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PPrimo iano

07 febbraio 2012

Il numero due dell’Economia replica alla nota ricevuta da Petraroia (Pd) lo scorso 31 gennaio

Post-sisma, il vice ministro Grilli: “Il governo risponderà a breve” Futuro ancora incerto per i dipendenti pubblici (restituzione dei contributi in 288 rate) e i 14 Comuni del cratere che attendono la proroga dello stato di criticità per completare la ricostruzione CAMPOBASSO – I due provvedimenti più attesi di un post-sisma, che sembra ormai infinito, tardano ad arrivare. La proroga dello stato di criticità nei Comuni del cratere per il 2012 e la rateizzazione uniforme (288 mensilità) dei contributi previdenziali sospesi per i lavoratori pubblici e privati (come disposto dal decreto risalente al 29 novembre 2002 a firma dell’allora premier Berlusconi) sono le spine nel fianco di circa 10mila persone tra coloro i quali vivono ancora nelle casette di legno e i dipendenti pubblici della provincia di Campobasso. Il consigliere regionale del Pd, Michele Petraroia, lo scorso 31 gennaio ha inviato una nota di sollecito al presidente del Consiglio, Mario Monti, e ai ministri competenti per attivarsi “a risolvere la doppia problematica”. E ieri è arrivato il riscontro dalla segreteria del vice ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, come annunciato anche da una nota dell’associazione Ecologisti Democratici, la quale “preannuncia (a breve) una risposta di merito del Governo”. La stessa associazione, “insieme ai lavoratori interessati e al Comitato unitario per il recupero dei contributi post-sisma Molise 2002 che ha raccolto e inviato migliaia di firme di protesta a Roma, seguirà l’evoluzione della vicenda riservandosi ogni altra

mobilitazione o iniziativa di lotta al riguardo”. Eppure, nei giorni scorsi sembrava che la situazione si fosse sbloccata grazie all’intercessione del sottosegretario Catricalà (conosciuto ormai come “Catricaletta”) dopo i vari e numerosi incontri tecnici tra governo e strutture interessate, tra cui la Protezione Civile. Questa situazione di incertezza, non permette ai comuni di utilizzare i fondi commissariali per le spese straordinarie (affitti, stipendi per i tecnici a contratto, spese illuminazione villaggi temporanei), oltre ai 346 milioni già stanziati dal Cipe per la ricostruzione “pesante”, dopo gli oltre 800 già utilizzati finora dal 31 ottobre 2002. Senza contare la “sufficienza” del Consiglio dei ministri che, conoscendo ipso facto la scadenza dello stato di criticità al 31dicembre, ha lasciato passare tutto gennaio e la prima settimana di febbraio senza decidere né sulla proroga né sull’individuazione di un’altra soluzione amministrativa. In ballo c’è un fiume di denaro che è ormai straripato da un pezzo. E non certo (in buona parte dei casi) in favore di chi ne ha realmente bisogno, come tutte quelle famiglie e gli anziani che in questi giorni patiscono (a più di nove anni dal sisma, sic!) freddo e gelo nelle casette di legno. Antonio Di Monaco

A che punto siamo CAMPOBASSO – Lo stato di criticità (che non corrisponde allo “stato d’emergenza” cessato il 31 dicembre 2009) permetterebbe ai comuni di utilizzare i fondi commissariali per le spese straordinarie (affitti, stipendi per i tecnici a contratto, spese illuminazione villaggi temporanei), oltre ai 346 milioni già stanziati dal Cipe per la ricostruzione “pesante” con delibera pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Attualmente, il territorio molisano vive una condizione di “vuoto normativo” con la mancata proroga dello stato di criticità, e la mancata definizione (di concerto con Regione e Comuni) di uno strumento amministrativo alternativo. L’altra questione (ma qui si tratta di ottenere un provvedimento “perequativo”) altrettanto importante è la necessità di garantire l’uguaglianza di trattamento tra i lavoratori privati e pubblici, consentendo anche a quest’ultimi

Il caso.

Troppi enti sub regionali: via le Comunità montane, ma non basta CAMPOBASSO – Gli enti sub regionali sono stati spesso indicati più come un costo che come un’opportunità. L’ultimo dossier dell’Upi (Unione delle Province Italiane), diffuso qualche giorno fa, parla di oltre 7mila enti strumentali (consorzi, aziende, società) che occupano circa 24mila persone nei Consigli di Amministrazione formati per la quasi totalità dai politici sconfitti dalle urne. Il costo dei compensi, le spese di rappresentanza, il funzionamento dei cda, degli organi collegiali, delle società pubbliche o partecipate, nel 2010 è stato pari a 2,5 miliardi che concorrono

di restituire l’importo dei contributi previdenziali dovuti in 288 rate mensili, come disposto dal decreto del 29 novembre 2002 firmato dall’allora premier Berlusconi. A beneficiarne gli 8mila dipendenti pubblici, le cui rate mensili (per un importo di 15/20 euro) pari a quelle dei lavoratori privati consentirebbe alle relative famiglie di avere a disposizione ogni mese un margine netto di 100/200 euro in più con evidenti riflessi positivi sui consumi e sulle condizioni di vita in genere, senza arrecare alcun danno alle casse dello Stato. Ma ciò che deve far riflettere di più è la situazione degli ancora 2mila senzatetto ospitati nelle case di legno o in appartamenti in affitto. E questo (lo ripetiamo ancora una volta) non è degno di un Paese civile. Adimo

Serve una legge organica che disciplini l’intero settore e snellisca la già pesante architettura istituzionale al totale delle spese di funzionamento di società, aziende, consorzi, ed enti regionali, provinciali e comunali che supera di poco i 7 miliardi di euro. In Molise, la situazione non è certo rosea con una marea di enti strumentali (che concorrono al bilancio regionale con i loro profitti o le loro perdite) che non fa altro che appesantire l’architettura istituzionale, regalando una o più poltrone ai politici di turno battuti alle urne. Il primo giro di vite è stato dato con la soppressione delle dieci Comunità montane (legge regionale numero 6 del 24 marzo 2011), attualmente

rette da altrettanti commissari. Ma resta l’incognita del personale dipendente che attende di essere “ricollocato” o, in qualche caso, “accompagnato” al pensionamento. È pacifico che il lavoro da fare è ancora lungo: di grasso in politica ce n’è ancora molto e, soprattutto di questi tempi, una dieta dimagrante (niente incarichi plurimi, niente presenze plurime nei cda e via di questo passo) è quello che ci vuole. Per il bene (e per rispetto) di chi a fine mese stenta ad arrivarci o non ci arriva proprio. Adimo

Quotidiano - 7 Febbraio 2012  

Quotidiano - 7 Febbraio 2012