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BRACCO GEAS BASKET

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11/02/2010

BECK DOOR (Geas e dintorni) Stella d’argento c.o.n.i. 1985 al merito sportivo

Campione d’Europa 1977/78

Campione d’Italia Serie A 1969/70 - 1970/71 1971/72 - 1973/74 1974/75 - 1975/76 1976/77 - 1977/78 Juniores 1970/71 - 1973/74 1974/75 - 2003/04 Allieve 1970/71 - 1972/73 1973/74 Ragazze 1971/72 Propaganda 1976/77

Coppa Italia 1972/73

Stella d’oro c.o.n.i. 2004 al merito sportivo

L’importanza della “second unit” (E la rassegna delle geassine da A1)

Diciassettesima puntata della rubrica settimanale curata da Manuel Beck, giornalista che segue con molta attenzione il Bracco Geas e i campionati giovanili, riferendone sulla "Prealpina del Lunedì". L’autore spazia, come sempre, anche su altri versanti del basket femminile di Lombardia e dintorni. Le precedenti puntate sono consultabili nell’elenco delle news. Come cambiano in fretta le prospettive... Fino a una ventina di giorni fa, attorno al Geas c’era da scacciare la depressione da sconfitte e il panico da bassa classifica. Oggi, dopo le vittorie su Schio e Parma, il problema è casomai tenere a freno l’entusiasmo, ripetendosi che due rondini non fanno primavera, che ci sono ancora 7 giornate e la lotta per i playoff promette di durare fino alla fine, e che domenica c’è una trasferta a Pozzuoli molto più insidiosa di quanto direbbe il penultimo posto delle campane. Ma il bello dello sport è anche questa capacità di farti passare in poco tempo da uno stato d’animo all’altro, e pazienza se c’è un po’ d’irrazionalità in tutto ciò. D’altronde non è così illogico trarre giudizi e previsioni da ciò che si vede di volta in volta. In poche parole: se la Bracco di un mese fa non vinceva mai e aveva fragilità preoccupanti, quella vista sabato contro Parma, vittoriosa non per episodi favorevoli ma per netta superiorità su una diretta concorrente ai playoff, è una squadra che promette di fare strada. Proviamo a individuare motivi e conseguenze della trasformazione. 1) Profondità. È il punto di partenza di tutto. Fino a un mese fa, la coperta del Geas, rimasta senza Zanon e Danzi, era cortissima. Ora, con l’arrivo di Wabara e Zanoni e il recupero della Manu nazionale, l’abbondanza di soluzioni di cui dispone coach Montini consente di tenere alto il ritmo per 40 minuti, di difendere forte senza temere eccessivamente il rischio-falli (prima, dopo due o tre penalità a qualcuna del quintetto,


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Campione d’Italia Serie A 1969/70 - 1970/71 1971/72 - 1973/74 1974/75 - 1975/76 1976/77 - 1977/78 Juniores 1970/71 - 1973/74 1974/75 - 2003/04 Allieve 1970/71 - 1972/73 1973/74 Ragazze 1971/72 Propaganda 1976/77

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c’era da tremare), di provare assetti tattici diversi e di non chiedere gli straordinari a nessuna. Sabato Montini ha ruotato con precisione quasi scientifica 9 giocatrici tra i 15 e i 30 minuti, permettendosi di far riposare ben più del solito Martinez e Machanguana, che pure avevano segnato 15 dei 17 punti della Bracco nel 1° quarto: e la squadra non ne ha risentito, anzi ha mandato a canestro in rapida serie Zanon, Twehues, Zanoni e Arturi, ovvero le quattro entrate dalla panchina. In America la chiamano “second unit”: quella che solitamente entra tra fine primo quarto e inizio secondo per dare respiro alle titolari, e che se giostra meglio dei cambi avversari può cambiare il corso di una partita. Il Geas, questa “second unit” non l’aveva (o meglio, l’aveva progettata in estate ma poi persa con l’infortunio di Zanon e ancor più con quello di Danzi), ora sì. Ed è stata evidente la differenza proprio rispetto alla serie di un mese prima in Coppa Italia, quando Parma sfruttò la panchina più lunga per venir fuori alla distanza, mentre stavolta è andata in modo opposto. Altra conseguenza positiva è che nessuna deve giocare fuori ruolo. Ne ha beneficiato, sabato, in particolare Mosby che anziché doversi arrangiare da lunga contro avversarie più alte, ha potuto sfruttare il suo fisico contro le ali piccole avversarie, ben servita in area mentre Twehues (a sua volta non più costretta a inventarsi ala grande) stazionava sul perimetro, o alternandosi dentro e fuori dall’area con l’altrettanto “bidimensionale” Wabara. Quest’ultima, pur non essendo un pivot, con la sua rocciosità consente di far sedere per qualche minuto Machanguana senza che l’area rimanga sguarnita; mentre con Zanoni a mordere, intercettare e correre in contropiede c’è meno bisogno di spremere Martinez per avere atletismo contro le esterne avversarie. 2) Difesa e fisicità. Dalla profondità, dicevamo, deriva la possibilità di difendere forte più a lungo, ma anche in modo più bilanciato tra area e perimetro. Le cifre di sabato lo testimoniano: non solo i 25 recuperi, tutto sommato “normali” visto che la Bracco è da tutto l’anno la miglior squadra di A1 nelle palle rubate, ma soprattutto i 6 punti subiti nel terzo quarto dal Geas, e ancora il 5/27 dal campo per Parma dopo l’intervallo, con un solo canestro su azione tra il 22’ e il 37’ (ovvero quasi tutta la ripresa salvo i primissimi minuti e gli ultimi, a partita ormai in naftalina). Davvero una grande differenza rispetto alla serie di Coppa Italia, in cui la Lavezzini aveva colpito più volte in area con Summerton. Il Geas di un mese fa pungeva bene sulle esterne, ma essendo senza centimetri (Machanguana a parte) scopriva inevitabilmente il fianco sotto canestro, per cui se le avversarie costruivano un buon tiro da sotto, c’erano poche possibilità di fermarle. Già a Schio si erano visti progressi in tal senso, decisivi per la vittoria visto che l’attacco rossonero s’era fermato a 64 punti. La Bracco attuale non ha più solo generosità, ma anche fisicità in molti elementi. Ecco l’importanza di Wabara, che sabato abbiamo visto passare da un recupero in tuffo a un paio di entrate di pura potenza. Così come Mosby, coi suoi rimbalzi presi sulla testa delle avversarie: non che l’americana non avesse già fatto vedere queste cose, ma con l’organico corto partiva bene ma finiva per calare, vuoi per problemi di falli o per


stanchezza. Sabato invece è venuta fuori tra fine terzo periodo e inizio quarto.

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3) Qualità in attacco. L’altra grossa novità di sabato sono state le percentuali al tiro del Geas, che hanno registrato il 50% tondo sia da 2 che da 3. Ed è soltanto la terza volta in stagione che la Bracco tira meglio dell’avversaria di turno. A Cinisello non vedevamo questa fluidità in attacco dalla vittoria con Venezia della seconda giornata. Un’ottima notizia perché finora era proprio la qualità delle esecuzioni il maggior elemento mancante alla quadratura del cerchio di Montini: perché quantitativamente parlando, il volume di gioco prodotto è sempre stato alto, con i tanti recuperi a consentire possessi in più; ma questo lavoro andava in buona parte sprecato dalle basse percentuali. In attesa di conferme (perché Parma in difesa non è stata impeccabile), anche a questo dato non ci sembra estranea la profondità delle rotazioni: perché con 9 giocatrici sempre relativamente fresche, la lucidità nelle scelte e nelle esecuzioni non crolla; e inoltre, avere tanti elementi pericolosi intercambiabili fa sì che ciascuna crei spazi per le altre. Ad esempio, se raddoppiano Mosby o Machanguana in area, c’è una Twehues o una Martinez più libera sull’arco; viceversa, se francobollano le tiratrici, ci sono giocatrici interne per sfruttare i palloni serviti dentro. 4) Carica. Si era fatto appello al pubblico rossonero e la risposta positiva c’è stata: PalaAllende piuttosto pieno, tifo caldo fin dall’inizio. Certo, la prestazione brillante della Bracco ha aiutato, ma l’atmosfera positiva si respirava già dal riscaldamento, e anche questa è una differenza rispetto a qualche tempo fa. Magari meno importante dei fattori tecnici, ma aiuta. Una delle grosse incognite della serata era come la squadra avrebbe reagito all’indubbia pressione che c’era su questa partita, sapendo che valeva una buona fetta di playoff, che Parma aveva vinto 3 volte su 3, che la pausa della settimana precedente poteva aver spento l’adrenalina postSchio e tolto un po’ di ritmo agonistico, e così via. Anche in questo caso, la risposta è stata la migliore che si potesse sperare: la Bracco ha “fatto l’andatura” fin dal primo quarto, trasformando la pressione in carica agonistica. Come dicevamo la scorsa settimana, contava molto iniziare col piede giusto la serie di spareggi-playoff, e questo inizio è il migliore che si potesse sperare. Aggiungiamo poi, ultimo ma non meno importante per la società e i tifosi, il rendimento del neo-ricomposto trio di campionesse juniores 2004, Arturi-Crippa-Zanoni: al buon Carletto Vignati una lacrimuccia di nascosto sarà pur scesa... La situazione – I risultati dagli altri campi sono stati favorevoli al Geas, con le sconfitte (prevedibili) della Comense – priva del suo faro Brooke Smith – a Faenza e di Pozzuoli a Venezia. Ma il quadro non è completo perché altre due avversarie dirette delle rossonere, Umbertide e Livorno, hanno rinviato le partite che le opponevano a Taranto e Schio, impegnate fino a venerdì scorso nelle rispettive serie-playoff di Eurolega. Che sono andate male per le rappresentanti italiane, entrambe fuori per 2-0. Un passo avanti, comunque, rispetto agli ultimi anni (dal 2002 non


qualificavamo due squadre alla seconda fase), ma non sufficiente per far tornare i nostri club tra le potenze d’Europa. Tornando all’A1, a 7 giornate dal termine la Bracco ora è sesta a pari merito con Umbertide (che però ha una partita in meno) e la Comense. Dietro, staccata di 2 punti (ma con scontri diretti a sfavore col Geas, quindi è come un -4), rimane Parma, e altri 2 punti sotto ci sono Livorno (con un match da recuperare) e Pozzuoli, penultima e dunque più che mai da prendere con le molle domenica, perché deve smuovere la classifica. A proposito di Umbertide, pare proprio che Ticha Penicheiro, la stella che ha illuminato la scorsa stagione della Bracco, giocherà la parte finale della stagione con la Liomatic. Sarà pur vero che ha firmato, ma finché non la vediamo in campo non ci crediamo… Stella d’argento c.o.n.i. 1985 al merito sportivo

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Quelle che... dal Geas all’A1 – Uno dei temi di Bracco-Lavezzini, l’abbiamo già accennato, era la contemporanea presenza in maglia rossonera di 3 ragazze cresciute nel vivaio sestese: Giulia Arturi, Martina Crippa e Iaia Zanoni; più Michela Frantini, in casa da 8 stagioni. Da questo spunto, abbiamo fatto un “censimento” delle giocatrici che, in tempi recenti, sono arrivate nella massima serie dopo essere passate dal PalaFalck e dintorni. Sono stati considerati sia i prodotti rossoneri “doc”, sia chi proveniva da altre società ma ha comunque trovato a Sesto un trampolino per conquistare (o ritrovare) un posto al sole. Ecco, in ordine alfabetico, i loro nomi, con un aggiornamento su dove giocano adesso. - Alessandra Calastri: arrivata al Geas nel 2003 da Biassono, dopo 6 anni a Sesto (di cui l’ultimo in A1) la 24enne pivot è ora in prestito a Valmadrera, dove ha conquistato un platonico titolo d’inverno in B1 e lotterà per la promozione. - Roberta Colico: da poco diventata mamma (dovrebbe tornare sul parquet nella prossima stagione), la regista del 1979, dopo una prima esperienza in A1 da giovanissima ad Alcamo, tornò al Geas dove vinse la B nel 2002 e guidò la squadra in A2 prima di tornare a misurarsi col massimo campionato a Priolo nel 2005 (poi anche a Montichiari e Ribera). - Antonella Contestabile: prodotto del vivaio di Vittuone, ha giocato al Geas una sola stagione, nel 2005/06, che le è stata utile per guadagnarsi una nuova chiamata dall’A1 (a Montichiari) dopo un primo “assaggio” a Como. Oggi, dopo alcune annate in chiaroscuro, l’ala dell’87 sta disputando un campionato positivo in A2 a Biassono. - Giulia Gatti: proveniente da Albino, il play classe 1989 arrivò al Geas a 17 anni, nel 2006/07, effettuando una rapida scalata che le regalò un posto da titolare in Nazionale U18 e quindi una chiamata in A1 da Montichiari. L’anno scorso ha avuto ampio spazio a Napoli, quest’anno è in A2 a Pomezia. - Laura Maiorano: fu tra le protagoniste della promozione del Geas in A2 nel 2002; nel 2003/04 fu chiamata in A1 da Rovereto per una decina di partite, poi ha giocato diversi anni in A2 a Crema mentre oggi, quasi 35enne, è ancora uno dei migliori play di B1, attualmente a Cantù. - Masha Maiorano: tra i recenti prodotti del vivaio sestese, la tiratrice del 1982 è quella che vanta più stagioni nel massimo campionato, dove gioca ininterrottamente dal 2004, dopo aver fatto seguire alla lunga trafila


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nelle giovanili Geas due anni di “gavetta” a Broni in B e ad Ivrea in A2. In 6 annate di A1 ha militato a Rovereto, Viterbo, Parma, Schio, Umbertide e ora a Napoli, dove insegue una difficile salvezza giocando più di 20 minuti a partita. - Madalene Ntumba: altra sestese “doc” quanto a formazione cestistica, arrivò in A1 nel 2004 dopo un anno negli Usa al college di Miami-Ohio; la sua esperienza a Venezia durò una stagione, poi, come abbiamo già sottolineato più volte nel nostro “Panorama lombardo”, l’ala classe ’81 è da anni una protagonista dell’A2, dove quest’anno sta disputando con la Virtus Cagliari un’eccellente stagione sia sul piano individuale (circa 14 punti e 9 rimbalzi di media) che di squadra (prima in classifica). - Nadia Rovida: l’ala-pivot del 1985 arrivò al Geas da Vittuone nel 2002, per completare la carriera giovanile ed esordire in prima squadra; nel 2004/05 anche per lei l’opportunità dell’A1, ad Alessandria; dopo un anno il ritorno a Sesto, mentre da tre stagioni e mezza si è riaccasata a Vittuone, dove è una delle migliori lunghe di B1. - Elisa Silva: l’ala dell’88 da Albino, che in doppio tesseramento col Geas vinse il titolo Juniores 2004, dopo 4 stagioni in A1 alla Comense inframmezzate da un’esperienza negli Usa è ora al Sanga Milano in A2. - Alessandra Visconti: la lunga torinese dell’87 approdò a Sesto nel 2004 rimanendo due stagioni, per poi ricevere una prestigiosa chiamata in A1 da Schio; dopo un anno il ritorno nella seconda serie, e ora, dopo Cavezzo e Lucca, è a Marghera: rendimento sempre affidabile con una dozzina di punti e quasi una decina di rimbalzi a partita. - Ilaria Zanoni: la “figliola prodiga” del Geas appena tornata alla base, dopo la trafila giovanile e gli esordi in prima squadra a Sesto andò in A1 nel 2005, mettendo nel suo curriculum esperienze a Napoli, Ribera, Parma e Schio oltre che con la Nazionale maggiore. A queste aggiungiamo le già nominate Arturi, Crippa, Frantini più – sia pur solo sporadicamente in campo – Veronica Schieppati, tutte attualmente al Geas che le ha portate in A1 dopo averle fatte esordire in A2. In totale fanno 15 giocatrici. Conclusioni? Non a tutte l’A1 ha offerto un approdo stabile: d’altronde, ai massimi livelli è difficile entrare e ancor più rimanere, tanto più dopo la drastica riduzione dei “posti di lavoro” per le italiane, tra taglio delle squadre e aumento di straniere e naturalizzate. Ma si può ben dire che il Geas ha offerto o contribuito a offrire una chance a tante ragazze nostrane (tutte lombarde, tra l’altro, tranne Visconti); e che in un certo senso, attraverso di loro, anche durante la lunga lontananza dall’A1 il club rossonero vi era in qualche modo presente... Panorama lombardo – In A2, è tornata alla vittoria Biassono, che ha colto sul Cus Cagliari due punti molto importanti per staccarsi dall’ultimo posto e mantenere vive le speranze di agganciare i playoff (ricordiamo che ci vanno le prime 12 squadre su 14, solo le ultime due fanno i playoutsalvezza). Sconfitte invece Crema e Sanga Milano. In B1, impresa per Vittuone che passa all’overtime (canestro decisivo di Chiara Bonfanti, solo omonima della carugatese) sul campo di Torino finalista-playoff uscente. Cade Valmadrera, a Lavagna, perdendo la vetta della classifica della poule-promozione; k.o. anche Costamasnaga, sale


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invece Broni. Nella poule-salvezza prosegue la marcia di Carugate, che travolge a domicilio Lodi; ancora a quota zero Varese, sconfitta a Savona. Nelle giovanili, situazioni invariate ai vertici delle categorie U17 e U15, con Biassono leader nella prima, tallonato dal Geas (si è ampliato il divario dalla terza in classifica Lussana Bergamo: probabile volata a due per il titolo), e Sesto sempre imbattuta nella seconda, con la stessa Biassono e poi la Comense a seguire. Nelle U19, dopo la sfida impossibile persa con la capolista Comense, sono ridotte al lumicino le speranze del Carugate/Geas di andare all’interzona; in quest’ottica, importante il successo di Costamasnaga sul S. Gabriele Milano, che si giocherà gran parte della stagione nel prossimo turno contro Urago. Intanto i nostri complimenti a Elisabetta Mazzoleni, regista del Geas U17, unica convocata lombarda al raduno della Nazionale Under 16 della prossima settimana, e a Francesca Gambarini, play rossonera del ’95, tra le “riserve a casa” del medesimo collegiale nonché premiata, lunedì 8, insieme ad altri talenti dei vivai lombardi maschili e femminili, dalla Regione Lombardia in collaborazione col comitato regionale Fip: per dettagli vedi http://www.lombardia.fip.it/lombardia/DocumentoDett.asp?IDDocumento =19212 . Manuel Beck


Beck Door #17