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politica

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lunedì 18 novembre 2013

■ il caso / Il presidente di Alpe, Piero Floris, duro con i grillini in Consiglio

«Siamo a chi la spara più grossa» di Bruno FRACASSO Aosta - Sta delineandosi sempre con maggiore chiarezza la strategia della minoranza consigliare regionale: uniti quando si può, ma senza snaturare la propria collocazione. Per questo il M5S sta prendendosi degli spazi di intervento senza concordarli preventivamente con i compagni di minoranza, una minoranza che inizia a essere 15+2 piuttosto che 17. I mugugni non mancano e il primo ad esplicitarli era stato Raimondo Donzel (Pd), il quale non aveva gradito la posizione dei 5 Stelle sulla riduzione degli stipendi dei consiglieri (meno 2.000 euro al mese per tutti), quando proprio il Pd da tempo era capofila di un’altra proposta. Ora la polemica è scoppiata tra 5 Stelle e Alpe, che non ha gradito la proposta di aumento lo stipendio per i dipendenti regionali, bollandola immediatamente come inattuabile e demagogica. La polemica non è di quelle dirompenti, ma si colloca in un momento in cui ogni distinguo diventa essenziale per la sopravvivenza di questa o quella coalizione. La

Piero Floris (Alpe)

Stefano Ferrero (M5S)

minoranza non è un’alleanza di partiti e quindi i suoi componenti non hanno nessun obbligo o bisogno di mettersi d’accordo prima di fare dichiarazioni, ma certo un po’ più di coordinamento darebbe un’altra impressione. Quindi se la maggioranza è alle prese con il caso La Torre, che a più riprese sembra un battitore libero (vedasi la sua posizione nell’ultima seduta del Consiglio Valle sulla trasparenza degli affidamenti dei lavori e sull’elezione del presidente del Corecom), la minoranza è alle prese con attacchi incrociati di varia natura.

Piero Floris, con il quale stigmatizza, ma sarebbe più preciso dire attacca pesantemente, il capogruppo in Consiglio Valle del Movimento 5 Stelle, Stefano Ferrero, rispetto alla sua proposta di aumento dello stipendio ai dipendenti regionali, a suo dire sottopagati rispetto a quelli delle altre regioni. In realtà, la proposta di Ferrero era più articolata e mirava a «…sapere, in relazione anche alla congiuntura economica sfavorevole e ad un costo della vita ai massimi livelli italiani, se la Giunta intendesse adeguare al livello medio nazionale le retribuzioni, anche con forme di incentivazione legate ad effettivi parametri di produttività e se ritenga istituire nuove modalità di finanzia-

Piero Floris bacchetta i grillini Questa volta il la è stato dato da un comunicato del presidente di Alpe,

mento legate all’anticipo sulle indennità di fine rapporto». Al di là dello strascico polemico tra Ferrero e il presidente della Regione, Augusto Rollandin, sulle tabelle da consultare dato che il secondo sosteneva che questo non corrisponde alla realtà, quella che non si è fatta attendere è la risposta di Piero Floris ed è stata sferzante: «… la proposta del consigliere Stefano Ferrero del M5S di aumentare lo stipendio ai dipendenti regionali in questo momento mi pare surreale se non demagogica… Nel pieno della crisi si viene a reclamare l’aumento degli stipendi pubblici regionali». E il neo presidente di Alpe, anch’egli un dipendente regionale, chiude con un pesante giudizio, un’accusa rivolta a coloro che sono in minoranza in Consiglio: «Queste trovate fanno male alla politica tanto come il malgoverno, perché la delegittimano dalle sue fondamenta. Ormai siamo arrivati a “chi la spara più grossa” pur di avere visibilità sui giornali e sulle televisioni, pensando in questo modo di ingannare l’opinione pubblica», sostiene.

bagarre

Lite in Consiglio regionale sul bilancio di previsione aosta - Il bilancio di previsione 2014 del Consiglio regionale viene ridotto di un 19,26% rispetto all’anno precedente, passando da 17 milioni 128 mila euro a 13 milioni 828 mila 600 euro. Molte le voci con il segno meno del risparmio rispetto al passato, ma a scatenare la bagarre è stata una con segno più: il +6,53% (da 1.201.540 euro a 1.280.000). La minoranza ha presentato un emendamento (bocciato 18-17 per ridurre di 250 mila lo stanziamento per le iniziative istituzionali e culturali. Molto dure le critiche, con toni accesi come non mai. Andrea Rosset (UVP) ha imputato alla presidente Emily Rini di «autoincensarsi e di volersi appuntare sul petto medaglie personali, quando invece le scelte dell’Ufficio di presidenza sono da sempre il frutto di decisioni collegiali». Critico anche Fabrizio Roscio (Alpe), componente dell’Ufficio di presidenza, il quale ha detto che «l’aumento delle spese discrezionali rappresenta una macchia nel bilancio». Ma la bagarre si è letteralmente scatenata dopo l’intervento a difesa dell’operato della presidente Rini e la spiegazione sui motivi che hanno portato a incrementare del 6,53% la voce “iniziative culturali e promozionali” da parte del vice presidente del Consiglio, André Lanièce (Sa, foto). Lanièce, uno dei più longevi in Consiglio (cinque legislature), ha fatto andare su tutte le furie Albert Chatrian (Alpe), il quale lo ha letteralmente aggredito verbalmente, come forse non si era mai visto di recente in aula. In un clima tanto teso, Lanièce ha ammonito: «a forza di fare muro contro muro rischiamo di essere murati».Ma ormai l’assist era servito, così a ruota di Chatrian ci è andato Raimondo Donzel (Pd) e gli altri, tanto che ci sono volute oltre due ore per arrivare alla votazione. ■ (l.m.)

■ italia dei valori / Annuncio

■ ricorrenza/ Dieci anni fa moriva Giulio Dolchi, uomo di spicco della politica valdostana

Aosta - Marco Belardi, segretario regionale dell’Idv mette in chiaro la strategia del suo partito in vista delle elezioni europee sbattendo la porta in faccia alla proposta di candidato unico: «Alle europee ogni partito si presenta con il proprio simbolo. Noi ci presenteremo con il nostro anche perché si tratterebbe della prima volta per il simbolo nuovo del partito e per il suo nuovo corso». Si tratta dei primi distinguo rispetto all’ipotesi di grande coalizione che pareva aver preso una qualche credibilità durante il congresso unionista, malgrado lo scetticismo dimostrato dal presidente della giunta regionale. Dunque, le grandi intese non appaiono possibili o almeno non integralmente attuabili: «No, assolutamente chiarisce Belardi - . Non rinneghiamo di certo la nostra alleanza di centro sinistra, ma a queste elezioni noi partecipiamo come Idv anche perché il nostro obiettivo a lungo termine è di sciogliere l’abbraccio soffocante del Pdl sul Pd. Ma non parteciperemmo comunque ad una grande intesa e non capiamo come la si possa auspicare tra forze che si combattono aspramente in Regio-

Aosta - Dieci anni fa si spegneva Giulio Dolchi, Dudo il suo nome da partigiano, una delle personalità di spicco della politica valdostana. Sindaco di Aosta, presidente del Consiglio regionale, era un comunista convinto, come lo dipingono tutti coloro che lo hanno conosciuto, ma aperto al dialogo con gli altri partiti tanto da essere voluto da Mario Andrione, Uv, alla guida del Consiglio regionale pur essendo in minoranza. Sabato 23 novembre a palazzo regionale (ore 17) è in programma un pomeriggio di iniziative dedicate alla memoria di Giulio Dolchi, con video, letture e interventi.

«Scendiamo in campo DUDO, comunista convinto che amava il rispetto per le elezioni europee» Sabato 23 a palazzo regionale video, letture e interventi in ricordo

Marco Berlardi, segretario Idv

ne. Per noi è contraddittorio, sarebbe assolutamente una forzatura. Come si potrebbe mai ipotizzare una collaborazione chiara e serena? Del resto ritengo assurdo pensare ad una réunion delle forze autonomiste poiché se non si sono separati per calcolo di poltrone, ma per motivi politici non possono pensare di riabbracciarsi». Intanto l’Idv sta raccogliendo le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per l’abrogazione del gioco d’azzardo. Dopo il banchetto di sabato 16, il secondo e ultimo appuntamento è previsto sabato 23 ad Aosta in Piazza des Franchises dalle 14 alle 19. Sarà anche possibile firmare per fermare il progetto del pirogassificatore di Borgofranco d’Ivrea. ■ br.fra.

Alder Tonino, amico e allievo di Dolchi «Credo - racconta Alder Tonino, suo amico e allievo - che il suo futuro politico lo avesse costruito quando aveva fatto il sindaco della città di Aosta. Era uno che motivava il gruppo indipendentemente dall’appartenenza politica, anzi diffidava un po’ delle scelte di partito. La gente lo conosceva e lui amava stare in mezzo alla gente tanto che girava la leggenda che alcuni cittadini telefonavano al sindaco per sapere se il pullman partiva». Non era un uomo grigio il cui tempo trascorreva solo dietro i tavoli della

Due immagini di epoche politiche differenti di Giulio Dolchi a sinistra, Alder Tonino, amico e allievo di Giulio Dolchi

A fianco,Giulio Fiou, ex sindaco di Aosta

politica. Gli amici lo ricordano come una persona capace di godere di un pranzo insieme o di una giornata spensierata. «Era un uomo che amava il rispetto e rispettare - conclude Tonino - e che riteneva che fosse l’unico modo per rapportarsi con gli avversari, anzi sosteneva che più uno è lontano dalle tue idee e più va rispettato. Ed era una persona che non parlava mai per se stesso, ma che si immedesima-

con le sue iniziative aveva capito che si stava preparando uno spazio internazionale dove infilarsi per non rimanere schiacciati dal meccanismo politico europeo che non c’era. Lui aveva creduto alle potenzialità del territorio, delle città e alla loro capacità di fare una politica parallela. Ricordo sempre che sosteneva che i poteri forti esistono e sono forti dove non esiste il governo e dove le istituzioni si sottomettono». Elio Riccarand: Dolchi ha portato nella politica una signorilità inusuale

Sopra, Elio Riccarand, storico e politico al tempo stesso

va nel partito che stimava pur non condividendone tutte le scelte, tanto che lottò accanitamente contro il cambio del nome del partito». Giulio Fiou: Dolchi era un sostenitore dell’autonomia «Era l’uomo che girava il mondo. Amava profondamente la Valle d’Aosta e era un sostenitore a spada tratta dell’autonomia - spiega Giulio Fiou, ex sindaco di Aosta -, ma

Elio Riccarand, politico e storico, ha fatto politica in un periodo in cui anche Dolchi era presente e ne traccia un ritratto di moderazione: «Era uno che ha sempre coniugato la sua posizione progressista con la sua estrazione borghese portando nella politica una signorilità di tratto e di linguaggio non sempre usuale. Era una persona impegnatissima sotto il profilo istituzionale e meno nella mobilitazione. E non si può dimenticare che aveva dei contatti importanti sia in Italia che fuori Italia. Questa sua apertura lo rendeva anche estremamente attento alle dinamiche culturali», ricorda. ■ Bruno Fracasso

Gazzetta Matin del 18 novembre 2013  

Versione sfogliabile del settimanale Gazzetta Matin

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