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GD Piemonte - Magazine

Maggio 2012

Notiziario a cura dei Giovani Democratici del Piemonte Maggio 2012

GD PIEMONTE A PARIGI PER HOLLANDE Da ieri fino a sabato, sessanta Giovani Democratici da tutta Italia saranno ospiti a Parigi del MJS (Giovani Socialisti) per sostenere la candidatura di F. Hollande alla Presidenza della Repubblica francese. L’iniziativa rilancia l’esperienza-pilota già inaugurata dai GD Piemonte in occasione delle elezioni regionali del 2010, che aveva visto un sostegno congiunto fra le due organizzazioni nelle campagne per Mercedes Bresso in Regione Piemonte e Jean-Paul Huchon in Île de France. “In questo viaggio i GD consolidano la stretta collaborazione con le Giovanili progressiste europee, per la quale in molti lavoriamo da tempo: in particolare, siamo fieri che il canale aperto dai GD Piemonte in questi due anni, insieme alle motivazioni per cui l’abbiamo fortemente ricercato e sostenuto, possano essere ora una base a disposizione di questa occasione cruciale.” ha dichiarato Federico Cavallo, responsabile Europa e relazioni internazionali nella Segreteria GD. “Siamo convinti che la nostra generazione troverà

una prospettiva oltre la Crisi solo se saprà rispondere chiedendo più Europa – più giusta, sociale e finalmente federale. La vittoria di François Hollande, per la quale oggi ci impegniamo anche al di qua delle Alpi, dovrà segnare l’inversione di rotta rispetto agli anni del governo del PPE di MerkelBerlusconi-Sarkozy e delle destre nazionali, responsabili consapevoli del disastro economico, sociale ed istituzionale davanti i nostri occhi. Nella prospettiva disegnata dal Patto di Parigi lo scorso 17 marzo, come giovani impegnati a cambiare la Politica dell’Europa e dei nostri Paesi, a partire da questa battaglia vogliamo sentirci ancor più uniti nella riscossa civica, politica e generazionale di chi vuole il Cambiamento. Perché… le Changement c’est maintenant!”

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Maggio 2012

LAVORO:

PERCHÈ È URGENTE PARLARE DI LAVORO A cura di Paolo Furia, Segretario regionale

I dati che l’Istat ha reso pubblici sulla disoccupazione in Italia devono preoccuparci sotto ogni prospettiva: quella territoriale, perché è chiaro che la crisi economica ed occupazionale colpisce in maniera trasversale ogni provincia del paese, quella generazionale, se consideriamo che le percentuali parlano complessivamente del 32 % di disoccupati ed inoccupati giovani, nonché quella di genere, dal momento che le donne sono in testa alla classifica di chi viene sacrificato dalle aziende in difficoltà. I dati più drammatici riguardano il meridione d’Italia, dove si supera abbondantemente il 10 % di disoccupazione; tuttavia il Nord non sta meglio, se confrontiamo la disoccupazione di oggi con quella degli anni precedenti. In tutto il Piemonte, la disoccupazione è cresciuta ogni anno dal 2005 ad oggi. Nella provincia di Torino e nel Biellese, poi, la disoccupazione è cresciuta più che nelle altre province, al punto che la percentuale di disoccupati a Biella è all’8,3%, la più alta di tutto il Piemonte, fatto salvo il caso di Torino, che supera addirittura il 10%. Destano maggiori preoccupazioni le percentuali della disoccupazione femminile e di quella giovanile: nella fascia tra i 15 e i 29 anni, addirittura il 23,5% dei giovani non lavora. Che la condizione piemontese sia particolarmente grave si sa da tanto tempo. Il tessuto produttivo che ha contraddistinto i distretti industriali della nostra regione è stato messo a dura prova dalla crisi di questi ultimi anni, una crisi di competitività delle nostre aziende tessili nel mercato globalizzato; stiamo vivendo oggi gli effetti di quella crisi economica di lungo periodo, effetti attenuati solo dal sistema di ammortizzatori esistenti (compresi quelli istituiti dalla Regione governata dal centrosinistra, come la cassa integrazione in deroga) che ancora evitano l’esplosione di una grave crisi sociale, in attesa che l’economia del territorio riparta. La crisi finanziaria degli ultimi mesi ha certamente aggravato anche qui la liquidità disponibile per le imprese, ha appesantito le condizioni degli enti locali che dovrebbero governare i processi di sviluppo, ha accentuato il generarsi di sacche di inattività e di povertà sempre più diffuse, accelerando processi di spopolamento, invecchiamento, indebolimento del tessuto sociale. Ci troviamo pertanto nel triste paradosso di vivere in un territorio a patrimonializzazione buona (in alcune province addirittura

eccellente) ed allo stesso tempo colpito più gravemente di altri dalla crisi economica, che è, nel nostro caso, una crisi di prospettiva, una crisi di identità. Non è poi un caso che a pagare le conseguenze della crisi siano le fasce deboli della società, in particolare le donne ed i giovani. In Piemonte i giovani trovano lavori cattivi, oppure non trovano lavoro. Nelle zone in cui le piccole imprese sono troppo piccole, non si sono attivati per tempo processi di dimensionamento tali da favorire l’innovazione, che passa, come sappiamo, tramite la valorizzazione di quelle tante professionalità che le università stesse sfornano e che, appunto, il territorio non sa recepire. Nelle zone in cui, invece, le imprese sono grandi, tradizionalmente forti e “monoculturali”, concentrate su un unico tipo di prodotto, non si è innescato quel processo di innovazione e di diversificazione che, sempre attraverso un investimento più solido in ricerca e professionalità, avrebbe potuto aprire nuovi orizzonti di mercato e quindi maggiori prospettive di occupazione. E’ sempre più chiaro che la crisi del Piemonte è un pezzo della crisi dell’Italia, che è un pezzo della crisi dell’Europa e, forse, dell’Occidente tutto. Una crisi in cui non sembra, come si potrebbe pensare, avanzare il fronte dei paesi in via di sviluppo, o perlomeno non solo. Il processo di spostamento di reddito dal basso verso l’alto non smette di riguardare i paesi più deboli del nostro, mentre si sta accelerando da noi. Nell’aumentare della disuguaglianza globale, scopriamo i limiti di un modello di sviluppo che ci ha regalato, forse, un’infanzia for-


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tunata, ma che ci sta portando via il futuro. Per tutte queste ragioni, una discussione sul mercato del lavoro che non tenga conto della necessità di ritornare a crescere non ha senso, così come, d’altronde, una discussione sull’esigenza di crescere che non rifletta sulla necessità di pensare a quale crescita possibile, sostenibile e maggiormente redistributiva non regge. Anche in Piemonte, dunque, occorre monitorare le spese che la Regione ha messo in campo per le politiche attive del lavoro e per il piano giovani: alcune cose buone sono state fatte (dalla deduzione IRAP per l’assunzione di giovani al bando recentemente finanziato per lo “scouting” di imprese innovative di giovani da parte di imprenditori affermati o “incubatori”), altre restano da fare (l’obbligo da parte delle imprese e degli enti locali di garantire il

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rimborso spese minimo a stagisti e tirocinanti, una seria politica della casa e degli affitti per i giovani), altre ancora che sono state fatte vanno rapidamente modificate (l’Edisu non deve essere smantellato, così come è fondamentale, per i giovani, che venga potenziato, e non invece indebolito, il sistema di trasporto pubblico locale). Ma è necessaria la consapevolezza che nulla di questo basterà, se i giovani che si occupano di politica non incominceranno a sentirsi parte di un grande, importante movimento internazionale, forse mondiale, che deve rimettere al centro le questioni della sostenibilità dello sviluppo, della centralità del lavoro, del modello di crescita che restituisca un senso alle identità dei territori ed un futuro, che i territori non possono trovare se non in noi.

LAVORO:

IL LAVORO NON SI TAGLIA, IL PRECARIATO SI A cura del Dipartimento Lavoro GD Piemonte

LAVORO: Chiediamo che i soldi recuperati dalla lotta all’evasione fiscale vengano usati per creare sviluppo, sostenere l’impresa sana, generare e qualificare il lavoro! RICERCA E FORMAZIONE: Chiediamo che Stato e imprese investano di più in ricerca: solo così, infatti, potremo tornare competitivi nell’economia globale, senza lasciare a casa nessuno. La ricerca e la formazione professionale sono i migliori investimenti per la crescita. REDDITO MINIMO GARANTTO: Chiediamo che nella Riforma del mercato del lavoro attualmente in discussione trovasse cittadinanza il tema, del tutto europeo, del reddito minimo. Alzando solo i contributi a carico dell’impresa per alcuni contratti atipici, infatti, i giovani precari (e non solo giovani) si troveranno la busta paga più leggera. I contratti precari, invece, devono venire valorizzati come strumenti di qualità, coi quali la professionalità del collaboratore viene valorizzata. Sì dunque ad una soglia retributiva, diversa nei diversi tipi di contratto, sotto la quale però sia impossibile scendere, per tutelare la dignità del lavoratore. TUTELE SOCIALI PER TUTTI: Chiediamo che nella Riforma del mercato del lavoro si trovino i fondi per finanziare un vero sistema di tutele sociali anche per chi oggi non ne ha, migliorando i

capitoli che riguardano l’introduzione dell’Aspi e trovando un modo per valorizzare, per i precari, il tempo di passaggio da un lavoro all’altro con momenti di formazione permanente.


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AMBIENTE:

QUATTRO TEMI, UN'IDEA GUIDA. UNA PROPOSTA DI LAVORO PER IL 2012. A cura di Andrea Carapellucci, Responsabile Dipartimento Ambiente, GD Piemonte

Parlare di ambiente significa, potenzialmente, parlare di tutto. Si tratta certo di una sfida appassionante, ma anche di un rischio. Ecco perchè, per l'anno che ci attende, propongo che il Dipartimento ambiente si occupi di quattro temi, sui quali concentrare gli sforzi nel breve e nel lungo periodo, l'iniziativa politica e l'elaborazione. Eccoli, dunque, in ordine di urgenza. Il primo tema nasce da una curiosa contingenza. Il 3 giugno si terrà, dopo oltre vent'anni dalla promozione dell'iniziativa, un referendum regionale sulla caccia. I Piemontesi saranno chiamati ad esprimersi su di un argomento certo non nuovo, ma che raramente occupa i telegiornali. L'iniziativa dei referendari (www.referendumcaccia.it) va nella direzione di una disciplina più restrittiva dell'attività venatoria. Il voto giunge in un momento in cui l'attuale maggioranza politica in Consiglio regionale ha in programma una riforma in senso opposto. Un'organizzazione come la nostra non può non avere una posizione ufficiale in materia (già assunta, peraltro, da alcuni dei nostri Circoli e delle Federazioni). Nelle prossime settimane, dovremo discutere e deliberare in proposito. Il secondo tema riguarda l'attualità politica a livello nazionale. Il Governo intende riformare il caotico sistema degli incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Un dibattito che si fermasse alle opzioni ideologiche (rinnovabili sì, rinnovabili no) sarebbe francamente stucchevole. Possiamo e dobbiamo fare di più. Ecco perchè propongo di avviare, sul tema, una collaborazione con il Partito Democratico che conduca all'elaborazione di idee e proposte precise. Anche se rimanessero inascoltate, avremmo fatto un gran favore a noi stessi, aumentando la consapevolezza di ciascuno, della nostra organizzazione e del nostro partito. Il terzo tema nasce da uno dei principali eventi politici dell'anno appena trascorso: i referendum sull'acqua, apertamente sostenuti dal Partito Democratico e dai GD. Le tariffe idriche sono ancora regolate come lo erano prima del voto (anche se presto vedrà la luce una nuova disciplina), mentre e a livello regionale si sta delineando la riforma degli organismi di ge-

stione del servizio idrico (le vecchie ATO, destinate alla scomparsa). Una riforma da seguire con attenzione. Infine, il quarto tema: il consumo di suolo nel più ampio contesto del governo del territorio. Un discorso da portare avanti insieme al Dipartimento Enti Locali e ai nostri giovani amministratori. Casi recenti, come quello dello stabilimento Ikea nella provincia di Torino, hanno portato alla ribalta un problema terribilmente concreto, che non può più essere ignorato. Gli enti locali sono spesso costretti a sacrificare i terreni non edificati per racimolare il denaro necessario al funzionamento dei servizi pubblici, attraverso i contributi per l'urbanizzazione. Nuove case, nuovi capannoni, nuove colate di cemento in cambio di autobus e lampioni. Che spesso sorgono accanto a vecchi insediamenti industriali dismessi e in attesa di bonifica. A fronte della crisi, la programmazione cede il passo al bisogno. I posti di lavoro vengono artificiosamente contrapposti ai prati verdi, trascurando di considerare che il territorio è un bene per definizione finito e che le sue trasformazioni sono spesso irreversibili. Cosa può essere fatto per correggere questa tendenza? Un'idea lega i quattro temi: dobbiamo avere una voce chiara sull'attualità, ma senza rinunciare a scrivere un'agenda che sia nostra. Rimbocchiamoci le maniche.


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ENTI LOCALI:

GIOVANI AMMINISTRATORI: IN RETE PER CAMBIARE A cura di Alessandro Travaini Responsabile Dipartimento Enti Locali, GD Piemonte

I giovani amministratori, in rete per cambiare”, questo era il titolo di una delle tesi dei Gd del Piemonte presentate durante il congresso appena conclusosi. Infatti una rete è senza dubbio fondamentale per fare crescere una generazione di giovani amministratori che possa essere sempre più protagonista. Mettere in comune le diverse esperienze, confrontare idee e progetti, diffondere le “best practice” sperimentate a livello locale, può essere il succo di un cammino di crescita importante per molti ragazzi della nostra organizzazione che hanno iniziato un percorso nelle assemblee delle loro città, circoscrizioni o province, ovvero là dove si prendono le decisioni più prossime alla vita dei cittadini.

Avere amministratori preparati e pieni di iniziativa è una risorsa enorme per la nostra giovanile e per il Partito Democratico. Forse la miglior risposta che può offrire la politica alle persone in questi giorni difficili, nei quali non sembrano esserci argini all’avanzare di inquietanti ondate di demagogia e populismo. Per frenare il drenaggio di consensi verso quei movimenti che cavalcano questo clima, movimenti spesso composti da persone che intendono improvvisarsi alla gestione della cosa pubblica, è necessario dimostrare concretamente di essere preparati e pronti per un vero rinnovamento che non sia meramente anagrafico. Questa è la sfida che hanno di fronte i giovani amministratori Gd, una sfida che sono pronti a vincere.

ENTI LOCALI:

I NOSTRI CANDIDATI ALLE PROSSIME ELEZIONI AMMINISTRATIVE A cura di Alessandro Travaini Responsabile Dipartimento Enti Locali, GD Piemonte

L’elenco dei Giovani Democratici candidati alle prossime elezioni amministrative: Asti : Enrico Panirossi Alessandria Francesco Di Salvo Borgomanero Hassan Pagano, Davide Cerutti Chivasso Irene Montecchio, Tiziana Scullino Cavagnolo: Andrea Gavazza Cuneo Rebecca Ghio Grugliasco Emanuele Gaito, Luca Mortellaro, Mirene Alaimo, Omegna Alessandro Buzio, Alessandra Gebbia, Alessandro Colucci San Maurizio Canavese Alessia Piovano, Vincenzo Zanella, Andrea Bianco


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CULTURA:

L’IMPORTANZA DI RICORDARE A cura di Nicola Dessì, Responsabile Dipartimento Cultura e Resistenza, GD Piemonte

"Rendere omaggio a chi ha combattuto nella Guerra di Liberazione è doveroso. Il modo migliore per farlo, ma anche il più utile per la nostra generazione e per quelle che verranno, è ovviamente quello di non limitarsi alla semplice celebrazione, e di ricordare forte e chiaro quali sono le cose che la Resistenza ci ha lasciato. Alla Resistenza dobbiamo qualcosa di molto concreto per la nostra vita quotidiana: un Paese che cerca di assicurare a più persone possibile la libertà e la sicurezza. Il regime fascista, come tutte le dittature, privava i cittadini della libertà: e inoltre, essendo fondato sul principio della legge del più forte ed essendo (di conseguenza) spalleggiato dalle classi più forti, privava la maggior parte delle persone della sicurezza economica e della dignità del lavoro. Per questi motivi, l'Italia fascista, oltre a non essere un Paese libero, è stato un Paese arretrato. I partigiani hanno avuto la forza di porre fine a tutto questo e hanno reso possibile il passaggio da un Paese quasi medievale a un Paese con tanti difetti, ma decisamente più civile e moderno. Ma alla Resistenza dobbiamo anche una lezione morale, storica e politica. Morale, perché chi ne ha preso parte è evidentemente un esempio di dignità e coraggio. Storica, perché la Resistenza ci ha portato libertà e sicurezza che prima non erano alla portata di tutti, dimostrando che questi beni, molto importanti, possono sempre essere messi in discussione da chi li vuole tutti per sé. Politica, perché la Resistenza non nasce solo dalla volontà di distruggere, ma anche dall'adesione a dei valori culturali ben precisi, quelli della democrazia e del ri-

spetto dei più deboli: valori che i partigiani hanno messo in pratica in maniera collettiva, senza che l'uno potesse fare a meno del contributo dell'altro. Questa è la Resistenza, questi sono i motivi per celebrarla, specie in un momento di crisi, in cui la cultura della "legge del più forte" torna a minacciarci. Buona Liberazione."


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ISTRUZIONE:

“SIGNOR MINISTRO COSÌ NON VA”. A cura di Andrea Scarpellino

Così Walter Tocci risponde al Ministro Profumo e a politiche universitarie che cercano di svuotare completamente un intero sistema. C’ è seriamente il rischio di veder collassare il sistema universitario su se stesso, introducendo una concezione dell’ università conservatrice e assolutamente non in grado di saper cogliere le nuove sfide che ci si presentano davanti. Tutto ruota attorno alla nostra idea di Università, se pensarla come bene comune oppure come un semplice servizio da erogare ai propri iscritti. Altro che governo dei tecnici, io ci vedo una precisa scelta politica. Una politica conservatrice che con il pretesto del merito introduce l’ idea che se non riesci ad emergere la colpa è tua e che probabilmente non sei adatto. L’idea secondo la quale la società è la semplice somma di più individui e non una comunità. In un periodo storico in cui l’India cerca di aumentare il numero di laureati noi decidiamo che solo diminuendoli si raggiunge l’eccellenza. Non mi sembra meritocratico un sistema che non mette tutti nelle stesse condizioni di perseguire il merito. E forse anche noi dovremmo smetterla di parlare solo di meritocrazia e pensare invece alla valorizzazione.

In questo contesto si è svolto venerdì 13 aprile il coordinamento nazionale della Rete Universitaria. E’ stato uno spazio importante di confronto e scambio tra le varie realtà e soprattutto un momento indispensabile di elaborazione politica. Il tema principale di discussione è stato il decreto legislativo, tanto voluto dal Ministro Profumo, sul controllo degli organici dei professori e dei ricercatori. Il decreto inserisce un meccanismo “diabolico” che renderebbe quasi impossibile il rimpiazzo dei docenti che vanno in pensione. Infatti il numero di assunzioni possibili in relazione al turn-over viene definita secondo il rapporto tra le spese del personale e le entrate provenienti dalla contribuzione studentesca. Il problema è grave poiché le Università italiane si troveranno a dover scegliere tra un buon livello di ricerca o l’ aumento delle tasse studentesche. La Rete Universitaria si impegnerà a lungo su questo tema perché lo riteniamo un passaggio importante verso una concezione di università che non è più “Bene Comune”.


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DAI TERRITORI:

LA SFIDA DELLE GIOVANI DEMOCRATICHE A cura di Tiziana Scullino

É accaduto per caso, una cena tra amiche, ognuna di noi che prepara una portata da condividere, qualche chiacchiera. Sembra Sex& the City nostrano, e invece quelle amiche sono il 'nucleo fondativo delle Giovani Democratiche del Piemonte. E così, siamo nate e in questi mesi abbiamo lavorato molto, scoprendo che la condizione femminile del nostro paese è peggiore di quanto pensassimo. L'Italia è fanalino di coda per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile: i dati dimostrano un distacco di 12 punti percentuali rispetto alla media europea e di 14 punti rispetto agli obiettivi fissati dal Trattato di Lisbona, le italiane occupate sono il 45% della popolazione femminile, e la percentuale non cresce da 8 anni. Inoltre le italiane 'in carriera' hanno maggiore difficoltà di raggiungere ruoli direttivi e a parità di posizione professionale, percepiscono un salario inferiore a quello di un uomo, benché le donne siano di più e meglio preparate degli uomini. Il paradosso è che, nonostante tutto ciò, siamo anche il paese europeo con il più basso tasso di natalità: solo 1,3 di figli per ogni donna. Probabilmente, rendere la vita meno complicata alle mamme-lavoratrici aiuterebbe le imprese e il paese ad uscire dalla crisi. E il lavoro è solo uno degli esempi eclatanti. Siamo sottorappresentate sia nelle istituzioni che nelle aziende, di recente la giornalista e scrittrice Marina Terragni ha dichiarato che “Esiste in Italia una questione maschile: troppi uomini sono nei luoghi in cui si decide. E, forse, se le cose vanno male si deve anche al fatto che le donne decidono ancora così poco”. D'altronde i dati sono sconfor-

tanti: le donne sono solo il 4% dei membri di consigli di amministrazione e il 7% degli imprenditori, il 18% degli amministratori comunali e il 10% dei sindaci italiani. Mentre tra i parlamentari eletti alle ultime elezioni, solo il 17,1% dei deputati e il 13,7 % dei senatori sono donne, la quota PD è del 30%, meglio di niente. Il paese, ha bisogno di porre delle basi per uscire dalla 'questione femminile' (che nel frattempo è diventata una vera e propria emergenza), di fare delle riflessioni serie ed approfondite, l'abbiamo lasciata nella lista delle 'cose da fare' per troppo tempo. Non possiamo più trascurare le mancanze, non possiamo non indignarci sapendo che il precedente presidente del Consiglio suggerì alle donne che non trovano lavoro di 'trovarsi un fidanzato ricco o che si interessava alle casalinghe 'sotto 25 anni e la quarta di reggiseno' E come generazione, dovremmo tenere sempre presente che 'La battaglia per la parità non è un faccia a faccia tra uomini e donne: è uno scontro tra il passato e il futuro', anzi, sarebbe meglio non rimandare, tra passato e presente. Come giovani democratiche del Piemonte abbiamo e continueremo a dare il nostro contributo. Ci siamo e vogliamo continuare ad esserci, organizzando eventi specifici sui vari temi e nei vari territori, contribuendo alla dialettica politica nei Giovani Democratici, provando ad incrementare la partecipazione femminile anche all'interno dell'organizzazione.."


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SEGNA IN AGENDA

CONCENTRIAMO LE ENERGIE CONCENTRIAMO LE ENERGIE, gli obiettivi, le politiche, il ruolo delle città venerdì 11 (14:30-18:00) e sabato 12 maggio (9:00-13:00) NH Hotel Santo Stefano, via Porta Palatina 19 Torino. Il Partito Democratico del Piemonte intende fare il punto insieme a voi sugli obiettivi, le politiche ed il ruolo delle città nella lotta ai cambiamenti climatici e green economy. Pensiamo che la lotta ai cambiamenti climatici debba essere in cima all’agenda politica per il rilancio dell’economia del Paese. Il Partito Democratico si candida ad interpretare questa priorità e a darle corpo attraverso un confronto continuo con gli interlocutori protagonisti utili a costruire una prospettiva di sviluppo sostenibile. L’iniziativa si colloca nel quadro della Conferenza nazionale del Partito Democratico sull’economia verde che si terrà a Roma l’11 giugno 2012.

Sintesi del programma Venerdì pomeriggio si lavora sul ruolo e la responsabilità degli Enti Locali rispetto all’attuazione concreta di politiche smart: smart city come sinonimo di pianificazione e programmazione del proprio territorio in chiave innovativa e di efficienza non solo energetica. Si discuterà dei nodi problematici in particolare il finanziamento degli interventi anche sulla base di buone pratiche che mettono in relazione pubblico e privato, emergeranno proposte. Sabato mattina si discute di ricerca, industria, legislazione, energie rinnovabili e ancora smart cities. La città subirà molti cambiamenti per rispettare gli obiettivi europei anche in termini di emissioni di CO2: l’Italia è la prima responsabile inquinante in Europa per il contributo del patrimonio immobiliare. Quali sfide per Torino? Ci confrontiamo con esperienze diverse. Durante l’iniziativa interverrà anche il responsabile del Dipartimento Ambiente dei Giovani Democratici del Piemonte, Andrea Carapellucci


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