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Direttore: LUCA MERCANTI

ANNO XII - N° 5

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di Luca MERCANTI

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e lo scorso anno la meteo avversa nelle regioni a noi vicine fece rinunciare qualcuno, quest’anno il bel tempo ha favorito una massiccia affluenza di visitatori già nella prima giornata di Fiera. La giornata primaverile (il termometro ha toccato i 18 gradi) è stata accolta favorevolmente soprattutto dagli espositori, seguiti a ruota da tutti coloro - molti i giovani - che da ieri sera sino a questa mattina, hanno festeggiato nelle cantine per la tradizionale veillà, un appuntamento sempre più atteso da valdostani e turisti. La 1013ª edizione della Fiera di Sant’Orso va in archivio questa sera alle 18. Un primo bilancio è comunque positivo, se si tiene conto che qualche timore alla vigilia c’era. Si sa, gli italiani arrivano da un 2012 nel quale il governo gli ha messo le mani in tasca per evitare il tracollo, e la propensione a spendere è in picchiata. Se poi ci mettiamo che la Valle d’Aosta ha l’autostrada che costa un occhio della testa e una linea ferroviaria che grida vendetta (ieri mattina parecchi disagi per chi ha raggiunto Aosta in treno a causa di un guasto sulla linea a Torino), aver registrato solo ieri oltre 101 passaggi significa che Sant’Orso è più forte di qualsiasi evento negativo e non deve temere nulla per il futuro, perché il suo fascino è scolpito nelle tavole del tempo. Tra i banchi, però, la crisi si sente. Di affari se ne fanno sempre meno. Tra gli espositori, c’è chi si adegua ai tempi “prezzando” gli oggetti più piccoli. Si può tornare a casa con un ricordo della Fiera spendendo anche solo 1 euro (palettine per la raclette), per passare a 3 euro per un galletto o a una quindicina per una maschera intagliata nella corteccia di abete, senza dimenticare gli ormai tradizionali fiori di legno colorati. Niente crisi, invece, per l’ingegno degli artisti-artigiani, i quali dimostrano anno dopo anno di sapersi e volersi rinnovare per lasciare a bocca aperta il visitatore. Buona Fiera a tutti e arrivederci al prossimo anno.

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La Millenaria è più forte della crisi economica

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1013ª Fiera di Sant’Orso

giovedì 31 gennaio 2013

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Benvenuti alla Fiera di Sant’Orso 1013ª edizione

101 mila passaggi nella prima giornata

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Inebriante il profumo del vin brulé preparato dal Coro Sant’Orso

■ I PREMIATI / A Mauro Petitjacques il “Don Garino”; Elio Sucquet vince il premio “Pierre Vietti”

Luca Follin, «Una passione tutta mia» Il Prix Robert Berton per l’espositore plus âgé all’ottantacinquenne Rosiano Giuseppe Ducly

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anno arricchito la già suggestiva cornice della piazzetta di Sant’Orso i giochi di luci e trasparenze curati da L’Otzio di Andrea Carlotto che hanno intrattenuto i visitatori ieri sera fino al momento delle premiazioni degli artigiani. É andato a Rosiano Giuseppe Ducly, classe 1927, di Pollein il Prix Robert Berton per l’espositore «meno giovane» (non premiato nei cinque anni precedenti). Emozionato il decano della fiera che quest’anno esponeva in piazza Chanoux visto che la sua fontana, opera con la quale si presentava per la prima volta alla Millenaria, non sarebbe mai stata lungo le strette vie del centro storico. «Ho cominciato a lavorare il legno quando sono andato in pensione, 25 anni fa spiega - è una bella emozione essere premiato qui. Faccio tanti auguri a tutti i giovani che si avvicinano all’artigianato». E tra questi giovani c’è Luca Follin, classe 1993, che ha ricevuto il Prix Amédée Berthod che premia il più giovane e promettente

Rosiano Giuseppe Ducly ha ricevuto il premio Robert Bertoon

A Luca Follin il premio Amédée Berthod

A Paolo Henriod è andato il premio dell’assessorato all’Agricoltura

Mauro Petitjacques ha vinto il premio alla memoria di Don Garino per i suoi re magi Moreno Savoie riceve il premio alla memoria di Domenico Orsi

Il premio Pierre Vietti è andato a Elio Sucquet

espositore. «Non me l’aspettavo proprio - commenta emozionato il giovane di Valtournenche -. É il secondo anno che partecipo alla Fiera, è una passione tutta mia che deriva dagli anni di scuola al don Bosco, nessuno in famiglia lavora il legno». Luca ha portato in fiera il suo tavolo con la losa per la pierrade e il piatto tondo di legno girevole. Il premio assegnato dagli Amici di Don Garino, dedicato all’opera a tema religioso è di Mauro Petitjacques. Elio Sucquet si è aggiudicato il Premio Pierre Vietti, assegnato dal Comité des Traditions Valdotaines all’artigiano che ha dimostrato «particolare attenzione agli studi e alla ricerca storica sul tema dei vignerons». Il premio per il primo anno assegnato dal CSV e dalla Fondazione Comunitaria alla memoria dello scultore Domenico Orsi è stato attribuito a Moreno Savoie che ha ben interpretato il tema del dono. «Per aver valorizzato le tecniche tradizionali, nella realizzazione degli attrezzi agricoli di uso quotidiano ancora oggi», il premio speciale assegnato dall’assessorato regionale all’Agricoltura è stato assegnato a Fabio Henriod. La giuria ha anche proposto menzioni, a voler sottolineare la validità del lavoro artigianale e della ricerca storica per Michel Rosset (per la qualità dell’opera e l’eccellente di ricerca), per Renato Vaquin (per la precisione dell’intaglio) e per Guglielmo Pramotton (per la qualità della scultura). ■ Erika David


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■ VEILLÀ / La musica e le danze dei gruppi folk hanno aperto la festa nelle crotte

Una lunga calda e dolce notte U

na porta si apre, si sentono risa e canti, il vento trasporta profumi di vin brulé e brodo caldo. É la Veillà, la festa durata tutta la notte e andata in scena nelle cantine dei privati, aperte al pubblico per l’unica volta dell’anno. La festa è iniziata subito dopo la premiazione degli artigiani con l’esibizione dei gruppi folkloristici dell’associazione Nos Racines, in piazza Sant’Orso, ma in ogni angolo della città era possibile fermarsi ad ascoltare un po’ di musica o lasciarsi andare con le danze tradizionali. Anche nella notte di festa più lunga dell’anno c’è spazio per la solidarietà. É il caso della dolce veillà di Sant’Orso, ospitata nella cantina di Wilma e Sergio Barathier,

in via de Tillier, dove ci si è potuti sbizzarrire negli assaggi di centinaia di torte e dolci annaffiate da vin brulé e vino moscato e dove era possibile lasciare un’offerta che sarà devoluta all’associazione italiana Sclerosi multipla e al piccolo Lorenzo Bidese, il bambino di Saint-Nicolas che deve sottoporsi a costose cure riabilitative per recuperare l’uso della mano destra danneggiata in un intervento sbagliato. Altra veillà dolce quella in via Sant’Orso curata dall’Oratorio e dagli organizzatori della Dolce Solidarietà, dove il ricavato delle offerte sarà devoluto a Viola, all’Avlar e sosterrò due progetti dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e dell’associazione Diapsi. ■ r.g.

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■ VEILLA’ DI PETCHOU / L’orto valdostano stuzzica l’interesse e il palato dei bimbi

Un DOLCE cortile EDUCATIVO N

on è millenaria, ma in otto anni ha saputo ritagliarsi uno spazio importante all’interno della Fiera. Anche nel 2013 la Veillà di Petchou (aperta dall’esibizione del coro Canto Leggero diretto da Luigina Stevenin) ha riempito la piazzetta di via Vevey, dov’è andato in scena qualcosa di ben diverso dalla solita festa per bambini. «Il progetto è nato otto anni fa in collaborazione con le maestre della scuola Gianni Rodari - spiega Emiro Marcoz, organizzatore con la sua famiglia dell’evento patrocinato da Europe Direct -. L’idea è quella di far riscoprire ai bambini il cortile e ogni anno proponiamo un tema legato al territorio valdostana: quest’anno è toccato all’orto. Grazie alla collaborazione con l’Institut Agricole Régional, gli alunni hanno potuto toccare con mano i diversi passaggi che portano la semente a diventare il prodotto finito». Il cortile nel cuore di Aosta è stato un brulicare di iniziative e attività. Mentre sulla piazzetta nei diversi stand si potevano gustare ghiottonerie rigorosamente biologiche, all’interno del vecchio mulino “Secondino” del 1700 il laboratorio di pasta profumata faceva il pieno di consensi. «Questo ambiente è speciale - commenta Daniela Levi,

Daya e papà Davide

Franco, Alberto, Cristiana e Diego esperti di purè e rape rosse

Lorenzina, Arianna, Chiara, Marisella e Vittoria addette ai dolci

La Clicca di Sen Marteun ha chiuso la Veillà di Petchou con il tradizionale ballo sul fieno

Le mascherine Alessandra e Bianca

Danielle, 4 anni di Vetan, felice sul fieno

Emilie sulle spalle di papà Beppe

Lo stand di Europe Direct

I bimbi alle prese con il laboratorio di pasta profumata all’interno dell’antico mulino

insegnante della Gianni Rodari che assieme alla collega Concetta Malaspina ha dato il “la” alla manifestazione -; c’erano tre macine e l’acqua veniva presa dal ru che scorreva qui dietro. E’ il posto ideale per un laboratorio di pasta profumata, quindi serviamo ai bambini una merenda preparata con i prodotti del mulino». All’esterno, tra i girotondi colorati delle Landzettes di Etroubles, il tecnico dell’I.A.R. Alessandro Neyroz ha presidiato il banchetto con i diversi tipi di patata, rispondendo alle domande di grandi e piccini: «Quest’anno abbiamo puntato su tre ortaggi - patate, barbabietole e zucche - che, conservandosi bene, potevano essere usati per l’alimentazione invernale. La gente è interessata in modo particolare ai tipi più strani di patata: la globalizzazione ha standardizzato il mercato e questa è un’occasione per far vedere che non ne esistono solo due qualità». La chiusura è stata riservata al ballo sul fieno sulle note di Dansa pa dessu lo fen suonate dalla Clicca. Quindi tutti a casa, con in mano un sacchetto con l’acqua delle Sorgenti Monte Bianco, le patate, le barbabietiole, il latte e lo yogurt della Centrale Laitière. ■ Davide Pellegrino

Alessandro Neyroz e le patate viola

Papà Stefano sfama il piccolo Jacopo


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■ ATELIER DES METIERS / L’originalità dei novantasei professionisti

Le MERAVIGLIE in piazza Nadia CAMPOSARAGNA inviata in piazza Chanoux on oggi la 1013° Fiera di Sant’Orso chiude i battenti e C anche l’atelier dei 96 professionisti. Tra mobilieri, fabbri, dentellières, scultori e ceramisti tra

Ornella Crétaz è l’ideatrice dei fiocchi per le nascite

molte altre espressioni artistiche spuntano tra le scatole, pensili e cassiettiere colorate di Hervé Cheillon anche dei nuovi tatà: «Prevalentemente in larice, ho voluto personalizzarli non solo nel colore, ma anche cercando linee eleganti e dandogli una rifinitura particolare, oltre alla canapa usata per coda e criniera». Piccole e singolari novità anche per la scultrice Ornella Crétaz che ha ideato i fiocchi per le nascite «Ho avuto l’idea dop averlo fatto per un neonato. Un oggetto che dura per sempre e mi ha permesso di continuare la mia ricerca degli ornati, importanti e femminili». Silvia Mattea ha creato, invece, per le appliques e le lampade scolpite, dei paralumi in canapa di Champorcher e dentelles di Cogne. Piccoli preziose lavorazioni anche nei sabot in arolla del maestro scultore Simone Allione e nelle scatole dello scultore Stefano Arnodo. L’affluenza apprezzata dagli artigiani nei primi giorni ha fatto sì che il pubblico potesse intrattenersi di più che nei due giorni che coincidono con la Foire. Fermarsi a parlare coi mobilieri per capire da dove è partita l’idea di un certo lavoro e come il progetto si è sviluppato è sempre interessante. [segue a pagina 10...]

Silvia Mattea realizza paralumi in Canapa e dentelles

A sinistra: Hervé Cheillon; al centro: Ivo Chapel con il Tatàpiro; a destra: il tornitore Franco Bruno

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â– ATELIER DES METIERS / Mani sapien

I professionist

[ ... segue da pagina 9] l bancone del bar commissionato da un ristorante a Fabrizio Varisellaz è in varie essenze e sul fornte ha un decoro da favola è proprio il caso di dirlo. Ho voluto inserire tra le pecorelle e gli alberi anche un piccolo cappuccetto rosso. Belli e importanti i mobili di Ezio Lombard di Verrayes. Lavoro soprattutto il noce. La soddisfazione piÚ grande è quando si arriva alla realizzazione di un opera senza compromessi, quando tutto fila liscio. Poi per me è importante è la rifinitura di ogni singola parte interna ed esterna. Vicino c’è lo stand solo espositivo di Ezio Thomasset di Saint-Nicolas scomparso da poco. Un omaggio doveroso ad un grande artista. Accanto ai grandi mobili gli oggetti ben torniti di Franco

I

Pier Giorgio Pianta Luana e Emy de Le Tisserands di Valgrisenche

Ezio Lombard di Verrayes e nel riquadro i mobili del compianto Ezio Thomasset, l’ebenista di Saint-Nicolas

Bruno, i lavori in ferro battuto di Livio Mognol e i tatĂ divertenti di Ernesto Pison. Nello spazio dedicato ai lavori Les Tisserands Luana e Emy: ÂŤSiamo riusciti ad ottenere il filato con la nuance naturale marrone dalla lana delle pecore RossetÂť Un passo ancora dai ceramisti per godere dei tanti ani-

Stefano Arnodo e Simone Allione

mali della tradizione montana fatti da Derby legno e ceramica di Villeneuve e dalle ceramiche artistiche di Marina Torchio che accanto alle sue famose mucche ha aggiunto varie figure di Santi e le coppie danzanti del gruppoo folkloristico La Badoche. â– Nadia Camposaragna

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Cesare Marguerettaz e Enrico Massetto; sotto: Massimo Pellicioni

A destra Claudio Trento posa davanti alla cucina di sua produzione

Fabrizio Varisellaz

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Da sinistra: les dentellières Brunetta e Teresina di Cogne

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■ PADIGLIONE-1 / Tra le chicche, l’Idromele, la bevanda apprezzata dagli dei

Un sorso di nettare per scaldarsi U

na vetrina per le eccellenze del gusto valdostane: da undici anni il padiglione enogastronomico di Piazza Plouves offre ai visitatori della Millenaria il fiore dei sapori locali. Inaugurato domenica 27 gennaio, oggi, giovedì 31, resterà aperto dalle 8 sino alle 19. Per l’edizione 2013 sono 58 le aziende produttrici presenti, a testimoniare la vitalità del settore. Nel paniere della Fiera di Sant’Orso ci sono infatti formaggi vaccini e caprini, latte, yoghurt, salumi, confetture e salse, prodotti da forno, miele, vini, aceti, olii di noce, liquori e distillati, birra e frutta. Un ricco bouquet di preparazioni, tra cui spiccano la Fontina Dop, e che esprimono un legame diretto con il territorio e ne valorizzano le peculiarità. Confermati gli acquisti per i prodootti più classici, come il lardo della Maison Bertolin di Arnad, la farina da polenta e la micoula dell’azienda La BonPaola Paroncini Birrifibiob63 di Aosta ne Vallée di Donnas, le tegole di Giorgi, o il Teteun dell’azienda Bal di Gignod e la fontina dell’azienda Vallet di Donnas. Accanto ai “veterani” della Fiera, si affacciano quest’anno per Fulvio di Hône, Alpe la prima volta anche alcuni giovani produttori. Mariadzo, Le petit prince, Clos de cartesan sono i vini che propone l’azienda vitivinicola “le Vieux Joseph”. Un nome nuovo della produzione locale, che offre due vini rossi e un bianco provenienti dai vigneti di Quart. «Le etichette sono state disegnate da Demis Dandres di Aymavilles» spiega Ilaria Bavastro, che partecipa per la prima volta al padiglione enogastronomico, con l’auspicio di «un buon richiamo e di farsi conoscere dal grande pubblico». [segue a pagina 15]

Mara Gallo Lassere e C osmo Biognali delle distillerie Saint-Roch

Ilaria dei vini Le Vieux Joseph

Sebastien allo stand Les bieres du Grand St. Bernard


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■ PADIGLIONE-2 / Dai biscotti ai pani dolci ogni palato trova soddisfazione

Le mille varietà del pane [segue da pagina 13] nche Silvana Glarey e Simone Lavy dell’azienda Agrival di Gressan espongono per la prima volta i loro prodotti: principalmente marmellate e confetture. Come lo Tsenevrou, «specialità a base di bacche di ginepro, le cui proprietà balsamiche erano ben conosciute dai nostri nonni». Fra Châtillon e La Magdeleine si svolge l’attività dell’azienda La Douce Vallée di Paola Vittaz, che con il marito Francesco Mauris e il figlio Gianluca offrono aceti di mele, lamponi, mirtilli e succhi di frutta. «La novità di quest’anno è l’aceto di pere martin sec di nostra produzione – spiega Francesco Mauris -. Siamo presenti in Piazza Plouves sin dall’inizio: ritengo che questa sia una buona vetrina promozionale, a cui però devono fare il paio vendite sufficienti». La Foire coincide spesso con il lancio di nuovi prodotti. Al padiglione, si possono trovare per la prima volta gusti innovativi o antichi sapori rivisitati. Come il Pic de Vol della distilleria SaintRoch di Quart, presentato da Cosmo Bognani e Mara Gallo Lassere: «É un idromele – raccontano - fermo oppure frizzante, fatto con acqua e miele a fermentazione naturale». [segue a pagina 17]

A

In alto Clément Clusaz e Sara Milone di Savasandir; a destra Lina D’Alfonso della panetteria Giorgi; nell’ovale Velia Longis ed Ezio Chappoz dell’azienda Chappoz di Donnas

Rosy Garino e Marcello Garivot di Fénis

I panettieri del panificio Frassy di Arvier

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■ PADIGLIONE-3 / Tra le novità, un gorgonzola caprino

La capra regina dei formaggi [segue da pagina 17] i nuovo c’è anche l’erborinato di capra stagionato con i frutti di bosco della Fromagerie du Grand Combin di Alessandro Carrara, la birra nera “Sant’Orzo” del Birrificio B63 di Aosta o il gorgonzola di capra dell’azienda Lo Copafen di Chambave di Edy e Yves Peraillon. L’apprezzamento è ampio, anche dal punta di vista dei produttori presenti. «Il primo anno eravamo in sette, otto espositori – spiega Ezio Chappoz dell’azienda agricola La Bonne Vallée di Donnas – ora molti di più: è sicuramente un segno del valore aggiunto offerto da questa opportunità». ■ Francesca Jaccod

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In alto a destra l’azienda Lo Copafen di Chambave, di Edy e Yves Peraillon; qui a fianco Gabriella Muratore dell’Azienda Agricola Arpisson di Cogne e più a destra Elisa di Genuinus

Raffaele Ferrari e Daniela Favre di Arnadlevieux

Sopra Paolo Persaldo dell’azienda Nicoletta di Donnas; a destra Catalina Berno e Isetta Bal dell’Azienda Bal di Gignod

Valeria Laurent e Elida Challancin di Maison Bertolin di Arnad

Didier Cretaz e Lea Vallet del Caseificio Vallet di Donnas

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■ PUNTI ROSSONERI / Padiglioni enogastronomici presi d’assalto

Le eccellenze fanno il pieno

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Pro loco Quart, via Vevey

Pro loco Gressan, piazza Roncas

Pro loco Brusson, Cittadella di giovani

Un piccolo gruppetto della nutrita pattuglia della Pro loco di Emarèse

Pro loco Brissogne, via Vevey

Pro loco Emarese, via Guido Rey

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■ SICUREZZA / Alla scoperta del coordinamento delle attività di soccorso, gestione delle emergenze e informazione

Angeli custodi dei visitatori U

n’autentica cittadina nella città. Non potremmo definire altrimenti il centro operativo misto attivo al numero civico 3 di via de Tillier, vero e proprio cuore pulsante di tutto il complesso coordinamento delle attività di soccorso e sicurezza pubblica promosse in occasione della due giorni della Fiera di Sant’Orso. «La struttura si divide sostanzialmente in due settori distinti - spiega la responsabile del centro, Vally Lettry, alle prese al nostro arrivo con la verifica degli ultimi dettagli inerenti al piano di deflusso del traffico -. Il primo riguarda la sala radiocomunicazioni interforze, in cui si raccolgono e allo stesso tempo si diramano informazioni, istruzioni e decisioni sul territorio interessato dalla manifestazione; il secondo, invece, concerne il centro operativo misto vero e proprio, animato da funzionari che hanno quale unico compito quello di adottare decisioni in tempo reale». Una pianificazione curata sin nei minimi dettagli, insomma, in cui riveste un’importanza non trascurabile il costante monitoraggio dell’afflusso dei visitatori dalla periferia al centro città, monitoraggio effettuato sia attraverso alcune telecamere piazzate nelle aree di sosta autorizzate (a cura della ditta Si.Pro. di Aosta), sia mediante i costanti aggiornamenti provenienti dai vari responsabili di parcheggio. «Grazie alle no-

Alcuni degli addetti deputati alla risposta sanitaria all’emergenza impegnati al posto medico avanzato di piazza Narbonne

tizie provenienti dalla periferia riusciamo a conoscere in tempo reale quali sono le zone più sensibili all’afflusso di visitatori, così da poter rimodulare di volta in volta i tra-

gitti delle diverse navette in circolazione sul territorio», continua Vally Lettry. Al di fuori del centro operativo misto - ma in stretta sinergia con esso - operano tutta

Roberto, Luca e Giovanni della ditta di videosorveglianza Si.Pro.

una serie di servizi legati, in particolar modo, alla gestione delle emergenze. Il fulcro di tali servizi è in piazza Narbonne, dove - a una decina di metri l’uno dall’altro - opera-

no il punto di riposo e sostegno psicologico e il cosiddetto ‘posto medico avanzato’. Il primo servizio è reso dalla sezione valdostana dell’Associazione Psicologi per i Popoli, «al-

Diana, Olimpia e Claudia all’info point dell’Arco d’Augusto

l’interno di una tenda che ha molteplici funzioni - fanno sapere i responsabili del punto -. Qui possono essere lasciati i bimbi a mo’ di garderie, oppure vengono radunate le persone che si sono perse lungo il tragitto della Fiera, oppure ancora viene dato sostegno psicologico a chi - a causa dell’affollamento dei luoghi - potrebbe incorrere in crisi di panico o attacchi di claustrofobia». Una decina di metri più avanti, come dicevamo, opera il posto medico avanzato. «Questa struttura ha lo scopo di fungere da filtro, così da poter dare una risposta immediata ed efficace alle diverse situazioni di emergenza sanitaria provenienti dalla Fiera - precisa il coordinatore infermieristico Romina Campagnol -. L’obiettivo, d’altra parte, è quello di non andare a influire sulla gestione ordinaria dell’emergenza del Pronto soccorso, motivo per cui siamo attrezzati per trattare dall’epistassi a principi di infarto piuttosto che malesseri legati a patologie respiratorie». In ultimo - assolutamente non per importanza - i quattro ‘info point’ dedicati all’accoglienza e all’informazione dei visitatori, che potrete trovare rispettivamente all’imbocco est di piazza Arco d’Augusto, all’imbocco ovest di piazza della Repubblica, nella centralissima piazza Chanoux e nella suggestiva Tour des Seigneurs de Quart. ■ Patrick Barmasse

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A sinistra la responsabile del COM, Vally Lettry; a destra Katia all’info point di piazza della Repubblica

Quattro volontarie della CRI impegnate lungo il percorso della Fiera

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Arco d’Augusto Piazza Chanoux

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I volontari dell’Associazione Psicologi per i Popoli - Emergenza VdA che operano in piazza Narbonne


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■ INTAGLIO-1 / Questa speciale tecnica non sembra proprio passare di moda

Maestri nell’uso del coltellino L

’arte dell’intaglio non sembra proprio passare di moda, almeno non alla millenaria Foire de SaintOurs. Una conferma? Avviate la vostra visita dall’imbocco est di piazza Arco d’Augusto e lo scoprirete con i vostri stessi occhi. Il primo che incontriamo tra i banchi è Enzo Donetti Dontin di Sorreley, un decano di questa particolare tecnica considerata l’esperienza ormai ultraventennale sulle spalle. «Mi diletto a produrre piatti per la polenta, taglieri e altri piccoli oggetti per la casa - spiega -. Alla base di questi lavori c’è il giusto bilanciamento tra l’utilizzo del tornio e la successiva opera di intaglio vera e propria». Un po’ più avanti come non fermarsi ad ammirare gli orologi ‘giramondo’ di Marino Boniface di St-Denis. Orologi sì, ma perché ‘giramondo’? «Perché questa tipologia di orologi intagliati li ho venduti un po’ dappertutto, dal Marocco al Canada finanche in Giappone - afferma orgoglioso -. Pensi che quello finito a Casablanca l’ho barattato con un tappeto». Ma non è tutto. Nel suo campionario, l’espositore della Media Valle ha bagnato l’esor-

Aldo Giovanni Ottobon con uno scaldaletto d’antan

Bonifacio Vuillermoz e le sue rivoluzionarie matriosche

dio di una creazione nuova di zecca: la grolla intagliata. «Per arrivare a questo risultato si sono rese necessarie all’incirca 60 ore di lavoro, partendo dalla selezione del tronco per arrivare all’ultima rifinitura», commenta ancora Boniface. Da St-Denis si sale idealmente fin nella val di Cogne, per incontrare il particolare

mente catturata dalle rivoluzionarie matriosche realizzate da Bonifacio Vuillermoz di Arnad. Perché rivoluzionarie? «Semplicemente perché nessuno finora mi sembra le abbia esposte sui banchi, quindi dovrei essere l’unico ad averle prodotte», racconta. Per Vuillermoz questa novità costituisce un’autentica evoluzione

leggio prodotto da Luigi Cozzi, che tiene subito a precisare che «è dal 1992 che espongo ininterrottamente le mie creazioni alla Foire de Saint-Oursa, prima in via Edouard Aubert e da qualche anno in via Saint-Anselme». A proposito di via Sant’Anselmo: dirigendoci verso la Porta Praetoria, la nostra attenzione viene letteral-

nel suo campionario artistico, se è vero che l’artigiano della Bassa Valle - con alle spalle ormai 40 anni di intaglio è unanimemente conosciuto per le sue zuccheriere e per i suoi piatti, alcuni dei quali raggiungono addirittura il metro di diametro. «Diciamo che saper lavorare ‘pezzi’ di una certa grandezza è da sempre la

mia specialità», ci tiene a precisare. A una manciata di metri l’uno dall’altro si trovano Alberto Zenti di Porossan e Roberto Zavattaro di Fénis. Zenti si è specializzato col tempo nell’intaglio di piccoli cofanetti e portagioie, Zavattaro si è presentato quest’anno all’appuntamento millenario con una splendida culla per bebè. «Questa opera è stata realizzata attraverso l’assemblamento di diversi pannelli in noce dichiara -. Per arrivare a questo risultato ci sono stato dietro all’incirca 300 ore, ma preciso già che questo pezzo non è in vendita. Preferisco tenerlo un domani per mia figlia». Imboccata via Porta Praetoria, immediatamente sulla sinistra, a spiccare è la cassapanca minuziosamente intagliata da Giuseppe Bertolin di Issogne, preludio all’opera forse più particolare di questa prima carrellata di espositori: lo scaldaletto d’antan realizzato da Aldo Giovanni Ottobon di Hône, con tanto di pentola in rame per contenere la brace. Un accessorio di un tempo che meglio di qualsiasi altro sembra significare l’estrema attualità della Foire. [segue a pagina 25... ]

Giuseppe Bertolin con la sua cassapanca minuziosamente intagliata

Roberto Zavattaro con la figlia Josette e in secondo piano la culla

Marino Boniface e gli orologi giramondo

Lo speciale leggio di Luigi Cozzi

Alberto Zenti si è specializzato nella produzione di cofanetti

Enzo Donetti Dontin con i suoi piatti per la polenta


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■ INTAGLIO-2 / Tra scatole, cornici e oggetti vari, la passione senza tempo degli artigiani

Autentici ricamatori del legno [ ...segue da pagina 23] acendo un salto a ritroso, esattamente nel cuore di rue Saint-Anselme, non può passare inosservato lo speciale tappa bottiglie proveniente dalla val d’Ayas, a cura di Renato Daniele Vacquin di Brusson. «Un pezzo unico in noce», precisa non appena gettiamo l’occhio sul suo banco. Ristabilito il regolare corso della nostra visita, in piazza Chanoux ci imbattiamo in Genzianella Faccioli di Courmayeur, che smessi i panni di podista, ormai da tempo si diletta nell’intaglio di svariati oggetti per la casa, compreso un particolare termometro che - all’occorrenza - può trasformarsi anche in un utile portachiavi. Grazioso anche il cestino portagioie di Enrico Roscio di Aosta, che afferma come il suo prodotto possa essere «molto versatile, prestandosi per natura a molteplici funzioni, anche se un tempo era utilizzato quasi esclusivamente dalle donne come scatola portafili». Un po’ più avanti, in via de Tillier, giusto passato l’incrocio con via Gramsci, in bella mostra troviamo le opere a motivi gotici di Guido Balagna di Lillianes. Guai, però, a parlare di intaglio. «Olio di gomito e scalpello - commenta -: questo il segre-

F

Renato Daniele Vacquin accanto al suo suggestivo tappa bottiglie in noce

Guido Balagna con la sua testiera completamente in noce

Attilio Vestena intento a mostrare una delle sue speciali specchiere

to delle mie produzioni, tra le quali mi piace sottolineare la presenza di una bella testiera in noce e di un paio di coperchi frontali delle botti, su cui ho riprodotto il simbolo celtico del ‘triskell’». Suggestive anche le specchiere di Attilio Vestena di Charvensod, lavori che hanno richiesto cura certosina dei particolari e tanta, tanta pazienza. «Per giungere a questo risultato ho dovuto dapprima lavorare i singoli pezzi, dopodiché assemblarli, assecondando successivamente lo specchio alle diverse curvature del legno», racconta. Procedendo spediti verso piazza della Repubblica, ecco gli orologi da polso giganti a cura di Battista Enrietti di Pont-St-Martin, oppure i curiosi sabot in salice minuziosamente intagliati da Valeriano Lunardi di Aosta («fortuna che il salice è un legno piuttosto morbido», confessa), oppure ancora i piattoni in noce dal diametro anche di mezzo metro realizzati da Ezio Lumignon di St-Martin. A chiudere la carellata effettuata sull’asse cittadino est-ovest, un tempo Decumanus Maximus, da segnalare infine i macinacaffè di Luigi Pegoraro e l’intaglio decorativo di Elio Tomio, entrambi di Aosta. ■ Patrick Barmasse

Ezio Lumignon con i suoi piattoni in noce

Battista Enrietti accanto a uno dei suoi orologi

Luigi Pegoraro con sullo sfondo i macinacaffè

Valeriano Lunardi con i suoi sabot in salice

L’intaglio decorativo di Elio Tomio

Enrico Roscio con la sua scatola intagliata

Genzianella Faccioli e il termometro-portachiavi


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■ SCUOLE E CORSI-1/ I portici del municipio sono la casa di corsisti e studenti

Principianti... dieci e lode I

portici del municipio sono da sempre la casa delle scuole e dei corsi. Intaglio, scultura, ma anche lavorazione della pietra ollare, cuoio e vannerie. Fucine di apprendisti, scuole per principianti che rivelano talenti davvero straordinari. Marcello e Guido presidiano il banco del corso di vannerie di Doues; di fronte c’è la scuola di scultura di Perloz. Il maestro è Stefano Arnodo; al banco ci sono Pina, «continuo a imparare» - spiega, lodando le capacità dei giovani che si sono avvicinati alla scuola; come Paolo, «sono al primo anno di corso, ho provato con curiosità e mi sono appassionato» - spiega mostrando la scultura di un capitello, «ancora non concluso, ‘arrivederci ad Antey’» dice un bigliettino. Un po’ più in là ci sono Niccolò, Paolo, Peter e Loris; sono studenti del Don Bosco di Châtillon, indirizzo produzioni artigianali, industriali e legno; hanno portato in fiera diversi pezzi, tra i quali spiccano cassettiere moderne e in stile arte povera. Sono pochi ma buoni gli iscritti alla scuola di lavorazione della pietra ollare di Pont-Saint-Martin tenuta da Sebastiano Yon, l’unica in tutta la regione. L’associazione Les Tourneurs de la Basse Vallée e il corso di tornitura di Pont Saint Martin hanno un unico grande banco; il maestro StefanoBottan e i suoi collaboratori hanno raccolto una cinquantina di allievi, alcune dei quali confluiscono dell’associazione presieduta da Ezio Caielli.

Niccolò, Paolo Peter e Loris del Don Bosco di Châtillon

La scuola di lavorazione della pietra ollare di Pont-Saint-Martin

La scuola di intaglio di Gaby; il corso è tenuto da Dino Mognol

Anche Gaby ha la sua scuola di intaglio da ormai cinque anni; il maestro è Dino Mognol, alle prese con una quindicina di corsisti. Chi scrive ne ignorava l’esistenza, ma

esiste un attrezzo che viene utilizzato per raccogliere le mele o i cachi; una sorta di rastrellino tondo che permette al frutto di poggiarsi, senza schiacciarsi o ro-

Marcello, Carlo e Feliciano del corso di attrezzi agricoli di St-Christophe

vinarsi. Lo hanno appena venduto al banco del corso degli attrezzi e oggetti per l’agricoltura di Saint-Christophe tenuto dal maestro Liliano Savoye, «l’unico nel-

la nostra regione» - precisano i corsisti Marcello, Carlo e Feliciano. Sono belli e moderni gli appendiabiti studiati dai ragazzi del settore legno dell’Itpr Corrado

Gex di Aosta, rappresentati da Pietro, Daniele, Emanuele e Axel e dagli insegnanti Mauro Bethaz e Andrea Bertone. ■ segue a pagina 33

Marcello e Guido del corso di vannerie di Doues

AMPIA SCELTA DI SCALPELLI DA SCULTURA, INTAGLIO E TORNITURA

Pina e Paolo, al banco della scuola di scultura di Perloz tenuta dal maestro Stefano Arnodo

Il corso di tornitura dell’associazione Les Tourneurs de la Basse Vallée e la scuola di Pont-St-Martin

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■ SCUOLE E CORSI-2/ Espongono anche Institut Agricole, ITPR Gex e Don Bosco

Il legno si ama anche a scuola (segue da pagina 31) Di fronte, i colleghi dell’Institut Agricole Régional hanno una mascotte con tanto di cappottino per difendersi dal freddo; è Ciro, il segugio dell’educatore Domenico Trevisan; gli studenti Matteo e Joël presidiano il banco dei laboratori di lavorazione del cuoio e di scultura. Simona, Valentina e Ivo – allievi del primo anno - sono al banco della scuola di intaglio e di scultura di Lillianes; per l’intaglio si tratta della prima partecipazione alla Millenaria; il corso è tenuto da Simone Allione che tiene anche il corso di intaglio a Gressoney SaintJean, dove ci sono Gabriella, Antonella e Ruggero. Forte della quasi decennale presenza alla foire è il corso di vannerie di Antey Saint-André tenuto da Aldo Bollon; al banco ci sono Ester, Irma e Rosanna. Sono numerosi gli allievi di Antonio Schiavon al corso di intaglio di SaintPierre, suddivisi in due livelli di abilità. Manuela, Katia, Monica e Livia presidiano il banco dell’Ecole de vannerie di Sarre tenuto da Aldo Bollon; poco più in là ci sono Giorgio, Rosa e Mara, allievi al primo anno del corso di vannerie dell’associazione L’Ascolto. Franco Pinet tiene il corso di scultura a Issogne; al banco c’è Donato, allievo da ormai quattro anni. ■ segue a pagina 35

Gli insegnanti dell’ITPR Gex Mauro Béthaz e Andrea Bertone con Pietro, Daniele, Emanuele e Axel

Simona, Valentina e Ivo, scuola di intaglio e scultura di Lillianes

L’educatore dell’Institut Agricole Régional Domenico Trevisan con Ciro e gli studenti Matteo e Joël

La scuola di intaglio di Gressoney Saint-Jean, Gabriella, Antonella e Ruggero

L’Ecole di vannerie di Sarre con le sorridenti Livia, Manuela, Katia e Monica


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■ SCUOLE E CORSI-3/Prima fiera per i corsisti del cuoio e della pelle di La Salle

Talenti a caccia di consensi Ester, Irma e Rosanna, corso di vannerie di Antey Saint-André

Donato, allievo al quarto anno alla scuola di scultura di Issogne

(segue da pagina 33) Veterani e allievi del primo corso di alternano alla scuola di scultura di Pollein del maestro Siro Viérin; sotto

Alcuni corsisti della scuola di intaglio di Saint-Pierre del maestro Antonio Schiavon

Giorgio, Rosa e Mara, corso di vannerie dell’associazione L’Ascolto

i portici della casa comunale ci sono Marco, Diego e Alessia. La scuola di scultura di Etroubles espone un perfetto Handy Manny, Manny Tuttofare, il protagonista del cartoon Disney

che ha a che fare con attrezzi da lavoro parlanti. Per il primo anno in fiera il corso di lavorazione della pelle e del cuoio di La Salle, ‘gemellato’ al banco di Saint-Pierre dove ci sono

Tania ed Elisa, scuola di lavorazione pelle e cuoio di La Salle e St-Pierre

Elisa e Tania. Non mancano all’appuntamento, i bambini della scuola di Valgrisenche che tessono, ricamano e dipingono il tradizionale drap; «due ore alla settimana, un rappre-

sentante dell’opificio viene a scuola a insegnare ai bambini a tessere e a ricamare il nostro tessuto tipico – spiega l’insegnante. ■ segue a pagina 37


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■ SCUOLE E CORSI-4/ I bimbi di Valgrisenche tessono e ricamano il drap

Ollomont, intaglio rosa Loris, Anna, Carmen e Piera della scuola di intaglio di Pont-St-Martin; in prima fila Emiliano, giovanissimo e promettente intagliatore

Samantha e Paola, scuola di intaglio di Ollomont

Alcuni allievi della scuola di scultura di Donnas; i corsi sono tenuti dal maestro Binel

I corsisti che presidiano il banco dellas cuola di lavorazione del ferro battuto di Verrès

(segue da pagina 35) I bambini della scuola materna colorano il tessuto mentre i più grandi, oltre a tessere, si dedicano al ri-

camo, come Pierre, che ha riprodotto un pulcino giallo su una presina da cucina. Com’è tradizione, partecipano alla fiera anche la scuola di scultura di Donnas tenuta dal

I bambini della scuola di Valgrisenche con i drap ricamati e colorati: da sinistra Vania, Pierre, Yves e Nadi

maestro Giuseppe Binel e quella di intaglio di Pont-Saint-Martin; il corso è tenuto da Ornella Crétaz e insieme a Loris, Anna, Carmen e Piera, al banco c’è anche Emilia-

no, 9 anni appena e un grande talento. Sono circa 15 i partecipanti al corso di lavorazione del ferro battuto tenuto a Verrès da Mauro Savin; pregevoli i lavori esposti. A

Ollomont, è tutto in rosa il corso di intaglio: Samantha, Paola e Cristina sono le allieve del maestro Michel Rosset. ■ Cinzia Timpano


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■ MOBLI / Gli artigiani danno un tocco di originalità ai manufatti nostrani

Tra tradizione e creatività

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l tavolo a libro con tanto di marchio di fabbrica, un rombo in pietra di losa, cattura l’attenzione dei visitatori sotto i portici di via Xavier de Maistre. All’autore Davide Carlino - terzo anno in Fiera alla postazione 1444 - la passione per i mobili è nata ristrutturando la casa dei nonni a Torgnon. Racconta l’artigiano: «Ho cominciato con il rimettere a nuovo il pavimento e il risultato, buono, mi ha incoraggiato a proseguire». I pezzi esposti, in larice e abete antico, si rifanno rigorosamente alla tradizione. Un originale bancone bar in larice con inserti in tessuto, che richiamano il manto della pezzata bianca e rossa, raccoglie attorno a sé un gruppetto di amici di Daniel Trimarchi, il produttore. C’è aria di festa in taverna all’altezza del Csv di via Xavier de Maistre con taglieri ricolmi di salumi, buon vino e musica. «Espongo da dieci anni - dice Trimarchi - e ci tengo all’originalità. I miei sono pezzi unici eseguiti con legno di larice antico». E’ al suo debutto alla Millenaria Roberto Boita che con una punta di orgoglio dice: «Sono un artigiano autodidatta. Ho incominciato con piccoli oggetti. Ho commesso errori dai quali ho imparato». Ora produce panche, bauli, armadietti e piccole librerie. Luca Follin - postazione 1449 sotto i portici del municipio - ha ideato un tavolo per la pierrade da gustare in compagnia. Tondo, dodici posti, ha al centro una pietra sulla quale cuocere le carni e un settore girevole sul quale poggiare le salse. E’ alla sua seconda esperienza in Fiera. L’arte l’ha imparata al Don Bosco di Châtillon e ora ne ha fatto un hobby. E’ cresciuto nei truccioli - secondo quanto racconta - Jonatha Gerbore. Nonno e papà erano falegnami. Othmar Juglair presenta panche e complementi di arredo ma anche coltelli intagliati. «Per la creazione di un pezzo spiega - ci vuole anche un’intera giornata; bisogna mettere in moto i macchinari mentre per intagliare un coltello ogni momento libero è buono». ■ Danila Chenal

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Davide Carlino, che lavora solo abete e larice antico, Daniel Trimarchi al bancone bar, e Roberto Boita al suo debutto

Luca Follin seduto al tavolo da pierrade, Jonatha Gerbore, un habitué, e Othmar Juglair


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■ FERRO BATTUTO / Oggetti utili per la casa, ma anche armi antiche, sculture e rose

Passione SALDATA al genio C

hiavi, attrezzi da camino, serrature, chiodi e cerniere. Ma non solo. Anzi. Basta fermarsi al banco di Stefano Russo, 49 anni di Fénis, per capire come il ferro possa sposarsi con la storia. «E’ una passione che ho da sempre - afferma - e venire a Sant’Orso è una festa. Ho portato coltelli, croci celtiche, campanacci (rigorosamente della forma di Fénis), ma la grande novità del 2013 è il pennato da lupo, un’arma antica della Valle del Lys realizzata per scommessa con un gesuita che me l’ha fatta vedere su un libro. Ne ho fatte due, una l’ho data a lui». L’arte abbinata al grave momento economico nelle opere di Enrico Civico. L’aostano che lavora come saldatore in Cogne è una delle attrazioni principali alla fine di via Porta Pretoria con una scultura antropomorfa in scala reale. «E’ una sentinella notturna che durante il suo turno di guardia vede qualcosa all’orizzonte e lo indica - spiega -. E’ un messaggio di speranza, perché secondo me ha avvistato una nuova alba che rappresenta l’uscita dalla crisi». Per scambiare quattro chiacchiere con Ermis Vairos, 73enne pensionato Olivetti di Pont-St-Martin, bisognerebbe prendere il numerino come al banco del pesce alla vigilia di Capodanno. Tra chi gli chiede un consiglio su un chiodo e chi si fa consegnare la cerniera giusta per la cassapanca, racconta: «Il ferro mi è sempre piaciuto, ma sono

dodici anni che ho iniziato davvero a lavorarlo. Mi piace, perché la gente viene da me, mi spiega cosa vuole e io mi metto all’opera». In Fiera dall’edizione estiva del ‘97, Mario Plater, ex manutentore elettrico, 62 anni di Nus, ha scelto il ferro «perché mi ha sempre attratto e richiede meno attrezzature; poi di legno ce n’era già troppo. Mi diletto con le decorazioni per la casa o con i segnavento; ogni tanto mi piace abbinare anche il legno o verniciare il ferro. Questi due giorni sono speciali, passa tanta gente e posso incontrare amici che non vedo da un pezzo».

Mario Plater di Nus

Stefano Russo di Fénis

Chi ha tradito il legno per il ferro è Venturino Bosc, 55 anni, commerciante di Issogne: «Per tanto tempo sono venuto a Sant’Orso con oggetti in legno, poi, quattro anni fa, ho avuto la possibilità di fare un corso di ferro a Verrès con Mauro Savin e ho cambiato, cosa che era un po’ che volevo fare. Mi trovo bene e quando il negozio è chiuso vado in laboratorio a lavorare». Non hanno la sede sociale, ma i talentuosi componenti della Cooperativa En-Fer di St-Pierre con l’incudine e il martello ci sanno fare. «Siamo nati tre anni fa dopo un corso tenuto dal mae-

Patrick, Remo e Marco della Cooperativa En-Fer di St-Pierre

Venturino Bosc di Issogne

stro Livio Mognol - spiegano Marco Pozzini, Patrick Chatrian e Remo Bethaz, tre dei sette soci -. Ci manca la sede operativa e ci troviamo a rotazione nei nostri singoli laboratori. Il ferro, per la manualità, è meglio lavorarlo in due: a volte realizziamo opere insieme, come il batacchio terzo classificato alla Mostra Concorso, altre ognuno per conto proprio. I pezzi più richiesti? Le croci e i porta tende vanno forte, ma piacciono parecchio anche le rose». Alla faccia di chi pensa che il ferro non possa voler dire dolcezza. ■ Davide Pellegrino

Ermis Vairos di Pont-St-Martin

Enrico Civico di Aosta


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■ PIETRA OLLARE / Nelle emozioni degli artigiani, la magìa di un materiale dal fascino speciale

Sfiorare i SEGRETI della terra A

Donato Savin di Cogne

Franco Bello di Aosta

goscia rappresentano in modo particolare quello che stanno passando i nostri giovani». In via de Tillier Franco Bello, aostano di 73 anni, propone, oltre ai tatà e a diversi personaggi, due calamai. «Sono la novità di quest’anno - afferma -. Anni fa sono stato trascinato da un amico a Pont a un corso del maestro Sebastiano Yon e mi è piaciuto; è una decina di anni che vengo in Fiera, questa è una festa, durante la quale posso incontrare tanti amici e conoscenti. Non ho molto tempo da dedicare a questa mia passio-

ne, la cosa più difficile è cominciare il pezzo, poi il resto viene quasi da solo». L’ex piastrellista Renato Canepa, 71 anni di Gaby, aspetta in via Anfiteatro il passaggio dei visitatori «con grande pazienza, che è la virtù principale da portare in Fiera. Sono tanti anni che ho questa passione, ma solo da tre vengo a Sant’Orso, prima tenevo in casa quello che facevo. All’inizio facevo statuette in legno per il presepe, ma la pietra mi dà maggiori soddisfazioni perché è più compatta».

Tappa obbligata, in via Sant’Anselmo, da Cesare Bottan, che, con l’immancabile barba d’ordinanza («ormai è un rito e mi protegge pure dal freddo, in primavera poi la taglio») per due giorni smette i panni del sindaco di Bard e viene nel capoluogo a riscuotere consensi. Un amico gli chiede dove trova il tempo e lui ribatte senza pensarci: «Per le cose che ami fare, il tempo lo trovi sempre. Quando inizio a lavorare la pietra tolgo l’orologio, ma adesso oltre le undici di sera non riesco ad andare. Mi piace andare in giro a cercare le pietre, sono loro a dirmi cosa devono diventare». E intanto aspetta una signora di Frosinone che gli ha ordinato un presepe dopo averne visto uno alla mostra di Dalmine: «Voleva che glielo spedissi, ma non ho accettato. Le mie opere sono particolari, tutte diverse l’una dall’altra e se non le piacerà ci berremo un caffè insieme e me lo lascerà qui». Niente fonte battesimale, in questa edizione, per Rino Collé, insegnante di Issogne. «Quest’anno presento delle sfere fatte con il tornio e poi lavorate a mano con soggetti della natività: è un’idea un po’ particolare, che sta ottenendo successo». Ogni tanto passa un suo alunno, che rimane favorevolmente sorpreso: «In classe non pubblicizzo questa mia passione, se no finisce che passo per uno che se la tira». ■ Davide Pellegrino

Gino Anselmo Daguin di Hône

Renato Canepa di Gaby

Cesare Bottan di Bard

Rino Collé di Issogne

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fidarsi dei numeri, potrebbero venire soffocati dai cultori del legno. Ma, per una volta, i numeri non hanno ragione. Sarà per la loro abilità, sarà per il colore affascinante, sarà per delle creazioni sempre originali, fatto sta che davanti ai banchi degli esperti della pietra ollare c’è sempre una coda stile ufficio postale l’ultimo del mese all’ora di punta. In mezzo a via Porta Pretoria c’è Gino Anselmo Daguin, 78 anni domenica, di Hône. «La passione ce l’ho da sempre - spiega -; lavoro la pietra da oltre 50 anni, dal ‘70 sono presente in Fiera. Nella vita ho fatto l’operaio; ho iniziato con il legno, poi con Lucio Duc ho “assaggiato” la pietra e non l’ho più mollata. Mi piace il suo colore, ma, soprattutto, mi piace quello che ha nel suo cuore: la pietra è fatta di neve, di vento, porta dentro di sé i segreti della terra». A poca distanza da lui c’è Donato Savin, guardia forestale, 53 anni di Cogne. «Scolpisco da quando avevo diciotto anni - racconta -; a Cogne non c’era legno pregiato e ho iniziato con il tufo. Dopo anni il mio concittadino Dorino Ouvrier mi ha spinto a partecipare, ma a iscrivermi è stata mia moglie. Venire qui mi stimola; è la singola pietra che mi dice come deve essere lavorata. Queste sculture nascono dal mio malumore interno, sono un po’ pessimista e questo momento di crisi non mi aiuta: queste maschere di an-


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■ SCULTURA-1 / Tra personaggi onirici, cartoni ed elfi, via Sant’Anselmo dà subito il meglio

Benvenuti nel regno della fantasia L

’Arco d’Augusto è da poco alle spalle, ma non c’è neanche il tempo di ambientarsi, di prendere contatto lentamente con la Fiera. La regina scultura è lì, pronta a trascinarvi dentro ai suoi mille significati, alle sue ore di impegno e testa chinata su un pezzo di legno, di preferenza noce, che pian piano trasformano i pensieri in forme. Poi, qualcuno si affeziona ai propri manufatti e quasi è dispiaciuto di vederli “andare via”. Per informazioni chiedere a Manuela Consuelo Miozzi di Charvensod, che fa bella mostra di un riccio-ciotola. «Realizzo solitamente opere bucoliche, pezzi di vita e cose legate all’infanzia - spiega -. Sono sei anni che lavoro e sono alla seconda Fiera: sono contenta, anche se molte volte quando comprano qualcosa mi piange il cuore». La fantasia è il tema portante di via Sant’Anselmo, come conferma la presenza di Osvaldo Raso di Fénis. «Questo è il mio grande hobby e per ogni opera scateno la fantasia - rivela Osvaldo -. Ormai lo faccio dall’84 e ogni anno dedico circa tre mesi per prepararmi al meglio. E’ sempre bello ritrovare gli amici e avere momenti di confronto». Fantasia fa rima anche con libri, e qui Davide Dalle di Donnas potrebbe insegnare a molti. «Si vede il mio amore per i libri? - scherza -. Io ho iniziato sette anni fa da autodidatta e ho iniziato subito con le Fiere. Quale miglior palestra del giudizio del pubblico? E’l’unico modo per capire se si è portati: o ti tagliano le gambe o puoi

Manuela Consuelo Miozzi con soggetti “bucolici”

Osvaldo Raso con opere di fantasia

Cristian Gallego Selles con la moglie e il pannello dedicato al lupo

Ildo Borroz mostra il gufo; dietro un maialino curioso

sperare di crescere». Potevano mancare gli gnomi? Figurarsi, visto il filo conduttore. E quelli di Roberto Voyat di Fénis sono tremendi e si infilano anche nelle scarpe. «Ho sempre avuto una passione per la scultura

un’attenta ricerca dei nodi; una settimana di ferie, anche in Toscana. «Seguo la forma del nodo e gli adatto un personaggio - spiega lo scultore sarrolein -. Ho cominciato con l’intaglio, poi sono stato rapito da questa spe-

e per questi soggetti - sorride . Ormai sono vent’anni che mi impegno e lo sbarco nella Fiera ha significato tanto; è un amore che conservo da quando sono bambino». L’immaginazione per Luigi Blanc nasce dopo

cialità: vedi il nodo e il soggetto nasce di conseguenza, cambiando il meno possibile e conservando questa forma “cicciotta”». E le fiabe dove le vogliamo lasciare? Il Pinocchio di Berardo Zamboni di Quart, seduto vi-

cino a un diavolo porta-vino ci porta in un’atmosfera onirica. «Non seguo solo la tradizione rivela -, mi piace spaziare; sono in Fiera dal 1970 e anche se la resa non è eccezionale, la soddisfazione di prendervi parte è sempre enorme». Avanzi ancora di qualche passo e sono i cartoni animati a chiamarti: Ih-Oh da una parte, Scrat dall’altra e in mezzo il creatore Fabio Verthuy: «Al secondo anno di fiera sono stato catapultato nel cuore - esclama emozionato -. Qui la gente è entusiasta e l’atmosfera è tutta un’altra cosa, c’è più interesse. Amo rappresentare i cartoni, ma cerco di specializzarmi nei visi». Visi, già, come quelli stupiti delle signore che si vedono una borsa griffata sul banco di Ugo Corgneur di Aosta. «Non voglio mai fare gli stessi soggetti - chiosa -, mi piace variare, ma soprattutto trovare il giusto legno per il giusto oggetto, odio gli utilizzi impropri del materiale». Non è un personaggio di fantasia, ma un animale che sta tornando di grande attualità, il lupo realizzato su un mega-pannello da Cristian Gallego Selles di Fénis. «Se ne parla tanto e ho pensato di dedicargli un pezzo - spiega, mentre ci mostra la passione -. Amo Van Gogh e l’ho omaggiato con un bassorilievo. Mi ci dedico dal ‘93 - continua Cristian - e ogni anno la passione cresce». Passione che Franco Patrocle ha vissuto da piccolo: «Ho seguito le orme del babbo e ora, quando ho un attimo di pausa dagli animali, mi dedico al mio hobby». [segue a pagina 44]

Ugo Corgneur e la borsa da medico

Gnomi e scarpe per Roberto Voyat

Luigi Blanc e i suoi amati nodi

Franco Patrocle e la “fattoria”

Fabio Verthuy amante dei cartoni animati

I libri di Davide Dalle


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■ SCULTURA-2 / Tra maialini curiosi e capolavori, il traguardo della Porta Pretoria si avvicina

La volata verso il cuore della Foire [segue da pagina 43] Già, un hobby, che a volte sforna cose particolare, come il maialino curioso di Ildo Borroz. «Ormai lavoro il legno da 25 anni e la passione non cala. Dopo vari riconoscimenti cerco sempre stimoli nuovi, per questo cambio molto. Devo riuscire a tirare fuori ciò che ho dentro». Stessi pensieri che passano per la testa anche dei “vicini di banco” Vincenzo e Daniele Atzei di St-Vincent: «Realizzo oggetti fantasiosi dal ‘92 - spiega papà Vincenzo - e amo sentire i commenti della gente. Per questo ho provato a tirare dentro anche mio figlio e credo di esserci riuscito». Variano dallo sport alla tradizione, invece, le opere di Jean Betemps, in Fiera «dal ‘98. Per me è sempre una bella abitudine. Mi dà un piacere diverso rispetto alla mia attività di mobiliere». Più fresca l’esperienza di Peter Trojer di Courmayeur che, da 5 anni cerca «di mettere in pratica le mie idee, le ispirazioni del momento. E ora mi sono lanciato anche nel tuttotondo». La pecora di Trojer, però, deve fare attenzione all’imponente aquila che si staglia sul banco di Ermanno Cerquetti di StChristophe, che parla di «una passione che nasce fin da quando ero bambino. Ormai espongo da una decina d’anni, ma rimane sempre un’emozione unica». E se invece fosse il maialino imbronciato di Bruno Jaccod la vittima desi-

Berardo Zamboni “papà” di Pinocchio

Massimo Clos: tutta la fiera in una scatola

gnata del rapace? «Sono in questo posto di via Sant’Anselmo dal 1977 - spiega Bruno da bravo decano della Millenaria -. Per le mie opere, e soprattutto per i miei pagliacci, uso solamente il noce: è l’unico legno che col passare degli anni diventa ancora più bello». Bella sarà sicuramente anche l’ultima Fiera di Augusta Caterina Francisco, la “signora degli angeli”. «Sono qui

dall’’84 ed è giunto il momento di dire basta - rivela -. Anche se continuerò a lavorare il legno: mi ha dato la forza di riprendermi dalla convalescenza e mi permette di tenermi attiva». Attiva è sicuramente la testa di Massimo Clos di Aosta, che delizia con il suo “studio delle scatole”, dove raggruppa in un’unica opera tutti gli elementi della Foire: «Partecipo da 25 anni, anche se or-

mai mi chiedo se abbia senso; inizia a diventare un problema per negozi e servizi, c’è un contorno troppo grosso, gli artigiani rischiano di passare in secondo piano». Tornando alla fantasia, Giuseppe Crestani sceglie la declinazione della mitologia, con la sua Medusa. «Rigorosamente in noce; è dagli anni ‘90 che espongo e per i miei soggetti mitologici è il solo materiale adatto». La Porta Pretoria si avvicina e la “tensione” per il cuore della Foire si fa sentire. La stempera Guido Diemoz di Doues che realizza «solo soggetti di una volta e rigorosamente in noce, il materiale più bello che ci sia». «Avevo fame di esprimermi - esclama Gianfranco Anzola di Arnad con splendidi musicisti -. Sono ormai 20 anni che lavoro e ho scoperto che il noce antico mi permette di far rivivere il legno, come dimostrano le mie opere ricavate tutte da oggetti già esistenti e restituiti a differente splendore». Splendore, il termine giusto: siamo alla Porta, il regno di Giangiuseppe Barmasse. Inutile presentarlo, di lui si sa ormai tutto, anche se ce lo rispiega volentieri vicino al suo allevatore che abbraccia la reina: «Cerco sempre cose diverse - ci rivela -. Voglio arrivare in fiera al meglio: è sempre un momento emozionante che anche dopo tanti anni mi regala sempre nuove sensazioni». ■ Alessandro Bianchet

Augusta Caterina Francisco alla sua ultima fiera

L’estro di Bruno Jaccod

Ermanno Cerquetti con un imponente gallo

Le opere di Vincenzo e Daniele Atzei

Nuova apertura Bar & tavola calda

La vita agreste secondo Jean Betemps

Peter Trojer tra libri, pecore e Sant’Orso

Guido Diemoz e le scene di vita di una volta

I musici di Gianfranco Anzola

Charlie Brown

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Giuseppe Crestani e una suggestiva Medusa


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■ SCULTURA-3 / Lungo il percorso ci si imbatte in vere favole scolpite

Storie e leggende di legno C

L’artista artigiano Bobo Pernettaz, a destra Nino Casetta e la sua Inarpa; in basso a destra radici e cortecce di Bruno Diemoz

Le maschere di corteccia di Urbano Frassy

I bastoni di Claudio Bancod

Gli animaletti di Gabriele Ronc

Claudio e Roberto Meggiolaro

Danilo Perron Pittore da sempre... per il piacere di dipingere

FABIO CENTO © 2012

’è chi si scervella per un’idea innovativa, un soggetto particolare e chi invece si fa aiutare... dal nipotino! Franco Grobberio era alla ricerca di un’idea per un nuovo animaletto più o meno mitologico da riprodurre nei suoi tatà ed ecco che il piccolo Pietro arriva in aiuto con il... maiale a dondolo. «Il mio nipotino ha inoltre stabilito che il ricavato dalla vendita dei maiali a dondolo andrà ai bimbi poveri» spiega l’artista aostano che alle nove del mattino aveva già venduto le novità 2013. L’aiuto per le sculture di Bruno Diémoz di La Salle arriva direttamente dalla natura. Diémoz raccoglie vecchie radici e cortecce modellate dal tempo e dagli agenti atmosferici e interviene pochissimo, solo con qualche tocco di colore o l’applicazione di un dettaglio per evidenziare l’animale nascosto nel legno. D’effetto la sua aquila presa d’assalto dai flash di macchine fotografiche e smartphone. Chi invece interviene, e anche tanto, sul legno è Fernando (Nino) Casetta, di Aosta, che per la sua Inarpa della pecore nei pascoli della Valtournenche, ai piedi della Grande Becca, un pezzo unico da oltre 70 kg estratto da una radice di noce, ha impiegato circa tre mesi. «Un lavoro delicato e impegnativo - spiega - una scultura “sans-arrêt” che richiede una gran pazienza e tanta precisione. La difficoltà sta nel creare i vuoti sotto la pancia delle pecore, tra le zampe, realizzare ciò che hai in testa e che ancora non vedi». Poco più in là, sempre in piazza Chanoux, il banco dell’artista artigiano Roberto (Bobo) Pernettaz, il sarto dei legni esausti propone le sue ormai classiche figure, ritagli di vecchi legni assemblati a creare figure di uomini, animali che raccontano una storia. Altre storie sono quelle che raccontano i libri (di legno) di Gianfranco Schionati, di Aosta, perfette riproduzioni di antichi tomi rosicchiati dal tempo, dai tarli e, in qualche caso, dal fuoco. Anche la colonnina di Fabrizio Roscio racconta una storia «É un omaggio alla Valle Orco, vallata di origine di mio papà - spiega lo scultore di Quart -, ha uno sviluppo altimetrico, partendo dall’aquila che domina le montagne, all’alpinista che le scala, ai ciuffetti di stelle alpine e genepy, per proseguire scendendo di quota con il braconniere che caccia gli stambecchi, la pastorella che pascola le mucche in alpeggio i visi delle streghe e finire con alcuni dei mestieri tipici del posto: lo spazzacamino, il contadino e lo stagnino». [segue a pagina 47]

Il maiale a dondolo di Franco Grobberio Fabrizio Roscio

“Un valdostano che lasció la sua terra a vent’anni per vedere e conoscere il mondo. Si presenta per la prima volta nella sua cara Valle, con una serie di dipinti a olio su tavole di quercia antica”

Esposizione opere

dal 10/01/2013 al 31/01/2013 presso

Gianfranco Schionati

Cafè Deorsola, Aosta


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■ SCULTURA-4 / Tra le curiosità sculture richiudibili, infradito di legno e comignoli fumanti

TAHU, il tatà dahu e altre chicche [segue da pagina 47] ’idea, è tutto. Serve a distinguersi, cattura l’attenzione e fa parlare di sé. Come le sculture richiudibili di Roberto Lunardi, di Aosta: un grosso tronco sezionato, tenuto insieme da cinture di cuoio con una chiusura sempre in cuoio borchiato, o in metallo. Da chiuse sono una sorta di massiccio cofanetto con maniglia, da aperte rivelano scene di vita della tradizione: la veillà, le mucche al pascolo, la vita nei campi. Un capanello di persone attorno al suo banco è la dimostrazione che Armando Blanc, di Fénis, ha fatto centro con le sue riproduzioni di libri, ma soprattutto scarpe, scarponi, ciabatte e infradito, tutte rigorosamente di legno. Curiosi sono anche i comignoli fumanti di Liliana Eula, di Aosta, esperta di miniature, che scava grossi rami, decorati come piccole casette di folletti, da usare come brucia incensi. Colpiscono i grossi pezzi di Giorgio Perin Riz, di Aymavilles. Da un lato i Tintamaro, un grosso pezzo che si apre a ventaglio riproduce le donne in costume intente a cantare e gli uomini con i tamburi, dall’altro una scena di vita rurale, con i contadini che raccolgono le mele. «É una grossa radice di noce - spiega lo scultore - ci ho messo circa 4/5 mesi per completarlo, lavorandoci occasionalmente nel fine settimana. Uno scolpisce per rilassarsi, ma dopo un po’ fare tutte quelle foglioline... altro che relax!». Passeggiando lungo via De Tillier non passa inosservato lo stand di Michele Turco, di Gressan; un pittore, del resto, non può che distinguersi per il colore. «Uso forme e soggetti della tradizione - spiega - contemporaneizzandoli con il colore». In esposizone nel suo stand anche l’opera “Il precario equilibrio della coppia”, scultura finalista al Premio Arte 2012 di Mondadori. Sta facendo buoni affari Roberto Benvenuto, di Nus specializzato in gnomi. «Mi sono sempre piaciuti gli gnomi - racconta - e quando una decina di anni fa ho dovuto interrompere l’attività sportiva per alcuni problemi di salute e mi sono dedicato alla scultura ho provato a realizzarli: una palestra per la mente». La novità di quest’anno sono i volti appena accennati che sbucano da pezzi di rami grezzi, occhi vivi con capelli e barbe bianchi che catturano l’attenzione. Poco più in là, all’inizio di via Aubert, il banco di tatà di Camillo Brunet. Tra le curiosità di quest’anno «il Tahu - spiega -, un tatà dahu. Sono scarti di legno, noce, che mi spiaceva gettare via, non erano abbastanza grossi per realizzare un tatà compelto, allora ecco il Tahu!» ■ Erika David

L

A sinistra Camillo Brunet con il Tahu, qui a fianco Giorgio Perin Riz accanto all’opera dedicata ai Tintamaro

Sopra da sinistra Silvano Ferretti, Katia Capuzzo con rinoceronte e toro in formato tatà e Michele Turco; a sinistra le infradito di Armando Blanc

Francesca Peloso mostra la scultura richiudibile del suocero, Roberto Lunardi

Liliana Eula con i comignoli fumanti

Gli gnomi di Roberto Benvenuto


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■ ATTREZZI AGRICOLI E VANNERIE / Immancabili fin dall’anno Mille

Per loro è nata la FOIRE A

Olivo Balliana maestro nella produzione di scale e rastrelli, Paolo e Fabio Henriod, specialisti in zangole, e Luca Roncari

Marino Desaymonet bottaio dal 1971, Rosetta Bacchin confeziona cesti e gerle da un ventennio e Giuseppe Lustrissy

A Cogne Ristorante, Camere, Taverna Lou Ressignon “Da Arturo” dal 1966 la tradizione continua...

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l locale è arredato in stile rustico alpino e molti pezzi sono stati restaurati proprio da Arturo che nel corso degli anni li aveva conservati per realizzare il suo sogno: aprire un locale di ritrovo. La cucina oggi è orgogliosamente proposta dal figlio Davide che, con la sorella Elisabetta, testimoniano il loro attaccamento alla cultura gastronomica valdostana conservandone intatti profumi e sapori.

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ttrezzi agricoli e vannerie, due elementi imprescindibili della tradizione artigianale valdostana, sono concentrati alle Porte Pretoriane. Le scale di Olivo Balliana da 44 anni si stagliano contro le antiche mura romane. Scale e rastrelli di tutte le misure attirano anche i collezionisti. «Ogni anno mi porto via un piccolo rastrello per ricordo», dice una signora in arrivo dal Piemonte. Per stessa ammissione dell’artigiano di Roisan, «i miei sono articoli che non conoscono la crisi». Da 28 anni occupa lo stesso posto Luca Roncari di Charvensod che invade con gerle e ceste di ogni dimensione quasi tutto lo spazio tra le due porte. Un settore questo che non conosce flessioni: i cestini sono in ogni casa. Servono per la raccolta della frutta e delle verdura, per andare a funghi. Producono articoli per la cantina e per la latteria Paolo e Fabio Henriod di Nus. «Siamo tra gli ultimi professionisti sul mercato», dicono di due. L’azienda è da 40 anni sul mercato e sulla piazza di Sant’Orso. Sul banco fanno bella mostra di sé beurryie (la zangola) ovvero il recipiente in legno utilizzato nel contesto lattiero-caseario di un’economia agro-pastorale per montare la panna o trasformarla in burro. In molti si fermano per chiedere spiegazioni. Non a tutti è chiaro il suo utilizzo. La curiosità non va di pari passo con gli acquisti. Loro la crisi l’hanno risentita. Confeziona botti dal 1971 Marino Desaymonet di Aosta. Non lo fa per soldi ma «per passione», sottolinea. Ha frequentato la scuola di vannerie per un triennio Giuseppe Lustrissy di Morgex al suo decimo anno in Fiera. Alla televisione - confessa - preferisce intrecciare oggetti in vimini nel suo garage. «Mi rilassa», dice mostrando i piccoli oggetti - vassoi, cestini da pane - che ha creato «con fantasia», sottolinea. Reduce dalla scuola di vannerie anche Rosetta Bacchin, che espone in via Xavier de Maistre, ma è ormai una veterana della Millenaria. «Sono oltre vent’anni di frequentazione. Certo è che per la vannerie la concorrenza si fa sentire». ■ Danila Chenal


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■ NON TRADIZIONALE 1 / La produzione in mostra tra via sant’Orso e piazza Roncas

Colore, fantasia e pazienza P

azienza, manualità, un pizzico d’ingegno e di fantasia. Sono gli ingredienti di casa in piazza Roncas, via sant’Orso e via Guido Rey dove alloggiano gli espositori del settore non tradizionale. Nicoletta Brignolli e Rosa Barone sono amiche; sul loro banco, in piazza Roncas, sono esposte rose colorate, «usiamo pasta di mais e colori» spiegano; accanto alberelli fatti con perline, paillettes, fili di rame; ci sono poi originali brucia incensi ricavati da mini barbecue e qualche composizione di fiori secchi. Marilisa e Sophie sono le sentinelle al profumatissimo banco di Denis Brédy di Oyace, apicoltore che ha ricavato candele a forma di animaletti e le ha abbellite con colori ad acqua; si spazia dalle coccinelle portafortuna, a gnomi, ranocchie, cagnolini e galletti. Tra i tricots di Giuseppina De Cello sono arrivati i colori fluo, must dei modaioli di questa stagione, con cappelli, scaldacollo e sciarpe che si rinnovano nei colori più accesi. Al banco di Barbara Lunardi ci sono lavagnette, termometri, spille, mollette, fascine decorative, «la tradizione del legno è ampiamente rivisitata, ma l’amore per la tradizione, quello è merito del papà che è artigiano del settore tradizionale da quarant’anni». Sul banco anche le calamite della piccola Alice e le spille di Alessandro, fratello di Bar-

Barbara Lunardi al suo banco; le calamite della figlia Alice e più a destra, le divertenti pins sul tema foire del fratello Alessandro

A sinistra il bois collage di Cristina Cancellara; a destra, le evocazioni di Cesare Barmasse dove il blu e l’azzurro esaltano alcune sculture

bara che ha disegnato e creato simpaticissime pins tonde a tema foire, da ‘I love veillà’, ‘Alé alé le vin brulé’, ‘Credo nel dahu’, ‘La Millenaria ce l’ab-

biamo noi’ e ‘Poudzo’. In fiera c’è anche l’inconfondibile bois collage di Cristina Cancellara, legno vissuto che si sposa a figure e animali essenziali, co-

Nicoletta Brignolli e Rosa Barone; rose realizzate con pasta di mais e alberelli con perline, pailettes e filo di rame

loratissimi e con dettagli fluo; «ho anche cercato di riprendere la tradizione di Champorcher con le cassapanche, naturalmente alla mia manie-

ra» – spiega. Cristina Henriet porta in fiera le sue fantasiose composizioni con legno e fiori secchi; qua e là sbucano folletti, gnomi e fatine. C’è tanto

azzurro nelle creazioni di Cesare Barmasse; «ne avevo un barattolo in casa da fare fuori – scherza. ■ segue a pagina 49

OTTIMO GELATO MA NON SOLO...  La caffetteria, merenderia e spazio bimbi

VI ASPETTANO ANCHE A SANT'ORSO!

Giuseppina De Cello; tra i suoi tricots sono arrivati i gettonati colori fluo

Laura al banco della sorella Crstina Henriet che porta in fiera composizioni di fiori secchi, legno, e resine

Via Losanna 16, Aosta


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lunedì 31 gennaio 2013

■ NON TRADIZIONALE 2 / Si dipinge anche su legno

Calamite, candele e tr

Marilisa e Sophie, al banco dello zio Denis Brédy di Oyace Feltro, pietre, ceramica e vetro per i bijoux di Romina Savoye

Landzettes e costumi di Lou Tintamaro di Cogne tra le ‘bamboline’ di pasta di sale di Antonella e Mirko

Marina Pittet, pittura su vetro

(segue da pagina 49) «Vede ho abbinato un colore caldo e uno freddo; questo è un bel sistema per uscire da una fase psichica delicata – continua – altro che soldi allo strizzacervelli. Qui mi pagano pu-

Dipinti a olio su piatti di legno di Paola Bordet

re... » Pezzi di legno recuperati, chiodi, assi, composizioni, «più che altro evocazioni - spiega Barmasse – d’altronde l’arte è espressione di libertà, non è mica codificata». Marina Pittet è autodidatta, dipinge su vetro; mattonelle ma anche specchi deco-

rati; figure infantili, orsetti, lettere... e qualche pezzo decorato al decoupage. In via sant’Orso, Romina Savoye espone i suoi bijoux realizzati con vetro, ceramica, feltro; «quest’anno ho pensato anche a dei ciondolini per i bambini e, sempre deco-

rati con pietruzze e perline, ci sono dei portamonete o portadocumenti in feltro». Tra pasta di mais, di porcellana e paste sintetiche, Antonella Berlier e Mirko Milliery rimangono fedeli alla pasta di sale; «proponiamo i costumi tradizionali e le

maschere tipiche del carnevale; in pole position ci sono les landzettes e Lou Tintamaro di Cogne». Un po’ più avanti, al banco di Anna Millet, ci sono il marito Vincenzo e le figlie Simona e Roberta. ■ segue a pagina 51

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lunedì 31 gennaio 2013

FIERA DI SANT’ORSO

o su vetro; grucce, rastrelli e taglieri diventano utili ‘appenditutto’

tricots, di tutto un po’ (segue da pagina 50) C’è di tutto un po’, frutto del lavoro di tutta la famiglia: dai tappi allegri per le bottiglie, ai centrotavola con gnomi, brucia incensi, bracciali, collanine, calamite decorate con i personaggi dei cartoons dai Puffi, passando per Topolino e l’Ape Maia, stoffe dipinte, cappellini, astucci. Ci sono anche le bacchette magiche, funzioneranno? «Se uno ci crede funzionano davvero» – spiega Vincenzo. Paola Bordet trae ispirazione dai paesaggi della nostra regione e dipinge a olio piatti di legno e tele; sul suo banco c’è anche qualche gufo colorato. Naturalmente dipinto. Rita Vial porta in fiera i suoi certosini lavori all’uncinetto mentre Giorgio Bessone decora funghi che crescono sui larici ma anche una infinità di scatole e scatoline sui quali sono applicati gufi e stelle alpine di legno, ma ci sono anche calamite, spille e decori per la casa sui quali ritornano stelle alpine, cuori e gufetti. Cristina Aimar espone i suoi tricots, cappelli, a anche fasce per i capelli, scaldacollo e guanti con un dito solo. Non sono neanche le 11 ma Anna Bosonetto Giorgio è molto soddisfatta di questa fiera 2013; «ho venduto parecchi rastrelli-appendini, grucce rivisitate che diventano porta canovacci o porta chiavi». Tra i suoi decori, i must rimangono i cuori, le finestrelle, anche nella versione con i galletti. ■ segue a pagina 53

I lavori all’uncinetto di Rita Vial

Vincenzo, con le figlie Simona e Roberta al banco della moglie Anna Millet

I tricots di Cristina Aimar

Anna Bosonetto Giorgio e più a destra Lorella, al banco del marito Giorgio Bessone

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IL SETTIMANALE DEL LUNEDÌ

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della tradizione valdostana alla Fiera di sant’orso


lunedì 31 gennaio 2013

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■ NON TRADIZIONALE 3 / In via sant’Orso, anche la tecnica del traforo su legno

Tra la Mole e la Tour Eiffel (segue da pagina 51) Paola Pol ha vestito i suoi orsi di lana da ‘nonni artigiani’, con la gerla per partecipare alla Foire, un nonno dedito alla vannerie e una nonna con la sua corbeille piena di gomitoli. Naturalmente c’è un orso fondista con i colori della Nazionale e gli orsi maestri di sci hanno rivisitato il loro abbigliamento firmato Emporio Armani. Sempre sulla via sant’Orso, Debora Del Degan ha portato un grande mulino, ingentilito da ricami di uncinetto e rose stabilizzate, poi ci sono le sue tradizionale abat jour ricavate dalle radici di melo o di vite e le finestrelle con le inferriate. Nei pressi della scuola di sant’Orso c’è la giovane Coralie Gaspard, stilista con il marchio Wrong Look; tanto nero, borse, accessori, «tutto cucito a mano, tanti sono pezzi unici, realizzati con materiali nuovi e anche materiali di recupero» spiega mostrando borse in tessuto e pelle, ma anche astucci, portafogli, spille... La sciarpa del Toro e neanche a dirlo, una miniatura della Mole Antonelliana accanto a un’altra della Tour Eiffel e un gallo coloratissimo; Vittorio Principe si presenta con un paio di barzellette al fulmicotone, non manca di commentare la sconfitta della odiata Juve nella semifinale di Coppa Italia di martedì sera, «tra il gol di Vidal e la seconda rete della Lazio ho rischiato l’infarto – dice – ma oggi sono qui feli-

Vittorio Principe, artista del traforo

ce per la Lazio e per la Fiera. Stamattina alle 7 ho già venduto la Mole, ora la tengo qui fino a sera, poi il signore di Torino che l’ha acquistata viene

a ritirarla. Principe è un artista del traforo, una particolarissima tecnica di ricamo del legno, «ah non trova mica nessuno che fa il traforo, ci sono

Wrong Look, il marchio di Coralie Gaspard

solo io e sono alla mia prima fiera». Giuseppe Raso mostra un’infinità di galletti di tutte le misure; qualcuno è diventato un tappo da bottiglia origina-

le, «ricavato dal legno di erica – spiega – non si deforma e dura nel tempo». Paolo Riane di Doues porta in fiera le sue sculture, sagome di animali,

scoiattoli, leoni, gatti, lupi, ma anche Bimba, Merlitta e Marmotta. Durante il combat, naturalmente. ■ Cinzia Timpano

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■ ALTRO ARTIGIANATO / Alla scoperta di artigiani che fanno vivere ceramica, vetro e rame

Legno sì, ma da comprimario

La tradizione è ben presente, anche se spesso lascia spazio alla fantasia

F

ra tradizione e opere “visionarie”, con un pizzico di fantasia in più rispetto al canovaccio che caratterizza molti dei pezzi esposti. Qui non c’è legno, o almeno c’è solo in parte. Qui sono altri elementi a prendere vita, raggruppati in via Sant’Orso, dopo aver trascolato da via Antica Zecca. Ma sono sempre tutti vicini, a farsi ormai compagnia da anni. Ceramica, con i più vari metodi di lavorazione, rame, vetro. Sono loro i protagonisti di questo scorcio di Fiera di Sant’Orso, e portano con sé richiami non strettamente legati alle nostre montagne. Come dimostrano Elena Gal e Alessandro Damarco di Aosta, con i loro elementi in ceramica lavorati con la tecnica giapponese del raku. «Ci dicono tutti che sembrano fatti di pietra - sorride Elena che racconta di una passione nata per caso -. Ho seguito qualche corso, ma poi la passione è cresciuta. E ora mi ritrovo a esordire alla Fiera, dopo la prima esperienza alla rassegna estiva. Sarà una bella esperienza ne sono sicura». Stessa tecnica, ma esperienza ben diversa è quella di Marita Helena Tevilin di Valtournenche, che presenta dei curiosi fischietti; alcuni che imitano alla perfezione il canto dei gufi. «Ho iniziato nel ‘94 - spiega -. E torno sempre molto volentieri in fiera. Certo, è una fatica, ma è bello vedere quelli che ormai sono amici e

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I fischietti di Marita Helena Tevinin

confrontarsi: dà sempre nuovi stimoli». Ha scelto la strada dell’innovazione per le sue ceramiche raku Marina Falletti di Pollein. Arriviamo “attratti” dalla Magnetica Kreatura. «Ho iniziato una decina di anni fa e sono subito sbarcata in Fiera - ricorda -. Mi piace realizzare forme moderne e un po’ stilizzate; diciamo che a volte riprendo anche la tradizione, ma la rivisito a modo mio. Sant’Orso? Per me è sempre stupendo venire: si incontrano un sacco di persone e, perché no, ogni tanto si fa anche qualche affare». Tanto colore, con due opere imponenti che non possono passare inosservate. E’ specializzato nelle vetrate tiffany Lorenzo Aymonod di Verrayes. «Sono vetri colorati che io taglio

Lorenzo Aymonod e le opere con vetri tiffany

Mario Malaspina con i due soggetti preferiti

Marina Falletti e la sua Magnetika Kreatura

Elena Gal e Alessandro Damarco con la ceramica raku

e saldo per creare delle composizioni - illustra Lorenzo . E’ un metodo molto diffuso nell’Europa del nord, di solito utilizzato per le lampade, ma

Il decano della ceramica: Michelino Fazzari

I prodotti in rame di Massimiliano Guglielmetti

io ho voluto pensare a qualcosa di nuovo. Ormai sono dieci anni che mi dedico a questo e partecipo alla Fiera e, freddo a parte, fa sempre piacere». Ci avviamo verso via Sant’Anselmo e ci imbattiamo in Michelino Fazzari di Aymavilles, decano della ceramica valligiana. «Ho chiuso l’attività e sono così tornato nel cuore della Fiera - esclama -. Realizzo soggetti della tradizione con con una tecnica che prevede temperature di cottura fino a 1200 gradi. Dopo vent’anni posso dire che è sempre bello tornare in Fiera, ma se si parla di vendite, beh anni fa era tutta un’altra storia». Suo “compagno di banco” è Mario Malaspina di Sarre, con i suoi oggetti in argilla. «Seguo molto l’ispirazione - chiosa Mario mostrando un particolare porta-incenso - e spazio dalla tradizione alla fantasia. E’ già l’ottava presenza, dopo che ho iniziato con un corso nel 2000; è proprio un divertimento e sentire i commenti della gente aiuta». Pochi passi ancora e il banco di Massimiliano Guglielmetti di Verrayes è letteralmente preso d’assalto, tra piaoli, pentole e oggetti vari per la cucina, il tutto fatto in rame. «Sono qui dal ‘92 anche se economicamente non abbiamo un gran ritorno - conclude -. Però, come si fa a rinunciare alla Fiera? E’ una vetrina troppo importante e troppo bella per mancarla». ■ Alessandro Bianchet

COLLABORATORI: Massimo Altini, Patrick Barmasse, Samir Bastajib, Serena Bazzocchi, Miriam Begliuomini, Angela Bellin, Michelle Berard, Marta Bonarelli, Riccardo Bortolotti, Simona Bosonin, Emanuele Burzio, Nadia Camposaragna, Michelangelo Carrupt Belfiore, Ilaria Cavalet Giorsa, Stefania Celesia, Andrea Chiericato, Cristina Compagnoni, Elettra Crocetti, Andrea Cura Curà, Camilla Di Tommaso, Renato Ducly, Christian Evaspasiano, Giuseppe Farinella, Ursula Ferrari, Enrico Formento, Bruno Fracasso, Giulio Gasperini, Francesca Jaccod, Luca Lavit, Sonia Locatelli, Valeria Luberto, Joelle Lucianaz, Stefania Manenti, Andrea Manfrin, Giacomo Mangano, Teresa Marchese, Umberto Martelli, Federico Mecca, Jean-Claude Mochet, Claudia Olivotto, Franco Ormea, Simonetta Padalino, Matteo Paolini, Giulia Pasi, Gabriele Peloso, Luigi Perosino, Antonella Perriello, Maurizio Pitti, Loris Ponsetto, Thierry Pronesti, Raffaele Romano, Luca Rosati, Alessandro Rossi, Erica Rudda, Riccardo Savoye, Rossella Scalise, Stefano Spandonari, Piera Squillia, Albert Tamietto, Laura Vinaj, Sophie Tavernese, Caterina Venchi, Luca Ventrice, Andrea Vigon, Wilma Zanelli. Abbonamenti: 65 euro all’anno - c/c postale: 000059269571 - bonifico bancario: Banca Sella, Succursale 56 IBAN: IT 06 P 03268 01200 052886002500 (intestato a: Editrice Gazzetta Matin S.r.l. a socio unico Regione Borgnalle, 12 - 11100 Aosta) Concessionaria di pubblicità LG PRESSE S.R.L. Regione Borgnalle, 12 - 11100 AOSTA Tel: 0165 231711 - 0165 1845110 Fax: 0165 1820141 Michel Henry (resp. commerciale) m.henry@lgpresse.com Arianna Gori Chisari (commerciale) a.chisari@lg.presse.com Prezzi per pubblicità a modulo (IVA esclusa): Commerciali euro 28,00 - Occasionali euro 30,00 Finanziari, Legali, Concorsi, Aste euro 28,00 Economici euro 20,00, max 20 parole (modulo 38x38 mm) Necrologie: euro 37,00 (senza foto), 50 (con foto) Posizione di rigore: +20% Il giornale si riserva di rifiutare qualsiasi inserzione Stampa: Sarnub SpA Cavaglià (Bi) Via Abate Bertone, 14 - 13881 Tel. 0161/996411 - Fax 0161/996400 P.Iva 01805240023 Distribuzione: Altrimedia e Taramino E’ vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale, di tutto quanto pubblicato su questo giornale. Ogni violazione è perseguibile per legge.


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Il primo giorno della Fiera Sant'Orso 2013  

speciale Sant'Orso

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