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anità S Molise Anno I Numero 6 19 marzo 2011

QUINDICINALE D’INFORMAZIONE

supplemento di

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’interno

IL BORSINO Chi sale, chi scende nella sanità molisana A pagina 7

OSPEDALI ALLA PROVA DI STATISTICA

IN PRIMO PIANO In sanità preoccupa l’invecchiamento della popolazione A pagina 3

L’OSSERVATORIO Crescono i numeri di obesi e malattie da sedentarietà

Alle pagine 8 e 9

Quando i dati non ci pongono a fondo classifica inalmente dati in positivo per la sanità in Molise nonostante i problemi che, pure, permangono sul piano dell’emergenza. Quanto pubblicato dall’Osservatorio nazionale sugli indici di qualità rispetto anche ai tempi di attesa, non pongono la regione nei posti bassi della graduatoria. Ed è già un dato, di per sé, positivo perché è indice di un’inversione di tendenza rispetto al passato. Significa, anche, che continua a mantenersi inalterato il trend di crescita della qualità sui quali bisogna continuare ad operare e a garantire. La riorganizzazione della macchina ospedaliera deve puntare con decisione ad un miglioramento complessivo dell’assistenza e dei servizi offerti ai cittadini. Per questo, l’impegno delle parti deve tendere a migliorare quanto già posto in essere nei mesi precedenti perché, di mezzo, c’è la tutela della salute di tutti noi. Allora, se incoraggianti sono i dati che vengono letti dall’osservatorio non bisogna cullarsi sugli allori ma proseguire nella costruzione di una sanità a misura del Molise e, proprio per questo, in grado di dare risposte adeguate e tempestive.

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IL PRIMO FREE PRESS MOLISANO DEDICATO ALLA SANITA’ E’ ON LINE SU:

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L’INTERVISTA Pietracupa: “Ero in panchina ora riscaldo i muscoli” A pagina 14

www.molisesanita.it


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Molise

EDITORIALE

I dati della popolazione molisana presentano indici in aumento

Un quadro che invecchia Augusto Ben l tema della salute è tra quelli a più elevata sensibilità. Primo aspetto: l’invecchiamento della popolazione. Specie in Molise. Il risultato? Un più elevato livello di consumi di farmaci e di altri servizi sanitari in parte per esigenze reali, in parte perché spesso prevale ancora la cultura delle medicina prestazionale. Secondo punto. Lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie aumenta la quantità, la severità e la complessità dei bisogni di salute cui oggi è possibile dare una risposta, ma alimenta un continuo aumento della spesa. Questa tendenza positiva ha aumentato il divario tra livello di tutela della salute scientificamente possibile e livello di tutela che concretamente si riesce a dare. Terzo punto. L’enorme salto nel livello di informazione da un lato favorisce una più elevata sensibilità verso i problemi della salute e può anche aiutare politiche di educazione sanitaria ma dall’altro alimenta fenomeni di ipocondria e di autodiagnosi. Quarto aspetto. L’affermazione del diritto alla tutela della salute, l’identificazione dei Lea fa crescere i costi della medicina difensiva. Ecco perché alla luce di quanto sta accadendo sul territorio, Regione, Comuni, Azienda sanitaria, maggioranza ed opposizione, Ordine dei medici oltre a confrontarsi sulle varie politiche, dovrebbero costruire un tavolo comune per questi problemi strutturali. La buona amministrazione nasce da un cambiamento culturale dei vari attori più che da strumenti tecnici o da una concezione di scienza o di razionalità astratta e neutrale. Il Molise potrebbe compiere questo passo prima che si incarti tutto e possa saltare l’intero sistema. Quanto fatto negli ultimi mesi ha visto, nonostante non poche lagnanze, un cambio di rotta. Ora, però, occorre seguire una strategia concreta per potere guardare con maggiore ottimismo il domani capaci di garantire servizi di qualità e interventi tesi ad

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QUANTO COSTA LA MOBILITA' INTERREGIONALE

Più soldi e pazienti a Lombardia e Emilia Male Sud tranne il Molise governatori delle Regioni italiane hanno trovato in questi giorni l'accordo sul riparto delle somme destinate alla mobilità sanitaria regionale. Si tratta di 1,2 miliardi di euro per finanziare le cure fornite a quei pazienti che si sono spostati da una regione all'altra nel 2010. Le cifre maggiori, e dunque anche il numero di prestazioni maggiori, le hanno ricevute la Lombardia, l'Emilia e la Toscana. Tutto il sud, ad eccezione del Molise, è invece in rosso. Queste le cifre: PIEMONTE 1.505.784 VALLE D'AOSTA 16.185.808 LOMBARDIA 444.127.581 P.A. BOLZANO 4.169.728 P.A. TRENTO 15.781.718 VENETO 97.458.848 FRIULI V.GIULIA 24.368.227 LIGURIA 26.949.361 EMILIA ROMAGNA 358.392.929 TOSCANA 113.720.766 UMBRIA 10.193.762 MARCHE 32.790.208 LAZIO 75.884.286 ABRUZZO 67.544.678 MOLISE 26.793.209 CAMPANIA 318.362.570 PUGLIA 178.138.547 BASILICATA 37.252.249 CALABRIA 240.146.813 SICILIA 209.534.603 SARDEGNA 57.927.490 OSP.BAMBINO GESU' 161.265.808 ORDINE DI MALTA 34.501.690

I evitare la mobilità passiva. Proprio l’invecchiamento cui va incontro, maggiormente, la regione Molise deve portare l’intero sistema a pensare ad una diversa programmazione. E’ questa la strada da seguire per evitare di restare intrappolati nella morsa dei ritardi.


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ATTUALITA’

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IN PRIMO PIANO/1 Un rapporto che analizza la situazione del sistema complessivo del Paese

Osservasalute: italiani in buona salute ma grassi, vecchi e pigri Il rischio, con il federalismo alle porte, è per le Regioni più piccole Antonella Basile a salute degli italiani, per quanto ancora discreta, si va sgretolando a colpi di cattivi comportamenti (in fatto di alimentazione, sedentarietà e consumo di alcol in eccesso soprattutto tra i giovani). Queste abitudini sbagliate, oltretutto, sembrano divenute “normali” (e accettate per tali) agli occhi dei cittadini del Bel Paese che, quindi, non si applicano per cambiarle. Anche la salute delle donne perde terreno, infatti ha smesso di crescere la loro aspettativa di vita, basti pensare che negli ultimi 5 anni, l’aspettativa di vita delle donne è aumentata di appena tre mesi (da 84 anni nel 2006 a 84,1 anni nel 2009, 84,3 nel 2010), mentre per gli uomini è aumentata di sette mesi nello stesso arco di tempo (da 78,4 anni nel 2006 a 78,9 anni nel 2009, 79,1 nel 2010). E le donne, incuranti della propria salute, stanno sempre più assumendo stili di vita che ricalcano quelli maschili, per esempio il consumo di alcol: sono infatti aumentate le donne adulte (19-64 anni) con consumi di alcol a rischio (si ritengono a rischio le donne che eccedono il consumo di 20 grammi di alcol al giorno, 1-2 Unità Alcoliche), la prevalenza è passata dall’1,6% nel 2006 al 4,9% nel 2008. Ma i problemi di salute degli italiani non dipendono solo dalla loro cattiva volontà che li porta a essere sedentari e poco inclini a corretti stili di vita, bensì anche dal deteriorarsi, soprattutto nelle Regioni in difficoltà sul piano economico (soprattutto al Sud), di interventi adeguati per mancanza di investimenti nella prevenzione. A ciò si aggiunge il problema della chiusura degli ospedali che, sebbene concepita per razionalizzare il sistema, determina però poi la riduzione dei posti letto e della ricettività per le emergenze. E' questa la situazione che emerge dall'VIII edizione del Rapporto Osservasalute (2010), un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane elaborato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma e coordinato Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia. “In dieci anni di federalismo sanitario, con la sanità ormai trasferita interamente alle regioni, il problema è che quelle deboli corrono il rischio di

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Alcol, fumo e altri tipi comportamenti a rischio sempre più diffusi tra i giovani e tra le donne. Tanto che l'aspettativa di vita delle signore, negli ultimi 5 anni, è aumentata di appena tre mesi contro i 7 mesi di vita guadagnati dagli uomini. Alcune Regioni, soprattutto al Sud, rischiano la catastrofe scosse dai problemi della sanità regionale. È questa la situazione che emerge dall’VIII edizione del Rapporto Osservasalute (2010).

NNelle foto, alcuni aspetti di vita fotgrafati dal Rapporto sui comportamenti dei cittadini

essere travolte, la sanità rischia cioè di essere l'elemento dirompente della Regione in toto”, ha affermato Ricciardi, secondo il quale "l'egemonia che hanno avuto i piani di rientro sul governo dei conti approfondisce il baratro dei servizi e della sostenibilità delle regioni, erodendo i servizi sociali e sanitari". Alla necessaria azione di risanamento dei conti, secondo l'esperto, "deve essere infatti affiancata, una coerente strategia di

programmazione e controllo dei servizi sanitari, basata su evidenze epidemiologiche e scientifiche 'forti', senza le quali i problemi delle Regioni in difficoltà sono destinati ad aggravarsi in modo progressivo”. Il Rapporto, è frutto del lavoro di 203 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici e economisti distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso Università e numerose istitu-

zioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, assessorati Regionali e Provinciali alla Salute).

Per quanto riguarda le condizioni della sanità regionale, dai dati raccolti si evidenzia che tre regioni da sole (Lazio, Campania e Sicilia) hanno generato il 69% dei disavanzi accumulati dal SSN nel periodo 2001-2009. In termini pro capite, disavanzi molto significativi si sono generati anche in Molise, Valle d’Aosta, Abruzzo e Sardegna. Solo nel Centro-Nord le regioni (tranne appunto Valle d’Aosta, nonché Pie-


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Bisogna sapere recuperare fondi e capacità organizzativa per superare i problemi sul tappeto

monte, PA di Trento, Liguria e, nel 2009, Veneto) da alcuni anni chiudono i conti in sostanziale equilibrio,

talvolta peraltro solo grazie all’integrazione rappresentata dalle risorse regionali “extrafondo”.

"Di qui - spiegano gli esperti - il carattere de facto “asimmetrico” del federalismo sanitario italiano. In linea

Un calcio al pregiudizio, la simpatica iniziativa tra utenti dei servizi psichiatrici S i vola alto per dare un calcio al pregiudizio associato alla malattia mentale: un triangolare di calcetto e di solidarietà tra utenti dei servizi psichiatrici di Campobasso, di Troia (FG) e dei pazienti delle strutture Residenziali di Skutari (Albania) Come noto l'Associazione Mondiale di Psichiatria (WPA) di concerto con l'Organizzazione Mondiale della Salute (WHO) da anni pone tra le priorità delle azioni di intervento dei servizi psichiatrici “la lotta allo stigma”. Esistono raccomandazioni specifiche su come effettuare queste iniziative, una su tutte avviare azioni concrete, in grado di coinvolgere la

di principio, tutte le regioni godono di un’ampia autonomia; nei fatti, moltissime regioni (quasi tutte del Centro-Sud) sono state private, almeno temporaneamente, di tale autonomia tramite l’assoggettamento ai Piani di rientro ed, in alcuni casi, il commissariamento". Si conferma peraltro l’incapacità del Ssn di rispettare i tetti di spesa. Per le singole aziende, il disavanzo è la normalità anziché l’eccezione. Ma occorre sottolineare che "le aziende non hanno certezza sulle risorse effettivamente disponibili: da un lato, c’è l’aspettativa che nel corso dell’esercizio potrebbero venire stanziate risorse aggiuntive e che potrà esserci qualche forma di copertura dei disavanzi; d’altra parte, non c’è però certezza né sull’entità, nelle sulle tempistiche di queste coperture”, ha osservato Eugenio Anessi Pessina, ordinario di Economia

comunità (cittadini, in particolare coloro che rivestono un ruolo strategico nella comunità, come giornalisti, imprenditori, ecc.), e soprattutto che non siano episodiche. In quest'ottica è stato organizzato per il 22 marzo un incontro tra le squadre di calcetto dei pazienti di Campobasso, Troia e a Skutari. Sarà presenta il console dott. Roberto Andreotti. L'iniziativa rientra nel programma di de-istituzionalizzazione dei pazienti in Albania nell'ambito del progetto di cooperazione internazionale effettuato dal GAL Molise verso il 2000, su cofinanziamento della Regione Molise capofila nazionale. L'evento proposto dalla direzione del DSM di Cam-

aziendale alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica. C’è inoltre una frattura molto forte tra le regioni del Centro-Nord e quelle del Centro-Sud, e, secondo gli esperti, l’attuazione del federalismo comporterà, dunque, forti tensioni: "Alle regioni del Centro-Sud si chiederanno ulteriori sacrifici per proseguire nel percorso di rientro dai disavanzi; le regioni del CentroNord continueranno a poter destinare al proprio Ssr una quota di risorse (misurata, per esempio, dal rapporto tra spesa e PIL regionale) inferiore a quella di aree europee analoghe per ricchezza e sviluppo economico". Complessivamente, per continuare a beneficiare di una sanità universalistica e di qualità sarà, quindi, necessario da un lato recuperare efficienza, sfruttando tutti i margini che proprio l’eterogeneità interregionale evidenzia; dall’altro governare, in chiave prospettica, l’evoluzione tecnologica e la longterm care, da cui primariamente dipende l’evoluzione della spesa nel medio-lungo periodo. Per fare tutto ciò, secondo gli esperti della Cattolica servono almeno tre condizioni: 1) regole di finanziamento stabili, eque e trasparenti; 2) volontà politica, da incentivare tramite opportuni meccanismi di premi e sanzioni sia per le collettività amministrate, sia più direttamente per gli amministratori; 3) capacità tecniche, da sviluppare tramite meccanismi di knowledge transfer tra le regioni, uno spostamento di attenzione dalle fasi di programmazione del “rientro” a quelle di effettiva implementazione e, più in generale, una nuova fase di sviluppo del management sanitario, di selezione e crescita di una classe dirigente competente e preparata rispetto ai problemi emergenti. "Non sono queste condizioni impossibili da realizzarsi, ma - sottolineano gli esperti della Cattolica necessitano di uno sforzo congiunto di Stato e Regioni che ponga effettivamente al centro dell’attenzione il cittadino e le sue esigenze di salute".

pobasso ha avuto già i primi risultati concreti, caratterizzati dal coinvolgimento di imprenditori locali (di Skutari) che hanno sponsorizzato l'iniziativa; qualcuno ha anche assunto un paio di pazienti a tempo determinato. Allo stesso modo sono stati coinvolti gli amministratori locali e la stampa. Tale iniziativa prevede anche la produzione di un cortometraggio che testimonierà attraverso la forma del racconto l'esperienza condivisa in Albania che "insieme si puó dare un calcio al pregiudizio". In conclusione come ama ripetere l'Associazione degli utenti di Campobasso "Basta poco, ma quel poco è tanto".


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ATTUALITA’ RUBRICHE

Volti, nomi e personaggi: diamo i voti alla sanità molisana

IL BORSINO

I dati relativi alla mobilità attiva portano a far salire il direttore generale dell’Asrem, Angelo Percopo. Il Molise, infatti, è l’unica regione del Sud a presentare un saldo attivo di 25 milioni di euro. Il lavoro fatto nell’ultimo anno ha portato a toccare un risultato tanto positivo. Si tratta di un risultato di tutto rispetto per il risultato raggiunto. E’ da tempo che,infatti, lavora intorno a proposte e programmi preferendo restare in silenzio e far parlare i numeri e le risposte alla gente. A salire è anche Alberto Montano, responsabile dell’osservatorio qualità delle prestazioni sanitarie, che subito dopo il caso dell’uomo rimasto sulla barella al San Timoteo ha ritenuto convocare immediatamente il tavolo tecnico per fare il punto della situazione tra le parti. Soprattutto, per avere trovato una possibile strada solutiva per uscire dal pantano della stasi riguardante il sistema emergenziale che, dopo il taglio delle strut-

Chi Sale

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Chi Scende

ture di Agnone, Venafro e Larino ,ha visto la crescita esponenziale degli interventi nelle altre strutture sanitarie. A scendere, ancora una volta, il consigliere regionale Michele Petraroia che, nonostante, passi in avanti del settore sanità continua nella sua azione di continua denuncia ma priva di un costrutto. E’ da tempo , infatti, che continua ad insistere sullo stesso tasto senza che si arrivi ad una proposta organica per il settore. A scendere è anche Antonio Chieffo che continua a pensare a commissioni speciali per la valutazione dell’impatto delle leggi. Ma non sono già troppe quelle esistenti? E’ l’interrogativo che si pongono i cittadini molisani alla luce dei ritardi che si hanno nell’erogazione dei servizi. Forse, sarebbe il caso che si andasse ad una valutazione di quanto accade nel settore e non già a commissioni di nessun senso.

A sinistra dall’alto Angelo Percopo e Alberto Montano; a destra , Michele Petraroia e Antonio Chieffo

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ittadino si interroga

SSIMO O R P L E N NUMERO O DI MARZ DI: EMO PARLER

Perchè al Vietri si parla di esami urgenti nei laboratori? Caro direttore, Il Comitato Pro Vietri di Larino è molto preoccupato di questo comportamento sempre più all’insegna dei privilegi per la casta e denuncia il disordine e la confusione nella Sanità Molisana che meriterebbe sanzioni efficaci specialmente in presenza di un conclamato fallimento politico. Un esempio eclatante si rinviene nella ventilata realizzazione di un Centro Pediatrico del Bambino Gesù presso l’Ospedale di Larino. La convenzione con l’Ospedale Bambino Gesù, tra l’altro, impegna l’ASREM a “istituire un Centro di I° livello di Pediatria per lo svolgimento di attività di ricovero in regime ordinario, Day Hospital, Day Surgery e specialistica ambulatoriale”. Tutto questo viene stabilito in data 25 gennaio 2011 (Provv. n. 79 Dir. Gen.). Ma in data 18 febbraio 2011 (Provv. n. 4) il Presidente della Giunta Regionale del Molise e Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario, DECRETA l’attribuzione specifica, in via esclusiva, al Laboratorio Unico Logico di Campobasso di tutte le attività, mentre nei laboratori di Agnone, Venafro e Larino è prevista la SOLA ESECUZIONE DI ESAMI URGENTI! Un altro passo verso la chiusura? E per l’Ospedale di Larino significa che il Centro Pediatrico non potrà funzionare? Che valore ha un laboratorio per le sole urgenze? Le analisi servono sempre, tutti i giorni e tutte le notti! Urge dunque una massiccia mobilitazione per scongiurare una solenne BEFFA! Il Comitato per la difesa dell’Ospedale “G. Vietri” di Larino

Le prossime amministrative e il riflesso sulle politiche per il settore sanità che potranno aversi Settore emergenza, una valutazione sui sistemi applicati in Molise Il rilancio dei reparti di ginecologia e maternità nelle strutture ospedaliere molisane

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Ancora polemica per l’ospedale di Larino


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ATTUALITA’

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IN PRIMO PIANO/2 I dati vengono fuori da un’indagine condotta dall’osservatorio della Cattolica

Gli italiani promuovono gli ospedali ma restano punte di criticità De Belvis: “Abbiamo raccolto i pareri della gente sulla qualità dei servizi”

Valerio Bruschi li italiani sono piuttosto soddisfatti dell’assistenza ricevuta durante un ricovero in ospedale: i risultati di un’indagine condotta dall'Osservatorio della Cattolica, in collaborazione con l’Istat, evidenziano il giudizio complessivamente positivo sull’assistenza ricevuta in ospedale durante il ricovero. L’indagine, relativa al biennio 2007-2009, è stata eseguita su un campione di circa 24 mila famiglie (per un totale di circa 54 mila individui) distribuite in circa 850 Comuni italiani di diversa ampiezza demografica. “L’indagine – ha spiegato Antonio Giulio de Belvis, Ricercatore dell'Istituto di Igiene UCSC e Segretario Scientifico dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute delle Regioni Italiane - ha preso in esame il grado di apprezzamento dei cittadini per l’assistenza ospedaliera, espresso da coloro che nei 3 mesi precedenti l’intervista sono stati ricoverati in ospedale, valutando tre aspetti legati alla soddisfazione per il ricovero ospedaliero: l’assistenza medica, l’assistenza infermieristica e il vitto dell’ospedale, utilizzando una scala che va da molto soddisfatto a abbastanza soddisfatto, poco soddisfatto, per niente soddisfatto e non soddisfatto”. “C’è una quota molto contenuta di giudizi negativi (cittadini poco o per niente soddisfatti) sull’assistenza durante il ricovero, riferibile all’assistenza medica e infermieristica, mentre un po’ più insoddisfacente è stata giudicata la qualità del vitto”, ha spiegato de Belvis. A livello nazionale ben il 36,1% delle persone reduci da un ricovero si dichiara molto soddisfatto dell’assistenza medica ricevuta e il 52,8% abbastanza soddisfatto, i cittadini dichiaratisi “molto insoddisfatti” non raggiungono il 4% e quelli dichiaratisi “poco soddisfatti” sono il 7,8%. Emerge un gradiente Nord-Sud che penalizza le regioni del Mezzogiorno i cui livelli di soddisfazione sono sempre più bassi della media nazionale. “In sintesi, il quadro che appare dal Rapporto di quest’anno mostra vari segnali di miglioramento sul versante di alcuni fattori di rischio”, conclude il Direttore di Osservasalute Walter Ricciardi, “ma non tali da invertire il trend generale di un Paese decisamente avviato verso un futuro difficile, soprattutto in alcune regioni, per la combinazione dell’invecchiamento della

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Nelle foto, alcuni passaggi che segnano la lettura dei dati fatta dall’osservatorio del centro medico

popolazione, dell’aumento dei fattori di rischio, soprattutto comportamentali nei giovani, e di strutture amministrative regionali in affanno nel garantire servizi, soprattutto preventivi e di diagnostica precoce in grado di ridurre il carico di malattia. Particolare preoccupazione destano alcune regioni ancora prive di organi, strutture ed attività di programmazione che, da un lato consentano di analizzare correttamente i bisogni e la domanda di servizi da parte della popolazione di riferimento e, dall’altra, predispongano le risorse umane, finanziarie, logistiche e tecnologiche per far fronte a queste esigenze”. Non mancano, tuttavia, le criticità. CATTIVA GESTIONE DELLE FRATTURE NEGLI ANZIANI IN ITALIA Nell'VIII edizione del Rapporto Osservasalute è stata rilevata per la prima volta la percentuale di interventi per frattura di femore eseguiti entro le 48 ore nei pazienti con più di 65 anni. In Italia appena il 32,5% di questi interventi rispetta questo criterio di appropriatezza, un risultato piuttosto basso rispetto alle performance registrate in altri Paesi occidentali e alle raccomandazioni presenti in letteratura. Nel periodo 2001-2008 l’indicatore ha fatto registrare solo un lievissimo incremento (dal 31,2% al 32,5%). La frattura del collo del femore è un evento frequente tra la popolazione

anziana ed è spesso causa di mortalità e di peggioramento della qualità di vita. Diversi studi hanno dimostrato che a lunghe attese per l’intervento corrispondono un aumento del rischio di mortalità e di disabilità del paziente, un aumento delle complicanze legate all’intervento e una minore efficacia della fase riabilitativa. Di conseguenza, molte delle Linee Guida più recenti raccomandano che il paziente con frattura del collo del femore venga operato entro 48 o addirittura 24 ore dall’ingresso in ospedale (1, 2). Uno studio condotto in Italia e pubblicato nel 2010 mette in evidenza come la mortalità a 30 giorni, per i pazienti Italiani promuovono gli ospedali, ma restano punte di criticità con età >65 anni operati per frattura di femore, sia 2 volte superiore nei pazienti operati dopo la seconda giornata di degenza rispetto ai pazienti operati entro 2 giorni (3). EMERGENZA INFERMIERI Sebbene a livello nazionale vi sia stato un forte aumento tra il 2005 e il 2007 del numero di unità sia in valore assoluto (+4,6%) che in rapporto alla popolazione per 1.000 abitanti (+3,2%), da tempo ormai si parla di emergenza infermieristica determinata dalla carenza di infermieri; gli ospedali e i servizi territoriali sono in crisi. A tale proposito, si sottolinea come, se tra il 2005 e il 2006 vi è stato un aumento del personale infermieri-


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stico dipendente del SSN, tra il 2006 e il 2007 sia il numero di unità in valore assoluto e sia per 1.000 abitanti sono diminuiti. TASSI DI OSPEDALIZZAZIONE Negli ospedali italiani i ricoveri continuano a diminuire e parallelamente si riducono le giornate di degenza. Dal 2001 al 2008 il tasso grezzo di ospedalizzazione complessivo del livello nazionale si è ridotto di circa 22 punti percentuali (da 214,6 a 192,8 per 1.000 abitanti). La riduzione registrata in tale periodo è da ricondurre alla sola componente dei ricoveri ordinari passata da 161,4‰ a 133,3‰, essendo, invece, leggermente aumentata nel periodo, sebbene con andamento discontinuo, la quota di ricoveri in regime diurno (da 53,2‰ a 59,0‰). A tale riguardo si sottolinea che, nel 2008, tutte le regioni presentano ancora un tasso di dimissione (TD) per i ricoveri diurni superiore al riferimento normativo di 36 ricoveri per 1.000 abitanti (20% di DH rispetto ad un TD generale fissato pari a 180‰). Allo stesso tempo tutte le regioni meridionali, in particolare quelle sottoposte ai Piani di rientro, mostrano ancora tassi di ospedalizzazione per acuti molto superiori alla media nazionale, spesso maggiori anche rispetto al valore medio nazionale del 2001. Per la maggior parte di queste regioni si evidenzia, comunque, un sensibile trend in miglioramento, segno dell’efficacia delle azioni avviate per sostenere il processo di deospedalizzazione delle attività potenzialmente inappropriate per il livello ospedaliero. Nel 2008 il tasso standardizzato di ospedalizzazione complessivo a livello nazionale è 187,3‰, di cui 129,1‰ in modalità ordinaria e 58,2‰ in modalità di ricovero diurno. Il tasso di ospedalizzazione complessivo varia, a livello regionale, dal valore massimo presente in Campania (231,8‰) al valore minimo del Friuli Venezia Giulia (148,5‰). Anche nell’ultimo anno analizzato dal Rapporto si evidenzia una costante riduzione dei tassi di ospedalizzazione. Per il tasso complessivo la riduzione è del 3,0% nel 2008 rispetto al 2007 e

dell’8,0% rispetto al 2006. Per la modalità di ricovero in regime ordinario la riduzione è del 2,9% rispetto al 2007 e del 6,9% rispetto al 2006; per il ricovero diurno la riduzione è del 3,3% rispetto al 2007 e del 10,3% rispetto al 2006. Il tasso relativo al regime di RO varia dal 100,3‰ della Toscana al 160,1‰ della Puglia. Tutte le regioni presentano un tasso di ospedalizzazione per il DH superiore al riferimento normativo del 36‰.

gistrato in Sicilia, di 1.671 euro ad un massimo di 2.170 euro nella PA di Bolzano. Rispetto al 2008, tutte le regioni, con la sola eccezione della PA di Bolzano (-2,78%) e del Lazio (Italiani promuovono gli ospedali, ma restano punte di criticità Page 2 of 3 http://www.quotidianosanita.it/stampa_articolo.php?a pprofondimento_id=760 08/03/2011 0,35%), hanno aumentato il livello di spesa, con valori che segnano una linea crescente che parte da un mi-

Vanno ridotti i ricoveri impropri che appesantiscono l’intero sistema a danno degli interventi ritenuti invece essenziali I ricoveri in DH corrispondono al 31,1% del totale. Per quanto riguarda il tasso di ospedalizzazione in regime diurno le regioni con valori estremi sono la Liguria (88,8‰) e il Friuli Venezia Giulia (37,3‰). SPESA SANITARIA PUBBLICA Si confermano le tendenze già registrate nelle precedenti edizioni del Rapporto: la spesa sanitaria pubblica corrente in rapporto al PIL a livello nazionale denuncia una crescita, dal 2001 al 2007, dal 5,95% al 6,59%. A livello regionale l’indicatore, nel 2007, mostra delle significative differenze, oscillando da un minimo di 4,90% della Lombardia ad un massimo di 10,76% della Calabria, registrando, così, un divario che raggiunge quasi i 6 punti percentuali. Si osserva un gradiente Nord-Sud, con il Nord che registra una percentuale della spesa sanitaria pubblica corrente media rispetto al PIL pari al 5,45%, il Centro pari al 6,25% e il Mezzogiorno (Sud e Isole) pari al 9,57%. SPESA SANITARIA PRO CAPITE Il Rapporto mostra a livello nazionale un aumento della spesa pro capite fra il 2008 e il 2009, da 1.782 euro a 1.816 euro (+1.91%); la spesa è cresciuta del 27,8% dal 2003. Nel 2009 è osservabile che, generalmente, le regioni meridionali, con l’eccezione del Molise, mettono a disposizione un ammontare di risorse monetarie inferiore rispetto alle regioni del Nord (fatte salve Lombardia e Veneto) e anche alla media nazionale. Nel 2009 la spesa per cittadino presenta un valore medio nazionale di 1.816 euro e oscilla da un minimo, re-

nimo di 0,28% dell’Abruzzo, ad un massimo di 5,3% della PA di Trento. DISAVANZI Anche nel 2009 il Servizio Sanitario Nazionale si conferma complessivamente in disavanzo: 3,260 miliardi di euro, pari a 54 euro pro capite. È da notare, peraltro, come questo sia il disavanzo più basso dal 2004, evidenziando un trend in costante, seppur lenta, diminuzione. Permangono, le forti differenze regionali, con un gradiente sempre più ampio tra Nord e Centro-Sud, dove si concentra quasi tutto il deficit. In particolare, sono 8 le regioni che si confermano in equilibrio a partire dal 2007: Piemonte e Emilia-Romagna (che, però, hanno operato “interventi di copertura a carico dei rispettivi bilanci regionali); PA di Bolzano e Friuli Venezia Giulia (cui lo statuto speciale garantisce, però, un particolare sistema di finanziamento); Lombardia, Toscana, Umbria e Marche. Registra un disavanzo pari a 21 euro pro capite il Veneto, malgrado anche in questo caso si sia fatto ricorso a risorse aggiuntive a carico del bilancio regionale. Quanto alle regioni sottoposte ai piani di rientro, l’assoggettamento dovrà proseguire anche nel 2010 perché, il triennio inizialmente previsto, si è dimostrato insufficiente al riequilibrio della gestione. Nel 2009, soltanto Sicilia (46 euro) e Abruzzo (37 euro) si sono posizionate al di sotto del disavanzo medio pro capite nazionale, mentre Lazio e Molise si confermano le regioni più deficitarie sia per il 2009 (rispettivamente 244 euro e 225 euro pro capite) sia nel dato cumulato

2001- 2009 (rispettivamente 2.285 euro e 1.803 euro). Infine, un evidente deterioramento della situazione economico-finanziaria si registra in Calabria, dal 2009 soggetta al piano di rientro: il suo disavanzo passa da 33 euro pro capite nel 2008 a 111 euro nel 2009, anche per il venir meno della rilevante copertura da parte del bilancio regionale. MOLISE: LA REGIONE IN CUI SI SONO MAGGIORMENTE RIDOTTI GLI ABORTI VOLONTARI. È quella che smaltisce la maggiore percentuale dei rifiuti prodotti in discarica. Il Molise è la Regione in cui si registra la maggiore riduzione di interruzioni volontarie di gravidanza - IVG (-8,3%) dal 2006 al 2007. Nel 2007 si registra un tasso standardizzato di IVG pari a 8,06 casi per 1.000 donne, contro un valore medio nazionale di 9,09 casi per 1.000. Il tasso di minorenni (15-17 anni) che hanno fatto ricorso all’IVG nel 2007 è pari a 3,83 per 1.000, a fronte di un valore medio nazionale pari a 4,5 per 1.000 minorenni. Dando uno sguardo alla salute dell’ambiente nel Molise si evidenzia una gestione dei rifiuti niente affatto buona: nel 2008 la Regione presenta una produzione pro capite di rifiuti solidi urbani pari a 420 Kg per abitante; il valore medio nazionale per la produzione pro capite è di 541 Kg per abitante. Il Molise è la Regione che detiene il primato negativo per quanto riguarda la percentuale di rifiuti solidi urbani smaltiti in discarica rispetto al totale di quelli prodotti: il 90,3% del to-

tale dei rifiuti prodotti contro una media nazionale del 49,22%) mentre il 53,48% dei rifiuti è smaltito in inceneritore (contro una media nazionale del 12,74%). Da rimarcare che il Molise (pur con un modesto quantitativo assoluto) ha il più elevato tasso di incenerimento sui rifiuti solidi urbani prodotti; va precisato, peraltro, come questo dato sia, di fatto, anomalo e non valutabile essendo ampiamente influenzato dalle notevoli quantità di CDR incenerito in Molise, ma prodotto in altre regioni non avendo, infatti, questa regione, impianti in grado di produrre tale combustibile. Il Molise nel 2008 presenta una quota di non consumatori di alcolici pari al 33,2% - i non consumatori sono aumentati in un anno di 4,5 punti percentuali dal 2007, l’aumento maggiore in Italia, (contro un valore medio nazionale del 29,4%). I consumatori sono il 65,2% (contro un valore medio nazionale del 68%). La prevalenza di consumatori a rischio di 11-18 anni (ovvero quei giovani che praticano almeno uno dei comportamenti a rischio relativamente al consumo di alcol, come l’eccedenza quotidiana o il binge drinking, o il bere alcolici in sé se ci limitiamo agli under-16 che non dovrebbero proprio bere) è pari al 17,5% dei maschi (valore medio italiano 18%) e al 13,9% delle femmine (valore medio italiano 11,4%). La prevalenza di consumatori a rischio di 19-64 anni è pari al 32,6% dei maschi (valore medio italiano 20,8%) e al 5,1% delle femmine (valore medio italiano 4,9%).


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ATTUALITA’

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IN PRIMO PIANO/3 L’atto aziendale dell’Asrem prevede una nuova organizzazione

Ortopedia e traumatologia, i tre poli Venafro, Termoli e Campobasso dovranno porsi a guida del sistema a garanzia di interventi di qualità e di risposte d’urgenza Carmelo D’Oro n sintonia con la riduzione della spesa sanitaria l’atto aziendale predisposto dall’Asrem, nel prevedere una presenza significativa di unità ospedaliere complesse per ogni singolo reparto, non poteva non tenere conto dell’esistenza sul territorio di specifiche professionalità. In particolare per i reparti di ortopedia e traumatologia sono stati prospettati tre poli di eccellenza, affidando gli stessi ad altrettanti responsabili. Più nello specifico il polo ortopedico di Venafro è stato affidato ad Enzo Bianchi, quello di Termoli a Roberto Regnoli e quello di Campobasso a Pancrazio La Floresta. Quindi secondo quanto sin qui esposto, Bianchi dovrà sovrintendere come primario al polo ortopedico venafrano che assume valenza provinciale. Questa soluzione ha rasserenato e di molto il clima a Palazzo Cimorelli. La conferenza dei capigruppo, voluta fortemente dal sindaco Cotugno, non ha potuto fare altro che prendere atto di questa decisione che apre qualche spiraglio per le sorti future del nosocomio venafrano. Secondo Enzo Bianchi “innanzi tutto l’atto aziendale che è stato messo a punto dalla direzione dell’Asrem è un atto che andava fatto e comunque a mio avviso se il paino aziendale viene così implementato non dovrebbe assolutamente penalizzare l’ospedale di Venafro e neanche le strutture che sono interessate da queste decisioni”. “Se continuiamo a discutere sulla necessità che bisogna realizzare una buona sanità – prosegue Bianchi - a costi contenuti, allora non ci si può più aspettare che il Governo continui a investire in un periodo in cui i tagli alla spesa pubblica colpisce tutti i settori. Anzi con le poche risorse a disposizione è ancor più richiesta professionalità, efficienza ed efficacia. Quindi in questa nuova idea della sanità molisana non vi è più spazio per il “politichese”e per i fannulloni. Pertanto se sono questi i dogmi di un nuovo modello gestionale che per la verità non è nuovo o per lo meno non è nuovo per Sud ma è vecchissima di anni nei i Paesi anglosassoni, allora se è questo il modello che vogliamo sostenere che ben venga un atto aziendale che è fatto bene, anche se condizionato dalle ristrettezze economiche, ma ha i suoi aspetti postivi perché va ad ab-

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L’ospedale Ss.Rosario di Venafro che vedrà Enzo Bianchi alla guida del reparto ortopedico; in basso, il dottor Enzo Bianchi

La nascita di una vera eccellenza sul territorio garantisce prestazioni di riguardo battere gli sprechi riscatta le intelligenze locali e nello stesso tempo recupera le strutture sanitarie presenti sul territorio. Certo prima erano presenti sette Asl adesso ne abbiano solo una ma conserviamo i sette distretti ospedalieri senza dimenticare che vi sono anche la Neuromed e la Cattolica che per certi aspetti sono due strutture indispensabili in questo contesto che vede il Molise con diversi poli di eccellenza. Ed è

chiaro che ciò comporta che anche la Sanità pubblica crei al suo interni unità operative che facciano fare tutto a tutti, ciò per dire che l’alternativa che propone l’ospedale venafrano quale centro ortopedico provinciale non fa altro che valorizzare una tradizione che risale addirittura ai tempi di Garibaldi e precisamente quando si svolse la battaglia sul Volturno. In quella circostanza i feriti venivano portati al Santissimo Rosario, all’epoca denominato San Pasquale. Ciò per dire che l’spedale di Venafro è stata sempre una struttura a vocazione chirurgica, traumatologica, d’urgenza…” “Ma se vogliamo realizzare modelli anglosassoni – dice il dott.Bianchi con gestione italiana rischiamo di andare incontro ad un ennesimo inutile tentativo di rientro della spesa sanitaria.

Per quel che riguarda il Polo ortopedico di Venafro a me interessa che vi sia un ospedale che sia in grado di offrire garanzie a tutti i suoi utenti soprattutto per quanto riguarda l’ortopedia traumatologica, ma per fare ciò è senza dubbio necessario la presenza di una terapia intensiva post-operatoria ma non un reparto di rianimazione. Questo è quello che io mi aspetto dal piano aziendale. Qual è la sua opinione sulla realizzazione di un Polo ortopedico provinciale a Venafro? Io provocatoriamente suggerirei di chiudere anche Campobasso e Termoli per creare un solo Polo ortopedico. Stiamo parlando di una regione che ha trecentomila abitanti quindi andiamo a dare alle tre Unità Operative Complesse “un nome e cognome”, garantendo le traumatologie che sono interventi di urgenza, l’elezione ortopedica deve avere dei punti di riferimento di livello


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Molise

ATTUALITA’ IN PRIMO PIANO/3 duttore pollice (malattia di De Quervin), dita a scatto (malattia di Dupuytern), pseudoartrosi dello scafoide (malattia di Kiembock), protesi di polso e delle dita; ⋅ Patologie dell’anca: coxartrosi (artroprotesi, osteotomie, artrodiastasi, artrodesi), displasia inveterata dell’anca, necrosi polare cefalica; ⋅ Patologie del ginocchio: gonartrosi (artroscopia, artroprotesi, osteotomie), condropatie (trapianto di cartilagine), deviazione dell’asse del ginocchio (osteotomia di varizzazione, valgizzazione, derotazione), accorciamento (allungamento secondo Ilizarov); ⋅ Patologie della caviglia e del piede: piede torto congenito, piede equino (allungamento tendine d’Achille), deviazione dell’asse della caviglia e del piede (osteotomie), alluce valgo, dita in griffe, riallineamento metatarsale; ⋅ Neoplasia dello scheletro: tumori benigni; ⋅ Altre patologie: perdite di sostanza ossea (cutanea, cartilaginea, rigidità articolare), trapianti cutanei autoplastici, risoluzione chirurgica delle retrazioni cicatriziali, trapianti ossei autoplastici ed omoplastici, trapianti autoplastici di cartilagine, mobilizzazione chirurgica ed in narcosi. Per quanto riguarda il nosocomio del capoluogo di regione non siamo in grado di fornire informazioni dettagliate considerata l’indisponibilità del dott. Pancrazio La Floresta.

regionale, Cioè per esempio Venafro non può pensare al piede, alla colonna, al ginocchio, all’anca ma andiamo a vedere le peculiarità del nostro Polo, di quello di Campobasso e di quello di Termoli. In questo modo tutti e tre, in rete, ciascuno che le proprie specificità possono realizzare una Sanità simile al modello anglosassone, augurandomi nel contempo che si arrivi a ciò quando prima. Per quanto concerne il distretto che mi riguarda (Agnone-Isernia eVanfro), ho fatto una mia proposta e cioè che ad Agnone non vi può essere un reparto attivo 24 ore al giorno per effettuare interventi chirurgici di tipo ortopedico, che magari se ne esegue uno ogni dieci giorni. Quindi più logico prevedere un ambulatorio aperto tutti i giorni. Cioè cerchiamo di realizzare quelle cose di cui la gente ha bisogno quotidianamente. Per Isernia, invece prevederei tre o quat-

Le peculiarità delle strutture a salvaguardia delle prestazioni garanti del buon servizio tro posti letto per eventuali poli-traumatizzati, in modo tale che un paziente che ha subito contemporaneamente un trauma agli arti e alla milza non venga prima Venafro per problemi di tipo ortopedico per poi di nuovo trasferirlo ad Isernia per operarsi alla milza. Con la presenza di qualche posto letto riservato a questi casi, l’equipe di Venafro può recarsi ad Isernia ed effettuare l’intervento. Per fare queste cose non è necessario un piano sanitario solo forme di organizzazione interna alle due strutture ospedaliere. Anche perché un piano sanitario può dettare le linee generali poi dobbiamo essere noi a “digerirlo” ed implementarlo sul territorio. Entrando nello specifico quali sono le peculiarità del Polo ortopedico di Venafro? Noi ci occupiamo di traumatologia degli arti inferiori e superiori: femore, gamba, polso e altro. Questi, diciamo, sono gli interventi di routine. Mentre l’elezione ci viene riconosciuto dal fatto che riusciamo ad intercettare pazienti provenienti dalla Sicilia, dalla Campania e dal Lazio in maniera massiccia. Basti pensare che il nosocomio venafrano fa registrare il 60% di intercettazione di utenze extraregionale. Cioè ritengo importante sottolineare questo dato

che ci consente di avere il 60% di mobilità attiva. Il restante proviene da Isernia e da Venafro. Pertanto si dovrebbe ragionare sul come mai, pur essendovi delle eccellenze, molti molisani si recano altrove, nello specifico, per problemi di tipo ortopedico. Lo dico senza presunzione ma il polo ortopedico di Venafro non ha nulla da invidiare a strutture sanitarie di oltreoceano. Per quanto riguarda il Polo Ortopedico di Termoli che vede quale responsabile il dott. Roberto Regnoli, sono molteplici le attività svolte. Ci limitiamo ad elencarle semplicemente perché il responsabile dell’Unità Complessa di Termoli, impegnato all’estero si è trovato impossibilitato a rilasciare una sua dichiarazione in merito. La traumatologia prevede tutte le patologie traumatologiche dello scheletro che vengono trattate sia chirurgicamente che conservativamente. Mentre da un punto di vista ortopedico si occupa delle; ⋅ Patologie dell’età evolutiva: piedi torti congeniti; displasia dell’anca; lussazione congenita dell’anca; Morbo di Perthes; epifisiolisi; torcicollo miogeno; piattismo; deviazione asse arti inferiori (ginocchia valghe e vare); scoliosi; cifosi; spondilolistesi; ⋅ Patologie del rachide: tratta-

mento dell’ernia discale; (nucleoaspirazione, asportazione microchirurgica, asportazione tradizionale, ozonoterapia), stenosi del canale (decompressione vertebrale), instabilità del rachide, spondilolistesi (artrodesi vertebrale), alterazioni del metabolismo osseo (osteoporosi, osteomalacia, morbo di Paget); ⋅ Patologie della spalla: lesione della cuffia dei rotatori (ricostruzione sia a cielo aperto che in ar-

troscopia), lussazione recidivante di spalla (plastica sia a cielo aperto che in artroscopia), conflitto acromion-omerale (acromion plastica artroscopica), artrosi scapolo-omerale (artroprotesi); ⋅ Patologie del gomito: epicondilite (tenotomia estensori), condracalcinosi, rigidità post-traumatica, sindrome del tunnel epitrocleare; ⋅ Patologie del polso e della mano: sindrome del tunnel carpale, tenovaginite stenosante ab-

Randagismo: Asrem avvia progetto “Cerca e trova”

Iniziativa per promuovere l’iscrizione anagrafe canina

Nella foto, il sottosegretario Martino

l sottosegretario alla Salute, Francesca Martino, ha espresso soddisfazione per l'approvazione da parte dell’ Asrem del progetto "Cerca e trova", finalizzato a monitorare il fenomeno del randagismo attraverso il controllo del territorio e la promozione della registrazione dei cani nell'anagrafe nazionale. "Ho appreso con soddisfazione la notizia dell'avvio di questo progetto finalizzato a contrastare il fenomeno del randagismo nella Regione Molise che denota la volontà di intraprendere un nuovo percorso di civiltà alla cui base vi è il rispetto per la tutela degli animali d'affezione. Questa iniziativa - ha spiegato il sottosegretario - conferma la serietà di intenti dei nuovi vertici dell'Asrem che stanno mantenendo gli impegni sottoscritti nel dicembre scorso con l'Ente nazionale per la protezione degli animali (Enpa) di Campobasso alla presenza di rappresentanti del ministero". "Esprimo, pertanto, il mio apprezzamento per questa che auspico essere una svolta storica " Cerca e trova" il progetto approvato dall'Azienda sanitaria regionale del Molise (Asrem), avrà una durata di tre anni e si svolgerà in collaborazione con la sezione

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di Campobasso dell'Ente nazionale protezione animali (Enpa) e l'associazione "Italia verde". Il monitoraggio riguarderà 20 Comuni, 10 in provincia di Campobasso e altrettanti in quella di Isernia, che verranno individuati dall'Asrem. Compito delle associazioni è verificare il rispetto all'obbligo di iscrizione dei cani all'anagrafe canina nazionale, scoraggiare i casi di abbandono attraverso una costante presenza sul territorio comunale, dissuadere e reprimere il maltrattamento degli animali. Tra le altre finalità c'é anche quella di informare i cittadini delle sanzioni previste in caso di mancato rispetto delle norme vigenti. Le associazioni, inoltre, dovranno monitorare il territorio con cadenza concordata, organizzando la propria azione attraverso una specifica pianificazione da redigere mensilmente.


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ATTUALITA’ STATISTICHE

Nessuna sofferenza per i malati terminali che trovano il loro ambiente ideale

Hospice di Larino, cure palliative e umanità La struttura frentana, diretta dal dottor Flocco, esiste da cinque anni. Ma soffre ancora della carenza di importanti figure professionali Antonio Di Monaco ure palliative, umanità e nessuna sofferenza. All’hospice “Madre Teresa di Calcutta” di Larino, i malati terminali di tumore e quelli affetti da qualsiasi patologia inguaribile, trovano il loro ambiente ideale durante il tempo che li separa dalla fine della loro esistenza terrena. Il controllo del dolore, di altri sintomi e dei problemi psicologici sociali e spirituali è di fondamentale importanza. Le cure palliative affermano la vita e considerano il morire come un processo naturale. Non affettano, né posticipano la morte. Offrono sollievo dal dolore e dagli altri sintomi disturbanti. Integrano gli aspetti psicologici e spirituali della cura del paziente. Offrono un sostegno ai pazienti per consentir loro di vivere

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L’impegno è di garantire un prezioso sostegno a quanti sono alla fine di un percorso di malattia

il più attivamente possibile fino alla morte e alla famiglia per affrontare la malattia e il lutto. Tutto ciò è disciplinato dalla legge regionale numero 38 del 15 marzo 2010 sulle “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, ma non risultano normative specifiche in materia di

autorizzazioni ed accreditamento degli hospice. I punti di forza della struttura di Larino sono diversi. Cinque anni di esperienza, formazione continua contatti con la rete nazionale, crescente rapporto di fiducia e stima con il territorio, i cittadini, i medici del Molise e delle regioni limitrofe.

Il responsabile della struttura è il dottor Mariano Flocco, specialista in terapia del dolore ed esperto in cure palliative. Il suo impegno riceve impulso, oltre che dalle convinzioni scientifiche, da posizioni filosofiche ed esistenziali che vanno ben al di là del ruolo professionale e che lo coinvolgono completamente fino a renderlo disponibile tutto il giorno tutti i giorni. La struttura in cui opera il dottor Flocco e il resto del personale è già adeguata agli scopi con arredo, attrezzature e ambientazione. Inoltre, è importante la presenza attiva e di supporto dell’opera dei volontari dell’associazione “Madre Teresa di Calcutta onlus”. Ma l’hospice di Larino deve fare anche i conti con diverse criticità. L’equipe multidisciplinare è incompleta e insufficiente per le esigenze legate ai dieci posti letto, ancor più rispetto ai sedici totali disponibili, ma non attivi. C’è la disponibilità di un solo medico nel ruolo di responsabile: il dottor Flocco può avvalersi del supporto di altri due dirigenti medici (Egidio Del Vescovo e Anna Marra). La psicologa attualmente in servizio, Paola Di Sabato, ha un contratto part-time e in scadenza a giugno 2011. La disponibilità del suo tempo è assolutamente insufficiente ed in contraddizione con ogni logica e linea guida relativa agli hospice. Eppure, il suo impegno lavorativo va costantemente oltre quello previsto, senza nessuna forma di indennizzo economico aggiuntivo. Inoltre, mancano le figure degli operatori sanitari di supporto agli infermieri, i quali sono costretti a svolgere ogni genere di compito. Infine, manca la figura del caposala. Per cui, in un momento economico difficile, invece di sparare nel mucchio operando tagli orizzontali, bisognerebbe eliminare i veri sprechi e ripartire dalle eccellenze. E l’hospice di Larino è una di queste.


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SERVIZI

19 marzo 2011

L’intervista Mario Pietracupa nominato assessore e vice presidente della Giunta regionale

“Ero in panchina, ora torno a giocare” In conferenza stampa di presentazione, ha volutamente usato il gergo calcistico per riprendere il filo del discorso politico con il presidente Iorio Antonio Gianfri ersonaggio di spicco della Neuromed, poi consigliere regionale, già presidente del Consiglio e, infine, assessore e vice presidente della Giunta. Mario Pietracupa, con una battuta, fa il suo esordio dicendo di “essere stato troppo tempo in panchina. Ora dovrò prima sgranchire le gambe prima di potere dare il massimo”. Ma tanta l’emozione palesata. Sente il peso della responsabilità “Guai se non dovessi sentirlo. Così come non posso nascondere una forte emozione dinanzi alla nomina voluta dal presidente. Vuol dire che sento vicino l’istituzione e, dinanzi, a questa grande prova istituzionale riesco ad avere un senso di riverenza nell’emozionarmi perché sento vivo il peso di partecipare alla crescita della mia gente. Il momento che viviamo è fra i più difficili degli ultimi anni. Cosa può importare ad un cittadino normale, alle prese con problemi molto concreti, di un consigliere regionale che ora entra in giunta? Ci vuole grande attenzione ai cittadini oggi. Sono poco interessati, legittimamente, alle operazioni politiche. Molto di più lo sono ai risultati. Dopo due anni di pausa relativa torno con una grande voglia di gioco di squadra, di lavorare insieme su obiettivi comuni. Ritengo che c’è un tempo adeguato per incassare qualche buon risultato e chiudere il mandato con importanti riforme”. Diversi i punti che il neo assessore ritiene di dovere cogliere nei mesi che separano dalle nuove elezioni. Ha già degli

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obiettivi? “Mi auguro di potere chiudere la riforma dei nuclei industriali perché c’è necessità di una seria riforma dei consorzi che stanno attraversando un periodo certamente non florido anche alla luce della grave crisi congiunturale. Ma c’è la necessità di un complessivo riordino istituzionale della Regione che deve portare al ordinamento delle semplificazioni

Nella foto, Mario Pietracupa nominato assessore e vice presidente della Giunta regionale

amministrative per consentire ai cittadini di potere avere servizi

tempestivi e risposte al pari con le esigenze maturate. E’ un momento sicuramente difficile per il Paese e proprio per questo che come classe politica dobbiamo mettere in campo tutte le nostre energie per dare risposte”. Adc – Iorio, quali i rapporti? “L’Adc è parte integrante del centrodestra e ritenevamo che fosse un’anomalia tutta molisana vedere il nostro partito fuori dalla

Istituto centro territoriale fibrosi cistica

In Molise 13 mila portatori sani 'Azienda sanitaria regionale del Molise (Asrem) ha istituito all'ospedale 'Cardarelli' di Campobasso il Centro territoriale di riferimento della Fibrosi cistica. In Molise, secondo i dati dell'Asrem, si ipotizza la presenza di circa 13 mila portatori sani, mentre i pazienti attualmente noti sono 50 con un'età media che si attesta intorno ai 17,4

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anni. In questa ottica la prevenzione rappresenta un elemento determinante per la cura della malattia. L'obiettivo del Centro territoriale è quello di creare un sistema integrato territorio-ospedale che assicuri la continuità assistenziale del paziente fibrocistico e la riduzione dei costi della spesa sanitaria. Tra gli altri scopi, quello di diffondere nell'opinione pub-

blica la conoscenza sui bisogni di salute e di ricerca dei malati di fibrosi cistica, l'organizzazione di misure di prevenzione realizzabili in raccordo con le Unità operative ospedaliere, tra cui la diagnosi precoce con programmi di screening neonatale, la diagnosi di portatore sano nei famigliari dei malati e quella prenatale per le coppie di portatori sani.

coalizione. Con il presidente Iorio abbiamo parlato spesso in queste ultime settimane fino alla ricucitura di alcuni strappi che si erano avuti. Il nostro deve essere un gioco di squadra e su questo abbiamo convenuto con il presidente un programma da portare a compimento prima del termine della legislatura. E’ lo sforzo politico che dobbiamo compiere per dare alla gente molisana la certezza degli interventi”. E il domani? “Abbiamo gettato le basi anche per la prossima legislatura perché il programma che andiamo a delineare deve essere in condizione di guardare alle prospettive future della regione. Il Molise ha la necessità di avere un nuovo periodo di stabilità politica per potere guardare al domani con maggiore ottimismo. Per questo occorre una classe politica moderata capace di fare questo passo. Su questo andremo a lavorare”. Come mai non ci saranno le sue dimissioni da consigliere? “Non ci saranno perché siamo a fine legislatura e diventerebbe assurdo procedere in tal senso. Ma anche per non alimentare ulteriori polemiche, che ritengo strumentali, sullo Statuto. Se ragioniamo in termini di budget è ininfluente se il numero dei consiglieri è 30 o 32. Tagliando le indennità i costi della politica si abbattono lo stesso. Quello che non si può accettare, però, è il ricorso continuo all’autorità giudiziaria, le cose si risolvono politicamente La verità è che dobbiamo avere il coraggio di riportare la politica tra la gente per restituire voce ai cittadini e riprendere il filo di un confronto che si è andato perdendo”.


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SERVIZI LA DENUNCIA Parla Italo Marinelli dopo la stipula dell’accordo

Convenzione Bambin Gesù, un parto complicato “Mera propaganda elettorale che non risolve i problemi della pediatria” Per il segretario regionale dei medici dirigenti, non era questo il da farsi Aldo Fabio Venditto era propaganda elettorale. A Italo Marinelli, segretario regionale dell’associazione sindacale dei Medici dirigenti, la convenzione tra l’Asrem e l’ospedale Bambino Gesù di Roma non va giù. “Pur valutando positivamente l’accordo in sé, in virtù delle competenze che arrivano in regione – spiega – ritengo che le priorità dell’assistenza ospedaliera e in particolare di quella pediatrica siano altre”. La convenzione disciplina l’erogazione di servizi di assistenza pediatrica nel nosocomio di Larino, ed è sulla situazione della sanità molisana che l’analisi di Marinelli si fa impietosa: “Le strutture di pediatria rimaste sono in condizioni di forte difficoltà, vista la carenza di personale medico. Così non sono messe in condizione di operare come potrebbero e vorrebbero. In alcuni casi poi, le strutture di pediatria che si fanno carico dei punti nascita, non operano in condizioni di sicurezza perché manca la copertura h24. Inoltre, manca pure una rete – importantissima, sottolinea il dottore – di trasporto neonatale, attiva in tutte le regioni italiane tranne la Valle d’Aosta (dove però c’è un solo punto nascite) e il Molise”. Un quadro desolate, continua Marinelli “in quanto manca pure una vera organizzazione del servizio delle emergenze pediatriche. Se non erro, solo a Campobasso è sempre presente un pediatra in ospedale”. Il punto però è capire se tali criticità vanificano la bontà dell’accordo con il Bambino Gesù? “Ripeto, l’accordo in sé è positivo, ma ci sono una serie di priorità che secondo noi (del sindacato Anao Assomed, ndr) andavano affrontate e risolte” a priori. Insomma, spiega il dottor Marinelli, “sarebbe stato il caso di rafforzare il sistema pediatrico ospedaliero molisano, invece

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di smantellarlo come avvenuto negli ultimi anni. Penso al forte indebolimento di pediatria con l’esodo di tanti professionisti verso altre strutture nazionali, senza che vi sia stato un rimpiazzo di figure apicali”. Mi fa qualche esempio? “Basti pensare a Termoli, dove c’era un’unità operativa complessa con un primario… ebbene questo primario è stato tolto e l’ospedale di Termoli è stato declassato ad

unità operativa semplice”. Mi faccia capire. Sta dicendo che Nelle foto il pediatra Italo Marinelli, responsabile dell’unità di pediatria semplice dell’ospedale di Gubbio e segretario regionale del sindacato dei medici dirigenti

la convenzione con il Bambino Gesù è uno specchietto per le allodole? “Beh…” il dottore tentenna e lo incalzo. Una semplice operazione elettoralistica? “Questo è poco ma sicuro. Noi abbiamo un sistema pubblico di pediatria che è stato messo in condizione di non funzionare, con territori montani che versano in condizioni di forte difficoltà. Termoli è stata declassata, a Campobasso sono state fuse pediatria e neonatologia che sono due cose ben diverse, eccetera. Queste operazioni hanno letteralmente messo in ginocchio la pediatria molisana, e allora si tira fuori il coniglio dal cappello. Tutto ciò senza un minimo di coinvolgimento preventivo degli operatori del settore”. Non sapevate nulla dell’imminente accordo? “No. Una cosa calata completamente dall’alto. Va detto che io attualmente lavoro in un’altra regione…”. In Umbria e so che è scappato via, sbaglio? “Scappato via, esatto. Perché non messo in condizione di lavorare decentemente”. Però, mi scusi, quello con il Bambino Gesù è un accordo importante. O no? “Nessuno lo mette in discussione infatti; si tratta di un’istituzione prestigiosa. Stando alla convenzione però (i medici romani, ndr) dovrebbe fornire prestazioni di primo livello: quelle cioè che (i medici molisani, ndr) già dovrebbero fare in autonomia”. Un doppione? “Sì, verranno periodicamente da Roma degli specialisti ma il problema è di chi opera ogni giorno in Molise e non è messo in condizione di fare il suo lavoro”.

Mi perdoni dottore. Abbiamo firmato una convenzione all’avanguardia, ma non abbiamo gli strumenti fisici per fare bene? “Sì. Cosa andranno a fare questi specialisti a Larino dove non c’è una struttura in grado di supportarli completamente?”. Breve pausa e il dottor Marinelli aggiunge: “Ci sono aspetti postivi, come l’attività di filtro per le migrazioni. Invece di andare a Roma per farsi visitare, lo si può fare direttamente in Molise. Tuttavia, in generale, l’operazione mortifica il sistema pubblico anche perché il Bambino Gesù è di proprietà di un altro stato”. Allude al Vaticano? “Esatto. In pratica il sistema pubblico abdica completamente”. Mi sta dicendo che è come se lo Stato italiano stipulasse convenzioni con delle cliniche private in Svizzera? “A Lugano, esatto. Ma questo segue la distruzione scientifica del sistema ospedaliero regionale”.

Premio scientifico “Domenico Potito” l Centro Radiologico Potito ha istituito un premio dedicato a giovani radiologi per produzioni scientifiche inerenti la Radiologia Muscoloscheletrica. Il premio è dedicato alla memoria e nel ricordo del Dott. Domenico Potito, fondatore del Centro Radiologico Potito di Campobasso, appassionato cultore della Radiologia Muscoloscheletrica, socio benemerito della SIRM, nel 1995 venne insignito del diploma di benemerenza “Una vita per la radiologia”, in occasione del centenario della scoperta dei Raggi X.

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Il premio sarà assegnato nel corso del Congresso Nazionale della sezione di Radiologia Muscoloscheletrica della Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM). L’ammontare della somma del premio è stata stabilita in 5000 euro, da assegnare a giovani radiologi under 35 per contributi scientifici nel campo della Radiologia Muscoloscheletrica. Il premio ripartito in parti uguali (euro 2.500,00) sarà assegnato da un ‘apposita commissione giudicatrice alla migliore comunicazione scientifica e al miglior poster presentati al prossimo Convegno Nazionale in programma a Varese il 19-21 Maggio.


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ATTUALITA’

19 marzo 2011

IN PRIMO PIANO/3 L’autocertificazione per velocizzare l’iter procedurale

Esenzioni ticket, cambiano le regole Dal 1 aprile n uove modalità per ottenere l’esenzione dalla quota di partecipazione Dai medici di famiglia per l’elenco fornito dal sistema tessera sanitaria” Antonella Basile al 1 aprile 2011 cambiano le regole per ottenere l’esenzione dalla quota di partecipazione alla spesa sanitaria (ticket) per condizione economica. I cittadini non potranno più attestare, tramite la firma sulla ricetta, il diritto all’esenzione per reddito . Non cambiano i criteri che danno diritto all’esenzione ma cambia solo il metodo con il quale si certificano le esenzioni per reddito. Dal 1° aprile 2011 i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta - in applicazione del Decreto 11 novembre 2009 - utilizzeranno uno specifico elenco fornito dal sistema Tessera Sanitaria ( Sistema TS – Accesso utente) per assegnare la condizione di esenzione da reddito ai propri assistiti per le sole prescrizioni legate alle prestazioni specialistiche. Pertanto: gli assistiti che godono di tali esenzioni dovranno verificare la presenza del proprio nominativo nell’elenco in possesso dei medici presso il proprio medico curante; gli assistiti che non sono inseriti in tali elenchi, ma che ritengono di possedere i requisiti per avere i benefici previsti per i codici E01- E02 - E03 ed E04 dovranno recarsi agli uffici del Distretto di appartenenza per rendere un’autocertificazione, secondo modalità definite dalla normativa. Il modulo per l’autocertificazione verrà rilasciato esclusivamente dietro esibizione della tessera sanitaria e sarà intestato al titolare del diritto. Le autocertificazioni dovranno essere rese in relazione ai redditi percepiti nell’anno 2010. L’esenzione per disoccupazione – E02 – per il momento non viene determinata dal sistema TS ma autocertificata dall’assistito. - La validità dell’elenco degli esenti in possesso dei Medici di famiglia o dei Pediatri sarà aggiornato dal sistema Tessera Sanitaria entro il 31 marzo di ogni anno.

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COME SI DOVRA’ PROCEDERE - all’atto della prescrizione da parte del Medico di famiglia o del Pediatra, l’assistito (o altro che per esso ne ha titolo), richiede l’indicazione sulla ricetta del codice di esenzione per condizione economica e, con tale atto, dichiara la sussistenza dei requisiti necessari per usufruire di tale beneficio; - il medico prescrittore verifica la presenza del nominativo negli elenchi forniti dal sistema Tessera Sani-

taria, • se esso è presente riporta il codice validato sulla ricetta ; a tale funzione i medici accederanno utilizzando le credenziali di autenticazione già distribuite per il certificato di malattia telematico; • in caso contrario il medico non indica alcun codice di esenzione, barrando la casella N della ricetta, ed invita l’interessato a recarsi presso gli sportelli distrettuali dell’ASReM per rendere l’eventuale autocertificazione. L’autocertificazione dovrà essere resa dall’interessato ( o da chi per esso ne ha titolo), munito di valido documento di identità e della tessera TEAM. CHI HA DIRITTO ALL’ESENZIONE PER REDDITO - le persone con più di 65 anni e i bambini con meno di 6, con reddito familiare complessivo inferiore a 36.151,98 euro; - chi ha la pensione sociale o la pensione al minimo, con più di 60 anni, e i familiari a carico, con reddito familiare complessivo inferiore a 8.263,31 euro, incrementato fino a 11.362,05 euro se il coniuge è a carico, e di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico; - i disoccupati con più di 16 anni registrati nei Centri per l’impiego, in passato già occupati, e i familiari a carico, con reddito familiare complessivo inferiore a 8.263,31 euro,

incrementato fino a 11.362,05 euro se il coniuge è a carico, e di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico.

In alto, lo sportello di prenotazione analisi; a destra, il ministro Renato Brunetta

Al via la ricetta elettronica Inizia la Valle D’Aosta. ddio alla vecchia ricetta cartacea e via libera alla ricetta medica elettronica, che dovrebbe portare circa 2 miliardi di euro di risparmio l'anno per le casse dello Stato. La Gazzetta ufficiale di sabato 5 marzo ha infatti pubblicato il decreto del ministero dell'Economia che stabilisce la chiusura della fase di sperimentazione e sancisce l'avvio a regime del sistema di trasmissione telema-

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tica dei dati delle ricette del Servizio sanitario nazionale. Capofila sarà la Regione Valle D'Aosta, nella quale il nuovo sistema partirà il 1 aprile 2011. A seguire toccherà all'Emilia Romagna (1 maggio), Abruzzo, Campania, Molise, Piemonte e Provincia autonoma di Bolzano (1 luglio), Calabria e Liguria (1settembre) e Basilicata (1 ottobre). Mentre l'estensione del sistema alle altre Regioni sarà

stabilita con successivi decreti. Il decreto stabilisce inoltre che, dall'avvio a regime del sistema, i medici, per non risultare inadempienti, dovranno trasmettere elettronicamente ogni mese l'80% dei certificati. Una piccola rivoluzione, in sostanza, che permetterà al paziente di recarsi in farmacia semplicemente con la tessera sanitaria accompagnata da un codice corrispondente alla ricetta desiderata.


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Molise

ATTUALITA’ IL CASO

Un vero e proprio passaporto per la sicurezza dei cittadini

Con l’anagrafe degli animali allevamenti sani e tavole sicure Il provvedimento vede il Molise all’avanguardia per la qualità delle carni Antonella Basile ucche, cavalli, capre, polli e maiali: in Molise la popolazione animale non è un insieme indistinto e sconosciuto, ma viene regolarmente registrata e, per alcune specie, i singoli animali sono addirittura dotati di “passaporto”. Il Molise, è una regione territorio assai ricco di allevamenti: la sola popolazione bovina supera 70 mila capi e il numero dei suini è di poco inferiore ai 30 mila. L’esigenza di una vera e propria “anagrafe” centralizzata è dettata dalla necessità di conoscere il patrimonio zootecnico e, ancor più importante, di monitorare costantemente lo stato sanitario dei capi e degli allevamenti, operazione resa più semplice dall’ulteriore registrazione della localizzazione geografica delle aziende. Il sistema anagrafico permette un intervento rapido e tempestivo in caso di malattie contagiose prevenendone la diffusione. L’individuazione immediata dell’azienda infetta e i movimenti che la riguardano, rendono possibile risalire all’origine del focolaio e, mediante i controlli sulle destinazioni, verificarne l’eventuale diffusione. Inoltre l’etichettatura delle carni e di tutti i prodotti di origine animale consente di sequestrare i lotti riferiti agli allevamenti o agli animali contagiati e disporre ulteriori esami. La rintracciabilità degli animali e dei prodotti alimentari da essi derivati è un importante elemento di prevenzione a tutela sia del produttore sia della salute del consumatore. In Molise già negli anni 2000, in linea con i Regolamenti Comunitari, è stato avviato il progetto di un’anagrafe informatizzata di tutti gli allevamenti zootecnici della Regione; un progetto cui l’amministrazione regionale ha dato massima importanza destinando fondi per la realizzazione e l’implementazione di una Banca Dati Regionale riservata alla zootecnia e accreditata dalla stessa Banca Dati Nazionale. Ciò a dimostrazione del rilevante peso di questo settore nell’economia molisana sia per il numero di allevamenti e capi di tutte le specie presenti, sia per l’indotto di commercio e industrie di trasformazione dei prodotti di origine animale. Come avviene la registrazione anagrafica? Innanzitutto tutti i proprietari devono registrare il proprio allevamento presso l’Asrem. Nella regione vi sono più di 13 mila allevamenti di animali, di cui circa 5 mila suini, 2000 bovini, 1.180 equini, circa 3000 ovini e circa 300 avicoli.

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A ogni allevamento viene attribuito un codice di 8 caratteri: i primi tre riportano il codice ISTAT del comune di residenza, i successivi due la sigla automobilistica della provincia, gli ultimi tre segnano il numero che identifica lo specifico allevamento all’interno del comune. Accanto al codice viene riportato un sottocodice di tre cifre, scelto dalla sola Regione Lombardia e necessario per individuare, all’interno di un’azienda, i diversi proprietari, le diverse specie allevate e gli indirizzi produttivi (ad esempio per l’allevamento bovino: L = latte, CR = Carne Rossa, CB = Carne Bianca). Per la specie bovina, ogni capo presente nell’allevamento deve essere identificato mediante due diverse modalità: tradizionale, con due cartellini di colore salmone per i capi iscritti ai libri genealogici o giallo per i capi non iscritti, applicati ciascuno a un padiglione auricolare, su cui vengono riportate le lettere IT (capo di 15origine italiana) e il codice identi-

AVVISO

Diventa fondamentale assicurare la genuinità dei prodotti per evitare pericolose patologie ficativo individuale, elettronica, dove l’etichetta sull’orecchio sinistro viene sostituita con un bottone elettronico contenente un chip. Il chip elettronico permette una più rapida lettura mediante dei rilevatori elettronici, ma diventa anche strumento moderno di gestione dei singoli capi della mandria. Ad esempio, quando una mucca si avvicina alla mangiatoia, un sistema “legge” il chip applicato all’animale, e trasmette i dati identificativi al computer, che dosa il mangime in funzione dei soggetti e, per esempio, della produzione di latte.

Per ovini e caprini (specie di minore impatto numerico nella nostra regione) dal luglio del 2005 la modalità ricalca la medesima dei bovini: identificazione individuale, registrazione dei capi sul registro di carico e scarico di allevamento e registrazione in banca dati (Regionale e Nazionale) delle movimentazioni per partita. Per i suini il marchio di identificazione viene invece tatuato sull’orecchio sinistro, ed è composto da 10 caratteri: anche qui compare la sigla IT con gli otto caratteri del codice di registrazione in banca dati dell’azienda. L’altezza dei caratteri

L’Asrem (Azienda Sanitaria regionale Molise) comunica che, venerdì 25 marzo 2011, verranno attivate le operazioni di migrazione telefonica dalla vecchia alla nuova centrale telefonica su tutte le strutture ricadenti nel territorio dei Distretti di Campobasso e Bojano-Riccia, compreso il Presidio ospedaliero “A. Cardarelli” di Campobasso. Verrà quindi sospeso dalle ore 14,30 alle ore 18,30 il n. telefonico del centralino ASREM 4091. Per contattare il centralino ASREM saranno attivi i seguenti numeri: 0874-438104 0874-92245 3662094667 3292508023 Il servizio di Emergenza Territoriale “118” funzionerà regolarmente e potrà essere contattato senza alcun disservizio.

del marchio è di 5 millimetri, mentre la loro larghezza e il colore devono essere tali da consentire una chiara leggibilità. Per la specie suina vige l’obbligo di registrare in Banca Dati la movimentazione delle partite destinate sia agli allevamenti che al macello. Ciò assolve all’obbligo di tracciabilità degli animali e dei loro prodotti. Per le altre specie (pollame, conigli) dove non è possibile una identificazione degli animali sia per la quantità di capi che per la loro morfologia, la tracciabilità viene rispettata mediante l’identificazione dell’azienda, il monitoraggio degli spostamenti delle partite di animali accompagnati da certificazione sanitaria e la registrazione degli eventi su appropriati registri aziendali. Come curiosità, riportiamo che anche le api, sono presenti sul territorio regionale circa 100 apiari, sono censite in anagrafe e quindi i loro prodotti (miele, propoli, cera, ecc.) sono tracciabili. Si controllano gli spostamenti delle arnie perché anche per loro esistono malattie trasmissibili. Il sistema fornisce la garanzia che nei prodotti che entrano nel circuito commerciale non vi sia presenza di residui di farmaci o di contaminanti ambientali come i prodotti usati in agricoltura: erbicidi, anticriptogamici, ecc. Infine le api oltre ad essere necessarie per l’impollinazione dei fiori, sono un valido indicatore eco-biologico e la morìa di api per cause non patologiche (virali, batteriche o parassitarie) è considerata un importante indice dell’inquinamento ambientale.


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ATTUALITA’

19 marzo 2011

IL TERRITORIO Molise e Lazio sono le Regioni più deficitarie

Sanità, i conti fanno acqua La politica non c’entra, risolto in modo incruento il problema (per degenti e operatori) con l’autorizzazione del direttore generale dell’Asrem Percopo. Esperimento esportabile? Ignazio Annunziata olise e Lazio sono le Regioni più deficitarie per il 2009 riguardo al Piano di rientro per il riequilibrio del deficit sanitario nel primo triennio (2007-2009): è quanto emerge dal Rapporto ''Osservasalute 2010'' presentato all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Nel 2009, solo Sicilia (46 euro) e Abruzzo (37 euro) si sono posizionate al di sotto del disavanzo medio pro capite nazionale (54 euro), mentre Lazio e Molise si confermano le regioni più deficitarie per il 2009 (rispettivamente 244 euro e 225 euro pro capite) e nel dato cumulato 2001-2009, rispettivamente 2.285 euro e 1.803 euro. Questa, nuda e cruda, la notizia diffusa dalle agenzie. Ancora una volta la sanità della nostra regione fa fare una brutta figura a tutto il Molise che non riesce a tirarsi fuori dai pasticci e dai deficit prodotti dalle gestioni passate, ci riferiamo, in particolare a quella tanto reclamizzata dell'ingegnere Florio. Oggi c'è Percopo al suo posto e si sperava che le cose fossero migliorate, ma non è così. I numeri parlano chiaro e costringono il Governo a persistere nel mettere sotto tutela la sanità molisana attraverso lo strumento del commissariamento. Una bella tirata di orecchie, comunque, Percopo se la merita tutta. Prima di tutto perchè ancora non mette i conti a posto, ma anche – e soprattutto – perchè il suo sitema di tagli fatti a caso, sta trasformando la

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Nel tondo, il direttore generale dell’Asrem, Sergio Percopo

sanità regionale in una specie di lazzaretto, dove non funziona più niente. Il primo esempio è quello dei pronto soccorso di Campobasso, Isernia e Termoli che, dopo la chiu-

sura degli stessi reparti a Larino, Agnone e Venafro, sono diventati delle bolge dantesche dove arrivano centinaia di poveracci al giorno che non si sa più dove smistare. Con i tagli ai posti letto ospedalieri, non si sa più dove mandare i malati che restano per ore e ore su brandine e letti di fortuna. Finchè i parenti se li rivengono a prendere e li portano fuori regione. E passiamo ai reparti di ostetricia e ginecologia. Anche qui stessa musica. Con i tagli a Larino, Agnone e Venafro, i posti letto dei tre ospedali maggiori non ce la fanno a smaltire

tutti i ricoveri necessari. Da Termoli cominciano ad andare a partorire in Puglia, da Isernia e Venafro vanno a Cassino. Non perchè non si fidino degli ospedali molisani, ma semplicemente perchè non c'è posto per le future mamme. Il caso della provincia di Isernia è emblematico. C'è un solo ospedale in cui si può partorire: il Ferdinando Veneziale del capoluogo pentro. Ma ci sono solo otto posti letto. Otto posti letto per un'intera provincia. Conclusione: si va a fare figli fuori

casa, a Cassino o a Roma, per i più facoltosi che scelgono sempre di più le cliniche private della capitale. E tutto ciò nonostante il primario di Isernia sia Luigi Falasca, uno dei migliori professionisti d'Italia. Stimato anche all'estero. Pensate che quando era primario ad Agnone, da lui venivano a partorire donne di ogni regione d'Italia e finanche dalla Germania. Ma oggi Falasca i miracoli non li può fare. Ci sono solo otto letti per una popolazione di novantamila abitanti. Percopo, se ci sei, batti un colpo.


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ATTUALITA’

19 marzo 2011

IL TERRITORIO Per il futuro bisognerà lavorare ancora di più su questa strada

La ricerca: l’anima della Neuromed L’Istituto di Pozzilli ha dimostrato nel tempo la capacità di assicurare prestazioni di rilievo scientifico che hanno superato i confini nazionali Ilaria Pucci all’analisi del Piano Sanitario 2011- 2013 si evince che uno degli obiettivo primari del nostro Paese è rilancio della ricerca. L’importanza e la nobiltà di questo intento accomuna tutti, ma la sua fattibilità non è cosa facile nel nostro Belpaese, dove la ricerca è malpagata e ha pochi fondi. Esistono realtà dove, nonostante non poche difficoltà, la ricerca è completamente al servizio del paziente in un’ottima traslazionale, ovvero i risultati arrivano direttamente al letto del paziente dai laboratori di ricerca offrendo cure tempestive e d’avanguardia: gli IRCCS. Modello perfetto di integrazione tra clinica ricerca è l’IRCCS Neuromed di Pozzilli Ivi l’integrazione consolidata di questi due elementi consente diagnosi celeri e terapie appropriate, in un circolo virtuoso al cui centro è il paziente. L’Istituto è centro d’eccellenza ad altissima specializzazione nel settore delle neuroscienze, ogni intervento diventa un passo in avanti per approfondire le tecniche neurochirurgiche, l’ampia casistica indagata consente di proporre studi clinici attenti e conclusioni affidabili. Inoltre continui sono gli investimenti di Neuromed nel potenziamento tecnologico e ciò consente anche una ricerca di elevato valore scientifico per quanto riguarda la diagnostica per immagini ed interventistica. Grazie all’acquisto dell’angiografo biplano rotazionale 3D si stanno aprendo nuovi studi sull’esecuzione di procedure di Neuroradiologia interventistica sempre meno invasive e senza rischi, per il trattamento endovascolare di aneuri-

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smi e malformazioni vascolari, significati i risultati nelle procedure di Interventistica spinale, come la vertebro-cifoplastica - ricostruzione mediante l’iniezione di cemento di vertebre fratturate - ed il trattamento percutaneo delle sindromi dolorose

vertebrali).Per l’oncologia estremamente significati sono i dati raccolti dalla medicina nucleare che impiega apparecchiature Pet-Tc, utilizzando oltre ai radiofarmaci di base anche quelli sperimentali come l’F- Colina, l’F- Dopa, l’F- Naf.

Numerosi sono stati i lavori pubblicati su riviste internazionali di settore. L’Impact Factor normalizzato del Neuromed è stato pari a 610,8 nel 2009 (impact factor journal accident on people di 5007,68 nel 2009).

Nella foto Angelo Percopo, direttore generale dell’Asrem, l’azienda sanitaria regionale molisana.

La ricerca di Neuromed sb

Cinque i lavori selezionati dalla So Attualità delle ricerch

progetti di ricerca dei i ricercatori del Neuromed sono stati segnalati alla stampa scientifica americana a San Diego (USA) durante il congresso annuale della Società Americana di Neuroscienze, dove ogni anno si riuniscono più di 30.000 ricercatori provenienti da ogni parte del mondo che presentano i risultati delle loro ricerche sulla fisiopatologia del sistema nervoso centrale e periferico. Ben 5 gli abstract dei ricercatori del Neuromed selezionati per “l’estremo interesse e per l’attualità dei risultati presentati”. Quindi non solo ottimi risultati per i ricercatori del Neuromed ma anche grande capacità di essere al passo con i tempi. Tre i poster che hanno avuto come oggetto la “Sclerosi Multipla” : Beneficial effect of mGlu4 receptor activation on animal models of experimental autoimmune encephalomyelitis on DA rats and experimental autoimmune neuritis in Lewis rats (Effetti benefici dell’attivazione dei recettori mGlu4 in modelli animali sperimentali di encefalomielite e neurite autoimmune in ratti).

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mGlu4 receptor-like immunoreactivity in the cerebrospinal fluid of patients with multiple sclerosis and mice with experimental autoimmune encephalomyelitis (Immunoreattività per i recettori mGlu4 nel liquor di pazienti con Sclerosi Multipla in topi con encefalomielite autoimmune sperimentale). Effects of fingolimod, an oral active drug for multiple sclerosis, on neurodegeneration/neuroprotection mechanism (Effetti del fingolimod, un farmaco attivo per via orale contro la Sclerosi Multipla, sui meccanismi di neurodegenerazione/neuroprotezione).


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Molise

TERRITORIO IL PRIVATO CHE FUNZIONA

Il 5 per mille, un gesto semplice che non costa nulla. Inizia la campagna: Oggi la ricerca, domani la cura. Carlo ha perso i suoi ricordi: ha l’Alzheimer. Giulio vive con il tremore essenziale: ha il Parkinson. Giada deve imparare a gestire le sue crisi: è epilettica. Filippo deve operarsi: ha un tumore cerebrale. Aiuta la ricerca sulle malattie neurologiche: Dona il 5 per mille a Neuromed. Il 5 per mille è un’imposta sul reddito che le persone possono indirizzare a sostegno della ricerca sanitaria e di altre attività sociali. Tale possibilità non comporta in alcun modo un aumento delle tasse e non sostituisce l’8 per mille. Farlo è semplicissimo occorre solo firmare il riquadro ricerca sanitaria presente nei moduli della dichiarazione dei redditi (Unico, 730, Cud, etc.). Inoltre vi è anche la possibilità di specificare a quale istituto di ricerca devol-

vere la propria quota dell’imposta. Specificando il codice fiscale 00068310945 si può scegliere di donare il 5 per mille al Neuromed, l’Istituto Neurologico Mediterraneo. L’impegno di Neuromed è quello di un continuo sguardo al futuro senza dimenticare che al centro del suo operato c’è il paziente e la volontà di questa struttura di offrire cure all’avanguardia e di altissimo livello per quanto concerne le neuroscienze e la cura delle malattie del sistema nervoso centrale periferico. Occorre ricordare che la ricerca in ospedale consente di offrire ai pazienti cure innovative ed efficaci e, se incrementata, può consentire di raggiungere traguardi nuovi e significativi, soprattutto per la cura di malattie a forte impatto sociale, quali Alzheimer, Parkinson, Epilessia, Sla, Sclerosi Multipla, malattie rare.

5 per mille volte grazie: Ecco cosa è stato fatto in Neuromed Grazie per aver creduto nella ricerca e nel futuro. Grazie per aver fatto un semplice gesto che non costa nulla e vale tanto. Grazie per aver acceso una speranza per coloro che giocano un importante partita il cui prezzo è la vita. Grazie per aver aiutato Maria Teresa, Antonio, Giovanna, Richard e gli altri ricercatori del Neuromed che ogni giorno lavorano per trovare cure sempre più efficaci per prevenire e affrontare le malattie neurologiche . Grazie per aver creduto che i sogni diventano realtà se ci sono molte persone ad impegnarsi per lo stesso obiettivo. I fondi che Neuromed ha ricevuto grazie alla generosità e alla sensibilità di chi ha finora destinato il 5 per mille del suo reddito a questa struttura sono stati investiti in tre progetti di ricerca, tuttora in corso: 1) Impianto di una struttura per la stabulazione e lo studio di mini-pigs da adoperare per ricerche su terapie geniche e cellulari Obiettivo: sperimentare una terapia cellulare per contrastare le conseguenze dell’infarto del miocardio; con la

ricerca si intende verificare se l’impianto di cellule staminali seminate su una matrice biodegradabile possa ripristinare la funzione cardiaca dopo l’infarto. 2) Analisi delle basi genetico-molecolari dell’accidente cerebrovascolare e del danno vascolare in modello animali e nell’uomo Obiettivo: identificare meccanismi molecolari da usare come target nella prevenzione e terapia degli eventi cardio-vascolari; la ricerca viene condotta in collaborazione con il Centro MDC di Berlino e con l’Università del Michigan. 3) Implementazione delle tecnologie per l’analisi del movimento nel contesto di una Rete Clinica Regionale Obiettivo: sviluppare una rete territoriale, trasferibile al livello nazionale, di Alta Specializzazione per la gestione clinico-riabilitativa di patologie neurologiche, ortopediche e reumatologiche attraverso l’analisi della postura e del movimento e delle loro variazioni rispetto a una situazione di normalità. Molto può essere fatto. Aiutare la ricerca significa aiutare la vita.

balordisce anche San Diego

ocietà Americana di Neuroscienze he di estremo interesse Ricordiamo che il fingolimod è un farmaco per il trattamento della Sclerosi Multipla già presente sul mercato Italiano ed Europeo e non negli USA, dove sta per essere approvato. Il fatto che i ricercatori del Neuromed abbiamo dimostrato che tale farmaco abbia un effetto neuroprotettivo ha suscitato grande interesse in tutta la comunità scientifica. Il quarto poster presentato ha avuto invece come oggetto “il ruolo protettivo dei recettori metabotropici per il glutammato mGlu4 contro il danno ischemico cerebrale” (Protective role for mGlu4 metabotropic glutamate receptors against ischemic brain damage). I risultati hanno dimostrato che l’attivazione farmacologica dei recettori mGlu4 può migliorare la sintomatologia dopo un evento ischemico e ridurre l’entità del danno (riduzione della

morte dei neuroni). Questo effetto è stato osservato anche quando la molecola è stata somministrata 20 minuti dopo l’induzione del danno cerebrale nei topi sottoposti ad ischemia cerebrale acuta, un modello sperimentale animale che simula l’ictus nell’uomo.

Il quinto poster “I recettori metabotropici per il glutammato sono coinvolti nella fisiopatologia di un modello animale di sindrome di Angelman, che rappresenta un modello animale di autismo monogenico” (Metabotropic glutamate receptors are involved in the pathophysiology of the Angelman’s syndrome animal model of monogenic autism), ha presentato dati su una malattia rara, la sindrome di Angelman, che si manifesta durante l’età dello sviluppo e causa ritardo mentale e disturbi autistici. Tale patologia ereditaria (per un difetto di un singolo gene), presenta una sintomatologia complessa che comprende microcefalia, convulsioni, ridotta o assenza di linguaggio, atassia e disturbi autistici. Questa ricerca potrebbe aprire nuove prospettive per ricerche future sulla “sindrome del pupazzo felice” così definita per la tendenza che hanno i soggetti a sorridere continuamente.


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IL CASO

19 marzo 2011

TIRO INCROCIATO Il fatto è accaduto al pronto soccorso di Termoli. Una commissione di verifica

Dieci ore sulla barella E’ stata la direzione sanitaria a volere vedere cosa e perchè è accaduto nella struttura Daniele Rinino

Nella foto, l’ospedale San Timoteo di Termoli teatro del caso segnalato da un lettore

er dieci ore è rimasto sulla barella al pronto soccorso di Termoli. Un anziano di Portocannone colto da un ictus. I familiari, vedendo i ritardi nell’erogazione della prestazione, hanno chiamato il proprio medico di famiglia che, giunto, sul posto ha riscontrato l’avanzato stato dell’ictus. Da qui il ricovero immediato. A seguito dell’accaduto, si è tenuta presso la Direzione Sanitaria dell’ospedale San Timoteo di Termoli la riunione convocata dal direttore responsabile dell’ Osservatorio regionale sulla qualità dei servizi sanitari, dott. Alberto Montano, l’incontro in merito alle problematiche del Pronto Soccorso. Alla riunione hanno partecipato il direttore Sanitario dell’ASREM Giancarlo Paglione, il direttore Sanitario dell’Ospedale Filippo Vitale, il direttore dell’Unità Operativa del P.S. Antonio Occhionero unitamente al caposala. Nell’ incontro volto ad affrontare i problemi relativi in particolare a tempi di attesa lunghi da parte dei pazienti che afferiscono al Pronto Soccorso di Termoli e svoltosi con

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spirito costruttivo e collaborativo, si è partito dall’analisi dei dati e delle prestazioni erogate e dalla valutazione del personale assegnato al reparto. Questi sono i dati: - I pazienti che si sono rivolti al P.S. sono 46106 (anno 2009) e 46.000 (anno 2010) - Il 26,3% dei pazienti è inquadrato attraverso il triage in codice bianco cioè prestazioni non gravi e non urgenti - Solo il 16,8 % degli accessi esita in ricovero ospedaliero - Al P.S. sono assegnati 15 infermieri di cui 2 part time e 9 OTA. 6 infermieri sono assegnati alla Medicina d’Urgenza

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umeri utili

CAMPOBASSO ospedale Cardarelli centralino

OSPEDALI & FARMACIE

- I tempi di attesa per i pazienti in codice giallo e rosso (pazienti gravi e urgenti) sono praticamente nulli - Molto lunghi risultano spesso i tempi per i codici non gravi - Quasi il 30% del personale infermieristico in servizio presso l’ospedale S.Timoteo e il distretto sanitario risulta non utilizzabile o utilizzabile parzialmente per problemi di salute o permessi (legge 104 ecc.) L’elevato numero di accessi rende evidente che la popolazione di riferimento del Pronto Soccorso dell’Ospedale S. Timoteo risulta molto superiore a quella dei residenti, dovendo essere considerati i flussi turistici estivi e il numero elevato di persone che lavorano giornalmente nell’ambito del territorio di Termoli, oltre che la semplicità di accesso anche da aree limitrofe extraregionali. Questo rappresenta certamente un problema di pressione costante sulla stessa struttura sanitaria che deve essere tenuta presente in termini di programmazione ed organizzazione sanitaria. Dall’analisi dei dati del personale emerge una relativa carenza rispetto al numero di infermieri ottimale, da inquadrare però in un complessivo problema relativo a tutte le struttura sanitarie regionali e a cui si sta cercando di porre rimedio pur nelle difficoltà derivate dalla fase di riorganizzazione complessiva del Sistema Sanitari Regionale. Ad ogni modo il Direttore Sanitario Paglione si è impegnato ad inviare all’ospedale S. Timoteo entro pochi giorni 3 ausiliari OTA e verificare la possibilità di altri 2. Si è deciso inoltre di fare una verifica e un controllo degli accessi impropri al P.S. relativi a pazienti che non dovrebbero rivolgersi ad una struttura deputata all’ urgenza quale il Pronto Soccorso.

0874 / 4091

PICCA Via Mons. Bologna, 24 Tel. 0874.416177

CARUSO Corso V. Emanuele II, 69 Tel. 0874.415360

DI TOMMASO C.so G. Garibaldi, 48 Tel. 0865.50891

ISERNIA ospedale Veneziale centralino

PAOLO Via Monforte, 63 Tel. 0874.416327

CASTIGLIONE Via XXIV Maggio, 14 Tel. 0874.65105

FORTINI P.zza G. Carducci, 15 Tel. 0865.414123

CIPOLLA Piazza Cesare Battisti, 11 Tel. 0874.65391

GIAMPAOLO Piazza Pepe Gabriele, 39 Tel. 0874.94076

SAN LAZZARO Via Tedeschi G., 39 Tel. 0865.299310

COMUNALE 2 Via XXIV Maggio, 180 Tel. 0874.66811

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COMUNALE 1 Via Calabria, 37 Tel. 0874.483629

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MANZONI Via Manzoni Alessandro, 89 Tel. 0874.97070

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CENTRALE C.so Nazionale, 102 Tel. 0875.702492

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DI TORO P.zza Gabriele, 32 Tel. 0874.311018

DI GIROLAMO Rampa Mercato Tel. 0865.50625

SPAGNOLETTI Via Molise, 78 Tel. 0875.703846

D’ABRAMO Piazza Garibaldi Tel. 0875.706769

0865 / 4421

TERMOLI ospedale S. TIMOTEO centralino 0875 / 71591


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Quando i dati non ci pongono a fondo classifica supplemento di L’OSSERVATORIO Crescono i numeri di obesi e malattie da sedentarietà IN PRIMO...

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