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RIVISTA | N. 31 ANNO V DICEMBRE 2020/GENNAIO 2021

Lucchese

Giovanni Sbrissa

Basket Le Mura

Rodolfo Cavallo

«Felice di ritrovare mister Lopez»

Dodici anni al timone biancorosso

Focus

Uomini prima che calciatori Dove giocano gli eroi di Bisceglie

DISTRIBUZIONE GRATUITA


In tanti ci speravamo, molti ne erano sicuri, di certo il ritorno di mister Lopez sulla panchina rossonera, dopo qualche inevitabile incertezza iniziale, ha prodotto quel cambio di passo che serve per conservare la categoria. La Lucchese ha inanellato una serie di risultati importanti con una sorta di progressione: prima pareggi, poi anche le vittorie. Ma, soprattutto, una ritrovata consapevolezza dei propri mezzi, proprio quella che – tra un avvio a dir poco catastrofico e la pandemia che ha colpito duramente anche dalla parti del Porta Elisa – sembrava essere irrimediabilmente svanita. E invece il tecnico romano, passo dopo passo, allenamento dopo allenamento, partita dopo partita è riuscito a far crescere i suoi. In questo senso, parlando di una costante crescita, ci viene da pensare al derby di Livorno. Contro un’avversaria che stava per essere penalizzata in classifica per la vicenda dei mancati pagamenti e che ha messo tutto in campo (avendo ancora disponibili alcuni dei suoi giocatori più rappresentativi), i rossoneri hanno saputo ribattere colpo su colpo. E alla fine, se c’è stata una squadra che avrebbe meritato di vincere, era proprio la formazione di Lopez. Un atteggiamento impensabile sino a poche settimane prima e che ha trovato puntuali conferme nelle belle gare in rimonta contro Carrarese, Lecco e Renate. Tutte partite dove la Lucchese ha giocato alla pari con formazioni che la precedevano di decine di punti in classifica. Anche la vittoria di Crema, con la grande capacità di sofferenza mostrata, fa parte di questo percorso di crescita. Che ha subito una dura fermata contro il Novara, ma c’è da augurarsi sia stata fortuita. La linea di marcia sembra dire questo. Va aggiunto che non è possibile non ricordare che gli innesti voluti da Deoma e Lopez sono di qualità. Il tasso tecnico e non solo sono saliti vertiginosamente, e l’esempio dell’attacco è da questo punto di vista emblematico.

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Da anni, francamente non sapremmo dire quanti, la Lucchese non ha una coppia di attaccanti così forti e ben assortiti. Forte lo ricordiamo tutti, così anche l’ultimo Bortolussi, tanto per rimanere in tempi recenti. Ma una coppia dello spessore di Bianchi e Petrovic (con primo rincalzo Marcheggiani) era da tempo non si vedeva. Un saggio di quello che i due sono capaci di fare insieme è già arrivato. Si tratta di giocatori davvero che possono assicurare i gol necessari per raggiungere il traguardo stagionale. Bianchi, acciacchi a parte, è stato sinora quasi solo a reggere il peso dell’intero reparto: ora le soluzioni ci sono. E sono di notevole qualità. Ecco perché dobbiamo guardare con fiducia al futuro del campionato; la stessa classifica lo certifica, da non crederci, visto che sino a pochi mesi fa tutte le avversarie sembravano irraggiungibili. Ora molto meno. La salvezza è alla portata anche del Basket Le Mura, anch’esso incappato in una stagione difficile. A proposito, oltre che l’intervista al rossonero Giovanni Sbrissa, gustatevi quella a Rodolfo Cavallo, presidente della formazione di basket femminile che ha regalato alla città l’unico titolo tricolore della sua storia sportiva. Cavallo è un uomo che vuole bene come pochi allo sport e a Lucca. E il bello è che non è lucchese. Ancora una volta, la città per raggiungere traguardi sportivi importanti deve affidarsi a persone innamorate di Lucca ma non nate da queste parti Lucca. Un po’ come per il caso di Egiziano Maestrelli. Le riflessioni sarebbero amare circa la sensibilità dell’imprenditoria locale, ma per questa volta ve le risparmiamo.

Editoriale

Torna la speranza

Fabrizio Vincenti 3


31 | DICEMBRE 2020 /GENNAIO 2021

Gazzetta Lucchese - Rivista | n. 31 Reg. Trib. di Lucca n. 7/2017 del 24.8.2017 Distribuzione gratuita Direttore Fabrizio Vincenti Progetto grafico Simone Pellico Hanno collaborato Duccio Bardini Diego Checchi Alessandro Lazzarini Emanuela Lo Guzzo Simone Pellico Maurizio Silva Yuri Tortelli Contatti redazione@gazzettalucchese.it Pubblicità pubblicita@gazzettalucchese.it www.gazzettalucchese.it

Foto copertina Fabrizio Vincenti

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SOMMARIO Pag. 3

Editoriale

Torna la speranza

Pag. 8

Lucchese Sbrissa

Pag. 22 Lo Speciale Tifosi Gli ultimi romantici contro il consumismo

«Felice di ritrovare mister Lopez»

Pag. 14

Basket Le Mura Cavallo

Pag. 26 Focus

Gli eroi di Bisceglie

Dodici anni al timone bincorosso

Pag. 20

Corner Corto

Simonetta In diretta con Gazzetta

Pag. 31 Romanzo

Rossonero Tutte le gare della Pantera


DOVE TROVARE GAZZETTA LUCCHESE

Lucca - Centro Edicola Lorenzini, via Fillungo 16 Edicola Di Grazia, via San Paolino 54 Edicola Santori di Gentile, via Fillungo 225 Banca di Pescia e Cascina Credito Cooperativo, piazza Santa Maria 10 Lucca - Est Banca di Pescia e Cascina Credito Cooperativo, viale Castracani 1070, Arancio Studio Sport, via di Tempagnano 180, Arancio Parrucchiere Mirko, via di Tiglio 83, Arancio Bar Catelli, via vecchia Pesciatina 664, S. Vito Lucca - Sud Caffè Nelli, viale Europa 486 Edicolandia, viale San Concordio 196 Lucca - Ovest Bar da Palmiro, via San Donato 15, S. Donato Banca di Pescia e Cascina Credito Cooperativo, v.le Puccini 893, S. Anna Bar La Ciocca, via di Balbano 202, Nozzano Lucca - Nord Spacciottica, via Borgo Giannotti 320 Capellorama, via delle Ville prima 863, S. Marco Bar 3 Cancelli, via per Camaiore 1770, Monte S. Quirico Ricevitoria Orlandi Giancarlo, piazza Cesare Battisti, Ponte a Moriano Bar La Vela, via del Brennero 434, Piaggione Piana Banca di Pescia e Cascina Credito Cooperativo, via Colombini 53B, Capannori Edicola Le Veline, piazzale Moro 64, Capannori Bar Italia, via Sottomonte 225, Massa Macinaia Edicola Portobello, via Pesciatina 98-100, Lunata Edikoleria, via delle ville 216, S. Colombano Luccacarta, via Romana Est 140, Porcari Banca di Pescia e Cascina Credito Cooperativo, via Catalani 14, Porcari

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Lucchese

SBRISSA «Felice di ritrovare mister Lopez» di Diego Checchi

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iovanni Stefano Sbrissa è un fiume in piena. Si racconta. Non lo conoscevamo così, ma lui è un libro aperto.Parla delle sue emozioni, non dice mai cose banali: pur essendo del 1996, è un ragazzo con la testa sulle spalle che ha già vissuto tante esperienze e che ha già una sua visione ben precisa della vita. Il calcio è per lui una passione, ma non c’è soltanto quello, pur venendo da una famiglia di sportivi.

Come mai è rimasto senza squadra dopo l’esperienza alla Pergolettese?

Come si sta trovando a Lucca?

La sua è una famiglia di sportivi, sua sorella ha giocato tanto a basket.

«Mi ritengo fortunato perché dal punto di vista calcistico è un’occasione importante essere qui con mister Lopez. Appena arrivato ho sentito subito tanto entusiasmo su di me da parte della società. Con i compagni sto bene, il mister lo conoscevo già e so cosa vuole da me, quindi il mio ingresso è stato facilitato. La città mi piace anche se con il virus ce la godiamo a metà. Faccio alcune passeggiate in centro evitando di entrare nei negozi. Per adesso va più che bene così».

«Diciamo che ho terminato la stagione scorsa il 30 giugno dopo esserci salvati ai playout contro la Pianese, poi ci sono stati contatti con altre squadre che non si sono concretizzati. Fortunatamente mi sono potuto allenare in una palestra e poi nel Borgoricco, la squadra dove gioca mio fratello Isaac che milita in Eccellenza, così da farmi trovare pronto a fine ottobre quando mi ha chiamato la Lucchese».

«Esatto, siamo stati sempre una famiglia di sportivi perché sia a mio papà che a mia mamma piace lo sport in generale. Anche se hanno sessantanni, fanno tanto sport. Due delle mie quattro sorelle hanno giocato a basket ad alti livelli: Maria Luisa ha fatto un’ottima carriera giocando anche in America e terminando al San Martino di Lupari in A1 dove è stata il capitano della squadra per molti anni. Mio fratello Isaac invece poteva giocare a calcio a buoni livelli, ma dopo aver esordito nel Vicenza ha preferito studiare medicina. Siamo tutti sportivi, ma mia madre ha sempre messo prima la scuola che il calcio. È stato tutto un percorso evolutivo per ognuno di noi». Qual è il suo obiettivo personale per il futuro? «Contro il Lecco ho raggiunto le 150 presenze nei professionisti. Ho trovato tanto entusiasmo e sono venuto con tanto entusiasmo. Ho riscoperto la felicità di rigiocare al calcio, di andare al campo, posso dire che è soltanto l’inizio e se uno vuole una cosa deve andarsela a prendere senza attendere che gli venga data. Il primo obiettivo è la salvezza della Lucchese a cui tengo particolarmente». Ha scelto Lucca perché c’è mister Lopez: come ha ritrovato il suo ex allenatore? «Quando ho sentito che sarebbe venuto alla Lucchese sono stato felice, perché è un mister che merita. Ho un buonissimo rapporto con lui e lo rispetto molto. L’ho conosciuto quando ero molto giovane e non ero preparato a livello calcistico. Adesso che ho un po’ più di esperienza possa dire che Lopez è molto competente e riesce a tirare fuori da ogni giocatore ciò che vuole. Pretende giustamente dai suoi giocatori e lo fa capire con i suoi modi. È anche una figura carismatica».

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Al di là del calcio quali sono i suoi hobby? «Ho fatto geometri perché mi sarebbe piaciuto fare l’architetto come mio padre. Siccome dovevo frequentare l’università per poter diventare architetto, e con il calcio non potevo, mi sono buttato su Scienze politiche e sociali. Da questo è nato l’interesse per il giornalismo sportivo. Guardo le interviste e i commenti con un occhio più critico. Sul giornalismo sportivo ho fatto anche la tesi di laurea. Però posso dire che il mio vero hobby è giocare a calcio»: Alla sua giovane età ha già fatto tante esperienze. «Entrando in un mondo come quello del calcio da piccolo sono cresciuto abbastanza in fretta come persona, capendo meglio come bisogna comportarsi».

Tornando alla Lucchese, sarà una lunga cavalcata. Quali sono i presupposti per credere a questa salvezza? Dove bisogna lavorare per portare a casa il risultato? «Lavorando in settimana e ascoltando il mister. Sono convinto che ce la possiamo fare, un po’ per il mister, per la solidità della società e per il gruppo coeso nel quale andiamo tutti d’accordo». Come vive un prepartita? «Un po’ di tensione ci deve essere per rimanere attento e concentrato. Poi ci dovrebbe essere entusiasmo per scendere in campo, perché devi essere felice di poter aiutare la squadra e in special modo la Lucchese». Chi è stato il suo maestro nel mondo del calcio e quando ha capito che questo sport sarebbe diventato il suo lavoro?

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«Giocare a calcio mi è sempre piaciuto tanto, ma è più una passione. Non so quando mi sono accorto che è diventato il mio lavoro. Ho avuto diversi allenatori importanti come Marino e Lopez che mi hanno aiutato a crescere. Cerco di viverlo con entusiasmo e fare tutto al meglio». Un giovane per giocare a calcio deve rinunciare a tante cose e fare dei sacrifici. A lei è pesato tutto questo? «È vero che il calcio richiede alcuni sacrifici ma io non li ho mai visti come tali. Pensando a quando ero più giovane ho passato dei bellissimi momenti e quando ritrovo i miei compagni con cui andavo ad allenarmi, riparlandone, ricordo dei bei tempi. Consiglio a tutti quelli che vogliono seguire il sogno di fare sport, di farlo senza rimpianti. Io sono felice di aver fatto le scelte che ho fatto e di aver portato anche avanti gli studi». Al di là del calciatore, che persona è Giovanni Sbrissa? «Spero soltanto che il pubblico di Lucca possa conoscermi pian piano. Sono un ragazzo che cerca di dare tanto, sincero, al quale piace stare in compagnia». Come sta vivendo il calcio in questo momento particolare? «Diciamo che la cosa che mi manca particolarmente sono i tifosi e soprattutto il momento dell’esultanza con i tifosi. Mi manca l’entusiasmo della gente allo stadio quando c’è da festeggiare. Vedere nelle loro facce la felicità». E la pandemia? «È un momento particolare dove ognuno di noi deve stringere i denti e comportarsi in modo corretto, sia per una sicurezza personale che per gli altri. Cerco di rispettare le regole e sto vivendo questa situazione anche abbastanza serenamente potendo andare ad allenarmi. La cosa che mi manca è fare le cene e scherzare con i compagni».

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Basket Le Mura

CAVALLO Dodici anni al timone biancorosso di Emanuela Lo Guzzo

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a oltre un decennio è al timone del Basket femminile Le Mura Lucca, la società di basket autentico fiore all’occhiello cittadino che ha regalato incredibili soddisfazioni agli appassionati della palla a spicchi, riuscendo a conquistare uno storico tricolore intriso di impegno e sudo-

re. Un impegno, quello del Presidente Rodolfo Cavallo e della società che presiede, che va ben oltre il parquet. Una filosofia, uno stile semplice e trasparente, un’attenzione particolare ai valori, una compostezza, una concretezza e un atteggiamento gentile, sempre positivo e propositivo che sono diventati tratti distintivi del club. Com’è iniziata l’avventura biancorossa? «È iniziata quando ero amministratore delegato della Ducato, la società lucchese di credito alle famiglie. Fui contattato per una sponsorizzazione quando la presidente era Jolanda Zambon - l’imprenditrice recentemente scomparsa - e successivamente, nel 2009, mi proposero la presidenza. Fu l’anno della promozione nella massima serie. Sono stati dodici anni molto intensi, fatti di impegno e ricchi di soddisfazioni che hanno richiesto l’assorbimento di risorse economiche significative». Quando parla di soddisfazioni si riferisce in modo particolare allo scudetto vinto nel 2017? «La conquista dello scudetto è stato il coronamento del lavoro portato avanti per anni. Bisogna tenere conto del fatto che, tra mille difficoltà, abbiamo sempre cercato di non fare passi che fossero più lunghi della gamba. Eccetto il primo anno di A1, in cui ci siamo salvati ai play out, nelle stagioni successive abbiamo sempre preso parte ai play off, centrando piazzamenti importanti nelle tre stagioni precedenti alla vittoria del titolo. La continuità di risultati ci ha consentito una dignitosa appartenenza al movimento cestistico e questo va riconosciuto. Grande merito va a Lidia Gorlin che ha portato alla società esperienza, prestigio, profonda conoscenza del movimento e capacità di supportare il coach nelle scelte delle giocatrici sia in ambito nazionale che internazionale». Dopo lo scudetto è partito un nuovo ciclo… «In seguito a quel successo, che è costato un notevole sforzo, è iniziato un periodo di transizione che probabilmente avremmo potuto gestire meglio orientandoci fin da subito sulla crescita e la valorizzazione delle giovani. Negli ultimi due anni invece il progetto è ripartito sul giusto binario. Siamo andati a cercare ragazze di valore dalle nazionali giovanili e ne abbiamo acquisito i cartellini con l’intento di valorizzarle dando loro spazio e responsabilità in un campionato di serie A1 che non conoscevano ancora. Quest’anno stanno trovando maggiore spazio e stanno imparando a prendere ognuna le proprie responsabilità». A proposito di giovani, nel match di recupero vinto al Palatagliate contro Broni ci sono stati i primi punti in serie A per le giovani Azzi, Cibeca e Pallotta… «Tre punti per ognuna di loro con due triple bellissime. La soddisfazione è vedere la gioia di queste ragazze che si affacciano in serie A1 realizzando un sogno. Vorremmo riuscire a far sì che il loro impiego non sia episodico ma strutturale. Stiamo lavorando per fare in modo che le ragazze che si avvicinano al basket possano costituire in maniera sistemica un valore costante nel tempo e non un’eccezionalità. In passato abbiamo avuto in prima squadra ragazze come Gloria Favilla e Cristina Mei cresciute con noi e in futuro vorremmo poter attingere

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ancora al nostro vivaio. Come associazione stiamo compiendo uno sforzo per dare un futuro più roseo alla società. In termini pratici l’impiego di due/tre giocatrici nostre significa potersi orientare verso straniere di maggior valore senza intaccare il budget, ma aumentando il livello di competitività del roster. Se Lucca non è sufficiente per creare un bacino di ragazzine valide, dobbiamo allargare lo sguardo in provincia per provare a trovare collaborazioni che portino alla crescita del movimento in ambito locale. Poter impiegare ragazze del posto è un moltiplicatore di aspetti positivi. Noi siamo aperti a qualsiasi iniziativa. A inizio stagione è stata presentata quella meraviglia del progetto Lucca Academy Basket dedicato al minibasket nato dalla sinergia con il Basketball Club Lucca con il quale aspettiamo solo di poter ripartire. La funzione dello sport è dare alternative sane. Divertimento e competizione aiutano a rafforzare le relazioni e in questo momento il covid ci ha precluso proprio il piacere delle relazioni nascondendo il sorriso». Questa stagione non è partita nel migliore dei modi per svariate vicissitudini… «Purtroppo, dover sostituire una straniera in avvio di stagione ha creato dei problemi anche perché la nuova arrivata non era al pieno della forma. Poi è arrivato il covid a stravolgere tutti gli equilibri. La rincorsa di quest’anno è legata al virus. Quando in una rosa ristretta vengono a mancare degli elementi, il lavoro in palestra diventa impossibile. Senza contare poi il periodo di inattività che ha costretto lo staff a dover far ritrovare

la condizione alla squadra. A questo si è aggiunto anche il fatto di dover rimpiazzare Spreafico. L’obiettivo è quindi quello di finire il campionato dignitosamente evitando i play out e traendo l’aspetto positivo di veder migliorare le nostre giovani affinché assumano sempre più consapevolezza della categoria e crescano sotto il profilo tecnico per poterle schierare stabilmente in A1. Poi inizieremo a pensare al prossimo anno in cui non possiamo permetterci di sbagliare le straniere». Il Basket Le Mura è al suo undicesimo campionato consecutivo di serie A1. Quanto è difficile continuare a portare avanti questo progetto? «Innanzitutto, in questi anni ho avuto la fortuna di essere affiancato da persone serie, animate da grande voglia di lavorare per il bene della società. Senza di loro non si parlerebbe di serie A1 a Lucca. La squadra non aveva una tradizione storica ed è andata avanti grazie alla volontà delle persone che si sono impegnate per il raggiungimento di determinati obiettivi. Confrontarsi con il territorio non è semplice così come non lo è ricevere aiuti per lo sport, nonostante la categoria ci classifichi tra le eccellenze nazionali. Ci tengo a ringraziare in maniera significativa tutti i nostri sponsor, le varie realtà che hanno sposato il nostro progetto, i nostri dirigenti e gli imprenditori che si sono prodigati per fornirci un contributo e soprattutto Gesam Gas & Luce senza il cui supporto non avremmo potuto guardare oltre la serie A2. In questo particolare momento le difficoltà sono aumentate notevolmente poiché in termini economici viene a mancare tutto quello che ruota attorno alle presenze del pubblico al palazzetto. Negli ultimi anni la biglietteria ha portato tra i 30 e i 35 mila euro nelle casse societarie, cifre importanti alle quali non è facile rinunciare. Se a questi numeri si aggiungono quelli delle ulteriori mancate entrate, come per esempio quelle delle sponsorizzazioni sui led a bordo campo, il danno economico annuale si stima tra gli 80 e i 100 mila euro. Oltre a queste recenti difficoltà, ci sono anche quelle di riuscire a far capire l’importanza del progetto, di far sentire alla città di Lucca il piacere di essere rappresentati da una squadra di serie A1. Abbiamo sempre lavorato per creare un ambiente sereno e un’alternativa sana per la crescita delle giovani». C’è una giocatrice alla quale è rimasto particolarmente legato? «Mi piacciono le giocatrici intelligenti, capaci di essere leader. Per questo dico Mary Andrade, un coach in campo, un elemento in grado di assumersi le responsabilità tirando fuori il meglio dalle proprie compagne. Poi sono rimasto affezionato a Martina Crippa, ad Angela Gianolla di cui mi colpì il suo pianto a dirotto in un’intervista dopo la sconfitta in semifinale scudetto contro Schio. E infine per amicizia e affetto sono legato a Gloria Favilla». Il Basket Le Mura si è sempre contraddistinto per la grande attenzione al sociale… «Le iniziative a carattere sociale sono tra le cose di cui vado maggiormente orgoglioso. Su tutte, Stop Bullyng, il progetto trasversale - ideato dalla nostra società e supportato dal Miur

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e dall’Ufficio scolastico e territoriale di Lucca e Massa Carrara – per combattere attraverso lo sport il fenomeno del bullismo scolastico e giovanile. In un momento delicato in cui Lucca era salita alla ribalta delle cronache nazionali per un increscioso episodio di bullismo ai danni di un insegnante, il Basket Le Mura si è fatto portavoce di un messaggio positivo impegnandosi in incontri con tante scolaresche per discutere sull’importanza dello sport come strumento di aggregazione, dei valori legati a esso compreso il rispetto degli altri e delle regole. Nella prima stagione abbiamo coinvolto le altre società, atleti di fama internazionale e illustri personalità dello sport che hanno appoggiato la nostra idea. Abbiamo rinunciato a uno sponsor sulla maglia per lasciare spazio al logo simbolo dell’iniziativa. Quest’anno a causa del covid siamo stati impossibilitati a incontrare gli studenti, ma ci ripromettiamo di riprendere appena possibile. Inoltre, siamo sempre stati attivi con i progetti scuola, affiancando gli insegnanti di educazione fisica e portando avanti campagne di sensibilizzazione per l’ambiente come “Lucca loves recycling paper”. Fino al più recente “Diversity&Inclusion Talks” dedicato ai temi della diversità, dell’inclusione e del ruolo fondamentale dello sport in relazione a questi temi. L’attenzione verso il sociale è sempre

stato un elemento caratterizzante della nostra associazione che ha nel proprio Dna l’impegno e la sensibilità verso le problematiche del territorio».

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Corner corto Corner Corto è la trasmissione, in diretta, sulla pagina facebook di Gazzetta Lucchese. Ogni lunedì commnenti, interviste e collegamenti con gli ospiti. Una mezz’ora di sport con uno sguardo particolare alla Lucchese. Valore aggiunto: i commenti e le domande dei tifosi sulla pagina. Ospite della trasmissione del 18 gennaio, un mito rossonero: Roberto Simonetta. Per seguire Corner Corto facebook.com/Gazzetta.Lucchese.it


Roberto Simonetta, uno dei giocatori più amati dal popolo rossonero, protagonista delle stagioni mitiche della conquista della Serie B. In collegamento a Corner Corto ha parlato di quei tempi, raccontando anche un aneddoto emblematico del suo rapporto con Orrico... Molti i commenti dei tifosi, e soprattutto i complimenti. Quale ricordo della squadra di Orrico? «Eravamo un bel gruppo. Anche fuori dal campo eravamo affiatati, e non un caso che siano usciti tanti nomi importanti. Esprimevamo un bel calcio e i frutti si sono visti. Ci amalgamavamo bene in tutti i ruoli ed eravamo gente che lottava per la maglia». Qual è il gol più bello della sua carriera? «Forse quello con l’Empoli. Ma ho il rammarico di non aver mai rivisto il gol segnato in Coppa Italia contro il Foggia. In trasferta avevamo perso e in casa abbiamo ribaltato il risultato. Mi ricordo ancora l’azione: Monaco mi ha dato palla, io ho scartato e poi con l’esterno sinistro l’ho messa nell’angolino (poi feci anche doppietta). Ma quel che gol non è mai stato trasmesso. Faccio allora un appello: se qualcuno lo avesse registrato...». La storia con Lucca nasce con una doppietta annullata... «All’epoca rimanevo un po’ ‘al capanno’, come diceva l’Omone. E spesso finivo in fuorigioco. Poi ho capito i meccanismi del gioco di Orrico e sono riuscito a fare pure qualche gol...».

Un altro tifoso ricorda il pallonetto contro l’Udinese alla prima giornata di Serie B... «Me lo ricordo, ma se l’Udinese ce ne faceva quattro o cinque non ci dovevamo lamentare. Ci è andata bene». C’è un giocatore in cui si rivede come caratteristiche? «Chissà, forse un po’ Dybala. Lui molto di più eh... però nelle giocate qualcosa rivedo». Parliamo di Maestrelli... «È l’unico presidente che abbia mai visto che, ad ogni partita che si vinceva, piangeva. Era un tifoso nell’anima. Stava sempre vicino a tutti quanti. Si lamentava dei pochi numeri allo stadio, ma l’anno che vincemmo il campionato si arrivava a quindicimila tifosi». Cosa ci vuole per risvegliare la tifoseria lucchese? «Intanto saluto tutti i tifosi. Bisogna stare vicini alla squadra e ovviamente devono arrivare risultati. I giocatori devono dare l’anima, e i risultati verranno. E speriamo che finisca questa pandemia, che blocca tutto. I tifosi lucchesi sanno farsi sentire, e sarebbero sicuramente di supporto ai ragazzi in campo». Le è capitato di vedere la Lucchese dal vivo, in questi anni? «No purtroppo no, anche se proprio ultimamente sarei dovuto essere al Porta Elisa. Spero di venire presto a vederla a Lucca».

Era difficile lavorare con Orrico? «No, no. Andava però capito, lui voleva gente che correva. Giocando con il pressing dovevamo essere sempre presenti. Lui apprezzava il sacrificio, e io non ero abituato. Un aneddoto: arrivato a Lucca ho giocato la prima partita, contro il Cesena, e ho fatto pure gol. A fine gara ho detto al Mister che però così non mi divertivo, a fare su e giù come su di un binario. Lui mi ha detto “non ti preoccupare”. Morale della favola: mi ha tenuto fuori due mesi». Un tifoso commenta e dice “ho ancora negli occhi la punizione contro il Lecce al 94°, telecomandata”? «Me la ricordo bene, dalla lunga distanza. Colpita bene la palla, è andata sotto l’incrocio dei pali. Fra l’altro mi manca il video anche di quella...».

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Gli ultimi roma I tifosi esclusi dal calcio consumistico

di Alessandro Lazzarini

La pandemia ha fatto chiudere gli stadi e niente lascia supporre che, almeno per questa stagione, vi possa essere una inversione di tendenza rispetto questa necessità. Certo dopo l’estate, quando sembrava che il virus potesse essere tenuto sotto controllo, c’era stata una parziale riapertura con la possibilità di ospitare sulle gradinate mille spettatori; una iniziativa che in Serie C, per quasi tutte le piazze, significava sostanzialmente poter ospitare quasi la totalità delle persone disposte a pagare per vedere lo spettacolo offerto da una squadra militante in un campionato minore; ma che in Serie A e B ovviamente significava operare una scelta fra chi avrebbe potuto assistere e chi sarebbe dovuto rimanere escluso. Quale che fosse il criterio, inevitabilmente il sistema andava a configurare una situazione di privilegio per qualcuno e di discriminazione per altri, così il mondo ultras aveva all’unanimità preso le distanze da questo metodo autoescludendosi in nome del concetto “O tutti o nessuno”. L’implicazione nelle serie minori era stata che, senza i tifosi ultras, in piazze come Lucca non erano andati esauriti nemmeno i mille biglietti messi a disposizione. Se ci voltiamo indietro anche solo di pochi anni è impensabile immaginare una Lucchese che non riesce a portare allo stadio nemmeno mille persone. Ma la perdita di appeal del calcio minore e nel caso specifico dei rossoneri, va unita a continue delusioni e fallimenti che ci portano a comprendere i dati numerici attuali. C’è però di

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più, ovvero una perdita generalizzata di spettatori che riguarda il calcio a tutti i livelli. Quando questo calo di presenze allo stadio negli anni scorsi veniva evidenziato anche nelle serie maggiori, si tendeva a giustificarlo con il cambiamento del modo di fruizione del prodotto calcio: non più appuntamento domenicale da viversi fisicamente, ma spettacolo televisivo da godersi sul divano. Ne viene che il dato numerico di coloro che ancora frequentano gli stadi è solo una piccola parte del pubblico complessivo delle partite di calcio e, pertanto, si potrebbe pensare che la chiusura a causa del coronavirus non abbia poi questo impatto sul movimento complessivo. In realtà, tuttavia, ci sono anche altri aspetti da prendere in considerazione che non sono affatto secondari. Intanto ad alti livelli l’imborghesimento degli impianti ha determinato un aumento notevole del prezzo del biglietto; i nuovi stadi tendono ad essere più piccoli abbandonando il concetto


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di contenitori per folle oceaniche divisi in settori che potessero essere accessibili a tutte le fasce di reddito; i nuovi salotti delle multinazionali hanno capienze ridotte e l’ammontare degli incassi viene regolato agendo sulla leva del rapporto domanda-offerta: se ci sono troppi pochi posti si alza il prezzo del biglietto, mantenendo invariato l’incasso ed escludendo le classi più popolari del tifo. Il tema dell’esclusione degli strati più bassi della società dallo stadio non è affatto casuale, poiché a tale indicatore sociale vengono associate due tipologie di tifosi poco graditi al calcio industria, ovvero gli ultras e il tifoso-tradizionale-romantico: i primi sono considerati i responsabili del fenomeno ‘violenza negli stadi’, le due categorie associate invece sono viste come veicolo del possibile ‘dubbio nel consenso’. Se è facile comprendere i motivi per cui la ‘violenza negli stadi’ possa procurare problemi alle Società calcistiche,

è più interessante guardare nel dettaglio il tema del ‘dubbio nel consenso’: con questa definizione intendiamo individuare tutti quei tifosi, non necessariamente ultras, che tutt’ora ancorano la loro passione a valori di riferimento non conformi alle nuove caratteristiche con le quali si vuole vendere il prodotto-calcio. Se il tifoso-consumatore gradito alle società è calcisticamente-apolide, attratto dai risultati e attaccato ai campioni più che alla maglia, il tifoso romantico è invece campanilista, attratto dai valori e dalla storia di cui la squadra che ha scelto è simbolo e quindi vive il culto della maglia più che del giocatore, che peraltro nel calcio odierno è sempre più un lavoratore di passaggio. Cosa c’è di ‘sbagliato’ in questa categoria romantica? C’è che può opporsi alle iniziative di marketing e sportive del calcio multinazionale, ad esempio contestare il cambiamento dei loghi storici per acquisire appeal in Cina, oppure

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le divise di colori insoliti per vendere magliette e così via. Queste circostanze ad alti livelli, cioè laddove sono coinvolte tifoserie molto numerose, possono creare non pochi problemi alle società cosmopolite e quotate in borsa, quindi alla ricerca costante di ricavi e nuove fette di un mercato che, pertanto, non può essere ancorato a valori campanilistici o localistici che sono per definizione delimitati. In sostanza, l’esclusione delle fasce più basse di reddito dagli stadi rende invisibile la mancanza di consenso, nasconde sotto il tappeto la polvere lasciata dalla trasformazione del calcio da prodotto socialpopolare in industria; e, inoltre, moltiplica gli introiti, perché visto l’altissimo costo raggiunto dai biglietti del calcio ad alti livelli l’incasso che si riesce ad ottenere con poche migliaia di persone sulle tribune è di gran lunga superiore a quello raggiunto con milioni di persone che guardano la partita da casa. Ecco perché chiudere gli stadi è un problema economico per le grandi società di calcio anche se gran parte dei propri clienti sono seduti sul divano.

Ben diverso ovviamente il discorso in Serie C, dove praticamente la totalità del pubblico appartiene alla categoria del tifoso-romantico, anche perché senza essere ancorati a certi valori tradizionali non avrebbe alcun senso rivolgere il proprio interesse a uno spettacolo di valore decisamente minore. In Serie C ormai il pubblico è assente, quindi gli incassi da stadio per spettatori sono una piccola fetta dei bilanci delle squadre partecipanti, quasi tutte tenute a galla dai contributi federali e dalle politiche sui giovani, tant’è che ormai squadre di paesini con qualche decina di spettatori con gestioni virtuose riescono a competere senza tanti problemi anche con squadre nobili decadute di città significative. In questo panorama si sarebbe pertanto potuto pensare che con la chiusura degli stadi sarebbero aumentati ancora gli abbonamenti televisivi, ma ancora una volta il variegato fenomeno della passione calcistica ha sorpreso: non è stato affatto automatica la migrazione del tifoso da stadio sul divano. Anzi, con la pandemia sono stati persi abbonamenti anche dei tifosi televisivi abituali.


Una delle prime ragioni individuate dagli esperti è che il clima spettrale che avvolge gli stadi vuoti riduce il carico simbolico empatico della partita, che diventa freddo spettacolo meno coinvolgente emotivamente; di nuovo, l’idea che il calcio come gioco possa essere autosufficiente come evento viene contraddetta: senza portato emozionale il pallone non sarebbe il fenomeno di massa che è. In secondo luogo, c’è il tema dei giovani, sempre meno appassionati dal calcio e tifosi del singolo campione più che di una squadra, ma soprattutto primi promotori di un nuovo modo di guardare la televisione che ormai si sta imponendo, cioè quello di una tv che viaggia su internet ed è priva di palinsesti: il telespettatore del futuro è quello delle serie, cioè guarda il prodotto che desidera quando vuole. Ora, proprio perché il calcio come sport non è autosufficiente come spettacolo, ma ha bisogno del portato emotivo di cui si parlava prima, ha poco senso guardarlo senza un palinsesto; in altre parole, non ha nessun senso guardare una partita di cui si conosce già il risultato (e non conoscerlo coi mezzi multimediali odierni è quasi im-

possibile), lo fanno solo tecnici e rarissimi appassionati di tattica, non certo la massa. Il terzo aspetto che ha contraddetto le attese è che, anche con gli stadi vuoti, il tifoso-romantico non è automaticamente diventato un tifoso-consumatore; molti dei cosiddetti ‘romantici’, chiaramente, vista con precedenza la squadra tifata, guardano anche molto altro calcio, ma chi già non aveva questa abitudine non è che trovandosi lo stadio chiuso si è messo a fare abbonamenti e zapping davanti al televisore alla ricerca di partite; anzi, al massimo si è reso in grado di seguire in tv la propria squadra in attesa di poter tornare allo stadio. In definitiva il calo di pubblico del calcio procede in due distinte direzioni: da una parte i romantici, falcidiati dal nuovo calcio e volutamente dispersi dallo stesso modello di business adottato dal movimento, dall’altra i consumatori, che in quanto tali e quindi per definizione suscettibili di cambiamento, si stanno orientando verso un nuovo tipo di rapporto con gli spettacoli televisivi.

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Prima uomini che calciatori Dove sono finiti gli eroi di Bisceglie? di Yuri Tortelli

Siamo ormai giunti a febbraio, le giornate si allungano piano piano, il freddo e la stagione del ‘vien prima buio’ scivola gradualmente alle spalle. Per la Lucchese è stata una stagione freddissima e buia, come il tunnel in cui sembravano essere finiti i rossoneri in questo avvio di campionato. Una squadra spenta e limitata tecnicamente, che mostrava un gioco brutto, prevedibile, un livello tecnico probabilmente da categoria inferiore. Colpa del mister? Colpa dei giocatori? Solo il tempo forse ce lo dirà. Sicuramente dopo il cambio in panchina, con il ritorno di Lopez alla guida della truppa, la luce in fondo a quel tunnel adesso sembra più vicina e la squadra sembra aver ingranato un paio di marce in più grazie ad una serie di risultati utili e buone prestazioni sul rettangolo di gioco, ma di sicuro la Lucchese versione Serie C 20-21 fino ad ora non è ancora riuscita ad impressionare e far breccia nei cuori di noi tifosi totalmente (vuoi colpa Covid e stadio chiusi, vuoi le prestazioni fornite soprattutto nella prima parte di campionato).

Come recitava uno striscione dei ragazzi della curva “prima che calciatori veri uomini”, tutti i calciatori di quella dannata stagione dimostrarono in pieno di esserlo, sfaccendandosi tra sfalcio erbe, riunioni con tifosi, allenamenti, magliette lanciate ad ogni partita e sudore e sangue versato sul manto verde per onorare la storia dei colori rossoneri, guadagnandosi l’onore e il rispetto dei tifosi e della città.

Per tornare a scaldare il cuore di chi la Lucchese la ama c’è da andare indietro di una paio di stagioni, perché non ce ne vogliate, ma lo scorso anno, tra stagione stoppata a metà e clima da purgatorio della serie D, di giocatori impressi ne sono rimasti pochi. Tornando alla stagione di Serie C 18-19, tutti invece hanno in mente, se non a memoria quasi, l’intera rosa dei rossoneri, che tra mille peripezie, tra fallimento dietro l’angolo, stipendi non pagati, e infinite penalizzazioni è riuscita a salvarsi sul campo lo stesso, nell’infinita notte di Bisceglie.

Passando al reparto difensivo, non possiamo certo non essere soddisfatti della carriera del giovane Matteo Gabbia, che nonostante l’ età è da due stagioni spesso utilizzato dal Milan in Serie A, confermando le doti messe in mostra con la maglia della pantera anche a livelli altissimi. Salito di categoria pure il compagno di reparto Riccardo Martinelli che dopo aver vissuto da titolare la promozione della Reggiana, continua ad esserne titolare anche nel campionato di B. Discorso diverso invece per Marco de Vito, il memorabile lanciacori della stagione, che ha riabbracciato i colori ros-

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Ma a due anni dal miracolo salvezza, che fine hanno fatto i nostri eroi? Partiamo dal reparto arretrato, l’eroe di Bisceglie con i suoi rigori parati, vincitore del premio Gazzettino d’argento, ossia Wladimiro Falcone. Il portiere classe 95’ dopo una stagione come vice in A alla Sampdoria si è accasato in questa stagione al Cosenza, dove in più di una partita è risultato il migliore in campo. Destino diverso invece per Stefano Aiolfi, memorabile nella sfida di Coppa Italia contro l’Arezzo, quando ai calci di rigore riuscì a neutralizzare di tutto. Attualmente milita in serie D al Troina.


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soneri. Troviamo invece da avversario del nostro girone Riccardo Santovito approdato al Renate, mentre Giulio Favale è andato a rinforzare la rosa del Cesena nel girone B. Scende di categoria Gianni Palmese, vicino alla Luchese lo scorso anno, che quest’anno gioca nella Sammaurese in D. Salendo a centrocampo, come dimenticarsi di Mattia Lombardo, uno dei giocatori che più hanno lasciato un segno positivo in città, sempre tra i migliori sia in campo che fuori, vero uomo da ogni punto di vista. Avvistato pure in estate tra le vie della città e per sua stessa ammissione più che felice di tornare a giocare per la pantera, la speranza di rivederlo in rossonero si è infranta purtroppo quando ha firmato con il Monopoli nel girone C. Altro giocatore rimasto nei cuori dei tifosi, soprattutto dei più giovani con cui aveva stretto un rapporto anche di amicizia, Roberto Strechie, accasatosi al Chiasso, squadra facente parte della serie B Svizzera. Nel girone B di Serie C, precisamente all’Imolese si è accasato due stagioni fa il fantasista Alessandro Provenzano, mentre nel nostro girone troveremo come avversario Simone Greselin, giocatore fondamentale al gioco rossonero prima del suo brutto infortunio in terra sarda che pose fine anzitempo alla

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sua stagione. Dopo l’avventura rossonera ha optato per rientrare alla base da cui era partito: la Giana Erminio. Scende di categoria Mariano Bernardini che dopo una stagione a Pontedera firma con l’Aversa in serie D. Discorso a parte invece per due pedine fondamentali di quella stagione come Juan Mauri e Matteo Zanini, che si trovano attualmente senza squadra dopo aver giocato rispettivamente per Palermo e Reggiana la scorsa stagione. Passando al reparto dei ‘bomber’ della stagione, Gianmarco De Feo, uno dei giocatori di punta nonostante


la stagione travagliata dal punto di vista degli infortuni, quest’anno gioca e segna per la Vis Pesaro nel girone B, dove si si scontrerà con un altro uomo simbolo di quell’anno, il capitano con la C maiuscola: Mattia Bortolussi. Mattia sembra definitivamente sbocciato in romagna, segnando per il Cesena 12 reti in 20 gare, una macchina da gol ormai. È andato a giocare nel Sud Italia invece Andrea Istufaj, legato come Strechie alla parte giovane del tifo, si è accasato nel girone C alla Paganese. Infine Lorenzo Sorrentino, tra gol ed assist sempre al servizio della squadra rossonera di quell’anno, autore della rete nella finale playout al

Porta Elisa, che purtroppo ritroveremo da avversario nelle file del Renate. Come possiamo vedere dall’analisi effettuata, quasi tutti hanno trovato una loro destinazione e sistemazione. Ma dato che la speranza è l’ultima a morire, e il mercato di riparazione è in qualche modo sempre aperto, perché non sperare e sognare in un ritorno di qualche altro eroe di quella stagione? Sicuramente utile per traghettare ed aiutare la squadra ad uscire definitivamente dal buissimo tunnel in cui sembrava essere finita e da cui sta provando a riprendersi.


Romanzo rossonero 10a GIORNATA | 2.12.2020

14a GIORNATA | 6.12.2020

Nella seconda casella del calendario dell’avvento la Lucchese trova una vittoria e una possibilità di ricominciare tutto daccapo. Se fosse la prima giornata della nuova stagione, la Pantera sarebbe prima in classifica.

La gioia per la prima vittoria rossonera nel campionato dura il tanto di un alleluia. Nemmeno il tempo di ringraziare i vari santi scomodati durante il lungo calvario di sconfitte.

Pontedera-Lucchese 0-1

Lucchese-Alessandria 0-2

PONTEDERA: Sarri, Matteucci, Perretta, Caponi, Catanese, Benedetti (37’ st Tersigni), Milani (37’ st Faella), Magrassi, Tommasini, Risaliti, Ropolo (32’ st Stanzani). Allenatore: Maraia.

LUCCHESE: Coletta, Nannelli (46’ st Convitto), Bianchi, Solcia (46’ st Cellamare), Bartolomei (22’ st Caccetta), Benassi, Meucci, Adamoli, Sbrissa, Ceesay (7’ st Molinaro). Allenatore: Lopez.

LUCCHESE: Coletta, Papini (1’ st Solcia), Nannelli, Bianchi (40’ st Molionaro), Panati, Meucci, Adamoli, De Vito, Caccetta (9’ st Ceesay), Sbrissa, Dumancic. Allenatore: Lopez.

ALESSANDRIA: Pisseri, Celia, Chiarello (10’ st Di Quinzio), Cosenza, Scognamillo, Parodi (43’ st Stjepovic), Castellano, Eusepi (43’ st Mora), Arrighini (23’ st Corazza), Prestia, Suljic (23’ st Casarini). Allenatore: Gregucci.

Arbitro: Taricone di Perugia.

Arbitro: Pashuku di Albano Laziale.

Reti: 16’ pt aut. Risaliti.

Reti: 4’ st Celia, 19’ st Arrighini.

Note: Giocata a porte chiuse. Angoli 21-2. Ammoniti Panati, Coletta, Milani, De Vito. Espulso Panati.

Note: Giocata a porte chiuse. Angoli 2-3. Ammoniti Ceesay, Suljic, Casarini.

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15a GIORNATA | 13.12.2020

16a GIORNATA | 20.12.2020

La scelta della maglia gialla nasce dalla scaramanzia, proprio come a Pontedera. Ben venga qualsiasi iniziativa che possa allontanare la sfortuna e infondere sicurezza, ma per salvarsi servono calciatori.

A Livorno si è vista la miglior Lucchese dell’anno: Lopez ormai ha in mano la squadra, conosce pregi e difetti e ha toccato i tasti giusti per tirar fuori dai suoi ragazzi il meglio.

Lucchese-Piacenza 1-0

Livorno-Lucchese 1-1

LUCCHESE: Coletta, Papini, Nannelli, Bianchi (33’ st Scalzi), Panati, Solcia, Convitto (19’ st Kosovan), Meucci, Adamoli, De Vito, Sbrissa. Allenatore: Lopez.

LIVORNO: Stancampiano, Parisi, Di Gennaro, Deverlan, Porcino, Haoudi (44’ st Pecchia), Agazzi, Bussaglia (11’ st Gemignani), Mazzeo (40’ st Morelli), Braken, Murilo. Allenatore: Dal Canto.

PIACENZA: Libertazzi, Bruzzone, D’Iglio (11’ st Palma), Flores Heatley (1’ st Losa), Battistini (26’ st Pedone), Corbari, Maritato (44’ st Martimbianco), Babbi (26’ st Renolfi), Galazzi, Gonzi, Simonetti. Allenatore: Manzo. Arbitro: Milione di Taurianova. Reti: 3’ st rig Bianchi. Note: Giocata a porte chiuse. Angoli 6-3. Ammoniti Maritato, Losa, Kosovan, Simonetti.

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LUCCHESE: Coletta, Papini, Solcia, De Vito, Panati (24’ st Panariello), Kosovan (31’ st Caccetta), Meucci, Sbrisa, Adamoli, Nannelli, Bianchi. Allenatore: Lopez. Arbitro: Repace di Perugia. Reti: 38’ pt rig. Bianchi e 20’ st Paris. Note: Giocata a porte chiuse. Angoli 11-4. Ammoniti Kosovan, Murilo, Bussaglia, Di Gennaro, Braken.


17a GIORNATA | 23.12.2020 Lucchese-Carrarese 1-1 LUCCHESE: Coletta, Dumancic, Papini, Solcia, De Vito, Panati (18’ st Scalzi - 42’ st Caccetta), Meucci, Sbrisa, Adamoli, Nannelli, Bianchi. Allenatore: Lopez.

A Gazzetta Lucchese ci sono dei giornalisti che sono tifosi follemente innamorati della Lucchese, ma nessuno di loro è un giornalista-tifoso, bensì un tifoso giornalista...

CARRARESE: Pulidori, Imperiale (32’ st Valietti), Agyei (32’ st Cais), Borri, Luci, Caccavallo (40’ st Pavone), Calderini (18’ st Manzari), Infantino, Schirò, Grassini, Piscopo. Allenatore: Baldini. Arbitro: D’Ascanio di Ancona. Note: Giocata a porte chiuse. Angoli 4-7. Ammoniti Caccavallo, Adamoli, Sbrissa, Luci.

18a GIORNATA | 10.1.2021 In una stagione di lotta per non retrocedere negli anni ‘90, gli scarsi risultati portarono alcuni tifosi a una richiesta piuttosto bizzarra nei confronti della società di Maestrelli e Grassi: far giocare la squadra con la maglia gialla “come i polli”...

Lecco-Lucchese 2-2 LECCO: Pissardo, Celjak, Malgrati, Marotta (36’ st Lora), Iocolano (22’ st Foglia), Capogna (36’ st Mastroianni), Nannini, Nesta (14’ st Merli Sala), Capoferri, Kaprof (14’ st D’Anna), Bolzoni. Allenatore: Mancino. LUCCHESE: Coletta, Papini, Nannelli, Kosovan (33’ pt Petrovic), Panati (25’ st 27 Scalzi), Marcheggiani (43’ st Panariello), Meucci, Adamoli, De Vito (33’ pt Solcia), Sbrissa, Dumancic. Allenatore: Lopez. Arbitro: Ancona di Roma. Reti: 24’ aut Dumancic, 28’ pt Iocolano, 38’ pt Petrovic, 42’ st Adamoli. Note: Giocata a porte chiuse. Angoli 5-4. Ammoniti Solcia, Bolzoni, Celjak.

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19a GIORNATA | 17.1.2021

20a GIORNATA | 24.1.2021

La partita contro la Pergolettese, a parte i tre punti, è sembrato un deciso passo indietro sul piano del gioco rispetto a quella giocata alla pari con il Renate primo in classifica.

Attenzione, non stiamo dicendo che la vittoria non conti niente, è chiaro che la Lucchese è migliorata, adesso ha un attacco che dà l’impressione di poter far gol, una sua fisionomia e una buona autostima, ma qualche carenza.

Lucchese-Renate 1-1

Pergolettese-Lucchese 0-2

LUCCHESE: Coletta (39’ st Biggeri), Panariello, Papini, Nannelli, Solcia, Marcheggiani (35’ st Scalzi), Meucci, Adamoli, Sbrissa, Dumancic, Petrovic. Allenatore: Lopez.

PERGOLETTESE: Ghidotti, Candela (43’ st Bortoluz), Panatti (38’ pt Piccardo), Ceccarelli, Varas Marcillo, Scardina, Villa, Duca, Morello, Ferrari (23’ st Longo), Ferrara. Allenatore: De Paola.

RENATE: Gemello, Esposito (26’ st Burgio), Ranieri (26’ st Lakti), Maistrello (9’ st De Sena), Anghileri, Kabashi (16’ st Giovinco), Galuppini (26’ st Marano), Rada, Damonte, Silva. Allenatore: Bagheria.

LUCCHESE: Biggeri, Papini, Nannelli, Panati (24’ st Panariello), Solcia, Marcheggiani (1’ st Bianchi), Adamoli, Caccetta, Sbrissa (1’ st Zennaro), Dumancic, Petrovic. Allenatore: Lopez.

Arbitro: Del Rio di Reggio Emilia.

Arbitro: Madonia di Palermo.

Reti: 7’ pt Rada, 16’ pt rig Marcheggiani.

Reti: 20’ st Bianchi, 47’ st Petrovic.

Note: Giocata a porte chiuse. Angoli 1-4. Ammoniti Meucci, Maistrello, Silva, Lopez, De Sena.

Note: Giocata a porte chiuse. Angoli 9-2. Ammoniti Ferrari, Villa, Caccetta, Papini, Zennaro, Biggeri.

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21a GIORNATA | 31.1.2021 La leggenda dice che se i giorni della merla sono freddissimi, allora la primavera sarà bella. Appigliarsi a pensieri positivi per il futuro è l’unico modo per non cedere all’amarezza e allo sbigottimento per l’ennesima delusione a domicilio in uno scontro diretto fondamentale e in cui invece il risultato non è mai in discussione.

Lucchese-Novara 1-4 LUCCHESE: Biggeri, Papini, Nannelli (1’ st Bianchi), Panati, Solcia, Marchigiani (16’ st Cruciani), Meucci, De Vito, Dumancic (12’ pt Adamoli), Petrovic, Zennaro (1’ st Sbrissa). Allenatore: Lopez. NOVARA: Lanni, Cagnano, Bove, Pogliano, Corsinelli, Schiavi, Lanini (25’ st Gonzales), Panico, Hrkac (1’ st Collodel), Rossetti (19’ st Cisco), Malotti (19’ st Bortoletti. Allenatore: Banchieri. Arbitro: Colombo di Como. Reti: 4’ pt Lanini, 19’ pt Panico, 31’ pt Rossetti, 23’ st Cisco. Note: Giocata a porte chiuse. Angoli 3-3. Ammoniti Hrkac, Papini, Corsinelli, Rossetti.

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Gazzetta Lucchese | Rivista n. 31  

Periodico di cultura sportiva | www.gazzettalucchese.it

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