale durante i due anni di osservazione. Oltre a questo primo step della ricerca, grazie alla partnership che la lega alla piattaforma d’innovazione H-FARM Audi si fa promotrice di un progetto di lungo periodo. Tramite CELI, la società di HFARM che progetta e sviluppa sistemi di Intelligenza Artificiale basati su machine learning Genius People Magazine

to 1.7 Km depending on the snow conditions and external temperatures. The rest of the area is divided into natural parkour and artificial parkour. The proving ground is open to the public both in the winter period (from December until April 15) and in the summer season (from June 15 to September 15). The activities are supported by expert drivers and test-drivers who are available to test the mild-hybrid, plug-in hybrid and full electric Audi models. In addition, Audi is present on the territory with a fleet of 22 cars of the high-end Audi electrified models, including 7 Audi e-tron, the full-electric SUV, the father of a brand new range that by 2025 will be able to rely on 20 fully electric cars, 12 Audi Q5 55 TFSI and quattro, the new plug-in hybrid of the Q family, and 3 mild hybrid cars. In order to support the adoption of cars with zero-impact and in line with the strategy that sees the new Audi e-tron as the official car of the Municipality of Cortina, Audi is developing a network of electric charging stations in the Cortina d’Ampezzo area, providing all the users with infrastructures and services for sustainable mobility. In addition to the 10 Audi recharge public charging points, thanks to the partnership with ENEL X, 3 charging stations are available to local and tourist users, including 1 fast, thus guaranteeing 13 stations in the area. As evidence of the active commitment to the Municipality of Cortina, on the occasion of the Cortina Fashion Weekend, the glamorous event of the resort that opened the winter season, Audi created and inaugurated the “Cortina e-portrait” installation. The project was created to communicate the processing of environmental data collected by Audi’s environmental detection stations, present since 2017 in all the central areas of highest presence that have measured temperature, rainfall, environmental noise and driving conditions. The results of this research were compared with the local mean of the previous years and gave rise to a graphic display, in order to communicate the state of environmental welfare during the two years of observation. In addition to this first step of research, thanks to the partnership that connects it to the H-FARM innovation platform, Audi is promoting a long-term project. Through CELI, the H-FARM company that designs and develops Artificial Intelligence systems based on machine learning and neural networks for human language processing and data analysis, the brand with the four rings will provide a study that aims at heritage protection of Cortina and the Dolomites. The scientific and structured consultancy of


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e reti neurali per l’elaborazione del linguaggio naturale e l’analisi dei dati, il marchio dei quattro anelli fornirà uno studio che mira alla tutela del patrimonio che Cortina e le Dolomiti rappresentano. La consulenza scientifica e strutturata di CELI servirà infatti per incrociare i dati raccolti dalle stazioni Audi con altri indicatori rilevanti utili ad evidenziare il comfort ambientale e definire un piano di azione assieme al Comune di Cortina. Proprio per sottolineare l’approccio a 360° del Brand nei confronti dell’elettrificazione e della mobilità consapevole, la Regina delle Dolomiti ha ospitato l’anteprima nazionale della nuova Audi A7 Sportback 55 TFSI e quattro, la Gran Turismo plug-in che coniuga performance sportive ed elevata efficienza. La vettura, assieme ad Audi Q5 con sistema PHEV, Q7 e A8 L, va ad implementare l’attuale gamma di modelli ibridi plug-in made in Ingolstadt. Il marchio dei quattro anelli, infine, si inserisce anche calendario delle attività che hanno luogo nel comune, supportando eventi come Una Montagna di Libri e Queen of Taste. Il percorso che Audi e Cortina stanno portando avanti dimostra come l’innovazione tecnologica possa restituire valore all’ambiente e rispondere all’esigenza fondamentale di proteggere le risorse naturali con il coinvolgimento della comunità, partecipando alla definizione di strategie comuni e ottimizzando il comfort degli spazi urbani.

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CELI will in fact help to cross-check the data collected by Audi stations with other relevant indicators, useful for highlighting environmental comfort and defining an action plan together with the Municipality of Cortina. Just to underline the 360 approach of the Brand towards electrification and sustainable mobility, the Queen of the Dolomites hosted the national preview of the new Audi A7 Sportback 55 TFSI and quattro, the GT plug-in that combines sport performance and high efficiency. The car, together with the Audi Q5 with PHEV system, Q7 and A8 L, implements the current selection of plug-in hybrid models made in Ingolstadt. Finally, the brand with four rings also fits into the calendar of activities taking place in the district, supporting events such as Una Montagna di Libri and Queen of Taste. The course that Audi and Cortina are pursuing shows how technological innovation can restore value to the environment and address the fundamental need to protect natural resources with the involvement of the community, participating in the definition of common strategies and optimizing the comfort of the urban spaces.

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ALESSANDRO BENETTON

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Foto Giovanni Samarini

ALESSANDRO BENETTON

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lessandro Benetton, 56 anni, è uno degli eredi di una delle più grandi multinazionali italiane ma ha deciso di farsi da solo, creando la propria società, con un percorso lontano dal resto del gruppo di famiglia.

Alessandro Benetton, 56 years old, is one of the heirs of one of the largest Italian multinationals but he decided to go for it by himself, creating his own company, with a path far from the rest of the family group.

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MATTEO MACUGLIA

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T E S TA R D O , I M PA Z I E N T E , B AT T I T O R E L I B E R O . S T U B B O R N , I M PAT I E N T , F R E E A G E N T. di/by MATTEO MACUGLIA

MATTEO MACUGLIA, tenace, riflessivo, rompipalle. Matteo Macuglia, classe 1993, è uno dei “veterani” di Genius. Tutto nasce grazie a un incontro fortuito fuori da un bar nel 2013. Oggi, dopo essere diventato giornalista professionista, lavora presso i programmi di infotainment di Rete4, Mediaset. MATTEO MACUGLIA, tenacious, thoughtful, pain in the neck. Matteo Macuglia, born in 1993, is one of the “veterans” of Genius. It all started thanks to a chance meeting outside a bar in 2013. Today, after becoming a professional journalist, he works at infotainment programs of Rete 4, Mediaset.

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lessandro è il secondogenito di Luciano Benetton, il capostipite, insieme agli altri fratelli, del gruppo che porta il cognome di famiglia. Li abbiamo conosciuti per le inusuali pubblicità, colpi di teatro avanti di anni sulla morale e il senso estetico della loro epoca. Grazie a questi grandi esempi di marketing italiano, il gruppo è diventato conosciutissimo in tutto il mondo, e ancora oggi è un simbolo della moda nostrana e delle battaglie sociali. Benetton è nata e cresciuta rompendo gli schemi. A partire dalla palette dei colori, irrompendo su una piazza alla moda come quella di Cortina d’Ampezzo con le tonalità sgargianti che oggi ben conosciamo. Una scelta coraggiosa, ripagata da un successo immediato. E in un contesto così è capitato Alessandro Benetton, nato quasi in contemporanea con l’azienda di famiglia: 1964 lui, un anno dopo la Benetton Group. Un percorso che però prende quasi da subito due strade ben diverse. Il secondogenito di Luciano, finito il liceo, va a studiare negli Stati Uniti, prima a Boston e poi ad Harvard. Svolge un’esperienza in Global Finance alla Goldman Sachs International a Londra per 2 anni e qui il giovane Benetton comincia a masticare il linguaggio della finanza mondiale e a 28 anni arriva il bivio: rientrare in azienda oppure percorrere la propria strada. Un altro grande no della sua vita, Alessandro ci pensa bene. Propone alla Benetton, che nel frattempo stava comprando grandi marchi sportivi come Nordica e Rollerblade, di innovare puntando non tanto sulla produzione ma sulla distriGenius People Magazine

Alessandro is the second son of Luciano Benetton, the founder, together with the other brothers, of the group that bears the family surname. They are known because of their unusual ad campaigns, the kind of brainwave years ahead of the morals and aesthetic sense of their era. Thanks to these great examples of Italian marketing, the group has become very well known all over the world, and even today it is a symbol of local fashion and social battles. Benetton was born and raised by breaking down the paradigms. Starting from the color palette, barging in a trendy square like that of Cortina d’Ampezzo with the bright shades that we know well today. A bold choice, rewarded by immediate success. And in a context like this, Alessandro Benetton happened, born almost in parallel with the family business: in 1964, one year before the Benetton Group. A journey that, however, almost immediately takes two very different paths. Luciano’s second son, after high school, goes to study in the United States, first in Boston and then at Harvard. He had an experience of two years in Global Finance at Goldman Sachs International in London, where the young Benetton began to speak the language of world finance and at the age of 28 he came to a crossroad: to get back to the company or to go his own way. Another big “no” of his life, Alessandro thinks it through. He proposes to Benetton, which in the meantime was buying major sports brands such as Nordica and Rollerblade, to innovate focusing not so much on production but on distribu-


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buzione. L’idea, che si sarebbe dovuta chiamare Benetton Sportsystem però non va in porto, la famiglia non se la sente di mettere a rischio milioni di dollari per seguire le idee, forse un po’ avveniristiche, di un ragazzo fresco di master. Non sappiamo come sarebbe andata se Alessandro avesse convinto il resto della famiglia a seguirlo. Quello che sappiamo però è che i concetti di marketing, vendita all’ingrosso e specificità del punto vendita a cui pensava già 30 anni fa oggi li conosciamo come “Decathlon”. Eh già. Ad ogni modo Alessandro aveva le idee ben chiare su cosa voleva fare nella vita. Dopo il “No.” a papà e zii della Benetton Group, crea 21 Invest. È il 1992, e l’attività di questa società è quello di investire nelle aziende del mid-market, fornendo loro strumenti e competenze per alimentarne la crescita, configurandosi come uno dei pionieri del private equity in Italia. Forte dei risultati conseguiti sotto la sua guida imprenditoriale, la società cresce diventando un gruppo europeo di investimenti presente con uffici a Treviso, Milano, Parigi e Varsavia. Oggi 21 Invest conta oltre 10.000 dipendenti con un fatturato aggregato che, nel 2018, ha toccato 1,7 miliardi di euro. Una famiglia come i Benetton alle spalle per un giovane imprenditore non può che essere stata un humus importante per far crescere il talento del giovane Alessandro, ma con il tempo il secondogenito di Luciano ha dimostrato di saper navigare da solo, allontanandosi dalle scelte famigliari quando non erano in linea con la sua vision. Arriva poi un altro grande “No” della vita di Alessandro: quello alla presidenza di Benetton Group. Un “No” pesato con cura, deciso dopo che ogni altra strada era stata tentata, pure quella di accettare una carica che sentiva fin da subito stretta, ma necessaria per rilanciare il gigante di famiglia. Un anno e mezzo dopo la scelta, arrivata per l’impossibilità, secondo Alessandro, di reinterpretare il marchio per farlo stare al passo con i tempi. La vita di Alessandro ha visto dei grandi “No” protagonisti dei momenti decisivi del suo destino e del suo futuro. Ma sarebbe riduttivo mostrarlo come un No Man, e infatti i suoi “Sì” sono stati

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tion. The idea, that should have been named Benetton Sportsystem, just did not work, and the family does not feel like risking millions of dollars to follow the ideas, perhaps a bit futuristic, of a boy fresh out of the master. We don’t know how it would have gone if Alessandro had persuaded the rest of the family to follow him. However, what we do know is that the concepts of marketing, wholesale and specificity of the store that he was already thinking about 30 years ago, are known today as “Decathlon”. That’s right. In any case, Alessandro had clear ideas about what he wanted to do in life. After the “No.” said to his dad and uncles of the Benetton Group, he created 21 Invest. It is 1992, and the business of this company is to invest in mid-market enterprises, to give them the tools and expertise to fuel their growth, thereby establishing itself as a pioneer in private equity in Italy. Thanks to the results achieved during his leadership, the company grows and becomes a European investment group with offices in Treviso, Milan, Paris and Warsaw. Today, 21 Invest has over 10,000 employees with a turnover that, in 2018, reached 1.7 billion euros. A family like the Benettons behind a young entrepreneur is simply an important environment in which to grow the talent of the young Alessandro, but over time Luciano’s second son has proved he can navigate by himself, moving away from the family choices ​​when they were not in line with his vision. Then, another big “No” arrives in Alessandro’s life: the chairmanship of the Benetton Group. A carefully weighed “No”, decided after trying every other way, even that of accepting a position that immediately felt tight, but necessary to revive the family giant. A year and a half after the decision, which came due to the impossibility, according to Alessandro, of reinterpreting the brand to keep it up-to-date. In Alessandro’s life there have several been big “No” as protagonists of the decisive moments of his destiny and future. But it would be an understatement to display him as a No Man, indeed many times he said “Yes”, like when he said “Yes” to over 40 Italian enterprises that he invested in: among the most known victoriGenius People Magazine

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MATTEO MACUGLIA

numerosi, come quelli dati alle oltre 40 società in cui ha investito in Italia, tra le più famose scommesse vinte si annoverano aziende come Forno d’Asolo, The Space Cinema e Farnese Vini. Questo breve racconto, però, vuole chiudersi con uno dei suoi più recenti “Sì”: quello ai Campionati Mondiali di Sci di Cortina 2021. Un’altra decisione in controtendenza, in un periodo storico in cui è grande la diffidenza di politici, e spesso dei cittadini, verso la costruzione di impianti per eventi sportivi dei quali spesso non siamo riusciti a gestire il “dopo”. Alessandro Benetton crede in questo progetto, nella sua capacità di attrarre investimenti pubblici e privati, visitatori e sportivi per il rilancio di una località, Cortina d’Ampezzo, che forse si è dimenticata del suo titolo di Regina delle Alpi; non a caso è presidente della Fondazione Cortina 2021. Pitagora diceva: le due parole più brevi e più antiche, “Sì” e “No”, sono quelle che richiedono più riflessione.

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ous bets there are Forno d’Asolo, The Space Cinema and Farnese Vini. Anyway, this short story is going to end with one of his most recent “Yes”: the Ski World Championships 2021 in Cortina. Another counter-trend decision, in a historical period in which politicians, and often citizens, are very wary of the construction of facilities for sporting events of which we have often failed to manage the “after”. Alessandro Benetton believes in this project, in its ability to attract public and private investments, visitors and sportsmen for the revival of a location, Cortina d’Ampezzo, which perhaps has forgotten its title of Queen of the Alps; it is no coincidence that he is the President of the Fondazione Cortina 2021. Pythagoras said: the two shortest and oldest word, “Yes” and “No”, are those which require the most thought.


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La capacitĂ di trasformare i propri sogni in obiettivi, rende Alessandro Benetton un punto di riferimento nel panorama italiano e non solo. The ability to transform his dreams in goals makes Alessandro Benetton a point of reference in the Italian scene and beyond.

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A CURA DI FRANCESCO LA BELLA

INTERVISTA AD ALESSANDRO BENETTON, PRESIDENTE DI “FONDAZIONE CORTINA 2021” Interview with Alessandro Benetton, President of “Fondazione Cortina 2021” di/by FRANCESCO LA BELLA

I mondiali di Sci alpino del 2021 sono una grande occasione di visibilità, prestigio e crescita per Cortina d’Ampezzo. Da Presidente della ‘Fondazione Cortina 2021’, come affronterà la Regina delle Dolomiti un evento di questa portata e quanto peserà l’indotto economico, soprattutto con riferimento ai settori dell’economia che ne beneficeranno maggiormente? I Campionati del Mondo di Sci alpino sono un’opportunità unica e Cortina dovrà farsi trovare pronta! Siamo al lavoro per accogliere 6.000 ad-

The 2021 FIS Alpine World Ski Championships are a great opportunity for visibility, prestige and growth for Cortina d’Ampezzo. As President of ‘Fondazione Cortina 2021’, how do you think the Queen of the Dolomites will deal with an event of this magnitude and how much will the economic performance weigh, especially with reference to the economic sectors that will mostly benefit from it? The Alpine World Ski Championships are a unique opportunity and Cortina will have to be ready! We are working to wel-

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EDITORIALE

Foto Simone Tadiello

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A CURA DI FRANCESCO LA BELLA

detti ai lavori dello sport, 1.500 operatori dei media, oltre 100 mila spettatori nel corso dei 14 giorni di eventi e almeno 500 milioni di persone collegate in diretta televisiva da tutto il mondo… Dobbiamo dar vita ad una grande prova d’orchestra per far apprezzare a tutti non solo un paesaggio unico ma anche capacità organizzative e tecniche in grado di far vivere un evento straordinario. Quanto alla ricaduta economica dell’appuntamento, gli effetti sono già sotto gli occhi di tutti con eredità sia dal punto di vista materiale che immateriale. Mi limito ad elencare alcuni numeri molto significativi che documentano come l’evento rappresenti davvero un volano formidabile per il rilancio dell’intero territorio bellunese: circa 270 milioni di investimenti sulle infrastrutture stradali da parte di Anas; 40 milioni da parte del Governo per le opere di infrastrutturazione sportiva su Cortina; 30 milioni della Federazione Internazionale dello Sci per l’organizzazione dell’evento vero e proprio; e poi i fondi di confine e gli investimenti dei privati… sotto il cappello di Cortina 2021 sono stati veicolati investimenti che stanno creando nuovo sviluppo e che hanno reso già possibile l’ottenimento dei Giochi Olimpici del 2026! Che cosa prevede il progetto “Cortina 2021” in termini di servizi e strutture per accogliere i turisti e gli appassionati dello sci? Ciò che riscontro con maggior piacere dall’inizio di questa avventura è il clima di fiducia ed entusiasmo da parte della comunità locale verso il progetto Cortina 2021. Lo dimostrano i tanti imprenditori del turismo che hanno deciso di investire per migliorare la propria offerta. Oltre un terzo delle strutture ricettive ampezzane (almeno 20 hotel) ha intrapreso lavori di riqualificazione e ammodernamento, per oltre 50 milioni di euro in investimenti. E agli alberghi si aggiungono ristoranti, pizzerie e rifugi alpini. In tema di hospitality è stato anche siglato un accordo con CWT M&E, agenzia specializzata nel settore di rilievo internazionale. Senza considerare poi lo sforzo degli impiantisti che stanno investendo per nuove funivie e cabinovie. Grazie allo stimolo dei Mondiali sono state rimesse in circolo energie positive sul territorio, con investimenti privati volti ad ammodernare il comparto dell’hospitality ampezzano.

come 6,000 sports insiders, 1,500 media operators, over 100 thousand spectators during the 14 days of events, and at least 500 million people connected on live TV from all over the world ... We need to create a great ensemble rehearsal to let everyone appreciate not only a unique landscape, but also organizational and technical skills capable of bringing to life an extraordinary event. About the economic impact of the event, the effects are plain to see, with a legacy from both a material and immaterial point of view. I will limit myself to listing some very significant numbers that document how the event truly represents a terrific driving force for the revitalization of the entire province of Belluno: approx 270 million for investments in road infrastructure from Anas; 40 million from the Government for sports infrastructure works in Cortina; 30 million from the International Ski Federation for the organization of the actual event; and then the border funds and private investments ... under the Cortina 2021 cap, the channelled investments are creating a new development and have already made it possible to obtain the 2026 Olympic Games! What does the “Cortina 2021” project foresee in terms of services and facilities to welcome tourists and ski enthusiasts? Since the start of this adventure, what I encounter with greater pleasure is the climate of trust and enthusiasm from the local community towards the Cortina 2021 project. The numerous tourism entrepreneurs, who decided to invest in order to improve their supply, prove it. Over a third of the accommodation facilities of Ampezzo (at least 20 hotels) undertook redevelopment and modernization works, investing more than 50 million euros. And hotels are joined by restaurants, pizzerias and alpine huts. With regard to hospitality, an agreement was also signed with CWT M&E, specialized agency in a sector of international significance. Without considering the effort of technicians who are investing in cable-cars and uphill facilities. Thanks to the stimulus of the World Championships, positive energies were put back into circulation on the territory, with private investments aimed at modernizing the hospitality sector in Cortina. Based on international experiences, it is important to have a clear vision and a perception of

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Sulla base delle esperienze internazionali, è importante avere una visione chiara e una percezione su dove si vuole arrivare. Qual è la vision di Fondazione Cortina e quali obiettivi vuole raggiungere come la valorizzazione dell’area, per esempio? La nostra visione è improntata a 4 parole chiave: sostenibilità, territorio, giovani, futuro, ed è strettamente legata all’eredità che si vuol lasciare alla comunità di Cortina d’Ampezzo e allo sci alpino. Sotto il profilo della legacy, Cortina 2021 vuole formare e lasciare in eredità al territorio nuove conoscenze e professionalità nel settore dello sport e del turismo, per far vivere il territorio e farlo diventare ancora più internazionale e attraente. Allo stesso tempo, vogliamo combattere il fenomeno dello spopolamento della montagna, garantendo lavoro qualificato in loco a tanti giovani. Infine, Cortina 2021 sarà un modello di manifestazione sportiva ecosostenibile, per il grande commitment che abbiamo preso in tema di rispetto dell’ambiente. Oltre a essere un imprenditore, lei stesso è maestro e allenatore di sci. Parliamo di piste e strutture per gli atleti. Quali novità ci sono rispetto al passato? In che termini l’innovazione e la tecnologia si inseriscono in questo evento e come possono, secondo lei, favorirne la buona riuscita? Lato piste e impianti, le novità a Cortina sono davvero straordinarie: nel comprensorio della Tofana, sono stati compiuti importanti lavori di potenziamento e messa a norma delle piste Olympia, Vertigine, Druscié A e Druscié B, abbiamo ridisegnato l’area d’arrivo di Rumerlo e stiamo facendo lo stesso in Col Druscié, ed è stato rifatto il primo troncone della funivia Freccia nel Cielo, oggi sostituita da una moderna cabinovia. E sempre in Tofana è stato creato un sistema di campane antivalanghive per assicurare la massima sicurezza ai tracciati. In 5 Torri è stata creata la nuova pista “Lino Lacedelli” per gli allenamenti degli atleti, un tracciato unico in Italia, che risolverà il problema di trovare piste con caratteristiche di sicurezza e manto nevoso per gare ed allenamenti. Tutte le piste sono poi dotati di tutti i sottoservizi necessari, i sistemi di innevamento e di cronometraggio. Insomma, Cortina ha cambiato volto.

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where you are headed. What is the vision of Fondazione Cortina and what objectives does it wish to achieve, such as the enhancement of the area for example? Our vision is based on 4 key words: sustainability, territory, youths, future, and it is closely linked to the legacy that we want to leave to the community of Cortina d’Ampezzo and alpine skiing. In terms of legacy, Cortina 2021 wants to form and bequeath to the land new knowledge and professionalism in the sport and tourism sector, in order for the area to thrive and to make it even more international and attractive. At the same time, we want to fight the phenomenon of depopulation of the mountain, by guaranteeing many young people skilled work in loco. Finally, Cortina 2021 will be a kind of sustainable sporting event, due to the great commitment we have made in terms of respect for the environment. Other than being an entrepreneur, you are a ski instructor and coach. Let’s talk about slopes and facilities for the athletes. What’s new compared to the past? How do innovation and technology fit in this event and how, according to you, could they favor its success? Regarding slopes and facilities, the changes in Cortina are truly extraordinary: in the Tofana area, important development projects have been carried out, in order to bring the Olympia, Vertigine, Druscié A and Druscié B slopes up to standard; we have redesigned the finish area of Rumerlo and we are doing the same in Col Druscié, and the first section of the Freccia nel Cielo cable car has been renovated, today replaced by a modern cableway. Always in Tofana, an anti-avalanche bell system was created to ensure maximum safety on the tracks. In 5 Torri the new “Lino Lacedelli” slope has been created for athletes training, a unique track in Italy, which will solve the problem of finding slopes with safety features and snowpack for competitions and workouts. All the slopes are equipped with all the necessary general utilities, snowmaking and timing systems. In short, Cortina has changed its face. With a look at 2026, what steps need to be taken in order to organize the Olympic Games? Are there any Italian events that you would take as an example or best practice to follow?

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A CURA DI FRANCESCO LA BELLA

Con uno sguardo rivolto al 2026, quali sono i passi da affrontare per organizzare i Giochi olimpici? Ci sono manifestazioni targate Italia che lei prenderebbe come esempio o best practice da seguire? Cortina, grazie al lavoro fatto, gioca al meglio le proprie carte nella corsa per le Olimpiadi 2026. Lo ha riconosciuto lo stesso Cio, che ha espresso il proprio apprezzamento per il ticket Milano-Cortina e ha potuto constatare come l’80% degli impianti necessari per i Giochi Invernali siano già disponibili. È l’attestazione che la piattaforma che abbiamo messo piedi per Cortina 2021 – penso in particolare al grande lavoro svolto sul fronte delle infrastrutture sportive dal Commissario di governo Luigivalerio Sant’Andrea - potrà essere sfruttata in pieno anche per le Olimpiadi, nel solco dei temi che riguardano la mobilità, le infrastrutture, l’occupazione dei giovani. Detto questo, alcune infrastrutture dovranno essere rimesse a nuovo, come l’impianto per le gare di bob. Se si seguirà l’esempio di grandi manifestazioni come l’Expo 2015 di Milano, che ha saputo essere volano di sviluppo per la città e per l’Italia, anche le Olimpiadi 2026 saranno un autentico successo. Gli investimenti sostenuti in occasione dei Giochi olimpici, ad esempio, si sono dimostrati talvolta limitati allo scopo dell’evento stesso e non sempre capaci produrre utilità, non solo economica, una volta concluso l’evento. Da Presidente della 21 Invest che lei ha fondato a soli 26 anni, quali consigli darebbe su come ottimizzare le risorse economiche perché i progetti sviluppati, gli impianti e le strutture costruite non restino inutilizzati e possano durare nel tempo creando un modello di economia sostenibile? Questo problema a Cortina non si pone, perché impianti e infrastrutture preparati per i Mondiali saranno utili anche in vista delle Olimpiadi 2026. Come ho già detto, uno dei titoli che ci siamo dati per Cortina 2021 è sostenibilità, da intendere non solo in termini ambientali ma anche economica. Per le piste, abbiamo lavorato per lo più sugli impianti già esistenti ridisegnando il paesaggio pensando anche alla vocazione estiva delle aree e immaginando così fruizioni più ampie con ricadute sulle attività del territorio. Penso anche alla riqualificazione della piscina di Guargnè che sarà pron-

Cortina, thanks to the work done, plays its best in the race for the 2026 Olympics. Even the IOC acknowledged it, by expressing its appreciation for the Milan-Cortina ticket, and it was able to observe that 80% of the systems needed for the Winter Games are already available. It is the confirmation that the platform we set up for Cortina 2021 - I am thinking in particular of the great work done by the Government Commissioner Luigivalerio Sant’Andrea on the front of sports infrastructure - can also be fully utilized for the Olympics, in the wake of themes regarding mobility, infrastructure, youth employment. On that note, some facilities will have to be refurbished, such as the bobsleigh racing facility. If we could follow the example of major events such as the World Expo 2015 in Milan, which has been an engine of development for the city and for Italy, the 2026 Olympics will also be a great success. The investments made in occasion of the Olympic Games, for example, have proved to be sometimes limited to the purpose of the event itself and not always capable of producing value, not only economic, once the event is over. As President of 21 Invest that you founded when you were only 26, what advice would you give on how to optimize economic resources so that the projects developed and the systems and facilities built do not remain unused and could last over time, creating a sustainable business model? In Cortina this problem does not arise, because the systems and facilities prepared for the World Championships will also be useful in sight of the 2026 Olympics. Like I said, one of the headlines we have given to Cortina 2021 is sustainability, to be intended not only in environmental terms but also economic ones. For the slopes, we worked mostly on the existing systems, redesigning the landscape, also thinking about the summer vocation of the areas and thus imagining broader functions that impact on the activities of the territory. I also think of the refurbishment of the Guargnè swimming pool which will be ready immediately after the event. As an entrepreneur, I wanted to apply to Fondazione Cortina 2021 the Michael Porter’s “shared value” principle, which I have always followed in 21 Invest: a process of value creation,

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ta subito dopo l’evento. Da imprenditore, ho voluto portare in Fondazione Cortina 2021 il principio dello “shared value” di Michael Porter, che ho sempre seguito in 21 Invest: un processo di creazione di valore condiviso e inclusivo, capace non solo di garantire competitività a un’azienda, ma anche di migliorare le condizioni economiche e sociali all’interno delle comunità in cui essa opera. Quanto conta la pianificazione sul riutilizzo delle strutture e quali sono gli errori da evitare? Sotto il profilo della legacy infrastrutturale, abbiamo deciso di concentrarsi fin dall’inizio, favo-

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shared and inclusive, capable of ensuring the competitiveness of a company and of improving the economic and social conditions within the communities in which it operates. How important is the planning on the reuse of facilities and what are the mistakes to avoid? In terms of infrastructural legacy, since the beginning we have decided to focus only on the creation of multifunctional facilities that are truly necessary for the development of the community, which can be used over a long period and not just on race days, by fostering public and private investments.

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A CURA DI FRANCESCO LA BELLA

rendo investimenti pubblici e privati, solo sulla realizzazione di infrastrutture plurifunzionali e veramente necessarie per lo sviluppo della comunità, che possano essere utilizzate per un lungo periodo, oltre che nei giorni delle gare. Gli interventi infrastrutturali di ridisegno e (ri) strutturazione del territorio e dell’offerta di servizi sono suddivisi per livelli successivi: quelli in area gara, quelli per logistica e ospitalità, quelli funzionali alla riqualificazione del territorio, quelli di viabilità in Cortina e verso Cortina, e infine i collegamenti fra gli impianti di Cortina e con l’Alta Badia. Grazie ad una visione chiara e procedendo per step si ha sempre la possibilità di evitare o correggere possibili errori. L’impatto ambientale è certamente una delle variabili che deve essere valutata nell’organizzazione dei mondiali e dei giochi invernali. Che cosa prevede il Protocollo d’intesa per la sostenibilità che Fondazione Cortina 2021 ha firmato congiuntamente a Matera lo scorso settembre? A Matera, insieme a CONAI, Cortina 2021 ha raccolto il testimone in materia di rispetto ambientale e sviluppo responsabile in sede di organizzazione di grandi eventi internazionali, facendo propri lo spirito e le iniziative del Protocollo d’Intesa per la Sostenibilità, attraverso un percorso di crescita sociale oltre che economica, con un’attenzione particolare alla tutela dell’ambiente e del patrimonio paesaggistico. In particolare, Cortina 2021 è impegnata nella gestione responsabile dei rifiuti, nella collaborazione con il carcere maschile di Venezia per il recupero dei vecchi banner pubblicitari da trasformare in borse, pochette e zaini, nella riduzione della plastica monouso e degli imballaggi, nel recupero del cibo avanzato per donarlo al Banco Alimentare e ad altri enti del settore nell’implementazione di piani di mobilità sostenibile in collaborazione.

The infrastructure projects of redesign and (re) structuring of the territory and of the service offer are split in later levels: those in the competition area, those for logistics and hospitality, those functional to the regeneration of the territory, those for the road system in and to Cortina, and finally the connections between the ski resorts of Cortina and Alta Badia. Thanks to a clear vision and by moving forward step by step, you always have the possibility to avoid or correct potential mistakes. The environmental impact is certainly one of the variables that must be considered in the organization of the World Cup and Winter Games. What does the Memorandum of Understanding for Sustainability, that Fondazione Cortina 2021 and Matera have jointly signed last September, foresee? In Matera, together with CONAI, Cortina 2021 picked up the torch of environmental respect and responsible development when organizing major international events, by endorsing the spirit and initiatives of the Memorandum of Understanding for Sustainability, through a process of social as well as economic growth, with a special focus on environmental and landscape heritage protection. In particular, Cortina 2021 is committed to responsible waste management, in collaboration with the male prison in Venice for the recovery of old advertising banners to turn into bags, clutch bags and backpacks; to the reduction of disposable plastic and packaging; to the recovery of leftover food to be donated to the Food Bank and other entities in the sector in order to implement collaborative sustainable mobility plans.

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dovete credermi, giudice... ne sono certo...

la giudice

... e’ stato lui, sempre LUI...

“LUI a mettere a segno il colpo alla gioielleria Doupont...”

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“E sempre LUI a rubare quella collezione di antiche statue...”

“Anche se non e’ rimasto nessuno vivo, per raccontarlo.” Del resto, non lascia MAI testimoni o segni inconfutabili della sua esistenza.

Qualche voce pero’ gira, sull’ombra della notte, in particolare negli ambienti della malavita.

Tuttavia nessuno dei vostri colleghi prende sul serio questa faccenda. Voi siete l’unico, ispettore.

Bah! In molti mi considerano un visionario, vittima delle proprie fissazioni...

Mi baso soltanto su indizi e circostanze ricorrenti, lo so... ma quando tutto questo converge con UNA sola possibile spiegazione, per me ha valore di PRO VA!

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Prendiamo, per esempio, la faccenda del ministro Michel Costance...

GiA’. PiU’ interessante di quanto sia stato lasciato trapelare ai giornalisti. Ma suppongo che voi siate al corrente anche dei “dettagli segreti”, giudice.

Ah, interessante.

Io ora posso darvi una inedita ricostruzione dei fatti...

Sentiamo, ispettore.

Ormai E’ chiaro che in quell’albergo era in atto una trattativa illecita, riguardo l’affido di importanti appalti...

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“William Lorens si era accordato con il ministro Costance per pagargli due milioni in cambio di tale affido, per le proprie aziende.”

“Immagino che avessero una certa fretta di concludere la transazione. Soprattutto uno dei due...”

Darrell sarA’ qui a momenti. Non preoccupatevi.

Insomma, quando arriva il vostro assistente?!

“Nel corridoio, fuori dalla porta, stazionavano le rispettive guardie del corpo.”

Erano le uniche persone presenti a quel piano dell’albergo, l’ultimo, dove E’ situata soltanto quella suite.

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La suite era stata presa a nome di Lorens. Il ministro Costance e la sua guardia del corpo erano arrivati usando un ascensore riservato che partiva dal garage sotterraneo.

Senza farsi vedere da occhi indiscreti, chiaro...

Erano stati precedentemente forniti di un’apposita chiave magnetica, per evitare controlli.

E una era stata data anche a Ottavio Darrell, incaricato da Lorens di portare i soldi della tangente. Mancava soltanto lui.

Arriva qualcuno!

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Tranquillo. e’ Darrell. Bene.

Finalmente! Il capo ti sta aspettando da un pezzo!

Lo so, lo so!

Ho trovato un ingorgo e ho dovuto...

Che?!

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Ghhh...

No...

AH!

Sembrava la voce di... Ma cosa!?

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Ah, sei tu! Cos’ era quell’urlo?!

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Sul posto sono stati trovati quattro cadaveri. Mancava solo quello della guardia del corpo di Costance... rinvenuto in seguito, nella sua abitazione.

“Poi se n’e’ andato, portandosi via i soldi...”

Aveva il collo spezzato. E, secondo la scientifica, la morte risaliva al giorno precedente.

Giudice, ascoltate... io sono convinto che LUI si serva di maschere perfette, in grado di fargli assumere le sembianze di chiunque!

Mmm. So di questa vostra teoria.

Supponendo che la ricostruzione dei fatti sia corretta, c’e’ una cosa che non mi e’ chiara...

Che cosa, Giudice?

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Lui non aveva avuto modo di fare sparire la guardia del corpo del ministro, dopo averla uccisa. Sapeva che il cadavere sarebbe stato trovato.

Perche’ andare nella stanza ad assassinare anche Costance e Lorens, invece di allontanarsi subito?Sembra un’inutile crudelta’...

Tutt’altro. Quel criminale e’ spietato, ma non crudele.

Si’, certo. Capisco dove volete arrivare...

Dietro a ogni sua azione, persino la piu’ sanguinosa, c’e’ sempre un motivo razionale.

Non poteva permettersi di lasciare testimoni che raccontassero di avere visto VIVO qualcuno che, in seguito, sarebbe risultato gia’ MORTO da un giorno!

Proprio cosi’, giudice...

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Giudice, in passato abbiamo collaborato con ottimi risultati! Sono venuto a chiedervi di aiutarmi a inchiodare quel criminale!

Lui non vuole che nessuno sospetti dell’esistenza delle sue maschere...

Di cui voi, pero’, siete certo. Ho messo assieme una serie di indizi che mi hanno portato a tale conclusione.

Non avete fiducia in me?!

Sempre che esista davvero...

Io ho fiducia nella vostra competenza e nelle vostre capacita’, ispettore...

... Ma ho bisogno di riflettere sulla teoria che mi avete esposto. Quando avro’ fatto le mie valutazioni, vi informero’. E adesso, se volete scusarmi...

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Mi pare di capire che, secondo voi, questa

Capisco, giudice. Buona giornata...

ombra della notte Un momento, aspettate.

agirebbe sempre in modo coerente. Potremmo dire con una sorta di... etica.

E se, per esempio, vi desse la sua parola... voi vi fidereste? Strana domanda, giudice. Ma...

Si’. Io mi fiderei.

Vi ringrazio, ispettore. Ora potete andare.

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Ebbene, dottore, qual e’ il risultato delle analisi del mio sangue?

Nulla che possa aiutarci, purtroppo. Non siamo ancora riusciti a identificare il virus... sempre che di questo si tratti davvero.

Il vostro sangue reagisce in maniera anomala. Ma non sappiamo il perche’, ne’ se tutto questo possa portare...

... Alla morte. capisco.

Maledetto!

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Sta giocando con me, come il gatto con il topo!

Quella fiala potrebbe contenere davvero l’antidoto e salvarmi la vita, ma anche essere piena di veleno... oppure di semplice acqua!

Per analizzarne il contenuto dovremmo prelevarne una parte, avremmo bisogno di tempo... e se scoprissimo che doveva essere ingerito tutto e subito? Se fossimo proprio noi a renderlo inefficace, con le nostre ricerche?

Stone... Gregor! LUI DEVE MORIRE! Questo e’ il mio ordine... forse l’ultimo!

Non possiamo saperlo! Non possiamo sapere nulla! Ora sta a me prendere una decisione.

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Dovete portare a termine questa missione, ad ogni costo... qualunque cosa accada! CHIARO ? Si’, giudice. Chiaro.

Bene. Adesso andatevene, tutti.

Ma...

ANDATEVENE, ho detto! Voglio restare SOLA!

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Nnngh...

Ahhhh! Maledetto...

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continuo a chiedermelo...

Quale sara’ stata la sua scelta?

Una scelta tra la vita e la morte, senza potere sapere dove stia l’una e dove l’altra. Dovra’ affidarsi al proprio intuito... e a cio’ che crede di avere capito di me.

Forse non sapra’ come andra’ a finire la partita. Forse, in questo momento, e’ gia’ finita.

Ora pero’ sgombro la mente da questi dubbi. Ho un altro colpo a cui pensare. Un’altra sfida...

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VIA LIBERA!

Ma...

Qui non c’e’ nessuno!

Maledizione! Abbiamo soltanto arrostito degli stupidi topi!

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INTERVISTA A GIORGIO DI BERNARDO

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VISUAL D I S P L AY DESIGN EXPLORING

interior identity stories Genius People Magazine

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di/by FRANCESCA GATTI

“WHY?” GIORGIO DI BERNARDO

CREDO NEI LUOGHI CAPACI DI RACCONTARE UNA STORIA

MILANO, TOKYO, CORTINA: QUANDO RETAIL E HOSPITALITY FANNO INNAMORARE LE PERSONE

I BELIEVE IN PLACES CAPABLE OF TELLING A STORY

MILAN, TOKYO, CORTINA: WHEN RETAIL AND HOSPITALITY MAKE PEOPLE FALL IN LOVE

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INTERVISTA A GIORGIO DI BERNARDO

GIORGIO DI BERNARDO, classe 1962 di Udine, ha fondato la Visual Display nel 1999. Nata per l’ideazione e la produzione di supporti visivi per il punto vendita per brand internazionali quali Luxottica, Safilo, Pomellato, Coca-Cola, in 20 anni l’azienda è profondamente cambiata seguendo una visione imprenditoriale capace di intercettare ed anticipare le evoluzioni del settore. Di Bernardo ha una lunga esperienza imprenditoriale in ambito Retail Branding grazie alla collaborazione con marchi come Autogrill, Slowear, Illy, Cigierre, Stroili, De’Longhi, Chicco, Ideal Standard, Heineken, Diadora, Campari. Oggi Visual Display è lo studio di riferimento per la progettazione degli spazi retail, per l’ospitalità – ristoranti, hotel, negozi, luoghi di lavoro – e solo in casi speciali per residenze e dimore private.

GIORGIO DI BERNARDO, born in 1962 in Udine, founded Visual Display in 1999. Born to design and produce in-store visual aids for international brands such as Luxottica, Safilo, Pomellato, Coca-Cola, in 20 years the company has profoundly changed, following an entrepreneurial vision capable of intercepting and anticipating sector developments. Di Bernardo has a long entrepreneurial experience in Retail Branding thanks to the collaboration with brands such as Autogrill, Slowear, Illy, Cigierre, Stroili, De’Longhi, Chicco, Ideal Standard, Heineken, Diadora, Campari. Today Visual Display is the reference study for the design of retail spaces, for hospitality - restaurants, hotels, shops, workplaces - and only in special cases for residences and private homes.

Retail, hospitality, residenziale: come si costruisce competitività d’impresa in tre settori così diversi? Parte tutto dalla nostra visione: progettare lo spazio - indipendentemente dal settore – in funzione delle persone che lo vivranno. Solo attraverso questo approccio, gli spazi diventano luoghi capaci di raccontare una storia. Oggi viviamo in un sistema macro economico umano-centrico, continuo e liquido: saremmo fuori dal tempo se non ne fossimo consapevoli e se ci fermassimo solo agli aspetti materiali ed estetici del progetto.

Retail, hospitality, housing: How is business competitiveness built in three such different sectors? It all starts with our vision: designing space - regardless of the sector - according to the people who will be living it. Only through this approach, spaces become places capable of telling a story. Today we live in a human-centric macro-economic system, continuous and fluid: we would be living outside time if we were not aware of it, and if we stopped only at the material and aesthetic aspects of the project.

In che senso? Dieci anni fa i clienti ci chiedevano progetti che unissero estetica e funzionalità dello spazio. Non è più sufficiente: oggi attraverso il web ognuno di noi può acquistare qualsiasi prodotto, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo. I brand hanno quindi bisogno di creare luoghi unici, distintivi, attrattivi, non convenzionali. Al centro dei briefing non c’è più l’acquisto ma il come “fare breccia” nelle persone, come attrarle, farle star bene, farle innamorare e possibilmente tornare… ovviamente anche per acquistare. Le persone vivono di emozioni e da esse sono guidate in ogni momento della giornata: quindi, per far entrare le persone in un punto vendita, in un locale o al ristorante, devi far vivere loro emozioni ed esperienze uniche.

What do you mean? Ten years ago, customers asked us for projects that would combine aesthetics and functionality of the space. It is no longer enough: today via the web each of us can buy any product, at any time, in any place. Brands therefore need to create unique, distinctive, attractive, unconventional places. At the center of the briefings there is no longer the purchase but the “break through” in people, how to attract them, make them feel good, make them fall in love and possibly to return ... to buy, obviously. People live on emotions and are guided by them at any time of the day: therefore, to bring people in a store, a café or a restaurant, you have to make them experience unique emotions and experiences.

Il retail concepito come storytelling? Sì. Le storie che creiamo sono sempre uniche, cambiano a seconda del brand e delle persone a cui vanno raccontate. A volte “mettiamo in scena” una storia vera, altre la immaginiamo: la cosa più importante di questa speciale narrazione è sorprendere le persone, conquistarle, far nascere un feeling

Retail conceived as storytelling? Yes. The stories we create are always unique, they change according to the brand and the people to whom they are told. Sometimes we “stage” a true story, sometimes we imagine it: the most important thing in this special narration is to surprise people, to charm them, to create a feeling between them

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Giorgio Di Bernardo - Foto di Virginie Foubert

tra loro all’interno dello spazio, farle sentire uniche donando loro un’emozione e qualcosa di cui parlare. Lo spazio che sa raccontare una storia crea connessione, movimento e condivisione, è energia. La bellezza è fine a sé stessa, da sola non va da nessuna parte. E tutti noi abbiamo bisogno di andare da qualche parte nella vita. Da questa energia nasce la Visual Display. Proprio così. Abbiamo pensato e poi creato una “azienda creativa” diversa da tutti gli altri: specializzata, flessibile e costantemente in evoluzione, che riunisce diverse anime, diverse specificità e competenze di professionisti che, lavorando in team, riescano a creare non solo design e funzione dello spazio, ma soprattutto il suo irripetibile “experience mood”. Com’è formato il team Visual Display? Siamo in 12 persone. Io mi occupo della parte commerciale/finanziaria e del coordinamento dei progetti insieme a Chiara Endrigo, co-fondatrice della Visual Display e responsabile della direzione strategica. Più recentemente l’azienda si è aperta a due nuovi giovani soci, Giulia Minozzi e Rune Ricciardelli, che si occupano di dirigere quello che è il “cuore” dello studio, il reparto creativo. Il team si compone quindi di un art director, tre interior designer, tre architetti d’interni, un copy writer, un grafico, e un responsabile della gestione rappresentanti/fornitori di materiali e tecnologie.

within the space, to make them feel unique by giving them an emotion and something to talk about. The space that can tell a story creates connection, movement and sharing, it is energy. Beauty is an end in itself, it does not go anywhere on its own. And we all need to go somewhere in life. From this energy comes Visual Display. That’s right. We thought and then created a “creative company” different from all the others: specialized, flexible and constantly evolving, which brings together different souls, different specificities and skills of professionals who, working in team, manage to create not only the design and function of the space, but above all its unrepeatable “experience mood”. How is the Visual Display team formed? We are 12 people. I deal with the commercial / financial part and the coordination of the projects together with Chiara Endrigo, co-founder of Visual Display and responsible for the strategic direction. More recently, the company has opened up to two new young partners, Giulia Minozzi and Rune Ricciardelli, who are in charge of directing what is the “heart” of the studio, the creative department. The team therefore consists of an art director, three interior designers, three interior architects, a copywriter, a graphic designer, and the head of representatives / suppliers of materials and technologies management.

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INTERVISTA A GIORGIO DI BERNARDO

Da Udine a Cortina, passando per Milano e Tokyo. Qual è il segreto della Visual Display? Direi due fattori complementari: prima di tutto la visione imprenditoriale che ha saputo essere coerente ma allo stesso tempo plasmarsi nel corso degli anni differenziandosi dai competitors. Parallelamente, l’approccio progettuale di cui accennavo prima: abbiamo un’organizzazione verticale che include strategia, progettazione, controllo dei costi, ricerca di materiali, direzione artistica e contenuti ma orizzontale nella creazione in quanto in ogni progetto questi settori operano in team. Intorno al tavolo della Visual Display ci sono sempre curiosità, condivisione e confronto, anche con il cliente: è così che emergono idee vincenti, opportunità inaspettate che alle volte stravolgono il brief e che si prevengono il più possibile i rischi. “Mettere in discussione le cose” è quotidiano nel nostro processo progettuale e diventa estremamente performante ed efficace. Per questo il nostro stile è riconoscibile, ma mai ripetitivo. Lasciamo Cortina come dulcis in fundo e parliamo prima di alcuni vostri progetti. Iniziamo da quello più vicino a casa nostra, la ristrutturazione del Vitello D’Oro, uno dei ristoranti più antichi di Udine che esisteva già nel 1849 e un luogo del cuore degli udinesi che abbiamo reso contemporaneo ed audace nello stile rispettandone la storia. Lo studio del progetto è iniziato con un’idea molto precisa: la sfida di creare all’interno del locale un’atmosfera accogliente e glamour allo stesso tempo, contemporanea ma nel rispetto della storia e dei tratti caratteristici del luogo. Un ambiente che

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From Udine to Cortina, passing through Milan and Tokyo. What is the secret of Visual Display? I would say there are two complementary factors: first of all, the entrepreneurial vision that has been coherent and at the same time able to mold itself over the years, differentiating itself from competitors. In parallel, the approach to design I mentioned earlier: we have a vertical organization that includes strategy, planning, cost control, research of materials, artistic and content direction, but horizontal in the creation since for each project these sectors operate in teams. Around the Visual Display table there are always curiosities, sharing and comparison, even with the customer: this is how winning ideas emerge, unexpected opportunities that sometimes overturn the brief and how risks are prevented as much as possible. “Questioning things” is custom in our design process and it is extremely efficient and effective. This is why our style is recognizable, but never repetitive. Let’s leave Cortina till the end and talk about some of your projects first. Let’s start from the closest one to our home, the renovation of the Vitello D’Oro, one of the oldest restaurants in Udine that already existed in 1849, a place of the heart of people in Udine, that we have made contemporary and bold in style while respecting its history. The project study began with a very precise idea: the challenge of creating inside the venue an atmosphere that is welcoming and glamorous at the same time, contemporary but respectful of the

Visual Display Partners (ph: RoccoTaglialegne)

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potesse connettersi anche con una clientela nuova, più dinamica e internazionale, e con le nuove generazioni, senza deludere le aspettative e l’affezione dei clienti “storici” che lo frequentano da sempre.  Un piccolo dettaglio che mi piace sempre raccontare: all’interno siamo riusciti a riportare alla luce una porzione perfettamente conservata della seconda cinta muraria della città risalente al tredicesimo secolo fino a ieri nascosta da una parete in cartongesso e che adesso fa bella mostra di sé, con le sue pietre a vista, all’ingresso del locale.

history and characteristic features of the place. An environment that could also connect with a new, more dynamic and international clientele, and with new generations, without disappointing the expectations and fondness of “historical” customers who have always visited it. A small detail that I always like to tell: inside the venue we have been able to bring to light a perfectly preserved portion of the second city wall dating from the thirteenth century, hidden by a plasterboard wall till yesterday, and which now grandstands, with its exposed stones, at the entrance of the restaurant.

Dal più vicino passiamo al più lontano? Voliamo fino in Giappone dove lo scorso anno, abbiamo intrapreso un nuovo percorso progettuale per i punti vendita di Slowear Venezia, precisamente a Marunouchi, nel cuore della Tokyo più sofisticata e contemporanea. Anche qui grande rispetto per i valori fondanti del brand - sartorialità, italianità, stile e ospitalità – per un progetto retail che crea un insieme di soluzioni possibili e coerenti da utilizzare di volta in volta in base alle singole location del marchio nel mondo. Sempre per Slowear Venezia penso anche alla recentissima apertura durante la settimana della moda di Slowear18 in via Solferino, 18 a Milano, un concept store e cocktail bar con un’identità fluida e inaspettata.

Shall we go from the closest to the farthest? Let’s fly to Japan, where last year we embarked on a new project path for the Slowear Venezia stores, precisely in Marunouchi, in the heart of the most sophisticated and contemporary Tokyo. Here too there is great respect for the founding values ​​of the brand - tailoring, Italianness, style and hospitality - for a retail project that creates a set of possible and coherent solutions to use from time to time according to the brand’s individual locations in the world. About Slowear Venice, I also think of the very recent opening during the Slowear18 fashion week in via Solferino 18 in Milan, a concept store and cocktail bar with a fluid and unexpected identity.

E se guardiamo al 2020 della Visual Display? Milano - Galleria Vittorio Emanuele che ospiterà in primavera il primo punto vendita di un nuovo format di ristorazione Made in Italy. Se poi parliamo di residenziale, per cui curiamo solo progetti speciali e selezionati, penso subito a Cortina d’Ampezzo dove cureremo il progetto di interior design di una bellissima dimora appena ristrutturata. Chiudiamo il viaggio della Visual Display proprio a Cortina d’Ampezzo, attrice protagonista di questo numero di Genius: chiunque la frequenti e la conosce è già andato almeno una volta a Baita Piè Tofana che avete da poco rivisitato. È il progetto con cui abbiamo suggellato un grande il 2019: Baita Piè Tofana è uno dei simboli di Cortina, nata come “casetta” per i cronometristi durante le Olimpiadi invernali del 1956. Un luogo e una data a cui sono personalmente legato dal momento che mio padre partecipò agli allenamenti della squadra olimpica italiana di bob. Abbiamo curato la ristrutturazione degli spazi e anche gli aspetti di brand identity seguendo la scelta imprenditoriale e la visione della nuova gestione di Michel Oberhammer: fare riferimento al passato e al territorio ma con un punto di vista internazionale come deve essere il turista di Cortina. Il nostro primo obiettivo, come studio che non aveva mai lavorato a Cortina - è stato proprio quello di radicarci nel tessuto degli artigiani, conoscere le maestranze locali e vivere la storia del posto.

What if we look at Visual Display 2020? Milan - Galleria Vittorio Emanuele which will host, in spring, the first store with a new Made-in-Italy restaurant format. If we talk about housing, which we take care of for special and selected projects only, I immediately think of Cortina d’Ampezzo where we will take care of the interior design project of a beautiful newly renovated home. We close the journey of Visual Display in Cortina d’Ampezzo, leading actress of this issue of Genius: anyone who visits and knows it, has already gone at least once to Baita Piè Tofana, which you have recently revisited. It is the project with which we sealed a great 2019: Baita Piè Tofana is one of the symbols of Cortina, born as a “cabin” for timekeepers during the 1956 Winter Olympics. A place and a date which I am personally tied to, since my father participated in the training of the Italian Olympic bobsled team. We took care of the renovation of spaces and also of the brand identity, following the entrepreneurial choice and vision of the new management of Michel Oberhammer: to refer to the past and to the territory, but with an international point of view, as the tourist of Cortina shall be. Our first goal, as a studio that had never worked in Cortina - was to take root to the fabric of the artisans, get to know the local workers and experience the history of the place. Thus, the local and the global meet in Baita Piè Tofana. Yes, the hut has been completely redone from the skeleton in wooden beams now weakened by time and weather, to the detail

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Ristorante Vitello D’Oro dal 1849, Udine. Scorcio attraverso la cinta muraria della città (ph: Alessandro Paderni / Eye Studio) Genius People Magazine

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Locale e globale si incontrano a Baita Piè Tofana, quindi. Si, la baita è stata rifatta completamente dallo scheletro in travature di legno ormai rese fragili dal tempo e dalle intemperie, al dettaglio rispettando la disposizione degli spazi. Sono state utilizzate tecnologie innovative e materiali di alta qualità lavorando in stretta sinergia con le realtà del luogo con cui sono nati rapporti di collaborazione e stima. Per esempio con Falegnameria Menardi con cui abbiamo lavorato a 4 mani cercando di ottimizzare tempi e costi e la sua storica conoscenza del legno e delle sue lavorazioni per renderlo eterno. Il legno degli esterni, per esempio, è il larice originale con cui è stata costruita la baita: sabbiato, protetto per durare nel tempo e diventare del colore tradizionale dei fienili di montagna fondendosi nel paesaggio. I rivestimenti interni sono realizzati con tavole di abete vecchio secondo taglio e travi antiche recuperate da fienili, tutto trattato con cera d’api. E poi eleganti abbinamenti di tessuti e dettagli: tortora e verde petrolio per le panche, lino chiaro per i tendaggi, rame e vetro ambrato per le lampade creano un’atmosfera accogliente e glamour pur rispettando l’atmosfera originale del posto. Baita piè Tofana, è pronta per gli appuntamenti internazionali del 2021 e del 2026. “Esatto”, come avrebbe detto il mitico Dogui di Vacanze di Natale negli anni ’80.

while respecting the layout of the spaces. Innovative technologies and high quality materials were used, working in close synergy with local realities with which relationships of collaboration and respect were born. For example, with Falegnameria Menardi we have worked four-handed trying to optimize time, costs and its historical knowledge of wood and craftsmanship in order to make it eternal. The exterior wood, for example, is the original larch with which the hut was built: sandblasted, protected to last over time and to become the traditional color of mountain barns, blending into the landscape. The interior trim is made with second cut old fir boards and ancient beams recovered from barns, all treated with beeswax. And then the elegant combinations of fabrics and details: dove gray and petrol green for the benches, light linen for the curtains, copper and amber glass for the lamps create a welcoming and glamorous atmosphere while respecting the original atmosphere of the place. Baita piè Tofana is ready for the international events of 2021 and 2026. “Exactly”, as the legendary Dogui of Christmas Holidays would have said in the 1980s. Cortina is unique in the world. In the morning you wake up, open the windows and see a wonderful landscape, unique in the world: for decades this has meant that money, glamor and style would arrive. But it is no longer enough. The restaurants in the Ampezzo valley have evolved and the food

Slowear18, Milano (ph: Alessandro Saletta per DSL Studio) Genius People Magazine


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Tavolo conviviale Ristorante Vitello D’Oro (ph: Alessandro Paderni) Genius People Magazine

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Cortina è unica al mondo. La mattina ti svegli, apri le finestre e vedi un panorama meraviglioso, unico al mondo: questo per decenni ha fatto sì che arrivassero soldi, glamour, stile. Ma non basta più. Se i ristoranti della conca ampezzana si sono evoluti e la proposta enogastronomica è di livello altissimo, non è sempre così invece per l’accoglienza: gli albergatori che oggi vogliono investire a Cortina si ritrovano con immobili di prestigio e grande valore ma con oneri di ripristino talmente elevati che difficilmente hanno la possibilità di ristrutturare come richiederebbe il mercato odierno. Qualche idea? Alcune idee ma soprattutto un auspicio personale per questa località meravigliosa che abbiamo. Credo vada ripensato il modello di business turistico: spero che politica, associazioni di categoria e operatori facciano sinergia come già stanno facendo per gli impianti sciistici o per la realizzazione della piscina e del centro benessere di Guargnè (presentata per i mondiali) o per i servizi alle famiglie. Penso all’esempio virtuoso dell’associazione FairPlay che coinvolge bambini e ragazzi con sport e laboratori nella natura, d’estate e d’inverno. Spero quindi che tutti gli attori coinvolti in questa seconda rinascita di Cortina si siedano allo stesso tavolo per trovare il modo di riqualificare il più possibile ciò che è vecchio, che cerchino di unire le forze per creare anche l’offerta turistica che ancora manca a Cortina, nuovi spazi e opportunità di entertainment per le varie fasce di età e tipologie di turista. Spero ci sia la possibilità di riqualificare gli immobili attraendo i grandi marchi del lusso. Mi immagino per esempio quello che è successo a Venezia nell’ex palazzo delle Poste dove adesso c’è Fondaco dei Tedeschi. I segnali ci sono, Cortina fa gola al settore del “lusso” e i prossimi anni vanno sfruttati al meglio: basta pensare a Dior che ha aperto un pop-up store, e a Etro che ha inaugurato un temporay. Sono segnali importantissimi di cui tener conto, perché Cortina ha un fascino ed una attrattiva unica, ma il merito di queste operazioni è in primis degli imprenditori locali che hanno saputo lavorare al meglio. Quando mi riferisco ad un “nuovo modello di business turistico”, intendo che se amministratori locali ascolteranno le esigenze degli imprenditori e se quest’ultimi faranno squadra, il raggiungimento di nuovi ambiziosi obiettivi sarà sicuramente più facile. Hai un sogno che vorresti realizzare nel medio termine a Cortina, qualcosa che senti maggiormente nelle vostre corde? Certamente si, e ce l’ho ben chiaro! Il mio sogno è partecipare alla progettazione del futuro di Cortina in ambito hospitality. La stessa Cortina tra mondiali e olimpiadi credo stia vivendo un sogno, io intravvedo in questo sogno l’opportunità per Cortina di ri-progettare il suo futuro; creando progetti di nuove tipolo-

and wine offer is top-notch, but this is not always the case with hospitality: hoteliers who want to invest in Cortina today, they end up with prestigious properties of great value but with restoration costs so high that they hardly have the opportunity to remodel as today’s market requires. Any ideas? Some ideas but mainly a personal wish for this wonderful location that we have. I think that the business model for tourism need to be redesigned: I hope that politics, trade associations and operators work together as they are already doing for the ski resorts or for the construction of the swimming pool and wellness center of Guargnè (presented for the world championships) or for family services. I think of the virtuous example of FairPlay association which engages children and teenagers with sports and workshops in nature, in summer and winter. So I hope that all the actors involved in this second rebirth of Cortina will sit down together in order to find a way to redevelop what is old as much as possible; that they will also try to join forces to create the tourist offer that is still missing in Cortina, new spaces and entertainment opportunities for the various age groups and types of tourists. I hope there will be a chance to retrain the properties and to attract big luxury brands. For example, I imagine what happened in Venice in the former building of Poste Italiane, where Fondaco dei Tedeschi is now situated. The signs are there, Cortina is tempting for the “luxury” sector and the next few years must be exploited to the fullest: just think of Dior who has opened a pop-up store, and Etro that has just inaugurated a temporary one. These are very important signals to take into account, because Cortina has a unique charm and appeal, but the credit for these operations goes to the local entrepreneurs who have worked at their best. When I am talking about a “new business model for tourism”, I mean that if local administrators listen to the needs of entrepreneurs and if the latter work as a team, the achievement of new ambitious goals will certainly be easier. Do you have a dream that you would like to fulfill in the medium term in Cortina, something you feel to be more in your style? Certainly yes, and I have it very clear! My dream is to participate in designing the future of Cortina in the hospitality sector. I believe Cortina is living a dream between the World Cup and the Olympics, I glimpse in this dream the opportunity for Cortina to re-plan its future; creating plans for new types of accommodation facilities that could also support the more traditional and historical ones, re-evaluating them, and intercepting the trends of contemporary society with a broad spectrum: hotels, entertainment, catering, services. I would love to create projects that we might define as innovative for Cortina.

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INTERVISTA A GIORGIO DI BERNARDO

gie di strutture ricettive che si affianchino anche a quelle più tradizionali e storiche rivalutandole, e intercettando le tendenze della società contemporanea ad ampio spettro: hotel, entertainment, ristorazione, servizi. Mi piacerebbe molto creare progetti che si possano dunque definire innovativi per Cortina. Il concetto di innovazione in ambito hospitality oggi significa proporre servizi ed esperienze mirate per target, ad esempio: servizi su misura e human touch per i clienti del segmento luxury, social experience e nuove atmosfere per i Millennials, strutture green e vacanze sostenibili per la Generazione Z, tecnologia salva tempo e privacy per il business, etc. etc. Credo fermamente che il design sia un aspetto trainante ed allo stesso tempo uno strumento strategico per il successo di un’esperienza di soggiorno; ma ovviamente deve essere sostenuto da una visione imprenditoriale che glielo riconosca. Il mio sogno è dunque che Cortina ci creda davvero.

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Today the concept of innovation applied to hospitality means to offer tailored services and experiences per target, for example: tailor-made and human touch services for the customers of the luxury segment, social experiences and new atmospheres for Millennials, green structures and sustainable holidays for Generation Z, time-saving technology and privacy for business, etc. etc. I firmly believe that design is a driving aspect, and at the same time a strategic tool, for the success of a stay experience; but obviously it must be supported by an entrepreneurial vision that acknowledges it. My dream is that Cortina actually believes it.

FOCUS CORTINA D’AMPEZZO

Il papà Alberto Di Bernardo durante gli allenamenti per le Olimpiadi Invernali di Cortina del 1956 (ph: Zardini Cortina d’Ampezzo 1956)

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BAITA PIE’ TOFANA LA RINASCITA DI UN LUOGO CULT THE REbIRTH OF A CULT PLACE

Progetto di interior design e branding a cura di Visual Display Fotografia Alessandro Paderni / Eye Studio da pag 170 a pag 175


LA RINASCITA DI UN LUOGO CULT

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n. 1

Ingresso di Piè Tofana

n. 2

I menu e un dettaglio della bottiglieria

n. 3

Il tavolo del larìn

n. 4

1.

La baita di notte

2.

3.

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4.

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LA RINASCITA DI UN LUOGO CULT

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LA RINASCITA DI UN LUOGO CULT

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Dettaglio dei bagni

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BAITA PIE' TOFANA

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Scorcio verso il larĂŹn

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MARCO ASTOLFO MARCO ASTOLFO - Ci sono due cose che messe insieme possono permettere di fare la differenza: il senso estetico e l’attitudine all’intraprendere. Marco Astolfo, nato nel ’67 in un piccolo comune di confine tra il Veneto e il Friuli, Meduna di Livenza, ha innate queste due caratteristiche. È così che Marco con un diploma di geometra conseguito e tutta una serie di studi e di approfondimenti successivi nell’ambito del design, fa di questi due elementi personali il volano della propria carriera professionale. Il mondo di riferimento è proprio quello dell’arredo e del design, sua primordiale passione, ed è in questo ambito che in trent’anni riesce a costruire un vero e proprio gruppo di riferimento per l’Italia e per l’Estero sia che si tratti di soluzioni per la casa sia per il mondo dell’hospitality. 3 aziende: l’Ambiente, Floormix e Archimede. 7 punti vendita. 2 unità produttive. 150 Top Brand Partners. 2 Divisioni Estero e poco meno di 60 collaboratori. E quando i numeri non sono sufficienti a raccontare la storia di un imprenditore arrivano le parole, quelle di stima e di gratitudine, di chi ha avuto modo di lavorare con lui.

MARCO ASTOLFO - There are two things that put together can make a difference: the aesthetic sense and the attitude to undertake. Marco Astolfo, born in ‹67 in Meduno di Livenza, a small town on the border between Veneto and Friuli Venezia Giulia, has these two inborn characteristics. This is how Marco, with a surveyor diploma and a whole series of subsequent studies and in-depth analysis in design, makes these two personal elements the driving force of his professional career. The world of reference is precisely that of furniture and design, its primordial passion, and it is in this field that, in thirty years, he has managed to build a group that’s a reference point for Italy and abroad, both for home solutions and for solutions in the hospitality field. Three companies: Ambiente, Floormix and Archimede. Seven stores. Two production units. 150 Top Brand Partners. Two Foreign Divisions and little less than sixty employees. And when numbers aren’t enough to tell the whole story of an entrepreneur, words come in help, those of esteem and of gratitude, from those who had the chance to work with him.

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Showroom Cortina d’Ampezzo Corso Italia 147 (BL) Italy Genius People Magazine

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Appartamento privato Pieve di Soligo (TV) Italy

Quali sono stati gli ultimi complimenti che hai ricevuto? Quelli non detti. Il senso di stupore e quella gioia negli occhi di coloro ai quali abbiamo consegnato l’ultima abitazione. Alla fine c’è stato un sincero “grazie”, ma sono stati quegli istanti di silenzio che hanno preceduto le loro parole il vero valore aggiunto. Vedere persone anche mature che si emozionano di fronte alla bellezza, perché noi ci occupiamo di questo, ti riappacifica con il mondo intero. Ho riportato subito queste sensazioni a tutti i miei collaboratori, quando sono rientrato in sede. Siamo una squadra e il merito di questi successi va sempre condiviso con tutti loro. Cosa intendi quando dici che vi occupate di bellezza? Lavorare nel mondo dell’arredo e del design per quanto mi riguarda è una missione di vita. Fare il lavoro che ami sapendo che può regalare delle emozioni alle persone. Non potrei desiderare di più. La bellezza sta proprio nella realizzazione di sogni legati all’abitare, al vivere, al trascorrere momenti significativi della propria esistenza. Per fare ciò ci vuole capacità di ascolto, buongusto e capacità esecutiva. Fare il nostro lavoro non significa solo mettere insieme dei pezzi di arredo, ma far dialogare in maniera armonica questi oggetti con le persone che quel luogo lo andranno ad abitare. È così, è solo così che si può parlare di dare un’anima a uno spazio. Se mi parli di realizzare sogni abitativi, qual è il segreto che sta dietro alle vostre magie? una miscela composta da passione, alta specializzazione professionale e tensione continua verso la massima qualità. Non im-

What were the last compliments you received? The unspoken ones. The sense of amazement and joy in the eyes of those to whom we have delivered the last house. In the end there was a sincere «thank you», but those moments of silence that preceded their words were the real added value. To see even mature people who are moved by beauty, because we deal with it, it leads you to make peace with the whole world. I immediately reported these feelings to all my staff when I returned to the office. We are a team and the credit for these successes must always be shared with all of them. What do you mean when you say that you deal with beauty? Working in the world of furniture and design, as far as I’m concerned, is a life mission. To do the work you love knowing it can give people emotions. I could not wish for more. Beauty lies precisely in the realization of dreams related to housing, living, and spending significant moments of someone’s life. To do this, it takes listening skills, good taste and executive ability. Doing our job does not mean to just put together pieces of furniture, but also to make these objects dialogue in a harmonious way with the people who will go there to live. That’s it, that’s the only way in which we could liven up a space. You talked about making housing dreams come true, what is the secret behind your magic? It’s a mixture of passion, high professional specialization and continuous strain towards the highest quality. It doesn’t matter whether we’re building a 100-square-metre house or an accommodation facility of 200 rooms: the attitude we put in doing our

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porta se stiamo realizzando un’abitazione di 100 metri quadri o una struttura alberghiera da 200 camere, l’atteggiamento che mettiamo nel fare il nostro lavoro è il medesimo, d’altronde non potremo fare diversamente. I primi committenti dei nostri lavori siamo noi stessi. Se non siamo convinti di qualcosa dobbiamo trovare la soluzione che ci soddisfi e che conseguentemente risulta essere la migliore soluzione per i nostri clienti. Da piccolo negozio d’arredo a gruppo in grado di soddisfare esigenze dall’ambito residenziale a quello del contract. Com’è stato possibile una crescita di questo tipo? Le cose non accadono mai da sole. Sai sono partito con tante speranze, un’enorme passione, ma allo stesso tempo anche con una visione. Forse questa non era ancora ben definita quando nel ’90 io e mia cognata e socia Dal Zin Ombretta abbiamo aperto a Meduna di Livenza, il mio paese natio, ma mi è bastato affinare il mio spirito imprenditoriale e attorniarmi di collaboratori competenti ancor prima persone di valori, che la direzione che dovevano intraprendere diventasse nota e chiara per tutti noi. È così che poi ci sono state le aperture di altri negozi da Oderzo a Pordenone e così via fino ad arrivare a sette punti ven-

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job is the same, besides we could not do otherwise. The first clients of our works are ourselves. If we are not sure about something, we have to find the solution that satisfies us and that consequently ends up being the best solution for our customers as well. From a small furniture store to a group able to meet the demand in both the residential and contract sector. How was a growth of this kind possible? Things never occur by themselves. You know, I started with such high hopes, great passion, and with a vision at once. Perhaps the latter was not yet well defined when we opened in 1990 the first l’Ambiente store in Meduna di Livenza, my hometown, but I improved my entrepreneurial spirit and surrounded myself with competent employees and above all valuable people, so that the direction we had to take became known and clear to all of us. That’s how we later opened the other stores in Oderzo and Pordenone and so on, up to seven stores including the last one in chronological order: the showroom in Cortina. Parallel to the growth of the L’Ambiente point of sales, there was also the hunch to open a specific department in the contract sec-

Hotel Royal Cortina d’Ampezzo (BL) Italy

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dita tra cui l’ultimo arrivato in ordine temporale lo show-room di Cortina. Parallelamente a questa crescita dei negozi l’Ambiente, c’è stata anche l’intuizione di aprire una divisione specifica per il mondo contract com’è Archimede e di avere una nostra falegnameria in grado di realizzare arredi su misura per case esclusive e spazi fuori standard, ma non ci siamo nemmeno fermati lì. Dopo dieci anni di parthership con Floormix, punto di riferimento nell’ambito della ceramica, nei rivestimenti e nelle pavimentazioni, nel 2018 abbiamo deciso che dovesse diventare a tutti gli effetti un’azienda del gruppo. È per questo che oggi riusciamo a sviluppare lavori diversi tra loro, ma tutti accomunati dalla massima qualità e li seguiamo in tutte le loro fasi dalla progettazione alla gestione del cantiere sia per abitazioni private sia per commesse alberghiere di importanti dimensioni. La differenza viene fatta dai prodotti e dai servizi che offriamo e soprattutto dalla professionalità e l’elevata specializzazione di tutti i nostri collaboratori. Quindi come più volte hai sottolineato il tema delle persone è determinante? Vale per tutte le organizzazioni imprenditoriali, perché non dovrebbe valere per noi? Oggi siamo arrivati quasi a 60 persone all’interno dell’intero gruppo. Un numero che inizia farsi importante, ma ciò che mi inorgoglisce è vedere come queste persone cercano sempre di dare il meglio di loro. Non abbiamo avuto mai un grande turnover. Chi inizia a collaborare con noi normalmente si sente parte di questa storia imprenditoriale iniziata trent’anni fa. Credo che sia un discorso di affinità. Chi viene qui sa che deve dare tanto, ma allo stesso tempo gli viene lasciata molta delega, autonomia decisionale e possibilità di crescere come professionista e come persona. Oggi la compagine sociale vede me e mia cognata Ombretta Dal Zin soci paritari al 42,5%, le rimanenti quote le abbiamo suddivise anche qui in maniera paritaria al 5% tra tre dei ragazzi che sono con noi da sempre: Roberto Griguol, Maurzio Scotti e Stefano Menolotto. Ci sembrava il giusto riconoscimento per tre persone che da sempre hanno dato molto al gruppo. E tu come ti sei avvicinato a questo mondo? L’ho cercato. L’ho voluto. Sai la vita è fatta di circostanze e incontri, all’interno di queste coordinate ci sono i desideri, la capacità di riconoscere le opportunità e le scelte. Io mi sono ritrovato piuttosto giovane a dover confrontarmi tra responsabilità, visto che comunque a ventun anni mi ero già sposato; un pezzo di strada già tracciato, dato dal diploma come geometra; ma soprattutto da una consapevolezza. Avevo ben presente cosa mi piacesse e cosa no. Mettendo insieme questi tre elementi mi sono subito calato nel mondo del lavoro. Ho avuto la fortuna di iniziare in una realtà affine al mondo del design, collaborando per un’azienda nell’ambito dell’edilizia e della ceramica, sono rimasto lì un anno e mezzo e poi le sirene dell’arredo e del design mi hanno completamento rapito. Ho iniziato a studiare, leggere riviste specializzate del settore, frequentare

tor, that is Archimede, and to have one of our own carpentry able to produce tailor-made furniture for exclusive homes and non-standard spaces, but we didn’t even stop there. After a ten years partnership with Floormix, a point of reference in the sector of ceramic, covering and paving, in 2018 we decided it had to become part of the group. That’s why today we are able to develop works that are different from one another, but have the highest quality in common; we follow all their phases, from design to site management, both for private homes and for hospitality contracts of considerable size. What makes the difference are the products and services we offer, and above all the expertise and high level of specialisation of all our staff. So, as you have more than once underlined, is the theme of people crucial? It applies to all business organisations, why shouldn’t it apply to us? Today we are almost 60 people in the entire group. A number that started to become important, but what makes me proud is to actually see how these people always keep on trying to give their best. We have never had a big turnover. People who start working with us usually feel part of this entrepreneurial story that started thirty years ago. I think it’s a matter of affinity. Those who come here know that they have to give a lot, but at the same time they are left with a lot of responsibility, decision-making autonomy and the possibility to grow both professionally and personally. Today the corporate structure is divided between me and my sister-in-law Ombretta Zin as equal partners with 42,5% each; we have divided the remaining shares equally between three guys who have always been with us: Roberto Griguolo, Maurzio Scotti and Stefano Menerotto. We thought it was the proper recognition for three people who have always given a lot to the group. And how did you approach this world? I searched for it. I wanted it. You know, life is made of circumstances and encounters, and within these coordinates there are desires, the ability to recognize opportunities and choices. I was quite young when I have found myself dealing with responsibility, since I was already married at the age of twenty-one; a part of the way already mapped out, thanks to the diploma as surveyor; but above all thanks to awareness. I was well aware of what I did and did not like. By putting these three elements together, I entered the world of work right away. I was lucky enough to start in a field similar to that of design, by collaborating with a company in the construction and ceramics sector: I stayed there for a year and a half, but then the sirens of furniture and design completely took me away. I started studying, reading professional journals of the sector, attending trade fairs and, above all, refining what used to be an innate characteristic of mine: the sense of taste. From there I had the opportunity to collaborate on weekends for an organisation that does interior projects and sells furniture, and at that point it became full-fledged love. When you realize that not only

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fiere e soprattutto affinare quella che era una mia caratteristica innata: il senso del gusto. Da lì ho avuto la possibilità di collaborare nei fine settimana per una struttura che faceva progetti d’arredo e vendeva mobili e da lì la cosa è diventata amore a tutti gli effetti. Quando ti accorgi che ciò che stai facendo non solo ti piace, ma dai il massimo di te stesso per continuare a migliorarti, vuol dire che stai andando nella tua naturale direzione. Poi è accaduta un’altra cosa, che mi ha permesso di capire un altro aspetto importante della mia persona. Mio suocero che era già nel settore dei mobili, conosceva un suo amico che cedeva il 50% del suo negozio di arredamenti. Si trattava di un piccolo negozio in centro a Motta di Livenza, un negozio di 400 metri quadri. Dopo un anno e mezzo di gestione diretta da parte mia, avevo praticamente triplicato il fatturato. Avevo poco più di vent’anni e lì mi accorsi che oltre ad essere un appassionato di design, avevo anche una certa attitudine imprenditoriale. Tutto il resto è storia dell’Ambiente e del Gruppo che siamo oggi.

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you like what you’re doing, but you also do your best to keep on improving yourself, it means you’re going in your natural direction. Then something else happened, which allowed me to understand another important aspect of my character. My father-inlaw, who was already in the furniture business, knew a friend who wanted to sell 50% of his furniture store. It was a small store in the center of Motta di Livenza, with an area of 400 square meters. After a year and a half under my direct management, I had basically tripled the turnover. I was in my early 20s and that’s when I realized that, in addition to being a design enthusiast, I also had a certain entrepreneurial attitude. All the rest is history of L’Ambiente and of the Group that we are today.

Cosa significa design per te? La costante ricerca di un equilibrio. L’ideazione e la progettazione di luoghi dove stare bene. Il perfetto bilanciamento tra este-

What does design mean to you? The constant search for balance. The design and planning of places where you can feel good. The perfect balance between aesthetics and functionality. Beyond that, design is life. It is the creation of vital environments, spaces where people can feel in harmony with themselves and all the things surrounding them. We are surrounded by design. It’s in the cars we drive. In the clothes we decide to wear. In the places we Genius People Magazine

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Villa privata Novigrad Croazia

tica e funzionalità. Oltre a ciò design è vita. È la creazione di ambienti vitali, spazi dove le persone possano sentirsi in armonia con se stessi e con tutto ciò che li circonda. Siamo circondati dal design. Dai mezzi con i quali ci spostiamo. Dagli abiti che decidiamo di indossare. Dai luoghi che frequentiamo. Dal cibo che degustiamo. Tutto è design e aggiungo per fortuna, senza di esso il mondo forse non solo sarebbe più brutto, ma anche più triste. Cosa cercano i clienti che vengono da voi? Affidabilità, competenza e valori. Il nostro è un lavoro che si basa sulla fiducia. La componente relazionale è fondamentale. Oggi sono cambiate anche le necessità dei nostri clienti. A prescindere dalla tipologia, che sia la casa residenziale o il nuovo resort da progettare, le persone hanno sempre meno tempo a disposizione, quindi cercano quando è possibile di trovare un unico interlocutore che li possa accompagnare in maniera professionale nella realizzazione dei loro progetti abitativi. Ecco noi negli anni ci siamo sempre più attrezzati per rispondere in maniera completa ed esauriente per essere questo partner di riferimento. In alcuni casi abbiamo più la funzione di mentori, in altri di gestione progettuale, comunque sia lavoriamo nell’ottica di prenderci cura di chi abbiamo di fronte. È per questo che poi si creano dei legami che non si esauriscono con la consegna dello spazio abitativo realizzato.

go to. In the food we taste. Everything is design, and I add ‘luckily’, maybe without it the world would not only be uglier, but also sadder. What are your customers looking for? Reliability, expertise and values. Ours is a job based on trust. Building a relationship is fundamental. Today the needs of our customers have also changed. Whatever the type, whether it’s a residential house or a new resort to design, people have always less and less time available, so they search - whenever possible - for an interlocutor who could go along them in a professional manner for the realization of their housing projects. So, over the years we have got increasingly equipped to respond in a complete and comprehensive way in order to become this reference partner. In some cases we are mentors, in others we are project managers, either way we work with the aim of taking care of those whom we’re dealing with. That’s why the connections you build aren’t exhausted after the delivery of the realised living space. How is it possible to stay informed in the field of design? Study, research and collaboration. It should be the prerogative of all works, in ours is a necessary condition. The study of new trends. The research on the most innovative materials. The collaborations with architectural firms that can make a difference. Genius People Magazine


INTERVISTA A MARCO ASTOLFO

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INTERVISTA A MARCO ASTOLFO

Come si fa a rimanere aggiornati nell’ambito del design? Studio, ricerca e collaborazioni. Dovrebbe essere delle prerogative di tutti i lavori, nel nostro è una condizione necessaria. Lo studio delle nuove tendenze. La ricerca sui materiali più innovativi. Le collaborazioni con studi di architettura che possono fare la differenza. La possibilità di rappresentare Top Brand nell’ambito dell’arredo. Alla base di tutto poi deve esserci capacità relazionale e un buon livello di empatia. Noi dobbiamo sempre entrare nei panni dei desideri dei nostri clienti. Abbiamo il dovere di essere consulenti, di consigliare, ma allo stesso tempo di essere dei facilitatori nella realizzazione di ciò che loro hanno in testa. Dimenticavo un dettaglio. Per rimanere aggiornati nell’ambito del design è necessario essere anche curiosi. Attingere spunti anche da altri mondi. Viaggiare. Alimentare la propria voglia di scoperta. Ricevere stimoli, interpretarli e farne un buon uso. Quali sono le realizzazione alle quali sei più legato? la classica domanda di quando ti chiedono quale figlio preferisci. Ogni progetto che esce da noi è un progetto unico. Un progetto al quale abbiamo dedicato tempo, impegno e tanta passione, quindi non si possono fare delle classifiche. Poi i nostri lavori sono così diversi che non si può nemmeno creare un confronto. Passiamo dalla ristrutturazione di un hotel storico, come può essere l’Hotel Royal di Cortina, dove abbiamo cercato di introdurre una contemporaneità rispettando le caratteristiche di un luogo magico di montagna com’è Cortina, ad un’abitazione privata che abbiamo da poco consegnato e dove abbiamo fortemente voluto far emergere l’identità della persona che la andrà poi a vivere. Lavori diversi, complessità differenti, soddisfazioni analoghe, perché comunque è l’atteggiamento con il quale facciamo le cose che ci permette di lavorare su progetti di fasce differenti, ma che mantengono sempre quella ricerca assoluta alla qualità. Conosciamo solo un modo di lavorare: fare le cose fatte bene. È questo un nostro mantra.

The chance to represent top brands in the furniture industry. Then, at the base of all there must be interpersonal skills and a good level of empathy. We must always put ourselves in the shoes of the desires of our clients. We have the duty to be consultants, to advise, and at the same time to be facilitators in the realization of what they have in mind. I forgot one detail. In order to stay informed in design you need to be curious. Drawing inspiration from other worlds as well. To travel. To feed your need of discovery. To receive stimuli, interpret and make good use of them. What projects are you mostly attached to? It’s the classic answer you give when they ask you which child you prefer. Every project that comes out of us is a unique project. A project to which we have dedicated time, commitment and a lot of passion, so you can’t be making charts. Furthermore, our works are so different that a comparison cannot be made. We move from the renovation of a historic hotel, as the Hotel Royal in Cortina, where we have tried to introduce contemporary design while respecting the characteristics of a magical mountain place as Cortina is, to a private home that we have recently delivered and in which we strongly wanted to bring out the identity of the person who is going to live in it. Different jobs, different complexities, similar satisfactions: because anyway it is the attitude with which we do things that allows us to work on different projects, while always maintaining that research for absolute quality. We only know one way to work: to do things right. This is our mantra. What future do you expect for your group? Exciting. After all, we work in design. We give shape and essence to things. How could it not be a bright future.

WHAT FUTURE DO YOU EXPECT FOR YOUR GROUP? Che futuro ti aspetti per il vostro gruppo?

Exciting. After all, we work in design. We give shape and essence to things. How could it not be a bright future.

Inebriante. D’altronde lavoriamo con il design. Diamo forma e sostanza alle cose. Come potrebbe non essere un futuro radioso.

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architettura Km 0

di/by ELEONORA TOMASELLI STEFANO FAUSTO TIRONI

ARCHITECTURE KM 0

SFEMTstudio è un giovane studio di progettazione che opera nei campi dell’Ingegneria Edile e dell’Architettura svolgendo la propria ricerca e attività professionale attraverso realizzazioni edilizie alle plurime e differenti scale di intervento. Fondato nel 2010 da Eleonora Tomaselli e Stefano Fausto Tironi lo studio ha acquisito negli anni la specializzazione e l’esperienza per potersi occupare dell’intero iter progettuale dall’ambito urbanistico fino al design artigianale attraverso un approccio metodologico ingegneristico e compositivo architettonico. Gli studi presso l’ateneo universitario di Pavia, le successive esperienze nazionali e internazionali con le partecipazioni a vari master, seminari e concorsi, grazie ai quali lo studio ha ottenuto premi e riconoscimenti, hanno contribuito allo sviluppo di una ricerca operata attraverso interventi di ristrutturazione e nuova costruzione sull’intero ambito nazionale. L’analisi del luogo e del contesto in cui si inserisce il progetto determina i caratteri architettonici e tecnici di ogni intervento declinato secondo lo sviluppo della fruizione individuando l’obiettivo da perseguire attraverso il rispetto dell’identità e l’utilizzo dei materiali.

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SFEMTstudio is a young design firm that operates in the field of construction engineering and architecture, conducting its research and professional activity through construction projects at plural and different scales of intervention. Founded in 2010 by Eleonora Tomaselli and Stefano Fausto Tironi, the studio has gained experience and expertise over the years, in order to take care of the whole design process, from the urban context to the handcrafted design, with an engineering, compositional and architectural methodological approach. The studies at the University of Pavia, the subsequent experiences at the national and international level, the participation to several masters, workshops and contests, thanks to which the firm has obtained prizes and awards, contributed to the development of a research carried out thanks to renovations and new construction interventions throughout the country. The analysis of the location and context that the project fits into, determines the architectural and technical features of each intervention, designed according to its usage, by identifying the goal to achieve with respect to the identity and utilization of the materials.

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Architettura Km 0 Il ruolo sociale dell’Architettura (in Italia)

Architecture Km 0 The social role of Architecture (in Italy)

Risolviamo innanzitutto il dubbio su cosa effettivamente sia l’Architettura, semplificando per quanto possibile il dibattito circa il processo creativo che attraverso la tecnica porta dall’idea al progetto fino alla sua realizzazione. La pretesa è quella di definire in cosa consista quindi l’antefatto che, analizzato e processato secondo un iter stabilito, si possa poi concretizzare in un determinato luogo. Sotto il profilo storico la discussione sul tema si può far risalire fino dall’età classica greco-romana quando i primi filosofi e trattatisti si posero la domanda sul significato di Architettura; un mestiere che prevede e include tutta una serie di attività umane che impongono trasformazioni violente e repentine dell’ambiente e pertanto necessita della massima cura e attenzione. Idea quindi come principio fondante perché parte tutto da essa, ἰδέα “apparenza aspetto”. Democrito la identifica con l’atomo stesso, Platone chiarisce come la genesi degli uomini aveva per causa finale l’idea dell’uomo. Da qui il significato di tipo e modello costituiti dalla osservazione visiva del rapporto fra le idee e le cose riconoscibili come ideale, come pure forme sensibili all’occhio dell’intelletto ovvero una intuizione geometrica dello spazio. La genesi dell’Architettura quindi è la percezione dei caratteri spaziali riconoscibili. Ma cosa è l’Architettura? Secondo Aldo Rossi, primo premio Pritzker italiano, “La città, come cosa umana per eccellenza, è costituita dalla sua architettura e da tutte quelle opere che ne costituiscono il reale modo di trasformazione della natura.” (1) Cosa umana; la definizione appare sia semplice che iperbolica. La città è in assoluto un’unicità comprendente più

First of all, we shall address the question about what Architecture actually is, simplifying as much as possible the debate about the creative process that by the means of technique leads from the idea to the project until its realization. Hence, the claim is to define what the prequel, analyzed and prepared according to a predetermined process, is about and how it can materialise in a given place. From the historical point of view, the discussion on the topic can be traced back to the classical Greek-Roman age when the first philosophers and writers raised the question about the meaning of Architecture; a profession that foresees and includes a whole series of human activities that impose violent and sudden changes in the environment, and therefore it requires the utmost care and attention. The Idea as the founding principle, because everything starts from it, ἰδέα “appearance aspect”. Democritus identifies it with the atom itself, Plato clarifies how the genesis of mankind had the idea of man ​​ as its final cause. Hence the meaning of type and model constituted by the visual observation of the relationship between ideas and things identifiable as ideal, as well as forms sensitive to the eye of the intellect which is a geometric intuition of space. The genesis of Architecture is thus the perception of recognizable spatial characters. But what is Architecture? According to Aldo Rossi, the first Italian who received the Pritzker Prize, “The city, as a human thing par excellence, consists of its architecture and of all those works that portray the real way of transforming nature.” (1) Human thing; the definition appears both simple and hyperbolic. The city is by far a oneness comprising several fragments, infin-

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schegge, infinitesimi e megalomanie, proprie dell’essere umano che vive. Cosa è la città (e quindi l’Architettura) se non uno specchio, eccezionalmente infranto dai nostri intonsi centri storici e monumenti, del singolo, della collettività, dell’insieme solidale che va a costituire il nostro essere sociale? “La città non è per sua natura una creazione” (1), è un’opera viva che sogna, che si impersona di animo in animo, di luogo in paesaggio, di torre in edificio non progettato ma nato dal bisogno, un componimento di contrappunti che racconta: è il romanzo stesso dell’umanità. Gli sviluppi della sua realizzazione sono in continua evoluzione quanto lo è la nostra società e il nostro identificarsi o non, in ogni caso si tratta di gradi universali di riconoscenza, in essa. È testimone vivente e agitato di ogni tempo di un popolo che ha vissuto. È possibile parlare di “Architettura Km 0” proprio se si parte da questo principio: dal rispetto del territorio attraverso la sua conoscenza a volte ossessionata e maniacale circa le sue varie caratteristiche che siano morfologiche, paesaggistiche, climatiche, naturali, materiche, storiche, sociologiche. Si tratta di far governare il processo creativo da quel tanto inflazionato genius loci, ovvero dell’attitudine, quasi dispotica, da parte del luogo a creare architettura adeguata che ne rispetti pertanto la propria identità. Un modus operandi difficile da applicare ai giorni nostri; tempistiche e necessità sempre più incalzanti, carenza di capacità critica e di gusto per il bello che non si conciliano automaticamente con questa ottica all’omologazione del tutto e all’appiattimento culturale. Il territorio italiano soprattutto si deve guardare dalla genericità come un terribile mostro e l’architettura deve essere guardiana di questa minaccia. “La Città Generica è la città liberata dalla schiavitù, dalla camicia di forza dell’identità. È la città senza storia. È “superficiale” come il recinto di uno studio hollywoodiano, che produce una nuova identità ogni mattina” (2) Il Passato è la nostra schiavitù e la nostra forza. Le trasformazioni imposte, la speculazione, la sconfitta della pianificazione urbana sono libertà che non ci sono concesse, pena la non riconoscibilità del nostro vivere e la morte della cosa umana per eccellenza. Nel pratico del nostro presente si tiene a identificare quale generica solitamente la periferia urbana ovvero un luogo di nessuno, un ambito non progettato, spesso non desiderato, un non-luogo. Una periferia italiana sempre uguale a se stessa; si esiste cercando così di inquadrare il vivere consueto, bensì fantastico, al centro storico, una tangibile ex-città, raffigurato nell’immaginifico dei più da uno spazio metafisico che contenga il monumento; ebbene le periferie rappresentano la più alta incarnazione dell’essere quotidiano, sono lo sfondo terreno alla maggior parte delle attività rituali; il riconoscersi in un angolo, in un albero, in un punto di vista ci appartiene nell’intimo, è memoria, fa casa. È giunto il tempo di razionalizzare le grandi azioni edili del nostro recente passato e riconoscerle nostre. Noi siamo le diverse, contrastate, uniche periferie che pullulano di esistenze. La periferia è la quinta delle nostre vite da cui ripartire.

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itesimals and megalomaniacs, typical of the human being who lives. What is the city (and therefore Architecture) if not a mirror, exceptionally broken by our untouched historical centres and monuments, of the individual, of the community, of the solidarity that forms our social being? “The city is not by its nature a creation” (1), it is a living work that dreams, that does materialise from soul to soul, from a place to a landscape, from a tower to building - not designed but born out of necessity - a composition of counterpoints that tells a story: it is the novel of humankind. The developments of its realization are continuously evolving, as our society is and our ability to relate or not to it, in any case it is a matter of universal levels of recognition. It is the living and troubled witness of all time for a people who have lived. It is possible to speak of “Km 0 Architecture” precisely if we start from this principle: the respect for the territory through the knowledge, sometimes obsessed and maniacal, of its various morphological, landscape, climatic, natural, material, historical, sociological characteristics. It is about having the creative process ruled by that much inflated genius loci, the almost despotic attitude of the place to create adequate architecture which would respects its identity. A modus operandi difficult to apply to the present day; schedules and needs increasingly pressing, lack of critical ability and taste for beauty that do not automatically fit with this perspective of standardising everything and of cultural flattening. Above all, the Italian territory must beware from generalisation like a terrible monster, and architecture must be the guardian of this threat. “The Generic City is the city freed from slavery, from the straitjacket of identity. It is the city without history. It is “superficial” like a fence in a Hollywood studio, which produces a new identity every morning” (2) The Past it is our slavery and our strength. The imposed transformations, the speculation, the defeat of urban planning are all freedoms not granted to us, pain the unrecognizability of our living and the death of the human thing par excellence. In our present, practically, the generic is usually identified with the urban periphery, a place of nobody, a not designed area, often unwanted, a non-place. An Italian periphery that is always the same; one exists thus trying to frame the usual, but fantastic, life in the historic center, a tangible ex-city, depicted in the imagination of most by a metaphysical space that contains the monument; well, the suburbs represent the highest incarnation of the daily being, they are the earthly background of most ritualistic activities; to recognize oneself in a corner, in a tree, in a point of view, it is inwardly ours, it is memory, it is home. The time has come to rationalize the great building actions of our recent past and recognize them as ours. We are the different, contrasted, unique suburbs that are teeming with lives. The suburbs are the fifth of our lives to start from. So even in the sparkling Milan of the 1980s, one above all Ettore Sottsass, founder of the Memphis group, wrote “I rarely meet architecture, I often meet construction, with millions of cubic meters of rooms all the same, with a door and a window, crammed into large piles that are eighty meters high and sometimes even

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Così anche nella scintillante Milano degli anni ’80 uno su tutti Ettore Sottsass, fondatore del gruppo Menphis, scriveva proprio che “abbastanza raramente incontro l’architettura, molto spesso mi incontro l’edilizia, con milioni di metri cubi di stanze tutte uguali, con una porta e una finestra, ammassate in grandi mucchi che arrivano anche a ottanta metri di altezza e certe volte anche a cento e forse e cinquanta metri. Non so bene. Quelle montagne di stanze tutte uguali mi fanno molta impressione perché mi sembra che su quelle montagne ci sia molta poca pietà per la gente che le deve scalare. Qualche volta mi incontro con sculture enormi, un po’ un po’ come le sculture di Antoine Pevsner ma enormi, grandi come case e qualche volta mi incontro anche con acrobatiche opere di ingegneria. Così le chiamano. Abbastanza raramente mi incontro con l’architettura quella che prova ad avvolgere con cura il mio corpo e la mia molto fragile anima.” Sembra paradossale parlare di città e natura ma quest’ultima è l’architetto primo, ed è sempre stato così; la tipologia edilizia e il tipo architettonico, non la forma che ne è una diretta conseguenza, appunto nascono dai materiali del luogo in cui viene costruita l’opera architettonica. Non è un caso se il calcestruzzo armato è stato, più che inventato, scoperto dagli antichi romani che vivevano in una territorio fatto di polveri laviche, la pozzolana ovvero la parte legante del calcestruzzo; e sempre non a caso Leonardo da Vinci ha lavorato alla progettazione del naviglio, opera di ingegneria civile, disciplina “cugina” dell’architettura e fondamento dell’urbanistica, per trasportare la sabbia del Ticino necessaria all’edificazione di una città nuova, Milano. La deriva tecnologica della progettazione senza coscienza della tecnica costruttiva è un abbaglio estremamente pericoloso per l’architettura; troppo spesso un facile stratagemma di captatio benelevontiae delle masse inadeguate sotto il profilo culturale. Si tratta di una standardizzazione che riduce ogni intervento alla replica del medesimo gesto, certamente rapido proprio come i tempi odierni ma altrettanto impersonale e, non di rado, decontestualizzato. Proprio come nei primi anni del novecento Adolf Loos, nel suo capolavoro dal titolo non casuale “Parole nel vuoto”, denunciava l’attitudine del tempo al decoro piuttosto che allo studio della contestualizzazione dell’architettura sua contemporanea, così un secolo più tardi si potrebbe accusare questa tendenza autoreferenziale alla sostituzione dell’idea con il semplice utilizzo della tecnologia. Enormi contenitori, volumi edilizi vitrei, vengono costruiti senza alcun rapporto con la città o l’ambiente circostante tanto da divenire replicabili in qualsiasi altro contesto a mo’ di “copia-incolla”. Il computer d’altronde ormai esegue tutto, tracciare una linea sullo schermo equivale alla costruzione di un muro, vero, reale tangibile, così la linea curva e le sue molteplici possibilità la fanno da padrone per eseguire la scelta egocentrica del committente e poi dell’architetto. La tecnologia per quanto riguarda la progettazione deve essere strumento, non idea; deve essere mezzo e non fine. La comodità con

one hundred meters or maybe fifty. I don’t know very well. Those mountains of identical rooms frighten me because it seems to me that up in those mountains there is very little pity for the people who have to climb them. Sometimes I meet up with huge sculptures, a bit like Antoine Pevsner’s ones but huge, the size of a house, and sometimes I also meet with acrobatic engineering works. This is how they call them. Rarely I do meet up with architecture that tries to carefully wrap my body and my very fragile soul.” It seems ironic to talk about cities and nature, but the latter is the first architect, and it has always been this way; the construction typology and the architectural type, but not the shape which is its direct result, stem from the local materials of where the architectural work is built. It is no coincidence that reinforced concrete was discovered rather than invented by the ancient Romans who lived in a territory made of volcanic ash, the Pozzolan, which is the binding agent of concrete; and not surprisingly Leonardo da Vinci worked on the design of the naviglio, a civil engineering work, a “cousin” discipline of architecture and the foundation of urban planning, in order to transport the sand of the Ticino, necessary for the construction of a new city, Milan. The technological drift of design, without awareness of the construction method, is an extremely dangerous blunder for architecture; too often it is a simple technique of captatio benevolentiae of the culturally inadequate audience. It is a standardization that reduces any action to the replica of the same gesture, certainly fast just like modern times, but equally impersonal and frequently out of context. Just as in the early years of the twentieth century Adolf Loos, in his masterpiece with the nonrandom title “Ins Leere Gesprochen”, denounced the inclination towards decorum rather than towards the study of the contextualization of its contemporary architecture, so a century later it could to accuse this self-referential tendency to replace the idea with the simple use of technology. Huge containers, glassy building volumes, are built without any relationship with the city or the surrounding environment so as to become replicable in any other context with a “copy-paste”. On the other hand, the computer now does everything, drawing a line on the screen is equivalent to building a wall, a real one, real tangible, so the curved line and its multiple possibilities are the masters to carry out the self-centered choice of the client and then of the architect. Technology as regards design must be a tool, not an idea; it must be the middle and not end. The convenience with which some designers rely on the contribution of the now indispensable computer advocating constructive progress which then, in addition to the visionary patina labeled as Design 2.0, reveal to be made made with completely conventional systems. The genius lies in using an instrument like this one to achieve a purpose, not in designing a building for pure scenography. From certain dreams, you know, monsters are born. Yet technology as a tool for verifying and controlling the climatic aspects of the place where you live is now indispensable for well-being, and that healthy technology, architectural design pre-

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cui alcuni progettisti si affidano all’apporto del computer ormai indispensabile propugnando progressi costruttivi che poi, oltre alla patina visionaria etichettata come Design 2.0, rivelano di essere realizzati con sistemi del tutto convenzionali. Il genio risiede nell’utilizzare uno strumento come tale per raggiungere uno scopo non nella progettazione un edificio per pura scenografia. Da certi sogni, si sa, nascono mostri. Eppure la tecnologia come strumento di verifica e controllo degli aspetti climatici del luogo in cui si vive è ormai indispensabile per il benessere e quella la tecnologia sana, la progettazione architettonica la prescinde e ne viene integrata, come un’evoluzione dell’ambientalismo ante litteram dell’architettura organica promulgata da F. L. Wright nell’America dei maledetti architetti di Tom Wolfe, così la storia si ripete in turbini sempre più rapidi. Rimane sostanziale e senza eccezione il fattore economico, una corretta progettazione abbatte i costi di realizzazione dell’organismo architettonico e successivamente di gestione. La sostenibilità finanziaria ed ecologica è una parte fondamentale di questa che definiamo Architettura Km 0; dal semplice studio dei materiali si può abbattere la dispersione termica, con l’ingegneria si devono edificare costruzioni antisismiche e con la domotica si sopperisce al bisogno di sicurezza e tecnologia quotidiana. Per dare un’idea tangibile e conosciuta ai più del potenziale del nostro mestiere basta evocare una favola economica che ogni anno si ripete: il meraviglioso Salone del Mobile di Milano, la fiera di design più importante del mondo è stata generativa della nuova epoca della “Milano da bere” che vive nella e della magnetica città meneghina. Questa può essere la forza delle idee ma le nuove idee derivano da coscienza della conoscenza e dalla propria storia. Ma la storia dell’aspirazione al bello e al giusto è anche stata costruita da fatti di ingratitudine e di grandi scontri, tutti siamo a conoscenza del fatto che nel 1517 Leonardo da Vinci, ormai anziano, decise di lasciare l’Italia ed esiliarsi in Francia perché vedeva non apprezzato il suo talento nell’ambiente in cui viveva e lavorava ed ora, cinque secoli dopo, alcuni giornalisti d’oltralpe lo hanno definito “genio francese”. Questo è anche il potere che il rapporto tra progettista e committenza ha di definire le sorti di un progetto. Attila, sì Attila, colui che leggenda narra “dove passa non cresce più l’erba”, abitava in cima a una collina circondata da torri di guardia in una casetta di legno un po’ più grande di quelle del circondario. Nei pressi si trovavano delle rudimentali terme, l’idea di costruirle era stata avanzata da un architetto romano, dallo spirito ben più elegante e raffinato del rozzo barbaro, che era stato sequestrato durante un tafferuglio. Lo schiavo architetto con infinita difficoltà si era fatto inviare del materiale dall’Italia sperando in questo modo di ottenere la libertà; Attila piuttosto, per ricompensa, lo nominò bagnino. Ironia della sorte…

scinds it and is integrated into it, as an evolution of the ante litteram environmentalism of the organic architecture promulgated by F.L. Wright in the America of the cursed architects of Tom Wolfe, so history repeats itself in ever faster swirls. The economic factor remains essential without any exception, correct planning reduces the construction costs of the architectural body and subsequently of management. Financial and ecological sustainability is a fundamental part of what we call Km 0 Architecture; by simply studying the materials, heat loss can be reduced, with engineering earthquake-proof constructions must be built and with home automation, the need for every-day security and technology is met. To give to the people a tangible and known idea of the potential of our work, it is enough to evoke an economic fairy tale that is repeated every year: the wonderful Milan Furniture Fair, the most important design fair in the world was the generative of the new era of the “Drinking Milan” that lives in and the magnetic city of Milan. This may be the strength of ideas but new ideas derive from knowledge and consciousness of one’s own history. But the history of aspiration to the beauty and the righteous was also built by facts of ingratitude and great clashes, we are all aware of the fact that in 1517 Leonardo da Vinci, already old, decided to leave Italy and exile himself in France because he saw his talent not appreciated in the environment in which he lived and worked and now, five centuries later, some journalists from across the Alps have called him “French genius”. This is also the power that the relationship between the designer and the client has to defining the fate of a project. Attila, yes Attila, the legend tells “where he passes the grass no longer grows”, lived on top of a hill surrounded by watchtowers in a wooden house a little larger than those in the neighborhood. Nearby were some rudimentary spas, the idea of building them came from a Roman architect, with a much more elegant and refined spirit than the crude barbarian, who got kidnapped during a scuffle. The slave architect with infinite difficulty had material sent to him from Italy hoping to obtain freedom in this way; while Attila, as a reward, named him lifeguard. Irony of fate... (1) Aldo Rossi, “The architecture of the city” 1978 (2) Rem Koolhaas - “Junkspace” 2001

(1) Aldo Rossi, “L’architettura della città” 1978 (2) Rem Koolhaas - Città generica, “Junkspace” 2001

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Una Passeggiata Tra Le Stelle:

Montblanc Invita Alla Riconnessione Con Il Nostro Pianeta A walk among the stars: Montblanc Invites to Connect with Our Planet

Montblanc Starwalker 2019 Resin Fountain pen 118845

In occasione del restyling della collezione Montblanc StarWalker, l’ex astronauta Leroy Chiao racconta la sua esperienza di riconnessione con il Pianeta Blu visato dallo spazio.

On the occasion of the Montblanc StarWalker collection restyling, the ex-astronaut Leroy Chiao talks about his experience of reconnecting with the Blue Planet seen from space.

Houston, 11 Giugno 2019 - Alla vigilia del cinquantesimo anniversario dal primo allunaggio, Montblanc ha presentato il restyling della collezione StarWalker e la nuova campagna che invita alla riconnessione con il nostro pianeta. Attraverso i disegni dell’illustratore Coreano Jaehoon Choi, Montblanc ha catturato il momento di sorpresa vissuto dall’astronauta Leroy Chiao quando, ammirando la Terra dallo spazio, provò un’inaspettata nostalgia di casa.

Houston, June 11, 2019 - On the eve of the fiftieth anniversary of the first moon landing, Montblanc presented the restyling of the StarWalker collection and the new campaign that calls for reconnection with our planet. Through the designs of the Korean illustrator Jaehoon Choi, Montblanc captured the moment of surprise lived by astronaut Leroy Chiao when he felt, while admiring the Earth from space, an unexpected longing for home.

L’evento si è svolto in una scenografica struttura geodetica illuminata di blu che rappresentava la Terra vista dallo spazio e ricordava la cupola dello strumento da scrittura StarWalker. Gli ospiti internazionali, tra cui Hugh Jackman, Diane Kruger, Winnie Harlow e Charles Melton, si sono uniti a Nicolas Baretzki e all’Ambassador della campagna #Reconnect2TheWorld Leroy Chiao, ex-astronauta e comandante della Stazione Spaziale Internazionale, che ha raccontato le emozioni dei suoi quattro viaggi nello spazio.

The event took place in a spectacular blue-lit geodesic structure that represented Earth seen from space and recalled the dome of the StarWalker writing instrument. International guests, including Hugh Jackman, Diane Kruger, Winnie Harlow and Charles Melton, joined Nicolas Baretzki and #Reconnect2TheWorld campaign ambassador Leroy Chiao, ex-astronaut and commander of the International Space Station, who described what he felt during his four journeys into space.

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Avendo trascorso 229 giorni nello spazio nel corso di quattro missioni, Leroy Chiao è uno dei pochi ad aver sperimentato l’immensità dello spazio e ad essere stato testimone della fragilità della Terra. L’ex-astronauta è appassionato degli strumenti da scrittura Montblanc sin da quando era studente, sua moglie gli regalò una penna personalizzata in occasione della sua quarta missione. In una serie di storie illustrate con una StarWalker, l’astronauta condivide le sensazioni che ha provato in passato nel guardare la Terra e la sua ipnotica Aura blu dalle stelle. “Mentre orbiti intorno alla terra, realizzi la maestosità del nostro Pianeta Blu, la nostra casa”, spiega. “La terra è viva, lo capisci davvero quando guardi per la prima volta il nostro pianeta dall’alto.” “Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario dell’allunaggio. Come Leroy, la maggior parte degli astronauti che hanno avuto l’opportunità di vedere la terra dallo spazio condividono la stessa sensazione unica: la maestosità del nostro pianeta è difficile da descrivere. Ecco perché abbiamo deciso di adottare una prospettiva unica guardando verso il pianeta dall’immensità dello spazio. La collezione StarWalker è ricca di innovazione, progettazione e modernità. Questa linea di prodotti, così come

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Having spent 229 days in space over four missions, Leroy Chiao is one of the few to have experienced the immensity of space and witnessed Earth’s fragility. The ex-astronaut has been passionate about Montblanc writing instruments since he was a student, his wife gave him a personalized pen on the occasion of his fourth mission. In a series of illustrated stories with a StarWalker, the astronaut shares the feelings he experienced in the past while looking at Earth and at its hypnotic blue Aura from the stars. “As you orbit the earth, you realize the majesty of our Blue Planet, our home,” he explains. “The earth is alive; you really understand it when you look at our planet for the first time from above.” “This year recurs the fiftieth anniversary of the moon landing. Like Leroy, most astronauts who have had the opportunity to see Earth from space share the same unique feeling: the majesty of our planet is difficult to describe. That’s why we decided to adopt a unique perspective looking towards the planet from the immensity of space. The StarWalker collection is full of innovation, design and modernity. This line of products, as well as this new campaign, reminds us that we must love and take care of our planet”, states Nicolas Baretzki, CEO of Montblanc International.

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STARWALKER

questa nuova campagna, ci ricorda che dobbiamo amare e prenderci cura del nostro pianeta”, afferma Nicolas Baretzki, CEO di Montblanc International. La nuova collezione StarWalker esprime il desiderio di sentirsi parte di una delle avventure più misteriose e potenti del genere umano: l’esplorazione dello spazio. La pregiata resina nera dello strumento da scrittura richiama la volta celeste, mentre la cupola traslucida evoca la terra che sorge sopra l’orizzonte lunare per ricordarci di apprezzare la maestosità del nostro Pianeta. Il cappuccio e il corpo rivestiti in platino rappresentano l’astronauta. La clip angolare e la cupola richiamano la forma di un razzo spaziale, mentre il meccanismo a vite del cappuccio sul lato anteriore e sul cono ricorda un astronauta che fissa il suo casco alla tuta spaziale prima di partire per lo spazio. La collezione StarWalker include un’edizione in Pregiata Resina nera con dettagli in metallo a contrasto, un’edizione Doué con corpo in resina nera e cappuccio o parte anteriore in metallo e un’elegante versione Full Metal. Ogni edizione è disponibile nella versione Stilografica, Penna a Sfera e Fineliner. La collezione è arricchita con un taccuino e una custodia per penna con l’immagine della Terra vista dallo spazio. La terra è stampata su pelle metallica lucida per un effetto tridimensionale e scintillante.

The new StarWalker collection expresses the desire to feel part of one of the most mysterious and powerful adventures of mankind: space exploration. The precious black resin of the writing instrument recalls the celestial sphere, while the translucent dome evokes the earth rising above the lunar horizon, to remind us to appreciate the majesty of our Planet. The platinum-coated cap and body represent the astronaut. The corner clip and the dome recall the shape of a space rocket, while the screw mechanism of the cap on the front and on the cone resembles an astronaut fixing his helmet to the space suit before leaving for space. The StarWalker collection includes an edition in black precious resin with contrasting metal details, a Doué edition with black resin body and metal cap or metal front, and an elegant Full Metal version. Each edition is available in the Fountain Pen, Ballpoint Pen and Fineliner version. The collection is enriched with a notebook and a pen case with the image of the Earth seen from space. Earth is printed on shiny metallic leather for a three-dimensional and sparkling effect. Telling the fabulous story of space exploration, the StarWalker collection inspires us to reconnect with our planet. A tribute to its splendor and its preciousness.

Raccontando la favolosa storia dell’esplorazione dello spazio, la collezione StarWalker ci ispira a riconnetterci con il nostro pianeta. Un omaggio al suo splendore e alla sua preziosità.

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di/by REDAZIONE GENIUS

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N EX A L A PAS S IONE AL SERV IZIO D EL L’ EL E GANZA E DEL LUSSO NEXA: PASSION AT THE SERVICE OF ELEGANCE AND LUXURY

“Circa trent’anni fa, durante un soggiorno di studio in Francia, divenni l’assistente dell’organizzatore di un evento al Palazzo dei Principi di Monaco, Monte-Carlo” si racconta Gilda Zaffagnini “Adoravo l’idea di accogliere gli ospiti in quegli ambienti prestigiosi, e mi dissi che “da grande” volevo fare proprio quello, organizzare eventi bellissimi e indimenticabili! Dopo un periodo di formazione tra New York e Londra, decisi di trasformare la mia passione in una vera e propria professione, scelsi Venezia come sede prediletta e fondai Nexa”.

Nel tempo NEXA è cresciuta, con nuove idee, risorse e competenze. Siamo oggi un gruppo di cinque professioniste piene di passione, dove ognuna contribuisce a rendere la società vitale ed efficiente. Il successo di Nexa, nel consolidare alcuni top client internazionali, è sinonimo di corrette strategie, anche per le esigenze più particolari, perché cerchiamo di guidare lo sviluppo del progetto, e la realizzazione dell’evento, con l’obiettivo di superare le aspettative dei nostri clienti e quelle dei loro ospiti. Organizziamo gli eventi nel massimo rispetto di soluzioni personalizzate per garantire gli obiettivi della comunicazione che ci viene affidata. Genius People Magazine

“Nexa’s story began about thirty years when, during a study period in France, I was offered the opportunity to work with the organiser of an event at the Prince’s Palace in Monaco, Monte Carlo” says Gilda Zaffagnini. “I fell in love with the idea of welcoming guests in such a prestigious milieu and decided there and then that that was exactly what I wanted to do when I “grew up”: organize beautiful and unforgettable events! After graduating and spending some time in New York and London I decided to turn my passion into a real profession. I founded Nexa and based its headquarters in Venice”.

Over time, Nexa acquired considerable know how, new skills and resources, putting together a group of five talented professionals each contributing her expertise to make this company vital and efficient. Nexa’s success in consolidating and building loyalty in its top international clients is synonymous with correct strategies, even in case of the most particular requests, because we try to guide the development of the project and the realization of the event, with the aim of exceeding the expectations of our clients and those of their guests. We organize events with the utmost respect for customized solutions to guarantee the expected corporate communication goals are achieved. Issue 13


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Venezia è la sede privilegiata: i luoghi, le attività, le tradizioni e le relazioni sono il nostro patrimonio. Siamo certe che la vocazione internazionale di questa città valorizzi ogni partecipazione, e lavoriamo con Venezia per tradurre il desiderio di ogni cliente in una strategia vincente. L’11 maggio scorso, Venetian Heritage, grazie al sostegno di Maison Dior, ha organizzato il Tiepolo Ball al Palazzo Labia di Venezia. Il Tiepolo Ball nasce come rievocazione dell’iconico “Ballo del Secolo” realizzato dal collezionista d’arte Charles Beistegui nel 1951. Nel 2019 Venetian Heritage con Dior ha voluto ricreare quello straordinario evento e a Nexa è stata affidata la regia. Abbiamo quindi messo in campo il fior fiore delle nostre relazioni e dei nostri fornitori. Il sipario si è aperto con uno spettacolo di danza contemporanea, all’esterno del palazzo, sul Canal Grande, mentre i nostri steward in mantello nero e “bauta” (tipica maschera veneziana), hanno accolto gli ospiti, tutti in costume storico. All’entrata del palazzo, decorato con mobili e arredi d’epoca, piante di aranci e limoni riempivano l’aria di fragranze esotiche, personaggi “favolosi” passavano tra gli ospiti con eleganza, un quartetto classico suonava, mentre nei bar si serviva lo champagne. La cena di gala si è svolta nelle sale settecentesche del piano nobile: dieci sale, diciassette tavoli, tovaglie Fortuny, argenti, ceramiche, oggetti d’antiquariato, candele, tripudi di fiori e frutta sui tavoli, divisi per tema e colore. Pura magia! Amiamo offrire ai nostri ospiti il privilegio di vivere scenari inediti, affascinanti e ricchi di storia. È così che il palazzo d’epoca sconosciuto ai più, diviene la lussuosa cornice per un convegno internazionale, la struttura più avveniristica si rivela la quinta perfetta per una cena di gala, il museo diventa location d’eccezione per un evento aziendale esclusivo e, infine, il giardino nascosto o l’atelier dell’artigiano-artista il contesto più intimo per un itinerario speciale. I nostri itinerari sono “esperienze” che disegniamo e organizziamo per scoprire la città e la sua cultura. Adoriamo la Venezia che lavora, ci piace accompagnare i nostri ospiti nelle botteghe degli artigiani, in un mondo che ancora profuma di antico e dove nascono capolavori irripetibili. La nostra ricerca è continua, per una città che è opera del genio creativo dell’uomo e che conserva nel lavoro dei maestri artigiani la ricchezza delle sue tradizioni. Alcuni grandi brand tra cui Bulgari, Estée Lauder, La Mer, Louis Vuitton, Fendi, hanno scelto Nexa per offrire ai propri ospiti “esperienze” Genius People Magazine


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Venice in itself is the ideal venue: the locations, activities, traditions, and relations are our unique heritage. Certain that the international vocation of the city will highlight any presence and participation, we work with Venice to translate the client’s blueprint into a winning strategy.

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On May 11th of last year, thanks to the support of Maison Dior, Venetian Heritage organized the Tiepolo Ball at Palazzo Labia in Venice. The Tiepolo Ball was to be a re-enactment of the iconic “Ball of the Century” created by art collector Charles de Beistegui in 1951. In 2019, together with Dior, Venetian Heritage decided to recreate that extraordinary event, and we were entrusted with the production. We therefore put together the best of our relations and suppliers, and got to work on the project. The curtain opened with a contemporary dance show, outside the palace, in front of the Grand Canal, while our stewards, in black cloaks and “bauta” masks, welcomed the guests, all strictly wearing historical costumes. At the entrance of the palace, decorated with antiques, orange and lemon trees filled the air with exotic fragrances, “fairy tale” characters elegantly strolled among the guests, a string quartet played, while champagne was served from the bar station. The gala dinner took place in the eighteenth-century rooms of the first noble floor; 10 rooms, 17 tables, Fortuny tablecloths, dazzling sterling silver, ceramics and antiques, a blaze of colours with flowers and fruit displays on the tables divided by theme and colour – pure magic!

We love to offer our guests the privilege of experiencing venues that are unusual, fascinating and rich in history. This is how the historical residence, unknown to most, becomes the luxurious setting for an international conference, the most futuristic architecture proves to be the perfect backdrop for a gala dinner, the museum becomes an exceptional location for an exclusive corporate event and the hidden garden or the workshop of the craftsman-artist is the most intimate context for a special itinerary. Our itineraries are “experiences” that we design and organize to help our clients discover the city and its culture. We love the Venice that works, we like introducing our guests to the artisans’ workshops, a world that still smells of ancient times and where unrepeatable masterpieces are created. Ours is an ongoing research, in a city that is the work of man’s creative

Evento Dior - Photo Credit: Giorgio Schiarato, Partner: Your Event Venice Genius People Magazine

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dove lusso significa ricerca di contenuti originali e massima cura della forma e delle attività operative. La Mer ha invitato a Venezia un gruppo di influencer per celebrare la Creme de la Mer. Trasformazione è l’esperienza quotidiana che La Mer propone con i suoi prodotti ed è il concetto sul quale abbiamo creato il programma. Quale miglior simbolo della trasformazione se non la maschera e i suoi segreti? È stato un percorso affasciante: vedere come nasce una maschera da stracci e carta pesta, toccarla, decorarla indossarla mentre il maestro artigiano ne racconta la storia millenaria, ha tutto il fascino della seduzione che l’ha resa famosa nel mondo. Con Bulgari abbiamo esplorato le isole della Laguna, un labirinto di percorsi millenari dove la gente già praticava la caccia, la pesca, l’agricoltura, prima che Venezia nascesse. Ci siamo fermati a Mazzorbo per scoprire il vino di Venezia e celebrare l’inizio delle nostre “Wineroads”. Sull’isola, la famiglia Bisol di Valdobbiadene ha recuperato un antico vitigno del XV secolo, ha creato la tenuta Venissa e ridato vita a un’oasi naturale di bellezza e biodiversità. Come diceva Eleanor Roosevelt “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”, e noi abbiamo deciso di investire nella bellezza del sogno per eccellenza: il matrimonio. Perché abbiamo accettato la sfida di organizzare matrimoni? Perché non nasciamo wedding planner, perché amiamo pensare che la nostra esperienza professionale e umana possa essere messa al servizio dell’organizzazione del giorno più bello, in un’armonia perfetta tra creatività e cura impeccabile di ogni particolare.

genius and which preserves the richness of its traditions in the work of master craftsmen. Luxury brands like Bulgari, Estée Lauder, La Mer, Louis Vuitton, Fendi, have chosen Nexa to offer their guests “experiences” where luxury means the search for original content and the utmost care for form and operational activities. La Mer invited a group of influencers to Venice to celebrate Creme de la Mer. Transformation is the daily experience that La Mer offers with its products and the concept on which we based our design. What better symbol of transformation than the mask and the secrets it hides? It was a fascinating journey: witnessing how a mask comes to life starting from humble materials like rags and paper mache, touching it, decorating it, wearing it while the master craftsman tells its thousand-year long history, has all the charm of the seduction that made it famous in the world. With Bulgari we explored the islands of the Lagoon, a watery world where people had been practicing hunting, fishing, and agriculture well before Venice was born. We stopped in Mazzorbo to discover the wine of Venice and celebrate the beginning of our “Wineroads”. On the island, the Bisol family of Valdobbiadene has reclaimed an ancient 15th century vineyard, created the Venissa estate and revived a natural oasis of beauty and biodiversity. As Eleanor Roosevelt once said, “The future belongs to those who believe in the beauty of their dreams”, and we decided to invest in the beauty of the ultimate dream – a fairytale wedding. Why did we accept the challenge of organizing weddings? Because we did not start out as wedding planners, because we love to think that our professional and human experience can be put at the service of the happiest day ever, in a perfect harmony between creativity and impeccable attention to every detail.

Team Nexa - Photo Credit: Giulia Barcaro, Location: Palazzo Barovier e Toso

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CONTINI GALLERIA D’ARTE

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Fernando Botero Galleria d’Arte Contini

Mario Arlati Galleria d’Arte Contini


FERNANDO BOTERO

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Fernando Botero Fernando Botero (Medellìn, 1932) è un pittore e scultore figurativo colombiano. La sua inconfondibile cifra espressiva l’ha reso uno degli artisti più conosciuti e amati dal pubblico di tutto il mondo. Da più di vent’anni Botero è rappresentato in Italia dalla Galleria d’Arte Contini di Venezia e Cortina d’Ampezzo, che si è fatta promotrice della fruibilità delle opere dell’artista nel nostro paese grazie ad un importante collezione dei suoi capolavori e prendendo parte alla realizzazione di diverse iniziative di grande rilevanza artistica e culturale. Tra queste ricordiamo “Fernando Botero: Sculture, Disegni, Dipinti”, una delle prime mostre dedicate all’artista in Italia, presentata nel 2002 presso la Galleria Contini di Venezia. Segue nel 2003 “Botero a Venezia: Sculture e Dipinti”, mostra storica che, accanto alle opere pittoriche di grandi dimensioni esposte a Palazzo Ducale, “invade” il centro storico di Venezia con venti sculture monumentali in bronzo, collocate nei principali Campi e lungo il Canal Grande. Tra le più importanti iniziative di risonanza internazionale si annovera poi “Fernando Botero. Gli ultimi quindici anni”, ospitata nel 2005 a Roma, Museo di Palazzo Venezia, dove viene presentato in anteprima mondiale il famoso ciclo di opere che denuncia l’orrore delle torture commesse nel carcere di Abu Ghraib. Un’altra importante esclusiva assoluta è stata la mostra “Gente del Circo”, che ha visto esposta per la prima volta nel 2007 a Palazzo Reale a Milano una delle serie più celebri di Botero, dedicata all’atmosfera magica e colorata del mondo circense. Quello del circo è un universo variopinto e spettacolare, fatto di energia, eccessi, colpi di scena e suspense e Botero ne cattura tutta la poesia attraverso gli splendidi ritratti dei tanti personaggi che ne sono protagonisti: funamboli, domatori di animali, trapezisti, equilibristi e clown malinconici. Ed ecco che ritroviamo le sue figure bonarie ed abbondanti in punta di piedi su un filo, in un equilibrio precario tra realtà e fantasia, volteggianti con grazia sopra le teste del pubblico che le guarda a bocca aperta. Nello spazio espositivo della Galleria Contini di Venezia potete ammirare lo splendido dipinto Circus Girl with a Horse che presenta una domatrice fiera e muscolosa con alle spalle il proprio cavallo. Appar-

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Fernando Botero (Medellin, 1932) is a Colombian figurative painter and sculptor. His unique style has made him one of the most renowned and beloved artists in the world. The Contini Art Gallery has been representing Botero for more than twenty years, promoting his work through the showcase of an important collection of his masterpieces, as well as by taking part in the organisation of several cultural and artistic initiatives. Among these, we recall “Fernando Botero: Sculptures, Paintings, Drawings”, one of the first exhibition in Italy devoted to the artist, presented in 2002 at the Contini Art Gallery in Venice. This was followed in 2003 by the historic exhibit “Botero in Venice: paintings and sculptures” with the display of large-scale paintings in the Sala del Piovego at Palazzo Ducale and featuring an outdoor display of twenty monumental sculptures in bronze around the city’s main squares and along the Canal Grande. Events of international importance include the exhibition “Fernando Botero. The Last Fifteen Years” held at Palazzo Venezia in Rome in 2005, unveiling to the world a preview of his body of 170 works denouncing Abu Ghraib torture; and “Circus People” displayed at Palazzo Reale in Milan in 2007, presenting for the first time to the public one of Botero’s most popular and acclaimed series, dedicated to the magic and coloured world of Circus. This colourful and spectacular universe is made of energy, excess, twists and suspense and Botero succeeds in capturing all its magic through the beautiful portraits of its many characters: acrobats, animal trainers, trapeze artists, tightrope walkers and sad clowns. We watch his typical debonair and bulky figures walking on tiptoes on a rope, in precarious balance between reality and fantasy, gracefully hovering above the heads of the open-mouthed audience. The important collection of Botero’s masterpieces on display at the Contini Art Gallery in Venice includes the beautiful painting Circus Girl with a Horse, presenting a strong female animal trainer with her horse. The Pierrot, painted in watercolour, also belongs to the same series, in which the male figure is portrayed sitting on a chair with an enigmatic, inscrutable gaze, starring off into space while holding a small apple in his hand.

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GALLERIA CONTINI - ARTE

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Musician, 2016,olio su tela/oil on canvas, cm 99x79

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Pierrot, 2008, acquarello su tela/ watercolour on canvas, cm 114x95

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tiene a questo ciclo pittorico anche l’opera ad acquarello Pierrot, in cui è ritratta una figura maschile che posa seduta, con lo sguardo perso nel vuoto, enigmatico ed imperscrutabile, mentre regge in mano una piccola mela. L’importante selezione dei capolavori dell’artista presso le Gallerie Contini comprende dipinti, sculture e disegni sia su tela che su carta. Una delle opere più recenti è il dipinto Musician, realizzato da Botero nel 2016. La rotondità generosa di questa figura maschile invita il nostro occhio a percorrerne le linee morbide e le superfici abbondanti, rese impalpabili dai colori tenui che l’artista ha steso sulla tela a pennellate leggere. La maestria di Botero si fa apprezzare anche nei disegni a carboncino, dove protagonista indiscussa è la linea decisa tracciata dall’artista alla ricerca della forma perfetta. Nell’opera Dancers due figure danzano leggere con slancio e abbandono, guardandosi intensamente negli occhi. L’energia e l’armonia generate dallo sguardo e dall’abbraccio dei due personaggi ce ne fanno dimenticare il volume ingombrante, mentre le immaginiamo volteggiare sensuali e appassionate sulle note incalzanti di un Tango Argentino. Lo stile peculiare e distintivo dai volumi dilatati con cui Botero firma tutte le sue opere non riguarda solo i soggetti rappresentati, ma anche gli oggetti protagonisti delle sue nature morte, i paesaggi, le architetture urbane e gli interni domestici, fino alle tante opere omaggio ai grandi maestri dell’arte, quali Velázquez, Goya, Rubens, Mantegna, Piero della Francesca, Caravaggio, Manet, Renoir, …. Appartiene infatti ai primissimi esordi pittorici l’opera oggi celebre Natura morta con mandolino del 1957, in cui Botero adotta per la prima volta l’espediente dell’esasperazione dei volumi. Il tema della natura morta rimane una costante importante in tutta la carriera dell’artista; ne ritroviamo un bellissimo esemplare nel dipinto di grandi dimensioni Violin on Chair realizzato nel 2005. Tutta la produzione artistica di Botero, sin dagli esordi fino alle opere più recenti, è da sempre accompagnata da un’ironia indulgente che permette all’artista di fornire un commentario della società puntuale e sagace, affrontando tematiche anche scomode in modo elegante, pungente e mai volgare, attraverso quel suo linguaggio personalissimo che non manca mai di affascinare e coinvolgere.

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This collection comprises works on various themes and in different media including paintings, sculptures and drawings both on canvas and on paper. One of the most recent painting is the Musician, created by Botero in 2016. The generous roundness of this male figure invites our eye to follow its soft lines and abundant surfaces, made impalpable by the soft colours that the artist has spread on the canvas with light brushstrokes. Botero’s skill is also appreciable in charcoal drawings, where the undisputed protagonist is the bold line drawn by the artist in search of the perfect shape. In the artwork Dancers two figures dance lightly with enthusiasm and abandon, looking intensely into each other’s eyes. The energy and harmony generated by the gaze and embrace of the two characters, make us forget the bulky volume, while we imagine them sensual and passionate twirling on the pressing notes of an Argentinian Tango. The peculiar and distinctive style with the dilated volumes, with which Botero signs all his works, does not only concern the subjects represented, but also the protagonist objects of his still lifes, landscapes, urban architecture and domestic interiors, up to the many artworks in tribute to great masters of art, such as Velázquez, Goya, Rubens, Mantegna, Piero della Francesca, Caravaggio, Manet, Renoir, and others. His life-long exploration of volume began at the early stage of his career, while realising the famous work Still Life with Mandolin, in 1957. The still life has been a constant and consistent theme in all his work ever since; a magnificent example is the large-scale painting Violin on Chair, realised in 2005. All Botero’s artistic production, from the beginning to the most recent works, has always been accompanied by an indulgent irony that allows the artist to provide an accurate and sagacious commentary on society, addressing even uncomfortable issues in an elegant, pungent and never vulgar way, through that personal language that never fails to fascinate and involve the viewer.

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FERNANDO BOTERO

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Circus Girl with a Horse, 2009, olio su tela/oil on canvas, cm 64x51

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Violin on Chair, 2005, oil on canvas/olio su tela, cm 165x123

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MARIO ARLATI

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Mario Arlati La materia, il colore, la manipolazione delle consistenze e delle sostanze sono per Mario Arlati anima e linguaggio della sua arte. Artista talentuoso e poliedrico si è ormai affermato nel panorama artistico contemporaneo attingendo dall’arte povera e dall’informale per consolidare il suo linguaggio schietto, immediato ma altrettanto intimo. Milanese di nascita, Arlati negli anni ’70 scopre la sua dimensione ad Ibiza, piccola isola delle Baleari, che diventerà fonte inesauribile d’ispirazione e sperimentazione. La scelta dei materiali, fondamentali per la creazione e la comprensione delle sue opere, si può definire ispirata dalle atmosfere solari dell’isola. Da ciò nascono i Muri, lavori nei quali l’attenzione dell’artista è incentrata sulla ricerca emozionale, scaturita dal colore e dalla capacità di questo di sollecitare la percezione visiva e sensoriale. Queste tele raffigurano dei monocromi materici: la tecnica sembra riprodurre l’aspetto ruvido, grezzo e crepato dei muri sferzati dal vento, corrosi dall’aria salmastra e dal sole, resi friabili e pastosi dal calore dell’ambiente naturale. È l’isola che influisce sulla vita dell’artista e sulle sue opere. I muri bianchi, blu, rossi, gialli, neri, nei quali la luce sembra filtrare e dai quali la potenza della natura e del colore sembrano fluire, rendono l’opera di Arlati una pittura carica di possibilità emotive, calda, intensa, che sembra quasi voler invitare lo spettatore a scrutare tra le crepe, tra gli spessori materici, entrando empaticamente in contatto con l’opera e con l’ambiente circostante che l’ha generata. La sua produzione artistica si sviluppa infatti attraverso una continua ricerca e trasformazione di una materia che assume un profondo valore comunicativo, spesso vitale e a tratti ludico evidente nelle sue serie Trapos e Incomplete Flags. Questi lavori consistono in assemblaggi di stracci, tessuti e tele, macchiati dal colore e dai pigmenti che seccandosi danno nuova forma e fascino alla materia la quale assume forme astratte o, nel caso delle Bandiere, citazioni quasi figurative ma sempre incomplete capaci, grazie alla loro immediata riconoscibilità, di rimandare all’ideale di popolo, di unione e di

The pictorial material, the colour, the manipulation of textures and substances are, for Mario Arlati, the soul and language of his art. Talented and multifaceted artist, he is well-known in the contemporary art scene thanks to his work inspired by the Arte Povera movement and informal art due to consolidate his direct, immediate but equally intimate and deep language. Born in Milan, Arlati discovers his personal dimension during the 70s in Ibiza, a small Balearic island, which will become an inexhaustible source of inspiration and experimentation. The choice of materials is fundamental for the creative process and essential for the understanding of his artworks, inspired by the sunny atmospheres of this island. This is the starting point of his masterpiece series called I Muri - The walls, in which the artist’s attention is focused on the emotional research, created by the colour and its ability to stimulate visual and sensory perception. These canvases represent material monochromes: the technique reproduces the rough, coarse and cracked appearance of the walls lashed by the wind, corroded by the sun and the salty air, made friable and pasty by the warmth of the natural environment. Therefore, the island does not only affect the artist’s life, but his artworks in the same way. The white, blue, red, yellow or black walls, in which the light seems to filter and from which the power of nature and colour seem to flow, make Arlati’s work full of emotional possibilities. These warm, powerful and intense paintings invite the viewer to observe the cracks and exploring the materials, empathically coming in contact with the work and with the surrounding environment that generated it. His artistic production develops through a continuous research and transformation of a specific material that takes on a deep communicative value, often vital and at times playful, evident in his Trapos and Incomplete Flags series. These artworks consist of assemblies of rags, fabrics and canvases, stained by colour and pigments which, by drying out, give new shape and charm to the material. As a consequence, the pictorial material takes on abstract forms or, in the case of the flags, both

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Mario Arlati, Potenza del Colore, 2016, tecnica mista su tela, cm 200x200

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Mario Arlati, Luz, 2011, tecnica mista su tela, cm 240X90

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cultura stimolando lo spettatore a divenire parte attiva dell’opera e chiamandolo a completarla con il proprio sguardo ed il proprio personale sentire. La ricerca empatica, sempre presente nelle opere di Mario Arlati, verte attorno all’interazione tra l’opera, l’ambiente e il fruitore. Ed è proprio l’importanza dell’interazione che lo ha spinto ad intraprendere ambiziosi progetti, in Italia e all’estero, che potessero farsi portavoce della sua poetica fatta di colori, materia e trasformazione. Ne è un esempio il progetto “Living Art”, del 2014, che vede interessato l’artista nella rivalutazione di un complesso abitativo nella periferia di Mosca. Arlati affresca interamente le facciate di questi grattacieli trasformandoli in opere d’arte, nobilitando e regalando una nuova identità ad un luogo che, contrariamente, ne risulterebbe privo. Il coinvolgimento dello spazio e dell’architettura nella realizzazione di un’opera d’arte fruibile e condivisibile da una moltitudine di persone lo spinge a confrontarsi con un altro spazio urbano, quello della città di Venezia che lo vede protagonista di due eventi consecutivi: “Art Light Flags”, tenutosi tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 e “Blame the Moon” (Tutta colpa della luna), nei primi mesi del 2019. Entrambe le installazioni prevedevano la proiezione sul campanile di San Marco di alcune opere dell’artista: nel primo caso si susseguivano le bandiere colorate che simboleggiavano il flusso eterogeneo e variopinto dei visitatori della città, mentre, in “Blame the Moon” abbiamo assistito alla celebrazione del cinquantesimo anniversario dell’uomo sulla luna. Affianco alle bandiere si alternavano immagini e riferimenti alla Luna, a Jules Verne ed ai suoi racconti d’avventura. Questa unione di elementi indaga lo spirito di scoperta, di esplorazione e l’esigenza primordiale di sperimentazione. Recentemente – nel novembre 2019 - Arlati è protagonista di un ulteriore riqualificazione urbana: l’affresco che omaggia Giotto a Palazzo dell’Arte di Padova. L’opera consiste in due imponenti affreschi posti all’ingresso del palazzo e visibili anche dall’esterno e quindi godibili e apprezzabili anche dalla collettività. Il senso della luce, il colore, la necessità di condividere e di unire caratterizza anche quest’ultima sfida dell’artista che evade dagli spazi museali per proiettarsi nello spazio urbano e vissuto delle città con lo scopo di creare una sintonia visiva e comunicativa capace di coinvolgere pubblico, arte e ambiente circostante.

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figurative and incomplete quotes. These creations, thanks to their immediate recognition, are capable of referring to the ideal of community, union and culture, stimulating the viewer to become an active part of the work and calling him to complete it with his own gaze and his personal feeling. The empathic research, always present in Mario Arlati’s artworks, deals with the interaction between the artwork, the environment and the observer. It is precisely the importance of interaction that prompted him to undertake ambitious projects in Italy and abroad that could be representative for his poetics made of colours, materials and transformation. One example is the 2014 “Living Art” project, which involved the artist in the re-evaluation of a housing complex in the suburbs of Moscow. Arlati completely frescoes the facades of some skyscrapers, transforming them into works of art, ennobling and giving a new identity to a place that would otherwise be devoid of it. The involvement of space and architecture in the creation of an artwork that can be used and shared by a multitude of people pushes him to confront with the urban space of the city of Venice, where Arlati has been the protagonist of two consecutive events: “Art Light Flags”, held between the end of 2018 and the beginning of 2019, and “Blame the Moon”, held in the first months of 2019. Both artistic installations included the projection of some of the artist’s works on the San Marco square bell tower. In “Art Light Flags” coloured flags slide to symbolize the heterogeneous and colourful flow of visitors, while “Blame the Moon” has been a celebration of the fiftieth anniversary of the first human being landing on the Moon with images of flags alternated with images and references to the Moon, Jules Verne and his adventurous stories. This union of elements investigates the spirit of discovery, exploration and the primordial need for experimentation. Recently - in November 2019 - Arlati was the protagonist of a further urban redevelopment: the fresco that pays homage to Giotto at the Palazzo dell’Arte in Padua. The work consists of two majestic frescoes placed at the entrance of the building and visible from the outside, enjoyable and appreciable by the community. The sense of light, the colour, the need to share and unite also characterizes the artist’s latest challenge which escapes from museum spaces to project into the urban space of cities with the aim of creating a visual and communicative harmony capable of involving the public, art and the surrounding environment.

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Mario Arlati, Rosso/Red/Rojo, 2012, tecnica mista su tela, cm 240X140

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Mario Arlati, Azul, 2002, tecnica mista su tela, cm 50x50

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PERFORMANCE EFFICIENCY


DRIVE PRECISION La nuova tecnologia in carbonio T-Drive connette il gambetto allo scafo, creando un braccio di leva più lungo rispetto ai tradizionali scarponi da sci. Questo consente: • Transizioni più veloci da uno spigolo all’altro. • Aumento della potenza laterale e della stabilità. • Controllo preciso sugli spigoli in discesa.

PERFORMANCE EFFICIENCY La tecnologia T-Drive collega il gambetto allo scafo in maniera più efficace e resistente, al fine di sostenere la flessione dello scarpone evitandone la deformazione plastica. Questo si traduce in una minore dissipazione dell’energia e in una trasmissione più efficace della potenza.

ENHANCED COMFORT Il nuovo Mach1 MV risulta più comodo sotto molteplici aspetti. La tecnologia T-Drive offre un flex progressivo indipendentemente dalla temperatura, mantenendo la forma dello scarpone invariata per un fit più consistente. Il T-Drive, inoltre, permette di utilizzare plastiche più morbide, che facilitano ingresso e uscita dallo scarpone senza comprometterne le prestazioni.

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FREE PRESS - ISSUE 13

Alessandro Benetton: Sport e lavoro, un binomio vincente

Alessandro Benetton SPORT E LAVORO, UN BINOMIO VINCENTE

ALESSANDRO BENETTON

13

SPORT E LAVORO, UN BINOMIO VINCENTE FREE PRESS - ISSUE 13

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Genius 13 - Cover Alessandro Benetton  

Genius People Magazine, una rivista di affari e lifestyle da leggere e collezionare.

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