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anità S Molise Anno I Numero 1 12 ottobre 2010

QUINDICINALE D’INFORMAZIONE

supplemento di

IL MOLISE IN CIMA ALLA CLASSIFICA ITALIANA. CARENZA DI POSTI NASCITA, ORGANICI INSUFFICIENTI

Cesarei, sono mille ogni anno Una donna su due vi ricorre

All

’interno

IL BORSINO Chi sale e chi scende nella sanità molisana A pagina /

A pagina 13

E SUL PIANO INCOMBE LA VARIABILE TAR MA IO VADO AVANTI LO STESSO!! Garofalo

L’ANALISI Sullo sfondo il nodo del federalismo sanitario A pagina 6

Servizi alle pagine 4 e 5

LE RESIDENZE SANITARIE ASSISTITE NON SONO UN RIPIEGO. QUALIFICANO IL PIANO DI RIENTRO

Basta poco per far capire le cose E un film vale più di mille discorsi

Rsa, servono davvero Ma nessuno lo spiega e Rsa servono, non c'è dubbio, ma nessuno lo spiega con chiarezza alla gente, dati alla mano. E così i cittadini di Venafro piuttosto che quelli di Larino pensano che rinunciare al proprio ospedale sotto casa per avere in cambio una Residenza Sanitaria Assistita sembra una ferita da lavare con il sangue. I politici locali invece di far capire come stanno le cose cavalcano la protesta. Eppure spesso basta poco. Un film, ad esempio, per spiegare con cruda dolcezza la situazione di centinaia di famiglie alle prese con un anziano poco autosufficiente, magari vittima dell'Alzheimer. Magari andare a vedere l'ultima pellicola di Pupi Avati, appena uscita nelle sale, "Una sconfinata giovinezza", dedicata proprio a questi argomenti, può essere più utile di tanti discorsi

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Alle pagina 10 e 11

IL PRIMO FREE PRESS MOLISANO DEDICATO ALLA SANITA’ E’ ON LINE SU:

LA DENUNCIA I malati vanno fuori regione senza un motivo E nessuno li ferma Alle pagina 18 e 19

L’INCHIESTA Emergenza al 118? I vertici si difendono Alle pagina 8 e 9

www.molisesanita.it


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L’editoriale

Avanti tutta con il piano vanti tutta con il piano e nervi saldi. Il messaggio che viene dalla stanza dei bottoni della Regione è chiaro. Il presidente/commissario Michele Iorio e il sub commissario Isabella Mastrobuono non mollano e tirano dritto, a dispetto delle difficoltà e degli ostacoli, nel pieno rispetto di quanto concordato a livello politico e tecnico a Roma: aggiustamenti immediati e riconversioni strutturali per riportare la sanità molisana sul piano della efficienza. Il taglio alle due maxi convenzioni con le corazzate della sanità privata molisana –Neuromed e Cattolica – veniva direttamente dal Governo, era una precisa indicazione del Consiglio dei Ministri, non una richiesta generica come accade di solito. Inutile nasconderselo, il piccolo Molise è sotto tiro e non ha le coperture o l’alibi di grandi emergenze come Lazio e Campania. Iorio gode della stima di Palazzo Chigi ma sta sudando le proverbiali sette camicie per raddrizzare la baracca. Il presidente molisano ci ha messo la faccia, in queste settimane, prendendosi delle libertà per difendere gli interessi regionali e ha fatto resistenza,ha forzato la mano al governo; la Mastrobuono è un sub commissario esperto e capace, ha impegnato la sua competenza tecnica e la sua autorevolezza, ha alzato la voce davanti ai tecnici del Ministero. Per lei la questione Molise è una questione di principio. Almeno in apparenza sono stati ascoltati, e c’è ancora margine di manovra. Del resto il caso molisano non è questione di destra e di sinistra, di avversari e alleati: è materia complessa, si vince o si perde tutti. E dunque si va avanti per il bene comune, fanno intendere i più saggi della compagnia. E non si può dare loro torto. La realtà del piano sul tappeto è meno tragica di quanto qualcuno la vuol fare apparire. Altrove è più difficile mettere in pratica la ricetta che la coppia Iorio-Mastrobuono sta cercando di adottare. Niente chiusure, niente tagli sul piano della occupazione, solo una razionalizzazione. L’opposizione si agita ma non ha controproposte serie,

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Le sorti della sanità molisana dipendono in parte da loro. Da sinistra il presidente della Regione Iorio, il direttore generale dell’Asrem Percopo, il ministro della salute Fazio e l’assessore regionale alla sanità Passarelli

Neuromed e Cattolica, toccati in ciò che hanno di più caro, e cioè il tetto delle convenzioni, hanno fatto gli offesi. Barricate e manifestazioni di piazza, poi il boicottaggio e gli avvocati. Il Tar si è pronunciato e pareva che la fase successiva fosse la resa della Giunta Iorio. Ma qualcuno ha sbagliato i conti. La sfida dei due maggiori soggetti privati operanti sul territorio è stata raccolta ma anche inserita

nel quadro globale della situazione e quindi in parte raffreddata, neutralizzata. Neuromed e Cattolica non hanno raggiunto l’intesa per la riduzione delle attività in convenzione e hanno vinto sul tavolo dei giudizi amministrativi, hanno perso sul tavolo concreto della trattativa. L’oggetto del contendere era più di principio che altro, e il sub commissario Mastrobuono facendo un paio

di conti ha dato la risposta giusta, venendo parzialmente incontro alle richieste formulate. Ma la notizia è che in sostanza non cambia niente. la questione è tecnica e politica insieme, il nodo della mobilità extra regione in realtà era già considerata negli accordi e comporterà l’esposizione di qualche milione di euro in più da parte della Regione. Ma la posizione del presidente Iorio esce tutt’altro indebolita e tutto il

contorno di minacce e di polemiche che hanno accompagnato il tormentato iter del piano di rientro perde consistenza e si sfalda. Nessuno tocca le eccellenze offerte da Neuromed e Cattolica, ma i “doppioni” restano cancellati con un tratto di penna, i servizi di base che gli utenti possono avere dal servizio pubblico non verranno più conteggiati e rimborsati ai due grossi privati. Ci vorrà qualche tempo per portare a regime la macchina, ma se una cosa si deve fare, si fa. Anche sul piano locale pare di capire che l’opposizione di piazza e di palazzo cominci ad aggiustare il tiro. E vale il discorso di fondo. Questa battaglia – e intendiamo quella per la rinascita della sanità molisana – si vince sul piano dell’informazione, dell’informazione corretta. Si aggiusta e si aggiorna una macchina complessa, si va per interventi progressivi, non si chiude nulla e non si manda nulla al macero. Ci possono essere colpevoli e vittime, qualcuno ha forse mal amministrato, ma oggi la situazione va affrontata con una ricetta e con delle medicine forti. Dice bene in una delle pagine di questo fascicolo il sindaco di Venafro: riorganizzano la sanità del nostro territorio, modificano l’assetto di reparti che erano sottoutilizzati, che costavano e non rendevano. Arriva la Rsa, fondamentale per la collettività locale e arriva un polo ortopedico d’eccellenza. Chi vince e chi perde? Lo schema vale per le altre strutture coinvolte nella riorganizzazione. Ci si può stare, conviene. Il bilancio di una famiglia è quello che è, va orientato in base alle esigenze primarie, ci si stringe un po’ e ci si adatta. E si scopre che si può vivere bene anche in condizioni non brillantissime. Poi le cose possono cambiare, può tornare o venire il tempo delle vacche grasse. In termini sanitari nessuno può escludere che il Molise per quanto riguarda la sanità diventi la Svizzera del sud Italia. Perché non augurarselo?


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IN PRIMO PIANO Accolto il ricorso di Neuromed e Cattolica, ma si va avanti

Il Tar non blocca il piano Giovedì scorso il verdetto, venerdì il confronto a Roma sul tavolo tecnico. Concessioni sull’ extra regionale (sono briciole), Iorio Mastrobuono interpretano “con intelligenza” il dickat del governo Stefania Pascucci o ai tetti di spesa per la mobilità attiva, quella legata ai pazienti provenienti da altre regioni. Così hanno deciso, in camera di consiglio lo scorso 6 ottobre i giudici amministrativi di Campobasso, accogliendo i ricorsi presentati dalla Cattolica e da Neuromed, le due strutture sanitarie private che non avevano accettato i tagli dei loro budget per 40 milioni decisi dalla Regione Molise. Per ora è stato fischiato il primo tempo, calcisticamente parlando, per il piano di Rientro adottato dal governatorecommissario Michele Iorio e dal sub commissario governativo Isabella Mastrobuono, intenzionati entrambi a seguire minuziosamente la politica del rientro finanziario della Regione Molise dall’extradeficit di 60 milioni di euro. “Abbiamo calcolato nei tetti spesa anche quella quota (mobilità attiva - ndr) – spiega la Mastrobuono – solo perché ci è stato imposto, oserei dire, a caratteri cubitali, dal Tavolo Tecnico del ministero della Salute”. Come a dire: noi non c’entriamo, la colpa non è nostra, ma è del governo. “E se non avessimo ottemperato all’ordine, saremmo stati a nostra volta commissariati”. Insomma la situazione, come si suol dire, è finita in un cul de sac. Se da una parte il ministero della Salute impone un tetto alla Regione per la mobilità attiva, il Tar afferma esattamente il contrario, ossia che è illegittimo fissarlo. A questo punto sembra di osservare una testa con due facce che guardano in direzioni opposte. Ad essere chiari: governo nazionale e molisano. Tutto da rifare, comunque. Alla riunione dell’8 ottobre scorso la Mastrobuono si è presentata diligentemente all’appuntamento con i compiti fatti: proposta per la spesa degli extraregionali e quantificazione del rischio. Della serie: gli esami non finiscono mai, ma la "lady di ferro" dinanzi alla commissione del Tavolo tecnico ha ricevuto alla fine una bella “promozione”. Il sì per andare avanti con Il piano di Rientro nonostante l’ordinanza dei giudici amministrativi di Campobasso. Tuttavia una mano tesa alle due strutture si potrà ipotizzare. “Il budget che abbiamo presentato si arricchirà della quota dei costi per l’extraregionale legata

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Nella foto la sede del Tribunale Amministrativo del Molise, a Campobasso

all’attività di alta specialità”, dichiara la Mastrobuono, “ma si tratta solo di qualche milione di euro in più, è ciò che risulta dai dati in mio possesso”. Vero è che i pazienti che provengono da altre regioni e vanno a curarsi a Neuromed o alla Cattolica sono quasi a costo zero per la stessa Regione Molise. Dun-

que il tavolo delle trattative per i due istituti di ricerca privata punterebbe ad altro, a una soluzione finanziaria “politica”, come politici sono i proprietari effettivi della struttura di Pozzilli, con Aldo Patriciello in testa, attuale eurodeputato Pdl. Lo stesso partito maggioranza di governo nazionale e regionale.

Dunque, dovrebbero parlare lo stesso linguaggio. E avere gli stessi obiettivi: risanare le casse della sanità. Neuromed però non ci sta a tirare la cinghia. E pensare che potrebbe iniziare a ridurre lo stipendio del suo direttore scientifico, il noto Luigi Frati, magnifico rettore della Sapienza di Roma,

uomo dai mille incarichi “rettoriali” e dalle designazioni ad personam (in ultimo il nuovo direttore sanitario della struttura di Pozzilli). Ma quello che più imbarazza in tutta la vicenda è proprio la retribuzione di Frati alla Neuromed, sfiorerebbe il milione di euro l’anno. Per passare al discorso della controffensiva


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ATTUALITA’ IN PRIMO PIANO della Regione, la domanda è: si farà il ricorso al Consiglio di Stato? Per il momento sembra che la questione sia stata messa in conto ma in questo momento è, come si dice, silente, in un cassetto, in attesa della sentenza breve che dovrebbe arrivare entro il 15 dicembre. Nel frattempo, da qui alla fine dell’anno, il sub commissario tenterà nuovamente di negoziare con le due strutture private per giungere a un accordo di massima, riconoscendo la q u o t a degli extraregionali. Se a gennaio lo status quo non cambierà “ricorreremo in appello”, sottolinea la Mastrobuono. E non solo. Nei prossimi giorni l’obiettivo della Regione sarà anche quello di rivedere i vecchi protocolli d’intesa, ormai scaduti da parecchio tempo, con le due università (La Cattolica e l’Unimol, Università degli Studi del Molise). Tutto ciò alla luce di una riorganizzazione più complessiva del sistema sanitario regionale. Insomma, si va avanti sulla via del risanamento.

…“da qui alla fine dell’anno il Subcommissario tenterà nuovamente di negoziare con le due strutture private per giungere ad un accordo di massima , riconoscendo la quota degli extraregionali”.


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L’ANALISI La questione di fondo ? La ricerca di un compromesso storico per il federalismo

Sono battaglie di retroguardia Confusione sulle cifre del debito e l’opposizione ci gioca, chiedendo risparmi ma pretendendo anche gli sprechi. Equivoci sui contratti con i big della sanità privata Stefania Pascucci na della più grande stupidaggini che si leggono sulla sanità molisana è la quantificazione del debito sanitario in 600 milioni di euro. In realtà, lo sforamento è di 60 milioni, mentre 600 milioni riguardano l’intero finanziamento del bilancio per la sanità regionale. In genere chi sta all’opposizione gioca un ruolo di controllo sulla maggioranza, ma questo non andrebbe esercitato strumentalmente diffondendo notizie che nulla hanno a che fare con la chiarezza e soprattutto con l’agire democratico. Purtroppo, come dice qualcuno dell’ambiente “questo è il livello politico di questa regione. E’ un incontro-scontro, un inciucio, un condominio, una realtà dove spesso non hai il confronto”. Merita un discorso a parte la questione della struttura privata di Tappino, la Cattolica, che ha firmato il 1° ottobre con la Regione Molise una convenzione con la sanità pubblica di 39 milioni di euro, “rinunciando” ad altri 27 milioni, e poi ha fatto ricorso al Tar. Neuromed non ha firmato nulla in attesa del verdetto del Tar che gli ha dato ragione sul tetto della mobilità attiva. E intanto si è innescato il dubbio nella popolazione molisana. I servizi sanitari diminuiranno? Non ci potremo più curare alla Cattolica e Neuromed? Chiudono gli ospedali, è proprio così? In verità il nuovo piano di riordino - come dice la parola stessa - tende appunto a riorganizzare la rete ospedaliera e a dare più presidi territoriali sanitari ai cittadini. All’ospedale di Venafro, ad esempio, sarà costituito il nuovo

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polo di Ortopedia e nascerà una Rsa, residenza sanitaria assistita, di circa 40 posti letti. Ma nel distretto di Venafro è anche presente il famoso Ircss, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, di Pozzilli, e cioè Neuromed, al quale si potrà affidare una budget di tot contributi pubblici. Né un centesimo di più, né uno in meno. La festa è finita, ma lo è anche da un bel pezzo. I politici locali. Il Pd e gli altri partiti di opposizione in questo frangente sono dicotomici: da una parte si afferma che il presidente Iorio è uno sprecone, è responsabile del buco della sanità molisana, dall’altra lo si contesta per il piano di Rientro schierandosi per il mantenimento dei tre

piccoli ospedali, Venafro, Agnone e Larino. Delle due, l’una. Non si può pretendere la botte piena e la moglie ubriaca. O così magari vorrebbero alcuni rappresentanti della medicina che d’improvviso si trovano senza più un numero cospicuo di Pronto Soccorso per arrotondare lo stipendio con gli straordinari fino oltre 200mila euro annui. Parliamo, ovviamente, di sanità pubblica dove lo stipendio annuale, contrattuale, può arrivare ai poco più di 100mila euro. Il risparmio fa bene al molisano, forse non tanto alle tasche di chi per anni ha lucrato malamente nel “sistema” sanitario regionale. E poi bisogna calcolare il budget dei molisani per la sanità. Questo è il nodo. Se parliamo di Cattolica e Neuromed bisogna chiarire che la Regione non può più “comprare” per intero le prestazioni delle due strutture ma solo l’alta specialità (oncologia, radioterapia, neuro riabilitazione, ecc.), per il resto se sono privati sono liberi di attrarre chiunque nel loro mercato. Nessuno li vincola. Il pubblico deve riprendersi i suoi spazi, ciò che risparmia oggi, sarà in grado di reinvestire nel medio periodo. E poi, dulcis in fundo, si apre la questione del federalismo. Il ministro Fazio, per esempio, ha detto che per i costi standard il Molise non è attendibile e che bisogna prendere a riferimento la Basilicata. Secondo fonti ben informate per questa regione il ragionamento

va benissimo."Il tentativo politico per la definizione dei costi standard è quello di inserire una regione del Sud. Qualunque regione del Sud venga inserita nel paniere, fa lievitare il finanziamento del Molise - ci spiega un addettoi ai lavori - La Lucania dunque va benissimo, il Molise sale a prescindere se i parametri di riferimento vanno al di là della concentrazione per metro quadrato della popolazione. Lo stesso Cerm, che aveva avviato lo studio sui costi standard, aveva riconosciuto al Molise l’1,9% in più”. E quindi? “Con il federalismo – spiega ancora il nostro interlocutore - una regione come il Molise ci guadagna perché ha necessità di un finanziamento tale da garantire il minimo, sotto soglia non si può scendere. Il minimo per il Molise è qualcosa in più di quello che ha oggi. Allora, da un punto di vista di politica generale, forse è più utile che il Molise venga assorbito dall’Abruzzo. Perché se io

governo per garantire il minimo a una regione piccola devo dare una somma che comunque è più di quello che ha oggi per garantire il minimo. Probabilmente se quella regione viene riassorbita io ho un risparmio. Credo che si dovrebbe valutare la battaglia per rimanere autonomi sia valida o no”. Questo è il problema serio. Allo stato dell’arte l’opposizione dovrebbe fermarsi e dire: qui c’è in gioco la sopravvivenza della Regione.


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RUBRICHE

Volti, nomi e personaggi: diamo i voti alla sanità molisana

IL BORSINO

Sono giorni difficili per la sanità molisana, si respira uno strano clima da ultima spiaggia che certo non aiuta a ragionare con la necessaria serenità. Il buon presidente Iorio, bisogna ammetterlo,ce la sta mettendo tutta. Sarà anche in parte responsabile della emergenza che sta cercando di governare,come scrive e dice qualcuno,ma èanche l’unico che ha il sangue freddo e la personalità per gestire la situazione.Ne sanno qualcosa i due negoziatori di Neuromed e Cattolica che hanno giocato duro ma sono stati battuti in spregiudicatezza. Alle spalle di Iorio c’è una squadra di duri, con il dg Percopo e RobertoFagnano in prima fila. Sanno fare gioco, gli avversari hanno poco spazio di manovra, al di là dei manifesti e delle dichiarazioni ai giornali locali amici. Qualche gradino sotto l’assessore Nicola Passarelli. L’ex presidente della Corte d’Appello di Campobasso non ha saputo evitare di farsi prendere d’infilata assieme al direttore sanitario GiancarloPaglione sulla vecchia vicenda dell’ospedale di Isernia,sollevata dieci fa da Panorama eTg5. C’è di mezzo (al solito) Cristiano Huschler, che pur ormai lontano dal Veneziale continua a lasciare tracce imbarazzanti. Ha gioco facile il

Chi Sale

Chi Scende

consigliere Michele Pietraroia, a intignare sul pacco di interrogazioni senza risposta. Fa ilsuo mestiere . Con discrezione,come Peppino Astore, senatore, che non da tregua e rilascia interviste e dichiarazioni “pesanti” nella forma , ma superficiali nella sostanza. Più efficace il consigliere regionale Vincenzo Bizzarro che coglie nel segno chiedendo con energia un più forte impegno nel settore socio-assistenziale (leggi più fondi) asostegno della nuova politica che vede l’apertura delle Rsa. Come alleggerire le rette acaricodegli utenti? Avevamo commentato l’impegnodell’arcivescovo di Campobasso Bregantini in difesa della Cattolica Monsignor Domenico Angelo Scotti, pastore illustre del gregge di fedeli di Agnone si comporta nello stesso modo sponsorizzando e guiidando la marcia di protesta contro la chiusura del locale ospedale (che chiusura non è ma riconversione). La Chiesa molisana può dare un forte contributo alla salvezza della sanità regionale. Ma muovendosi tra lerighe,nel modo giusto.Informando correttamente,tanto per essere chiari.

A sinistra dall’alto Roberto Fagnano, Vincenzo Bizzarro, Michele Petraroia. A destra dal basso Nicola Passarelli, mons. Domenico Angelo Scotti

ilCittadino si interroga

ONDO NEL SEC O NUMER BRE DI OTTO EMO DI: PARLER

Passa quasi sotto silenzio il rapporto del’Iss sul Basso Molise

Nel Termolese tira una brutta aria? Pare che la cosa non interessi a nessuno Qualche giorno fa a Termoli è stato presentato un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sulla situazione epidemiologica del Basso Molise. A quel che sì è capito a causa della presenza delle polveri sottili sul territorio in questione si muore di cancro polmonare più che altrove. In particolare la ricerca segnala incrementi significati di mortalità a Campomarino e Portocannone, i due comuni più esposti alle emissioni di polveri e alle ricadute di sostanze organiche e volatili. Altri tipi di tumore crescono soprattutto aTermoli e Guglionesi.Gli esperti si sono affrettati a sottolineare che quei dati vanno presi con cautela. Ma il problema resta. Se c’è pericolo qualcuno lo dica. Se ci sono delle misure da prendere qualcuno le prenda.

Antonio Cuccari. Termoli. I giornali della costa ne hanno parlato senza troppa enfasi. Poi la cosa è stata "dimenticata". Abbiamo girato la questione alle autorità amministrative e sanitarie competenti. Ci aspettiamo una risposta.

Al via la “rottamazione” di primari e medici con 40 anni di contributi. Ma l’associazione sindacale dei medici non ci sta Quanto ci costa la ricerca targata Neuromed e Cattolica? Indagine dietro le quinte Esiste un contro piano dell’opposizione? Parla chi non crede alla “nuova” sanità molisana


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L’INCHIESTA Dopo gli episodi di settembre le spiegazioni del responsabile del servizio di emergenza molisano

C’è un’emergenza al 118? Forse

Fedele Clemente difende il servizio, anche se le indagini interne vanno avanti. Operativi 24 su 24 con un medico e un infermire dell’ Asrem. nei casi gravi si interviene nell’ arco di 10 m bene – afferma Fedele Clemente – siamo soprattutto un punto di riferimento per la popolazione.” Nel 2009 i pazienti soccorsi sono stati 23.738, quasi tutti, tranne in sette casi, per i quali è stato attivato il servizio di elisoccorso, con l’invio di mezzo su gomma; circa 4mila codici rossi, 15mila quelli gialli. Il luogo prevalente di intervento, con circa 17 mila interventi è il domicilio del paziente, seguito dalla strada, 2.106. Sono stati 11.683 i pazienti ricoverati presso gli ospedali regionali, 8.772 trattati a domicilio e

Antonella Basile “Abbiamo la più alta percentuale a livello nazionale di soggetti ripresi dall’arresto cardiaco testimoniato, cioè che avvenga alla presenza di una persona che può allertare il 118, e che possibilmente possa iniziare le prime manovre di rianimazione cardio-polmonare di base, con una media che negli anni si è attestata intorno al 19%”. Alla luce della dichiarazione del dottor Fedele Clemente, responsabile del servizio 118 Molise Soccorso, la denuncia dei familiari del 62enne di Pozzilli deceduto qualche settimana fa, a causa di un infarto, ma soprattutto – recita la denuncia inoltrata dagli stessi – perché per un’ora non hanno avuto nessuna risposta dalla Centrale Operativa del 118, si pone in un contrasto abbastanza evidente. E ancora, il dottor Clemente, afferma che sono stati risolti molti casi “di soggetti gravi che grazie all’intervento tempestivo e qualificato dei nostri operatori, non sono andati incontro a l -

Nella foto il dottor Fedele Clemente, responsabile del 118 molisano. Ammette i pro blemi ma difende a spada tratta l'efficienza del servizio

l’arresto cardiaco. Per quella notte possiamo ipotizzare il verificarsi di qualcosa che non ha fatto pervenire la chiamata alla centrale. Abbiamo avviato immediatamente delle indagini interne”. E sottolinea le sue perplessità rispetto alla grave vicenda: “Credo in tutta onestà che sia accaduto l’imponderabile, atteso che resta il dubbio sul fatto se in ogni caso l’intervento del 118 avrebbe potuto essere risolutivo” I numeri, almeno quelli, sono importanti. Gli interventi effettuati dal 1 novembre del 2000 sono stati 250mila, da quando cioè il sistema è andato in funzione con una centrale operativa e con 14 postazioni (oggi ne conta due in più), in ognuna delle quali operano 24 su 24 un medico ed un infermiere dell’Asrem e due soccorritori volontari, cioè “laici” affiancati all’equipe medica. Tutto il personale impiegato durante l’anno partecipa ad una serie di corsi specifici allo scopo di aggiornarsi ed uniformare le conoscenze. Insomma una organizzazione in cui si è alla continua ricerca dell’omogeneità organizzativa e nell’obiettivo di fornire la migliore risposta possibile sull’intero territorio regionale. ”Lavoriamo

3.283 sono stati coloro che hanno ricevuto una prestazione ambulatoriale nelle sedi del 118. Sono aumentate negli anni le prerogative sanitarie e di pari passo le 16 postazioni sono state dotate anche di nuovi presidi per intubazione rapida del paziente in coma, di un apparecchio per la CPAP, un sistema per il trattamento dell’insufficienza respiratoria grave e di un Ecg multiparamentrico con defibrillatore e pacing transcutaneo, con i quali si potrebbero ridurre notevolmente i tempi di intervento. Questa ultima apparecchiatura infatti ha la possibilità di teletrasmettere l’elettrocardiogramma, se solo si superassero una serie di ostacoli di natura esclusivamente “personalistica” e si definisse il protocollo per la rete emergenze cardiologiche con le UTIC (unità terapia intensiva cardiologica) regionali. Se così fosse dalla postazione di Castelmauro, sarebbe possibile teletrasmettere l’elettrocardiogramma di un paziente alla Utic dell’ospedale di appartenenza di Termoli e sapere in tempo reale se il malcapitato dovrà essere trasportato presso il nosocomio termolese o presso una delle altre UTIC della


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4 ore minuti A fianco la cartina con le postazioni del 118 nella regione. Sulla carta non ci sono "buchi" nella rete

regione. La tecnologia utilizzata nel servizio è all’avanguardia con un sistema informatico di ultima generazione. Un sistema che consente una gestione ancor più rapida delle richieste di soccorso e dell’intero intervento. Nonostante l’orografia della regione, più che apprezzabili i tempi di intervento. Ci si impiega oltre i 25 minuti solamente nell’11% degli interventi, ma questo accade nell’estrema periferia, con strade di montagna disagiate. Nella maggio-

ranza dei casi il tempo di intervento dall’inizio dell’intervista all’arrivo sul luogo, nei codici rossi e gialli, quelli cioè molto gravi e di una certa gravità rispettivamente 3362 e 14442 nel 2009, è minore di 10 minuti. Nello scorso anno ci sono stati solamente sette interventi con elisoccorso, servizio per il quale la regione Molise è convenzionata con l’Abruzzo. “Ci siamo serviti dell’elisoccorso solamente per trasferimenti interospedalieri, o in caso

eccezionale di soccorso a persone o feriti in montagna durante le escursioni”. Una convenzione che consente anche di abbattere notevolmente i costi che si aggirano intorno ai 3 mila euro ad intervento. Il costo complessivo del 118 Molise Soccorso, comprensivo dell’elisoccorso, Centrale Operativa, personale medico, infermieristico, tecnico amministrativo e convenzioni con le associazioni di volontariato è stato nello scorso anno di circa 11 milioni

di euro. Un servizio, quello del 118, che non verrà in alcun modo sfiorato dalla scure dei tagli imposti dal piano di rientro. “Ci integreremo – conclude Clemente – con i dipartimenti di emergenza di primo e secondo livello, ma la nostra mission sarà quella di affrontare tutte le criticità di un servizio molto importante, integrandoci sempre più con il mondo delle cure primarie, con i Distretti e i medici di medicina generale”.

La sanità cresce sul territorio: obiettivo l’integrazione con le attività sociali l 28 settembre si è tenuto presso la Sala Riunioni della Direzione Generale dell’ASReM, un incontro che ha visto la partecipazione dei principali attori chiamati a realizzare percorsi condivisi in grado di assicurare risposte unitarie ai bisogni complessi dei cittadini molisani. L’incontro, concordato con l’Assessorato alle Politiche Sociali e l’Assessorato alla Salute della regione Molise, è stato promosso dalla Direzione Generale della ASReM e coordinato dal Direttore Amministrativo, dott.ssa Gianfranca Testa, referente aziendale per l’area territoriale, da tempo impegnata a promuovere la realizzazione concreta di un sistema integrato dei servizi socio-sanitari nella nostra Regione. Hanno partecipato all’incontro i Direttori dei Distretti Sanitari, i Coordinatori degli Ambiti Territoriali afferenti e i componenti dell’Osservatorio Socio-Sanitario regionale e del Centro Integrazione Socio-Sanitaria. L’occa-

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sione ha consentito un confronto costruttivo sul tema della pianificazione ed attuazione degli interventi a carattere sanitario, sociale e socio-sanitario già definiti o in corso di perfezionamento nei Protocolli d’Intesa tra le direzioni distrettuali e gli ambiti sociali e delle azioni da implementare a livello territoriale finalizzate alla presa in carico dei bisogni dei cittadini attraverso interventi domiciliari e in regime residenziale. Particolare attenzione è stata prestata , inoltre, alla nuova organizzazione ed al funzionamento della Porta Unica di Accesso (P.U.A.) collocata presso ogni Distretto Sanitario della Regione e finalizzata a semplificare l’accesso degli utenti alla rete dei servizi socio-sanitari, quale snodo obbligatorio per l’accesso alle prestazioni di carattere sanitario e socio sanitario. Nel corso dell’incontro sono state anche illustrate le funzioni delle Unità di Valutazione Multidimensionali

(U.V.M.), quali organismi operativi deputati alla valutazione dei bisogni assistenziali con riferimento alle condizioni cliniche e sociali dell’assistito. La riconversione in atto degli stabilimenti ospedalieri di Venafro, Larino e Agnone in residenze sanitarie assistite consentirà di garantire la possibilità del regime residenziale per le persone non autosufficienti per le quali non può essere assicurato un appropriato percorso assistenziale domiciliare. E’ stato inoltre illustrato il nuovo Sistema Informativo Regionale (S.I.R.) che a breve sarà utilizzato da tutti gli operatori assegnati alle Porte Uniche di Accesso (PUA). Il software gestionale, già in uso in molte regioni italiane, sarà personalizzato in relazione alla specificità dei percorsi assistenziali territoriali attivati nella regione Molise e consentirà di omogeneizzare il trattamento dei dati a livello regionale.


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SERVIZI

Il Consiglio regionale ha approvato 480 posti letto, ne sono attivi solo 20 a Castel del Giudic

Rsa, un servizio in più agli anzian

La carenza di posti induce alle famiglie molisane a ricoverare i loro parenti fuori region soprattutto in Abruzzo. Ma ora si cambia: Larino,Venafro e Agnone saranno riconvertiti a

Cosimo Dentizzi a crisi economica concretamente nel Molise ha colpito e colpisce tuttora tante famiglie, le quali mensilmente, se non addirittura giornalmente, devono far quadrare bilanci sempre più contenuti. Le conseguenze della riduzione del potere d’acquisto delle famiglie si riflettono, anche e in maniera devastante, sulle possibilità di fornire assistenza e serenità di vita alle persone anziane: dalla diminuzione del ricorso alle badanti, ad un attesa sempre più prolungata prima di decidere di ricoverare una persona in strutture residenziali o case di riposo (le cui rette aumentano), ai risparmi sulla spesa giornaliera, alla limitazione di quei piccoli piaceri dei vecchi (il giornale, il gelato, il caffè al bar, ecc), che rendono meno pesante e triste la loro vita. Alla crisi economica si somma l’incertezza politica, non quella sul colore dei governi nazionali o regionali, che, per lo meno in questa riflessione, non ci interessa, ma quella connessa alle risorse di regioni e comuni e quindi alla loro capacità di far fronte ai servizi per gli anziani. A questo nel Molise si aggiunge la rimodulazione di un sistema sanitario, che, seppure con innumerevoli difetti e/o con costi irragionevoli, garantiva una presenza di tutto rispetto sul territorio. I politici assicurano con un certo coraggio che nulla cambierà per quanto attiene alla qualità dei servizi

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per le persone anziane. Anzi con l’istituzione delle Residenze Sanitarie Assistenziali (R.S.A.) agli anziani è offerto un servizio in più. Attualmente il bisogno di ricovero in strutture residenziali è soddisfatto, nella maggior parte dei casi, in ma-

niera approssimativa sotto l’aspetto della qualità, da “case di riposo”, quasi tutte private. Il costo della retta in queste strutture si aggira dai 900 ai 1500 euro, tutti a carico dell’ospite. Solo in rari casi vi è una compartecipazione del Comune di residenza dell’assistito.

La popolazione invecchia, aumentano progressivamente gli anziani bisognosi di cure che le famiglie non sono in grado di assicurare: serve una rete di servizi sul territorio. Le Rsa sono una risposta: alternativa seria alla casa di riposo, all’ospizio, al reparto di lungodegenza

In Molise oggi esistono una cinquantina di strutture residenziali per un totale di circa 1500 posti letto, strut-

ture che nella stragrande maggioranza dei casi offrono solamente un’assistenza di tipo alberghiero e una scarsa assistenza di tipo sanitario e/o riabilitativo. Le RSA, invece, sono presidi che offrono a soggetti non autosufficienti, anziani e non, con esiti di patologie fisiche, psichiche, sensoriali o miste, non curabili a domicilio, un livello medio di assistenza medica, infermieristica e riabilitativa, accompagnata da un livello alto di assistenza tutelare e alberghiera. Le RSA sono destinate, pertanto, a soggetti non autosufficienti, non curabili a domicilio, portatori di patologie geriatriche, neurologiche e neuropsichiatriche stabilizzate. Il ricovero in RSA prevede una compartecipazione alla spesa da parte dell’utente (nelle altre Regioni la compartecipazione va dagli 800 ai 1500 euro al mese). Il restante delle spese di gestione è a carico del Sistema Sanitario Regionale. Attualmente, per mancanza di posti letto in Molise, numerosi anziani molisani sono ricoverati in RSA fuori regione, soprattutto abruzzesi, alle quali sia le famiglie degli anziani sia l’ASReM versano le rispettive quote della retta. Il Piano Stralcio RSA, approvato dal Consiglio Regionale del Molise nel Luglio 2009, ha stabilito un numero di posti letto pari a 480, di cui solo 20 sono al momento attivi (la RSA di Castel del Giudice).

LESIONI CUTANEE, AMBULATORIO INAUGURATO A BOJANO Si è inaugurato nel giorni scorsi presso il distretto sanitario Bojano-Riccia l’ambulatorio lesioni cutanee, nell’ambito della terza edizione di ULCERDAYS 2010. L'’iniziativa diventata un appuntamento strategico nell’ambito delle attività promosse dall’Associazione Italiana Ulcere cutanee e mira a concentrare l’attenzione su una patologia che, nonostante il grosso impatto sociale che determina, è a tutt’oggi sottostimata dal nostro sistema sanitario. Uno degli obiettivi principali della manifestazione è quello di promuovere la realizzazione di reti territoriali competenti per il trattamento delle ulcere cutanee, su tutto il territorio

nazionale. Grazie anche a questa iniziativa, sempre più Regioni stanno provvedendo a realizzare reti assistenziali territoriali per il trattamento delle ulcere cutanee. In questo modo iniziamo a percorrere quella strada che dovrà portare il nostro SSN a prendersi totalmente carico dei pazienti affetti da patologia ulcerativa cutanea. Per il pieno raggiungimento di questo obiettivo è necessario che il trattamento della patologia venga inserito nei LEA. Certo, una introduzione immediata nei LEA, di tutte le varie forme di ulcere cutanee, è al momento non soste-

nibile per il nostro sistema sanitario. Però si può procedere immediatamente almeno all’introduzione del trattamento delle lesioni da pressione nei LEA. nQuesti obiettivi devono essere sempre di più portati all’attenzione dell’opinione pubblica. Consapevole della importanza della iniziativa anche quest’anno l’Unità Operativa Cure Domiciliari, diretta dal dr. Cosimo Dentizzi, ha aderito alla iniziativa.L’ambulatorio disporrà di tutti i tipi di medicazione attualmente esistenti e al suo interno opererà personale che ha frequentato master dedicati alla gestione delle ferite cutanee presso l’Università di Firenze.


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11

Molise

ce

ATTUALITA’

CLASSI ETA’

i

ne apposta

Per attivare velocemente almeno altri 120 posti letto si è pensato di istituire le RSA all'interno delle tre strutture ospedaliere di Venafro, Larino e Agnone. Tale intervento consentirebbe, da una parte, di utilizzare il personale sanitario afferente alla struttura, dall'altra, di operare un risparmio. Ma soprattutto, garantirebbe, agli stessi costi di una “casa di riposo” un’assistenza qualitativamente molto superiore, soprattutto dal punto di vista sanitario. E necessario, comunque, che al più presto siano attivati nel Molise non solo questi 120 posti letto, ma anche i restanti altri 340, in modo da offrire anche dal punto di vista quantitativo un’assistenza valida.

INDICATORI STRUTTURALI

ITALIA

0 -14 anni

15 -64 anni

65 anni e oltre

1999

14,5

67,8

17,7

122,20

47,50

26,1

2000

14,4

67,6

18,0

124,50

47,90

26,6

2001

14,2

70,1

15,7

109,30

42,40

22,1

2002

14,2

67,1

18,7

131,40

49,10

27,9

2003

14,2

66,8

19,0

133,80

49,80

28,5

2004

14,2

66,6

19,2

135,87

50,09

28,9

2005

14,2

66,4

19,5

137,71

50,69

29,4

media

14,26

67,48

18,26

127,83

48,21

27,06

FONTE DATI ISTAT - ANNO 2005

CLASSI ETA’

INDICATORI STRUTTURALI

MOLISE

0 -14 anni

15 -64 anni

65 anni e oltre

Vecchiaia Dipendenza

Dipendenza degli anziani

1999

14,9

64,8

20,1

134,80

54,00

31,00

2000

14,7

64,7

20,6

140,40

54,60

31,90

2001

14,2

65,8

20,0

141,80

51,90

30,40

2002

14,3

64,5

21,1

147,60

54,90

32,80

2003

14,1

64,6

21,1

151,90

54,80

33,10

2004

13,8

64,8

21,5

155,20

54,50

33,20

2005

13,6

64,7

21,8

160,42

54,64

33,66

media

14,22

64,85

20,92

147,45

54,19

32,29

Vecchiaia Dipendenza

Dipendenza degli anziani


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13

Molise

ATTUALITA’ IL PUNTO

Il Molise tra i primi posti per parto chirurgico, dietro Campania, Basilicata e Sicilia

Cesarei, mille ogni anno Crescita, una su due vi ricorre. Carenze strutturali dei punti nascita e mancanza di un organico sufficiente Simona De Marchi irca 1000 donne all’anno partoriscono con il taglio cesareo nei tre principali punti nascita molisani. Quasi una donna su due viene sottoposta ad intervento chirurgico per partorire, una percentuale del 49 % circa, notevolmente superiore a quel 15-20% ritenuto appropriato dalla comunità scientifica e dalle autorità sanitarie internazionali. Il Molise si pone dunque ai primi posti in Italia come tasso di taglio cesareo, dietro la Campania ( 60% ), la Basilicata ( 54.4% ) e la Sicilia ( 52.4% ) e molto lontano da regioni come il Friuli e la Toscana (24%) o la Valle d‘Aosta (22%). Livelli così elevati di tagli cesarei sono purtroppo indicatori negativi della qualità assistenziale ostetrica di tutto il sistema sanitario regionale, sia territoriale che ospedaliero. Analizzando i dati disponibili relativi ai tre principali punti nascita della regione si evince che le percentuali più alte di “cesarizzazione” (5845%) si sono avute negli anni 20052006, successivamente il fenomeno si è stabilizzato a livelli comunque alti (56-44%) e ha poi intrapreso un andamento calante nell’ultimo anno e mezzo (50-39%). In particolare l’Ospedale Cardarelli, punto di riferimento regionale per le gravidanze a rischio e le patologie neonatali avendo l’unica terapia intensiva neonatale della regione, detiene necessariamente i più alti tassi di tagli cesarei anche se nell’ultimo anno e mezzo si è riscontrato un minor ricorso a tale procedura scendendo di ben 6 punti in percentuale, dal 56 al 50%. Ma perché si ricorre al parto chirurgico? La nascita è (in tutta Italia) un evento sempre più medicalizzato e l’elevata incidenza di taglio cesareo è un forte indicatore di tale tendenza, il suo incremento è strettamente correlato allo sviluppo che c’è stato negli ultimi trenta anni della medicina materno fetale, in particolare delle tecniche ultrasonografiche e di procreazione medicalmente assistita. Inoltre fattori socio demografici, come l’innalzamento dell’età materna e il basso numero di figli per coppia, compresi i fattori medico legali, hanno spinto sempre più verso l’intervento chirurgico ed una medicina di tipo difensivistico, ma anche carenze strutturali dei punti nascita e la mancanza di un organico sufficiente hanno spesso favorito prudenzialmente la scelta del

C

Il fenomeno del boom dei parti cesarei non risparmia il Molise. Una donna su due vi fa ricorso, tra le più alte percentuali italiane

parto operativo rispetto all’assistenza al travaglio e al parto naturale. Andando poi a vedere le indicazioni attualmente più frequenti al parto operativo risulta che quella preponderante, 70-80% dei casi, è proprio il pregresso taglio cesareo, il che vuol significare che l’eccesso dei cesarei effettuati in questi anni peserà ancora notevolmente negli anni futuri. Pur essendo un inter-

PERCENTUALI TAGLI CESAREI

2005

2006

2007

2008

2009 2010 parziale

CAMPOBASSO

58%

55%

55%

56%

54%

50%

TERMOLI

47%

46%

42%

38%

40%

39%

ISERNIA

38%

45%

44%

44%

45%

43%

gravidanze ectopiche ad es.). Il grande dibattito, scatenatosi negli ultimi tempi per via delle tristi vicende assurte alle cronache, su come è meglio partorire, sia per la donna che per il neonato, non può incanalarsi solo verso mere e semplicistiche indicazioni tra parto naturale e quello cesareo. E non può neppure scemare in una superficiale quanto ap-

“Il grande dibattito, scatenatosi negli ultimi tempi per via delle tristi vicende assurte alle cronache, su come è meglio partorire, sia per la donna che per il neonato, non può incanalarsi solo verso mere e semplicistiche indicazioni tra parto naturale e quello cesareo”. vento sicuro e tra i più praticati, presenterebbe una mortalità materna tripla rispetto al parto naturale con aumento dei rischi infettivi, emorra-

gici, trombo embolici e cardiovascolari, inoltre aumenta le probabilità di anomalie della placentazione con grossi rischi materni nelle successive gravidanze (placenta previa e

prossimativa scelta (a volte di tipo giornalistico e non supportato scientificamente) tra i due parti. Il parto è diverso per ogni donna e certo non può essere standardizzato a priori, e meno che mai, ai tempi di oggi, imposto come dogma. Il cesareo è stato una grande rivoluzione medico scientifica, ma soprattutto è stata una tecnica che ha salvato la vita di moltissime partorienti. Non si può pensare, infine, di attuare una strenua quanto debole difesa del parto naturale solo perché “costa meno” agli ospedali o alle cliniche in convenzione. Si pensi seriamente a istituire sale parto più progrediti e moderne, sfatando la retorica medievalistica della donna che deve partorire con dolore.


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15

Molise

ATTUALITA’ DAL TERRITORIO/ AGNONE

Per lo storico nosocomio una “riprogrammazione” che toglie ben poco al bacino di utenza

Caracciolo, tanto rumore per nulla La parola d’ordine è modernizzazione nell’ambito della riduzione degli sprechi Restano tutti i servizi essenziali e le attività legate al territorio, regionale ed extra DOTAZIONE POSTI LETTO ASREM - AGNONE Valerio Bruschi iliera dell’assistenza”. In questa ottica si potrebbe e dovrebbe leggere la riorganizzazione - in questi giorni al vaglio del Governo regionale - dell’ospedale Francesco Caracciolo di Agnone. Il nosocomio sarà sì riconvertito in buona parte in direzione di una residenza sanitaria per anziani, ma offrirà la possibilità, nella stessa struttura, di assistere gli acuti, i lungodegenti e i pazienti ospitati dalla Rsa. Un cambiamento decisamente coraggioso che sostiene un progetto chiaro di modernizzazione. Un ospedale storico, che occupa circa 250 unità tra personale sanitario e amministrativo, impiegate sia nell’ospedale Caracciolo che nel Distretto e che serve una popolazione regionale di circa 13 mila abitanti, ricadenti nei 12 comuni della Comunità Montana Alto Molise, ma che accoglie anche e soprattutto quella dell’alto Vastese e dell’alto Chietino. Nel dettaglio l’area pediatrica non dovrebbe esserci più. Saranno 34 i posti letto per ricoveri ordinari, così suddivisi: chirurgia generale 4 posti, medicina 10, ostetricia 4, lungodegenza 14 e astanteria 2 mentre quelli in day hospital saranno 16, di cui 12 suddivisi in chirurgia (4) medicina (6 comprensivi di reumatologia e pediatria), 2 ostetricia e 4 day surgery (chirurgia, otorinolaringoiatria, oculistica e ortopedia). In fatto di attrattiva l’ha fatta da padrona nel 2009 la chirurgia che ha attirato ben 1496 pazienti, molti dei quali provenienti o dalle altre ex Asl (277 da quella pentria) o da quelle extraregionali (461). Buona anche la media dei ricoveri in medicina con

F

ATTUALE

RIASSETTO

Disciplina

P.L.

D.M.

P.L.

D.M.

CHIRURGIA GENERALE

23

2

4

4

ANESTESIA E RIANIMAZIONE

1

LUNGO DEGENZA

14

MEDINA GENERALE

18

OCULISTICA

14 2

4

2

OSTETRICIA E GINECOLOGIA

10

2

OTORINO

1

2

1

2

REUMATOLOGIA ASTANTERIA D.S. (CHIR. ORL, OCULISTICA,ORTOPEDIA) TOTALE *Comprende Reumatologia e circa 300 pazienti provenienti da fuori regione e della reumatologia con 204 pazienti provenienti dalla ex Asl Centro Molise. Attualmente viene assicurato il primo intervento mediante un servizio di emergenza/urgenza, con la presenza nelle 12 ore diurne di un medico convenzionato del 118, mentre nelle 12 ore notturne il servizio viene garantito da un medico

10*

6*

4

2

2

ORTOPEDIA E TREUMATOLOGIA

PEDIATRIA

D.S.

di guardia interdivisionale. Del resto i circa 3000 interventi 1 3 all’anno per un costo di 250 2 mila euro non giustifichereb4 bero i costi elevati di una unità operativa com72 18 34 12 4 plessa di Pronto Soccorso. RestePediatria ranno gli ambulatori e tutti Nelle foto alcune immagini i servizi erogati dal Distretto. A pardel presidio ospedaliero tire dall’assistenza domiciliare inteCaracciolo di Agnone, subirà grata (ADI) che consiste nell’insieme una rivoluzione indolore combinato di prestazioni di tipo sociosanitario, erogate al domicilio di soggetti residenti nel territorio della Zona Territoriale, anziani o che per senescenza precoce necessitino del pubblico intervento assistenziale, nonché a cittadini non autosuffi-

“Resteranno gli ambulatori e tutti i servizi erogati dal Distretto. A partire dall’assistenza domiciliare integrata (ADI) che consiste nell’insieme combinato di prestazioni di tipo sociosanitario, erogate al domicilio di soggetti residenti nel territorio della Zona Territoriale”

cienti, ovvero a coloro i quali sono incapaci di mantenere una vita indipendente ed a svolgere attività quotidiane senza l’aiuto di altre persone. Prestazioni di carattere sanitario e sociale che fungono da collante con i piccoli comuni del circondario, svolte assicurando, al domicilio personale del non ambulante, la presenza effettiva periodica settimanale o quindicinale mensile del medico in relazione alle eventuali esigenze del paziente. Tra le attività fornite dal distretto anche quella del prelievo ematico sul territorio, e si garantisce con il SIT (servizio infermieristico territoriale) assistenza alle persone impossibilitate a recarsi presso la struttura ospedaliera o ambulatoriale. E ancora tra i servizi davvero innovativi quello di telemedicina attivo presso il laboratorio analisi del Caracciolo che consente di inviare la refertazione online.


16 ATTUALITA’

Anno I Numero 1 12 ottobre 2010

DAL TERRITORIO/ LARINO

L’hospice affidato a Mariano Flocco, anestesista specializzato in cure palliative e te

Il dolore si cura all’ospedale V

Nel nosocomio frentano un centro destinato a divenire un polo di eccellenza per l’inter Decine di pazienti affollano già il nuovo servizio. Prima dovevano recarsi al Cardarelli Walter Quici LARINO. Mariano Flocco, l’anestesista, specializzato in cure palliative e terapia del dolore, è il nuovo direttore dell’hospice ‘Madre Teresa di Calcutta’ e contemporaneamente il responsabile della nuova unità di terapia del dolore inaugurata nei giorni scorsi nell’ospedale frentano. Sì, al Vietri, perché nonostante la riorganizzazione sanitaria abbia inciso su alcuni reparti tanto da determinarne la chiusura nei mesi scorsi, la Asrem ha deciso di creare una nuova divisione. Un centro per il dolore che è destinato a diventare un polo di eccellenza e di riferimento per tutto il basso Molise. Ed i numeri già lo dimostrano, lo abbiamo verificato di persona proprio qualche mattina fa, oltre cento pazienti si sono già rivolti alle cure del nuovo primario, pazienti che fino a due giorni fa erano costretti a doversi recare al Cardarelli di Campobasso per sottoporsi sia alle tradizionali somministrazioni antalgiche sia alle innovative tecniche di lotta al dolore . A pochi giorni dalla creazione dell’unità operativa, allestita all’interno di quelle che erano le sale destinate fino a qualche anno fa alla divisione di ostetricia, abbiamo incontrato il nuovo direttore Flocco. Un professionista dal volto umano e dal fare garbato, anche a detta dei suoi pazienti. Ci ha ricevuto, tra una somministrazione e l’altra, e rispondendo alle nostre domande ha affermato: “Da pochi giorni sono stato nominato nuovo direttore dell’Hospice Madre Teresa, in sostituzione del collega Carmine Travaglini, e nello stesso tempo mi è stata data l’opportunità di creare al Vietri una divisione di terapia del dolore, una

Il Vietri -nelle immagini non chiude ma cresce. Il servizio di terapia del dolore pone il nosocomio all'avanguardia


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Molise

ATTUALITA’ DAL TERRITORIO/ LARINO

erapia del dolore

Vietri

ro basso Molise i di Campobasso divisione che in soli due giorni ha già richiamato oltre cento pazienti che erano soliti prima recarsi a Campobasso per sottoporsi alle somministrazioni antalgiche. Sono felice di questo nuovo incarico, di questa nuova opportunità di essere vicino alle persone, alle persone che soffrono – spiega Flocco - Da specializzato in cure palliative e terapia del dolore vivo questa nuova esperienza a Larino con molti stimoli e so di poter contare su un’equipe preparata che mi aiuterà quotidianamente nelle attività. Attività che per il momento si concentreranno al sabato mattina, ma presto grazie anche alla creazione all’hospice di un apposito ambulatorio potranno essere praticate anche negli altri giorni della settimana”. Flocco, dopo aver ricordato la nuova legge sulle cure palliative e la terapia del dolore, e sottolineato quanto esse siano importanti per assicurare ai pazienti terminali e non, una migliore qualità della vita, ha spiegato che nella nuova divisione potranno accedere non soltanto i pazienti oncologici ma anche quelli che soffrono di altre patologie, pazienti che oltre alla sua professionalità troveranno quella degli infermieri e di uno psicologo, figura importante per affrontare il decorso della malattia. Dunque al Vietri, nonostante la riorganizzazione, si stanno gettando le basi per un futuro diverso, un futuro che come ha ricordato lo stesso presidente Iorio a Larino prevede per la struttura frentana la nascita della prima Rsa molisana in uno con la creazione di un polo di riabilitazione oltre a mantenere alcune specialità chirurgiche e la divisione oculistica.

“ Ed i numeri già lo dimostrano, oltre cento pazienti si sono già rivolti alle cure del nuovo primario, pazienti che fino a due giorni fa erano costretti a doversi recare al Cardarelli”

Iorio lo ha promesso, tempi brevi per la apertura della Rsa al “Vietri” Le decisioni che saranno prese a Roma sul piano di rientro potrebbe far slittare la data, ma è certo che la prima Residenza Sanitaria Assistita, anche ascoltando le ultime dichiarazioni del presidente della regione Michele Iorio nel corso del recente incontro con il Ministro Matteoli, sorgerà al Vietri negli spazi fino a qualche tempo fa occupati dalla divisione di medicina e dalla pediatria. Spazi che in queste settimane sono stati, come dire, recuperati funzionalmente per ospitare la nuova struttura sanitaria che a regime andrà ad avere una dotazione organica di quaranta posti letto, mentre all'inizio saranno soltanto venti quelli realmente disponibili. Stando alle informazioni raccolte, l'ubicazione della Rsa permetterà di avere un accesso diretto alla struttura che sarà arricchita da una sorta di reception che introdurrà i pazienti, o meglio, gli utenti alle stanze di degenza e ai vari ambulatori. Un ingresso separato dal resto ma comunque inserito nel contesto generale dell'ospedale Vietri, o meglio di quello che sarà nel prossimo futuro l'ospedale frentano ossia, stando sempre alle affermazioni del governatore Iorio, un centro sanitario dove accanto alla Rsa gli utenti potranno trovare i reparti di riabilitazione e lungodegenza che dialogheranno in maniera continua con la nuova struttura sanitaria oltre alla neonata divisione di terapia del dolore, il pronto soccorso e la divisione di chirurgia e di oculistica. Tale residenza sanitaria, stando alle previsioni, e come del resto quelle di Agnone e Venafro, sorgerà per offrire nel centro frentano, quindi a servizio di tutti i Comuni limitrofi, attività cosiddette extraospedaliere per non acuti, come le cure riabilitative e l’assistenza per i non autosufficienti che necessitano di specifico supporto medico e copertura sanitaria. Una nuova struttura dunque all'interno del grande immobile che è il Vietri anche se al momento non si sa come la stessa funzionerà nella realtà, in quanto nel concetto di residenza sanitaria è implicita anche la compartecipazione in termini finanziari degli utenti: bisognerà attendere i regolamenti che andranno a determinare il come, il quantum. In altre parole, come funzionerà la struttura, chi vi potrà accedere e a quali costi.


18 Anno I Numero 1

CRONACA

12 ottobre 2010

LA DENUNCIA I malati vanno fuori regione spesso senza un valido motivo. E nessuno pensa

Il vero problema? Manca un gioco di s

I big della sanità privata e il pubblico si fanno la guerra quando servirebbero collaboraz E i medici di base non collaborano. Carriere, amicizie e raccomandazioni avan Alfio Carotenuto affligge curabile, ti dicono, nel Molise. Sta di fatto che di emigranti per salute il Molise ne conta a centinaia e il bilancio sanitario pende sistematicamente in negativo. Un’emorragia difficile da contenere se non cambieranno la coscienza professionale di chi suggerisce e quella civile di chi il suggerimento lo raccoglie. Gli uni e gli altri chiamati ad una riflessione sullo stato delle cose, su una sanità regionale ricca di 6 ospedali, di alcune cliniche convenzionate e di due istituti di ricerca: una dotazione straordinaria per numero e professionalità. Un campo aperto, forse fin troppo aperto, nel quale hanno giocato e giocano purtroppo la politica, le carriere, gli affari. Sono proprio questi tre elementi che spingono a dubitare che riescano a garantire la qualità delle prestazioni e la selezione in alto degli operatori sanitari. Casi di nepotismo, clientelismo, favoritismo hanno tenuto banco in cronaca,

apita, eccome, di doversi ricoverare, armi e bagagli, in fretta e furia, in un ospedale lontano: a Brescia per problemi cardiovascolari, a Milano per problemi oncologi, a Verona per problemi pancreatici, a Roma per tutta una miriade di altri andare, sperando che vada bene, sicuramente meglio che restando nel Molise ricoverato a Campobasso, a Isernia, a Termoli, a Larino e ad Agnone. Almeno così ti dicono. E con la salute non si scherza. Il lato oscuro del buco sanitario fa capo a questa diaspora di pazienti alimentata, dobbiamo dirlo senza reticenza, dai medici curanti, da coloro che hanno la nostra fiducia e in cui abbiamo fiducia, certi che ci consiglino per il meglio, per nulla sospettando che dietro il suggerimento ci possa essere un preconcetto, un’avversione, un qualsivoglia motivo non strettamente legato ad una valutazione scientifica del problema che ci

C

La polemica/ “L’eccellenza non è solo nei privati. Difendo con orgoglio il Pubblico oglio, con profondo rammarico ma anche con orgoglio, quale Responsabile delle U. O. C. di Cardiologia dei nosocomi di Campobasso e Termoli, esporre alcune riflessioni a sostegno degli operatori impegnati in tale settore nel Servizio Sanitario Pubblico nel Molise. Devo replicare alle “notizie” di questi ultimi giorni” in quanto anche ponendo in rilievo affermazioni auto referenziali di soggetti deputati ( grazie a fondi pubblici ) a presidio della sanità privata Molisana, è stato fatto emergere, a consumo dell’ auditore meno attento ed in maniera tanto inquietante quanto avvilente, un unico concetto : la Sanità di “Eccellenza” ( in cardiologia e non solo ) nella Regione Molise è rappresentata e garantita esclusivamente dalle Strutture Sanitarie Private. Al fine di contrastare tale erroneo “convincimento” devo però, necessariamente, a beneficio dell’ ignaro lettore, premettere la comunicazione di “notizie storiche” relative alla situazione della “Cardiologia Molisana”; poste - tali “notizie” - in correlazione alle contemporanea presenza, sul territorio, di strutture sanitarie pubbliche e private che garantiscono servizi

V

pressoché identici. Gli ospedali di Campobasso, Termoli, ed Isernia garantiscono, da tempo immemorabile, “la terapia intensiva cardiologica h. 24”. Ciò è possibile in quanto, in dette strutture sanitarie pubbliche, sono operanti sale di “emodinamica” ( ad eccezione, dall’ anno 2001, di quella di Campobasso la cui attività è stata sospesa per problemi legati alla “funzionalità” della “sala” medesima) e “pacemaker ”. Tale “combinato disposto” consente la prevenzione di eventi fatali, legati ai gravi problemi cardiologici degli utenti, attraverso interventi di “angioplastica”; interventi che, giova ribadirlo, sono garantiti, nella Nostra Regione, solo ed esclusivamente dalla “sanità pubblica”. Dall’ anno 2002, poi, nel Capoluogo Regionale, presso la struttura sanitaria – privata - “La Cattolica”, è operante un reparto di “cardiochirurgia” ed è anche operativa una “sala di emodinamica” In tale reparto, però, non opera la “terapia intensiva – h. 24” e, quindi, ivi non sono garantiti “interventi” finalizzati alla “prevenzione” nel senso sopra spiegato. Devo aggiungere, sempre doverosa-

mente, che l’ attività di “chirurgia vascolare” esercitata nella ridetta struttura privata non è “accreditata” presso la Regione Molise e, pertanto, tale struttura non riceve “emolumenti pubblici” per l’ esercizio – seppur ivi svolto - della medesima. Ad Isernia, poi, è operante una Unità di Chirurgia Vascolare sicuramente in grado di garantire agli utenti un elevato grado di professionalità. Nel merito. Ho innanzi manifestato rammarico in quanto è mia personale convinzione che gli operatori della Sanità dovrebbero parlare esclusivamente con i …fatti, ma nel caso che occupa, ripeto, voglio, anzi devo, manifestare pubblicamente le mie convinzioni per tutelare la dignità e professionalità di tutti coloro che operano alle dipendenze delle Unità che dirigo. Innanzi tutto, voglio ricordare che le Unità Operative ( pubbliche ) che dirigo hanno un “elevato indice di attrazione”, ossia hanno come pazienti numerosissimi utenti provenienti da fuori Regione. Tale fatto, garantendo cospicue entrate, apporta – fattore non marginale - consistente beneficio economico alla “esausta cassa” della Sanità Molisana. Come è notorio, di converso,

le Unità Operative private, con i servizi “doppioni”, “prelevano” e non “apportano” denaro alle casse regionali. Devo anche, poi, porre in rilievo che l’ Unità di Campobasso garantisce ottimi servigi nonostante, da molti anni, sia afflitta da grave carenza nella “dotazione organica”. Da tali “fatti”, comunque, emerge chiara una circostanza : in Molise, nel settore della Cardiologia, è la sanità privata che si è aggiunta ai presidi pubblici e, pertanto, non dice la verità chi sostiene il contrario. Devo, ancora, poi, far notare come non comprendo l’ uso del sostantivo eccellenza quando viene usato in riferimento alla “sanità” ed in particolare alla sanità privata molisana. La Sanità è un prodotto manifatturiero ma è una attività ( non ludica ), anzi, per meglio dire, è un Servizio che deve essere offerto, ad ogni latitudine e da ogni operatore del settore, con impegno diuturno, con umiltà, con spirito di sacrificio e con ineludibile propensione allo studio ed alla ricerca, il tutto al solo precipuo fine di garantire agli utenti una migliore qualità della loro vita e, nei casi più gravi, far “sentire” agli stessi che hanno una seria

e ragionevole speran nare ad avere una rena meritevole di e Il tutto senza clamore celebrazioni. Sul pu glio porre in rilevo ch brazioni, molto spess sottovalutazione e, gravi, alla denigrazio rente”. Pur dichiara blemi degli e tra gli Sanità vanno risolti co del padre di famiglia, argomentare che non sto ad accettare, pass pagne, seppur diffamatorie e denigr ratori che ho l’ onore gere; persone che h umiltà e dello impeg servizio che prestano lare.

Dott. Emilio Musacc COORDINATORE de DIOLOGICHE dei PR Campobasso – Larino


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19

Molise

ATTUALITA’

a trattenerli

squadra

zione e sinergia nti a tutto hanno inquinato la trasparenza di un intero settore che della trasparenza non può assolutamente fare a meno. La certezza del merito e della professionalità che deve essere alla base di ogni professione, ma più di ogni altra di quella medica, ed è intuibile perché, è stata sommersa dal sospetto e in molti casi, purtroppo, la scarsa o incerta capacità degli operatori sanitari locali ha aiutato a non aver fiducia del nostro sistema sanitario, dando fiato e ragione all’invito a sperimentare altre soluzioni. Né, per quanto risulta, s’è mai creata una sinergia tra la rete ospedaliera, la Cattolica e il Neuromed tale da mettere a frutto le eccellenze e la qualità che pure ci sono. Anzi, si fanno la guerra. Ciascuna delle tre entità

sanitarie difende se stesa a danno delle altre. A danno, diciamolo, della collettività molisana. Bisogna rompere questa spirale; bisogna trovare il modo di fare chiarezza, di sollevare i coperchi, di discuterne a viso aperto. Bisogna che si crei soprattutto una informazione sistematica capace di fornire elementi certi, accreditati e accreditabili sulle strutture sanitarie di cui disponiamo (pubbliche e private), distinguendo e indicando le virtù, là dove sono, ma anche mettendo a nudo le carenze perché siano sanate o eliminate. Bisogna soprattutto

che anche i medici di base entrino in questo circuito lasciando da parte simpatie e antipatie (anche campanilistiche), dando il proprio contributo ad una rinnovata fiducia nei nostri presidi sanitari e in chi vi lavora. In fondo il malato è l’ultimo anello della catena e il più debole, cui non si può addebitare alcuna colpa se si trova spesso, suo malgrado, a seguire il consiglio di chi lo cura. E in cui ha fiducia. Una informazione sistematica, aperta e credibile. Come questa che stiamo sperimentando con questo quindicinale.

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za di poter toresistenza teressere vissuta. e e senza auto unto, infine, vohe le auto celeso, portano alla nei casi, più one del “concorando che i prooperatori della on il buon senso , non posso non n sono più disposivamente, camvelatamente, atorie degli opee l’ onere di dirihanno fatto dell’ gno diuturno nel o la loro stella po-

chio elle UNITA’ CARRESIDI di o – Termoli

Liberi di farsi del bene Obesità, nutrizione e diabete in rete...nel Molise Il Circolo Interattivo del Molise ( C.I.MO ) è sostenuto dalla Associazione "Centro Studi e Ricerche Uni.Diab.", dal Sito Web “www.molisediabete.it.” dal Gruppo Facebook "obesità, nutrizione e diabete ..... in rete nel Molise”. Trattasi, di uno spazio virtuale, di confronto e di proposta, nonchè proattivo dei diritti e della dignità delle persone, di un laboratorio per promuovere e consolidare il bene salute, di un camminare insieme per tracciare una Linea Guida Etica per le future generazioni. Il circolo intende creare una interfaccia tra lo specialista e le persone che sono affette da obesità, disturbi del comportamento alimentare e diabete. L'obiettivo resta quello di creare un ponte tra chi intende gratuitamente mettere a disposizione la propria competenza ed esperienza e chi, quotidianamente, cerca di tutelare i propri bisogni di salute, spesso in solitudine e lontano da istituzioni che non riescono a percepire le reali necessità di chi manifesta un bisogno di aiuto. Una comunicazione " in rete " leale e trasparente per rendere più umana una quotidianità resa amara dalla esistenza di una condizione particolare di malattia e per guardare oltre il proprio limite, volgendo lo sguardo, con attenzione, ad una luce, anche se modesta, che potrebbe rappresentare l'inizio di un nuovo cammino per raggiungere e realizzare progetti di vita accessibili e migliorare la propria qualità di vita. Un percorso particolare, affascinante e suggestivo occupato da realtà vissute e partecipate, a servizio della persona umana.


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Molise

ATTUALITA’ DAL TERRITORIO / VENAFRO

Il sindaco di Venafro raffredda le polemiche e difende il piano dell’ Asrem

SS Rosario arriva l’eccellenza Riconversione di alcuni reparti e razionalizzazione - fondamentale - della Rsa. Ma c’è sul piatto anche un nuovo polo ortopedico. E non si perderanno posti di lavoro Nella foto l’ospedale SS.Rosario di Venafro. Nella foto piccola il sindaco Nicandro Cotugno

Paolo Bianchi l piano di riorganizzazione della struttura ospedaliera di Venafro, prevede l’attivazione di un polo ortopedico unico nello stesso stabilimento con spostamento delle ortopedie di Agnone ed Isernia ed il conseguente trasferimento della chirurgia dello stabilimento di Venafro a quello di Isernia. Secondo il primo cittadino di Venafro, Nicandro Cotugno tutto ciò «non intaccherà l'efficienza dei servizi, che sarà riqualificata come Polo ortopedico, mantenendo i suoi livelli assistenziali come già deliberato dal consiglio comunale all'unanimità». Anzi prosegue Cotugno «se tutto ciò verrà realizzato credo che Venafro potrà trasformarsi in un grande polo di eccellenza, di raccolta e di indirizzo per l’intera Regione Molise per quanto riguarda l’ortopedia». Eppure non accenna a placarsi lo scetticismo di chi, da lungo tempo, sta portando avanti una dura battaglia per risollevare le sorti dell'ospedale. Difatti i cittadini non sono d’accordo sulla chiusura del pronto soccorso e del centro di rianimazione, ma queste due strutture, come spiega Nicandro Cotugno, «oggi sono collegati ai DEA, che

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come è noto sono stai identificati negli ospedali di Campobasso, Isernia e Termoli. Sarà, comunque, presente il primo soccorso che sostanzialmente non è molto differente dal pronto soccorso così per la rianimazione. Per legge il pronto soccorso ed i centri di rianimazione

possono averli solo gli ospedali/DEA». Il primo cittadino di Venafro in merito alla presenza nella nostra Regione di sette distretti ospedalieri chiarisce che «in una regione così piccola potrebbero sembrare troppi, anche rispetto al numero di abitanti

(320 mila), ma bisogna tener conto dell’assetto e delle caratteristiche demografiche dell’area territoriale di riferimento. E’ vero che a Roma per 300 mila abitanti vi è un solo ospedale, ma è all’interno di un quartiere, dove è molto più semplice spostarsi. Quindi fare dei paragoni in base alla popolazione risulta evidente che viene considerato un solo parametro, non sufficiente a giustificare il numero di distretti sanitari necessari». Come poc’anzi riportato l’accorpamento degli stabilimenti Caracciolo e SS.Rosario nasce da alcune considerazioni fondamentali non ultimo quello di realizzare nello stabilimento di Venafro un polo ortopedico e riabilitativo anche in previsione della realizzazione di un unico stabilimento ospedaliero baricentrico fra Isernia e Venafro; in proposito il Sindaco ha ribadito «che l’idea di realizzare un polo ospedaliero tra Isernia e Venafro risulta essere davvero “brillante” ma probabilmente irrealizzabile in un periodo in cui le risorse economiche risultano particolarmente limitate». Tra i vari obiettivi contemplati dal piano di riordino della sanità moli-

I MEDIA MOLISANI E LA SANITA’

UN MEDICO IN ONDA A RADIO ORIZZONTE

"Un medico in onda” è la rubrica settimanale da ben 10 anni sulle frequenze di Radio Orizzonte Molise, dedicata alla salute. Ogni giovedì, in studio per mezz’ora dalle ore 11 alle 11,30 nel programma redatto da Annarita Berardinone, la conduttrice Maria Iadarola ospita uno specialista per affrontare temi relativi al mondo medico-scientifico. Ma anche l’ascoltatore ha la possibilità di intervenire telefonando allo 0874/98387, inviando un sms al 3339496069 o collegandosi al sito info@radio-

rizzonte.it. Punte di ascolto molto alte nelle trasmissioni dedicate al diabete, ma anche quando si è parlato di ricerca e di solidarietà con TELETHON. Lo scorso anno infatti durante la maratona di raccolta fondi le telecamere della Rai hanno seguito in diretta la trasmissione radiofonica di Radio Orizzonte Molise. Da quest’anno inoltre la trasmissione radiofonica si avvarrà anche della collaborazione degli specialistici del Centro ad alta

specializzazione Neuromed di Pozzilli. Nei prossimi appuntamenti si parlerà di parti naturali parti cesarei con l’intervento in studio del dott. Marco De Santis direttore della U.O.C. Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale A. Cardarelli di Campobasso e ancora il 14 ottobre uno specialista del Neuromed sarà in studio in occasione della giornata nazionale dell’osteoporosi, mentre il 21 ottobre si parlerà di prevenzione dentale con il dott. Previati.

sana vi è quello di un necessario potenziamento della dotazione regionale di strutture di assistenza residenziale e semiresidenziale, attraverso la riconversione di parte dei posti letto recuperati dalla risistemazione organizzativa degli ospedali pubblici. Il primo cittadino, in merito, è convinto che «sotto questo aspetto non si prevedono radicali trasformazioni, basti pensare che in Molise la popolazione è composta per lo più da ultra 65enni ed infatti, se si considera l’ospedale di Venafro e la tipologia di pazienti attualmente ricoverati, è facile constatare che gli stessi hanno un’età media che si aggira intorno ai 65/70 anni. Quindi cosa cambia da un punto di vista assistenziale se non nel costo della prestazione? In pratica – prosegue Cotugno - il costa attuale per la degenza, equivale a circa €.800 al giorno, se la stessa persona viene ricoverata in regime di RSA ne costa €. 200. Il problema sorge quando tutto ciò entra a far parte della dialettica politica per la quale definire tutto ciò Residenza Assistenziale Sanitaria equivale a dire “ospizio”. Il discorso sulla santità non dovrebbe avere alcun colore politico ma purtroppo a Venafro su questo argomento invece di esservi un’unità di intenti vi è chi ne ha fatto un cavallo di battaglia contro l’amministrazione che presiedo in qualità di sindaco. Molti lo utilizzano come strumento per raggiungere i propri personali obiettivi. Su un argomento così forte non si possono giocare “partite politiche” per essere finalità che non hanno nulla a che fare il bene per la collettività». La glossa finale da parte del Sindaco non può quindi non essere rivolta a chi ha espresso tanto malumore. «Onestamente devo ammettere che tutto ciò mi dispiace profondamente, sapere che qualcuno sia arrivato a questo mi rammarica non poco. Nonostante ciò sono sicuro che stiano prendendo un abbaglio dato che ci siamo mossi nel migliore dei modi. Saranno liberi di contestarci - afferma Cotugno solo nel caso in cui ciò che abbiamo deliberato non si trasformasse in realtà. Tuttavia noi siamo sicuri che i risultati arriveranno e metteremo a tacere una volta per tutte tante interpretazioni personali».


Nella foto Michele Petraroia. Implacabile censore della politica sanitaria del presidente Iorio il consigliere regionale del Pd assume spesso posizioni di larga autonomia rispetto al suo partito

22 CRONACA

Anno I Numero 1 12 ottobre 2010

L’INTERVISTA Parla il consigliere regionale del pd Michele Petraroia. Opposizione ma costruttiva

La sanità come il “bar sport” “Tengono fuori,non abbiamo i dati, possiamo solo parlare in astratto” “L’equivoco del rapporto con i privati, serve un sistema integrato” Matteo Nascimbeni Il ragionamento di Iorio è «generalista, generico, un commento più da bar sport che da aula istituzionale». Non usa mezzi termini Michele Petraroia, consigliere regionale Pd a cui chiediamo un commento del tentativo di risanamento del deficit sanitario molisano. «Il commissario Iorio sostiene che dobbiamo difendere tutto: il territorio, il pubblico e il privato, sostenere la spesa, eccetera. Ma non dice concretamente come fare». Da qualche parte si deve partire? «Allora partiamo dal piano di rientro del marzo 2007, firmato con il governo Prodi, che prevedeva 300 milioni di euro aggiuntivi per la nostra sanità. Se oggi si è arrivati al commissariamento è perché da quel piano si è derogato e l’amministrazione regionale non ha raggiunto gli obiettivi che si era prefissata». Quali obiettivi? «Su tutti il contenimento della spesa

CAMPOBASSO ospedale Cardarelli centralino

che non può essere slegato dalle risorse che ci vengono assegnate a livello nazionale. Da Roma ogni anno arrivano 550 milioni di euro l’anno, a cui vanno sommati i circa 50 di imposte che pagano i molisani». Il comparto sanitario regionale costa però circa 700 milioni. «Infatti, se il tendenziale delle uscite corre verso i 700 milioni e le entrate si fermano a 600, ogni anno abbiamo un forte disavanzo», accumuliamo debito. Allora perché uscire dall’aula invece di discutere? «Perché le mie sollecitazioni per avere la documentazione con le schede finanziarie del piano di rientro del 2007 e della recente situazione dei conti, sono cadute nel vuoto. Dovevamo e abbiamo parlato in astratto di un piano di rientro con

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300 pagine e numerosi obiettivi e scadenze, senza che il consiglio regionale abbia potuto accertare le ricadute economiche del provvedimento». Non avete i dati? «Non abbiamo niente. Nulla. I dati non sono mai arrivati. Non sappiamo nemmeno quanto abbiamo risparmiato dal taglio già effettuato di trecento posti letto». Breve pausa, silenzio. «Il piano di rientro del 2007 prospettava aggiustamenti sulla spesa farmaceutica, il controllo sulle strutture private, il controllo sui laboratori, il risparmio sulla parte amministrativa. Ognuna di queste misura doveva poi essere oggetto di verifica da parte del consiglio regionale». E invece? «Evidentemente le non hanno prodotto i risparmi sperati, altrimenti

umeri utili

non saremmo commissariati. Ma io mi domando, non sarebbe opportuno capire che cose è accaduto: quanto costava tre anni fa un certo servizio e quanto costa oggi?». Torniamo ai dati? «Stanno umiliando e spogliando il consiglio delle proprie funzioni di controllo in una materia delicata e complessa come la sanità. Se non verifichiamo le cifre, se non parliamo di soldi, possiamo tutti iscriverci al club delle poesie». Però più che dei poeti vorrei parlare della Cattolica e del Neuromed. «Sugli istituti privati c’è un errore di fondo. Il capitolo sanità va affrontato interamente e non ridotto a situazioni singole: ha ragione il territorio a protestare per il suo ospedale, ha ragione la struttura privata a reclamare in virtù della sua qualità. Però noi dobbiamo ragionare sul sistema sanità». E la sanità molisana può fare a meno delle

sue eccellenze? «Io sono per la tutela, la difesa e per valorizzare le alte specializzazione dei centri di eccellenza. Dobbiamo puntare sulla loro utilità sia di carattere sanitario che economico. Queste strutture completano l’offerta sanitaria con servizi che talvolta il pubblico non può offrire e sono anche importanti centri di occupazione». Come unire pubblico e privato, contenimento dei costi e qualità? «Dobbiamo far funzionare la sanità attraverso un sistema integrato pubblico - privato con quest’ultimo che porta eccellenza e un profilo di alta qualità che non è sempre riscontrabile nella sanità pubblica. Per fare questo occorrono anche gli accordi tra la Regione e i privati, ma dobbiamo puntare sull’incentivazione della qualità, in un’ottica di sistema che porti attraverso la mobilità attiva, a incamerare fondi di chi preferisce curarsi in Molise piuttosto che in altre regioni».

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supplemento di L’ANALISI Sullo sfondo il nodo del federalismo sanitario Rsa, servono davvero Ma nessuno lo spiega LA DENUNCIA I malati vanno...

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