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Step by step a Corviale Raccolta di racconti microbonsai a cura di Dario Amadei e Elena Sbaraglia


Introduzione Un libro, questo, nato dalla voglia di raccontare insieme delle storie. Delle persone, piene di entusiasmo, hanno partecipato al seminario sulla tecnica Step by step di Dario Amadei, che si è svolto alla biblioteca Renato Nicolini di Corviale, a Roma. Nell’arco di tre ore, dopo un’introduzione teorica, gli utenti hanno scritto all’impronta le loro storie partendo da un incipit comune e il risultato è una raccolta di racconti microbonsai, che riescono a trasmettere emozioni e messaggi in poche righe. Questa bella esperienza ci dimostra, ancora una volta, che è impossibile fare a meno della scrittura, soprattutto in un mondo, come quello attuale, che vorrebbe costringerci a vivere con la testa dentro a un frullatore.

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Antonella Bernabei Quella sera quando Marco entrò nella Biblioteca Renato Nicolini si accorse subito che c’era qualcosa di molto strano. Gli sembrò di aver incrociato sulla porta qualcuno che gli somigliava molto. Anzi a dire il vero gli era sembrato esattamente uguale a lui. Se ne rese conto quando ormai l’altro era già andato via. Il tempo di reazione gli parve lunghissimo ed ebbe bisogno di altro tempo per organizzare una reazione. Si lanciò all’inseguimento, ma una volta fuori il buio lo avvolse. Rimase molto indeciso su quale direzione prendere. Rinunciò, tornò indietro, rientrò in biblioteca e si rese conto che la porta era a specchio. Rimase deluso, l’idea di un suo clone lo affascinava, ma poi concluse che non sempre è vero ciò che appare.

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Rossana Bonadonna (Augurio) Quella sera, quando entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse subito che c'era qualcosa di molto strano. Sparito il sorriso cordiale del direttore, suo carissimo amico. Sparita la gentilezza delle signore presenti. Anche i libri sembravano aver perso il loro colore. Era come se si ritraessero sugli scaffali. Come se volessero nascondersi. Dario passò una mano sui folti baffi grigi e si tolse gli occhiali. Meccanicamente li pulì con il fazzoletto. Li rimise sul naso con la speranza che le lenti pulite gli restituissero l’immagine abituale della sua biblioteca. Invece, Antonio, il direttore, solitamente gioviale, gli porse una busta già aperta. Una raccomandata. Il Comune di Roma ha deciso di chiudere la biblioteca per mancanza di fondi. Se il soffitto della sala gli fosse caduto addosso, Dario avrebbe provato meno dolore. Meno doloroso stupore. Smarrimento, rabbia, senso di impotenza di fronte ad un evento così grave, si impossessarono di lui. Lunghi minuti videro Dario e Antonio fissarsi negli occhi intensamente. Ma la loro espressione man mano cambiava. Lo smarrimento e la rabbia lasciarono il posto ad una carica d’irrefrenabile energia. - Bisogna fare qualcosa! – dicevano i loro occhi. La minaccia di chiusura fu subito comunicata a tutti i frequentatori della biblioteca e agli abitanti del quartiere. Tutti si mobilitarono. I più facoltosi tassandosi per supplire ai tagli, altri offrendo ore libere per consentire l’apertura della biblioteca. Vari quartieri della città furono contagiati dall’onda di energia proveniente dalla Biblioteca Renato Nicolini. L’entusiasmo di chi credeva ancora nel valore della cultura ebbe la meglio sullo stolto disinteresse di qualcuno privo di scrupoli.

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Antonietta Casale (La fisarmonica) Quella sera Emma arrivò tutta trafelata nella biblioteca perché era rimasta intrappolata nel traffico e, mentre parcheggiava nel piazzale, si rese subito conto che le luci del fabbricato non erano quelle di sempre. Dalle vetrate filtrava una luce fioca ed in lontananza si udiva un suono di fisarmonica. Emma ebbe quasi paura. In quel luogo lontano lei e le sue colleghe si davano appuntamento ogni mercoledì per discutere le loro esperienze e confrontare i loro programmi scolastici che quasi ogni settimana il Preside chiedeva di modificare o migliorare. Emma si avvicinò in modo sospetto alla vetrata e vide un giovane che, seduto davanti ad un tavolo, leggeva lo spartito di una musica che ora stava suonando in modo incerto. Cercò con lo sguardo dappertutto sperando di scorgere le sue amiche e vide in un angolo della sala alcune sagome appoggiate per terra, una sull’altra che cantavano sottovoce. Lo zingaro era entrato evidentemente con l’intento di rubare, ma poi tutta quella abbondanza di libri e testi musicali lo aveva affascinato e si era lasciato rapire dalla passione iniziando a strimpellare il suo strumento. Le ragazze ammaliate da quel suono si erano fatte da parte e gli avevano persino creato una tenera atmosfera, illuminando la sala con l’unica candela che avevano trovato nel cassetto di una delle tante scrivanie.

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Lucrezia Caterini Quella sera, quando Pierluigi entrò nella biblioteca Renato Nicolini, si accorse subito che c'era qualcosa di molto strano: un'aria fresca accarezzava la pelle delle persone, le pagine dei libri sfogliati cantavano una dolce melodia, le finestre lasciavano passare dei raggi di sole, che scaldavano l'ambiente e i lettori appassionati, sorridendo, s'immergevano nei libri. Tutto questo, era opera dei tanti libri saggi, colti e magici. Le persone erano felici. Pierluigi si stupì e a casa iniziò a scrivere questo fatto. Si rese conto, raccontando, che questo avvenimento era magico e quasi impossibile, come un sogno. Notò che nella vita può accadere tutto, sempre, anche quando non ce l'aspettiamo.

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Mirella Di Biagio Quella sera, quando Marina entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse che c'era qualcosa di molto strano. Tutti i suoi colleghi la fissavano. Il direttore l’aspettava e vedendola entrare la invitò con un cenno a raggiungerlo nel suo ufficio. Marina tornava dal permesso che si era presa per andare a ritirare le analisi e sapeva che di solito le comunicazioni importanti le riservava per la mattina. Fu molto sorpresa, quindi, quando la informò che durante la sua assenza erano spariti tutti i libri di Ian Mc Ewan. Era anche implicito nella sua comunicazione e nel suo tono che la riteneva responsabile. - Chi può essere stato? Sappiamo che è il suo scrittore preferito… Marina cominciava a sentirsi a disagio e cominciò a balbettare che lei era solo uscita a prendere le analisi, un permesso di un’ora, come era stato possibile? Ma si rendeva conto che in questo modo avrebbe finito per dare la colpa a qualche collega e alla fine tacque. Il direttore chiese di vedere il contenuto della sua borsa. Lei cominciava di nuovo a farfugliare, ma si oppose con fermezza. - Lei sa che potrei sospenderla… – disse il direttore Nella borsa di Marina c’erano solo le analisi, il portafoglio, le chiavi e altre cose che si possono trovare di solito nelle borse delle donne. - Posso controllare la sua auto? Marina sentì una vampata di rabbia diffondersi sul suo viso, quando all’improvviso sentì un rumore. Proveniva dalla sala lettura, sembrava un rumore di denti che sgranocchiavano, ma forte e di carta stagnola accartocciata. Veniva da dietro uno degli scaffali, quello dedicato alla letteratura inglese. Il direttore e gli impiegati corsero verso il rumore. Dietro lo scaffale, seduto per terra, con un pacchetto di patatine in mano, c’era Pietro, l’ex professore o come tutti lo chiamavano Pietro lo svitato. Aveva insegnato inglese per diversi anni, ma da quando aveva perso il lavoro, dieci anni prima, gironzolava per il quartiere dicendo frasi sconnesse. Tutti lo conoscevano. Chissà come era riuscito a intrufolarsi nella biblioteca e a vederlo, forse, aveva trovato fra i romanzi del grande scrittore inglese una sua nuova dimensione, un equilibrio. Marina tirò un grosso sospiro di sollievo. Il direttore, guardandosi imbarazzato la punta delle scarpe, si scusò.

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Simona Di Chiara Quella sera, quando Camilla entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse che c'era qualcosa di molto strano. L’aula grande, solitamente illuminata, appariva buia e solitaria, gli scaffali sprovvisti di libri e i tavoli e le sedie erano stati distrutti ed ammassati in un angolo della stanza. Il senso iniziale di smarrimento e di perdita di Camilla si tramutò, col passare dei minuti, in un sentimento di oppressione a cui non riusciva a dare una spiegazione logica. I suoi amati libri ed il luogo che li conteneva, rappresentavano la sua stabilità, una fonte sicura di conoscenza, di sicurezze e di appartenenza. Concentrandosi su se stessa e sulla conoscenza acquisita nel tempo, ripensò a quante verità ed emozioni le avevano regalato i suoi testi. Scoprì che i ricordi, saldi nella sua mente, le permettevano di sostenersi e di acquistare una fiducia in se stessa. Il giorno dopo prese contatto con i suoi amici più cari e comunicò di voler aprire una libreria, riacquistando uno per uno tutti i libri che aveva letto negli anni, affinché i suoi futuri clienti lettori potessero beneficiare del potere dei libri, così come aveva fatto lei per anni in biblioteca. Questa esperienza permise a Camilla di acquistare sicurezza, di avere il coraggio di rischiare un’avventura nuova, per la prima volta, senza la protezione del suo mondo, unica strada per la sua realizzazione personale.

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Rocco Ditella Quella sera, quando Andrea entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse che c'era qualcosa di molto strano. Girò lo sguardo intorno e fu colto da grande meraviglia quando notò che la biblioteca era stracolma di gente. Gente di tutte le razze, di tutti i colori, qualcuno vestito male, qualche giovane con occhi stravolti, qualche donna ancora con la spesa in mano e qualcuna addirittura con bambini in braccio. Qualche studente, operai in tuta blu, uomini ben vestiti. Nell’ambiente, in tutta la biblioteca, si respirava un’aria particolare ed era diffusa una musica che prendeva fino nel più profondo e catapultava su un mondo diverso, sovrastante, che dava un senso di libertà e di pace interiore. Andrea non era mai stato in biblioteca, si avvicinava ai libri per la prima volta, non tanto ai libri, a dire il vero, ma quanto per curiosità, per capire cosa si facesse lì dentro, in quel quartiere poi. Tale fu la sorpresa che fu piacevolmente catturato da questa magica atmosfera. Quanti libri. Quanta gente. E poi lì in fondo uno scrittore che parlava, parlava con un linguaggio semplice, accattivante e la gente si stringeva intorno a lui sempre più stretta, fino quasi ad abbracciarlo, a rapire ogni parola, ogni sguardo, ogni sospiro. E la musica diventava sempre più forte, più forte, fino a coprire ogni fiato. E poi silenzio. Ma nessuno osava allontanarsi, tutti restavano ancora lì, come in estasi, nessuno osava aprire la porta, uscire e tornare sui propri passi.

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Livia Gorini Quella sera, quando entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse che c'era qualcosa di molto strano. Seduto alla scrivania in fondo alla sala c’era qualcuno. Si avvicinò lentamente. - Ehi tu laggiù, è tardi, dovresti essere a casa. Il ragazzo si voltò verso di lui e dalla sua bocca uscì un fascio di luce. Renato l’osservò impietrito: quell’essere, in tutto e per tutto simile ad un umano, cercava di comunicare con lui accendendo e spegnendo la luce. Il suo primo desiderio fu di girarsi e correre via. Ma rimase immobile, si rese conto che quella era una richiesta di aiuto. La sua gamba destra si mosse e poi la sinistra, come se il suo corpo fosse comandato da altro che il suo cervello e cominciò ad avanzare verso quello che per lui era “l’essere”. L’essere sorrise: Renato aveva capito e stava obbedendo. L’essere lo guardò fisso negli occhi. Renato si perse nel languore di quello sguardo. - Hai bisogno di qualcosa? Posso aiutarti? L’essere sorrise: dunque ci sono uomini che non hanno paura! Dunque poteva restare! Renato si svegliò di soprassalto. Quanto tempo era rimasto? La luce del computer continuava a ferirlo. Sospirò. La biblioteca era vuota, tutti erano andati via. Il silenzio lo avvolse. Restò solo la consapevolezza di non essere solo.

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Roberto Groffi Quella sera, quando Roberto entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse che c'era qualcosa di molto strano. I libri, normalmente raccolti e ordinati in fila per argomento e data, erano tutti sparsi a terra, alcuni addirittura strappati o bruciati e le librerie che li contenevano erano a terra rivolte, come le sedie. Un disastro. Sembrava fosse passato un branco di bisonti furiosi. Roberto si sentì perso e impietrito al tempo stesso, la violenza lo aveva sempre bloccato. La biblioteca rappresentava per lui un punto di riferimento, di quiete, di incontro, di crescita, quella vista era un pugno nello stomaco. Per un attimo provò rabbia, dispiacere e vuoto. La sua prima reazione fu quella di mettersi ad urlare, ma non c’era nessuno, uscì allora fuori di corsa per cercare qualche traccia che lo aiutasse a capire. C’era poco da capire, qualcuno si era divertito a distruggere un luogo solo per fare del male, per dimostrare non si sa cosa. Rientrò dentro e cominciò a raccogliere i libri. Non si sarebbe arreso e con l’aiuto degli amici della biblioteca avrebbe piano piano ricreato l’incanto di quel luogo, che d’ora in avanti avrebbe sentito, forse, ancora più suo.

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Lucia Izzo Quella sera quando Sofia entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse subito che c’era una atmosfera molto strana. Era partita da casa entusiasta chiudendo la porta dietro di sé. - Ma si. voglio andarci. – disse alla sua amica Rossana – Ti aspetto. La biblioteca era a due passi, sarebbero arrivate in tempo. L’appuntamento con gli altri era per le diciannove e trenta, quella sede così vicina e piena di iniziative era proprio un toccasana. Come sempre sbirciò il grande salone pieno di libri colorati ed ordinati negli scaffali, Sofia si perdeva in quella atmosfera, libri su libri, scrittori e scrittrici che con le loro storie ti arricchivano la mente e il cuore. Per l’ennesima volta faceva il punto della sua vita. Gli era mancata in gioventù quel grande tesoro ed ora che lo aveva conosciuto non voleva allontanarsi. Fece il giro del salone quasi attaccata agli scaffali. In quel momento si rese conto di essere da sola, il senso dell’angoscia prese il sopravvento, non riusciva a decifrare il suo malessere, sentiva dentro di sé qualcosa che le toccava il cuore, pensieri che la riportavano all’indietro, non so quanto tempo passò in quella specie di trappola. Improvvisamente i libri incominciarono a muoversi dagli scaffali, scendendo magicamente gradino per gradino verso di lei, non aveva mai visto libri che camminavano e mentre si avvicinavano assumevano sembianze umane, possibile? Erano i suoi occhi che le facevano dei brutti scherzi? Furono proprio loro, i soccorritori della serata, a infonderle coraggio e a suggerirle cosa doveva fare. - Respira, respira – disse il verde – Pensa al prato - Guarda il mio giallo di copertina, non ti fa pensare al sole? - Guarda il mio colore – disse il rosso – non ti rimanda all’amore? Stranamente incominciava a tranquillizzarsi, così come sua abitudine prese il taccuino e la penna fra le mani mentre un piccolissimo libro bianco e nero le si mise accanto suggerendole di scrivere una frase, aveva una voce rassicurante che riconosceva… - Tranquilla, lasciati andare, scrivi: step by step… ricordi? No, al momento non ricordava, era troppo coinvolta dall’emozione, gradino per gradino si scioglievano i nodi della sua anima, in quel momento ricordò le parole della nonna, le venivano sempre in aiuto nei momenti di difficoltà: “Abbi fiducia in te stessa.” La voce del direttore della biblioteca interruppe il suo monologo. - E’ tardi signori dobbiamo chiudere.

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E fece presente con rammarico le nuove disposizioni del comune relative ai tagli alle biblioteche di Roma. Intorno a lei vi erano tante persone carine e fra loro tanti volti che conosceva bene. Si ritrovò ad aprire la porta di casa con la sua amica. Le voleva raccontare delle sue emozioni, ma Rossana aveva vissuto la sua stessa esperienza. La cena ottima di Pino e il gelato concludevano una serata magica colma di eventi. In quell’istante Sofia si ricordò del piccolo volume comprato di Elena Sbaraglia “Step by step. La tecnica di scrittura creativa di Dario Amadei”. Si avvicinò in punta di piedi alla sua libreria, quale altra magia si sarebbe compiuta? I volti di Dario ed Elena erano impressi sulla copertina con un sorriso splendido e nelle loro mani vi era un biglietto scritto con la data per il prossimo appuntamento, me lo ricordavano affettuosamente visto che la mia testa era sempre fra le nuvole.

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Liliana Manetti Quella sera, quando Lili entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse che c'era qualcosa di molto strano. Aveva guardato molti libri, ma uno in particolare la colpì. - Non è destinato a me – pensò – è per la mia amica scrittrice! Lo fece catalogare subito, per portarlo a casa. Ebbe un senso immediato di rifiuto: le due ragazze avevano quasi spezzato la loro amicizia. Ma poi... il calore nello stomaco e Lili decise di telefonare alla sua amica Betty. - Amica mia, ho una sorpresa per te: un libro, che ti ricorderà il viaggio che ci ha tenute tanto lontane! Dopo la telefonata le due ragazze fecero la pace, gli animi si tranquillizzarono e tornò l'armonia tra loro come prima. Il libro si intitolava "La leggenda di Otari. Un ragazzo, un viaggio. Un destino nascosto". Quello a cui erano destinate le due amiche inseparabili, era proprio ricomporre come un puzzle frantumato, come nel libro, la loro vera Amicizia!

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Anna Manzo Quella sera, quando Mario entrò nella Biblioteca Renato Nicolini di Corviale si accorse subito che c'era qualcosa di molto strano. Nella sala letture tutte le persone ai tavoli erano addormentate con la testa appoggiata sulle braccia piegate e qualcuno addirittura russava. Mario rimase interdetto, volse lo sguardo intorno e vide che in giro non c'era nessuno. Tornò sui suoi passi, richiudendosi la porta alle spalle senza far rumore. Cercò qualcuno a cui dire di quello strano caso. Nell'ingresso incontrò una signora di mezza età, con occhiali spessi sul naso e l'aria distratta. - Signora – le disse – di là in sala dormono tutti, come mai? - Non lo so – rispose lei – fino a poco fa erano tutti svegli. Anzi, mi hanno chiesto anche un caffè! Mario si rese conto che non poteva aspettarsi aiuto da lei: la vedeva poco reattiva e quasi assente. Rientrò in sala e cominciò ad annusare intorno, per capire se ci fosse qualche odore strano nell’aria. - Chissà – pensò – forse qualcuno ha spruzzato una sostanza soporifera che ha fatto addormentare tutti. Ma non sentiva odori particolari. Notò, però, accanto ad ogni lettore una tazzina sporca di caffè. Andò in cucina e sul piano di un mobiletto notò delle bustine vuote con sopra scritto il nome di un sedativo. - Ho capito – esclamò ad alta voce, come per chiarire a se stesso il suo pensiero – deve essere stata la signora ad aver sbagliato, scegliendo quelle bustine al posto dello zucchero. - Signora, ha messo lei lo zucchero nel caffè? E sono queste le bustine che ha usato? – chiese. - Sì – confermò lei – sono stata io. Ecco finalmente spiegato il mistero. Ora doveva svegliare gli addormentati. Ricordò un vecchio metodo narrato da sua nonna. Tornò in cucina, prese dell’aceto e lo versò su batuffoli di cotone e lo fece annusare a tutte le persone in catalessi, che lentamente aprirono gli occhi, stropicciandoseli. - Cosa è successo? – domandarono. Mario cercò di spiegare l’accaduto e tutti rivolsero i loro sguardi accusatori verso la

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signora che aveva servito i caffè, mentre lei non capiva perché ce l’avessero con lei. - Lo sa che poteva avvelenarci tutti? – esclamarono alcuni. - Mi dispiace, credevo che fosse zucchero! – si giustificò candidamente la donna. Il mistero era svelato. Il Direttore, sopraggiunto, chiamato da Mario, si rivolse a tutti scusandosi e promettendo che in futuro avrebbe vigilato perché non accadesse mai più un evento simile.

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Carmela Messina in arte Carmela Ricci (La forma dei nostri sogni) Quella sera, quando Zoe entrò nella Biblioteca Renato Nicolini si accorse subito che c’era qualcosa di molto strano. Tutti si voltavano a guardarla, la indicavano al vicino, chi più sfacciatamente, chi parlottando a bassa voce. Le passioni di Zoe erano la letteratura e i ragazzi, con il suo entusiasmo riusciva sempre a coinvolgerli e divertirli durante le lezioni, ma il suo aspetto qualunque da donna cicciottella non le guadagnava certo sguardi ammirati per la strada e non risolveva i suoi sabato sera solitari. Imbarazzata prese posto in sala rapidamente per assistere alla conferenza. Ma lo stesso relatore le venne incontro, fino alla sua sedia in fondo e la invitò cordialmente a prendere posto accanto a lui. Era basita, ma avrebbe avuto molto ancora di cui stupirsi quando nei giorni successivi si trovò fotografi fuori casa, ricevette inviti a feste esclusive e … udite udite il direttore la nominò sua vice, lui che l’aveva sempre ostacolata e detestata. Inebriata e confusa, Zoe si trovò ben presto sulle copertine dei giornali femminili, vezzeggiata e ricercata dalla televisione. Era diventata un modello di bellezza neanche fosse stata Gisèle Bundchen! Sarebbe stato ipocrita dire che ne soffrisse ma questo stare sotto i riflettori le aveva offerto nuova fiducia in se stessa e sentiva che ciò la portava solo una apparente soddisfazione, era circondata solo da opportunisti. Questa presa di coscienza però sembrava non portarla ad una soluzione, quando una notte sognò la vecchia barbona intellettuale che dormiva coperta dai suoi libri. Come sempre Zoe era andata a trovarla per prestarle i libri che aveva letto e la vecchia le aveva preso la mano, l’aveva fissata dritto negli occhi e le aveva detto: I libri ci insegnano a vivere se sappiamo leggere e imparare così a dare forma ai nostri sogni. Zoe realizzò improvvisamente: la sua celebrità era un regalo della vecchia barbona morta da tre giorni. Da quel giorno mise la sua popolarità al servizio delle donne fragili e insicure come lei prima di allora. Cercava di insegnare alle donne che non è il nostro aspetto a condizionarci ma la sicurezza che abbiamo in noi stessi. Le fusa del suo gatto la destarono a quella bella giornata di sole. Una splendida sensazione di gioia la pervadeva, il profumo delle frittelle risvegliò gli altri sensi che

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andavano destandosi. Si stiracchiò nel letto e raggiunse Andrea in cucina per fare colazione.

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Patrizia Palazzo Quella sera quando la donna delle pulizie entrò nella Biblioteca Renato Nicolini si accorse subito che c’era qualcosa di molto strano. Sugli scaffali non c’erano più libri. - Cosa sarà successo? – si domandò Olga. Corse subito al telefono per avvertire la polizia: i dipendenti della biblioteca non avevano ancora iniziato il loro turno. Arrivò la polizia, arrivarono i dipendenti e anche qualche ragazzo che abitualmente frequentava la biblioteca: erano tutti increduli. Chi mai poteva aver rubato i libri? Quale stupido ladro poteva aver rubato un così misero bottino? Stefano, uno studente di primo liceo che conosceva molto bene la biblioteca, si accorse di una scia appiccicosa e fosforescente su ogni ripiano. Andò all’uscita e notò una grossa buca, guardò dentro e notò delle grandi casse acustiche dove erano racchiusi i libri: delle grosse lumache extraterrestri avevano messo quei libri là dentro perché quegli apparecchi traducevano quello che era scritto in suoni, che solo per loro erano comprensibili. Finalmente li avevano ritrovati e in un certo senso era come aver ritrovato un tesoro, che le lumache extraterrestri volevano portar via.

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Monica Remigi Quella sera quando Massimiliano entrò nella Biblioteca Renato Nicolini si accorse subito che c’era qualcosa di molto strano. Le sedie erano rovesciate, il desk dell’accoglienza era deserto, anche se erano solo le 16.30. la biblioteca era completamente vuota, le finestre spalancate e le foglie autunnali avevano ricoperto il pavimento e i tavoli della sala lettura. Tutto aveva un’aria tetra, misteriosa. Massimiliano avanzando intimorito e sospettoso vide una testa che emergeva da dietro una poltrona e avvicinandosi notò che si trattava di un bambino. - Sono entrati i topi, tutti sono fuggiti, io non sapevo dove andare e mi sono nascosto qui, tanto non si trattengono molto, di solito il tempo di leggere qualche pagina, oggi era la loro giornata e nessuno si aspettava un’affluenza del genere. - Allora vieni con me, ci prendiamo una cioccolata al bar qui accanto e dopo torniamo, magari se aiutiamo a sistemare, ti regalano un bel libro di favole da leggere a casa. Il piccolo guardingo si lasciò condurre al bar e davanti alla succulenta cioccolata di Ninetto, riprese un colorito più roseo.

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Matilde Santarelli Quella sera, quando Sandro, il vecchio custode, entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse che c'era qualcosa di molto strano. La tipica ronda notturna lo aveva sempre lasciato indifferente, nonostante vi fosse immerso quel mondo non lo toccava, era sempre stato per lui un qualcosa di alieno. Ma quella volta invece tutto assunse un colore, una forma. Sembrava guardare quella stanza con occhi nuovi, perfino gli scaffali bordeaux che contenevano quei piccoli universi, assumevano una nuova forma nella sua mente. Si sedette, stette così, in muta contemplazione, per un lasso di tempo che non seppe quantificare gli vennero in mente, guardando la carta colorata che rivestiva i libri, i giochi di luce che il sole produceva sulla finestra della sua stanza di quando era ragazzo. “Ogni luogo ha una melodia. Sta a te accordare la tua anima e farle suonare insieme.” Chissà perché aveva ripensato a questa frase, si ricordava vagamente del professore di musica che l’aveva pronunciata. Si ricordava bene, invece, di come tornando a casa l’avesse totalmente snobbato e piano piano dimenticato. In quell’istante si sentì come un pianoforte rotto. - Che me costa! – pensò. E con grande timore si avvicinò alla libreria, prese il libro più vicino a lui, come sembrava delicato tra quelle mani callose! Accese la luce, si sistemò su una sedia e cominciò a leggere.

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Maurizio Santarelli Quella sera quando Michele entrò nella Biblioteca Renato Nicolini si accorse subito che c’era qualcosa di molto strano. Era un mercoledì di pioggia autunnale e quell’aria triste e umida che ti ricorda quanto inutile è stata la tua giornata. Ma nella sala: il sole, la luce! Due occhi profondi e limpidi, un sorriso per il quale potresti andare incontro alla morte ed essere felice. La nuova bibliotecaria sorrise e pronunciò una semplice frase che a Michele ricordò le anguste campane della piccola chiesa dove anni prima aveva fatto la prima comunione. - Desidera? In cosa posso esserle utile? Michele desiderava tante cose, ma soprattutto, ora, desiderava lei. Folgorato dalla sua bellezza che avrebbe potuto cambiare per sempre la sua monotona esistenza. Chi era quella Dea? E come avrebbe potuto superare la barriera di cortese indifferenza che li divideva? In quel mentre decise di presentarsi e di invitarla a cena. Certo un discreto locale al centro, quieto ed elegante dove avrebbe potuto confessarle il suo amore. Ma prima le avrebbe raccontato della sua vita, le sue delusioni, forse quelle no! Le avrebbe raccontato del suo progetto di creare una Onlus per aiutare le persone sole, o quel suo progetto di visitare l’Africa da un capo all’altro. E mentre era lì con le parole che magiche stavano uscendo, vide la sua fede nuziale, il ritratto dei figli, i disegni dei suoi bambini esposti sul muro dietro la scrivania. - Avete l’ultimo DVD della serie di Montalbano? – seppe dire d’un fiato mentre una silente lacrima soffocava quell’amore appena nato e già finito!

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Elisabetta Segna (Martina e la sua ombra) Quel giorno quando Martina entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse subito che c’era qualcosa di molto strano. La luce era molto forte e quindi pensò che la strana sensazione le fosse causata da quello, ma continuando a girare tra gli scaffali il suo disagio aumentava fino a diventare ansia. Passando fra i tavoli della sala studio capì, nonostante la forte luce, che i tavoli non facevano ombra come anche il suo corpo, come era possibile? Continuò a girare nelle altre sale finché, arrivata nella sala ragazzi, chiese a un bambino che stava leggendo se lui sapeva cosa era successo. Lui tranquillamente rispose che quel giorno le ombre si erano riunite in un altro posto, per giocare. Martina pensò che forse stava diventando pazza, ma quando il bambino si offrì di accompagnarla a vedere le ombre, lei lo seguì. Usciti dalla biblioteca si diressero verso il parco giochi da cui provenivano musica e grida di gioia. Lui si bloccò. - Non so se ci faranno partecipare – disse – loro vengono qui quando si annoiano di stare con noi. Martina pensò che in realtà era tanto tempo che non le capitava di ridere, correre, ballare, che sì, in effetti la sua vita era diventata monotona e triste e per questo la sua ombra se ne era andata. - Andiamo anche noi, dai! Magari ci fanno giocare a ruba bandiera. Martina aveva sempre adorato quel gioco e così facendosi coraggio l’un l’altro si buttarono nella mischia delle ombre e giocarono fino a che la luce del giorno sparì, insieme alle ombre.

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Alfredo Tagliavia (Sogno o son desto?) Quella sera, quando Simone entrò nella Biblioteca “Renato Nicolini”, si accorse subito che c’era qualcosa di molto strano. Non c’era proprio nessuno quella sera, nemmeno i bibliotecari; all’improvviso, un rumore secco e sordo come un tonfo fece spegnere tutte le luci. Simone, mentre camminava a tentoni cercando l’uscita in mezzo al buio della sala, si scontrò con un personaggio del quale distinse solo cappello a cilindro nero, piccoli occhiali rotondi e baffi appuntiti. Lo strano personaggio, con movimento calmo e rassicurante, pose una mano sul capo dell’ormai pietrificato Simone, dicendogli solo una frase: “Se stai sognando una cosa è perché la stai vivendo: vivi quindi la realtà come fosse un tuo sogno.” Ma il povero Simone, ormai troppo spaventato, diede uno strattone all’inquietante uomo dal cappello nero, cominciando a cercare freneticamente l’uscita della biblioteca. Ovunque si dirigesse, scorgendo un riflesso di luce nell’ombra diffusa, si trovava però a sbattere su di una porta vetrata; finché, in preda alla disperazione, cacciò un urlo. La stanza nella quale Simone riaprì gli occhi era quella dove aveva sempre dormito, da ventotto anni a questa parte: solo allora, il cuore che gli batteva ancora forte, comprese che era stato tutto un sogno. Alzandosi a fatica dal letto, si diresse a passo lento verso il balcone: le luci della città, illuminata a giorno di sabato sera, gli fecero ricordare in un lampo la frase ascoltata dal personaggio del sogno. Adesso che se lo rivedeva davanti agli occhi non gli faceva più tanta paura.

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Cristina Tarantino Quella sera quando Gianni entrò nella biblioteca “Renato Nicolini” si accorse subito che c’era qualcosa di molto strano. Cominciò a guardarsi intorno: mancavano gli scaffali, mancavano i tavoli, le sedie, e i libri? Tutti all’aria, sparsi sul pavimento, fissati sul soffitto, attaccati sulle pareti, quasi avessero ventose… Non riusciva a dare risposta alle domande che gli si affollavano nella mente e, prima che se ne avesse il tempo, si accorse che i libri stavano spingendo con forza contro le pareti e quella che conosceva come la “sua vecchia” biblioteca diventava uno spazio in cui improvvisamente ogni superficie di confine lasciava passare aria, vento, nuvole, acqua. Non fece in tempo ad aver paura perché subito i suoi piedi e le sue mani cominciavano ad agitarsi, a muoversi e in quel mondo fantastico cominciò ad osservare buffi personaggi uscire dalle pagine rimescolate dalla nuova energia e materializzarsi davanti a lui. Li vedeva incontrarsi, parlare, discutere e pensava a tutte quelle volte che perso nella lettura aveva immaginato simili avventure. La mente lo bloccava ancora nello stupore, ma sentiva che tutto ormai era mutato e anche lui non era più l’uomo di mezza età con cui si era abituato a convivere ma parte di un misterioso caos di immagini mosse da moto centrifugo. Restava il timore che tutto finisse … Si guardò intorno, per errore sfiorò un pulsante identificato dalla scritta STOP … A che cosa serviva? Nel giro il gomito inavvertitamente lo schiacciò, ma un istante prima che tutto finisse riuscì a fissare le scintille attive del magico movimento che aveva percepito agire in quell’universo di personaggi … Di nuovo in biblioteca si ritrovò tra scaffali perfettamente ordinati che ora vivevano un po’ anche in lui.

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Antonio Trimarco Quella sera, quando una bellissima fanciulla (che si chiamava Elena) entrò nella Biblioteca Renato Nicolini si accorse che c’era qualcosa di molto strano. Un’aria molto calda avvolgeva l’atmosfera della grande sala di lettura. Fu un attimo, la fanciulla non fece in tempo a girarsi che il drago l’aveva presa. La chiuse nel guscio porta prede e volò al suo castello, un insieme di vecchie rovine dall’aria spaventosa: il suo nido. Lì rinchiuse la bionda fanciulla. Quando nel regno si seppe dell’accaduto, molti cavalieri partirono per liberare la giovane donna, bella come il sole e la luna. Solo uno arrivò, era il principe degli arcieri, un popolo antico che viveva nella lontana terra gelata. La proprietà delle sue frecce era proprio legata al freddo di quel paese. Il drago attaccò il cavaliere, ma una freccia lo colpì nell’occhio e un grande gelo lo immobilizzò. Il principe liberò così la fanciulla e la riportò dai suoi genitori. - Non sapevate che la biblioteca era chiusa? – disse loro – Mai andare in una biblioteca incustodita.

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Rosella Verzari Quella sera, quando l’uomo senza nome entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse che c'era qualcosa di molto strano. Era arrivato lì dopo anni di messaggi e di inviti con una mole di stanchezza e vestiti pesanti. Non era mai riuscito a varcare la soglia ed era straordinario come fosse stato facile arrivare all’appuntamento proprio quel giorno dello Step by step. Era invecchiato con la nostalgia e il desiderio di fare qualcosa di creativo, rinviato a lungo. Non poteva farci niente se lo specchio gli rinviava la sua immagine un po’ stonata, con i capelli bianchi, terribilmente in ritardo. Non poteva farci niente se quasi un’intera vita era passata. Sorrise al pensiero che dentro di lui, la sua anima aveva atteso senza lamentarsi. Il tempo non aveva alcuna importanza per lui. - Il tempo non esisteva per l’anima – pensò. Sorrise e prese posto, ma era proprio questo che voleva?!?

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Barbara Volterra Quella sera, quando Barbara entrò nella biblioteca Renato Nicolini, si accorse subito che c'era qualcosa di molto strano, tutte le luci erano spente e le aule deserte. Sorpresa fece qualche passo quando scorse, in fondo alla biblioteca, una luce piccola ma intensa: si avvicinò titubante e vide la figura di un vecchio saggio, che le porgeva un libro. Barbara chiese allora al vecchio, chi fosse, ma lui non rispose e lei sprofondò in un sonno pesante. Al risveglio l'aula era gremita di studenti e lettori e lei seduta aveva in grembo il libro misterioso. Stupita ma serena tornò a casa con la stessa curiosità di una bimba che legge il suo primo libro. Incredibilmente le pagine del libro erano bianche con alla fine il suo nome scritto. Barbara divenne, così, consapevole che la sua vita era un dono prezioso nelle sue mani.

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Cecilia Quella sera quando il direttore entrò nella Biblioteca Renato Nicolini si accorse subito che c’era qualcosa di molto strano. Eppure Corviale è lì da anni! Le impiegate ridevano e si spingevano, i ragazzi nella sala ballavano sul soppalco, vicino ai libri new age. Il direttore, sconcertato, notò che l’unica persona seria era nascosta nella sala ragazzi davanti al libro di Harry Potter. Ma fu quando andò in bagno che capì cosa era successo: qualcuno aveva sostituito l’acqua delle macchinette del caffè con del gin e lasciato lì i contenitori. - Ti ho scoperto, manigoldo – disse il direttore all’uomo nella sala ragazzi. Era un noto malfattore che rubava in tutte le biblioteche di Roma. - Ma come hai fatto a scoprirmi? - Nessuno sta tanto tempo fermo su una pagina di Harry Potter – rispose il direttore. E chiamò il 113.

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Simona Quella sera, quando Lucia entrò nella biblioteca Renato Nicolini si accorse che c'era qualcosa di molto strano. Un silenzio irreale regnava in tutte le sale, nonostante ci fossero molti utenti. Incuriosita si avvicinò alla sala di lettura dei ragazzi e scoprì che un mago, sotto le sembianze di un direttore d’orchestra, aveva tolto la voce a tutti. Questo aiutava sicuramente la concentrazione, ma non poteva durare. Lucia si accorse che ogni tanto il mago/direttore chiudeva gli occhi per assaporare questa nuova armonia. Approfittando di uno di questi momenti, gli prese la bacchetta ed improvvisamente le voci, anche se sommesse, tornarono. In biblioteca il silenzio è necessario, ma se eccessivo diventa inquietante.

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Ringraziamenti Ringraziamo Antonio Trimarco, Responsabile della Biblioteca Renato Nicolini, i suoi splenditi colleghi e tutti coloro che ci hanno regalato le loro storie, aiutandoci a sognare. Dario ed Elena

www.magicblueray.jimdo.com

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Indice 2

Introduzione

3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 14 15 17 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30

Antonella Bernabei Rossana Bonadonna (Augurio) Antonietta Casale (La fisarmonica) Lucrezia Caterini Mirella Di Biagio Simona Di Chiara Rocco Ditella Livia Gorini Roberto Groffi Lucia Izzo Liliana Manetti Anna Manzo Carmela Messina in arte Carmela Ricci (La forma dei nostri sogni) Patrizia Palazzo Monica Remigi Matilde Santarelli Maurizio Santarelli Elisabetta Segna (Martina e la sua ombra) Alfredo Tagliavia (Sogno o son desto?) Cristina Tarantino Antonio Trimarco Rosella Verzari Barbara Volterra Cecilia Simona

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Ringraziamenti

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Step by step a Corviale  

Raccolta di racconti microbonsai a cura di Dario Amadei e Elena Sbaraglia

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